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Scritto il 24 maggio 2013 alle 00:17 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (1)
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Come anticipato, ho aggiornato a metà maggio il mio file sui sondaggi (solo quelli ufficializzati sul sito sondaggipoliticoelettorali.it). Il quadro che emerge è quello che conoscevamo. Solo, ulteriormente peggiorato:
Il quadro che emerge è chiaro e drammatico:
-1) Un terzo di italiani con l'anello al naso crede per l'ennesima volta al miracoliere di Arcore, che toglierà l'IMU, ci restituirà quella dell'anno scorso (messa da lui), e darà a tutti dentiere, prosciutti Rovagnati e "pilu". Basta - come al solito, ripetere una fregnaccia dieci voolte al giorno su 5 reti TV, e i gonzi arrivano a vagonate. Dall'inizio di marzo ad oggi il magliaro è salito di 5,5 punti.
-2) Il centro-sinistra - com'era largamente prevedibile, perde. Perde fin troppo poco (un punto e mezzo). Meriterebbe di perdere molto di più, e non è detto che non ci riesca. Perde per aver appoggiato biecamente anche le peggiori ingiustizie di Monti & Fornero; perchè statisti del calibro di Matteo Renzi da mesi lavorano a questo obiettivo; perde perchè dopo 72 ore dall'ultima volta che abbiamo sentito giurare "mai col PdL", ci ritroviamo ogni giorno con la fotina di Enrico Letta e Angelino Alfano che parlottano con la mano davanti alla bocca, per disegnare la Prossima Italia.
-3) Grillo ha iniziato a ripercorrere all'indietro la strada fatta in questi mesi. Molti cagnolini stanno tornando a casa, dopo la zingarata, colpiti dalla totale insipienza, incoerenza e disonestà di questo MòViMento. Secondo i maggiori esperti di flussi, è nella fuga da Grillo la maggior fonte della crescita del centro-destra (tanto per certificare ancora una volta che Grillo, col centro-sinistra, ha poco da spartire.
-4) Il montismo ha dimostrato la sua vera essenza: una speranza di "nome-salvavita" per l'inutile centrino di Casini. Sono morti tutti. Monti che aspirava al 20%, naviga ormai versio il 5, in discesa; Casini è perennemente sotto il 2%, Fini è Finito (0,35%).
-5) All'interno del centro-sinistra, il PD paga il prezzo maggiore. Per fortuna in piccola parte in uscita dal recinto, e in maggior parte verso SEL. Che questo serva almeno a far capire ai nostri geniali strateghi del PD che chi ha sostenuto quel partito nelle sue varie definizioni per mezzo secolo, non deve, non può, non vuole essere associato, neanche per i 18 mesi ipotizzati da Enrico Letta (che, come Monti prima di lui, ha incollato il culo alla poltrona), alla storia sconcia del berlusconismo.
Chi è Berlusconi lo abbiamo dimenticato troppo in fretta. Appena gli abbiamo fatto la respirazione bocca a bocca, è tornato ad emergere il peggio: proposte di condoni edilizi, di dimezzamento delle pene per Dell'Utri e Cosentino (ma di consegenza per migliaia di collusi con le mafie), legge-bavaglio, affossamento di qualsiasi legge sul conflitto d'interessi, toghe rosse, e quant'altro.
Un capitolo a parte merita il Porcellum. Cosa penso lo scrivo da mesi. Non si doveva fare NESSUN programma congiunto che non contenesse al primo punto l'immediata abrogazione del porcellum ed il contestuale ritorno al mattarellum. POI, ma solo POI, avremmo potito iniziare a giochettare con riforme costituzionali e cogli altri capitoli del libro dei sogni.
Invece Letta, appena arrivato, ha lanciato un pessimo segnale: la legge elettorale andava cambiata, ma solo in un più ampio contesto eccetera. Il risultato è sotto i nostri occhi. Berlusconi ha capito di avere la golden share. O si fa come dice lui, o cade il governo. E se cade il governo, si rivota col porcellum, e con questi sondaggi. E lui ridiventa il padrone d'Italia. Ora sarà difficilissimo - per non dire impossibile - cambiare questo quadro.
Con buona pace di Napolitano.
Tafanus
Scritto il 23 maggio 2013 alle 10:37 nella Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (43)
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Come Volevasi Dimostrare. Il PD comincia a capire solo ora il pericolo del Porcellum, e dopo aver perso tempo a trastullarsi con previe mofidiche costituzionali, adesso vorrebbe accelerare e fare una riforma vera.
Il PdL vede condolidarsi il suo vantaggio nei sondaggi, e vuole solo fare una riforma finrta, tanto per fare fesso e contento Napolitano.
In mattinata spero di pubblicare il grafico delle tendenze dei sondaggi per i tre poli, aggiornato a metà maggio.
Tafanus
Scritto il 23 maggio 2013 alle 00:24 nella Off Topics | Permalink | Commenti (4)
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Non sono le politiche, e non sono 47 milioni di elettori, ma SOLO 7 milioni. Ma per verificare come il PdL sia al 30% e il PD al 20% (Fonte: la "paleontologa oceanografica Sciura Ghisleri di Euromedia), sarà un test certamente più probante dei c.d. "sondaggi" di Euromedia...
Cliccate sulla foto per aprire lo speciale elezioni. Ovviamente le seguiremo con molta attenzione. Sarà curioso anche vedere quanto ha guadagnato Grillo da quando si occupa solo di scontrini, e di "rendicontare le caramelle" Quelle altrui. Tafanus
Scritto il 22 maggio 2013 alle 16:13 nella Politica | Permalink | Commenti (11)
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Scritto il 22 maggio 2013 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (4)
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Il Bischero di Frignano, dopo aver largamente ed efficacemente contribuito al disfacimento del PD, ha comprato su una bancarella il "Manuale del Piccolo Statista".
Per ora non sembra funzionare. Legge, si applica, ma fra ho il sospetto che abbia dei problemi nel capire ciò che legge. Oggi, dismessa la "rottamazione ha parole" (perchè finalmente ha capito che è un termine che piaceva solo a lui e a Giorgio Gori), continua ahimé a praticarla nei fatti:
Caro Renzi,
conosciamo Marini. Abbiamo l'età per conoscerlo. Non abbiamo per Marini democristiano una grandissima simpatia. Sia quando è stato candidato al Quirinale 14 anni fa, sia adesso, abbiamo pregato perchè non succedesse. Lo abbiamo definito ironicamente il "pastore abbruzzese", e immaginato più a suo agio in un trani a giocare a briscola coi paesani, che non fra gli arazzi del Quirinale.
E tuttavia il Marini sindacalista lo abbiamo sempre apprezzato per la sua moderazione, per la sua franchezza, per la sua lealtà e, last but not least, per la sua modestia. Insomma, niente a che vedere con la sua boriosa spocchia travestita da disponibilità. Col suo curriculum Wikipedia da "fondatore di azienda con quattro sedi e 2000 collaboratori" (che ha dovuto correggere in corsa quando abbiamo reso noto e fatto a pezzettini il suo curriculum fantasmagorico).
Quando lei ancora non aveva l'età per il foglio rosa, Marini era già stato, da un pezzo e per un pezzo, apprezzato e leale segretario di un sindacato che non era il mio (la CISL), che aveva gesttito con grande passione e lealtà.
Uscito Marini, arrivarono nell'ordine:
Il box riprodotto riporta la sua versione, e quella di Marini. Io non c'ero, quindi so quel che leggo. Però, chissà perchè... sarei pronto a scommettere sulla onestà di Marini. Meno sulla sua. Insomma, se proprio dovessi comprare un'auto usata da lei o da Marini, non avrei il minimo dubbio. Si plachi, bischero. Ha già fatto molto, per il PD. Non serve altro.
Tafanus
Scritto il 21 maggio 2013 alle 14:18 nella Renzi | Permalink | Commenti (10)
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Scritto il 21 maggio 2013 alle 08:00 nella Enrico Letta, Napolitano, Off Topics | Permalink | Commenti (6)
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Riforma elettorale, il Pd accelera per il ritorno al Mattarellum. La presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, ha depositato oggi il disegno di legge che abroga l'attuale sistema elettorale ("il Porcellum") e reintroduce il precedente con alcune modifiche.
Il testo prevede per entrambe le Camere un premio di maggioranza a chi abbia superato la soglia del 40%. Nel primo articolo si esplicita che il nuovo sistema si applica "fino all'adozione di una legge elettorale conseguente alla revisione della Parte II, Titolo I della Costituzione". Si tratta quindi della cosiddetta "clausola di salvaguardia". Il disegno di legge di Finocchiaro è una delega al Governo a emanare, entro 120 giorni dall'approvazione del testo, un decreto legislativo con la riforma secondo le linee indicate dallo stesso ddl.
Si tratterebbe di un ritorno al Mattarellum, quindi con il 75% dei seggi assegnati con sistema uninominale, e il 25% con un recupero proporzionale in listini bloccati a carattere regionale. Finocchiaro però introduce alcune modifiche al sistema rimasto in vigore tra il 1994 e il 2005. Innanzi tutto c'è un "riequilibrio della rappresentanza di genere", con l'obbligo dei partiti di presentare per metà dei collegi candidati uomini e per l'altra metà donne. Poi viene abolito, per la Camera, il voto distinto sui listini bloccati, e il cosiddetto scorporo, "al fine di rendere più incisivo l'effetto maggioritario dell'attribuzione dei seggi", come si spiega nella relazione.
Infine si introduce tanto alla Camera che al Senato un premio di maggioranza, ancorato al raggiungimento della soglia del 40% del totale di voti, fino al raggiungimento del 55% dei seggi attribuiti, operando a valere sui seggi della quota proporzionale. Il Governo riceve anche una delega a rivedere i collegi uninominali, tenendo conto dei mutamenti demografici degli ultimi anni.
"Il risultato che ci si propone di raggiungere con il disegno di legge - spiega Finocchiaro nella relazione - è quello di disporre un sistema che tenda ad assicurare un risultato diretto all'esercizio del voto da parte di ciascun elettore, sollecitando al contempo la responsabilità dei cittadini in ordine agli effetti del proprio voto per la costituzione di stabili maggioranze parlamentari". "A questo fine, peraltro, come si desume dalle proposte di modifica illustrate, il sistema tenderebbe a disincentivare la formazione di maggioranze disomogenee alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica", aggiunge l'esponente democratica.
Le motivazioni dell'accelerazione verso la riforma, la Finocchiaro le aveva anticipate anche in un'intervista a Repubblica. "Mi auguro che le forze politiche riescano a cambiare la legge elettorale prima della Consulta", spiegava.
"E' importante che si faccia una legge elettorale, le cose più urgenti e semplici per l'economia e poi si dica: 'Smettete di fare le cose per finta'. E si vada alle elezioni", ha commentato Matteo Renzi a Porta a porta. "Io parlo nel mio libro di wrestling, di questi due ciccioni che fingono di darsi le botte. Il centrosinistra e il centrodestra sono apparsi come dei finti lottatori che poi votano insieme, come accade adesso", ha aggiunto. Per Renzi il modello di legge elettorale possibile già c'è: "Perché non facciamo la legge come quella per i sindaci?", ha chiesto (...tanto per cambiare, Renzi parla come se il PD gli avesse incollato le poltrone sotto il culo a sua insaputa. Chiede sempre agli altri di fare le cose, e la colpa degli errori è sempre e solo degli altri... Capisci, Renzino, perchè ti definisco il "Bischero di Frignano? Se non erro, fai parte della Direzione del PD, vero? Non mi risulta che tu sia un passante... NdR)
L'iniziativa della presidente della commissione Affari del Senato non piace affatto però agli alleati del Pdl (...ma va???...) "Andare a parlare di cambio di legge elettorale agli esodati, agli interessati alla cig in deroga e a coloro che non arrivano alla terza settimana del mese risulta un'operazione di corto respiro e dalla dubbia vocazione riformatrice", ha detto la vice capogruppo del Pdl alla Camera, Maria Stella Gelmini. "Anche per questo sarebbe bene avviare nei tempi dovuti un percorso di riforma della forma Stato e contestualmente di modifica della legge elettorale. Ma le emergenze da cui è bene partire sono il rilancio dell'economia e il sostegno a imprese, famiglie e lavoratori". (...noi aggiungeremmo anche la chiusura del buco dell'ozono, l'arresto della riduzione della calotta glaciale antartica, e la soluzione definitiva del problema del cancro... NdR)
Il tema della riforma elettorale sarà tra l'altro al centro, domani, di un incontro tra il segretario del Pd Guglielmo Epifani e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Al colloquio parteciperanno anche i capigruppo di Camera e Senato, Speranza e Zanda, la Finocchiaro e Gianclaudio Bressa.
Alla buon'ora... non so in quanti post e da quanto tempo invochiamo questo provvedimento! E qualcuno (vedi Enrico Letta) aveva già iniziato a cincischiare, straparlando di modifica alla legge elettorale, dopo aver rivisto la Costituzione... Una procedurina che gli avrebbe assicurato la permanenza a Palazzo Chigi fino all'età della pensione...
Poi qualcuno deve avergli spiegato che non si poteva lasciare Berlusconi col timer della cirsi in mano, i sondaggi favorevoli, e il Porcellum. Forse ha capito, ma non fino in fondo. Perchè il DDL con una "incubazione" di 120 giorni lascia le cose quasi come stanno. Per quattro mesi, il nano potrà staccare la spina, andare a votare col porcellum, e prendere tutto!
La via di abrogare il porcellum e di ritornare al mattarellum è l'unica percorribile. Se le poche motifiche saranno accolte, bene. Altrimenti si presenti il famosto articolo unico: "E' abrogata la legge elettorale del 23 dicembre 2005". Punto. Altrimenti rischiamo di impantanarci. E anche così, non so se il nano ci starà. Questo è il motivo per cui abbiamo insistito fino alla nausea sul fatto che non si doveva firmare nessun programma di larghe intese che non prevedesse la previa abrogazione del porcellum.
Ma tant'è... la cosa è fatta. Tardi, male, ma è fatta. Ora c'è da sperare che i grillini smettano di occuparsi degli scontrini della lavanderia, e comincino a pensare di fare almeno finta di interessarsi al paese. Per quanto il grullo sbraiti nelle piazze, non può non sapere che attualmente il 5 Svastiche è il terzo partito in Italia, e non avrebbe nessun beneficio da trarre da un eventuale voto anticipato col porcellum imposto dal nano. Oggi come oggi, tornerebbero in parlamento sempre in posizione di inutili comparse, ma non tornerebbero in 163. Questo è poco ma sicuro.
Quindi, se Berlusconi tentasse il "colpo di nano" di fare la crisi, bene farebbero i grillini ad appoggiare la "permanebza in vita" del PD, col solo programma di abrogare il Porcellum. Si fa in 48 ore. Poi, ognuno felicemente per la sua strada. Tafanus
Scritto il 20 maggio 2013 alle 23:07 nella Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (5)
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«Avessimo utilizzato un'altra espressione, probabilmente non avremmo avuto la visibilità ottenuta con "rottamazione", ma è anche vero che in una comunità come quella italiana, dove il 70 per cento della popolazione è over 40, forse l'impatto è stato eccessivo. Ho impaurito. Dunque ho sbagliato»: lo scrive Matteo Renzi nel suo libro "Oltre la rottamazione. Nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare" che viene presentato al Salone del libro di Torino e di cui alcuni quotidiani, tra cui Il Messaggero, anticipano passaggi.
Renzi racconta di come abbia vissuto le ore che hanno preceduto la nascita del governo Letta quando sembrava dovesse toccare a lui. «L'ipotesi che consideravo impossibile, infatti, prende corpo nelle telefonate più stravaganti. Dai miei avversari interni nel Pd, che sono i "giovani turchi", ai sindaci delle città più importanti, da leader esperti come Veltroni e Casini, da sinistra a destra ricevo molti incoraggiamenti a mettermi in gioco (...azz...).
I miei amici sono ovviamente terrorizzati: "Matteo, questo è un trappolone"». Renzi decide quindi di vedere Enrico Letta: «Ci parliamo, guardandoci in faccia: chiunque sarà il candidato avrà il totale appoggio dell'altro». «Letta lascia l'ufficio e io cerco di capire che sta succedendo nel centrodestra»: alla fine chiama al telefono Angelino Alfano, che gli passa Berlusconi. «Dall'altro lato della cornetta la voce è cordiale- scrive Renzi - 'Non c'è un veto nostro, caro sindaco. Semplicemente non vogliamo te, preferiamo Amato e Lettà. C'è un problema di vocali, insomma: volevo prendere il voto dei delusi di Berlusconi, arrivo a prendere il veto. E' un'apofonia vocalica che non costituisce per me motivo di delusione, ma di divertita soddisfazione. Penso a quanto sono stato mediaticamente insultato nel mio partito per essere la "spia" di Berlusconi»... (Fonte: Il Messaggero)
Già... la rottamazione "termine sbagliato"... chissà... quando lo scrivevano noi, con tre anni di anticipo su Renzi, dicendo che preferivamo i carrozzieri agli sfasciacarrozze, abbiamo suscitato le ire dei rinnovator-rottamatori che ruotavano intorno a Renzi. Ricordo con ilarità che prima della Leopolda il Tafanus era linkato da "Democrazia & Legalità" (il sito di Elio Veltri, Marco Ottanelli e Roberta Anguillesi) come "il nostro sito preferito".
Poi arrivò la rottamazione, l'innamoramento folle di Ottanelli & Anguillesi per i "Rottamatori"... Renzi non terminava di scriverre qualsiasi sciocchezza su facebook, che in tempo reale appariva il "mi piace" dei due... Ho ironizzato sulla cosa. Ho smesso di essere il "sito preferito". Marco Ottanelli mi ha tolto l'amicizia su facebook, per non sbagliare.
Ora, mentre si avvicina ai quarant'anni ed alla fine dei "due mandati" (che avrebbero dovuto rappresentare per tutti - e quindi anche per il Bischero, le colonne d'Ercole oltre le quali avrebbe dovuto lasciare la vita politica e tornare a fare lo strillone de "La Nazione", il Bischero ci ripensa. Ha sbagliato, dice. No, non ha sbagliato. Ha fatto tutto ciò che era programmato per crescere in un paese che ama i pifferai. Ha gridato "FUORI! dopi due mandati o dopo i quarant'anni quando la cosa era funzionale alla "demagogia utile", si pente adesso che le colonne d'Ercole si avvicinano. E si fa consigliare ed appoggiare da vergini della politica come i rottami "Casini & Veltroni l'Africano".
Caro Matteo, .. "...accà nisciuno è fesso..." Le scoperte che lei fa adesso, noi le avevamo fatte già dal 20 ottobre 2010, come documentiamo ripubblicando in calce un post di quel giorno... Quindi lei continui tranquillamente a rottamare, e lasci il compito di dire che la rottamazione è una stronzata, a noi che lo diciamo da tempi non sospetti. Per lei sarebbe troppo comodo, non trova, farlo adesso? Tafanus
...ora, finalmente, intravediamo una lucina dall'altra parte del
tunnel... sono i due giovani emergenti, Renzi & Civati, che ci
guideranno verso la salvezza. Il tutto avverrà in soli tre giorni (mica
come quel fannullone che ci ha messo ben sette giorni per creare il
mondo... a loro per ricreare l'Italia ne basteranno tre). Ecco come
l'agenzia ASCA riportava la buona novella:
(ASCA) - Firenze, 18 ott - Dall'incontro
dei cosiddetti "rottamatori" in programma dal 5 al 7 novembre uscirà
una ''carta di Firenze", la sintesi delle nostre idee per il nostro
futuro. Perchè con le loro idee è già difficile il nostro presente''. Lo afferma il sindaco di Firenze Matteo Renzi (promotore, insieme a Giuseppe Civati, dell'appuntamento "Prossima fermata, Italia") sul suo profilo Facebook.
''Passano
gli anni ma i problemi del nostro Paese sono sempre lì. E sempre lì
sono anche i leader della politica, che non si schiodano dalle proprie
poltrone nemmeno dopo le sconfitte elettorali'', afferma
Renzi, sottolineando che ''pensano di offenderci chiamandoci
"giovanotti", ci accusano di essere sfasciacarrozze''. Ma ''hanno già avuto la loro occasione, l'hanno sfruttata come abbiamo visto, adesso tocca ad altri''.
Per questo, spiega, ''non parleremo male di nessuno, non parteciperemo a
nessun derby tra gli storici capipopolo, non saremo né una corrente ne'
uno spiffero. Vogliamo solo dire cosa ci sta a cuore. Dunque non
staremo dietro al chiacchiericcio autoreferenziale, alle polemiche tra
dirigenti, alle ambizioni dei singoli. Parleremo di
questioni vere. A costo di sentirci dire che siamo antipolitici
proporremo di dimezzare i parlamentari da subito, dimezzando anche le
indennità: mille sono troppi, il loro stipendio è squilibrato rispetto
al lavoro che fanno. E vogliamo sceglierli noi, con i voti. Non farli
scegliere a Roma''. Tra gli altri temi, si parlerà di ambiente, di beni culturali, di riforma fiscale, di università.
(Yahoo, fonte ASCA)
Caspita! mi sembra un grande programma. Cose come "dimezzere il numero dei parlamentari", o "vogliamo scegliere chi ci governa", sono cose così innovative che non si erano mai ascoltate prima! O almeno, si erano sentite, ma non più di un migliaio di volte! Dimezzare il numero dei parlamentari è il pezzo forte di ogni comizio. Standing ovation assicurata. Anche quella degli stipendi, funziona. Peccato che nessuno, con la storia degli stipendi, abbia il coraggio di cominciare a dare il buon esempio di persona. Così, tanto per togliere agli altri, alla "vecchia politica", qualsiasi alibi! E peccato che non abbiano rifiutato di essere "nominati" con un sistema elettorale che detestano. Insomma, Renzi è stato "nominato" sindaco dal PD, e lo sa. O no?
Poi, fra
pochi giorni, dopo aver parlato per tre giorni di cose di cui nessuno ha
mai osato parlare prima (per esempio di ambiente e riforma fiscale) torneranno alle loro amate poltrone, assegnate per cooptazione, per spiegarci che il sistema della cooptazione non va bene.
Ma la cosa esilarante è che queste grandi idee di "rottamazione", senza
un parallelo "progetto esecutivo" di costruzione, è da una vita che le
sentiamo. E finalmente sembra che anche la gente cominci ad essere stufa
di rottamatori che mai, neanche per errore, si lasciano sfuggire
qualcosa di sensato e di dettagliato sul "dopo".
E'
un fatto che i rottamatori alla Renzi, alla Di Pietro, alla Grillo, non
sono neanche entrati nelle dieci "nominations" delle nostre artigianali
primarie; così come il Civati (pardon, "Ciwati", come si fa chiamare
sul suo blog: fa più moderno), a due giorni dall'inizio del nostro
sondaggio, e con più di 250 voti già espressi, sembra che non stia
raccogliendo esattamente un consenso plebiscitario). Ora, dopo il
convegnino degli sfasciacarrozze, speriamo che organizzino il convegno dei carrozzieri.Tafanus
P.S.: in questo sondaggio-pilota, Renzi non era entrato neanche fra le dieci "nominations" da sottoporre a sondaggio. Un mese dopo la grande festa della Leopolda - a causa della cena carbonara di Renzi ad Arcore - i rapporti fra i due rivoluzionari decadevano rapidamente. Il sottoscritto, per aver osatro chiedere per ben tre volte come mai Renzi non frequentasse più il sito prossimaitalia.it (sito congiunto dei "rottamatori") veniva messo al bando come "troll". Dopo pochi mesi dalla nascita, il sito crollava ad un misero 10% del sito del sottoscritto, "Il Troll".
Ora, dato che tutti invecchiano - persino i ggiovani - Renzi aveva due strade: allungare l'età dell'invecchiamento (come si faceva in Piemonte coi livelli di atrazina nelle falde acquifere), oppure rinnegare la teoria della "rottamazione". Ha preferito la seconda strada.
Lo stavo aspettando, il Bischero. Della "cosa" avevo certezza. Avevo qualche dubbio solo sul "quando" ciò sarebbe avvenuto.
...sta per finire la rivoluzione, e non so cosa mettermi... Tafanus
Scritto il 20 maggio 2013 alle 16:20 nella Fronte del Porco, Impresentabili, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (44)
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Scritto il 20 maggio 2013 alle 00:17 nella Off Topics | Permalink | Commenti (8)
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...per una volta (giuro, prima e ultima) mi viene voglia di sottoscrivere una frase di Maroni: "Grillo ormai è da TSO" (trattamento sanitario obbligatorio). Poi mi vengono in mente la Patania, la Sacra Ampolla, il Parlamento Patano di Chignolo Po... mi vengono in mente le Guardie Patane e i cervo-cornuti di Pontida... Mi viene in mente che Lega e MòViMento pescano nella stessa fogna un po' razzista, un po' fascista, e ritiro la mia firma...
Come definire l'insensato assalto a Josefa Idem, se non un cocktail di imbecillità, razzismo ignorante, incapacità di fare uno straccio di analisi sui propri limiti, ricerca di risollevare le sorti del blog (fonte di lauti guadagni) da tre mesi in caduta libera? Prepariamoci al peggio. Finirà sull'albero di Fellini, a gridare alla luna "voglio una dona !!!"... Ma davvero ci sono ancora sette milioni di imbecilli pronti a ridargli fiducia come stella polare della politica italiana? A lui, al bambolotto siculo-bresciano e alla signorina Rottermeier? Tafanus
ROMA - Ancora una volta, parafrasa una canzone. Sul suo blog Beppe Grillo fa il verso a Gaber su destra e sinistra. "Il MoVimento 5 Stelle non e' di sinistra (e neppure di destra). E' un movimento di italiani. Non vuole fare "percorsi insieme" a chi ha rovinato l'Italia. Pesi a bordo non ne vogliamo. Pd, Sel o Pdl, questi o quelli, per me pari sono".
"Essere un po' razzisti è di destra / far entrare chiunque in Italia invece è di sinistra", continua Grillo, " la prescrizione accelerata è di destra / il giustizialismo verso gli avversari è di sinistra".
Tra un verso e l'altro, il leader del MoVimento se la prende con la ministra dello Sport Josefa Idem: "Gridare Forza Italia alle partite di pallone / ha un gusto un po' di destra / ma portare una canoista al governo, un po' tedesca / è da scemi più che di sinistra".
Grillo assolda anche Papa Francesco: "Anche il Papa ultimamente / è diventato qualunquista e un pò populista / dice di pensare agli ultimi e non alle banche / che siano di destra o di sinistra".
Il primo a replicare alle accuse del leader M5S a Josefa Idem è Roberto Maroni, che interviene su Twitter: "Idem e Rossi rappresentano lo sport dei valori, Grillo ormai è da TSO". Mara Carfagna, vittima di insulti in un supermercato nelle ultime ore, manifesta la sua solidarietà al ministro: "Beppe Grillo non si ferma davanti a nulla; pur di riconquistarsi qualcuna delle migliaia di voti perse in tre mesi, finite nel congelatore, che non ha saputo tradurre in alcun risultato concreto, torna a fomentare la violenza, si abbassa allo squallore della caccia all'uomo. L'ultimo incomprensibile attacco al ministro Josefa Idem cui va la solidarietà del Pdl si spiega solo così". Sulla stessa linea Jole Santelli (Pdl), sottosegretario al Lavoro: "Per uno pseudocomico che si riconosce la patente d'insultare tutti e tutto è quasi patetico parlare di politica. Le parole sul ministro Idem sono penose, fuori luogo ma soprattutto frutto di grossolana ignoranza".
Sul fronte del centrosinistra, parole di sostegno alla Idem arrivano da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali: "La volgarità di Grillo nel parlare di un ministro della Repubblica, di una donna e di una sportiva è sgradevole" e "si commenta da sè". Stefano Bonacini, segretario regionale del Pd Emilia-Romagna: "Grillo offende perché ha proposte deboli". E ricorda che Josefa Idem ha un passato da amministratrice.
Solidarietà al ministro Idem arriva addirittura dall'Amsi, l'Associazione medici stranieri in Italia: "Questi ennessimi attacchi di Grillo ai cittadini stranieri confermano che il suo è un movimento di protesta contro tutto e tutti e che non desidera cambiare l'Italia, come è stato invece il loro slogan nella campagna elettorale" (Fonte: Repubblica)
Nei giorni scorsi, avevo preannunciato la messa a punto di un programmino per tenere d'occhio l'andamento degli accessi reali al blog di Grillo. Come è noto, molti milioni di introiti di Grillo derivano dalla piubblicità sul sul blog, e dalla "bancarella" nella quale Grillo ha trasformato il blog. Gli introiti pubblicitari sono legati al numero di visite, e quindi il comico tende a gonfiare queste cifre.
Nota metodologica: i valori da me stimati sono il frutto dell'incrocio delle seguenti serie di dati:
Poichè il numero inequivocabile (puntuale, e non stimato) dei miei accessi, lo conosco da almeno tre fonti coincidenti (il contatore Histats, le statistiche giornalmente aggiornate di typepad, e Google_Analytics), attraverso un semplicissimo programmino excel, posso incrociare i rapporti Alexa fra Grillo e Tafanus, moltiplicare questo rapporto per i miei accessi reali, ed avere gli accessi reali di Grillo, che sono ciò che appare in grafico.
Un'ultima precisazione: poichè dispongo solo dei dati Alexa trimestrali, i dati attuali di Grillo risentono ancora positivamente della luna di miele di tre mesi fa. Ma ogni giorno che passa, la luna di miele rischia di diventare luna di fiele. Riporto i dati dei primi dieci giorni da quando ho iniziato questo controllo (che aggiornerò settimanalmente), e vorrei evidenziare come negli ultimi 5 giorni ci sia stato un calo netto di oltre 2000 accessi al giorno.
Scritto il 19 maggio 2013 alle 22:02 nella Grillo, Razzismo | Permalink | Commenti (32)
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Scritto il 19 maggio 2013 alle 20:01 nella Off Topics | Permalink | Commenti (4)
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Si trovasse mai un razzista, uno xenofobo, disposto a farsi carico della propria passione, a dire: sì è vero, sono razzista e me ne vanto. Raro che accada. E non succederà, men che meno, con Grillo che ieri nel suo blog ha pensato bene di sollevare la questione degli «irregolari» presenti in Italia attingendo dalla cronaca nera, con pennellate alla Mel Gibson, l’autore di una Passione di Cristo splatter, tanto per scaldare gli animi.
«Quanti sono i Kabobo d’Italia?», si è chiesto l’illuminato signore dei Cinque Stelle. Ecco il problema: quanti sono questi esseri umani che… Già, cosa fanno oltre a vivere come ombre, lungo un margine che stritola umanità, subendo la violenza della invisibilità? Grillo non ha dubbi, lui lo sa cosa fanno e inizia un racconto per soli adulti, destinato a produrre raccapriccio, ostilità, a moltiplicare diffidenze e repulsione per delle figure umane costantemente ricattate, che, come capita a molti di noi in regola, spesso delinquono e non con uno stile prestigioso ed esclusivo. «Stacca a un passante un orecchio a morsi – orecchio a morsi è scritto in grassetto, ndr – … picchia… testate calci e pugni… raccoglie un mattone e glielo tira in faccia», questo è uno.
Poi, la storia atroce di Kabobo e del suo piccone omicida. E ancora il senegalese che stupra, che fa soffocare la sua povera vittima «col sangue delle ferite al setto nasale». «Chi è responsabile?», interroga il Megafono dall’alto della sua cultura «di sinistra», perché adesso ci tiene a dire che sono loro, che è lui la «vera sinistra», perché vuole i voti in libera uscita dal Pd, per vedersela, eliminato il grande partito della sinistra, con Berlusconi.
Adesso va così: fino a ieri lo dava per morto e sepolto, ma ha provveduto a riesumarlo costringendo i suoi gruppi parlamentari a chiudere porte e finestre a Bersani, giusto per verificare quanto fosse corretta la previsione dell’inciucio di governo. Il Pd ci ha messo del suo, eccome, ma la storia sarebbe diversa se Grillo non avesse deciso la serrata. Allora: «Chi è responsabile?»: «Nessuno è colpevole – risponde quel fiore di Guida dei cinque stelle – forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale, presto sarà di nuovo un uomo libero». Chiaro? Vuol fare la guerra (?) a Berlusconi con i voti del suo storico alleato, della Lega; oppure, non c’è trucco e non c’è inganno nella sua linea condensata dal racconto sui tre «irregolari» e il nostro uomo sta liberandosi dai condizionamenti del politicamente corretto per dare fiato a ciò che il cuore gli detta.
In questa seconda ipotesi, avremmo di fronte un essere umano atroce ma sincero. Tuttavia, non abbiamo mai dimenticato ciò che disse di lui Dino Risi: e cioè che non crede, Grillo, neppure a una parola di quelle che dice. Aveva già gelato gli animi di molti dei suoi negando la disponibilità del Movimento Cinque Stelle a riconoscere lo ius soli, provvedimento che sta molto a cuore alla sinistra; da qui al sangue che gronda dai canini dell’irregolarità il passo non è brevissimo, quindi se ha deciso di tuffarsi nell’«extreme-bizarre», e il vecchio Risi aveva ragione, un motivo ci deve essere.
Eccolo: in questi giorni, il padrone assoluto di un grande partito tenuto a bacchetta, era in giro per le piazze del lombardo-veneto. Quarantotto ore fa raccontava balle a Treviso, in una piazza non proprio traboccante. E Treviso è l’ombelico elettorale della Lega, almeno lo era, così come è stata una delle prime aree del paese a dare qualche soddisfazione alle pulsioni politiche del nuovo capo-popolo. È qui, in questa area geografica e culturale, che la Lega ha affilato i suoi attrezzi xenofobi. Inutile sperare che Grillo ammetta ciò che la Lega non ha mai ammesso, il suo razzismo, la pasta è quella. Lo sanno i suoi parlamentari che su quelle parole scivolano come possono per evitare l’espulsione, dicono che hanno altro da fare, che leggeranno più avanti, che in fondo il gran capo si limita a indicare un problema reale. Soffrono, speriamo.
Perché ha gettato la maschera definitivamente, mentre improvvisa un divertente frontismo anti-berlusconiano che mira, intanto, al Pd: «Il Pdl è solo Berlusconi, il Pd non si sa cosa sia – ha detto alla americana Cnbc International – Si proteggono l’un l’altro… Berlusconi non va in galera e nel Pd non si fanno indagini sulle banche, su Unipol e Mps… sono finiti». Eppure, le indagini su Mps vanno avanti e lui lo sa. Eppure, nel Pd molti sono pronti a votare l’incandidabilità di Berlusconi. Dino Risi aveva capito tutto.
(di Toni Jap) - (Grazie a nonna Mana per la segnalazione)
Scritto il 19 maggio 2013 alle 13:11 nella Grillo, Impresentabili, Razzismo | Permalink | Commenti (12)
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Recensione del film: NO (I giorni dell'arcobaleno)
Regia: Pablo Larrain
Principali interpreti: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers, Luis Gnecco, Marcial Tagle -110 min. – Cile 2012.
Questo è il terzo film di Pablo Larrain sulla tragedia cilena del secolo scorso: con Tony Manero e Post Mortem il regista aveva raccontato, attraverso immagini dai toni cupi e molto drammatici, il golpe del generale Pinochet (11 settembre 1973), nonché la cruenta repressione militare che aveva spazzato via i partiti della sinistra e costretto all’esilio molti intellettuali e artisti prestigiosi. Con quest’ultimo suo lavoro Larrain ci racconta la fine, dopo quasi vent’anni, del regime golpista e l’inizio del cambiamento democratico in Cile. La sconfitta della feroce dittatura militare fu dovuta alla vittoria dei NO al referendum del 5 ottobre 1988, con il quale Pinochet chiedeva al popolo cileno l’autorizzazione a prolungare per altri otto anni il proprio mandato presidenziale. La vittoria dei SI era largamente prevedibile avendo la dittatura, col terrore, eliminato qualsiasi forma di opposizione, ed esercitato, perciò, il controllo delle fonti di informazione più diffuse nel paese: radio, televisione, giornali. Difficile, poi, immaginare una larga partecipazione al voto: certo, avrebbero votato gli elettori dei ceti medi, che in passato, in maggioranza, si erano opposti ad Allende e avevano appoggiato il golpe, beneficiando del tumultuoso sviluppo economico liberista voluto da Pinochet e sostenuto dal governo americano di Nixon. I poveri, invece, enormemente aumentati di numero per le privatizzazioni selvagge, ma privi di riferimenti politici, erano orientati a non votare, anche perché questa sembrava essere una delle scelte prospettate da alcuni oppositori, divisi come non mai al loro interno, quasi polverizzati e incerti sul da farsi in futuro.
Grazie all’intuizione di René Saavedra, giovane pubblicitario deciso a sfruttare anche i pochi minuti assegnati, in notturna, dalla televisione di stato, per pochi giorni, al Comitato per il NO fu possibile convincere anche i più sfiduciati a capovolgere, col loro voto, il pronostico sfavorevole. La campagna elettorale che aveva in mente Saavedra puntava soprattutto a trasmettere un messaggio positivo e di speranza; un messaggio semplice e allegro che comunicasse la voglia di vivere liberi, in pace e di voltare pagina. L’arcobaleno, il logo connotativo della battaglia per il NO sui volantini, sulle magliette, sullo sfondo delle trasmissioni televisive, diventando simbolico della pluralità delle opinioni, proponeva anche alla sinistra una sfida politica: continuare a coltivare il dolore, nella purezza settaria dell’isolamento, oppure aprirsi alla società in una prospettiva di alleanze per cambiare? Non fu facile per il giovane René far accettare la sua campagna elettorale a molti membri del Comitato: i lutti, le umiliazioni, le torture e le ingiustizie subite ancora bruciavano sulla pelle di troppe persone, che avrebbero preferito trasformare le trasmissioni di propaganda in trasmissioni di denuncia dei crimini della giunta militare, anche nella convinzione che il referendum fosse, per la dittatura, il modo di legittimarsi davanti all’opinione pubblica internazionale. Quanto efficace, però, fosse il semplice messaggio di Saavedra fu subito chiaro al regime, che tentò con le violente intimidazioni, con le minacce e successivamente nascondendo i risultati del voto, di rovesciare il verdetto popolare, senza successo, però, perché l’aria nuova della libertà fu gradita anche dai militari, che abbandonando Pinochet, gli impedirono di reprimere, nuovamente nel sangue, la festosa gioia del popolo cileno per la vittoria democratica.*
Il film è molto bello, interessante ed emozionante in ogni momento della proiezione. E’ soprattutto un film di riflessione politica sulle ragioni del consenso e sulle alleanze necessarie per ottenerlo in situazione difficilissima, anche se, a quanto vedo, molti, sul web, lo intendono come film che dimostra l’importanza eccessiva della televisione nella comunicazione politica. Mi pare che qui non sia in discussione il mezzo, ma il messaggio: per questa ragione la pellicola potrebbe diventare oggetto di utile meditazione anche da parte della frammentatissima sinistra del nostro paese. E’ ben diretto da Larrain, che inserisce nella narrazione parecchi spezzoni di documenti d’epoca, come aveva fatto nei due precedenti suoi film ed è, inoltre, molto ben interpretato dai suoi attori, fra i quali troviamo ancora il grande Alfredo Castro, anche qui nella odiosa parte del sostenitore del regime.
*Di recente alcuni documenti, che proverebbero essere stata questa l’intenzione di Pinochet, sono stati pubblicati dalla National Security Archives. Chi volesse approfondire potrebbe trovare su questo sito le notizie che lo interessano.
Angela Laugier
Scritto il 19 maggio 2013 alle 07:59 nella Angela Laugier, Cinema | Permalink | Commenti (1)
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Scritto il 18 maggio 2013 alle 11:10 | Permalink | Commenti (2)
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Scritto il 18 maggio 2013 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (16)
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Paolo Del Debbio, filosofo prestato agli studi della tv, è uno che ha compulsato a fondo il più grande autore televisivo italiano: Enzo Tortora, l’allestitore della tragicommedia della piccola gente, il conduttore del Portobello – cioè di tutto e di più – di 32 anni orsono.
E così ieri a Quinta Colonna, prima la mobilitazione civile contro il femminicidio e i giudici (una bottarella ai colleghi della Boccassini ci sta sempre bene) che mettono a piede libero i mariti violenti. Poi la richiesta di aiuto solidale (ieri toccava all’appello per un posto di lavoro per un vigilante di Napoli, disoccupato da mesi). Il tutto per l’usuale share del 3,5 per cento, ben distribuito in tutta Italia (da non sottovalutare).
E comunque, questo è il messaggio, Del Debbio è Colui-che-risolve-problemi, mica un chiacchierone qualunque. Chissà se ce la farebbe con Speranza e Cattaneo, la rinnovata carne da talk show di Pd e Pdl, che da Floris (ieri un robusto 18 per cento, concentrato al Centro-Nord) hanno invano parlato di provvedimenti essenziali, da compiere con soldi pubblici che non ci sono. Il conduttore li ha lasciati parlare a lungo, poi, verso le 22.30 ha lanciato il solito servizio sulle spese e le creste della Casta. Applausi e ovazioni in studio e a casa, a dimostrare una volta di più che nulla è più tranquillamente odiabile di ciò che è inutile.
P.S. ieri segnalavamo che Montalbano (per la consolazione di Del Debbio e Formigli) aveva radunato sempre tanti spettatori, ma due milioni meno del solito. Le fedi più recenti hanno vacillato. Le più salde e memori ci hanno subito scritto che trattavasi di replica (dagli anni ’90!!!). Non intendevamo commettere blasfemia. Anzi, a proposito di memoria, ci viene giusta l’occasione per sottolineare che la Rai, coltivando la figura dell’”Eroe”, chissà come chissà perché, sfrutta la scia della epica nazionale, per quanta ne può esistere. Mentre Mediaset coltiva la farsa plautina, da Drive In a seguire. Che sono poi le chiavi culturali, la prima “progettuale”, la seconda “stanziale”, la prima cerebrale, la seconda intestinale, delle due Italie che politicamente si fronteggiano. Ieri in piedi, oggi sedute. Forse è per questa eredità che la Rai, sarà sempre considerata una azienda di sinistra (ehi Gubitosi, si parla di paradossi!) vuoi per difenderla («è di tutti noi»), vuoi per attaccarla («è di lor signori»).
Stefano Balassone
Scritto il 17 maggio 2013 alle 23:45 nella Stefano Balassone | Permalink | Commenti (0)
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Gli anni neri di Roma - Tasse record. Parentopoli. Consulenze strapagate. Scandali. Inchieste. E ancora: redditi in calo, disoccupazione, boom di reati... È la foto della capitale alla fine del mandato di Alemanno (di Emiliano Fittipaldi - l'Espresso)
A leggere gli slogan dei megacartelloni che Gianni Alemanno ha fatto piazzare in giro per la capitale sembra che a Roma si viva meglio che a Zurigo. "Meno 14 per cento di reati", "90 mila famiglie esentate dal pagamento della tassa dei rifiuti", "Un milione di euro per le start-up" dei giovani, "5.000 aree bonificate e 11 mila tonnellate di rifiuti rimossi". In cinque anni, di fatto, il sindaco avrebbe «salvato Roma» dal rischio fallimento a cui l'aveva condannata l'amministrazione Veltroni.
Confrontando i dati del 2007 con quelli del 2012 dell'Istat, di Confindustria, di Unioncamere e di altri istituti specializzati, però, la realtà sembra diversa da quella dipinta dagli spin doctor del Pdl. Che non solo hanno nascosto le cifre che raccontano il declino della città, ma hanno scelto anche per i poster elettorali numeri parziali adatti alla propaganda. Perché nell'ultimo lustro la tassa sui rifiuti (come le altre imposte comunali) è aumentata a livelli record per milioni di cittadini, mentre la raccolta differenziata media del 2012 (dati Ama) si è fermata al 25,6: una percentuale di un punto più bassa rispetto a quella certificata a Napoli.
Andiamo avanti. Se nel 2012 il ministero dell'Interno dà una diminuzione dei delitti commessi a Roma dell'11,6 per cento (e non del 14), rispetto al 2007 tutti i reati predatori sono in aumento: i casi di omicidi «a scopo di furto o rapina» sono quasi raddoppiati, idem le lesioni dolose, in netta crescita anche le percosse, minacce, ingiurie, per non dire delle violenze sessuali sui minori, dei furti e le rapine nelle case, dello spaccio di droga e via elencando. La task force strapagata capeggiata dal prefetto Mario Mori, in pratica, sembra sia servita soprattutto a limitare i furti di auto e motorini. Un trend, dicono gli esperti della questura, legato alla crisi del settore: le macchine non fanno più gola nemmeno ai ladri.
Per quanto riguarda i giovani, poi, nei suoi spot Alemanno ammette involontariamente che per l'avvio di nuove imprese il Comune ha investito la miseria di 547 euro al giorno. Una somma più bassa di quella guadagnata quotidianamente da decine di dirigenti amici assunti con contratti esterni, e non sufficiente a contrastare l'aumento della disoccupazione giovanile: secondo l'ultimo rapporto di Confindustria Lazio il tasso a Roma è salito al 36,1 per cento, tra i peggiori d'Italia, mentre a Milano - dice Assolombarda - è fermo a poco più del 20 per cento.
In campagna elettorale, è cosa nota, ci si attacca a tutto. Alemanno secondo i sondaggi è dato qualche punto sotto lo sfidante del Pd Ignazio Marino, mentre il grillino Marcello De Vito e l'imprenditore Alfio Marchini - salvo sorprese - difficilmente arriveranno al ballottaggio. Per recuperare terreno, il Dux le sta provando tutte: negli ultimi giorni s'è fatto fotografare con il suo gatto in braccio per strizzare l'occhio agli animalisti, il settimanale "Chi" gli ha dedicato un servizio in sella alla sua moto, ha annunciato urbi et orbi la cacciata di Equitalia da Roma (ma la sostituzione dei servizi di riscossione è già prevista da una legge dello Stato, la quale stabilisce che dal prossimo 30 giugno i comuni italiani possano riscuotere da soli le gabelle), ha tagliato l'Imu a 376 mila famiglie e ha promesso che sarà un «sindaco sceriffo».
Uno sceriffo che ricorda Mel Brooks in "Mezzogiorno e mezzo di fuoco": nell'ultimo lustro il primo cittadino si è infatti contornato di presunti ladri, corruttori e delinquenti comuni. Come i dieci piccoli indiani, i fedelissimi del sindaco di Roma piazzati nelle municipalizzate sono scomparsi dalla scena, travolti da arresti, avvisi di garanzia e scandali di ogni sorta. Dalle "parentopoli" delle società dei trasporti (con centinaia di amici e famigli piazzati all'Ama e all'Atac) all'inchiesta sui filobus comprati a Finmeccanica, passando per le indagini sugli ex fascisti vicini della Banda della Magliana assunti al Comune, quasi tutto il cerchio magico del sindaco è finito davanti alla scrivania dei magistrati. Una via Crucis che non ha precedenti nella storia dell'amministrazione capitolina, tanto che in pochi credevano che l'amico Gianni uscisse indenne dalle valanghe giudiziarie.
Invece, contro tutti e contro tutto (il Pdl, i poteri che lo hanno appoggiato nel 2008 - in primis il costruttore Caltagirone - e perfino i tassisti del 3570 speravano che la destra proponesse un altro candidato), Alemanno è ancora lì a giocarsela, mentre la città assiste stremata ai dibattiti tra i candidati. I romani, come racconta l'ultimo rapporto dell'Agenzia per il controllo dei servizi pubblici locali del Comune (che pure assegna una sufficienza alla qualità della vita generale), non ce la fanno più: bocciano i bus e i tram, puntano il dito sul traffico impazzito (il 6 maggio a causa di un po' di pioggia l'Ansa segnalava file di 5 chilometri in tangenziale), la sporcizia delle strade (nel 2012 l'indice di Legambiente che fotografa l'ecosistema urbano è sceso di oltre tre punti rispetto a cinque anni fa), i parcheggi a pagamento e il servizio taxi.
Ma sono le statistiche economiche a fotografare l'impoverimento della città: se l'emergenza abitativa è un dramma che riguarda ormai 10 mila famiglie su cui pende un'ordinanza di sfratto (l'housing sociale e la mancanza di alloggi popolari sono tra i più evidenti fallimenti del centrodestra), secondo l'ultimo rapporto del "Sole 24 Ore" il Pil pro capite medio dei romani è sceso dai 34 mila euro del 2007 ai 29.400 del 2011, perdendo il 13,4 per cento della ricchezza. Considerando l'apporto della città al prodotto interno nazionale, Unioncamere segnala invece che Roma vale meno rispetto a un lustro fa. La crisi internazionale, di certo, ha pesato come un macigno: eppure a Milano (dove il Pil pro capite è calato del 10,4 per cento), a Bologna, (-11,5), a Torino, Napoli e persino Palermo (meno 3,5 per cento) la congiuntura ha avuto sulle tasche dei cittadini effetti meno disastrosi.
La disoccupazione viaggia a tassi doppi rispetto a quelli registrati a Milano, mentre in quattro anni l'indice Foi dell'Istat (che registra l'andamento del costo della vita) è cresciuto del 64 per cento, raggiungendo il valore più alto tra le grandi città. Una tempesta perfetta per le famiglie di operai e impiegati, che non riescono più a sopportare la forbice tra riduzione del potere d'acquisto, l'aumento delle tasse comunali (anche i biglietti dell'Atac sono stati aumentati del 50 per cento) e dell'inflazione.
Tiene, invece, il turismo. Anche se i dati diffusi da Alemanno sembrano drogati. Gli slogan parlano di "33 milioni di presenze" e di un aumento-monstre del 25 per cento rispetto ai tempi di Veltroni. In realtà, leggendo le cifre dell'Ente bilaterale del turismo del Lazio che lo stesso Comune ci ha girato, nella città di Roma (senza sommare la provincia) nel 2012 rispetto al 2007 le presenze sono aumentate del 14,7 per cento, arrivando a sfiorare i 29,7 milioni. Un buon segnale, comunque. Un altro studio incentrato sui turisti stranieri, però, è assai meno incoraggiante: secondo le statistiche di Bankitalia i loro "pernottamenti" nel 2012 sono diminuiti rispetto ai cinque anni precedenti, mentre le loro spese (in tutto 5,17 miliardi) sono sì cresciute di 200 milioni, ma assai meno del tasso di inflazione a cui sono costretti albergatori ed esercenti.
Se il Colosseo e la Fontana di Trevi hanno comunque salvato il bilancio del settore, dei grandi eventi e investimenti promessi da Alemanno nemmeno l'ombra: la Notte Bianca è stata cancellata, la Formula Uno dell'Eur è rimasta sulla carta, idem la velleitaria candidatura per le Olimpiadi 2020. I progetti per il raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino e il risanamento di Ostia sono stati spostati a data da destinarsi, per non parlare del parco a tema "I ludi di Roma", del "Cinecittà World" o della pedonalizzazione del centro storico.
Certo, la congiuntura negativa ha pesato non poco sulle azioni dell'amministrazione dei post-missini. Così come il buco lasciato dal centrosinistra, una dozzina di miliardi tra investimenti in opere pubbliche (Metro C in primis) e debiti contratti attraverso i famigerati derivati, su cui sta indagando la Corte dei conti. Senza dimenticare che Alemanno - come altri sindaci italiani - ha dovuto governare subendo tagli di trasferimenti dallo Stato, che a Roma pesano per circa 1,2 miliardi.
Epperò, al netto delle difficoltà finanziarie, la gestione della cosa pubblica è stata disastrosa: l'Ama e l'Atac, le più importanti società in house, sono a rischio crac più ancora di quanto lo fossero nel 2007. L'Ama, dichiara Alemanno sui cartelloni, ha chiuso quest'anno con un utile di 2,3 milioni. Verissimo. Ma spulciando i bilanci consolidati del 2007 e del 2011 ci si accorge che il passivo totale è cresciuto di ben 431 milioni di euro, mentre il costo del personale (salito di 793 unità) è aumentato di ben 50 milioni di euro, a cui vanno sommati i 60 in più spesi nel biennio 2009-2010 e i 51 registrati nel bilancio d'esercizio appena approvato. Diminuiti di 26 milioni, invece, i prestiti con le banche, che restano però creditrici di 669 milioni.
Se Franco Panzironi è stato indagato per la Parentopoli nella società che gestisce la monnezza, l'ex ad Adalberto Bertucci è sotto inchiesta per 850 assunzioni sospette in Atac, tra cui spicca quella del figlio del caposcorta del sindaco. L'azienda comunale dei trasporti si è fusa con Trambus e Met.Ro (ecco perché Alemanno può vantare la diminuzione delle società partecipate) ma è alla canna del gas: cinque amministratori delegati in cinque anni (ognuno a contratto da centinaia di migliaia di euro l'anno) non solo non sono riusciti a migliorare il servizio (il parco autobus ha una media guasti vicina al 30 per cento, qualche giorno fa la linea B della metro si è bloccata per l'ennesima volta per un guasto alla corrente) ma hanno assunto centinaia di amministrativi (500 il solo Bertucci) mentre il deficit di autisti restava altissimo.
Anche al Campidoglio forse si poteva fare meglio: il Pdl racconta che la spesa del personale è calata, rispetto al 2007, del 3,4 per cento a 1,166 miliardi, ma dimentica di segnalare che la giunta ha stipulato oltre 300 contratti esterni a tempo determinato tra staff del sindaco, assessorati, segretarie e uffici stampa, per un costo complessivo tra stipendi e oneri previdenziali - ha calcolato "l'Espresso" che ha letto tutte le delibere - di oltre 30 milioni.
Alla faccia del buco in bilancio, sono stati sistemati amici degli amici, famigli e simpatizzanti della destra. Solo per l'ufficio stampa, la giunta dal 2008 al 2012 ha assunto 34 persone: studiando il rapporto annuale che la Casa Bianca manda al Congresso degli Stati Uniti, si scopre che nel 2012 lo staff di Obama ne contava solo 21. Gianluca Scarnicci, "responsabile dei rapporti con il mondo cattolico" per conto del sindaco, prende 144 mila euro lordi l'anno. Dodicimila in più del potente portavoce della Casa Bianca James Carney, fermo a 132 mila.
Chissà se i romani, il 26 e il 27 maggio, perdoneranno anche questa...
Scritto il 17 maggio 2013 alle 16:43 | Permalink | Commenti (13)
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Marina Berlusconi in versione "sexy" (?)
Appena due giorni fa, avevamo scritto un post dedicato alla tetragona Marina Berlusconi, una donna incapace di arrossire persino di fronte alla maialate del vecchio satrapo. Lo avevamo intitolato "Malattie ereditarie: colpita Marina Berliusconi"
Oggi su Repubblica cartaceo un lettore di Corrado Augias gli scrive sullo stesso tema, e Augias risponde da par suo.
Gentile Augias,
Marina Berlusconi ha attaccato pesantemente la Boccassini per il caso Ruby. Viene da domandarci se i nostri figli avrebbero fatto altrettanto, se ci fossimo trovati nelle condizioni del Cavaliere. Sapendo, cioè, che abbiamo dato 4,5 milioni di euro ad una ragazza marocchina senza arte né parte, esperta solo nel suo antico mestiere. Se sapessero che stipendiamo alcune signorine con 2.500 euro al mese, più vitto e alloggio. Fatti accertati al di là di ogni dubbio. Che direbbero i nostri figli? Io mi vergognerei da non poterli più guardare. Berlusconi invece non solo guarda negli occhi i suoi figli, ma tutti noi, e sono milioni quelli che addirittura lo amano, gli hanno affidato, e vorrebbero tornare ad affidargli il destino del Paese. Augias, sono i tanti soldi a fare la differenza, il potere, o che?
Questa la risposta di Corrado Augias:
Alla sdegnata Marina Berlusconi sottopongo queste poche righe del signor Gennaro A. di Napoli:
«Una prostituta chiama sul cellulare il presidente del Consiglio impegnato all'estero in una riunione di Capi di Stato e Governo, per informarlo che una comune giovane amica (!) è trattenuta in Questura a Milano. Lui si precipita a telefonare alla Questura suggerendo di affidare la ragazza ad una sua incaricata, trattandosi della nipote di un Capo di Stato estero».
Marina Berlusconi, c'è bisogno di altro? 0 basta questo? Non sappiamo se il processo si chiuderà con una condanna, ma chiediamo a Marina se ha mai considerato che la condotta di suo padre - uomo pubblico - coinvolge 60 milioni di persone. Come ha giudicato le amicizie con pregiudicati, la corte di ragazze leggere che lo ricattavano per spillargli denaro, che si davano il cambio sulle sue ginocchia toccandolo "nelle parti intime" (le foto hanno fatto il giro del mondo), salvo dileggiarlo al telefono con apprezzamenti feroci sulla sua condizione fisica?
Uno zimbello sputa soldi in mano a un gruppo di avide mestieranti. Come ha valutato Marina il livello morale di suo padre? il suo livello culturale, il buon gusto con quelle barzellette che erano stupide prima di essere oscene e almeno in un caso blasfeme. Sono cose che non hanno rilevanza penale, a meno che non sia diversamente provato. Ammettiamo pure che non ne abbiano. Ma la considerazione verso un padre non dipende anche dalla stima che i suoi comportamenti possono suscitare?
Marina stima un genitore che si è coperto di ridicolo davanti all'Europa e al mondo? (e noi con lui, purtroppo). 0 non lo compiange in cuor suo, e vorrebbe avere un padre migliore, lei che presiede la più importante azienda editoriale privata ed è circondata da libri di ogni genere, oltre a quelli contabili? Lo difenda in pubblico ma faccia anche, in privato, qualcosa per salvarlo da una così penosa vecchiaia.
Corrado Augias
Vecchio satrapo e giovani troie
...ed ecco la pronta risposta della virago in difesa del satrapo...
Egregio direttore,
nel suo intervento dedicato principalmente alla vicenda Ruby, Corrado Augias arriva dove nessuno aveva ancora osato arrivare. Arriva a criticarmi per i sentimenti, la stima e la considerazione che ho per mio padre, giunge addirittura a farmi la predica su come dovrei o non dovrei comportarmi con lui. Ma come si permette, il signor Augias? Non si rende conto che tutto ciò appartiene alla peggiore inquisizione?"
"Su questa storia di fango e calunnie, mio padre ha già spiegato più volte come sono andate davvero le cose", prosegue la primogenita di Silvio Berlusconi. "Io posso solo ribadire quello che ho già detto. Conosco molto bene mio padre, conosco la persona che è e la profonda correttezza con cui si è sempre comportato, il rispetto che ha sempre avuto nei confronti degli altri, sono orgogliosa di lui e di essere sua figlia e non c'è stato mai nulla, assolutamente nulla, che potesse anche minimamente mettere in discussione questo orgoglio".
"Non è d'accordo, il signor Augias? - chiede la presidente di Fininvest - Affari suoi. Ma il suo intervento è la migliore, o peggiore, dimostrazione degli enormi guasti che sono stati provocati da chi, in modo spesso consapevole, continua a non distinguere tra opinioni personali di tipo morale, o moralistico, giudizi politici, procedimenti giudiziari. Augias avrà le sue opinioni su mio padre, milioni di italiani, a cominciare dalla sottoscritta, ne hanno altre, radicalmente diverse. I Tribunali però non si occupano, o non si dovrebbero, occupare di opinioni. E la Procura di Milano pochi giorni fa ha chiesto per mio padre la condanna a 6 anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Su questa enormità Augias non ha nulla da dire".
"Anzi - obietta Marina Berlusconi -, liquida il tutto con un inciso sconcertante: 'ammettiamo pure', bontà sua, 'che tutte queste cose non abbiano rilevanza penale'. Di che cosa stiamo parlando, allora? E' proprio nell'inciso l'ennesima conferma del fatto che il processo Ruby proprio per questo è stato costruito, nessuna prova, nessun reato, solo una grancassa mediatica per poter infangare chi non ha fatto nulla per meritarselo".
"Su quali basi, secondo Augias, si dovrebbe dunque arrivare a una condanna? - si chiede ancora Marina Berlusconi -. Perché a lui e a quelli che la pensano come lui non piacciono, cito testualmente, 'il buon gusto' di mio padre e 'le barzellette' che racconta? Non si permetta, il signor Augias, di insegnare a una figlia che cosa deve pensare di suo padre. Si preoccupi di rispettare, di fronte ai propri lettori, chi ha idee diverse dalla sua. E soprattutto non tenti di spacciare le opinioni per assolute verità". (Marina Berlusconi su Repubblica) (17 maggio 2013)
...io, da parte mia, ho da aggiungere solo una domanda alla "signora" Berlusconi:
SIGNORA, MA NON SI VERGOGNA???
Scritto il 17 maggio 2013 alle 14:53 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Scritto il 17 maggio 2013 alle 08:00 | Permalink | Commenti (5)
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