Avevo ancora tutti i capelli in testa e stavo nei banchi di scuola quando cominciai, nella Milano dell’effimero “boom” che avrebbe dovuto farne una grande e invidiabile città modello europea, a sentire il cantico dei Lombardi al governo. Ah, Signùr Signùr, se ci fossero gli operosi, onesti, incorruttibili, efficienti, “ghepensimi”, preparati, europei, competenti milanesi e lombardi al governo della nazione invece di quei meridionali dell’ostrega, come sarebbe grande, ricca e onesta l’Italia. Li abbiamo visti, i messia del “Grande Norte”, decennio dopo decennio ormai, i lombardi e i milanesi al governo della nazione e naturalmente della loro città e regione, fino all’apoteosi del Furmìga nel suo tempio faraonicamente arredato a spese nostre.
Li abbiamo eletti, provati e riprovati, e guardate con che cosa ci ritroviamo, un branco di inetti, di tangentari, di nepotisti, di cortigiani, di cadreghisti, di cortigiane da harem, di raccomandati degni della peggiore “Terronia”, come dicevano e dicono i purosangue dell’ Olona, senza grandi distinzioni di colore o di partiti. Ora, per rimediare ai disastri fatti da altri milanesi, da Craxi, nato a Milano, a Berlusconi, nato a Milano, è stato chiamato Monti, lombardo, che forse riuscirà o forse no a spremere sangue dalle rape e rimetterci in condizione di crescere e di farci rispettare, ma che almeno nessuno può accusare di essere un dilettante sbruffone come Bossi, un venditore di vasetti (magliaro) come Berlusconi o un boss da Milano “da bere” come Craxi. Morale della tristissima favola italiana: il certificato di nascita non significa e non garantisce nulla, né in Italia né altrove. Guardate la irrisoria facilità con la quale le mafie si sono infilate nella vita economica e finanziaria del Nord, il luogo dal quale partiva il fiume di tangenti per corrompere i governi di Roma, come dita in un guanto pronto ad accoglierle e se avete paura delle ‘ndrine nel Tav non sapete niente dell’Expo 2015. Si può essere farabutti della Brianza e galantuomini delle Madonie, cialtroni di Crescenzago o di Castellammare. Dimmi dove vai e dove mi vuoi portare, non da dove vieni. Sono cose talmente ovvie che ogni tanto ce ne dimentichiamo.
via zucconi.blogautore.repubblica.it
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