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Come promesso, con questa puntata finisce l'analisi (dolorosissima, perchè è un viaggio nella minchiata libera) delle "Cento Idee" di Matteo Renzi e Giorgio Gori) Si conclude con i link a tutte le puntate, ma una puntata speciale dedicheremo al peggio del Renzi-Pensiero. Una sorta di Bignami del neopeggio. Grazie per l'attenzione. Tafanus
TEMA 5 - PER UNA SOCIETA’ SOLIDA E SOLIDALE
-87) Introdurre il quoziente fami(g)liare - Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti. (Grande idea. UDC)
-88) Detrazione della spesa familiare - Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti (Inattuabile. Chi paga?)
-89) Una regolamentazione delle unioni civili - La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza (i margheriti – da cui Renzino arriva – si sono sempre opposti)
-90) Promuovere la natalità - Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni (...ci sono tanti posti di lavoro, per i ggiovani...)
-91) Adozioni internazionali - Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti.
-92) Più Nidi e Asili d’infanzia - Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini
-93) Progetto DAVID per la sicurezza stradale - DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5% sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione (Oddio, no!!! questa minchiata renzina girava già nel Febbraio 2011! con una tale precisione di previsione – il morto minuto per minuto – da risultare assolutamente ridicola!) Vedi Tafanus: L'ultima Renzata
-94) Adozione dello jus soli - E’ un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.
-95) Immigrazione intelligente - Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo (stai parlando delle quote? Guarda che già ci stanno...)
-96) Regolare? Permesso veloce - Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.
-97) Far diventare legge il 5 per mille - Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.
-98) Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit - La proposta è già stata presentata dalla Commissione Europea, ed è venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino (...cazzo! pensi in grande...55 miliardi! il doppio della manovra Monti, tutti gli anni, in aggiunta a quanto già serve per il rientro dal debito! Ma voi renzini ci siete, o ci fate???)
-99) Servizio civile obbligatorio - Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.
-100) Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende - Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.
Puntate precedenti
Scritto il 29/01/2012 alle 08:00 | Permalink | Commenti (0)
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«Mi sono ricordato che Martone sosteneva che attraverso il partito voleva dare una risposta lavorativa al figlio». Arcangelo Martino ha uno stile spiccio, spesso approssimativo. Del figlio di Martone dice che «fa il commercialista, una cosa del genere».
L'imprenditore è considerato uno dei pilastri della P3, la cricca che interveniva per pilotare le cause in Cassazione e in molti tribunali. Ma durante l'interrogatorio in carcere davanti ai pm romani ricostruisce in modo netto il principale interesse di Antonio Martone, all'epoca potente avvocato generale della Cassazione: sistemare il figlio, ossia Michel, il giovane enfant prodige del governo Monti, pronto ad attaccare gli studenti fuori corso e le lauree tardive.
Il suo curriculum di professore ordinario a soli 29 anni era anche - stando ai verbali - nelle mani degli uomini della P3. Martino dichiara che assieme a Pasqualino Lombardi, l'altro protagonista dell'inchiesta P3, si sarebbero presentati a Marcello Dell'Utri chiedendo di intervenire in favore del ragazzo. Sarebbe stato Lombardi a sollecitare la raccomandazione, accompagnata dalla lista dei meriti accademici del giovane al senatore del Pdl. Ottenendo una risposta vaga: «Va be' vediamo».
Tanta premura per il rampollo non nasceva da una solidarietà amicale. L'interesse della P3 era chiaro: volevano che il padre intervenisse per sistemare la causa sul Lodo Mondadori, ossia il processo contro l'azienda di Silvio Berlusconi a cui era contestata un'evasione fiscale da circa 300 milioni, e sollecitasse un voto positivo della Consulta sul Lodo Alfano che garantiva l'immunità al premier. Due questioni strategiche per il Cavaliere che Pasqualino Lombardi e i suoi sodali volevano mettere a posto grazie all'aiuto di Martone, come spiegano ai magistrati.
Antonio Martone ha dichiarato di non avere mai chiesto raccomandazioni per il figlio. L'uomo ha lasciato la suprema corte dopo la diffusione delle intercettazioni su sui contatti con gli emissari della P3. Nunzia De Girolamo, parlamentare pdl, ha descritto la presenza dell'avvocato generale ai pranzi da Tullio dove ogni settimana Lombardi riuniva i suoi compagni di merende. «Ricordo che erano presenti il sottosegretario Caliendo e diversi magistrati. Tra loro Martone, Angelo Gargani e un magistrato del Tribunale dei ministri». Il geometra irpino Lombardi si mostra capace di grandi persuasioni, come ricostruisce la De Girolamo: «Ricordo anche che Martone diceva di volere andare via dalla Cassazione e che Lombardi non era d'accordo e cercava di convincerlo a restare. Diceva che stava bene lì, che era un punto di riferimento lì. Martone insisteva dicendo che voleva fare altre esperienze e che preferiva andare da Brunetta».
Proprio da Brunetta era poi venuto il primo incarico di consulente da 40 mila euro l'anno per Michel Martone, mentre al padre andavano ruoli direttivi. Ma Lombardi e Martino si impegnavano per trovare «attraverso il partito una risposta lavorativa» migliore per il professore in erba. Che due anni esatti dopo l'incontro tra Lombardi e Dell'Utri per trovargli un posto «attraverso il partito» è arrivato al governo Monti.
Scritto il 28/01/2012 alle 16:00 | Permalink | Commenti (5)
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Ricevo da Filippo.e pubblico:
La spaccatura fra la base leghista e i vertici del partito esiste oppure o è un'invenzione mediatica? I fischi che sabato piazza Duomo ha riservato a Bossi erano proprio per il Senatur, oppure (come dice Renzo) c'è stato un problema di sincronizzazione fra audio e video e i fischi erano rivolti a Monti?
E' tempo di dilemmi, in casa Lega. Nelle ultime ore a chiarire qualche dubbio ci aveva pensato Radio Padania Libera. O meglio, gli ascoltatori delle frequenze leghiste. Subito dopo la manifestazione di sabato, infatti, la radio aveva deciso di lanciare un sondaggio on line sul proprio sito. Domanda secca: «Cosa ne pensi dei primi mesi di attività del governo Monti?».
Un quesito che, seguendo quello che è il pensiero del partito, non avrebbe dovuto lasciare scampo all'attuale premier. Del resto la Lega è, ad oggi, il più grande partito d'opposizione. E Bossi non nasconde, un giorno sì e l'altro pure, il malcontento verso questo esecutivo.
Invece il risultato era stato sorprendente. Oltre l'80% dei votanti (su 5493 voti) s'era detto favorevole a Mario Monti. Il 71,1, addirittura, si diceva «molto soddisfatto». I delusi erano circa il 3%. Gli «arrabbiati», invece, il 12,9.
Un giudizio che lasciava poco spazio ai commenti. E che forse evidenziava in modo netto, se i numeri hanno ancora un senso, la divisione fra la base del partito e chi sta al timone. Ma il sondaggio non si trova più. E in Rete la notizia già spopola sui social media. Sulla home page del sito non ve n'è traccia. Sparito. L'area sondaggi, nella side bar sinistra, è completamente vuota. Chi ha conservato il vecchio link può tentare di accedere, ma ormai riceve solo un messaggio d'errore. La pagina è sparita, ma noi abbiamo la pagina di quando ancora la sveglia redazione di Radio Patania Libera non s'era accorta del patatrac...
Nota finale esilarante: il ramarro locale Matteo Salvini (uno dei leghisti più raffinati e intelligenti) si è affrettato a precisare che a votare erano stati sono provocatori "de sinistra". E così Matteo Salvini (professione "ospite") ha trovato il modo di attribuire una paternità certa ai voti online. Il click con DNA incorporato. Tafanus
Scritto il 28/01/2012 alle 12:00 nella Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (6)
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Scritto il 28/01/2012 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (3)
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Ha fatto molto rumore questo lungo articolo di fondo del Financial Times dedicato all'Italia di Mario Monti. Poichè tutti ne parlano, ma pochi lo hanno letto, speriamo di fare cosa gradita proponendone la traduzione. Tafanus
L’Italia è tornata. Angela Merkel siede in cima alla lista di potere d’Europa. Sarkozy può rivendicare di essere il più energico fra i leader del continente. Mario Monti ne è il più interessante. Dopo un’assenza durata circa un ventennio, l’Italia torna in scena. Il destino di Monti potrebbe diventare il destino d’Europa.
L’altro giorno la casa bianca ha detto che detto che Monti incontrerà presto Barack Obama. Descrivere questo annuncio come esuberante sarebbe riduttivo. Monti e Obama dovrebbero discutere delle misure onnicomprensive che il governo italiano sta prendendo per ricostruire la fiducia dei mercati, e per rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, così come di un allargamento delle difese finanziarie. Traduciamo: Obama segue Monti su tutto, inclusa la pressione che Monti sta esercitando sulla Merkel.
C’è stato un tempo in cui l’Italia contava qualcosa, in Europa. L’Italia ha guidato il grande balzo verso l’integrazione europea negli anni ’80. Il summit di Milano del 1985 ha dato la spinta per la costruzione del mercato unico. Cinque anni dopo, a Roma, veniva fissata la timetable per l’introduzione dell’euro. Ciò aveva causato il famoso “No, No, No” di Margaret Thatcher alla moneta unica, che aveva trascinato la ribellione dei tories. Per quanto possa sembrare strano, i conservatori inglesi erano, una volta, in maggioranza pro unione europea.
L’era di Silvio Berlusconi mise fine alla influenza italiana. Sebbene fosse accolto sempre calorosamente da Vladimir Putin, Berlusconi veniva schivato dai suoi pari in Europa, visto come causa di imbarazzo ed irritazione. Mario Monti, un serio accademico con un piano serio, è diverso in ogni senso. Berlusconi faceva battute orrende circa l’aspetto fisico della Merkel. Monti parla con lei di economia.
C’è un altro italiano ai vertici. Mario Draghi – l’altro Mario – ha già scritto i titoli della sua azione, durante la ancor breve presidenza della BCE. In termini di rispetto dell’ortodossia economica, Draghi si posiziona come un “tedesco onorario”. E tuttavia una grossa operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua direzione ha sostenuto il sistema bancario, e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non vuol’essere una regola permanente, ma ha dato lo spazio politico alla Merkel per negoziare sul “Fiscal Compact”. Circa le sempre presenti ombre sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’euro stia passando dalla fase acuta ad una fase cronica.
La posizione di Monti è cruciale perchè sarà in Italia che si deciderà il destino a lungo termine dell’euro. Se la Grecia dovesse cadere, Irlanda, Portogallo e Spagna si troverebbero sulla linea del fuoco, anche se sarà l’Italia a giocare nel ruolo da pivot. Se la terza economia europea non dovesse essere capace di mettersi su una credibile rotta economica, l’euro, come progetto pan-europeo, non avrebbe futuro.
Monti ha un paio di buone carte da giocare. Le sue misure di austerità di sono già dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti non sono in splendida forma. Berlusconi fa il cecchino da bordo campo, ma la sua coalizione di centro-destra uscirebbe massacrata da una eventuale votazione anticipata. Sicchè Monti è convinto di avere un altro anno, fino alla scadenza elettorale del 2013, per avviare e rendere operativa la sua strategia.
La seconda carta è che Monti può dire la verità al potere tedesco. La sua storia come riformista liberale nella Commissione Europea è fuori discussione. La sua condotta sfida ogni stereotipo circa la inettitudine del Sud-Europeo. E Obama lo segue da vicino quando dice alla Merkel che un regime indefinito di austerità trasformerebbe il patto fiscale in un patto suicida.
C’è il sospetto che Sarkozy risenta negativamente della “intrusione” di Monti. Il presidente francese non ha la vocazione a dividere con altri le luci della ribalta. Finora ha preteso che la leadership europea fosse un affare a due fra Francia e Germania. In verità, la “chimica” fra il Presidente e il Cancelliere è tutto tranne che buona.
Accade che Sarkozy abbia più interesse di molti altri nel successo di Monti. Dovunque io incontri le élites francesi (come nell’ultimo bilaterale franco-inglese) sono colpito dalla loro insistenza sulla vitale necessità che l’euro sopravviva. Cosa vogliano dire, credo, è che il crash della moneta unica vedrebbe la Francia spinta al secondo livello in Europa, privata di qualsiasi residuale pretesa ad avere una influenza globale.
Non ci sono garanzie che Monti ce la faccia. Grandi tagli di spesa e aumento delle tassazioni sono una cosa. Il vero test ci sarà con la liberalizzazione dell’economia. Qui si confronterà con pratiche restrittive, ecartelli in cerca di rendite di posizione. Questa settimana le città italiane sono state paralizzate da tassiti e camionisti. Farmacisti, avvocati, benzinai sono sul piede di guerra, in difesa dei propri privilegi. Non sarà facile.
Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’eurozona è polarizzato. Da una parte coloro che sostengono che ci si può salvare solo se l’Europa meridionale, cattolica, assorbirà la cultura protestante, nordica, della frugalità e del duro lavoro. Sull’altra sponda ci sono coloro che pensano che tutto finirebbe bene se la Germania fosse pronta a spendere di più e a sottoscrivere i titoli di stato dei vicini di casa meridionali. Entrambi i gruppi di ipotesi sono inguaribilmente naives.
La sfida che deve fronteggiare l’Europa – quella cristallizzata dalla crisi dell’euro – è di adattarsi ad un mondo in cui l’Europa non può più determinare i rapporti di cambio. I padroni della politica e dell’economia possono polemizzare quanto vogliono sui meriti o i demeriti della svalutazione, o dei giochi d’equilibrio fra rettitudine fiscale e politiche espansive della domanda. La domanda chiave è se L’europa può ancora competere in un mondo nel quale non è più in grado di controllare le oscillazioni. Ecco perchè ciò che Monti sta facendo in Italia è di importanza vitale.
(di Philip Stephens - Financial Timets)
(Traduzione di Antonio Crea)
Scritto il 27/01/2012 alle 21:42 nella Berlusconi, Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (10)
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Cari amici, sul fronte della salute tutto procede benino, in attesa del secondo intervento. Impegni ridotti e tutto vissuto nella lentezza e senza sforzi. Aspettiamo. Penso alle migliaia e centinaia di migliaia di persone che hanno qualche problema simile o peggio del mio e mi sento solidale con tutti. Accetto questo limite e lo vivo con serena empatia, sapendo che ognuno di noi è necessario, se vive ogni momento come unico e importante. Ora ho più tempo per pensare e per pregare e vi garantisce che nessuno di voi è estraneo a me.
Paolo Farinella
Dissoluzione
L’Italia sta raccogliendo le macerie delle tempeste seminate negli ultimi decenni e specialmente nell’ultimo diciottennio. Da Craxi in poi, quello che aveva pensato a «Milano da bere», corruzione e politicanti si sono fatti una resa sicura scaricando i debiti sulle future generazioni. Oggi i nodi di quell’avventura «social fascista» sono tutti davanti ai nostri occhi. Qualcuno alla fine deve pagare e in nome «del bene comune» siamo chiamati a pagare amaramente i debiti di chi ha vissuto e scialacquato in nome «del bene privato».
Non è un caso che la maggioranza dei socialisti di allora oggi militano con Berlusconi e Fini e Bossi, segno che la loro anima era fascista allora, in cuori di finti socialisti, e oggi è palesemente piduista, massone, ladri e corrotti come il loro antenato e fascisti, servi di un padrone senza del quale non possono vivere. Oggi socialista è sinonimo di delinquente.
Dopo diciotto anni di regime berlusconiano/finiano/bossiano, basato esclusivamente sull’interesse personale, di categoria e di padania inventata per sopravvivere come partito senza idee e senza politica, ci ritroviamo con una Nazione dilaniata, smembrata in corporazioni impazzite, in gruppi d’interesse sconnessi gli uni dagli altri. Ognuno per sé e chi è più forte vince.
Se nel 1968 andava di moda lo slogan «la fantasia al potere», nel tempo del berluscobossismo con contorno finiano lo slogan era: «io al potere e voi ne pagherete il prezzo». Così è stato. Il triunvirato, a cui non si può non annettere il quadrunviro Casini, che oggi tanto pontifica, ha scientificamente smantellato l’idea di Stato e di Istituzione, ha diffuso il virus dell’individualismo contrapposto agli altri individualismi, iniettando la convinzione che chi ruba allo Stato è un benefattore. Ha prevalso solo e su ogni piano, la logica dell’arraffa-arraffa. Ogni scelta immorale è stata fatta sulla base dei sondaggi fatti la mattina in vista del pomeriggio e senza mai un respiro che sapesse guardare almeno alla settimana dopo.
Hanno negato la crisi fino a quando ne sono stati letteralmente ingoiati, hanno impoverito l’Italia, aumentato le tasse, dirette e indirette, eliminato lo stato di diritto, hanno annullato i diritti e stravolto la democrazia, hanno fomentato le pulsioni peggiori, incitando ad evadere le tasse e a fregarsene della legalità. Il pesce puzza dalla testa. Se credevano di essere furbi, hanno dimostrato di essere solo vandali.
Oggi l’Italia è in uno stato comatoso, di cui sono responsabili solo loro, esclusivamente loro, oggettivamente loro. Non posso tollerare che, come la Lega, che ha governato e governato per 10 anni, oggi faccia la verginella del «no» e suggerisca soluzioni per uscire dalla crisi. Non posso tollerare che Santoro inviti ancora la Santanchè e la Mussolini come se fossero oracoli. Non posso tollerare che questa gentaglia, colpevole del degrado e della distruzione dell’Italia, sia riverita e ascoltata. Giovedì scorso non ho visto «Servizio Pubblico» come protesta individuale alla presenza della «vajassa», questa sì nipote del Duce.
Le proteste dei camionisti, dei tassisti e di tutte le altre corporazioni, sono il frutto maturo dello stato piegato all’interesse individuale da un capo di governo che ha ridotto il parlamento e la dignità ad un lupanare di vergogna di fiera paesana. Gli interessi delle singole categorie sono sacrosante e i camionisti hanno ragione quando chiedono attenzione alle loro condizioni: basterebbe obbligare i fruitori del loro servizio a pagarli entro un mese per risolvere una parte di problemi. Conosco camionisti che aspettano il saldo delle loro fatture anche 6 mesi, e anche oltre un anno. E’ una indecenza.
Grillo perde colpi
Beppe Grillo ha fatto una dichiarazione che è stata interpretata come un no alla cittadinanza dei figli degli immigrati nati in Italia, quello che solitamente, in diritto è conosciuto come «ius soli – diritto del suolo»: uno ha la cittadinanza dove/nel posto dove nasce. Dovrebbe essere una realtà automatica in uno stato di diritto, invece in Italia, patria del diritto romano, è ancora materia di discussione della Lega e ora anche di Grillo. Mi dispiace per l’amico Beppe, ma questa volta ha potuto sperimentare che il metodo da lui inaugurato, la rete, lo ha preso sul serio. I suoi stessi sostenitori lo hanno bocciato e ancora di più perché lui aveva l’obbligo di una maggiore cautela, visto che anima un movimento che alle prossime elezioni potrebbe prendere oltre il 7% e, secondo me, molto di più se fosse stato meno qualunquista e contro tutti su tutto, senza salvare alcuno. W la rete. Se sbagliano i papi, possiamo anche concedere che sbagli anche Grillo. Speriamo che lo ammetta e lo dichiari. Ne sono certo.
Condono, anzi no
Ancora una volta i partiti ci hanno provato a perdere il pelo, ma non il vizio e si volevano condonare le multe per i manifesti illegali dell’ultima campagna elettorale, questione di milioni di euro. Tutti d’accordo, tranne Idv (se non vado errato) a farsi un «condonetto» su misura, Capisco che Berlusconi e il finto Alfano, i fascisti e la Lega che ci sono abituati, ma che il Pd faccia ancora di questi giochetti è proprio deprimente.
«Il Fatto Quotidiano», ormai quasi l’unico giornale «cane da guardia» ha sventato il colpetto e ha scatenato la rete che a sua volta si è scatenata contro i luridi condonandi (per non dire altro) e così in fretta e furia hanno fatto retromarcia. Non sono però sicuro che non riescano lo stesso a risolvere la questione con un misero obolo, magari a rate.
Mamma «Imbecilla» è sempre incita.
Anche il governo dei tecnici o dei professori o degli affamtori di popolo, partoriscono al loro interno e a loro saputa imbecilli laureati. Il sottosegretario Michel (fa chic alla franzese) Martone, figlio di raccomandato, a suo volta raccomandato e frequentatore osceno di Previti osceni ancor di più, se la piglia con chi si laurea dopo i 28 anni, definendoli «sfigati». Lui ha potuto togliere la «s» davanti perché figlioletto di paparino suo, e forse faceva studiare al suo posto il servo di turno, tanto poi paparino aggiustava tutto. Gli sfigati invece che lavorano, che studiano, che devono fare quadrare vita, bilanci, università e relazioni sociali, invece magari oltrepassano i 28 e si laureano a 30, 35 anni. Da parte mia tanto di cappello a costoro, uomini e donne, per il sottosegretario invece chiedo in prestito una pernacchia a Totò o a De Filippo, e gliela mando senza busta. Solo andata.
27 gennaio «Giorno della memoria»
Anniek Cojean dice che un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti. La seguente:
«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».
(Fonte: Anniek Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995).
Paolo Farinella, prete
Caro Paolo,
felice di sentirti di nuovo al pezzo, e d'accordo su quasi tutto ciò che scrivi. Tranne (conoscendomi lo sai) il tema "Grillo". Lo sai da quando ti ho messo in guardia dal fare aperture di credito a quello che io chiamo affettuosamente "Il Cazzaro" (ma solo quando mi sveglio bene). Grillo non andrà da nessuna parte, che non sia, ora e sempre, quella del populismo. L'uscita sullo ius soli non è secondo me casuale. E' una scelta (sbagliata) di marketing politico. Grillo ha lisciato il pelo alla xenofobia - latente ma non troppo - degli italiani, dopo il ventennio fascio-leghista. Ha immediatamente staccato un passettino di un punto in avanti nei sondaggi, ma ha staccato dieci punti indietro fra coloro che lo seguivano in rete, avendolo scambiato per uno di sinistra.
In un modo o nell'altro, restituirà il prezzo della cazzata cogli interessi composti. Concludi dicendo di sperare che "Grillo lo ammetta e ripari". Non lo farà. Io sono il maggior grillologo vivente, e posso assicurarti che in vita sua Grillo non ha mai commesso un solo errore. O, almeno, non gli è mai capitato di distrarsi e di ammetterne uno, non foss'altro che per dimostrare di esserne capace.
Sono pronto a scommetterci il conto di quella rimpatriata in trattoria che prima o poi vorrei rifare.
Tafanus
Scritto il 27/01/2012 alle 16:00 nella Paolo Farinella | Permalink | Commenti (4)
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Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de "Il Grande Bluff", che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
E' serio, per dire, rimangiarsi il discorso sull'ICI perchè lo chiede il centrodestra e fare concessioni sulla riforma pensionistica perchè così vuole la sinistra? Un governo tecnico non dovrebbe fare e basta, senza rimangiarsi tutto il giorno dopo? E' perchè stanno lavorando con la fretta alle calcagna o anche il governo Monti sarà destinato ad arrendersi al gattopardismo del cambiare tutto per non cambiare nulla? Non si starà dimostrando che la democrazia è sempre più incompatibile con il governo dell'economia e quindi, in situazioni di emergenza, vige la legge marziale? E' questo principio, di rinunzia alla propria sovranità, che in fondo questa crisi vuole imporre al mondo?
Scritto il 27/01/2012 alle 12:00 nella Lameduck | Permalink | Commenti (5)
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Quel raccomandato del viceministro del Lavoro avrebbe potuto guardare la trave del suo percorso professionale prima di aprire bocca e dire che chi si laurea a 28 anni è uno sfigato.
Michel Martone, 38 anni, è un tipico prodotto dell'accademia familistica italiana. Intanto il babbo, che di recente, recuperato tempo libero grazie al pensionamento forzato da parte del Csm, ha aperto un blog per difendersi dalle accuse che gli sono grandinate.
Ecco, papà è Antonio Martone, giudice di peso a cui a fine carriera è stato negato il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Cassazione (gli spettava per anzianità). Già membro della Fondazione Craxi, è stato presidente dell'Authority Scioperi e della Commissione anti-fannulloni per volontà di Renato Brunetta, è stato un assiduo dello studio legale Previti e partecipò alla cena a casa Verdini il 23 settembre 2009 - in uno straordinario palazzo d'arte ai piedi del Campidoglio romano - dove la P3 (lui non fu mai accusato di farne parte, fu però sentito dal sostituto procuratore Capaldo sul tema) cercò di acchittare il Lodo Mondadori favorevolmente a Silvio Berlusconi.
Ecco, il figlio Michel, che da Brunetta ha ottenuto una consulenza da 40 mila euro mentre papà bacchettava i nullafacenti, è stato un razzo a scuola. Spigliato, cresciuto a pane e codici, amicizie altolocate di passaggio in salotto e citazioni di Talleyrand la sera a cena. Ma nei passaggi delicati della sua corsa affannata è arrivata sempre l'attenzione degli esaminatori, qualcosa che somigliava a un trattamento di favore. A 23 anni è stato dottorando (appena laureato, quindi) e si manteneva facendo il dog sitter. A 26 anni è stato ricercatore di ruolo, già a 27 professore associato e a 29, niente meno, professore ordinario. Un lampo per l'università italiana, dove l'età media per diventare ricercatore è di 35 anni.
Il viceministro che ha polverizzato le tappe accademiche non è sempre stato all'altezza del suo passo, però. Della sua velocità. Il passaggio al concorso per diventare professore ordinario all'Università di Siena (dovrà trasferirsi a Teramo, tuttavia, per iniziare a insegnare) mostra balbettii fin qui non evidenziati. Il posto gli fu sorprendentemente assicurato, ma solo dopo sferzanti ramanzine. Come andò? Andò che durante quel concorso, tenutosi tra gennaio e luglio 2003, su otto iscritti sei si ritirarono. Restarono solo Franca Borgogelli e Michel Martone figlio di Antonio. Dei due, la Borgogelli aveva il passato accademico più solido. Diplomata nel 1970, laureata nel 1975 in Scienze Politiche, nel 1982 prese una seconda laurea in Giurisprudenza (questa a trent'anni). Nel 1983 la Borgogelli diventò ricercatrice di ruolo, incarico che ricoprì per 17 anni. Poi fu nominata professore associato. Più di quaranta le pubblicazioni nell'arco di un ventennio, la commissione la promosse all'unanimità a professore ordinario: 5 esaminatori su 5.
Michel, invece? Bretella dandy, ricciolo fluido, aveva ottenuto diverse docenze considerata l'età, soprattutto in ambiti confindustriali e di libere università confessionali. Ma aveva pubblicato poco. Due lavoretti, presentò al concorso. Due monografie, una addirittura consegnata in edizione provvisoria (per prassi, quindi, non ammissibile, ma gli esaminatori di Siena non badarono alla forma). Ancora, Martone junior passò il concorso con 4 voti su 5 (il professor Franco Liso lo bocciò sonoramente) e i giudizi sulla sua attività di ricerca furono concordi: sveglio e con personalità, ma acerbo sul piano scientifico. La giovane età, le tappe infilate alla velocità di Usain Bolt, si scoprirono allora un limite. Non abbastanza grande da impedirgli di diventare "prof".
Ascoltate i giudizi dei cinque esaminatori: "I numerosi riferimenti a fatti e a metodologie di analisi sono caratterizzati talvolta da passaggi argomentativi non del tutto esaustivi". Poi, "permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro". Ecco: "Martone dimostra di trattare con spigliatezza gli argomenti prescelti e di adoperare correttamente il linguaggio giuridico, ma di dover ulteriormente affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E' auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata". Il professor Marcello Pedrazzoli confermò una maturazione disciplinare ancora da venire, ma offrì la cattedra da ordinario riempendo il giudizio di auspici: "Nonostante questi elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica... Le notevoli qualità su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno quando sarà trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione... Viene quindi per lo stesso formulato un positivo giudizio, anche prognostico". Il giudizio deve essere per forza prognostico - una prognosi, un'indicazione futura - perché la preparazione al contemporaneo esame era da degenza certa.
In attesa della sedimentazione, si parla delle potenzialità del giovane Martone, ma si dice anche che i riconoscimenti dovranno avvenire "in un'occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa".
I giudizi sono chiari: ripassi a settembre. Poi, però, il posto da baby-ordinario la commissione puntuta lo ha impacchettato lo stesso. Per Martone speed.
(di Corrado Zunino - repubblica.it)
...ecco... questo è il brillante curriculum di un giovane cazzaro che si permette di sputare sentenze su chi si guadagna la vita e si suda la possibilità di fare una carriera accademica. Un raccomandato, un "figlio di" un alto magistrato di non specchiata carriera, uno che ha cercato (e - a quanto sembra - trovato) la sua strada meritocratica fra cascami del craxismo, scodinzolamenti a e da Brunetta, frequentazioni del "PremiatoStudio Previti" e di Verdini. Fulminea, incomprensibile carriera accademica non supportata da nulla.
Siamo indignati col giovane cazzaro (...ma non ci avevano detto tutti che "ggiovane è bello"?...), ma siamo sconcertati anche - Mario Monti non ce ne vorrà - con chi lo ha imbarcato al governo. Al cazzaro non abbiamo nessuna domanda da rivolgere. Non abbiamo tempo da perdere. A Mario Monti una sola domanda:
PERCHE' ?
Tafauns
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Un gustoso ritratto del ggiovane cazzaro miracolato è stato tracciato anche da Chiara Beghelli su un giornale non sospettabile di essere l'organo del Partito Comunista Italiano: il Sole24Ore:
Scritto il 27/01/2012 alle 10:12 nella Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (9)
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Scritto il 27/01/2012 alle 08:01 nella Off Topics | Permalink | Commenti (6)
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Ecco i dossier in arrivo dalla Svizzera sugli uomini del presidente della Lombardia. Che smistavano mazzette nel segno di Comunione e Liberazione. Mentre, fra cosche e tangenti, gli arresti mettono in ginocchio la giunta lombarda.
Massimo Ponzoni, consigliere e sottosegretario regionale Pdl, straordinario collettore di voti per "il grande capo Formigoni" in Brianza, già assessore lombardo all'Ambiente e alla Protezione civile: arrestato dai magistrati di Monza per una valanga di tangenti urbanistiche e per due bancarotte immobiliari, con imprese svuotate per finanziare le campagne elettorali.
Franco Nicoli Cristiani, ras del Pdl a Brescia, consigliere regionale e assessore all'Ecologia nelle prime giunte Formigoni: incarcerato dai giudici di Brescia e Milano subito dopo aver intascato una mazzetta di 100 mila euro (e ne aspettava altri 100 mila) per autorizzare una discarica fuorilegge di scorie d'amianto.
Pierangelo Daccò, imprenditore-faccendiere internazionale di stretta osservanza ciellina, proprietario dello yacht di una delle tante vacanze gratuite del governatore lombardo: arrestato da altri magistrati milanesi per traffici milionari di fondi neri, prelevati dalle casse dell'indebitatissimo ospedale San Raffaele.
Tre nomi, tre inchieste che marcano solo alcuni dei passaggi più recenti delle tempeste giudiziarie che da mesi scuotono i vertici della Regione Lombardia. Imbullonato dal 1995 alla poltrona di presidente, Roberto Formigoni da Lecco, 64 anni, oggi è un politico assediato dagli scandali. Se n'è accorto anche Umberto Bossi ("Ormai ne arrestano uno al giorno") che ha rumorosamente minacciato di togliere l'appoggio della Lega e far crollare la giunta. A rischio di scatenare un regolamento di conti nel centrodestra in tutto il Nord.
Forte del potere garantito dalla poderosa macchina del consenso targata Comunione e Liberazione, il "celeste" governatore resta trincerato in cima al grattacielo più alto della metropoli (si è fatto costruire un apposito Pirellone-bis, naturalmente con soldi pubblici), ma mostra tutto il suo nervosismo gridando al complotto di inesistenti giudici comunisti, gli stessi che avevano chiesto il carcere per il suo sfidante di sinistra Filippo Penati. E per la prima volta dichiara che potrebbe non ripresentarsi nel 2015, con la malcelata speranza di ricompattare la sua base, superare la bufera e puntare su Roma. Gli scandali però si moltiplicano. Dalla sanità alle grandi opere, dai rifiuti alla mafia. Gli sviluppi delle tante inchieste aperte restano imprevedibili.
E un colpo di scena inatteso, che "l'Espresso" è in grado di rivelare, arriva dalla Svizzera.
Pochi giorni fa i giudici elvetici hanno trasmesso ai pm milanesi nuovi documenti bancari, che sembrano quasi la fotografia di un peccato originale. Un sistema di conti esteri che per almeno un decennio, quello dell'ascesa e consacrazione del governatore lombardo, ha nascosto e custodito un fiume sotterraneo di finanziamenti che irrorava una specie di cupola di CL. Soldi versati segretamente da aziende del gruppo Finmeccanica, compresa l'ormai famosa Selex (già Alenia), e dai petrolieri italiani coinvolti nello scandalo Oil for Food. Ora le carte documentano che il conto più importante era gestito da due tesorieri ciellini. Almeno uno di loro, negli stessi anni, viveva vicino a Formigoni. Molto vicino. Praticamente sotto lo stesso tetto.
Via Dino Villani è una strada a gomito tra il centro e la periferia nord di Milano, a cinque minuti di macchina dalla Regione. L'immobile con le finiture più ricche è un palazzo a forma di "L", protetto da un alto muro di cinta che lascia intravedere solo il parco e i comignoli dei camini. [...] Ma chi è il proprietario? E chi ci vive? A rispondere è un ex custode: "Era di Ligresti. Poi è diventato la villa del presidente Formigoni, che ha abitato qui per molti anni. Ora l'immobile è stato ristrutturato e diviso in appartamenti messi in vendita".
Le visure catastali documentano che il palazzo era ed è tuttora di proprietà dell'Immobiliare Costruzioni (Im.Co), la scatola edilizia della famiglia Ligresti. La ristrutturazione, stando ai ricordi dei vicini, sarebbe partita poco dopo i primi articoli di stampa sul ruolo di tre amici di Formigoni nello scandalo Oil for Food.
Finora si sapeva che gli assessori ciellini all'urbanistica milanese, da Maurizio Lupi in poi, facevano il possibile per aiutare i maxi-progetti del costruttore siciliano, che da re del mattone è nel frattempo diventato imperatore dei debiti. Ma si ignorava che negli stessi anni Formigoni in persona fosse, nella migliore delle ipotesi, inquilino di Ligresti. Visti gli autorevoli precedenti di Scajola e Tremonti, però, non si può escludere che lo fosse a sua insaputa. Anche perché quel palazzo non ospitava solo lui: almeno fino all'autunno 2006, quella era una casa-comunità dei Memores Domini, l'associazione che organizza i ciellini più devoti, quelli che convivono in gruppi chiusi che ricordano i "numerari" dell'Opus Dei o i "sigilli" di don Verzè.
Insieme a Formigoni, allo stesso indirizzo di via Villani 4, ha vissuto per anni Alberto Perego, un fiscalista milanese degli studi Sciumè e Interfield. Lo dichiara lui stesso, il 13 ottobre 2006, deponendo in procura come testimone nell'inchiesta Oil for food. Il pm gli chiede se per caso è lui a essersi intestato, per conto dei Memores, un deposito svizzero chiamato Paiolo: è il forziere dove tra il 1994 e il 2004 sono finiti, tra l'altro, 829 mila dollari versati dalle industrie militari del gruppo Finmeccanica. Perego conferma di far parte dei Memores, spiega che nella casa-comunità di Formigoni viveva anche il suo segretario Fabrizio Rota, ma smentisce qualsiasi pasticcio elvetico: "Non ho mai avuto conti esteri né alcun rapporto con Finmeccanica". Il pm Alfredo Robledo, sulla base di altri documenti e testimonianze, lo indaga per falsa testimonianza. Ora sta per aprirsi il processo. E la Svizzera, il 12 gennaio scorso, ha finalmente trasmesso il documento ufficiale con i nomi dei beneficiari del conto Paiolo, aperto nel lontano 1991, prima di Tangentopoli, alla BSI di Chiasso.
Il primo titolare è proprio Alberto Perego. Ma la vera sorpresa è che il conto Paiolo, quello che ha custodito fino al 2004 i soldi di Finmeccanica poi travasati verso ignote destinazioni, ha anche un secondo contitolare. Un altro tesoriere occulto di CL, secondo l'accusa. Che almeno per ora resta senza identità: le autorità svizzere hanno cancellato il suo nome dalle carte. E la procura di Milano non ha fatto una piega, perché rientra nelle regole del gioco: è il segno che si tratta di una persona che finora non è mai emersa nelle indagini italiane. Per cui ha diritto di restare protetta dal segreto bancario svizzero. Morale: nella saga dei conti esteri dell'aristocrazia ciellina, spunta un nuovo mister X delle tangenti bianche. Sul governatore assediato, però, incombono emergenze giudiziarie più gravi del processo all'amico Perego, destinato a quasi sicura prescrizione.
Non a caso Formigoni, mentre è costretto a contare i suoi ex assessori arrestati (compreso Piergianni Prosperini, già condannato), ora ammette addirittura che forse fu "un errore" ricandidare Nicoli Cristiani, un berlusconiano sceso a patti con CL senza farne parte, o Ponzoni, che però faceva comodo come recordman delle preferenze, tanto da riconquistare un posto in lista nel 2010, quando era già notoriamente indagato (oltre che intercettato con i suoi amici imprenditori della 'ndrangheta). Il governatore però non parla mai di mariuoli, mele marce o traditori. E non solo perché sa che molti degli attuali detenuti politici erano generosi anche con lui.
Come dimostrano le foto di Formigoni in costume da bagno sullo yacht di Daccò. O la testimonianza dell'imprenditore pentito che, per comprare "al presidente" un regalo da 12 mila euro, giura di essersi fatto accompagnare in gioielleria dal suo portaborse, in compagnia di Ponzoni.Il problema più grave, come osserva Bossi con il consueto garbo, è che la lista degli indagati e arrestati continua ad allungarsi. E oltre ai personaggi più in vista comprende molti altri nomi di sicura obbedienza ciellina.
Qualche esempio? Antonino Brambilla, nominato assessore della Provincia di Monza nonostante la condanna definitiva di Tangentopoli (mazzette sui rifiuti ai tempi dell'emergenza discariche a Milano), è stato appena riarrestato come presunto complice di Ponzoni. Il vicedirettore dell'Arpa, l'agenzia regionale deputata a difendere i lombardi dagli inquinatori, dopo le manette sta vuotando il sacco sulle tangenti all'amianto di Nicoli Cristiani. Antonio Chiriaco, manager calabrese di cliniche lombarde, promosso direttore sanitario della ricchissima Asl di Pavia con nomina "fiduciaria" della giunta Formigoni, è in galera dal 2010 non per concorso esterno, ma come mafioso organico della 'ndrangheta. Rosanna Gariboldi, assessore del Pdl pavese fino al giorno dell'arresto e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, uno dei più potenti alleati del governatore, è stata già condannata a due anni di reclusione: riciclava sul suo conto a Montecarlo i fondi neri di Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori targati centrodestra, scomparso per malattia mentre era indagato per colossali disinquinamenti-fantasma, con frodi fiscali e corruzioni da Milano a Sesto.
Ognuna di queste inchieste potrebbe far partire un effetto-valanga. E a questo punto molti altri imprenditori agganciati alla Compagnia delle Opere, il carro economico di Cl, ora temono le manette per tangenti ambientali o edilizie. Costruttori, disinquinatori e asfaltatori sono terrorizzati dalla scoperta che nelle inchieste sull'urbanistica regionale c'è almeno un pentito con i verbali coperti da "omissis". Mentre i fornitori sanitari sono impressionati dal vortice di fatture false, fondi neri e spese pazze emerso sullo sfondo delle rovine del San Raffaele, l'ospedale che per Formigoni era "il fiore all'occhiello della sanità lombarda". E che in realtà ha accumulato un passivo - scoperto solo dopo il suicidio del manager Mario Cal - di un miliardo e mezzo di euro. Anche se incassava la bellezza di 600 milioni all'anno di rimborsi sanitari pubblici, per tre quarti garantiti dagli amici ciellini della Regione Lombardia.
Va sottolineato che Formigoni in passato è sempre stato assolto e allo stato non risulta neppure indagato. Il suo nome però continua a ripetersi anche nelle indagini più spinose. Un esempio? Pierluca Locatelli, l'imprenditore che ha corrotto Nicoli Cristiani, nel novembre scorso cercava una raccomandazione per i primi maxi-appalti dell'Expo 2015. Intercettato, ne parla con un funzionario corrotto. Che gli riferisce di aver interessato Paolo Alli, il sottosegretario ciellino che sta diventando il braccio destro di Formigoni. E com'è andata? "Il presidente ha dato l'ok", assicura il funzionario corrotto dell'Arpa. Per adesso sono soltanto parole. Intercettazioni che attendono riscontri. Ma in Regione Lombardia, dopo vent'anni di affari in libertà, con la crisi sembrano tornati i tempi di Mani Pulite.
(di Paolo Biondani - l'Espresso)
Scritto il 27/01/2012 alle 08:00 | Permalink | Commenti (3)
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Il primo cittadino del paese bresciano noto per aver tappezzato la Scuola Pubblica Gianfranco Miglio col Simbolo della Lega Nord (il sole delle Alpi), attacca pesantemente il Capo dello Stato, colpevole di aver nominato Cavaliere l'imprenditore che pagò la mensa a quei bambini esclusi perché i genitori erano morosi. Oscar Lancini si ribella e manda una missiva al Quirinale: "Ci ha offeso, venga a scusarsi con la mia gente, è un suo dovere morale" (...nientemeno...)
Cannabis Rosa Camuna Rosa Patana
Oscar Lancini se la prende con il Capo dello Stato, ritenuto colpevole di aver “insultato” i cittadini del piccolo comune bresciano, noto per essere stato tappezzato dal Sole delle Alpi e per aver vietato la mensa scolastica a bambini di genitori morosi per 10.000 euro complessivi. Una situazione che spinse un imprenditore locale (Silvano Lancini, solo omonimo del brillante Oscar - NdR) a saldare il debito, e scrivere una lettera al Corriere nella quale accostava l’azione “razzista” del sindaco a quella dei nazisti. Gesto che è valso all’imprenditore la nomina a Cavaliere della Repubblica da parte di Napolitano.
Nomina che ha scatenato il sindaco: “Le onorificenze quando consegnate a cani e porci fanno divenire ingiustamente porci o cani anche quelli che le hanno meritate”. E questo è solo l’incipit della lettera pubblicata dal Fatto Quotidiano, inviata il 23 gennaio, e che sarà presentata in una conferenza stampa appositamente convocata in Comune ad Adro.
Per esprimere il suo “punto di vista” Lancini riempie quattro pagine. Invoca le scuse di Napolitano, prende le distanze dall’imprenditore benefattore che ha “purtroppo” il suo stesso cognome (ma “non siamo parenti”), lo accusa di aver “sfruttato” i bambini per “fare pubblicità alla propria azienda” e rivendica il diritto di usare il Sole delle Alpi che, sottolinea, non è “un simbolo di partito” ma significa “appartenenza radicata della gente a un territorio dalla storia millenaria”. Quale? “La Padania”. Quella che per Giorgio Napolitano non esiste. Lo ha detto e ribadito chiaramente, il Capo dello Stato: “Il popolo padano non esiste”. E invece Oscar Lancini glielo ripete, costringendolo a doversi interessare nuovamente di qualcosa che non c’è. Il sindaco rivendica con orgoglio che il suo sia un popolo leghista.
“Ho l’onore di guidare come Sindaco dal 2004 il comune di Adro. Nel primo mandato fui eletto con la lista monocolore Lega Nord con il 44,65% dei voti, nel secondo mandato, quello tuttora in corso, sempre con lista monocolore Lega Nord, sono stato riconfermato con il 61,08% dei voti”, scrive Lancini (...il che la dice lunga sulla "qultura" politica delle genti celtiche di Adro - Panzania - NdR). Insomma: avrò diritto a parlare a nome dei cittadini? L’onoreficenza, quindi, “la reputo ingiusta e offensiva per la mia gente”. Perché, spiega, “la realtà sulla vicenda della mensa di Adro non corrisponde certo a quanto riportato dalla stampa e dalle televisioni, sempre affamate di notizie da trasformare in patetici e fantasiosi scoop. Un esempio su tutti sia la puntata di Annozero di Santoro, faziosa e filo comunista”.
Ce n’è per tutti. Compreso il cosiddetto “benefattore di Adro”, l’imprenditore Silvano Lancini. Scrive il sindaco: “Premiare il ricco Lancini per il gesto nobile – nobile se fosse rimasto anonimo, poiché la generosità è una medaglia che si appunta all’anima e non al petto – di contribuire alle casse della mensa trovatasi in difficoltà a causa dei mal pagatori, sarebbe stato già eccessivo. Questo "signore" ha agito così perché poteva permetterselo, ha agito come in passato molti altri cittadini hanno agito, e senza ricevere onorificenze”. Inoltre “appare chiaro che il ricco Silvano ha compiuto il suo gesto al fine di ottenere due risultati”, il secondo “deprecabilmente andato a buon fine, era fare pubblicità alla propria azienda” [...]
Ma la lettera originaria (pubblicata dal Corsera, e poi emendata su consiglio di qualche panzano moderato) era ancora più cretina. Leggiamo:
“...So bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo. Ma dove sono i miei sacerdoti? Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo [...]
Ora, nell’onorificenza che Napolitano ha riconosciuto all’imprenditore, il sindaco di Adro vede una offesa per la comunità perché premia, scrive ancora nella missiva inviata al Capo dello Stato, “...una persona che ha sfruttato la situazione per fini personali, una persona ricca che ha regalato dei soldi a chi non voleva pagare [...] “...egregio Presidente, ma come si permette? L’onorificenza ha avvalorato le offese scritte dal signor Lancini Silvano! Conferire il titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana a tal ‘signore’ che con la complicità dei media ha dipinto la mia comunità come una comunità egoista e razzista, mi permetta, è stato un gesto sconsiderato.
La mia gente non può certo essere paragonata ai fascisti e ai nazisti della seconda guerra mondiale. I miei preti non possono essere considerati degli ingordi di denaro come i mercanti nel Tempio. I cittadini di Adro devono vergognarsi sì, ma di ben altro: si devono vergognare di avere un concittadino (Silvano Lancini) che di loro pensa questo e – aggiungo io ora – di avere un presidente della Repubblica che lo ha addirittura onorificiato (sic). Venga ad Adro e chieda alla mia gente come stanno veramente le cose, venga ad Adro e chieda scusa alla mia gente. E’ un suo dovere morale”.
Infine il monito: “Non si stupisca se il popolo del Grande Nord si sente sempre più distante da Roma e dalle sue istituzioni. Sono anche questi gesti sconsiderati che creano le distanze”.
Chissà se il Quirinale prenderà per buona la lettera o la considererà uno scherzo di qualche burlone che crede nell’esistenza della Panzania...
Ringrazio l'amico Arch. Massimo degl'Innocenti Carmignani per avermi tempestivamente segnalato questa perla. Come quancuno ricorderà, il Tafanus è stato molto attivo in questa vicenda, arrivando a minacciare pubblicamente di querela per omissione di atti d'ufficio il Prefetto di Brescia Livia Narcisa Brassesco Pace (come è noto, sono sempre stato molto sospettoso nei confronti di quelli che sfoggiano due nomi o due cognomi... figuriamoci nei confronti di coloro che sfoggiano due nomi e due cognomi...).
Per coloro che che volessero ripassare la storia: ho iniziato ad occuparmi di questo imbeceltico già nel 2006, quando istituì una "taglia su clandestino". Me ne sono occupato di nuovo nel 2010, con la storia del "Sole delle Alpi" nella scuola di Adro, del divieto di accesso alla mensa per i bambini morosi, dell'imprenditore ahimé omonimo del sindaco che ha saldato il conto dei morosi. Mi tocca occuparmene di nuovo oggi - 2012 - per gli insulti che questo piccolo omuncolo ha indirizzato a Giorgio Napolitano.
Avremo mai più la possibilità si smettere di occuparci di piccoli imbecilli? Tafanus
(La taglia sul clandestino)
(La Saga degli Imbeceltici/1)
(La Saga degli Imbeceltici/2)
(La Sòla delle Alpi: tutti colpevoli)
Scritto il 26/01/2012 alle 16:10 nella Fronte del Porco, Impresentabili, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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Scritto il 26/01/2012 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (5)
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Ricevo e diffondo questa bellissima "lettera al figlio", di Matteo Pucciarelli. In un discorso pacato, ma senza sconti per nessuno, si fa piazza pulita di molti luoghi comuni. L'ho sentita mia e per questo la propongo anche alla vostra lettura e alla vostra riflessione.
Aldo Antonelli
Caro figlio,
da quanto tempo non litigavamo con la veemenza di ieri… forse quindici anni fa, tu eri adolescente, studiavi al liceo, quel giorno scioperasti per motivi che credevo futili (non funzionavano i riscaldamenti, mi pare di ricordare) e io ti dissi che ai miei tempi certe proteste si facevano per il Cile, non per le comodità. Devo ammettere che forse esagerai.
Ma tornando a ieri, forse mi sono spiegato male, forse ti sono sembrato ancora una volta un vetusto ideologizzato del secolo scorso, fatto sta che ci tengo a scriverti questa lettera quasi che fosse il mio testamento di vita.
Ti diranno che è colpa mia. Di quelli della mia età. Ti diranno che siamo noi a rubare il futuro a te e a quelli della tua generazione. Ti diranno che sono un privilegiato, un garantito, e che se lo sono il prezzo da pagare oggi è la tua flessibilità perenne (precarietà è la parola giusta). Te lo diranno ancora, e te lo stanno raccontando da almeno venti anni. Per questo tu oggi ce l’hai con me e mi guardi con lo sguardo severo.
Vedi, ci hanno fatto il lavaggio del cervello, usando parole appiccicate sui significati sbagliati. Io e l’articolo 18 che mi porto appresso non sono un “garantito”. Sono una persona che lavora, e che nel lavoro viene trattato con la giusta dignità: poter progettare la mia vita è un diritto, non un privilegio; stare a casa se sono malato è un diritto, non un privilegio. E se sul lavoro non mi comporto seriamente, se vengo scoperto a rubare ad esempio, posso essere licenziato. Non verrò mai licenziato “senza giusta causa o giustificato motivo”, dice la legge, e non mi pare un privilegio ma un diritto. Quanto ai licenziamenti per motivi economici - cioè perché l’azienda è in difficoltà - si possono, fare eccome, come tutti purtroppo hanno potuto constatare specialmente da quando è scoppiata questa ultima crisi.
Ti raccontano che io, il garantito, sono spesso fannullone e assenteista. Sì, ci sono stati di esempi simili, di gente che conosco. Ma sono una minima parte rispetto a quelli che – come ti ho sempre insegnato – credono nel lavoro, lo svolgono con serietà e impegno, con passione, facendo anche più di quel che gli è richiesto. Per colpa di qualche mela marcia non possono e non devono pagare tutti. E’ come se, siccome alcuni di voi quando vanno in discoteca si impasticcano, decidessimo di chiudere tutte le discoteche del mondo.
Parliamo di te, piuttosto. Della tua condizione che al solo pensiero non riesco a dormirci la notte, molto spesso. A me fa male sapere che non godiamo degli stessi diritti (non privilegi, ricordalo sempre). Ma tu sbagli tiro se fai la guerra alla mia generazione. Vogliono farti credere che il problema siamo noi col nostro vituperato articolo 18, e invece i cattivi sono sempre loro. Quelli che una volta mettevano contro gli operai e gli impiegati, ora fanno lo stesso tra giovani e vecchi. Adesso li chiamano “datori di lavoro”, “imprenditori”, quasi fossero benefattori dell’umanità, per me restano quel che sono davvero: padroni.
Sono stati bravi perché hanno trasformato il lavoro, da diritto e fondamento della nostra Costituzione, in gentile concessione. Hanno lavorato su di noi, sul nostro modello di pensiero. E allora loro decidono se e come farci lavorare, pongono delle condizioni da ricatto a noi e a questa politica, giocano sui nostri bisogni e si dimenticano che l’Italia e la sua libera impresa non è (ancora) fondata solo sul profitto, ma anche sulla responsabilità sociale.
Hanno sbeffeggiato per anni tutto ciò che era pubblico, come aziende e come servizio. Ci hanno raccontano che la gestione privata era il bengodi. Eccolo il paradiso che ci hanno regalato: zero investimenti e licenziamenti a tutto spiano, da Telecom fino a Trenitalia. Privatizzazione dei profitti, collettivizzazione delle perdite. Ci hanno preso in giro.
Ti hanno detto che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità” per troppi anni. Sai bene che non è mai stato così per noi, che tutto quello che abbiamo è costato sacrifici, risparmi, vacanze brevi e mai all’estero, pizzerie invece di ristoranti, sabati miei al lavoro piuttosto che in famiglia, due etti di mortadella ma non di prosciutto. Nessuno ci ha regalato nulla. Nessuno. Tutto ci è costato qualcosa.
Non sei precario a caso, figlio mio. Lo sei perché prima il centrosinistra e poi il centrodestra hanno “riformato” il mercato del lavoro dando la possibilità alle aziende di fare di voi giovani ciò che vogliono. E ora ti raccontano che il problema sarei io, tuo padre. Che si risolve tutto precarizzando il lavoro per decreto, che se per te oggi l’articolo 18 è un obiettivo faticoso da raggiungere domani non potrai neanche più sognarlo. E’ assurdo, sai? Siccome il virus della precarietà ha contagiato buona parte di voi giovani, iniettiamolo a tutti, anche a quelli che si potrebbe salvare! Il “riformismo” si traduce in “mal comune mezzo gaudio”: se la modernità è questa, preferisco restare vecchio.
Insomma, ti diranno che è colpa mia. E allora lasciati dire che io una colpa me la sono data davvero. Ed è un’altra. A noi, giovani 30-40 anni fa, l’articolo 18 non ci è stato regalato perché eravamo belli e simpatici. Ce lo siamo guadagnato. Abbiamo lottato. Abbiamo invaso le fabbriche, le piazze, le città. La polizia a volte ha sparato, e alcuni di noi ci sono rimasti secchi. Ma noi abbiamo lo stesso continuato a lottare, a credere nel cambiamento, a impegnarci quotidianamento per conquistare consapevolezze e quindi diritti. Ecco, figlio mio, non ti ho insegnato a fare la stessa cosa. Ti ho fatto crescere dandoti tutto ciò che desideravi, privandoti di niente. Sei venuto su senza il giusto mordente. Non avevi il tempo di sentire lo stimolo della fame che ti avevo già nutrito. Per questo oggi è più facile rivoltarsi contro i padri piuttosto che contro un sistema ingiusto.
Chiamala rivolta, chiamala rivoluzione, chiamala come vuoi: trova, insieme ai tuoi amici, la forza per ribellarti e riconquistarti ciò che vi è stato tolto. Un futuro dignitoso. E se cambi idea e domani vorrai festeggiare con me la mia pensione dopo 37 anni di lavoro da insegnante, ne sarò molto felice.
Tuo, Babbo Matteo Pucciarelli
Caro Aldo, che dire? questa lettera è bellissima, non ho niente da togliere, niente da aggiungere. Vorrei solo che molti la leggessero, la facessero circolare, la mandassero ai propri figli. Così, senza commenti. Grazie a te, e grazie a Matteo Pucciarelli. Tafanus
Scritto il 25/01/2012 alle 22:44 nella Aldo Antonelli | Permalink | Commenti (3)
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Tutto vero! questo è il mprogramma ufficiale del "Movimento dei Forconi", tratto dal profilo su facebook (che sta diventando una sorta di discarica delle "idee", e di mattatoio della lingua italiana). Il "comunicato" è firmato da Martino Morsello, fondatore del "movimento", sostenuto dai fascisti di Forza Nuova.
Per vostra comodità, riscrivo il comunicato con qualche interspazio, e in caratteri guardabiili, ma lasciando immutata forma, ortografia, sintassi e sostanza (?) del "programma". Non è un militante pescato dalla "gabbina" di un TIR a scrivere questa summa di idiozie, ma il Fondatore e Leader del Movimento!
...figuriamoci cosa devono essere le seconde linee...
Movimento dei Forconi
Per chii (sic) avesse ancora dei dubbi sul perchè si protesta in Sicilia (virgola) ecco di seguito alcuni punti del Programma del "Movimento dei Forconi:
# Blocco dei prodotti agricoli provenienti dalla Cina e dai paesi esteri
# Costo energia elettrica a 0,030 €
# Defiscalizzazione
# Costo gasolio e benzina a 0,70 €
# Attuazione completo (sic) dello statuto siciliano
# Snellimento della busrocrazia (sic) regionale e nazionale
# Risorse della Regione spese per lo sviluppo socio economico della Sicilia
# Accesso al credito
# Blocco della debitoria e procedure Serit e Equitalia (sic)
# Moneta Popolare (sic)
Martino Morsello
Resp Movimento dei Forconi
Caro Resp Movimento dei Forconi,
...vabbè... lei è un simpatizzante di Forza Nuova, quindi più di tanto non possiamo pretendere, da lei. Né in termini di uso della lingua italiana, né in termini di uso della logica. Ma tant'è... tentar non nuoce:
-a) blocchiamo le importazioni dei prodotti alimentari da tutto il mondo (chissà perchè la Cina è citata a parte...) Ci arriva persino, lei, vero, al fatto che cinque minuti dopo i suoi mandarini, le sue arance e i suoi capperi se li potrebbe solo ficcare nel c.... a mo' di supposta? Mai sentito parlare di WTO, o di "ritorsioni"?
-b) C'è una ragione particolare per la quale i siciliani dovrebbero pagare l'energia meno dei lucani? Idem per la defiscalizzazione. Ci dice defiscalizzazione "dde che, e perchè"?
-c) Attuazione "completo" (?) non avete già abbastanza privilegi, coi vostri 23.000 impiegati alla Regione? E se invece chiedessimo l'abolizione "completo" degli statuti speciali? Niente più "Principesse del Pisello"?
-d) Snellimento della "busrocrazia"? e se iniziassimo dallo snellimento delle consonanti superflue?
-e) Blocco della "debitoria"? E perchè, scusi? Io i miei debiti li devo pagare, sa?
-f) Infine,la domanda più importante: quella da un milione di euro:
Ma che CAZZO è, e come funziona, la "Moneta Popolare"?
Scritto il 25/01/2012 alle 15:06 nella Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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...facciamo a capirci... gratti sotto la buccia del "Movimento dei Forconi", e spunta fuori il fascista. Esattamente come grattavi dietro la rivolta dei tassisti romani contro Bersani, e trovavi Gasparri, Alemanno e Storace. E come dietro Mariano Ferro trovi Raffaele Lombardo. O no?...
Il "mi piace" più fresco sulla page di Forza Nuova su Facebook è di Antonella Morsello. Vi dice niente, questo cognome? E il fatto che andando sulla pagina di Antonella Morsello si scopre che è una giornalista del "Borghese"?
E magari volete sapere qual'è il commento che piace di più? E' un commento di Gatti Manuele Meme, che recita: "LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI". Proprio così. Tutto maiuscolo, come BOIA CHI MOLLA, o come DUCE, DUCE, DUCE!
Scritto il 25/01/2012 alle 13:25 nella Criminalità, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 25/01/2012 alle 11:05 nella Grillo, Impresentabili, Razzismo | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 25/01/2012 alle 00:10 nella Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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E a questo punto, se guerriglia dev'essere, che guerriglia sia. Non si possono rimuovere i blocchi in quindici minuti? Bene... si individuino i colpevoli, con l'aiuto di foto da elicotteri, ed il contributo di cittadini che prendano foto di blocchi e targhe di TIR. Si mandino incriminazioni a pioggia per blocco del traffico e manifestazione non autorizzata. Si ritirino patenti, e si sospendano per un mese, poi per tre, poi per sempre le licenze che autorizzano al servizio di autotrasporto. Se ne colpiscano 100, per educarne 100.000. E' ora che questo paese ritrovi, con le buone o con le cattive, il senso della legalità. Ed è ora che i camionisti capiscano che la libertà d'azione del loro braccio finisce dove comincia il mio naso. Tafanus
Scritto il 24/01/2012 alle 16:44 nella Criminalità, Economia, Tafanus | Permalink | Commenti (18)
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08:35 - Camusso: "Superato il limite, protesta non violi diritti" – Con il blocco dei tir si è "superato un limite" alla luce delle ripercussioni sui cittadini e sulla filiera produttiva. Lo sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, al Gr Rai. "Come sempre la protesta è un caos che va organizzato in modo che non violi diritti e non impedisca agli altri cittadini di potersi muovere e di poter fare le cose - ha affermato il leader del sindacato di Corso Italia - in questo caso mi pare che abbiamo superato un limite di relazione positiva".
(da AdnKronos) L'incidente si è verificato poco dopo le 5. La vittima si chiamava Massimo Crepaldi, 46 anni, di Asti. La polizia sta interrogando la conducente tedesca che lo ha investito. Dalle prime informazioni sembra sia confermato che si sia trattato di un incidente. Polizia stradale e carabinieri di Asti stanno ascoltando i testimoni per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Sembra che la donna, che voleva spostarsi da dove si era fermata con il camion durante la notte, non abbia visto il manifestante e lo abbia travolto.Dopo la tragedia si è riunito il direttivo Trasportounito. "Il dramma che si è consumato sulla statale di Asti chiama in causa molte e precise responsabilità. Trasportounito che ha proclamato il fermo, ha convocato d'urgenza il direttivo di categoria per assumere decisioni in grado sin da subito di stemperare la tensione e scongiurare il rischio di qualsiasi forma di protesta violenta", si legge in una nota dell'organizzazione sindacale che ha indetto la protesta. "In queste ore - afferma Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito - dobbiamo solo stringerci alla famiglia in un lutto gravissimo. Invitiamo anche le autorità e le forze di polizia a non assumere decisioni che esasperino la tensione. Decisioni di cui dovranno altrimenti rispondere".
...fantastico! questo stronzetto a capo dei camionisti cileni invita le autorità e le forze di polizia "...a non assumere decisioni che esasperino la tensione..." Ora aspettiamo che inviti anche i suoi associati a non comportarsi da banditi. Giusto per non esasperare la tensione. Tafanus
Scritto il 24/01/2012 alle 10:11 nella Criminalità, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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