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10/07/2009

Vite da papi, e vite da pappa

Berlusconi: gli appuntamenti istituzionali saltati. A favore di cene e centri benessere. Con la presenza fissa di Tarantini e la sua pattuglia di ragazze
(di Peter Gomez, Marco Lillo e Antonio Massari - l'Espresso)

Patrizia-daddario01 La frase chiave è "mal di schiena" o, come dice lui, "colpo della strega". La traduzione esatta, però, è Giampaolo Giampi Tarantini, il giovane imprenditore di Bari al centro di un sistema di potere fatto di relazioni ai massimi livelli, gare d'appalto truccate, belle donne e qualche escort. Sì, perché dietro ad almeno due improvvise inspiegabili assenze di Silvio Berlusconi dalla scena poltica, spunta adesso la figura di Giampi e della sua corte di amiche.

La prima volta accade mercoledì 24 settembre quando il premier lascia all'improvviso Roma e, dopo aver salutato i giornalisti appostati davanti palazzo Grazioli, scompare. Siamo in piena crisi Alitalia. Proprio quel giorno, stando ai programmi ufficiali, Berlusconi dovrebbe essere a New York per parlare, accanto al sindaco di Milano Letizia Moratti, di Expo e del Millennium Goal, la "campagna del Millennio" contro la povertà e la fame nel mondo. Ma l'agenda è saltata e salterà giovedì anche il previsto intervento del premier davanti alle Nazioni Unite, dove invece si presenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La situazione della compagnia di bandiera, che è ormai a un passo dal fallimento, "impone la presenza costante del presidente del Consiglio" per arrivare a un accordo con i piloti, si giustifica Frattini.

Ma il giovedì i cronisti scoprono che il premier non è né a Roma, né a Milano. Si è rifugiato a Melezzole, vicino a Todi, nell'health center di Marc Mességué, per "risolvere il mal di schiena che lo affligge da alcuni giorni", spiega un inviato dell'Ansa. Nessuno però sa che Berlusconi, come ora "l'Espresso" è in grado di rivelare, la sera prima di partire su un elicottero della Protezione civile alla volta del centro Mességué, ha fatto festa. Martedì 23, ha avuto a cena Giampi Tarantini, alcune amiche e altri ospiti tra i quali sono stati anche visti personaggi molto noti in tv.

Si tratta, con tutta probabilità, della stessa cena di cui ha parlato con Repubblica l'arredatrice barese Maria Teresa "Terry" De Nicolò che, intervistata martedì 7 luglio, ha spiegato di essere stata a Palazzo Grazioli in settembre assieme ad altre 20 ragazze e quattro uomini. "Abbiamo chiacchierato di Alitalia, abbiamo fatto le quattro del mattino, Berlusconi raccontò che a breve sarebbe dovuto partire per un centro benessere e io da Giampaolo ho ricevuto mille euro come rimborso spese", ha detto Terry, prima di rifiutarsi di rispondere alla domanda più imbarazzante: "Le informazioni raccolte da Repubblica indicano che lei ha dormito con altre ragazze a palazzo Grazioli, è andata così?".

Un interrogativo a cui adesso se ne aggiunge un altro, tutto politico. L'intensa vita notturna del Cavaliere rischia di danneggiare, oltre che l'immagine, anche il buon funzionamento dello Stato? Certo, lui assicura di avere il fisico di un ventenne. "Se dormo per tre ore, poi ho ancora l'energia per fare l'amore per altre tre ", dice il 5 ottobre mentre fa ingresso verso l'una di notte nella discoteca Lotus di Milano. "Fra un'ora comincio a lavorare, ma mi sento fresco. Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere", giura uscendo sempre dallo stesso locale alle 6 e un quarto del mattino.

Ma il dubbio rimane. Perché, pure se il suo nuovo intervistatore di fiducia, il direttore di "Chi" Alfonso Signorini, ha svelato che i più "stretti collaboratori" lo chiamano "Duracell', a sett'anni passati da un pezzo e con un pacemaker nel petto, il corpo non reagisce più come prima. Chi lo ha sentito per telefono parlare di Alitalia mentre si trovava da Mességué racconta infatti che Berlusconi aveva la voce quasi spettrale. Anche se poi le cure e i massaggi devono aver fatto il miracolo. Già due giorni dopo il premier sembra rianimarsi, al pari dell'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, che subito dopo la sua scomparsa, dagli studi di "Porta a Porta", aveva attaccato a fondo: "In queste ore cruciali per la compagnia aerea Berlusconi non si sa dove si trovi"
Espresso (09 luglio 2009)

L'ennesima furbata di "Tonino il Contadino"

Dipietro-spottone Ci risiamo: Di Pietro. Tonino, scarpe grosse e cervello, prova a fare l'ennesima furbata. La notizia:

"Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali sulla pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro. A lato una grande foto di Di Pietro, che sovrasta il simbolo dell'Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Dopo le denunce di incostituzionalità sul testo da parte di "più di 100 costituzionalisti", viene ricordato che il 6 ottobre la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sullo scudo per le alte cariche, e racconta la cena nella casa del giudice della Consulta Mazzella cui presero parte anche Berlusconi e il ministro della Giustizia Alfano. "Faccio appello - si conclude il messaggio di Di Pietro - alla comunità internazionale perché faccia circolare queste informazioni ed eserciti la pressione necessaria per assicurare i principi di libertà democratica e di indipendenza della Consulta, così da scongiurare che la nostra democrazia in Italia venga trasformata in una dittatura di fatto"
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Caro Tonino,


non fare il furbettino del giornalino. Come forse Int-her-trib saprai, da quando eravamo di tanto in tanto d'accordo su qualcosa, per alcuni decenni la comunicazione mi ha dato il pane e il companatico. Per dire che in termini di comunicazione, qualcosina la ricordo ancora. La tua è un'autentica furbata mediatica, e provo a dimostrarlo a chi già mi immagino si stia spellando le mani per plaudire alla "brillante iniziativa:


-1) Forse i tuoi esperti di pianificazione dei media non te lo hanno spiegato. Oppure te lo hanno spiegato fin troppo bene? Hai speso cento su un giornale che, di per se, per l'evidente discrasia fra "prodotto" (la difesa dell'Italia dal lodo Alfano) e readership (il concessionario d'auto di Toledo. Ohio) non c'entra un tubo. Però è un giornale sul quale lo spazio non costa un tubo, e l'ideuzza è talmente furba che l'annuncio sull"IHT viene ripreso da tutti i giornali italiani, sui quali finisce GRATIS il tuo bel faccione da fustigatore di costumi. Credimi, Tonino, è una furbata vecchia come i media. Ha anche un nome. Si chiama "rebound communication".  Nella sua versione più volgare, corrisponde alla ragazzotta in cerca di fama che irrompe facendo "streaking" sul centrale di Wimbledon: pagherà una multa di 1000 sterline, ma finirà su tutti i giornali popolari inglesi gratis: su quei giornali sui quali, con 1000 sterline, non compreresti neanche una mezza colonnina.

-2) l'IHT ha un nome glorioso, ma vende meno del "Resto del Carlino". Insomma, un nobile decaduto. Gli ultimi dati resi noti parlano di 270.000 copie nel 2003, di 240.000 copie nel 2004, e via a scendere in avvitamento. Oggi, se tutto va bene, vende meno di 200.000 copie, polverizzate in 180 paesi del globo. Decodifichiamo? una media di ben 1.000 (mille) copie a paese.

-3) Tonino, se tu avessi DAVVERO voluto vendere un prodotto o un'idea, avresti dovuto affrontare il tema su un medium i cui lettori sono interessanti a quel prodotto o a quell'idea. Se vuoi vendere omogeneizzati, vai su "Il mio bambino", o su "Mani di Fata", non sul Riformista, o sul Giornale del Cacciatore. Giusto? Ma tu vai sull'International Herald Tribune, quindi devi avere delle evidenze che Angelino Alfano sia al top dei pensieri dei lettori di questo giornale. Bene: andiamo sul sito dell'IHT, scriviamo "Alfano" sulla casellina del "search", e vediamo quante volte, nella sua storia, l'IHT abbia parlato di Angelino. Surprise! neanche UNA volta.

Mettendo insieme gli archivi dell'IHT e del "giornale-madre" (il New York Times), trovi un Peter Alfano (giornalista del NYT); un Franco cantante lirico; un Erricone criminale; e poi decine di necrologi, o annunci di matrimonio, di laurea... Di Angelino Alfano, credimi, ai lettori dell'IHT (e di conseguenza al giornale) per dirla con un francesismo, non gliene fotte un cazzo. Quindi hai venduto gli omogeneizzati Plasmon su "Motonautica". Da domani, non ci saranno folle di dimostranti, per le vie del mondo, che scenderanno in strada per difendere la democrazia italiana da Angelino Alfano, ma ci saranno altri 20/30.000 italiani che diranno: "...però... hai visto Tonino, che grande idea..."


DiPietro -4) Tonino, la struttura dell'annuncio (lo capisce anche un bambino) è un tuo poster. I due quinti dello spazio sono occupati dal tuo simpatico faccione, e dal simbolo dell'IdV. Il "focus" grafico dell'annuncio (ciò che resta impresso nella retina e nella memoria) è il tuo faccione. La parte "privilegiata" dell'annuncio (in basso a destra - quella che normalmente è destinata al "logo" del prodotto, e/o al c.d. pay-off), non è destinata ad un ultimo, disperato appello ai popoli affinchè vengano in soccorso dell'Italia contro Angelino), ma è riservata al TUO pack-shot personale, alla tua svolazzante firma calligrafica). Obiettivo raggiunto, visto che oggi tutti (incluso, ahimé, il Tafanus) parliamo di te, moltiplichiamo per mille le quattro lire spese su quel giornaletto. Però noi lo abbiamo fatto volentieri, perché abbiamo tentato di spiegare a te che "'ccà nusciuno è fesso", ed abbiamo tentato di mettere in guardia i non addetti ai lavori, affinché diano alla faccenda il peso che merita: una furbata da contadino con le scarpe grosse e il cervello fino. L'ennesima.

P.S.: Vogliamo informare quei pochi lettori del Tafanus che emergono dal letargo solo quando tocchiamo Grillo o Di Pietro, e che sono contestualmente avvelenati contro tutto ciò che sa di comunismo (Napolitano, D'Alema ed altri stalinisti "of that kind") Che stamattina su Omnibus solo Agnoletto, comunista autocertificato, ha plaudito senza riserve a questa iniziativa. Forse perchè nella sua vita precedente non si è occupato di comunicazione, ma di AIDS.
Tafanus

Off Topic del 10 Luglio

Berlusconi-bouffon La Casa Bianca racconta le biografie di Berlusconi e Napolitano: sette righe per  Silvio Berlusconi. E ben tre pagine fitte di informazioni per il presidente della Repubblica, Giogio Napolitano. La Casa Bianca in occasione del G8 in Italia pubblica un manuale. L'anno scorso, in occasione del G8 in Giappone, la Casa Bianca commise una clamorosa gaffe pubblicando sul manuale consegnato ai giornalisti al seguito del presidente George W.Bush una biografia piena di espressioni negative nei confronti del premier italiano Silvio Berlusconi.  Le proteste degli italiani costrinsero il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, tra l'altro di origine italiane, a scuse ufficiali. Venne spiegato che la biografia era stata prelevata da un sito Internet non affidabile.
  
Stavolta l'amministrazione Obama, per il G8 in Italia, non ha voluto correre rischi. Alla biografia di Berlusconi sono dedicate infatti solo sette righe, comprese le citazioni delle fonti. Eccole: «Nato il 29 settembre 1936 a Milano, Italia. Nazionalità italiana. Professione: politico, uomo d'affari, primo ministro. Il 14 aprile 2008 Berlusconi è eletto premier d'Italia (fonte  BBC News). L'8 maggio 2008 Berlusconi è insediato come premier d'Italia per la terza volta (fonte AP)»

...l'addio a Beppe Cremagnani, fra lacrime e dolci ricordi...

...niente di organico... un pot-pourri di sensazioni, buttate giù a caldo...

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...arrivo all'inizio di via Melzo con molto anticipo. Rallento il passo, per far scorrere il tempo. E tuttavia, quando arrivo alla redazione del Diario, c'è già un sacco di gente che aspetta. Facce note, facce sconosciute. Un incredibile miscuglio di età. Non mi aspettavo di vedere così tanti giovani...

...la prima persona che mi tocca salutare è Ada, la sorella di Beppe. Metto in funzione i miei occhiali da cieco, formato casco integrale. La moglie rimane defilata, quasi a voler schivare la valanga d'affetto che le precipita addosso. I figli sono travolti dall'affetto di tutti...

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... mi faccio forza; vado a salutare Enrico Deaglio, defilato, ci abbracciamo in silenzio, senza quasi scambiare una parola. la "scena" della cerimonia è quanto di più laico e spoglio si possa immaginare: il grandissimo cortile su cui si affaccia la redazione del Diario; due cavalletti sui quali sarà poggiata la bara in arrivo; un trespolo con un'unica foto di Beppe, reiterata tante volte...

...quando arriva la bara, c'è molta compostezza. Che strano... si fa fatica a pensare che in quella cassa ci sia un uomo che è stato tuo amico, che solo qualche giorno fa pedalava spensierato sul lungolago di Lecco...Poi guardi i figli, la moglie la sorella, e ti rendi conto di cosa dev'essere stata quella giornata per loro. Chi li avrà informati? come? Chi e come avrà detto loro che non avevano più un marito, un fratello, un padre, un collega di mille battaglie?...

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...inizia la triste sequenza delle rievocazioni. Tante persone che raccontano le loro esperienze umane condivise con Beppe. Inizia il padrone di casa, Enrico Deaglio. Svolge benissimo il suo compito, senza un tremito nella voce. Sembra fatto di calcestruzzo. Poi, però, quando ascolterà le rievocazioni altrui, "mollerà" anche lui. Non avevo messo in bilancio di dover vedere delle lacrime solcare la barba grigia di Enrico...

...Beppe e "l'etica della professione", rievocata da Enrico. I quattro ingredienti che servono per essere un buon giornalista: "occ, gamb. bus de cu, memoria" (occhio, gambe, culo, memoria). In un giornalismo fatto di internet, di taglia, copia, incolla, di un supermarket in cui trovi di tutto, tranne che un serio controllo di qualità, senti parole ed ingredienti d'altri tempi...

...quanta gente, che ha qualcosa da dire... entro quel cortile stracolmo di gente, scorre tutta la sua vita. l'Unità, il Diario, la TV di "Milano, Italia", la Luben, i documentari, le lotte... Beppe era un grande casinista. Viaggiava a pezzettini di carta, ritagli di tutto, appunti che spesso neanche lui riusciva a ritrovare, ma aveva davvero una grande memoria. E una grande curiosità. A volte era assolutamente imprevedibile. Come quella volta che mi mandò una email all'una di notte per chiedermi "come si vive a Bernareggio? quanto costano le case?" Oppure come la volta che, parlando con un amico, confessò, fra il serio e il faceto, che, per quando la sua vita fosse finita, aveva una sola ambizione: quella che gli dedicassero un piccolo busto non al Pincio, ma nei giardinetti di Vimercate... Cazzeggio puro. Chi potrebbe pensare seriamente a queste cose, a 57 anni?...

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... Beppe ricordato da amici che gli dicevano "brutto pirla, troppo lavoro, e troppa bicicletta... " e ricordato con commozione da quello scricciolo di Barbara Pollastrini, che Beppe chiamava alternativamente "Barbie" o "tusa" (ragazza, in lumbard). La "tusa", legata da grandissimo affetto a tutta la famiglia, che rivedrò nei prossimi giorni per una chiacchierata  a freddo su Beppe e sul resto, spero...

...che strano... Ada, che prima della cerimonia era una cascata del Niagara, man mano che il ritratto di Beppe riaffiora nel ricordo di amici, parenti, colleghi, sembra quasi ritrovare un po' di serenità. Forse capisce di quanta stima, di quanta amicizia fosse circondato il suo Beppe... Forse realizza che chi si è costruito un simile castello di valori intorno, non sarà mai "morto del tutto"...

...qualcuno del clan mi chiede di raccontare anche la mia. Declino. No, grazie. Non potrei. Mi conosco. La mia la racconterò con calma, per iscritto, cosa che posso fare al riparo da occhi indiscreti... Incontro Giusy, che mi presta la sua macchinetta digitale, giusto per fare qualche foto dell'"ultima volta", poi si chiude. Esco. Vado nel primo baretto che trovo a mangiare un panino. Al tavolino accanto, due signore cogli occhi arrossati. Sono di Firenze. Erano venute apposta, per dare l'ultimo saluto a Beppe...

La Posta del 10 Luglio

Caro direttore, alle tante notizie degli ultimi giorni, le fotografie delle festicciole del presidente del Consiglio; la sua giovane amica Noemi scortata dai vigili al seggio elettorale, i risultati delle elezioni, la soddisfazione dei vittoriosi, i leghisti che non stanno in sé dalla gioia, gli abbracci affettuosi, i sorrisi le risate le strette di mano degli uomini politici, Gheddafi a Roma, e via di seguito, vorrei accostare la notizia di una sventurata trovata morta dissanguata a Torre a Mare (Bari) il 9 giugno. Il giorno dopo avrebbe conpiuto 40 anni. Vira Orlova, detta Ylenia, lavorava come badante presso un'anziana signora. Secondo i carabinieri, ha iniziato a perdere sangue nella notte, a causa di un aborto spontaneo. Chiusa nella stanza, ha aspettato e sperato di star meglio. Ma quando ha provato ad andare in bagno, si è sentita male ed è caduta: è morta senza chiamare soccorso. Non aveva il permesso di soggiorno, ed ha avuto paura di perdere il lavoro e di essere denunciata. Il sangue, tanto sangue, lo aveva raccolto in una bacinella.
Elisa Merlo
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La privacy, gentile direttore, è ovviamente cosa importante, però ho l'impressione che le intercettazioni telefoniche  siano una preoccupazione un po' più per le persone con la coscienza sporca, ed un po' meno per le persone con la coscienza pulita. Può darsi che sia solo una mia sensazione, però di una cosa sono persuasa, che se un giorno uno scienziato fosse sul punto di realizzare un'apparecchio capace di intercettare i pensieri,  sarebbe eliminato (lui, non l'apparecchio!) in men che non si dica, non da persone con la coscienza pulita, ma da persone con la coscienza sporca. Se invece la geniale invenzione si diffondesse, e fosse alla portata di tutti, la gente semplice, buona e onesta, con tutta probabilità riuscirebbe ad adattarsi alla nuova situazione; ma per i delinquenti, per i banditi, ed anche per tanti uomini potenti, galantuomini solo all'apparenza, la vita sarebbe impossibile. Una vera tragedia. La fine della privacy... ma forse, chissà, l'inizio di un mondo migliore.
Veronica Tussi
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Gentile direttore, il cristianesimo è una grande religione, cosa seria, eppure ogni tanto c'è, tra i credenti, qualcuno che pensa a ridicolizzarla. Quando fu riesumata la salma di padre Pio, il vescovo Domenico D'ambrosio riferì: "Si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure". E molti, moltissimi fedeli corsero ad ammirare la bellezza di quelle lunghe unghie, ignorando che da tempo gli esperti di tanatalogia hanno appurato che la crescita delle unghie è dovuta al ritiro dei tessuti. Oggi leggo sul giornale Il Portico.it di Cava de' Tirreni: "Importante appuntamento spirituale per Cava de’Tirreni. Giovedì 25 giugno la Parrocchia di Sant’Alfonso custodirà per un giorno una reliquia di San Pio: in arrivo un grumolo di sangue delle stimmate del frate di Pietrelcina. Previsto un grande afflusso di fedeli...". E saranno molti, moltissimi i fedeli ad ammirare il "grumolo" (perché grumolo che è la parte più interna e tenera di un cespo d'insalata, e non grumo?), ignorando che nel vangelo non esiste nessun miracolo sull’uomo, che tenda minimamente a menomarne o a deturparne il fisico; tutti, indistintamente, mirano al suo benessere spirituale e materiale. In cielo il Signore avrebbe cambiato atteggiamento ed avrebbe cominciato a dispensare stigmate e tormenti, mettendosi in qualche modo sullo stesso piano dei suoi crocifissori.

P.S. Detto fra noi: so che è un mio grave difetto, ma a me i grumi di sangue, anche se appartenenti ad un santo, fanno un po' schifo.
Francesca Ribeiro
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La corrispondenza sicuramente innocentissima, durata 55 anni, tra Giovanni Paolo II e Wanda Poltawska, che il Pontefice chiamava affettuosamente «Dusia», «sorellina», rischia di frenare il processo di beatificazione. A mio modesto parere, il processo di beatificazione non andava proprio fatto. Ma posso osare di fare delle critiche ad un papa ritenuto da tutti i fedeli grandissimo e santo?  Al massimo posso permettermi di accennare perché avrebbe potuto essere ancora più grande e ancora più santo.  Sarebbe stato ancora più grande e più santo, e forse un martire, se oltre a cambiare la storia del mondo, avesse tentato di trasformare la Chiesa; se l’avesse resa, ad esempio, meno ricca e meno potente. Il Signore inveiva contro i ricchi e i potenti; poteva mai avere un’idea di chiesa rispondente a quella attuale? Sarebbe stato ancora più santo, se non avesse messo, con sconcertante disinvoltura, aborto ed eutanasia sullo stesso piano dell’omicidio, e soprattutto del delitto commesso da Caino; trascurando il particolare che all'origine del fratricidio biblico, c'erano la gelosia, l'ira, l'odio profondo, sentimenti che non possono essere, ovviamente, all'origine dell'aborto e dell'eutanasia. Più grande e più santo, se non avesse negato, come i suoi predecessori, il sacerdozio alle donne. Ancora più santo, papa Woityla, se avesse detto ai sacerdoti, che rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati, significa mettersi in una posizione diversa da Gesù, il quale offrì a tutti il pane spezzato, non escludendo neppure chi si trovava in peccato gravissimo: l’apostolo traditore. Sarebbe stato più santo, se avesse riconosciuto che non è possibile, in base al vangelo, ed alla ragione, ovviamente, ritenere peccaminosi gli atti di omosessualità. Ancora più santo, il papa, se avesse riconosciuto la liceità del ricorso ai contraccettivi artificiali. L’uso del profilattico, infatti, non riguarda solo la procreazione; si tratta anche di evitare, ricorrendo ad un mezzo innocuo, il diffondersi di una tremenda malattia che produce morte e sofferenza; e l'indifferenza della Chiesa di fronte a questa tragedia, contrasta palesemente con lo spirito del vangelo. Ancora più santo, il pontefice, se ai diritti dell’embrione avesse anteposto i diritti delle donne. Se non avesse canonizzato personaggi, come Padre Pio, i quali con la santità avevano poco da spartire. Più santo, infine, se non avesse creduto in una strana Madonna, (Nostra Signora di Fátima), che avrebbe sacrificato bambini; e che si sarebbe preoccupata delle vittime del comunismo, e non di quelle del nazismo e del capitalismo.
Renato Pierri


09/07/2009

Una dimenticanza, e 24 concussioni del "papi vero" di Noemi cadono in prescrizione

Il "tesoretto" del padre di Noemi: 24 concussioni, tutte in prescrizione - Il processo a Elio Letizia è rimasto fermo per molti anni in tribunale

 (di Concita Sannino - Repubblica)

Noemi e padre La giustizia lo aveva messo sotto accusa per un "tesoretto" di oltre mezzo miliardo di vecchie lire, accumulato con presunte tangenti, tutte intascate da imprenditori e commercianti, nei primi anni Novanta, come braccio destro dell'allora direttore dell'Annona di Napoli. Ventiquattro episodi di concussione, mazzette imposte per la concessione di licenze a mega-ristoranti, boutique e pure agli ambulanti, diceva l'accusa. Ma da ventiquattro ore è tutto cancellato. Un colpo di spugna su anni di indagini. Come aveva anticipato Repubblica un mese fa, è il bluff di un fascicolo "dimenticato" per anni a regalare, ieri, una sentenza di prescrizione all'indagato Benedetto Letizia detto Elio. È il padre di Noemi, la diciottenne intorno alla quale è esploso il caso Berlusconi. Dopo la partecipazione del premier alla festa di compleanno della bionda ragazza che lo chiamava "papi", sono seguite le rivelazioni sulle visite a Roma e a Villa Certosa di Noemi ancora adolescente, e la richiesta di divorzio di Veronica Lario.

La giustizia formato Letizia, è la battuta che gira nelle ultime ore a Palazzo di giustizia. Ironia che va a braccetto con l'apprensione di alcuni. Il presidente del Tribunale, Carlo Alemi, che aveva già disposto un'inchiesta amministrativa, ha infatti rilevato "omissioni" e "iniziative gravi" nella gestione anomala di quel fascicolo e in particolare in alcuni uffici. Le responsabilità potrebbero investire qualche magistrato e qualche cancelliere, al punto che Alemi ha inviato gli atti alla Procura di Napoli (che le trasferirà per competenza a Roma) e all'Ufficio ispezioni del Ministero di Grazia e Giustizia.

Nell'udienza preliminare condotta ieri dal giudice Stefano Risolo, in cui sono stati dichiarati prescritti tutti e 24 i capi di imputazione per Letizia, il Comune di Napoli si è costituito parte civile attraverso l'avvocato Giuseppe Dardo, che sottolinea "il danno di immagine per effetto della risonanza attribuita dagli organi di informazione locale e nazionale. Ma l'istanza non avrà alcun effetto.

Intanto Elio Letizia, raggiunto ieri da Repubblica, si dice "sollevato" ma non intende entrare nel merito. "Non voglio dire niente: di questa cosa si è sempre occupato il mio avvocato". Letizia preferisce pensare alle vacanze. "Ma non si è parlato troppo di noi? Ora abbassiamo i toni, ci sono le vacanze". Nessun saluto o commento è arrivato da papi, gli chiediamo? "Dal presidente?". Lei però lo chiamava Silvio. "Ma ha tanto da fare. E' un po' che non ci sentiamo, succede anche tra amici, in famiglia".
[L'aricolo di Repubblica]

Off Topics del 9 Luglio

Expresso-Portugal ...ieri, non contento delle reti che già controlla coi suoi lacchè RAI, ha inviato un suo dipendente, tale Mario Giordano, a condurre la diretta del TgDux sul G8. Tanto per non correre rischi. Ottima scelta. Mario Giordano ha puntualmente certificato che il G8 di papi è stato un successone, "alla faccia dei Gufi"...
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Oggi alle 12,00 sarò alla Redazione del Diario, per dare l'ultimo saluto al caro Beppe Cremagnani.
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Ricevo dall'Honduras la segnalazione di questo articolo di [ireport.com] dal titolo "Renuncia Armando Valladares a la Fundación de Derechos Humanos". L'articolo è in spagnolo, per cui riporto il link all'articolo, per chi fosse in grado di leggerlo nella lingua originaria.
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G8, Merkel fredda con Berlusconi nel tour fra le macerie del terremoto
(di Marco Conti - Il Messaggero)

Merkel-onna L'AQUILA (8 luglio) - Non aveva molto voglia di essere accompagnata . Angela Merkel, cancelliere della Germania che al summit G8 iniziato da qualche ora, tornerà ad insistere su clima ed emissioni. E così, a parte una stretta di mano veloce e protocollare, la Merkel non ha fatto nulla per celare il suo disappunto per la presenza del padrone di casa nel tour tra le macerie del terremoto. Eppure è ormai da settimane che Silvio Berlusconi andava ripetendo la sua intenzione di far visitare ai grandi della terra, i luoghi dove il sisma ha mietuto centinaia di vittime.

«La mia presenza ad Onna vuole essere un piccolo segno a favore di un borgo colpito in passato dalla Germania», ha sostenuto la cancelliera tedesca davanto alla stele che ricorda l'eccidio nazista che il piccolo centro abruzzese, duramente colpito dal terremoto dell'aprile scorso, celebra in piazza. «Siate forti, noi non vi abbandoneremo», ha ripetuto la signora Merkel [...]
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08/07/2009

Sciopero dei blogs contro la legge-bavaglio di Alfano (mandante, Berlusconi)

Blog-alzalavoce
Il "Tafanus" aderisce allo sciopero dei blogs indetto per martedì 14 Luglio. Ormai l'informazione libera è delegata solo a pochi giornali, mezza rete TV e ad una galassia di blogs, che potranno contare solo se faranno massa e faranno rumore.

Sappiamo benissimo che faremo un solletico ai grandi media "a noi avversi", ma è vero fino ad un certo punto... Oggi l'egregio Facci ha dedicato un'articolessa lunghissima, sul "Geniale" di famigghia, per convicere la rete che lo sciopero dei blogs è velleitario ed inutile.

Caro Facci, ma allora perchè se la prende così calda? La sua reazione, probabilmente ordinatale dal sciur parum, mi ha convinto che questa iniziativa crea fastidio in casa sua. E se è sbagliata per Berlusconi, è giusta per l'Italia. Invito TUTTI i colleghi, grandi e piccoli, a "dare fastidio".
Tafanus

G8: il caro estintore - di Lameduck


"...estintori del peso di 5 kg da lanciare contro poliziotti e carabinieri per intontirli." (Il Giornale di Vicenza)

"Garantiremo la libertà di manifestare ma in modo non violento: chi pensa di andare a un corteo con uno zaino pieno di biglie di ferro, con un estintore o con bastoni di legno sappia che noi faremo di tutto per mpedirglielo" (Gaulaiter Maroni, today)

Lameduck Capita l'antifona? Domani c'è il G8 a L'Aquila con i grandi che, "signora mia ha visto che disastro?", vanno a fare la passerella assieme al premierino al 64 (fratto 2) % di gradimento. La cosa migliore è evitare qualsiasi manifestazione di protesta. Ignorateli. Loro si aspettano gli estintori e voi mandate le strade e le piazze deserte. Non si ripeta per l'amor di Dio, la cazzata del 2001: "violeremo la zona rossa". Loro non aspettano altro. Lasciategli il teatro vuoto. Ci resteranno di merda.

Non credete al fascio redento che ha detto che se le manifestazioni sono pacifiche si possono tenere tranquillamente. Il loro concetto di "manifestazione pacifica" è tutto da interpretare. Bisogna rovinargli la festa. Loro si aspettano i black bloc, i No Dal Molin, i centri sociali, i komunistacci da menare per principio. Qualcuno inoltre sarà nervoso per la sentenza del processo Aldrovandi. Molto nervoso.

Ma voi non protesterete. Non vi calerete nella parte che i Barnum del Circo del G8 vi hanno assegnato. Voi gli sporchi no global che vogliono fare solo violenza e loro le povere vittime, costrette a chiudersi dentro una specie di lager di lusso, in una caserma (questa volta a Bolzaneto ci vanno loro, che figata). Con la coscienza talmente pulita per il loro operato di "grandi" papponi del mondo da farsela sotto, nonostante i predator e le teste di cuoio che li difendono, per quattro manifestanti con caschi e, mamma mia!, scudi di plexiglas. E m'hai detto cotica!

Hanno perfino predisposto misure anti contaminazione chimica e batteriologica, quando il solo agente infettivo, data la stagione, potrebbe essere al massimo la salmonella tiphi insinuatasi nei banchetti ufficiali tra creme e maionesi. Loro si cagano addosso dalla paura di essere messi in discussione e voi li lascerete a culo asciutto.

Senza contare che se non vi saranno manifestazioni non potranno entrare in azione gli infiltrati e gli agent provocateurs, sempre pronti a fare i prezzemolini in queste occasioni mondane.Lo so che sarà dura. Anche se la voglia di gridar loro in faccia la rabbia per questo schifo di mondo è tanta, lasciate i tonfa a secco di sangue.

E se proprio farete come me e vi vestirete di nero, perchè nera è la loro coscienza e nero il nostro umore nei loro confronti, se vi chiederanno perchè vi vestite da black bloc, voi dite che siete in lutto per Michael Jackson.
Lameduck

Off Topics dell'8 Luglio

20090706 ...che bello... questo G8 è meglio dei mondiali di calcio...

 
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Meno male che Silvio c'è... G8 "a due" fra quelli che contano: Obama e Putin. Ma Silvio non ci sta ad accomodarsi in platea. Si sa... lui deve stare sul palcoscenico, magari con una "pedanina" che lo rialzi un tantino... ed ecco la demenziale dichiarazione che ne viene fuori:

"...sono stato a telefono con Putin che mi ha raccontato del suo incontro col Presidente Obama. I risultati li conoscete e sono molto positivi. Oltre che del disarmo, si è parlato di tutto, dei temi internazionali, di riprendere collaborazioni in 13 differenti campi. Vedo premiato anche il lavoro del Presidente del Consiglio Italiano, che ha messo tutti insieme affinchè si superassero i momenti finali della passata amministrazione americana..."

(...ormai parla in terza persona, come il Papa. Consuetudine che si estende anche ai "papi"? NdR...)

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G-tette

          

07/07/2009

Se questo è un uomo - Matteo Salvini, Razzista e Idiota

Matteo-salvini-multietnicoDa Milano, Capitale Morale: Quando si dice il valore di un uomo. Matteo Salvini è un uomo di valore. Vale tanto, che è contemporaneamente deputato al Parlamento di Roma Ladrona, Capogruppo della Lega al Consiglio Comunale di Milano, e Europarlamentare. Minchia!!!! ma la Lega non riesce proprio a trovarlo, uno altrettanto idiota, in tutto il lombardo-veneto?

Mai ci saremmo appassionati alla biografia di un pagliaccio di questa portata, se non fosse emerso,  dal  [video di Repubblica], girato alla festa di Pontida, dove viene ripreso mentre intona un coro razzista contro Napoli e i napoletani, e dalla [successiva intervista a Capital], dalla quale emerge un personaggio ancor più scemo di quanto da noi immaginato nelle nostre pur non ottimistiche valutazioni.  Un vaneggiante ubriacone da osteria di infimo ordine, che viaggia a metanolo puro.

Per un attimo, Repubblica aveva dato trionfalmente la notizia che Salvini si era dimesso da Deputato. Verissimo, ma, come ha tenuto a precisare lo stesso statista, questo non era un atto di pentimento, ma solo l'obbligo di scegliere fra Roma Ladrona e Strasburgo Comodona. A Roma, non foss'altro che per schiacciare bottoni, ogni tanto bisogna andarci. A Strasburgo, se Matteo non ci mette piede, l'80% del Parlamento neanche se ne accorge, ed il 20% restante tira un sospiro di sollievo.

Apprendiamo dalle non numerose biografie che questo non più giovanissimo idiota è nato a Milano (non in Val Brembana) nel '73. "E'  un politico italiano", afferma Wikipedia, con sprezzo del ridicolo...  Matteo non è un coglione qualsiasi, al quale si possa perdonare tutto. No, è una "testa... d'uovo" della Lega, un Insostituibile, un Coglione XXL. Consigliere Comunale a Milano (non a Caprino Bergamasco), ad appena vent'anni;  segretario provinciale della Lega Nord (provincia di Milano, non di Lodi) a 25 anni. Praticamente un genio. O un segno di grave carenza di iodio e di cervelli all'interno della Lega?

 Ci informano che Matteo, all'interno del movimento leghista, ha svolto anche diverse attività giornalistiche sul quotidiano La Padania e Radio Padania Libera (una sorta di Radio Londra dei tempi della guerra, tanto per capirci. Solo che adesso si combatte la guerra per la liberazione della Padania. Dai Salvini). Due testate che si presentano da sole. Prendete "La Padania": è da quasi 14 mesi (22 maggio 2008) che cliccando sul link del sito, ci appare inesorabile la scritta "Sito in costruzione". Cazzo!!! peggio della piramide di Cheope! Quando invece il sito funzionava, per due anni mi sono divertito a cliccare ogni due/tre settimane sulla sezione "Qultura". Implacabile, appariva l'avviso "Sezione momentaneamente priva di contenuti".

RondeMa torniamo alla folgorante carriera politica. Nel 1997 era capolista nelle elezioni per il Parlamento della Padania (quello che aveva la sua sede a Chignolo Po (una volta al mese prestigiosa sede del Parlamento Padano, per il resto "cresime, battesimi e matrimoni - prezzi modici"). Si presenta per la corrente "Comunisti Padani", che ottenne 5 seggi su 210.

Viene eletto per la prima volta al Parlamento europeo nel 2004; decade dalla carica nel 2006 e viene rieletto, alle elezioni amministrative di quell'anno, consigliere comunale a Milano. Attualmente è capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale a Milano e vice-segretario Nazionale della Lega Lombarda (vice segretario nazionale, micacazzi... e poi qualcuno osa dire che sia scemo. E gli altri, allora?) I biografi ci informano che è anche Membro (in che senso, scusi?) del Movimento Giovani Padani, a soli 36 anni. Appena supererà i 40, gli daranno la maglietta di "Lupetto della Val Seriana" Alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto parlamentare alla Camera dei Deputati. Dal 2004 al 2006 è stato deputato del Parlamento europeo.

Ma ora tenetevi forte, perchè arriva la notizia choc: Salvini, a Strasburgo, è stato membro della Commissione per la cultura e l'istruzione!!! così, avendolo sul biglietto da visita, ha imparato che cultura si scrive con la "C". Nel 2008 diventa Deputato.

Questo non più giovane coglionazzo ormai è diventato imbarazzante persino per i suoi alleati di coalizione, tranne che per i due più geniali: Berlusconi e Bossi. Questi due residuati bellici hanno le loro attenuanti. Uno ha avuto un ictus, e potrebbe non essersi ripreso del tutto. L'altro, pur di non perdere un alleato, sarebbe disposto persino ad allearsi con Fiore, con Mastella o con Pacciani. Figuriamoci se è disposto a litigare con Bossi!!!

Il 7 maggio 2009, in occasione della presentazione dei candidati milanesi della Lega Nord alle elezioni provinciali, il quasi-giovane Salvini ha proposto di usare vagoni della metropolitana riservati per donne e milanesi. Si sa... Milano è sempre stata una città d'avanguardia. Anzi, di avanguardisti. Il colto boy-scout cresciutello voleva far fare a Milano un balzo all'indietro. Gli seccava molto, essere avanti a Martin Luther King. Matteo, I have a dream, ma non le dirò quale,,,

Matteo-salviniQuesta genialata sul metrò è stata fortemente attaccata, sia da esponenti del PDL sia del PD. L'8 maggio 2009 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiara: "Lo stesso Matteo Salvini ha detto che si trattava di una battuta, di una provocazione che non ha alcun fondamento". Ah... allora...

Il presidente della commissione Politiche sociali di Palazzo Marino, Aldo Brandirali (Pdl) non la prende invece tanto alla leggera:"...l'unico modo per applicare questa sua proposta è mettere stelle sul petto, di diversi colori a seconda della razza. Salvini pur di conquistare voti è disposto a rischiare la ferocia umanitaria. È scandaloso il ruolo diseducativo che Salvini svolge..."

Bravo, Brandirali! Bene! Bis!... ma questo pezzo di bravura non lo faccia a nostro uso. Noi queste cose le sappiamo; sono nel nostro DNA. Non le dica neanche al giovane scemo, tanto non le capirebbe. Le dica a Silvio. Mostri di avere le palle. Lo dica a Silvio, ed aggiunga che, se Silvio non smentirà la versione morbida, lei è pronto a dimettersi da TUTTO. Della serie "o Salvini, o io". Non faccia come i padani, che scorreggiano scemenze contro Roma ladrona e contro la Casta, ma poi "aggiungono un posto a tavola".
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Filippo, che per primo mi aveva segnalato l'osceno video dell'ubriacone padano, ha accompagnato la segnalazione con questo scritto:

Cari amici, ho sempre desiderato poter rivendicare una mia identità specifica (Calabrese? A metà. Ci sono nato e ho vissuto tra Catanzaro e Cosenza i miei studi medi/inferiori. D'estate andavo a "fare i bagni "a Roccella Jonica da mia nonna. Ma non basta. Romano? Un paio di anni di università. Siciliano? Un anno a Messina non giustifica un'appartenenza radicata. Napoletano? Sette anni, mi ci sono laureato, ci ho preso moglie, mi ci sono divertito, ci ho visto morire mio padre e mia madre. Ho vissuto nelle case legge 774 (chiarisco ghetti popolarissimi).

Però i miei fratelli ed io siamo usciti indenni da certe influenze ambientali. Abbiamo trovato tutti lavoro, avvalendoci di canali normali, senza ricorrere ad inutili monsignori e politici locali.  Poi decenni e decenni a Milano dove ho vissuto tutta la mia vita professionale, dove mi sono risposato, e dove ho trovato bellissime amicizie milanesi e non. Ed anche qualche simpatico "terun" era usato con grande affetto e pulizia. Mi considero quindi un albero milanese con sementi e radici provenienti dalla bassa Italia. "Bassa Italia" non è una espressione geografica, è la compiaciuta definizione attribuita alla Terronia da certa gentucola.

Ed io a Milano voglio bene e cerco, quando posso, di proteggerla da certe sporcizie che denunzio con maggiore forza di quanto facciano (o dovrebbero fare) molti milanesi di Milano. Ora qui di seguito vi segnalo le performances culturali di questo poveraccio. Ma non è lui a dispiacermi. Se mi dispiacessi del comportamento di un mini/idiota sarei io un maxi/idiota.
Voglio esprimere tuttavia il mio malessere per il fatto che può avvenire, ed avviene, che alcuni miei amici, pochi tuttavia, di matrice terronica, sarebbero ben lieti di unirsi ai cori di Pontida. E quando io non capisco mi incavolo con me stesso, e poi mi imbufalisco sempre con me stesso proprio per il fatto di essermi imbufalito. E trovo finanche umano che un terrone voglia unirsi a certi cori. Se la cosa lo fa felice, è giusto che condivida la cultura di Matteo Salvini.
Filippo
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Massimo-troisiCaro (si fa per dire) Onorevole (si fa sempre per dire) Salvini,

mi scusi se le ho dato dell'imbecille, ma lo rifarei anche se fossi sotto processo. Lo rifarei, in difesa del "body-odour" dei miei numerosi parenti, amici, ex colleghi d'università e di lavoro. napoletani. Voglio stupirla, giovane idiota: non puzzavano più di quanto non puzzi la media dei milanesi. (...anzi, dato che il tasso di umidità, a Milano, è mediamente più elevato...). Talvolta, quando qualcuno puzzava, puzzava di sudore, per quel lavoro che a Napoli si chiama fatica
. A Napoli niente "terziario avanzato": a stento "secondario arretrato"

Si chiama "fatica" non perchè non piaccia lavorare, ma perchè, come diceva Massimo Troisi (un genio che lei non conosce, e se conosce non capisce) a Napoli nessuno ti offre un lavoro, ma solo di faticare: in nero, a giornata, a cottimo, un "lavoretto"... Come diceva Troisi: a Napoli il "lavoro e basta", senza ulteriori specificazioni di genere, non esiste. Quindi, chi vuole mangiare, spesso è costretto a lavori che "puzzano" e fanno puzzare. A lei, amico, puzza il cervello. Sa, quando la materia organica entra in putrefazione, i cattivi odori sono inevitabili. Tafanus
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Non posso comunque esimermi dal dire una cosina, che ho sullo stomaco da un pezzo, anche ai miei amici napoletani, che alle politiche dell'anno scorso hanno plebiscitato il centro-destra, con oltre 21 punti di scarto sul centrosinistra. E che, nun ce lo sapevate che col voto al PdL non vi arrivava solo il Dio Berlusconi (quello che fa sparire la monnezza) ma vi arrivavano al governo centrale, anche la Carfagna, il Salvini e il Maroni? Questa gente l'avete voluta, ora tenetevela. Non è intelligente punire Bassolino, e/o la Iervolino, portando al governo questi razzisti. Hanno sbagliato sul piano dell'amministrazione locale? Bene, non rivotateli. Ma portare in alto i Patani per punire Bassolino è come tagliarsi l'uccello per far dispetto alla moglie (scusate per il francesismo). Ora vi tenete Salvini. A domani. Tafanus

Per la morte di un caro amico: Beppe Cremagnani

Beppe-cremagnani L'ho saputo di colpo, senza preavviso. Aveva letto un necrologio mia moglie, e questo nome le aveva fatto scattare un campanello d'allarme. No... non  poteva essere lui! Lo avevo visto per 'ultima volta il 27 aprile, a Milano, per la presentazione - alla quale aveva "preteso" che andassi - dell'ultima fatica, il docu-film prodotto a sei mani da Beppe, da Enrico Deaglio e da Mario Portanova sul maledetto G8 di Genova, dal titolo "Governare con la Paura".

Volevo comprarlo, questo documentario, perchè mi interessava molto, e perchè sarebbe stato un piccolo segno di stima nei suoi confronti. Non c'è stato verso. Ha voluto assolutamente regalarmelo. Ma il regalo più bello che mi ha fatto è stata la dedica che ha voluto scrivere di suo pugno sul libro. Qualcosa che serberò fra le piccole, grandi cose preziose che vorrei avere sempre sotto gli occhi e nel cuore.

E' morto ieri, per un infarto, mentre faceva un innocente giro in bici, a Lecco. Fatico a crederci, ma devo farmene una ragione. Beppe, l'amico generoso, semplice, attento, ormai è solo un ricordo. Un caro e doloroso ricordo.

Ci eravamo conosciuti nel 2006, quando il Tafanus, già nella  "notte dei brogli" delle chiavette USB di Pisanu e delle misteriose schede bianche scomparse, aveva aperto un "instant-dossier", in progress, sui brogli elettorali di quella notte. Ad insaputa gli uni degli altri, anche Deaglio e Cremagnani stavano "lavorando" a un ben più ambizioso e professionale dossier. Quando l'ho saputo, ho offerto il nostro dossier al Diario, ovviamente senza nulla chiedere. Parti del nostro dossier sono finite nel documentario "Uccidete la Democrazia", con tanto di ringraziamenti al Tafanus, non richiesti, nei titoli di coda.
    ...il ricordo più prezioso...             
Dedica Era un bel sodalizio, di persone molto affiatate. Enrico Deaglio, Gianni Barbacetto, Mario Portanova, la dolce Dolores Alvarez, e poi Beppe, quello che sentivo più spesso; quello che non perdeva occasione per invitarmi ai suoi eventi. La penultima volta, a un dibattito con lui, e con la gentilissima senatrice Haidi Giuliani. Poi, quella maledetta ultima volta. Ma chi poteva immaginare che sarebbe stata "l'ultima"? Beppe era più giovane di me. Nell'ordinato svolgimento degli eventi, avrebbe dovuto essere lui a venire al mio funerale, e non viceversa...

Beppe lascia in tutti noi che abbiamo avuto l'onore e il piacere di essergli amici, un vuoto sordo, privo di ragioni, e privo di dolcezza, che non sia quella della reciproca stima, e del reciproco affetto. Se n'è andato troppo presto, troppo in fretta, e senza nessun preavviso. Ci mancherà, moltissimo. Antonio Crea, alias Tafanus
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Vimercate - E' morto ieri il giornalista Beppe Cremagnani, colpito da un malore a Lecco durante un giro in bici. Nato nel 1951, e laureato in giurisprudenza a Milano, ha lavorato per Repubblica e l'Unità, per le trasmissioni televisive "Milano, Italia", "Inviato speciale", "La nostra storia" e "L'elmo di Scipio", oltre che per il settimanale Diario. Dall'esperienza di Diario con Enico Deaglio erano nati i documentari d'inchiesta "G8/2001, Fare un golpe e farla franca", "Quando c’era Silvio", "Uccidete la democrazia", "L’ultima crociata" e "Gli imbroglioni", editi dalla Luben production. In aprile è uscito l'ultimo lavoro, "Governare con la paura-il G8 del 2001, i giorni nostri".
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P.S.: mi piace riportare le ultime parole scritte da Beppe sul suo profilo facebook. Era solo domenica 5 luglio, ore 18,47:

"...sto girando l'Italia per presentare "Governare con la paura" e incomincio a vedere molta disperazione fra chi sta perdendo il posto di lavoro a causa della crisi. Credetemi, non c'è da essere per niente ottimisti, ci sono intere zone dove l'occupazione verrà rasa al suolo..."

L'ultimo saluto "laico" a Beppe Cremagnani

Beppe-cremagnani Per gli amici che abitano intorno a Milano: coloro che volessero dare l'ultimo saluto a Beppe, potranno farlo:


# giovedì 9 presso la sede del "Diario", a Milano, in via Melzo 9

# giovedì 9 presso la ex Casa del Popolo di Vimercate, Piazza Marconi 7

Off Topics del 7 Luglio

Berlusconi_obama-incontro-atteso BREAKING NEWS: in caso di pandemia di cacarella da terremoto, sembra che Silvio (un uomo dalle mille risorse) abbia fatto adattare in gran segreto a lussuosissime stanze dall'insolita forma cilindrica i vagoni di Viareggio, non senza averli prima fatti svuotare dal GPL.
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Federico Aldrovandi ammazzato una seconda volta. Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

"Volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia, rispetto e dignità",
ha detto il padre di Federico. "Mio figlio non era un drogato, era un ragazzo di 18 anni che amava la vita e che quella mattina non voleva morire". Sua moglie è sembra stata convinta della colpevolezza degli agenti: "Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". [...] Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi.

Federico Aldrovandi L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento [...] [Repubblica]

Sono feice della soddisfazione dei genitori, ma c'è qualcosa che non mi consente di condividerla. Un ragazzo è stato ammazzato a 18 anni, e gli assassini sono stati condannati a tre anni e mezzo: poco più dei tre anni ai quali possono essere condannati la badante ucraina e il suo "datore di lavoro", se la badante non ha i documenti in regola. Non vedo il nesso, non vedo la proporzione. Le "norme d'ingaggio" prevedono che si continui ad infierire su un ragazzino ormai inerme, steso per terra, tanto delicatamente da spezzare due manganelli??? ma questi "tutori dell'ordine" quale mai impegno ci hanno messo, a picchiare un ragazzino inerme? No, signori Aldrovandi... se voi siete contenti, cercherò di esserlo anch'io, per solidarietà con voi. Ma non trovo elementi di grande soddisfazione che siano stati condannati a poco più di quanto può beccare una brava badante "sans papièrs". Tafanus

06/07/2009

Padre Nostro che sei nei cieli, dacci oggi la nostra merda quotidiana

Berlusconi-summit Mercoledì inizia il G8 degli ammiccamenti, delle gomitatine d'intesa, dell'attesa delle nuove foto di papi-porcone preannunciate da molti. Sembra che da uno dei festini di "papi", arrivi anche la foto o il filmato di un lungo bacio fra lesbiche... Noi non abbiamo niente in contrario, ma papi? così timorato di Dio, tre zie suore, scuola in collegio dai Salesiani?...

Il Sunday Times pubblica una vignetta, che riportiamo, sul "G8 di Berlusconi, che contribuisce a portare sempre più in alto l'immagine del nostro paese. E mentre i "potenti del mondo" aspetteranno con malcelata impazienza le ultime foto porno dell'entourage di papi, papi sarà costretto a far finta di essere ancora "uno di loro". Insomma, una vera commedia all'italiana. O meglio: una tragedia.

Nel frattempo, sul caso Berlusconi si tiene martedì, a Londra, un seminario presso la London School of Economics;  tema: le minacce alla libertà di stampa in Italia, con la partecipazione di John Kampfner, ex-direttore dello New Statesman, storico settimanale della sinistra laburista, e di Conchita Sannino, la giornalista di "Repubblica" che scoprì la presenza di Berlusconi alla festa dei 18 anni di Noemi Letizia, lo scoop che ha dato il via allo scandalo.

Nei momenti liberi, l'Italia viene messa alla gogna per non aver mantenuto NESSUN impegno circa gli aiuti all"Africa. L'Italia è "il fanalino di coda del G8", osserva il Times, mettendo a rischio l'intera iniziativa del Gruppo degli Otto.

Sembra che i leaders, per ammazzare l'angoscia, in attesa  di questo G8, che si consumerà fra sciame sismico e sciame gnoccoso,  si stiano divertendo a fare scommesse sulle probabilità che il G8 si tenga in caserma, nelle "tende supertecnologiche" (sembra che ci siano persino dei condizionatori d'aria e degli apparecchoi TV a schermo piatto, sintonizzati su Emilio Fede), oppure alla Farnesina.

In ogni caso, sembra che il "servizio in camera" sia stato appaltato, in catering, al fidato fornitore abituale dell'Utilizzatore Finale, il sig. (?) Tarantini. Viva la foca, che Dio la benedoca... Inoltre, per far compagnia alle "first-ladies", sono state mobilitate le Ministre Gelmini e Carfagna. Sembra che se la cavino molto bene con le lingue.

Vi scongiuro, non andate in ferie, nei prossimi giorni... ci sarà molto da divertirsi. Tafanus
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...per coloro che non avessero ancora visto questo "G8 Car-Park" del Sun...
Sun-g8


La Costituzione dell'Honduras: meglio un golpe, piuttosto che cambiarla?

(Articolo di [Gennaro Carotenuto] - A questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

In questi giorni abbiamo sentito dire, su quella cosa che io continuo a chiamare "golpe" in Honduras, di tutto e di più. Ora, stanco di dibattere in prima persona, ricorro al "furto con avviso" di un articolo, molto autorevole, dell'amico Prof. Gennaro Carotenuto, che di diritto costituzionale comparato capisce e sa certamente più di me, ma forse anche di alcuni appassionati commentantori di questi giorni. A Gennaro non si può neanche rimproverare di non conoscere from inside il centro-america, visto che insegna anche all'Università di Montevideo, e scrive come analista internazionale per La Jornada di Città del Messico. Tafanus

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Gennaro-carotenuto Gennaro Carotenuto insegna Storia del Giornalismo presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata. Studioso di politica internazionale, dei regimi dittatoriali e di storia contemporanea dell’America Latina, insegna anche Geopolitica e Storia Orale e presso la SSIS della stessa università, oltre ad essere professore invitato presso l’Università di Montevideo, Uruguay. E’ laureato in storia presso l’Università di Pisa e dottore di ricerca a Valencia, Spagna.

Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con programmi di Radio3Rai, con il quotidiano La Stampa, e il trimestrale Latinoamerica dove scrive dal 1992. Nel ’96 ha lavorato presso la redazione centrale del quotidiano El País di Madrid. Dal ‘97 scrive ed è socio della cooperativa editoriale del settimanale uruguayano Brecha e scrive come analista internazionale per periodici tra i quali La Jornada di Città del Messico. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo, Sperling&Kupfer, Milano e nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione, EUM.

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constitucion de jon E’ straordinario come in questi giorni siano spuntati tanti comparativisti esperti addirittura di costituzioni centroamericane. Soggetti tendenti alla menzogna e ad evocare fantasmi e paure ataviche, spiegano che il solo proporre di riformare o riscrivere la sacra e perfettissima costituzione del 1982 prova che si voglia imporre una dittatura comunista e che pertanto sia sacrosanto o per lo meno inevitabile il golpe in Honduras piuttosto che permettere la deriva antidemocratica di un’Assemblea Costituente.

E’ proprio così? Forse è bene chiarire alcuni aspetti sulla Costituzione e la Costituente che facciano capire quanto viziata è l’informazione che i grandi media stanno dando sui motivi del golpe che a parole condannano ma al quale con i fatti tengono il gioco.

In primo luogo non c’è bisogno di essere esperti di diritto costituzionale, tantomeno comparato, per sobbalzare nel sentir trattare la costituzione (c minuscola) dell’Honduras come se davvero fosse una Costituzione (C maiuscola). Ricordo che l’Honduras è (purtroppo e detto con rispetto per un popolo nobile) una vera “Repubblica delle Banane”. E lo è nel senso politico del termine, oltre che economico, giacché chi ha fatto e disfatto la storia politica dell’Honduras fin dalla fine del XIX secolo, imponendo governi costituzionali o dittature a secondo della convenienza, è stata la United Fruit Company. Si potrebbe scrivere un tomo su come la United Fruit è stata la vera padrona del paese e, senza tornare all’epoca di Tiburcio Carías Andino, basta ricordare che ancora nel 1978 il generale Policarpo Paz, amico intimo del dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, fu imposto come dittatore dalla United Brands (il nuovo nome della United Fruits).

Erano tempi di guerra sporca, squadroni della morte, sparizione di persone. Lo stesso dittatore Policarpo Paz, d’accordo con la CIA e con l’immancabile compagnia bananiera, scrisse la sacra costituzione dell’82, entrata in vigore giusto prima di consegnare il potere a un presidente costituzionale, Roberto Suazo Córdoba. La costituzione, democratica ma scritta da un dittatore, era una sorta di estensione della “Legge Antiterrorista” per la quale almeno fino al 1993 nel paese continuò impunemente a sparire gente nelle camere di tortura della già felice democrazia costituzionale honduregna.

Non sorprende in questo contesto che la meravigliosa costituzione dell’82, quella in difesa dell’inviolabilità della quale decine di commentatori “indipendenti” sembrano disposti in questi giorni ad immolarsi come Ian Palach, non si preoccupasse minimamente di cambiare due problemucci da poco del paese: il fatto che l’80% della popolazione vivesse nell’indigenza e che appena 225 latifondisti fossero proprietari del 75% della terra del paese. In compenso l’articolo 239 puniva con decorrenza immediata a dieci anni di interdizione dai pubblici uffici chiunque “proponesse” la rieleggibilità del presidente.

Siamo quindi di fronte ad una Costituzione antidemocratica che, come quella cilena scritta da Augusto Pinochet, è firmata da un solo costituente per durare in eterno, chiusa in cassaforte, buttando via la chiave di qualunque modifica, riforma, o nuova carta potesse venire dal basso. Chiunque propone di convocare un’Assemblea costituente (scriverne una nuova vuol dire necessariamente modificare o abrogare l’articolo 239) infatti può essere accusato di “proporre” di modificare l’articolo 239 e quindi decadere immediatamente, che è l’appiglio legale dei golpisti contro il povero Manuel Zelaya che, nonostante non abbia mai detto di volersi ricandidare, è stato rovesciato con un colpo di stato per aver (forse) fatto un pensiero impuro.

Pensi all’idea di Costituzione e ti viene in mente quella degli Stati Uniti, bella perfetta, levigata, che viaggia ben oltre i due secoli di vita praticamente intonsa continuando ad assicurare la felicità dei cittadini di quel fortunato paese. Così ti convinci che anche quella honduregna deve essere stata scritta nel marmo [tombale degli squadroni della morte all’epoca in azione] e pronta a sfidare i secoli. Altrimenti la Corte Suprema (che incute autorità a nominarla ma è formata da un gruppo di oligarchi rappresentanti delle famiglie che si considerano padrone del paese) ha ordinato niente di meno che un colpo di stato per impedire la semplice convocazione di un referendum consultivo non vincolante per valutare se eleggere un’Assemblea costituente che, magari di passaggio, garantisse un po’ più di equità tra cittadini.

Marmo un corno. L’inviolabile costituzione dell’Honduras, scritta nel 1982, è stata modificata nello stesso 1982 (si erano scordati qualcosa) quindi nel 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005. Lo stesso articolo 239, quello che proibisce perfino di “proporre” la rieleggibilità del presidente, è stato modificato nel 1998, quindi nel 2002 e di nuovo nel 2003 senza che ci fosse alcun rumor di sciabole. Evidentemente erano tutte modifiche che rispondevano agli interessi dei poteri forti del paese, piccolezze che al padre della patria Policarpo Paz, nella sua lungimiranza infinita, erano sfuggite. Quindi non siate ridicoli, quando parliamo di Costituzione honduregna stiamo parlando praticamente di un regolamento condominiale che ha come unica funzione quella di far continuare a vivere l’80% dei condomini nel sottoscala.

Fuori dall’ironia. Quello che ha mosso le oligarchie honduregne al colpo di stato è il sacro terrore che queste sentono per la sovranità popolare. E’ un rifiuto premoderno e preventivo che scatta automaticamente ogni volta che sentono di lontano l’odore di democrazia. Chi in questi giorni ha difeso anche indirettamente il golpe in Honduras, dando spazio alla menzogna della rielezione e nascondendo il vero oggetto del contendere, una Costituzione che possa essere agente di democrazia e non di conservazione, si è reso complice dei golpisti.

In America latina la convocazione di assemblee costituenti che superino costituzioni che, come quella honduregna o quella cilena, sono state scritte da dittatori o sono state scritte in epoche nere della storia è lo strumento reale, legittimo e non violento di trasformare l’esistente in pace e democrazia. Ognuno può decidere da che parte stare.

Gennaro Carotenuto

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Per quanto mi concerne, questo lucidissimo articolo di Gennaro Carotenuto pone la parola FINE alla kafkiana discussione che in questi giorni si è sviluppata, sul Tafanus, circa le vicende honduregne. Informo in anticipo che chiunque voglia ancora sostenere la a-democraticità di Zelaya, e la bellezza della intoccabile Costituzione Honduregna dell'82 - già toccata ben 22 volte fra il 1982 ed il 2005 (una media di quasi una volta all'anno), sarà da me rinviato, a scatola chiusa, a questo scritto dell'amico Prof. Gennaro Carotenuto. Tafanus

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Poteva mancare il "Soccorso Nero" dei preti? No, non poteva mancare: ed ecco infatti "scendere in campo" le gerarchie ecclesiastiche, in soccorso del golpista di turno:

Card-maradiaga Mentre viene annunciato un ulteriore slittamento a domani domenica del ritorno di Manuel Zelaya, una presa di posizione influentissima rende ancora più improbabile il ritorno del presidente legittimo e fa segnare un punto alla giunta golpista: il Cardinale di Tegucigalpa Óscar Rodríguez Maradiaga ha chiesto “all’amico Zelaya” di non tornare in patria affermando apertamente che il ritorno di questo causerebbe un bagno di sangue.

Ma secondo il quotidiano filogolpista La Tribuna però Rodríguez Maradiaga sarebbe andato ben oltre la semplice considerazione di inopportunità del ritorno del presidente legittimo.

Infatti, vi sarebbe un comunicato della Conferenza Episcopale (che chi scrive non è riuscito al momento a reperire e che per i dettagli che seguono viene citato solo da “La Tribuna”) che affermerebbe che Zelaya ha violato l’art. 239 della Costituzione e quindi giustamente sarebbe stato deposto e che tutti gli atti commessi dalla giunta golpista sarebbero legittimi.

Infine Rodríguez Maradiaga avrebbe considerato unilaterale la posizione dell’Organizzazione degli Stati Americani condannando la sospensione in queste ore dell’Honduras da parte di questa organizzazione che ha invece considerato un golpe la deposizione di Zelaya. [L'aggiornamento di Gennaro Carotenuto]

Off Topics del 6 Luglio

Caserma-coppito  G8 "on demand", come la "Pay-per-view": "...piano di evacuazione: una scossa superiore ai 4-4.5 darà il via all'Aquila all'evacuazione degli edifici. A quel punto le delegazioni saranno ospitate in una tendopoli. Poi entreranno in funzione i tecnici dei Vigili del fuoco che accerteranno l'agibilità della struttura e daranno l'autorizzazione, o meno, a rientrare. Anche in caso di rientro autorizzato, ogni delegazione liberamente potrà decidere o meno se tornare al lavoro.

05/07/2009

Basta parlare di facce di cazzo! Oggi parliamo di Giovanardi

Giovanardi01 Dopo aver difeso con le unghie e coi denti l'ignobile "pacchetto sicurezza", oggi l'ineffabile Giovanardi (avete presente la faccia?) chiede un provvedimento urgente "per regolarizzare colf e badanti". Ma si può??? Sono mesi che glielo diciamo, che sarebbe sorto un problema "badanti" e "badati", e l'incredibile Giovanardi se ne accorge solo adesso? E solo perchè alcuni rapresentanti della Chiesa hanno osato dissentire?

La Lega dice NO: sa che dovrà dire si, ma per ora l'altro genio della politica e dell'odontoiatria prova a salvare la faccia e il culo (o entrambi, tanto la differenza è molto sfumata). Bersani, col classico umorismo emiliano, definisce la proposta di Giovanardi come "la pillola del giorno dopo": prima concepisci la stronzata, poi cerchi di farla abortire.

Stiamo ai fatti: queste cose le sapevamo tutti da anni, e le abbiamo periodicamente scritte sui blogs, sui giornali e sui muri. In Italia ci sono, a spanne. 500.000 colf e badanti irregolari. Con la nuova legge, che inventa il "reato" di immigrazione clandestina (reato penale) sono accomunati nella stessa fattispecie di reato sia le 500.000 badanti, che i 500.000 "datori di lavoro" delle stesse. Che facciamo, mettiamo in galera 500.000 invalidi e 500.000 badanti? Dove? a Villa Certosa? Perchè la capienza delle carceri italiane è di meno di 45.000 detenuti, e ce ne sono già il 50% in più. Abbiamo già raggiunto e superato, di nuovo, il livello di affollamento che aveva "giustificato" l'indulto svuota-carceri. Ora che facciamo? dove non ce ne stavano 60.000, ce ne mettiamo 1.060.000?

Calderoli Oppure "tiriamo a sorte"? Tu hai vinto, fuori, tu hai perso, dentro? Se non è idiota chi ha potuto concepire un "pacchetto stronzate" di questa portata, chi possiamo ragionevolmente definire idiota senza correre il rischio di finire in galera? Ma ecco che arriva il prode Giovanardi, con una bella soluzione "ready-to-use": il "pacchetto" (che forse andrebbe meglio definito come "pacco", nel senso di bidone da magliari) resta in vita, ma facciamo un'eccezione per le badanti.

Quindi, ci limiteremo a mandare in galera un milione e mezzo di albanesi raccoglitori di pomodori, serbi pecorai, indiani mungitori di vacche, romeni muratori, addetti alle porcilaie del Bangladesh, tunisini imbarcati sui pescherecci di Mazara del Vallo, e pizzaioli egiziani.

Non vorrei rovinare la festa né a Calderoli - motore primo di questa legge, che è stata definita legge-annuncio. Non lo è. Non facciamo torto al dentista. Questa è una legge-scorreggia, perchè è un annuncio fatto non con la bocca (che, in fondo dovrebbe essere in prossimità del cervello) ma fatta proprio col culo. Scusate per il francesismo. Questa è una legge-scorreggia, perchè è proprio come "voce dal cul fuggita". Viene fuori da quell'orifizio, e puzza come le flatulenze che provengono da quell'orifizio, vicino alla trippa, ma lontano dal cervello.

Non vorrei rovinare la festa neanche al prode Giovanardi, ma una cosina non posso proprio fare a meno di ricordargliela: un libricino dal titolo pomposo ("Costituzione della Repubblica Italiana", nientemeno!), edita da tale Enrico De Nicola, copyright del 1* Gennaio 1948.  La legga, Giovanardi. Molti, in questi giorni, tendono a dimenticarne il contenuto. Lei non può. E' stato, nientemeno, Ministro! (in fondo, anche il cavallo di Caligola è stato Senatore...), e quindi ha il dovere di sapere.  Le rivelo una cosa che la getterà nello sconforto: in questo cacacazzo di libretto ci sono dei paragrafetti che "meritano il ripasso":

Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]

Art. 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

Art. 10: L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 13: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto [...]

Art. 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 25: [...] Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso [...]

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Cari Giovanardi e Calderoli, ci consentiamo di tradurre il tutto in "linguaggio semplificato", per far capire anche a voi. Questo orrendo, demagogico libretto dice che i musulmani hanno gli stessi diritti dei cristiani e degli adoratori di Visnù: dice che non è obbligatorio conoscere l'italiano (altrimenti, molti "patani" sarebbero fuorilegge); dice che se le leggi internazionali prevedono tre mesi di fermo per il riconoscimento degli immigrati, l'Italia non può fissarne sei; dice che qualsiasi atto restrittivo della libertà personale dev'essere preso entro 48 ore, e convalidato entro le successive 48 ore dall'autorità giudiziaria: totale, 4 giorni; dice che chiunque può pregare il proprio Dio in privato o in pubblico (quindi anche in un giardinetto), da solo o in compagnia, purchè non accompagni la preghiera con masturbazioni o stupri rituali; dice che c'è l'obbligo della concessione dell'asilo politico a coloro che ne abbiano diritto, in base alle convenzioni internazionali, e non agli "editti di Pontida" o ai grugniti di Via della Scrofa, o ai mugolii di piacere che si levano alti da Via dell'Anima.

Si sforzi, Giovanardi, anche uno tutto "scarpe fini e cervello grosso", con un po' d'esercizio, può arrivare a capire. Tafanus

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Off Topics del 5 Luglio

20090704 ...venghino, siò!!! sta per avere inizio la più grande minchiata del millennio: il G8 all'Aquila, con la città chiusa, blindata, pezzi di palazzi che crollano ancora, gente disperata che vede avvicinarsi l'autunno in tende che ad ogni acquazzone galleggiano nella palta. 

Venghino! il G8 con lo sciame sismico, le tende VIP di emergenza, gli elicotteri per l'evacuazione fuori dall'uscio e le Signore a Roma. Venghino! se qualcuno fosse in calore, il premier italiano ha già pronte squadre di ben addestrate "escorts". Affrettatevi! fra tre giorni si chiudono le prenotazioni. Per i ritardatari, solo un meeting a Viareggio in un vagone di GPL svuotato, ed arredato con molto gusto dall'architetto Panseca...

"Sporco negro di merda", (e sporco giornale di merda)

 Congolese-aggredito Negro di merda/1

Chi nel pomeriggio avesse digitato su google congolese aggredito, ai primi posti avrebbe trovato un articolo del "Messaggero", il giornale del papi di Azzurra Caltagirone in Casini, nel quale, pudicamente, si parlava del congolese selvaggiamente picchiato nel quartiere bene di Monteverde Alta, Roma, a cura di tre "bbrava ggente" italioti. Il Messaggero riportava il particolare che il congolese avesse riportato "superficiali escoriazioni". Insomma, dei graffietti. Vuoi vedere che Casini e il papi della Azzurra non volevano che si sapesse che invece si trattava di razzismo e violenza vere, fomentate dalla politica del PdL, verso il quale Casini sta cercando di risalire, visto che "è lì la festa"?

Nessun accenno neanche al fatto che il congolese (ci scusiamo, ma non ne conosciamo il nome) non fosse un rompicazzo clandestino, ma uno con un regolare status di rifugiato politico; che fosse in Italia da 5 anni; che si fosse sposato in Italia, dove ha avuto anche una bambina; che non stesse spacciando, ma stesse facendo il lavoro, come tutti possono immaginare MOLTO remunerativo, di distribuire volantini pubblicitari nella cassetta delle lettere, previa citofonata agli inquilini per chiedere il permesso di lasciare il volantino.

Poi stasera cerco quegli articoli e, Miracolo!!! non li trovo più. Spariti dalla rete, e spariti anche dalla cache di google tutti gli accenni ad "escoriazioni superficiali". Nessun modo di ritrovare l'articolo del Messaggero letto da me, coi miei occhi.

Perchè è sparito l'articolo del Messaggero? perchè dopo i resoconti degli altri giornali, che parlavano non di "superficiali escoriazioni", ma di "escoriazioni superficiali e profonde, e di trauma cranico" (informazioni contenute nel referto medico), il Messaggero dev'essersi accorto di aver fatto una minzolinata, e quindi ha fatto retromarcia. E l'ha fatta tanto bene, da riuscire a far sparire da Google anche le copie cache, che in genere resistono per mesi e mesi... Ma tant'è... da questo momento in poi, le versioni del Messaggero si allineano a quelle degli altri giornali, con le stesse parole. Stesse agenzie di stampa, forse...

ROMA (4 luglio) - Gli hanno urlato «sporco negro», «dovete tornare a casa vostra», poi hanno lanciato bottiglie dalle finestre. Non contenti sono scesi in strada, l'hanno inseguito e ferito al sopracciglio sinistro. Poi l'hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto. 

Vittima dell'aggressione avvenuta nella zona di Monteverde a Roma un cittadino congolese, rifugiato politico, che è riuscito a scappare riparandosi nell'androne di un palazzo. L'uomo portato all'ospedale San Camillo, ha avuto una prognosi di sette giorni per trauma cranico non commotivo e una ferita lacero-contusa. Il fatto è avvenuto lo scorso 2 luglio ma è stato reso noto solo oggi. Gli aggressori sono tre uomini, tra i 30 e i 50 anni, fuggiti all'arrivo della polizia chiamata da alcuni testimoni.

Secondo una prima ricostruzione il congolese stava suonando ai citofoni di un edificio di via di Donna Olimpia per effettuare un volantinaggio porta a porta quando alcuni residenti gli hanno intimato di andarsene, affacciandosi alle finestre e lanciandogli anche alcune bottiglie. Infine uno di loro è sceso in strada ed è iniziata una discussione, a cui si sono aggiunte altre due persone del palazzo, poi degenerata in una colluttazione. Alla fine il congolese è riuscito a fuggire e a rifugiarsi in un palazzo vicino da dove ha chiamato il 113.

Lo straniero, padre di una bambina, spiega di amare l'Italia, dove si è sposato e vive dal 2004, dopo la fuga dal suo Paese d'origine. Ora si chiede come spiegare alla figlia perché è stato picchiato: «Mia figlia - spiega in un italiano stentato ai microfoni del Tg3 - mi guarda e mi dice "papà, che cosa è successo, ti hanno fatto del male?"». E aggiunge: «Mi sono mancate le parole per risponderle, perché non so come può vivere una cosa del genere».

L'Alemannata. «L'insulto razziale offende persino più della violenza fisica. Indubbiamente quello che rende grave l'aggressione a Monteverde non è tanto l'entità delle lesioni riportate, quanto l'idea che nella nostra città si aggirino personaggi che odiano e assalgono in base al colore della pelle». Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Esprimo piena solidarietà alla vittima di questa aggressione razzista e chiedo - conclude - agli inquirenti un'indagine approfondita per individuare e punire i responsabili».

Tafanus Bravo, Alemanno. Condivido la sua impazienza di "individuare e colpire i responsabili". Se vuole, le do una mano. E' un lavoretto che può essere fatto in due ore (basta volerlo): dunque, il congolese è stato preso a bottigliate da un energumenno il cui sonnellino è stato disturbato dal citofono del negro di merda; mi affidi due vigili urbani, e il negro di merda, per due ore, e i responsabili (o almeno il primo, e principale) glieli trovo io. Si fa così: si torna col "negro di merda" sul luogo del delitto; si individua il palazzo da cui è iniziato il bombardamento di bottiglie e da cui è poi emerso l'energumeno lanciatore per assestare la bottigliata definitiva in testa; poi si torna in comune, si fa l'elenco degli individui che abitano in Via Tale N° Zero, si va con lo sporco negro a vedere le copie delle foto nell'archivio delle carte d'identità, e il gioco è fatto. Forza, Alemanno, ci dia prova della sua efficienza, e del suo rinnovato amore e rispetto per i negri di merda.  Lo deve a "Roma Città Aperta e Sicura" Tafanus

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Negro di merda/2

Come molti sanno, nel pomeriggio di ieri sono andato a dare il doloroso, ultimo saluto alla mia cara amica Lucia C., con la quale io e Marisa abbiamo condiviso vent'anni di buon vicinato, e di vita di club insieme. Poi le nostre strade si sono separate. Lei e Gino si sono trasferiti in Corsica, nella splendida Baia di Santa Manza. Qualche mese fa, quando la malattia ha iniziato a picchiare duro, si sono trasferiti a Nizza, perchè avevano bisogno di strutture più adeguate. 

Si è sentita a telefono con Marisa la settimana scorsa. Aveva un filo di voce, e ha detto che sarebbe stata poco a telefono, perchè si sentiva molto stanca. E' andata avanti ancora due giorni, Poi, nel pomeriggio di ieri, i funerali, dove eravamo stati amici per vent'anni.

Centro Edilnord (prima "new-town" del nano di Arcore): milieu al 60% italoforzuto e leghista. Sono entrato in chiesa per ultimo, ultime file, perchè sapevo che ne sarei uscito dopo pochi minuti. Invece...

Invece ho scoperto che ad officiare la cerimonia era un giovane prete di colore, nigeriano. Sono rimasto: prima per vedere la faccia di quelli che non lo conoscevano e non se lo aspettavano. Facce prima smarrite. Poi, man mano che il prete parlava, incredule e rasserenate. Era un prete vero. Colto, fine oratore, a tratti persino commovente. Ho avuto l'impressione che oggi qualcuno fra gli italoforzuti dell'Edilnord, per la prima volta in vita sua, abbia realizzato che si possa essere contemporaneamente negro e uomo, e persino negro e prete.

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Negri di merda di tutto il mondo

Prima di questi due accadimenti, c'era stata la Chiesa di Merda. Quella ufficiale, che si era affrettata a spiegare che i vescovi che avevano parlato contro la nuova legge razziale appena approvata, festosamente, dalla destra, non parlavano a nome della Chiesa, ma esprimevano posizioni personali.  Poi è arrivato il Cardinal Tettamanzi (molto stimato - e non a caso - dall'amico Paolo Farinella), per spiegare ai mentecatti della Chiesa ufficiale la sua posizione:

Tettamanzi1 "...le sofferenze dei migranti sono causate anche da "discutibili" provvedimenti messi in pratica da quei Paesi ricchi che dovrebbero impegnarsi più degli altri in "seri" percorsi di accoglienza. E' questo un passaggio dell'omelia della Messa presieduta oggi pomeriggio in Duomo dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e concelebrata con i vescovi provenienti da Africa, Asia e America Latina che fanno parte della delegazione del G8.

"Milioni di persone al mondo - afferma Tettamanzi - subiscono ingiuste e drammatiche sofferenze, costrette come sono a migrare a causa delle difficili condizioni di vita nei Paesi d'origine. Molte di queste sofferenze sono causate ai migranti talvolta da discutibili provvedimenti messi in atto da quei Paesi ricchi che dovrebbero maggiormente impegnarsi in percorsi di accoglienza e integrazione seri, ragionati e rigorosi".

Tettamanzi ha messo quindi in guardia dal "quanto mai diffuso", "egoismo che potremmo chiamare 'sociale', un egoismo che, dietro il velo dell'apparente difesa dei propri diritti, nasconde visioni quanto mai ristrette, di chiusura, di vera e propria contrapposizione. E se queste visioni vengono lasciate cadere è solo quando si è certi che gli altri possano essere funzionali ai propri interessi".

E così "sia nei comportamenti individuali sia in quelli pubblici, l'apertura agli altri e il riconoscimento dei loro giusti diritti spesso cambia a seconda che gli altri rientrino o meno nei nostri progetti e ci possano recare qualche vantaggio". Ma si tratta, secondo l'arcivescovo di "una forma di ingiustizia accuratamente ricoperta di apparenti 'buone' ragioni. Troppo spesso l'ingiustizia si diffonde nascondendosi sotto il velo dell'apparente difesa dei propri diritti! Eppure, per chi è onesto, non è difficile distinguere la vera dalla falsa giustizia: il criterio principale è riconoscere se è compatibile con i diritti di tutti o di alcuni soltanto".

Card. Tettamanzi

04/07/2009

Legge sulle intercettazioni: Napolitano blocca la banda Berlusconi & Alfano

Alfano-berlusconi
B&A: La non strana coppia

Repubblica Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com'è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che "gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati" (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l'ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.

Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera. Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva lesto lesto. Poco meno di un'ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: "Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito". Il ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle, non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla, soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano prosegue: "È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?".

Ghedini-niccolo01 Alfano si allarga in uno dei suoi sorrisi da bravo ragazzo: "Assolutamente no, presidente, il governo non pensa di farlo. Tutt'altro. Il testo non è blindato, siamo pronti a far tesoro del lavoro della commissione Giustizia. Certo, dopo che è rimasto un anno alla Camera, ci auguriamo che non succeda lo stesso al Senato". Il ghiaccio è rotto, si può pure ragionare dei dettagli e mettere sul tavolo i palesi dubbi di costituzionalità. Non uno, ma numerosi. A cominciare da quella che il Quirinale considera una pessima, irragionevole, incostituzionale, norma transitoria, forse la buccia di banana più platealmente inaccettabile su cui scivola il ddl. "Le disposizioni della presente legge non si applicano ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore". Doveva servire, è servita, per far dire all'avvocato del premier Niccolò Ghedini (e ora anche presidente della Consulta del Pdl sulla giustizia, sempre per tenere ben vivo il conflitto d'interessi) che "questa non è una legge ad personam, visto che non si applica ai processi in corso". E in effetti è così, ma con il rischio di un tal guazzabuglio tra chi godrà di norme più favorevoli e chi no, di giornalisti in galera e altri fuori, di intercettazioni pubblicate ed altre censurate, che l'incostituzionalità è manifesta. Dunque la norma va cambiata. Ma non solo. Il Colle punta il dito sugli "evidenti indizi di colpevolezza" necessari per ottenere un ascolto. Che ne sarà delle indagini contro gli ignoti (autori anche di omicidi), di quelle sui reati che poi portano a scoprire la mafia (usura, racket, rapine e tanti altri)? Giusto nelle stesse ore in cui Alfano è seduto di fronte a Napolitano, al Csm protestano i più noti procuratori antimafia.

Alle orecchie di Alfano risuonano le tante insistenze di Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia della Camera e alter ego di Fini per la giustizia, che si è battuta nella sua maggioranza per "limitare i danni". Ma anche lei, di fronte ai falchi ghediniani e alfaniani che insistevano, ha dovuto piegare la testa sugli "evidenti indizi di colpevolezza" che adesso diventeranno "evidenti indizi di reato". E infine il capitolo sulla stampa, dal carcere (fino a un anno) per i giornalisti che pubblicano intercettazioni da distruggere e che fanno protestare anche il Garante della privacy Pizzetti, alle supermulte contro gli editori, ai testi delle telefonate che non si potranno pubblicare neppure per riassunto, creando così una marchiana e irragionevole differenza tra una prova, gli ascolti, e un'altra, una lettera, un verbale d'interrogatorio che invece, quelli sì per riassunto, potranno essere pubblicati.

Non prende appunti Alfano, ma il terremoto che si abbatte sul suo ddl è intensissimo. Non di modifiche formali si tratta, ma di cambiamenti sostanziali. A Napolitano non era affatto piaciuto il grido dell'Anm, "sarà la morte della giustizia", ma i suoi rilievi sono la riprova che la legge stoppa indagini e cronaca giudiziaria. Il Guardasigilli se ne va tranquillizzando il presidente: "Non abbiamo fretta, seguiremo i lavori del Senato". Alfano sa che Berlusconi non vuole spingere l'acceleratore sulla giustizia. La decisione della Consulta sul lodo Alfano è alle viste, le procure incombono, il premier continua ad avere il dubbio che il Bari-gate sia esploso a ridosso del voto della Camera giusto sulle intercettazioni. Questo ddl e la famosa riforma costituzionale della giustizia possono aspettare. Alfano l'ha detto al presidente preoccupato di uno scontro estivo con le toghe: "I prossimi consigli dei ministri saranno dedicati all'economia. Io sono soddisfatto del mio lavoro. Domani (oggi, ndr.) entra in vigore la riforma del processo civile, in cui ho profondamente creduto ed è legge la sicurezza con le norme antimafia più forti da quando è morto Falcone. Che senso avrebbe una riforma costituzionale a metà luglio?". C'è tempo. Magari quando si saprà se la Consulta conferma o boccia il lodo Alfano. (di Liana Milella - Repubblica)

Porci_con_le_ali
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Tafanus Questi due "errori di natura" avrebbero potuto risparmiarsi, e risparmiarci, l'ennesima figura di merda. Di Silvio, ormai, sappiamo quasi tutto, nonostante il silenzio al quale si sono condannati due fra i peggiori giornalisti degli ultimi 50 anni: Augusto Minzolini-Scodinzolini, e il Molto Clemente J. Mimun. Sappiamo delle troie, delle "immagini", del priapismo cronico, della totale mancanza di buon gusto e di senso delle istituzioni, della faccenda Mills, e del suo fascicolo pronografico e giudiziario alto come una casa.

Di "Angelino" Alfano, quello che non sappiamo, lo possiamo immaginare. Scuola DC (quella peggiore, transitata di fretta in Forza Italia; oltretutto, DC siciliana. Prono segretario particolare del maialetto di cui al paragrafo precedente, pronto a tutte le porcherie (dal "lodo" omonimo, che autorizzerebbe in teoria il suo padrone a stuprare una suora in Duomo durante la messa di mezzogiorno senza pagar pegno), alla vergognosa "cena promozionale" con due "giudici" della Suprema Corte, che il 7 ottobre sono chiamati a giudicare della costituzionalità del "lodo" che porta proprio il cognome di "Angelino". Osservatela bene, la foto in alto: col patetico servetto pronto persino a "rimpicciolirsi" fisicamente, pur di non fare ombra al suo donatore di poltrone. Povera Italia!

Noi non sappiamo come andrà a finire, questa cosa. Come in altre occasioni, proveranno ad apportare modifiche marginali, che lasceranno intatto l'obiettivo principale: quelllo di salvare il salvabile della faccia di culo di un ceto porno-politico ormai inguardabile. Contro tale evenienza, proponiamo di lasciare intatta la proposta di fermare tutti i blogs il giorno 14 Luglio, in segno di lutto per l'informazione, pubblicando SOLO il manifesto mortuario che porà essere scaricato in calce.
Tafanus
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ChiusoperLutto3

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Off Topics del 4 Luglio

Londra Comunione 026 Questo è un "off-topics" dedicato: a nonna Mana, da cui ricevo queste poche, bellissime righe. Non so se pubblicandole violo la sua privacy, ma sinceramente le notizie che contengono sono così belle, che voglio parteciparle a tutti gli amici, che nonna Mana lo voglia o no. Tafanus

Carissimi Marisa e Antonio, qui tutto sta andando nel migliore dei modi: è confermato dagli ultimissimi esami ematologici. Da nostra figlia tutto è stato molto bello, ora li attendiamo in Italia  per il 18 luglio. Vi invio una foto di due turisti per caso fatta a Cambridge.Un abbraccio affettuoso a te e Marisa da Germana e Valter.

Germana, Valter, grazie! Siete "una squadra fortissimi", come canterebbe Checco Zalone!...
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Rosa Buon Compleanno alla mia quasi-nipotina Chiara Varagnolo (per gli amici: la figlia di Rita), e un caro saluto ad Anton. Un bacione alla Piccola Alisha.
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Gente che vince, gente che perde... Non ho ancora fatto in tempo a godermi le belle notizie che arrivano da nonna Mana, che me ne arriva una tristissima... La mia cara amica Lucia C., che col marito Gino si era trasferita da anni in Corsica, nella bellissima baia di Santa Manza, non ce l'ha fatta, Due mesi fa si erano trasferiti a Nizza, perchè avevano bisogno di un luogo dotato di servizi avanzati., dove contavo di andare a trovarli. Non ho fatto in tempo. Qualche giorno fa l'abbiamo sentita, ed era stanca e arresa. Aveva rinunciato a qualsiasi ulteriore terapia. Ha perso la sua battaglia. Oggi rivedrò, con grande dolore, Gino, al quale mi legava una grande amicizia durata molti anni, e... tante brutte figure tennistiche fatte insieme in giro per la provincia di Milano (era il mio abituale compagno di doppio nei vari tornei ai quali partecipavamo). Un grande abbraccio a Gino, e a tutti i familiari. Antonio
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03/07/2009

Dal “Codice di Diritto canonico” (Can. 1013, # 1) - La Legge del Signore di Arcore

Playnano Il fine principale del Matrimonio è la procreazione e l'educazione della prole; quello secondario è il mutuo aiuto e il rimedio alla concupiscenza. Lo scopo primo del Matrimonio è di rendere i coniugi ministri di Dio per la propagazione della vita (Pio XI). Pertanto l'atto coniugale deve esser sempre diretto alla generazione della prole e quindi «qualsivoglia uso del Matrimonio, in cui per l'umana malizia l'atto sia privo della sua naturale forza procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e coloro che osano commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave» (Pio XII).

Norme del S. Ufficio

1) Non è lecito iscriversi a partiti comunisti e dare ad essi appoggio.

2) Non è lecito pubblicare, diffondere, leggere libri o periodici, giornali e fogli volanti, che propugnano la dottrina e la prassi del comunismo.

3) I fedeli che scientemente e liberamente avessero commesso gli atti di cui sopra non possono essere ammessi ai Sacramenti.

4) I fedeli poi che fanno professione delle dottrine materialistiche e anticristiane del comunismo, e in primo luogo che le diffondono e propugnano, incorrono, «ipso facto,» come apostati della fede cattolica, nella scomunica riservata in modo speciale alla Sede Apostolica.

ln pratica per i comunisti che desiderassero contrarre il matrimonio religioso:

Se si tratta di un comunista convinto - ateo, materialista - il Parroco prima di procedere a! matrimonio deve riferire al Vescovo, che potrà concedere la celebrazione del matrimonio religioso solo alle seguenti condizioni:

a) che ci siano dei motivi giusti e gravi;

b) che il coniuge comunista dia garanzia di rispettare la fede dell'altro coniuge;

e) che ambedue si rendano garanti di educare cattolicamente i figli;

d) che ci sia la certezza morale che tali garanzie saranno mantenute. Perciò siano date regolarmente in iscritto. Tale matrimonio dovrebbe essere celebrato fuori della Chiesa. È però in facoltà del Vescovo permettere qualche rito sacro (non però la Santa Messa) ed anche la celebrazione in Chiesa.

2) Quando, si tratta di fedeli iscritti al partito comunista, ma non professanti la sua dottrina atea e materialista, il Parroco deve considerarli come iscritti a società condannate dalla Chiesa. Perciò deve, anche in questa caso, consultare il Vescovo, che potrà concedere la celebrazione del Matrimonio religioso, se ritiene che sia sufficientemente provveduto all'educazione religiosa dei figli e a rimuovere il pericolo di perversione per il coniuge cattolico.

Il Vescovo, se lo ritenesse opportuno, potrebbe esigere garanzie scritte. Naturalmente: dalla celebrazione religiosa del Matrimonio van bandite le solennità ecclesiastiche esteriori.

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N.B.: In questo post è TUTTO VERO! La prima parte è tratta dal Canone di Diritto Canonico, Canone 1013, Par. 1 - La seconda parte è tratto dalle "Norme del S. Ufficio" del 29 Giugno 1949", tuttora in vigore. NdR

Un tuffo nel bello: la mostra di Chagall, Kandinsky, Filonov e Malevič a Como



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Malevič: Il riposo

...per qualche ora, anch'io mi sono concesso una fuga dallo tsunami di merda che sta sommergendo questo paese. Una bella immersione nella pittura da favola delle avanguardie russe del primo '900. Come direbbero quelli che parlano bene, una selezione di quadri di quattro dei maggiori rappresentanti del movimento. Una mostra non enorme, ma molto bella, nella splendida cornice di Villa Olmo, magnificamente ristrutturata.

Dei quattro, quello che mi è piaciuto di più è Malevič. le cui opere non avevo mai avuto il piacere di vedere. Solido, anche in certe figure umane, come certe nature morte di Morandi. Sognante, come nel bellissimo "Ragazze nei campi", che richiamano per alcuni aspetti la pittura metafisica italiana. Leggero (ma non leggiadro), come nel "Riposo", un sogno fra Manet e Chagall; duro senza tristezza nel "Boscaiolo"


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Malevič: Ragazze nei campi

Tutto questo per dirvi che se amate il genere, ed abitate entro una ragionevole distanza da Como, non dovreste lasciarvi sfuggire questa occasione. Tafanus

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Malevič: Il boscaiolo

Il parlamento clandestino dichiara illegale la clandestinità (degli immigrati) - di Paolo Farinella, prete

Paolo-Farinella Oggi è giorno di lutto per l’Italia fondata sul diritto e sulla Carta Costituzionale. Dopo i giorni della presidenza del consiglio trasformata in lupanare all’aperto, ecco i giorni della demenza giuridica e della vergogna di un governo che legifera solo per soddisfare i propri istinti e ignoranza. Due settimane fa il governo doveva varare la legge sulla prostituzione, penalizzando i clienti, su proposta della Mara Carfagna, non sappiamo (o forse sì?) per quali meriti divenuta ministra della moralità e approvata dal presidente del consiglio, «utilizzatore finale» di escort o prostitute a tre zeri. Qualcuno ha avuto la decenza di rimettere il disegno di legge nel cassetto, in attesa di tempi meno travagliati dalle parti governative. Occorreva qualcosa per distrarre dal porcilaio in cui l’Italia intera è stata annegata dal capo del governo e dei suoi manutengoli. La distrazione nazionale si chiama «reato di clandestinità» da dare in pasto alle paure  indotte dagli stessi che legiferano.

E’ legge, dunque, la norma che prevede il reato di clandestinità che per forza d’inerzia farà aumentare i clandestini come funghi dopo la pioggia; i centri di identificazione da luoghi di verifica civile diventano lager consentiti, passando da 60 a 540 giorni (il 900%). Oggi muore la decenza, muore il Diritto, mentre la stampa pubblica una lettera di un giudice costituzionale, «famiglio intimo» del plurinquisito» capo del governo con cui sfida  e sotterra la dignità dell’Alta Corte.

Immigrato Nella legge che dichiara la clandestinità reato, c’è una norma che inasprisce il reato di mafia (il 41bis). E’ una trappola. Vedremo che tutti i governativi e la maggioranza al guinzaglio si farà scudi di questo articolo per screditarsi tutori di legalità integerrima: essi inaspriscono le pene alla mafia, ma fanno eleggere al parlamento e nelle regioni mafiosi condannati o in via di processo.

Se Cristo fosse fisicamente presente in Italia (cosa impossibile perché starebbe a 12.000 km di distanza dal vaticano!), sarebbe clandestino e verrebbe rinchiuso in un lager di «verifica» (?). Per sfuggire alla polizia di Stato, fuggì in Egitto e tornò solo dopo la morte dei suoi persecutori. Ai clandestini colpevoli di essere uomini e donne in cerca di dignità e agli Italiani e Italiane che hanno ancora il senso del diritto, diciamo due cose: noi speriamo che muoiano presto coloro che li perseguitano e da parte nostra combatteremo questa ignominia di cui proviamo vergogna e che disprezziamo come disprezziamo coloro che l’hanno votata.

20090703 Il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, monsignor Antonio Maria Veglio, ha scritto: «I migranti hanno il diritto di bussare alle nostre porte. Basta demonizzare e criminalizzare il forestiero. L'arrivo dei migranti non è certo un pericolo. Sbagliato trincerarsi dentro le proprie mura». Gli fa eco il segretario del pontificio Consiglio, monsignor Agostino Marchetto: La nuova legge porterà «molti dolori e difficoltà agli immigrati» e noi aggiungiamo anche all’Italia perché farà aumentare in modo esponenziale la clandestinità.

Il catto-fascista Gasparri, insieme con gli altri governativi cattolici «similpelle» dichiara di «essere orgoglioso». Di fronte all’Italia che di degrado in degrado corre verso il buco nero dell’indecenza generalizzata, non riusciamo ancora ad udire un belato, un vagito, un gridolino della gerarchia cattolica che pare abbia assunto come nuovo stemma le tre scimmie storiche: non vede, non sente e non parla. La luce che doveva stare sul monte per illuminare le coscienze, è stata spenta e messa in sicurezza sotto il moggio, chiusa a  chiave e la chiave buttata a mare. Il silenzio dei vescovi è un peccato contro lo Spirito che non sarà perdonato né in cielo né in terra.

Paolo Farinella, prete

Off Topics del 3 Luglio

Img168 ...oggi giornata di meritato (?) riposo... andrò a Como, a Villa Olmo, per vedere una mostra dedicata a pittori che adoro: Chagall, Kandinsy, Malevic - fra i più grandi rappresentanti dell'avanguardia russa. Mostra altamente consigliabile a chiunque si trovi dalle parti di Como...
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...ce l'hanno fatta, gli xenofobi della lega. Da domani, un disgraziato che arriva in Italia scappando dalla morte per fame o per guerra, sarà un criminale. Fino ad una prova contraria praticamente impossibile da fornire. (dall'Unità)

Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. [...]

Anche la Caritas, da sempre vicina ai migranti, prende posizione sulle misure varate dal governo a colpi di fiducia. « Un pacchetto "insicurezza" che non sarà di beneficio a nessuno. Il reato di clandestinità colpirà anche le badanti irregolari e i lavoratori stranieri in nero; inciderà negativamente sulla salute della collettività e farà aumentare i costi di gestione dei centri di identificazione ed espulsione, sottolinea Oliviero Forti, responsabile dell'ufficio immigrazione della Caritas italiana.

Le forze dell'ordine e gli uffici giudiziari - si domanda Forti - saranno in grado di dare seguito alla norma, dal momento che già ora sono in affanno?». Secondo la Caritas, con questo provvedimento rischiano l'espulsione «più di mezzo milione di badanti» senza permesso di soggiorno e «oltre 600 mila lavoratori stranieri irregolari» [...] Quindi, d'ora in poi, anche un operaio straniero che viene sfruttato commetterà reato: datore di lavoro e lavoratore saranno entrambi perseguibili per legge.

Reato di clandestinità, aumento della permanenza degli irregolari nei centri di identificazione ed espulsione, obbligo per gli immigrati di esibire il permesso di soggiorno per accedere ai pubblici servizi e agli atti di stato civile, ronde senza armi, registro dei clochard: «Tutto questo migliorerà veramente la sicurezza dei cittadini italiani - si chiede Oliviero Forti - o piuttosto aggraverà il bilancio dello stato e darà il via a un clima di sospetto diffuso?

Per il responsabile dell'ufficio immigrazione della Caritas, «il rischio - a parte la deriva culturale - è che gli stranieri senza permesso di soggiorno non andranno più dal medico per paura di essere denunciati, con pesanti ricadute sulla salute dell'intera collettività, mentre l'aumento della permanenza degli irregolari nei centri di identificazione ed espulsione ne farà lievitare i costi di gestione».

La nuova legge, quindi, «non sarà di beneficio a nessuno. Parlamento e governo - conclude la Caritas - hanno avuto una visione poco realistica delle cose, ma forse gli intenti erano altri: non certo quelli di risolvere i problemi dell'immigrazione irregolare in Italia nè della sicurezza dei suoi cittadini».

La legge ha immediatamente raccolto il parere contrario di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti. La nuova legge porterà «molti dolori e difficoltà» gli immigrati, secondo Marchetto. «Anche se si aspettava questa approvazione - afferma al telefono l’Arcivescovo commentando l’ok del Parlamento alla nuova legge - non posso non essere triste e dispiaciuto, con preoccupazioni per la prospettiva che ci si apre dinanzi e a mio avviso porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà».

Una breve considerazione, molto amara: le "gerarchie" sapevano benissimo quale fosse l'atteggiamento della destra verso questi disgraziati, eppure ha fatto campagna a favore di questi miserabili, per un tozzo di pane alle scuole confessionali, e per il blocco dell'avanzamento di una legislazione laica. Ora si tengano Bossi, Maroni, e il principe dei maiali, ed abbiano la bontà di non rompere i coglioni con lacrime da coccodrillo. Tafanus
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Ignazio Marino: «Una candidatura anti apparato»

Unita (di Concita De Gregorio . l'Unità)

Il tavolo di Ignazio Marino è coperto di lettere, mail, biglietti. «Sono consigliere e sindaco, ho contribuito a fondare il Pd, non ho ancora preso la tessera: aspetto, per farlo, la sua candidatura». «Sono una studentessa universitaria, la prego, Marino, abbiamo bisogno di lei». Il tenore è questo. Elettori e simpatizzanti del Pd, delusi o disillusi in attesa di ricredersi, persone con un piede sulla soglia: prendo la tessera solo se lei si candida, dicono. «Sento molto forte la spinta che viene dall’elettorato, davvero è qualcosa di palpabile: c’è un grande desiderio di rinnovamento e di nuovo inizio, parole chiare sui valori e sulle scelte, niente più logica della “posizione prevalente”. Sento bisogno di coraggio. Le persone che incontro nelle piazze, negli ospedali, nelle scuole chiedono di essere ascoltate, vogliono essere rappresentate da qualcuno che sfugga alla logica tutta autoreferenziale degli apparati e delle oligarchie. Del resto non c’è chi non veda come questo tipo di confronto allontani il consenso. È come chiudersi in una stanza mentre fuori, in piazza e per strada, se ne stanno andando tutti».

 In queste ore Marino è molto preoccupato dalla notizia, anticipata ieri nella rubrica «Il congiurato» de l’Unità, del patto stretto da Gianni Letta con le gerarchie vaticane: un patto che anticipa la discussione sul testamento biologico da ottobre a luglio in modo tale da far passare quel «progetto dissennato» nel silenzio e col favore dell’estate. Sarebbe questa, si dice a Palazzo, la prima moneta di scambio che il clero ha preteso dal governo come condizione per ricucire con il Berlusconi degli scandali sessuali e del Bari-gate. «Ecco che di nuovo si fa un gioco di potere e di interessi sulla pelle dei cittadini. E l’opposizione? Lo denuncia, si prepara alle barricate? Non mi pare».

Ignazio-marino In effetti c’è uno strano silenzio attorno all’ufficio del senatore a Sant’Ivo alla Sapienza. I notabili di partito sono molto, molto intimoriti da una sua eventuale decisione. La notizia, filtrata sui giornali in queste ore, di una possibile alleanza fra Marino e la generazione dei quarantenni (Pippo Civati e gli altri del Lingotto) nel nome del cambiamento e contro l’eterno conflitto fra Ds e Margherita, fra Ds e Ds, la possibilità che chi non ha conti personali da saldare possa unirsi in una campagna comune cresce nel tam tam delle stanze di chi prepara il congresso. Marino è molto tentato, moltissimo. «Giorni fa fuori dalla sala operatoria mi sono messo a scrivere un testo, una sorta di indice delle questioni sulle quali mi piacerebbe che il congresso discutesse».

Una sorta di manifesto programmatico, in verità. Si parla di diritti civili, di meritocrazia e di laicità. Comincia così: «Come molti ragazzi della mia generazione preparavo gli esami di medicina in compagnia di un mito, un medico anche lui, Che Guevara, un poster nella mia camera. Crescendo ho affiancato a quella la foto di Berlinguer pubblicata da l’Unità nel giorno in cui morì. In quegli stessi anni in cui si formava la mia coscienza di adulto consolidavo le mie convinzioni di credente su principi che non escludevano la partecipazione al fermento sociale
Concita-de-gregoriodegli anni Settanta. Anni dopo, vivendo e lavorando negli Usa, mi sono ritrovato a curare con il trapianto di fegato decine di veterani del Vietnam, soldati contro i quali avevo manifestato da ragazzo». Il Foglio ha pubblicato il testo dicendo che si tratta di «una requisitoria che vale come una candidatura». Non c’è dubbio che sia così. «Dove sono finiti i temi che riguardano la vita di ognuno? Il diritto al lavoro, a un salario dignitoso, alla casa, la gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane, i treni per i pendolari, i cinquecento ospedali a rischio sismico, il milione di persone che ogni anno emigra dal sud al Nord per curarsi, gli oltre 200 mila precari di una scuola sempre più povera, la giustizia senza risorse che costringe le persone nel limbo dell’incertezza?».

Il Pd, dice Marino, non è il fine, ma lo strumento: il fine è il bene del Paese. Dunque si candiderà? Il senatore sorride, chiede ancora qualche ora di tempo: «Vorrei fare qualcosa di utile per tutti, portare il mio contributo fuori dalle logiche di potere. I meccanismi congressuali blindano i movimenti di chi non sia già irregimentato. Però forse qualcosa si può fare. Mi lasci ancora un paio di giorni, ho una paziente che aspetta un trapianto: vado, torno e poi ne parliamo».

02/07/2009

Dell’Utopia e della miopia - di Paolo Farinella, prete

Paolo-Farinella Care Amiche e Amici, lentamente riprendiamo il nostro tran-tran. La lettera, completa di riflessioni (+ l’allegato di liturgia) è spedita a n. 397 indirizzi, reintegrati. Gli avvisi senza la liturgia, invece sono inviati a n. 16 persone su espressa richiesta, mentre la sola liturgia viene inviata ad un solo iscritto. Avverto che per ora lavoro in forma dimezzata: per due settimane avrò gli occhi sbilanciati per cui con uno vedo da lontano e con l’altro da vicino, per cui è tutto fuori posto. Non mi hanno ancora ingessato il piede (forse lo sarà venerdì) perché deve sgonfiarsi del tutto e non lo è: sono quasi immobilizzato e faccio fatica a stare seduto al pc con la gamba per aria. A tutti un caro saluto e un abbraccio
Paolo Farinella, prete – Genova

PS. Da Bagnasco nessuna risposta e neppure un alito di vita o un segnale di morte. Qualunque fruscio lo pubblicherò.

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-1) AVVISI IMPORTANTI

IL MESE DI AGOSTO PER MOTIVI PERSONALI, LA CHIESA DI SAN TORPETE IN GENOVA RESTERA’ CHIUSA. E QUINDI NON SARA’ CELEBRATA L’EUCARISTIA. LA CHIESA RIAPRIRA’  SABATO 5 SETTEMBRE CON IL CONCERTO PER SOLO VIOLINO DI PIERRE HOMMAGE (PARIGI). Domenica 6 settembre alle ore 10,00 Messa regolare.

-2) Sto ricostruendo la mia rubrica e-mail. Chi volesse ritornarvi deve rimandarmi la propria e-mail con i seguenti dati per motivi di classificazione: Nome Cognome – Città. Coloro che ricevono questa e-mail NON DEVONO RIMANDARLA, ALTRIMENTI MI SI INTASA TUTTO. Se conoscete altri che ancora non ricevono, potete passare questo avviso. GRAZIE DI CUORE.

-3) Per i Genovesi e limitrofi

a) Domenica 5 luglio 2009, ore 21:00, Museo di Palazzo Rosso, Cortile – Rassegna Arte In Dialogo - IV edizione CANTA LA MADDALENA Azione musical-teatrale - Musica: Anerio, De’ Cavalieri, Mazzocchi, Rossi, Sabbatini – Testi: Carlo Bavastro – Coro e strumenti de IL CONCENTO ECCLESIASTICO, Luca Franco Ferrari, direttore - Ingresso gratuito.

b) Martedì 7 luglio 2009, ore 21,00 Palazzo Tursi, salone di rappresentanza, LE MILLE E UNA FACCIA DI ARLECCHINO, Itinerari poetico-musicali nella Venezia del ‘700, Collegium Pro Musica con strumenti d’epoca, costumi e testi di Mariagrazia Leberatoscioli da C, Goldoni).

-4) Per gli utenti della rete web e per tutti

Giovedì 9 luglio alle ore 23,40 su Rai 3 (trasmissione DOC3) andrà in onda il film «COME UN UOMO SULLA TERRA», come prosecuzione della campagna «Io non respingo». Finalmente un’occasione di civiltà e informazione per tutta l'Italia. Si chiede alle migliaia di persone che da oltre 6 mesi sostengono il film, di diffondere ovunque la notizia: con il passaparola, nei mezzi di informazione, via mail e con il Volantino che potete scaricare sul [sito del film]

Qualche giorno dopo la messa in onda chiuderemo la raccolta delle firme per la petizione e organizzeremo la consegna. Siamo già a 10mila firme. Con la messa in onda e l'aiuto di tutti possiamo crescere ancora. Le firme si raccolgono a [questo sito] 

-5) Anniversario di  una scomunica

Il 1 luglio 1949 l’allora Sant’Uffizio emise un decreto di scomunica contro i comunisti, per dirla in modo semplicistico e non esatto esegeticamente. Il testo infatti non è d’immediata lettura ed esige una interpretazione da un punto di vista teologico. Ciò che però qui conta non è l’interpretazione storica, ma come il documento fu tradotto «pastoralmente» nella Chiesa delle parrocchie. Qui si consumò il dramma perché vescovi e preti non fecero alcuna distinzione tra errore filosofico-teologico e prassi quotidiana: le masse che votavano Pci non sapevano niente dell’ateismo dialettico e di Marx, ma votavano per un partito che secondo loro faceva gli interessi dei poveri e dei lavoratori che vivevano a livello di schiavi. Votare Pci era una speranza di riscatto. Di fatto fu scomunicata quasi la metà degli stessi cattolici e circa 10 milioni (uno più uno meno) di battezzati.

I più lungimiranti giudicarono il documento un errore storico e teologico, come di fatto poi si dimostrò: la chiesa perse il mondo operaio a acquisto la Confindustria.  Secondo voi chi ha perso e chi ha guadagnato? Ha perso la Chiesa che si alienò le masse operai, contribuendo così alla secolarizzazione selvaggia che si sviluppo a partire dall’economia gestita in favore delle classi abbienti con qualche briciola per i poveri e i proletari che però restavano carne da macello per il militare, le guerre, le tasse certe e il disprezzo della persona umana. Erano i tempi in cui la violenza sulla donna era considerato un vanto da maschio e l’omicidio per tradimento un delitto d’onore a favore del maschio. La gerarchia di allora si schierò acriticamente con il capitalismo che fu una delle cause della scristianizzazione di massa.

-6) Cronaca di una scomunica mancata

E’ facile fare un paragone. Se il Vaticano ha scomunicato i comunisti perché di fatto negavano Dio e qualsiasi riferimento etico a Lui, come mai la stessa gerarchia oggi, a distanza di 60 anni, non scomunica il «berlusconismo» che è peggiore di qualsiasi comunismo, fascismo ed eresia messi insieme? I comunisti doc dicevano: Dio non c’è; Beluskonijad dice: A me di Dio e della Chiesa me ne può interessare meno che meno; a me interessano solo i preti con cui fare affari per avere i voti loro e di quelli che controllano: il resto è panissa per poveracci. Berluskonijad è ateo e spergiuro: va al family day  a difendere l’unità della famiglia, lui divorziato ed esperto visto che ne aveva due e poi si riempie le ville di prostitute e pagamento che premia con un posto al parlamento, riservando alle più brave in opere pie d’alcova la nomina di ministro. Il parlamento è la paga del pappone alle meritevoli e impegnate. Quante volte ha detto che lui non dormiva mai, perché lavorava per il Paese? Ora lo sappiamo (Repubblica del 29 giugno 2009) passava le notti a fare il mandrillo e docce gelate e tra un colpetto a dritta e uno a manca, si ricordava di fare qualche telefonata da presidente del consiglio.

Di fronte a questo ateismo teorico e pratico che fa mercimonio dei principi a cui dice di ispirarsi, come mai i vescovi hanno indossato la palandrana delle solenni occasioni e non l’hanno dichiarato «scomunicato»? Costui ha preso le cose sacre e le ha buttate ai porci, ha sporcato tutto quello che ha toccato, ha fatto e fa i gargarismi con i principi cristiani, ma  poi frequenta le minorenni (parola della seconda moglie), è l’utilizzatore finale della filiera della prostituzione che sosta in modo permanente nelle sue ville (parola del suo avvocato, pagato da noi in quanto parlamentare e vero ministro dell’ingiustizia); compra le donne a camionate e le scarica a badilate.

I fatti che emergono giorno dopo giorno aggravano sempre più le circostanze e il capo del governo italiano, si difende nella sua protervia con: «la gente mi vuole così», confondendo voti e interessi con la democrazia che è il limite e il parafulmine dell’assolutismo.

Intanto i vescovi tacciono e io credo che non possono fare altro perché non sanno che pesci pigliare: qualsiasi cosa dicano “ora” sarebbe sbagliata perché fuori tempo massimo e perché buon’ultima dopo la reazione in massa del loro stesso popolo. Penso che i vescovi hanno una sola via d’uscita che gli offro gratis et amore Dei: Scrivere un documento di una paginetta e andare a leggerlo in tv riunite in mondovisione. La paginetta dovrebbe avere questo tenore:

-7) La risposta del vescovo Bagnasco che avrei desiderato, ma che non è mai arrivata

«Noi vescovi d’Italia abbiamo sbagliato e chiediamo perdono al popolo di Dio che abbiamo lasciato nel dubbio e nel disorientamento di fronte al comportamento indecoroso del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Concedendogli un credito che non meritava, siamo caduti come sempliciotti nella sua rete d’inganni e di manipolazione. Troppo tardi ci siamo accorti che tutte le sue concessioni politiche, legislative ed economiche erano solo le briglie che egli ci teneva addosso per impedirci di parlare e di guidare il nostro popolo che invece lo ha seguito incantato dalle sue promesse mirabolanti, ma senza alcun fondamento. Egli, ormai è dimostrato, ama la bugia e la crede verità. Ha usato con protervia e spudoratezza le sue tv e quelle pubbliche per creare il consenso attorno a lui, senza rispetto alcuno per le Istituzioni, la Magistratura e il senso dello Stato di cui ha dimostrato di esserne privo del tutto. Oggi alla luce dei fatti emersi che hanno confermato parola per parola e aggravato quanto detto dalla seconda moglie, Veronica Lario, abbiamo visto la sollevazione del nostro popolo che chiede a gran voce una parola su questi eventi e sulla persona che li ha messi in atto. Siamo rimasti colpiti dalle reazioni del popolo di internet che ha saputo metterci a disagio.

«Comprendiamo che la nostra parola di oggi non ha lo stesso effetto che poteva avere un mese o due mesi or sono; comunque non possiamo più tacere e dichiariamo che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, è fuori della Chiesa cattolica (se mai vi è stato dentro); è spergiuro secondo la morale cristiana come lui stesso ha dimostrato, fornendo versioni diverse dello stesso fatto, dopo avere giurato sulla testa dei suoi figli; è menzognero con l’aggravante delle recidività; è ignobile perché frequenta minorenni; è un pericolo per le istituzioni statuali perché ha saputo solo fare i suoi interessi e non quelli del popolo. Noi lo ripudiamo e restituiamo i favori che ci ha concesso, anche illegalmente, perché vogliamo recuperare la stima del nostro popolo che, sentiamo, ce l’ha ritirata da un pezzo.

«Dichiariamo che il berlusconismo è incompatibile con il cristianesimo e pertanto come sessanta anni fa dicemmo che era peccato votare comunista, oggi per essere giusti dobbiamo dire che un cattolico non può votare Berlusconi o i suoi alleati e considerarsi ancora cattolico. Chi vuole può votarlo perché non è nostra competenza dare indicazioni di voto, ma è nostro dovere dire che il cristianesimo è incompatibile con tutto ciò. Pertanto liberi di votarlo, ma per coerenza bisognerebbe anche sbattezzarsi.

«Poiché non siamo stati capaci di esercitare la profezia, ma siamo stati attenti alla diplomazia conveniente, mentre ripudiamo l’uomo e lo abbandoniamo al suo destino, chiediamo che il presidente del consiglio rassegni le dimissioni immediate e si ritiri a vita privata a fare penitenza per redimersi da tutti i misfatti che ha fatto a danno della nazione. Egli deve chiedere pubblicamente perdono alle donne che considera meno che una proprietà da diletto e deve riparare al danno, dando due terzi dei suoi averi allo Stato perché li impegni in campo sociale e assistenziale.

«Da parte nostra, noi vescovi del consiglio direttivo della Cei, ci dimettiamo in blocco e lasciamo ad altri il lavoro di guida e di stimolo del popolo di Dio. Le dimissioni sono un segno che vogliamo cambiare strada e intraprendere il cammino della verità e della libertà insieme al nostro popolo e mai contro di esso. Ultimamente ci siamo anche resi conto che di fatto noi, vescovi, abbiamo divorziato dalla nostra Chiesa, perché andavamo per una strada dove nessuno ci seguiva perché il nostro popolo aveva preso la direzione opposta. Sì, per noi è una conversione «a U», ritorniamo sui nostri passi e questa volta per non sbagliare non ci poniamo più alla testa del popolo, ma molto più umilmente ci poniamo al suo seguito, certi che lo Spirito guiderà l’uno e gli altri verso la mèta comune del Regno, di cui la società in terra è un anticipo e un assaggio. A tutte e a tutti un abbraccio insieme alla nostra richiesta di perdono».

(Angelo Bagnasco, vescovo di Genova e Presidente della Cei)
(seguono le altre firme).

-8) La lettera e le parole che invece sono dette in Italia e nella Chiesa

Apprendo in questo istante (lunedì 29 giugno 2009, ore 18,30) che il cardinale Bagnasco pubblica una «Lettera pastorale» per l’anno 2009 e 2010 dal titolo «Camminare nelle vie dello Spirito. Alle sorgenti della Vita Spirituale», destinata alla diocesi di Genova, ma di valenza nazionale per la carica dell’autore. In questa lettera in cui il cardinale raccomanda la «disciplina del corpo», invita «alla sobrietà nel cibo, nel vestire, nell'uso dei beni di consumo», nonché ad una «certa custodia negli sguardi» ed al «dominio dell'istinto sessuale». Mi auguro e spero che non si riferisca con queste parole al bordello berlusconiano perché sarebbe atroce pensare di filarsela per il rotto della cuffia con un invito di stampo ascetico. No, il popolo di Dio può pretendere che il vescovo dica una parola chiara e definitiva sul puttanaio che ha pervaso l’Italia e le Istituzioni e la dignità di tutte le Italiane e degli Italiani. Sig. cardinale, scenda dalle nubi dei massimi sistemi e venga a camminare con i comuni mortali per rendersi conto della giustizia tradita e a prendere le impronte alle escort che accompagnano il difensore della famiglia. Venga a vedere il porcile in cui è stata trasformata la presidenza del consiglio. Non abbia paura di sporcarsi: è materia grezza, vera, da stalla di infimo livello. Non tema di sporcare le scarpette rosse perché le forniamo un bel paio di stivali da pesca. Noi speravamo! Inutilmente! Vediamo la distanza tra lei e noi che si allarga sempre di più e se non corre ai ripari diventerà un mare, un oceano di separatezza.

-9) Onore ai lefebvriani

I discepoli talebani cattolici del defunto talebano Marcel Lefebvre, il giorno 29 giugno 2009 in tutto il mondo hanno ordinato 27 nuovi preti che essi chiamano «sacerdoti». Dal Vaticano, oltre un buffetto di qualche mese fa, nulla, anzi una «tacita tolleranza». Questi «sacerdoti» sono congeniali a Benedetto il XVI che presto si circonderà di essi come di un manipolo di pretoriani pronti alla «battaglia contro il mondo». E’ il tempo benedettino-ratzingeriano: i talebani eretici prosperano, i cristiani languono, i vescovi tacciano e il popolo divorzia da loro. Credo che i lefebvriani (provaste a vedere come vanno vestiti: altro che teatro!) hanno trovato in Benedetto non il papa, ma il loro «papi».

-10) Il «bene comune» tra papa e papi

Oggi il papa pubblica la sua terza enciclica «Charitas in veritate» che parla di economia e globalizzazione e quindi di dottrina sociale della Chiesa. Sembra che il punto focale sia il concetto di «bene comune» che è il cuore dell’insegnamento della Chiesa. La domanda che mi pongo è questa: come può conciliare l’affermazione solenne – a livello di enciclica – del «bene comune» con l’appoggio che il Vaticano, la Cei e i sedicenti partititi ispirati al cristianesimo hanno dato e continuano a dare a Berlusconi? Il «bene comune» come inteso dalla morale cattolica è incompatibile con tutte le leggi eversive che il governo proprietà di Berlusconi ha varato per difenderlo dalla giustizia, dal fisco, dal carcere. Esso è anche impossibile da fare combaciare con le leggi razziali sugli immigrati che comunque, in forza della Carta dei Diritti dell’ONU e del Vangelo, hanno il sacrosanto diritto di emigrare e stabilire la loro residenza dove vogliono, perché siamo tutti cittadini liberi del mondo. Se così non fosse, siamo solo burattini che giocano a fare finta di somigliare ai giganti, nani per giunta.

Il cerchio non è il quadrato e quindi il papa, il Vaticano, la Cei devono scegliere e dire apertamente da che parte stanno e devono dare le ragioni: se le ragioni sono di opportunismo come tutto lascia supporre e valutare, allora ognuno per sé e Dio per tutti. Non è sufficiente un accenno estemporaneo ad «Alcide De Gasperi, uomo integerrimo, modello dei governanti», come ebbe a dire qualche settimana fa il papa, con un velato e pudico riferimento alle orge da lupanare di Berlusconi. O il papa è in grado di parlare per nome e cognome o è meglio che taccia e si dedichi a suonare Mozart per sé e il suo gatto,  senza eccessivi danni.

-11) Il papa e la fede «adulta»

Per la chiusura dell’anno paolino nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il papa Benedetto XVI il pomeriggio del 29 giugno 2009,  ha detto: «S. Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede matura, una “fede adulta”. La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi.» (Omelia dei Vespri). Ora si capisce perché cadde il governo Prodi: perché in occasione del referendum sulla procreazione assistita, boicottato dal card. Camillo Ruini, allora predecessore di Bagnasco alla Cei, dichiarò che sarebbe andato a votare perché «cristiano adulto». Veramente il dopo illumina il prima. Se questo è un modo per dire che i cattolici devono essere eterni bambini che non devono crescere mai, facciamo una bella chiesa di Peter Pan e non se ne parli più. Per noi «fede adulta» non è assolutamente intesa nel senso descritto dal papa, ma l’assumiamo nel senso dell’insegnamento del concilio Vaticano secondo che riconosce ai laici una autonomia sulle cose di loro competenza e pertinenza, come la gestione delle realtà terrestri e la mediazione politica senza dovere ricorrere anche per gli starnuti al permesso del prete di turno. Noi non ci riconosciamo in questa lettura del papa. Per quanto ci concerne, il papa ha sbagliato bersaglio e non sarebbe la prima volta.

Ultim’ora, ultima perla. Il papa ha sottolineato «l'importanza dei valori etici e morali nella politica». «Saluto - ha detto il papa - gli esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori dell'etica”, la cui presenza mi offre l’opportunità di sottolineare l’importanza dei valori etici e morali nella politica».

Credo che con questo discorso pio-pio, mau-mau, il Vaticano intenda chiudere il caso Berlusconi. Leggo il presidente dei “Cultori dell’Etica” è uno dell’UDC di Casini e di Volonté (vi ricordate? è quello delle giaculatorie), il senatore Leonzio Borea. Questa poi non l’avrei mai immaginata e nemmeno che il papa arrivasse a tanto: a tollerare come presidente dei “Cultori dell’Etica” (“E” maiuscola) uno che ha nel suo partito Casini, cattolico con plurifamiglia e Totò Cuffaro (detto Vasa-vasa) condannato per favoreggiamento mafioso. W l’Etica con la “E” maiuscola! W il papa dei «principi non negoziabili»!

(Paolo Farinella, prete - Genova, 29 giugno 2009 )

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Caro Paolo, sono cinicamente felice per il fatto che tu non sia nella tua forma migliore, con la portate dei tuoi due fanali "disassata", ed una postura al PC non propriamente ergonomia, altrimenti chedo che mi avresti mandato non già questo scritto, bensì i 37 volumi della "Recherche" di Proust... :-)))

Scherzi a parte, ho provato a sfoltire, ma il tuo scritto odierno è come il porco, di cui non si butta via niente (molto diverso dal porco che potrebbe venirti in mente, del quale invece si ouò buttar via tutto, dai tacchetti col crick incorporato, ai peli incollati al cranio col pongo.

Ti auguro di guarire presto e bene. Tafanus


Off Topics del 2 Luglio

Debora-serracchiani La falsa partenza di Debora - Si può parlare male della Croce Rossa? Si, si deve. Debora ha fatto, forse spinta dalla gioventù, e dalla forza che le viene dai voti avuti alle europee, un errore di stile. Bersani e D'Alema saranno anche la nomenclatura, ma è una nomenclatura che al partito, fra cose buone ed errori, ha dato alcuni decenni di vita. Sbaglia Debora, apparsa sulla scena da cinque minuti, ad attaccare chi a questo partito ha dato una parte importante della propria vita.

Franceschini "è simpatico"? Spero che Debora abbia solo voluto sottrarsi ad una risposta seria, altrimenti avrebbe ragione il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che trova
futile la motivazione in virtù della quale Serracchiani dichiara di schierarsi con Franceschini ("è il più simpatico"): "Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario"


Poi Debora ha fatto retromarcia, dicendo di "...aver scelto Dario Franceschini non certo per la simpatia, ma perché vuole assumersi la responsabilità di creare una squadra, di crescere una classe dirigente che diventi la classe di governo di un partito non più votato alla sola resistenza..." Debora non imbocchi la strada delle dichiarazioni affrettate, alle quali inevitabilmente devono poi far seguito rettifiche altrettanto affrettate. Lasci questa specialità a Frà Inteso, insuperabile maestro di queto genere teatrale, e torni di corsa a parlare di politica con maggior meditazione. Non bruci il patrimonio di consenso che si è creata. Tafanus
[le reazioni politiche]

Notizie dall'Honduras

Westbay Come molti di voi sanno, mio nipote Gaetano B. (il padre della piccola, "abbronzata" Mae) vive e lavora da 16 anni in una bellissima isola dei Caraibi honduregni, col suo socio ed amico Pasquale P. (tralascio i cognomi, perchè non vorrei che ne traessero un danno). In tutta questa storia, la piccola Mae, che stava andando in Honduras per una breve vacanza, prima dei prossimi impegni "natatori" in Italia, è bloccata a Cuba, dove il suo aereo aveva fatto scalo, e da dove per il momento non ha più avuto la possibilità di ripartire per la sua isola magica. Stranamente, noi italiani siamo così abituati ai colpi di stato nel centro e nel sud America, che la cosa, in Italia, non fa rumore (o ne fa molto poco), e quindi noi italiani abbiamo sull'argomento, spesso, delle idee alquanto confuse. Adesso ricevo da Pasquale copia di una lettera che ha inviato a un giornale italiano, e accolgo con molto piacere la sua richiesta di dare diffusione a queste considerazioni, anche se, lo premetto subito, non sono d'accordo sul 100% delle considerazioni contenute nella lettera. Tafanus


Cosa sta succedendo in Honduras?

Per tutti quelli che vogliono sapere la verità,  questo è un messaggio che ho appena inviato al direttore di un quotidiano italiano. Spero che lo facciate girare perchè la gente sappia quello che sta succedendo veramente. Pasquale P.

Egregio direttore,

sono un italiano che vive da 16 anni in Honduras, e scrivo per raccontare la verità su quello che sta succedendo nel paese che mi ospita, dove mi sono fatto una famiglia ed ho due splendide figlie.

Le notizie che arrivano a livello internazionale non raccontano le cose come stanno effettivamente. In Honduras non c'è stato un colpo di stato militare, c'è stata la deposizione e l'allontanamento di un futuro dittatore prima che il suo progetto fosse compiuto. Zelaya e' stato cacciato dalle Forze armate con l'autorizzazione del Congresso della Repubblica e sotto un ordine della Corte Suprema di Giustizia.

Zelaya per mesi non ha rispettato la Costituzione, ha disatteso leggi del Congresso e ha deriso la Corte Suprema. Ha tentato di fare un referendum incostituzionale, senza autorizzazione, senza un quorum, e che aveva lo scopo di far cambiare la Costituzione in modo che potesse essere rieletto. La gente non sta con Zelaya, la gente sta con la Costituzione, solo che quelli a suo favore creano disordini e violenza nel paese, l'altra parte marcia pacificamente come ieri in Tegucicalpa, dove migliaia di persone hanno appoggiato il presidente pro tempore Micheletti (che è anche italiano, quindi meglio cosi) e la Costituzione.

Zelaya ora sta facendo la vittima all'estero e nelle televisioni dietro ai suoi amici comunisti Chavez, Ortega, Morales e Castro. Lo scopo di Zelaya appoggiato da Chavez era quello di instaurare il socialismo in Honduras. L'Honduras non vuole il socialismo, l'Honduras è un paese piccolo, poco importante, povero, bello e amabile ma sopratutto liberale, non socialista. Mai lo è stato e la gente non lo vuole.  Vi prego di far sapere che non c'e' stato colpo di stato, siamo un piccolo paese che ha avuto il coraggio a ribellarsi a questa onda comunista che sta invadendo i paesi latinoamericani. L'Honduras è un baluardo all'arroganza di Chavez, va difeso, non abbandonato come l'intero mondo sta facendo (Obama in testa).
Pasquale P.
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Caro Pasquale,

pubblicherò domani il tuo scritto su Tafanus, anche se, come puoi immaginare, non condivido la divisione manicheista delle colpe fra comunisti e non comunisti. Istintivamente, chi vuole cambiare la costituzione per fare due mandati anzichè uno, come Zelaya, non mi piace. Ma, come sai, anche in Italia abbiamo qualcuno, non propriamente comunista, che, fino all'esplosione di "puttanopoli", avrebbe voluto cambiare la costituzione, per portarci verso un presidenzialismo senza contrappesi. Un presidenzialismo che la gente non vuole.

Come vedi, certe cose non sono comuniste o anticomuniste, ma più semplicemente sono giuste o sbagliate. Zelaya sta facendo la cosa sbagliata. La storia del mondo è piena di dittatori, ma non appartengono tutti alla destra o tutti alla sinistra. Ci sono stati Stalin, Castro, Mao, ma ci sono stati anche Mussolini, Hitler, Pinochet, Franco. No... la propensione verso la dittatura non è un problema di destra o di sinistra. E' un problema di più o meno marcata propensione verso il potere assoluto, o, il che è lo stesso, contro il liberalismo (quello vero).


Auguro a tutti voi (a te, a tua moglie che non ho fatto in tempo a conoscere), alle tue figlie, a Gaetano, Lydia, Mae, a tutti gli honduregni, e a tutta la colonia italiana che vive in Honduras un rapido rasserenarsi della situazione, rispettoso della costituzione vigente. Un saluto anche a Carlos, (il figlio dell'ex Pres...). Un popolo democratico, quando è stufo della costituzione che ha, dovrebbe non già combatterla o stravolgerla, come ha tentato di fare Zelaya, ma dovrebbe cercare di cambiarla democraticamente, cogli strumenti costituzionalmente previsti. E questo è quello che posso augurarvi.

Un abbraccio a tutti voi. Antonio, Marisa, Marzia, Marianna

01/07/2009

Off Topics del 1° Luglio

20090619 ...mi scuso, ma stamattina, nella fretta, non ho messo il post per gli "off topics". Lo faccio adesso, iniziando con l'accoglienza riservata dai viareggini al nano, al grido di "buffone, buffone" [vedi video]

      ...e Scodinzolini mette il silenziatore ai fischi...
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Le verità, come sa bene Scodinzolini, cambiano invertendo l'ordine dei fattori. Primo anno di Scienza delle Comunicazioni. Dire "Qualche contestazione e applausi" non equivale a dire "Qualche applauso e contestazioni". Ciò che resta, alla fine, nella testa della casalinga di Voghera, e l'ultima cosa sentita o vista. E' quella cosina che, nelle pagine stampate, sono mewse im basso a destra, e che i pubblicitari chiamano, a seconda del variare di piccoli dettagli, "pack-shot", o logotype, o, a volte, "main-benefit". "La Coop sei tu. Niente lava più bianco. Qualche contestazione e applausi. Nessuno ha sentito, sul TgUno di Mingiolini, le grida ritmante di "Buffone, Buffone. Povero Mingiolini! passava per un orecchio di qualità "miscrospia", quando faceva l'origliatore nel corridoio dei passi perduti. Ora si è ridotto, poveraccio, al ruolo di barriera anti-rumore.
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GENOVA - Il pm ha chiesto due anni di reclusione per l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. Sul banco degli imputati, insieme all'attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis, l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola - oggi questore vicario di Torino - per il quale l'accusa ha chiesto 1 anno e 4 mesi. "Istigazione a falsa testimonianza". Avrebbero indotto l'ex questore Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza sulla sciagurata e sanguinosa irruzione nella Diaz occupata dai no-global durante il G8 del 2001. Il processo si svolge a porte chiuse. Durante l'udienza, il pm ha letto in aula le intercettazioni che dimostrerebbero la colpevolezza di De Gennaro e Mortola. [l'articolo]

Abbiamo approfittato di quest'ultima notizia per recuperare e linkare sulla colonna laterale del blog, nel gruppo "FILES", il [Dossier G8 Genova], ad imperitura memoria del secondo ventennio fascista della storia italiana.
 

...incredibile... era un marocchino (magari "irregolare"), ma è morto per salvare la sorellina...

Vigili-viareggio "...amava il mare e il calcio, Hamza aveva solo 17 anni ed è morto per salvare la sua sorellina di due anni. Lei è uscita viva dalla casa. Lui no". Così racconta un compagno di scuola del giovanissimo cittadino marocchino morto nella sua abitazione crollata, dove viveva con i genitori, una sorella di 20 anni e la piccolina. "Abbiamo frequentato insieme il primo anno dell'istituto nautico, lui era un ragazzo bravissimo, timido, generoso" ricorda l'amico. "Tifava Milan e giocava nelle giovanili del Camaiore. Ieri notte erano tutti in casa, dietro alla stazione, quando è scoppiato il finimondo. Bruciava ogni cosa. Hamza ha girato da una camera all'altra per cercare di acchiappare la sua sorellina e trascinarla in salvo. Ma c'era troppo fumo. E' svenuto. E mentre gli altri sono riusciti in qualche modo ad uscire, nessuno ha potuto far qualcosa per salvare lui. Hamza è morto lì. Io non lo dimentichero".

...chissà... adesso che Hamza è morto, i Carabinieri dovranno indagare. Se scopriranno che la famiglia di Hamza è irregolare, dovranno intervenire. La legge parla chiaro. Reato di Clandestinità. Reato penale. La Legge (maiuscolo) non ammette nè ignoranza, nè eccezioni. Coraggio, Maroni, accompagni di persona i Carabinieri... Tafanus

Napolitano: "abbassare i toni"?... esticazzi!....

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ATTO I: Napoli. Il "Premier" sa già che Viareggio sta ancora bruciando, che altre tredici cisterne rischiano di saltare in aria, che ci sono decine fra morti "accertati" e dispersi, e che mille persone sono state sfollate. Ma lui balle, ride... E' più forte di lui, Presidente Napolitano! Quando vede la figa, gli si annebbia il cervello, scarsamente protetto dal mix di peluria e cromatina. Abbassare i toni ?!?!

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ATTO II: La Favorita. Terminato l'osceno balletto, si lascia sussurrare qualcosa di riservato "fard-to-fard", dalla Dea della cabine dei TIR. Ancora i cadaveri di Viareggio non sono entrati nella maschera di cerone.

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ATTO III: Viareggio: come s'offre... Finalmente a Viareggio, dove  si è precipitato (ma solo dopo aver fatto il "figo" a Napoli, per "prendere in mano" la situazione, che chiaramente i Vigili del Fuoco, senza il suo "prendere in mano" sarebbero stati assolutamente incapaci di dominare. Ha indossato la faccia di circostanza N° 2 ("Il Dolore Partecipato"). Accanto a lui, il dottor Bertolazzo, nella classica divisa da "efficienza nella catastrofe".

Il "popolo dei comunisti", mobilitato da Franceschini e dalla CGIL, lo chiama buffone. Ci associamo, mentre Napolitano "auspica". Esticazzi...

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La democrazia di facciata - di don Aldo Antonelli

E adesso ci si mette anche il capo dello stato!

Aldo-Antonelli Non so come l'abbiate presa voi, ma a me non va per niente giù questo richiamo! E sono solo parzialmente d'accordo con ciò che scrive Massimo Giannini su La Repubblica di oggi: "Il monito del Quirinale non può e non deve essere trasformato in ciò che non è e non voleva essere: cioé un invito ai mass media a non occuparsi più di ciò che disturba il governo".

Dirò di più: nell'intervento del capo dello stato leggo, purtroppo, un allineamento a quella che ormai non è altro che la mascherata della democrazia di plastica, la democrazia di facciata, la democrazia liftata con tanto di cerume addosso sì da nasconderne le rughe, come la faccia di lui. Il danno che Michele Serra denuncia oggi, ormai, è fatto: sta davanti ai nostri occhi. "Democrazia senza cultura, democrazia senza informazione, democrazia senza liberazione delle coscienze, democrazia senza libera circolazione delle idee, delle parole, delle immagini, è appena una cornice che oligarchie religiose oppure economiche possono riempire a loro piacimento, e magari a loro immagine".

20090630 Continua ad avverarsi, purtroppo, ciò che in tempi non sospetti, Blaise Pascal denunciava: "Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto". Siamo un paese in ginocchio, con la coscienza schienata, incapace ormai di sdegno; un paese di servi contenti nel quale la menzogna imperversa prepotente dalla di lui bocca e nel silenzio/assenso della Tv imbavagliata, della gerarchia ecclesiastica muta e ammutinata e con la compiacenza generale di gran parte del parlamento, somigliante sempre più ad una sorta di caravanserraglio.

Bisogna leggere i giornali stranieri per avvertire lo scandalo. Sul giornale spagnolo El Paìs, a firma di Miguel Mora, si legge: "Emilio Fede, amico del cuore, compagno di bagordi sardi e milanesi del primo ministro e presentatore del telegiornale di Rete 4, di Sua proprietà, ha dichiarato questa settimana al Corriere della Sera che per l’ufficio del personale di Mediaset in questi anni sono passate 47.000 persone (veline e velini) per fare casting. Si è scritto che l’Italia era così cinquant’anni fa, quando Anna Magnani in Bellissima (Luchino Visconti, 1951) si sottoponeva a ogni tipo di umiliazione per procurare a sua figlia una parte nel cinema. Si è ricordato che, dall’antica Roma e prima ancora, il potere sempre si è servito di nani, maschiette e cantanti per fare dimenticare le tensioni del governare. Il critico d’arte e filosofo Vittorio Sgarbi, addirittura, ha scritto in questi giorni: “Berlusconi si fotte tutte queste ragazze a nome di tutti gli italiani e questi lo devono ringraziare, perché per governare bene bisogna fottere bene.

Ciò che sembra sicuro è che in un Paese più o meno normale questa storia di sesso, potere, maschilismo, dominio, narcisismo costrittivo ed eterna gioventù sarebbe finita già da diverse settimane con una mozione di censura, le dimissioni o forse in un discreto esilio su aereo privato. Nulla di questo è accaduto, al contrario, molti italiani sembrano tollerare le avventure dell’imperatore con una compostezza e disinvoltura ammirevoli". Vero è che il paese di santi, poeti ed eroi di una volta, oggi può vantarsi di essere un popolo di coglioni.... purché non si sappia. don Aldo Antonelli
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Caro Aldo,

Tafanus anche se all'interno della nostra limitata "potenza di fuoco", appena è saltato fuori questo improvvido invito alla "tregua" di Napolitano, abbiamo reagito aumentando invece numero e potenza delle bocche da fuoco, invitando anche altri a fare altrettanto.

Non vedo, personalmente, alcuna ragione per stendere un cordone protettivo intorno alla reputazione del nano pittato. Anche se lo facessimo noi, non lo farebbero certo i giornali stranieri. E' molto più probabile che i "grandi" della terra leggano il Times o l'Economist che non Repubblica (non foss'altro che per ragioni linguistiche).

Ma oltre alle ragioni linguistiche, credo che dobbiamo invece approfittare PROPRIO della cassa di risonanza del G8 per infierire su questo indegno rappresentante del Governo italiano. Il ferro dev'essere battuto quando è caldo. Mai come in occasione del G8 questo essere impresentabile sarà vulnerabile. Perchè abbassare i toni? No, caro Napolitano. Questa volta proprio non riusciamo a seguirla nella sua eccessiva signorilità. Per quanto è nei nostri mezzi, saremo TAMARRI.
Tafanus
Berlusconi-mignotte

30/06/2009

Sorry, Presidente Napolitano: nessun cordone sanitario per il G8 della vergogna

Sun-g8
La vignetta del "Sun" sul parking del G8 all'Aquila
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...spiacente, Presidente Napolitano. Pur apprezzando le sue motivazioni, non saremo noi a stendere un "velo peloso" sulle porcherie di chicchessia. Anzi, riteniamo che proprio la cassa di risonanza del G8 sia lo strumento migliore per amplificarle, queste porcherie. D'altronde, Presidente, è stato lo stesso personaggio di cui lei vorrebbe preservare l'immagine a riaffermare orgogliosamente il proprio diritto a continuare così: "sono fatto così, e continuerò a fare ciò che ho sempre fatto".

Anche noi. Invitiamo i nostri 20 lettori a scaricare questa vignetta, a stamparla in formato A4, a far fare in una copisteria tante fotocopie a colori, e a diffonderla capillarmente. Abbandonate le copie ovunque: stazioni del metrò, tavolini del bar, uffici, chiese, bordelli, oratori, sedi dell'Azione Cattolica. Mettetele sui parabrezza delle auto in sosta. Chi può, ne faccia dei posters. Grazie.
Tafanus