Spike Lee, il "Miracolo di Sant'Anna", e le esigenze del "plot" - a cura di
OVVERO: CHI È RESPONSABILE DI QUESTA PROBABILE "PLOTTANATA"? - MA ANCHE (SCUSA, UOLTER…): …E SE EVITASSIMO DI DIVENTARE, PREGIUDIZIALMENTE, CENSORI?
Bene. Sembra che stavolta io debba prendere la posizione più "scomoda" in merito alla polemica sul film "Miracolo a Sant'Anna", anche se, per regola assoluta, non entrerò nel merito del film, semplicemente perché non lo ho ancora visto.
Capisco la vostra reazione (che in parte potrei anche fare mia, anche se con "sospensione", poiché i miei occhi non sono né quelli di Giorgio Bocca né quelli di nessun altro, ma sono solo i miei), anche se mi riesce più chiaro comprendere le ragioni di Taf che non quelle che leggo in molti commenti. Ho letto nei giorni scorsi la polemica sul film di Spike Lee, devo dire velocemente... Credo però, fermamente, che qualsiasi osservazione, ogni j'accuse, abbia legittimità di essere scagliato solo ed unicamente dopo la visione dell'oggetto dello scandalo, non prima, poiché ogni posizione priva della conoscenza diretta dei fatti (in questo caso dei "fatti filmici") a me personalmente risulta essere una posizione pregiudiziale.
Quante volte ci siamo scagliati contro la destra, e ricordo in particolare lo scorso anno in occasione di una puntata di AnnoZero, mi sembra "anti-Mastella", i cui esponenti condannavano la faziosità di Santoro e/o di Travaglio dichiarando però di "non aver visto la puntata incriminata"? Se non vado errata, abbiamo in parecchi definito, allora, quanto meno "pregiudizialmente censorio" un tale comportamento. Ho quindi provato angoscia e preoccupazione, leggendo nei commenti le seguenti accuse rivolte a Spike Lee: razzista (?!), stronzo, ignorante, falsificatore della storia, addirittura "in malafede"… E nessuno che lo abbia visto, questo film! Leggo che solo Taf è fermamente intenzionato ad andarlo a vedere, come peraltro la sottoscritta, vuoi perché è il mio mestiere e la mia passione, vuoi perché, non ne faccio certo un mistero, ho sempre seguito i lavori di Spike Lee (come molti altri registi, americani e non, neri, bianchi, gialli e via dicendo). Non citerò ogni singolo commento, ma, perdonatemi, riprenderò in taluni casi singole frasi che mi hanno particolarmente colpito e sulle quali mi trovo in pressochè totale disaccordo.
Credo di aver visto (ed apprezzato, peraltro) una cospicua parte dei film di Spike Lee, devo però correggere Taf, perché i documentari, di fatto, non sono molto presenti nella sua "opera omnia"... Non è un documentarista Spike Lee, ha sempre raccontato storie, di discriminazione, di emarginazione, di razzismo, e sempre dalla parte del popolo afro-americano e della sua durissima storia di soprusi e angherie subite dal "White Power". Dargli del "razzista", come ha fatto qualcuno di voi, mi pare onestamente un incongruo. Non ho ancora visto questo film, ribadisco, ma, leggendo le polemiche che ha scatenato, avevo già deciso che, appena possibile (e, considerati i miei "ritmi" in questo periodo non so bene cosa significhi...), lo avrei visto. Perché voglio, esigo ed ho diritto ad un mio punto di vista sull'opera e sui suoi contenuti. Ed inviterei chiunque a fare lo stesso, specie se si vuole prendere Spike Lee a mazzate (metaforiche, si spera), che lo si faccia per quello che ha realmente fatto e non per ciò che ha detto Giorgio Bocca.
Vi ricordo che stiamo parlando di un regista che ha fatto dell'antirazzismo, del riscatto degli afroamericani, della difesa dei più deboli, la quintessenza del suo cinema, la missione della sua vita... Certo, mi sono subito resa conto che il regista (un grande regista, innovativo, combattente), di "Lola Darling", di "Fà la cosa giusta", di "Mo' Better Blues", "Jungle Fever", "Malcolm X", "Inside Man" e molti altri, ha probabilmente contribuito alla realizzazione di una solenne cazzata storica, e la difende per giunta strenuamente, anche, a mio personale avviso, perchè è ormai integrato nel sistema hollywoodiano, quindi, probabilmente, non riesce più ad entrare in empatia con altro oltre se stesso ed il "Black Power" che ritiene, a buon diritto, di aver rappresentato sinora. Cazzate ne ha fatte altre, Spike Lee, di sicuro, dal mio punto di vista di assidua "fruitrice" di cinema, come "Girl 6", o lo "strappacore" "Crooklyn", ma questa sembra essere stata quanto meno intempestiva e molto, molto superficiale nei confronti di altre "minoranze senza diritti" e di "responsabilità storiche", peraltro impunite...
Ma, dal mio punto di vista, per così dire, professionale, vorrei farvi riflettere su qualche altro elemento, non così inessenziale. Voi per caso sapete chi ha prodotto questo film? Vale a dire, chi ha sganciato i soldi per farlo? E sapete anche come è andata, la gestazione di questo film? Magari qualcuno lo sa, ma comunque vi ragguaglio: la "capofila" della produzione, sorpresa delle sorprese, è On My Own, neonata casa di produzione i cui titolari sono Roberto Cicutto e Luigi Musini (due italiani, che, a quanto mi risulta, non solo hanno trovato il budget, ma hanno avuto, nel merito e da quanto ho letto nei giorni scorsi, anche un discreto, quando non evidente "potere decisionale", poiché, di fatto, in America, fonte Wikipedia: "Lee non ha trovato il denaro necessario a finanziare il film negli Stati Uniti, bensì in Italia, grazie ai produttori Luigi Musini e Roberto Cicutto."). E bravi! Mi verrebbe da commentare. Poi ci sono, nella "cordata" produttiva, la casa di produzione di Spike Lee (la 40 Acres & A Mule Filmworks) e, ulteriori sorprese, "nientepopodimeno" che Rai Cinema e la Touchtsone Pictures (cioè una major, ovvero, per parlare "in soldoni" la Disney…, quella che fa i film mainstream per bambini e che, peraltro, produce i gadget per bambini sfruttando, anche, il lavoro minorile nei Paesi poveri… http://it.transnationale.org/aziende/disney_walt.php - non credo servano ulteriori commenti).
Ora, leggo ieri dall'Unità (che è circa una settimana che pubblica i "botta e risposta" di questa polemica), una dichiarazione di Francesco Bruni, lo sceneggiatore italiano del film (di fatto la sceneggiatura americana era già stata scritta da James McBride, il nostro ha curato solo la parte italiana, anche nella versione americana) e il fatto curioso è che, rispetto alla lettera presente oggi online sul sito dell'Unità
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79791
a meno che io non abbia le visioni (e purtroppo non posso controllare ora, ma lo farò appena possibile e se sbaglio farò ammenda), l'articolo di ieri che riportava le dichiarazioni di Bruni sull'Unità diceva espressamente che Bruni ha chiesto direttamente a Cicutto di cambiare il titolo del film ed ogni riferimento ai fatti storici di Sant'Anna e Cicutto, e non Spike Lee, ha detto "no". Domanda: chi è che aveva interesse a sollevare un vespaio in Italia, perché in America e nel resto del mondo non frega un accidente a nessuno e ad alimentare le polemiche, per questioni di marketing?
Altro elemento "a discarico" circostanziale. Avrete letto che il film è tratto da un romanzo, dal titolo omonimo, di un certo James McBride, che ha scritto anche la sceneggiatura americana. Ergo, il film risulta essere "fedele al romanzo". Perché, allora, nessuno se la prende, anche, con il signor James McBride?
A chi dice che "non comprende un'opera di fantasia all'interno di un fatto storico" mi preme rispondere: "Non sia mai...!". Il cinema, almeno dal mio punto di vista, può e deve occuparsi di tutto, a noi l'onere di scegliere, a noi l'onere di criticare le scelte altrui. E se Rosi non ci avesse raccontato con le immagini la strage di Portella della Ginestra ("Salvatore Giuliano")? O Alain Resnais non ci avesse mostrato, nel suo personalissimo modo e con la sceneggiatura di Marguerite Duras, le mostruosità di Hiroshima ("Hiroshima mon amour")? O Marco Tullio Giordana le oscenità politiche nascoste dietro la morte di Pasolini ("Pasolini - Un delitto italiano")? O, sempre Rosi, quella tuttora misteriosissima e irrisolta, di Enrico Mattei? Nessuno di questi signori che ora mi vengono in mente e che ho citato, ha fatto "documentari"... E che dire del taglio, del tutto personale e ideologico, che Oliver Stone ha dato al delitto Kennedy in "JFK"? Tutti costoro, e moltissimi altri, artisti, artigiani, o "scarpe" del cinema, ci hanno raccontato storie. A volte frammenti di storie, piccoli eventi sotterranei, magari, al grande "farsi" della storia (e sto pensando allo Spielberg di "Schindler's List").
Ecco, io direi che, semplicemente, Spike Lee, anzi, quel probabilmente "superficiale" americano che si sente "arrivato" ad Hollywood di Spike Lee, ha girato il suo solito film, occupandosi solo marginalmente (e con la complicità di sceneggiatore - americano - e produttore - italiano, cosa molto più grave dal nostro punto di vista "storico" -) della storia altrui (quella italiana) senza non solo occuparsi del realismo storico dei fatti e delle responsabilità, ma nemmeno interessandosene, perchè, semplicemente, l'unico suo obiettivo su questa terra è difendere anche l'ultima "caccola" di afro-americano fottendosene allegramente di tutti gli altri. A lui "faceva figo", detto in altri termini, gli era funzionale al "plot", alla narrazione, capovolgere la storia italica e probabilmente non sa nemmeno che è stato decisamente intempestivo, visto chi ci governa e cosa sta accadendo in questo Paese... ma forse "gatta ci cova", come scrivevo più sopra. Spike Lee, per chi non lo sa, ha raccontato la storia di 4 soldati afro-americani che combatterono in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. E punto. Spike Lee "avrebbe" (il condizionale è ancora d'obbligo, visto che mi muovo sulle "sinossi" e non sulla visione diretta del film), per l'ennesima volta nella sua vita artistica, parlato dei "neri" e di come sono stati asserviti e manipolati dal "potere bianco".
Proprio oggi ho saputo che un regista italiano indipendente, insieme ad un produttore indipendente, del quale ho personalmente contribuito a diffondere lo scorso anno in giro per l'Italia un film "passa parola" tra i festival, Giorgio Diritti (il suo primo film si intitola "Il vento fa il suo giro"), sta girando in questi giorni il suo secondo film, guarda caso sulla strage di Marzabotto (nascosta anch'essa "nell'armadio della vergogna"). Non so quando sarà pronto, spero solo che le distribuzioni italiane lo facciano girare (anche se dalla prospettiva del mercato Spike Lee è un elefante e Diritti una pulce) e lo sostengano con una promozione seria e con un numero di copie cospicuo, come la risposta italiana al "Miracolo di Sant'Anna", anche per ristabilire la verità dei fatti, non più "sullo sfondo" ma in primo piano, al regista americano ed alla sua, probabile, superficialità...
Notazione per chi ha detto che "avrebbe potuto fare un film su Primo Levi e che nessun geniale regista lo ha fatto…" Questo non risponde al vero. Io posso dire che secondo me, Francesco Rosi è stato un grande regista ("geniale" lo lascio a Kubrick, Ophuls, Welles e pochissimi altri) e che Davide Ferrario è un ottimo "giovane" regista, anche molto impegnato, "in fondo a sinistra" (almeno è dove lo ho lasciato qualche anno fa)... Entrambi hanno messo in scena la vita e l'opera di Primo Levi: Rosi con "La tregua" (1997, con John Turturro, un americano di origini italiane, coincidenzialmente amico ed attore in vari film di Spike Lee, nei panni dello stesso Primo Levi), Ferrario, nel 2005, con "La strada di Levi". Domanda: perché Spike Lee avrebbe dovuto parlare di Primo Levi? Ogni regista, dal più "geniale" al più "scarpazzone",
ha tutti i diritti di mettere in scena unicamente ciò che gli dice la sua, di testa, ed io spero che la libertà di espressione, concessa sinora al cinema forse anche in misura maggiore rispetto ad altre arti, resti tale, nonostante tutti gli sforzi in merito del ministro dei beni culturali più ininfluente della Storia della Repubblica. Ve lo ricordo, il cinema è un'arte, non è "informazione", non è un Tg - dio non voglia! - ma è uno sguardo, personale e collettivo al contempo (il cinema è un arte collettiva, come i teorici del cinema sanno da Ejzenstein & Co. ad oggi) sul reale, anche, ma di certo non solo.
Chiudo pensando ad uno dei più bei film, autocritico "da sinistra" e perciò schoccante, degli ultimi anni, sto parlando de "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania, 2006). La "censura" dei comunisti (di noi comunisti?), quell'atteggiamento che Pasolini definì "antifascismo gratificante ed eletto" (da "Versi sottili come righe di pioggia") e che lo fece polemizzare con il Pci e la sua burocrazia interna e che, in una "scandalosa" intervista ad Enzo Biagi del 1971, stigmatizzò con "l'avere permesso, all'interno del partito, atteggiamenti che sono borghesi: un certo perbenismo, un certo moralismo… Però continuo a votare per loro". Ed anche io.
Voglio pubblicamente e calorosamente ringraziare per questo articolo. So che le ha rubato molte ore d'ufficio che dovrà prima o poi recuperare. La ringrazio anche per la sua indipendenza di giudizio che le consente (e ne sono lieto) di dissentire da alcune mie posizioni; oltre che, naturalmente, per la sua competenza, che, quando può, mette a nostra disposizione. Grazie. Tafanus






perchè eliminare dal titolo il riferimento a sant'anna...le colpe del film rispetto a queste cose sono altre...almeno il titolo ricorda quell'eccidio di cui poco si è parlato
Scritto da: betta | 10/10/2008 at 18:09
Pijppi scrive:
film, guarda caso sulla strage di Marzabotto (nascosta anch'essa "nell'armadio della vergogna"). Non so quando sarà pronto, spero solo che le distribuzioni italiane lo facciano girare ...
mmmmhhhhhh, con i chiari di luna ce ci sono, temo non lo vedremo mai...
Scritto da: pasionaria-senza-più-passione | 10/10/2008 at 18:09
Cara Pippij nessuno vuol sminuire il valore artistico di Lee, io
d'altra parte ho sempre riconosciuto quello della Riefensthal, figuriamoci
un po': dico solo xhe certe operazioni puzzano molto di botteghino e poco
di arte.
Mi scuserai ma io per certi versi ragiono alla vecchia maniera.
Scritto da: claudio r. | 10/10/2008 at 18:27
Scusa anche la mia di ignoranza, ma purtroppo non sono un cineasta, nè un appassionato di cinema. Su Spike Lee: ho letto gli articoli postati da Taf e l'ho ascoltato sul programma di Fabio Fazio. Confermo: non ho capito nulla di ciò che ha voluto rappresentare attraverso questa "alterazione" della storia. E quindi rinnovo la preghiera: se qualcuno lo ha capito, potrebbe spiegarmelo?
Dici: "E se Rosi non ci avesse raccontato con le immagini la strage di Portella della Ginestra ("Salvatore Giuliano")? O Alain Resnais non ci avesse mostrato, nel suo personalissimo modo e con la sceneggiatura di Marguerite Duras, le mostruosità di Hiroshima ("Hiroshima mon amour")?" Concordo, ma sommessamente aggiungo: E se Rosi ci avesse raccontato (poeticamente, certo) che la strage di Portella della Ginestra è stata opera dei partigiani? E se Resnais (in punta di poesia, ovviamente) ci avesse raccontato che le mostruosità di Hiroshima erano da attribuire ai giapponesi e non agli americani?
Insomma, la cosa mi sta sulle palle. E la fantasia non ne attenua il peso.
Scritto da: caio | 10/10/2008 at 19:58
Ho letto alucune reviews in inglese e non ne ho trovata una che sia entusiasta del film, anzi molti lo definisco mediocre. Il critico di Enterteinment Weekly dice che in questo film ha fatto fatica a trovare spike lee. Quasi tutti quelli che letto hanno chiuso piu' o meno cosi': "qualunque fosse il miracolo avvenuto a sant'anna, non e' mai arrivato sullo schermo!"
Scritto da: marilu | 10/10/2008 at 20:14
Pipij,
premetto che non ho visto il film, ne' per essere sincero, inendo vederlo. Pur concordando con quanto da te affermato circa il fatto che giudicare senza aver preso visione dell'oggetto sia un atteggiamento di superficialita' e di pregiudizio, trovo anche giusto affermare che certe trame, che si evincono eventualmente dalle critiche, possano costituire d'avanzo una pregiudiale sulla scelta di cosa valga la pena di vedere e cosa no. Il mio "pregiudizio"e'che i filoni che si ispirano a teorizzazioni personali dei fatti storici (parlo di Dan Brown e del codice Da Vinci, o della vomitevole "storia di Cristo"riveduta e corretta da Mel Gibson, che ho visto entrambe)) stiano, visto il successo di cassa, prevaricando la realta' storica, sottomettendola a puri fini di lucro.
Ora siamo sinceri, perdere un paio d'ore davanti a uno schermo che propone un filone che sa di presa per il culo lontano un miglio, e', almeno per quanto mi riguarda, una cosa che mi deprime.
Data la mole esorbitante di films che vengono prodotti, un atteggiamento selettivo, su cosa si e cosa no, valga la pena di assistere, ovviamente per quelli come noi, non addetti ai lavori, e'una pura questione di sopravvivenza.
Non ho il minimo dubbio che Lee abbia prodotto film degni di ogni considerazione, ma non e'neppure insolito, che esaurito un filone un regista si presti ad inserirsi su filoni di provata solidita' di cassa, senza togliergli il bello ed il buono precedentemente prodotto. Chi specula sulla deterrenza polemica che si ottiene proponendo cazzate ottiene un successo maggiore di chi invece cerca di attenersi, almeno nelle linne essenziali, ai fatti. Lo vediamo anche in questo blog, dove i commenti intrisi si citrullaggini, hanno sempre piu' auditorio di chi inevece cerca di analizzare seriamente la realta' delle cose.
Un abbraccio,
Charly
Scritto da: charly brown | 10/10/2008 at 20:42
Pippij, so bene che non mi hai citato, la mia era una considerazione generale.
Come al solito Charlie e' riuscito a specificare meglio di me il mio sentire.
Confesso che il film "Il codice Da Vinci" che,ahime' ho visto sprecando tempo e denaro, era venuto pure in mente a me.
Poi naturalmente per me questo e' un fatto di pura critica, non mi sognerei
certo di invocare censure di qualsiasi tipo, mi ricordo anche troppo
bene le classificazioni del centro cattolico cimentografico affisse alle
porte delle chiese.
Scritto da: Claudio r. | 10/10/2008 at 21:50
Confermo, anche dopo una chiacchierata fatta con Pippij, che mi astengo dal giudicare il film come tale, perchè non l'ho visto. Ma confermo altresì che non mi è piaciuta l'idea di conservare il trademark "Sant'Anna" ad un'opera che (sembra sia il parere di tutti) non parla con accettabile rigore storico della tragedia di Sant'Anna di Stazzema, ma parte da un romanzo di altri (McBride), da un titolo che chissà perchè ha cacciato dentro il nome di questo disgraziato paese, e da un produttore italiano che impone un legame che, a questo punto, sembra puro "package design".
Quelli che invece ho contestato sono gli elementi di arroganza, di superficialità, di antipatia di questo parvenu, che ha affrontato ogni domanda, anche la più legittima, con un'aria di profondo disgusto e fastidio.
Credo che se Minoli o Fazio avessero chiesto a Benigni PERCHE' abbia ficcato dentro, nel finale de "La vita è bella", dei carrarmati americani e non russi per l'ingresso ad Auschwitz, Benigni non avrebbe confessato di averlo fatto per ragioni di marketing (botteghino e/o Oscar), si sarebbe arrampicato sui vetri (anche perchè non aveva scelta) ma non avrebbe usato i toni di sufficienza di Spike Lee.
D'altronde la stessa Pippij mi confermava che ormai questo tizio ormai non si muove se non gli lasciano portar dietro un codazzo di parenti, amici ed amiche. Insomma, lui ormai si muove solo con la corte appresso in nota spese, e ciò già sarebbe sufficiente a rendermelo visceralmente antipatico. Non c'è niente di peggio di un ex povero che, colpito da benessere, ne fa una esibizione sfrenata e sguaiata.
Sul film esprimerò una opinione SE lo vedrò, anche se, andando molto poco a cinema per pigrizia, tendo ad essere molto, ma molto selettivo. Però in linea di massima non amo i films che prendono una tragedia, e ne fanno il packaging per un film che mira alla cassetta. Me la cavo con un esempio banale: Titanic, se anzichè basarsi per l'80% del tempo alla "limonata ideologica fra i due protagonisti, avesse speso il 51% del tempo su ragioni, meccanismi, responsabilità, avrebbe potuto essere un grande film. Invece l'hanno trasformato in un polpettone. Spero che nessuno mi sgridi per questo giudizio alquanto drastico, ma ho l'attenuante di non essere un grande esperto di cinema (cosa che ho già confessato in tempi non sospetti).
Scritto da: Tafanus | 10/10/2008 at 21:53
Pippij,
anche se non da me epresso ancora in termini specifici, apprezzo immensamente la tua passione per il cinema ed il modo con cui provi a sottolinerene le sfumature che, allo spettatore poco esperto, sfuggono regolarmente. Il sostanziale punto di attrito, o meglio di confronto dialettico che viene sempre a galla e' dato dalla sostanziale differenza tra chi tratta un argomento (come te) con indiscutibile professionalita'e chi invece continua a vedere il cinema soprattutto come una forma di spettacolo. Anche per chi, come me, nel cinema cerca qualcosa di piu' di un semplice passatempo, non riesce ad apprezzare le sfumature estetiche quando e' messo di fronte, sopratttutto nelle trame ispirate alla realta'storica, ad irritazione incontenimile quando vede distorcere ignominosamente i fatti, spesso piu' per ignoranza che per "licenza poetica".
Scritto da: charly brown | 10/10/2008 at 22:57
Pippi
Veramente Pippi, intendevo per recensioni anche quelle della gente comune che e' andata a vedere il film. Grandi ammiratori di spike lee profondamente delusi da questo film, che molti di loro hanno definito un pasticcio.
Scritto da: marilu | 10/10/2008 at 22:59
http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/
... E un bel giorno arriva un regista, Spike Lee, a "romanzare" "la" storia, che sembra inverosimile solo perché é ORRENDA, sputanandola con la sua ignoranza e superficialità...
NO, io non andrò a vedere questo film!
Per me ha ragione Giorgio Bocca.
Scritto da: rita | 11/10/2008 at 11:54
Da buon ignorante autocertificato di cinema, e ricordando ancora una volta che il mio post era contro l'antipatico e supponente regista, e non contro il film (che non ho visto), ed essendosi sviluppato un dibattito molto ampio, sono stato spinto a cercare il parere degli esperti. Non discuto le opinioni di Pippij sul passato (a volte glorioso, a volte meno) di Spike Lee. Non sono attrezzato per farlo, e d'altronde di Pippij mi fido ciecamente. E comunque non era il passato e la storia di Lee che intendevo stigmatizzare.
Mi resta invece l'amaro in bocca per la maniera mercantile, insensibile ed incolta di trattare la tragedia di Sant'Anna, che resta, anche se è da attribuire al 90% al produttore. Però a questo punto mi ha incuriosito il merito del film. Dal sito http://www.mymovies.it ho preso le prime righe di TUTTE le recensioni che ho trovato. Senza scegliere o selezionare. In fila, come le ho trovate. Mi sembra che sul film emerga un quadro devastante, persino dai giornali americani. Sembra che solo Spike Lee non si accorga di aver partecipato alla costruzione di una immane scemenza.
Il Miracolo di Spike Lee Ma ha fatto la cosa giusta?
(Boris Sollazzo - Liberazione)
Spike Lee avrà fatto la cosa giusta? Le polemiche che danzano attorno a lui da quando ha deciso di fare Miracolo a Sant'Anna lo mettono in dubbio da mesi. Nel clima da guerra incivile che c'è in un'Italia ormai spaccata a metà (forse persino in più pezzi), se ti azzardi a dare una visione laica o solo romanzata di un evento storico inerente alla Resistenza, rischi di diventare un discepolo di Giampaolo Pansa. In attesa de Il sangue dei vinti di Michele Soavi, l'Anpi aggiusta il tiro con il regista afroamericano, "reo" di aver riscritto la storia.
Così Spike Lee si perde nella Toscana del '44
(Valerio Caprara - Il Mattino)
Imbarazzante. Ecco l'unico aggettivo che può sintetizzare l'incursione di Spike Lee, uno dei più valorosi registi americani, nella Toscana insanguinata del '44. Proprio perché «Miracolo a Sant'Anna» non è tanto un film pessimo, quanto un calderone di tematiche, atmosfere e psicologie che procedono ognuna per suo conto.
La strage di Sant'Anna in salsa americana
(Maurizio Cabona - Il Giornale)
Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee non è storia, sebbene racconti un frammento della reale «battaglia di Natale» 1944 sul Serchio, collegandovi la reale strage di Sant'Anna di Stazzema di quattro mesi prima. Al regista non interessano i morti italiani di allora, ma morti (e soprattutto vivi) americani di allora e di oggi, cioè la divisione Buffalo presa come simbolo della condizione semilibera degli ex schiavi. Nella gara a chi è peggio, vincono gli ufficiali bianchi dell'esercito americano, ridotti a elemento di contrasto con la loro truppa, nera e ignorante, a tratti vile, ma fin troppo coraggiosa come carne da cannone. Insomma, Miracolo a Sant'Anna è un polpettone con qualche boccone digeribile.
Spike Lee, quanti errori: come perdere la bussola al cospetto della Storia
(Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera)
Fa impressione pensare che prima di Miracolo a Sant' Anna, Spike Lee aveva firmato un capolavoro come When the Levees Broke («Quando si sono rotti gli argini», visto a Venezia 2006 e poi di notte in Rai). Fa impressione perché quello che non funziona nella ricostruzione romanzata dei combattimenti in Toscana intorno alla Linea gotica, nel 1944, è proprio quello che faceva la bellezza e il fascino del documentario su New Orleans devastata dall' uragano Katrina: il rispetto delle persone, delle cose, della realtà.
In his World War II epic, Spike Lee dramatizes the all-black Buffalo Soldiers' battles at home and abroad, but comes up short
(Kenneth Turan - The Los Angeles Times)
An important story indifferently told, Spike Lee's "Miracle at St. Anna" shows what happens when a film's execution does not measure up to its ideas.
(Peter Travers - Rolling Stone)
Critics are raining down hard on Spike Lee's first war epic. And it's not like I don't have objections. Miracle at St. Anna is too long, lazily constructed, and crammed with too many characters and subplots for any director to develop fully outside of an HBO miniseries. But Lee isn't any director. He's an African-American maverick with a legit gripe against the white face that Hollywood puts on war.
Il mio miracolo italiano
(Cristina Tagliabue - Il Sole-24 Ore)
Ha girato gran parte del suo ultimo film in Versilia. E ha obbligato Valentina Cervi, Lo cascio e Favino a ripassare i classici del neorealismo. Incontro con il regista di Miracle at St. Anna, che sogna Obama presidente e non si separa mai dal telefonino. Per i dieci teschi zeppi di brillanti sulla grossa croce che porta al collo si direbbe più un rapper, che un regista. Ma la coppola bianca e blu, non a coprire calvizie, ridisegna, insieme alle scarpe da ginnastica e la giacca di lino di sartoria, il profilo di cineasta afro-americano che non rinuncia, neppure durante una cena in suo onore, al revolutionary-chic che si è cucito addosso. Seduto al tavolo di fronte al produttore italiano Roberto Cicutto, consapevole che i vip di mezza Roma si sono mossi fino al decentrato Nomentano per quindici minuti appena al fianco di sua maestà, Spike Lee non cerca nessuno.
Scritto da: Tafanus | 11/10/2008 at 14:18
Perche' "chiacchiere da bar"? Era un forum americano di appassionati di cinema. Non puo' essere che ci siano anche "spettatori ordinari" che si intendono di cinema e che sono tutti d'accordo che questo film sia una monnezza rispetto agli altri di spike lee? E loro non avevano nemmeno la pregiudiziale "partigiana", non hanno accusato il regista di avere distorto la storia, bensi' di avere fatto un film molto ma molto mediocre.
Che ti devo dire? Saranno state pure chicchiere da bar, ma erano chiacchiere ben argomentate.
Scritto da: marilu | 11/10/2008 at 16:36