ERRATA CORRIGE: l'ultima colonna si riferisce al 3 Marzo 2009!
. Aprile 2008 Feb.2009 Mar.2009
Noi vogliamo tentare di partire da questo sondaggio, per capire cosa sia meglio fare per resuscitare il cadavere. Non abbiamo soluzioni "quasi certissime" da offrire (come il famoso terno al lotto di un film di Totò). Una certezza però l'abbiamo acquisita (anzi, due):
-1) questo paese di merda è refrattario a qualsiasi stimolo. Encefalogramma piatto. In qualsiasi paese che abbia superato l'età del ferro, dopo dieci mesi di centro-destra, con gli assist che ci sono stati offerti (Alitalia, assalti alla Costituzione, ripresa dell'evasione fiscale, bilancio pubblico nella cacca già "prima e a prescindere" dalla crisi economica globale, figura di cacca a pioggia, Eluana Englaro, assalti al sindacato, ritorno dell'ipotesi "scalone" per le pensioni, equiparazione uomo-donna per l'età pensionabile, diminuzione dei listini del buffet per i poveri senatori, ronde patane e quant'altro), dovremmo avere la coalizione di governo che perde dieci punti, e l'opposizione che ne guadagna dieci.
Invece, ci ritroviamo col centro-destra che rispetto alle politiche dell'anno scorso guadagna 4 punti, a scapito di tutte le opposizioni sommate insieme. Un risultato che non avremmo potuto prevedere neanche nei nostri peggiori incubi.
-2) Questa volta non c'è tatticismo nelle alleanze che possa tirarci fuori dalla buchetta. Abbiamo rielaborato le cifre del sondaggio, per mostrare come anche nel caso della alchimia peggiore per il centro-destra, e migliore per noi, perderemmo alla grande. Questa combinazione - solo teorica - prevederebbe un PdL privo di ulteriori innesti, e TUTTA l'opposizione, dall'UDC, all'IdV, al PD, alle sinistre, che ritrova qualche ragione per stare insieme (foss'anche solo la ragione di sconfiggere Berlusconi ed i suoi impiegati).
Ebbene, persino in questa alquanto improbabile ipotesi, oggi perderemmo 53 a 45. Però, nella situazione reale, la cosa si complica, perchè delle sei ipotesi teoriche di alleanze nel centro-sinistra (vedi parte bassa del riquadro), solo le prime tre, allo stato, sono effettivamente praticabili, a causa dei veti incrociati. Anche assumendo che il PD ritrovi l'intelligenza di ricucire con le sinistre, e che le nove sinistre ritrovino l'intelligenza per rimettersi insieme, rimangono dichiarate incompatibilità che allo stato sembrano insuperabili:
IdV con le sinistre
Udc con le sinistre
IdV e Udc con le sinistre
IdV conla parte di sinistra di origine PSI
Udc con le sinistre
IdV e Udc con le sinistre
IdV conla parte di sinistra di origine PSI
Basta? No, non basta, perchè di fatto c'è poi l'incompatibilità non dichiarata fra la frazione più laica degli ex DS, e la parte più integralista della ex Margherita. Insomma, nella realtà del quadro politico attuale, il minimo che possiamo immaginare è un quadro nel quale, comunque vengano mixate queste incompatibilità, siamo in un quadro in cui potremmo mettere insieme, con molti se e ma, la vecchia Unione. Mai Di Pietro e Casini si sommeranno: al di là degli aspetti ideologici, infatti, non si sommeranno perchè sono direttamente concorrenti nella guerra di conquista del solito, vecchio e forse teorico spazio di "centro che guarda a destra".
La vecchia unione oggi significa un potenziale del 39%, contro un centro-destra che sarà col solo PdL al 53% (14 punti di vantaggio). Se poi l'UDC dovesse passare dove lo porta il cuore, i punti di vantaggio diventerebbero 20. Se poi, in contemporanea, Di Pietro decidesse (come temo) di giocare la sua partita in proprio, e l'UDC di tornare "dove volano le poltrone, si scaverebbe un abisso di quai 30 punti percentuali fra maggioranza ed opposizione, e dovremmo rassegnarci a restare emarginati dai luoghi delle decisioni per il prossimo mezzo secolo.
Partendo da questa situazione disastrosa, e cercando disperatamente di trovare una lucina nel buio, vedo solo una piccola, lontana opportunità: oggi, per la prima volta in maniera chiara ed inequivocabile, siamo in una situazione nella quale, a breve termine, non c'è tattica che tenga per farci ritornare a numeri realisticamente competitivi con quelli della macchina da guerra - fatta dal controllo dei media e delle poltrone di governo e di sottogoverno - che è diventata l'ex partito di plastica.
Dobbiamo prenderne atto, ed abbandonare qualsiasi retropensiero che le alchimie delle alleanze possano portarci, in tempi brevi, da qualche parte. E allora, visto che la tattica oggi non serve a nulla, ritorniamo alla strategia. Freghiamocene (ne abbiamo il tempo, purtroppo) di mettere insieme gli opposti: i teodem coi laici; Di Pietro con Boselli; Casini con Ferrando. In politica nulla si è mai sommato algebricamente. Oggi abbiamo tempo di tornare a lavorare sui "fondamentali". Oggi dobbiamo innanzitutto tornare a fare opposizione senza sconti: non solo in parlamento, ma anche nelle piazze e nelle fabbriche. Dobbiamo cercare di allearci al meglio coi cattolici DAVVERO progressisti (da Paolo Farinella, ad Aldo Antonelli, a don Giorgio De Capitani, a Famiglia Cristiana, e puntare ancora più in alto: verso quei cattolici prestigiosi come Tettamanzi, aperti alle istanze legittimedei non-cattolici).
Dobbiamo riconquistare all'impegno politico quegli adolescenti che fra 4 anni voteranno per la prima volta. Dobbiamo far capire ai ceti deboli e disagiati quale e quanto male stia facendo loro questo governo. Dobbiamo far incazzare quei milioni di italiani che pagano le tasse, volenti o nolenti, e smetterla di lisciare il pelo a chi ha anche solo accettato, in passato di discutere di "precariato istituzionalizzato". Dobbiamo aggregare quei rappresentanti delle forze dell'ordine non assimilabili ai bastardi di Genova, e far ritrovare loro una casa dove poter coniugare l'ordine col rispetto dei principi democratici.
Dobbiamo, in sintesi, smettere di inseguire la destra sui loro terreni preferiti, (su quelli, la destra è imbattibile!) e ritrovare il nostro terreno, e l'orgoglio di presidiarlo. Dobbiamo riappropriarci, ma davvero, della questione morale, e di principi quali la sacralità del diritto al lavoro non precario, la preminenza della scuola e della sanità pubbliche, il diritto/dovere di non lasciare soli i deboli, i principi irrinunciabili che ruotano intorno alle libertà fondamentali della persona.
La chiesa sta perdendo terreno, grazie ad uno come Ratzinger, ma non solo. Aiutiamola a perderne ancora. Una chiesa debole avrà meno potere contrattuale e meno appeal elettorale su fascisti, leghisti ed italoforzuti, ancora fermamente convinti che il supporto dei Bagnasco e dei Ruini sia fondamentale per vincere le elezioni.
Sono strade ambiziose, irte di ostacoli, scomode e lunghe da percorrere. Ma, allo stato delle cose, non ne abbiamo altre.
La vecchia unione oggi significa un potenziale del 39%, contro un centro-destra che sarà col solo PdL al 53% (14 punti di vantaggio). Se poi l'UDC dovesse passare dove lo porta il cuore, i punti di vantaggio diventerebbero 20. Se poi, in contemporanea, Di Pietro decidesse (come temo) di giocare la sua partita in proprio, e l'UDC di tornare "dove volano le poltrone, si scaverebbe un abisso di quai 30 punti percentuali fra maggioranza ed opposizione, e dovremmo rassegnarci a restare emarginati dai luoghi delle decisioni per il prossimo mezzo secolo.
Partendo da questa situazione disastrosa, e cercando disperatamente di trovare una lucina nel buio, vedo solo una piccola, lontana opportunità: oggi, per la prima volta in maniera chiara ed inequivocabile, siamo in una situazione nella quale, a breve termine, non c'è tattica che tenga per farci ritornare a numeri realisticamente competitivi con quelli della macchina da guerra - fatta dal controllo dei media e delle poltrone di governo e di sottogoverno - che è diventata l'ex partito di plastica.
Dobbiamo prenderne atto, ed abbandonare qualsiasi retropensiero che le alchimie delle alleanze possano portarci, in tempi brevi, da qualche parte. E allora, visto che la tattica oggi non serve a nulla, ritorniamo alla strategia. Freghiamocene (ne abbiamo il tempo, purtroppo) di mettere insieme gli opposti: i teodem coi laici; Di Pietro con Boselli; Casini con Ferrando. In politica nulla si è mai sommato algebricamente. Oggi abbiamo tempo di tornare a lavorare sui "fondamentali". Oggi dobbiamo innanzitutto tornare a fare opposizione senza sconti: non solo in parlamento, ma anche nelle piazze e nelle fabbriche. Dobbiamo cercare di allearci al meglio coi cattolici DAVVERO progressisti (da Paolo Farinella, ad Aldo Antonelli, a don Giorgio De Capitani, a Famiglia Cristiana, e puntare ancora più in alto: verso quei cattolici prestigiosi come Tettamanzi, aperti alle istanze legittimedei non-cattolici).
Dobbiamo riconquistare all'impegno politico quegli adolescenti che fra 4 anni voteranno per la prima volta. Dobbiamo far capire ai ceti deboli e disagiati quale e quanto male stia facendo loro questo governo. Dobbiamo far incazzare quei milioni di italiani che pagano le tasse, volenti o nolenti, e smetterla di lisciare il pelo a chi ha anche solo accettato, in passato di discutere di "precariato istituzionalizzato". Dobbiamo aggregare quei rappresentanti delle forze dell'ordine non assimilabili ai bastardi di Genova, e far ritrovare loro una casa dove poter coniugare l'ordine col rispetto dei principi democratici.
Dobbiamo, in sintesi, smettere di inseguire la destra sui loro terreni preferiti, (su quelli, la destra è imbattibile!) e ritrovare il nostro terreno, e l'orgoglio di presidiarlo. Dobbiamo riappropriarci, ma davvero, della questione morale, e di principi quali la sacralità del diritto al lavoro non precario, la preminenza della scuola e della sanità pubbliche, il diritto/dovere di non lasciare soli i deboli, i principi irrinunciabili che ruotano intorno alle libertà fondamentali della persona.
La chiesa sta perdendo terreno, grazie ad uno come Ratzinger, ma non solo. Aiutiamola a perderne ancora. Una chiesa debole avrà meno potere contrattuale e meno appeal elettorale su fascisti, leghisti ed italoforzuti, ancora fermamente convinti che il supporto dei Bagnasco e dei Ruini sia fondamentale per vincere le elezioni.
Sono strade ambiziose, irte di ostacoli, scomode e lunghe da percorrere. Ma, allo stato delle cose, non ne abbiamo altre.


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