Ignara Ministra Ramata gnocca Vagliatrice solerte Di sodi curriculum Per i Suoi giocosi lombi ________________________________________________ Ai saggi consigli del Nostro Caro Leader
Ignaro Caro Leader Mistico aspersore Di castigato senno A gnocche d'amor digiune Un solingo frequente trastullarsi Pudico raccomandi Ed io che dal tuo Verbo pendo Umilmente m'inchino Repente e solitario Con imperlata fronte Al tuo consiglio _____________________________________________________________
Contrordine, kamerati! se qualcuno si era già messo in moto per aiutare il maiale che doveva "mettere su" casa all'Aquila per il mese d'agosto, perchè "l'occhio del padrone ingrassa il cavallo", si tranquilizzi. Il maiale non prenderà casa ak'Aquila, per il momento. Preferisce andare per nove giorni in una "beauty-farm" (ne ha assoluto bsogno - forse devono regolargli la pompetta della protesi). Per il resto, andrà all'Aquila una volta a settimana. Tre gite, di nascosto.
Dopo alcuni giorni di rumore mediatico sul golpe honduregno, su questo avvenimento molti hanno staccato l'audio. Noi invece crediamo sia nostro dovere continuare a parlarne. Non in termini ideologici preconcetti, ma mettendo in fila dei fatti. Per esempio, spiegando chi è Billy Joya Améndola, il "Gianni Letta" di Micheletti, avvalendoci della competenza specifica, in materia, dell'amico prof. Gennaro Carotenuto, che ringraziamo.
Il sicario di Roberto Micheletti. La storia del torturatore Joya Améndola, braccio destro del presidente di fatto
Joya Améndola
A chi ha vissuto la guerra sporca in Centroamerica negli anni ‘80 si è gelato il sangue quando è stata resa nota la notizia che il “ministro consigliere” (una specie di Gianni Letta) del presidente di fatto honduregno risponde al nome di Billy Joya Améndola, un altro paisà (Amendola è il cognome della madre) del quale essere orgogliosi.
Ripercorrere il curriculum di Joya Améndola è indispensabile per capire la cultura politica della giunta golpista presieduta dal simpatico paisà Roberto Micheletti.
Negli anni ‘80 Billy Joya Améndola era uno dei dirigenti principali del Battaglione d’Intelligenza 3-16, incaricato del sequestro e sparizione di oppositori politici e fondatore degli squadroni della morte “Lince” e “Cobra”. In questo ruolo era uno dei principali incaricati di sequestri, tortura e assassinii in Honduras ed è accusato con certezza di almeno undici uccisioni sotto lo pseudonimo di “dottor Arranzola”. Inoltre è accusato del sequestro e della tortura di sei studenti dei quali quattro sono tuttora desaparecidos. Il sequestro avvenne il 27 aprile del 1982 nella casa del viceprocuratore della Repubblica, Rafael Rivera violando l’immunità del numero due della giustizia del paese usando i metodi della dittatura argentina. ...non è Saddam... è Zelaya... Infatti se non risulta che Joya Améndola sia stato addestrato negli Stati Uniti è certo invece che abbia lavorato in Argentina agli ordini di uno dei principali repressori, Guillermo Suárez Mason, noto tra l’altro come principale organizzatore del sequestro di bambini durante l’ultima dittatura. Inoltre ottenne una borsa di studio dell’esercito honduregno per studiare nel Cile di Augusto Pinochet. Successivamente, dall’84 al ‘91 era l’elemento di raccordo tra l’esercito honduregno e i repressori argentini e statunitensi nella guerra sporca.
Il governo spagnolo dal 1985 in avanti ha più volte chiesto l’estradizione di Joya Améndola attraverso l’Interpol ma il sistema giudiziario honduregno (quello stesso che oggi accusa Mel Zelaya di 18 capi d’imputazione) non ha mai dato corso ad alcuna richiesta. Nonostante ciò, quando nel 1994 un giudice di Tegucigalpa lo accusò di sequestro e tortura e nel 1995 fu emesso contro di lui un mandato di cattura, fu proprio in Spagna che si rifugiò e restò come richiedente asilo fino al 1998 quando fu espulso. In quegli anni operò come catechista in un collegio di Siviglia.
Lo ritroviamo adesso come braccio destro di Roberto Micheletti.
Ignaro Presidente Arcigno Garante Malvolente perplessità Che promulga una dolente grinza Sulla Sua lieta fronte Increspando il cerone dorato Che imbituma il Sacro Volto Vergogna! ______________________________________________ Ad un misterioso direttore di TG
(parte seconda) Ignaro direttore Miracolato trasfuso Ola profonda Di sopite notizie Turibolo catodico Del blandito comune
Legge 180/78 (Basaglia): una legge fondamentale, ma sicuramente da riformare
I recenti e sempre più numerosi fatti di cronaca (omicidi –suicidi – violenze) che ruotano intorno ai cosiddetti “malati di mente” , rendono sempre più urgente una revisione della Legge 180 (tanto per intenderci quella che chiuse i manicomi, ma non solo). Ogni volta però che qualcuno “osa“ solo pensare di intervenire su questa Legge viene immediatamente bloccato da un mare di polemiche. Polemiche del tutto incomprensibili, se non motivate dalle seguenti ragioni:
1° speculazioni politiche
2° difesa di concetti, comunque migliorabili che vengono considerati come “dogmi”
3° ignoranza della materia
4° desiderio di mantenere una posizione di minor “rischio” personale e professionale .
Scriveva Enzo Biagi: “Abbiamo rotto lo specchio, i manicomi, perché non riflettessero la realtà, in nome della dignità personale. Come se i parenti dei malati di mente (ed io aggiungo tutte le vittime dei “folli”) non meritassero rispetto, ed aiuto.” E Antonello Trombadori , che da deputato comunista votò la legge, disse in seguito: “la legge 180 prevede due soluzioni per chi soffre di mente: o il nulla, o il manicomio criminale per quelli che ammazzano”.
Chi scrive è medico da trent’anni, neurologo da 26, ed ha esercitato la professione di neuropsichiatra anche in altri paesi: gli U.S.A. e la Francia. L’Italia ha vissuto la "crisi” della psichiatria tradizionale, la nascita della cosiddetta “antipsichiatria” , l’invasione, spesso accettata acriticamente, mentre negli altri paesi venivano già superate, delle teorie psicoanalitiche più disparate, fra le quali quella che arrivava a negare l’esistenza della malattia psichica classificandola, invece, come un “fenomeno sociale”. La 180 è stata , sicuramente, una legge innovativa e lodevole, che ha trasformato l’assistenza psichiatrica da quasi esclusivamente custodialistica a terapeutico-riabilitativa. Basaglia Ma, come moltissimi colleghi, sono disarmata ogni volta che non posso dare risposte accettabili, né tanto meno soluzioni, a tutti quei genitori, fratelli, coniugi di pazienti affetti da gravi turbe psichiche, che l’attuale testo di legge lascia quasi completamente allo sbaraglio. Infatti gli articoli della legge 180, poi recepiti nel dicembre dello stesso anno nella legge 833, hanno fatto sì che il malato psichico grave sia altrettanto libero e responsabile quanto una persona sana, per scoprire (paradossalmente) che in verità non lo è, solo nel momento in cui compie un reato, cioè quando, obbligatoriamente, si applicano, anche a lui, le norme del codice penale. Contestualmente all’approvazione della legge 180, fu infatti espunto dal Codice Penale il concetto di pericolosità per malattia mentale, eliminando, di fatto, gli strumenti atti a prevenire i crimini commessi dai cosiddetti “folli”, spesso su persone ancora più inermi, perché legate a loro da vincoli di affetto.
L'A.R.A.P., la più importante associazione di parenti dei malati, fin dal 1981 invoca urgentissime modifiche, fra le quali l’istituzione di un Pronto Soccorso Psichiatrico, la configurazione di responsabilità civili e penali per quegli psichiatri che dimettono gli psicotici gravi e/o pericolosi, e l’accesso alla terapia, anche, e proprio, per chi non si vuole curare… E qui nasce il problema dell’ultimo gruppo di “oppositori “ alla riforma della legge: sono contrari quasi tutti gli psichiatri... come mai? Ipotizziamo: il ristabilire, con una modifica , il concetto di “pericolosità per sé e per gli altri“, del grave malato psichico, ripristinerebbe l’obbligo di segnalare il paziente ,giudicato “pericoloso” alle autorità competenti (ad es. Questura ). Giusto? Mi sembra proprio di si, è l’unico mezzo per cercare almeno di prevenire eventi spesso fatali sia per il paziente che per i suoi cari.
E allora perché tante resistenze, soprattutto da parte delle associazioni degli psichiatri? Non posso certo pensare che la categoria cerchi di evitare su di sé “grane“ non di poco conto, quali eventuali “ritorsioni” da parte dei pazienti, ad esempio se segnalati all’autorità competente. Ma se fosse così , perché non scegliere allora professioni meno “a rischio”?
Isabella De Martini - docente di Psicologia Medica -
Università di Genova
Da domani inizia la sua collaborazione al Tafanus la Professoressa Isabella Susy De Martini, alla quale diamo il benvenuto.
Isabella De Martini è genovese, di madre tedesca naturalizzata inglese e di padre italiano. E' laureata in Medicina ed è Docente di ruolo in Economia Sanitaria Comparata e Psicologia del Lavoro presso l'Università di Genova, dove è altresì membro del Dipartimento di Scienze Economiche e Finanziarie. Ha coordinato dal 2004 al 2008 un Gruppo di lavoro sulla biosicurezza negli ambienti di lavoro, presso il Comitato Nazionale di biosicurezza e biotecnologie della Presidenza del Consiglio.
E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Provincia di Genova. Collabora con RAI Uno mattina, su temi sociali e di costume. Dal 1998 al 2001 in qualità di Presidente del Forum Progetti (Associazione culturale creata da Assindustria a Genova) ha collaborato con la Direzione Generale e Cultura del Ministero Affari Esteri, ideando e portando a compimento importanti progetti per lo sviluppo del territorio genovese e ligure.
La formazione di tipo internazionale della prof.ssa De Martini è documentata anche dagli anni passati all'estero per studio e per lavoro: ha superato l'esame FLEX per il conseguimento della licenza per praticare la professione medica negli U.S.A. ed ha ottenuto l'iscrizione all'Associazione Medical Physicians and Surgeons. E' inoltre iscritta all'Ordine dei Medici in Francia dove ha esercitato la professione medica per molti anni .
Ha ottenuto l'incarico di ruolo presso l'Università in Italia usufruendo della legge per il rientro dei "cervelli" dopo tre anni di ruolo presso la Pensylvania University di Philadelphia.
Isabella, a cui diamo il più caloroso benvenuto, si occuperà, compatibilmente coi suoi impegni, prevalentemente di temi attinenti alle professionalità acquisite. Tafanus
Ignaro accappatoio Bianco sublime Abbraccio d'amore Nella quiete silente del mio solingo eremo Ebbro ti schiudi Su sferulei pitilli E reclinati fiori Trastullìo di mani L'animo mio festante Scodinzola ________________________________________________ Al Santo di Arcore
Ignaro Santo Martire del complotto Estorto outing Stanata sincerità Candore solare Ardimentoso coraggio Cuor di lenone
Eh, che volete. Io non sono un polso normale. Sono il polso del
Santo Padre, quindi in un certo senso sono un Santo Polso. Si, sono proprio
quello della foto, così rigido nel
saluto nazi. Una ragazzata. Eravamo giovani entrambi, io ed il
principale. Sono un Santo Polso con tutti i vantaggi del caso, eppure mi sono
rotto. Rotto nel vero senso della parola. Il mio
principale è un Sant'Uomo e per fortuna non corro certi rischi come altri VIPpolsi, è stata una banalissima
scivolata.
Ah, Benedetto uomo, le scarpe firmate possono fare brutti
scherzi, con quelle tenere suole in vero cuoio. Ed io ci sono andato di mezzo.
Glielo dicevo che erano meglio delle rudi e teutoniche Birkenstock con quella
bella suola gommata e non starei qui a soffrire.
Comunque è andata bene, lo
dicevo prima al mio amico femore. "Eh, se ti rompevi tu, a quell'età, sai,
potevano essere guai seri". "Già, tanto sapevo che ti saresti fatto avanti tu",
mi ha risposto quel paraculo.
Mi hanno trattato con tutte le cure, non
posso lamentarmi. Mica come un polso qualsiasi di un cristiano o musulmano o
cingalese qualsiasi al Pronto Soccorso. Se capita ad un tizio qualunque,
senza importanza, di rompersi uno dei fratelli, di solito il medico di guardia è
uno più stronzo di Dr. House: "Le fa male? Su, non è nulla, non vorrà mica la
morfina per una stupidaggine del genere? Su, su, stia fermo che tra un attimo
abbiamo finito. Si è già rotto il polso, non rompa anche i nostri
coglioni."
Ti bendano in quattro e quattr'otto, dopo averti fatto aspettare
quattro ore in piedi, senza nemmeno metterti a posto la frattura, anzi, chi ti
fa il gesso te lo fissa proprio alla cavolo di cane, guardando dall'altra parte
mentre intorta l'infermiera, così quando guarirai terrai per ricordo un bel
polso storto, picassiano. 'Na sciccheria.
Noi invece, ah, tutta un'altra
cosa. Per un uomo di polso come il mio ospite ci vuole un polso perfettamente
funzionante. Si, per quella cosa del piano ma non crediate che il Benedetto uomo
faccia chissà che sull'avorio bicolore. Suoniamo roba tranquilla alla Bach, mica
dobbiamo eseguire le ottave del finale del Rach3...
Mi hanno operato. Si,
proprio perchè ero io. Dice che mi ero tutto scomposto e mi hanno riparato. Il
chirurgo era tutto sudato al pensiero di lasciarmi una scheggetta fuori posto,
così addio clienti in arrivo in massa dalla Curia. E il gesso che mi hanno messo
dopo mica è uno qualsiasi, è in vetroresina, me coj.... Si sto un pò stretto ma
devo avere pazienza. Ho avuto anch'io il mio quarto d'ora di
celebrità.
Ho guardato il TG1 l'altra sera mentre Benedetto stava in
poltrona. Parlavano di me. Erano tutti preoccupati, sembrava una tragedia. "Ehi, ragazzi, è
solo un polso!" mi è scappato. Parlavano di sofferenza, di anestesia. Così mi
è venuto un pensiero cattivo. Tempo fa ho visto un film, c'era il principale del
mio principale che veniva frustato ma proprio di brutto, a sangue, una cosa che
ho dovuto farmi coprire dagli occhi per non vedere. Ecco, durante la mia lunga
carriera di polso di prete ho sentito anche robe tipo che Cristo ha accolto su
di sé la sofferenza del Mondo, che è morto per noi sulla croce con i chiodi e
tante altre cose.
Così ho pensato: se il principale doveva farsi operare, ma
dato che lui è il vicario di Cristo e deve associarsi a lui nella sofferenza,
non dovevano negargli l'anestesia ma fargli vedere, come antidolorifico, "La
Passione di Cristo" di Mel Gibson? Lameduck
Si chiamava Pedro Ezequiel ed era un militante democratico
honduregno tra quelli che ieri erano andati ad accogliere il presidente
legittimo Mel Zelaya. E’ stato sequestrato ieri da un commando
dell’esercito golpista nelle vicinanze del luogo dove il presidente
legittimo voleva entrare nel paese.
Oggi il corpo di Pedro Ezequiel è stato fatto ritrovare a pochi
metri dalla strada nella località di Alauca con evidenti segni di
tortura alle mani, al volto e lesioni in varie parti del corpo.
Chi ha torturato e assassinato Pedro Ezequiel? I golpisti di Roberto Micheletti o il “temerario”
Mel Zelaya al quale oggi i media mainstream attribuiscono
pappagallescamente la responsabilità di eventuali violenze commesse dai
golpisti?
Intanto il Mercosur parla chiaro, al contrario delle titubanze
statunitensi. Non solo il governo golpista è illegittimo ma non ha il
diritto neanche di convocare nuove elezioni. Ovvero neanche un governo
sorto da elezioni gestite dai golpisti sarebbe riconosciuto dai paesi
del Mercosur. In particolare il presidente brasiliano Lula si è
enfaticamente compromesso nell’appoggio a Zelaya parlando ripetutamente
e pubblicamente al telefono con il presidente legittimo alla frontiera
Nicaragua-Honduras.
Ignaro poeta Adipe ossequioso Prosperoso senno Trasudante sottomissione Nel sesquipedale talamo Dell'Infaticabile Conducator Umile ciliegina sulla torta _______________________________________________ A cinquecentomila nuovi licenziati
Ignari licenziati Inoperose mani Dolce bighellonare Colmate i dì dell'ozio Cantando le Sue lodi Con giocondo ottimismo Egli per voi s'affanna Con licenziosa solerzia
Pubblico questo scritto di don Aldo Antonelli, che è del 20, solo oggi, perchè la mia vacanza in Corsica è, dal punto di vista informatico, un vero disastro. Spero che Aldo non me ne voglia...Tafanus
Sono le ore 20,10. Ho dovuto spegnere la Televisione, sintonizzata sul TG1, ed ho acceso il computer, sintonizzandomi con la mia rabbia. Ho dovuto spegnere la TV per non spaccarla, nel dover vedere quel figuro trasudare menzogne da ogni poro, con quella faccia tosta come il culo di un dormedario. La Tv da tempo, e i particolare il cortigianissimo Canale 1, è diventata la macchina del riciclo della falsità che in Italia non è più un concetto ma una persona: LUI, la menzogna ontologizzata.
Il buon comunicatore, che dirige grandi strumenti di comunicazione, sa benissimo che una menzogna ripetuta diverse volte diventa una verità, e quindi non si fa scrupolo di continuare a parlare a tamburo battente dell'Africa e dei paesi della fame dopo aver azzerato gli impegni che l'Italia, nel precedente G8, aveva preso. Allora i "grandi" si impegnarono a destinare agli aiuti lo 0,7 % del Pil. Di contro i paesi europei abbassaro questa "grande cifra" allo 0,51% e l'Italia lo ha abbassato addirittura allo 0,1%!
Pensava forse a lui La Rochefoucauld quando scrisse che "L'ipocrisia è l' omaggio che il vizio rende alla virtù"? Di certo si riferisce a lui l'antropologa Geneviève Makaping nel descrivere l'ipocrisia di certi personaggi come capacità di "nascondersi dietro le parole come giustizia per commettere le ingiustizie. Pace per creare e fomentare guerre. Ricchezza per allungare la fila dei poveri. Salute per lasciare i meno abbienti morire di raffreddore"!
Sul numero in uscita di "Rocca" Raniero La Valle, nella sua rubrica "Resistenza e Resa", fa un'ottima analisi del personaggio. Vi allego l'articolo. Vi troverete anche una notizia che io già conoscevo ma che finora non ero mai riuscito a leggere sulla stampa. Parla dello "sfrontato spreco di denaro pubblico (per il G8), come quello profuso per trasformare in un grande complesso alberghiero la cittadella della Finanza, che non è di proprietà dello Stato ma di un gruppo di banche a cui lo Stato l’aveva venduta e a cui paga un salatissimo affitto, e che ora incassano l’incremento di valore dell’area"...! Vi auguro che nel leggerlo non vi venga il vomito e che il fegato non ne rimanga infettato. don Aldo Antonelli.
IL COMPLOTTO (di Raniero La Valle) Articolo della rubrica “Resistenza e pace” - Rocca n. 15/09[indirizzo email]
In occasione del cosiddetto G8 a L’Aquila la stampa mondiale ha concentrato la sua attenzione sull’Italia e sul suo Primo ministro, in un momento non molto felice della sua fama. E poiché tra i giornali stranieri non ce n’è nessuno di proprietà di Berlusconi, tutti, nella loro copertura informativa, hanno descritto con toni molto crudi e severi le abitudini del leader italiano, l’inconcepibile intreccio tra la sua vita pubblica e privata, la confusione tra sedi rappresentative del potere e case di piacere, il contrasto tra la sua politica di lesina e di rinunzie per i cittadini, e il suo uso spregiudicato del denaro per comprarsi cose e persone, e non solo donne, diffondendo così corruzione in tutto il Paese.
Alcuni giornali sono andati sopra le righe nello scherno, ma a parte questi eccessi l’informazione è stata obiettiva; e la domanda piena di meraviglia dei giornali stranieri era: “come mai gli italiani amano tanto Berlusconi e se lo tengono al potere?”. Ma, complice la scarsa conoscenza che la stampa estera ha delle cose italiane, questa non era la domanda giusta. La domanda giusta è: “come mai Berlusconi non è ancora caduto?”. E qui la risposta giusta non è, come qualcuno ha detto, che Berlusconi si è salvato col vertice dell’Aquila, per averlo saputo così bene organizzare, e senza inciampare in nessun incidente di percorso, come per esempio avrebbe potuto essere una vera conferenza stampa nella quale ai giornalisti fosse concesso fare domande.
In realtà il G8, pur fatto sponsorizzare dal terremoto, non ha migliorato la posizione del presidente del Consiglio: perché ha mostrato come egli ormai cammini sulle uova, e ciononostante continui a fare clamorosi errori, a cominciare da uno sfrontato spreco di denaro pubblico, come quello profuso per trasformare in un grande complesso alberghiero la Cittadella della Finanza, che non è di proprietà dello Stato ma di un gruppo di banche a cui lo Stato l’aveva venduta e a cui paga un salatissimo affitto, e che ora incassano l’incremento di valore dell’area; o come l’errore di volersi ingraziare gli ospiti stranieri regalando loro scrigni di mogano rifiniti in foglie d’oro e altri monili, e perfino un “libro” sul Canova, con una “copertina” in marmo pregiato del peso di 24 chili, carta fatta a mano e rilegatura in broccati di seta e fili d’oro; cosa che se ha potuto impressionare gli ospiti culturalmente più deboli, ha peggiorato l’immagine dell’Italia all’estero che oltre ad apparire “libertina” (come scrisse l’Economist) e “crudele” (come dice l’ONU per i “respingimenti”), si mostra ora anche pacchiana, come la sua raffinata civiltà non meriterebbe.
In realtà in nessun Paese di serie tradizioni democratiche un capo del governo così moralmente e politicamente sinistrato starebbe ancora al suo posto. I meccanismi di autotutela e di decoro propri di una democrazia, avrebbero già provveduto al cambiamento.
Se in Italia ciò non accade è perché, con lucida premeditazione o con sciocca imprevidenza, da quindici anni si è costruito un sistema privo di qualsiasi uscita di sicurezza, che rischia continuamente di trasformare la politica da farsa in tragedia. Al vincitore politico pro tempore si è dato un potere blindato, incontrollabile dal Parlamento, non perseguibile dalla magistratura, insindacabile da altri poteri dello Stato ormai ridotti a grida manzoniane, e legittimato da una cultura della governabilità che in realtà è la cultura dell’ “oggi a te domani a me”, per cui la stessa opposizione non immagina nemmeno di poter far cadere il governo “prima della fine naturale della legislatura”, e perfino nelle mozioni di censura lo loda. Ma in questo tempo di governabilità inviolabile si possono fare leggi razziali e liberticide, trasformare gli stranieri in criminali, disfare la scuola e usare le tasse dei poveri per fare i condoni ai ricchi, e compromettere la stessa democrazia.
In questa situazione di impotenza politica e di inagibilità istituzionale, è vero, come dice Berlusconi, che il governo non può cadere che per un “complotto”; ma ciò perché il vero complotto c’è stato già prima, con l’aver creato un sistema di potere immunizzato da ogni interferenza esterna.
Pertanto l’unica insidia può venire dall’interno, può venire da soci, alleati, clienti, beneficati, famigli, e perciò prendere le forme di un complotto. Se questo ancora non accade è perché il potere di tutti questi soggetti è inscindibilmente legato al potere del premier: se cade lui, tutti gli altri diventano nessuno. Ma la dipendenza è reciproca: e ciò spiega perché Berlusconi deve fare tutto quello che gli chiedono i suoi alleati, e dichiara esplicitamente di farlo per non cadere; e quanto più è personalmente indebolito, tanto più lo deve fare; e perciò, come anatra zoppa, egli è più pericoloso di quando era in pieno fulgore; perché i veri padroni del governo diventano i ministri della Lega, i colonnelli di AN e i padroni del mercato. Raniero La Valle
Ignaro portavoce Gnaggnera inesorabile Rorida devozione Per l'Incommensurabile Verecondo ascaride Secondo solo al Minzo In te la mia tempra riconosco Prono ti contemplo E rivoli rugiadosi Scivolano dalle mie labbra ________________________________________________ Ad una misteriosa precauzione
Ignaro peccato Stimolante barriera Lattice ritardante Guaina trasfusa Che imbrigliar pretendi La gagliardìa dell'Unto Vade retro
Recensione numero due, come promesso. Se
avete perso questa visione decidete voi se avete veramente perso
qualcosa.
"Lasciami entrare" di Tomas
Alfredson
Gabellato dalle guide DVD come uno dei
capolavori della scorsa stagione cinematografica ed in procinto di essere
remakkato dagli americani, questo film potrebbe fregiarsi dell'approvazione
dell'Associazione Psicoanalisti Freudiani. Per me è stato come un ripasso degli
anni dell'università, come sfogliare il bignamino prima dell'esame di psicologia
dinamica.
Oltre alla sciorinatura del campionario dei più comuni disturbi di
personalità adolescenziali con tratto psicotico annesso e descrizione della - dinamica - sessuale - del -
perverso - polimorfo, non manca nulla, nemmeno un certo fastidioso
moralismo velato da omofobia, sorprendente nella patria della liberazione
sessuale.
Si parte con un ragazzino molto solo (ma va!?) con madre
assente e padre latitante si ma probabilmente gay, lo capisci dal lungo silenzio
che dice tutto nella scena tra padre, figlio e un misterioso ospite del primo,
della serie "lui chi è, come mai l'hai portato con te".
Cosa succede ad avere
un genitore diverzo? (Vai con il moralismo), si perde qualche rotella per
strada. Si sogna di accoltellare il compagnuccio della parrocchietta ed all'uopo
ci si allena su innocenti tronchi d'albero. Cosucce.
Ci si inventa non l'amico immaginario, che sarebbe banale, non si
fa parlare il dito indice con la voce roca davanti allo specchio come il bambino
luccicante di Shining, ma si fa venire ad abitare a pari pianerottolo una
vampirella dai tratti somatici transilvanici, anzi decisamente Rom e dalla
sessualità ambigua. Il ragazzino Oskar si è ridotto così perchè, oltre alla
madre assente (e gli è andata bene che non è nato autistico ed anoressico) ed al
padre gaio, è perseguitato dal solito Franti cattivo e stronzo, un bulletto
(anch'esso brunocrinito mentre Oskar è talmente ariano d'aspetto da sembrare una
creatura del progetto nazista del Lebensborn),
con sottomessi al seguito sempre pronti a fare i drughetti molto
carasciò.
Una notte Oskar si ferma a parlare con una ragazzina sstraana che
gli risolve in due mosse il cubo di Rubik. E' amore a prima vista, come succede
sempre quando incontri una ragazza intelligente ma Oskar nota uno strano odore
provenire dall'amichetta. Per forza, è una vampira. Non sforzatevi, alla fine
del film rimarrete con l'atroce dubbio su quale odore abbiano i
vampiri.
Forse non si lavano, come Robert Pattinson, o puzzano di morto o di
non morto, che forse è pure peggio perchè se uniamo il puzzo del vivo che non si
lava a quello del morto che poi non è morto, non so cosa sia peggio. Insomma,
non sono certo rose e garofani.
Dopo aver comunicato con la vicina
vampirella a base di toc toc sul muro comunicante, una cosa a metà tra l'Abate
Faria e Fuga da Alcatraz, che esprime molto bene l'alienazione a livello
carcerario degli adolescenti nella periferia svedese, Oskar ed Eli, la
succhiasangue, stringono un'amicizia sempre più intima. Oskar è cotto come una
pera ma Eli lo avverte: "Sei sicuro che sia una femmina?" Occazzo, la
malattia del babbo sarà mica contagiosa? Eli ha infatti un'inquietante sutura a
livello pubico, che sbirciamo per un nanosecondo anche noi assieme ad un
perplesso Oskar. Insomma c'è anche il discorso
sull'ambiguità - e - la pulsione - omosessuale - come - tappa - fondamentale -
nel - processo - di - sviluppo - dell'identità - adolescenziale. Ed
anche, se vogliamo, una bella spruzzatina di angoscia - di - castrazione - del - maschio - che -
per - la - prima - volta - vede - la - fessurina - percepita - come -
ferita.
Nel film c'è anche tutto l'armamentario classico e
parecchio scontato, anzi proprio a prezzi da "svuoto tutto" dei film di vampiri.
La sete irrefrenabile di sangue del vampiro ma la sua ammirevole forza di
volontà nel risparmiare le giugulari dell'amato, pur sempre a portata di canino;
la donna che viene vampirizzata e finisce flambé come una crepe suzette per
colpa di un raggio di sole nel letto d'ospedale dove è ricoverata per una strana
malattia (per la serie i medici non azzeccano una diagnosi, chiamate Dr. House!)
ed infine un misterioso tizio che va in giro di notte a recidere carotidi di
sconosciuti portandosi dietro la valigetta con il kit del dissanguatore come
fosse una cosa normalissima.
Non c'è il letto-bara perchè la vampira femminiella dorme nella vasca da bagno
però anch'essa si arrampica sui muri tipo geco come Gary Oldman nel film di
Coppola. Ha i superpoteri da vampirla come quelli della Meyer, infatti il film finisce con una
bella macelleria svedese e cattivone fatto a tocchetti.
A parte le
banalità di genere, quest'operina al sangue come una costata di chianina è
interessante anche come spaccato (bello,"spaccato", vero?), della società
svedese. Nessuna meraviglia che il paese nordeuropeo sia al primo posto nella
classifica dei suicidi. Con un tempo simile: freddo, neve, vampiri. Una
depressione da tagliarsi le vene per il lungo.
Inoltre scopriamo con orrore
che gli svedesi, in casa, non hanno i mobili dell'IKEA e nemmeno le librerie
svedesi. Nessun Clippan, Bromstä, Luppala, Pïppönen ma roba normalissima
chiamata sedia, letto, tavolo, divano.
Già avevamo avuto il sospetto, con
anni di Pippi Calzelunghe, che i piccoli svedesi avessero non solo la scimmia
sulle spalle ma fossero proprio fuori come citofoni. Ora ne abbiamo la certezza.
Qui le Pippi sono schizofrenicamente sdoppiate, una maschio l'altra femmina (ma
siamo sicuri del sesso di entrambi?) e si amano autisticamente.
Io la butto
lì. L'autore di "Lasciami entrare" è rimasto sicuramente traumatizzato da
piccolo dal cavallo a pois del personaggio di Astrid Lindgren.
Ignara candidata Acerba suggestione Languida lusinga Con mite tariffa Teneramente adempi Al sacro ristoro del Suo virile prolasso __________________________________________________ Al frutto di un'invenzione
Ignaro frutto Serica polpa Succinta buccia Piovuto da uno scosso ramo Sulla Wladimirata branda Macedonia di sensi Nel cogito interruptus
Paolo Farinella spiega le ragioni della sua adesione all'appello "Con Ignazio Marino liberiamo il Pd dalla nomenklatura".
La candidatura del Prof. Ignazio Marino segna la novità e forse anche la svolta nel tortuoso percorso che il Pd ha intrapreso dalla fallimentare esperienza di Veltroni che a cascata prosegue fino ad oggi, senza con questo volere dare giudizi di valore sulle singole persone.
Credo che tutti dobbiamo essere grati a Dario Franceschini per la sua limpida e lineare opposizione visibile che ha fatto al governo Berlusconi durante la campagna elettorale. Pierluigi Bersani è stato un ministro che ha cercato di fare cose serie per il bene comune del Paese. Ciò detto e premesso, restano comunque “simboli” della vecchia politica, uno proveniente dal mondo ex Dc e l’altro da quello post-Pc. Le loro candidature possono portare ad una lacerazione tra due culture che potrebbe concludersi con qualche scissione.
La cifra nuova è Ignazio Marino che in sé, cioè nella stessa persona, racchiude i valori di cui sono portatori Franceschini e Bersani: è cattolico convinto e proprio per questo, anzi in forza di questo, è laico trasparente. Il Pd ha bisogno di questa sintesi e sono convinto che il Professore Marino possa riuscire, anche perché è espressione pulita e nuova della società civile che finora è stata emarginata nel processo del PD.
Sostengo quindi la sua candidatura che riconosco come novità e come speranza. Personalmente non posso votare perché non posso iscrivermi ad alcun partito come prescrive il Codice di Diritto Canonico al canone 287 § 2, che non voglio disattendere per coerenza e verità verso me stesso e chi legge. Ciò non toglie che non debba partecipare al dibattito con un approccio personale e libero perché – e ne sono profondamente certo – stanno in gioco beni indisponibili di cui ognuno deve essere responsabile davanti alla propria coscienza e alla società civile a cui appartiene: il bene comune, la sopravvivenza dello Stato, la Costituzione, la democrazia laica, la libera stampa e la dignità di una nazione che vuole essere democratica sui fondamenti del Diritto.
pubblico volentieri questo tuo contributo, così come pubblicherò eventuali contributi, dello stesso peso e della stessa concisione, di sostenitori di Franceschini e di Bersani. Come sanno i miei amici, ho espresso una certa propensione per Marino, per la sua competenza, per la sua "calma tranquilla, per la sua novità, per la credibilità della sua "laicità cristiana". Per la prima volta dopo anni, comunque, non mi straccerò le vesti, chiunque vinca, perchè questi tre candidati li stimo tutti. Condivido il tuo giudizio su Marino per la sua capacità e credibilità di "sintetizzatore", ma, come ho scritto altrove, nutro qualche dubbio sulle capacità di Marino a destreggiarsi nella giungla, proprio perchè non ci ha mai vissuto dentro. Spero di trovare la luce prima dell'11 ottobre...
Questa esecuzione molto "swinging" di "On the sunny side of the street", è di una pianista e cantante, Laura Fedele, che per anni ho ascoltato quasi tutti i mesi, quando era di casa, insieme a Paolo Tomelleri, al "Due", mitico locale di Brera, Piazza Madonnina. Un certo giorno, credo intorno a metà degli anni '80, questo locale ha deciso di suicidarsi, passando dal jazz al karaoke. Succede.
Da allora l'ho un po' persa di vista, pur seguendone gli sviluppi artistici da lontano. Pianista tosta, e vantante autoironica, che ogni tanto si ricorda della lezione della grande Billie Holiday, ma con molta ironia, conscia delle differenze.
Nel brano proposto è accompagnata da Lelio Lorenzetti (flugelhorn), Marcello Rosa (trombone), Claudio Perelli (clarinetto), Laura Fedele (piano e voce), Lino Patruno (chitarra), Marco Ratti (basso), Walter Ganda (batteria). La registrazione è del 1986. Chi volesse notizie biografiche su Laura, le trova sul[suo sito].
Ignaro pesce rosso Lisca sensuale Squama vibrante Struggente sguardo Che voglioso mi brama Come fossi un lombrico ________________________________________ Ad un misterioso azzeccagarbugli
Ignaro mavalà Leguleio trasfuso Trafficante di lodi Callido nettoyeur Di pappagorgia altrui Zelante travet Di Utilizzatori di coccole Conando umiltà Teneramente mi prostro Al tuo querulo puntiglio Di rocciatore di specchi
Non c'è bisogno di congresso, e nemmeno di lotte estenuanti fra le fazioni. Il leader ideale del Partito democratico c'è già, anche se pochi lo conoscono. Vive in Sardegna, a due passi dalla Costa Smeralda. Pochi chilometri da villa Certosa. È il campione dell'opposizione a Silvio Berlusconi. E non usa colpi bassi né campagne di stampa organizzate: solo le regole del gioco. Potrebbe piacere perfino ad Antonio Di Pietro. Si chiama Paolo Murgia. Di mestiere fa il pastore. È l'unico italiano che da ben 30 anni riesce a tenere in scacco proprio Berlusconi. Che le ha provate tutte, proprio tutte. Anche offrendo montagne di soldi. Ma gli è andata sempre male.
Perché Murgia gli tiene testa e non molla... Ne sanno qualcosa i poveri amministratori di Edilizia Alta Italia, società del gruppo Fininvest. Dal 1980 stanno cercando di realizzare il progetto “Costa Turchese”, un comprensorio di ville, abitazioni e alberghi e un porto turistico da 2 mila posti barca. Ma una parte del terreno non viene liberata da Murgia e dalle sue pecore. “Ci pascolo da una vita”, sostiene lui, “su questa terra ho l'usucapione. Non la cedo”. E via a guerre di carta bollata davanti a Tar e tribunale di Tempio Pausania.
“Nel novembre 1984”, racconta nell'ultimo bilancio il presidente di Edilizia Alta Italia, "con verbale di conciliazione giudiziaria che pose fine all'ennesimo procedimento, la società concesse a Murgia, a titolo gratuito e sino a revoca, il diritto di pascolo su una parte dei terreni in località Murta Maria confidando con ciò di porre fine alle pretese e alle azioni prevaricatrici del soggetto". Murgia mica si è accontentato, i suoi pascoli avevano bisogno di più terra. E ha sconfinato. Altre guerre di carta bollata, ma per la società di Berlusconi nulla da fare.
Nessuna sentenza definitivamente favorevole. E pastore e pecore lì, per tutti gli anni '90. Quando sembrava arrivata la svolta, ecco nel 2004 giungere invece Renato Soru e la sua legge ambientale che vieta ogni nuova costruzione vicina alla costa. Qualche mese fa nuova speranza.
Via Soru, arriva Ugo Cappellacci. Edilizia Alta Italia esulta: “le recenti elezioni amministrative”, nota la relazione al bilancio 2008, “permettono di ipotizzare nel medio periodo un allentamento e una migliore definizione degli odierni vincoli...”. Si può costruire dunque. Ma c'è sempre Murgia di mezzo. Il pastore ha rifiutato un'offerta in denaro. E anzi, ha sconfinato prendendosi altri terreni da pascolo. Di nuovo carta bollata. Tutto fermo, davanti al tribunale. Ma il pastore è lì. E Berlusconi non riesce a costruire.
Versi PerVersi - Le poesie di Sandro Bondi, rivisitate da ElleKappa (un tormentone che "decorerà" gli "off topics" durante la mia assenza) Ad una misteriosa cassiera di un supermercato
Ignara cassiera Sublime tre per due Sconto trasfuso Adagia il tuo codice a barre Sul mio glabro torace Che umilmente sollecito Ansima solo per Lui _________________________________________ A Roberto Calderoli
Ignaro Padano Semplificato verrum Druido trasfuso Grufolìo sussurrato Celtico baluardo Di maleolenti terroni Come morbida tènia Fidente mi annido Nel tuo rigurgito d'amore ______________________________________________
NOTA BENE: ho "congelato" il sondaggio sulle primarie, che riaprirò al mio ritorno, a circa 380 votanti, così distribuiti: Marino 32%, Bersani e Franceschini 26%, Grillo 12%, Altri o non voto 4% . L'ho fatto perchè fra i grillini si stava sviluppando lo sport di tentativi (falliti) di voti multipli, che non riescono a "entrare" nel sondaggio, ma occupano banda. Lo riaprirò al mio rientro- Tafanus
Certo il cinema estivo, all'aperto, è insopportabilmente scomodo in
confronto al mio salotto attrezzato con 32" HDReady, lettore DVD, possibilità di
stendere i piedi ed essere avvolti da morbidi cuscini, provvidenziali a
conciliare il sonno in caso di pellicola soporifera. Nell'arena estiva non puoi
rilassarti. Sfido chiunque a riuscire a dormire anche di fronte all'ennesimo
capolavoro di Muccino.
Tra le scomodità conclamate della visione
open air di un film citerò, a caso, la qualità di solito pessima della copia,
l'audio a singhiozzo e sempre troppo stridulo, le terribili sedie, fornite di
cuscinetto ridotto a piadina dall'essere stato schiacciato da troppe chiappe e
praticamente inservibile a confortare il fondoschiena da due ore e mezza di
proiezione. Per non parlare della presenza costante ed indisponente di insetti
di varia provenienza e molestia.
Stranamente però, nonostante i disagi da
giungla vietnamita, i ricordi legati alle non moltissime volte che ho assistito
a film all'aperto d'estate, mi sono rimasti particolarmente cari, come retaggio
di un modo di fruire del cinema ormai quasi desueto. Una nostalgia alla "Nuovo
Cinema Paradiso", per intenderci.
Ricordo un cinema parrocchiale di
Cesenatico, mezzo all'aperto e mezzo no, dove venivano proiettati i più assurdi
film d'avventura e l'avventura, per noi spettatori, era riuscire a tenere per
l'intera proiezione le gambe sollevate dal terreno, invaso da scarafaggi di
dimensioni epiche. E ancora la curiosità che ispirava l'ascolto dell'audio di un
film "proibito" a noi bambini, proveniente da dietro il muro di cinta
dell'arena.
Oppure una delle pochissime recenti esperienze con la
tradizionale rassegna faentina dell'Arena Borghesi, un "28 giorni dopo" visto
per modo di dire, dato che eravamo impegnati a difenderci da un nugolo di
zanzare immuni all'Autan, anzi forse addirittura autandipendenti e molto
incazzate. All'aperto d'estate ho visto "La vita è bella" di Benigni, "Molto
rumore per nulla" di Branagh e soprattutto "Shine"di Scott Hicks, tutti film che
mi sono rimasti impressi in modo particolare.
Insomma, nonostante le
zanzare, l'umidità che si raccoglie in certe arene troppo alberate, le
seggioline in ferro per culi formato mini e le pellicole piene di righe, graffi
e bruciature, amo il cinema all'aperto e ne sento nostalgia. Tra l'altro, uno
dei motivi per frequentare le arene estive è il ripescaggio di film perduti
durante l'inverno o da rivedere nonostante li abbiamo già nel frattempo gustati
in DVD.
Ve ne consiglierò qualcuno, cominciando questa sera da "The Reader" e
proseguendo lunedì con "Lasciami entrare". Giusto una scusa per rifilarvi un
paio di velenose recensioni. Vediamo pure se dopo questo trattamento avrete
ancora il coraggio di andarli a vedere.
"The Reader" di Stephen
Daldry
Trattasi di film Konrad Lorenziano, che parla del fenomeno
dell'imprinting sessuale maschile. Ovvero: quando il maschio scopre la
sessualità vera, mica le seghette, generalmente sui quindici anni, si fissa
sulla prima paperina che gli si para davanti e non la scorda più. Potete
portargliene di tutti i colori, comprese le più proverbiali strafighe, ma lui
continuerà ad amare solo Mamma Passera, anche se è una stronza kapò nazista
(intuizione letteraria geniale numero 1).
Voi ridete, ma l'imprinting è
l'assunto sul quale poggiano quintalate di letteratura biografica del genere
"Anche se mi sono trombato Marilyn Monroe non ho mai dimenticato la tata
cinquantenne con i baffi e le gambe pelose che me la faceva vedere di
nascosto." Che palle, noi donne non siamo così sentimentali. Il grande amore
è sempre l'ultimo che stiamo vivendo.
Invece Ralph Fiennes, con la solita espressione da Buscopan che non
gli ha ancora fatto effetto e accompagnato in ogni fotogramma da una musica insopportabile e
smielata, che non si cheta un attimo, per tutta la vita corre dietro
a Kate Winslet che se lo era trombato all'età della scuola (lei più vecchia) e
che lo chiama, in maniera agghiacciante, "ragazzo", come il Peppino barbiere di "Totò,
Peppino e i fuorilegge".
Kate è analfabeta e non sa leggere ma se ne vergogna
(intuizione letteraria geniale numero 2) e quindi obbliga il giovane stallone a
leggere per lei prima del coito. Solo uno scrittore poteva immaginare una tale
perversione da librai.
Diciamo pure che l'ideuzza del complesso dell'analfabetismo era già
stata sfruttata in maniera ben più interessante da Claude Chabrol ne "Il buio nella mente", con un'Isabelle
Huppert che sterminava a fucilate una famiglia di borghesacci stronzi perchè
l'amichetta colf al loro servizio si vergognava troppo di non saper leggere.
Roba da erigere monumenti ad Alberto Manzi in ogni piazza d'Italia, per aver
evitato tante simili tragedie.
L'analfabeta e pure nazista Kate,
processata e condannata per crimini orrendi, imparerà a leggere in carcere
ascoltando le cassette che gli registrerà imperterrito, per anni, il suo
anatroccolo devoto, leggendogli i più terrificanti mattoni, compreso "Guerra e
Pace". Fino ovviamente al solito ed immancabile tragico finale. Del resto
l'espressione di Ralph non prometteva nulla di buono fin
dall'inizio. (continua)
...domani a quest'ora, mentre il Tafanus andrà - spero - per conto suo (ho inserito il timone automatico, e spero che funzioni), io mi godrò per un paio di settimane le bellezze dei Caraibi... (pardon, della Corsica). Villata, pochi chilometri a Nord di Porto-Vecchio. Lascerò ad altri l'eredità di coltivare, in mia assenza, "l'astio" nei confronti del populismo assortito, sperando che venga fatto un lavoro diligente...
Saluto tutti gli amici del Tafanus e di facebook, e spero di poter trovare un accesso decente a Internet, da qualche parte, per farmi vivo di tanto in tanto. Ad ogni modo il blog è predisposto per funzionare anche in mia assenza, e magari anche meglio. Un abbraccio a tutti. Tafanus
Il mentecatto di Genova continua a mentire: Pd, respinta la tessera di Beppe Grillo. «Hanno vinto gli ayatollah di Roma» - Il comico genovese sul suo blog: «Il Pdmenoelle ha annullato la mia iscrizione, non posso candidarmi»
Prima che scatti la difesa d'ufficio del comico da parte di qualche prevedibile avvocato d'ufficio, vorrei fare le seguenti precisazioni:
-a) il PD, esattamente come tutti i partiti, PUO' dare la tessera a chi vuole, non DEVE. Esattamente come il comico poco comico PUO' accogliermi fra i suoi seguaci meettuppini, ma non ne ha l'obbligo.
-b) La tessera legittimamente negata gli toglie, giustamente, il diritto di VOTARE alle primarie di un partito nel quale non si riconosce.
-c) La eventuale concessione della tessera NON gli avrebbe dato il diritto a candidarsi ad alcunchè, poichè sarebbe arrivata DOPO l'indizione delle primarie.
Ragioniere, si concentri... è una cosa così elementare che la capirebbe anche un cretino...
Questa settimana sono successe poche cose. Un gruppo di vip si è riunito a L’Aquila per ricordare i tempi andati, Repubblica
ci ha fatto sapere che nell’Era Berlusconi le orge si chiamano “torte”,
e - soprattutto - ho imparato a memoria il testo di Cicale, colto
evergreen di Heather Parisi (”per cui la quale… Cicale cicale cicale“: alta scuola).(di Andrea Scanzi)
A parte questo, tutti noi vorremmo essere Matteo
Salvini. Proprio per questo, venendo incontro alle vostre grigie
esigenze trotzkiste, ho redatto un vademecum che vi permetterà di
emulare in sole dieci mosse le gesta del vostro idolo.
Salvini ha 36 anni e ne dimostra 74. E’ un bruttino
convinto di essere bellino (ahi). Un leghista che a inizio carriera
faceva parte della corrente “comunisti leghisti”, un po’ come se uno
tifasse Milan (lui, appunto) e si iscrivesse al Milan Club degli
“interisti rossoneri”.
Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008. Da questa
carica si è dimesso lo scorso 7 luglio, a ridosso della polemica sulle
serenate napoletane, non per decenza istituzionale ma per motivazioni
meramente burocratiche (incompatibilità con la carica di deputato
europeo: sì, adesso Salvini è andato a far danni in Europa. Lambrate
non bastava più).
Da piccoli volevamo essere tutti come Big Jim (o
Memo Remigi: io, almeno, volevo essere Memo Remigi; mi sembrava
rassicurante, quieto, una persona a modo). Da grandi vogliamo essere
tutti Matteo Salvini. Io posso dirvi come.
Seguitemi.
C’mon.
1 - Coté (Part One). Analizziamo nuovamente il video, col cuore colmo di misericordia e afflato abbacinante.
Il filmato è stato messo su Youtube da un blogger laureando in Scienze dell’Educazione, Gabriele Casagrande, che qui
dà la sua (poco canonica) versione dei fatti. Casagrande stava
lavorando per la tesina di laurea sulla Lega e faceva interviste.
Risposta tipo di un militante: “Io non ho niente da dire, dico solo viva la Lega e fuori tutti i negri!“. Vamos.
2 - Coté (Part Two). Dicevamo: il
video. Matteo Salvini entra in uno stand di Pontida. Ha in mano un
boccale di birra e il suo sguardo dimostra che non è la prima. Indossa
una tenera t-shirt: “Più rum meno rom”. Qualcuno gli dovrebbe ricordare
che il Rum non lo fanno esattamente a Pontida (al massimo da quelle
parti c’è il Moscato di Scanzo), ma proseguiamo. Salvini è vestito come
uno sfollato daltonico e si guarda in giro con l’acume di un dromedario
colpito a morte. La plebe, vedendolo entrare, d’ardimento s’accende e
al contempo (?) grida: “Eeeh Matteo capogruppo, eeeh Matteo
capogruppo!”. Dal video si evince così che Matteo Salvini è il Mick
Jagger della Lega, o molto più semplicemente il Povia di Pontida.
3 - Coté (Part Three). Attenti,
siamo all’acme del reperto video. Ora: se tu sei un uomo, e pure un po’
ubriaco, cosa fai se sei circondato da amici egualmente ebbri? Non
giriamoci intorno, non facciamo gli snob di MicroMega. In
contesti di questo tipo, da suburra machista, il leader del gruppo tira
fuori prima o poi l’argomento-catalizzatore: il sesso. Non per nulla,
come cantava Gaber, “un figone resta sempre un’attrazione/che va bene
per sinistra e destra”. Funziona così, nei secoli dei secoli. L’uomo si
vanta di improbabili conquiste, l’alcol incentiva la trivialità e le
risate grasse faranno gruppo. A Pontida, no. Non funziona
così. Il concetto di divertimento, di comunanza, di giubilo, è diverso.
Salvini si guarda in giro, tracimante fermentazione alcolica , e -
quasi rispondendo ad antichi rituali - intona un coro da stadio.
Eccoci: il massimo della “compagnia”, per un leghista, è cantare un
coro da stadio. Possibilmente razzista. Wow, che sballo. Non mi
divertivo così dai tempi della Tombola a Capodanno.
4 - Il testo (un’esegesi).
Salvini, alzando il braccio destro (quello con la birra) con fare da
anfitrione, dà il la al coro. La folla è in estasi. In particolare,
alla sua sinistra c’è un militante che batte le mani come il ballerino
bischero che negli 883 aveva il ruolo di ricordarci la stretta
filiazione tra uomo e orango. Ladies and gentlemen, benvenuti al
Salvini-Rave. “Senti che puzza/scappano anche i cani/ stanno arrivando
i napoletani/ O colerosi, terremotati/ voi col sapone non vi siete mai
lavati/ Napoli merda, Napoli colera… (qui Salvini ricomincia a bere,
sempre con sguardo da dromedario abbattuto nella tundra)”. Glossa 1: i
cani, se fiutano una “puzza”, tutto fanno fuorché scappare. Glossa 2:
il riferimento al “terremoto”, considerando i facili appigli con
l’attualità, pare un ulteriore florilegio di grazia. Glossa 3: questo
coro era già vecchio, oltre che impronunciabile, al tempo di Badoglio.
Sintesi definitiva: questo coro fa pena.
5 - Pinguedine. Salvini ha
cominciato a furoreggiare in tivù da un annetto. Lo ricordo, satollo di
spensierata intolleranza, far la parte del guastafeste a Tatami,
irrinunciabile programma di Camila Raznovich (credo si scriva così). In
forma, peso giusto, parlantina spigolosa: perfettamente tarato per
dimostrare (quasi) la superiorità della razza padana su quella
italiana. Un ariano de noantri. Lo rimembro con nostalgia,
perché ultimamente non è più lui. Ha messo su più chili di Ronaldinho,
appare trasandato. Più che dimostrare che i successori di Federico
Barbarossa non avranno mai vita facile, sembra ormai lo spot dei
trigliceridi sbagliati alla mensa di Borghezio.
6 - “Era una battuta”. E’ la
tecnica con cui Salvini prova a disinnescare tutte le bischerate che
dice (va detto che ultimamente non si sta dietro: non ce la fa). Nulla
di nuovo, è solo la Tecnica Sultano-Ghedini in salsa padana. “Non l’ho
mai detto”, “Era una battuta”, “Sono invenzioni”. E’ facile. I posti
riservati ai milanesi nelle metro? Scherzavo. Lambrate comune a se
stante? Facevo lo zuzzurellone. I cori napoletani? Una goliardata. Daje.
7 - La Trinità di Salvini. “Nulla
di politico”. Potrebbe essere l’epitaffio per un quasi quarantenne che
in qualsiasi altro paese del Mondo farebbe (al massimo) l’esperto di
pulegge o il venditore di pentole longobarde, ma è stata la sua
rilassata reazione alle polemiche. “Nulla di politico, è solo uno
sfottò, un coro da stadio che testimonia la sana rivalità tra tifosi
milanisti e napoletani. Quando vado in trasferta, mi dicono ben di
peggio”. Il bello è che Salvini mica scherzava. Era sincero. Mica sono
razzisti, loro: siete voi che avete la rogna. E loro ve lo dicono. Non
per cattiveria: per una errata sensazione di democrazia. Secondo la
concezione salviniana, non c’è nulla di male nel cantare cori
da stadio. E’ la Trinità di Salvini: il Parlamento come la curva; la
rivalità calcistica come paradigma ideologico; e la Fossa dei Leoni
come palestra culturale.
8 - Amico uligano (così uomo e così bambino). “Perché
vi offendete?”. Così ha detto ai napoletani. Ha ragione: se vi dessero
dei puzzoni, colerosi e terremotati, voi avreste pure l’indecenza di
offendervi? Quanto siete pallosi (uffa). Io ne sarei felice e - anzi -
offrirei giubilante un’altra birra al mio amico uligano, coi capelli un
po’ corti, così uomo e così bambino (cit).
9 - Fan di De André.
“Io lo avrei fatto dimettere perché canta da schifo”. Lo ha detto
Umberto “Lynch” Bossi, che - col suo contagioso senso dello Stato e
delle istituzioni - ha prontamente fotografato il problema. Bravo il
mio Lynch. E’ però e piuttosto un altro l’aspetto affascinante: Matteo
Salvini è fan di Fabrizio De André. Lo ha detto lui, lo ripete ogni
volta. Naturale: De André era il cantore della diversità, degli umili,
dei disperati. Quando Salvini ascolta canzoni come Khorakhanè e Smisurata preghiera, ne trae insegnamento. Nel senso che capisce tutto quello che non dovrà fare. Salvini ascolta De André come Gramsci leggeva il Mein Kampf: per avere il polso del Nemico.
10 - “In Europa lavorerò anche per i napoletani”. Certo. E Dick Cheney era amico di Gandhi.
E ora scusate, vado su Facebook a chiedere
l’amicizia a Renzo Bossi. Al quarto tentativo ha superato l’esame di
maturità. Non ero così felice dai tempi delle Scimmie di Mare
pubblicizzate nell’Intrepido. Come il quarto Re Magio, offrirò al Redentore Leghista polenta, xenofobia e birra in segno di stima.
TAGLIAMOGLIELO/2- Credo che la Pfizer dovrebbe nominare Berlusconi miglior testimonial del suo "prodotto trainante". Una volta si diceva "datemi una leva, e solleverò il mondo"! Oggi si potrebbe dire: "datemi la pillolina blu, e solleverò la leva"!
Tempo fa, inaugurando una linea del Freccia rossa, il
presidente del consiglio si avvicinò a Vasco Errani e a Leonardo Domenici e di
fronte a una decina di testimoni seduti nello stesso scompartimento disse loro,
indicando il berretto da ferroviere che aveva in testa: «Vi piaccio come
presidente ferroviere? Devo confessarvi però che mi preferisco presidente
puttaniere». Risate di entusiasmo dello staff presidenziale al
seguito.
Non era una battuta, come ormai sappiamo fin nel dettaglio. Era
un afflato di verità. Sono mesi che l’impressionante giro di ragazze da catalogo
(escort, si chiamano adesso) si è fatto vorticoso, incontrollabile il via vai
persino per le guardie del corpo, per i vigilanti reclutati dai servizi di
sicurezza e per gli autisti, alcuni dei quali ormai scrivono ai giornali: non
avete idea di che cosa succeda in macchina. I medici si affannano a spiegare, in
privati conciliaboli, quali siano le conseguenze delle sostanze che il premier
assume per potenziare la virilità altrimenti fiaccata dall’età e dai postumi
dell’intervento alla prostata: conseguenze imprevedibili, per persistenza e per
improvvisa comparsa, da cui le rivelazioni degli autisti e altri dettagli tipo
le dieci docce gelate per notte che tuttavia non risolvono né leniscono, anzi.
Gianni Letta tranquillizza il clero, che certo non si scandalizza ma un poco si
preoccupa: non è che sia uno stile di vita da raccomandare a messa, non da
esibire al Family Day.
Sarebbero tristi vicende private di un uomo che
nel decennio che porta agli ottanta risulta incapace di accettare l’inevitabile
e per altri versi piacevole trascorrere del tempo. Un’ossessione di eterna
giovinezza divenuta, come diceva al principio di tutto questo la moglie, una
malattia. Sarebbe un ottimo canovaccio per un filmetto di serie C se non che
l’uomo vittima di questa debolezza senile e preda dei suggeritori che si
avvicendano per ‘risolverla’ si trova alla guida del paese, mente e minaccia,
usa i suoi avvocati fatti eleggere in parlamento per intimidire quei pochi
giornali che non dipendono direttamente o indirettamente da lui: niente,
naturalmente, si dice in tv. Una vicenda da Basso impero, titolavamo il prima
pagina ormai mesi fa, con risvolti da Bagaglino.
Del sonoro delle
conversazioni fra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario pubblicati da
l’Espresso tutto o quasi già si sapeva: che lui le aveva promesso di intervenire
«sul cantiere» dove la donna non riesce ad avviare un’impresa immobiliare, che
non le aveva dato la «busta coi 5000 euro». Dei «porta un’amica», qui declinato
con il particolare «utilizzo finale» che dell’amica vorrebbe fare. Delle
telefonate del mattino dopo, con voce flautata alla ragazza di cui non ricorda
il nome, le chiama tutte tesoro: sei roca? Eppure stanotte non abbiamo gridato.
Clarissa, Alessia, Barbara, Patrizia. Nuovo il dettaglio della colonna sonora
della serate nel letto di Putin, la notte dell’elezione di Obama: «Zoccole,
zoccole», di Sal da Vinci. Un presidente puttaniere con playlist tematica, una
vera finezza: un omaggio alle ospiti. La collezione di video del Duce affianca
la discoteca, per le notti insonni. Ad alcune sono stati proposti come
diversivo, solo alle più intime però. Ma questo lo leggerete
prossimamente...
...Matteo di Silvana e Fiore e Francesca sono sposi da due giorni, ma solo oggi posso mostrarvi la loro splendida papi-mobile, ricavata da un...motofurgone Ape Piaggio, grazie alla creatività degli amici....
Alcune delle ragazze ingaggiate da Tarantini per incontrare Berlusconi hanno dichiarato ai giornali di essere state compensate a fronte di ben precise prestazioni di lavoro (circostanza che, però, Tarantini nega).
Barbara Montereale dichiara di avere ricevuto un “gettone di presenza” di 1000 euro per la sua prestazione come “ragazza immagine” e sempre 1000 euro è quello che dichiara di avere ricevuto Patrizia D’Addario per un’analoga prestazione: «Era notte, quindi sono andata in albergo e Giampaolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mille euro perché non ero rimasta». La tariffa sembrerebbe quindi essere differenziata giorno/notte. “la ragazza che dovrà restare a letto, se è una escort, … sicuramente …viene pagata”, ci ricorda ancora, nella sua videointervista a Repubblica, Barbara Montereale.
Quale rilevanza fiscale hanno nel nostro ordinamento queste tipologie di compensi (se) ricevuti a fronte di prestazione di servizi?
Se “le ragazze” hanno partita Iva, avrebbero dovuto rilasciare regolare fattura e addebitare all’acquirente l’Iva del 20%. Dovrebbero poi dichiarare in Irpef il reddito percepito.
Se invece il provento fosse stato corrisposto a fronte di prestazioni occasionali (o anche di attività illecite come la prostituzione) l’Iva non sarebbe dovuta, ma il reddito andrebbe comunque dichiarato nella categoria dei “redditi diversi” ai fini dell’Irpef. L’Irpef è quindi sempre dovuta, come è giusto che sia: in definitiva i 1000 euro presi in un giorno sono pari a quanto prende, all’incirca, in un mese, una larga parte dei lavoratori dipendenti per i quali l’Irpef è direttamente trattenuta dal datore di lavoro.
Si può dunque prevedere uno sviluppo dell’affaire anche sul fronte fiscale. La Guardia di Finanza, che sta indagando sulla vicenda, appurerà non solo se questi corrispettivi siano stati effettivamente erogati, ma anche se, in relazione ad essi, siano stati assolti gli obblighi tributari previsti o non siamo invece di fronte all’ennesimo caso di evasione fiscale. Anche questi sono problemi, di non poco conto, di moralità pubblica.
Pubblico questa testimonianza di Laura Tarantino, dell'Università dell'Aquila, su autorizzazione della stessa e di Alessandro Tauro, che l'aveva pubblicata sul [suo blog]. Ringrazio di tutto cuore sia Laura che Alessandro. Da parte mia, amplifico volentieri questa preziosa testimonianza. Tafanus
La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda.
Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici.
Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me
compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perché la casa la
hanno già perduta, o perché gliela stanno per abbattere. Tutti non
rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone
anziane rischiano di non rivederla mai più.
(Tra parentesi: non viene neanche data comunicazione ai proprietari che le case vengono abbattute, ci si aspetta che siano loro ad informarsi. Che so, una cosa tipo: "scusi, che per caso state per abbattermi la casa? ah no? allora che faccio, ripasso tra qualche giorno e magari me lo dite?")
E
intanto che facciamo? Chi può lavora, lavora 100 volte più di prima,
lavora in condizioni disastrate e disperate. Anche perché tutti gli spazi agibili in città sono stati occupati dalla Protezione Civile,
obbligando altri operatori cruciali per la ripresa della città, come
l'Università ad esempio, ad andare altrove. Una Protezione Civile che,
con le [parole del Rettore di Orio] «ha una visione dell’occupazione degli spazi inquietante», parole su cui non posso essere più d'accordo, o anche con quanto scrive il sito del [Campus di Rieti].
Non tutti però riescono a lavorare, neanche in condizioni disastrate. E' il caso dei dipendenti della Transcom, 360 persone poste in mobilità.
La direzione generale spiega di non essere più in grado di pagare gli
stipendi perché non più competitiva anche a causa del terremoto del 6
aprile, che ha reso inagibile la sua sede.
E' il caso dei dipendenti della Technolabs -
uno dei più importanti Centri di Ricerca e Sviluppo del centro-sud
Italia a capitale esclusivamente italiano - 100 (su 160) dei quali
hanno solo la prospettiva di 13 settimane di cassa integrazione a partire dall'inizio di agosto.
A
fronte di questa drammatica situazione, qual è la risposta del governo
per rilanciare l'economia? Ad esempio quella di richiedere ai residenti
del 49 comuni del "cratere", a partire da gennaio 2010, la restituzione dell'IRPEF non versata a seguito del terremoto, da effettuarsi al 100% in 24 rate. Per darvi un parametro di confronto, nei paesi colpiti dal terremoto dell'Umbria, l'Irpef non venne versata per 24 mesi, e viene restituita ADESSO, dopo dieci anni e più, al 40% e in 120 rate (situazione analoga si verificò per gli alluvionati in Piemonte).
Cosa passa invece dai mezzi di comunicazione "istituzionali"? Passa la voce di un Presidente del Consiglio che grida al miracolo per
la costruzione di alloggi per circa 13.000 persone, quando allo stato
attuale solo il 54% delle abitazioni fuori del centro storico è
agibile. Se la stessa percentuale fosse valida anche per il centro
storico i conti sono presto fatti: circa 35.000 sfollati
(tralasciamo poi l'incresciosa situazione del centro storico di cui
posso dare testimonianza diretta: del nostro futuro a tutt'oggi non
sappiamo nulla, nulla di nulla al di là di poche parole del premier: «nel centro storico il tempo sarà contato non in mesi ma in anni»).
E basta. Questo è il suo miracolo. E ad agosto il premier vuole prendere casa all'Aquila per seguire i lavori di queste casette perché, parole sue, «l'occhio del padrone, come si dice, sappiamo cosa produce..» (padrone? Padrone? siamo noi i padroni della nostra città, caro premier).
Racconto queste cose, fuori dal "cratere" e la gente sembra non credermi. Abbiamo tutti la sensazione di essere stati abbandonati.
Ma
anche qui, tranne in rare eccezioni, le informazioni sulla situazione
dei terremotati continuano ad essere condivise solo dai terremotati
stessi. E così continuiamo a parlarci addosso.E il resto d'Italia continua a non sapere niente.
E
voi, che pensate di fare? Continuare a guardarci come poveri animali
allo zoo, che forse stanno anche diventando un po' noiosi a fare e dire
sempre le stesse cose da tre mesi? Beh, temo proprio che la noia
continuerà per qualche anno ...
Questo post mi era stato segnalato per email dall'amico Andrea. E' pubblicato sul blog di Alessandro Tauro. Mi ha colpito la disperazione al tempo stesso rassegnata e combattiva della professoressa Laura Tarantino. Ho chiesto ad Alessandro e, per suo tramite, a Laura, il permesso di pubblicarlo. Pronta la risposta positiva. Questi amici sconosciuti la loro disperazione non intendono nasconderla. Non plaudono ai trionfalismi del Cipria e di Rambo Bertolaso. Sono felice ed orgoglioso di poter dare loro il mio piccolo contributo. Ecco cosa mi ha scritto Alessandro:
Ciao Antonio,
sono davvero felice che tu abbia ritenuto interessante la
testimonianza. Sono in diretto contatto con la professoressa aquilana che mi ha
fornito la testimonianza ed il suo scopo consiste proprio nel mostrare nel
miglior modo possibile le condizioni alle quali continua a sottostare l'intero
popolo aquilano. Ci tiene davvero tanto ad una più capillare possibile
diffusione della sua testimonianza, pertanto non solo accetto ed accetta la tua
richiesta, ma te ne siamo anche particolarmente grati! Grazie per
l'interessamento. Alessandro Tauro
Da parte mia, invito tutti coloro che hanno un blog ad aiutare la diffusione di questo post. Coloro che non hanno un blog, potranno contribuire inviando il link ai loro amici. Grazie. Tafanus
Era un uomo di destra, il nazista Goebbels, che diceva: "...quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola...". Berlusconi, che non ha la "statura" di Goebbels, si limita a mettere mano alle forbici. La cultura per quest'uomo da drive-in e da escort è un impaccio. E' così che dovendo far quadrare i conti, pena un default di tipo argentino, il nano spende una barca di soldi per salvare le "città amiche", come Catania, dalla bancarotta, e manda in malora la cultura, tagliando di oltre un terzo il fondo per lo spettacolo. Dai 511 milioni per il 2008 previsti da Prodi, ai 380 stanziati da Berlusconi.
Si sa, la qultura non è proprio al top dei pensieri del premier. Un lungimirante. E ieri, con grande gioia, ho visto il recente fulminato sulla via di Arcore, Carlo Verdone, in piazza, a protestare contro il Nuovo Dio. Non ho visto cantante romanesco che si presenta sempre vestito col camice da parrucchiere. Una goduria veder subissati di fischi due miti della destra e dello spettacolo: la Carlucci (che stamattina al "Caffè" di Corradino Mineo ha fatto un delirante intervento in difesa dell'indifendibile "sexual addicted" di Arcore), e il mitttico Luca Barbareschi, subissato dai fischi. un uomo, un me-too. Entrambi hanno prima votato a favore dei tagli, ora sono in piazza a protestare. Ma annatevene affanculo, per piacere...
Notata la pudica assenza dell'altro arcorizzato eccellente: quel Michele Placido ex mito della sinistra cogliona. Non pervenuta la Ferilli (deve pur conviverci col fidanzato-cotonato Cattaneo, ex DG della RAI Berlusconiana). Per parlare un linguaggio a loro comprensibile: "...e je stà bbene..." BERGAMO LADRONA: Il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis, è stato arrestato dalla Guardia
di Finanza con l'accusa di concussione. Le indagini sono state avviate in
seguito alla denuncia di un imprenditore che ha raccontato di essere stato
costretto a consegnare somme di denaro al sindaco, pena il ritardo nella
riscossione di alcuni crediti vantati nei confronti del comune. Il De Rubeis (del quale inutilmente cerchereste una foto in rete) è stato eletto coi "leghisti del Sud", l'MPA di Lombardo, Movimento per l'Autonomia), ex pupillo di Totò Cuffaro, appoggiato dalla Lega di Bossi.
Invano cerchereste in rete una foto del De Rubeis. Era più facile trovarne una di Provenzano prima dell'arresto. La vicesindaca di Bernardino era la pasionaria Angela Maraventano, 43 anni, ristoratrice, ("sono una cuoca", precisa, "non ho lauree e la mia famiglia s'è fatta da sola svenandosi col mare"), sposata, due figli, spesso in tivù a fare barricate davanti al Cpt di Lampedusa per i clandestini. Insomma, un'accolita di gente perbene.
Il consenso del Premier? addirittura imbarazzante. E' vero. Imbarazzante il fatto che nonostante tutto ancora un italiano su due sia arcorizzato. Imbarazzante il fatto che da nessuna parte si trovi il mitico 75,1% di consenso che il nano accampava, e che non è mai esistito, se non in qualche sondaggio della paleontologa di Euromedia (quella di sua fiducia). Imbarazzante che nessun sondaggio (con la eccezione del nano e di Euromedia), che il 64% di consenso di cui straparla ancora oggi, dal dato della ISPO risulta essere invece um 49%, il più basso da sempre. Imbarazzante, infine, che in due mesi abbondanti di "puttanopoli", il nano abbia perso la fiducia SOLO di un elettore su cinque. Imbarazzante per l'Italia.
...questa volta nessuno può negare niente: puttanopoli esiste, ed è di uno squallore infinito...
Le registrazioni degli incontri con il premier fatte dalla escort D'Addario a Palazzo Grazioli. La prima festa a metà ottobre e poi la notte trascorsa assieme il 4 novembre 2008. Ecco le prove che la donna che ha chiamato in causa il presidente del Consiglio dice la verità. Dalle presentazioni con i nomi di fantasia, come Alessia o Clarissa, all'appuntamento post doccia nel "letto di Putin", ai resoconti della serata con Giampaolo Tarantini, a quel "ciao tesoro" telefonico con il quale, Berlusconi, la congeda prima di partire per Mosca. (di Antonio Massari - L'espresso - Repubblica)
Gli incontri tra il presidente del Consiglio e l'escort Patrizia d'Addario sono rimasti impressi nei nastri che oggi L'espresso è in grado di rivelare in esclusiva. Questi nastri rappresentano la prova che gran parte delle affermazioni, rilasciate dalla escort barese nelle sue interviste, nonché dinanzi ai magistrati, sono vere, e confermate dagli audio che lei stessa ha registrato a Palazzo Grazioli.
Siamo a metà ottobre 2008 e i nastri riportano "l'anticamera" delle ragazze, che attendono di essere accompagnate dal premier, annunciato come un "presidente un po' allegro, che dice qualche barzelletta e canta". Le ragazze chiedono se potranno cantare con lui. Poi si passa alle presentazioni. Il premier le approccia attraverso un cordiale "Ciao, come va?" e un galante complimento alla loro bellezza. Le donne sono altrettanto cordiali, ma parecchio imbarazzate. Almeno finché non si rompe il ghiaccio, quando esclamano, ridendo all'unisono: "Siamo tutte vestite di nero". Berlusconi commenta compiaciuto, spiegando d'aver fatto confezionare abiti particolari per un teatro, e suscitando così la curiosità delle donne.
È questa, quindi, la prima volta di Patrizia d'Addario a Palazzo Grazioli. Quella prima volta di "metà ottobre", durante la quale la escort decise di non restare con il premier. Dai nastri spunta un'altra conferma della sua versione: sentiamo la d'Addario che, sollecitata dalle domande di Berlusconi, parla al premier del suo intento di portare a termine un'operazione immobiliare.
Nelle cassette, però, è rimasta impressa anche la nottata trascorsa da Patrizia, a Palazzo Grazioli, circa due settimane dopo. E' il 4 novembre. Quella sera Barak Obama diventava presidente degli Stati Uniti. Nelle stesse ore il premier invitava la d'Addario a infilarsi, dopo la doccia, nel letto di Putin, dove lui l'avrebbe raggiunta poco dopo, mentre scorre la colonna sonora del musical "Scugnizzi", che nei nastri si conclude con un paradossale refrain di "zoccole, zoccole, zoccole". (...questa del réfrain "zoccole, zoccole, zoccole" è fantastica... Fantastica e premonitrice...)
Berlusconi sapeva che la d'Addario si stava prostituendo? Dai nastri è impossibile stabilirlo, ma c'è un particolare che induce a riflettere, e riguarda la telefonata tra la d'Addario e Giampaolo Tarantini all'indomani della nottata trascorsa con il premier: "Non mi ha dato nessuna busta", dice Patrizia a "Giampi". E Tarantini risponde: "Veramente?". Il suo tono lascia intendere una profonda sorpresa. Anche se il dialogo riprende più serenamente, quando Patrizia dice d'aver ricevuto dal premier la promessa di un aiuto "sul cantiere": "Ci devo credere?" chiede Patrizia. "Se lo dice lui...", risponde "Giampi". Poco dopo il cellulare squilla ancora: è Berlusconi a chiamare Patrizia, spiegandole che ha dovuto tenere un discorso, peraltro riuscito benissimo, e che sta partendo per Mosca. (20 luglio 2009)
L'imprenditore intercettato nel 2004. A un certo punto pensò anche di candidarsi (di Giuliano Foschini e Gabriella De Matteis - Repubblica)
BARI - Non soltanto Silvio Berlusconi. La passione di Gianpaolo Tarantini per la politica e soprattutto per i politici comincia da lontano. Da cinque anni, almeno, quando i carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria di Bari intercettano Gianpi Tarantini e, cercando di capire qualcosa sui suoi affari sanitari, ricostruiscono anche la sua ragnatela di rapporti. Si è a ridosso delle elezioni europee e amministrative del 2004 e in pochi giorni Tarantini racconta al fratello di un appuntamento a pranzo con Gianni Letta, riceve richieste di appoggio dalla segreteria del ministro Maurizio Gasparri, chiede incontri al ministro Girolamo Sirchia, sostiene il candidato sindaco di centrodestra a Bari ma tenta ammiccamenti anche con quello di centrosinistra, Michele Emiliano, "perché se vince lui - confida Tarantini - siamo fregati".
Dalla lettura delle intercettazioni, Tarantini sembra un militante di Forza Italia, tanto che medita di scendere in campo in prima persona: prepara il campo per una sua candidatura al consiglio regionale nel 2005, ma poi nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2004 cambia idea. Il centrodestra ha perso malamente a Bari città: "Fitto ha fatto una figuraccia - dirà Tarantini a un'amica -. Meglio lasciare stare".
I rapporti con l'ambiente rimangono comunque solidi. E di alti livelli. Il 30 maggio 2004, per esempio, Tarantini chiede a suo fratello Claudio "se vuole andare con lui a Porto Cervo per un incontro con Gianni Letta" e con una seconda persona, indicato quest'ultimo - scrivono i Carabinieri - "come braccio destro di Berlusconi". Non si sa se Tarantini millantasse o se, invece, l'incontro poi ci sia realmente stato. Certo, invece, è che la "segreteria del ministro Gasparri chiama più volte Tarantini per chiedergli un appoggio elettorale" [...] Agli atti ci sono poi i rapporti tra Tarantini e due attuali senatori del Pdl, Guido Viceconte e Salvatore Mazzaracchio. I due (che non sono coinvolti nelle indagini) smentiscono, ma nell'inchiesta risulta che entrambi conoscessero Tarantini [...] il secondo, all'epoca assessore alla Sanità, avrebbe accompagnato l'imprenditore da un direttore generale di una Asl pugliese.
Tarantini - dicono gli investigatori - è politicamente "un giano bifronte". Negli ultimi anni, prima della folgorazione sulla via per Berlusconi, è stato vicino al Pd. Lo dimostra la cena elettorale - ora agli atti dell'indagine del pm Desireè Digeronimo - di autofinanziamento del Pd prima delle politiche del 2008. Quella sera c'era anche Massimo D'Alema, ma rimase poco. Lo portò via Emiliano che da pm aveva istruito la prima indagine sui Tarantini. "Quando entrai in quel ristorante e vidi quei signori - ricorda ora il sindaco di Bari - raggelai. Dissi a Massimo che era inopportuno che noi rimanessimo lì. E andammo via".
Per iniziare allegramente la giornata - Scuola del rigore? Forse, ma i dati definitivi sembrano smentire la Gelmini, almeno in parte. Quest'anno, i bocciati nelle classi intermedie (dalla prima alla quarta) della scuola superiore, seppur di poco, sono diminuiti. Stesso discorso per i ragazzini che non ce l'hanno fatta a superare agli esami di terza media: anch'essi in calo, nel 2009. Eppure, dopo avere raccolto i primissimi dati provenienti dalle scuole, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, aveva annunciato con un certo trionfalismo il contrario. "La scuola buonista del '68 è stata archiviata", commentava il ministro dopo i primi "exit poll". Peccato che i dati inizino a delineare un quadro diverso: agli esami di terza media i professori sono stati più clementi di una anno fa o, in alternativa, i ragazzi più bravi.
Finalmente, il KKK all'incontrario: quando è l'uomo che morde il cane. Una taglia sugli aggressori del ragazzino di 17 anni che una settimana fa è stato malmenato su un autobus di linea a Bergamo per non aver ceduto il posto a un cittadino extracomunitario. L'iniziativa è della sezione locale di Forza Nuova, che un paio di giorni fa ha promesso, tramite il suo blog, una ricompensa, senza precisare la cifra, (...meglio non sbilanciarsi... metti che poi qualche bravo bergamasco la pretenda davvero, la ricompensa?...) a chi fornirà alle forze dell'ordine informazioni utili al riconoscimento dei responsabili del pestaggio. (...Insomma, dopo mezzo secolo, la storia del posto in pullman si ripete. A ruoli invertiti. Il KKK esiste, ma anche Dio esiste,,,)
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