Peccato. Il rinsavimento di Flores d'Arcais era solo apparente, ed è durato meno di una settimana. Sembrava che fosse sceso da un pezzo dal carro di Grillo. Questa settimana dava chiari segni di voler scendere anche da quello di Di Pietro, a meno che non avesse avuto risposte soddisfacenti ad alcune domande imbarazzanti, rivolte a Di Pietro, sulla gestione dell'IdV.
Ora torna in fase regressiva, spiegandoci che aveva proposto ad Ignazio Marino l'appoggio di tre liste: i "Piombini" di Civati; una non meglio precisata "Lista dei Girotondi" (che però non spiega a chi farebbe capo, e da quali nomi di prestigio sarebbe sostenuta), ed una lista proposta dallo stesso Flores. Stesso difetto della precedente: da chi sarebbe composta, Flores non dice. Marino avrebbe detto prima ni, poi no.
Flores si rammarica, e oggi scrive:
"Peccato. In realtà, ripensandoci ora, la cosa giusta sarebbe stata avere quattro liste pro-Marino, visto che sono tanti i “grillini” che si sono iscritti al Pd quando Beppe Grillo tentò inutilmente di farlo. Resto convinto che attraverso queste quattro liste Marino avrebbe vinto. Di nuovo: peccato". Flores D'Arcais
...e no, caro Flores, a mio avviso la sua lucidità politica perde colpi, di nuovo... Ma come... Sale sul carro del comico, e poi lo molla (ricorda? la "Lista Civica Nazionale" col bollino blu?). Poi sale sul carro di Di Pietro, e qualche giorno fa lo molla, con un (giusto) articolo di fuoco sulle degenerazioni dell'IdV (di cui abbiamo fornito un completo resoconto sul Tafanus. NdR).
Intanto prende come target Ignazio Marino, persona, se mai ce n'è stata una, schiva e lontana quant'altri mai da ogni forma di populismo, e gli propone di farsi sostenere da quattro liste, ognuna delle quali affetta da una buona dose di populismo: dalla lista dei "Piombini", da una Sua lista (senza dire chi siano gli aderenti), dai Girotondini (senza dirci chi siano), e, dulcis in fundo, si rammarica del fatto che su questo "baraccone-Marino" (che Marino, persona seria, ha giustamente rifiutato) lei non abbia pensato in tempo a far salire anche i grillini (di nuovo!), che con tanto entusiasmo erano corsi ad iscriversi numerosi al PD, non appena si era sparsa la buona novella che Grillo avrebbe voluto iscriversi al PD per partecipare alle primarie.
Vede, Prof. Flores, lei mi sembra alquanto confuso. Sale, scende e risale sul carro di Grillo; sale e scende dal carro di Di Pietro; riesuma un movimento defunto come quello dei girotondini; non afferra che Grillo voleva iscriversi ai PD (lui populista culturalmente destrorso), solo per poter portare avanti la "provocazione" della candidatura alla segreteria PD (partito del quale per anni ha detto merda). Ci dice che alla buona novella "numerosi" grillini erano corsi ad iscriversi al PD. Mi consenta alcune domande:
-a) Chi sono, e quanto contano i "Piombini" di Civati?
-b) Dov'è questo "Movimenro dei Girotondi"? Quante legioni ha? Chi sono i Comandanti?
-c) Dov'è la lista Flores? chi sono gli aderenti? quante legioni ha?
-d) Quanto numerosi sono, i "numerosi grillini" corsi ad iscriversi al PD in scia al guru?
-e) Perchè, se sono convinti ed affidabili "piddini", hanno aspettato il gesto del Guru per correre a prendere la tessera PD, e non un giorno, una settimana o un anno prima?
-f) E' sicuro di conoscere la psicologia e lo stile di Ignazio Marino?
-g) è sicuro di aver scritto questa "summa" di sciocchezze mentre era nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, e non stressato da una notte insonne, o da qualche cena a base di peperonata e di vino Folonari?
Ricevo dalla "Federazione dei Liberali", e pubblico:
COMUNICATO STAMPA - I liberali chiedono al PDL e al PD di assumere sulla RAI un comportamento coerente. Una RAI così è ormai diseducativa e non serve più a nulla. Se la RAI vuol essere servizio pubblico, occorre svolga un'informazione obiettiva su cui far crescere il senso critico, respingendo l'idea di farsi veicolo di propaganda di parte (per cui la pluridecennale ripartizione in tre aree partitiche è superata e non rivitalizzabile). Se invece la RAI vuole svolgere un ruolo commerciale autonomo esercitando la sua funzione nei confronti del mercato dei gusti degli utenti, deve formalmente rinunciare al canone e poi trasformare il suo azionariato adottando una progressiva sostanziale privatizzazione.
Viceversa, Popolo della Libertà e Partito Democratico adottano comportamenti ambigui ed irresponsabili tesi solo a difendere i propri interessi di bottega anche a costo di sfiorare il ridicolo e senza preoccuparsi di affrontare una riforma indilazionabile.
Il PD si spinge a difendere spudoratamente trasmissioni indifendibili sotto il profilo del servizio pubblico e teorizza che il contratto di servizio pubblico non dovrebbe essere soggetto al Ministero dello Sviluppo Economico (che lo stipula) ma dovrebbe assicurare licenza sacrale di trasmissione ad ogni conduttore che abbia il privilegio di apparire in video. La libertà di stampa , che per i liberali è un valore primario, non può essere questa totale assenza di responsabilità da parte di chi la usa come scudo. Il PDL non presenta progetti di cambiamento strutturale ed utilizza la crescente protesta dell'opinione pubblica contro la RAI per fiancheggiare ogni cosa ed il suo contrario. Siamo al punto che i più importanti quotidiani del centro destra stanno spingendo per una disdetta di massa del canone di abbonamento RAI ma al tempo stesso il più noto dei Consiglieri di Amministrazione RAI del centro destra (tanto da avere avuto un violento contenzioso con il Ministero all'epoca di Padoa Schioppa) sta trascinando i vertici RAI a richiedere di inserire il canone RAI nelle bollette telefoniche per impone il pagamento. Ma gli hanno detto che le bollette del telefono non sono più un servizio dello Stato e che la loro esistenza consegue ad un servizio liberamente scelto da ogni cittadino ? Forse si vuol ritornare allo statalismo delle burocrazie autoreferenziali che impongono oneri intoccabili senza che il cittadino possa dire la sua ?
Anche nel campo della RAI, è indispensabile ed urgente che il dibattito politico porti a scegliere un indirizzo chiaro e coerente per risanare questa piaga del paese. Federazione dei Liberali
Fate uno sforzo ulteriore, e parlateci anche dell'altra metà del cielo, Mediaset. O pensate di imporre alla RAI una totale oggettività, e di lasciare a Mediaset il privilegio di continuare a fare i porci comodi suoi? Mediaset può farlo, ma allora Berlusconi deve cambiare mestiere. Dei Liberali (maiuscolo) dovrebbero saperlo: un centometrista non può pensare di partire trenta metri prima degli altri. I blocchi di partenza devono essere allineati, al decimo di millimetro. O no? Tafanus
La Vostra attenzione critica ci permette di replicarvi con franchezza. Le vostre intenzioni sono comprensibili ma i vostri ragionamenti sono privi di fondamento e di metodo. Cosa ci combina la critica alla RAI (struttura pubblica) che non serve più, con Mediaset ( struttura privata) ? Solo i nostalgici del rigido schema "pubblico contro privato" in economia o del o di qua o di là, si appassionano a questo dilemma per evitare di criticare il pubblico ma per questa via favoriscono invece gli abusi del privato ( lo favoriscono perché l'opinione pubblica ha dimostrato più volte di averne piene le scatole di una struttura pubblica che non funziona). Quanto a Mediaset e Berlusconi che fanno i comodi loro, vi siete scordati ( o fate finta?) che , salvo nazionalizzare Mediaset avendo una maggioranza che non c'è, il problema del conflitto di interessi di Berlusconi si sarebbe dovuto risolvere a monte. Prima nel 1994 bloccandone la elezione che violava la legge di un titolare di concessioni pubbliche ( e i DS viceversa, non afferrando l'importanza del punto, furono contro) e poi nella legislatura 96-2001 facendo una corretta legge sul conflitto di interessi ( e di nuovo DS e Popolari tergiversarono e non ne fecero di niente perché, furbissimi, preferivano tenere sotto scacco Berlusconi).
Oggi non ce ne sono le condizioni ( vedi disperata campagna di repubblica che, nonostante agiti il principio primario della libertà di stampa, non riesce a sfondare). Dunque la sola cosa da fare oggi, per chi è attento alla realtà e non si culla nei miti e nelle utopie , è darsi da fare per cercare di correggere la struttura pubblica, la RAI, che se decidesse cosa vuole fare da grande sarebbe meglio per tutti Federazione dei Liberali
Ammesso che ci sia stato (come c'è stato) un peccato di omissione, da parte del CSX, adesso "what's next"? Accettiamo a vita che Mediaset resti un'isola libera in mano ad uno dei due concorrenti? E, in alternativa al "far qualcosa", che più generico non potrebbe essere, voi cosa proponete di fare, in concreto? Mi raccomando, nel formulare una proposta che abbia un senso, non dimenticate che chi governa oggi ha 100 deputati e 50 senatori di maggioranza, e se vuole può ordinare anche che il cavallo di Via Teulada sia ridotto in salsicce, ma che il biscione non possa essere sfiorato neanche coi guanti da chirurgo. Ripeto la domanda: qual'è, IN CONCRETO, la vostra proposta? Tafanus
Berlusconi è uno che sale sul palchetto, nel 2009, a vent'anni dal crollo del muro di Berlino e del
Comunismo e sbraita contro i comunisti, cioè contro qualcosa che non esiste più
ed è morto e sepolto da
vent'anni.
L'età, certo. I vecchi si fissano facilmente e
tendono a ricordare più le cose del passato di quelle presenti. Invece di
sorridere e prendere la battuta "vi ho salvato
dal comunismo" come appunto una battuta, come la solita sbroccata del
vecchio fascistone anticomunista certificato ISO, i papiminkia pensano dica la
verità, ci credono. Ossia entrano nel delirio di uno che, se vogliamo essere
magnanimi, fa girare il disco rotto delle sue ossessioni e, se vogliamo essere
cattivi, sulla storiella dei comunisti ci marcia da appunto vent'anni, per fare quattrini e soddisfare la
sete di potere, unicamente grazie al contributo della congenita ignoranza
storico-politica degli italiani.
Ieri leggevo questo versetto
whatif papiminkia, postato su un social network:
"Berlusconi non sarà un santo ma il paese gli deve
molto. La sua ascesa in politica ci ha salvato da un ventennio "rosso" che
sarebbe stato inevitabile vista la scomparsa della DC e la debolezza dell'allora
partito di Fini. Grazie Berlusconi. "
Ribadiamolo. Il comunismo
muore ufficialmente nel 1989. Vent'anni fa giusti giusti. Papi entrò in
politica nel 1994, in un periodo di transizione tra il crollo della Prima
Repubblica dove lui c'entrava con entrambe le scarpe, come amico pelosamente
opportunista di Craxi il socialista, il quale favorì la sua ascesa indisturbata
nell'Olimpo dell'imprenditoria televisiva e gli confezionò su misura la Legge
Mammì, la madre di tutti i conflitti di interessi.
Il crollo di Craxi metteva
in pericolo il privilegio acquisito da Berlusconi in società. Così Berlusconi,
in un momento storico dove le bombe della strategia della tensione
ricominciavano a scoppiare, questa volta per mano mafiosa, una Mafia che stava
cercando disperatamente nuovi referenti politici per ampliare i suoi interessi
economici, deve inventarsi qualcosa per restare a galla.
Riesuma quindi il
pericolo del comunismo ufficialmente MORTO da cinque anni e, mettendo le mani
nel fascistume vecchio e nuovo più becero e populista e ravanando nei liquami
maleodoranti della vecchia politica, crea il miracolo italiano di un partito
nuovo che puzza di vecchio. Anzi di cadavere. Grazie ai lustrini, alla
profusione di figa mediatica, alle tette gonfiate a 2.8 delle ragazze del Drive
In, gli italiani non hanno modo di accorgersi che lui li sta spaventando
agitando un cadavere e non ne sentono nemmeno il fetore.
Sono vent'anni
che Berlusconi gira le fiere di paese mostrando il cadavere del comunismo
mummificato ad una platea che crede che il fantoccio sia ancora vivo e vegeto e
in grado di nuocere. Ci sarebbe da studiare il fenomeno a fondo perchè qui non
si tratta più di politica e di pura ignoranza ma di prestidigitazione, di
illusionismo, di ipnosi collettiva.
Non importa se perfino gli ultimi
brandelli di sinistra si sono autodistrutti come le astronavi nei film di
fantascienza e non esistono più nemmeno come tracce albuminiche in Parlamento.
Sono spariti perchè era inevitabile, essendo il Comunismo MORTO da vent'anni ed
essendo la Sinistra congenitamente autolesionista e affetta da tendenze suicide.
Bastava sedersi sulla riva del fiume e aspettare.
Per i papiminkioni invece è
merito di Berlusconi. Si sa, se Silvio
avesse parlato cinque minuti con Pilato, Gesù Cristo si sarebbe salvato e
avrebbe aperto un circolo di Forza Nazareth. Il Berlusconismo è una perversione
del pensiero what if (cosa sarebbe successo se). "Ci ha salvati dal
comunismo". Proprio lui, uno che, se fosse venuto veramente il comunismo, per i
suoi interessi avrebbe imparato a memoria il libretto rosso di Mao, avrebbe
chiamato il figlio Yuri ed avrebbe rinominato il Milan "Stella Rossa
Milano".
"...abbiamo il tasso di disoccupazione più basso d'Europa. L'Italia uscirà dalla crisi prima e meglio degli altri paesi..." Firmato: papi BOOOMMM!!!
...dal TG (?) di Emilio Fede: "Si calcola che lo scudo fiscale farà rientrare in Italia 300 miliardi di euro". Qualcuno potrebbe informarlo che sta straparlando di 300.000 miliardi di lire???...
Premessa: nel mio paesello, Bernareggio, quest'anno ci sono state le amministrative. Non è una grande notizia, visto che è un paesello di meno di 10.000 abitanti. Ne parlo per stigmatizzare due aspetti:
-a) il tafazzismo della sinistra;
-b) il nipotismo della destra, quella che "Roma Ladrona La Lega Non Perdona"
Sul tafazzismo: nel mio paesello l'amministrazione uscente era di centro-sinistra. Sindaco Fumagalli, vicesindaco Brienza. Avevano governato talmente bene, che se le diverse anime del CSX si fossero presentate insieme, avrebbero vinto con 7 punti di scarto sul centro-destra. Risultato notevole, in un'area della "profonda Brianza", a un tiro di sputo da Arcore.
Invece, presso di noi il tafazzismo non abbassa mai la guardia. Il centro-sinistra va allo sbaraglio, diviso in due liste civiche: una che fa capo a Zangheri, l'altra che fa capo a Brienza. La prima prende il 33% dei voti, la seconda il 14,4%. Ognuno correndo per conto suo. Le due liste, insieme, avrebbero preso il 47,4% dei voti, ed avrebbero battuto nettamente la lista PDL/Lega, che si ferma al 40,6%. Ma è un piccolo comune. Niente ballottaggio. Chi prende un voto in più al primo turno, vince tutta la posta. Così l'eterno Tafazzi che è in noi regala il Comune al centrodestra. Sindaco Biella, vicesindaco un signore della Lega, di cui non conosco il nome, che prende in tutto ben 11 (undici) voti di preferenza. Forse neanche quelli di tutti i parenti di 1° e 2° grado. Ma i patti sono patti, e nei patti dell'alleanza la Lega aveva ottenuto la promessa della poltrona di vicesindaco.
E veniamo al nipotismo: durante la precedente amministrazione di centro-sinistra, il Comune pubblicava una rivista trimestrale, "Il Dialogo", che informava i cittadini sulle iniziative del comune, sui problemi, sui progetti. Un giornale senza alcuna pretesa di lusso superfluo, ma ben fatto, completo, ben impaginato... e soprattutto redatto da un gruppo di giovani, a titolo completamente gratuito. Gli unici costi erano quelli di stampa e distribuzione, circa 14.000 € all'anno.
Poi è arrivato il centrodestra, "quelli che Roma Ladrona". Il neo-sindaco ha subito trovato da ridire sul giornale. Non andava bene, doveva essere fatto in modo più professionale, insomma ci voleva qualcuno del ramo. Così ha tracciato il profilo della persona ideale per seguire il progetto del nuovo giornale e dirigerlo. Il profilo era talmente dettagliato, che qualcuno ha chiesto se per caso avesse già in mente qualcuno. Così, un imbarazzatissimo sindaco del PDL deve ammettere che si, aveva già pensato alla persona giusta. Una persona ideale: giovane, giornalista iscritto all'albo, esperienze pregresse (quali, non è dato sapere, visto che è giovanissimo). Ha un piccolo, ma imbarazzante difetto: questo enfant-prodige è il nipote del sindaco Biella. Ma che c'è di male? il nipotismo o lo facciamo bene, alla lettera, o è meglio lasciar perdere.
Veramente la nuova struttura editoriale nasce con altri difetti. Ad esempio, il nipotino dev'essere pagato. Il sindaco propone 5.000 € per il primo numero. In ragione d'anno (ma per ora il sindaco sorvola sul dettaglio) sarebbero 20.000 € per il nipotino, più quelli di carta, stampa e distribuzione. Insomma, a conti fatti, il giornalino costerebbe 20.000 € all'anno in più. Il costo del nipotismo.
Ma dove prendere i soldi, visto che, come in molti comuni, le finanze sono alla canna del gas?
Niente paura: il comune aveva stanziato 20.000 € per i terremotati dell'Aquila. Intanto si possono prendere quelli, così il futuro prossimo del nuovo Direttore Responsabile del giornalino è assicurato. Per il resto la nuova amministrazione, che quando era opposizione lanciava fuoco e fiamme contro la crescita troppo rapida del paese, ha una fantastica idea: quella di rateizzare gli oneri di urbanizzazione per le grosse imprese costruttrici. Ora "fermare lo scempio, il consumo eccessivo del territorio", non è più una priorità.
Avanti tutta, dunque. Cazzuola & Cazzate, per una Nuova Bernareggio Tafanus
E’ quella di Bartolomeo Vanzetti (1888-1927), anarchico piemontese emigrato negli Stati Uniti, il quale legò il suo nome e il suo destino al compagno di sventura Nicola Sacco (1891-1927).
Entrambi vennero arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia di un calzaturificio. Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; e a nulla valse la confessione di un detenuto portoricano, che scagionava i due.
Nel 1977 il governatore dello Stato del Massachussetts, Dukakis, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti. Peggio tardi che mai, mi viene da dire…
In attesa dell’infame esecuzione, Vanzetti trovò la forza e il coraggio di lasciarci uno scritto bellissimo e intenso, intitolato “Non piangete la mia morte”; suddiviso in tre parti (“Una vita proletaria”, “Lettere ai familiari” e “Ultime parole ai giudici”). Questo è lo scritto in cui Vanzetti esprime tutto il suo amore per i familiari, per la lotta contro le ingiustizie sociali, ma anche la rabbia infinita dell’innocente condannato a morire perché colpevole di essere anarchico, perché colpevole di documentarsi e pensare, dunque, per tale motivo, pericoloso in un sistema in cui si è obbligati ad essere solo delle cose, degli ingranaggi.
Dalla seconda parte (“Lettere ai familiari”) riporto un brano in cui Vanzetti spiega per quali motivi bisogna sempre essere contrari a ogni guerra, a ogni violenza:
“…ma la giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra. La giuria non si rendeva conto che c'è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici, e che perciò si comporta da spia, e commette dei reati nel paese in cui vive allo scopo di favorire i paesi nemici. Noi non siamo uomini di questo genere. Katzmann lo sa molto bene. Katzmann sa che siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta. Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo — giorno per giorno — le conseguenze e i risultati dell'ultimo conflitto.
Noi siamo più convinti di prima che la guerra sia ingiusta, e siamo contro di essa ancor più di prima. Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all'umanità: ‘State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un'illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov'è la libertà? Vi hanno promesso la prosperità. Dov'è la prosperità? Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov'è l'elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov'è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov'è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità? Dov'è il rispetto per la vita umana? Dove sono il rispetto e l'ammirazione per la dignità e la bontà della natura umana? Mai come oggi, prima della guerra, si sono avuti tanti delitti, tanta corruzione, tanta degenerazione....’”
Nel settembre del 2007, mese del primo Vaffa-Day di Beppe Grillo, featuring Tonino Di Pietro, Marco Travaglio, Oliviero Beha, Pancho Pardi, Elio Veltri, Mario Adinolfi, e tant'altra bella gente, anche Paolo Flores era salito su quel carro. Non dubito che lo abbia fatto in buona fede, ma lo ha fatto, e da quel momento il Tafanus che - come molti sanno - non adora i populisti, la nostra ammirazione per Paolo e per MicroMega aveva subito una violenta battuta d'arresto. Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei...
Poi Paolo, che è persona sveglia, che conosce l'uso di mondo, era sceso senza far rumore da quel carro (così come ne erano scesi in tanti (da Veltri, a Pardi, a Beha, a tanti altri). Ne sono lieto, perchè, come molti "lettori critici" del Tafanus sanno, non sono mai stato un fervente ammiratore di Grillo, e neanche di Di Pietro. Non ho mai condiviso l'idea che Tonino, col megafono in mano, fosse diventato il solo potenziale salvatore del centro-sinistra. Facendo arrabbiare molti amici, ho scritto mille volte che Di Pietro aveva USATO il PD, e poi, esaurita la sua funzione di taxi, aveva iniziato a spolparlo, il PD, facendo quel tipo di opposizione facile a parole, difficile nei fatti. Proclamare è facile, fare in un contesto di interessi sociali contrastanti è cosa alquanto più complessa. Inoltre, ho rimproverato da sempre, a Di Pietro, la sua doppia morale: quella proclamata col megafono, e quella adottata nei comportamenti reali. Per queste mie affermazioni, un cortese amico del blog ha persino affermato che ormai aprire il Tafanus era come aprire il Giornale.
Ora, però, le cose che ho predicato per due anni, finalmente le fa sue una persona che fino a due anni fa ho stimato quasi incondizionatamente. Bentornato sul terreno della politica, Paolo. La Politica, quella cosa che, diversamente dalla Demagogia, puzza di sangue, di sudore e di merda.
Cosa è successo? E' successo che, per ragioni che mi sfuggono - e che non voglio conoscere - Paolo Flores conduce un'inchiesta in stile "MicroMega dei tempi belli" sull'amico Tonino (o sull'ex amico?). L'inchiesta viene ripresa da [La Stampa], col titolo, significativo,
"Basta faccendieri nell'IdV"
Ne riportiamo i passi salienti:
"...tuttora Tonino Di Pietro, quando gli ricordano il voltafaccia di Sergio De Gregorio, se la cava così: «Lo ha spiegato anche Gesù Cristo: ogni dodici, uno tradisce. Visto che io una volta ho già sbagliato, significa che non sbaglierò più». Il problema è che nell’Italia dei valori la media è stata leggermente superata.
Lo denuncia non un’infoiata polemica della destra ma una documentata inchiesta sul numero di MicroMega in edicola. Avete letto bene. MicroMega, la rivista diretta da Paolo Flores D’Arcais, accusata dai nemici di giustizialismo e dipietrismo, che ospita gli interventi dei magistrati impegnati, gli atti d’accusa antiberlusconiani di Marco Travaglio, che per prima ha aperto al grillismo. Il saggio s’intitola C’è del marcio in Danimarca. L’Italia dei Valori regione per regione, consta di cinquanta pagine, è stato scritto da Marco Zerbino e farà discutere. Tesi di fondo: «Esistono due anime di Idv, quella ideal-movimentista da un lato, e quella inciucista e politicante dall’altro», una situazione che «crea spesso a livello locale situazioni di stallo», e di frequente «si risolve a favore della seconda».
Non troverete allora in queste pagine l’intelligente campagna elettorale di Tonino per conquistare il voto d’opinione antiberlusconiano, sedurre intellettuali importanti (da Gianni Vattimo a Giorgio Pressburger, candidati, al simpatizzante Claudio Magris), per schierare nomi impegnati della società civile (da Luigi de Magistris al simbolo antimafia Sonia Alfano). No, accusa MicroMega: «A livello locale, le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità a un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato all’Idv dopo svariati cambi di casacca, alcuni dei quali acrobatici, e in seguito a ponderatissimi calcoli di convenienza personale. Non proprio quello che si aspetterebbe da un partito che aspira a incarnare un nuovo modo di fare politica».
Se l’origine dei mali è nel partito personale («una forma di autocrazia legalizzata» nella quale «la partecipazione degli iscritti era di fatto impedita ex lege»), il primo male è che questo è diventato il partito record dei commissariamenti. In Piemonte gli ultimi congressi risalgono al 2005. In Veneto è commissariata Treviso. In Friuli sono state a lungo commissariate Udine e Pordenone. In Liguria il capo Paladini in un anno ha allestito un congresso moltiplicando le tessere (da 700 a 7000, roba che neanche il Pd). In Toscana è commissariata Lucca. In Umbria c’è un «garante» (Leoluca Orlando). Nelle Marche tutte le sezioni provinciali sono commissariate. In Campania non si fa congresso dal 2005, come in Puglia. In Calabria spopolava fino a poche settimane fa Aurelio Misiti, ex sindaco comunista di Melicucco, ex assessore della giunta Carraro a Roma, presidente (di nomina berlusconiana) del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Tonino lo ha alfin sostituito con Ignazio Messina, capo degli enti locali dell’Idv, che ha ruoli di rilievo anche in Sicilia. Piccolo particolare, Messina, per nove anni sindaco a Sciacca, è uno degli antesignani del trasversalismo: nel 2004 sostenne laggiù il candidato sindaco di Forza Italia, Mario Turturici. Tonino con Silvio, che orrore. Ma accade, e pure spesso, in Italia.
In Liguria Giovanni Paladini, ex Ppi, poliziotto e segretario del Sap (uno di quelli che votarono «per affossare l’inchiesta parlamentare sul G8») tra le tante altre cose, ha inserito in lista alle europee Marylin Fusco, «sua fiamma» (la neodipietrista, in un dibattito tv su Odeon, ebbe cuore di dire «nei confronti di Silvio Berlusconi è in atto una persecuzione»). C’è chi, in quell’entourage, è stato al centro di attenzioni dei pm per rapporti con famiglie calabresi.
Zerbino racconta vita e miracoli di Nello Formisano, capo in Campania. «Insieme all’ex dc potentino Felice Belisario incarna l’ala “pragmatica”, per così dire, dell’Idv: entrambi hanno riempito il partito delle mani pulite di faccendieri e arrivisti, in larga misura di provenienza democristiana». Grazie a Formisano - scrive - sono entrati Mimmo Porfidia (ex Udeur che verrà indagato dalla Dda di Napoli per il 416 bis), Nicola Marrazzo (attualmente capogruppo in consiglio regionale, «la sua famiglia possiede diverse imprese impegnate nel settore dei rifiuti, quattro delle quali si son viste ritirare dalla Prefettura il certificato antimafia»). È entrato il leggendario Sergio De Gregorio. È Formisano, in posti come Torre del Greco, San Giorgio a Cremano, Qualiano, ad aver reso normali operazioni di «Grosse Koalition alla pummarola», facendo entrare sistematicamente l’Idv in giunte di destra. Di Belisario MicroMega ricorda che ha lo stesso, diciamo così, talento trasversale; o che ha fatto arrivare al partito uomini del calibro di Orazio Schiavone, ex Udeur, condannato per esercizio abusivo della professione odontoiatrica.
Nelle Marche tutto è in mano a Davide Favia: l’ex fondatore di Forza Italia in quella regione! Ma tra i cambiatori di casacca si potrebbero citare Salvatore Cosma, Ciro Borriello, ovviamente Pino Pisicchio (ex dc, ppi, Rinnovamento italiano, Udeur), e il mastelliano Nello Di Nardo. Fa sobbalzare che, oltre ai tanti funzionari con guai giudiziari, ci sia stata anche la candidatura Idv alla Camera di un iscritto alla P2, Pino Aleffi.
Chi leggerà MicroMega troverà tutti i nomi. Scrive Paolo Flores nell’editoriale che accompagna l’inchiesta: «C’è del marcio in Danimarca, questo si sa (almeno dal 1604). Ma se la Danimarca resta l’ultima terra di speranza per una società civile democratica, raccontare il marcio che razzola in essa, raccontarlo tutto e senza le cautele (cioè autocensure) del “cui prodest?”, diventa un dovere verso la democrazia, e quasi un gesto d’amore». Lo capirà l’altra faccia, quella ideal-movimentista, dell’Italia dei Valori di Tonino? (di Iacopo Jacoboni - La Stampa)
Ora, sul "Fatto Quoridiano" del 27, c'è un'intervista di Wanda Marra a Paolo Florse d'Arcais, ripresa da [MicroMega] in edicola. L'intervista si intitola:
“Caro Tonino adesso rifonda l’Idv”
“Se non vuole sprecare la chance che l’elettorato democratico gli ha dato, Di Pietro deve fare un’operazione di totale rifondazione del partito”. L’invito arriva da Paolo Flores d’Arcais che così porta avanti il dibattito iniziato su Micromega. La rivista da lui diretta, infatti, nel numero uscito venerdì, che evidenzia una serie di “tare” dell’Italia dei valori a livello locale: commissariamenti a valanga, presenza di trasformisti (ex Dc, ex Udeur, persino ex FI), casi di illegalità. Ma Di Pietro ieri in un’intervista a La Stampa minimizzava “non bisogna fare di tutta un’erba un fascio”.
Professor Flores d’Arcais, quando ha letto l’intervista a Di Pietro, cosa ha pensato? Avrei preferito un “Grazie, c'è veramente da aprirsi alla società civile e sbaraccare tante zone opache”. E l'avrei preferito non tanto per me, ma per il futuro dell'Idv che solo così può aspirare a diventare l'architrave dell'opposizione.
Da parte vostra non è stato un atto di fuoco amico? Al contrario, si è trattato di un atto d'affetto. Oggi l’unica speranza per un’opposizione organizzata è l’Idv. Ma i cittadini democratici non tollerano più incoerenze. Per cui, se in un anno 4 milioni di elettori su 12 hanno abbandonato il Pd, ciò significa che l’elettore vuole che a ogni parola corrispondano i fatti. Il ceto dirigente medio dell’Idv non corrisponde assolutamente alle speranze che può rappresentare. Con la nostra inchiesta in realtà abbiamo voluto dare un contributo prezioso.
Nella sua conversazione con De Magistris su Micromega, lei sostiene che l’Idv è un partito uno e bino. Che vuol dire? Parlano i numeri: i voti del partito alle europee sono stati più che doppi rispetto ai voti per gli enti locali. Alle europee gli elettori hanno votato il partito anticasta, in sede locale queste caratteristiche vengono meno e resta un elettorato tradizionale, qualche volta anche clientelare.
Ma intanto Di Pietro ha dichiarato che replicherà caso per caso alla vostra inchiesta... Sono ben felice che ci sia quest'intervento. Ma voglio ribadire che è stata un’inchiesta straordinariamente accurata.
Cosa risponde a Di Pietro che sostiene che voi fate di tutta un’erba un fascio? Micromega analizza minuziosamente regione per regione, evidenziando sia casi di illegalità, che di semplice malcostume politico all'interno della legalità e di arroccamenti burocratici che sono del tutto legali ma fanno parte di una nomenclatura politica. Vorrei ricordare il detto “la moglie di Cesare non solo dev'essere onesta ma anche apparirlo”. In troppe regioni ci sono casi di opacità.
È d’accordo con Di Pietro quando dice che la Dc non era così male? Per me la Dc è sempre stata pessima.
Di Pietro sostiene che nelle sue liste per le ultime elezioni non c’è nessun caso di incandidabilità, visto che non ci sono “persone condannate con sentenze definitive”. Non le sembra un po’ riduttivo da parte di chi ha fatto della legalità la sua bandiera? Ridursi solo a questo mi sembrerebbe molto, molto minimalista. Se per essere candidati in un partito che si pone come la speranza dell’altra Italia bastasse non avere una condanna definitiva, allora ci si potrebbe limitare a estrarre a sorte i candidati. Forse Di Pietro non capisce quanto è controproducente questa situazione. L’Idv alle europee ha sfiorato il risultato a 2 cifre, ma se si muovesse rinnovando tutto il partito intorno a candidature come quella di De Magistris potrebbe arrivare al 15-20%. Il minimalismo del rinnovamento mi pare possa portare a mancare un’occasione storica. Al di là di quello che si può dire sui Belisario e i Formisano non è con politici di questo genere che l’Idv può fare il 20%.
Ha delle proposte per Di Pietro? Già per le europee Camilleri ed io avevamo proposto di fare una lista con 2 simboli, quello dell’ Idv e della società civile. Di Pietro deve fare un congresso di vera e propria rifondazione dell'Idv, in maniera da far diventare energie militanti le decine di migliaia di persone che hanno votato per l’Idv anticasta dei De Magistris, Alfano, Vattimo e che a livello locale rimarranno fuori per incompatibilità con i dirigenti locali.
Non le pare che la situazione fotografata da Micromega evidenzi anche che di fatto l’Idv fino ad oggi è stata fortemente identificata con Di Pietro e che manchi in effetti una classe dirigente adeguata? In questo senso anche il successo di De Magistris alle europee che ha preso più preferenze del leader è stato una novità... Il fatto che Di Pietro sia in grado di imporre quello che vuole a questi gruppi locali potrebbe ancora essere positivo se utilizzasse il suo potere per sbarazzarsi di una certa classe dirigente e puntasse tutto su una nuova leva che è poi quella dei nuovi elettori. A quel punto l’Idv diventerà un vero partito radicalmente nuovo. Bisogna capire se Di Pietro ha il coraggio di lanciarsi in mare aperto o ha paura di questa straordinaria chance che gli elettori democratici gli hanno dato.
Caro Paolo, grazie, senza ironia. Vedo che sei ritornato a fare giornalismo d'inchiesta, e la cosa non può che farmi piacere. Ora spero che anche altre teste d'uovo, transitate dall'impresentabile giullare di Genova a Tonino (che sembrava oggettivamente più presentabile), inizino a farsi delle domande. Io le domande me le faccio (e le faccio) da due anni. Il tempo è galantuomo. Oggi mi sento meno solo. Ora aspetto che recuperino il ben dell'intelletto persone che stimo (o stimavo). Come Pancho Pardi, come Gianni Vattimo, come Marco Travaglio. E aspetto che, oltre a farsi delle domande, TUTTI prendiamo la sana abitudine di tentare di darci persino delle risposte. Tu che li conosci, prova a chieder loro, con gentilezza, e magari usando un francesismo: "ma che cazzo ci fate, in questa compagnia"? Tafanus
Era prevedibile. Il "turbo Fleres" ha messo le ali allo scudo fiscale. È bastato l'emendamento dell'apposito "peone" di turno (ora tocca all'eroico Salvo Fleres, come due legislature fa toccò agli ineffabili Carrara e Cirielli, Cirami e Pittelli, Anedda e Nitto Palma) e l'ennesima "legge vergogna" è già un successo.
L'estensione dei benefici del rientro dei capitali dall'estero al falso in bilancio e ad altri reati di natura tributaria ha fatto letteralmente esplodere, in pochissimi giorni, le richieste di consulenza a banche e società fiduciarie. Tutti si affrettano alla grande abbuffata. A questo punto, gli obiettivi fissati dal Tesoro diventano possibili. Un flusso di ritorno pari a 100 miliardi di euro. Un gettito per l'erario pari a circa 5 miliardi di euro. Un bel gruzzolo per gli intermediari finanziari, in termini di spese e di commissioni. Un "tesoretto" insperato per imprenditori e professionisti, riciclatori ed evasori. Alla faccia degli italiani onesti, si consuma un altro colpo di spugna. "Amnistia mascherata", l'hanno definita alcuni magistrati. Si sbagliano. Qui di mascherato non c'è proprio niente.
In un Paese già poco incline al rispetto dell'etica pubblica e della morale privata, il centrodestra diffonde scientificamente la cultura dell'impunità. E se ne rende conto, tanto è vero che mentre apre le braccia a migliaia di esportatori di capitali, fa la faccia feroce con un manipolo di "vip" che non hanno saldato fino in fondo i loro conti col Fisco. Pura propaganda.
Quello che conta è il segnale politico: con lo Stato, in Italia, puoi sempre scendere a patti. Anche se non hai mai fatto il tuo dovere. Paghi l'obolo, e amici come prima. Non subirai più accertamenti. E così via, fino al prossimo condono tombale. Ma ora la domanda è un'altra. Chi beneficerà dello scudo? Berlusconi e la sua famiglia accederanno alla preziosa e generosa "copertura"? Sarebbe un altro, formidabile caso di conflitto di interessi. Come accadde già ai tempi del precedente condono varato dall'allora Cdl nella legislatura 2001-2006: il Cavaliere, alla conferenza stampa di fine anno 2002, giurò che Mediaset non avrebbe mai usato la sanatoria appena varata. Poi si scoprì l'esatto contrario: l'azienda beneficiò del condono sia nel 2003 che nel 2004. E se anche oggi si scoprisse che il premier (oltre che di qualche ben nota prestazione sessuale) è anche "utilizzatore finale" dello scudo fiscale? Purtroppo non lo scopriremo mai. Il "turbo Fleres", ovviamente, garantisce l'anonimato.
Ma perchè tutti gli autori di "lodi" salva-banditi sono siciliani? Il "Chi è" dei "lodatores"
Salvo Fleres, estensore e firmatario-testa di legno dell'ultimo, vergognoso condono tombale, (nato a Catania nel 1956, è un politico, giornalista, scrittore e poeta italiano. Senatore della Repubblica eletto in Sicilia nel PdL. È stato parlamentare regionale per quattro legislature, è stato per due volte consigliere al comune di Catania; è giornalista professionista ed autore di diversi saggi di natura politico-culturale e di sei raccolte di poesie e monologhi per il teatro. È stato direttore di emittenti radio televisive private e di numerose testate giornalistiche. In atto dirige il periodico Metropolis, la testata giornalistica Radio Vulcano ed è opinionista del Quotidiano di Sicilia. (Fonte: Wikipedia)
Melchiorre Cirami: uno, nessuno, centomila. C'era una volta "Rinu l'atturi", Rino l'attore: un ragazzo siciliano dalla battuta pronta, simpatico e sciupafemmine che negli anni Sessanta recitava al Supercinema di Agrigento nel "San Giovanni Decollato" di Nino Martoglio. Poi arrivò il tempo di Rino il magistrato. Prima in Procura, al fianco di Serafino Tumminello, un magistrato vecchio stampo abituato a far lo struscio in via Etnea a braccetto con l'ottuagenario boss Peppino Setticasi. E dopo in Pretura, dove Melchiorre "Rino" Cirami, fedele alla sua fama di uomo di mondo e barzellettiere, applicava una giurisprudenza creativa: hai portato una pistola allo stadio? Ti assolvo perché allo stadio si paga il biglietto e quindi, al contrario di processioni, marce e comizi, la partita non va considerata una pubblica riunione. Sei un assessore braccio destro del ministro Lillo Mannino e i tuoi muratori ammettono di aver edificato abusivamente un tuo albergo nella Valle dei Templi? Archivio il caso perché «i testi operai» hanno avuto solo «la sensazione di aver costruito abusivamente e le foto portate dall'accusa non sono sufficientemente nitide».
Infine ecco Rino il politico. Senatore ad Agrigento, dove Cirami viene eletto nel 1996 nelle file del Cdu; ribaltonista a Roma dove nel '98 passa col centro-sinistra (Udr) portando in dote un disegno di legge, l'articolo 513, approvato alla quasi unanimità e destinato a salvare centinaia imputati di Mani pulite prima di venir giudicato incostituzionale; poi figliuol prodigo nel Polo, che nel 2001 gli consegna il collegio di Sciacca, fino a quel momento destinato proprio a Mannino, e in cambio riceve un'idea meravigliosa: l'arma totale rappresentata dalla legge Cirami , una norma in grado di bloccare sine die, grazie al meccanismo dei continui ricorsi in Cassazione, qualsiasi processo. A partire da quelli milanesi contro Cesare Previti e Silvio Berlusconi. Sembra un remake pirandelliano la storia di Melchiorre Cirami, 59 anni, sposato, due figlie, nato a Raffadali, lo stesso paese di Totò Cuffaro detto "Vasa, Vasa" [...] (continua, e vale la pena di leggere l'originale...) [L'articolo di Peter Gomez] (Fonte: Peter Gomez)
Renato Schifani: si laurea in giurisprudenza. Nel 1979 è praticante legale nello studio del deputato Giuseppe La Loggia, e viene inserito da quest'ultimo nella società di brokeraggio assicurativo Sicula Brokers, di cui facevano parte Enrico La Loggia, figlio di Giuseppe e futuro politico di spicco di Forza Italia, ed alcuni soci che negli anni 1990 furono incriminati per associazione mafiosa o concorso esterno in associazione mafiosa; Schifani lasciò la società nel 1980, riprendendo l'attività di avvocato. Nel 1992 fondò, assieme a due soci tra, cui Antonino Garofalo, rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione, la società di recupero crediti GSM.
Negli anni 1990 Schifani si affermò come avvocato urbanista, ricevendo numerosi incarichi in amministrazioni comunali siciliane. In uno di questi fu consulente per l'urbanistica e il piano regolatore del comune di Villabate, il cui sindaco Giuseppe Navetta era il nipote di Nino Mandalà, capocosca della cittadina, ed ex socio di Schifani nella Sicula Brokers; secondo il pentito Francesco Campanella tale incarico fu concesso, tramite Enrico La Loggia, nell'ambito di un patto tra mafia e politica per la realizzazione di un megastore, progetto poi abortito a causa delle indagini.
Porta il suo nome il «Lodo Schifani» una legge approvata il 20 giugno 2003, che sospendeva i processi in corso contro le «cinque più alte cariche dello Stato» oggetto di numerose polemiche perché sospendeva di fatto il processo SME per il presidente del Consiglio Berlusconi fintanto che questi fosse rimasto in carica. In seguito la legge fu dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale il 13 gennaio 2004. (Fonte: Wikipedia)
...c'è chi è "abbronzato" nature, e c'è chi ha la faccia color merda per "eccesso di fard"...
"Vi porto i saluti di un signore, di un signore abbronzato. Barack Obama. Non ci crederete ma è vero". Così Silvio Berlusconi, reduce dai vertici internazionali, chiude la festa nazionale del Popolo della Libertà di Milano. La ripetizione di una battuta che a suo tempo già destò molte polemiche, non sembra però sufficiente al presidente del consiglio italiano che così rincara: "E vi posso dire che hanno preso il sole in due, perché anche la moglie è abbronzata".
Da mesi, sembra che tre siano diventati i problemi italiani per il "Geniale" della famigghia Berlusconi: i giornali "comunisti" (Repubblica, l'Espresso, l'Unità, e fra poco Il Fatto); le trasmissioni TV che non si adeguano (Il TgTre, Report, Annozero, Chetempochefa, Ballarò); infine, il problema dei problemi: don Paolo Farinella, questo prete rompicoglioni che non si adegua a fare il prete, e a distribuire ostie, avemarie e paternoster, ma pretenderebbe di dire la sua anche su temi quali la guerra, la pace, l'etica dei potenti e degli impotenti.
La cronologia dell'assalto finale è impressionante. Giovedì 24 il "Geniale", edizione Liguria, pubblica un delirante articolo/non articolo su Paolo Farinella. Questo [il link].
Su questo delirante articolo - e sulla sua stranezza - il Tafanus ha pubblicato, il giorno 25, un ampio resoconto in un [suo post], nel quale si da anche conto della esilarante figura di colui che firma una (o due, o tre) lettere al "Geniale", che compongono l'articolo di cui sopra. Si raccomanda un "ripasso" su questo Signore, Presidente dell'Associazione "Giovine Italia" (sic!) Chi non lo ha ancora fatto, DEVE leggere il post del Tafanus, e i commenti del Presidente.
Sempre il giorno 25, Forza Nuova (altra organizzazione democratica e tollerante), scende in campo per annunciare il programma di una grande manifestazione di popolo per oggi, domenica. L'annuncio è sintetizzato [dal Secolo XIX]:
"...uno striscione ed un volantinaggio davanti alla parrocchia di don Paolo Farinella, domenica mattina(oggi 27 settembre - NdR), in piazza San Giorgio a Genova, per protestare contro le «allucinanti dichiarazioni sulla morte dei sei paracadutisti della Folgore a Kabul rilasciate sulla rivista Micromega» è stato annunciato dal coordinamento ligure di Forza Nuova. Le affermazioni del parroco pubblicate dal periodico di Flores D’Arcais a cui Forza Nuova fa riferimento sono: «I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana, per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione».
«Sarà una decisa, ma sempre civile azione di contestazione nei confronti di questo pretuncolo arrogante e senza onore che con le sue parole ha ucciso di nuovo i nostri paracadutisti. A noi non importa se critica il governo, o se afferma che in Italia non c’è libertà di stampa, quello che ci muove è l’offesa ai morti».
Forza Nuova annuncia anche di voler aprire, all’inizio della prossima settimana. un conto corrente «per regalare» al religioso «un viaggio di sola andata per Kabul, dove potrà abbracciare i valorosi terroristi talebani che con metodi partigiani uccidono i nostri soldati. Abbiamo già ricevuto numerose inaspettate telefonate di persone indignate, che volevano aderire alla nostra iniziativa». (...attendiamo con impazienza di conoscere, da Forza Nuova, la lista e l'ammontare delle donazioni. NdR...)
Insomma, un bel gruppetto di democratici: Berlusconi, i suoi scherani del Geniale guidati dal condottiero Littorio Feltri, l'alleato di Berlusconi Roberto Fiore e la sua "Forza Nuova", l'amico di Fiore, tale Silighini, Presidente della "Giovine Italia", ed inventore dell'evento culturale "Miss Azzurra: La più bella di Forza Italia"LA FIGA PRIMA DI TUTTO.
Il livello di tolleranza degli uomini del NeroFiore nei confronti di chi non la pensa come loro è ben descritto da parole come queste: "...Sarà una decisa, ma sempre civile azione di contestazione nei confronti di questo pretuncolo arrogante e senza onore..."
Comunque oggi la "manifestazione", arricchita dalle presenze di alcune teste rapate, si è svolta regolarmente. Non in Piazza San Giorgio, come annunciato, ma in Piazza Matteotti (forse lle dimensioni di Piazza San Giorgio non erano state ritenute adeguate a contenere le ...15 pwersone di cui parla il Secolo XIX, o le NOVE che abbiamo contato noi...)Dalla foto pubblicata sul Secolo XIX, abbiamo contato infatti una folla di non meno di 9 (nove) persone. Se ce n'erano altre, erano ben nascoste.
"...Forza Nuova ha promosso la manifestazione odierna annunciando anche una colletta per invitare don Farinella a fare un viaggio, senza ritorno, a Kabul". Don Farinella non ha taciuto. Prima della messa domenicale ha ribadito le sue convinzioni allargando il fronte delle critiche.
Al Papa, perché con il nuovo episcopato «conta più la gerarchia vaticana e l’apparato della “Chiesa”». Al presidente Cei e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco: «nelle sue omelie e interventi parla più del Papa che di Dio». All’ex Arcivescovo genovese Tarcisio Bganasco oggi segretario di stato vaticano: «non mi faccio comandare da uno che nel suo paese si è costruito una casa che supera il piano regolatore». E a Berlusconi con una sottile ironia sul suo incontro «non casuale», ma certamente combinato «con il Papa»: «...l’incontro di ieri tra il Papa e Berlusconi all’aeroporto di Ciampino è stato studiato apposta dagli uffici stampa di Chiesa e Governo, per quel 70% di italiani che si forma davanti alla Tv. Dedicherò la messa di oggi anche alla morte dell’informazione italiana». Don Farinella ha aggiunto di non apprezzare «il coinvolgimento dello Ior nei più grandi malaffari del capitalismo» e di accettare comunque qualsiasi decisione dell’ arcivescovo Bagnasco su un suo spostamento di parrocchia: «se il vescovo mi trasferirà - ha detto don Farinella - accetterò qualsiasi decisione. Se vengo capito bene, se no non so cosa farci».
Don Farinella ha parlato a lungo e, come sempre, senza mezzi termini, con una chiarezza sui concetti che condivisibili o meno, non sono certamente criptici. Sulla vicenda afghana ha anche detto che «dedicherà la messa odierna a tutti i morti innocenti in Afghanistan e domani leggerete sui giornali che ho inneggiato a Bin Laden. L’ordinario militare, nell’omelia per i funerali dei sei parà italiani, non ha speso una parola per i novanta morti civili in quell’attentato». Questo è stato l’incipit della sua celebrazione religiosa.
Il sacerdote non si è nascosto, come spesso molti fanno di fronte alle difficoltà, al fraintendimento di cosa scritto o da altri riportato: «Confermo ciò che ho scritto su Micromega - ha detto don Farinella -: i morti italiani e afghani sono tutti uguali. L’uniformità retorica presente in Italia non mi appartiene. Il concetto di Patria che ha questo Governo non mi appartiene. La mia patria è il mondo intero».
E la manifestazione? A Radio19 don Paolo ha detto: «Siamo in democrazia, tutti hanno diritto di manifestare e di dire cosa pensano. Per questi ragazzi (Forza Nuova) dico solo che mi spiace per loro, rimasti fermi a 150 anni fa. Ma non mi adeguo alle celebrazioni di eroismo e alle strumentalizzazioni del Governo italiano. È un Governo scemo. I sei sventurati parà italiani sapevano di rischiare di morire, per questo erano pagati di più».
Ecco la lettera con la quale ieri don Paolo mi preannunciava questo grande evento
"...un mio amico mi comunica che il Secolo XIX di Genova riporta la notizia che domenica prossima, 27 settembre 2009 alle ore 10,00, cioè durante la celebrazione della Messa in San Torpete, un gruppo di fascisti, Giovane Italia e altri verranno a fare una manifestazione di protesta sulla piazza contro le mie affermazioni pubblicate in rete [...] dal titolo: “Un bambino, un berretto militare, un simbolo”, preceduto dall’articolo “La strage di Kabul e la strage della libertà di stampa” [...] e anche seguito dall’ultimo in ordine di tempo, dal titolo “Retroscena di un funerale e «relativismo» della Cei”, pubblicato in rete in diversi siti e blog..
E’ evidente che non solo confermo quanto scritto, ma rincaro la dose nei confronti di una gerarchia ecclesiastica che permette il triplice grido “Folgore” durante la celebrazione eucaristica da parte di esagitati militari che sprizzano violenza da ogni poro. Durante la Messa, mi dicono, che un prete abbia allontanato il cristiano che al microfono ha gridato “Pace subito” e lo abbia consegnato al 118 perché se ne prendesse cura. Mescolando insieme tutto questo ne viene fuori un prodotto che si chiama “fascismo” o per essere più precisi “clerico-fascismo”. E’ proprio vero che la gerarchia dalla storia non impara nulla.
Ai manifestanti davanti alla chiesa di San Torpete, dico che, se sono autorizzati, hanno il diritto di manifestare le loro assurde idee che io ripudio, come ripudio il loro governo e il loro capo, come ripudiai i loro antenati che sono la vergogna dell’Italia.
A coloro che partecipano alla Eucaristia chiedo fermamente di non rispondere ad alcuna provocazione. Qualsiasi risposta equivarrebbe a mettersi al loro livello. Noi siamo moralmente responsabili e democraticamente ineccepibili. Siano liberi di gettare fango come sono abituati a fare, ma non troveranno in noi alimento e legna per la loro cultura di morte ammantata da patriottarda vernice.
# NESSUNO E’ AUTORIZZATO A DIFENDERMI, perché la mia difesa è la coerenza nella verità.
# NESSUNO DEVE DIRE UNA PAROLA in più di quanto non preveda la liturgia.
# IO RITENGO UN ONORE ESSERE CONTESTATO a causa delle cose che dico in nome della mia coscienza e del Vangelo in cui credo.
Se rispondessi vanificherei la mia dignità. Se costoro vogliono partecipare alla Messa, noi li accoglieremo, e daremo anche il segno di pace: comunque, la Messa di certo non farà loro del male. A tutti un abbraccio affettuoso, forte e tranquillo
...narrano le gazzette che Michelle abbia baciato tutti i G19, e che si sia fatta mancare solo il G-UNO, il Migliore, al quale ha dato la mano, ma da lontano, usando tutta l'estenzsone del lungo braccio. La faccia guardinga di Obama è tutto un programma...
Ho trovato molto bella l'idea dell'amica Orsola Sinisi di organizzare questo incontro informale di amici di Beppe alla "Scighera", e quindi volentieri do una mano ad Orsola per promuovere questo evento, che spero raccolga l'adesione di molti amici che gravitano nell'area del milanese. Questo il testo del post sul[sito de "La Scighera]:
Martedì, 29 Settembre, 2009 - 21:30 - 23:30
Proiezione de L'ultima crociata (59'), documentario di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio. Un film-inchiesta dedicato alla memoria ritrovata dai giovani spagnoli sull'essenza del franchismo.
"Sto girando l'Italia per presentare "Governare con la paura", e
incomincio a vedere molta disperazione fra chi sta perdendo il posto di
lavoro a causa della crisi. Credetemi non c'è da essere per niente
ottimisti, ci sono intere zone dove l'occupazione verrà rasa al suolo" - 05 luglio, ore 18.47
Questo è l ultimo post di Beppe Cremagnani sulla sua bacheca di facebook.
Beppe è morto poco dopo. Infarto.
Giornalista, autore televisivo, autore necessario di documentari di inchiesta, Beppe ha scritto pagine su L'Unità, La Repubblica, è stato autore di Milano Italia, Inviato speciale, La nostra storia, L'elmo di Scipio, è stato consulente di Che tempo che fa; dall'esperienza di Diario con Enrico Deaglio sono nati documentari come Quando c'era Silvio, Uccidete la democrazia, Gli imbroglioni, e ultimo Governare con la paura.
Governare con la paura è riuscito a raccontare il G8 di Genova
con lucida critica. Beppe è venuto a presentarlo alla Scighera: pochi
mesi fa ha inchiodato il pubblico prima con il film, poi col suo
parlare, semplice e coraggioso. Non siamo riusciti a offrirgli da bere
altro che acqua gasata, e ha insistito per lasciare una sottoscrizione
e regalarci una copia del dvd. Ha parlato a lungo, generosamente,
lasciato il microfono ha continuato ancora, e poi fuori in strada, dopo
l'orario di chiusura.In tanti siamo rimasti lì a parlare con lui.
Questo è fare politica.
Dell'umanità di Beppe a chi l'ha conosciuto non servono spiegazioni,
agli altri proveremo a raccontarlo dopo la proiezione con Ada
Cremagnani, Enrico Deaglio e tutti gli amici di Beppe che saranno con
noi. Orsola Sinisi
"...Il successo è l'abilità di passare da un fallimento all'altro senza perdere l'entusiasmo e lo scatto..." Winston Churchill
[Il sito ufficiale] dei promotori di questa impagabile minchiata è qualcosa al tempo stesso di esilarante e di istruttivo. Accompagnato dall'audio di un pomposissimo Inno di Mameli, in prima pagina porta l'elenco dei promotori. Si comincia dalla home-page, dove ci sono le "motivazioni":
"...crediamo che, anche, l'Italia meriti di ricevere tale riconoscimento, e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi, per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale..."
Di più non si dice. Forse si allude alle politiche di respingimento dei migranti nei lager di Gheddafi; oppure del fiancheggiamento del bandito georgedabliu in Iraq ed Afghanistan... chi può dirlo?...
Poi si passa alla pagina "Chi siamo", che presenta i notissimi promotori di questa iniziativa-minchiata:
Del Presidente. Avv. Emanuele Verghini, e del Vice Presidente (Avv. Alessandro Carnevali), cercando su Google si scopre solo che esistono davvero, e che sono fra i promotori di questo comitato-farsa. Altro non trovo.
Gli altri tre, invece, sono delle eminenti figure politiche. Il Dott. Giammarco Battaglia è, nientemeno, non solo Portavoce del Comitato, ma anche Presidente di una cosa che si chiama "Rifondazione Democristiana". Proprio così. Nostalgia di Piccoli, Rumor, Bisaglia, Ciancimino? Poi c'è l'Avv. Valerio Cianciulli, VENTESIMO dei non eletti nella lista Alemanno, con ben 738 voti, e il Dott. Cav. Edoardo Babusci, non eletto nella lista di Antonio Tajani, con ben 138 preferenze.
Può darsi che con questa iniziativa per "Berlusconi Nobel" non raggiungano l'obiettivo primario, ma magari la prossima volta si guadagneranno una posizione in lista più adeguata al loro fervore adulatorio... Si sa... Silvio è sensibile alle leccate... Non si vergogna neanche dell'esistenza di circoli che si chiamano [Menomale che Silvio c'è.it], che invece di sconfessare per pudore, certamente cita ed onora, e forse sottobanco finanzia... Tutto fa brodo...
Poi si arriva alla lista degli entusiastici aderenti all'iniziativa. Tralasciamo gli speranzosi consiglieri comunali di roccacannuccia o della quinta circoscrizione di zona, e restiamo ai "rappresentanti delle istituzioni", e cioè ai parlamentari italiani:
On.le Emerenzio Barbieri - Deputato del PDL On.le Sabrina De Camillis - Deputata del PDL On.le Giampiero Catone - Deputato del PDL Sen. Giuseppe Ciarrapico - Senatore del PDL On.le Nunzia De Girolamo - Deputato del PDL Sen. Ulisse Di Giacomo - Senatore del PDL On.le Pietro Franzoso - Deputato del PDL On. le Monica Faenzi - Deputata del PDL On.le Foti Tommaso - Deputato del PDL On.le Arturo Iannaccone - Deputato del MPA Sen. Domenico Nania - Senatore del PDL On.le Alessandro Pagano - Deputato del PDL On.le Paola Pelino - Deputata del PDL On.le Enzo Raisi - Deputato del PDL On.le Laura Ravetto - Deputata del PDL Sen. Luigi Ramponi - Senatore del PDL On.le Elvira Savino - Deputata del PDL On.le Michele Scandroglio - Deputato del PDL
Bene, siamo a 18 parlamentari. Tranne uno sfigato della "Lega Nord del Sud", gli altri 17 sono TUTTI del partito di proprietà del candidato Nobel... Le percentuali di adesioni, persino all'interno del partito proprietario, non sono propriamente esaltanti. Su 270 deputati del PDL, ben 15 - pari al 5,6% - hanno detto "SI". Quindi il 94,4% ha detto "NO".
Al Senato è andata, se possibile, ancora peggio. Su 145 senatori del PDL, hanno detto "SI" (come l'uomo Del Monte) in 4 (quattro), pari al 2,8%. Ha risposto "picche il 97,2%. Un successo "epocale".
Ma vediamo chi sono questi giganti della politica. Premessa: non citiamo coloro sui quali le uniche notizie sono quelle fornite da loro stessi.
Emerenzio Barbieri: ex UDC, è noto per aver fatto una interrogazione parlamentare, lamentandosi che alla Camera dei deputati manchi un parrucchiere gratuito per le parlamentari.
Sabrina De Camillis, culo e camicia con Ciarrapico.
Nunzia De Girolamo: beneventana, sezione "bellocce" di 35 anni, membra dell'associazione [Rialzati Italia](una sorta di Viagra Ideologico) ha toccato il suo momento di gloria il 22 c.m., quando è intervenuta in Parlamento, in difesa delle "imprese cunicole". Non scherzo: "Imprese cunicole, la De Girolamo chiede l’intervento del Governo: “Da oltre due anni il settore dell’allevamento nazionale del coniglio da carne è in crisi e si sta verificando un drastico ridimensionamento delle imprese cunicole, nonostante i consumi nazionali siano in costante, seppur graduale crescita [...] Costante, seppur graduale??? Ma questa dove cazzo ha studiato l'italiano...
Ulisse di Giacomo: milieu molisano. Chi è interessato ad approfondire sulla statura del personaggio, legga [questo articolo].
Pietro Franzoso: Ex assessore ai Trasporti della Regione Puglia, è stato arrestato nel dicembre del 2004 per voto di scambio. Secondo l’accusa, per ottenere voti avrebbe promesso l’assunzione, presso un’azienda a lui riconducibile, di uno dei boss della famiglia mafiosa Soloperto.
Michele Scandroglio, primo firmatario di una legge pro-palazzinari in Liguria [Leggi l'articolo]
Faenzi Monica: dal suo sito apprendiamo che oltre che belloccia (tanto per cambiare) ed ex sindaca di Castiglione della Pescaia, durante questa legislatura ha sollevato il grazioso sederino dalla panca, nel luglio 2008, per presentare una proposta che recava "disposizioni urgenti per la competitività del paese". Azzz... nientedimeno...
Tommaso Foti: "...Inizia giovanissimo l'attività politica iscrivendosi al Fronte della Gioventù, in cui successivamente ha ricoperto l'incarico di segretario provinciale, di componente della Direzione Nazionale, e nel 1983 di componente dell'Esecutivo Nazionale..." Insomma, l'ennesimo demo-fascista...
Arturo Iannaccone: "...Iscrittosi a 18 anni alla Democrazia Cristiana, ha ricoperto la carica di Delegato Provinciale del Movimento Giovanile, di Vice Segretario ed infine di Segretario Provinciale della DC irpina. All'atto dello scioglimento della Democrazia Cristiana, aderisce al Centro Cristiano Democratico, candidandosi alla Camera dei Deputati nel collegio n°12 in coalizione con Forza Italia, Unione di Centro e Polo Liberal Democratico sfiorando l'elezione..." Beh, ha sfiorato. La prossima volta, magari, andrà meglio, anche se il traghettamento nella Lega Nord del Sud di Lombardo potrebbe rallentarne la folgorante carriera politica...
Domenico Nania: Dirigente del FUAN - Destra universitaria, nel 1987 viene eletto deputato per il Movimento Sociale Italiano [...] A 18 anni è stato arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni volontarie personali nel 1969, per scontri fisici tra studenti di destra e di sinistra.
Paola Pelino: la caramellaia di Sulmona, che non vende i suoi preziosi confetti ai comunisti...
Enzo Raisi: "...Dirigente nazionale del Fronte della Gioventù alla fine degli anni '80, diviene componente del Comitato centrale del MSI prima, e dell'Assemblea nazionale di An poi" ...Insomma, l'ennesimo "lavato a Fiuggi"...
Laura Ravetto, o la "Generation Maleducation Blackberry". Basta il filmato
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Elvira Savino: Dopo essersi diplomata nel liceo scientifico di Conversano (BA) si è iscritta alla facoltà di economia e commercio dell'Università di Bari dove si è laureata nel 2003. Precoce, la ragazza... ma con le idee poco chiare: poco più che diciottenne, partecipa alle comunali di Conversano nelle file di Rifondazione Comunista. Voti di preferenza: zero (un record! non si è data neanche il suo voto!). Poi la "svolta democratica" verso i luoghi delle poltrone. Prima l'UDC (Ufficio Stampa e Comunicazione), poi Forza Italia, e la posizione di "consulente" a Rai New Media". Su cosa consulentasse, non sappiamo. Poliedrica, la ragazza... da rifondazione ai post DC, dalla partita doppia alla comunicazione... Una cosa è certa: anche lei, ad occhio, è una "quinta", come piacciono al futuro Nobel.
...e veniamo alla "crème"...
Luigi Ramponi: ex sottocapo di Stato Maggiore, nel 2001 è eletto sotto le bandiere (nere?) di Alleanza Nazionale".
Giampiero Catone: Proprietario del marchio DC, uomo di Rocco Buttiglione, un curriculum giudiziario lungo come la Treccani... Chi è Giampiero Catone, uno dei più autorevoli sostenitori di "Berlusconi Nobel"? estraiamo alcune annotazioni da "Onorevoli Wanted", di Peter Gomez e Marco Travaglio:
I partiti li ha girati quasi tutti: Dc, Forza Italia, UDC, CCD, Pdl... Giampiero Catone, napoletano, 50 anni, è l'uomo che ha nelle sue mani un pezzo della storia della Repubblica: dopo varie peripezie legali, ha ottenuto la proprietà del glorioso scudo crociato, simbolo della Democrazia Cristiana. Dopo la morte della Dc si mette all'ombra di Rocco Buttiglione. Lo segue nell'Udc e diventa il suo uomo forte in Abruzzo. Quando poi Buttiglione diventa ministro, Catone è suo capo di gabinetto. [...] Alle europee del 2004 è riuscito a raccogliere oltre 48 mila voti, quasi 3 mila in più del suo capolista e leader Rocco Buttiglione [
...] Quando Buttiglione fu proposto dal governo Berlusconi come commissario europeo alla Giustizia, il curriculum giudiziario del suo braccio destro, il professor Catone (diffuso a Strasburgo da una giornalista italiana, Paola Severini) fu una delle cause della bocciatura del ministro italiano amico dei teo-con. Forte del suo simbolo, Catone è poi passato alla Dc di Gian Franco Rotondi, alleato con il Nuovo Psi di Gianni De Michelis, anche se, per avere la certezza dell'elezione, è inserito nelle liste di Forza Italia in Lombardia. Un seggio, a Roma o a Strasburgo, alla fine lo avrà. Lo vuole per naturale aspirazione politica, ma anche perché gli garantisce l'immunità parlamentare. Utile, specie per chi, come Catone, ha qualche guaio con la giustizia.
Il 9 maggio 2001, a pochi giorni dalle elezioni politiche, Catone (allora candidato con il Ccd) finisce in carcere insieme al fratello e ad altre dodici persone. L'ipotesi di reato della Procura di Roma è associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata: due bancarotte da 25 miliardi di lire l'una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto dal Ministero dell'Industria ottenuti con carte e perizie false, che consentivano alle società amministrate da Catone d'incassare più volte lo stesso contributo per un "polo tessile aquilano" mai esistito. Uno degli episodi contestati riguarda il tentativo messo in atto dal gruppo Catone di acquisire una società (la Iris Moda) nonostante il rifiuto del titolare. Presto fatto: secondo i giudici, il gruppo avrebbe creato un falso amministratore nella documentazione presentata per ottenere il finanziamento. Il Ministero dell'Industria, alla fine, scuce 2 miliardi in contanti all'insaputa della società (quella vera).
Catone è anche coinvolto nel fallimento dell'Abatec, azienda di Chieti di cui Catone era amministratore. Avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma viene dichiarata fallita dopo un aumento di capitale deliberato prima ancora che fossero sottoscritte le quote sociali. Per non parlare del contorno di spericolate operazioni finanziarie grazie alle scatole cinesi di una manciata di società off shore. Per queste vicende Giampiero Catone ha già collezionato un paio di rinvii a giudizio. In quello per Abatec, il giudice definisce il gruppo all'opera «associazione a delinquere Catone».
Eppure le disavventure non sembrano avergli precluso la carriera. Anzi, Rocco Bottiglione lo promuove prima responsabile della segreteria politica, quindi capo segreteria del ministero delle Politiche Comunitarie; poi, nel novembre 2002, viene eletto (in Abruzzo) primo segretario regionale della neonata Udc. Sempre nel 2002, un decreto del governo Berlusconi a firma Gianni Letta istituisce una "Struttura di Missione" tutta per lui, con l'incarico di studiare il contenzioso tra governo italiano e Unione europea. Durante il semestre di presidenza italiana Ue, Catone coordina l'azione dell'esecutivo. Ma l'incarico che sembra calzargli a pennello, vista l'esperienza maturata in patria, è quello di presidente del Progetto comunitario "Pon/Atas" «per il corretto utilizzo dei fondi strutturali destinati alle Regioni», struttura decisiva per ottenere finanziamenti dall'Unione Europea.
Come mai la giornalista romana Paola Severini (ex moglie del ministro del primo governo Berlusconi Antonio Guidi) aveva inviato a tutti gli eurodeputati un dossier pubblico sulle imprese di Catone? Perché lo aveva conosciuto molto da vicino. Severini aveva infatti fondato nel 1996 "Angeli", rivista di cultura sociale, che era poi cresciuta come cooperativa sociale in cui lavoravano soprattutto disabili e che progettava di diventare quotidiano: "Quotidiano sociale", un prodotto di servizio per le famiglie con figli disabili. Nel 2001 era entrato nella cooperativa Ugo Rossolillo, segnalato dall'ufficio editoria della Presidenza del Consiglio. Suo compito avrebbe dovuto essere quello di curare le pratiche di finanziamento pubblico. Peccato che Rossolillo non fosse affatto un commercialista, non fosse neppure laureato, né un consulente del lavoro: in compenso era un dipendente di Giampiero Catone.
Alla ricerca di finanziamenti per lanciare il "Quotidiano Sociale", Paola Severini riceve la telefonata di un amico, Rocco Buttiglione: «So che stai cercando finanziamenti. Ho un amico che produce pannolini e a cui farebbero comodo spazi pubblicitari su una pubblicazione come la tua e sarebbe interessato a investire». Chi è l'amico di Buttiglione? Giampiero Catone, of course. E la ditta di pannolini? L'Abatec, una di quelle bancarotte per cui il capogabinetto del ministro era finito in galera un paio d'anni prima. Ma questo Buttiglione non lo dice. Dice invece che Catone «è un buon cattolico» e che può portare contributi pubblici, a patto che la fondatrice di "Angeli" si accontenti della direzione editoriale e della minoranza nella cooperativa. Severini accetta e in un paio di mesi, nel 2004, è cacciata dalla sua cooperativa. Grazie agli uffici del finto commercialista Rossolillo spuntano falsi libri sociali e verbali contraffatti.
Da allora il "Quotidiano sociale" è nelle mani di Giampiero Catone, che, licenziata la fondatrice, non assume nemmeno i disabili ma riempie la redazione di amici, facendo un travaso di dipendenti dalla "Discussione" (Franco Insardà, Emilio Gioventù, Ivan Mazzoletti). Il "Quotidiano sociale" non ha mai visto la luce, ma un risultato Catone lo ha comunque portato a casa: ha ugualmente incassato i contributi pubblici. La sua specialità.
Giuseppe Ciarrapico: io con Silvio, ma resto sempre fascista (Antonello Caporale, Repubblica)
ROMA - Settantaquattro anni di fascismo molto ben portati. Giuseppe Ciarrapico imprenditore multicanale ("ho amici a destra e a sinistra") impugnerà la fiaccola nel Senato della Repubblica. Così ha deciso Silvio Berlusconi. Sette giorni fa la comunicazione, oggi l'annuncio ufficiale.
"Fare il senatore di Roma a chi per una vita ha studiato e onorato la bandiera della Civiltà romana ha il senso del coronamento finale, del passo che conclude un cammino lungo".
La Civiltà romana saluta Benedetto XVI. "Un grande striscione in piazza San Pietro. C'ero anch'io, nel giorno in cui molti politici accorsero. Alcuni s'inginocchiavano, noi ci inchiniamo davanti al Pontefice".
Viva il Duce! "Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici".
Chissà Gianfranco Fini come sarà contento. "Di Fini non conservo alcun interesse politico. La sua alleanzuccia non mi è mai piaciuta. Mi sono tenuto lontano e ho fatto bene. Ho visto che ha accettato di unirsi a Silvio Berlusconi".
Lei parla col Capo, non con i sottoposti. "Con Berlusconi l'amicizia è di antica data. E il suo ingegno è davvero raro. Sabato al Palalido di Milano ho conosciuto la potenza di questo movimento".
Ha conosciuto anche Bondi? Secondo il decalogo da lui diramato coloro che hanno un aggravio giudiziario dovrebbero essere esentati dalla corsa. "Ho tutti i diritti civili e politici integri. Bondi badi alle vicende altrui e non inganni il tempo con riflessioni sul sottoscritto".
Un Ciarrapico si sarebbe visto meglio in compagnia di Storace. "E' un caro amico. Al momento della fondazione del suo movimento io accompagnai Berlusconi. E la platea mi tributò un applauso inaspettato e gradito".
Con i lineamenti fascinosi della Santanché la Destra trova anche il senso di una relazione intima con l'Italia del Duemila. "La conosco bene. Ma ho detto a Starace...".
Storace, con la o. "Sto lavorando a una biografia di Starace. Scusi la confusione".
In effetti le sue idee le ha tenute vive seguendo fedelmente Andreotti. "Con il peso di tutto quello che sono".
A proposito di peso: perché appesantisce le pareti delle redazioni dei suoi giornali con le foto del Duce? "Bellissimo".
Ad Isernia le colleghe sono costrette al lavoro sotto quell'occhio così vigile. "Ovunque c'è".
Potrebbe alleggerire pur dentro il solco del nuovo corso. Un ritratto dei Village People, per esempio? "L'ultima volta che sono stato a Predappio era, mi pare, ottobre. Sedicimila persone".
Tante. "E quando prendo la mia barchetta in estate e vado a Gallipoli faccio sempre un salto al cimitero dov'è sepolto Storace".
Starace. "Grande uomo".
Berlusconi vincerà. "Intelligenza raffinatissima".
Ecco, questi sono gli sponsors di Silvio Berlusconi, Premio Nobel per la Pace. Io spero che costui trovi finalmente, anzichè il Nobel per la Pace, la definitiva pace dei sensi. Per il suo bene, e per il nostro. Tafanus
La t-shirt
___________________________________________________________________________________ L'inno "La Pace può"
...un uomo per tutte le stagioni (e per tutti i minchioni)... ____________________________________________________________________________________
...è tornato in anticipo dagli USA, per poter essere lui ad incontrare Natzinger, in partenza per Praga, all'aeroporto... Finalmente ha avuto l'agognato incontro col Papa, che pietisce invano da mesi, come lavacro al puttanesimo... Le agenzie ci informano che "l'incontro col Papa" è durato meno di tre minuti, e che il Papa si è premurato di dichiarare che "non c'è stato nessun colloquio personale"...
...ah nanè... ta putive sparagnè, sta figura 'e mmerda... ____________________________________________________________________________________
Lo "sgub" del TG: "Ai mondiali di ciclismo, la prova femminile di ciclismo du strada è stata vinta da una donna, Tatiana Guderzo". Meno male...
Ricevo da don Paolo Farinella: Il “Giornale” di Berlusconi chiede la mia testa, ma non avrà nemmeno le frattaglie
Cari Amici e Amiche,
come scrissi, alcuni giorni fa su Facebook, devo correre ai ripari e sopravvivere. Per fare questo devo staccare da internet o quanto meno darmi delle regole ferree. Attualmente ricevo centinaia di richieste al giorno: di discutere su svariati argomenti, chi chiede un parere, chi invita a visitare blog, chi chiede piccoli o grandi interventi da pubblicare su argomenti molto diversificati, quando addirittura non si tratta di intavolare una discussione, ecc. ecc.
Poiché sono educato rispondo a tutti (qualcuno nella massa mi può scappare), ma ora se mantenessi questo ritmo non farei altro che rispondere, rispondere, rispondere. A volte trascorro una intera giornata a rispondere. Io sono solo e ho solo due mani. Il mio lavoro principale sono i colloqui di aiuto, poi viene la preparazione alla liturgia, poi il lavoro di ufficio, poi le mie ricerche, gli articoli già impegnati, poi i libri. Il mio editore chiede che consegni un libro già quasi pronto, ma non riesco a trovare il tempo di rileggerlo. Anche tutto il resto ne risente per cui mi sento un recluso che rischia di morire di pc. Non posso permetterlo.
Ecco quindi le regole che mi do da solo, e spero che nessuno si offenda.
-1) Per alcuni mesi, prenderò atto delle e-mail che arrivano, ma non risponderò, né accetterò inviti di collaborazione perché rischio di diventare ripetitivo e superficiale. Quello che si scrive deve essere pensato. Risponderò solo alle e-mail strettamente personali.
-2) Questo assedio buono, affettivo e di condivisione rischia di banalizzarmi. Non sono un tuttologo.
-3) Scriverò meno e pubblicherò se ritengo giusto farlo.
-4) Mi dedicherò ai miei lavori di ricerca e di tanto in tanto mi affaccerò alla finestra degli internauti.
-5) Continuerò a spedire la liturgia il mercoledì (pomeriggio, forse).
-6) Su Facebook ho raggiunto un livello di amici di quasi 800 persone. Accetterò solo richieste di amicizia dirette, non accetterò inviti di amici e gruppi d’interesse.
-7) Le cose che pubblico io non sono date per suscitare un dibattito accademico, ma sono mie riflessioni che condivido: chi le condivide le tiene, chi non le condivide le cestini.
-8) Voglio mantenere il rapporto con la mia coscienza libero e attento. Devo scrivere quando il cuore preme, non secondo le urgenze della rete o le attese di altri.
-9) Questa mia scelta è un bisogno spirituale, non è dettata da convenienze o timori o interventi esterni. Sarò sempre trasparente e vi informerò senza giri di parole di tutto ciò che può accadere.
-10) Un mio amico mi comunica queste tre lettere pubblicate da «Il Giornale» del padrone. Ogni giorno il «Giornale», Cronaca di Genova, mi onora di citazioni dirette anche con titoli a nove colonne. Se fossi Ruini, risponderei: «Noi non indietreggeremo. Noi non fuggiremo». Siccome sono solo Paolo, rispondo: «Non leggo giornali pornografici» per cui non mi azzardo a perdere tempo. Ciò che distingue la dignità dalla vigliaccheria è la consapevolezza dell’intenzione. Questa gente, assoldata apposta, sceglie di gettare fango sugli altri per pulire la propria sporcizia.
Ecco di seguito le perle del «Giornale» che si possono reperire [al sito] che mi segnalano - ma che io non ho consultato - dal titolo fascista:
«Come i sacerdoti nel Tempio Farinella va cacciato»
(...ma non erano i MERCANTI che dovevano essere cacciati dal tempio? questa, più che una "perla", è un'autentica minchiata, figlia della "qultura" della destra... Tafanus)
L’oltraggio del parroco genovese ai militari morti in Afghanistan unisce atei e credenti. di Redazione
Egregio direttore, sono credente. Credente in un Dio giusto e misericordioso. Credente in Cristo: in quel Cristo che usò tutto il suo potere soprannaturale, tutte le sue «armi» per cacciare i Sommi Sacerdoti dal Tempio che avevano trasformato quel luogo sacro in un mercato e luogo di mistificazione e bestemmia.
Ma scopro con amarezza e stupore che di quei Sacerdoti vi è ancora un superstite... o meglio, un seguace: tale don (?) Farinella che, visto il suo farneticante «i soldati morti sapevano...» dovrebbe invece lui sapere che con la tonaca che indossa dovrebbe essere apostolo di Cristo in terra, che dovrebbe sapere che i morti vanno rispettati e onorati, che dovrebbe sapere che le sue dichiarazioni suonano nella città di Genova come una bestemmia.
Ma don (?) Farinella, se prete si considera, dovrebbe anche sapere che tutti ci dobbiamo preparare alla seconda venuta di quel Cristo del Tempio ed in quel momento, poiché Sion sarà la terra dei giusti, lui se ne dovrà fuggire, lontano, braccato dall'onta delle sue bestemmie di oggi... proprio come i Sacerdoti del Tempio. Attilio Sanna
Egregio direttore, di gente stupida che «gioisce» ogni qualvolta muore un militare italiano all'estero, purtroppo ce n'è tanta, ma mai mi sarei aspettato di ascoltarle da chi invece avrebbe dovuto portare parole di conforto e di umanità nei confronti di chi ha dato la vita per uno scopo di pace. Questo «elemento» (perché non si può definire in altro modo) che ha la faccia tosta di portare l'abito talare, immeritatamente secondo me, è «don» (?) Farinella, che ha perso una chiara occasione per tacere.
Forse non ricorda «don» (?) Farinella che la Chiesa ha fatto molte più vittime, oltre che con le Crociate, anche con quella marea di missionari che in missione di pace, in paesi dove non esisteva la religione cattolica e in nome di quest'ultima, hanno azzerato le loro tradizioni, i loro costumi, il loro credo.
Personalmente, parlando da ateo quale sono, mai mi sono espresso nei termini denigratori e ingiuriosi usati da «don» (?) Farinella, contro i tanti missionari uccisi specialmente in Africa, ma ancor più mi sorprende il silenzio del Vaticano su questa esternazione offensiva di «don» (?) Farinella nei confronti dei nostri militari. Luciano Sirighini Garagnani
Adesso basta. Non è possibile vedere a Genova prima i no global appendere un cartello dove manifestano la loro gioia perché sono stati uccisi 6 italiani, ora anche i Preti genovesi si permettono abomini del genere? Bagnasco se ne vada; il mio Cardinale resta Siri. Non è possibile che il presidente della Cei e Vescovo di Genova, il Cardinale Bagnasco, mostri ulteriormente silenzio davanti ad affermazioni del genere.
Il parroco della Chiesa genovese San Torpete, tal Don Paolo Farinella, torna a far sentire la sua voce offendendo i nostri soldati uccisi, chiamandoli mercenari, parlando di assassini, di stupratori (???) spinti dai soldi e dal divertimento nello sparare e addirittura prende in giro il povero bambino Martin Fortunato, orfano del papà Antonio. Il bimbo che ha fatto piangere tutto il mondo accarezzando la bara del papà salutandolo con la manina.(???) Basta, non è possibile che il cardinale taccia davanti a queste offese, non è possibile che a quel prete sia permesso scrivere offese del genere sulla rivista Micromega. Qui non è libertà di stampa, qui sono ingiurie e follie. Ma Gesù non predicava l'amore?
Vergogna e pura vergogna per tutta la Curia genovese, se non vengono presi provvedimenti drastici. Il cardinale Bagnasco nuovamente sta dimostrando un atteggiamento sbagliato e che mi fa vergognare di essere figlio della Curia genovese. Silenzio davanti a don Gallo, l'uso di marjuana e l'aiuto ad abortire le ragazze, silenzio davanti a Don Prospero che mette la moschea nel presepe, silenzio, silenzio e solo silenzio.
Ho scritto un telegramma al cardinale invitandolo ad allontanare immediatamente Don Paolo Farinella o a «dimettersi» lui stesso. Il Cardinale Giuseppe Siri si starà rivoltando nella tomba, nel vedere queste cose e questi silenzi da parte del suo successore.. Silenzi non nuovi. Stessa cosa ho fatto verso il card. Dionigi Tettamanzi, perché a Lecco c'è un altro prete che vergognosamente usa gli stessi toni, Don Giorgio De Capitani. Due elementi che parlano d'odio e che la Chiesa deve immediatamente allontanare.
Il Santo Padre Benedetto XVI deve anch'egli rendersi conto di quali Vescovi e sacerdoti la nostra Chiesa non ha bisogno; queste sono avvisaglie profetiche perché quando S.S. Paolo VI parlava di «nubi nere che si avvicinano nella Chiesa”, quasi sembrava vedesse queste figure.
Insomma, Bagnasco allontani immediatamente Don Farinella dalla guida di quella parrocchia e prenda in esame il procedimento di sospensione, solo così allontanerà anche da sé i dubbi nati in molti sul suo operato. Altrimenti ogni cristiano sarà libero di vedere in queste azioni, il reale manifestarsi dell'Anticristo.
La lettera di Paolo Farinella si ferma qui. Io invece sono sempre molto curioso, ed ho voluto approfondire... Intanto che strane, queste tre lettere... La prima (firmata Attilio Sanna) e la seconda (firmata Luciano Sirighini Garagnani), sono affette dallo stesso, identico "tic" letterario: quel "don (?) Farinella"... Che idem-sentire (come direbbe Bossi) o che telepatia (come diremmo noi persone normodotate... E poi che stranezza... la seconda lettera, che rassomiglia alla prima, è firmata, come ho detto, Luciano Sirighini Garagnani; la terza è firmata "Presidente della "Giovine Italia"... Niente di strano, non fosse per il fatto che il presidente della "Giovine Italia" per caso si chiama Luciano Sirighini Garagnani...
Poi c'è ancora un'altra stranezza (questa volta di carattere editoriale): le "lettere al giornale", in qualsiasi giornale che si rispetti, vanno a finire in un'apposita rubrica di "Posta", graficamente ben distinguibile dal contenuto redazionale del giornale stesso. Invece il Geniale (aprire il link e verificare) "apre" un articolo con grafica, titolo, e persino firma Redazione, e poi ci infila dentro non un articolo, ma tre lettere, che forse sono due, o forse una, del Presidente della "Giovine Italia". Come diceva Andreotti: a pensar male...
Il tutto mi ha fortemente incuriosito, e mi ha spinto ad approfondire la conoscenza di questo figuro che, nell'anno di grazia 2009, presiede un'associazione che si chiama "Giovine Italia". Giovine, non giovane. Attenti a non sbagliare... Mazzini potrebbe offendersi.
Oggi pomeriggio alle 16,30 l'Associazione Giovine Italia ha organizzato un'assemblea aperta alla cittadinanza, presso i locali della Parrocchia di Santa Zita. All'incontro parteciperanno il parlamentare europeo e segretario nazionale Forza Nuova Roberto Fiore, di cui molti hanno avuto modo di farsi un'opinione. Interessante è invece approfondire la conoscenza dell'altro promotore dell'iniziativa, il presidente nazionale della Giovine Italia, Luciano Silighini, la cui biografia offre uno spaccato interessante di cosa vuol dire essere fascisti oggi, sapendo coniugare tradizione reazionaria e modernità spettacolare.
Nato nel quartiere operaio di Cornigliano da una famiglia bolognese il 23 febbraio 1976, a quattro anni, per sua stessa dichiarazione, sa già scrivere e leggere come un piccolo intellettuale. "Fin da bambino dell'asilo" scrive sul suo sito "giravo con disegnata sui quaderni la 'fiamma tricolore' del M.S.I." (...insomma, un predestinato... Taf) [...] Nel 1993 è tra i fondatori di Forza Italia Liguria. A 17 anni è il più giovane dirigente di FI nazionale. A 19 è presidente del "Club Forza Italia Modigliani" e nel 1997 vince il congresso nazionale del partito diventando coordinatore regionale.
Si laurea in Filosofia delle Religioni. La teologia, applicata alla (propria) vita è la sua passione. Dopo un intenso contatto epistolare con il cardinale Luigi Tettamanzi fonda la "Confraternita della Croce Nera". Intanto Silighini continua la sua attività all'interno di Forza Italia con passione e successo, collaborando anche all'organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Provincia di Genova. Nel 2001 ha la bella idea di istituire "IL TROFEO DELLA LIBERTA'" e nel 2005 inventa il concorso nazionale "MISS AZZURRA: la più bella di Forza Italia" (insomma, in FI la figa è la figa, fin dalle origini del "movimento"... Taf)
Silighini, come tutti i giovani italiani sani, ama scherzare, divertirsi e viaggiare, come dimostrano le belle pagine personali sul suo sito , ed è anche uno sportivo, ma resta comunque una persona molto seria ed impegnata: nel 2006 entra nel "Comitato per l'Occidente" del sen. Marcello Pera.
Durante l'utlima campagna elettorale lamenta di aver subito diverse aggressioni in cui viene apostrofato come fascista. Una di queste avviene proprio nel suo quartiere d'origine, Cornigliano, da parte di un ex-partigiano ottantunenne; l'altra, stando alle dichiarazioni dello stesso Silighini, da parte di un marocchino (...insomma, insulti bi-partisan...)
Nell'ottobre del 2007 è tra i promotori, insiema a Forza Nuova, della fiaccolata di protesta contro la proposta di costruzione di una moschea a Cornigliano. Silighini, che nell'azione politica come nella vita è coerente coi suoi radicati principi morali e religiosi, organizza anche un rosario davanti alla madonna posta proprio di fronte all’ingresso delle ex officine Passalacqua, l’edificio di proprietà del centro islamico ligure dove potrebbe sorgere la quarta moschea ligure. "Faremo come fecero i nostri antenati nel 1746", dichiara Silighini al SECOLO XIX di Genova. "Dopo molto pregare davanti a una statua della Madonna videro levarsi le acque del Polcevera e trascinare via mille soldati austriaci". E aggiunge: «per una preghiera che illumini le menti dei politici affinché scaccino i romeni accampati sul fiume, non trasformino l'Italsider in una centrale elettrica e, soprattutto, rinuncino alla possibilità di realizzare qui una moschea».
Sempre nel 2007 interviene nel dibattito politico su sicurezza-criminalità-immigrazione proponendo, come presidente dell'associazione culturale Giovine Italia, la castrazione chimica. Intervistato da Giovanni Buzzatti per Il Giornale, Silighini parla a nome dell'associazione e, a chi gli fa notare che i suoi membri si dichiarano «legati da un’ispirazione dichiaratamente di destra», precisa che «su temi del genere, e in questi tempi, destra e sinistra contano sempre meno. Io vivo a Cornigliano, dove vediamo ogni giorni che effetti deleteri provocano i campi nomadi, siano autorizzati o meno. Le ultime vicende di cronaca (la donna massacrata a Roma, i fidanzatini aggrediti mentre erano in auto) ci dicono che l’Italia è il fulcro del degrado dell’Occidente. Bisogna reagire. Il pacchetto sicurezza del governo? Un contentino di fronte a un’emergenza continua. Su questi temi, lo ripeto, siamo tutti d’accordo: una donna non può girare con l’incubo di essere aggredita. Chi lo fa deve sapere che gli spetta una punizione esemplare».
In occasione di quell'intervista, e precorrendo brillantemente i tempi, propone quella che, per sua stessa ammissione, è una sua vecchia idea: far intervenire l'esercito nei quartieri a rischio delle città italiane. «Mandiamo l’esercito nei quartieri a rischio. Questo non significa militarizzare la città o creare un clima di paura. Al contrario: vedendo qualche divisa in strada tutti si sentiranno più difesi».
Venerdì 18 gennaio 2008 nella federazione genovese di Forza Nuova in Piazza Giusti 1, il segretario nazionale di FN Roberto Fiore, annuncia con gioia la collaborazione con un ex-dirigente di Forza Italia: Luciano Silighini. "Silighini - si legge sul sito di FN - ex responsabile giovani di FI, fondatore del primo Circolo di Forza Italia di Genova, ha guidato la rivolta anti-immigrazione di Cornigliano, quartiere nel quale ha preso 2000 preferenze. Brillante intellettuale, cattolico fervente, carismatica personalità politica vicina ai bisogni della gente comune, Silighini è anche un self-made-man, che ha saputo conquistarsi una posizione di prestigio anche nel campo lavorativo. Dal 1993 si dedica all'attività di ideazione, organizzazione e produzione di format televisivi, specializzandosi nell'organizzazione di meetings e congressi politici, e nella consulenza a parlamentari".
Dopo aver lavorato per le più note ditte del panorama econimico nazionale, dal 2000 inizia ad occuparsi esclusivamente di televisione, collaborando anche come talent-scout, a importanti produzioni televisive e cinematografiche e dimostrando così come di questi tempi fascismo e il cattolicesimo più reazionari vadano più che d'accordo con il mondo della televisione e delle veline. In pochi anni i successi sono molti, tanto che i principali rotocalchi italiani parleranno di lui. Il 14 febbraio 2003, Novella 2000 scrive: "Pare che il noto manager televisivo Luciano Silighini Garagnani dopo aver flirtato prima con Alessia Fabiani, ex letterina e poi con Maddalena Corvaglia, ex velina di "Striscia la notizia" ora s'intrattenga con una ex miss di "La sai l'ultima" e quasi velina bionda Francesca la Gala... " Instancabile, creativo e molto sensibile al mondo femminile, e forse in omaggio ai suoi trascorsi berlusconiani, ha diretto un film dal titolo "21 giugno" dedicato alla leggenda del fantasma Azzurrina. Dal 2007 ha in lavorazione anche un film sul grande Genoa di Skhuravy e Agiuleira, un'altre delle passioni di questo giovane italiano a cui tutti dovremmo appassionarci...
...insomma, un democratico, impregnato di cultura, buoni sentimenti e gusti elevatissimi... Tafanus
L'unica volta che Niccolò Ghedini si sedette dall'altra parte della barricata era un giovane avvocato di belle speranze chiamato a rispondere su certe sue pericolose frequentazioni di adolescente. Il processo era quello per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti, oltre 200 feriti). Rimase per sei minuti sulla sedia del testimone davanti al presidente della Corte Mario Antonacci. [L'audio dell'interrogatorio] Confermò quanto aveva dichiarato il 27 settembre 1980, quando fu interrogato in questura. Gli inquirenti si erano concentrati, nelle indagini, su un gruppo di neofascisti padovani, la sua città, che avevano come punto di riferimento il quartiere Arcella. Ghedini li conosceva per una sua precocissima attività politica nel Fronte della Gioventù (l'organizzazionegiovanile del Msi). Tracciò il profilo di Roberto Rinani, detto "l'Ammiraglio", imputato di concorso in strage, poi assolto: "Per la mia valutazione personale, mi dava l'idea che tra quei ragazzi, che conoscevo, fosse il personaggio di spicco".
"Quei ragazzi" erano una ventina di persone che si scontravano con i "rossi": "Si bastonavano per lo più". Si diceva, ma lui lo può affermare solo "de relato", che facessero anche uso di armi mentre "non ho mai sentito parlare di esplosivi". Negò di aver conosciuto Massimiliano Fachini (altro imputato) e sì invece che conosceva Franco Giomo: "Siamo usciti assieme un paio di volte, poi ha avuto un incidente, si è messo a fare l'assicuratore e non l'ho più visto. L'ho anche cercato qualche volta. So che ha avuto problemi con la giustizia ed è stato condannato e poi assolto".
Franco Giomo era un dirigente nazionale del Msi finito nei guai per i collegamenti con il nucleo Fioravanti-Mambro: i due che per la strage di Bologna ebbero l'ergastolo come autori materiali. Il futuro legale di Silvio Berlusconi nel 1988 aveva 29 anni e già una certa dimestichezza di aule di tribunale. Due anni prima era stato l'assistente di un principe del foro come Piero Longo, il suo maestro, nella difesa di Marco Furlan, il ragazzo della Verona bene che con Wolfgang Abel aveva dato vita alla banda Ludwig col proposito di liberare la società da drogati, nomadi, frequentatori di sale a luci rosse e preti: 15 persone uccise e 39 ferite. Durante le pause delle udienze Longo non mancava di presentare a tutti l'ancora acerbo collega con una frase rituale: "Tenete a mente il nome di questo ragazzo. Si chiama Niccolò Ghedini. Farà strada". Nemmeno lui immaginava quanta. Oggi lo stesso Niccolò Ghedini è, come il suo omonimo Machiavelli, il consigliere più ascoltato del Principe.
È lui che scende nell'arena delle trasmissioni più agguerrite, come "AnnoZero" per lanciare il grido di battaglia "Mavalaaa", diventato un marchio di fabbrica all'indirizzo degli avversari, ovviamente "comunisti" e "parrucconi". Lui che si offre alla stampa nei momenti delicati e al prezzo di straordinarie gaffes. Come quella proverbiale su Berlusconi e la D'Addario che "anche fossero vere le ricostruzioni di questa ragazza, e vere non sono, sarebbe al massimo l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile". O come quella sull'avvocato di Zappadu, il fotografo di villa Certosa, che "è difeso da un eurodeputato dell'Italia dei Valori. C'è una doppia veste, avvocato e parlamentare che non si dovrebbe confondere" (...da quale pulpito...). O quando definisce le registrazioni della D'Addario inverosimili e frutto d'invenzione perché "non credo sia mai andata a casa di Berlusconi", quando proprio "l'Espresso" le ha rese disponibili con la voce del premier chiaramente identificabile.
E fossero solo le gaffes. Ghedini è l'architetto delle leggi ad personam che hanno salvato il presidente da molti processi, lo stoico resistente d'aula che opponendo impedimenti, codicilli, astuzie procedurali, è riuscito a rinviarne altri fino al lodo Alfano che li ha sospesi e sulla legittimità del quale la Consulta si pronuncerà il prossimo 6 ottobre. Salvo avere l'impudenza di affermare che non è affatto contento che non si arrivi mai a sentenze perché sarebbero "senza dubbio favorevoli". È anche l'uomo che sveglia il presidente del Consiglio per rendergli noto che Veronica, la moglie, ha scritto lettere contro di lui ai giornali o ha chiesto il divorzio, che vuole una legge per rendere impossibile la pubblicazione delle intercettazioni [...]
E questa è la sua storia. Nasce il 22 dicembre 1959 [...] Il padre Giuseppe, ex ufficiale di cavalleria, ha una passione per l'equitazione almeno pari a quella per il diritto: dna perfetto per il futuro assistente del Cavaliere. È un famoso penalista, schieratissimo a destra, originale e passionale [...] Ha una venatura di nobiltà, se si fa fede al Niccolò che dichiarerà: "Nel 1600 i miei antenati furono insigniti del blasone patrizio per particolari meriti resi alla Serenissima Repubblica di Venezia" Lo stemma è un orso feroce con la spada sguainata: quasi una rappresentazione dell'immagine che vorrà dare di sé [...] L'ultimogenito è il cocco di casa. Molto sport: nuoto, sci, cavallo, con qualche gara vinta. Poco studio: "Ero un asino". Racconterà di essere caduto da un'impalcatura, in prima media, mentre cercava di sputare in testa agli orchestrali di passaggio nella strada (...secondo me, è caduto dal seggiolone da piccolo, e ha battuto la testa... NdR). Lo mandano al collegio Barbarigo dove fatica, ogni anno, ad arrivare alla sufficienza, "ma non sono stato mai bocciato" (...insomma, uno che a scuola fatica quasi come la Gèlmini, quella "dell'egìda" e dei "carceri minorili" NdR...)
A 13 anni, la svolta dolorosa. Muore il padre. Nicoletta e Ippolita sono costrette a occuparsi dello studio perché ne hanno seguito le orme. Francesca ha il pallino dell'archeologia. E Niccolò è già in politica. Un nero deciso, negli anni in cui, come altrove, non esistevano le mezzemisure e a Padova restava viva una tradizione neofascista nata con Franco Freda e con la cellula di Ordine Nuovo impegnata nella strage di Piazza Fontana [...]
Le scelte irrevocabili dell'adolescenza, si sa, possono cambiare rapidamente. Non è ancora maggiorenne, Niccolò, quando abbandona l'estremismo per le acque più placide del Partito liberale in cui si distingue un leader che ha per nome Giancarlo Galan, attuale governatore del Veneto. E anche la terra può attendere se tutto il mondo che ti circonda lascia intendere che un Ghedini non può non essere un avvocato.
Padova è facoltà di tradizione, troppo difficile. Per "l'asino" Niccolò molto meglio ripiegare su Ferrara, dove si laurea. Quando finalmente può mettere piede nello studio di via Altinate 86, davanti al tribunale, trova un signore che sarà parte importante del suo destino. È successo che le sorelle, civiliste, hanno rafforzato la squadra con un penalista. E non uno qualsiasi, ma col professor Piero Longo, nato ad Alano di Piave nel 1944, figlio del direttore delle Poste di Venezia, uno che non si preoccupa di manifestare la sua aperta simpatia per l'estrema destra. Lo ricordano allievo del Marco Polo, mentre brucia in piazza San Marco le bandiere cubane al tempo della crisi dei missili [...]
Ghedini sarebbe un testardo, diligente, pignolo, allievo. Che cerca, anche in un certo lessico aulico, di imitare colui che tutto gli ha insegnato. Proverbiali alcune frasi pronunciate con la voce cantilenante che abbiamo imparato a conoscere: "Ella, signor giudice...". Sta di fatto che, per quelle circostanze fortunate che capitano agli umani, Niccolò finisce, e siamo alla metà degli anni Novanta, a fare il segretario delle Camere penali quando Gaetano Pecorella ne è presidente. È Pecorella che lo introduce alla corte di Arcore. Prima un processo, poi un secondo, poi si prende tutto. Difende il premier "gratis" nelle cause personali mentre si fa pagare per quelle che interessano Mediaset o le altre società del Sultano. Niccolò Ghedini è diventato più ricco di quanto già non fosse. Dichiara di guadagnare un milione e 300 mila euro ed è tra i Paperoni della Camera. Possiede 44 tra case e terreni tra cui una tenuta a Montalcino e la storica dimora di famiglia a Santa Maria di Sala (Venezia) dove si è fatto costruire una piscina, una cappella privata e dove ospita i vertici del Pdl veneto quando non lo stesso Berlusconi. In garage tiene una collezione impressionante di auto d'epoca. Quanto alle sorella, Francesca, direttore del dipartimento di Archeologia a Padova, bellissimi occhi chiari, l'unica rimasta nubile, è stata nominata da Sandro Bondi nel Consiglio superiore del Beni Culturali (... tanto per non farsi mancare nulla in termini di nepotismo "indiretto"... NdR). Nicoletta, la primogenita [...], e Ippolita, moglie del procuratore di Trieste Michele Dalla Costa, sono diventate le avvocate civiliste di Berlusconi nel divorzio con Veronica Lario.
Non è la sola loro causa importante. Difendono anche Luciano Cadore, un maggiordomo che ha ereditato dall'imprenditore delle pellicce Mario Conte, dove era a servizio, un patrimonio stimato dagli inquirenti in 70 milioni di euro. Cadore è indagato con l'accusa di aver falsificato il testamento e ha devoluto un milione di euro alla Libera Fondazione di Giustina Destro, ex sindaco di Padova e attuale parlamentare Pdl.
Nessuno dei Ghedini ama farsi vedere in pubblico. Di Niccolò si segnala la presenza a Padova solo quando la scorta lo accompagna sotto l'ufficio, con qualche disappunto dei residenti per gli intralci al traffico. Le sorelle stanno appartate. E vivono nel culto di quello che considerano il loro Grande Fratello. Lo stesso ruolo che in fondo gli ha affidato Silvio Berlusconi, concedendogli il compito di stare alla sua destra. Almeno finoa quando reggerà lo scudo del Lodo.
...ecco il [video] della "aggressione" alla Santanchè. Nessuuno l'ha toccata, neanche con una canna da pesca. In ospedale c'è andata per un attacco di cacarella...
Due paroline sull'andamento del Tafanus, che oggi ha superato il traguardo di 3.500.000 di pagine visitate, con mia grande soddisfazione. Così possiamo anche fare del bene, e consentire a qualche nostro amico di accusarci di autoesaltazione, e di non capire il bello di scrivere per se stessi, soddisfattissimi di suscitare l'interesse di non meno di tre commentatori in quaranta giorni.
Undici mesi fa, qualcuno pensava di aver scritto il de profundis per il Tafanus. Mai fare diagnosi affrettate. L'anno scorso nel IV trimestre il Tafanus (vedi grafico) durante i weekends scendeva sempre ad un numero di visite di poco superiore alle 500; mai superava le colonne d'Ercole delle 1250 visite, e la media giornaliera era di poco al di sotto delle 1.000 visite.
Poi è iniziato l'assalto al fortino. Ad opera di chi, con quali metodi, e con quali entusiastici "appoggi esterni" non voglio ricordare. I risultati sono gli occhi di tutti. Quest'anno, nel mese di agosto (il peggiore dell'anno) durante i weekends (i giorni peggiori della settimana), il Tafanus non è MAI sceso sotto le 750 visite uniche al giorno; solo sette volte, in luglio e agosto, è sceso sotto le 1000 visite; dopo la fine del periodo di vacanze, solo una volta - durante i weekends - è sceso sotto le 1500. Nei giorni feriali non scende MAI sotto le 2000 visite, e ha provato anche a fare una puntatina a quota 3.000.
Insomma, come dire... grazie ai collaboratori passati, presenti e occasionali, ai molti fedeli lettori, ai molti nuovi lettori acquisiti in questi mesi, il Tafanus ha mostrato una forte riluttanza a lasciarsi mandare in pensione dai giovani leoni. Hic manebimus optime. Nonostante, mi dicono, il Tafanus sia persona di una certa età... Tafanus
Capita a volte di vedere un film e di domandarsi: "Come diavolo ho
fatto a perdermelo fino ad oggi?" A cui segue la logica risposta: "Ma certo, non
è mai passato in televisione in prime time. Lo hanno sempre censurato, era un
film scandalo. Al suo posto hanno dato 87 volte "Pretty Woman".
E' raro anche guardare un film ed innamorarsi
perdutamente, fotogramma dopo fotogramma, dell'interprete, impegnato in una di
quelle straordinarie performances che si avverano una sola volta nella carriera
di un attore. Penso all'Alex di Malcolm McDowell in "Arancia Meccanica", al
Nikolai di Viggo Mortensen ne "La promessa dell'assassino" ed alla prostituta
Liz di Theresa Russell in questo "Whore -
puttana" di Ken
Russell.
Il film è del 1991 ma l'ho scoperto solo sabato pomeriggio
grazie ad un DVD. Ho citato "Pretty Woman" non a caso. Il geniale regista
inglese (recuperate lo straordinario "I
Diavoli", se potete), lo girò proprio come risposta alla smielata
falsità di un mondo dove fai la puttana e il peggiore cliente che ti tocca è
Richard Gere. Un mondo dove incontri il cliente azzurro che ti sposa e ti fa
pure diventare una signora dalla carta di credito illimitata.
Quella che
seguiamo in "Whore" invece, narrata in prima persona dalla protagonista, è la
passione cristologica di una prostituta da strada, la cronaca di un'esistenza
segnata dal sacrificio che, per un puro miracolo e grazie ad un atto di
amicizia, non diviene estremo.
Un film dove gli uomini in quanto clienti sono
ovviamente raccontati come sono nella realtà. Alcuni buoni altri cattivi. E'
tutto sommato commovente il vecchietto masochista che si fa raggiungere persino
all'ospizio dal frustino di Liz. Assolutamente detestabile nella sua sadica
crudeltà il pappone, interpretato da un attore dalla faccia appositamente
odiosa.
Sia quando sono cattivi, sia quando sono tutto sommato solo vittime
delle proprie perversioni, gli uomini non escono bene da questo ritratto di
prostituta con clienti ma soprattutto quando scatenano una violenza cieca,
disumana su una donna che non è più una donna ma un oggetto, un qualcosa da
umiliare, picchiare, violentare, accoltellare. Sempre e comunque un qualcosa da
disprezzare. La cosa peggiore della prostituzione è proprio quella: il disprezzo
che ti arriva da parte di chi invece dovrebbe solo venerarti come una divinità
dispensatrice di grazia.
Ciò che vediamo è reale. La vita della
prostituta Liz è una vita di merda. Sposata con un gran pezzo di figo che però,
troppo ubriaco, gli vomita nell'insalata preparata con amore. Un manesco che la
costringe a fuggire di casa con un figlio che sarà costretta ad abbandonare. Non
c'è sentimentalismo alla Matarazzo, alla "figli della colpa". Casomai quel
rispetto verso la santità femminile che anche Lars Von Trier è capace di
raccontare attraverso le sue tragiche femmine martiri.
Liz racconta,
sempre in prima persona e guardando dritta in camera, come è finita sul
marciapiede, quando ha accettato di fare sesso perchè quell'uomo le aveva
offerto trenta dollari, più di quello che stava guadagnando al mese facendo la
cameriera. Ecco, non è tanto la difficoltà di concepire il sesso come qualcosa
di ludico
ma più banalmente lo sfruttamento e le paghe da fame che ti traviano, nella
nostra società.
Liz racconta dello stupro di gruppo subìto a tradimento,
caricata su un furgone e poi rigettata sulla strada come un cane torturato e
morente, per poi essere soccorsa da un uomo buono, capace di offrirle il suo
aiuto senza chiedere nulla in cambio. Nel suo rievocare "quanti me ne sono
presi" ci ricorda qualcosa che sospettavamo, che i clienti sono convinti di
riuscire a farti sempre godere ma in realtà tu non provi più niente. "Una volta
mi piaceva il sesso", dice Liz.
La parte più agghiacciante del film è il
racconto, anch'esso in prima persona, del pappone, della sua visione
"imprenditoriale" del gestire il suo parco di ragazze. "Io mando avanti
l'azienda" dice, restando serio. La scena del ristorante è quasi intollerabile
per sadismo e raggiunge il surreale quando lui fa suonare la marcia nuziale per
festeggiare "il primo anno che ti proteggo".
Ken Russell però, nonostante
la torturi per un'ora e mezza, sta dalla parte di Theresa Russell e le regala un
finale liberatorio e incredibilmente lieto, con un futuro forse finalmente di
libertà.
E' ammirevole che un film come questo, di spietato realismo e
sincero come una labbrata data di manrovescio, che fa l'autopsia alla
prostituzione low cost - quella che gli utilizzatori finali e le loro pompadour
vorrebbero nascondere per far credere che al mondo esistano solo le "ragazze
immagine (che-per-carità-non-sono-mica-una-escort)", un film che si schiera
apertamente dalla parte delle donne, sia stato diretto da un uomo.Oltretutto
Ken Russell, che non ci stressa neppure con la faccenda del sesso
ludico che ci libererebbe dalla piaga della prostituzione. Cosa volete di
più
Allusioni spericolate al Tg2(da "Fronte del Video", di Maria Novella Oppo - lìUnità)
Riferendo con puntualità il recente discorso del cardinale Bagnasco, comprese le dure parole contro la politica priva di etica, il vaticanista del Tg2 si è spinto ad alludere, con una citazione mordi e fuggi, quelle che ha definito «le note vicende personali del premier». Note vicende? Avrebbe dovuto specificare: le note vicende di cui noi non vi abbiamo mai parlato. Infatti, i telespettatori che non leggano i giornali, per saperne qualcosa dovrebbero godere di quella che un tempo si chiamava scienza infusa, oppure di grande immaginazione. D’altra parte, si capisce che per un giornalista del Tg2 già un’allusione sia spericolata. Mica si può pretendere che il servizio pubblico faccia da megafono a certi giornalisti eversivi, che si sono inventati tutto (come dice l’utilizzatore finale Berlusconi) e che hanno una gran faccia di merda, come dice il ministro competente Renato Brunetta.
Coloro che, al tempo in cui si affrontavano temi come la fecondazione assistita, oppure il riconoscimento delle coppie di fatto, ed ultimamente quello della interruzione delle cure per Eluana Englaro, ritennero che la posizione della Chiesa influisse sugli uomini politici italiani, oggi, alla luce delle vicende riguardanti il respingimento dei barconi dei disperati provenienti dall'Africa, dovrebbero ricredersi, o perlomeno ammettere che l'influenza della Chiesa è alquanto blanda, relativa. La Chiesa, infatti, ha espresso la sua disapprovazione, ma è rimasta inascoltata. Certo, non è arrivata a parlare esplicitamente agli uomini politici, come fece ad esempio quando temeva fossero riconosciute legalmente le unioni tra persone omosessuali, ed uscì il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (28 marzo 2003), approvato da Giovanni Paolo II e firmato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, nel quale era scritto: "Nel caso in cui si proponga per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge". Non ha parlato in tal modo, e forse è giusto non l'abbia fatto giacché sarebbe vera e propria ingerenza, però ha fatto sentire chiaramente la sua voce, così come l'ha fatta sentire a proposito delle vicende recentissime riguardanti i comportamenti non esemplari del Cavaliere, nonché le bassezze cui è arrivato un giornalista. Voce assolutamente inascoltata. Deduzione: gli uomini politici italiani seguono le indicazione della Chiesa non secondo coscienza ma secondo convenienza. Qualora non si perdano consensi, o meglio ci sia la possibilità di guadagnarne, conviene schierarsi dalla parte della Chiesa. Altrimenti essa diventa solo un ostacolo da combattere o da ignorare. Renato Pierri
Caro Tafano, Ti segnalo una chicca che ho notato ieri sera guardando il Tg5 (purtroppo ho il tempo di guardare solo quello, naturalmente con il cervello in "on"!): hanno fatto un'intervista a due militari impegnati in afghanistan, padre e figlio, che hanno un po' raccontato la loro esperienza... A parte l'espressione notevolmente intelligente del figlio il quale ha addirittura raccontato che dopo uno scontro a fuoco per sdrammatizzare si è fatto una risata con i commilitoni (cosa normalissima, come fare un gavettone allo sfigato di turno...) ho notato sullo sfondo un muretto su cui era dipinto lo slogan "Ora e sempre..." e il resto era volutamente coperto nell'inquadratura dal suddetto faccione sprizzante cultura da ogni poro. Ora, visto che sono un po' curioso, ho fatto una ricerca su internet della frase "ora e sempre" e ho trovato anche - guarda un po' - "Ora e sempre duce". Che fosse proprio quella la frase incriminata? Che i nostri militari siano un branco di fascisti nostalgici? Ma noo... Poi ho ricordato i miei giorni di CAR a Trieste e mi sono venuti in mente alcuni slogan dipinti sui muri dei reparti per "motivarci" e qualche piccolo sospetto mi è venuto. Purtroppo non sono riuscito a beccare il video su internet, ti chiedo comunque di postare la notizia sul tuo sito perchè a quanto mi risulta il partito fascista è stato dichiarato illegale da un bel po' e non sarebbe male tirare su un po' di casino con questa storia. E sempre restando in tema il prosindaco di Treviso Gentilini, uomo sempre in vena di "monate", vorrebbe reintrodurre il saluto romano per difenderci da possibili contaggi di influenza suina mediante le strette di mano. Per fortuna che abbiamo geni come lui... Sarà per questo che li paghiamo così tanto? Con Ammirazione, Silvio Mogno
Caro direttore, per nostra fortuna raramente i giornalisti trasformano il fine principale del loro mestiere (l'informazione) in un mezzo per raggiungere altro scopo. E' ciò che ha fatto, purtroppo, Vittorio Feltri, certamente non rendendosi conto della gravità della sua azione. In qualche modo, il bravo giornalista, inconsapevolmente (almeno spero), ha stravolto il suo mestiere. Si è servito del giornale che dirige, per perseguire una sorta di vendetta, di "punizione", per far del male ad un collega, insomma. Penserà seriamente a dimettersi? Veronica Tussi
Sig. Antonio, segnalo questa "perla", in riferimento non tanto l'articolo all'articolo in sè, quanto per la rilevanza dei contenuti espressi dal ministro delle pari opportunità. Si prendono di mira stupratori e immigrati responsabili delle mutilazioni genitali femminili, niente da eccepire per carità, ma ci si dimentica, hops che sbadata, del nostro caro presidente del consiglio, che non mi pare abbia dimostrato finora di avere una grande considerazione della donna... [Vedi: Carfagna, no al "machismo"] Giorgio Bianchini
Si apre la Conferenza internazionale contro la violenza sulle donne, e Avvenire pubblica in prima pagina: "Donne offese 140 milioni di volte", mentre l'Osservatore Romano titola così il suo articolo: "La tutela delle donne garanzia dei diritti fondamentali". Bravi. Strano però che la Chiesa sembra non chiedersi mai che cosa possa fare, nel suo piccolo, per tentare di cambiare la mentalità degli uomini, o perlomeno dei maschi italiani. Mi permetto di suggerire un paio di piccole iniziative. Raccomandare a tutti i docenti cattolici e segnatamente a quelli di religione, di tener nel massimo conto durante il loro insegnamento, a cominciare dalle scuole materne, di libri importanti come quello pubblicato ultimamente da Feltrinelli dal titolo "Ancora da parte delle bambine" di Loredana Lipperini; oppure: "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti, ed anzi di farli leggere nelle scuole superiori. L'altra cosina da fare invece sarebbe una sorta di vera e propria rivoluzione culturale. Riconoscere che la negazione del sacerdozio alle donne non trova serio fondamento nel Vangelo e stride con la ragione. Il motivo fondamentale che induce la Chiesa ad escludere le donne dal sacerdozio è questo: “Gesù Cristo non ha chiamato alcuna donna a far parte dei dodici. Se egli ha fatto così, non è stato per conformarsi alle usanze del suo tempo, poiché l’atteggiamento, da lui assunto nei confronti delle donne, contrasta singolarmente con quello del suo ambiente e segna una rottura voluta e coraggiosa” (Congregazione per la Dottrina della Fede - Inter Insigniores). La debolezza del ragionamento è evidente. Si fa un'affermazione, si trova un'obiezione facilmente inficiabile, la si confuta e il gioco è fatto. In realtà, l'obiezione e ben più seria e non è confutabile. E’ ovvio che non fu il timore di infrangere le regole dell’epoca a determinare la decisione del Signore, bensì la consapevolezza che chiamare delle donne a far parte degli apostoli, sarebbe stato non solo perfettamente inutile, ma anche di serio ostacolo all’evangelizzazione del mondo. Il Signore sapeva perfettamente che nessuna donna avrebbe potuto sostituire gli apostoli, in quel periodo ed in quella società. Le difficoltà, già insormontabili per un uomo, sarebbero state impossibili da superare per una donna. Al tempo di Gesù, legalmente, la donna era considerata minorenne, e quindi irresponsabile. Come si può pensare che Gesù potesse mandare delle donne “come pecore in mezzo ai lupi”? Ma non è che ancora oggi la Chiesa considera le donne un pochino meno responsabili degli uomini? Un pochino meno capaci di interpretare la volontà di Dio? Eterne minorenni insomma? Miriam Della Croce
...e la musica è, se possibile, persino peggiore delle parole. Ma come si può cantare una porcheria simile, tronfia e gonfia di retorica e di luoghi comuni...
...come folgore dal cielo... Aggancia la fune di vincolo, spalanca nel vento la botola,
assumi la forma di un angelo, e via pel tuo nuovo destin!
Come folgore dal cielo canta il motto della gloria.
Come nembo di tempesta precediamo la vittoria.
Un urlo di sirena: Fuori! Fuori!
E giù dall'infinito sul nemico più agguerrito
per distruggere o morir,
per distruggere o morir.
Passa pei cieli un canto, un canto di vittoria:
i figli della gloria in alto vanno ancor.
E pronti alla battaglia, col cuore sempre all'erta
ripeteran l'offerta con impetuoso ardor.
L'occhio nemico scruta: son nuvole che vanno...
ma, poi che il vento muta, li vedi: già son qui!
E gli angeli di guerra, pugnale in mezzo ai denti,
in uno contro venti, si battono così.
Sganciato ogni corpo dai vincoli, racchiusi in quadrato fermissimo,
il piombo nemico si sgretola: nessuno di noi cederà!
Come folgore dal cielo canta il motto della gloria.
Come nembo di tempesta precediamo la vittoria.
Un urlo di sirena: Fuori! Fuori!
E giù dall'infinito sul nemico più agguerrito
per distruggere o morir,
per distruggere o morir.
23 settembre 2009: nel trentino un operaio muore decapitato dalla lama di una scavatrice che stava manovrando.
23 settembre 2009: Cadono da 15 metri due operai alla Ori Martin. Un morto, un ferito gravissimo
operai della Thyssen
13 settembre 2009: tre anni fa è morto a Pisa un operaio, schiacciato da un carico di 6 tonnellate di vetro alla Saint Gobin. Il fascicolo è ancora nei cassetti della procura.
9 settembre 2009: due artigiani muoiono a Udine per il crollo del tetto al quale stavano lavorando. Uno dei due aveva 80 anni.
9 settembre 2009: nel veneziano un operaio della Stehel Inustries muore schiacciato da una trave da 9 quintali.
9 settembre 2009: a Chieri, alla Walter Tosto Serbatoi, un operaio muore precipitando da una piattaforma guasta.
9 luglio 2009: ancora nessuna luce dall'inchiesta dei 5 operai morti a Molfetta in una cisterna delle FF.SS
4 luglio 2009: un operaio romeno muore a Catania, cadendo dal tetto del capannone della sua azienda
4 luglio: un operaio straniero senza nome trovato morto in un cantiere edile di Foligno. Sembra che sia prrecipitato da 10 metri.
29 giugno 2009: due operai romeni muoiono folgorati da un carrello in un cantiere edile in provincia di Pavia. Sono stati scoperti due ore dopo.
15 giugno 2009: due operai sono morti mentre lavoravano all'interno del depuratore di Riva Ligure
27 maggio 2009: tre operai muoiono all'interno di una cisterna della raffineria di Saras, dei Moratti
N.B.: l'elenco è tutt'altro che esaustivo, visto che i morti sul lavoro sono più di tre al giorno in media. Un "attentato di Kabul" ogni due giorni, tanto per capirci. Un "11 Settembre" ogni tre anni.
Ed ora vorremmo capire se faremo anche a questi morti i funerali di Stato; se ci saranno le Frecce Tricolori; se Alemanno comprerà e distribuirà 1000 bandiere (mi raccomando, ne prenda qualche centinaio di romene, anche... possono servire); se in Nano Piangente andrà ai funerali (sempre che il mal di schiena glielo consenta) ad asciugarsi le lacrime col tampone al fard. Oppure dobbiamo concludere che esistono morti sul lavoro di serie A (quelli che scelgono consapevolmente un lavoro ben retribuito ma rischioso), e morti di serie B (quelli che accettano per necessità qualsiasi lavoro di merda, mal retribuito ma ancor più rischioso, visto che muoiono più pulitori di cisterne che militari in "missione di pace".
27 giugno 2009: "PIACENZA - Allertava le imprese di imminenti controlli per la sicurezza sul lavoro in cambio di soldi. Con l'accusa di corruzione i carabinieri di Piacenza hanno arrestato il direttore provinciale dell'Ispettorato del lavoro di Piacenza e di Mantova da cui dipendevano i controlli ispettivi sulle norme della sicurezza sul lavoro, per la prevenzione degli incidenti sul lavoro. Il direttore è stato sorpreso in flagranza di reato mentre intascava ". Tafanus
Ricevo una comunicazione riservata da persona proveniente da «dentro» il sistema militare dei «corpi speciali» che mi ha fatto rabbrividire. A motivo del mio lavoro (terapia di sostegno), avevo intuito che molte cose non quadrassero, ma questa rivelazione mi ha sconcertato. Il berretto al bambino di due anni e la corsa dell’altro bambino alla bara del padre con la mano che si copre il volto (foto giornali perché non ho visto i funerali né ascoltato tg e rg) non sono frutto di spontaneità o gesti di mamme che cercano di proteggere i figli con «qualcosa» del padre (berretto e abbraccio).
Al contrario, sembra che tutto sia stato centellinato dall’équipe di sostegno psicologico che in questi giorni circondano i familiari con un cordone sanitario strettissimo. Mi dice il militare interlocutore che lo scopo di questo gruppo di sostegno non è aiutare le famiglie ad elaborare la morte e il lutto, ma impedire che facciano scenate o mettano in atto comportamento lesivi dell’onore dell’esercito. La mia fonte asserisce che buona parte di questo personale non è specializzata in psicologia, ma è un corpo speciale che ha un obiettivo preciso: la gestione dei giorni successivi alla morte e il contenimento - o meglio l’annullamento della rabbia - della contestazione e della disperazione conseguenti, che potrebbero portare a comportamenti di indignazione verso l’esercito e le istituzioni.
Le tecniche quindi mirano ad adeguare il pensiero delle famiglie allo «status di eroe» del congiunto perché appaia «coerente» con la «nobiltà della missione» del morto che diventa anche la «missione della famiglia». Sarebbe una tragedia per l’immagine militare se mogli, madri, figli e fidanzate si mettessero a gridare contro l’esercito e il governo che li ha mandati a farsi ammazzare.
In questa logica si capisce la retorica dell’«eroe», l’insulsaggine del servizio alla Patria, il sacrificio per la Pace nel mondo e anche la lotta al terrorismo. Tutti sanno tutto e giocano a fare i burattini. Se le informazioni che ho ricevuto sono vere, e non posso dubitare della serietà della fonte, i funerali dei sei militari uccisi e tutta l’opera dei pupi presente a San Paolo, è stata un’operazione terribile, ancora peggiore degli attacchi dei talebani. Tutto è gestito per deviare il Paese, le Coscienze e la Verità. E’ una strategia scientificamente codificata.
Il vescovo militare (generale di corpo di armata) non ha risparmiato parole grosse di encomio e di osanna al servizio che i militari fanno alla Pace e alla Democrazia. Una sviolinata che neppure La Russa è capace di fare. A lui si è unito il cardinale Angelo Bagnasco che ha detto:
«Non è esagerato parlare di strage, tanto più assurda se si pensa ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in particolare il contingente italiano. Non è un caso che questo lutto, com’era successo per la strage di Nassiryia, abbia toccato il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di altruismo e di dedizione di questi giovani, quasi tutti figli delle generose terre del nostro Sud. E per questo il nostro popolo si è stretto alle famiglie dei colpiti con una partecipazione corale al loro immane dolore. Anche noi ci uniamo ai sentimenti prontamente espressi dal Santo Padre» (21-09-2009).
Mi dispiace per il signor cardinale, ma non posso associarmi a questa mistificazione collettiva. Enrico Peyretti mi dice che durante l’Eucaristia, pane spezzato per la fame del mondo, è risuonato l’urlo di guerra dei parà: «Folgore!» quasi una schioppettata nel cuore del Sacramento. Credo che si possa dire che la Messa è stata la cornice vacua di una parata militare con i propri riti.
Oggi (21-09-2009), infine, il cardinale Bagnasco ha parlato anche della questione morale e della legge sugli immigrati senza mai nominare né l’uno e né l’altra. Nessun cenno esplicito alla legge sul reato di clandestinità: si intravede tra le righe un leggero senso di disapprovazione. Figuriamoci se chiamava per nome il Papi Priapeo. Si è limitato a fare una predica generalizzata, valida per tutti e, quindi per nessuno, come giustamente interpreta «Il Giornale» di famiglia. Tutto va bene, madama la marchesa? Ma, sì! Diamoci una botta e via! «Domani è un altro giorno« diceva Rossella O’Hara o Tarcisio Bertone? Non ricordo bene.
TRADUZIONE: "Signora, mio marito è disoccupato, il padrone di
casa ci ha dato lo sfratto; i bambini hanno fame. Non potrebbe mica,
quando le capita, parlare del mio caso con il signor Berlusconi?" (Vignetta segnalata da Albigin80)
Ricevo da Jack Off e pubblico: "Vicenza, indietro non si torna" - Alla fiaccolata dei No Dal Molin due militari statunitensi prendono parola: "No a nuove basi di guerra, ritiriamoci dall'Afghanistan"
La sorpresa in una manifestazione già riuscitissima arriva alla fine. Due giovani ragazzi statunitensi, militari di stanza alla caserma Ederle, sono intervenuti dal microfono sostenendo le ragioni dei vicentini, chiedendo al loro governo, a Barak Obama, di fermare gli insediamenti militari statunitensi sparsi in giro per il mondo, e di fermare la barbarie della guerra in Afghanistan e Iraq.
Anche ieri sera, alla fiaccolata promossa dal Presidio Permanente assieme ad altre realtà cittadine contro il divieto di manifestare in centro, provvedimento che il Prefetto vorrebbe imporre alla città prima di andarsene in pensione, hanno risposto in tanti. Più di un migliaio tra uomini e donne sono tornati a manifestare lungo le vie centrali della città per affermare che nessun provvedimento restrittivo può essere emanato contro chi esercita i propri diritti. Un provvedimento, quello voluto da Prefetto e Ministro degli Interni, che vorrebbe relegare la partecipazione democratica dei cittadini ad elemento di puro folklore, emarginandolo nelle periferie, quasi fosse un qualcosa da nascondere sotto il tappeto.
La linea tracciata fin qui dal governo non si smentisce: Vicenza e i suoi cittadini, quelle migliaia di persone che da oltre tre anni stanno lottando contro la nuova base militare statunitense, non devono avere diritto di parola, non possono essere protagonisti delle scelte che li riguardano, non devono interferire nei luoghi della decisionalità.
Ieri sera, lungo le vie del centro, lungo corso Palladio, scenario storico di centinaia di manifestazioni, i cittadini hanno detto con chiarezza due cose: non si può accettare un clima repressivo che limita fortemente l’agibilità democratica; questo clima è frutto dei meccanismi di guerra permanente di cui la nostra città è, purtroppo, uno degli ingranaggi più importanti.
A sorpresa, alla fine della fiaccolata, un intervento ha catturato l’attenzione di tutti i presenti. Due giovani ragazzi statunitensi, militari di stanza alla caserma Ederle, sono intervenuti dal microfono sostenendo le ragioni dei vicentini, chiedendo al loro governo, a Barak Obama, di fermare gli insediamenti militari statunitensi sparsi in giro per il mondo, e di fermare la barbarie della guerra in Afghanistan e Iraq. Una presenza, quella di questi due ragazzi, che fa a pugni con la ripugnante retorica patriottica di questi giorni, una presenza che ci ricorda, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la guerra è una cosa orribile. Ancora una volta Vicenza ha deciso di schierarsi dalla parte dell’umanità, a differenza di chi si dice pronto a sedere ai tavoli dove si deciderà come spartirsi l’elemosina che il governo farà a Vicenza per il suo sacrificio. I vicentini, ancora una volta, hanno detto che di sacrificarsi in nome della guerra e del profitto non ne hanno nessuna voglia. Indietro non si torna. [dal sito nodalmolin] Barbara X, 22 settembre 2009
Oggi, nel TgUno dell 13,30, questa terna di imbroglioni ha superato se stessa. Con aria trionfante, Minzolini ha mandato in onda, senza una parolina di dissenso da chiunque pronunciata, questa serie di minchiate abissali:
-a) l'Italia uscirà dalla crisi prima e meglio di tutti. Infatti, il calo del PIL nel 2009 è stato rivisto al ribasso (dal -5,0% al -4,8%). Una goduria. Italia locomotiva del mondo.
-b) Anche la crescita nel 2011 è stata rivista: al rialzo, da un magnifico +0,5%, ad un fantasmagorico +0,7%. Con questi dati (che oltretutto, come sempre, saranno sbugiardati al ribasso dalla realtà) ci metteremo un ventennio a ritornare alla condizione pre-crisi. Ma il commercialista di Sondrio e il venditore di Folletto di Arcore sono felici, felici...
-c) anche il rapporto deficit/PIL viaggia magnificamente. Non sarà il 5,8% del PIL, ma SOLO il 5,2%. Quasi il doppio del 3,0% consentito.
-d) In termini di disoccupazione, l'Italia è (useless to say) il miglior paese della UE, col suo 7,4%, contro una media del 9,4%.
-e) Nessuna parola sull'andamento del debito, che viaggia a lunghe falcate verso i livelli peggiori della storia italiana (oltre il 120% del PIL). Nessuna parola sull'avanzo primario (il famoso "tesoro" costruito da Ciampi), praticamente azzerato.
Fine del sonno della ragione. Poi arrivano quei comunisti del TgTre (i "licenziandi"), e ci spiegano quello che avremmo voluto sapere, ma che Minzolini non ci dirà mai:
-a) Nel trimestre aprile/giugno 2009, 370.000 persone hanno perso il posto di lavoro. Questo è il dato peggiore dal 1994 (cioè da quando esiste Berlusconi Statista). La fonte non è l'Unità, ma l'ISTAT, i cui vertici sono di nomina berlusconiana.
-b) E' vero: la disoccupazione è al 7,4% (è sempre l'ISTAT che spiega), ma solo perchè la gente ha ormai persino smesso di cercare lavoro. Non si iscrive più neanche al collocamento, per la manifesta impossibilità di cavarne qualcosa. E l'ISTAT, purtroppo, rileva la disoccupazione non già su analisi campionarie, ma sul numero di gente che cerca lavoro.
-c) In Italia è in crollo verticale non solo il numero di persone che trovano un impiego a tempo indeterminato, ma per la prima volta in quindici anni diminuiscono anche coloro che trovano qualcosa da fare attraverso contratti di collaborazione o contratti a termine.
Qualcuno, cortesemente, potrebbe spiegare queste elementari verità a Minzolini, il peggior giornalista (si fa per dire) dopo Bruno Vespa? Tafanus
Ieri sono stato assente per gran parte della giornata. Avrei voluto scrivere, gridare, contro questa informazione di Minzolini che nasconde le proteste contro la guerra, rivolte a Berlusconi. Avrei voluto scrivere, urlare, contro le immagini del Popolo Italiano che affolla i funerali con le bandiere tricolore - tutte dello stesso modello - distribuite gratis a migliaia da Alemanno (chi paga?), ma vendute per immagini come se fossero il segno di una spontanea partecipazione patriottica. E poi avrei voluto scrivere, urlare, contro la strumentalizzazione che non la mamma, ma i media embedded a Berlusconi, hanno fatto di un bimbo di due anni. un simbolo improprio a sostegno di una politica sbagliata.
Non ho niente contro la madre di Simone, che molto ha sofferto, e molto soffrirà. Un bimbo di due anni non capisce cosa vede scorrere sotto i suoi occhi. La madre avrà, ahimé, tempo e modo di spiegare al piccolo Simone perchè il papà non torna. Avrà modo di prepararlo. Ma detesto con tutte le mie forze chi ha avuto l'ignobile idea di piazzare sulla testa di quel bambino, giocoso e inconsapevole, un berretto da parà. E detesto ancor di più i media che hanno fotografato e diffuso centinaia di foto di questa idiozia, e sposato la tesi del piccolo Simone simbolo e paradigma di questa triste cerimonia. Una perdita collettiva del ben dell'intelletto, della sobrietà, del buon gusto, condiviso da media di destra e di sinistra. Ecco, questo è quanto avrei voluto scrivere ieri, pur se lacerato da mille dubbi e pochissime certezze. Poi, in mio soccorso, come spesso accade, mi è arrivato questo scritto di don Paolo Farinella, col quale a volte sembra esservi una trasmissione telepatica del pensiero, ed allora mi sono detto che forse il mio disagio non era sbagliato, e che qualora invece fosse sbagliato, sono lieto di sbagliare in compagnia di un uomo-prete che gode della mia incondizionata stima. Trascrivo per intero la lettera dell'amico Paolo Farinella, prete. Tafanus
Cari Amici e Amiche,
avevo promesso di fare silenzio, ma non si può non urlare di
fronte ad un bambino con un berretto da parà in capo. Il fondo non è ancora
visibile.
Un bambino, un berretto militare e il simbolo di Paolo Farinella, prete
Dicevano gli antichi che spesso il nome indica il destino di chi lo porta (Nomen Omen). Questa massima mi è venuta in mente mentre vedevo l’immagine di Simone, due anni, figlio di uno dei sei militari ucciso, in braccio a sua mamma. Stavano lì, in attesa del padre/marito morto. Simone, due anni, ignaro di quello che succedeva attorno a lui, era al suo posto, perché un bambino deve stare in braccio alla mamma. Solo una cosa era fuori luogo e, per me, costituisce il segno della perdita della ragione: il berretto da parà in testa a Simone.
Quella immagine è terribile perché proietta la pazzia degli adulti nel mondo e nell’immaginario dei bambini perché li usa per alimentare la commozione e condizionare il mondo infantile degli adulti. Quel berretto da parà in testa a Simone è un’ipoteca sul suo futuro perché lo trasforma in simbolo che continua la «missione» del padre. Crescendo ne resterà schiacciato e non potrà uscirne perché gli adulti irresponsabili lo hanno caricato di un compito che è la sua condanna.
Appena ne avrà la possibilità, Simone vorrà seguire le orme del padre e diventerà parà anche lui, anche perché avrà un canale privilegiato, una corsia preferenziale, in quanto orfano di un «eroe». Non lo farà per scelta, ma per dovere: per non tradire l’aspettativa del padre (lui immagina) e del mondo che da lui si aspetta l’unica scelta possibile per realizzare l’«incompiuta» paterna. Non è più Simone che deve trovare in sé la «sua» ragione di vita, ma è la morte del padre che gli impone chi e come deve essere.
Il vangelo di Giovanni, mettendo a confronto il Battista e Gesù, fa dire al primo: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30) che è la massima pedagogica che ogni educatore, maestro, genitore, ecc. dovrebbe avere come obiettivo: i figli non devono crescere secondo la nostra immagine, quasi sempre per realizzare le frustrazioni dei genitori. Essi devono vivere da sé per sé proiettati verso un ideale che compia la loro vita e coroni i loro sogni.
Camillo Sbarbaro, poeta genovese, al figlio che compiva diciotto anni scriveva: «ubbidirti a crescere è la mia vanità», quasi un anacoluto concettuale che esprime in modo magistrale l’ansia dell’adulto di essere «in ascolto» esistenziale del figlio per capirne la direzione di volo e per sostenerne la dinamica della «sua» vita.
A Simone, due anni, figlio di un parà ucciso, col berretto militare in testa, per la volontà macabra di una retorica di morte che trasforma in eroismo anche le scelte più indecenti, tutto questo sarà negato. In compenso il mondo avrà un disadattato in più che vivrà per conto terzi. Povero Simone! Ti auguro di ribellarti e di seppellire quel brutto berretto nella tomba con tuo padre. Tu meriti la vita. Null’altro. Caro Simone, da grande, se potrai, perdona gli adulti che lo hanno fatto apposta e corri verso il tuo «domani» che è diverso dallo «ieri» che ti vogliono appioppare.
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