Qualche giorno fa avevamo pubblicato un articolo dal titolo: [Dov'è finito il Popolo Viola?], sulla prematura scomparsa del grande interesse per l'avvenimento dell'anno.
Questo articolo aveva stimolato polemiche, ed anche un commento, tanto ermetico quanto spiritoso, di un amico, sempre pronto a sposare tutti i populismi disponibili su piazza: prima quello di Grillo, poi quello di Di Pietro, adesso quello del "Popolo Viola":
"...Taf, aggiusta la mira. Hai "leggermente" la tacca di mira non in linea col mirino, e colpisci... il bersaglio sbagliato..."
Ho pubblicamente confessato di non aver capito questa osservazione, ma non ho ricevuto, ahimé, ulteriori chiarimenti.
Ho quindi proseguito nell'indagine, perchè mi piace capire. Ieri, sul "Fatto Quotidiano", c'era sull'argomento un editoriale di Padellaro; oggi, su Repubblica cartaceo, è uscito un articolo, con tanto di intervista a Gianfranco Mascia, sulle "magnifiche sorti e progressive" del popolo viola. In contemporanea, è uscito un numero speciale - addirittura! di Micromega, preannunciato da molti giorni, dal titolo [Finchè c'è lotta, c'è speranza].
Un bel numero, con dieci "saggi" (non articoli, saggi, addirittura!) di Marco Travaglio, Furio Colombo, Valentino Parlato, Norma Rangeri, Antonio Padellaro, Alessandro Gilioli, Giorgio Cremaschi, Luigi De Magistris, Andrea Scanzi, Pierfranco Pellizzetti (quasi tutti "pezzi da novanta, come si uò constatare); con ben 150 foto della manifestazione, e 64 racconti-riflessioni dei partecipanti.
Ebbene, oggi ho aperto alle 15,30 online questo numero speciale, ed ho trovato la bellezza di...UN commento.
Mi sono detto: forse la festa si è spostata sui blogs dei "portavoce" o dei "responsabili". Li ho guardati tutti, perchè ormai nessuno sa chi siano gli uni e chi siano gli altri. Ogni tanto qualcuno si sveglia e si autoproclama, a seconda dell'umore, "responsabile", o almeno "portavoce". Quindi ho fatto un giro di esplorazione sui "tre-tre":
La situazione che ho trovato? il deserto dei tartari. Sul "noberlusconiday" l'ultimo commento è del 22 dicembre. In tutto, sei commenti in sedici giorni. Su "GiangrancoMascia" ultimo commento il 22 dicembre; 7 commenti in 15 giorni. Su "IlPopoploViola" non si commenta, ma nonostante il traino de "Il Fatto", Repubblica, "MicroMega, valuto circa dieci accessi al giorno di media, sulla base del numero di pagine aperte.
E veniamo ad altro: ormai il clima fra leaderini è da "lotta continua", tutti a disputarsi qualcosa che non c'è più, o forse non c'è mai stata. Minacce incrociate di querele, meetings annunciati in pompa magna, e poi scomparsi nel nulla senza neanche la buona educazione di dire qualcosa... Qualche esempio?
-a) Era stata annunciata una manifestazione per il 23 Dicembre in Piazza del Popolo, a Roma. Qualcuno ne ha saputo più niente?
-b) Il 22 dicembre il "noberlusconiday.org" convoca addirittura un "Raduno Nazionale" di tre giorni a Firenze. Seguiranno dettagli. I dettagli non sono seguiti, e anzi è quasi certo che questo raduno non si farà, perchè sarebbe necessario avere gli ingredienti (qualcuno da radunare, e argomenti a sufficienza per tre giorni di simil-cazzeggio).
-c) adesso è annunciata una riunione a Napoli, per il 9 gennaio, dei "referenti locali": chi sono? chi li ha nominati? Non è dato sapere.
Si, mi sa proprio che non sarà necessario "aggiustare la mira". Molto probabilmente, sarà sufficiente buttare il fuciletto di latta in discarica. Non serve più. Tafanus
Il premier ha deciso di modificare le parole dell'inno: si passa dal singolo al collettivo: dal "Meno male che Silvio c'è", al "Meno male che noi ci siamo" (di Filippo Ceccarelli - Repubblica)
CON il suggello della più autorevole ufficiosità, Libero ha ieri annunciato in prima pagina che "Berlusconi cambia musica", nel senso che dall'alto del suo potere ha stabilito di mutare in realtà, più che la musica, le parole del celeberrimo "Meno male che Silvio c'è", definito "l'inno" del Pdl, anche se su questo non si ricorda un pronunciamento formale - ma pazienza: i movimenti carismatici vivono più di effervescenza creativa che di regole pattuite e messe ai voti.
Interessante, anche da quest'ultimo punto di vista, è la motivazione fornita sulla necessità di sostituire il versetto "Meno male che Silvio c'è" con un non meglio identificato "Meno male che noi ci siamo, o qualcosa del genere", giacché in ogni caso, attraverso il nuovo refrain, il presidentissimo intende passare "dal singolo al collettivo, dal solista alla squadra, dal primo violino all'orchestra".
E può essere. Ma può anche essere - non sono decisioni che si certificano dal notaio - che Berlusconi, anzi Silvio, abbia scelto di sciogliersi nel "noi", così facendo un passettino indietro nella salmodia del Pdl per ripulire in un certo senso quella canzone dalle scorie super-private, mega-personali e perfino pericolosamente intime di cui si è caricata negli ultimi sei mesi a Palazzo Grazioli e dintorni.
Per dire: proprio così, "Meno male che Silvio c'è", secondo l'establishment berlusconiano, si sarebbero intitolati i club di graziose ragazze che parteciparono alle simpatiche festicciole di cui si è tanto parlato a livello planetario. La stessa Patrizia D'Addario nelle sue fresche memorie, "Gradisca, presidente" (Aliberti) racconta che dopo la proiezione protocollare di alcuni lunghi e noiosi filmati su G8 e Bush, una mano caritatevole offrì alle gentili ospiti la visione "di un documentario in cui si canta 'Meno male che Silvio c'è', e tutti nella stanza cominciano a cantare con le braccia alzate e fanno la ola" (lei no, e anche per questo si fa notare da Silvio, tiè).
Con tutta probabilità si tratta di quel fantastico video elettorale che compare anche in Videocracy e nel quale, trascinati dall'onda emotiva della canzone composta da Andrea Vantini nel 2002 con il titolo "A Silvio" e riaggiustata nel 2008 nella versione che sta per cambiare, comunque si possono ammirare alcuni rappresentanti della società civile, un gelataio, un maestro, delle mamme, dei tassinari, degli addetti a un call-center, oltre a una serie di giovani anche abbastanza scatenati tra cui spicca pure di profilo la bella portavoce del club napoletano "Silvio ci manchi", che scendono la gradinata del colosseo quadrato dell'Eur e a gran voce invocano il nome battesimale del leader. Che però non si vede mai: ed è questa la fantastica trovata del clip, dovendo quel mito vivere di potentissima assenza e di salvifica attesa.
Però, non molto tempo dopo la vittoria, quello stesso inno creò inconfessabili problemi al congresso fondativo del Pdl perché diversi esponenti di An, in particolare quelli più riottosi dinnanzi all'evidente "cesarismo" del nuovo partito, erano sì disposti ad abbandonare l'anonima marcetta usa-e-getta che li aveva accompagnati da Fiuggi in poi, ma strenuamente resistevano dall'adottare quel Magnificat che in verità suonava ormai molto più imperiale che cesaristico. Inutile dire che alla Fiera di Roma la questione venne risolta in maniera che più berlusconiana non si poteva. Ossia spettacolare: musica senza parole; in pratica ogni volta che il Cavaliere entrava in sala partiva lo stacchetto, e in questo modo, con la politica della musica compiuta, "Meno male che Silvio c'è" si autopromosse a inno del Pdl.
Da questo punto di vista la deliberazione annunciata ieri da Libero, quella specie di sorprendente rinuncia dell'ego e di generosa accettazione di una dimensione più collettiva dell'agire politico, può perfino intendersi come un messaggio di buona volontà nei confronti di Fini.
E tuttavia il fatto che, come al solito, Berlusconi abbia fatto tutto da solo, prima ventilando l'ipotesi in collegamento telefonico con Verona il 20 dicembre, e poi rendendola operativa a mezzo stampa nove giorni dopo, conferma oltre all'indispensabile ambiguità del potere anche la conseguente spensieratezza nel cantarsela e nel suonarsela in beata solitudine. Leader convalescente, compositore e paroliere fai da te, pure inventivo e benigno agli occhi del suo popolo nell'imminente stagione dell'amore - sempre che resista al clima natalizio che l'ideologia pubblicitaria ha fruttuosamente identificato.
Si vedrà. Nel frattempo l'ipotizzato slittamento dall'"io" al "noi", dalla santificazione intimistica del sovrano al riconoscimento di una pluralità di soggetti, farebbe addirittura pensare a un ritorno alle origini, per l'esattezza al primo inno di Forza Italia che volava intensamente sulle ali della prima persona plurale, "siamo", "entriamo", "alziamoci", "stringiamoci". Vuole la leggenda berlusconiana che anche di quel remoto brano il Cavaliere avesse creato parole e musica. Ma di recente si è scoperto che quest'ultima è del maestro Renato Serio: "Fui pagato una tantum, meno che se avessi fatto il jingle di uno spot, senza sapere che sarebbe servito a Forza Italia" ha spiegato con un certo rimpianto. Per gli inni politici infatti non si pagano i diritti d'autore. Stai a vedere che anche l'ennesimo "Meno male" si rivelerà una piccola astuzia a orologeria, sia pure senza gelatai e farfalline che fanno la ola.
...mi scuso per questa monnezza, ma volevo proprio regalarvi qualcosa che vi impedisse la sia pur minima tentazione di rimpiangere l'anno che muore (spero fra atroci sofferenze). La speranza è che non ci può essere un 2010 schifoso come il 2009. Quindi, in alto i cuori. Meno male che un giorno persino Silvio non ci sarà più... Tafanus
Genova, 29 dicembre 2009. La
caduta del papa, per un verso non ci voleva perché poteva oscurare quella di
Berlusconi, il quale deve essere «er mejo» sempre. Se anche il papa si mette
tra gli «oscuratori», Berlusconi trema e allora si corre subito ai ripari.
Assente dai video perché impresentabile o perché in Svizzera a rifarsi calce e
malta, diventa onnipresente con lettere, messaggi, telefonate. Poiché siamo a
Natale e il papa sfodera il suo armamentario di buoni sentimenti, ecco il lupo
fare da contraltare e s’inventa il partito dell’amore, come dire
che un puttaniere esalta la verginità consacrata.
Il refrain ossessivo e
vomitante è «l’amore vince l’odio», a patto che l’amore sia
il suo e l’odio quello degli altri: l’opposizione muta da mesi e
ormai da anni, preoccupata solo di autodistruggersi come meglio può, si scopre
anche colpevole di «odio», proprio quell’opposizione che fin’ora ha
fatto anche l’impossibile per trasformare la provvisorietà di Berlusconi
in sistema definitivo, aprendogli le strade anche quelle chiuse pur di non
disturbarlo nella sua azione di stupro della Nazione. L’opposizione,
«questa» opposizione (tutta) che odia Berlusconi è un ossimoro stridente.
Inesistente.
Se
si raccogliessero tutti gli insulti di Berlusconi contro i suoi «nemici»
- categoria da lui assunta, divulgata, affermata, rafforzata, estesa, dilagata,
imposta - forse non basterebbe la Treccani, e sentire parlare di «amore» uno che
la moglie stessa accusa di frequentazioni di minorenni e che si consola con le
prostitute e che non ha alcun ritegno nel dire menzogne documentate in sede
penale, viene il voltastomaco che nemmeno una cura di supposte di cactus riesce
a lenire.
Carfagna
in falso bordone
Come una Madonna, sulla grotta
della politichetta appare la pulzella di Salerno, la vergine intemerata nonché
ministra per intimi meriti di vicinanza al capo, donna Mara Carfagna che sale
in cattedra non per spogliarsi e mostrare le sue abbondanze al popolo guardone, ma
per denudare l’amore per la politica che «è amore, è passione …
magari facessimo insieme le riforme con amore» (Repubblica, 28-12-2009, p. 13).
Lei ha imparato questi ideali posando sul cubo. Per la cronaca: la ministra
aveva preparato una legge che colpiva i clienti delle prostitute, ma il giorno
prima si scopre che il suo capo passa la notte, più di una notte, con
prostitute a lauto e diversificato pagamento. Vorremmo chiederle se è questo
l’amore che ha in testa. e dove è finito il suo disegno di legge. O ci vuole
un «lodo» che dichiari Berlusconi insindacabile anche se va a prostitute?
A seguire, Berlusconi colpito
sulla via dell’amore da un colpo di duomo che gli ha deformato i
connotati, scrive al papa che ormai considera suo collega e compagno di banco e
gli dice innocente innocentino che «i principi cristiani sono al centro
dell’azione del governo da me presieduto». Caspita! Nessuno se
n’era accorto: i principi cristiani sono «al centro» come lo scudo
fiscale che grida vendetta contro la morale cattolica; come la legge sugli
immigrati che calpesta non solo l’etica cristiana, ma anche la natura
stessa del diritto sia civile che canonico oltre la dottrina sociale della
Chiesa; come la sua protervia di considerarsi il Messia e quindi un modello del
popolo che lo vuole puttaniere, ladro, corrotto, corruttore, distruttore delle
istituzioni di garanzia. Certo, nessuno ne dubita che i principi cristiani
della corruzione di giudici e di testimoni siano al centro dell’azione
del governo; così come tutti siamo certi che i principi cristiani della bugia
istituzionalizzata, della falsità e del furto, della collusione con la mafia,
del mantenimento diretto di un mafioso dentro casa sua (pura carità cristiana)
siano al centro del suo governo. IL quale governo non fa altro che occuparsi
della centralità dei principi cristiani che esigono di salvare il delinquente
da qualsiasi incursione giudiziaria e da qualsiasi tribunale.
Il
silenzio armonico dei vescovi e del Vaticano
In tutto questo scoppio
improvviso di amore libero e a pagamento, colpisce la reazione del mondo
clericale, sia vaticano che nei paraggi della Cei. Per mesi e mesi hanno
taciuto su tutte le malefatte e immoralità dell’amante dell’amore e
le timide dichiarazioni, dopo la protesta del popolo, sono state tutte generiche,
buone per ogni minestra e stagione, attente e calibrate a non pronunciare mai
il nome in omaggio al 1° comandamento: «Non nominare invano il nome di
Berlusconi». All’improvviso, il giorno stesso del colpo di duomo, il
comunicato ufficiale presenta la solidarietà «istituzionale ecclesiastica» non
in modo generico, ma con nome cognome e indirizzo: «Solidarietà al presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi». Oh, cribbio! allora sanno che c’è e
sanno anche chi è! Se fossero stati coerenti con le dichiarazioni estive,
avrebbero dovuto dire: «Solidarietà a tutti coloro che in un modo o
nell’altro sono colpiti da qualche duomo di Milano o altro edificio
religioso, che volando colpisce il volto di qualche autorità»: in questo modo
in futuro avrebbero potuto riciclarla, senza dovere nemmeno cambiare il nome.
Di fronte al magnaccia
dell’amore (a pagamento) che ha trasformato l’Italia in un ring di
rissa permanente, la suprema autorità ecclesiastica non trova altro da fare che
un sorrisetto di circostanza, trovandosi spazzata perché il lestofante ha
ventilato sotto i loro naso un assegno di 130 mln di euro, dicendo
espressamente che la loro provenienza è delinquenziale perché sono presi dal 5%
della tassazione dello scudo fiscale. Se i vescovi dicono che lo scudo fiscale
è immorale, addio 130 mln alle scuole cattoliche; se non lo dicono incassano i
soldi, ma vengono meno ai loro stessi principi cristiani che stanno al centro
del governo perché sono scappati anche dalla periferia ecclesiastica.
Berlusconi sta manovrando la gerarchia, la quale si lascia manovrare
abbondantemente e liberamente: la tiene in pugno con promesse equivoche. La Cei
e il Vaticnao potranno forse incassare alcune leggi «pro tempore», come il
testamento biologico, le coppie di fatto, la RU846. Vittorie di Pirro che
verranno spazzate via sia dalla prassi che dal tempo, ma lasceranno conseguenze
difficilmente insanabili nel tessuto della Chiesa sempre più scismatica, sempre
più frantumata per l’azione diretta dei Vescovi e del vaticano che
appaiono come sono al soldo di un uomo immorale, indegno, mafioso, corrotto e
corruttore. Verranno giorni e non sono lontani, in cui il conto da pagare sarà
salato, e i tralci secchi verranno tagliati e gettati nel fuoco perché inutili,
perché deleteri.
Avremmo voluto che in questi
giorni natalizi, dopo le esternazioni blasfeme di un uomo malato e non «compos
sui», che il papa, o almanco il segretario di Stato (campa cavallo!) o il
presidente della Cei che ancora mantiene una parvenza di moralità personale,
rimandassero al mittente le annessioni indebite e gli dicessero: «Sig.
Presidente del Consiglio, le consigliamo di tacere e di dedicarsi alla
restaurazione del suo cerone, lasci stare i principi cristiani, piuttosto li
viva e ne dia l’esempio personale; non proclami sentimenti più grandi di
lei, di cui è incapace di capire la portata; faccia un servizio al Paese: si
dimetta e si faccia curare in una clinica, magari la stessa dove è stata
portata la ragazza svizzera che ha fatto cadere il papa». Mi auguro un sussulto
di dignità, me lo auguro quasi per fare coraggio a me stesso, sapendo che da
quello orecchio la sordità è totale e assoluta.
Don
Gelmini: strage di cuori
Sull’orizzonte
all’improvviso come un colpo di fulmine appare anche don Gelmini, che
aveva chiesto la riduzione allo stato laicale per non essere inquisito dal
Vaticano di abusi sessuali sugli assistiti nella sua comunità. Quest’uomo
in tv grida il suo amore a Berlusconi: «siamo innamorati di te». Mamma mia, una
dichiarazione così ufficiale e pubblica mette in imbarazzo anche il Padre
eterno che infatti, dicono le cronache, si è girato dall’altra parte e
pare che abbia detto all’angelo che gli stava accanto: «In tutta la mia
onesta carriera, mai nulla di ciò ho sentito e ora mi tocca anche ascoltare due
cretini che amoreggiano in pubblico dopo che hanno fottuto come gli è parso.
Quasi quasi li fulmino con un colpo solo» (poi è saltata la corrente e non se
n’è fatto niente). «Abyssus abyssum invocat» (Sal 42/41,8) e più abisso
di così neppure è immaginabile
La
maledizione incombente
Dulcis in fundo: si apprende che
Piersilvio sta per avere un maschietto e lo chiamerà Silvio per cui scordiamoci
la velleità di un desiderio astratto: Silvio Berlusconi continuerà a esserci.
Povero (si fa per dire) figliolo, con un nome così il minimo che gli possa
capitare è quello di somigliare al nonno: in questo caso mi auguro che lo
curino fin da piccolo, perché gli adulti si guastano da bambini: dal mattino si
vede il buon giorno. Auguri al pargolo, ma auguro al prete che lo battezzerà
(se lo battezzeranno) di usare l’acqua di Lourdes in modo preventivo e
speriamo che la Madonna abbia pietà di un condannato fin dalla nascita. Certo
che il padre e la madre sono dei buontemponi che amano in modo esclusivo il
figlioletto. Già, anch’essi sono inscritti al partito dell’amore,
purché sia sempre a pagamento.
Corre
voce alla voce B. Craxi
Corre voce che si voglia
celebrare il decennale di Bettino Craxi in pompa magna con celebrazioni
ufficiali alla presenza di «autorità civili, militari e religiose». Si dice che
anche il presidente della repubblica sia stato arruolato per l’occasione.
Che facciano quello che vogliano, purché non si omettano alcune cosette ormai
ìdefinitive: a) fu un ladro per sua stessa ammissione in parlamento; b) fuggi
all’estero per non essere processato e quindi fu giudicato in contumacia;
c) ebbe tutte le garanzie costituzionali e in 3° grado di giudizio (Cassazione)
fu dichiarato colpevole e condannato; d) non si sottomise alla legge, ma
preferì morire contumace. Tecnicamente si dice che sia un delinquente. Per la
legge italiana è un delinquente contumace, la cui pena si è estinta solo per
morte sopraggiunta. e) il suo successore ed erede in politica e in malaffare di
Stato, di mafia e di delinquenza è Silvio Berlusconi che ha fatto onore al suo
padre e maestro.
Sapremo chi sono i «cattivi
maestri» dai partecipanti alle celebrazioni: chi inneggia a un delinquente; chi
lo reintegra senza averne l’autorità, chi ne prosegue l’azione si
mostrerà per quello che è: degno discepolo di Craxi Benedetto, in arte Bettino,
di fatto ladro e corruttore di Stato. Mi auguro di non vedere alcuna veste nera
di prete o fascia rossa di vescovi o berretti cardinalizi nei dintorni perché
sarebbe la degradazione senza fine e l’autorizzazione a tutti di
delinquere e di corrompere e lasciarsi corrompere a piacimento. Logicamente in
nome della Legalità. Come sempre.
Vi
auguro
Vi auguro un anno nuovo di
ritorno tranquillo allo spirito e alla lettera della Costituzione, senza
Berlusconi, né Carfagna da Salerno e compari e compare, né Bersani da Piacenza,
né Di Pietro da Montenero: vi auguro un’Italia vuota di pupi e di papi,
ma piena di gente vera e onesta, libera e lavoratrice.
Un
pensiero particolare a tutte le donne e gli uomini che sono costretti a stare
sui tetti per difendere il loro diritto al lavoro; alle famiglie con portatori
di handicap, al 17% delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, a tutti
voi che sperate nella speranza. Una cosa è certa: noi non demorderemo e non ci
stancheremo di impegnarci per risollevare le sorti del nostro Paese. Buon anno
2010.
Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se
un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto
uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di
Occam e del suo cazzo di rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista
perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive
ragazze, si divertono di più.
Non sopporto invece chi considera
l'Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che
racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le
piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre
secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città
terremotata con l'imposizione delle mani. In ogni caso, su larga o piccola
scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il
lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a
controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è
fatto.
Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che
gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire
l'Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che
viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e
degli Oracoli. Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti
sciccosi dell'Imperatore, quando di luccicante c'è solo il bianco delle sue
chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il
bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l'imperatore sia nudo è solo una
bufala, un'illusione ottica facilmente spiegabile consultando "Popular
Mechanics" e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con
il termine "bufala" si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente
approvata con il sacro sigillo dell'Autorità. Questo li rende ai miei occhi
molto simili ai vecchi e gloriosi "servi del potere" ed altrettanto
antipatici.
Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste
ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere
sono esseri umani, di conseguenza anch'essi possono mentire. Per i debunkers
invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers.
Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei
complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche
loro non scherzano.
Per spiegare l'incrollabile dabbenaggine (ma sarà
vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di
fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il
Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l'essere un po' schiavi dentro
e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e
certezze incontrovertibili, compresa l'esistenza di Babbo Natale, viene
disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo
possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi
serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù.
Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.
In questi
ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di
propaganda. Che sia in atto una campagna d'inverno vera e propria è molto
probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c'entra l'Iran e un
nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò
messa da parte con l'avvento di Obama e l'uscita di scena (forse) dei neocon.
Sparita la Palestina dalle news - e forse anche dal Medio Oriente, chissà - con
le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole
una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare
qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all'uso, come
la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai
passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con
conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica
islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più
logica da seguire, da parte del potere costituito. Intanto si può costruire
un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a
starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere
pericolose.
Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti
figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle,
di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di "personal psaicolabails" che girano il
mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di
esplosivo nelle mutande - "vuoi far saltare l'aereo o sei contento di vedermi?"
ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti
scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l'attentatore picchiatello
e grande fruitore di "social network" (ci
arrivo) si siede al suo posto sull'aereo che dovrà far esplodere chi si trova a
fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l'allarme, agisce con
un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad
un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell'11
settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l'attentatore con
quattro mosse di kung-fu.
Le notizie relative a questo rifiorire di
Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo
nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale.
Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi
andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in "Total Recall" ed immagino che chi
costruisce gli impianti all'uopo sarà contento delle commesse miliardarie che
gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli
autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una
miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via
del Plebiscito con il "64".
La libertà che più bisogna limitare, però, è
quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo
della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet.
Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran
perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in
Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e
alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe
sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole
cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e
conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla
fine.
I complottisti sono paranoici, senz'altro, ma i paranoici come
Philip K. Dick (nella
foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva,
l'invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli
aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo,
quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel
bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo
dell'Imperatore.
"...a dieci anni dalla morte, il sindaco ha deciso di intitolare una via o un parco di Milano a Bettino Craxi. La notizia filtra da Palazzo Marino in attesa dell'ufficializzazione che dovrebbe avvenire il 19 gennaio quando il presidente della Repubblica e il premier Berlusconi ricorderanno ufficialmente il leader socialista. I tecnici del Comune sarebbero però già al lavoro per individuare l'area più adatta che il sindaco vorrebbe comunque nel centro della città. Una scelta destinata a creare polemiche come già avvenne quando a prendere l'iniziativa, poi abortita, era stato l'allora sindaco Gabriele Albertini e che per questo non sarebbe stata resa ancora pubblica. Anche se il sindaco sarebbe convita che questo sia il giusto riconoscimento "per un uomo che ha dato una svolta al Paese".[Repubblica, 29/12/09]
ROMA - Alla vigilia del decennale della sua morte (il 19 gennaio), la figura di Bettino Craxi continua a far discutere, a suscitare polemiche. E così, mentre si viene a sapere che Giorgio Napolitano riceverà al Quirinale i membri della Fondazione Craxi che hanno organizzato un convegno per commemorare l'ex premier socialista, Antonio Di Pietro attacca: "Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui".
Comunque, dal Colle era già arrivata la precisazione sul fatto che la partecipazione del capo dello Stato al convegno non è ancora stata decisa. Intanto, Di Pietro demolisce chi vuole riabilitare la figura dell'esponente del garofano: "Io credo che ci sia una distorsione della realtà, attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti, responsabile di tanti debiti nelle casse dello stato nella prima repubblica. Anche oggi continua a essere scambiato per una persona in esilio, in realtà era latitante". Di Pietro si dice (ovviamente) contrario anche all'iniziativa del sindaco Letizia Moratti: intitolare allo scomparso segretario del Psi una strada, o un parco di Milano.
Giudizi pesanti, quelli del numero uno dell'Idv. Che fanno infuriare il Pdl. "Con i suoi insulti a Craxi, estesi a Berlusconi, e con le sue minacce ed intimidazioni al presidente della Repubblica Napolitano - dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Ciccchitto - Di Pietro conferma che purtroppo esiste nel nostro sistema politico e mediatico un grumo di inciviltà, di odio, di rozzezza del quale l'ex pm ed il suo partito sono la punta dell'iceberg. Di Pietro è il portavoce di un network che ha capacità di fuoco che non può essere sottovalutata". Anche il ministro della Cultura Sandro Bondi definisce le sue parole "volgari e senza precedenti".
Ma contro l'iniziativa del sindaco Moratti insorge anche un altro ex capo del pool Mani Pulite di Milano, Francesco Saverio Borrelli: "Trovo indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa ad un personaggio che è morto da latitante". [Repubblica.it]
A pochi mesi di distanza dalla rimozione di una semplice targa da una biblioteca di un paesino della bergamasca (noto per aver dato i natali a Littorio Feltri) intitolata a Peppino Impastato, che ha sacrificato la sua giovane vita in difesa della legalità, la Moratti vuole intitolare un parco a Bettino Craxi, detto "il cinghialone", morto don da eroe in esilio (come vorrebbe la ineffabile Stefania), ma da pregiudicato in latitanza.
Riandando con la memoria alla mitica "signora Enza", che ogni lunedì faceva la raccolta delle "buste" nell'ufficio di Craxi in Piazza Duomo, o al "Conto Protezione", credo che ci sarebbe qualcosa di più adatto di un Parco, da intitolare a Bettino: una bella tangenziale. Tafanus
Teheran 2009 come Bucarest 2009? È caos in Iran. La polizia ha fatto irruzione nell'ufficio dell'ex presidente
riformista, Mohammad Khatami, usato i gas lacrimogeni per disperdere
l'opposizione che protestava per la morte del nipote di Mir Hossein Moussavi e
ha arrestato almeno sette figure di spicco del fronte riformista.
I SENZA VERGOGNA: Il sindaco "regala" un parco a Bettino Craxi - A dieci anni dalla morte del leader socialista, Letizia Moratti decide di ricordarlo alla città intitolandogli una via o un'area verde del centro. A dieci anni dalla morte, il sindaco ha deciso di intitolare una via o un parco di Milano a Bettino Craxi. La notizia filtra da Palazzo Marino in attesa dell'ufficializzazione che dovrebbe avvenire il 19 gennaio quando il presidente della Repubblica e il premier Berlusconi ricorderanno ufficialmente il leader socialista. I tecnici del Comune sarebbero però già al lavoro per individuare l'area più adatta che il sindaco vorrebbe comunque nel centro della città. Una scelta destinata a creare polemiche come già avvenne quando a prendere l'iniziativa, poi abortita, era stato l'allora sindaco Gabriele Albertini e che per questo non sarebbe stata resa ancora pubblica. Anche se il sindaco sarebbe convita che questo sia il giusto riconoscimento "per un uomo che ha dato una svolta al Paese". (29 dicembre 2009)(Repubblica.it)
La first sciura proprio non riesce a farsene una ragione: Bettino non è morto da eroe in esilio, ma da pregiudicato in latitanza. E ai pregiudicati non si intitolano parchi, o piazze, e neanche vicoletti. Perchè non intitolare "un parco" a Peppino Impastato, che in difesa della legalità ha dato la vita? Tafanus
Ogni volta che "la Rete", questa sconosciuta, crede di lanciare un'idea, accade che i fatti si occupino di svelare che la rete è quello che è: solo una diaspora di siti più o meno importanti, fatta prevalentemente da persone che non sono disposte a cedere un milligrammo di "sovranità" (vedi il fallimento del nostro "Network Democratico". Una sorta di Agorà molto più adatta a fare, nel tempo, opinione, che non ad accollarsi compiti gestionali o organizzativi.
Ogni volta che "la rete" sembra sia riuscita ad organizzare qualcosa, guardi sotto il tappeto e scopri che è solo un inconsapevole veicolo sul quale astuti pifferai hanno fatto salire ingenui followers, convinti di recitare un ruolo da protagonisti, mentre di fatto contano meno di comparse e figuranti. Dal settembre 2007 ad oggi, i ruoli sono assegnati. Di volta in volta si sentono protagonisti i girotondini, i meetup, i ragazzi del "popolo viola". Tutte le volte, rimesti questo pulviscolo, e riaffiorano gli chauffeurs: i Grillo, i Di Pietro, i Pancho Pardi, i Travaglio, i Flores d'Arcais... tutti coloro che io chiamo - detestato da alcuni - quelli della "compagnia di giro".
A volte succede che qualcuno scompaia temporaneamente, perchè privato del ruolo di Prima Ballerina (vedi Grillo e il No-B-Day), ma si tratta sempre di assenze temporanee. Sono passate meno di tre settimane dal No-B-Day, che alcuni ingenui ragazzotti credono di aver montato con le loro manine, con qualche click su facebook, ed ecco riapparire il comico genovese col suo Movimento, che rassomiglia come una goccia d'acqua a un partito. Ovviamente il comico si è affrettato a convincere i fedeli che sono loro a scrivere il testo di diritto canonico, ma questo è già di fatto scritto nel "Non-Statuto" allegato dal comico ad uso di coloro che vogliono fare non-politica sotto la guida di un non-capo.
Ma la demagogia, tranne che su alcuni irriducibili, non tira più come una volta... Ho provato a fare una piccola somma dei commenti che sono stati postati sul blog del guru dal 21 al 26 dicembre 2008, e dal 21 al 26 dicembre 2009. L'anno scorso, la media giornaliera nel periodo è stata di 1112; quest'anno è stata di 613. Fatto il conticino? Stiamo parlando di un 45% in meno. Nel 2007 la media era di quasi 1800 commenti al giorno.Oggi è a poco più della terza parte rispetto a due anni fa...
Meglio è andata a Di Pietro, che ha avuto dalla sua una presenza in TV, diciamo, non trascurabile: -11%.
Anche i mitici blogs di supporto al No-B-Day, che credevano si essere diventati dei blogs importanti, gonfiati per un paio di settimane da comparsate in TV (SkyTg24, Annozero, e tante reti minori); dal supporto di quotidiani e periodici nazionali (Repubblica, Il Fatto, l'Espresso, MicroMega, etc...) e da partiti politici, sembrano essersi sgonfiati come un soufflé mal riuscito, sia in termini di accessi, sia in termini di commenti. Qualche nome? I soliti: [Beppe Grillo], che era partito lancia in resta col sostegno al No-B-Day, è sceso precipitosamente dal carro quando gli è stato spiegato che non avrebbe fatto la prima ballerina alla manifestazione; [Antonio Di Pietro], che è stato monograficamente dedicato a sostenere... se stesso; il "sito ufficiale dell'organizzazione" (nominato tale non si sa da chi) cioè il [noberlusconiday.org]; il blog "storico" di [Gianfranco Mascia del BoBi]; il nuovo blog che dovrebbe essere il collante atto a non lasciar disperdere il "patrimonio" del 5 dicembre, cioè [ilpopoloviola], che guarda caso ha come registrar tale Rosario Mascia. Che relazione c'è fra Gianfranco e Rosario Mascia? Fratelli? omonimi? prestanome?. Non lo sappiamo. Poi c'è il sito di "liberacittadinanza", fondato e presieduto da Pancho Pardi, del quale nulla sappiamo: non accetta commenti, non ha un contatore, e non è rilevato da Alexa, perchè e sotto la "soglia" strumentale di rilevamento.
Nei giorni precedenti il 5 dicembre, quando maggiormente infuriava la polemica sulla "spintaneità" del movimento, e sulla capacità di aggregare in qualcosa di organizzato il pulviscolo chiamato "rete", Charly Brown ed io avevamo dato appuntamento, ai tifosi del sig. Dalbasso, al 5 di gennaio, per verificare, in concreto, le "magnifiche sorti e progressive" del popolo viola. Ora, alla vigilia della fine dell'anno, a poco più di tre settimane dalla manifestazione, si possono già tirare le prime somme. Diagnosi basata su "sintomi", guardando cosa succede nei luoghi-guida del popolo viola. In particolare, confrontando i dati degli accessi dell'ultima settimana con quelli dell'ultimo mese (che includeva la settimana del No-B-Day. Non abbiamo dati "settimana su settimana". Fonte: Alexa.com, società del gruppo Yahoo) Possiamo invece fare un confronto preciso fra i commenti pervenuti a questi siti nei sette giorni caldi del No-B-Day (dal 4 al 10 dicembre inclusi), e quelli pervenuti dal 21 al 27 dicembre inclusi.
E cominciamo dagli accessi:
[Tafanus]: lo cito solo per confronto: sia nell'ultimo mese, che nell'ultima settimana, è rimasto inchiodato a 1700 visite al giorno di media, nonostante nell'ultima settimana ci siano state le feste di Natale. Insomma, se i siti viola dovessero accusare dei cali, non sarebbe colpa di Santa Klaus.
[Di Pietro]: nell'ultima settimana non ha una sola parola sul "popolo viola". I suoi accessi quotidiani rispetto a quelli dell'ultimo mese salgono, addirittura, anche se solo del 6% (da 26.600 accessi a 28.200). Insomma, non sembra che la fine della bagarre sul No-B-Day gli abbia nuociuto.
[Beppe Grillo]: aveva smesso di parlare del No-B-Day a metà novembre, e non ne ha mai più parlato. Denuncia un piccolo calo dello 0,3%, nonostante il lancio, alla grande, del "Movimento 5 Stelle", che non sembra abbia scatenato masse plaudenti. Gli accessi sono passati da 197.700 al giorno nell'ultimo mese, a 197.100 al giorno nell'ultima settimana.Tantissimi, ma ben lontani rispetto a quelli di cui straparlava il comico nel 2007 (800.000, ricordate?)
E veniamo ai blogs che erano diventati grandi-anzi-immensi grazie al No-B-Day, al pompaggio dei giornali, alle comparsate in TV. Ed iniziamo da quello che è stato proclamato il "sito ufficiale dell'organizzazione":
[noberlusconiday]: la media degli ultimi trenta giorni - che include la settimana in cui in Italia non si parlava d'altro se non del 5 dicembre - è di 17.500 visite al giorno (dieci volte il Tafanus); siamo lontani da 5 Gennaio, e le visite dell'ultima settimana sono crollate a 2.400 al giorno, nonostante abbiano "lanciato", sullo slancio della presunzione, addirittura il "1° Meeting Nazionale del Popolo Viola" a Firenze. Tre giorni, micacazzi... dal 29 al 31 Gennaio. "Seguono particolari a breve" Siamo ancora in attesa. Questo lancio ha avuto bel 39 commenti.
Invece dei "particolari" su questa prima mega-riunione nazionale, il 24 dicembre (ma com'è volatile, il popolo viola...) viene annunciata la "Prima Riunione Nazionale dei Referenti locali del Popolo Viola". Napoli, 9 Gennaio. Di Firenze non si parla più, o non si parla ancora? Insomma, siamo alla tecnica "Grillo dei Poveri". L'importante è spararne periodicamente una. poi, non ha importanza se non succede nulla. L'importante è aver dato qualche segnale di "esistenza in vita" al popolo viola, ormai orfano di Di Pietro, di Pardi e di Ferrero, e costretto a marciare sulle proprie gambette. Ma sui contenuti torneremo. Per ora, limitiamoci ai numeri.
[Gianfranco Mascia]: il suo sito passa da una media di 690 accessi al giorno nell'ultimo mese - che include le settimane calde - a 160 accessi al giorno nell'ultima settimana, con un crollo del 77%. Non va molto meglio col sito creato per "non disperdere il patrimonio" del popolo viola, registrato da un altro Mascia, Rosario:
[Ilpopoloviola]: nell'ultimo mese ha una media di 420 accessi al giorno; nell'ultima settimana esattamente la metà: 210 accessi, con un leggero calo del 50%.
Il "consolidato" dei "Siti di Riferimento del Popolo Viola" (gli ultimi tre analizzati), passa da una media giornaliera nell'ultimo mese di 18.600 accessi, ad una media, nell'ultima settimana, di 2.770 accessi. Traduciamo? -85%.
Ma attenzione! il peggio deve ancora arrivare! ed ha a che fare con l'andamento dei commenti che viaggia a velocità inversamente proporzionale alla magniloquenza dei progetti. Prendiamo il sito principale (il noberlusconiday), quello "di riferimento" per il Movimento, ed analizziamo posts e commenti (cioè interesse della "ggente viola":
Dal 1° al 5 dicembre, nel fervore organizzativo degli ultimi giorni, il sito raccoglie 101 commenti (20 al giorno).
Dal 6 al 10 Dicembre, sotto l'entusiasmo di posts dal titolo "Più di Un Milione!", di progetti per un Manifesto del Popolo Viola, dell'organizzazione della partecipazione alla manifestazione contro il ponte sullo stretto, c'è il vero boom del sito: ben 299 commenti in 5 giorni: 60 commenti al giorno.
Dall'11 al 15 Dicembre, sotto lo stimolo del "non perdiamoci di vista" e della convocazione - nientemeno - che di una riunione nazionale di tre giorni a Firenze, si raccattano 49 commenti: meno di dieci al giorno.
Dal 16 al 20 Dicembre, sotto l'impulso di un numero speciale di MicroMega, delle "Dieci Proposte" per un funzionamento democratico del Popolo Viola, e sotto l'effetto della commozione per la morte del giovane Marco Daldoss durante la manifestazione contro il Ponte, si scende a 5 commenti (uno al giorno).
Dal 21 al 25 Dicembre, nonostante il lancio della prima riunione dei "referenti locali" del Popolo Viola, siamo a UN commento in 5 giorni.
...ma forse il "Popolo Viola ha spostato il dibattito sui blogs di "Mascia1 & Mascia2? Vediamo...
Qui le cose sono più sempli e più complesse al tempo stesso: niente commenti, ma solo, post per post, il numero di lettori. Poichè di norma la visita ad un blog comporta l'apertura di due posts letti o aperti, possiamo avere un'idea del numero di accessi:
dall'11 al 15 Dicembre: stima di 44 accessi (9 al giorno). C'è da sottolineare che uno dei posts del periodo, che ha avuto ben 15 lettori, annuncia un Convegno-Dibattito organizzato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione: il tema è ambizioso e, come al solito, autoincensatorio: "“NBD: La discesa in campo del WEB - Le nuove forme della partecipazione civile e politica". Il parterre è di tutto rispetto, e di tutto richiamo: Antimo Luigi Farro, Professore di Sociologia; Michele Prospero, Professore di Sociologia Politica; Alessandro Gilioli, Giornalista de L’Espresso, nonchè gestore del più grande blog personale italiano ("Piovono Rane"); infine, Federico Mello, giornalista de "Il Fatto Quotidiano". Introduce e presenta: Luciano Zani, Preside della Facoltà di Sociologia. Ripeto: lettori del post: quindici (incluso il sottoscritto).
Insomma... toutes proportions gardées... ma allora il Tafanus potrebbe organizzare un convegno ad Harward?
dal 16 al 20 Dicembre: 23 accessi. Nessun rendiconto del "Convegno" alla Facoltà di Scienze della Comunicazione; una diretta in streaming della partecipazione al "No-Ponte-Day, vista da ben 9 (noce) persone.
dal 21al 25 Dicembre: 5 accessi (uno al giorno).
dal 26 Dicembre ad oggi: circa 35 accessi (9 al giorno), quasi tutti sulla riproposizione dello "speciale" di MicroMega
No... la festa non è neanche qui. Ma allora dove diamune è, la festa? Sarà mica una sorta di rave-party, di quelli organizzati di nascosto in posti inaccessibili e segreti?
Chiudiamo con una piccola chicca: esaminando l'archivio di Repubblica (il maggior quotidiano che ha appoggiato il "popolo viola", e facendo una ricerca per parole-chiave, scopriamo quanto sia rimasto della giornata del 5 Dicembre, dopo la quale "nulla sarà più come prima", guardando il numero di articoli dedicati all'argomento:
dal 1° al 10 Dicembre: 19 articoli (quasi due al giorno):
dall'11 al 20 Dicembre: 5 articoli (uno ogni due giorni);
Ecco... se vi saranno inversioni di rotta, ed esplosive riprese d'interesse per il popolo viola, non mancheremo di tenervi informati. Per il momento, i fatti separati dalle pugnette ci dicono che il giovane Popolo Viola è già andato in pensione. I suoi tanti, troppi sedicenti "responsabili" hanno sprecato ancora una volta un capitale di fresco e genuino entusiasmo in un tourbillon di piccole gelosie fra leaderini; in un mare fangoso di totale assenza di trasparenza; in una grande prova di renitenza alla democrazia (su facebook è nato un gruppo di centinaia di "bannati dal No-B-Day); di totale incapacità di rispettare le legittime curiosità di chi avrebbe voluto capire, anche quando queste sono diventate una slavina.
Ora dovranno gestire, con mezzi propri, la delusione. Non sarà facile. Non sono stati capaci di nuotare in acque tranquille. Difficilmente riusciranno a nuotare controcorrente, in acque sempre più confuse e turbolente. Tafanus
"Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess
tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le
tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze
immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che
abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di
Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la
libido.
Ho sempre visto con quanto disprezzo,
anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle
carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a
migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai
lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere
donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo." (Paolo
Guzzanti)
L'estremo sadismo dell'egocentrico amatore di sé
stesso ed odiatore del resto del mondo, perchè inadeguato a compararvisi, è
tormentare la sua vittima affinchè il malcapitato o la malcapitata alla fine
cedano e si sottomettano. Devi amarmi per forza. Io ti disprezzo perchè non mi
ami, perciò tu devi amarmi. Ho il potere di farmi amare, anche a bastonate, se
fosse necessario.
Pover'ometto, quale abisso di complesso di inferiorità
cela tale smania di sopraffazione. Amore? Non scherziamo. Anche se penso che
questa stronzata dell'"AMORE" e relativo partito gli sia stata suggerita da
qualche suo prete baciaricchi oppure da quei creativi bolliti di cui si
circonda, per fortuna si capisce subito che il suo amore, come tutto ciò che da
egli emana, è falso come l'ottone. Non a caso un sacco di gente non ci crede,
al suo amore. Non tutti sono affetti dalla perversione complementare al sadismo,
il masochismo e tantomeno desiderano sottomettersi a lui.
Eh si, scusate,
ma anche se mi sforzo non mi esce nulla, nessun pensiero positivo, soprattutto
pensando e ripensando a quello strano attentatucolo. Il souvenir pacchiano quasi
quanto lui, quella specie di sacchetto nero della monnezza che, non si sa come,
gli compare magicamente in mano subito dopo la botta prima che i suoi boys lo
trascinino in camerino... oops, in auto, per il trucco prima dell'esposizione
dell'uomo sindone.
Ha ragione Lidia Menapace a parlare di stigmate. Ecco
cosa ricordava quello stranissimo sangue per niente simile a quello che sgorga
copioso da ferite fresche e che lorda gli abiti (in questo caso rimasti
intonsi!) ma spalmato sul volto, in certi punti quasi rappreso,
da madunino che piange, da natuzzo evolo in estasi mistica. Chissà se
è sangue vero o è l'ennesimo trucco dell'imbonitore da fiera in cerca di
rilancio? Sono vere stigmate o c'è il trucco? Ah, se fosse ancora vivo Padre Agostino
Gemelli!
Un'esposizione plateale in favor di telecamera, al di là di
ogni logica di sicurezza e poi la scomparsa. Chi l'ha visto? "Tornerò dopo le
feste." Vedremo. Scommettiamo che non si noterà nulla delle ferite? Un asso quel
chirurgo, sembra che non gli sia successo nulla*. E scommettiamo che, se non gli
concederanno l'impunità totale, ricomincerà a sanguinare?
* sempre pronta
a ricredermi qualora dovesse ricomparire con il profilo da pugile di Owen
Wilsone un delizioso
quasi-leporino à la Joaquin Phoenix . Chissà, forse potrei perfino
innamorami.
da diversi giorni non apro la posta e non ho avuto tempo da
dedicarvi preso da altre emergenze e urgenze. Volevo pregarti di
portare alla "ciurma" del Tafanus i miei auguri di buon proseguimento e
di un anno 2010 tra le migliori annate se si avverasse il desiderio
legittimo di toglierci dai piedi il B. nella
speranza che poi non venga il D. o qualcun altro. A tutti un abbraccio
forte e uno in particolare a Marisa. A presto. Paolo prete
Caro Paolo, grazie a nome mio di Marisa, e di tutti (mi arrogo il diritto di interpretare) gli amici del Tafanus. Antonio
Strana, la vita... Vent'anni fa, all'inizio del massacro di Timisioara, che segnò l'inizio della fine di Ceausescu, costui era a Teheran. Oggi, mentre in Italia si "non-celebra" la caduta di Ceausescu, è a Teheran che si spara addosso alla gente.
QUELLO CHE NON DOVEVAMO PERMETTERE A CASINI: "...In un colpo solo l'Udc di Pier Ferdinando Casini chiude due alleanze per le
regionali. Ha avuto dal Pd quello che chiedeva in Puglia: via Vendola, dentro
Michele Emiliano, il sindaco di Bari gradito ai centristi per la corsa alla
regione. Una volta incassata una grande regione del Centrosud, ha chiuso anche
nel Lazio ma guardando all'altro campo: il Pdl. Nella regione travolta dallo
scandalo Marrazzo, l'Udc si schiererà (l'ufficialità è attesa nei prossimi
giorni) con Renata Polverini, candidata della destra già in pista..."
La politica dei due forni. Quello che avevo sempre paventato, si sta puntualmente verificando: alleanze regionali a geometria variabile. Stiamo consentendo a Casini di stringere regione per regione alleanze col carro dato per vincente. Lui è un figlio di puttana di ex DC, ma noi siamo degli autentiti coglioni senza spina dorsale. A questo squallido figlioccio di Forlani avremmo dovuto avere il coraggio di dire: "o da questa parte, o dall'altra, DAPPERTUTTO. Non vinceremo mai!
La faraonica residenza di Nicolae e Elena Ceausescu
Insipienza, mancanza di rispetto per la storia e per gli spettatori, servilismo, voglia di non generare cattivi pensieri nei donatori di lavoro molto, troppo somiglianti per arroganza, satrapia, prepotenza?
Quest'anno il Natale è trascorso come al solito. Il peggio, se Dio vuole è passato. Abbiamo visto momenti TV durante i quali su sette reti non ce n'era una guardabile. Fra la 185ma replica di "Tutti insieme appassionatamente", l'ennesimo servizio su quanto si spenderà per il cenone, i soliti 10 centimetri di neve che bloccano l'Italia, la nascita del PdA (non è il glorioso Partito d'Azione, ma il ben più miserabile e strumentale "Partito dell'Amore" (con o senza preservativo?) siamo stati più volte tentati di strangolarci col cavo elettrico della TV, o di morire dolcemente, con una overdose di panettone in saldo.
Eppure una rete, almeno una, avrebbe potuto stravolgere il modo di raccontare la storia, semplicemente mandando in onda, giorno per giorno, ora per ora, le repliche degli speciali, dei TG, delle breaking news che in dicembre 1989, esattamente vent'anni fa, hanno segnato e raccontato, come in un incredibile reality, l'agonia e la morte violenta di una delle peggiori satrapie del secolo scorso.Ha fatto parzialissima eccezione la solita RaiTre, che STANOTTE ha mandato in onda un documentario tedesco (voci originali in romeno, traduzione simultanea audio in tedesco, microscopici sottotitoli illeggibili in italiano. Poco, e per pochi. Ma sempre meglio del nulla delle altre reti. Non si deve rovinare il Natale dell'Amore ai satràpi di casa nostra, ricordando loro che tutti i regimi prima o poi finiscono.
Forse un giorno, grazie alla digitalizzazione degli archivi dei giornali, la storia non si farà più raccontando sintesi soggettive dei fatti, ma ripubblicando in stretto ordine cronologico i passi salienti degli articoli che raccontavano lo svolgersi degli avvenimenti in progress, con tutto l'inevitabile contorno di confusione, di voci, di smentite, di rettifiche che la cronaca di avvenimenti convulsi comporta.
E' quello che tentiamo di fare, grati a Repubblica, che dall'anno scorso mette a disposizione di lettori e ricercatori oltre un quarto di secolo del suo archivio, a titolo gratuito. Questo post, per quanto inevitabilmente lungo, riporta solo gli estratti più significativi degli articoli che hanno riguardato quel fantastico Natale di libertà. Un Natale che abbiamo vissuto senza Sissi e senza Mary Poppins, grati a Ceausescu di essere crepato, liberando i romeni da un quarto di secolo di feroce tirannia, e liberando noi dall'ennesimo servizio sui presepe vivente di Venegono Inferiore.
E' SUCCESSO VENT'ANNI FA: PUO' SUCCEDERE ANCORA
Premessa: Il documento che raccoglie per intero gli articoli più significativi del Dicembre 1989 sarà archiviato sul Tafanus in formato word, e reso scaricabile dalla colonna laterale del blog. In questo post ricordiamo solo i passaggi chiave di quel mese, attraverso una sintesi dei passaggi più importanti, e i links ai relativi articoli completi.
01/12/89 [Le spie di Ceausescu sulle tracce di Nadia Comaneci] "...1) Martedì 28 mattina ore 6,00: passa il confine di Mezogyan, chiede aiuto alla polizia. 2) Martedì 28: pernotta a Szeged in un albergo per profughi; poi si dilegua la mattina dopo. 3) A Budapest dicono: La polizia segreta rumena la insegue. 4) Da Vienna trapela la notizia (non confermata) di un suo passaggio in auto attraverso l' Austria. 5) Da Berna sostengono che si è rifugiata nell' ambasciata Usa..."
03/12/89 [Ceausescu rieletto plebiscitariamente Conducator] ...dopo essere stato rieletto in maniera plebiscitaria alla guida del Pc romeno durante i lavori del congresso, la settimana scorsa, Nicolae Ceausescu ha richiamato all'ordine i dirigenti del partito...]
Nadia Comaneci
19/12/89 [Un popolo in ostaggio del Conducator] "...ma in Romania il pane scarseggia e per mangiare c'è il razionamento. Nel suo discorso fiume all' apertura del quattordicesimo congresso del partito comunista romeno, il Conducator Nicolae Ceausescu aveva vantato cifre record: "Quest' anno abbiamo potuto realizzare, completando gli obiettivi della nuova rivoluzione agraria, la più grossa produzione cerealicola della storia della Romania". Applauso con ovazione. Più di sessanta milioni di tonnellate che lanciano il nostro Paese fra i primi nel mondo. Altro che fame. Abbiamo tanto cibo da venderlo all' estero, aveva aggiunto poco dopo il genio dei Carpazi, e invece prendo a bordo una donna che ha fatto l'autostop con i due figlioletti, le chiedo se quel che dice il Conducator è vero, sorride la donna, stanotte, come tutte le altre notti, dovrò svegliarmi alle tre per andare a far la fila davanti al lattivendolo [...]
E nei mercati si trova ben poco. Rape, patate dure come sassi. Cicoria. Una sola qualità di formaggio. Mele, ma non di buona qualità. Qualche volta pere. Adesso, castagne. Ho diritto a due chili di carne al mese. Non si vive. Si sopravvive. Per sopravvivere ci si deve arrangiare. Supero carri trainati da cavalli, sembra di essere tornati indietro nel tempo [...]
A casa fa così freddo che circola una battuta: "Chiudi le finestre quando ci sono manifestazioni per strada. I compagni potrebbero gelarsi". Quattro, al massimo sette ore di riscaldamento, non oltre i dodici-quattordici gradi [...]
Troppe spie. Una persona su quindici, dei ventitré milioni di romeni, dicono lavori o collabori con la Securitate, l'onnipresente polizia segreta. Gli domando se conosce le novità che stanno sconvolgendo l'Europa dell'Est. Risponde che sì, sa quel che sta succedendo perchè come tutti gli altri riesce a captare la televisione della Bielorussia sovietica. Dubcek, dice, e aggiunge: Roumanie neutrale, Romania neutrale. E' uno degli slogan di Ceausescu. Né coi russi né con l' Ovest. Soli. Solleva le spalle [...] Ha paura di parlare, di protestare. Troppa polizia. A Brasov gli operai e gli studenti hanno dimostrato. E' arrivato l'esercito. Tutto è finito: la città è stata isolata, un gioco per i soldati. "Troppa milizia" ripete sconsolato [...] di LEONARDO COEN
...ma fra il 18 e il 19 dicembre le cose precipitano. Non si capisce bene come siano cominciate, perchè quando si inizia a parlare di repressione delle manifestazioni a Timisoara, che innescheranno la rivolta di enormi masse di disperati in tutto il paese, nessuno è in grado, in quei giorni, di ricostruire cosa sia esattamente successo...
19/12/89 [Romania in rivolta contro Ceausescu] [...] Dopo la repressione delle proteste romene a Timisioara arrivano reazioni di condanna da tutto il mondo. Ieri gli Stati Uniti hanno espresso duri giudizi sull'intervento della polizia definendolo un gesto terribilmente sbagliato. Mentre oggi a Budapest è prevista una manifestazione di protesta contro il governo di Bucarest, ieri il primo ministro ungherese Miklos Nemeth ha confermato la gravità degli incidenti di Timisoara e ha aggiunto che aveva dei segnali secondo cui in Romania i servizi di sicurezza e le forze armate erano state poste in stato di allerta [...] Michele di Romania elogia il coraggio dei manifestanti: "...è la prova che Nicolae Ceausescu è andato troppo lontano e che i rumeni non sopporteranno a lungo l'attuale situazione..." L' ex re Michele di Romania ha commentato con queste parole la notizia degli scontri esplosi fra sabato e domenica nel suo paese. In un messaggio reso noto ieri a Ginevra, l' ex sovrano si dice profondamente colpito dal coraggio degli abitanti di Timisoara e condanna la repressione poliziesca delle dimostrazioni antigovernative. Michele si è detto profondamente emozionato dal coraggio dei suoi connazionali e ritiene che la polizia del regime, sia intervenuta contro l'espressione della solidarietà umana e della libertà. Secondo l'ex re si può uccidere il corpo con le baionette, ma non si può uccidere lo spirito, né imprigionarlo. [...]
20/12/89 [La Romania isolata dopo il massacro] [...] Sono almeno duemila i romeni massacrati a cannonate e a raffiche di mitragliatrice dai tanks e dagli elicotteri di Ceausescu. Uomini, donne e bambini schiacciati dai cingoli dei blindati o sventrati a colpi di baionetta, altre centinaia di persone sequestrate a casa in piena notte e scomparse nel nulla come nell'Argentina dei generali. Ma la rivoluzione non si ferma. Si spara ancora a Timisoara, dove diversi quartieri sono in fiamme, la rivolta per la libertà si estende in altri centri, mentre non c' è tempo per seppellire né piangere i caduti il cui numero aumenta di ogni ora.
Sono centinaia i feriti gravi che non sopravviveranno, quelli ricoverati in ospedale sono spesso prelevati a forza dalla Securitate, altri sono condannati a morire perché mancano medicine e cibo, altri ancora agonizzano nelle case di amici che li nascondono sfidando le truppe del tiranno.
L'ordine regna in Romania, il tenore di vita è alto, la gente è felice, lo sviluppo sociale è altissimo dice sicuro di sé Nicolae Ceausescu (...vi ricorda qualcuno? vi ricorda qualcosa?...) [...] Ieri il dittatore romeno ha incontrato il presidente iraniano Rafsanjani; a Bucarest in queste ore c' è sua moglie Elena, 70 anni, a guidare la repressione [...]
A Sofia, a Budapest, nelle capitali occidentali, le notizie della tragedia arrivano d'ora in ora più drammatiche, e più che altrove qui, nell'altra Europa pronta a celebrare ansiosa il Natale e il Capodanno della grande svolta democratica, esasperano l' orrore e il disgusto, il dolore e la pietà, la rabbia e lo sgomento. Nella Romania martoriata da Ceausescu non si può entrare: il divieto non vale più solo per i molti giornalisti che da anni la Securitate ha iscritto nelle sue famigerate liste nere e minacciato come fa la mafia. I confitti sono chiusi, nessun viaggiatore straniero sarà più ammesso fino a nuovo ordine, dicono i telegrammi delle Ferrovie romene inviati in tutta Europa. Chi disponeva di un visto e prova a entrare, come un gruppo di colleghi jugoslavi, viene respinto alla frontiera.
Ma i fucili della truppa, ancora più di ieri, sono puntati contro chi tenta la fuga disperata, chi sogna ormai da anni il confine ungherese, spiaggia di libertà. Quanto possiamo è ricostruire, con i racconti dei testimoni oculari, con le voci rotte dall' emozione di chi è riuscito a fuggire o di chi ha avuto il coraggio di rispondere alle telefonate di parenti e amici da Budapest, da Monaco o da Vienna.
E' cominciato domenica, quando nella città di Timisoara i primi gruppi sono scesi in piazza. Libertà, democrazia, pane per i nostri figli, gridavano, e anche, Vogliamo l'Europa, qui come a Budapest o a Varsavia, basta con la dittatura! [...] Poliziotti e soldati hanno fatto insieme la prima carica, hanno sparato e assaltato gente inerme con le baionette, racconta Dieter Tiroch, un romeno della minoranza tedesca fuggito da poche ore a Dresda dove Kohl e i leader della Rdt discutono della nuova Germania. E prosegue: E' stato orribile, io sono anziano, ha rivisto in quelle truppe le Ss contro il Ghetto di Varsavia.
Decine di persone restano sul terreno, alcuni svenuti, i più morti. Passano poche ore, la notizia della prima strage si diffonde. La gente torna in piazza. Prendono ciò che possono per difendersi, bastoni, catene e sassi; ad Arad, l' altro grande centro dell' Erdelyi (la Transilvania dove ungheresi e tedeschi sono in maggioranza) la gente si unisce alla protesta. Timisoara poi Arad, poi le fabbriche di Brasov che si fermano, poi i primi scontri a Kurtos, vicino al confine ungherese. Sulle antiche città mitteleuropee e sui piccoli vecchi borghi cala il buio d'un pomeriggio invernale quando cominciano a muoversi i carri armati. Stavamo viaggiando verso la frontiera jugoslava, abbiamo visto i segni della mobilitazione nelle caserme sulla strada, dice un uomo d'affari svedese.
Attorno a Timisoara, il dramma di Tienanmen si ripete: la gente cerca di fare un muro umano contro i carri, qui e là autobus e filobus servono a sbarrare la strada. I primi soldati esitano, non osano avanzare, poi arrivano i rinforzi e gli ufficiali e la carneficina inizia. Ho visto un' orgia di violenza, narra un medico giunto ieri a Vienna; i tanks andavano a zigzag tra la folla, inseguivano chi scappava, a volte non sparavano nemmeno, li schiacciavano con i cingoli. Ho visto una madre con un neonato in braccio finire sotto uno di quei mostri d' acciaio, la poveretta ha tentato invano di lanciare il bambino sul selciato via dal peso di quelle trenta tonnellate.
Passano le ore, la gente resiste, e la morte arriva anche dal cielo: il ronzio sinistro degli elicotteri da guerra sovrasta ogni slogan e ogni grido, gli Jar costosi, inutili elicotteri anticarro che Ceausescu ha voluto a centinaia piombano sulla città. Sparano con i cannoni di bordo, lanciano razzi e gas, per radio guidano le truppe che inseguono la gente in ogni casa. Le abitazioni di sacerdoti e attivisti democratici sono date alle fiamme dai soldati. Il massacro procede, lunedì e ieri; dai distretti militari più lontani l'armata di Ceausescu fa affluire nuovi reparti corazzati e unità di commandos. L'ordine è di riprendere la città ad ogni costo, e di uccidere sotto gli occhi di tutti per incutere terrore. Ieri la situazione appariva sotto controllo nel pomeriggio, nelle città strette d'assedio, e anche a Bucarest apparivano i primi blindati e i militari in assetto di guerra a circondare la capitale. Ma ogni notte l'orrore si rinnova: sparatorie e retate in ogni ospedale e in ogni casa. Ieri mattina raffiche di mitra e colpi secchi di fucile si sono sentiti echeggiare da più parti a Timisoara, a Brasov gli operai delle grandi fabbriche sono entrati in sciopero. A Kolozsvar, la capitale della Transilvania, la Securitate arrestava una lettrice dell'Università, Eva Gymes, e un giornalista di lingua ungherese, Lajos Kantor. Il loro reato: l'amicizia con padre Tokes, il sacerdote che da anni si batte per la libertà delle minoranze e di tutti i romeni. La caccia all' uomo continua, di città in città, di strada in strada, dicono i fuggiaschi oltre la frontiera bulgara o ungherese [...]
Quei pochi fortunati arrivati oltre il confine dall' ultimo bastione stalinista, avvolti nelle coperte da campo magiare, si aggrappano alla speranza del coraggio di chi resta: come ha detto alla tv magiara un ex ufficiale romeno fuggito in Occidente, la morte di Ceausescu e del suo clan è la speranza dell' Europa. - di ANDREA TARQUINI
20/12/89 [I cani da guardia del Conducator] Quando si tratta di difendere l' ordine comunista e il Conducator siamo pronti a tutto. Nulla ci è vietato: di ogni città abbiamo mappe dettagliate. Sappiamo dove colpire in ogni strada. Nessun indirizzo ci è segreto. Sappiamo anche come trattare i rivoltosi. Con quel tanto di violenza, cariche alla baionetta per uccidere qualcuno e spaventare chi vede il sangue. E se necessario, si spara. E' il credo della Securitate, la Gestapo di Ceausescu, raccontato ai microfoni della radiotelevisione ungherese da un alto ufficiale romeno fuggito in Occidente [...]
Ventimila soldati scelti assegnati al ministero della Sicurezza nazionale e degli Affari interni, e duecentocinquantamila volontari della Guardia patriottica la milizia del regime forniscono la truppa. Dei duecentocinquantamila, dodicimila sono considerati pienamente operativi dagli esperti militari occidentali. Ma non esiste un conto preciso del totale dei dipendenti della Securitate: c' è chi parla di oltre cinquanta-sessantamila agenti a tempo pieno, più centinaia di migliaia di informatori prezzolati [...] La Securitate dispone di poteri illimitati su ogni cittadino, ogni contatto con stranieri è reato, può fermare a tempo indeterminato emettendo falsi certificati di rilascio del detenuto; per non affollare le prigioni dispone delle carceri mobili, autotreni adattati a camere di tortura. L'uso delle sevizie fisiche più atroci e degli psicofarmaci più letali è sistematico. Quando due anni fa la Securitate riprese Brasov schiacciando lo sciopero operaio contro la fame, i leader sindacali furono atrocemente percossi, poi mostrati in quelle condizioni in ogni fabbrica del paese e in assemblee pubbliche organizzate dal regime [...]
20/12/89 [Lo sconcerto di Eugene Ionesco] "Si faccia finalmente qualcosa per liberare il mio vecchio paese. Mai come ora, dopo tanti anni di esilio, mi sento romeno. Come può il mondo tollerare che Ceausescu, questo Re Ubu all'ennesima potenza, possa torturare liberamente 23 milioni di persone? Eugene IONESCO risponde al telefono con la voce rotta, quasi implorante [...] Cerca le parole, e nell'emozione tutto a un tratto grida: Ceausescu è un pazzo. Come si può lasciare un folle al potere? Come possono le nazioni civili sopportare questo mostro nel cuore dell' Europa? L'autore indimenticabile de Le Sedie, de La lezione, de La cantatrice calva fa una lunga pausa, prima di ritrovare la calma. [...]
21/12/89 [Tutta la Romania in piazza: libertà o morte] E' guerra in Romania, scioperi e cortei contro Ceausescu investono anche la capitale, lo stato d'assedio è in vigore da ieri nella regione di Timisoara, la polizia deporta i capi della rivolta, ma qui e là la truppa non trova più il coraggio di obbedire all'ordine di fare strage. Il massacro ordinato dal tiranno non ferma la lotta di un popolo europeo per la libertà. Cinquantamila in piazza ieri a Timisoara, nuove manifestazioni in molte altre città dentro e fuori lo Ardelyi, la Transilvania abitata da romeni e tedeschi, ma anche fuori. La gente scende in piazza in quasi tutte le città, in ogni regione del paese, raccontano le agenzie di stampa sovietiche. E anche rivolte dei soldati, dei giovani di leva cui la dittatura chiede di massacrare il proprio popolo. In molti casi le truppe speciali della Securitate, la famigerata Gestapo romena, hanno ucciso sul posto con un colpo alla nuca o una baionetta che ha reciso gole i giovani militari di leva che si rifiutano di aprire il fuoco sui civili. Ceausescu è tornato in patria, fingendo di ignorare l' allarme per il suo regime che vacilla [...]
Mentre carri armati e soldati con il mitra al collo presidiano la capitale romena e tutte le altre città pronti a sparare a vista, i giorni del regime inumano del conducator sembrano contati. Dice un alto funzionario del ministero degli Esteri ungherese: "...penso che la dittatura sarà rovesciata di qui a pochi giorni o poche settimane, la dinamica è uguale a quella che ha investito Cecoslovacchia e Germania orientale, purtroppo in Romania per la libertà il popolo dovrà versare molto, molto sangue..."
[...] Timisoara, Oradea, Kolozsvar, Costanza, Bistriza, Krpici, Buzau, Brasov... si allunga di ora in ora la lista delle città investite dalla rivoluzione che solo il massacro ordinato da Ceasescu, dalla moglie e dalla loro famiglia costringe alla violenza della autodifesa di un popolo. Crescono di ora in ora anche i morti, si dice che siano tre o quattromila, non è possibile contarli perché di notte o anche di giorno pattuglie armate perlustrano le strade con i camion, raccolgono ogni cadavere, le povere salme sono inumate o cremate in segreto in fosse comuni. [...]
Secondo le notizie raccolte dall' agenzia di stampa jugoslava Tanjug i morti nella sola città di Timisoara sarebbero almeno duemila. Quanto agli arresti, non si è in grado di ipotizzare alcuna cifra attendibile. La polizia segreta di Ceausescu, riferiscono le fonti jugoslave, si muove silenziosamente ma toccando ogni casa, e i sui agenti e i suoi informatori dice l' agenzia di stampa di Belgrado stanno setacciando l'intera regione. Secondo testimonianze ancora più inquietanti, Ceausescu ha addirittura fatto ricorso a un aiuto internazionale vergognoso: Ha impiegato anche truppe speciali offertegli dal dittatore della Corea del Nord Kim Il Sung, per effettuare i massacri più brutali in alcune città dove i militari romeni esitavano a far scorrere il sangue [...]
E' una insurrezione popolare contro una tirannide inumana, dice il leader dei riformisti del regime Imre Pozsgay. Budapest chiede immediate notizie su padre Tokes, il sacerdote eroe della lotta per i diritti umani. Purtroppo è probabilmente vero che il povero prete ha perso un braccio nelle torture e che sua moglie ha abortito per le percosse. [...] Andrea Tarquini
22/12/89 ]Ceausescu si vendica col sangue] Ancora un bagno di sangue, ancora una carneficina barbara e selvaggia, e questa volta nel pieno centro della capitale: il tiranno l'ha ordinata di persona, in un accesso d'ira, perché contestato duramente dalla folla chiamata per osannare un suo comizio. Eppure ormai Nicolae Ceausescu è all'ultima spiaggia, sta rischiando la fine, i suoi giorni sono contati. La rivolta continua. Cortei e proteste sono continuati fino a tarda notte, a Bucarest e in almeno altre dieci città della Romania [...]
Ormai esiste anche un' opposizione, l'insurrezione non è più spontanea e incontrollata: si chiama "Comitato per la Democrazia e il Socialismo", intellettuali, operai e contadini portati all'alleanza dalle stragi lo hanno formato a Timisoara. Chiedono la cacciata del conducator e di tutti i capi del regime, la punizione degli assassini, frontiere aperte, glasnost e verità sulla stampa e infine, ma non ultimo, libere elezioni [...]
Rivoluzione romena, giorno cinque, tutto è cominciato stamane, mentre si temeva il peggio. Il popolo romeno scenderà oggi in piazza contro i teppisti di Timisoara, tuonavano a ogni istante radio e altoparlanti nei quartieri, il grande Conducator, figlio più amato della nazione, parlerà alle masse decise a difendere il glorioso Stato socialista. Seguivano trafile di menzogne: I morti a Timisoara non sono stati più di dieci, la truppa dopo giorni di pazienza ha dovuto difendersi dai provocatori al soldo dello straniero, diceva un ministro in visita in Turchia. [...] i ritratti del conducator sono stati dati alle fiamme sotto i suoi occhi, poi gli slogan sono continuati in crescendo: Liberate gli oppositori, Via la dittatura, e sempre più forte, Libertà. La radio ha interrotto i suoi programmi, e senza spiegare perché ha sostituito con musica la voce di Ceausescu per non mandare in onda quegli slogan: il tiranno si è ritirato, la folla cresceva, dalla marea umana venivano le note d'un vecchio canto patriottico, Sveglia, Romania, e dell'inno nazionale.
Allora è iniziato il massacro. Prima sono partite salve di lacrimogeni ad altezza d' uomo, poi sono arrivati soldati in assetto di guerra, poi i carri armati, con i cannoni da 105 hanno falciato i dimostranti, ha narrato, prima tra tutte, l' agenzia Tass; per la prima volta in un chiaro segno di sconfessione, l'agenzia di stampa di Gorbaciov dava a tutto il mondo notizie su un massacro comunista. Decine, forse centinaia di giovani, bambini e vecchi cadono in terra, i carri, le jeep e gli elicotteri della Securitate circondano i cortei, e fanno strage come in una tonnara. La gente fugge come può, blindati e truppe presidiano le strade, ma non è finita. Mentre due ragazzi tentano di farsi da parte, un blindato dell' esercito li travolge, li maciulla con i cingoli; subito accorrono decine di compagni a soccorrerli, ma la reazione dei soldati è quasi istintiva, aprono il fuoco con i Kalashnikov sui giovani. In quelle stesse ore, e in alcune città anche prima, altre folle prendevano le piazze [...]
A Timisoara restava Ilie Ceausescu, fratello del tiranno e ministro della Difesa, inviato per guidare la repressione, ma l' esercito non sparava più. Su tutti i tanks raccontano i testimoni i soldati hanno issato bandiere bianche, poi hanno lasciato la città. Forse anche perchè alcuni gruppi di ufficiali e di soldati sono passati dalla parte dei ribelli ed hanno distribuito a molti le loro armi [...] A partire dal pomeriggio, la polizia cessa di sparare. Ad Arad dicono entusiasti i dimostranti, ascoltando da radioline i bollettini jugoslavi, ungheresi, sovietici decine di migliaia di persone sono in piazza, Timisoara è nostra. Da ieri sera, la tv parla con un' altra voce, perché i giornalisti jugoslavi della stazione di Novi Sad, con uno slancio di solidarietà, trasmettono in romeno. Sono captati in Romania, e continueranno a fare controinformazione fino alla fine della crisi.
Quanti morti ieri? Nessuno può dirlo, qui a Budapest come a Belgrado le testimonianze più atroci arrivano d' ora in ora. Dice una voce che non può rivelare il suo nome alla radio magiara: La gente ha visto uccidere sul posto quei poveri soldati di leva, alcuni erano figli o fratelli dei dimostranti e si erano rifiutati di sparare. Sequestri, retate notturne, esecuzioni sommarie continuano in tutte le città. In mattinata, dopo la protesta al comizio di Ceausescu, almeno 13 persone arrestate sarebbero state fucilate barbaramente dalla Securitate in un cortile. La notizia di quel massacro ha raggiunto rapidamente l' università, contribuendo a mobilitare i giovani.
Racconta un medico ungherese: Mi ha chiamato un amico da Timisoara, un collega dell' ospedale centrale di laggiù. Non hanno medicine né scorte di sangue perché la Securitate è venuta a sequestrarle, il proposito è di far morire i dimostranti feriti d'agonia. Hanno anche arrestato quattro medici, l'ospedale non può salvare le vittime del massacro. Raccontano viaggiatori occidentali e studenti stranieri: Sulle piazze di Timisoara abbiamo contato i cadaveri di almeno cinquanta bambini sgozzati e sventrati dalle baionette. E' sera quando la radio trasmette, in una differita che lascia tutti indifferenti, il discorso di Ceausescu. [...] Il negoziato con il Comitato di Timisoara sembra in piedi, e non offre altri sbocchi al momento che la capitolazione d' una delle due parti, il popolo o il regime.
Qui e là i crimini continuano, in alcuni ospedali dicono le informatissime fonti jugoslave dimostranti feriti, alcuni già noti da schedatura alla Securitate, sono stati finiti con iniezioni da medici della polizia, o condannati a morte in corsia da tribunali speciali e lì uccisi sotto gli occhi di tutti. Sepolture in fosse comuni e cremazioni collettive non sono finite. Ma continua, fino a tarda sera, anche la rivolta. Da Piazza dell'Unità fino a Piazza degli Studenti, davanti ai palazzi del partito e del governo, la folla d Bucarest non cede. Libertà, Gorbaciov, Sveglia Romania, dice il grido che riempie viali e piazze. Le famiglie delle migliaia di caduti non hanno ancora avuto le salme dei loro cari, ma nella intifada romena non c'è tempo per le lacrime. Andrea Tarquini - Dusan Pilic
23/12/89 [La fine vicina: tutto il paese a caccia dei Ceausescu in fuga] [...] Il potere del dittatore con le mani macchiate di sangue e della sua banda criminale ha avuto fine oggi. L' ultimo feticcio è stato spazzato via. Lo ha affermato il primo ministro ungherese, Miklos Nemeth, in una dichiarazione televisiva sugli avvenimenti in Romania. Ancora non sappiamo cosa succederà, ha detto Nemeth ma abbiamo ragione di sperare, perché il popolo romeno ha conquistato il diritto di scegliersi da solo la propria strada. La speranza di libertà, democrazia e pace ha fatto un balzo in avanti in Romania e così la speranza che il popolo romeno sarà capace di ritornare a far parte della comunità dei popoli europei. [...]
Intervista del leader polacco Walesa: Nicolae Ceausescu farà probabilmente la fine di Mussolini. Lo ha detto Lech Walesa commentando la caduta e quando la notizia della cattura del dittatore romeno sembrava certa. Avevo già detto quando ero negli Stati Uniti che le ore di Ceausescu erano contate, ha detto Walesa in una conversazione telefonica con l'Ansa probabilmente ora la nazione lo tratterà come fu trattato Mussolini, sarebbe una conseguenza normale della situazione [...]
[...] Da ogni piccolo schermo in ogni casa ungherese veniva ritrasmessa ieri e suscitava commozione la drammatica diretta con la tv romena, Manescu e i generali e i giovani leader della piazza parlavano al paese liberato, dal palazzo della Tv. Bucarest, ieri pomeriggio e ieri sera: il palazzo della televisione è il quartier generale dei combattenti della libertà, la fortezza che gli uomini del tiranno cercano invano di espugnare perché sanno di non avere più nulla da perdere. Da quel palazzo che i soldati e una folla immensa difendevano facendo muro contro mezzi blindati e gorilla in assetto di guerra di Ceausescu le notizie della rivoluzione e della libertà appena nata sono arrivate a tutto il mondo. [...]
23/12/89 [I gangsters del potere] Braccato, terreo per la paura il satrapo è in fuga. Ma intanto, mentre a Timisoara la folla celebra commossa, nelle strade, la fine della schiavitù, a Bucarest infuriano battaglie da guerra civile. Il regime rumeno muore dunque tra gli spasmi, nel fragore degli spari, in modo completamente diverso da com'erano finiti uno dopo l' altro, un mese dopo l'altro, i regimi dell'ex Europa comunista. Lì una morte quasi quieta, un collasso repentino e definitivo; qui, invece, un'agonia terrificante [...]
Per liberarsi d'un despota demente, per uscire dalla miseria medievale in cui viveva ormai da un decennio, la Romania ha dovuto subire convulsioni spaventose: i carri armati per le strade, il crepitio delle armi da fuoco, la caterva dei morti. HA dovuto pagare un prezzo in vite umane paragonabile soltanto a quello che pagò l'Ungheria nel ' 56, sotto l' assalto dei carri sovietici, la prima volta che un popolo dell'Europa Centro-Orientale tentò di recuperare la sua libertà. Sì, il regime rumeno è crollato in modo assai più drammatico degli altri regimi comunisti. La sorte già segnata, ormai boccheggiante, è riuscito a sferrare un micidiale colpo di coda. Ha inondato di sangue gli asfalti di Timisoara e di Bucarest, ha aperto una ferita raccapricciante nella vicenda sinora incruenta della fine del comunismo. Né, a pensarci, poteva essere diverso. Il regime di Ceausescu non era più, da tempo, un regime comunista come gli altri [...]
In Romania non era così. Il personale politico era scomparso attraverso un'epurazione ininterrotta che costituiva già di per sé il segno d'una schizofrenia della leadership verso la fine dei Settanta. Da allora, il paese era diretto dal satrapo e dalla sua famiglia nei modi tra grotteschi e allucinati che sappiamo. In forme per metà levantine e per l' altra metà da clinica psichiatrica. La politica era scomparsa, e al suo posto era subentrata la notte della ragione. E sotto il giogo dei Ceausescu, attraverso gesti e discorsi che ricordavano volta a volta l'Ubu Roi o il delirio di potenza di certi personaggi scespiriani, il popolo rumeno viveva il suo interminabile incubo [...] Sandro Viola
24/12/89 [Morte, scempio e orrore a Timisioara, la città della rivolta] TIMISOARA - L' orrore appare all' improvviso, appena varcato il cancello malmesso di un piccolo cimitero dei poveri, con le croci di latta e le erbacce che imputridiscono nel fango. Nudi, tumefatti, straziati, sedici corpi giacciono uno accanto all' altro sopra bianche lenzuola, poggiati sulla terra bagnata, tragico manifesto di questa insurrezione che un potere irriducibile e malvagio ha voluto trasformare in guerra. C' è anche un bimbo di pochi mesi disteso, le gambe e le braccia rattrappite in un disperato riflesso di autoconservazione, sulla pancia della madre. E c' è un vecchio coi piedi martoriati, e un giovane con la barba bruciacchiata. La gente arriva poco alla volta, mentre nell' aria rimbombano gli spari della battaglia mattutina. Si ferma attonita. Qualcuno sputa per terra tutto il proprio disprezzo per gli assassini [...]
Ora si cercano gli altri corpi che dopo la mattanza di domenica e lunedì (3600 i morti, secondo la stima del Fronte democratico rumeno, ma altre fonti parlano di dodicimila vittime) sono stati occultati per nascondere le prove del massacro che lo stesso Ceausescu ha più volte negato. I soldati che hanno scelto di schierarsi con gli insorti, pur avendo in un primo momento obbedito all'ordine di reprimere, avevano appena iniziato la ricerca. Ma hanno dovuto interromperla perché da venerdì sera a Timisoara (come a Bucarest) infuria la battaglia. Su un fronte gli uomini della Securitate, i più fanatici e i meglio pagati fra i seguaci del dittatore rumeno; dall'altra l'esercito sceso in campo accanto alla gente [...] Alberto Stabile
24/12/89 [Due giorni di fuga disperata. Poi, la cattura] [...] Le fasi convulse della fuga di Nicolae Ceausescu, conclusasi ieri pomeriggio con la cattura del dittatore e della moglie Elena, dopo due giornate trascorse in un'altalena di notizie contraddittorie. Il Conducator ha lasciato precipitosamente il palazzo presidenziale assediato dai rivoltosi venerdì mattina, alle 11,35: un elicottero lo ha condotto all'aeroporto militare di Titu, dove il presidente deposto sperava di riuscire a imbarcarsi su un aereo che lo avrebbe portato in un paese amico (forse la Corea del Nord o la Cina). Ma la folla che aveva circondato lo scalo gli ha impedito di partire. Ceausescu ha proseguito la fuga a bordo di un'auto, con un generale in borghese come autista. Alle 13,28, dalla televisione romena liberata, il leader del comitato per la salvezza nazionale Ion Iliescu ha annunciato che il dittatore e la moglie erano stati arrestati a Tirgoviste, settanta chilometri a nord della capitale.
Due ore più tardi, mentre a Bucarest proseguivano gli scontri tra i ribelli e la Securitate, l'agenzia sovietica Tass smentiva la cattura del Conducator. Per tutta la notte e nella mattinata di ieri si sono rincorse le voci sulla sorte del tiranno, tutte smentite, compresa quella secondo la quale sarebbe riuscito a riparare all'estero. Nel pomeriggio, alle 15,30, un nuovo annuncio, sempre da parte di Ion Iliescu ai microfoni della televisione occupata dagli insorti: Nicolae Ceausescu e la moglie Elena sono stati catturati, insieme a loro è stato arrestato anche il figlio Ilie, responsabile dell'ideologia delle Forze armate. [...] VLADIMIRO ODINZOV
27/12/89 [Il processo e la morte di Nicolae e Elena Ceausescu] La popolazione civile ha consegnato le armi. La situazione sembra avviarsi verso la normalità in tutto il paese, secondo quando affermava ieri sera la nuova Televisione libera. Ma nella zona centrale della Romania, dove nei giorni scorsi si erano avuti combattimenti sanguinosi, ci sono stati ancora scontri. Ad Arad, Timisoara, Sibiu, si è sparato nel corso della notte tra lunedì e martedì. La situazione a Timisoara, come hanno mostrato per tutta la giornata le immagini televisive, è ora abbastanza tranquilla. In alcune zone della città proseguono comunque i rastrellamenti: ieri mattina è stata arrestata una vecchia che portava un albero di Natale, nel quale era nascosto un fucile mitragliatore. Va avanti intanto l'opera di riesumazione delle salme delle persone uccise il 17 dicembre scorso. I cadaveri sono sistemati in grandi sacchi di plastica, molti di essi sono bambini sotto i dodici anni. [...] ANDREA TARQUINI
27/12/89 [Formato un governo provvisotio] Appena poche ore dopo l' annuncio dell'esecuzione di Nicolae Ceausescu e della moglie Elena, il Fronte per la salvezza nazionale si è dato una struttura di governo, ufficializzando la nomina dei nuovi dirigenti del paese. Ion Iliescu, già nei giorni scorsi figura di spicco dell'organismo che ha assunto il potere in seguito alla rivolta popolare, è stato designato alla presidenza del Fronte, carica in pratica corrispondente a quella di capo dello Stato provvisorio, in attesa delle elezioni libere che dovrebbero svolgersi nel prossimo mese di aprile [...]
27/12/89 [Caccia agli uomini della "Securitate"] La Securitate ha ormai perso la battaglia, ma il timore di un colpo di coda della terribile polizia segreta di Ceausescu è ancora forte in tutto il paese. Gli uomini della sanguinaria milizia privata dell'ex dittatore sono in fuga, alcuni tentano di riparare all'estero. Ma i paesi vicini temono la loro presenza e si preparano a respingerli: il governo jugoslavo ha fatto disporre un rigidissimo cordone armato lungo il confine con la Romania, sei uomini della Securitate sono stati catturati mentre cercavano di superare la frontiera. Gli agenti dell'ex polizia segreta ancora presenti nella capitale non sono probabilmente più di due-tremila, pochissimi per potersi permettere di impensierire dal punto di vista militare gli effettivi dell' esercito, ma ancora in grado di seminare il terrore tra i cittadini: la gente non si fa illusioni, qualche migliaio di uomini ben equipaggiati, addestrati e pronti a tutto possono ancora determinare danni considerevoli nel loro disperato tentativo di mettersi in qualche modo in salvo. [...]
27/12/89 [L'ultimo dramma] Quei due corpi riversi, abbattuti lungo un muro dal plotone di esecuzione, che la Tv ripetutamente ci ha proposto ieri, rappresentano la sintesi della tragedia romena. Accumunati dalla morte, così come in vita avevano per un quarto di secolo tiranneggiato il loro paese, Nicolae e Elena Ceausescu hanno fatto la fine che spesso la storia riserva agli oppressori nell'atto conclusivo di una rivoluzione popolare [...] A Timisoara prima e poi a Bucarest l'apparato repressivo è stato scagliato con inaudito furore contro la folla inerme di giovani, di uomini e donne che chiedevano la fine della dittatura. E quando l' esercito regolare ha fatto causa comune con gli insorti, è cominciata l'azione terroristica della polizia politica che con efferata crudeltà ha tentato di prolungare la brutalità che aveva caratterizzato il sistema di governo della famiglia Ceausescu.
Quella ottusa e bestiale resistenza ha costretto l'animo popolare a rispondere nell' unico modo consentito dalle spietate leggi della guerra civile. La fucilazione sommaria dei Ceausescu appare dunque, in questo clima, quasi inevitabile, un suggello sanguinoso e violento di una lotta senza quartiere che non poteva avere che un vinto e un vincitore. Il prezzo che il popolo rumeno ha pagato per la sua libertà è stato enorme. Ora che il dittatore è caduto, ed ha tragicamente visto troncare la sua esistenza, con quella della donna che ne ha sorretto sino all'ultimo la pervicace volontà di potere tirannico ed assoluto, si fa pressante la richiesta che quel popolo possa tornare subito all'osservanza delle leggi di un governo legittimo, sia pur provvisorio. La drammatica eredità che i Ceausescu hanno lasciato ai rumeni impone a tutti uno sforzo grandioso per la ricostruzione politica, economica, morale del paese, che sarà lunga e travagliata ma tanto più feconda quanto più le regole del vivere civile e della democrazia saranno difese e rispettate. Solo così il sangue versato dai rumeni potrà trovare la sua storica legittimazione.
28/12/89 [Così è stato catturato il playboy Nicu Ceausescu] Nicu Ceausescu, il figlio dell'ex dittatore romeno fucilato lunedì scorso, è stato catturato mentre stava scappando a bordo di una macchina guidata da una donna che ha detto di essere la sua amante: lo ha raccontato Ivan Maru, un tipografo romeno che ha affermato di averlo riconosciuto e arrestato. Maru, che martedì scorso ha raccontato la sua impresa al quotidiano socialista ungherese Nepszabadsag, venerdì scorso stava controllando insieme ad altre persone le automobili che transitavano in prossimità dell'aeroporto Baneasa di Bucarest. Ho visto ha detto Maru un'Oltcit color metallizzato (si tratta di una marca di automobili romena) avvicinarsi. L'abbiamo costretta a rallentare e a fermarsi. Quattro di noi l'hanno circondata e uno dei miei compagni ha chiesto le generalità alla guidatrice. L'uomo ha raccontato di essere stato messo sul chi vive dal numero di targa che cominciava per 4b, un numero che secondo quanto aveva sentito dire è assegnato alle auto della Securitate, la terribile polizia segreta del regime comunista. Al volante c' era una donna molto elegante. ha proseguito Maru Appena ha abbassato il finestrino della macchina si è sentita un' ondata di profumo di quelli raffinati. Aveva i documenti in perfetta regola, ma abbiamo visto che sul sedile posteriore c' era un uomo col cappello completamente abbassato. A malapena potevamo vedergli la faccia. E' il mio amante, ha risposto la donna, quando secondo il racconto fatto da Maru al quotidiano ungherese le è stato chiesto chi posse il passeggero che viaggiava a bordo della sua auto [...]
28/12/89 [...e la DC non trova niente di meglio da fare che attaccare il TgTre...] ROMA Gli avvenimenti romeni hanno scatenato una polemica della Democrazia cristiana contro la Rai. Dopo le critiche del direttore del Popolo Sandro Fontana a come gli organi di stampa e, soprattutto, la tv di Stato hanno presentato la vicenda romena, ieri l'organo democristiano è tornato sull'argomento chiarendo che sotto tiro è l' informazione fornita in diretta per ore dal Tg3 della Rai. Non è in discussione, secondo il Popolo, la qualità tecnica dei programmi di informazione. Non v'è dubbio si legge in un corsivo anonimo che compare oggi sul quotidiano che la riuscita della diretta è di per sé una dimostrazione solida e chiara della validità della trasmissione e quindi della bravura di quanti vi hanno contribuito. Quello che ai democristiani non va giù è la luce sotto cui sono stati presentati gli avvenimenti. Noi restiamo convinti, forse siamo cocciuti, della nostra opinione scrive Il Popolo e cioè che i commentatori, i conduttori e l'intero spirito della trasmissione abbiano seguito un filo non tanto parziale, ma sostanzialmente discosto da alcune verità amare, almeno per i comunisti [...] (...e te pareva...).
Nicu Ceausescu
29/12/89 [Sul clan dei Ceausescu morte e maledizione] "ERA UN DEPRAVATO E ANCHE UN VOYEUR" - L' ex dittatore romeno Ceausescu e il suo clan vivevano in un lusso sfacciato e nella depravazione come ai tempi di Nerone. Secondo il quotidiano tedesco Bild Zeitung Ceausescu possedeva la più grande collezione del mondo di materiale pornografico e di film, fra questi anche quelli che ritraevano i suoi tre figli durante rapporti sessuali. Nicu Ceausescu, capo del partito a Sibiu, si era fatto riservare nella sede che ospitava i suoi uffici una speciale camera che si può ora visitare dove ha violentato dozzine di donne. Alle pareti in veste di cimeli la biancheria intima delle sue vittime. Ceausescu afferma il quotidiano, utilizzava delle coperte rifinite in oro; portava i vestiti che si faceva confezionare appositamente una volta soltanto. Nel suo armadio sono stati ritrovati 85 pigiami di seta finissima, fabbricati all'Ovest.
L'ex dittatore era abituato, racconta ancora il giornale, a fare il bagno esclusivamente con acqua minerale fatta giungere esplicitamente per lui dall'Europa. Come Hermann Goering, il principale collaboratore di Hitler, Ceausescu aveva scelto nei musei romeni i pezzi più preziosi per ornare il suo palazzo. Il Conducator sarebbe stato giustiziato in gran fretta proprio per evitare il blitz .
"I PARA' STAVANO PER LIBERARLO" - Nicolae Ceausescu è stato giustiziato per impedire la sua liberazione da parte di un commando di paracadutisti. Lo ha rivelato, dagli schermi della televisione spagnola, il primo ministro romeno Petre Roman. Ha poi aggiunto che il processo militare, sommario ma legale, al quale il dittatore è stato sottoposto, ha evitato proprio il rischio di quest' ntervento. Roman ha dichiarato che il movimento che ha messo fine al regime è stato spontaneo e popolare e che ha riunito tutte le tendenze politiche e sociali. Il primo ministro ha inoltre ribadito la decisione del Consiglio del fronte di salute nazionale di instaurare una democrazia pluralista. Intanto, si chiariscono sempre più i dettagli della tentata fuga del dittatore e di sua moglie.
Ieri il giornale Romania libera ha scritto che è stata l'Aviazione militare romena a permettere, venerdì 22 dicembre, l'arresto di Nicolae ed Elena Ceausescu. Il Conducator era scappato alle 12,15 locali a bordo dell'elicottero presidenziale decollato dalla sede del Comitato Centrale, nel pieno centro della città. Il dittatore, secondo il resoconto di Romania libera, ha poi ordinato al pilota di dirigersi verso la regione di Olténie, della quale è originario. L'equipaggio obbedisce ma chiede informazioni supplementari all'Alto comando dell' Aviazione militare, che prende così sotto la sua tutela il velivolo che dipende formalmente dal ministero dell'Interno. L'elicottero presidenziale riceve l'ordine di atterrare immediatamente. Contemporaneamente, l'Alto comando dell'Aviazione militare impone l'interruzione di tutto il traffico aereo sul Paese. Dopo un volo di 40 chilometri, l' elicottero si posa sull'autostrada Bucarest-Pitesti, a quattro chilometri dalla città di Titu. A terra, i due coniugi in fuga bloccano un'auto rossa; al volante, c'è una donna che costringono a scendere per fuggire poi verso una destinazione ignota. Il giornale romeno si limita a riferire che i due saranno catturati più tardi. Secondo Ion Iliescu, presidente del Fronte di salvezza nazionale, la coppia è stata arrestata nei pressi della città di Tirgoviste, 70 chilometri a nord est di Bucarest. Ieri, inoltre, secondo notizie fornite da un' agenzia di stampa ungherese, si è appreso che sarebbe stato Ceausescu in persona, e non la moglie Elena come si è più volte affermato in questi giorni, a dare l'ordine di far fuoco sulla folla in rivolta a Timisoara, il 17 dicembre [...]
Hanno combattuto nelle strade ANCHE GLI ATLETI NELLA RIVOLUZIONE BUCAREST Alcuni dei migliori specialisti romeni di tiro a segno hanno preso parte ad una sparatoria nei pressi del cimitero di Bucarest per difendere la rivolta anti-Ceausescu. I campioni di pistola automatica e di pistola libera hanno annientato le forze di Ceausescu nello scontro a fuoco avvenuto al cimitero militare di Ghencea, ha affermato l' agenzia ufficiale romena Agerpress, senza precisare la data della sparatoria. Quanto compiuto dalla medaglia d' argento di Los Angeles (1984) Ion Corneliu e dal campione di pistola libera a Seul (1988) Sorin Babii - continua l' Agerpress - rientra fra gli atti di autentico eroismo degli atleti del club militare Steaua che ha annientato un gruppo di terroristi che attaccavano un importante obiettivo militare della zona [...]
30/12/89 [Visita a Villa Ceausescu fra ori, marmi, pellicce] BUCAREST La sua sfarzosa residenza di primavera aveva 150 stanze su due piani, un ampio parco attorno, e nei sotterranei gallerie vaste per far correre le Mercedes fino al centro o ad ogni altro luogo della capitale. Collezionava quadri d'autore, insieme alla moglie leggeva riviste francesi e italiane che vietava al suo popolo [...] Un gruppo di giornalisti ha visitato ieri Floreasca, la residenza estiva del tiranno, ecco il loro racconto. Questo era solo uno dei palazzi di Ceausescu, poi c'è ancora l'immenso, orrido palazzo presidenziale che al culmine del Boulevard della Vittoria del Socialismo lungo tre chilometri, tra marmi e statue staliniane deturpa ancora il centro. Ma a Floreasca si trovano tracce ancora più evidenti della pazzia del Conducator.
La residenza di primavera era stata costruita vent'anni fa, ma negli ultimi anni Nicolae e Elena lo abitavano da soli. Nemmeno i loro figli vi erano ammessi. Non Nicu, l'erede designato che secondo la testimonianza del generale Pacepa, ex capo dei servizi segreti poi fuggito in Occidente imponeva ai ministri del governo di mangiarsi le ostriche su cui urinava e poi in loro presenza violentava le cameriere sul tavolo, non Zoia arrestata l'altro giorno, non Valentin capo della migliore squadra di calcio del paese, defilatosi dal potere e ora fuggito negli Stati Uniti (ieri si è appreso che tutti gli otto familiari del dittatore arrestati verranno sottoposti a regolare processo) [...] In ogni stanza la ripetizione dell' immagine oleografica del Conducator e l'esaltazione dell'era Ceausescu sono ossessive, paranoiche. I gabinetti hanno lavandini, wc e vasche e rubinetti in oro e altri materiali preziosi oltre ogni necessità, gli armadi sono pieni di abiti confezionati e pellicce. Persino il rifugio atomico nei sotterranei è ornato da pareti in marmo. Ceausescu e sua moglie avevano una ossessione non solo per il lusso e l'eleganza ma anche per l'igiene [...]
In ogni ritratto appare un altro incubo del tiranno, la vecchiaia: Ceausescu è raffigurato sempre giovane e roseo (...vi ricorda qualcosa? vi ricorda qualcuno?...)[...] Una casa da sogno, traboccante di oro e di argento e stipata di tesori artistici inestimabili anche lì. Una vera e propria visita guidata ai tesori dell' ex leader romeno custoditi all' interno delle quaranta stanze che compongono la redidenza, situata a nord di Bucarest, circondata da una dozzina di case che Ceausescu aveva riservato ai suoi fedelissimi: ministri, generali e semplici amici [...]
..scusate... questo è quanto. Non volevo rovinarvi, con questi ricordi, l'intermezzo fra Natale e Capodanno. Ma visto che né le TV del PdA (Partito dell'Amore) né le TV fiancheggiatrici, hanno ritenuto di rievocare questo evento, abbiamo ritenuto doveroso fornire questa lunga documentazione, a beneficio soprattutto delle giovani generazioni. Quelli che, come me, hanno "una certa età", non hanno certamente dimenticato quel Natale 1989. Per me è stato, dal punto di vista emotivo, uno dei più intensi della mia vita. La morte dei Ceausescu è stata, per me, una medicina, un elisir. Non pretendo che leggiate tutti gli articoli, e tutti i links, anche perchè - come anticipato - metterò il documento, per esteso, sul blog, scaricabile in formato word. Potrà costituire un buon punto di partenza per quei giovani che un giorno volessero rivivere la storia della fine dei Ceausescu non attraverso le fredde e sedimentate pagine di un libro di storia, ma attraverso la cronaca confusa, a volte contraddittoria, ma sempre drammatica, di quei giorni. Un altro capitolo di storia da non dimenticare... Tafanus
Buone feste anche alla famiglie di quei detenuti che non possono contare né su un Ghedini, né su un Pecorella, e che quest'anno si sono tolti la vita al ritmo di uno ogni quattro giorni.
Mi ero dimenticato che esistesse Rotondi. Avete presente? E’
quell’omino con lo sguardo miope che occupa il misterioso ministero
“per l’attuazione del programma”.
Di solito se ne sta nelle retrovie in silenzio e gratitudine. In
fondo è uno dei tanti miracolati dal Cav.: proviene dalla Dc
avellinese, ha girovagato tra Il Patto per l’Italia di Segni, i
Popolari, i Cdu (i Cdu, do you remember?) fino a trovar casa sotto
l’ombrello accogliente del Pdl, e diventare lui, avvocaticchio irpino,
addirittura ministro.
Il giorno di Santo Stefano, digerendo i cappelletti, Rotondi però ha esternato. E ha detto che lui è molto preoccupato per quello che sta succedendo su Facebook.
Per carità, ognuno si sceglie le preoccupazioni che crede. Magari ci sarebbe gente che ha passato il Natale sui tetti o chiusa in fabbrica, o impiccandosi in un Cie o tentando di evadere da un altro: ma pazienza, il ministro Rotondi ha deciso che quest’anno il problema del paese è Facebook.
E va beh, ma starei abbastanza tranquillo. Non è un nuovo attacco
del governo alla Rete, ma solo un ruttino dichiaratorio di Santo
Stefano.
Adesso Rotondi è più contento e sta già tornando serenamente a casa, che c’è da preparare lo zampone.
QUANDO LE NOTIZIE FANNO RIDERE PIU' DELLE VIGNETTE: Non ci crederete, ma l'ineffabile Tremonti è andato in Cina, verso fine novembre, a spiegare ai cinesi (che da decenni crescono dieci volte più velocemente di noi) come si esce dalla prima (?) crisi economica globale.
Questo suo [pistolotto] Treconti l'ha chiamato addirittura "Lezione". Insomma, colui che ha contribuito a portare l'Italia al penultimo posto in Europa, impartisce lezioni ai cinesi. Non è formidabile?
CINA/2: - La Cina ha inaugurato il 26 dicembre una nuova linea ferroviaria
di alta velocità tra Wuhan e Canton. E' la più rapida al mondo, con una velocità media di 350 chilometri
all'ora, ed una velocità massima di 395 kms/h. La linea, lunga 1.069
chilometri (e i cui lavori erano cominciati nel giugno 2005), costituisce uno dei tronconi di quella che collegherà
Pechino a Canton. [Fonte: Corsera](...nel frattempo, in Italia, ci invitano a salire sulla TAV con corredo di coperte, acqua, panini, fornelletto CampingGaz e WC chimico. Non si sa mai... NdR)
COME TI FACCIO IL SONDAGGIO: Ovviamente il "sondaggio" che ha tirato fuori il Cipria è il solito sondaggino della ineffabile paleontologa Ghisleri di Euromedia [vedi sondaggipoliticoelettorali.it]. Volendo, il Cipria avrebbe potuto parlare anche di "oltre il 99%". In effetti La Ineffabile ha chiesto anche ai soli elettori del PDL "quanta fiducia ispira Berlusconi. Al 99,1% dei rispondenti, Berlusconi Ispira fiducia. Più della Galbani. Nel frattempo, il Cipria trascura di dire che secondo la stessa Ineffabile, in ottobre il Presidente Galbani "ispirava" il 68,7% degli italiani, quasi 3 punti pi di adesso, nonostante la mattonata. Mannheimer, ma da dove cazzo li avevi tirati fuori, quei sette punti in più post-madonnina nei denti, se neanche la Ghisleri se l'è sentita...
Nel frattempo, in termini di intenzioni di voto, persino la paleontologa arriva alle seguenti conclusioni: Centro-Destra al 49,4%, opposizione al 49,1%. Qui la madunina non ha aiutato molto...
Non sono trascorsi molti giorni da quando ho pubblicato sul Tafanus, nello stesso giorno, due posts sul "Partito dell'Odio" contrapposto al "Partito dell'Amore". Era il 16 dicembre. Chi volesse rinfrescarsi la memoria può farlo:
Ora, sull'ultimo numero del "Venerdì" di Repubblica, mi viene in soccorso la memoria storica di Curzio Maltese, che mi ricorda chi - oltre all'attuale leader del "Partito dell'Amore", ha usato, nel corso degli ultimi 80 anni, l'espressione "campagna d'odio". Gli esempi riportati da Curzio Maltese non sono, purtroppo, molto edificanti. Ecco un estratto dall'articolo di Curzio Maltese:
"E' in atto una campagna d'odio contro di me, il fascismo e l'Italia» (Benito Mussolini, discorso al Senato, 1932).
«Gli ebrei alimentano una campagna di odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco. Chi lo attacca, offende la Germania» (Adolf Hitler, programma nazionalsocialista, 1933).
Ho cominciato dalle citazioni per ricordare chi sono i due inventori della più fortunata formula del moderno vittimismo politico: «campagna di odio». In tempi più recenti, i razzisti degli Stati del Sud accusarono Martin Luther King di aver lanciato «una campagna d'odio contro i bianchi».
Osama bin Laden parla nei suoi messaggi della «campagna d'odio dell'Occidente contro l'Islam». Tutto questo per spiegare perché rabbrividisco ogni volta che sento l'espressione «campagna d'odio» in bocca a un politico. Non verrebbe mai in mente a una persona pacifica. Neppure in presenza di una vera campagna d'odio nei suoi confronti.
Martin Luther King per esempio non l'ha mai usata. La ragione è ovvia. Chi si sente non oggetto di una critica legittima, ma vittima di un'ondata di odio che minaccia la sua stessa vita, si autorizza immediatamente a qualsiasi rappresaglia. Per molti giorni, una campagna mediatica ha diffuso la demenziale equazione fra la critica politica e giornalistica al premier e l'aggressione di piazza del Duomo. Quasi che Pier Luigi Bersani o Repubblica fossero i mandanti di Massimo Tartaglia. Ora, fra l'uomo disturbato che ha aggredito Berlusconi e l'opposizione politica al premier - è ridicolo ma necessario precisarlo - non esiste alcuna relazione. Mentre ne esiste una strettissima, da mandante a esecutore, fra Silvio Berlusconi e Vittorio Feltri, uno che distrugge la vita delle persone, come nel caso Boffo, e dopo tre mesi dice che si trattava solo dí fesserie.
Sembra Johnny Stecchino: «D'accordo, gli ho ammazzato la moglie, ma poi gli ho chiesto scusa...». Questo a proposito del clima d'odio e di violenza. Eppure il Corriere della Sera o il TgUno non hanno dedicato una riga di commento a denunciare i responsabili della barbarie che avanza. Guarda caso. Chiunque svolga un'attività pubblica sa per esperienza personale che purtroppo il mondo è pieno di spostati. Questa era l'unica morale che si poteva onestamente trarre dall'episodio di Milano. Il resto è infamia. (da Curzio Maltese - Venerdì di Repubblica)
Alla vigilia di Natale, con la faccia ancora mezza rotta, ha purtroppo ricominciato con la menata della "Campagna d'Odio". Inarrestabile. Ho il sospetto che le ferite riportate "nell'attentato" non fossero poi così gravi, se ha già ritrovato la forza di azzannare un microfono, e di ricominciare a sparare minchiate (o forse era il ventriloquo Cicchitto, compagno di P2?) Ecco il testo della breve performance: Roma, 24 dic. "Tutti gli indicatori economici sono positivi", anche per questo
"le fabbriche del disfattismo devono smetterla di produrre un'atmosfera di odio
e pessimismo". Cosi' Silvio Berlusconi nel collegamento telefonico da Arcore con
lo speciale di 'Radio Anch'io' in diretta dall'Aquila.
...ElleKappa, mi vuoi sposare?...
ULTIMO MINUTO: Il TgUno di Mingiolini ha intervistato Silvio sull'attentato al Natzinger. Ovviamente Silvio ha detto che questa è una prova ulteriore dell'esistenza di una "Fabbrica dell'Odio". A quando la istituzione di veri e propri "Masters dell'Odio" post-laurea?
...un groviglio di filo spinato, a forma di globo, con
dentro un bambino. Senza paglia, né padre, né Madre. E senza angeli. Nudo, indifeso, orfano e clandestino.
E' il presepe che ho realizzato in una delle due
chiese che mi ritrovo. Nasce clandestino. Un dato di fatto, ma non di diritto. E quindi ci ho messo una stella, per significare
che tutti ne abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno di una stella che ci liberi dalle
prigioni e dal ruolo di prigionieri.
Abbiamo bisogno di una stella che ci cacci fuori
dal groviglio di interessi e di paure.
Abbiamo bisogno di una stella che ci restituisca
alla nostra umanità.
Se Dio, perfino, si è fatto uomo, perché noi non
esserlo?
In un cestino ho riportato questa bellissima
preghiera che vi allego e che ho ricevuto dagli amici
della Comunità "Evangelho è Vida" del Bairro
Vernelho di Goias, in Brasile. Questa notta la leggerò in chiesa come
omelia. E' il mio augurio di Natale.
"...è stata annunciata dal premier Silvio Berlusconi come la prima pietra del Ponte
sullo Stretto. In realtà il cantiere che dovrebbe essere inaugurato il 23
dicembre prossimo in Calabria, altro non è che lo spostamento del tratto di
ferrovia tra Cannitello e Villa San Giovanni. E più precisamente della parte di
binario che da nord verso sud consente l' ingresso dei treni in stazione. Un'
opera non strettamente legata al Ponte - la ferrovia che si dovrà collegare ad
esso è un' altra [...] [da Repubblica del 20 Ottobre 2009]
...per piacere, qualcuno ne ha saputo niente? perchè anche se il premier giace temporaneamente lesionato ad Arcore, avrà pure un ministro delle Infrastrutture, un sottosegretario, o al limite una Brambilla da mandare in giro a tagliar nastri...
"...ma perché non restano a casa loro? Penserà qualcuno, osservando la foto delle
moltitudini che danno l'assalto ai treni ghiacciati delle Feste: migliaia di
persone disposte, pur di mettersi in viaggio, a sopportare o a compiere
qualsiasi sopruso. La risposta è abbastanza spiazzante: perché casa loro non è
il luogo da cui partono, ma quello in cui cercano di arrivare. Distratti
dall'epica moderna delle metropoli e dei social forum, ci eravamo dimenticati
che l'Italia rimane un Paese di emigranti che per sopravvivere hanno dovuto
crescere lontano dalle radici, di mammoni che sentono la mamma dieci volte al
giorno ma la vedono una volta l'anno: a Natale.
Il ritorno a casa
dell'eroe, coacervo di sensazioni malinconiche che oscillano fra il ricordo
dell'antica appartenenza e il sospetto di una sopraggiunta estraneità, è un
meccanismo della natura. E come tale, anche quando sembra illogico, si perpetua
inesorabile. Non esiste animale capace di sottrarsi al richiamo della tana. Non
esiste pericolo o disagio che possa fermare questa corsa al contrario verso
l'utero da cui si è usciti. E' un bisogno dell'anima. Certo, se Natale cadesse
d'estate come in Australia, tutto suonerebbe meno poetico ma maledettamente più
comodo..." Massimo Gramellini - La Stampa
"Chi si deve mettere in viaggio
per lunghe percorrenze, come dal Nord alla Sicilia o viceversa, farebbe bene a
munirsi di panini e coperte, o almeno di un maglione in più nel caso in cui
dovesse saltare la rete elettrica e quindi il treno fermarsi con la possibilità
di una interruzione del riscaldamento all'interno del convoglio e di un accumulo
di ritardi." (Mauro Moretti,
amministratore delegato FS)
Ho frequentato treni e stazioni da
pendolare sulle tratte Faenza-Cesena e Faenza-Bologna ogni giorno per cinque
anni, quando studiavo all'Università. Al mattino treno alle 7:40, come nella
canzone di Battisti e alle 18:00 quello del ritorno. Faenza - Castel Bolognese -
Imola - Castel S. Pietro - Varignana - Mirandola - Bologna. Tutte le santissime
fermate.
Di quei tempi non ricordo particolari disagi, se non quelli
endemici di un paese che non è più riuscita, dopo la dipartita del Duce, a far
arrivare i treni in orario: ritardi e sovraffollamento. Ogni lunedi, ad
esempio, c'era il problema del rientro dei fuorisede dal weekend trascorso a
casa. Ore 14:00, assalto tipo Freccia del Punjab. Un treno vecchio, di quello
con gli scompartimenti stile Orient-Express. Ogni volta, immancabilmente, ti
toccava fare il viaggio in piedi o seduta sui seggiolini a misura di sedere di
puffo nel corridoio. Domanda di rito al controllore: "Perchè il lunedì, sapendo
che il treno si riempie all'inverosimile di studenti, le FFSS non predispogono
un paio di carrozze in più?" Risposta con alzata di spalle oppure con un
laconico "perchè non ce ne sono".
Moretti, AD FF.SS. ...portatevi le coperte, e non rompete...
Delle ferrovie ricordo inoltre la puzza
che ti rimaneva addosso quando eri costretta, per mancanza di posti liberi
altrove, ad infilarti nelle camere a gas per fumatori e ovviamente i già
accennati biblici ritardi. "Informiamo i sigg. viaggiatori che l'interregionale
proveniente da Lecce, atteso in stazione alle ore 18:15, per prolungato ritardo,
viaggia con circa 80 minuti di ritardo."
Di disagi veri e propri ne ricordo,
per fortuna, pochi. Una volta si ruppe il treno in aperta campagna. Dovettero
mandare un'altra motrice a trainarci misericordiosamente fino alla successiva
stazione. Un'altra volta, a causa di un'alluvione, si allagarono i binari a
Forlimpopoli e quindi fummo trasportati via autobus da Cesena a Forlì e poi
caricati su un treno successivo. Tre ore di ritardo sulla tabella di marcia. Tra
parentesi, non c'erano ancora i telefonini e quindi non c'era modo di avvertire
casa che si sarebbe fatto tardi. Decisamente altri tempi.
La mia seconda
volta a Vienna viaggiai in modalità quasi fantozziana. Dieci ore in una
poltroncina striminzita, senza poter allungare le gambe e con il riscaldamento
spento. Tenendo conto che era il 1° gennaio, una goduria.
Tutto sommato
sono stata fortunata se tutto il disagio della mia carriera di viaggiatrice
delle FFSS si riduce a questi pochi episodi. In confronto a ciò che sta
succedendo ultimamente nelle ferrovie sempre più apparenza e meno sostanza,
privatizzate nel senso che le controlloresse hanno il bel foularino
simil-hostess ma i sedili li puoi trovare imbottiti di cimici, la manutenzione è
un costo da eliminare e su tutto aleggia un insopportabile classismo.
Siamo
tornati, con le fanfaronate della Freccia Rossa ai treni per i signori di qua e
i treni per i poveretti, quelli destinati ai pendolari, di là. Se il classismo è
considerato un vecchio arnese ottocentesco, in ferrovia è ancora un must.
Due
anni fa andai a Roma e vidi la differenza tra la sala d'attesa per i passeggeri
di prima classe extralusso supervip e quella normale, per le seconde classi e le
prime normali non vip. Perfino i bagni erano diversi dagli altri. In questi
c'era perfino la carta. Ci infilammo per sbaglio nella saletta riservata e le
signorine alla reception ci fecero notare che i nostri biglietti non
s'intonavano con l'ambiente.
In questi giorni, per un po' di neve, si è
visto quanto debole sia la capacità di Trenitalia di fronteggiare l'emergenza e
quanto sia poggiata sulla managerialità-spettacolo la sua gestione di un
servizio pubblico in concessione. I disagi patiti dai viaggiatori non hanno
scusanti. Non parlerò anch'io, per fare un impietoso paragone, delle ormai mitiche ferrovie finlandesi, visto che ne
ha già parlato egregiamente il sempre ottimo Lorenzo Cairoli. Lascio piuttosto la parola
ai ferrovieri, a coloro che vivono dal di dentro tutta la problematica del
settore.
Lettera aperta ai viaggiatori:
“Quanto è successo non è
addebitabile, se non in minima parte, al maltempo, quanto piuttosto a scelte
tecniche e gestionali errate. Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome
di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i
disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro
imbarazzo per l'atteggiamento poco rispettoso, al limite dell'offensivo, tenuto
dai vertici aziendali.
Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e
spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro
ogni logica, ha presentato l'inverno e la neve nel nord Italia come "evento
imprevedibile" e ha manifestato una indifferenza al limite dell'offensivo.
La
causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla "emergenza
maltempo" quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla
scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il
rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la
saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV,
costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite
umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno
generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito
del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è
impantanato in quattro dita di neve.
Siamo orgogliosi di lavorare in una
azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i
soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità
della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri,
puliti ed in orario.
Lavoriamo in un "gruppo" pieno di amministratori
delegati, "manager" e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa
e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in
silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi
ferrovieri "semplici" che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e
notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere
sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l'immagine della nostra
azienda.
L'amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere
scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie
dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad
arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha
detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto
stress.
Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato
riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare
nell'interesse della collettività e non di creative scelte di mercato. (La
rivista "ancora In Marcia!")
Se non bastasse la voce dei
ferrovieri, per capire lo stato in cui versa il servizio ferroviario italiano ci
sono poi gli ormai leggendari servizi di "Report". Soprattutto sullo smantellamento
dell'infrastruttura che permetteva controlli regolari da parte di una
manutenzione affidata non a terzi ma a personale ed officine interni.
Smantellamento nel nome del Dio assoluto della privatizzazione: "tagliare i
costi". Tagliare tutto tranne lo stipendio dei supermanager. Di coloro che, non
contenti di non saper assolutamente affrontare un'emergenza, impegnati come sono
a pensare solo agli utili, invece di migliorare il servizio, si travestono da buontemponi e vanno a
schiaffeggiare i viaggiatori in partenza sul locale per Empoli."Buon viaggio,
signore!"
...è passato un altro anno... alcuni amici li abbiamo persi per strada, molti nuovi amici sono arrivati. A tutti, vecchi e nuovi, vadano i nostri più sinceri auguri di buone feste, e di un felice 2010. Che possa essere per tutti un anno sereno... Tafanus. Marisa, Marzia, Marianna
. ...che il 2010 possa essere per tutti, e specialmente con coloro che sono in debito con la vita, un anno "unforgettable", come questa bellissima canzone, frutto di una riuscitissima fusione di voci e di sentimenti, a distanza di decenni, fra un padre e una figlia. La tecnologia possa esserci sempre amica nella ricerca e nella costruzione delle cose belle e pulite. Un grande grazie a Natalie e a Nat King Cole, che riescono ancora a regalarmi emozioni e speranze... Tafanus
“Lo so che gli altri sono stupidi e son convinto di esserlo anch’io. Poi ho capito, Sònja, che se avessi voluto aspettare che tutti fossero diventati intelligenti, sarebbe passato troppo tempo… Poi ho capito anche che questo momento non sarebbe arrivato mai, che gli uomini non cambieranno mai e che nessuno riuscirà a trasformarli e che tentar di migliorarli sar ebbe fatica sprecata! Già, proprio così! Questa è la loro legge... La legge, Sònja! E’ così!... E ora Sònja, io so che colui che è energico, che è di mente, di animo forte, avrà il dominio su di loro! Chi molto saprà osare, avrà ragione secondo loro. Chi potrà sputare su più cose, è il loro legislatore, e chi più di tutti gli altri può osare, ha più diritti di tutti! Così è stato finora e così sarà sempre! Soltanto un cieco non lo vede!”
Ho voluto iniziare questo pezzo con una battuta di ‘Delitto e castigo’ di Fëdor M. Dostoevskij, lo sfogo di Raskolnikov – l’eroe del romanzo - nel quarto capitolo della quinta parte.
Come vorrei che un giorno Raskolnikov venisse smentito: sarebbe il giorno in cui l’essere umano prenderebbe coscienza, di sé e di chi con lui condivide gli spazi e la sorte in questa terra. Questa terra che è di tutti.
E’ il regalo che tutti gli anni, a Natale, ogni cuore coraggioso spera di ricevere.
Ma queste aspettative vengono puntualmente vanificate da una maggioranza di esseri umani che ha fatto della cattiveria e dell’ignoranza dei veri e propri stili di vita. Nel nostro mondo moralmente capovolto – e non lo scopro certo io – molti esseri umani privi di scrupoli hanno trasformato in giusto ciò che dovrebbe essere sbagliato e detestabile.
Negli ultimi decenni, poi, anziché muovere qualche passo verso un timido miglioramento, gli uomini sono peggiorati. Manca la coscienza e manca il cuore.
Nella realtà italiana questa involuzione sarebbe anche ben visibile (il condizionale è d’obbligo): al governo del paese, per esempio, abbiamo un movimento di estrema destra (la lega) che riscuote un certo successo. Ciò può significare solo due cose: o che la gente abbia completamente smarrito la coscienza, o che alla stessa gente vadano bene i metodi tristemente famosi utilizzati da ogni movimento nazifascista e quindi liberticida.
Ma domani è Natale: non devo fare polemiche…
Vorrei solo che i miei simili considerassero per davvero il rapporto fra potere e sfruttati: queste non sono parole d’altri tempi: sono parole sempre attuali, oggi più che mai, purtroppo. Il pensiero, le diversità, i deboli costituiscono degli ostacoli nel cammino incosciente della gente perbene, dei buoni e giusti. Meglio eliminare tutto ciò con l’infernale indifferenza che induce a ritrovarsi la sera della vigilia di Natale davanti alla tavola imbandita per il cenone, il cui menù prevede invariabilmente portate a base di cadaveri di animali.
Me lo chiedevo tanti anni fa e me lo chiedo tutt’oggi: come ci si può sentire più buoni per queste feste se si sta davanti a un piatto che contiene il pezzo di un animale morto, che ha sofferto orribilmente prima di essere sgozzato e squartato?
E allora eccovi il mio regalo di Natale (gli auguri tradizionali non li faccio mai e non voglio che me li facciano): si tratta della lettera che il prigioniero Edgar Kupfer-Koberwitz scrisse a un amico dal campo di concentramento di Dachau, dove passò tra crudeltà di ogni genere, mentre la morte ghermiva i prigionieri del campo giorno dopo giorno.
Per non dimenticare: Dachau, 1945
“Caro amico,
mi chiedi perché non mangio carne e ti domandi per quale ragione mi comporto così. Forse pensi che ho fatto un voto o una penitenza che mi priva di tutti i piaceri gloriosi del mangiar carne. Pensi a bistecche gustose, pesci saporiti, prosciutti profumati, salse e mille altre meraviglie che deliziano gli umani palati; certamente ricordi la delicatezza del pollo arrostito.
Sei sorpreso e chiedi: - Ma perché? e per quale motivo?
Te lo chiedi con intensa curiosità e pensi di poter indovinare la risposta.
Ma se io ora cerco di spiegarti la vera ragione in una frase concisa, tu rimarrai nuovamente sorpreso scoprendo quanto sei lontano dal vero motivo.
Ascolta: io rifiuto di mangiare animali perché non posso nutrirmi con la sofferenza e con la morte di altre creature.
Rifiuto di farlo perché ho sofferto tanto dolorosamente che le sofferenze degli altri mi riportano alle mie stesse sofferenze.
So cos'è la felicità e so cos'è la persecuzione. Se nessuno mi perseguita, perché dovrei perseguitare altri esseri o far sì che vengano perseguitati? So cos'è la libertà e so cos'è la prigionia.
So cos'è la protezione e cos'è la sofferenza.
So cos'è il rispetto e so cos'è uccidere.
Se nessuno mi fa del male, perché dovrei fare del male ad altre creature o permettere che facciano loro del male?
Non è naturale che io non infligga ad altre creature ciò che io spero non venga inflitto a me? Non sarebbe estremamente ingiusto fare questo per il motivo di un [superfluo] piacere fisico a spese della sofferenza altrui e dell'altrui morte?
Queste creature sono più deboli e più indifese di me, ma puoi tu immaginare un uomo ragionevole con nobili sentimenti che volesse basare su questa sofferenza la rivendicazione o il diritto di abusare del più debole e del più piccolo? Non credi che sia proprio il dovere del più grande, del più forte, del superiore di proteggere le creature più deboli invece di perseguitarle e di ucciderle?
Ricordo l'epoca orribile dell'inquisizione e mi dispiace dire che il tempo dei tribunali per gli eretici non è passato, che giorno per giorno gli uomini cucinano in acque bollenti altre creature che sono state date impotenti nelle mani dei loro carnefici.
Sproloquiando, sorridendo, proponendo grandi idee e facendo bei discorsi, l'europeo medio commette ogni sorta di crudeltà e non perché sia costretto, ma perché lo vuole. Non perché manchi della facoltà di riflettere e di rendersi conto delle orribili cose che sta facendo. Oh, no! Soltanto non vuole vedere i fatti, altrimenti ne sarebbe infastidito e disturbato nei suoi piaceri.
So che la gente considera certi atti connessi al macellare come inevitabili. Ma c’è realmente questa necessità? La tesi può essere contestata. Forse esiste un genere di necessità per le persone che non hanno sviluppato ancora una piena e conscia personalità. Io non faccio loro delle prediche, scrivo a te questa lettera, ad un individuo responsabile che controlla razionalmente i suoi impulsi, che si sente conscio dei suoi atti, che sa che la nostra Corte Suprema è nella nostra coscienza e che non vi è ricorso in appello.
- E’ necessario che un uomo responsabile sia indotto a macellare?
In caso affermativo, ogni individuo dovrebbe avere il coraggio di farlo con le sue stesse mani. Non è giusto pagare altra gente per fare questo lavoro macchiato di sangue dal quale l'uomo normale si ritrarrebbe inorridito e sgomento.
Io penso che gli uomini saranno uccisi e torturati fino a quando gli animali saranno uccisi e torturati. Penso che fino allora ci saranno guerre, poiché l'addestramento e il perfezionamento dell'uccidere deve essere fatto moralmente e tecnicamente su esseri deboli. Penso che ci saranno prigioni finché gli animali saranno tenuti in gabbia. Poiché per tenere in gabbia i prigionieri bisogna addestrarsi e perfezionarsi moralmente e tecnicamente su esseri indifesi.
Penso che sia arrivato il momento di sentirci oltraggiati dai grandi e piccoli atti di violenza e crudeltà che noi stessi commettiamo. Ed essendo molto più facile vincere le piccole battaglie, penso che dovremmo cercare di spezzare prima i nostri legami con le piccole violenze e crudeltà per superarle una volta per sempre. Poi verrà il giorno che sarà facile per noi combattere anche le crudeltà più grandi.
Il punto è questo: io voglio vivere in un mondo migliore dove una più alta legge conceda più felicità a tutti.Edgar Kupfer-Koberwitz, vegano
LA BUONA NOVELLA: Sarà Maurizio Belpietro il protagonista dell'informazione Rai orientata a
destra (...caspita... l'ennesimo impiegato di Silvio in RAI... ma Silvio non farebbe prima a trasferire la sede della RAI a Cologno Monzese? NdR) L'anti-Santoroi: stessa rete, RaiDue,
giorni diversi. Annozero il giovedì, il direttore di Libero lunedì (quasi
sicuramente) o mercoledì. Si parte il primo febbraio [...] Santoro conquista pubblico
settimana dopo settimana e ormai viaggia stabilmente intorno a una media di 6
milioni di spettatori [...] Io voglio partire con i miei tempi,
rodarmi, avere il tempo di fare anche ascolti non mirabolanti". (...questo è poco ma sicuro... gli ascolti di Belpietro saranno proporzionati alla sua capacità di giornalista dello house-organ di famigghia. NdR)
In un periodo di magra per i bilanci Rai
i riflettori sono puntati sul budget e sul compenso di Belpietro. I "nemici"
interni sparano la cifra di un milione. Il direttore di Libero ride: "Ho fatto
presente l'assegno che prendo a Mediaset. È meno, molto meno della metà di un
milione. Non vorrei perderci, tutto qui". Potrà costruirsi una sua redazione,
rimarrà direttore di Libero. E nelle discussioni di questi giorni non si è
ancora deciso se andrà in prima o in seconda serata. Se l'esperimento riesce,
ripartirà anche la prossima stagione. E per il momento l'ex direttore della
Padania Gianluigi Paragone fatica a trovare spazio sulla stessa rete. (...abbia fede, Paragone... in RaiSet hanno trovato posto per Monica Setta e Maurizio Belpietro, per Farina e Diaconale, per Rossella e per Mimun... arriverà anche il suo turno. NdR)[Repubblica]
QUANDO IL MERCANTILISMO SCONFINA NELLA BLASFEMIA: si può strumentalizzare il fine-vita di Eluana Englaro per avere una chance di piazzarsi bene a Sanremo? Evidentemente si. Ci prova Povia, con una oscena canzonetta sulla tragedia di Eluana e di suo padre. Evidentemente il confine fra l'uomo e la bestia è ormai diventato terribilmente labile... [guarda coi tuoi occhi]
Non trascrivo i versi (se così possiamo definirli) di questa marchetta, perchè anche la mia resistenza al vomito ha dei limiti. Chi vuole, si accomodi sul sito linkato sopra. Ringrazio Patrizia per la segnalazione di questa oscenità.
«Bagnasco, scegli la giustizia e la povertà: rifiuta i soldi dello scudo fiscale»
Su tutto dovrebbe prevalere la verità. La verità delle cose sulle convenienze e sugli interessi di bottega. Sulla verità anche i papi scrivono encicliche: «Veritatis splendor» (1993); «Caritas in veritate» (2009); ma non basta scrivere, bisogna poi essere coerenti con ciò che si scrive perché la verità è esigente in quanto fondamento della coerenza. Sgombriamo subito il terreno da ogni equivoco e diciamo che il Natale cristiano ha perso «tutta» la sua potenza di scandalo e di capovolgimento rivoluzionario. Abolirlo da parte della Chiesa sarebbe un’opera di fedeltà al Vangelo e alla sua identità, altrimenti si continua nella mistificazione, dimenticando che quel bambino di nome Gesù, disperato insieme a sua mamma Maria e suo papà Giuseppe è un perseguitato dalla polizia di Erode/Maroni, extracomunitario in Egitto e in Italia, ma accolto come ospite dall’Egitto, anche senza permesso di soggiorno. Chi vuole il presepe come simbolo cristiano della tradizione, dimentica che in quella stalla c’è un palestinese dalle pelle olivastra che per buon peso è anche ebreo di nascita e di madre.
Per celebrare questo «simbolo della civiltà occidentale e cristiana», il presidente cristianissimo del Municipio di Genova Centro-Est vuole dare fuoco alla moschea ancora costruenda; per onorare la memoria dell’irregolare extracomunitario Gesù di Betlemme, la Lega degli atei Bossi, Maroni, Calderoli e Bruzzone sostituisce il vangelo del palestinese Gesù col «vangelo secondo Gentilini» che recita: «Voglio eliminare i bambini zingari che vanno a rubare agli anziani, nemmeno “rieducarli” ma eliminarli, toglierli dalla vita. Voglio la rivoluzione contro le moschee e i centri islamici. Le gerarchie ecclesiastiche dicono: Lasciamoli pregare. Noooo! Vanno a pregare nei desertiiii!». Ecco la civiltà che avanza e il Natale che diventa simbolo di razzismo, di morte e di invincibile ignoranza.
Di fronte a questa rozzezza demoniaca, ancora una volta è calato il silenzio della chiesa gerarchica che avrebbe dovuto dire con chiarezza che costoro sono fuori della Chiesa perché a Natale affermiamo il pricipio evangelico della dignità di tutti gli uomini e tutte le donne; il principio teologico della libertà religiosa per tutti, senza esclusioni; il principio laico dell’uguaglianza di tutti davanti alla Legge e alla Carta dei Diritti. Se ciò non avviene, i cattolici, vescovi e fedeli, diventano colpevoli di «lesa divinità» e di tradimento, come afferma la voce limpida di Mons. Óscar Romero, martire per mano militare, perché difendeva i Gesù bambini affamati e disperati del suo paese: «Se la Chiesa ha tradito il suo spirito di povertà, è perché non è stata fedele al Vangelo, che la voleva staccata dai poteri della terra, non appoggiata al denaro, ma appoggiata al potere di Cristo: questa è la sua grandezza».
Di fronte allo scempio della divisione, della guerra civile, dell’illegalità che l’attuale governo e la sua maggioranza stanno diffondendo nel Paese, sarebbe importante che in questo Natale la Chiesa ponesse un segno visibile e inequivocabile, un segno dirompente che lasciasse il segno. Il ministro del tesoro ha detto che una parte dei soldi che rientreranno dallo «scudo fiscale» andranno a finanziare le scuole private (in maggioranza cattoliche). Sono soldi sporchi di sangue, di droga, di furti, di evasione, di corruzione, di mafia, di assassinii. Come possono essere strumento di educazione e di cultura? Chiediamo al cardinale Bagnasco che la notte di Natale per onorare il Bambino dica chiaro e forte: «Signor governo, non abbiamo bisogno! Rifiutiamo quei soldi perché per noi il fine non giustifica mai i mezzi e non possiamo educare i figli del futuro con il denaro della morte e della illegalità. Resteremo poveri accanto alla povertà della mangiatoia, con l’extracomunitario palestinese ed ebreo, Gesù, Figlio di Dio».
Banda larga, ADSL, connessioni mobili, per molti italiani (anche nei "quartieri alti" di grandi città) sono sogni lontani. Il confronto fra l'Italia dei telefonini e il resto del mondo dovrebbe far arrossire di vergogna persino le prese per il telefono. Ricaviamo da un prezioso [articolo di Alessandro Longo su Repubblica] dei dati che spiegano come la "banda larga", nel paese delle "Tre I", sia, molto, ma molto stretta. Di fatto, siamo dietro (e non di poco) a paesi come la Romania, il Portogallo, la Moldova, la Slovenia...
Da questo articolo è possibile non solo scaricare dati e rapporti di estremo interesse, ma anche scaricare un programmino gratuito, in italiano, Isposure, che potete [scaricare da qui]. Isposure misura periodicamente la velocità effettiva della vostra connessione, ne tiene un record periodicamente aggiornato, e vi informa anche di eventuali presenze, nella vostra zone, di connessioni migliori.
Se in molti scaricherete questo programma, potremo mensilmente raccogliere una messe di dati dei quali servirci per periodiche denunce, documentate, all'antitrust. A volte le distanze fra i 7 o i 20 o i 7 Megabit promessi, e ciò che arriva di fatto nei nostri PC, sono abbissali, e configurano vertamente il reato di pubblicità ingannevole, ma forse anche quello di truffa. Ecco un estratto dell'articolo di Alessandro Longo:
Gli operatori sbandierano 20 megabit ma la realtà è decisamente diversa. Con valori reali molto più bassi sia di quelli dichiarati sia della media europea.
La velocità delle Adsl italiane è deludente, ed è un paradosso: in teoria dovrebbero essere tra le più veloci in Europa, visto che arrivano a 20 Megabit. Ma ormai si può dire che, per l'Adsl, "il re è nudo": sono tanti gli studi che, confrontando le connessioni di vari Paesi europei, finiscono per mettere in cattiva luce quelle italiane.
L'ultimo studio è di [Speedtest.net]: l'Italia risulta 45esima al mondo per velocità reale di download e 79esima per quella di upload, dietro i principali Paesi europei. È un risultato generato da milioni di test fatti dagli utenti sulla propria connessione, tramite lo stesso sito Speedtest.net.
I malumori degli utenti, delusi dalla velocità dell'Adsl, sono in continua crescita, del resto. È di qualche settimana fa l'ultimo caso di operatore multato dall'Antitrust per "pratica commerciale scorretta" in merito alla velocità Adsl. Stavolta è capitato a Fastweb, che pure ha in genere fama di buona qualità delle connessioni; ma tutti i principali operatori, presto o tardi, sono finiti nel mirino dell'Antitrust per questo motivo: le multe sono sempre per "messaggi pubblicitari ingannevoli", cioè per aver fatto credere agli utenti di poter navigare a una velocità molto superiore a quella in effetti raggiungibile, mai ben specificata sul sito.
La situazione è arrivata a un punto di rottura. Si moltiplicano le denunce e gli sforzi per chiarire il problema delle velocità Adsl che non corrispondono a realtà. Adesso l'osservatorio banda larga Between sta lavorando allo studio più esteso sulla [qualità delle connessioni italiane], con l'aiuto di test fatti dagli utenti tramite il programma Isposure. I risultati preliminari sono scoraggianti: le Adsl vanno alla metà o a un quarto della velocità dichiarata.
E non che le connessioni su banda larga mobile (Umts/Hspa) se la cavino meglio, anzi: vanno a circa 1-2 Mbps, anche se dichiarano velocità massime di 7 Mbps (come riportano non solo i test di Between ma anche quelli di Altroconsumo).
Insomma, i tasselli stanno andando al loro posto e rivelano che la banda larga italiana soffre del mix paradossale di tre elementi: grandi promesse degli operatori, velocità reali molto più basse di quelle dichiarate e della media europea, scarsa trasparenza delle offerte.
Per quest'ultimo punto l'utente può già fare qualcosa: usare test evoluti della connessione, come quello (gratuito) di [Isposure]. È un software che si installa e testa la connessione a intervalli di tempo. Mostra anche i risultati di test fatti da altri utenti, nelle vicinanze. Così permette di capire non solo a quanto va la connessione ma anche se ci sono operatori che, nella nostra stessa zona, danno un servizio migliore.
Molto altro resta da fare (e forse diventerà realtà nel 2010) per combattere il problema delle Adsl ingannevoli. Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) e la Fub (Fondazioni Ugo Bordoni) pubblicheranno entro ottobre il primo software "certificato" per testare la connessione. L'utente potrà usarne i risultati, quindi, per rivalersi sull'operatore, chiedendo per esempio rimborsi o una disdetta del contratto se le promesse pubblicitarie sono largamente disattese.
Il problema è che, a riguardo, le regole sono un'incognita: già da novembre 2008 Agcom ha chiesto agli operatori di dichiarare non solo la velocità massima ma anche quella minima e media per le proprie connessione, con tanti altri parametri. Ma gli operatori non si sono adeguati. Il software certificato servirà a ben poco se le promesse degli operatori continueranno a essere così fumose. "È uno di quei casi in cui noi facciamo le regole ma poi non vengono rispettate", ha dichiarato Nicola D'Angelo, consigliere Agcom, durante il BBF Forum di Roma, a novembre. Bisognerà vedere se nel 2010 Agcom e i consumatori riusciranno a strappare agli operatori promesse più precise e, soprattutto, a farle rispettare.
Basta. La verità è che mi sono reso conto che siamo una massa di piagnoni incapaci di vedere ad un millimetro dal nostro naso, chiaramente trinariciuto. Già, noi Tafani zoppi non ci rendiamo conto della fortuna sfacciata che abbiamo, e passiamo il tempo a lamentarci di un supposto "regime" quando il povero premier passa il tempo a lavorare per noi in esclusiva, senza un attimo di tregua (a parte le assenze giustificate per ferite lacero contuse) con eccellenti risultati complessivi, che fanno di noi un paese moderno e vitale.
Qualche esempio ? Ma via, Alitalia permette record ineguagliati in termini di puntualità: l'amico Colaninno, dopo aver affondato Telecom, garantisce un record del 56,2% di voli in ritardo nel solo mese di settembre (dati: rassegna stampa governo italiano) della compagnia di (s)bandiera Alitalia, e nel contempo decide che il racing team Aprilia, siccome ha solo vinto circa il 79% delle gare a cui ha partecipato negli ultimi 5 anni, va chiuso mandando a casa 80 ingegneri.
Brutte notizie ? Ma no ! Questi ragazzotti fino ad oggi si sono divertiti con le motine, e quindi l'augusto rag. Colaninno ha giustamente deciso che i suddetti ingegneri debbano smetterla di giocare e cominciare a lavorare. Andrebbe spiegato al "coraggioso" che naturalmente, essendo i ragazzi in oggetto poco skilled difficilmente se ne rimarranno a casa e probabilmente verranno assunti immediatamente dai giapponesi che da adesso in avanti avranno collaboratori abili senza averli pagati per la loro esperienza.
Però, ragazzi, l'amico Colaninno ha deciso che in luogo di questi 80 professionisti pagherà l'identica cifra a Raul Bova per i 20 secondi del nuovo spot Alitalia, e 5 milioni di euro al Team Aprilia SBK per partecipare al mondiale 2010: del resto mica si potevano licenziare solo 10.000 persone in Alitalia senza fare danni anche nelle altre aziende gestite dal Rag., no?
Quindi, ampi miglioramenti dal fronte occupazione, mentre dal fronte debito pubblico altre ottime notizie: nel mese di ottobre 2009 è aumentato di "soli" 15 miliardi di euro grazie all'indefessa opera degli abili professionisti nello staff del governo.
Nel frattempo sono aumentati i disoccupati, arrivati all'8,1%, sono crollati gli ordinativi (-20,7% nell'ultimo anno) che avevano sì avuto una leggera risalita dal 2009 a settembre (ovviamente strombazzata dai minzolini come sintomi di una "robusta" ripresa) ma che purtroppo era dovuta esclusivamente al rimbalzo tecnico da un settembre 2009 a dir poco disastroso.
La verità, disciamolo, è questa: "tutto va bene, trinariciuti del c....o"! E se osate contraddire, prima di tutto il civilissimo minostro (è scritto bene, minostro!) La Russa vi farà un c..o così (in diretta rai, ovviamente...) e successivamente se solo vi azzardate ad esprimere un parere negativo, disciamolo, siete solo dei terroristi, oltretutto mandanti dell'attentato all'unto del signore. Criminali. E state zitti, che avete a disposizione tutte le reti del pianeta, oltre alla rete tendenziosa e comunista, e dunque da chiudere. Lo dice anche la seconda carica dello stato, cribbio !
Certo, la rete è comunista: ma vi rendete conto che sulla rete possono parlare tutti, e non solo chi decide il nanetto? E poi, disciamolo, il miglior statista degli ultimi 150 anni è democratico: fa parlare anche D'Alema, noto comunista. Certo, ovviamente disciamolo; è ben noto che l'unico comunista affidabile rimane l'ineffabile baffino che teorizza "un accordo" per smorzare i toni con il centrodestra. Ci dica, baffino, un accordo come quello della bicamerale, per esempio ? O pensa a qualcosa di più raffinato tipo un accordo che la faccia diventare ministro europeo ? Come ? Ah, già, lì la cosa purtroppo è saltata. Nel caso, ci faccia sapere per merito di chi. Siamo sempre contenti di ricevere qualche briciolina che cade dal vostro desco, messeri.
Uhm... vediamo un po'... ah, ecco finalmente una buona notizia: non dovremo pagare più l'anticipo del 98% delle tasse da pagare l'anno prossimo grazie ai beneffatori (due f, please !) che hanno aderito allo scudo fiscale: brava gente che in luogo di pagare come tutti noi il 47% medio di ciò che guadagnano hanno deciso di aspettare qualche anno per riportarsi a casuccia il grano pagando un robusto 5% di aliquota e rimanendo anonimi.
Come? le tasse le dovremo comunque pagare a giugno 2010 ? Beh, chiaro: del resto mica si potrebbero garantire quei 1500 milioni di euro di consulenze per il ponte Silvio sullo Stretto, sennò...
Che bello: sarà un'opera unica al mondo, talmente unica che il ponte a campata unica più lungo del mondo oggi è lungo meno della metà di quanto sarà quello di Messina, che oltretutto è posto in un'area ad alto rischio sismico.
E noi trinariciuti che continuiamo a rompere: pensa, addirittura vi sono dei comunisti anche nelle fiamme gialle che hanno arrestato quel poveraccio di Prosperini. Sì, proprio il difensore della cristianità che, incurante della sua posizione di assessore alla Regione Lombardia, provvedeva a ricevere tangenti dagli imprenditori Lombardi... no, scusate, riceveva "transazioni commerciali" dagli imprenditori in quanto tramite far loro ed acquirenti esteri.
Che ssa' da fa' ppe' campà... e del resto, come si fa ad ingabbiarlo se anche il formichino lo difende a spada tratta? E che sarà mai, solo 230 mila euro... Oltre che dei milioni relativi al 10% fisso su tutte le transazioni gestite dalla regione Lombardia tramite Il difensore della cristianità.
In altri termini, la decima di memoria medievale, ragazzi.
Del resto i capataz vaticani mica hanno protestato troppo: hanno giustamente pensato bene di evitare di esprimere troppo "appoggio" al loro vescovo a Milano, ma del resto, capite bene che il buon vecchio Tettamanzi è uno di noi rossi, per cui chiaramente tendenzioso e fomentatore d'odio. Sarà mica lui il mandante dell'attentato?
Lui, mica quelli che propongono di cacciare "a calci nel culo" gli immigrati.
Insomma, mettiamocelo bene in testa, tutto va bene. Del resto l'ha detto l'unto del signore: e come ben noto dopo il vile attentato, Mannheimer gli ha attribuito 7 punti in più. Tartaglia, purtroppo, qualcuno in meno...
Beh, ragazzi, comunque sia buon 2010 a tutti voi trinariciuti e tafani in genere. Però ricordatevi: non può piovere per sempre (Lameduck i love you !!!)
Oggi ho ricevuto dal Rag. Grillo Giuseppe, da Genova, un'offerta che non so se avrò la forza di rifiutare. Giudicate voi, dalla email che ho ricevuto. Evidentemente deve aver saputo che sono un suo grande estimatore. Già mi aveva sgamato in primavera, quando mi aveva offerto di fare il Capolista (addirittura!) alle elezioni amministrative del mio paesello di circa 10.000 abitanti, garantendomi il supporto di non meno di 16 simpatizzanti che non ho mai avuto il piacere di conoscere, e che non hanno mai avuto la ventura di conoscermi. Ma il Rag. Grillo mi aveva già scoperto. Un vero talent scout! Che genio! E per non rischiare di perdermi, mi aveva proposto di fare il Capolista di una lista a 5 stelle, che "Oggi nasce". Ma se "oggi nasce", di cosa diamine mi aveva invitato ad essere un Capolista (Maiuscolo) in primavera? Ma ecco la bellissima email che ho ricevuto (ho fatto un copia&incolla, svarioni di sintassi e di punteggiatura inclusi. Ma almeno in questa occasione non poteva farsi riguardare il testo da una prof di terza media inferiore?
"Il motto: "Resistere, resistere, resistere" appartiene al passato. Ora bisogna: "Costruire, costruire, costruire". Oggi nasce il MoVimento 5 Stelle, qualunque cittadino italiano non iscritto a un partito può farne parte. Può iscriversi on line gratuitamente. Chi si iscrive riceverà una password, fare parte di una rete sociale, potrà discutere e modificare il Programma, proporre e eleggere i propri candidati, lanciare iniziative sulla Rete e off line. Ognuno conta uno."
Beppe Grillo Iscriviti oggi al MoVimento 5 Stelle. [clicca qui]
sono onorato di ricevere per la seconda volta la Sua offerta per una candidatura nel Suo Partito (pardon... Movimento) a 5 Stelle. Ho fatto una volta l'errore si trascurare la Sua offerta, ma non farò per la seconda volta lo stesso errore. Giustamente, il rifiuto da me opposto in primavera, oggi lo pago, vedendomi degradato da leaderino di un "Movimento a 5 Stelle col Bollino Blu", a leaderino di un "Movimento a 5 Stelle" semplice, senza Bollino Blu, E' giusto così. Chi sbaglia, è giusto che paghi.
Lei non sa quanto io apprezzi la possibilità che generosamente mi offre di iscrivermi al suo movimento addirittura gratis! Conoscendo le sue origini genovesi, immagino quanto le sarà costato questo gesto di generosità. Ma mi tolga alcune piccole curiosità:
-a) ma il motto "Resistere, Resistere, Resistere", non era di un tale Borrelli? ma forse ricordo male...
-b) come si procederà per "proporre ed eleggere" i propri candidati, visto che ancora il voto di preferenza non c'è?
-c) qualcuno, invidioso del mio improvviso successo in politica, tenta di insinuare dei dubbi nella mia mente: "...attento, il Ragioniere fino all'altro giorno predicava che lui i partiti non vuole farli, ma vuole distruggerli!..."
Ma io ho avuto la risposta pronta, sa? ho spiegato che lei vuole fare un Movimento, mica un partito! Ci vuole tanto a capire la differenza?
-d) altri invidiosi hanno tentato di insinuare in me altri dubbi: "... attento... non è una cosa seria... se ti invitano a far parte di un Partito (pardon... Movimento), non dovrebbero mandarti almeno uno straccio di programma? o almeno un "Indice di programma? Pensa, ce l'ha persino Di Pietro, un indice; persino Lombardo, e la SVP...".
Mai io ho preso le Sue difese, Ragioniere, sa? ho spiegato che il programma arriverà per DVD, a soli 20 € più spese di spedizione, e che comunque i punti centrali del suo programma li conosciamo già:
Lotta dura a Morfeo Napolitano
Lotta dura al pd-meno-elle
Lotta anche allo psiconano (par condicio)
Un'auto a idrogeno per tutti
Una washball per tutti
Vede? Non mi sono lasciato intimidire, e ho difeso a spada tratta il Suo Par... azz... Movimento. Anzi, il Nostro Movimento. Perchè Lei mi consente di darLe rispettosamente del "Nostro", vero, Rag. Filini?
Suo con Rispetto, Rag. Fantozzi. In attesa di ordini, e di programma (pagamento contrassegno)
In troppi, in questi giorni, citano a vanvera sondaggini e sondaggetti, senza avere la più pallida idea delle cose di cui stanno parlando. In particolare, pochi giorni dopo "l'attentato" al Cipria, i suoi ventriloqui erano già tutti in pista a sventolare il solito sondaggio, che spiegava (spiegava???) come il Cavaliere fosse "cresciuto" del 7%.
Cresciuto in cosa? In altezza? in peso corporeo? per la glicemia? per il PSA? per il tasso di testosterone? Inutile aspettarsi risposte dai Vespi, dai Cicchitti o dai Gasparri. E' cresciuto, e tanto basta. E' la prova che il "Partito dell'Amore" (quello che cavalca un cavallo bianco) ancora una volta ha sconfitto il "Partito dell'Odio" (quello che si distingue dal precedente per il cavallo, che è nero). Erga, non si deve odiare il Cipria, altrimenti, zac! il Sondaggio cresce. E mica di poco! di ben sette punti da una settimana all'altra. Uno tsunami.
E allora, costretti a fronteggiare questo tsunami, vediamo cosa "è cresciuto", di quanto, che significato ha, chi l'ha detto, quanto sia affidabile questo dato, eccetera. Cercherò di non fare, per non annoiare, un trattato sulla "Metodologia della Ricerca Sociale", ma solo di rinfrescare, a beneficio dei distratti, alcuni concetti elementari.
PREMESSA: in Italia, per legge, un sondaggio non esiste se non è condotto secondo i parametri dettati dalla ESOMAR (che è l'associazione europea degli Istituti di Ricerca certificati), e se il sondaggio non è pubblicato sul sito [sondaggipoliticoelettorali.it] che è un sito governativo, il quale impone di accompagnare i sondaggi pubblicati in sintesi con un minimo, ma giusto un minimo, di dati metodologici. Regola rispettata fino ad un certo punto, perchè spesso (vedi il sondaggio dei "più sette punti", di cui parleremo), non vengono pubblicati i questionari, i criteri di stratificazione del campione, e, nel caso specifico, nemmeno il numero di "risposte", ma solo il numero di "interpellati. Ma andiamo con ordine.
I PARAMETRI DI VALUTAZIONE DEI SONDAGGI - Sono essenzialmente due: il "margine d'errore", ed il "livello di confidenza".
Il livello di confidenza - Normalmente, nelle indagini sociografiche, un buon livello è quello del 95%, al quale si attengono gli istituti seri. Cosa significa dire che una ricerca presenta un livello di confidenza del 95%? Semplice: significa che se ripetiamo cento volte la stessa ricerca, con la stessa metodologia, almeno 95 volte otterremo lo stesso risultato, e cioè un risultato che varia all'interno del margine d'errore programmato (la famosa "forchetta").
Il margine d'errore - Indica l'affidabilità della ricerca (la famigerata "forchetta". Quando diciamo che una data ricerca è impostata con una metodologia tale per cui assicura un livello di confidenza del 95%, e un margine d'errore di +/- 3 punti, diciamo semplicemente che se ripetiamo 100 volte la ricerca, almeno 95 volte ritroviamo lo stesso valore, entro una forchetta di +/- 3 punti. Ora, il problema è che per dimezzare il margine d'errore, non è sufficiente raddoppiare il numero degli intervistati, ma lo si deve quadruplicare. Vi risparmio la formuletta, ma credetemi sulla parola: mentre il margine d'errore desiderato decresce in maniera lineare, la numerosità del campione che ne deriva cresce in maniera esponenziale. Ecco perchè migliorare, anche di poco, la qualità di un sondaggio, fa aumentare di moltissimo i costi. Due volte la qualità, quattro volte i costi.
Ma veniamo al "sondaggio" dei 7 punti in più, che tanto affascina alcuni sprovveduti, e guardiamolo sul sito governativo citato: il sondaggio è fatto dalla ISPO (Mannheimer), con metodo CATI (telefonate), su commissione del Corsera, e largamente utilizzato da Vespa, e da tutti gli uomini del Presidente. Quante sono le interviste? NON LO SAPPIAMO! Infatti, basta leggere con attenzione: Mannheimer cita solo il "numero di interpellati": 801, ma non il numero di rifiuti all'intervista. Ancora una volta, credetemi sulla parola: i "rifiuti", su una intervista politica telefonica, sono sempre superiori (a volte LARGAMENTE superiori) al 40%. Allora stimiamo noi ciò che Mannheimer non dice, e che Vespa non chiede: il 60% di 801 "interpellati fa 480 interviste, nella migliore delle ipotesi. Una impresentabile miseria, che fa viaggiare questo "sondaggio" intorno ad un margine d'errore di +/-5 punti. In altri termini, la "forchetta" è di 10 punti, una enormità.
E cosa è cresciuto, secondo questo pseudo-sondaggio? la "popolarità" del premier, dopo la mattonata, rispetto al mese precedente: in novembre la "popolarità" del Cipria era del 48,6%, dopo l'attentato è passata al 54,9". No, rettifichiamo: in novembre era compresa fra il 43,6 ed il 53,6, mentre in dicembre era compresa fra il 51,9 ed il 61,9. In teoria, col grande campione di Mannheimer, la "popolarità" (che peraltro, come vedremo, ha scarsa o nessuna attinenza con la propensione al voto) potrebbe essere, paradossalmente, addirittura diminuita: dal 53,6 (massimo teorico di novembre) al 51,9 (minimo teorico di dicembre. Non è fantastico, l'uso che si fa dei sondaggi?
E veniamo alla "popolarità": qual'era la popolarità di Tartaglia, prima della mattonata? ZERO, perchè nessuno lo conosceva. Qual'è oggi? non lo sappiamo. Ma anche se fosse solo del 10%. sarebbe superiore allo 0% di prima di ben 10 punti. Significa qualcosa? no. Non significa un cazzo.
Andiamo avanti: c'è un nesso, fra "popolarità" e intenzioni di voto? Nessuna, o molto, ma molto bassa. In questa ricerca di Dicembre (gentile omaggio di Mannheimer a Forza Italia) pietosamente non si fanno domande sulle intenzioni di voto, che invece c'erano in tutti i barometri precedenti. Per esempio, a novembre lo stesso Mannheimer ci dice: PdL: 38,2%. Allineato cogli altri maggiori istituti (Ipsos, Digis, Ipr Marketing). Quindi accontentiamoci di quello che passa il governo, e vediamo se lo stratosferico aumento di popolarità attribuito dal gentile Mannheimer al Cipria ed ai suoi scherani, come arma impropria di lotta mediatica, trovi un parallelo nelle intenzioni di voto. Lo vedremo nel grafico, ma scopriremo quello che già sapevamo: la mattonata fa dire a molti "...povero cavaliere, così non si fa..." ma poi tutto si ferma in uno striminzito zerovirgola di intenzioni di voto in più. A dicembre Digis dice 39,5, Ipsos dice 39,6. Questo zerovirgola si scioglierà come neve al sole, appena scomparsi i cerotti e le ecchimosi, e appena aprirà la sua bocca nuova di zecca, e ricomincerà a sparare "Amore & Cazzate. Wait nad see.
Nel frattempo, vediamo il grafico di tendenza della fiducia nel Governo Berlusconi, dalle origini ai giorni nostri, incluso il dato post-mattonata nei denti. E' molto istruttivo:
...in pratica, dal settembre 2008 in poi, tranne qualche pausa di assestamento, ed un lieve rimbalzino post-terremoto (quando era all'Aquila da mane a sera a promettere new-towns col golf, case tecnologicamente avanzate, e dentiere per tutti - un evergreen...) la caduta non si è ovviamente fermata neanche dopo la madonna nei denti. Quando si passa dalle emozioni al "ragggionamendo" (come diceva De Mida), si capisce che un premier ammaccato non ha nessuna qualità in più rispetto a prima... Tafanus
Una notizia buona, e due pessime. La notizia buona (anzi, ottima) è che la Madunina avrebbe fatto il miracolo. Il Cav. avrebbe improvvisamente scoperto, grazie a Tartaglia, ma soprattutto grazie ai commenti che sono seguiti - non tutti di lancinante dolore - di non essere "il più amato dagli italiani", come il cucino della Scavolini. Quindi si accingerebbe (ma Italia Oggi non usa il condizionale, usa l'indicativo) a lasciare.
La due notizie pessime sono:
Questa notizia la da soltanto Italia Oggi. con tutto il rispetto per Edoardo Narduzzi, attendiamo conferme da altri giornali(sti); ma non dimentichiamo che Direttore di Italia Oggi è Magnaschi, un giornalista serio, ex Direttore di Milano Finanza e dell'ANSA.
Il successore (sempre che la carica di Presidente del Consiglio possa considerarsi tramandabile da padrone a servitore per decreto legge, sarebbe il più prono dei servi sciocchi del Cav.: qull'angelino di Alfano, autore della peggior leccata di padrone che porta il nome di Lodo Omonimo, sempre pronto ad appecoronarsi afli ordini del Padrone in qualità di ministro per caso, dopo aver rivestito per anni la carica di segretario per vocazione e profilo professionale.
Alfano succederà al Cavaliere. Presto. Lo ha confidato Berlusconi ai suoi fedelissimi riuniti ad Arcore dopo l'uscita dall'ospedale. Il premier è scioccato dall'aggressione. E teme il peggio
Nel tardo pomeriggio dello scorso venerdì, ad Arcore nella sua residenza privata dove nel 1993 è iniziata l'avventura politica di Forza Italia, Silvio Berlusconi potrebbe aver scritto una parte importante della storia della cosiddetta seconda repubblica. Al termine del primo giorno post ospedaliero e dopo una settimana di intense riflessioni, il leader del Pdl ha comunicato ai suoi cinque più stretti collaboratori riuniti a casa sua che era pronto a farsi da parte. Berlusconi è rimasto scioccato dall'episodio dell'aggressione subita al Duomo ed ora ha davvero paura di poter essere ucciso. E di morire il Cavaliere non ha alcuna voglia.
Sogni premonitori di un vignettista
Quindi è pronto a farsi da parte, a cedere il testimone del governo a un giovane da lui designato. Questa, la possibilità di designare il suo successore, pare sia l'unica vera condizione che il Cavaliere ponga, in primis su tutti al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, per trarre definitivamente il dado e rinunciare a palazzo Chigi. (...insomma, lo sdentato, pur biascicando, non smette di dire cazzate. Ora vorrebbe concedere a se stesso anche un potere - uno dei pochi - che appartiene al Quirinale. NdR)
Se Napolitano accettasse lo schema di gioco che il Cavaliere ha in testa, allora il prossimo inquilino i palazzo Chigi diventerebbe Angiolino Alfano. L'attuale ministro di grazia e giustizia e ormai come un figlio per Berlusconi che lo ha “ospitato” ad Arcore negli ultimi anni. Lo stima e di lui si fida anche perché sempre Alfano si ritroverebbe da premier a gestire la partita riforma della giustizia. Ascoltandolo i suoi fedelissimi sono un po' stati presi in contropiede dal nuovo scenario prospettato dal Cavaliere, tanto che Gianfranco Miccichè per ben due volte ha chiesto al leader se il dado era già tratto o se si trattasse di una semplice intenzione, di un desiderata da portare a maturazione col tempo magari nella prossima legislatura.
Ma il premier ha ripetuto per ben due volte di essere intenzionato ad andare avanti nella nuova direzione e di voler far concludere la legislatura in corso ad un giovane primo ministro da lui indicato a Napolitano.
Il Cavaliere che si fa da parte è un autentico ribaltone nelle dinamiche della politica italiana. Toglie di mezzo la strategia della tensione ad oltranza che alcune forze politiche hanno da tempo deciso di perseguire. Fa uscire di scena il problema mai risolto del conflitto di interessi. E, soprattutto, sgombera il campo delle relazioni internazionali dalle semplicistiche accuse troppo spesso rivolte all'Italia. Berlusconi, infine, affiderebbe la guida del paese alla generazione dei politici quarantenni da lui selezionata e già portata al governo.
Taglierebbe definitivamente i legami con il passato e la stagione dei vecchi partiti per aprirne una nuova nella quale lui vorrebbe protagonisti accanto ad Alfano altre giovani ministre come la Brambilla e la Gelmini. E un vicepremier forte nella figura di Giulio Tremonti, il matador dello scudo fiscale e della recessione.(...ossignur...piuttosto che la Gelmini e la Brambilla, lasciateci "er puzzone"... almeno ogni tanto ci fa ridere... NdR)
Se quello comunicato da Berlusconi ai suoi fedelissimi non è un ballon d'essai ma una autentica decisione personale, allora il presidente Napolitano farebbe bene a dare seguito alle intenzioni del Cavaliere.
Stavolta il premier sta agendo da autentico statista, anteponendo in qualche modo gli interessi del paese ai suoi. Ma chiedere di poter designare il proprio successore per un leader politico con il consenso e la forza politica di Berlusconi è una pretesa quasi scontata. Il compromesso minimo che con il fondatore del Pdl va cercato e raggiunto. Adesso che la ripresa economica sta prendendo slancio, se l'Italia trovasse anche un duraturo equilibrio politico di legislatura non permanentemente conflittuale, potrebbe essere il giusto cambio di passo per lasciare crisi e paure dietro le spalle.
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