...caspita... Fini, per pudore, non aggiunge che è richiesta una "condanna passata in giudicato", che col combinato disposto del processo breve, del taglio sulle intercettazioni, e del taglio delle risorse per la giustizia, nessuno avrà mai più... Fra lui e Berlusconi stanno consolidando il giochino del "tana libera tutti". Con buona pace di chi, troppo affrettatamente, aveva fatto di Fini uno statista. Resta solo lo chauffeur del Partito del Predellino,..Ora salta fuori la storia di senatori europei del PdL eletti con schede riempite dalla 'ndrangheta, e la storia della maxi-truffa della Fastweb. OTTOCENTO MILIARDI di lire, mica cazzi... E a Fini non viene in mente la bella idea di dare un calcio in culo al suo sdoganatore, ormai trasformatosi in prasseneta di tutti i ladroni e le puttane d'Italia, e di tentare di rifarsi una verginità, prima di invecchiare irrimediabilmente sporcato dal fard del padrone? Tafanus____________________________________________________________________________
CHIESTO L'ARRESTO PER SILVIO SCAGLIA E PER IL SEN. NICODA DI GIROLAMO (PdL)
Il senatore del Pdl è coinvolto nell'indagine per via della sua elezione in un collegio all'estero favorita dalla 'ndrangheta - Cinquantasei le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma. Arrestato anche un maggiore della Guardia di Finanza. La procura ha chiesto il commissariamento delle società indagate Fastweb e Sparkle - "Una colossale truffa allo Stato"
(Repubblica.it)
"Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia
nazionale". Così il gip di Roma nelle 56 ordinanze di custodia
cautelare emesse su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia,
definisce l'operazione di riciclaggio di denaro sporco per un ammontare
complessivo di circa due miliardi di euro scoperta dai carabinieri del
Ros e dalle Fiamme Gialle. Tra gli ordini d'arresto anche quelli per
Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb e per il senatore Nicola Di
Girolamo (Pdl), eletto nella circoscrizione Estero-Europa. Indagato
anche Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb a partire dal
primo novembre 2004. Il filone principale dell'indagine riguarda, oltre
Fastweb, anche alti funzionari ed amministratori delle società Telecom
Italia Sparkle. E il gip punta il dito contro Telecom Italia Spa: "O si
è in presenza di una totale omissione di controlli all'interno del
gruppo Telecom Italia Spa sulle gigantesche attività di frode e
riciclaggio o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse", dice
il magistrato.
Scaglia latitante. Il provvedimento restrittivo per Scaglia, però, non
è stato ancora eseguito perché l'imprenditore non è stato rintracciato
dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza. Scaglia, che in una
nota inviata alle agenzie di stampa si dice estraneo a qualunque reato,
ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio
nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda.
Associazione per delinquere. Le accuse per tutti gli indagati sono di
associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego
di ingentissimi capitali illecitamente acquisiti attraverso un
complesso sistema di frodi fiscali. In manette anche un ufficiale della
guardia di Finanza, Luca Berriola, attualmente in servizio al comando
di tutela finanza pubblica, che avrebbe incassato una cospicua tangente
su una delle operazioni di riciclaggio.
Il senatore Di Girolamo (PdL). - Richiesta d'arresto anche per il senatore Di
Girolamo. L'esponente del Pdl sarebbe collegato con alcuni degli
indagati, che avrebbero favorito la sua elezione in un collegio
all'estero. In particolare gli inquirenti fanno riferimento a una
riunione tenuta dallo stesso Di Girolamo da Gennaro Mokbel (uno dei 56
arrestati) e da esponenti della famiglia Arena, nel corso della quale
si concordò di sostenere la sua elezione, facendo confluire su di lui i
voti dei calabresi in Germania. La 'ndrangheta riuscì a venire in
possesso di moltissime schede elettorali, che compilò direttamente con
il nome di Di Girolamo (circostanza che era già emersa da una
precedente inchiesta: l'arresto di Di Girolamo era già stato chiesto
nel 2008 alla Giunta delle autorizzazioni a procedere). In base alle
accuse l'elezione di Di Girolamo doveva servire all'organizzazione
criminale per spostarsi, senza problemi nell'ambito delle attività
transnazionali di riciclaggio.
Telecom Italia, Sparkle e Fastweb. Il filone principale dell'indagine
riguarda alti funzionari ed amministratori delle società Telecom Italia,
Sparkle e Fastweb accusati, con riferimento a un arco temporale che va
dal 2003 al 2006, di falsa fatturazione di servizi telefonici e
telematici inesistenti, venduti nell'ambito di due successive
operazioni commerciali dalle compagini italiane Cmc e Web Wizzard srl
nonchè da I-Globe e Planetarium, che evadevano il pagamento dell'Iva
per un ammontare complessivo di circa 400 milioni di euro,
trasferendoli poi fraudolentemente all'estero, dove i soldi venivano
reinvestiti in beni come appartamenti, gioielli e automobili.
Richiesta di commissariamento. Sono indagate anche le società
coinvolte, e la procura di Roma ha fatto richiesta formale di
commissariamento di Fastweb e Telecom Sparkle. La richiesta di
commissariamento è motivata dalla "mancata vigilanza" ed è stata fatta
sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle
società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero
assetto societario.
La struttura. Alcuni indagati sono raggiunti da un provvedimento
restrittivo in Usa, Gran Bretagna (Scaglia) e Lussemburgo. Per
realizzare la colossale operazione di riciclaggio, il sodalizio si è
avvalso di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense,
finlandese, lussemburghese ed off-shore, controllate
dall'organizzazione indagata.
Il danno per lo Stato. Stando ai carabinieri del Ros e alla polizia
valutaria della Guardia di Finanza, lo Stato avrebbe subito un danno
per oltre 365milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell'Iva,
attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per più di
1.800.000.000 euro da parte delle società di telecomunicazione, che
hanno ottenuto fittizi crediti Iva, oltre che un utile pari a quasi
96milioni di euro.
I beni sequestrati. Tra i beni sequestrati 247 immobili per un valore
dichiarato di 48 milioni di euro; 133 autovetture e 5 imbarcazioni per
un valore complessivo di 3.700.000 euro; 743 rapporti finanziari; 58
quote societarie per un valore di 1.944.000 euro; crediti nei confronti
di Fastweb e Telekom Italia Sparkle per complessivi 340 milioni di euro
circa; due gioiellerie (il valore degli immobili è calcolato in base a
quanto dichiarato negli atti di compravendita). Il valore dei beni
localizzati all'estero e colpiti dallo stesso provvedimento, ammonta a
circa 15 milioni di euro.
L'ordinanza del gip. Secondo il gip è "una delle più colossali frodi
poste in essere nella storia nazionale". Nell'ordinanza il magistrato
arriva a questa conclusione valutando "l'eccezionale entità del danno
arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte la loro
protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di borsa e
mercato di Fastweb (Fweb) e Telecom Italia Sparkle (Tis)". L'obiettivo
principale era creare "ingenti poste passive di bilancio dovute alle
apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle
società 'cartiere'. Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per
pagare l'Iva in favore delle 'cartiere' consentivano a Fweb e Tis di
realizzare 'fondi neri' per enormi valori". In sostanza, le somme
sembravano spese per attività commerciali legittime e venivano
riportate nelle uscite registrate nei bilanci societari ma questo
movimento "serviva solo ad utilizzare liberamente il denaro incassato
attraverso il pagamento dell'Iva versata dai clienti di Fweb e Tis che
non era mai stato versato all' erario".
Il ruolo di Di Girolamo. Il gip sottolinea che il gruppo ha "realizzato
un salto di qualità" riuscendo a far eleggere il senatore Nicola Di
Girolamo, il quale "oltre ad essere uno dei promotori dell'associazione
per delinquere, diveniva così un suo diretto esponente all'interno del
Parlamento".
"L'estrema pericolosità del sodalizio criminale - scrive il gip -
risulta evidente se si considera che esso disponeva di associati che
svolgevano funzioni pubbliche, sia all'interno dell'amministrazione
civile dello Stato che della polizia giudiziaria, e che ha realizzato
un salto di qualità giungendo perfino a determinare l'elezione in
Parlamento di uno dei promotori dell'associazione". Il tutto con
l'ausilio del clan Arena.
Terzo livello di associati. L'adesione al sodalizio di esponenti
delle forze di polizia costituiva "l'ulteriore passo verso un 'terzo
livello' di associati, che fosse rivestito delle pubbliche funzioni
indispensabili ad assicurare i profitti dell'associazione". Questo
avveniva sia con "attività di intralcio alle indagini che con diretta
attività di collaborazione in cambio di elevatissime somme di denaro
che costituivano il prezzo della corruzione". L'organizzazione, anche
per l'abituale collaborazione con appartenenti alla 'ndrangheta (cui
venivano intestati beni di lusso e attività economiche degli associati
come nel caso di Franco Pugliese) è giudicata dal gip, nell'ordinanza
di custodia cautelare, "tra le più pericolose mai individuate".
Telecom Italia Spa. Le modalità operative di Telecom Italia Sparkle
(Tis) "pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità
degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale
appartiene Tis, ossia Telecom Italia Spa". Nell'ordinanza il gip
spiega che dal momento che Tis era la proprietaria dell'intera dorsale
della rete di cui si avvale Telecom Italia ed è sostanzialmene la "cassa operativa" del gruppo "è evidente che o si è in presenza di una
totale omissione di controlli all'interno del gruppo Telecom Italia
Spa sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio o vi è stata una
piena consapevolezza delle stesse".
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GODETEVI QUELLE CHE POTREBBERO ESSERE LE ULTIME INTERCETTAZIONI DI BANDITI IN ITALIA: BERLUSCONI VUOLE AFFRETTARE I TEMPI PER RENDERLE IMPOSSIBILI.
Scandalo Fastweb, le intercettazioni
(di Emiliano Fittipaldi - l'Espresso)
Ecco come il senatore del Pdl Di Girolamo e gli imprenditori arrestati facevano affari milionari. Un gigantesco sistema di riciclaggio di denaro sporco che coinvolge anche Telecom. Ed emergono rapporti con Finmeccanica
Il conto corrente i carabinieri lo hanno trovato alla Barclays Bank, Isole Seychelles, a nome della Waldorf Investment. Dietro quella società, secondo gli investigatori, ci sono due dei pezzi grossi finiti nella rete dei pm di Roma: il senatore Nicola Di Girolamo e Marco Toseroni, entrambi indagati, insieme al altre 54 persone, nella mega operazione su riciclaggio di denaro sporco del Ros e della Guardia di Finanza. Il conto corrente è di quelli pesanti: in pochi mesi ci finiscono dentro 36 milioni di euro. Tutti illeciti profitti guadagnati dalla banda capeggiata da Gennaro Mokbel, che dal 2003 al 2007 grazie alla falsa compravendita di schede prepagate e alla fittizia compravendita di traffico telefonico mai effettuato, ha generato operazioni per 2,2 miliardi di euro. Un riciclaggio spaventoso pari al debito dell'Alitalia, un'affare in cui sono coinvolti tutti: imprenditori, mafiosi, piccole aziende, rappresentanti delle forze dell'ordine, aziende come Telecom, Sparckle, Fastweb (è stato spiccato un mandato di arresto per l'ex aministratore Silvio Scaglia, l'attuale amministratore Parisi è indagato), politici di spicco.
Il senatore Di Girolamo – di cui oggi la procura ha chiesto l'arresto – è uno dei perni dell'inchiesta: dalle intercettazioni e dalle indagini economiche sembra che il suo ruolo sia più che rilevante. La 'ndrangheta avrebbe messo il nome del senatore Di Girolamo sulle schede bianche usate per i seggi destinati agli italiani all'estero per farlo eleggere. Ma il suo nome spunta dappertutto, soprattutto nelle intercettazioni che raccontano come il sodalizio criminale tenti di far rientrare i capitali dall'estero e di investire i guadagni illeciti.
Il riciclaggio - Il problema principale, quando i soldi iniziano ad arrivare a vagonate, è quello di spenderli. Gennaro Mokbel, parlando con uno dei suoi soci, è chiaro. «Noi stiamo a vive male, però, molto male! Ammucchiamo, ammucchiamo ma non famo mai un cazzo... mo' tocca iniziare a spenderli sti soldi. Massimo, Pinocchio (che secondo gli investigatori è l'amico e socio Marco Toseroni) è convinto che sulle gioiellerie, ha chiamato l'amministratore de Vancleef, ha un appuntamento st'altra settimana...». In effetti, l'organizzazione compra un po' di gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili. Tutti a Roma.
Il nome di Di Girolamo spunta quando c'è necessità di far rientrare i capitali dall'estero. Lo studio dei flussi di denaro è stato complesso, ma per riportare i soldi in Italia vengono usati esperti e avvocati stranieri, spesso titolari di fiduciarie in stati esteri, come tal Mr. Lee, Randhir Ram Chandra, il giapponese mister Takeshi Iwasawa e l'italianissimo Fabrizio Rubini. Rubini è già noto alla polizia: nel 2005 è finito in carcere a Regina Coeli, accusato di aver ucciso il rivale in amore, un geometra di Ostia. Nonostante l'accusa grave e le intercettazioni che inchiodavano lui e l'amante, Rubini è stato scarcerato nel 2006. Sembra si sia rimesso subito in affari. Rubini, commercialista noto della Capitale, è stato socio con Di Girolamo in varie società (Wbc srl, Emmemarine srl, Progetto ristorazione), ma secondo gli inquirenti ora mira in alto: sarebbe lui l'intestatario di un conto a San Marino dove vengono accreditati milioni di euro, soldi che la banda mandava dalle società di vari paradisi fiscali. Nelle giornate in cui arrivavano i bonifici, i due si sentono al telefono. Telefonate criptiche, dicono gli investigatori: Di Girolamo e Rubini dicevano di parlare dei dettagli solo di persona.
Ecco due colloqui tra il senatore e l'uomo accusato d'omidicio volontario, avuti il 30 gennaio 2008 e il 18 marzo 2008:
D: «Pronto»
R: «Nicola scusa è una cosa rapidissima. Mi hanno confermato che tra domani e dopodomani a Rimini mi hanno dato tutto. Tutti i documenti inerenti a quella cosa che ho discusso con Giovanni...io rientrerei giovedì, ma ti trovo per portarveli subito così ve li leggete...»
D: «Io martedì sono già operativo il pomeriggio»
R: «Perfetto» - R: «Ti porto un po' di pezzi di carta, per te».
D: «bene, così riusciamo a reimpostà un po', e niente da domani allora facciamo il punto su questo e su quell'altra cosa, oltretutto questa è un po' una pratica "pilota", perché se va avanti...tutto quello che mi ero fermato di prendere...perchè avevo vari dubbi su Paolo e quant'altro, capisci che dirottiamo tutto qua?»
R: «Assolutamente si, perfetto».
D: «Okay a posto».
L'affare Finmeccanica
Il gruppo a un certo punto decide di investire e punta in alto. Secondo gli inquirenti la banda avrebbe investito circa 8 milioni di euro per compare le quote della Digint srl, una società che dovrebbe produrre software e hardware nata nel 2007 e partecipata da una società anonima lussemburghese (la Financial Lincoln) e dal colosso pubblico Finmeccanica, che ne detiene il 49 per cento. Già. Mokbel e i suoi parlano spesso di Guarguaglini e altri dirigenti dell'azienda.
«Io ieri sera sono stato a cena con uno dei capoccioni di Finmeccanica» spiega Mokbel a un amico «uno dei tre che comandano Finmeccanica. Lui però vive negli Usa, a Washington, è quello che ha firmato l'accordo da sei miliardi... sugli aerei... Finmeccanica, fa gli aerei degli Stati Uniti». A un altro interlocutore, Mokbel ripete che è stato a cena con «il numero tre della terza industria militare del mondo e con due della Cia...Aveva una scorta de quelle che non se possono...armati, un cazzo de marchingegno, m'hanno offerto, non a me, ma tramite sempre l'avvocato Nicola (secondo gli inquirenti si tratta del senatore Di Girolamo, ndr) di aprire una loro agenzia per tutto il centro Asia, per la vendita di prodotti di sicurezza... e prodotti militari... elicotteri Augusta e via dicendo. Ci abbiamo una riunione lunedì».
A un altro personaggio, Mokbel soggerisce di tenere la bocca chiusa sull'affare, perché le possibilità di fare altri soldi sono molte. «Incominci a comprare gli elicotteri Augusta...quanti amici vuoi? Che cazzo vuoi? Che sicurezza vuoi? Che tecnologia vuoi? Questa è una cosa ...che ci apre tutto un altro scenario che manco te lo voglio dì...» [...]
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Silvio Scaglia (1958) è il fondatore di Fastweb S.p.A. e Babelgum. Forbes stima la sua ricchezza in circa 1,2 miliardi di dollari, facendo di lui il tredicesimo uomo più ricco di'Ialia (l'ultimo tra chi può dirsi miliardario) e il 962° uomo più ricco del mondo. Dopo essersi laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, Silvio Scaglia inizia la sua carriera professionale presso McKinsey e Bain & Co. ricoprendo il ruolo di consulente.
Nel 1994 Omnitel Pronto Italia ottiene una licenza di telefonia mobile per fare concorrenza a Telecom Italia Mobile. Nel 1995 Silvio Scaglia è ad di Omnitel. Lo sarà fino al 1999 (quando Omnitel viene venduta da Olivetti).
Nel settembre 1999, insieme al finanziere Francesco Micheli, crea la società Fastweb. Nel marzo 2000 la controllante e.Biscom chiede alla Consob di entrare in borsa con l'emissione di nuove azioni per nuovi investitori. Nel culmine della bolla speculativa della new economy, le azioni vengono vendute a 160 € l'una. Con i soldi raccolti dai piccoli investitori, iniziano gli investimenti di Fastweb. Nel 2004 c'è la fusione di Fastweb e e.Biscom: la nuova società avrà il nome Fastweb.
Principale azionista di Fastweb, il 9 aprile 2007 Scaglia aderisce all'OPA amichevole lanciata da Swisscom (che aveva valutato Fastweb circa 3,7 mld di € e offerto per l'acquisto dei titoli Fastweb 47 € per azione), cedendo la sua quota pari al 18.75% e rimanendo società col solo incarico di amministratore del Consiglio di Amministrazione.
Il 23 ottobre 2009 le azioni erano però scese a 20,190 €, con una perdita per Swisscom del 57% in 2 anni e mezzo.
Oggi è stato emesso un mandato di arresto nei confronti di Scaglia da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, quale misura cautelare, nell'ambito dell'operazione Phuncards-Broker, che ha scoperchiato una gigantesca rete internazionale di riciclaggio legata alla 'ndrangheta. I particolari dell'operazione vengono illustrati pubblicamente in contemporanea con una conferenza stampa presso la stessa DDA di Roma: si tratta di 56 ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio [...]
Il provvedimento restrittivo nei confronti di Scaglia non viene eseguito perché risulta irreperibile ai carabinieri del Ros e alla Guardia di Finanza. I suoi legali fanno poi sapere che sarebbe all'estero per lavoro e comunicano una sua nota con cui dà loro mandato di concordare il proprio interrogatorio nei tempi piu' brevi per chiarire tutti i profili della vicenda, dichiarandosi comunque "estraneo a qualunque addebito"
(...meno male... eravamo in pensiero per lui... NdR) (Wikipedia)
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