"A me piace lavorare, e nel partito di Berlusconi non hanno bisogno di uno che lavora». E poi oggi Berlusconi compie 75 anni... un'età giusta per andare in pensione"
(continua su www.corriere.it)

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"A me piace lavorare, e nel partito di Berlusconi non hanno bisogno di uno che lavora». E poi oggi Berlusconi compie 75 anni... un'età giusta per andare in pensione"
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Scritto il 30/09/2011 alle 13:00 nella Berlusconi, Politica | Permalink | Commenti (3)
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Pubblichiamo integralmente l'articolo di Paolo Farinella, pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro di Genova di domenica 25 settembre 2011, p. XVII con il titolo: "I tagli e la resa dei conti per i poveri", di cui la parte in corsivo è stata censurata
Silenzio! Lo sappiamo fin da bambini che il «silenzio è d’oro», ma non sapevamo che fosse così pesante e assordante. L’Italia è sotto eutanasia attiva, uccisa senza anestesia non per pietà, ma per depravazione e corruzione con spreco di denaro pubblico per foraggiare prostitute e delinquenti e i vescovi tacciano. La Regione Liguria annuncia per il 2012 tagli all’assistenza sociale per oltre il 50%, il Comune di Genova mette le mani avanti e dichiara che dovrà fare scelte drastiche, assicurando una parte di servizi ai minori, ai senza dimora e qualcosa agli anziani non autosufficienti: per il resto … si salvi chi può. Anche ammalarsi è un lusso da ricchi. Si prospetta una nuova finanziaria, la sesta in pochi mesi, che taglia ancora, raschiando l’osso vivo di una Nazione ormai cadavere. Le prospettive sono i tagli agli stipendi degli impiegati pubblici e alle pensioni con l’abolizione di quelle di anzianità.
Dall’altra parte Berlusconi, «presidente a tempo perso» paga in contanti con mazzette da 5 mila, 10 mila, 20 mila … 500 mila, prostitute (minorenni comprese), magnaccia e faccendieri malavitosi che lo ricattano e si ricattano a vicenda. Un degrado morale di questo livello mai si era visto nei 150 anni di storia d’Italia. Eppure tolleriamo ancora un governo e un parlamento dove ormai la corruzione è legge, l’immoralità la norma, il malaffare il metodo. Il mondo intero ride e piange sull’Italia che tutto ciò sopporta come normale. In Germania un ministro si dimette per avere copiato un pezzo di tesi, mentre in Italia il presidente del consiglio istiga alla prostituzione, diserta i consessi internazionali (Onu) perché nessuno vuol farsi vedere con lui, mantiene un esercito di prostitute che ricompensa con posti al parlamento italiano, a quello europeo e al governo e tutto tace.
Il Presidente della Repubblica giustamente ha revocato il titolo e la medaglia di cavaliere a Callisto Tanzi della Parmalat «per indegnità». A nome di quanti seguono questa «opinione» che però rappresentano la maggioranza degli Italiani, da Genova chiedo al presidente Napolitano di revocare titolo e medaglia di «cavaliere» a Silvio Berlusconi motivando il gesto «per indegnità con recidiva» perché continua a reiterare un comportamento immorale contrario all’art. 54 della Costituzione (disciplina e onore) a danno della dignità dello Stato e della Repubblica.
Il papa Benedetto XVI partendo per la Germania ha mandato un telegramma al Presidente della Repubblica in cui fa «l’auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene dell’Italia». Tutto qui? Tutto qui! Eppure fu lui a nominare «nobiluomo di Sua Santità» Gianni Letta, il vero «deus ex machina» del potere di Berlusconi e della sua immoralità. Fu lui ad accogliere Berlusconi all’aeroporto in pieno scandalo di prostitute e corruzione, con le parole: «Che gioia rivederla!». Gianni Letta della «famiglia del papa» sostiene, difende, sorregge l’uomo più corrotto e ignobile del mondo, che compra e vende parlamentari, corrompe minorenni, umilia le istituzioni, offende ogni singolo comma della morale cattolica, pur dichiarandosi ostentatamente cattolico. Non sarebbe ora di revocare anche a lui il titolo che lo rende intimo al papa che così avalla ogni immoralità indicibile?
Come mai il presidente della Cei (non è colpa mia se è anche mio vescovo) che difende «i valori cristiani» non dice nulla su un depravato che usa il crocifisso per solleticare le tette di una prostituta, dopo averlo difeso davanti alla corte d’Europa? Lo scandalo tra i credenti è immenso. Vorremmo sentire una voce autorevole di condanna salire dai meandri della gerarchia cattolica. Altrimenti essa è complice e corresponsabile di tutto ciò che sta inabissando nell’ignominia il nostro Paese e la stessa Chiesa. A meno che non venga in soccorso «il contesto» del vescovo Rino Fisichella per giustificare la certezza che anche la gerarchia cattolica è a libro paga dell’immondo di Arcore. La morale cattolica insegna che chi collabora al male è responsabile «in solido». Urla, Bagnasco!
L’INNOMINATO, I VESCOVI E LA CONFUSIONE
Genova 28-09-2011. – Nel mio articolo su Repubblica sopra riportato, chiedevo al cardinale Bagnasco di urlare. Ha urlato Bagnasco? E’ stato efficace? Non riesco a partecipare al carosello di plauso verso il cardinale Bagnasco che avrebbe parlato chiaro, forte e, come dicono gli esegeti anche laici, ha rotto con Berlusconi. Ascoltando il cardinale e le sue parole accorate, provavo un senso di pena per lui e quelli che gli stavano attorno. Egli, come è nello stile clericale, ha parlato con partecipazione anche fisica e mimica, ma non si rendeva conto che appena avrebbe finito le parole generiche e di buon senso, gli altri, quelli cioè a cui avrebbero dovuto essere indirizzate, hanno preso le distanze: il cardinale ha fatto bene (e ti pareva!), ma non bisogna strumentalizzarlo, il suo discorso è rivolto a tutti e non ad una sola persona. Certo, un po’ di più a Berlusconi che è un po’ «birichino», ma mai e poi mai il cardinale ha inteso dire che bisogna cambiare governo.
«Comportamenti vacui»?
Parlare di «comportamenti vacui e di cambiare aria» non significa nulla perché, come sempre, nel discorso del cardinale mancava un ingrediente essenziale, quello che fa la differenza: Nome Cognome, indirizzo, Cap e possibilmente C.F. Nel caso: Il Disonorevole Silvio Berlusconi, Ville lupanari o in subordine Palazzo Chigi dove si reca «a tempo perso», 00100 Roma.
Finche il cardinale non dirà nome e cognome, mi dispiace per lui, ma le sue parole non avranno efficacia ed effetto. La riprova? Il doppiamente disonorevole Lupi e il tristemente disonorevole Formigoni che si accreditano come cattolici della prima fila, si sono spremuti come limoni per fare passare l’idea che il cardinale non l’aveva con Berlusconi e che in fondo i peccati li giudica solo Dio, mentre il governo lo gestiscono loro. A questi cattolici di ferro arrugginito interessa solo il potere per il potere e gli affari illeciti che il potere gli consente di fare … tanto poi una confessatina, una botta e via. Il cardinale dice:
«Non si era capito, o forse non avevamo voluto capire, che la crisi economica e sociale, che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. E avrebbe presentato un costo ineludibile per tutti i cittadini di questo Paese. Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità».
Non si era capito? Di chi sta parlando il card. Bagnasco? A chi si deve riferire il plurale maiestatico di volontà negativa «non avevamo voluto capire»? Per quanto mi riguarda è almeno dal 2006 che scrivo e gli scritti sono pubblici e possono essere documentati, che il governo Berlusconi con il suo programma elettorale che anche i vescovi hanno ascoltato ed esaminato, avrebbe portato alla sfascio dell’Italia da solo. Poi si è aggiunta la crisi (che ormai è diventata la foglia di fico per nascondere le vergogne dei responsabili) che ha aggravato le cose.
Falsi, falsificatori e ritardatari di professione
Berlusconi e il ministro Tremonti in coppia con Sacconi, che tanto credito riscuote presso la Cei, hanno pervicacemente negato l’esistenza stessa della crisi perché era più urgente far passare l’immagine squallida di un uomo malato di megalomania narcisistica di essere «il miglior presidente del consiglio dall’unità di Italia ad oggi» (parole autentiche dell’interessato). I vescovi non vedevano dove stava andando l’Italia e dove la stava scaraventando il governo? Perché non hanno detto nulla? Non si sono accorti che tutte le scelte economiche avevano una conseguenza diretta sul sociale, sulla vita di relazione, sulla sussistenza di milioni di famiglie? Hanno continuato a chiedere interventi a favore della famiglia, ma non hanno elevato una critica sulla distruzione della stessa che il governo scientemente a operato, favorendo i ceti ricchissimi a scapito dei poveri che puntualmente sono chiamati a pagare le inadempienze, la corruzione, l’evasione fiscale e l’immoralità dei ricchi?
Perché un ritardo di almeno tre anni? Con quale autorevolezza i vescovi oggi possono criticare il governo che essi stessi hanno appoggiato, sostenuto, foraggiato direttamente e specialmente con i loro silenzi? Io penso che l’intervento del cardinale Bagnasco sia stato un atto necessario altrimenti se anche questa volta non avesse detto nulla, dalla base dei credenti vi sarebbe stata una rivoluzione. Noi preti di strada lo vediamo ogni giorno nelle nostre chiese e nelle nostre strade. Tutti si interrogavano sul silenzio dei vescovi, tutti chiedevano un intervento, tutti erano scandalizzati dall’omertà vescovile, che tutti motivavano con la difesa di interessi in nome dei quali si commerciavano immoralmente scambi di reciproco sostegno.
Tutti? Sì, tranne i cosiddetti cattolici inquinati che hanno scelto Berlusconi, il mammona maledetto dal vangelo, perché garante di traffici e affari illegali. Tutti, tranne i seguaci di CL che della partecipazione a questo governo e del connubio con Silvio Berlusconi hanno fatto la loro essenza di vita, e al diavolo le esigenze etiche, la morale, la coerenza, la dignità, la dottrina sociale e tutte queste quisquilie. Essi vanno perfettamente d’accordo con quel vescovo che diceva: «Basta con la profezia, occupiamo adesso del governo».
Quanto al metodo scombinato e al regolamento dei conti prevalenti sui rapporti istituzionali, i vescovi avrebbero dovuto sapere da sempre che Berlusconi è un mafioso che difende mafiosi e camorristi e che la delinquenza organizzata lo ha sostenuto e sostiene nell’esercizio del suo potere che è tutto a favore di essi. Come spiegare la nomina di un accusato da sei pentiti di mafia a ministro della repubblica (Romano) e un altro accusato di n’drangheta (Cosentino) per cui è stato richiesto addirittura l’arresto è stato protetto e difeso a spada tratta? Berlusconi ha messo lo Stato e le Istituzioni nelle mani della malavita e il cardinale arcivescovo di Genova cade dal pero solo adesso? Il cardinale Bagnasco con volto triste e teso continua:
«Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune».
Solo questo? Comportamenti «tristi e vacui»: l’induzione alla prostituzione, la tratta delle prostitute, l’uso del crocifisso come strumento erotico tra le tette della consigliera Minetti, eletta nella lista di Formigoni, travestita da suora, un comportamento «triste e vacuo»? Cosa deve fare Berlusconi per essere scomunicato «latae sententiae»: assassinare la Trinità con un colpo solo? O violentare la Vergine Maria con san Giuseppe incatenato al palo della lap-dance?
Dopo il «contesto» arrivano le «relazioni improprie»
«Relazioni improprie»? Che linguaggio è codesto? I rapporti sessuali con minorenni e l’induzione delle stesse alla prostituzione adesso si chiamano «relazioni improprie»? Per uno che va a confessare un adulterio o una violenza su un minore, basta che dica «ho vissuto una relazione impropria», Ok! Amico/amica, un Pater, Ave e Gloria e chi s’è visto s’è visto? Chi ha ammorbato l’aria? Un marziano o qualcuno con nome e cognome? Non poteva mancare in discorso ufficiale, il colpo al cerchio e alla botte: «la reciproca, sistematica denigrazione» con evidente riferimento alla opposizione, così per non offendere nessuno. Oppure dove da un colpo indiretto anche alla magistratura inquirente che non ha fatto altro che il suo dovere, obbligata per Costituzione, vigendo in Italia, l’azione penale obbligatoria: «Colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo. Chi lo ha detto al presidente della Cei che le intercettazioni sono «ingenti»? Lui le ha contate o è un modo per addolcire la pillola a Berlusconi? Un colpo ciascuno non fa male a nessuno?
Fino a prova contraria le intercettazioni riportano la voce dell’indagato e del malfattore, mentre il metodo di indagine è una questione riservata alla magistratura e nessuno dovrebbe sindacarla, come esige la separazione dei poteri in una democrazia decente. Questo cerchiobottismo, infatti, ha avuto un effetto: ha dato adito alla destra e ai suoi cattolici da supporto di annacquare le parole del cardinale e di diluirle fino al punto di farle scomparire. Si dice che l’ordine di scuderia sia quella di dire e ripetere che la condanna del presidente della Cei sia riferita ai «comitati d’affari come il caso Penati» e quindi la conclusione per la destra e per Berluscconi è che il cardinale Bagnasco ha fatto una durissima strigliata al Pd. Ecco il risultato. Lupi, Formigoni e i cattolici complici si affannano a giustificare Berlusconi che non deve dimettersi e che il cardinale parlava in generale, per tutti.
Questo equivoco nasce da un solo fatto: il cardinale Bagnasco non ha fatto il nome del delinquente Berlusconi, corrotto (sentenza Cassazione), evasore fiscale, bugiardo e falso, spergiuro, corruttore di minorenni, utilizzatore e manovratore di «carrettate di donne» (cioè prostitute a pagamento), amico e complice di mafiosi e malavitosi, mentitore e istigatore alla menzogna, uomo senza onore e dissipatore del patrimonio comune di etica, di denaro e di dignità.
Le parole di Bagnasco avrebbero avuto un peso altro se avesse semplicemente detto che non solo in base alla Costituzione, ma anche per la morale comune il Sig. Berlusconi Silvio, presidente del consiglio dei ministri, pro tempore, avendo disonorato la carica che ricopre non è più degno di rappresentare e governare (si fa per dire!, visto che governa a tempo perso!) il popolo italiano. Pertanto, noi vescovi, diciamo ai cattolici che lo hanno sostenuto fin qui, che non è loro lecito andare avanti e se vogliono essere cattolici e non complici devono interrompere con lui ogni rapporto, ogni sostegno, ogni appoggio, ogni collaborazione, finché non si sarà pentito davanti alla nazione e non avrà riparato il male fatto.
L’esempio corruttore trascina e corrompe
A Genova, nella città del cardinale Bagnasco, in un processo per violenza su minorenne, lo stupratore si difende con aria innocente con queste parole: «Ho fatto quello che fa il presidente del consiglio». A bari tre uomini che adescano alcune prostitute con un certo atteggiamento strafottente e fermati, si difendono dicendo: «Che male c’è, non fa cos’ anche il presidente del consiglio»?
Ecco, costui è l’uomo, il pazzo, il malato, il prostituto che ha prostituito le istituzioni prosseneta, lo spergiuro, il corruttore, il corrotto, l’evasore fiscale, il ladro che la gerarchia cattolica ha sostenuto per lunghi anni, da 17 e forse anche di più, per la precisione. Questo è l’uomo che la Cei ha appoggiato direttamente e indirettamente e con cui ha fatto affari. Questo è l’uomo che il segretario di Stato vaticano e l’ex presidente della Cei, il card. Ruini, inseguono nonostante gli scandali, nonostante i soprusi, nonostante abbia ucciso la nazione italiana e mentre il popolo muore attanagliato dalle ganasce di una serie di finanziarie che sono «eutanasia» attiva sul corpo vivo dell’Italia, i vescovi tacevano, o se parlavano, come sempre, alludevano, ma sempre in ritardo sia sui tempi che sulla storia. Ha un bel da fare il cardinale Bagnasco a citare il giudice Casavola, ma la Chiesa che parla e non si intimidisce è la Chiesa dei credenti che ogni giorno misura la distanza sia dal governo e dal parlamento asservito, sia dai vescovi che hanno scelto la diplomazia e hanno ucciso la profezia. Per loro è più importante la «relazione impropria istituzionale» con un uomo indecoroso e ignobile che porta ancora il titolo di «cavaliere della Repubblica» che è stato tolto ad altri per molto, molto meno come Callisto Tanzi.
Il cardinale dice che i vescovi hanno parlato a più riprese: citi un solo documento in cui si evince con chiarezza e senza equivoci il loro intervento. Se uno studioso volesse fare una tesi sulle prolusioni dei presidenti della Cei e i rapporti tra politica chierici cardinali, farebbe fatica a individuare in quegli scritti accenni alla situazione abnorme e ignobile che stiamo vivendo da anni. Perché ieri come oggi, vi troverà non parole chiare ed evangeliche «sì, sì; no, no», ma solo allusioni velate, cenni felpati, oibò claudicanti, sospiri spezzati, belati sommessi.
Innominato e innominabili
Da un vescovo che ha la responsabilità di guidare la Chiesa italiana mi aspetto che dica la verità, che la dica intera, che la dica tutta e che la dica in faccia a Berlusconi senza guardare ad altri interessi che non sia la chiarezza, la coerenza e la verità di cui dovrebbe essere servo umile e povero. Per me è ancora una occasione perduta, una Chiesa gerarchica decaduta. Che Dio, se può abbia pietà dell’Italia che il mondo intero deride e noi stessi colpevolmente tolleriamo, rassegnati all’ignobile e all’indicibile.
Berlusconi non può essere l’Innominato manzoniano perché questi fu tormentato dalla spada del rimorso e andò a chiedere aiuto e perdono ad un cardinale che lo accolse, mentre la caricatura di Arcore, nella sua strafottenza, si vanta e si gloria della sua ignobiltà e del suo disonore, proponendosi come modello che gli Italiani amano. Per il cardinale egli resta innominato, ma è la gerarchia cattolica che rimane innominabile e complice del degrado disonorevole che ha inabissato la nostra democrazia e le nostre Istituzioni che noi difenderemo anche col nostro corpo. In nome della Costituzione Italiana e in quanto cattolici, in nome della nostra dignità di testimoni del Risorto Crocifisso che l’innominato usa come strumento erotico intramammellare sul corpo venduto di una prostituta pubblica travestita da suora. La difesa del Crocifisso, non meritava forse un po’ di coraggio e chiamare i colpevoli per nome? Lo sappiamo e ne siamo certi, il coraggio, se un cardinale non ce l’ha, nessuno glielo può dare. Nemmeno con lo sconto.
Paolo Farinella, prete
Scritto il 30/09/2011 alle 10:50 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Paolo Farinella, Società e costume | Permalink | Commenti (1)
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Da oggi basta ridere sul tunnel Gelmini. Costei, avvalendosi della vigliacca pratica del "capro espiatorio", ha scaricato tutto il costo della minchiata sul suo portavoce, Massimo Zennaro, che era anche, dal 2009, Direttore Generale (di cosa, non si sa) presso il Miur. Con uno stipendiuccio annuale di soli 156.161 €, e 75 centesimi. Vedi Istruzione.it. Zennaro si è dimesso da "portavoce", ma si è guardato bene dal dimettersi da Direttore Generale, e dallo stipendiuccio annesso alla carica.
Zennaro era un abituale fornitore di gaffes della ministra, ma la ministra si è dimostrata incapace di distinguere una minchiata da una notizia, e il tunnel non è il primo caso. Vediamo cosa scrive oggi Repubblica:
Si dimette il portavoce del ministro - Lascia Massimo Zennaro, padovano, classe 1973. La decisione arriva dopo la bufera innescata dal comunicato in cui il ministero si congratulava per l'esperimento del Cern sui neutrini citando un inesistente tunnel fra il Gran Sasso e la Svizzera che ha scatenato l'ilarità della rete. Pd: "Ma è insopportabile che resti come direttore"
ROMA - Si è dimesso il portavoce del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Massimo Zennaro ha reso nota "la sua decisione irrevocabile" senza entrare nel merito nè dare spiegazioni precise. Ma le dimissioni arrivano dopo la gaffe sul ribattezzato "tunnel Gelmini", in coda alle polemiche sorte in seguito al comunicato del ministero sull'esperimento del Cern per il superamento della velocità della luce di venerdì scorso, in cui si faceva riferimento ad un fantomatico "tunnel" tra i laboratori svizzeri del Cern ed il laboratorio del Gran Sasso, all'interno del quale si sarebbe svolto l'esperimento.
"Una polemica assolutamente strumentale" e "ridicola", aveva replicato il Miur, ma le critiche contro il ministro Gelmini, le battute e l'eco della gaffe si erano moltiplicate, soprattutto in Rete.
Zennaro, classe 1973, padovano, laurea in Scienze Politiche, era alla guida della comunicazione del ministero dell'Istruzione, università e ricerca dal 2008. Ora continuerà a svolgere l'incarico di direttore generale del Miur.
Sempre Zennaro era al fianco della Gelmini in un altro contesto che ha suscitato diverse polemiche: un'apparizione a Ballarò, lo scorso aprile, quando il ministro si è trovato in difficoltà di fronte alla contestazione di alcuni dati economici da parte di Enrico Letta. Dietro di lei appariva terreo il suo direttore-portavoce.
"Le dimissioni del portavoce del ministro Gelmini sono un atto dovuto" commenta la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. "Appare però quantomeno stupefacente che Zennaro manterrà l'incarico di che ricopre dal 2009 per designazione del ministro Gelmini. Già a suo tempo criticammo questa nomina per l'assenza del profilo culturale e professionale di Zennaro. Oggi la sua permanenza diviene oltreché incomprensibile, insopportabile".
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Tanto per separare, as usual, i fatti dalle pugnette, vediamo lo svolgimento degli eventi: la frase esatta scritta nel comunicato della Gelmini sul sito del ministero (e chi se ne frega se si fa scrivere le cose da altri e poi non è in grado di capire se abbiano un senso...) era la seguente:
"...Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro..."
Una volta scoppiata, con la velocità dei neutrini, l'ilarità collettiva in rete e sulla stampa nazionale ed estera, bene ha pensato la ministra di mettere una toppa che era ancora più cretina del buso, con una piccata nota:
"Premesso che il comunicato stampa del Miur poteva essere formulato in maniera più precisa, è in malafede chi ritiene che qualcuno al Ministero possa pensare veramente che esista un tunnel di questo tipo. Il vero tunnel è quello di chi alimenta polemiche pretestuose prive di senso, proprio in un momento storico per la ricerca italiana".
Ma l'ondata contro il tunnel impossibile non si arresta. Anzi, stimola altri ad approfondire. Si deve pur capire chi abbia partorito questa minchiata che ha fatto ridere il mondo, da che posizione l'abbia partorita, e a che titolo occupi quella posizione... Così ieri Goffredo Pistelli di Italia Oggi produce un esilarante articolo-inchiesta, che riproduciamo in calce:
Vita e opere di Massimo Zennaro, autore della nota sulla galleria Ginevra-Gran Sasso - Quel portavoce colleziona gaffes e fa finire la Gelmini nel Tunnel
Una figuraccia da annali della seconda repubblica, quella inanellata da Mariastella Gelmini sui neutrini fra il Cern di Ginevra e i laboratori del Gran Sasso. Un troppo solerte addetto stampa, non appena la notizia della scoperta (ancora da verificare del tutto) era stata battuta dalle agenzie, le ha sottoposto un comunicato in cui le si faceva ricordare come il contributo del ministero per la realizzazione dell'esperimento ammontasse a oltre 40 milioni di euro.
Col piccolo dettaglio che le microparticelle più veloci venivano fatte transitare in un ipotetico tunnel fra i due laboratori distantti oltre 730 chilometri. Gaffe che ha prodotto, fra sabato e domenica, un'ondata di scherno e di ilarità all'indirizzo della ministra, sbeffeggiata anche in rete.
Nessuno si è però domandato chi le abbia confezionato un simile scivolone, ché anche il più acerrimo nemico politico è disposto ad ammettere che i comunicati la ministra non se li fa da sé. La responsabilità della gaffe spaziale dovrebbe allora essere del suo fido portavoce, Massimo Zennaro, padovano, classe 1973, che ne governa la comunicazione con piglio deciso.
La Gelmini ne aveva apprezzato le doti professionali quando si ritrovò a coordinare Forza Italia in Lombardia. Molti pensavano che, approdando a un ministero addirittura doppio, l'avvocatessa di Leno (Bs) si sarebbe dotata di un addetto stampa d'esperienza, come già fece Letizia Moratti portandosi a Roma il giornalista Paolo Pesenti. Quando, nel settembre 2008, nominò Zennaro come direttore generale alla comunicazione, con 156mila euro lordi di stipendio, furono in molti a storcere la bocca: laurea in Scienze politiche, il portavoce poteva vantare solo un'esperienza come responsabile della comunicazione alle Politiche sociali del Comune di Milano, inquadrato con l'VIII livello amministrativo, e poi come direttore vicario della presidenza del consiglio comunale. Ma tant'è, la ministra lo volle a Roma e lui debuttò sulla piazza ministeriale in gran scioltezza. Riconoscibilissimo, perché la tallonava dappresso come un disturbatore-tv alla Gabriele Paolini e per il suo aspetto inconfondibile: capello biondo e un po' lungo sul collo, spesso ravviato all'indietro, abito scuro preferibilmente gessato.
Con esordi difficili. A fine 2008, la Gelmini cominciava a mettere le mani sugli atenei e la strategia di comunicazione prevedeva toni polemici e accesi, battendo sulla parola «merito» come una grancassa: peccato che il suo esame da procuratore legale fosse andato a farselo nella lontana e poco selettiva Calabria.
Poche settimane dopo, la ministra attaccava sulla proliferazione degli atenei, scagliandosi contro l'università sotto casa, lei che si era laureata a Brescia, una delle tante università sbocciate negli anni '80. E sul fronte scuola le cose non andavano meglio, visto che ad annunciare il riordino dei cicli interveniva Silvio Berlusconi, ammettendo un deficit di comunicazione. Ma il portavoce continuava a godere della stima della ministra, forse soddisfatta della strategia: poche, pochissime interviste e in genere in contesti amici. O piuttosto monologhi, come quelli di YouTube, dove Zennaro spediva la ministra a parlare di test di ingresso, materie per la maturità, riforma.
Unica defaillance nell'aprile scorso, a Ballarò, quando la Gelmini era s'era trovata in difficoltà di fronte ad alcuni dati dell'Economia sbandierati da Enrico Letta. Dieci minuti da brivido, con la ministra ad arrancare, negare, e lo studio a rumoreggiare. Seduto dietro di lei, il direttore-appariva terreo, impacciato, annichilito. Il tunnel elvetico-abruzzese incrinerà questo granitico rapporto di fiducia? Le righe sprezzanti uscite dal ministero sulla polemica, definita «ridicola», fanno pensare che il direttore-portavoce abbia brillantemente passato anche questa nuttata (...e che sia riuscito a conservare, di riffa o di "arraffa", lo stipendiuccio da 156.161 euro. E 75 centesimi. NdR).
P.S.: Nel su curriculum vitae il nostro ci informa, fra l'altro, di conoscere l'inglese a livello C1, e lo spagnolo a livello B1. Al capitolo sulla "capacità nell'uso delle tecnologie" vanta la conoscenza e l'utilizzo di Windows e dei principali strumenti applicativi Microsoft Office (Word, Excel, Work) ...azz... A cercar bene, sono sicuro che conosce anche l'uso di Outlook Express, e che è automunito e militesente. Ci piacerebbe anche conoscere i voti di diploma e di laurea, ed eventualmente il Q.I. Tafanus
NOTA BENE: A coloro che volessero approfondire la conoscenza delle grandi doti professionali e culturali di Massimo Zennaro, consiglio la lettura di questo editoriale a sua firma. Non lasciatevi spaventare dalla parola "editoriale": si tratta di mezza paginetta word, che il nostro è riuscito a farsi durare per tre pagine. Leggerlo, e riacquistare il buonumore, è un attimo...
Scritto il 30/09/2011 alle 08:45 nella Cultura, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (11)
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Scritto il 30/09/2011 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (7)
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...passatu lu santu, finita la festa... Ieri tutti commissariati a pigiare pulsanti alla camera, per salvare il soldato Saverio Romano. Oggi si rientra nella routine: governo battuto. E con questa, siamo a sette sconfitte in sette giorni lavorativi...
Governo battuto. Intanto il governo è stato battuto per 24 voti nell'Aula della Camera su un ordine del giorno del Pd sull'8 per mille: esattamente sulla ripartizione della quota destinata allo Stato. Il testo, su cui c'era parere contrario del governo, è passato con 247 sì e 223 no. L'ordine del giorno - primo firmatario il deputato del Partito democratico Antonino Russo - impegna il governo a prevedere la possibilità di destinare l'otto per mille anche alle scuole pubbliche.
Nel testo si impegna il governo "a modificare la legge 20 maggio 1985, n.222, sull'otto per mille al fine di consentire ai cittadini di indicare esplicitamente la 'scuola pubblica' come destinataria di una quota fiscale dell'otto per mille da utilizzare d'intesa con enti locali per la sicurezza e l'adeguamento funzionale degli edifici e a pubblicare ogni anno un rapporto dettagliato circa l'erogazione delle risorse e lo stato degli interventi realizzati".
Per il governo, negli ultimi giorni, le sconfitte alla Camera stanno diventando una consuetudine. Due giorni fa è andato sotto in un voto sulle professioni sanitarie Il 20 settembre è stato sconfitto 5 volte sul verde urbano
Scritto il 29/09/2011 alle 16:30 nella Berlusconi, Politica | Permalink | Commenti (8)
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Nei giorni che precedono il compleanno del nano di Arcore, spunta fuori una coatta montenegrina, dotata di gemella d'ordinanza, che rivendica il ruolo di "prima fidanzata" del suddetto. Fidanzata del premier da quando lei era diciottenne (cioè più piccola della minore delle figlie di Berlusconi). Guardate anche queste altre foto, e ditemi se non c'è tutta la predilezione del brianzolo per la tamarrigine congenita...
Le due gemelle non sono delle gran bellezze. Anzi, per dirla tutta, hanno un qualcosa di cafonesco. Ma si sa... al premier piacciono così. Avete mai osservato un primo piano di Ruby, o di Noemi, o di Angela, o di Nicole? Tutte facce e corpi che non avrebbero mai potuto ispirare un Parmigianino o un Modigliani... Piuttosto un Toulouse Lautrec, o un Botero...
Tutto inventato? No. Il "fidanzamento" forse. Ormai sono legioni quelle che rivendicano il ruolo di "uniche fidanzate" di Silvio. Da questa reaparecida Katarina, all'Ape Regina Sabina Began l'Ipnotizzata, all'igienista dentale Nicole Minetti. Ma le frequentazioni sono certificate na riscontri incrociati, anche da parte di veri amici ed amiche di Silvio. Ecco cosa scriveva Repubblica solo pochi giorni fa:
I pm indagano sui ricatti al premier - Ecco le sorelle Montenegro - La modella ventenne Katarina Knezevic diceva di essere la "fidanzata" di Berlusconi. E in queste veste viveva ad Arcore dove è stata protagonista di scene melodrammatiche. Secondo testimoni, la sua sorella gemella avrebbe "tenuto sotto torchio" il Cavaliere
Si chiama Katarina Knezevic, ex Miss Montenegro, ha 20 anni e una sorella gemella. E' la "fidanzata" di Silvio Berlusconi. Lo racconta la sera del 9 agosto, al pm Antonio Sangermano, la modella marocchina Imane Fadil, viso di delicata bellezza. Katarina "vive ad Arcore e da tempo è la fidanzata" del premier, fa mettere a verbale. Imane sembra più trasparente di Nicole Minetti, che, nel suo unico interrogatorio, decide di tacere. Domanda di Ilda Boccassini al consigliere regionale: "Chi è la montenegrina di cui si sarebbe invaghito il Presidente del Consiglio?". Risposta: "Anche su questa domanda mi avvalgo della facoltà di non rispondere".
E' da tempo che, nell'inchiesta della procura di Milano sui bunga bunga, aleggia la "fidanzata montenegrina" di Berlusconi. Forse ce n'è più d'una, ma quello che riguarda Katarina è il nuovo filone, utile a comprendere non solo e non tanto il "clima", quanto la possibilità di altri ricatti a un Capo di governo che sembra il bancomat. Chi è Katarina Knezevic? Imane Fadil, assistita dall'avvocato Danila De Domenico, la descrive durante una serata che finisce male. Quando ci sono le altre invitate, lei, la "fidanzata" cerca in tutti i modi di attirare l'attenzione del premier. Una sera beve, beve, poi sviene a tavola e, dopo essere stata trasportata a braccia in camera da letto, si alza, torna indietro, vede Berlusconi daccapo insieme alle altre ospiti e allora si lancia giù dalle scale, "ruzzolando". Imane quella stessa sera sente dire da Emilio Fede che una sorella maggiore di Katarina e della sua gemella Kristina "tiene sotto torchio il presidente del consiglio", per ragioni ancora sconosciute. Sul punto, i detective sono al lavoro.
Katarina e la sorella. Anzi, Katarina e le sorelle. Kristina, Slavica, Zorica. Cognome: Knezevic. Fotomodelle. Famiglia numerosa, quartiere popolare di Murtovina, periferia di Podgorica. Katarina e Kristina sono gemelle. Hanno 20 anni. Nell'estate del 2009, diciottenni, le paparazzano in Sardegna con Guy Ritchie, l'ex marito di Madonna. I giornali di gossip serbi titolano: "Ritchie, flirt con due gemelle diciottenni". Non è dato sapere se in quell'estate in Costa Smeralda Katarina e Kristina conoscessero già Berlusconi; di certo - dai verbali dell'interrogatorio di Imane Fadil - si può collocare la frequentazione tra il premier e Katarina nell'estate 2010. Ad agosto, a villa Campari, Lesa. Ma da dove saltano fuori queste due gemelle che a 15 anni sono già sul podio di Miss Montenegro? Come arrivano al presidente del consiglio? E perché, come vedremo, altre Papi girl al telefono ne parlano con sdegno e preoccupazione?
In principio furono Slavica e Zorica. Le sorelle più grandi. 32 e 35 anni. Anche loro indossatrici. Da Podgorica, dopo le prime sfilate e i concorsi, si trasferiscono a Belgrado. Stesso percorso delle gemelline. Tra gli sponsor di Slavica e Zorica, fine anni '90, c'è il boss montenegrino Ratko Djokic (droga, armi, sigarette), ucciso a Stoccolma il 5 maggio 2002. Slavica e Zorica inseguono sogni e denaro. Arrivano a Milano. Il fratello, in Montenegro, entra e esce dal carcere. Loro dai locali della movida milanese. Conoscono Berlusconi, è Slavica, in particolare, quando torna a Podgorica, a vantarsi della sua amicizia con il premier. Offre fotografie alle riviste, racconta di una casa ricevuta in regalo. E' lei la sorella di Katarina che "tiene sotto torchio" Berlusconi? Di certo è quella che porta le due sorelle gemelle in Italia.
Le tracce della "fidanzata" Katarina emergono spesso anche nelle 26mila pagine dell'indagine milanese, che ora vengono rilette. Emilio Fede ne parla nell'agosto 2010. Una volta con Lele Mora, dicendo che a una delle cene "c'era quella Montenegro". E poi con Barbara Faggioli: "Come si chiama la fatidica ragazzetta rompicazzo? Quella che ha creato problemi?". "Montenegro", dice subito Faggioli, che era rimasta basita da quella ragazza "pericolosissima" che "ci ha fatto andare la cena di traverso", visto che s'era lanciata dalle scale di villa Campari. "Non quella, non Katarina", insiste Fede, confermando il nome.
Un segno di queste serate difficili con Katarina "la gelosa" sta anche in uno scambio di sms tra Nicole Minetti e l'ex massaggiatore Giorgio Puricelli: "Scene da film. Ci ha costretto ad andare via. Non ho parole. Sono allibita. Lui rischia con una così", scrive Nicole, il 5 settembre 2010. Risposta di Puricelli: "É una pazza. Alla fine è riuscita nel suo intento. Meglio starle lontani". Nicole conclude: "... Lasciamo perdere... Però sbaglia anche lui a mettersi in casa gente del genere... Con tutti i cazzi che ha pure questa ci si mette".
Una o due montenegrine? - Il 20 dicembre 2010 sembra arrivare un'altra ragazza montenegrina. Iris Berardi e Marysthell Polanco parlano di una "new entry, una di Montenegro, brutta come la fame, ti giuro, amò, bruttissimissima". Chi è? Katarina, in quel periodo, forse è già la "fidanzata gelosa" di Berlusconi. Racconta oggi Vittorio Sgarbi: "L'ho conosciuta anch'io, a Como, qualche mese fa, all'inaugurazione di una mostra. Erano insieme, lei e Berlusconi".
...Buon compleanno, Presidente! E... cento di queste tamarre!...
Scritto il 29/09/2011 alle 12:15 nella Berlusconi, Fronte del Porco | Permalink | Commenti (6)
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...Silvio compie 75 anni, e siamo di un anno più vicini alla meta...
C'è un altro compleanno eccellente, oggi: quello di Pierluigi Bersani. Le differenze? Quindici anni. Ma il PdL non era il partito di "largo ai giovani"? Un'altra differenza sta nel fatto che Bersani compie 60 anni, mentre Berlusconi i suoi 75, come dice ellekappa, li "commette". Senza attenuanti
Auguri, Bersani!
Scritto il 29/09/2011 alle 08:01 nella Off Topics | Permalink | Commenti (11)
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Per piacere, fate circolare fra i vostri amici potenzialmente interessati. Grazie - Tafanus
Scritto il 29/09/2011 alle 07:59 | Permalink | Commenti (3)
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Bimba di dieci anni lasciata a terra dal bus - Aveva un «vecchio» biglietto che costava 30 centesimi in meno. La madre la stava attendendo a Meduna, ma lei è stata «scaricata» a Oderzo. Da sola. Aveva pagato 30 centesimi in meno
Questa la scarna notizia, ripresa dal [Corriere del Veneto]:
TREVISO – Sta provocando dure reazioni di condanna il caso della bambina di dieci anni obbligata mercoledì scorso a scendere dalla corriera dal controllore. La bimba aveva con sé un biglietto acquistato prima dei recenti rincari, e quindi inferiore di 30 centesimi al nuovo prezzo della corsa. «Scaricata» a Oderzo, dunque, mentre la mamma la attendeva a Meduna [...] «Forse il controllore non ha mai sentito parlare di Yara Gambirasio, di pedofilia e di quant’altro minaccia i bambini», ha dichiarato Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori (Odm) e consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia.
La stessa commissione presieduta da Alessandra Mussolini, che ha aggiunto: «Per imporre il rispetto di una regola legittima si è fatto un danno maggiore, rischiando di mettere in pericolo la sicurezza della bambina». L’azienda di trasporto «La Marca» ha già avviato un’indagine interna. Ma resta una domanda: un passeggero che sale a bordo senza un corretto titolo di viaggio deve essere «scaricato» o multato? Senza contare che, in questo caso, un po' di buon senso non sarebbe guastato.
Questa la notizia, che trovo insopportabile. Ho quindi ritenuto di inoltrare alla Procura della Repubblica di Treviso, ed alla Procura dei Minori di Venezia, competenti per territorio circa i reati commessi a Oderzo, un esposto-denuncia, di cui trascrivo in calce il testo, e i relativi indirizzi email, al fine di facilitare chi volesse appoggiare questa operazione:
Scritto il 28/09/2011 alle 19:29 nella Criminalità, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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...cadaveri caldi. Morti che rifiutano di essere sepolti, e continuano a riempire l'aria di miasmi insopportabili...
La storia è nota: il Governatore Mario Draghi designato (ed è un grande onore) a presiedere la BCE, dev'essere sostituito. Per prassi lungamente consolidata, la successione del nuovo Governatore di Bankitalia avviene su proposta del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del CdM, sentito il parere (per prassi consolidata quasi vincolante) del Direttorio di Bankitalia. Il Presidente della Repubblica firma il decreto di nomina.
La legge che regola la materia è costruita - come quasi tutte le leggi italiane, e come la sintassi tedesca - con una sorta di costruzione capovolta, per cui il motore primo dell'azione è messo in fondo al periodo.
La materia è formalmente regolata dall'articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari).
Finora in pole-position c'era - nel rispetto di una tradizione lungamente rispettata - un interno di Bankitalia, il Direttore Generale Fabrizio Saccomanni, supportato anche dal governatore uscente Mario Draghi. Ma il Divino (o di vino?) Giulio Tremonti, ha pensato bene di aprire un altro fronte di lotta interna, per certificare - ove ancora ve ne fosse bisogno - lo scivolamento dell'Italia verso le latiutudini dei cammelli e delle banane.
Cosa vuole Tremonti, e perchè? Tremonti vuole il peggio. Vuole che alla guida della Banca d'Italia venga messo un suo fedele impiegato del Ministero che Tremonti dirige: Vittorio Grillo. Intendiamoci, Vittorio Grillo non è Marco Milanese, un affarista di discutibile trasparenza. Vittorio Grillo, sul piano professionale, è una degnissima persona (vedi curriculum)
Ma neanche il (curriculum di Saccomanni) curriculum di Saccomanni lascia a desiderare:
Allora il problema non è questo. Il problema è che questo disastroso ministro in scadenza non capisce che non è il caso (mai in generale, e oggi in particolare) di spingere per la nomina di un suo impiegato ad una posizione che può essere uno degli ultimi contrappesi rimasti avverso la gestione padronale del Ministero dell'Economia.
Ha una logica, tutto ciò? Nell'ottica dell'amministratore di condominio di Sondrio ne può avere addirittura due, di logiche:
-a) rompere i coglioni a Berlusconi, che aveva accettato la soluzione Saccomanni caldeggiata da Draghi;
-b) mettere al comando di Bankitalia un suo muomo, che per gratitudine mai, probabilmente, avrebbe messo i bastoni fra le ruote del Ministero dell'Economia.
Quello che invece Tremonti proprio non capisce, sono quei famosi problemini di opportunità ed etica politica. Quei piccoli aspetti che mai avrebbero dovuto consentirgli di "prestare" a sua sorella pittora una Caserma della GdF per allestire una mostra personale; o di accettare (aggratis o con pagamento in nero) di abitare in casa di un suo dipendente, anche quando questo era ormai inquisito da mesi, per reati alquanto gravi.
Cosa teme Tremonti? Perchè vuole Grillo al posto di Saccomanni, la cui nomina rispetterebbe le indicazioni di Draghi? (e solo Dio sa se l'Italia ha bisogno del goodwill della BCE...). Perchè Tremonti è disposto ad aprire un altro contenzioso con lo squalificato Berlusconi? Perchè è disposto ad inimicarsi il Direttorio di Bankitalia, infrangendo la tradizione nomina di un interno, e - cosa ancor più grave - non solo per nominare un esterno, ma un esterno a Bankitalia che è un suo dipendente al Ministero? E perchè non proporre addirittura Marco Milanese?
Per capire tutto ciò, basta fare un giretto sul sito di Bankitalia, nel capitoletto [Funzioni], che delinea quali siano i compiti che la già citata legge assegna all'Istituto:
Le principali funzioni della Banca d’Italia sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e la stabilità finanziaria, requisiti indispensabili per un duraturo sviluppo dell’economia. La Banca concorre alle decisioni della politica monetaria unica nell’area dell’euro ed espleta gli altri compiti che le sono attribuiti come banca centrale componente dell’Eurosistema. Cura la parte attuativa di tali decisioni sul territorio nazionale attraverso le operazioni con le istituzioni creditizie, le operazioni di mercato aperto e su iniziativa delle controparti, e la gestione della riserva obbligatoria. Può effettuare operazioni in cambi conformemente alle norme fissate dall’Eurosistema. Gestisce le riserve valutarie proprie; gestisce, inoltre, una quota-parte di quelle della BCE per conto di quest’ultima [...]
L’Istituto promuove il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti attraverso la gestione diretta dei principali circuiti ed esercitando poteri di indirizzo, regolamentazione e controllo propri della funzione di sorveglianza. Tale attività, unitamente all’azione di supervisione sui mercati, mira più in generale a contribuire alla stabilità del sistema finanziario e a favorire l’efficacia della politica monetaria [...]
Come Autorità di Vigilanza, l’Istituto persegue la sana e prudente gestione degli intermediari, la stabilità complessiva e l’efficienza del sistema finanziario, nonché l’osservanza delle disposizioni che disciplinano la materia da parte dei soggetti vigilati. Interviene nel campo della regolamentazione bancaria e finanziaria anche attraverso la partecipazione ai comitati internazionali. Si raccorda con le altre Autorità di controllo con cui collabora in base a diverse forme di coordinamento. L’attività della Banca d'Italia comprende numerosi impegni internazionali che interessano le funzioni di central banking e, in particolare, i profili di stabilità finanziaria. Partecipa alla cooperazione nelle sedi europee, presso i diversi gruppi e gli organismi multilaterali [...]
E' sufficiente, questa rapida lettura, per capire le ragioni per le quali il di vino Giulio, non voglia contrappesi veri sulla sua strada?
Allora a noi non resta che fare il tifo per Saccomanni, sperando che Napolitano eserciti la sua autorità morale; che Berlusconi - magari non per senso dello Stato, ma per volgare antipatia - si metta di traverso; che altrettanto avvenga fra i membri di un CdM nel quale il di vino Giulio è riuscito a farsi molti nemici.
Ma, per concludere, quali poteri ha Tremonti in questa scelta? La legge citata non assegna nessun particolare ad un Ministro, seppure dell'Economia, se non quello che assegna a qualsiasi membro del CdM. Un quattordicesimo di uno squalificatissimo CdM nel quale ad oggi siedono anche personaggi assolutamente incommestibili.
Giulio Tremonti conta esattamente quanto Franco Frattini, Roberto Maroni (pregiudicato), Francesaco Nitto Palma, Ignazzzio La Russa, Paolo Romani (esperto in TV porno), Francesco Saverio Romano (presunto mafioso), la superflua Stefania Prestigiacomo, l'inquisito Altero Matteoli, il teo-con Maurizio Sacconi, Ferruccio Fazio, il Banal Grande Giancarlo Galan e, last but not least, il mito del mese (che dico! della legislatura!), Maria Stalla Gelmini, quella - a detta di Crozza, "tutta scevra". Mitica costruttrice di tunnel per neutrini da Ginevra al Gran Sasso.
Allora Tremonti smetta di fare il divo (ormai lo adora solo il trota), e si comporti come un quattordicesimo di questo CdM. Si comporti da neutrino.
Tafanus
Scritto il 28/09/2011 alle 15:45 nella Berlusconi, Economia, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Bello, grande e strepitoso, ciò che è avvenuto in questo lunedì 26 settembre. Sia gloria a Dio e, per dirla con il salmista, "i fiumi battano le mani esultino insieme le montagne"! (Salmo 98)
Una rivoluzione da sogno! Questa chiesa nella quale la base sollecita le gerarchia, i soldati svegliano le sentinelle e le sentinelle si sono svegliate dal loro lungo sonno.
Sì, avete capito bene. Il mio plauso non va ai Vescovi Italiani né al loro presidente mons. Bagnasco, le cui parole, tardive e, come da acclarato connubio, generiche, non servono più di tanto.
No. Il plauso e la gioia è vedere questa chiesa di base che si sveglia e sveglia coloro che dovrebbero tenerla sveglia! Le comunità locali e i settimanali diocesani non tacciono e coloro che per ruolo istituzionale, gli "episcopi", dovrebbero vigilare e sorvegliare, sono stati costretti a venire allo scoperto, a uscir fuori dal loro interessato e vile silenzio.
E' poco, ma è già tanto. Che vivano i cristiani indomiti ed indomabili. Viva la chiesa che grida e protesta.
Che viva il popolo dei controcorrente. E nessuna compiacenza con la pronunce tardive, generiche ed equivoche.
La denuncia della Cei è tardiva, perché il danno ormai è dato. Il porco ha riempito il parlamento di maiali, servi e mafiosi, che si proteggono e difendono a vicenda.
La denuncia, oltre che tardiva, è anche generica: non si fanno nomi; al punto tale che neanche il serpente cattolico Lupi si sente toccato.
La denuncia è equivoca, perché sincerità vorrebbe che dopo anni di prostitutiva connivenza si chiedesse perdono al popolo italiano per l'appoggio, il supporto e la benedizione offerta allo stupratore della democrazia italiana, al ricattatore dei servi e al millantatore delle libertà.
I vescovi italiani, nella loro maggioranza, devono chiedere perdono per i peccati di prostituzione e di simonia: per un piatto di lenticchie hanno venduto al principe egocrate l'anima loro e quella del popolo che dovevano servire e di cui si sono serviti. Il degrado che lamentano è stato il prodotto della loro ignavia e del loro asservimento.
Aldo Antonelli
Scritto il 28/09/2011 alle 11:30 nella Aldo Antonelli, Berlusconi, Fronte del Porco, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (3)
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Scritto il 28/09/2011 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (5)
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In questi giorni ha chiuso (finalmente! verrebbe da dire) il Bagaglino. Sembra obbligatorio, ogni volta che chiude un luogo di qultura, fare la faccia di circostanza, dirsi addolorati, e dichiarare che è "un pezzo della nostra storia che se ne va". Si può dire? Ho accolto il fallimento del Bagaglino con grande sollievo. Quando, facendo zapping, vedevo apparire Pippo Franco o Oreste Lionello, o Pino Caruso, con le loro battute stantìe come un carico di pesce marcio, mi veniva da ridere più o meno come quando vedevo in RaiUno Panariello vestito da donna, o Berlusconi su youtube che raccontava una barzelletta.
Un bel fruppo di parafascisti. Parteciparono alla fondazione i giornalisti Luciano Cirri (redattore capo de Il Borghese), Gianfranco Finaldi e Piero Palumbo, giornalisti de Lo Specchio; Raffaello Della Bona del Secolo d'Italia. Tra i primi attori ad essere reclutati nella compagnia vi furono Oreste Lionello e Pino Caruso. Nel 1967 il nucleo originale del Bagaglino si divise e Luciano Cirri aprì un nuovo gruppo cabarettistico marcatamente orientato a destra, chiamandolo Il Giardino dei Supplizi, come la rubrica che curava su Il Borghese. La nuova compagnia era composta, fra gli altri, da Lionello, Anna Mazzamauro, Gianfranco Funari; i testi erano elaborati da Cirri e dalla giornalista Gianna Preda, che fu caporedattore de Il Borghese. La compagnia si scioglierà nella prima metà degli anni settanta.
Negli anni ottanta la compagnia iniziò regolarmente ad allestire spettacoli satirici - basati principalmente su imitazioni e prese in giro di personaggi - nelle reti RAI e Mediaset, ottenendo grandi successi di pubblico e, al tempo stesso, regolari accuse di volgarità e acquiescenza verso il potere politico.
Nei sabati di 11, 18 e 25 Aprile è andato in onda lo show "Bellissima - Cabaret Anticrisi". All'inizio erano previste quattro puntate; la quarta, da svolgersi sabato 2 maggio, ma si sono svolte solo tre di esse a causa dei bassi ascolti e del basso share, aggiratosi nella puntata del 25 aprile appena sull'11,41% (insomma, un fiasco).
Ma il valore cul turale di questo gruppo lo si evince scorrendo il cast degli attori (abituali o occasionali): hanno via via preso parte agli spettacoli del Bagaglino, tra gli altri, Bombolo, Isabella Biagini, Maria Grazia Buccella, Marisa Laurito, Leo Gullotta, Carmen Russo, Martufello, Pamela Prati, Valeria Marini, Ramona Badescu, Nathalie Caldonazzo, Aida Yespica, Justine Mattera, Nina Moric, ed altri attori ed attrici di questo calibro.
Si... è un pezzo di "qultura" italiana che muore. E noi, al grido di "Finalmente!" festeggiamo stappando una bottiglia di "champagne de la baleta", affrontando a pié fermo l'attacco dei fans. Tafanus
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Viva la legge porcata - Scusate, ma non riesco a condividere il diffuso entusiasmo verso il referendum che dovrenne abrogare il porcellum. Non vorrei essere frainteso. Quando, a fine 2005, è stata discussa la legge porcata, ero in Francia. Sky era ancora analogico, ma riuscivo a seguire il canale audio di Radio Radicale. Quindi, non avendo niente da fare, ho seguito tutte le allucinanti sedute parlamentari. Tutti gli emendamenti del centro-sinistra bocciati, anche i più ragionevoli. Sapete chi erano, in quei giorni, i più feroci difensori del "questa legge non si cambia"? Indovinato! I più strenui denigratori di oggi. Il prode Casini, che addirittura piegava i regolamenti della Camera sull'altare del "questa legge non si cambia"; Alleanza Nazionale; Forza Italia (quelli che adesso, per voce del volatile Angelino, dicono che si deve fare una legge elettorale che "eviti di paracadutare i candidati dall'alto".
Dunque, oggi a cambiare il porcellum si danno da fare i partiti del centro-sinistra, tramite referendum. Togliendoci dalla testa che si possa fare una legge decente concordata fra maggioranza e opposizione, resta il referendum. L'ammissibilità non è scontata. Il raggiungimento del quorum neppure. In caso di raggiungimento del quorum, la vottoria sarebbe assicurata. Ma sarebbe una vittoria di Pirro. Ecco perchè.
Nel 2005 il porcellum, fortemente voluto da centro-destra, aveva un senso, perchè il margine di vantaggio nei sondaggi, a favore del centro-sinistra, era striminzito e in diminuzione. Il Porcellum doveva assicurare che al Senato il Centro-Sinistra non avesse una maggioranza, o avesse una maggioranza striminzita ed ingovernabile; e che possibilmente fosse in minoranza al Senato, in modo da rendere il paese assolutamente ingovernabile. Così è stato.
Oggi le cose sono cambiate. Il centro-sinistra ha sette punti di vantaggio sul centro-destra, con tendenza alla crescita. Al Senato (che assegna prevalentemente i senatori su base maggioritaria regionale (con qualche eccezione) è probabile che il Centro-Destra debba accontentarsi di Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia. E in tal caso il centro-sinistra avrebbe una ragionevole maggioranza in Senato. Alla Camera, il Centro-Sinistra potrebbe vincere non con 25.000 voti di scarto, ma con oltre due milioni di voti di scarto. A questo punto, la ignobile legge-porcata sarebbe tutta contro chi l'ha fortemente voluta in luogo del Mattarellum. Perchè mai dovremmo fare il regalo al centro-destra di togliere questa micidiale legge di torno? Una volta ne hanno goduto loro, una volta ne godiamo noi.
Poi, ALL'INIZIO della nuova legislatura (e non verso la fine naturale o anticipata) in un paese civile si discuterebbe sul serio per una buona legge, quando i risultati delle prossime elezioni, distanti 4 anni abbondanti, non potrebbero essere ipotizzati ed ipotecati da nessuno. Altrimenti saremo sempre punto e a capo. Sotto elezioni, spesso si conoscono i sondaggi che saranno altamente affidabili, e quindi entrambi i contendenti tenterebbero di fare i furbetti. Quindi, come sanno tutti, di sistemi elettorali non si discute 9 mesi o un anno e mezzo prima delle elezioni. Se ne discute a inizio legislatura.
Ma torniamo al referendum. Se viene giudicato ammissibile, e se c'è odore di raggiungimento del quorum, il referendum non si terrà, perchè il governo si dimetterà anticipatamente. Se non ci sarà il raggiungimento del quorum, incasseremo una sconfitta formale (e mettendo insieme gli elettori del PdL, della Lega e gli astensionisti cronici, non è improbabile che il quorum non venga raggiunto). In tal caso, però, avremo - anche se i referendari duri e puri non lo capiscono - una vittoria sostanziale, perchè voteremo con una legge oscena (il porcellum), che a questo giro farebbe il nostro gioco.
In caso di vittoria del referendum, ed escludendo nella maniera più assoluta che si possa fare una nuova legge bipartisan in pochi mesi, la cancellazione del porcellum ci riporterebbe al mattarellum con la sua brava quota proporzionale del 25%, che rimetterebbe in gioco non solo i partitini dello zerovirgola, ma soprattutto il "Grande Centro" di Casini (quallo che in ogni regione, città, rione, si candida con chi vince); di Fini, ridotto al lumicino; di Rutelli dello zerovirgola. Un grande risultato.
Ma qualcuno mi dirà: però il porcellum, con le sue liste bloccate, non ci permette di scegliere i candidati.
PERCHE', IL MATTARELLUM PERMETTE DI SCEGLIERE I CANDIDATI?
Solo a futura memoria: chi mettere in lista e chi no lo decidono le stesse segreterie che fanno i listini del mattarellum. Le stesse segreterie che decidono a chi assegnare le teste di serie, e quindi di decidere chi va in Parlamento e chi resta a casa. E allora? Personalmente non ho certezze, ma credo che dovremmo aprire una seria riflessione, prima di assumere che la cancellazione del porcellum ed il ritorno al mattarellum siano, nelle condizioni date, il massimo della vita. Non ne sono certo. Qualcuno mi aiuta a riflettere? Tafanus
Scritto il 27/09/2011 alle 19:15 nella Politica, Satira, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Sorella Nicole
Ad avere scatenato l'ira dei vescovi il racconto dell'uso sacrilego che Berlusconi faceva della croce nelle notti di bunga bunga, secondo quanto raccontato da una testimone del processo Ruby
C’è un limite a tutto. Anche alla necessità di mantenere una distanza accigliata pur di non avere ritorsioni e retromarce sulla spinosa questione del pagamento dell’Ici. E dunque scoprire, dalle pagine del Fatto Quotidiano, dell’uso sacrilego che il Cavaliere faceva, nei festini di Arcore, del crocefisso sul corpo voluttuoso di Nicole Minetti vestita da suora, è stato uno shock intollerabile anche per un uomo dal proverbiale uso di mondo come il cardinal Bagnasco.
Raccontano fonti di palazzo Chigi che due giorni dopo la pubblicazione sul Fatto dell’intervista all’anonima partecipante del bunga bunga, dai palazzi vaticani sia partita una telefonata sdegnata all’indirizzo di Gianni Letta, da sempre referente del governo con Santa Romana Chiesa. Nessuno ha assistito al colloquio, ma sembra – come ha riportato per prima La Stampa – che il fedelissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio abbia tentato più volte di convincere il cardinal Bagnasco a recedere dall’intento di intervenire pubblicamente contro l’episodio riportato nelle colonne del giornale, adducendo la “poca credibilità” della testata e “l’indubbia partigianeria” dei suoi redattori, nonché “l’odio profondo” nei confronti di Berlusconi, ma nulla è stato abbastanza forte da convincere il Presidente della Cei a darsi per vinto. Pare, addirittura, che Letta abbia proposto, come via di mediazione, un pubblico “mea culpa” del “peccatore” Silvio, ma che poi Bagnasco stesso lo abbia gelato: “Quello non chiederà mai perdono di nulla, figurarsi…”. E, infatti, è andata proprio così, che alla fine anche Letta (che è anche un Gentiluomo di Sua Santità) abbia gettato la spugna.
Il tentativo è stato fatto, ma il gesto “porno-sacrilego” del Cavaliere non poteva rimanere impunito. Di qui il pesante intervento di ieri dei vescovi contro i “comportamenti licenziosi e le relazioni improprie”, “il torbido svelato e l’esibizione colpevole” da parte di chi ricopre cariche pubbliche, in pratica il “de profundis” dell’appoggio cattolico a Berlusconi per il resto della legislatura. Santa Romana Chiesa, nella storia, ha sempre chiuso uno – più spesso tutti e due – gli occhi sui comportamenti sessuali disinibiti della classe politica italiana, specie in epoca craxiana, ma evidentemente immaginare il simbolo più sacro della cristianità tra le cosce di una consigliera provinciale vestita da suora è stato troppo anche per la proverbiale tolleranza vaticana. Stavolta, Silvio si è giocato molto di più di un alleato politico qualsiasi.
Scritto il 27/09/2011 alle 13:15 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (7)
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Parlando in nome della Chiesa italiana, il cardinale Bagnasco ha usato parole molto chiare, ieri, davanti al Consiglio permanente dei vescovi. Il nome del presidente del Consiglio non viene fatto, ma è di Berlusconi che parla: quando denuncia "i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie", quando ricorda il "danno sociale (che essi producono) a prescindere dalla loro notorietà".
Quando cita l'articolo 54 della Costituzione e proclama: "Chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore". Non è la prima volta che il Presidente della Cei critica l'immoralità insediatasi ai vertici del governo italiano, ma questa volta le parole sono più precise e dure, il tono si fa drammatico perché il Vaticano ormai ne è consapevole: la personalità stessa del premier è elemento della crisi economica che sta catturando l'Italia, e all'estero la sua figura non è più giudicata affidabile. Tra le righe, Bagnasco fa capire che le dimissioni sarebbero la via più opportuna: "Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto".
Come in altre occasioni, non manca la critica parallela alla magistratura: critica che Berlusconi ha abilmente sfruttato a proprio favore, per lungo tempo, presentandosi come politico vicino alla Chiesa e da essa appoggiato. Il Cardinale ha dubbi "sull'ingente mole di strumenti di indagine messa in campo, quando altri restano disattesi e indisturbati" e giunge sino a dirsi "colpito dalla dovizia delle cronache a ciò dedicate": sono dubbi e sbigottimenti non del tutto comprensibili, perché è pur sempre grazie alla magistratura e alla dovizia delle cronache che la Chiesa stessa, infine, ha dovuto constatare i "comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui"; "l'improprio sfruttamento della funzione pubblica"; i "comitati d'affari che, non previsti dall'ordinamento, si autoimpongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con remunerazioni, in genere, tutt'altro che popolari"; l'evasione fiscale infine, "questo cancro sociale" non sufficientemente combattuto. Senza le inchieste della stampa indipendente, senza le intercettazioni ordinate dai pubblici ministeri, senza la documentazione sugli innumerevoli reati imputati al premier, la Chiesa non potrebbe fondatamente pronunciare, oggi, il suo "non possumus".
Anche in questo caso tuttavia, Bagnasco cambia tono rispetto agli anni scorsi. Pur esprimendo dubbi su magistrati e giornalisti, si rifiuta di metter sullo stesso piano le condotte degli uni e degli altri: "La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano (...) La questione morale, complessivamente intesa, non è un'invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un'evenienza grave, che ha in sé un appello urgente".
La questione morale non è un'invenzione mediatica: lo dicono da tempo tanti cattolici, laici e non, e la Chiesa italiana sembra volerli ascoltare, meno riottosamente di ieri. Si capisce che non faccia nomi espliciti, che non usi l'arma ultima che è la richiesta esplicita di dimissioni: sarebbe un'interferenza nella politica italiana, non promettente per il futuro anche se comprensibilmente invocata da molti. La Chiesa già interviene molto sulle scelte delle nostre istituzioni (il testamento biologico è un esempio), e non sarebbe male se in tutti gli ambiti osservasse la prudenza politica che manifesta verso Berlusconi, non nominandolo espressamente. Forse la condanna che oggi pronuncia - che questo giornale ha chiesto con forza - non può che essere spirituale, al momento: il cristiano non compra l'amore, non compra il consenso, non mente, non inganna, non privilegia i ricchi contro i poveri, non presta falsa testimonianza. Su questi e altri peccati ce ne sono, di cose da dire.
La vera questione, a questo punto, concerne i cattolici che sono nella maggioranza, e che dovranno giustificare ora le innumerevoli connivenze, i silenzi così tenaci e vili. Cosa pensano Formigoni, o Giovanardi, delle parole che vengono dal vertice della Conferenza episcopale italiana? Con che faccia il ministro Rotondi parla di Berlusconi come di un "santo puttaniere"? Perché "santo"? Per tutti costoro, più che per la Chiesa, vale oggi il comandamento di Gesù: "Sia invece il vostro parlare "sì sì", "no no", il di più viene dal maligno". Il Cardinale sembra avere in mente questi politici quando constata: "Colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l'impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità".
Non è escluso che il Papa abbia avuto il suo peso, nel linguaggio più aguzzo cui la Chiesa italiana ricorre. Da quando si è inasprita la crisi, Benedetto XVI ha usato parole di grande severità contro le ingiustizie e le diseguaglianze che lo sconquasso economico sta dilatando. Va in questa direzione l'omelia pronunciata l'11 settembre a Ancona. E nel viaggio in Germania il Pontefice non ha esitato ad ammettere che la Chiesa per prima è oggi scossa alle fondamenta: che per sopravvivere e rinascere deve "demondanizzare" se stessa, deve farsi scandalosa. Nel discorso al Konzerthaus di Friburgo ha ricordato che uno dei tanti fattori che rendono "poco credibile" la Chiesa è il suo apparato, e sono le sue ricchezze materiali (...si potrebbe persino essere d'accordo con Ratzinger, se cominciasse - lui per primo - ad essere meno indulgente coi preti pedofili, e se cominciasse - lui per primo - a rinunciare alle ridicole babucce di Prada, a qualche chilo di oro, e a qualche metro quadro di ermellino. NdR)
Demondanizzarsi, riscoprire l'umiltà e la povertà: è un progetto di vita alto, è l'antica denuncia che Antonio Rosmini fece nelle Cinque Piaghe della Chiesa (inizialmente la Sacra Congregazione dell'Indice condannò il grande libro, nel 1849). "La Chiesa non deve forse cambiare? Non deve forse, nei suoi uffici e nelle sue strutture, adattarsi al tempo presente, per raggiungere le persone di oggi che sono alla ricerca e in dubbio?" lo ha chiesto a Friburgo il Papa, stavolta, e quel che ha chiesto è importante anche per l'Italia, alla cui costruzione e alla cui unità tanti cattolici laici hanno contribuito. Così come è essenziale anche il discorso sulla povertà. È già un passo non irrilevante la disponibilità di Bagnasco a farsi giudicare, sulle sovvenzioni che la Chiesa riceve dallo Stato italiano: "Facciamo notare che per noi, sacerdoti e vescovi, e per la nostra sussistenza, basta in realtà poco. Così come per la gestione degli enti dipendenti dalle diocesi. Se abusi si dovessero accertare, siano perseguiti secondo giustizia, in linea con le norme vigenti".
(di Barbara Spinelli - Repubblica - 27/09/2011)
Tutto bene, ma a nostro avviso Barbara Spinelli avrebbe potuto e dovuto chiedere alla chiesa in genere perchè abbia impiegato un tempo infinito per denunciare questi fatti, e lo abbia fatto poi, forse, con un eccesso di prudenza. E perchè il Papa in persona, sempre agghindato come una madonna pellegrina, si senta in diritto di chiedere ad altri (al "basso clero"?) semplicità e sobrietà nell'essere e nell'apparire. E se iniziassimo dai vertici?
Bravo Bagnasco a ricordarci che alla sussistenza del clero bastano mezzi di sussistenza limitati. Noi, atei che devolviamo il nostro 8 per mille ai Valdesi, lo sappiamo da un pezzo. Ora Bagnasco passi dalle enunciazioni di principio ai fatti, e cominci a denunciare qualche immobile commerciale della Chiesa come soggetto ad ICI, così aiuterà concretamente l'Italia e i poveri, e ci dimostrerà che il suo non era un comizio ad usum delle telecamere, ma un sincero pentimento. Restiamo in "vigile attesa".
Di Giovanardi e Rotondi, invece, mi rifiuto di parlare. Incommentabili, sempre e comunque. Tafanus
Scritto il 27/09/2011 alle 09:00 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Impresentabili, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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Scritto il 27/09/2011 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (21)
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Buonasera, cercavo il signor Neutrino.
"Sono io, mi dica, con chi parlo?
Sono Mariastella Gelmini.
"Ah…ah…ah…".
Non rida per favore e mi ascolti…
"Ih…ih…ih….".
Non rida!!!
"A proposito: sto guidando, se cade la linea è perchè sono in galleria.... le è piaciuta questa?"
Per niente, rallenti e mi ascolti: lei mi ha rovinata!
"Guardi che ha fatto tutto da sola! Sono due ore che sono su Twitter e... non ridevo così dai tempi di Totò al Giro d'Italia".
Io ho solo scritto un comunicato per congratularmi col Cern di Ginevra!
"E ha scritto che per superare la velocità della luce io percorro un tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso!".
Non posso sapere sempre tutto…
"Tra Ginevra e il Gran Sasso ci sono 730 chilometri, se l’immagina un tunnel lungo 730 chilometri? Quindici volte circa quello sotto la Manica, che è 50 chilometri, 45 volte il Gottardo!".
Ma allora scusi, come fa...
"I neutrini passano attraverso la roccia, che per un neutrino, date le dimensioni infinitesimali, è come se non esistesse. Percorriamo i 730 chilometri in linea d'aria. Poi, una volta arrivati nei laboratori sotto il Gran Sasso, veniamo intercettati da mattoncini di piombo e lastrine forografiche. Una sorta di fotofinish"
Comunque la polemica è falsa e pretestuosa.
"Andiamo! Lei pensava a un tunnel vero! Magari con la dogana, il telepass e le soste all’autogrill, con tanto di Polstrada: chi siete? Dove andate? Siamo due neutrini. Patente e libretto".
Senta, signor Neutrino, mi deve aiutare a uscirne. Ormai è un tormentone, sul Web mi chiamano Mariastella Neutrini. Solo lei, riconoscendo che il vostro esperimento deve molto al ministero del’Istruzione, può difendermi.
"Sì certo, come no, l’aiuterò a cercare una luce in fondo al tunnel".
Ecco sì, mettiamola così, una luce in fondo al tunnel…
"Mi spiace, ha scelto la particella sbagliata, io la luce nel tunnel la supero".
Ma tutte quelle battute...
"E come no? Ne ho letto di bellissime. Attenzione, code di neutrini sotto il Gran Sasso, traffico rallentato tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello. Com’è che il Tom Tom non lo segnala?".
La smetta!
"E senta questa, l’ho trovata su Facebook::”...e guidare nel tunnel a fari spenti nella notte per vedere/dove il neutrino va a morire...".
La prego, la smetta non faccia il ... materialone!
"Guardi che se c’è uno che non può essere chiamato materialone sono io. Sono una particella elementare. Subatomica. Le piace Harry Potter?".
Potter il filosofo?
"No, quello è Popper. Harry Potter il maghetto, senta questa: si informano i signori passeggeri che il binario 9 e 3/4 non conduce a Hogwarts, ma al Cern di Ginevra”.
Io volevo solo celebrare un avvenimento scientifico di fondamentale importanza, epocale, direi…e invece è tutto il giorno che mi prendono in giro, insegnanti, studenti, bidelli, lo hanno già ribattezzato il Tunnel Gelmini.
"E come no? Il Tunnel Gelmini comparirà nella terza prova della maturità 2012. Quanto è lungo? A: 3km. B:1metro e 70 cm. C: Ventimila leghe sotto i mari".
L’avevo pregata di smetterla!!!
Aspetti, l'ultima: "Neutrini fuori dal tunnel, ora si cerca il pusher che li ha riforniti".
Ora basta! A questo punto mi rivolgerò al Premier e gli chiederò di chiudere il Cern di Ginevra, finanziato coi fondi del Governo italiano. Altro che Nobel, vi ritroverete a montare orologi a cucù, lei e quel supponente di Rubbia…
"Non credo proprio. Il premier Berlusconi, appresa la notizia, ha dichiarato: ne voglio uno anch'io, da Villa Certosa a Palazzo Grazioli".
(Francesco Anfossi - Famiglia Cristiana)
Scritto il 26/09/2011 alle 16:45 nella Impresentabili, Satira | Permalink | Commenti (8)
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Roberto il Partigiano non si fa vivo sul blog dall'11 luglio. Ho provato a mandargli una e-mail, ma non ho avuto risposta.
Il nome vero è Umberto Zucconi, e mi sembra di ricordare che il comune di residenza fosse Praia a Mare (CS). C'è un unico Umberto Zucconi in elenco in Calabria (proprio a Praia a Mare), ma il numero non risponde.
Ho provato anche sul cellulare, ma risponde la segreteria telefonica. Ho lasciato un messaggio.
Ho anche scritto al comune di Praia, sperando che siano così gentili da darmi notizie, spero rassicuranti.
Umberto è nato il 23 giugno 1923, e a lui dobbiamo molto, tutti. Ho scritto anche ad Emanuele Maggini, che molti di voi ricorderanno - insieme alla sua splendida famiglia - come efficientissimo e gentilissimo organizzatore del nostro incontro di metà settembre 2007 a Firenze, che si è attivato immediatamente.
A qualcuno queste coordinate ricordano qualcosa? "Umberto Zucconi, Praia A Mare"? Se riuscirò ad avere notizie, vi terrò informati. Tafanus
ULTIM'ORA: Grazie a Giosby, allarme rientrato. Giosby lo ha trovato sul telefono fisso che stamattina suonava a vuoto. Ed ora denunciatemi pure per procurato allarme! Ma sapere che stava poco bene, e non riuscire a contattarlo in nessun modo, mi aveva creato un certo allarme, per fortuna ingiustificato. Spero, con le mie paure, di avergli allungato la vita di altri vent'anni.
...però, quando Roberto si farà vivo, si prepari a sentirsene dire due... Intanto lo abbraccio, con grande affetto e stima. Tafanus
Scritto il 26/09/2011 alle 16:45 | Permalink | Commenti (33)
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Un uomo mediocre, umile e insicuro. Che all'improvviso scopre una scorciatoia: coca e donne per fare tanti soldi. E vivere nel lusso sfrenato. Ecco la biografia del golden boy Gianpi: più che un burattinaio alla Gelli, un figlio del berlusconismo in salsa barese.
(di Roberto Di Caro - l'Espresso)
Ci fosse uno, estimatore o spregiatore, che di Gianpaolo Tarantini si ricordi un discorso per intero, un ragionamento, una litigata, un'incazzatura, una vanteria nei dettagli, un racconto conchiuso di viaggi, affari, figli, donne, famiglia. Zero.
Quanto pagava per una cena, questo sì. Le dieci bottiglie di Cristal, brut e rosé, che in una sera offriva agli amici allo strepitoso ristorante Grotta Palazzese di Polignano a mare, "al piano di sopra, suite dove poi a volte andava, non da solo, e dove nel 2008 venne intercettato da uno della Finanza travestito da cameriere". Come pagasse con la Black Card, American Express da 300 mila euro l'anno di spesa minima, "che con un gesto ci puoi strisciare un appartamento da un notaio". Come tra i vini rossi ordinasse solo Sassicaia, da 120 a 1.500 euro a bottiglia. O, versione familista, come nelle domeniche con tre o quattro coppie nella villa di Giovinazzo della famiglia di lei, Nicla, la moglie, dove abitavano fino al 2009, non lesinasse l'affitto di "un mago per far divertire le sue figlie Rebecca e Ginevra e i bambini degli amici".
A chi lo ha frequentato per anni vengono in mente giusto le sue spese ed elargizioni: quanto Gianpi diceva e pensava, pare invece scivolato via come l'acqua sul piumaggio delle oche. Le sue sole parole rimaste in mente sono quelle intercettate e trascritte dalla magistratura e finite nell'ordinanza di custodia cautelare: le stesse che hanno inguaiato il presidente del Consiglio, portato a evidenza il progressivo sfilacciamento del suo rapporto col mondo e messo di nuovo a soqquadro la politica italiana.
La rete Tarantini, sta agli atti. Vero. Affaristi, assessori, nobili rampolli, dirigenti della sanità, magistrati e prostitute, avvocati e mogli di notai, destra e sinistra, bel mondo e sottomondo, fino a lui, il premier, Silvio Berlusconi nella veste di consumatore seriale di patonze: espressione sua, Gianpi col Presidente è rispettoso, solo ai compagni d'intrallazzo e alle donne che assolda riserva espressioni come "appecoreggiarlo". Ma chi è il ragno al centro della rete, il Gianpaolo Tarantini classe 1975?
T'immagini un Licio Gelli in sedicesimo, invece è desolatamente impalpabile. Insicuro. Lui che arruola amiche e puttane per il premier poi le incalza ansioso: ma ti ha parlato di me? Gli hai parlato di me? Gli hai detto che, non gli avrai mica detto che, eccetera. Nel business, uno sprovveduto: "Non conosceva il sudore dei soldi", racconta un suo amico imprenditore, "se li era trovati, e li spendeva".
Svuota per 4 o 5 milioni la Tecno Hospital ereditata dal padre scomparso nel '99 e la manda a picco, come altre società che inventa col fratello Claudio, più giovane di tre anni, la sua ombra, una fotocopia per modi e posture. Se le vicende sono ormai note, l'interrogativo aperto è lui, Gianpi. Incarna l'annichilimento di senso di anni in cui una delle sue escort, Terry De Nicolò, può dire: "Ha vissuto un giorno da leone, non cent'anni da pecora come piace ai comunisti". Forse la ragazza scambia leone con lenone, l'unico mestiere per cui a conti fatti Tarantini riesce a farsi pagare: quei 500 mila euro dal premier, proditoriamente decurtati dallo sfrontato Valter Lavitola, a tempo perso direttore dell'"Avanti!". Già, ma come si diventa ciò che si è nell'Italia di Re Silvio?
L'Istituto Margherita di Savoia è una centenaria istituzione cattolica di Bari. La mattina a prendere i figli s'incontrano il magistrato e il suo indagato, il sindaco, il medico, la Bari che conta. Il liceo classico entrambi i fratelli Tarantini lo hanno frequentato per cinque anni, Gianpi sei perché "nel '94 non lo ammettemmo agli esami e si diplomò l'anno appresso", racconta Giacomo Cecere, preside, allora suo professore di italiano. Bella classe, gente che poi s'è dimostrata di valore.
Asino e zuccone, Tarantini? "Uno che tirava a campare senza faticare". Uno sbruffoncello che s'arruffianava i professori? "Macché. Né arrogante né aggressivo. Mai dato problemi di condotta. Umile. Non bluffava. Non tentava di apparire ciò che non era. Uno medio". Stesso registro se parli con suoi ex-compagni: "In una classe a maggioranza femminile, non molto unita, lui era il tipo che cercava di cavarsela col minimo indispensabile. Socievole, qualche battuta spiritosa, esuberante no. Profilo basso. Niente passioni calcistiche o religiose, meno che mai politiche. Né droga".
Ma è proprio in un giro di cocaina che lo ritroviamo appena qualche anno dopo, nel 2001. "Indagavamo sulla feroce cosca di Barletta", racconta Michele Emiliano, sindaco di Bari, allora alla Direzione distrettuale antimafia, "e un affiliato ci racconta una storia di estorsione a danno di tangentisti nella sanità. In un'intercettazione spunta fuori questo Tarantini, amico di tutti, che utilizzava sesso e droga nella sua vita privata e per tessere relazioni pubbliche utili a vendere le protesi della sua azienda. Fatti provati, ma mancava l'associazione mafiosa: stralciai e mandai gli atti alla Procura ordinaria". Dove del fascicolo si perdono le tracce. Quando nel 2009 scoppia il caso D'Addario, tecniche, modi e mezzi usati risulteranno gli stessi del Tarantini 25enne, solo un po' affinati.
Intanto, però, la sua vita ha preso forma. Nel 2004 ha conosciuto Angela Devenuto detta Nicla, l'ha messa incinta, l'ha sposata. Bella, ricca di famiglia, cattolicissima Scuola dei Fiori solo femminile, una laurea in Legge presa perché non si sa mai nella vita, l'obiettivo di trovare un marito che le garantisca l'alto tenore di vita cui è abituata. Esiste una dipendenza dal lusso, e Nicla la rappresenta con pacata normalità, senza perdere la testa. Borse, abiti, gioielli. Le vacanze a Cortina (dove Gianpi paga anche quelle di Emilio Fede), a Montecarlo (dove perde "come un pollo" al tavolo da gioco), a St. Barts nei Caraibi. Il circolo esclusivo, il Nilaya, 300 soci [...]
E le feste. "A quella per i suoi trent'anni, nel 2007, c'erano femmine straordinarie, fiumi di champagne, Fashion TV che riprendeva, politici, il presidente della Fiera del Levante, due appariscenti magistrate, una bionda e una bruna...", ricorda uno che c'era. Tarantini stesso dice ai magistrati di aver distribuito gratis cocaina, quella sera come tante altre. La location era il "gOrgeOus", come scrivono sul sito, tanto perché si capisca dove si va a parare: piccolino, hi-tech, sul piazzale di un megastore di elettronica, lì s'erano conosciuti, Gianpi e Nicla, quando lei filava con uno dei soci. Altre feste le tenevano in casa loro a Giovinazzo. Villa Scarface. Ristrutturata dal Tarantini con aggiunta di piscina. Ma chi ci andava la descrive normale, bianca dentro e fuori, più fornita di domestici che di tratti o arredi degni d'attenzione. Il regno di Nicla, madre a detta di tutti premurosa, moglie o molto distratta o disinteressata ai giri di coca e femmine del marito.
Quando s'accorge che quella vita di feste e lussi le è sfuggita di mano, da brava moglie e madre va lei a incassare da Silvio 20 mila euro al mese e a chiederne extra 5 mila, rifiutati dal maggiordomo Alfredo del premier. Fa il suo dovere: al Sud "alla famiglia ancora ci teniamo", lo dice pure Franco Vincenti, proprietario dello storico ristorante La Pignata dove Tarantini offrì nel 2008 la controversa cena elettorale per D'Alema, e dove "almeno un paio di domeniche al mese veniva con la sua dolce mamma, la moglie, le figlie in carrozzina, il fratello". Quando da ultimo Nicla finisce nel talamo proprio del perfido Lavitola, è perché sconsolata, "soggiogata", in un momento di debolezza. Non c'è doppiezza in lei: le cose accadono, e altre quando si devono fare si fanno.
Ma neppure Tarantini è Jekyll e Hyde. Quadrata è in fondo la sua vita, come gli abiti sempre uguali che porta, camicia azzurra o scura e giacca blu. Cocainomane, ma mai che esca come un esaltato. Sempre al Komodo Caffè, Dona Flor del Petruzzelli e Champagnerie per l'aperitivo, Caffè Borghese verso le 23: "Mai invadente", giurano i proprietari, "a Bari basta farsi vedere nei posti giusti", il resto viene da sé. Coca ed escort Gianpi le usa e le regala perché si fa così, è il modo più semplice, negli affari come a scuola conosce solo scorciatoie: che male c'è?
Quando vende protesi, dal vice di Vendola in Regione alla direttora dell'Asl di Bari fino al piccolo funzionario regala casse di magnum e buoni benzina, orologi, cappotti di lusso, coca e donne. L'ultima amante, la bionda Francesca Lana, la vuole mandare da Silvio perché faccia numeri a tre con Manuela Arcuri: in ballo, con Enrico Intini, l'imprenditore che Berlusconi raccomanda a Finmeccanica, ci sono appalti sul gasdotto Albania-Italia, la rete Isoradio, le forniture per monitorare terremoti. Un buco nell'acqua, ma i soldi girano lo stesso, entrano e escono, sempre per vie traverse. Sul nulla e per nulla.
Non ha l'astuzia né l'azzardo dei furbetti del quartierino. Non gli serve spessore. Gli basta che le cose siano facili, e magari divertenti. Tira a campare. Ed è appunto così che arriva fino a Berlusconi. Gianpi, col suo codazzo di clientes di destra e sinistra, è esattamente quel che resta della "grande rivoluzione liberale" berlusconiana: perché fare le cose sul serio quando puoi sempre trovare una scorciatoia?
Scritto il 26/09/2011 alle 12:30 nella Fronte del Porco | Permalink | Commenti (8)
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Non è un mistero che proprio le donne siano state lo zoccolo duro dell'elettorato del Nano della Provvidenza. Non solo le patetiche vecchie passerottine comperate last minute con il cestino da viaggio dei poveri - panino al salame e mezza minerale - e mandate di fronte a Palazzo di Giustizia a fare claque. Non solo le signore bene e male tradizionalmente sensibili ai richiami del populismo fascista e del conservatorismo protettore del privilegio ma milionate di donne di tutte le classi sociali, anche le più umili, che gli si sono donate senza indugio come ringraziamento per essere state sedotte e condizionate pavlovianamente dalla sua cura Silvio-Ludovico.
L'oscenità che ci ha fatto rabbrividire in "Videocracy" e ne "Il corpo delle donne" le italiane l'hanno tollerata senza fiatare per decenni senza accorgersi di come questo condizionamento tette-culi stesse scavando come una talpa nell'inconscio maschile infettandolo con l'idea che le donne debbano essere sempre e solo categorizzate secondo un sistema binario in strafighe vs. cesse, minorenni vs. vecchie, chiavabili vs. inchiavabili, madonne (le loro madri) vs. troie (il resto del mondo).
Quando il responsabile di tale schifezza è sceso in politica, invece di evitarlo come la peste, lo hanno votato, gli hanno affidato le loro vite e quelle dei loro figli. Del resto anche nella vita reale capita ad esempio che siano proprio le donne a volte - magari per stupidità ed incoscienza - a dare in pasto i figli ai pedofili, specie se di famiglia. Sarà il riflesso nei confronti del maschio dominante.
Ora le donne che lo hanno votato si adontano. Il vecchiaccio in fondotinta non riesce a difenderle dalla crisi perché ha perso troppo tempo a difenderle dai comunisti e si sentono punte nel vivo soprattutto per il fatto delle mignotte.
Lì per lì, quando Veronica già nel 2007 le aveva avvertite non le avevano creduto. L'avevano considerata un'ingrata che osava toccar loro il Silvio. Avevano svuotato la sacca del veleno. Poi, a furia di martellare, scandalo dopo scandalo, identificandosi nella moglie cornuta con il marito che va a puttane e per giunta più giovani, nella dura scorza dell'elettorato femminile papiminkia si è formata una crepa strutturale, sintomo di crollo imminente del mito.
A proposito, è inquietante che si debba essere d'accordo con uno come Edward Luttwak che ha dichiarato Veronica "vera patriota italiana" per essere stata la prima a ribellarsi al Drago. Che siano pentite o meno, le elettrici di B. non hanno comunque scuse: sono colpevoli di favoreggiamento continuato al regime.
Anche le donne di centrosinistra hanno latitato nel denunciare come la televisione italiana stesse diventando null'altro che lo specchio della personale perversione sessuale di un vecchio libidinoso. Una manifestazione ogni trent'anni, la famosa "Se non ora quando" è francamente un po' pochino, soprattutto per quello che contano ormai le manifestazioni. Uno sciopero delle consumatrici, ad esempio, avrebbe fatto più male.
Il regime però non ha espresso solamente un elettorato femminile da vergognarsi ma soprattutto una classe dirigente in tacchi a spillo che è il peggio del peggio femminile. Il berlusconismo si è fatto rappresentare ed ha portato al potere, coprendole di denaro, carriere e ciondoli per farle star buone, le sciurette cotonate, le zie ricche fasciste, le imprenditrici coscialunga e cervello fino, le figlie-di, le terruncielle rampanti con la specializzazione in arti bolognesi, le zoccole e basta, le minorenni che vanno per i trentacinque, le casalinghe di Voghera, le anelle mancanti razziste con il terrore del negro, le pozze di ignoranza abissale elevate a ministre dell'istruzione e quelle che maitresse si nasce e loro lo nacquero.
Un mare di nullità femmine abituate a funzionare in modalità cervello automatico con schede preprogrammate; sacerdotesse della vita facile e della carriera molta spesa e poca resa grazie alla coscia allargata, tutto a spese dei contribuenti. Tutte bonazze perché, come ha recentemente dichiarato la sacerdotessa che parla come Vito Catozzo, "le racchie devono stare a casa". A casa anche le brave e le intelligenti, era sottinteso. Perché il combinato di bella & intelligente rischia di far andare in sovraccarico il sistema. Il berlusconismo, per stabilizzarsi, deve annichilire l'intelligenza, la creatività e la competenza della donna. Deve essere solo il Trionfo della Cretina.
E bastava guardare le sue televisioni per capirlo con anni di anticipo ed evitare i danni catastrofici che stiamo subendo.
Una seria e profonda autocritica da parte dell'universo femminile per le colpe che ha avuto nell'aver tollerato ed appoggiato questo schifo del berlusconismo non guasterebbe. Magari cominciando da un bel "che cretine siamo/sono state a votarlo", "che farabutte quelle madri che spingono le figlie a vendersi per una comparsata in TV o la borsa di Prada", o "che vergogna non aver denunciato prima il degrado culturale".
Confesso che non riesco più a seguirli. Fatico ogni giorno di più a capire il loro linguaggio e mi infastidisce fino all'orticaria quell'atteggiamento di assoluta e dogmatica giustificazione verso tutto ciò che fanno le donne; una sorta di vittimismo da minoranza etnico-religiosa sempre più piagnone e ricattatorio. Noto sempre più di frequente l'assenza pressoché totale di autocritica per i milioni di errori che commettono ogni giorno le donne, come è normale che sia, vista la loro natura umana.
Per le femministe paiono non esistere donne cattive, stronze, disoneste, addirittura assassine. Se lo sono non è mai colpa della loro natura umana ma del maschio che le ha disegnate così e che le opprime. Nell'universo femminista c'è questo gigantesco Godzilla cazzuto che si aggira sfracellando ponti e palazzi, minacciando costantemente l'esistenza delle sue povere vittime. Una visione che non è obiettiva perché profondamente fobica e unisessuale.
Scritto il 26/09/2011 alle 08:15 nella Lameduck | Permalink | Commenti (12)
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Scritto il 26/09/2011 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (6)
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Scritto il 25/09/2011 alle 23:43 | Permalink | Commenti (0)
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Finiscono tutti così i rivoluzionari parolai nella storia italiana, nella cuccia del padrone che gli riempie la ciotola. Buono ‘berto, buono, che poi ti do le crocchette e ti porto ai giardinetti. Che pena, questo vecchio infermo con l’aria rintronata accarezzato da un vecchio spudorato fuori di senno.
Scritto il 25/09/2011 alle 16:00 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (3)
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L'instant-song dedicato da Tiziano Toniutti a Maria Stalla
Scritto il 25/09/2011 alle 11:30 | Permalink | Commenti (1)
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Scritto il 25/09/2011 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (4)
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Lo Scoop - Siamo in grado di pubblicare il comunicato contenente la precisazione del Ministro Gelmini sulle polemiche scoppiate intormo al tunnel Ginevra - Gran Masso. Grazie ad un funzionario del Ministero (e sotto impegno a mantenere l'anonimato), abbiamo avuto la fotocopia col comunicato di parziale rettifica e chiarimento che il Ministro si accinge a pubblicare. Eccolo (ci scusiamo per la bassa qualità della fotocopia):
Come si evince dalle precisazioni del Ministro, non si trattava di un tunnel, ma di un ponte. Secondo la nostra fonte, non è escluso che il ponte possa essere prolungato, nei prossimi mesi, fino a Messina, risolvendo cos^ anche l'annoso problema della Salerno - Reggio Calabria, e del Ponte sullo Stretto, con una sola grande opera multi-funzione, con livelli separati per auto, camions, pedoni, ciclisti cavalli e neutrini. Insomma, un'opera epocale.
Scritto il 24/09/2011 alle 19:00 | Permalink | Commenti (10)
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Ormai è evidente anche ai ciechi e sordi: Berlusconi è malato. Le diagnosi si sprecano, ma cerco di essere sintetico e chiaro, anche per spiegare il suo comportamento e la sua sfacciataggine che lo assolvono da ogni forma di pudore e di dignità. Le sue parole «Non ho nulla di cui vergognarmi» non sono casuali, ma la conseguenza della sua malattia.
Il nano di Arcore è affetto da narcisismo patologico con l’aggravante della satiriasi e l’ossessione del priapismo. In altre parole: un tipo che ha un’altissima considerazione di sé (sono il migliore del mondo, nessuno è come me, ecc.), dovuta al suo rapporto sfasato con i suoi genitori che da un lato lo hanno sempre spinto all’autoesaltazione ossessiva e dall’altro hanno riposto su di lui aspettative eccessive tanto da condizionarlo in modo patologico, fino ad oggi, e ormai fino alla morte. Il narciso è colui che identifica la realtà con se stesso, anzi nega la realtà che non s’identifica con sé. Se ha potere e denaro (il nostro caso), compra tutto perché possa illudersi di avere tutto ai suoi piedi e alla sua portata. Non vuole le donne alte perché devono stare alla sua altezza, altrimenti il narciso non può dominare. Vuole donne giovani (dopo i 29 anni sono vecchie) perché la sua psiche è ferma alla sua adolescenza e il suo rapporto con la madre è di tipo incestuoso.
A tutto ciò si aggiunge la satiriasi che è una conseguenza del narcisismo patologico e ossessivo: la donna, comprata, mai amata, è il segno della sua potenza perché egli si illude di essere onnipotente. Per questo, operato di tumore alla prostata, e a prostata asportata, non avendo più libidine e desiderio, impone a se stesso di essere dominatore di donne a qualsiasi costo: si fa innestare una pompetta idraulica con cui irrigidisce il pene, usa il viagra per resistere ad oltranza: «c’era la fila dietro la mia camera… erano in 11… me ne sono fatte 8…»: tutti sanno che nelle sue condizioni è impossibile, ma egli deve confermare l’immagine di sé oltre misura. Le donne pagate in contanti, non negheranno mai ciò che lui dice, ma saranno portate ad esagerare le sua presunta potenza perché l’adulazione è arma propria della prostituzione. Non è importante quante donne abbia avuto una sera (è irrilevante), è molto più importante che lo dica e specialmente che si sappia da tutti che lui ne ha avute molte.
Le spacconate di Berlusconi, in ogni campo, non sono volute, sono il sintomo della sua malattia grave e senza soluzione. Egli morirà o suicida, o di disperazione, se tutti dovessero abbandonarlo alla sua meschina solitudine. Non si rende conto della realtà, né di quello che dice, perché il narciso satirìaco vive in un mondo tutto suo, dove tutto di sé è sconfinato. Egli non compete con alcuno, nemmeno con Dio, semplicemente ne usurpa il posto perché per lui è naturale che egli sia il primo ovunque e comunque. Deve essere sempre al centro.
C’è anche un corollario in questa patologia narcisistica, che trova la sua espressione somma non nell’esercizio del potere (che è noioso), ma nell’uso del potere come carta corruttiva e di estensione del suo «ego palmato»: il narciso patologico, affetto da satiriasi ossessiva, non ama il buio, ma deve essere visto, altrimenti non gode. Per questo egli fa di tutto per lasciare tracce evidenti del suo comportamento, e vuole essere scoperto: solo se è scoperto e se si parla di lui in termini esagerati, egli trova il senso della sua vita e della sua onnipotenza. Non gode perché ha tante donne o tanti soldi o è il capo del governo (nei momenti cruciali non c’è mai: egli è sempre altrove perché teme le responsabilità), egli gode perché è visto da tutti, contemplato dai suoi adoratori, e specialmente adoratrici, come colui che può tutto, che compra tutto, che è al di sopra di tutti.
Il sesso (finto) e il potere (vero) sono i due ingredienti con cui esalta la sua finta personalità che nasconde dietro la maschera, sopra i tacchi rialzati, accanto a giovani donne. Non accetta il decorso naturale della vita perché non si accetta per quello che è, ma di sé accetta solo quello che appare, e vuole che tutti vedano quello che lui vede. Questo è il massimo suo godimento. Il contesto che gli permette questa rappresentazione di sé è la falsità e la bugia elette a sistema strutturale, come supporto della finzione del suo vivere e del suo essere. Non teme di spergiurare sulla testa dei figli, perché egli crede fermamente che le sue bugie siano verità, anzi la sola verità.
Dicono le donnine prostitute che quando stanno con lui passano ore a vedere filmati in cui si vede in mezzo ai capi di Stato, al G8, visite ufficiali con strette di mano ecc., fatti in modo che appaia sempre lui al centro dell’interesse: alle puttane del suo harem non chiede sesso, ma adorazione libidinosa e gracidante: finché lo applaudono e lo adulano, egli vive e le altre incassano.
A costui gli Italiani hanno affidato l’Italia che ora per colpa loro è ridotta in brandelli, ma lui non se ne accorge nemmeno, perché soffre solo di una cosa: non potere più andare in giro per il mondo come prima, perché ora i capi di Stato si vergognano di farsi fotografare insieme a lui. Questo è il dramma del Caligoletto di Arcore. La crisi, sempre da lui negata, non esiste nemmeno. E’ una invenzione degli altri, dei giornali, esattamente come egli stesso è una invenzione per giunta buffa, ma il cui costo salato ora lo pagano quelli che lo hanno votato, ma specialmente quelli che non lo hanno votato.
Signore Dio, se passi da questi parti, per favore, mandagli un coccolone mirato e toglilo di mezzo perché qui pare che il forno degli adulatori non smetta mai di sfornarne senza fine. Abbi pietà di chi lo ha sopportato per 17 anni; ora è tempo del «libera nos, Domine».
P.S.: Volevo scrivere un pezzo sul silenzio dei Vescovi che continua imperterrito «con piena avvertenza e deliberato consenso», quando leggo l’articolo di Barbara Spinelli su Repubblica di oggi. Mi pare che abbia copiato dai miei scritti a piene mani, per cui, senza cambiare una virgola, la riproporrei a tutti (ma mi accorgo che lo ha già fatto Tafanus).
Paolo Farinella, prete
Scritto il 24/09/2011 alle 14:30 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Paolo Farinella | Permalink | Commenti (5)
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Giuro! quando la mia cara amica Facebook A.B. mi ha segnalato la notizia, non volevo crederci! Invece è tutto vero! Secondo tale Mariastella Gelmini da Desenzano del Garda, abilitata avvocato a Reggio Calabria, profonda qultura in tutti i campi (tanto che è stata nominata Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca), l'ormai celeberrimo esperimento sulla velocità dei neutrini è avvenuto utilizzando l'apposito tunnel, (costruito anche con un contributo del lungimirante stato italiano di 45 milioni di euro), lungo 732 chilometri. I neutrini, secondo questa capra con tailleur da ministra, è stato sparato da Ginevra nel tunnel appositamente costruito, che collega Ginevra al Gran Sasso.
Per evitare che la pagina (che ancora adesso campeggia sul sito del Ministero) venga rimossa - magari su suggerimento di un usciere alfabetizzato) abbiamo preso uno screen-shot, che potete aprire cliccando sulla icona in alto. Ma ecco la decodifica letterale:
Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
"La scoperta del Cern di Ginevra e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza."
Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna. Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro (Sic!)
Inoltre, oggi l'Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l'anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante".
Questo è l'indirizzo del post del ministero della capra:
http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911
Il Tunnel Gelmini-Neutrini
Il Tunnel Gelmini-Neutrini non nasce dal Monviso, ma a Genève (Ginevra), e dopo un tortuoso percorso di 910 kms (732 in linea d'aria) sfocia nel Grand Caillou (Gran Sasso), lo stesso che ha colpito da piccola la ministra nell'osso temporale, producendo danni irreversibili.
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I PRECEDENTI ILLUSTRI/1
Chicco Testa spiega che a Fukushima non è successo nulla
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I PRECEDENTI ILLUSTRI/2
Quando la soubrette Gabriella Carlucci si è messa a discutere a tu per tu col Prof. Lucio Maiani (Fisico, candidato al Premio Nobel) dsi "Fisica della Particella" (una sola particella) facendo ridere tutto il mondo scientifico e cabarettistico:
Tafanus: Come diventare Gabriella Carlucci e vivere derisi e contenti
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PRIME REAZIONI DEL MOLTO ALFABETIZZATO ALLA NOTIZIA DEL "TUNNEL GELMINI"
Scritto il 24/09/2011 alle 10:00 nella Cultura, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (23)
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Scritto il 24/09/2011 alle 09:00 | Permalink | Commenti (9)
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Altro che manette... Chi evade rischia solo se commette il reato (più raro) di "dichiarazione fraudolenta con altri artifizi". Oppure per la più diffusa "dichiarazione infedele" dove però la soglia è altissima
(di Marco Travaglio - l'Espresso)
Prosegue sempre più accanita la guerra del governo Berlusconi all'evasione fiscale. Prima la campagna di spot televisivi che punta a convincere gli evasori a pagare le tasse mettendoli in imbarazzo con il terribile epiteto di "parassiti" (e perché non "birichini"?). Poi, come se non bastasse, ecco la norma infilata all'ultimo momento nella dodicesima manovra finanziaria, che - assicura il governo - assicurerà le "manette agli evasori".
Evviva, anche noi come gli Stati Uniti, dove le pene arrivano a 15 anni, si processano ogni anno 3-4 mila evasori (su 250 milioni di abitanti) e le carceri pullulano di colletti bianchi. La grande stampa ci casca con tutti e due i piedi. Titoloni a effetto: tremate, evasori, è arrivato Tremonti il castigamatti. Fortuna che non ci crede nemmeno un evasore, altrimenti avremmo assembramenti a Equitalia per pagare o alle frontiere per scappare.
Domenica scorsa il "Corriere della sera" annuncia a tutta pagina "Evasione, il reato scatta dai 30 mila euro", seguito a ruota da "La Stampa": "Stretta antievasione. Oltre 30 mila euro diventa reato". Già. Purtroppo, come sempre in questa materia, il trucco c'è ma non si vede. Tutto comincia nel 2000 (governo D'Alema), quando un'apposita commissione nominata dal precedente governo Prodi e presieduta dal magistrato Bruno Tinti presenta la nuova legge penale tributaria. Lo scopo, manco a dirlo, è "manette agli evasori". E la versione originaria della riforma le manette le prevede davvero.
Ma niente paura: il Parlamento, con una raffica di 900 emendamenti trasversali - maggioranza di centrosinistra e minoranza di centrodestra - s'incarica subito di trasformare le manette in carezze. Con due escamotage:
1) Dal reato di frode fiscale vengono sfilate le "violazioni degli obblighi contabili". Cioè le pratiche più diffuse di evasione: le operazioni di sottofatturazione o di omessa fatturazione, tipiche di commercianti, artigiani, medici, avvocati e altri professionisti e lavoratori autonomi che si fanno pagare in nero, senza fattura o scontrino o ricevuta fiscale. In questi casi il reato non è più di "dichiarazione fraudolenta" (punita fino a 6 anni di carcere, con custodia cautelare, intercettazioni e prescrizione fino a 15 anni, poi ridotti a 10 nel 2005 dalla ex Cirielli), ma solo di "dichiarazione infedele" (punita da 6 mesi a 3 anni, senza intercettazioni né custodia cautelare, con prescrizione dopo 7 anni e mezzo: impunità assicurata, visto che l'accertamento non arriva mai prima di tre anni dalla dichiarazione).
2) L'evasione non è più reato "al di sotto di una determinata entità di evasione". La modica quantità, come per le droghe, ovviamente per uso personale. Le soglie sono altissime: per la dichiarazione infedele 103.291 €, per la frode e l'omessa dichiarazione 77.468. Chi evade un po' meno non finisce in tribunale nemmeno se lo scoprono. Licenza di evadere su un nero, rispettivamente, di circa 200 e 150 milioni di lire l'anno. Così rimane concretamente punibile, prima che scatti la prescrizione, solo la "dichiarazione fraudolenta": quella fondata su fatture false e altri "artifizi" di bilancio, che però sono molto più rari e difficili da scoprire e da provare.
Fin qui la mirabile opera del centrosinistra. Poi arriva il centrodestra e lascia tutto com'era, con l'aggiunta di condoni e scudi fiscali a prezzi stracciati. Fino all'ultima manovra, che annuncia pomposamente le manette agli evasori dai 30 mila euro in su. Si dirà: sempre meglio delle soglie di impunità del centrosinistra. Già, ma attenti al trucco: la norma vale soltanto per il reato più raro, la "dichiarazione fraudolenta con altri artifizi", prima punibile sopra i 77.468 euro di imposta evasa e in futuro sopra i 30 mila. Non vale invece per la "dichiarazione infedele", diffusissima nel popolo delle partite Iva che per evadere si limitano a non registrare gli incassi nella contabilità. Senza alcun "artifizio". Per loro la soglia rimane quella, altissima e quasi invalicabile, di 103.291 euro. Cioè, se evadono ogni anno 103 mila euro netti, accumulando fondi neri per il doppio, non commettono alcun reato. Incensurati a vita. Poi però accendono la tv, scoprono che il governo li considera "parassiti" e allora corrono terrorizzati a pagare tutto. Anche gli arretrati.
P.S.: come piccola nota di colore aggiuntiva: c'era già l'euro, ma i nostri economisti, sia di sinistra che di destra, continuavano a pensare in lire, e poi a tradurre in euro. Un milione di pensione per tutti era stato tradotto in quella strana cifra di 516 euro... esattamente come 150 milioni di lire (in testa) sono stati tradotti in 77.468 euro, e duecento milioni di lire in 103.291 euro (provate a dividere 200.000.000 per 1.936,27). Esilarante. Anche di recente ho letto di una sanzione amministrativa - per non ricordo più quale illecito - pari a 1032,91 euro. Giuro. Con due decimali.
Ma quando cavolo impareranno, almeno a livello di Ministero dell'Economia, a pensare e scrivere in euro? Tafanus
Scritto il 23/09/2011 alle 17:30 | Permalink | Commenti (1)
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Lo ricordiamo tutti, quel nonno dall'aspetto bonario, che nascondeva una tenacia di acciaio inossidabile... Girava per le cancellerie di tutta Europa, col suo foglietto di carta, sul quale segnava ed aggiornava in continuazione l'unico numeretto che gli interessaa... L'avanzo primario.
Ancora ieri, nei vari talk-shows, molti politici de noantri, se-credenti economisti, andavano in giro a spiegare che noi (A+) siamo messi meglio della Francia (AAA), perchè abbiamo un deficit più basso. Stesso discorso che mi sono sentito fare da amici italoforzuti, che sanno tutto sul prezzo chiavi in mano dell'ultimo modello di Audi Quattro, ma che non sarebbero in grado di afferrare la differenza fra debito e deficit, neanche sotto tortura (visto che usano indifferentemnente i due termini come sinonimi). E ti rendi conto che, per educarli, devi ricominciare dall'esempio del rigattiere che tiene la contabilità con sistema della tasca destra e della sinistra, oppure con quello, leggermente più evoluto - ma pur sempre elementare - del padre di famiglia alle prese con stipendio, spese, debiti, interessi bancari.
Per educare questi politici borgatari, e questi italoforzuti da golfclabb, adotteremo quest'ultimo esempio. Che faremo rassomigliare, nei limiti del possibile, allo status dell'economia italiana.
Dunque, si prenda una famiglia nella quale entrino 40.000 € netti all'anno, che sia indebitata con le banche per 50.000 euro, e che ogni anno spenda, per vivere, 41.200 €. E nel frattempo, deve restituire alla banca 1.000 € di interessi, senza aver abbassato di un cent il debito in termini di capitale presi a prestito. L'anno dopo, il nostro capo famiglia avrà un debito complessivo di 52.200 € con le banche (pari non più al 125% del suo reddito, ma al 130,5% del reddito (cioè, del suo "PIL").
E' chiaro che questa situazione non può continuare, perchè prima o poi arriva la telefonata del direttore della banca, che ti chiede di rientrare. Su come, non gli frega niente. Gli frega che entro un tempo concordato rientri nel fido accordato.
Ed ora usciamo di metafora, ed entriamo nei conti italiani. PIL pari a 1530 miliardi di €, debito complessivo pari a 1910 miliardi (125% del PIL). Deficit annuale pari a 60 miliardi, al netto del costo degli interessi sul debito. Qual'è questo costo? Fino alla primavera di quest'anno, grazie al lascito di credibilità ereditato dai governi di centro-sinistra, era di circa mezzo punto percentuale (50 punti-base) più alto rispetto al paese più virtuoso (la Germania). Se alla Germania il servizio del debito costava l'1,5% del debito ogni anno, a noi costava circa il 2%, cioè circa 40 miliardi all'anno, da sommare ai 60 miliardi annuali di deficit (differenza fra entrate e uscite dello stato nel corso dell'anno, al netto dagli interessi sul debito).
Fatti i conticini? il nostro debito era destinato a crescere di 100 miliardi all'anno in valori assoluti, a fronte di un PIL che cresceva a stento di un punto. A bocce ferme, il PIL era destinato a passare da 1530 miliardi a 1545 miliardi; il debito da 1910 miliardi a 2010 miliardi; il rapporto debito/PIL era destinato a passare dal 125% (più del doppio di quanto consentito dai patti di Maastricht) al 130%. Poteva durare? No, non poteva durare, e infatti ad un certo punto i creditori si sono fatti sotto, e, come già successo in Grecia, stiamo entrando nel circolo vizioso ellenico: più i conti peggiorano, più i creditori si trasformano in usurai che impongono oneri crescenti, più peggiora la situazione, e così via fino alla bancarotta.
Quali sono i numeri che ci consentirebbero di uscire da questa situazione? Ebbene, bisogna ritornare con la mente a quel nonno bonario di Ciampi, che camminava sempre col suo foglietto con annonato l'avanzo primario. Cos'è, questo numeretto? L'avanzo primario è quanto resta in tasca allo stato, dopo che questo ha pagato tutti i costi, ed ha rimborsato i debiti in scadenza. Ciampi aveva portato orgogliosamente questo valore al 5% (positivo) del PIL. Il che significa che ogni anno poteva decidere di abbattere il debito di 95 miliardi di €, oppure di abbassare le tasse di 95 miliardi, oppure offrire maggiori servizi e/o incentivi alla crescita di 95 miliardi, o fare un mix di queste cose.
E oggi? Come abbiamo detto, questo avanzo primario non c'è più. Pouff! Sparito, andato in fumo, passato in territorio negativo. Ma che cazzo se so magnati....
Adesso, sotto la giusta pressione dei mercati, il costo del debito, man mano che arriveranno a scadenza i titoli emessi al 2%, inizierà a crescere. Semplifichiamo: ogni anno arriveranno a scadenza circa 200 miliardi di euro di titoli al 2%, che saranno sostituiti da nuove emissioni, che viaggeranno verso il 6%. In altri termini, il quadro è drammatico, perchè ogni anno, alle condizioni odierne (con lo spread in viaggio verso quota 450 punti), il costo del debito potrebbe aumentare di 8 miliardi.
Provate a comporli, questi aumenti (e facciamo pure grazia dei nuovi interessi sui nuovi incrementi del debito:
1° anno, 8.000 mil. in più; 2° anno 8.000+16.000, pari a 24.000 mil.; 3° anno, 48.000 mil.; 4° anno, 80.000 mil.; 5° anno, 120.000 mil.; 6° anno, 168.000 mil.; 7° anno, 210.000 mil.; 8° anno, 264.000 mil.; 9° anno, 336.000 mil.; 10° anno, 416.000 milioni. In quale anno preferite fare bancarotta?
Ma qualcuno potrà obiettare: ma noi ci siamo impegnati a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013! Certo, ma restano due problemini:
-a) intanto, dobbiamo vedere se ci riusciamo;
-b) se ci riusciremo, il pareggio di bilancio non genererà avanzo primario. Il pareggio di bilancio è un pareggio al netto degli interessi. Quindi il nostro debito complessivo non si stabilizzerebbe, ma in valori assoluti continuerebbe a crescere, ogni anno, del costo degli interessi sul debito consolidato, maggiorato del costo degli interessi sui nuovi interessi.
I costi del debito possono diminuire per due sole vie:
-a) diminuendo il volume della montagna;
-b) ritrovando un minimo di fiducia da parte dei mercati, e ripercorrendo all'indietro la corsa dello spread e dei tassi d'interesse.
Insomma, ci vorrebbe un nuovo Ciampi, altrimenti non ne usciamo vivi. Non ne usciamo vivi se i nostri destini resteranno affidati al senatur, al puttaniere, ed all'amministratore di condomini di Sondrio.
Il debito pubblico diminuirà solo se sarà ricreato un sia pur minimo avanzo primario. Solo quando e se lo stato incasserà di più, e/o spenderà di meno e meglio, e quando (e se) i mercati ci ridaranno fiducia. Pensare che possano ridare fiducia a questo governo da barzellette sconce è pura illusione.
Come si può ottenere questo risultato? Su stipendi e pensioni il barile è stato ormai raschiato. Ora bisogna andare a prendere i soldi dove ci sono, a coloro ai quali non sono mai stati presi. Vogliamo vedere dove ci sono i soldi veri?
-a) La Corte dei Conti stima in 70 miliardi all'anno il costo della corruzione nella pubblica amministrazione (insomma, il peso delle mazzette). Vogliamo iniziare a fare sul serio, oppure per salvare il culo al diversamente alto percorriamo la strada inversa, andando verso il processo lungo, le prescrizioni assicurate, il divieto sostanziale delle intercettazione, e il "£tana libera tutti"?
-b) L'evasione fiscale è stimata (per difetto) in 120 miliardi all'anno, in crescita. Davvero saniamo la cosa esentando dalle manette chi evade SOLO il 30% del volume d'affari? O depenalizzando il falso in bilancio? o facendo un condono tombale via l'altro, e applicando norme che finora hanno consentito solo il recupero di una piccola parte della sola prima rata del condono 2001? Fateci sapere.
-c) In tutti i paesi civili esiste una patrimoniale che colpisce (e non una tantum) i grandi patrimoni. In Italia era tabù persino parlarne. Roba da comunisti. Ma vogliamo vedere di cosa stiamo parlando? Il patrimonio netto deglle famiglie italiane è stimato da Bankitalia in circa 9.000 miliardi di € (al netto di mutui ed altri eventruali gravami connessi). Il 48% di questo patrimonio (cioè 4.300 miliardi) è in mano al 10% della popolazione italiana. Il 5% di patrimoniale applicato una tantum a questi paperoni non stravolgerebbe il loro tenore di vita, ma produrrebbe un incasso di 215 miliardi, pari a quattro manovre attuali.
-d) Nessuno conosce sul serio l'entità del patrimonio pubblico passibile di dismissione senza problema, ma tutti abbiamo l'impressione che sia enorme. Vogliamo iniziare a vendere gli inutili "gioielli di famiglia", col vincolo di legge che i ricavi possano essere destinati solo ad abbattimento del debito o ad investimenti produttivi?
-e) Nella sola Roma, la chiesa possiede il 25% del patrimonio immobiliare. E' chiedere troppo che anche la Chiesa paghi le sue brave tasse, anzichè svendere palazzotti nobiliari a Lunardi e soci?
-f) Gli incentivi alla crescita: c'è un solo incentivo alla crescita che possa funzionare: quello di rendere più alto e certo il reddito dei ceti medio-bassi. Migliori stipendi, minor precariato ed incertezza sul futuro. La nostra è una crisi da domanda, lo sanno persino le cabine telefoniche dismesse. PER PIACERE, non date alcun incentivo alle imprese per rottamazioni varie. Date soldi alle famiglie. Saranno le famiglie a decidere quali siano le loro priorità (se ristrutturare la casa, o cambiare l'auto, o far studiare i figli).
-f) E' accertato, oltre ogni ragionevole dubbio, che esistono settori che non solo generano una migliore qualità della vita, ma che sono anche elevati produttori di nuova occupazione. Due esempi per tutti? Le energie rinnovabili, la banda larga.
Fatele, queste cose. Fatele ieri, fatele non a rate ma tutte insieme. Nulla osta nel fare la patrimoniale mentre si vendono pezzi di patrimonio pubblico, e mentre si scovano (non è difficile, incrociando le banche dati) gli evasori. E magari mentre si smette di regalare stipendi da consigliere regionale ad una troietta, e si stabilisce che le regioni autonome non possono essere autonome nel concedere privilegi, e poi presentare il conto a pié di lista allo stato centrale. Avete presenti i 23.000 funzionari della Regione Sicilia? Se vogliono pagare 23.000 stipendi, lo facciano, ma chiedendo i soldi ai loro concittadini, non a Roma. Ma lo stesso discorso - fatte le debite proporzioni - vale per tutte le regioni autonome.
Il tempo è scaduto. Ormai, in Europa, superati di nuovo persino da Spagna e Irlanda, siamo in competizione per il podio dal basso solo con Portogallo e Grecia. I Pig countries. Aspettateci, Ateniesi! Stiamo arrivando! Tafanus
Scritto il 23/09/2011 alle 13:00 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Economia, Tafanus | Permalink | Commenti (87)
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