Nonostante non siano ancora state fissate le regole, le autocandidature alle primarie del Pd si moltiplicano, facendo innervosire la vecchia nomenclatura del partito. E mentre D’Alema si augura che “non si arrivi a 500 candidati”, Vendola minaccia di sfilarsi dalla competizione nel caso in cui il tutto si trasformi in un “congresso del Pd”.
Otto candidati - Fra anziani e giovani (alcuni proposti, probabilmente dai vecchi, in esclusiva funzione anti-Renzi), gli aspiranti sono ormai otto: Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, il centrista Bruno Tabacci, l'ex sindaco di Montebelluna Laura Puppato, Pippo Civati, Valdo Spini (più sì che no) e, iscritta d'ufficio, Rosy Bindi. La corsa all'autocandidatura di queste ultime ore (soprattutto dei giovani Puppato e Civati che così hanno anche rotto il fronte dei giovani, trasformandosi in avversari) ha fatto saltare i nervi ad alcuni big del partito per l'effetto-caos che ne è derivato.
I vecchi si arrabbiano - "Le primarie del centrosinistra così come si stanno configurando sono una "Torre di Babele" in cui la coalizione rischia di apparire una Armata Brancaleone, e di perdere le elezioni", è l'atto di accusa di Beppe Fioroni, leader della componente cattolica del Pd. Si è spazientito anche Enrico Rossi, presidente della regione Toscana: "I candidati del Pd sono sempre di più e per dirla in "bersanese": "la ditta ha bisogno di una regolata".
L’incertezza di Vendola - Intanto però anche i cosiddetti “montiani del Pd” non escludono di presentare un proprio candidato (la decisione il 29 settembre). Mentre si affacciano nuovi nomi, nicchiano quelli dati per certi. Nichi Vendola non scioglie ancora la riserva e continua a polemizzare con il Pd perché non fissa le regole delle gara. A questo punto, serve un "chiarimento", ha alzato la voce il leader di Sel. Peraltro, qualcuno aveva anche ipotizzato che il passo indietro di Vendola potesse essere una mossa per far convergere i voti su Bersani, visto l'appeal che alcuni sondaggi attribuiscono a Renzi. Ipotesi negata con forza dai vertici Pd e Sel.
I vecchi - Il sapore della sfida però piace a molti ed il contagio è ormai in atto. Il veterano Valdo Spini (classe '46) sta scaldando i muscoli, felice di contribuire ad "arricchire il dibattito". Rosy Bindi ("non ci sono ancora le condizioni per sostenere convintamente Bersani") è stata inserita d'ufficio nella partita in funzione anti-Renzi. L'obiettivo per molti sfidanti è infatti quello di strappare voti al sindaco di Firenze per farli poi convogliare verso Bersani nel secondo turno delle primarie.
I giovani - Vuole essere della partita, ma per vincere, Giuseppe Civati, detto Pippo, che punta a incarnare una candidatura unitaria forte, che sia alternativa a Bersani e a Renzi. Per questo ha piantato dei paletti: “Non voglio assolutamente aggiungere autocandidatura ad autocandidatura in un effetto di formicaio impazzito. La collezione di nani da giardino no. Se si riesce a esprimere una candidatura che sia davvero alternativa a Bersani e a Renzi io ci sono".
Felice la Puppato che lo ha invitato a far parte della squadra dei “nani” per "aiutare l'Italia". Intanto Renzi va dicendo che le primarie non sono un regolamento di conti interno: "Se dovessi perdere non sarei disponibile a premi di consolazione, cosa che c'è sempre stata e che talvolta è stato il nostro male". Una condanna totale di quella logica che invece guida molti degli sfidanti che scendono in pista proprio per ottenere una contropartita.
L'assemblea del 6 ottobre fisserà le regole - Bersani ha comunque voluto rassicurare Vendola almeno sulle regole: "Tranquillo, la chiarezza la faremo insieme". Per questo motivo il segretario ha oggi chiesto a Maurizio Migliavacca, suo braccio destro, di ricordare a tutti qualcosa che avrebbe dovuto essere ovvio: per correre alle primarie bisognerà raccogliere un certo numero di firme in assemblea, non basterà la voglia di essere un paio di mesi sotto i riflettori. Sarà l'assemblea nazionale del 6 ottobre, come ha chiarito Migliavacca, a fissare le "regole" che disciplinano la candidatura degli iscritti democratici.
La raccolta delle firme - Regole ancora in lavorazione, ma che in buona sostanza consisteranno appunto in un certo numero di firme da raccogliere tra i delegati della stessa assemblea (per le primarie a sindaco serve un terzo delle firme dell'assemblea comunale). Peraltro, come ha chiarito Migliavacca, si stabilirà poi "insieme alla coalizione" le regole per le primarie: se fare o meno un albo, se votare in uno o due turni, e via dicendo.
Il dilemma della legge elettorale - Il fatto è che da qui alle primarie si chiarirà anche la partita della legge elettorale: Bersani ha assicurato che le primarie si farebbero anche con un sistema proporzionale, ma sono in molti - da Prodi a Veltroni - ad avergli già fatto notare che avrebbe poco senso. Anche oggi Parisi e Fioroni riprendono questa tesi. Lo smarcamento di Vendola, allora, potrebbe anche essere letto in quest'ottica: se davvero Udc, Pdl e magari lo stesso Idv cominciassero a votare una legge proporzionale con premio al primo partito e non alla coalizione, l'alleanza con Sel rischierebbe davvero di saltare.
Se non ci fosse nemmeno un vincolo di coalizione, il leader di Sel potrebbe cambiare strategia e scegliere di correre da solo, a meno che non si riuscisse a mettere insieme un improbabile “listone” Pd-Sel. E nel partito tanti tornerebbero a dire quello che dice oggi Parisi: "Fare primarie a candidato premier quando poi non si indicherà nessun premier e anzi proprio mentre si lavora perché dal voto non esca alcun premier è paradossale". (Fonte: Tiscali.it).

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