Bindi: "Sulle regole nessuna trattativa. Scelte a tutela del voto di tutti" - Renzi sbaglia a non venire all'Assemblea democratica. Essere presente sarebbe un gesto di rispetto nei confronti dei 948 delegati che ci saranno.
(Intervista a Rosy Bindi di Maria Zegarelli . l'Unità)
Misura le parole la presidente del Pd, Rosy Bindi. Perché arrivare a questa Assemblea di oggi, quella deputata a cambiare la norma che permetterà a Matteo Renzi di correre alle primarie, non è stato facile. Solo qualche giorno fa sembrava che stesse saltando il partito stesso e non soltanto il tentativo di arrivare a regole condivise.
Bindi, alla fine si è arrivati a un accordo?
«Il punto di mediazione sono i documenti che avevamo già predisposto, non c'è stato alcun cambiamento rispetto a quanto già ampiamente illustrato. Nessuna trattativa, nessun cedimento: le regole sono a tutela del voto di ciascuno, non certo per chiudere la partecipazione ma per renderla trasparente. Sono le regole che normalmente si applicano in tutte le primarie».
È vero che lei avrebbe voluto non i 10% ma il 30% di firme dei delegati per potersi presentare alle primarie?
«No, io ho semplicemente parlato di un numero ragionevole e rigoroso, che non ridicolizzasse la partecipazione. Il 10% dell'Assemblea mi sembra ragionevole e rigoroso».
Dal team di Renzi accusano il segretario di essere in qualche modo condizionato dai diktat dei big che non vogliono essere messi da parte.
«A me sembra ci sia stata una grande unità da parte del gruppo dirigente, segretario compreso, per individuare le regole che non sono contro "qualcuno" ma a garanzia di uno strumento democratico come le primarie. La pubblicità dell'Albo e il doppio turno, la possibilità di iscriversi da 21 giorni prima per poter votare ai gazebo sono regole di buon senso e non per chiudere. Funziona così anche in altri Paesi dove si fanno le primarie».
Presidente, ma chiedere agli elettori di andare prima a registrarsi può essere un disincentivo.
«Questo è un modo per agevolare e rendere più spedite le operazioni di voto. D'altra parte noi stiamo parlando dell'elezione del candidato premier del centrosinistra, non è un gioco. Per questo chiederemo al popolo delle primarie non soltanto la registrazione ma anche di sottoscrivere un Manifesto di adesione al centrosinistra».
Con un twitter Renzi dice che di fronte alle regole che avete stabilito è meglio farsi una risata...
«Mi dispiace molto che dica queste cose perché le regole sono una cosa seria. Veniamo da un periodo nel quale sono spesso state ignorate e calpestate in questo Paese. Non nasce futuro in Italia se non attraverso il rispetto delle regole. Le primarie annullate a Napoli hanno di fatto annullato il voto di migliaia di veri democratici».
Nel Pd c'è malumore anche per la decisione del sindaco di Firenze di non prendere parte all'Assemblea. Secondo lei sarebbe dovuto venire?
«Renzi fa parte dell'Assemblea in quanto membro della direzione nazionale. Non ha diritto di voto ma potrebbe partecipare ad uno dei momenti più alti della vita del partito. Penso che commetta un errore perché dimostra estraneità da quel corpo associativo che domani si riunisce per consentire soprattutto a lui di candidarsi alle primarie. Venire all'Assemblea sarebbe stato un gesto di rispetto nei confronti dei 948 delegati che ci saranno. Non vorrei che fosse un'ennesima sfida e la presa dei distanza nei confronti del partito al quale appartiene».
Eppure sulla la rete i commenti ironici nono si contano. Secondo alcuni al Nazareno hanno paura di Renzi.
«Mi chiedo a chi fanno paura le regole? I renziani le temono? Noi riteniamo che senza regole non c'è trasparenza e tutela del voto di ogni singolo elettore».
Veltroni l'altro giorno ha detto che teme per la tenuta del Pd. Non è che lo strumento che lo doveva rafforzare e aprire ad una base più ampia lo sta uccidendo?
«Partecipo a queste primarie con l'intento di scegliere la persona più adatta a governare il Paese ma anche con l'obiettivo di rafforzare il partito e tenerlo unito. Solo un Pd forte sarà in grado di assicurare una svolta al Paese».
Ma ammetterà che ultimamente è tornata la parola "scissione"?
«E allora adesso più che mai bisogna lavorare per unire e uscire più forti da questa prova. Le regole sono state stabilite anche per questo».
L'Assemblea dovrà dare mandato al segretario di lavorare alla coalizione e tutti i candidati dovranno sottoscrivere un documento di coalizione. Ma questo come si concilia con il fatto che Renzi ha detto che su programma e alleanze vuole avere le mani libere?
«Per partecipare a queste primarie dovrà sottoscrivere il documento comune a tutti i candidati. Quindi non potrà dire che se vince decide lui alleanza e programma».
...già, come si concilia? forse si concilia allo stesso modo in cui si concilia il fatto che Renzi, in carica come Sindaco eletto col supporto leale del PD sta dai tempi della Leopolda tentando l'OPA sul PD, ma vuole farli coi capitali della destra?
Oppure ci concilia come si concilia il fatto che "le regole non si cambiano a partita iniziata", ma a partita iniziata vuole cambiare la regola per la quale queste primarie (art. 22 dello Statuto) sarebbero insensate e vietate?
Oppure l'amore di Renzi per le regole è quello che gli consente di abbandonare una città disastrata per tre mesi, per fare il turista col camper?
Reniz (ma soprattutto i renzini che girano su questo blog, ci userebbero la cortesia di darci una loro interpretazione tecnico-etica di questi avvenimenti? In particolare, ci darebbero il loro illuminato parere sull'ultima domanda posta dall'intervistatrice dell'Unità? Grazie. Tafanus

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