Pochè fra poco avrò la casa invasa da parenti e amici, e non so se potrò vedere spesso cosa succede sul blog, approfitto di un momento di calma relativa per augurare a tutti gli amici vecchi e nuovi un sereno 2013.
Antonio
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Pochè fra poco avrò la casa invasa da parenti e amici, e non so se potrò vedere spesso cosa succede sul blog, approfitto di un momento di calma relativa per augurare a tutti gli amici vecchi e nuovi un sereno 2013.
Antonio
Scritto il 31 dicembre 2012 alle 17:51 | Permalink | Commenti (21)
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Titolo originale: Moonrise Kindoom (Una fuga d'amore)
Regia: Wes Anderson
Principali interpreti: Bruce Willis, Eward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton, Jaret Gilman, Kara Hayward – 94 min. USA 2012.
Due diverse case, in una semisconosciuta isoletta del New England, all’inizio del film: una casa a più livelli, che ripresa dall’esterno consente un’occhiata agli ambienti dei singoli ripiani (ricordandoci quella de I Tenenbaum, uno dei primi film di Anderson); una casa sopra un albero ai margini del vasto campo per boy scouts, presso il limitare di un bosco. Suzy, la figlia dodicenne della strana famiglia Bishop condivide con i fratellini il piano intermedio della prima casa, mentre la madre, al piano più basso, comunica con i figli e col marito, all’ultimo piano, attraverso un megafono, per lo più impartendo ordini insensati.
Nel campo dei boy scouts, invece, vive Sam, dentro una tenda attrezzata, in mezzo ad altre che ospitano ragazzi come lui, anche se la sua personale storia è più triste: orfano, ora adottato da una coppia che male lo sopporta, dovrebbe passare nel campo un po’ di vacanza, trovandosi alle prese con l’insensatezza strampalata degli ordini minuziosi di Ward, il capo scout. Suzy e Sam, però, vedono con molto distacco gli adulti bizzarri che hanno intorno: aspettano che arrivi il momento di fuggire da loro, secondo un piano che da un anno andavano organizzando e che non avrebbe potuto fallire. I due si erano, infatti, conosciuti e innamorati un anno prima, in seguito all’irruzione di Sam dietro le quinte di uno spettacolo teatrale in cui Suzy, vestita da corvo, si accingeva a recitare.
Fu per entrambi un colpo di fulmine immediato, cui seguirono lo scambio epistolare segreto e l’appuntamento per l’anno successivo. Eccoli qui, ora, dunque, nel luogo convenuto, a dare il via alla prima delle loro fughe d’amore, per imparare a vivere lontani dai grandi, organizzandosi con un gattino e l’inseparabile binocolo di lei, col quale esplorare i vasti orizzonti del mondo ancora tutto da scoprire. Saranno cercati e ripresi facilmente e, come nel gioco dell’oca dei fratellini di Suzy, dovranno tornare al punto di partenza; ci riproveranno e saranno nuovamente riacciuffati. Nel frattempo, però, avranno a poco a poco scoperto se stessi, la loro forza e i loro limiti; si saranno scambiati un primo vero bacio amoroso, avranno preso coscienza per la prima volta della sessualità, cercando di costruire un’identità adulta attraverso la ricomposizione di quei frammenti di conoscenza che erano arrivati a loro nell’età infantile e che, ora, troveranno una giusta collocazione in un quadro più complesso, come avviene, per analogia, con la musica di Purcell, di cui i piccoli di casa Bishop ascoltano le brevi sequenze separate, secondo le indicazioni didattiche di Britten, per apprezzarne infine l’insieme. Il viaggio di formazione dei due teneri innamorati costituisce un banco di prova anche per molti altri, dai compagni scout di Sam, dapprima ostili, poi più attenti nel giudicarlo, a Ward, che dopo la lettura dei diari della coppia si intenerisce e contribuisce, insieme al poliziotto Sharp, alla provvisoria e positiva conclusione della loro avventura.
Chi ha amato e apprezzato i precedenti film di Anderson, oltre a I Tenenbaum anche Il treno per il Darjeeling, avrà riconosciuto in quest’ultima pellicola la sua inconfondibile impronta, per l’attenta esplorazione dei percorsi non semplici e spesso dolorosi attraverso i quali si diventa adulti e per la poesia, che attraverso un mondo di immagini fantastico, quasi onirico, esprime i turbamenti e le speranze dei giovani adolescenti che vorrebbero rifare il mondo. Cast eccezionale per la qualità della interpretazione di tutti gli attori.
Angela Laugier
Scritto il 31 dicembre 2012 alle 07:59 nella Angela Laugier, Cinema | Permalink | Commenti (0)
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Scritto il 30 dicembre 2012 alle 23:47 | Permalink | Commenti (6)
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Scritto il 30 dicembre 2012 alle 23:38 | Permalink | Commenti (5)
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[...] Rosy Bindi ha superato lo scoglio delle primarie in
provincia di Reggio Calabria [...] Battuta d'arresto invece per il renziano Giorgio Gori a Bergamo (video).
Non ce l'ha fatta a vincere le primarie per la scelta dei parlamentari
del Pd. Nella circoscrizione di Bergamo, infatti, dove si era
candidato, è arrivato solo quarto, con il 12 per cento delle preferenze
(prima Elena Carnevali, capogruppo del Pd in Comune con il 31,18% dei
voti. Secondo si è classificato il deputato Giovanni Sanga con il
20,47%). Alla fine, con un tweet,
ha ringraziato chi lo ha sostenuto.
Qualche ora più tardi, però, l'ex spin doctor del sindaco di Firenze ha fatto un'analisi più critica: "Con la sfida di Matteo il Pd era riuscito ad avvicinare a sé un'ampia fetta di elettorato 'nuovo' che oggi, dopo quella sconfitta, complice anche il silenzio del sindaco di Firenze, ha in gran parte messo da parte l'idea di votare il nostro partito. Lo considera 'irriformabile' e volge lo sguardo altrove". E rincara la dose: "E' un grave problema per il Pd, a mio avviso, di cui i più non paiono avvertiti. Non se ne vanno solo Ichino e Adinolfi, rischiamo che se ne vadano parecchi elettori". A sorpresa, infine, Massimo Mucchetti, vicedirettore del Corriere della Sera ha accettato la proposta di Bersani di candidarsi nelle liste del Pd [...] (fonte: Repubblica)
Questa tornata "primariale" ed elettorale rischia di trasformarsi per una Caporetto, per gli antibersaniani di tutte le sfumature. Segnali e fortune insperate. Giorgio Gori, il Grande Comunicatore, che arriva quarto a Bergamo, e se la prende col suo (ex) idolo Matteo Renzi; le botte di culo delle dipartite prima di Pietro Ichino, e adesso anche dell'esperto giocatore di poker Mario Adinolfi; ancora qualche botta di culo, e ci liberiamo anche di Fioroni & di Gentiloni, e forse di altri oni.
Intanto in Lombardia Albertini non molla, e da una mano al PD. Per le politiche Maroni non molla, si potrebbe arrivare alla rottura Lega-PdL (o ciò che ne rimane), e questo potrebbe consegnare con certezza anche sia la Regione Lombardia che il Senato al centro-sinistra. A questo punto tutti i sogni montian-casiniani di condizionare scelte e decisioni del PD grazie ad una doppia maggioranza, andrebbero a farsi fottere. Nel frattempo il partito di Monti - qualunque cosa sia - sta rimanendo solo con personaggi che caratterizzano il montismo come un "rassemblement" destrorso, a forte componente clericale, inzeppata di cascami della vecchia politica. Il "nuovo che avanza" da quelle parti latita.
Forse esagero in ottimismo, ma ho idea che fra due mesi, dopo aver combattuto (e perso) una assurda battaglia politica che non avrebbe dovuto neanche iniziare, da senatore a vita e uomo in teoria super partes, Monti non solo non sarà più candidabile - per decenza - al Quirinale, ma fornirebbe una prova inequivocabile di cattivo gusto istituzionale persino a mantenere il seggio di senatore a vita.
Nel frattempo il "partito di Monti" - prima che si capisca cosa sia - ha già iniziato a perdere "pezzi pregiati" (Passera, la Cancellieri...), e sta già sorgendo qualche attrito con Casini sulla pretesa di Monti di scegliere anche i candidati in quota UDC.
E adesso Monti sta portando avanti, con estrema nonchalance, un'altra botta di cattivo gusto: sta impiegando Bondi (in carica come commissario ad acta per la spending rewiew, quindi uomo del governo tecnico di larghe intese), come suo impiegato addetto a vagliare le candidature di non si è capito bene quale lista. Di Rutelli - per quello che vale - non si è capito che maglietta porti. Montezemolo vale il 3%; Oscar Giannino sembra sparito nel nulla. Alla fine, Monti rischia di restare con Bonanni e Della Vedova. Ma potrebbe sempre candidare Martone e la Fornero. Ad minora! Tafanus
Scritto il 30 dicembre 2012 alle 22:24 nella Bersani, Monti, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 30 dicembre 2012 alle 21:21 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (7)
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Poichè in questi giorni la leggenda metropolitana che Monti e Bersani abbiano una agenda IDENTICA o quasi, e molti commentatori, sia sul Tafanus che su Facebook hanno sposato questa tesi - evidentemente senza aver letto né l'Agenda Monti, né il Documento Programmatico del PD, ho lavorato tre ore per riordinare quest'ultimo in formato word, e metterlo online, a questo indirizzo, che si trova anche sulla colonna laterale del blog nel gruppo FILES UTILI:
Documento Programmatico del PD
Da ora in poi, poichè discutere con chiunque di cose che la ggente non si preoccupa di verificare prima di aprire discussioni da tre di notte, solo perchè ha letto che Scalfari ha scritto che uno gli ha detto di aver sentito, non discuterò di queste due agende-fotocopia con NESSUNO che non si sia preoccupato di verificare di persona le similitudini fra le 25 pagine scritte larghe di Monti, e le 111 pagine scritte strette del PD. Per la cronaca (scusate la pignoleria), l'Agenda Monti è costituita da 8.540 parole, il programma del PD è costituito da 77.171 parole.
Ora (problema della vasca da bagno) se le due "agende sono una la fotocopia dell'altra", vuol dire che il Documento del PD ha fotocopiato esattamente 9,04 volte l'agenda di Monti. Ad occhio, non è già evidente così che si tratta di una pura scemenza? E che resta una scemenza anche se la riprende Scalfari, Dante Alighieri o Domineddio?
Ad abundantiam, vorrei far notare che il documento programmatico del PD dedica interi capitoli a temi neanche NOMINATI da Monti. Ma se qualcuno vuole insistere su questa scemenza, prima confronti i due documenti, poi ne parliamo. Grazie
Tafanus
Scritto il 30 dicembre 2012 alle 19:43 nella Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (4)
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E' morta Rita Levi Montalcini. Premio Nobel e senatore a vita, aveva 103 anni
Si è spenta nella sua abitazione di Roma. Nel 1986 vinse il Nobel per la medicina grazie alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa
Aveva 103 anni ed era nata a Torino. La scienziata era con alcune persone care che, accortesi del peggioramento delle sue condizioni di salute, in un primo momento hanno chiamato un'ambulanza per portarla alla vicina clinica Villa Margherita. Ma il quadro clinico è andato rapidamente peggiorando. Quando il personale del 118 è arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che costatarne il decesso.
Rita Levi Montalcini nel 1986 vinse il Premio Nobel per la medicina grazie alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa. E' stata, inoltre, la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita, dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che la scelse per i suoi meriti sociali e scientifici.
Scritto il 30 dicembre 2012 alle 16:07 | Permalink | Commenti (16)
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Il Signor Bonavegrillo, e la favoletta senza lieto fine della "politica a costo zero". Il Rag. Grillo ha iniziato la questua
Il signor Grillo ha chiesto il suo primo milione ai fedeli per finanziarsi la tournée elettorale e pagare le parcelle degli avvocati, che gli sono costate – belin – già 120 mila Euro, roba che quando lo scopre Mavalà Ghedini alza la parcella al suo cliente imbalsamato. Chissà perché un milione, poi, calcolato in base a quali preventivi o per la nostalgia del Corriere dei Piccoli? Un milione è poca cosa rispetto alle spese degli altri partiti, ma il primo passo è stato compiuto. La fiaba della politica a costo zero è già finita. Il testo completo della richiesta di palanche è sulla pagina di Facebook del comico.
(dal blog di Vittorio Zucconi) (Grazie a nonna Mana per la segnalazione)
Scritto il 30 dicembre 2012 alle 15:54 nella Grillo | Permalink | Commenti (7)
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...quando si dice la qultura...![]()
Giorgio
Manganelli una volta ha scritto che non ci sono libri innocui e non c’è
cultura che non fa male a nessuno e rende migliori. “Un grande
libro – ha scritto Manganelli – è terribile, perché la sua storia
dentro di noi non si spegnerà mai; e sarà la storia della nostra
libertà. Una biblioteca è molte, strane, inquietanti cose; è un circo,
una balera, una cerimonia, un incantesimo, una magheria, un viaggio per
la terra, un viaggio al centro della terra, un viaggio per i cieli; è
silenzio, ed è una moltitudine di voci; è sussurro ed è urlo; è favola, è
chiacchiera, è discorso delle cose ultime, è memoria, è riso, è
profezia”, ha scritto Manganelli, e m’è tornato in mente in questi
giorni per via di un libro bellissimo che ho appena riletto e di un
discorso del sindaco di Parma. Il libro bellissimo, recentemente
ristampato dal Saggiatore, è “Gnanca na busìa”, di Clelia Marchi (che in
questa nuova ristampa è intitolato “Il tuo nome sulla neve”), ed è la
storia della Marchi e di suo marito, che la Marchi, una signora nata nel
1912 a Poggio Rusco, in provincia di Mantova, ha scritto, alla morte
del marito, sul loro lenzuolo nuziale: “Io ero una bambina di fronte a
lui io avevo 14 anni e lui 25 ma io non avevo
mai pensato che quel bel ragazzo che avevo visto per la prima volta alla
macchina mi domandasse di fare la more; le ò detto se lo sa la mia
famiglia; che voi siete vecchio: mi disse ma se ti piacio, parleremo di
nascosto e quando avrai compiuto 16 anni si sposeremo; ma chi pensava à
sposarsi: veniva tutti i giorni in casa mia a lavorare con il mio papà”.
Il libro è scritto tutto così, in un italiano che è l’italiano di chi
l’italiano non lo sapeva, ed è bellissimo, ed è, tra le altre cose, un
inno a una lingua povera, fatta di niente, a un’ignoranza benedetta, che
permette alla Marchi di dir delle cose che se avesse studiato forse non
sarebbe riuscita a dire.
Invece, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, l’altro giorno, a Parma, ha fatto un discorso che ha fatto gli auguri alla città, e il discorso finiva così: “Questo è un grande desiderio che voglio esprimere alla città, e che vorrei donare, cioè, che donassimo a se stessi. Vi ringrazio della presenza, dell’attenzione e augùro a tutti, tutti voi, un felice anno nuovo, e la speranza che il 2013 possa diventare veramente l’anno di svolta, al di là di tanti numeri e di tante espressioni di futuro che si possono avere io spero veramente che la città, e la nazione intera, possa stringersi, siamo in un momento di difficoltà che ha bisogno di idee nuove, di nuovi spunti per superare un momento veramente così difficile, sono tanti tutti i giorni, eh, insomma, i gridi di speranza che vengono rivolti al comune, e penso anche alle altre istituzioni, per quanto riguarda la casa e il lavoro, speriamo che, nell’anno prossimo, si possano trovare soluzioni per alleviare le difficoltà di tutti, grazie mille a tutti, e grazie per, veramente…”
Seguivano un paio di parole coperte dagli applausi. E io, che sono di Parma, a sentire questo discorso, un po’ mi ha fatto ridere, un po’ ho avuto vergogna, e mi è tornato in mente quando, ai primi di ottobre, durante un Consiglio comunale, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, aveva detto, rivolto ai consiglieri di minoranza: “Io non ho capito se voi preferiate, plurale maiestatis, che il comune fallisca”, che anche allora, un po’ mi aveva fatto ridere, un po’ avevo avuto vergogna per lui, e poi alla fine ho pensato che la cosa che Manganelli dice per la cultura, che non c’è cultura che non fa male a nessuno e rende migliori, eh, forse vale anche per l’ignoranza.
(Paolo Nori - Il Foglio)Scritto il 30 dicembre 2012 alle 07:59 nella Grillo, Impresentabili | Permalink | Commenti (13)
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Scritto il 30 dicembre 2012 alle 00:00 | Permalink | Commenti (8)
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[...] Poi l'affondo più duro: "Caro Bersani, così non va, chi ha alle spalle
storie così importanti dovrebbe ricordarsi il valore della moralità",
dice citando le battaglie di Enrico Berlinguer e Pio La Torre per la
moralità. "Tra Violante e Dell'Utri c'è una convergenza che dovrebbe far
riflettere i dirigenti del Pd", rincara riferendosi ai giudizi sulla
candidatura di Piero Grasso nelle liste dei democratici. Accuse che non
impediscono comunque all'ex magistrato di sostenere che comunque la
porta per il Pd "rimane aperta" (quando si dice la coerenza...), così come per il movimento di Grillo.
Offerta
che il Movimento 5 Stelle declina però con durezza definendo
l'esperimento della lista Rivoluzione civile "un minestrone con tre
partiti che non hanno da soli alcuna possibilità di superare lo
sbarramento elettorale". "Ingroia ha detto che la sua porta per il
MoVimento 5 Stelle è aperta. Lo ringrazio, ma, per favore, la richiuda",
conclude Grillo sul suo blog [...]
Insomma, nella sua incommensurabile generosità, Antonio Ingroia - che per quanto ne sappiamo finora vale lo zerovirgola - apre generosamente le porte al PD (35%) e a Grillo (15%). Bersani non ha neanche risposto, Grillo invece lo ha mandato affanculo. Non è un grande risultato, per chi pensava che il Paese lo avrebbe accolto come il Messia. Antonio Ingroia: sotto la toga, niente.
Tafanus
Scritto il 29 dicembre 2012 alle 19:22 nella Bersani, Grillo, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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[...] Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch'esse finanziate dal contribuente italiano. Sulla scorta dell'esperienza maturata con il successo del Piano di azione coesione e della riprogrammazione dei fondi strutturali, occorre mettere in campo tutti gli sforzi possibili per incrementare la capacità delle amministrazioni di promuovere progetti finanziabili da parte dei Fondi strutturali dell'UE, con un obiettivo preciso: l'utilizzazione totale dei contributi disponibili.
Catalano dixit. E' meglio spendere bene i fondi
europei che non spenderli affatto e doverli restituire. Quello che Monti
dimentica di dirci è quali siano "tutti gli sforzi possibili" che ha
in mente.
[...] Continuare la stagione delle liberalizzazioni - L'anno passato ha segnato un salto di qualità negli interventi per l'apertura dei mercati e la rimozione delle barriere alla concorrenza. Le liberalizzazioni non sono state provvedimenti isolati ma parte integrante di una politica economica che ha messo al centro l'interesse dei cittadini-consumatori piuttosto che quello delle singole categorie economiche o dei produttori. Ed è stata un contributo ad accrescere l'equità, favorendo gli outsiders e i nuovi ingressi nel mercato [...]
Siamo felici di apprendere che ci sia stato "un salto di qualità" nelle liberalizzazioni. Qualcuno può aiutarci a fare l'elenco delle liberalizzazioni fatte col salto di qualità?
[...] E' necessario impegnarsi a proseguire e intensificare la politica di apertura dei mercati dei beni e dei servizi, sulla base di un adeguato processo di consultazione pubblica, nelle industrie a rete, nei servizi pubblici locali, rispettando i paletti posti dalla sentenza della Corte costituzionale, e nei servizi resi da lavoratori autonomi e liberi professionisti, nonché di rimozione dei vincoli che limitano in essi la concorrenza [...]
Quello che "è necessario fare" ormai lo sa anche la mia colf albanese. Quello che la mia colf albanese vorrebbe capire è COME il Professore intenda raggiungere questo obiettivo. Strano, per esempio, che il tutta l'Agenda (provare per credere) non ricorra mai, neanche una volta, la parola "frequenze". Evidentemente le frequenze TV non sono una priorità
[...] Nei mesi scorsi migliorare il contesto competitivo per le imprese è stato un filo rosso dell'azione del governo. Riduzione degli oneri burocratici, tribunali per le imprese, promozione di fonti di finanziamento alternative, come la possibilità di avere obbligazioni societarie o l'agevolazione fiscale per i project bonds, la defiscalizzazione per le imprese che investono (ACE), la riduzione dei ritardi di pagamento dell'amministrazione alle imprese, revisione degli incentivi alle imprese, riduzione dei costi di approvvigionamento energetico sono stati alcuni dei fronti di azione. Bisogna andare avanti [...]
Se qualcuno avvista uno di questi provvedimenti, mi faccia unn fischio. Ricordate? Creare un'azienda in un giorno al costo di un euro... mi notifichi anche casi di accorciamento dei termini di pagamento ai fornitori, e mi specifichi di quali cazze di rifuzioni dei costi energetici sta straparlando Monti
[...] Serve infine lavorare sulla produttività totale dei fattori e sul costo del lavoro per diminuire quel divario con gli altri Paesi europei che crea uno squilibrio di competitività. Bisogna quindi continuare sulla strada del decentramento della contrattazione salariale lungo il solco dell'accordo tra le parti sociali dell'ottobre scorso [...]
Su questo tema, non ci serve niente. Abbiamo già visto lo sviluppo degli amorosi sensi fra Monti e Marpionne, l'uccisione della contrattazione collettiva, e la riduzione progressiva, di fatto, del reddito spendibile, per i lavoratori a reddito fisso italiano, al penultimo posto in Europa. Manca ancora un passo: è una vergogna che in Grecia guadagnino ancora meno di noi. Dobbiamo superarla, la Grecia, ed aspirare all'ultimo posto assoluto.
[...] dobbiamo favorire la nascita di nuove imprese nei settori che sono portatori di crescita. Il governo ha per la prima volta introdotto un regime per le start up. Sulla base di un attento monitoraggio dei risultati, si potrà pensare a sostenere ulteriormente le piccole imprese innovative, anche aiutando l'emergere di un vero mercato dei capitali di rischio, in particolare seed capital, che aiuti i giovani nella primissima fase di avvio della loro impresa [...]
Questa devo averla già sentita... Professore, troviamo qualcosa di nuovo?
[...] Nel complesso, negli ultimi dieci anni l'Italia ha perso quasi il 30% della sua quota nel commercio mondali dei beni. Adesso si è iniziato a invertire la rotta [...]
Quando è successo??? TUTTI gli organismi internazionali sono passanti accanto a questa inversione di rotta senza accorgersi di nulla?
[...] La credibilità dell'Italia nel mondo aiuta le imprese ad aprirsi nuove porte. Ma per sostenere la competitività c'è anche bisogno di ridurre i costi del credito per l'export, di rendere più agili ed efficienti le strutture di promozione del commercio estero rafforzando il lavoro della nuova ICE, di migliorare la logistica e di eliminare oneri amministrativi e adempimenti farraginosi. Occorre una attenzione particolare per la proiezione internazionale delle imprese medio-piccole, che hanno bisogno di consulenza giuridico-economica adeguata e di informazioni sui nuovi mercati di sbocco. Bisogna infine sostenere gli interessi legittimi delle imprese e dei lavoratori italiani nella definizione degli accordi commerciali che l'Unione europea stringe con i Paesi terzi, promuovendo un migliore e più equo accesso ai mercati internazionali, secondo la logica di un approccio aperto ma non disarmato. [...]
Caspita! Come suona bene, Professore! Ma queste cose le sapevamo anche noi! Quello che ci aspettavamo da lei era che ci illuminasse la strada! Quello che "occorrerebbe" lo sanno cani e porci". Sul come, quando, chi, a che prezzo, con quali fonti di finanziamento, è ciò che un Professore dovrebbe spiegarci. Oppure ha bisogno di appaltare questo corno del problema ad un sub-governo tecnico?
[...] Bisogna puntare a raggiungere un livello di investimenti diretti esteri vicino alla media europea, che potrebbe portare fino a circa 50 miliardi di euro in più di investimenti l'anno [...]
Si... ma come? Il Professore ha una ricetta per ogni problema:
[...] Per far questo bisogna guardare con occhi più aperti agli investimenti diretti esteri, quando sono basati su piani industriali seri e hanno prospettive di valorizzazione industriale e occupazionale [...]
Insomma, la ricetta è semplice: per attrarre più investimenti esteri, basta guardare con occhi più aperti agli investimenti esteri... Ad averlo intuito prima! Avremmo tenuto tutti gli occhi spalancati come quello di Mara Carfagna, fissando con aria di sfida gli investimenti esteri!
Con questa catalanata, vi do appuntamento alla prossima puntata. Tafanus
(Fine 2° puntata - Continua)Scritto il 29 dicembre 2012 alle 19:03 nella Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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Grande stile, Antonio Ingroia... Prima aveva attaccato la Corte Costituzionale perchè sul conflitto di attribuzioni Quirinale-Procura "aveva emesso una sentenza politica". Adesso attacca Pietro Grasso, perchè "era stato scelto da Berlusconi come Procuratore Nazionale Antimafia". Intanto noi prendiamo atto che Pietro Grasso si candida col PD e non col PdL (o ciò che ne resta) di Berlusconi. E prendiamo atto del fatto che contestualmente all'ingresso in politica ha presentato le dimissioni irrevocabili dalla Magistratura.
Problema di stile, caro Ingroia... Sarà per quello che Grasso è diventato cardinale, e lei è rimasto sacrestano? Tafanus
ROMA - Antonio Ingroia scioglie la riserva e annuncia il suo ingresso in politica con la candidatura a premier della neonata lista "Io ci sto". La sua investitura è un lungo e duro attacco al Pd e al Procuratore nazionale antimafia che proprio ieri ha ufficializzato la sua presenza alle prossime elezioni con i democratici. Grasso, accusa il magistrato palermitano, divenne Procuratore nazionale antimafia "scelto da Berlusconi in virtù di una legge con cui venne escluso Giancarlo Caselli, 'colpevolè di aver fatto processi sui rapporti tra mafia e politica".
Antonio Ingroia e Pietro Grasso
"Da magistrato -
dice Ingroia - non avrei mai creduto di dovermi ritrovare qui per
continuare la mia battaglia per la giustizia e la legalità in un ruolo
diverso". "Quando giurai la mia fedeltà alla Costituzione pensavo di
doverla servire solo nelle aule di giustizia. Ma non siamo in un paese
normale e in una situazione normale - prosegue il magistrato palermitano
- Siamo in una emergenza democratica. E allora, come ho detto, io ci
sto. E' venuto il momento della responsabilità politica. Alla società
civile e alla buona politica dico 'graziè perche hanno fatto un passo
avanti". "Questa è la nostra rivoluzione, noi vogliamo la partecipazione
dei cittadini. Antonio Ingroia non si propone come salvatore della
patria, ma di essere solo un esempio come tanti cittadini che si mettono
in gioco, assumendo rischi", dice ancora.
Nell'autoinvestitura di Ingroia non mancano gli spunti
polemici, innanzitutto nei confronti del Pd, colpevole di aver
"smarrito la sua coerenza". "A Bersani, che ho definito persona seria e
credibile - aggiunge l'ex pm di Palermo - dico di uscire dalle
contraddizioni in cui la sua linea politica si è impantanata". Al
segretario del Partito democratico, ricorda Ingroia, "ho fatto un
appello" e "lui ha risposto in modo un po' stravagante, dicendo che non
risponde ad appelli pubblici, ma mi auguro che Bersani sappia che
l'avevo cercato personalmente, ma non ho ricevuto risposta, me ne farò
una ragione. Evidentemente si sente un po' il padre eterno, Falcone e
Borsellino quando li cercavo rispondevano subito".
Poi l'affondo
più duro: "Caro Bersani, così non va, chi ha alle spalle storie così
importanti dovrebbe ricordarsi il valore della moralità", dice citando
le battaglie di Enrico Berlinguer e Pio La Torre per la moralità. "Tra
Violante e Dell'Utri c'è una convergenza che dovrebbe far riflettere i
dirigenti del Pd", rincara riferendosi ai giudizi sulla candidatura di
Piero Grasso nelle liste dei democratici. Accuse che non impediscono
comunque all'ex magistrato di sostenere che comunque la porta per il Pd
"rimane aperta".
Per quanto riguarda il mio giudizio sui comportamenti di Antonio Ingroia, rinvio a quanto ho già scritto in più riprese: peggio del peggior Di Pietro. Le sue espressioni su Bersani, ma soprattutto du Pietro Grasso, lo qualificano per quello che è: un livoroso populista, che si è visto sottrarre il piedistallo da sotto il culo da un magistrato che nei decenni si è guadagnato la stima di tutti. Tranne che di Ingroia, evidentemente...
Scritto il 29 dicembre 2012 alle 12:15 nella Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (34)
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Scritto il 29 dicembre 2012 alle 00:14 nella Off Topics | Permalink | Commenti (3)
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LO SPETTATORE - «Se la situazione lo richiederà ancora, immagino che i partiti saranno anche disposti a mettere a frutto l'acquisita capacità di dialogo per pensare a grandi coalizioni. Sarà bello guardare tutto questo dal di fuori» (Mario Monti intervistato da "La Stampa", 3 aprile).
SEMPRE ESCLUSO - «Ho sempre escluso ed escludo anche oggi di considerare un'esperienza di governo che vada oltre la scadenza naturale del governo che ho l'onore di presiedere. Dopo le elezioni, resterò membro del Parlamento come senatore a vita» (Mario Monti, 10 luglio).
MAI E POI MAI - «D.: Nel caso che dopo le prossime elezioni, Parlamento e partiti le chiedessero di rimanere o comunque di continuare ad avere responsabilità di governo, pensa che potrebbe rivedere la sua decisione di un ritorno alla vita privata?». R.: «Mi rifiuto di pensare che un grande paese democratico come l'Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla. Quindi la sua domanda credo e spero non sarà rilevante» (Mario Monti intervistato dal settimanale "Tempi», 19 agosto).
IRRICEVIBILE - «Quelli per un Monti-bis sono appelli simpatici, ma non ricevibili. Sicuramente non mi pongo e credo che nessun altro seriamente si ponga questa eventualità. Per me le vacanze arriveranno abbastanza presto» (Mario Monti, 7 settembre).
INIMMAGINABILE - «Manca ancora tanto per finire il Monti primo, non penso proprio al bis. Il mio orizzonte finisce ad aprile 2013, non c'è alcun dubbio» (Mario Monti, 8 settembre).
IMPENSABILE - «È impensabile che in un grande Paese democratico come l'Italia non si possa eleggere un leader in grado di guidare il governo. L'esperienza del governo tecnico è sicuramente episodica, transeunte e limitata nel tempo» (Mario Monti, 9 settembre).
INCANDIDABILE - «Non correrò alle elezioni, del resto non ne avrei bisogno visto che il capo dello Stato mi ha nominato senatore a vita» (Mario Monti, 25 settembre).
IL LASCITO - «Lasceremo il governo ad altri nei prossimi mesi e spero di lasciare un Paese meno rassegnato e più rasserenato» (Mario Monti, 1° ottobre).
POCHI E BIPARTISAN - «Mi auguro che le eventuali candidature di miei ministri alle prossime elezioni siano limitate nel numero e distribuite politicamente» (Mario Monti, 5 novembre).
NON OGGI -
«Nessuno mi domanda impegni oggi, e oggi non ne do» (Mario Monti, 17 novembre).
NON PUÒ - «Monti è senatore a vita: non si può candidare al Parlamento o partecipare alla campagna elettorale, perché è già parlamentare e questo non è un particolare da poco, anche se qualche vota lo si dimentica» (Giorgio Napolitano, 21 novembre).
MINISTRO GRANTURISMO - «Non diventerò mai un politico di professione. Più volte in questi anni ho rifiutato ruoli e candidature. Quando finirò di fare il ministro con Monti, vorrei spendermi per il rapporto tra il Nord e il Sud del mondo e per promuovere il dialogo. Perciò immagino i prossimi anni fatti d'incontri, studi, viaggi ed esperienze tra l'Europa, il Mediterraneo e l'Africa» (Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione, Panorama, 21 marzo).
Se lo incontra, ci saluti tanto Veltroni....
Scritto il 28 dicembre 2012 alle 18:16 nella Berlusconi, Monti, Napolitano | Permalink | Commenti (3)
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Tre milioni di euro al mese, 100mila al giorno: questi gli alimenti che spettano a Veronica Lario secondo la sentenza del Tribunale di Milano depositata a Natale. Lei lascia a Silvio la villa di Macherio e tutte le proprietà immobiliari. Entrambi rinunciano a chiedere "l'addebito di colpa". Dopo tre anni di separazione non consensuale, cala così il sipario su un (secondo) matrimonio d'amore, scivolato negli scandali delle olgettine e nella lettera aperta in cui la moglie pretendeva pubbliche scuse del marito e lo definiva "malato". Il commento di Laura Laurenzi
...evvvai!!! Se Sirviu paga 2500 euri al mese più appartamento in comodato d'uso e "fringe benefits! varie a una ventina di troie, può ben pagare 6 miliardi di lire al mese alla madre dei suoi figli, pluricornificata ed umiliata... Forse Dio esiste... Tafanus
Scritto il 28 dicembre 2012 alle 14:13 | Permalink | Commenti (3)
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Più mi avvicino all'agenda Monti, più avverto il cattivo odore di ciò che non c'è. Ho fatto il piccolo esperimento di passare al setaccio del motore di ricerca tutto il documento alcune parole chiave:
La parola EUROPA compare 17 volte.
La voce più grande dello sfascio italiano, "EVASIONE", è trattata in sei righe, su un documento di 25 pagine.
La parola DISOCCUPAZIONE compare 2 volte
Si cercherebbero invano, viceversa, le parole MAFIA, SUD, MERIDIONE, MERIDIONALE, IMMIGRATI, IMMIGRAZIONE.
Finalmente abbiamo un aspirante premier che non rompe i coglioni alla ggente e alla chiesa con questi noiosissimi problemi. Un premier che ha già risolto, prima ancora di essere eletto, il problema meridionale, quello della mafia, e quello della evasione fiscale. Finalmente possiamo dirlo: per avere uno così, non c'era bisogno di scomodare Harward e la Bocconi. La CEPU sarebbe stata persino troppo. Tafanus
Scritto il 28 dicembre 2012 alle 09:32 nella Monti | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 28 dicembre 2012 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (2)
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La Rai promette: "Stesso spazio ad altri leader" - Dopo le tante apparizioni dei giorni scorsi, ancora un comizio di 28 minuti del Cavaliere a Unomattina. Inutile la lettera del Pd al Garante che sarà ascoltato oggiin Parlamento
Un gruppo di parlamentari del Pd ieri si è rivolto all'Autorità garante
per le telecomunicazioni, ma l'iniziativa non è bastata a fermare
Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl è tornato nuovamente in televisione
questa mattina, aggiungendo un'altra mezz'ora alla lunga lista di
presenze sul piccolo schermo messa insieme nell'ultima settimana. Stavolta è stato il turno di Unomattina, dove l'ex premier è stato ospite esattamente per 28 minuti.
Scritto il 28 dicembre 2012 alle 07:59 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (4)
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Come avevamo promesso, usiamo all'Agenda Monti lo stesso trattamento che abbiamo riservato al non-programma di Grillo, e a quello di Renzi. Non vediamo perchè avremmo dovuto avere un approccio diverso. Anzi... abbiamo adottato un metro di giudizio più severo, perchè da un professore/rettore della Bocconi ci aspettiamo una maggior professionalità, rispetto a quella dei cazzari citati prima. In nero passi scelti dell'Agenda, in seppia i nostri commenti. Tafanus
[...] L'Italia a testa alta nel mondo Occorre maggiore attenzione alle relazioni con i Paesi in via di sviluppo improntandole alla difesa della pace e alla solidarietà, allo sradicamento della povertà e della insicurezza alimentare. Per ovviare a risorse forzatamente limitate, va rafforzato il coordinamento delle politiche di cooperazione, mettendo a coerenza l'intero sistema di cooperazione italiano (pubblico, privati, territori e società civile) [...]
...forse è per quello che abbiamo continuato ad essere inadempienti, anche sotto il governo Monti, coniferimento ai nostri impegni di aiuti ai paesi del terzo mondo...
La crescita non nasce dal debito pubblico. Finanze pubbliche sane, a tutti i livelli. Si possono anche criticare obblighi europei, ed anche il governo le ha criticate, per certi aspetti, ma bisogna ricordare che esse sono oggi il test della credibilità della politica fiscale seguita dagli Stati che devono rientrare da un debito eccessivo. Bisogna rovesciare la prospettiva e prendere il quadro europeo come lo stimolo a cercare la crescita dove essa è veramente, nelle innovazioni, nella maggiore produttività, nella eliminazione di sprechi. La crescita si può costruire solo su finanze pubbliche sane. Per questo il Paese dovrà continuare l'impegno per il risanamento dei conti pubblici in coerenza con gli obblighi europei in materia di disciplina delle finanze pubbliche, ed in particolare:
-a) attuare in modo rigoroso a partire dal 2013 il principio (di cui al nuovo articolo 81 della nostra Costituzione) del pareggio di bilancio strutturale, cioè al netto degli effetti del ciclo economico sul bilancio stesso;
-b) ridurre lo stock del debito pubblico a un ritmo sostenuto e sufficiente in relazione agli obiettivi concordati (tenuto conto del fatto che, realizzato il pareggio di bilancio e in presenza di un tasso anche modesto di crescita, l'obiettivo di riduzione dello stock del debito sarebbe già automaticamente rispettato);
-c) ridurre a partire dal 2015, lo stock del debito pubblico in misura pari a un ventesimo ogni anno, fino al raggiungimento dell'obiettivo del 60% del prodotto interno lordo;
-d) proseguire le operazioni di valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico, in funzione della riduzione dello stock del debito pubblico (ogni provento deve essere integralmente destinato a questo scopo).
Peccato che:
-a) sul pareggio di bilancio nel 2013 non ci crede più nessuno;
-b) lo stock del debito pubblico è cresciuto megli ultimi dodici mesi sforando i 2.000 miliardi di euro, e toccando il 126% del PIL;
-c) la riduzione del debito pubblico secondo i parametri del fiscal-compact riporterebbe l'Italia allo stato della pastorizia e dell'agricoltura;
-d) sulla dismissione/valorizzazione del patrimonio pubblico, non si può "proseguire" qualcosa che non è mai iniziata. O no?
Riduzione e riequilibrio dei carichi fiscali - L'aggiustamento fiscale compiuto quest'anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani ha impresso una svolta. Con l'avanzo primario raggiunto, il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile. (...ci siamo... meno tasse per tutti...)
Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa. Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio. Servono meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità nella distribuzione del peso dell'aggiustamento. Bisogna inoltre realizzare un nuovo Patto tra fisco e contribuenti per un fisco più semplice, più equo e più orientato alla crescita. Seguendo l'impostazione tracciata dalla legge delega in materia fiscale, il cui esame non è stato completato dal Parlamento, occorre riformare il sistema tributario.
TRADUZIONE: quest'anno i sacrifici dei meno abbienti hanno "impresso una svolta"; il debito è sul sentiero di una riduzione costante? Sbagliato. Lo sarà se e quando l'avanzo primario supererà il costo del servizio del debito pubblico. Per ora ne siamo ben lontani. La riduzione delle tasse? nella prossima legislatura ci si impegnerà a ridurle. Dal prossimo anno? No, se e quando le condizioni lo consentiranno. Cioè aria fritta impacchettata. La patrimoniale? si farò. forse, ma solo se ci sarenno "meccanismi di misurazione della ricchezza" (quali?) e sempre che i provvedimenti non dispiacciano ai ceti più abbienti, per non causare la fuga di capitali. Una ragione passpartout sempreverde.
Eliminare gli sprechi, valorizzare gli investimenti produttivi. La spending review lanciata quest'anno ha permesso risparmiare 12 miliardi e ulteriori risparmi saranno conseguiti nel 2013, quando le misure entreranno pienamente a regime. Sono state ridotte le retribuzioni dei manager pubblici e benefit costosi, come le auto blu. L'azione di riduzione dei costi è però solo all'inizio. Cambiamenti strutturali nella spesa, come la riduzione e il taglio di enti e organismi pubblici, richiedono tempo e un approccio sistematico e continuativo. Deve proseguire l'azione di riduzione e riqualificazione della spesa corrente, salvaguardando tuttavia la spesa per investimenti produttivi per le infrastrutture, la ricerca e l'istruzione, motori della crescita. Riqualificare la spesa pubblica significa domandarsi sistematicamente se le voci di bilancio, indipendentemente dalla loro anzianità di iscrizione nei bilanci, hanno ancora senso e sono congrue ai risultati da raggiungere, valutando la loro efficienza ed efficacia. La spending review deve diventare un metodo ordinario per la gestione corretta ed efficiente delle amministrazioni pubbliche, prima fra tutte quella statale.
TRADUZIONE: Abbiamo ridotto le prebende ai managers pubblici. A quanti? di quanto? Non è dato sapere. Abbiamo tagliato le auto blu (questo è un "evergreen): a quanti? quanto abbiamo risparmiato? Deve proseguire la riduzione e la riqualificazione della spesa pubblica (quando è cominciata? in cosa è consistita?) Entro i primi 100 giorni di attività del nuovo governo dovrà essere lanciata una consultazione per identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta [...] Caspita... qui sembra addirittura si essere con Berlusconi e Renzi messi assieme: due volte il numero magico: CENTO! Qui siamo al record mondiale! Centro procedure eliminate o cambiate in cento giorni. Feriali o sette giorni su sette? Qui si rischia di eguagliare il record di Calderoli, il "Ministro per la Semplificiottificazione", che è riuscito a bruciare 370.000 leggi delle 60.000 esistenti! Vada avanti così, Monti, che va bene...
(Fine 1° puntata - Continua)
Scritto il 27 dicembre 2012 alle 21:46 nella Monti | Permalink | Commenti (1)
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Inizia, con questa premessa, l'analisi all'Agenda di Mario Monti. Procederò per eccezioni, perché non voglio e non posso commentare riga per riga 25 pagine di "agenda". Quindi commenterò le cose che mi hanno colpito per la loro genericità da aria fritta, per il fatto di aver fatto parte del programma del governo emergenziale già 13 mesi fa (e che non sono state mai risolte, e spesso neanche affrontate), per il fatto di non indicare costi, coperture, effetti, tempi, strumenti. Se mi imbatterò in aspetti condivisibili, non mancherò di citarli.
Ad una prima scorsa, l'Agenda mi sembra molto più prossima, come stile, all'aria fritta delle "Cento Idee" di Renzi & Gori, che non a un documento come avrebbe potuto scriverlo Tito Boeri de lavoce.info. Un'altra premessa è necessaria: Monti parla e agisce come fosse un salvatore della Patria. Per tutto l'anno ha intravisto "lucine in fondo al tunnel" non avvistate da nessun organismo internazionale, e nemmeno dalla Banca d'Italia. Ancor meno dal numero crescente di poveri, disoccupati, sottoccupati. Monti straparla (o meglio, stra-allude) al suo personale prestigio in Europa. Vero. E' popolarissimo fra i membri del PPE, meno fra quelli del PSE.
Il suo prestigio non è valso ad attenuare di uno zerovirgola gli impegni non mantenibili assunti dallo statista di Arcore, che ora ne rinnega le conseguenze. In primis, pareggio di bilancio nel 2013, e fiscal compact. Vogliamo parlarne?
Nell'anno di Monti la distanza dal pareggio di bilancio è aumentata. Lo so, non è colpa di Monti, ma è colpa di Monti il non aver usato del suo asserito prestigio; non essere andato in Europa, a sbattere i pugni sul tavolo, e a dire che quel patto era inosservabile. Un patto leonino, che è servito solo ad accrescere la distanza fra tassi tedeschi e tassi italiani, e a salvare le banche tedesche coi soldi e il sangue dei pigs countries.
Ancor più grave la situazione per quanto concerne il fiscal-compact, quel patto cretino che imporrebbe, in una fase di acutissima recessione, di ridurre in vent'anni il rapporto debito-pil di un ventesimo fra valori attuali e 60% del PIL. Nel caso italiano, quando Monti ha iniziato a salvare la Patria, il debito italiano era al 120%, e ci sarebbero stati 20 anni per portarlo al 60%, riducendolo di 3,0 punti di PIL all'anno, cioè di 48 miliardi all'anno cioè di 95.000 miliardi all'anno per una generazione. Una follia da manicomio.
Alla fine della cura dei tecnici, siamo al 126%, e con un anno in meno a disposizione, e con un PIL calato ancora di un paio di punti. A spanne, adesso dovremmo ridurre il debito dal 126% del PIL al 60% in 19 anni, visto che un anno è già trascorso. Fatti i conti? Stiamo parlando di 3,5 punti di pil all'anno da trovare, cioè non più gli impossibili 48 miliardi dell'anno scorso, ma circa 55 miliardi. E la cosa peggiorerà ancora nei prossimi anni. Il prestigio da professore bocconiano non è bastato a Monti a spiegare alla Merkel & C. che il fiscal-compact in tempi di recessione è la più colossale stronzata che mente umana potesse concepire.
Gira, in Germania, un documento riservato della DB, che prevede per l'immediato dopo-elezioni una serie micidiale di interventi fiscali, perchè la crisi comincia a mordere anche in Germania. I signori Fernandez, Rossi, Panatakis hanno finito i soldi, e non comprano più la Mercedes nuova. Solo quando la Germania capirà che se ammazzi l'asino che tira il tuo carretto, alla fine dovrai fermarti, o spingere personalmente, l'Europa potrà salvarsi. La gente consuma ciò che guadagna. In periodi di pessimismo della ragione, si tende a mettere fieno in cascina, e a spendere ancora di meno di quanto si guadagna. La crisi è un serpente che se affrontato coi sistemi europei, avallati da Monti, non può che avvitarsi. Avremmo avuto bisogno di un Roosevelt, di un Keynes, e forse ci sarebbe bastato persino un Einaudi. Abbiamo avuto un Monti, un Passera, una Fornero e un Martone.
Monti avrebbe dovuto e potuto rappresentare la prosecuzione della borgesia illuminata (alla Olivetti, per capirci), e invece lo vedo ormai molto più vicino agli interessi dei Lucchini, dei Montezemolo, delle Marcegaglia. Tutta gente abituata da generazione a cacare col culo degli altri. Inoltre, mi sembra che, travolto dalle clacques dei popolari europei, dei giornali come Il Corsera che hanno appoggiato senza se e senza ma il renzismo (e quindi - guarda caso - l'Ichinismo) Monti si sia convinto davvero di essere un Unto dal Signore. Non votate me, votate la mia Agenda. Nella cui Agenda il fischio dell'aria fritta sopravanza nettamente l'odore dell "merda, sudore e sangue" di cui è fatta la politica. Come ex Cincinnato superpartes, chiamato a salvare il paese, avrebbe avuto il dovere di "restare fuori" dalla lotta politica. E' "salito" (che presunzione!) in politica, nella maniera peggiore.
La parola più usata dai commentatori stranieri è "ambiguità". Mancano meno di due mesi al voto, e non sappiamo se sarà appoggiato da altri, se farà una propria lista, se la propria lista imbarcherà i centrini che gli fanno la ruota intorno, se i centrini si coalizzeranno in un'unica lista, o andranno in ordine sparso al massacro... Casini e la sua UDC stanno slittando rapidamente verso il <4%; Fini c'è già; Giannino è dato allo 0,6%; Rutelli lo 0,1%, ma nessuno ha capito se giochi "centrale" fascia sinistra o libero (di farsi i cazzi suoi). Montezemolo è dato intorno al 2/3%.
Lo confesso. Sono ottimista. Se correranno "ognuno per se", andranno incontro al massacro. Nessuno, tranne una eventuale lista Monti, raggiungerà il 4%. Casini, se vorrà esplicitamente il salvagente Monti (come ormai appare ineluttabile) sparirà politicamente per sempre. Se invece i centrini dovessero unirsi, scoppierà la guerra per il Comando Supremo. Chi comanderà? Casini? Montezemolo? Monti che non può mettere il nome alla testa di una coalizione con Monti candidato premier?
Al Senato, le cose andranno ancora peggio. Fatta eccezione per il Veneto - regione in cui la destra di Berlusconi e dei Patani potrebbe forse ancora farcela a "tenere", nelle altre regioni importanti l'irruzione del Montismo che "sale in campo", contrariamente a quanto ipotizzato da molti sondaggisti, porterà via pochi voti alla sinistra, e cannibalizzerà molto nel centro e nel centro-destra. E potrebbe addirittura favorire il centro-sinistra, portandolo a maggioranza anche al Senato. A quel punto, Monti, "salito" in politica, precipiterebbe fuori da qualsiasi condizione di "recovery"; niente premiership, buttata nel cesso qualsiasi possibilità di concorrere al Quirinale dopo essere stato il maggior oppositore del partito di maggioranza, nessuna utilità marginale per un eventuale centrosinistra che dovesse vincere sia alla Camera che al Senato. Tafanus
(continua)
Scritto il 27 dicembre 2012 alle 12:56 nella Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (11)
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Scritto il 27 dicembre 2012 alle 08:00 nella Off Topics | Permalink | Commenti (12)
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Scusate per il ritardo, ma ho voluto/dovuto scansionare l'Agenda Monti, che online si trova solo in un inusabile formato pdf, e tradurla in formato di testo (Word) affinchè chiunque sia interessato possa facilmente fare dei copia&incolla di tutto il documento, o di singole parti, da chiosare, spedire, postare. La trovate (scaricabile) a questo indirizzo:
Quando questo post sarà sommerso da altri, il link lo troverete sempre sulla colonna del Tafanus, nel gruppo "FILES UTILI".
La commenterò - passo per passo - come ho già fatto col programma-minchiata del Rag. Grillo, e come ho fatto - rimproveratissimo - con le "Cento Idee" di Matteo Renzi. I programmi firmati da Renzi e da Monti hanno molti punti in comune:
Insomma, chiunque l'abbia scritto, questo programma è un'accozzaglia di punti sparsi, peggio delle cento cose di Renzi.
Non manca il pistolotto sulla digitalizzazione di tutte le molecole che compongono uomini e cose nel nostro paese. Quando ho letto come si intitolava questo capitolo, mi è sceso il latte alle ginocchia. Indovinate...
Italia 2.0
Oh no!!!!!!!!!!!! Italia 2.0 non si può! Soprattutto non può farlo uno che si è lasciato smascherare in 5 minuti sul pastrocchio del vero autore del programma... Spero sinceramente che si tratti di Ichino, affinchè io possa continuare a riconoscere a Monti un minimo di credibilità, almeno come tecnico!
Inoltre, una nota di colore: nella traslazione dell'Agenda dal formato pdf al formato word, ho messo le interruzioni di pagina esattamente dov'erano nel documento originario. L'ho fatto perchè il file word potesse rispettare la stessa numerazione di pagina del file pdf, e l'ho fatto con un certo sadismo... Perchè neanche una ragazzina che si batte da sola la tesi di laurea riuscirebbe a mettere 4/5 volte come ultima riga di una pagina... il titolo di un capitolo che inizia alla pagina successiva...
Quando avrò superato lo sconcerto, inizierò ad esaminare punto per punto il nulla che per il momento ho solo intravisto. Tafanus
Scritto il 26 dicembre 2012 alle 22:20 nella Economia, Informatica, Monti, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Ricordate questo fantastico sito? E' quello dal quale una volta ci infestava tale Maria Poretti (o Goretti?), di cui poi abbiamo scoperto che l'IP da cui commentava era lo stesso del... mitico Bisi, il topino di fogna. Per festeggiare il Santo Maiale, questo sito si è prodotto in due fantastiche maialate: una all'attacco delle due ragazze lesbiche che si baciavano. L'altra, ben peggiore, in assoluzione degli autori dei femminicidi. Insomma - questa la tesi - se queste femmine sono morte ammazzate, è perchè erano delle troie. E la morte se la sono andata a cercare.
Vi ricorda qualcosa? a me ricorda tale Cardinal Ruini, che quando dell'AIDS si sapeva poco o niente, se ne uscì con una maialata più o meno simile: "...hanno l'AIDS? beh... se la sono andata a cercare..." Piccoli e grandi maiali crescono.
Il pretonzolo che ha affisso sulla bacheca della sua chiesa la maialata, in fondo è il maialetto meno colpevole. Lui ha attinto dal Sito Pontifex, eccheccazzo... Non ci si può fidare più di nessuno? Una volta, nelle case contadine, verso Natale di "faceva il maiale". Non nel senso del pretonzolo, di Ruini o di Pontifex. No, lo si sgozzava, e poi tutti a sezionarlo, fare le cotiche, le salsicce, a riempire la vescica si sugna, a tosarlo perchè le setole servivano per le spazzole...
Si sa... del maiale non si buttava via niente. Dovremmo riprendere la sana abitudine, almeno a Natale, di "sgozzare i maiali". Anche se travestiti da bloggers, da pretonzoli o da Cardinaloni. Sgozzarli metaforicamente, of course... Farli moralmente a pezzettini, denunciarne la scemenza talebana e la cattiveria che li anima. Sono degli autentici stronzi. Sotto la sottana, niente... Tafanus
Gay e lesbiche come le "vacche indiane" - Intoccabili? Solifdarietà con il Carabiniere (da Pontifex)
Il titolo è volutamente provocatorio, avevo bevuto troppo latte e ciccolato preparato in casa. Prendo spunto da una notizia di cronaca avvenuta ad Acilia, vicino Roma. Due lesbiche si baciano in pubblico (almeno questo é quello che riportano loro), e un Carabiniere interviene dicendo di finirla con queste porcherie in pubblico. Non paghe, le due hanno risposto a muso duro al militare il quale ha avuto sin troppa pazienza e buon senso a non arrestarle per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. La cosa sconcertante è che queste due lesbiche svergognate, hanno poi insistito cercando notizie sul diligente Carabiniere per denunciarlo, come se fare il proprio dovere oggi fosse un reato.
Ovviamente, solidarizziamo con il carabiniere, il quale se è intervenuto aveva certamente i suoi buoni motivi. Due lesbiche che si baciano in pubblico (ammesso che stessero facendo solo quello), rappresentano uno spettacolo notoriamente non gradito ... ... per chi assiste, come lo sono anche le effusioni eterosessuali, sebbene in misura minore (sic!)
Non è una cosa naturale e per dirla tutta molte persone ritengono che sia una azione sgradevole e pericolosa per i bambini, come sostengono tanti psichiatri; ciò va ben oltre il comune senso del pudore largamente oltraggiato. Per la cronaca: tempo fa due gay al Colosseo dicevano di baciarsi e che i Carabinieri li avevano bacchettati solo per questo. Poi si venne a scoprire durante il processo che non era un bacio, ma ben altro (...cosa, Pontifex non osa nemmeno dircelo... NdR). Nel nostro Paese, gay e lesbiche sono come le "vacche indiane", non si possono neppure denunciare se compiono un reato. Siamo arrivati a questo! (Bruno Volpe - Pontifex)
Bravo don Piero Corsi, un prete che parla chiaro, anche sul "femminicidio" (ancora di Bruno Volpe)
Finalmente un parroco che parla chiaro, che non si tira indietro, che non nega le sue responsabilità. Parliamo di Don Piero Corsi, parroco a Lerici, vicino Genova.
Sul trito tema del femminicidio (una assurda leggenda nera messa in
giro da femministe senza scrupoli) il Parroco si chiede in un messaggio
affisso alla bacheca della chiesa: "è colpa della donna che provoca con
abiti succinti. Le donne facciano autocritica, quante volte provocano,
cadono nell'arroganza e si sentono indipendenti? Se lo sono andate a
cercare". Fatta la tara di una certa esuberanza, il parroco conforta,
come fanno in molti e come le cronache ci insegnano, le tesi esposte da
Pontifex e dal buon senso comune. La storiella del femminicidio non
regge, fa acqua da tutte le parti. Riflettiamo: vero che alcuni uomini
hanno perduto la testa e che nessuna legge al mondo può giustificare un
delitto (chi maneggia il coltello è un mascalzone e va severamente
punito), ma da parte delle donne ormai assistiamo a comportamenti
arroganti, senza alcuna decenza, spesso libertini. Sulla spinta di
correnti di pensiero degenerate e moderniste, si presume che la donna
possa fare quello che le venga nella testa, abbia piena licenza di
scatenare i suoi istinti spesso sregolati, sempre più spesso a danno di mariti e figli.
Ha ragione il prete a parlare di arroganza e di comportamenti non più evangelici, lo dice da anni anche l'importante Osservatorio Violenza Donne, lo diceva Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem.
Ci sono donne che dall'alto di una cattedra o di uno scranno di Magistrato si sentono onnipotenti. Non parliamo di quelle che vestono con abiti succinti. Indubbiamente sono libere di vestire come meglio credono, ma la prudenza ci dice il contrario e dunque se accade il fattaccio è giusto dire, come fa il parroco e come faceva l'Apostolo, se la sono andata a cercare; così come sostengono il 50% delle donne inglesi: "siamo concausa degli stupri".
Elogiamo il coraggio di questo parroco, che forse avrà rogne con la gerarchia catto comunista. Speriamo che non gli si imponga di dire: era uno scherzo. Monsignor Orlandoni, prenda esempio da don Corsi.
Bruno Volpe
il 15/09/2011
Pontifex: ascesa e caduta di un tradizionalismo in odore di stalking - L’ex direttore di Pontifex è stato arrestato per atti persecutori nei confronti di una ragazza.
Il sito cancella ogni sua traccia Nei primi mesi dell’anno scorso mi sono imbattuto in Pontifex.roma.it, sito di apologetica cattolica che gli animatori sostenevano essere dedicato alla difesa della vera fede. Fino a qui niente di strano, ma Pontifex svettava sui soliti siti noiosetti dei cattolici per la sua impostazione molto arrembante.
IL CATTOLICESIMO DI PONTIFEX - Il cattolicesimo di Pontifex è di quelli che spaventano, un luogo dello spirito rimasto al medioevo nel quale s’intrecciano ignoranza, superstizione e tanta rabbia per i nemici della Vera Fede, ma l’aggressività mediatica di Pontifex era modernissima e il suo attivismo quasi frenetico. Così Pontifex diventò in breve noto e relativamente famoso, anche se il termine giusto è famigerato. Una raccolta di sbroccate deliranti contro gli omosessuali, gli ebrei, i comunisti, il ’68 e tutto quanto di solito fa salire il sangue a gente del genere. Piatto forte erano le interviste ai vescovi ed arcivescovi emeriti (cioè in pensione), con i poveri vecchi incoraggiati a dirne di tutti i colori.
SPROPOSTITI, INSULTI, VOLGARITA’ - Poi c’erano gli editoriali di Carlo Di Pietro, angelologo, animatore del sito della Milizia di san Michele Arcangelo e altro ancora, e le famose interviste del giornalista e direttore del sito Bruno Volpe, capace di avere accesso a una schiera di Vips (li definisce così) imponente, ben lieta d’offrire il suo pensiero a un sito cattolico. Una raccolta di spropositi senza uguali, una collezione d’insulti e volgarità all’indirizzo di categorie, istituzioni, e singoli cittadini difficilmente eguagliabile, alla quale si aggiungevano espedienti per attirare l’attenzione, come l’annuncio di numerose denunce (poi mai pervenute) a diversi personaggi famosi accusati di quel che capitava li per lì.
DOPPIA MORALE - Il sito, pur visitato solo da una schiera di affezionati, raccoglieva un certo interesse presso gli amanti del trash e risultava utilissimo alle redazioni pigre per riempire i vuoti con qualche rumorosa stupidaggine. Durante le vacanze dello scorso anno, curiosando attorno al sito, ho scoperto dettagli divertenti, che poi ho riversato in un post destinato a inaugurare un rapporto personale con il sito degli apologeti. Nel titolo del post accuso ironicamente Carlo Di Pietro (alias Carlo Maria o Carlomaria) di promuovere lo sballo e i cambiamenti di sesso, perché ho scoperto che nei ritagli di tempo fa il webmaster per alcune grandi discoteche della riviera romagnola e il rappresentante chirurgiaplasticathailandia.net sito di una clinica thailandese nella quale si pratica la chirurgia estetica, comprese pratiche come il ringiovanimento vaginale e il cambio di sesso.
LA DENUNCIA E IL DOSSIER - Da allora il mio rapporto con Pontifex è stato abbastanza burrascoso, anche se le loro reazioni non hanno fatto che confermarmi l’impressione di avere a che fare con una compagnia d’estrosi sovreccitati, non esattamente dei bigotti timorati di Dio. Rapporto destinato a salire di tono quando ho osato affermare che la denuncia a Nanni Moretti che avevano annunciato sul sito fosse falsa, almeno a giudicare dal fogliaccio che avevano pubblicato come “dimostrazione” di quanto affermavano. Excusatio non petita e fatta male. A quel punto hanno annunciato denunce a mio carico e mi hanno dedicato un dossier, una vera investigazione, molto divertente davvero, con Pontifex le risate erano assicurate.
LE ACCUSE - Il tono stizzito con il quale m’accusavano di avergli provocato un danno perché dalle redazioni dei giornali avevano cominciato a mettere in dubbio i loro roboanti attacchi a questo o quello era davvero divertente, le loro reazioni e i loro commenti spesso sconfinavano nella più deliziosa commedia all’italiana. Insulti come “ex destrorso convertito all’ebraismo” li ricordo ancora con simpatia nella loro assurdità. Purtroppo tutto questo oggi non è più. Carlo Maria Di Pietro è sparito, cancellando molte delle sue tracce in rete. È sparita la sua firma da Pontifex e anche dal sito dei miliziani dell’arcangelo, è sparito il suo numero di telefono dal video che pubblicizzava la clinica thailandese, sono sparite le sue foto, quella in versione giovane d’oggi e anche quella in tonaca e barbone.
IL DECLINO – Il sito è ormai ridotto a un calendario dei santi, inframezzato da articoli presi da altri siti e da qualche editoriale di Don Stanzione, il prete di Pontifex, terza e ultima colonna rimasta del sito. Un crollo verticale, fine del divertimento Una disgrazia ha travolto Pontifex. La dura mano della giustizia è calata su Bruno Volpe. Non è stata una denuncia per diffamazione o calunnia tra le molte che pure sembrava aver raccolto Pontifex, non è stato nemmeno un tentativo di censura del potere, un attacco ai cristiani o la reazione della lobby omosessualista.
LA STORIA - È stato che questo Torquemada dei giorni nostri, uno che ad esempio invitava i sacerdoti a chiedere il certificato di verginità alle spose che si vogliono spiegare in bianco, giunto in vista della cinquantina si è innamorato di una giovane che ha la metà dei suoi anni e che ha avuto la disgrazia di trovare lavoro nell’azienda di un parente di Volpe, presso la quale lavorava anche il nostro giornalista, che è anche avvocato. Travolto dalla senile passione Volpe si è visto respinto e non è riuscito a a metabolizzare il rifiuto. Ne ha risentito anche Pontifex, invaso da numerosi articoli che attaccavano una ditta a caso e mettevano in dubbio la moralità di una sua dipendente a caso.
DA TRADIZIONALISTA A STALKER - Poi sul finire di luglio, il caldo ha fatto i suoi danni e:
Si è invaghito di una giovane di 26 anni, tanto da renderle la vita impossibile, tempestandola di sms, telefonate, e-mail, aggressioni, proposte immorali ma alla fine è stato sorpreso mentre scriveva con una bomboletta frasi ingiuriose sulle pareti dell’abitazione della vittima. Ieri sera al quartiere Picone di Bari, l’uomo, B.V., 49 anni, del quartiere Murat, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di atti persecutori. La vittima lo aveva conosciuto quale consulente legale dell’azienda presso la quale lavorava da poco meno di un anno. Subito il 49enne ha manifestato le sue attenzioni per la giovane donna. Innanzitutto le ha chiesto più volte il numero di cellulare. Quindi lo stalker ha iniziato a rendere più ossessive le sue molestie con proposte oscene ad inequivocabile sfondo sessuale, maree di e-mail ed sms, telefonate e squilli effettuati in qualsiasi ora del giorno e della notte, fino al messaggio macabro: un fegato di animale messo vicino al citofono della vittima.
A causa di queste persecuzioni la ragazza si è vista costretta a cambiare radicalmente le proprie abitudini di vita, a partire dalle dimissioni dal proprio posto di lavoro fino a giungere all’impossibilità ad uscire da sola di casa, cosa che le ha creato stati d’ansia. L’epilogo della vicenda è avvenuto nella tarda serata di ieri, quando una pattuglia della Stazione Picone, in transito nella via in cui abita la vittima, ha sorpreso lo stalker mentre, con una bomboletta di vernice a spray, scriveva frasi ingiuriose sul muro perimetrale del condominio della donna e disegnava delle croci sul citofono. (fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)
SEDICENTI CATTOLICI – Molti degli appassionati osservatori del sito si sono interrogati sul significato del fegato vicino al citofono, ma la battaglia sembra persa, è un segreto di Volpe, nemmeno la comunità Pontilex.org, il sito nato per fare da contraltare a Pontifex, è riuscita a trovare riferimenti rituali accostabili. Pontilex.org è un’esperienza simpatica che riunisce cattolici e non cattolici offesi dall’esistenza di Pontifex, a dimostrazione che è vero che dal letame nascono i fior. Purtroppo la simpatica ironia che percorre la comunità è ora messa rischio dal nuovo assetto di Pontifex e dalla mancanza di sostituti all’altezza. Resta comunque una lettura fondamentale per chi sia interessato a capire il fenomeno Pontifex. È giusto chiamarlo fenomeno, perché questo improbabile gruppetto di sedicenti cattolici è diventato in poco tempo un sito con una rilevanza nazionale, citato dai giornali, echeggiato dai politici. Il tutto nonostante si trattasse di esibizioni talmente sopra le righe da risultare evidentemente prive di alcun fondamento o serietà.
FINE DEL GIOCO - Su Pontilex.org hanno fatto anche un elenco dei Vips che si sono fatti intervistare da Pontifex, spesso rilasciando spropositi mirati a una comunità d’estremisti. L’elenco è impressionante a testimoniare un accesso non comune al gotha della destra italiana, buffa e meno buffa, e al suo pensiero. Che obbiettivamente non sembra un gran bel pensiero. Pontifex non è più, Bruno Volpe non è più direttore e la repentina trasformazione del sito è passata nel silenzio assoluto di chi è rimasto. Ogni richiesta di commenti o d’informazioni su Volpe si è infranta nel nulla. Sulla pagina Facebook di Pontifex, ora sparita, qualcuno aveva scritto che non ne sapevano niente e che “poteva anche essere in vacanza”. Tacere, sopire, commenti chiusi, il sito “bonificato” togliendo centinaia di articoli dagli archivi, la tempesta non è finita, ci sono ancora le denunce relative a quanto pubblicato sul sito. È troppo facile dell’ironia sulla storia di Pontifex, più interessante notare invece come la buffa combriccola alla fine abbia contribuito a offrire lo spaccato di una parte della società italiana, che non esce bene, e abbia mostrato ancora una volta come per “far notizia” sia sufficiente spararle grosse e strillare tantissimo. Resta il rammarico per la dipartita, in casi del genere è difficile valutare se l’interesse accademico per fenomeni del genere valga la loro permanenza, ma sarei incline a concludere che la fine di Pontifex per com’era conosciuto sia comunque una cosa buona e giusta. Non abbiamo perso niente.
P.S.: Una proposta molto seria: dall'anno prossimo, riprendiamo l'abitudine di "fare il maiale": di prendere il più grosso della porcilaia, sgozzarlo, e farne cotiche e salsicce. Più maiale per tutti. Tafanus
Scritto il 26 dicembre 2012 alle 17:33 | Permalink | Commenti (22)
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Scritto il 26 dicembre 2012 alle 08:00 | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 25 dicembre 2012 alle 17:51 | Permalink | Commenti (16)
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Questa campagna elettorale-lampo ci costringe a vere e proprie tappe forzate. In un solo giorno per esempio ci siamo bevuti la conferenza stampa di Monti e la lunga sbroccata di Berlusconi a Domenica In. Ma non è tutto, nel frattempo stavamo anche in pensiero per il senatore Pietro Ichino.
Il giuslavorista infatti sabato aveva annunciato in un’intervista al Corriere che non si sarebbe più ricandidato nelle file del PD. E quindi per esempio io stavo già scrivendo una lettera aperta, implorandolo di ripensarci, di presentarsi alle primarie, di lasciare che fossero gli elettori del PD a decidere se candidarlo o no… ma intanto Ichino era già lontano, in questa campagna-lampo chi si ferma è perduto. Verso sera circolavano già le anticipazioni di una sua intervista alla Stampa in cui annunciava di essere pronto a candidarsi in una lista montiana in Lombardia.
E così, insomma, è ufficiale: Pietro Ichino ha lasciato il PD. Poco più di un mese fa, come tutti i sostenitori e tesserati, aveva sottoscritto un impegno a votare per il proprio partito, chiunque avesse vinto le primarie. Appena un mese fa, all’inizio della campagna per il ballottaggio, Matteo Renzi aveva annunciato che in caso di vittoria avrebbe proceduto con la riforma Ichino “senza più tavoli, commissioni, lunghe mediazioni”. Ichino del resto aveva già pubblicamente esultato per quel 35% ottenuto da Renzi al primo turno, che a suo avviso dimostrava come le sue idee fossero condivise da un settore assai più ampio di quello che un anno fa gli aveva attributo il responsabile economico del partito, Stefano Fassina (“Una linea ha il 2 per cento, l’altra il 98 per cento. Io capisco Ichino. Lui rappresenta quel 2 per cento e per farlo valere, per difenderlo ha bisogno di andare sui giornali tutti i giorni”). E però, anche ammesso che tutti gli elettori di Renzi avessero ben chiaro il contenuto della bozza Ichino, resta il fatto che il 35 per cento, o persino il 40, pur essendo una percentuale rilevante, non è la maggioranza: così come Renzi, pur festeggiando l’ottimo risultato, ha ammesso la sconfitta, anche Ichino avrebbe dovuto accettare il fatto di rappresentare nel suo partito una posizione importante, ma minoritaria.
Invece se n’è andato, dopo aver lanciato dal Corriere uno strano ultimatum a Bersani (“prenda una posizione molto chiara, correggendo nettamente la posizione di Fassina“), di quelli irricevibili, specie durante una campagna elettorale. Nel frattempo al telefono con Renzi ribadiva la sua intenzione di partecipare alle primarie della sua città senza farsi cooptare in nessun listino bloccato, tanto che il sindaco di Firenze si proclamava “Orgoglioso di essere nella stessa squadra di persone come Pietro Ichino”! Poi però ha cambiato squadra, in modo abbastanza improvviso. D’altro canto qui la situazione cambia tutti i giorni, nuovi partiti si formano e disgregano in ogni momento, e se la situazione è così magmatica non se ne può fare una colpa al professor Ichino.
Tanto più che la famosa “agenda Monti” pubblicata ieri sul sito del Corriere è un testo veramente molto ichiniano. Non solo nei contenuti: come ha notato per primo credo Paolo Ferrandi, l’autore del documento pdf scaricabile sul Corriere si chiama “Prof. Pietro Ichino”. Questo in sé non significa nulla: potrebbe trattarsi di uno scherzo di dubbio gusto, o di una versione passata effettivamente da un computer di proprietà del “prof. Ichino”, ma soltanto per essere convertita da documento di testo modificabile a documento in formato pdf, prima di essere inviata al Corriere. Senz’altro nelle prossime ore il professore spiegherà come sono andate le cose, sul Corriere o sulla Stampa o anche qui. Fugherà probabilmente il dubbio di avere scritto lui il punto tre dell’agenda Monti: di avere programmato insomma il cambio di sella da alcuni giorni, magari gli stessi in cui confessava ai suoi lettori di sentirsi attratto dalla “prospettiva di una vita più tranquilla e meno faticosa, con più tempo per tante cose belle e buone che ho lungamente trascurato”, e intanto chiedeva a Bersani di correggere Fassina, e commuoveva Renzi con la sua abnegazione. http://leonardo.blogspot.com
(segnalazione di nonna Mana)
Scritto il 25 dicembre 2012 alle 11:47 nella Impresentabili, Politica | Permalink | Commenti (1)
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Scritto il 25 dicembre 2012 alle 00:58 nella Off Topics | Permalink | Commenti (1)
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Ecco a voi, sfornata bella fresca, una storia tipica di sottovalutazione digitale. Esistono (almeno) due copie del PDF della famosa Agenda Monti che il Premier dimissionario ha annunciato ieri mattina. Non si tratta di un promemoria di poca importanza ma del documento intorno al quale si modellaranno gli schieramenti politici delle prossime elezioni. Poiché Monti è un tardivo digitale la gestione di questo documento ha subito la usuale sottovalutazione di chi non capisce del tutto l’importanza di certe cose.
Una copia del PDF delle 25 pagine dell’Agenda è stato dato al
Corriere della Sera, un’altra copia uguale ma non identica è stata pubblicata
sul neonato blog di Mario Monti. I documenti digitali lasciano piccole
tracce significative: il PDF sul blog di Monti è stato revisionato 6
volte, salvato con un Mac utilizzando Pages l’ultima volta alle 21.40.09
di ieri da tal “Nevio” (un indirizzo email simile è presente anche nei dati del Nic di registrazione del dominio dell’Agenda e rimanda molto probabilmente a Nevio Boscariol)

La seconda versione del PDF dell’Agenda Monti è un documento leggermente
differente ed è stato pubblicato sul sito del Corriere della Sera.

Le proprietà del PDF ci dicono che si tratta di un documento creato
con Windows salvato l’ultima volta ieri sera alle 21.56.59 il cui autore
risponde al nome di Prof Pietro Ichino. Il quale Ichino giusto nei
giorni scorsi ha detto di non potersi più candidare nelle fila del PD ed
oggi annuncia che
guiderà la lista per l’Agenda Monti in Lombardia. Il quale Ichino è
stato poche settimane fa anche uno degli ispiratori del programma di
Matteo Renzi, programma che, con il PDF dell’Agenda Monti, ha molte
piccole o grandi affinità.
Update: Il Senatore Ichino ammette sul suo blog
di aver collaborato all’agenda Monti. Le spiegazioni tecniche che
fornisce sulla presenza della sua firma nel PDF non sembrano troppo
solide ma va bene lo stesso.
IL GIALLO DEL PDF DELL’AGENDA MONTI RECANTE IL MIO NOME
I frequentatori di questo sito sanno bene che Enrico Morando e io,
nell’ambito di un’iniziativa politica intitolata L’agenda Monti al
centro della prossima legislatura, abbiamo presentato questo memorandum a
un’assemblea pubblica che si è svolta a Roma il 29 settembre scorso.
Che Mario Monti stesso abbia attinto, nel capitolo “lavoro”, alcune
parti di quel memorandum, lo ha detto lui stesso pubblicamente e risulta
anche dalle coincidenze testuali. Che infine, all’origine, il suo staff
possa avere scaricato il documento dal mio sito, non sembra possa
considerarsi materia per un “giallo”.
Il Corriere della Sera poi dedica alla questione un articolo a firma Fabio Savelli nel quale mi si attribuisce una progenitura che non ho. Ieri sera molte persone in rete hanno segnalato le proprietà del documento pubblicato dal Corriere (fra quelle che seguo io Paolo Ferrandi e Edoardo Colombo sulla sua pagina Facebook). Non ha molta importanza (come non ha importanza che il Corriera citi il mio blog e prenda le mie immagini senza linkarmi) è però assai improbabile che il presunto scoop sia opera di Dagospia (dove come è noto eleganza e understatement scarseggiano).
Scritto il 24 dicembre 2012 alle 16:25 | Permalink | Commenti (2)
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Scritto il 24 dicembre 2012 alle 15:04 | Permalink | Commenti (37)
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