Scandali. Assunzione di amici e parenti. Trenta milioni per i collaboratori esterni.Traffico. Degrado. Criminalità. Il fallimento del sindaco di Roma
(di Emiliano Fittipaldi - l'Espresso)
A Gianni Alemanno non gliene va dritta una, nemmeno per sbaglio. Sarà la sfiga, come la nevicata del secolo che ha paralizzato la città, l'incapacità sua e dei suoi uomini (dal Gran Premio di Formula Uno all'Eur alla candidatura alle Olimpiadi, non c'è mezza ciambella che gli riesca con il buco) o le inchieste dei magistrati (l'ultima è sulle mazzette intascate dai vigili urbani, ma ne sta arrivando un'altra sugli appalti dei Punti Verde Qualità), fatto sta che Giovanni detto Gianni, barese di nascita e capitolino d'adozione, dopo quattro anni in Campidoglio è già considerato uno dei peggiori sindaci della storia di Roma. Non solo dai denigratori e dai nemici della sinistra, ma pure nel Pdl girano ormai battute maligne. "A Roma dopo Alemanno non vinciamo nemmeno se candidiamo Gesù Cristo", è la più in voga al momento. Non c'è nulla da ridere, però. Perché la parabola di Alemanno coincide, tra il comico e il tragico, con il declino vertiginoso della città eterna.
Prendiamo un mese a caso, febbraio 2012. Le cronache danno l'idea plastica del fallimento dell'amministrazione nera che comanda la capitale dal 2008. Prima i 30 centimetri di neve gestiti alla Brancaleone, poi rapine, sparatorie e omicidi diventati un refrain quotidiano, poi il "no" di Monti alle Olimpiadi 2020 e l'accusa della Corte dei conti sui costi - raddoppiati - della metropolitana C. Infine il fango sugli uomini del corpo di polizia municipale, novelli estortori paragonati ai criminali del clan dei Casamonica, e i nuovi, enormi problemi di bilancio, con la richiesta affannata di liquidità al governo. Ecco: l'elenco di febbraio non è l'eccezione, ma la norma. Perché tra Parentopoli nelle municipalizzate, blocchi del traffico per l'apertura di megastore, allagamenti per pioggia e l'occupazione delle poltrone da parte di ex fascisti e raccomandati, non c'è settimana che il sindaco e la sua squadra non finiscano in prima pagina.
Partiamo dall'inizio della fine. Il crepuscolo di Alemanno è cominciato con lo scandalo delle assunzioni facili all'Ama e all'Atac, le società comunali che tra il 2008 e il 2009 hanno fatto centinaia di contratti "anomali" (tra cui quelli alla figlia e al figlio del caposcorta di Alemanno) a decine di parenti e fidanzate di dirigenti del centrodestra, finiti poi al vaglio della procura. Gli uomini del nuovo Dux non sembrano aver perso il vizio, e l'ultimo assunto eccellente che ha scatenato nuove polemiche si chiama Paolo Zangrillo, fratello del medico personale di Silvio Berlusconi, da settembre direttore del personale in Acea con stipendio di 300 mila euro e casa di 200 metri quadri pagata. Alemanno non ha dimenticato il suo, di medico personale: Adolfo Panfili è infatti "delegato del sindaco per i rapporti con gli enti sanitari", mentre sua moglie Valeria Mangani - non si sa a che titolo - è stata nominata vicepresidente della spa comunale di moda Alta Roma.
Al di là delle aziende partecipate, nessun ente pubblico in Italia ha assunto tanta gente come il Campidoglio targato Pdl. "Si devono ridurre gli sprechi. Cancelleremo consulenze, nomine e integrazioni economiche dettate da logiche politiche", giurava Gianni in campagna elettorale. Non è andata così. "L'Espresso" ha spulciato tutte le delibere del Comune firmate finora dalla giunta e ha scoperto che tra staff del sindaco, assessorati, segretarie e uffici stampa in meno di quattro anni sono stati assunti ben 303 esterni, tra dirigenti, funzionari e co.co.co. Spesso amici degli amici (come quelli della lobby dell'Unire di Franco Panzironi), famigli di potenti o semplici simpatizzanti del centrodestra, spesso senza competenze specifiche. Un esercito costato alla collettività, tra stipendi e oneri previdenziali, la cifra monstre di oltre 30 milioni. Alla faccia del buco in bilancio.
Il recordman è Antonio Turicchi, ex direttore esecutivo scappato poi all'Alstom, che è riuscito a strappare un contrattino che pesava sui conti per quasi un milione di euro. Ma anche Umberto Broccoli, il sovrintendente ai musei noto per la sua passione radiofonica (qualche giorno fa ha letto su RadioUno brani di un romanzo su re Artù, mago Merlino e Fata Morgana, definita "la femmina più calda e lussuriosa di tutta la Gran Bretagna") si porta a casa una busta paga più che dignitosa (Broccoli costerà, fino a tutto luglio 2012, ben 667 mila euro). Stessa cifra per i direttori "tecnici" Francesco Coccia ed Errico Stravato, impegnato nel mega progetto di abbattere le 14 torri di Tor Bella Monaca.
Nel quartiere dove il sindaco sogna una sorta di rivoluzione urbanistica, per ora, si segnala un boom di rapine con annessa protesta dei commercianti. La sicurezza, in effetti, è uno dei tasti dolenti dell'amministrazione. Strumentalizzata nella campagna contro Francesco Rutelli, la propaganda si sta ritorcendo contro il centrodestra: secondo il presidente della Corte d'appello di Roma, Giorgio Santacroce, gli omicidi nel 2011 sono triplicati (da 20 a 60), in aumento pure tentati omicidi, rapine ed estorsioni. Un clima di violenza che ricorda gli anni Settanta, nonostante Alemanno paghi profumatamente un pool di consulenti per la sicurezza capeggiati dal generale Mario Mori, indagato per favoreggiamento alla mafia nel processo sulla mancata cattura, nel 1995, del boss Provenzano. L'ex comandante dei Ros ha rinnovato un contratto quadriennale che costerà 606 mila euro, di poco superiore a quello dei suoi fedelissimi Mario Redditi e Giuseppe Italia che ha voluto con sé.
Dalla segretaria particolare ai tanti esperti strapagati dell'"ufficio del cerimoniale", passando per gli specialisti di agricoltura, orti urbani e Punti verdi qualità (Giovanni Monastra, della fondazione di Alemanno Nuova Italia, ha un contratto da quasi 400 mila euro), sono in tanti ad aver fatto i soldi entrando nella squadra di Gianni.
L'ultima convocata, in ordine di tempo, è Rosella Sensi, l'ex presidente della Roma. Costretta a cedere - causa debiti - l'impero di Italpetroli a Unicredit, è stata chiamata a fare l'assessore con delega alle Olimpiadi e alla comunicazione. Stipendio di quasi 4 mila euro al mese per lei, quattro contratti per i suoi collaboratori più fidati, auto blu e sede di prestigio: l'ufficio della Sensi è la meravigliosa Casina del cardinal Bessarione del XV secolo, un capolavoro circondato da un parco all'inizio di via Appia Antica. "Il complesso monumentale", scrive la sovrintendenza, "attualmente è chiuso al pubblico in quanto sede temporanea di un Ufficio del Comune". Occupato appunto da Rosella. Che, a parte quella delle Olimpiadi già svanite, ha un'altra delega surreale, "il coordinamento del progetto Millenium". Una sorta di libro dei sogni, in cui gli uomini di Alemanno si sono sbizzarriti con promesse irrealizzabili: dalla nuova "Città dei Giovani" alla "funivia tra Magliana e l'Eur", dal risanamento di Ostia ai nuovi ponti sul Tevere (quello della "Musica", costato 8 milioni e inaugurato mesi fa, è ancora incompleto), senza dimenticare la riduzione dell'inquinamento atmosferico (che nel frattempo è aumentato), il parco a tema "I ludi di Roma", il "Cinecittà World", la pedonalizzazione del centro "da fare entro cinque anni" e il raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino (...insomma, il balilla pensa in grande... NdR)
Per pubblicizzare le attività del Comune e rafforzare i rapporti con la stampa (assai difficili, tanto che il sindaco vietò per giorni agli assessori di parlare con "Repubblica"), Alemanno ha poi voluto un ufficio stampa coi controfiocchi. Durante i primi 12 mesi al Campidoglio la giunta ha assunto ben 24 persone, per una spesa di 1,4 milioni. Un'enormità, si disse. Ma oggi è peggio. Alla scadenza dei contratti, infatti, tutti i giornalisti (tranne due) sono stati riconfermati e nel tempo il pacchetto di mischia è stato ingrossato con 13 nuovi arrivi. In tutto l'ufficio stampa ha contrattualizzato 35 persone, per la modica spesa di circa 3 milioni. Tra loro spicca il fedelissimo Simone Turbolente (che spera di esser promosso alla direzione dei rapporti istituzionali in Acea) costato 657 mila euro, il "responsabile dei rapporti con il mondo cattolico" Gianluca Scarnicci, buon amico del monsignor Giovanni D'Ercole (in pochi anni il suo trattamento economico è passato da 62 a 144 mila euro l'anno), e la nuova portavoce Ester Mieli, ex cronista precaria de "Il Tempo" e di "Libero", che per due anni costerà ai romani 194 mila euro. L'ha sponsorizzata Luigi Crespi, ex sondaggista di Berlusconi e spin doctor di Alemanno (sua l'idea di farlo fotografare mentre spala la neve). Tempi duri anche per lui: due mesi fa per la bancarotta da 40 milioni della sua Hdc è stato condannato in primo grado a sette anni di carcere e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Già. Alemanno nella scelta dei collaboratori non è fortunato. In meno di quattro anni ha cambiato quattro capi di gabinetto, due vice capo di gabinetto, tre assessori al Bilancio, due all'Ambiente e due ai Trasporti (contando l'ultimo rimpasto, Roma è alla sua quinta giunta), vari presidenti dell'Atac e direttori comunali à gogo. Anche i manager di fiducia sono saltati come tappi di champagne: tra loro l'amico Panzironi (ex ad di Ama che cumulava stipendi per quasi mezzo milione l'anno), Adalberto Bertucci ex ad di Atac ("Abbiamo dato l'idea di essere affamati? Può darsi", disse incredibilmente al "Corriere"), e l'ex capo di Trambus, tutti sostituiti e indagati nell'inchiesta Parentopoli. Anche quando fa campagna elettorale fuori da Roma Gianni punta sul cavallo sbagliato: Francesco Morelli, che il sindaco sponsorizzava in Calabria per le elezioni regionali, è stato arrestato pochi mesi fa per favoreggiamento alle 'ndrine.
Tra promesse mancate e degrado imperante, intanto Roma va a rotoli. A parte le solite buche delle strade che nessuno riesce a tappare, l'economia langue (Confcommercio segnala la chiusura, nel 2011, di 5 mila imprese, mentre Confindustria ha parlato di un vero e proprio boom - più 13,9 per cento - di disoccupati) e le opere pubbliche restano al palo. Anche i problemi endemici della capitale sono irrisolti: secondo il IV Rapporto sulla qualità della vita dell'Agenzia per la qualità dei servizi pubblici romani, il 67 per cento dei cittadini sostiene che la situazione del traffico negli ultimi due anni è peggiorata, mentre la gestione dei mezzi pubblici (in primis metro, poi bus, tram e taxi) è giudicata molto al di sotto della sufficienza. Alemanno fa spallucce e va per la sua strada, forte dell'appoggio incondizionato del suo "cerchio magico". Composto dal presidente della ricca Acea Giancarlo Cremonesi (eletto anche capo della Camera di commercio), dal solito Panzironi, piazzato alla Multiservizi, da Antonio Lucarelli e Riccardo Mancini.
Se quest'ultimo, un tempo vicino ad Avanguardia Nazionale, nonostante una condanna a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi è stato messo a capo dell'Eur spa, Lucarelli è l'onnipotente capo della segreteria del sindaco. Ex portavoce dei fascisti di Forza Nuova, costa 108 mila euro l'anno e aspetta con ansia i risultati di un'inchiesta della procura di Roma sui cosiddetti "Punti verdi qualità". Aree comunali date in gestione a imprenditori privati, che hanno avuto la possibilità di fare investimenti milionari garantiti (al 95 per cento) da fideiussioni del Comune. Un affare da centinaia di milioni, che qualche volta forse è sfuggito ai controlli: i pm ipotizzano che qualche società abbia speso per effettuare i lavori (in genere campi e strutture sportive) meno di quanto dichiarato. Il caso più eclatante riguarda lo spazio di Parco Fiorani, affidato a Lucia Mokbel, sorella di Gennaro, il capo della banda di riciclatori al centro degli scandali Fastweb e Finmeccanica: all'appello mancherebbero 6-7 milioni. A Parco Fiorani il direttore dei lavori è il marito di Lucia, Giancarlo Scarrozza. Che ha lavorato pure per la Mondo Verde srl, fondata tanti anni fa da Lucarelli (che uscì prima del 2000) insieme ai suoi cugini. Dalla procura non filtrano dettagli, ma quattro dipendenti del Comune risultano indagati: i magistrati procedono per truffa, corruzione, abuso d'ufficio e falso.
Alemanno ha sempre smentito rapporti con Mokbel, ma di sicuro di camerati ne ha assunti tanti: in Atac l'ex Nar Francesco Bianco (gambizzato lo scorso gennaio) e l'ex di Terza Posizione Gianluca Ponzio; gli ex skin Mario Vattani (suo consigliere diplomatico poi diventato console in Giappone e rimosso di recente) e Stefano Andrini (ex ad di Ama servizi integrati). Loris Facchinetti, leader del movimento neopagano e paramilitare di estrema destra, collabora con il Comune a titolo gratuito; Claudio Corbolotti, assistente di Lucarelli, è stato invece arrestato nel 2004 per gli scontri durante il derby Roma-Lazio, mentre Mirko Giannotta, ammanettato nel 2003 perché accusato di rapine a banche e gioiellerie, nel 2008 è diventato capoufficio del decoro urbano del gabinetto del sindaco.
Così, a causa degli scandali e della cattiva gestione della città, attorno ad Alemanno s'è fatto il vuoto politico. Gli restano vicino gli amici di una vita, qualche costruttore (su tutti Francesco Gaetano Caltagirone), gli imprenditori vincitori di qualche appalto. Ma gli ex Forza Italia gli hanno voltato le spalle, mentre i ras aennini Fabio Rampelli e Andrea Augello non lo hanno mai considerato un capo. E la manovra per allargare la maggioranza all'Udc è fallita. "Se potesse scappare da Roma prima delle elezioni del 2013, scapperebbe a gambe levate", chiosa Massimiliano Valeriano del Pd: "Il problema è che nessuno a destra ora vuole metterci la faccia". I fascisti di Casa Pound, invece, hanno detto che candideranno un loro uomo. Il loro slogan? "Meglio Veltroni di Alemanno".
Il gelo del Pdl: "Ha sbagliato tutto"
di Susanna Turco
"Alemanno ha sbagliato tutto: dall'inizio alla fine". Giorgio Stracquadanio, battitore libero del Pdl, non ha mezze misure nel giudicare il sindaco di Roma: "Si è candidato sperando di fare come Fini nel '93, cioè perdere per un soffio e buttarsi nel gioco grande. E, quando ha vinto, invece di dedicarsi a quelle due cose che doveva fare da amministratore - un po' di ordine e pulizia - si è lanciato come politico nazionale e potenziale erede di Berlusconi. Poi ha puntato a diventare il sindaco dei grandi eventi: i Mondiali di nuoto, il Gran premio di Roma, le Olimpiadi 2020. Disastri completi. Il suo capolavoro, la neve: un evento che, in questo caso, ha creato tutto da solo per andarcisi a schiantare contro". Stracquadanio dice apertamente quel che nel partito Pdl pensano pressoché tutti, con variabili dosi di indulgenza. Basti solo dire che, per celia, tra i pur amici ex aennini c'è chi propone di lanciare sul mercato il gioco da tavolo "neve a Roma" con le caselle "sindaco con la pala, sindaco con l'ordinanza".
Il cattolico Francesco Giro, provenienza forzista, uno dei registi della sua elezione, in Transatlantico alla Camera si produce in un autentico sforzo diplomatico: "Gli do sei e mezzo. Buono, no? Roma è una città difficile...". "Cala, cala di parecchio: non classificato", gli urlano da un divanetto due peones pidiellini, mentre l'ex ministro Mario Baccini, altro radicato sul territorio, rilancia: "Non posso classificarlo, mi occupo d'altro". Il giudizio negativo vira in cortese compatimento. L'artificio retorico più in uso è il "sì, ma". "Lui si impegna, lavora anche troppo, ma è del tutto solo: è capace di chiamarti a mezzanotte, ma in Campidoglio ti riceve direttamente lui, altri con cui parlare non ce n'è", spiega Guido Crosetto sorvolando generoso sul dettaglio che costruirsi una squadra è qualità essenziale di chi amministra la cosa pubblica. "Gli manca il quid, e sulla neve si è esposto troppo, ma in fondo anche quello è un segno di generosità", spiega Fabio Rampelli; come se saper comunicare non fosse tra i fondamentali di un politico. Tale è l'isolamento che persino gli ex An a lui più vicini hanno cominciato a prendere le distanze, alternando zampate e carezze. Ignazio La Russa, per dire, l'altro giorno ha dato l'"in bocca a lupo" a Storace per il suo corteo anti-Alemanno, ma ora precisa: "Non sapevo che fosse contro il sindaco, eppoi è Storace che ha voluto rendere pubblica la cosa". E Giorgia Meloni, alternativa papabile per le prossime comunali, si autoproclama in ramadan semestrale: "Pubblicato sui giornali l'sms in cui dicevo che a Roma il Pdl non vince neanche se candida Gesù, posso dire solo questo: Alemanno lo amo. Lo amo".
Monnezza, Napoli meglio di Roma
A gennaio Napoli ha fatto più raccolta differenziata di Roma: 26,1 per cento contro 25,6. Una differenza piccola, ma il dato ha del clamoroso. "L'Espresso" ha chiesto alle due municipalizzate, Ama ed Asia, le statistiche sulla raccolta differenziata di gennaio, scoprendo che per la prima volta nella storia la città simbolo della malagestione della monnezza ha fatto meglio della capitale: dopo la cura di Raphael Rossi (poi silurato da Luigi De Magistris) e del suo sostituto Raffaele Del Giudice il tasso percentuale di Napoli è arrivato al record cittadino ("Forse addirittura qualcosina di più del 26,1, stiamo facendo gli ultimi calcoli", chiosa il vicesindaco Tommaso Sodano), mentre Roma è inchiodata al 25,6 per cento. A gennaio a Roma l'indifferenziata è stata infatti pari a 104.300 tonnellate, mentre la raccolta differenziata, tra quella presa dall'Ama e le quantità raccolte da terzi, s'è fermata a 35.877 tonnellate. "La stima deve ancora essere certificata, ma le cifre possono variare di pochi millesimi", spiegano dall'Ama.
"Roma non farà la fine di Napoli", ripete spesso Gianni Alemanno. Ora scopriamo che può fare anche di peggio. Non sappiamo se la notizia farà gioire i partenopei o getterà nello sconforto i romani. Di certo il soprasso segnala - insieme al degrado generale e all'impasse sulla nuova discarica post-Malagrotta (il sito non è ancora stato scelto, ma la procura sta già indagando) - che sul tema rifiuti l'amministrazione capitolina e la Regione Lazio in questi anni hanno fatto davvero poco. (Emiliano Fittipalsi)


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