
Scritto il 18/02/2012 alle 09:00 nella Alex Cariani, classifica blogbabel | Permalink | Commenti (0)
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“Allora, ricapitoliamo: spread costante fra bund e BPT oscillante attorno a 500 punti, tasso di interesse del denaro liquido prestato alle banche dalla BCE all’1%, quindi un differenziale stabile del 5% a favore (o a sfavore, a seconda del punto di vista) dei buoni del tesoro Italiano.
Concentriamoci adesso su un piccolo, ma interessante fatto: ecco i maggiori azionisti della Banca d’Italia, che vi rammento essere una banca privata a partecipazione statale (fra l’altro relativamente limitata, visto che nei primi 14 azionisti di pubblico vi è solo l’INPS):
Adesso facciamoci un’altra domanda: come vanno sul mercato azionario i titoli bancari o assicurativi ? I grafici ad un anno, che allego, sono abbastanza indicativi…
Volete vedere come vanno quelli di Intesa San Paolo ?
A questo punto, gustatevi Generali:
Diciamo che rispetto ad un anno fa (e a cinque anni è decisamente peggio) la capitalizzazione in borsa dei tre maggiori azionisti della Banca d’Italia è crollata: per darvi un’idea un’azione Unicredit cinque anni fa valeva circa 35 euro ed oggi circa 5… (-86%), Assicurazioni Generali da 34,8 a 12 (-65,5%) e Intesa Sanpaolo da 5,5 a 1,25 (-78,18%).
Bene: sappiate che al di là dei giochi di breve respiro causati dai famosi investitori “mordi e fuggi” (che rappresentano però una percentuale limitata del volume economico di scambio nelle borse mondiali, attorno al 6%) in genere le grandi compagini finanziarie hanno robusti pacchetti azionari in mano a fondi che non possono permettersi di ragionare a breve termine: in altre parole, ad alti livelli la decisione di sganciarsi da azioni di una data compagnia fanno parte di una valutazione oggettiva che passa attraverso l’analisi approfondita del mercato.
Quindi, se i grandi gruppi di investimento hanno nel tempo alienato azioni Generali, Unicredit e Intesa Sanpaolo lo hanno fatto in funzione di qualche dato disponibile, ed evidentemente lo hanno fatto in tempi passati, evitando il crollo degli ultimi tempi.
Ricordate Lehman Brothers? Il 15 settembre 2008 questa banca d’affari dichiarava la bancarotta dopo aver dichiarato un debito di circa 639 miliardi di dollari dovuti in gran parte alla crisi dei mutui subprime. Ma guarda un po’… cartaccia venduta per denaro contante che genera una crisi di liquidità che sta sconvolgendo Stati Uniti ed Europa: di seguito una persistente speculazione che colpisce l’Euro, spingendo a livelli mai visti il differenziale di rendimento fra titoli Tedeschi ed Italiani.
Per inciso, non è che questo elemento sia esclusivamente vantaggioso per i tedeschi: la loro ultima asta di bund ha visto un invenduto sostanziale dei loro titoli, che quindi non sono stati piazzati, causando di fatto una scopertura del bilancio del Bundenstag.
Ma torniamo a noi: acquisito il fatto che le banche siano in sofferenza, il rischio sostanziale percepito è legato al fatto che in un certo momento i grandi istituti di credito possano divenire insolventi e di conseguenza generare un effetto domino che farebbe crollare l’economia: se poi si dovesse considerare il fatto che uno degli istituti a rischio (o più d’uno…) sono anche azionisti di riferimento di Banca d’Italia, e quindi di BCE, è evidente che questo rappresenterebbe un ulteriore fattore di rischio per la divisa europea.
Potreste, a questo punto, controbattere che la capitalizzazione di Unicredit risulta ampiamente inferiore ai depositi presso la stessa banca: già, peccato che la capitalizzazione non abbia in realtà nulla a che fare con i depositi giacenti, che sono di proprietà dei correntisti e non già degli azionisti.
Questo ragionamento, in realtà, è già stato fatto dai fondi che si sono disimpegnati in fretta quando hanno notato che nella stragrande maggioranza degli istituti di credito il valore dei depositi risulta ad oggi superiore alla somma fra liquidità e controvalore titoli.
Oooopsss… in altri termini, le banche, pur disponendo negli anni passati di ampie riserve di denaro liquido (quello dei correntisti, si badi bene…) hanno deliberatamente investito in titoli che oggi si sono fortemente deprezzati, per cui se vi dovesse essere un effetto di ritiro del denaro depositato il risultato inevitabile sarebbe quello di dover dichiarare lo stato di insolvenza.
Attenzione, questo vale per TUTTI i gruppi bancari Italiani.
Altro che “le banche Italiane hanno una situazione contabile invidiabile”: questa frase di Berlusconi, naturalmente, evidenzia solo l’ignoranza contabile di tutto il vecchio governo, che equivoca il valore dei depositi con quello delle riserve bancarie.
Tenete conto che già da alcuni anni l’ABI ha autorizzato quello che qualche tempo fa sarebbe stato giudicato inammissibile, e cioè di mantenere il tasso di interesse nullo o addirittura negativo: in altri termini, non solo i correntisti prestano soldi alla banca (è quello che fate quando depositate del denaro sul vostro conto corrente, naturalmente), ma la stessa banca vi fa pagare per concedervi il privilegio di farlo. Fantastico.
Davanti a questi vantaggi, naturalmente, qualunque settore dovrebbe procedere a prostrarsi davanti alla comunità ringraziando per gli aiuti indecenti elargiti a chi, in effetti, è il vero primo motore della presente crisi finanziaria, e dovrebbe farlo tramite la concessione meno difficoltosa di crediti alle aziende, che oggi ne hanno una estrema necessità.
La stessa BCE, il mese scorso, ha deciso che per far ripartire l’economia si deve per prima cosa far ripartire il credito alle imprese: per far ciò Mario Draghi ha deciso di finanziare al tasso fisso dell’1% le banche che ne fanno richiesta, valutando che questa extradisponibilità liquida possa permettere agli istituti bancari di lucrare il differenziale fra titoli Italiani ed il tasso fisso gentilmente offerto, e contemporaneamente dare ossigeno al debito nazionale favorendo il credito alle aziende.
Pensate che gli istituti bancari abbiano per questo mutato predisposizione nei confronti del cliente? Ma quando mai, in luogo di garantire il credito alle aziende in maniera simmetrica a quanto il credito è stato loro concesso, gli istituti hanno deciso di acquistare in massa titoli Italiani e di rimettere alla fine della giornata il denaro liquido in BCE per garantirsi una rendita di posizione di fatto inutile alla comunità ma altamente lucrosa, in particolare per gli amministratori delegati delle stesse banche che ricevono denaro in funzione dei risultati economici raggiunti.
In altri termini, coloro che hanno generato la crisi sono quelli che ne escono meglio grazie alla regalìa BCE, peraltro in evidente conflitto di interessi, attesa la sua composizione societaria.
Ovviamente l’obiettivo di Draghi era in realtà quello di riportare ad un valore fisiologico il valore dello spread, che infatti sta lentamente calando verso valori meno imbarazzanti per le casse Italiane (Repubblica Economia)
Resta però lo sconcerto per un azione che doveva garantire ossigeno all’importante parte produttiva del nostro paese e che invece si è tramutata in un mero facile salvagente per la finanza più deleteria. Per cui, se vi siete chiesti a chi giova la presente situazione finanziaria, ebbene adesso lo sapete, confermando ancora una volta che, come al solito, a pensar male si fa peccato ma di solito si indovina…”
Alex Cariani
Scritto il 14/01/2012 alle 07:59 nella Alex Cariani, Economia | Permalink | Commenti (10)
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San Politecnico di Milano, che dichiara che la digitalizzazione della pubblica amministrazione vale 43 miliardi di minori spese ogni anno, mentre gli investimenti su banda larga valgono quasi un punto di pil in più, come da noi scritto in questo post.
Dalla relazione sulla ricerca svolta dall'Osservatorio ICT e Management del Politecnico di Milano si evince che "...l'investimento in tecnologia può far risparmiare fino a 43 miliardi di euro l'anno alla pubblica amministrazione, e garantire a tutto il Paese una crescita del Pil di poco inferiore al punto percentuale: obiettivi importanti, se si considera la difficile situazione economica internazionale..."
"In questo periodo di crisi, l'Ict può fare molto per contribuire alla riduzione del deficit pubblico e al rilancio dell'economia - spiega Andrea Rangone, responsabile degli Osservatori ICT del Politecnico di Milano - Può garantire un risparmio alla pubblica amministrazione fino a 43 miliardi di euro l'anno, un valore pari circa all'ottanta percento del deficit dello Stato, e produrre un incremento del Pil tra lo 0,4% e lo 0,9%".
Secondo lo studio "Internet Matters", realizzato nel maggio scorso dalla società McKinsey, internet fra il 2004 e il 2009 ha contribuito all'incremento del prodotto interno lordo delle principali potenze mondiali mediamente per il 21%, valore che in 'Italia scende al 12%, benché la rete oggi valga nel nostro paese 31 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo. Questa cifra, calcolata dal rapporto "Fattore Internet" di Google e Boston Consulting Group, colloca internet al pari di settori produttivi come l'agricoltura e sopra la ristorazione, con in più il vantaggio di un tasso di crescita costante che tra il 2009 e il 2010 è stato del 10%. Va da sé che oltre a questo elemento vanno valutati anche i tassi di alfabetizzazione informatica, che danno un trend difficilmente contestabile (vedasi Repubblica.it), ove la prospettiva di informazione in rete della popolazione in giovane età ci dice che sarà difficile che un medium obsoleto e chiaramente di parte come la TV possa sopravvivere a lungo allo tsunami della rete.
E qui mi ricollego alla querelle che ho letto in questi giorni sul tafanus relativa al "controllo" che governi, banche, spectre e il complotto plutogiudaico hanno sui dati sensibili della popolazione: in altri termini, al concetto "mi tengo i soldi sotto al materasso perché così le banche non hanno potere su di me".
Attenzione, si tratta di un punto di vista assolutamente rispettabile in una società non sviluppata e in cui non vi sia presenza massiva di sistemi informativi dotati di feedback quali internet, semplici telefonini o palmari di ultima generazione, con accesso alla rete. In altri termini, magari il materasso garantisce una supposta privacy tramite l'irrintracciabilità delle transazioni, ma il solo accesso alla rete rende trasparente qualsiasi stile di vita.
Facciamo un esempio: il sottoscritto decide di fare un viaggio all'estero e furbescamente evito di andarci in aereo per non dare indicazioni sulla mia posizione: peccato che il semplice fatto di possedere un cellulare renda esplicita la mia posizione a chiunque, e questo anche senza tenerlo acceso, basta che la batteria sia inserita ed alimenti il dispositivo.
Lasciamo poi perdere Internet: l'accesso a facebook o a twitter esplicita in maniera semplicissima quale siano le mie abitudini, i miei amici, a chi invio mail e di che tipo sono, la scelta dei blog a cui partecipo dà chiarissime indicazioni relativamente alle mie tendenze politiche, e via di questo passo.
Non crederete mica che la borsa sia formata da idioti che decidono di valutare un giochino 100 miliardi di dollari senza che vi sia un effettivo interesse? facebook non vale nulla senza i dati che tutti voi scaricate al suo interno. Insomma, parafrasando Assange "...avete un computer collegato alla rete o un cellulare di ultima generazione ? Allora siete fregati..."
Seguendo la stessa logica di pensiero letta su queste pagine, allora dovremmo accettare di "sparire" dalla rete stante la semplicissima rintracciabilità del nostro indirizzo IP (che in rete equivale all'indirizzo di casa) oppure del nostro indirizzo WiFi interno al computer o al palmare. Codice univoco, che è strettamente collegato al vostro nome. E così addio privacy. Giusto per vostra informazione, la memoria interna ai nostri
dispositivi contiene dei simpatici codici che si chiamano cookies, depositati graziosamente dai siti che visitiamo e mantenuti in memoria a tempo indefinito dai nostri pc (salvo azioni di pulizia della memoria).
Questi apparentemente innocui codici permettono a qualunque persona dotata di conoscenze informatiche anche tutto sommato limitate di carpire informazioni di qualunque tipo dal vostro terminale, ivi comprese le fotine che avete preso alla comunione del nipotino oppure quelle private che vorreste evitare di far vedere allo stesso pargolo: chiedete informazioni a Scarlett Johannsson a questo proposito.
Non voglio la carta di credito perché mi tracciano? Beh, spiacente, ma una carta ricaricabile per pochi euro è addirittura perfetta per ottenere tutte le informazioni utili al "schedare" una persona, per esempio scandagliando i suoi acquisti via rete. Inutile dire che questo avviene a maggior ragione se decido di pagare in contanti al ricevimento degli oggetti: mai sentito parlare di tracciabilità via internet ? Ogni spedizione, oggi, viene facilmente visualizzata tramite software scritti da. multinazionali americane specializzate anche nella gestione dei dati.
Vi faccio quale esempio il nome di Cisco, ma in realtà i sunnominati programmi sono facilmente disponibili sul mercato ed offerti a prezzi di saldo da numerose software house. Non vi basta sapere questo ?
Allora ragioniamo su un altro livello. Parliamo delle famose transazioni in contanti, quelle che sarebbero perfette perché non tracciabili. Buonanotte, state commettendo un altro errore marchiano. Pensate seriamente che disporre di mazzi di contanti vi possa in qualche maniera garantire contro la voracità delle banche? Allora fatevi una domandina facile facile: di chi diavolo è la Banca Centrale Europea, quella che emette le banconote denominate Euro? O di chi è la banca centrale Rumena? O quella Russa? O quella Spagnola? Beh, sappiate che se rispondete "dello Stato" avete sbagliato clamorosamente. La BCE è una società fra le banche centrali nazionali, mentre le banche centrali nazionali sono partecipate da privati (leggete questo post sul Tafanus).
In altri termini, i mazzi di euro che qualcuno ha in casa sono i realtà dei "pagherò" di banche private, senza alcun collegamento con controvalori oggettivi quali riserve auree o preziosissimi depositi di materiale supersegreto: siamo scienza, non fantascienza. Sorvolo sul comprensibilissimo, colorito epiteto sfuggito alla stragrande maggioranza di voi lettori del tafanus, ed anticipo anche la domanda "ma allora siamo fregati in qualunque modo la si metta?".
E' esattamente così, con il vantaggio di alcuni effetti positivi di non poco conto. Vi immaginate un mondo dove internet non esiste? Dove l'informazione viene gestita esclusivamente dallo scatolotto radiocomandato? (non da noi, ovviamente). No, vero? Quindi siamo d'accordo che Internet sia un plusvalore rispetto alle oggettive limitazioni alla propria libertà, che in ogni caso possono essere normate da leggi ad hoc che dovrebbero essere deliberate da un parlamento serio?
E che dire, per esempio, dell'utilizzo di denaro elettronico, che oltre che maggiormente sicuro in questi periodi ove la criminalità spicciola ha avuto un incremento drammatico (e lasciate perdere le scemenze statistiche del -grazie a Dio ex- sministro dell'interno 2maroni) rende drammaticamente complessa la gestione del cosiddetto "nero" poiché il ricevere un malloppo di 100.000 euro con una normativa simile non avrebbe in realtà alcun senso.
Depositarli in banca? Impossibile, dopo pochi minuti l'agenzia delle entrate ne sarebbe informata e dovreste giustificare questo denaro. Acquistare una barca a vela ? Lo dovreste fare all'estero, ma la Grecia è oggi esclusa (in Europa meglio evitare), mentre per ragioni facilmente intuibili il nord africa sarebbe da evitare, come identicamente sarebbe poco furbo farsi trovare sullo stesso natante da una vedetta della GDF.
Pagare in contanti ? provateci, a botte di 300 euro il sistema risulta decisamente poco comodo, alla lunga. Da uno studio del CGIA di Mestre sembrerebbe che un limite al pagamento in contanti fissato in circa 300 euro possa essere devastante in primis per la criminalità organizzata, che si troverebbe a fare in conti con la sostanziale impossibilità di utilizzare gli ingenti capitali accumulati con le proprie attività.
Quindi stop alle sale scommesse, ai negozi di compravendita di oro (pago in contanti metallo e riciclo allegramente al momento della rivendita), alle ristrutturazioni con materiali che costano come oro zecchino acquistate all'estero, e via di questo passo. Questo comporta un maggior controllo da parte della Spectre ? ma suvvia, il solo fatto di leggere queste righe vi ha già messo sotto esame, e voi non lo sapevate nemmeno.
Allora, è facile: rendiamo internet normabile in maniera ragionevole, limitiamo il potere delle banche (vere responsabili di questa drammatica situazione) e teniamo i nostri rappresentanti al guinzaglio. Anche perché se loro non stanno al nostro, allora siamo noi che stiamo al loro.
E questo, francamente, non mi piace per nulla."
Alex Cariani
Scritto il 02/12/2011 alle 16:00 nella Alex Cariani, Informatica | Permalink | Commenti (6)
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Ascoltatelo. Una barzelletta unica, e lo fanno anche parlare: sentite il genio Scilipoti che spiega il "signoraggio" della BCE in questa esilarante pièce...
Davvero, lascia interdetti che un idiota simile sia assiso comodamente in parlamento (e questo grazie a Tonino Di Pietro) con la devastante possibilità che possa esprimere pareri da economista con in tasca una laurea in medicina ed una condanna in secondo grado per debiti ed emissione di documenti falsi.
Cosa afferma di tanto stupido lo Scilipoti ? Beh, il suo concetto è molto semplice: se la Banca d'Italia una volta stampava il denaro, spendeva 80 centesimi di euro e si trovava con il controvalore di 100 euro: pertanto, il solo concetto di stampare la moneta risolveva le problematiche finanziarie dello stato, ovviamente ! E ci voleva tanto ?
Fantastico: come in una vignetta di B.C. (grandissimo fumetto di Johnny Hart, http://it.wikipedia.org/wiki/B.C. ) il concetto è che semplicemente io dò al popolo la robaccia (cartamoneta) per la roba buona.
Siccome la robaccia mi costa poco, mi tengo il controvalore... sono un genio !!!
Ma vedi un po'... Il buon Scilipoti (da perfetto furbacchione) teorizza che vi sia un vantaggio unico a stampare moneta, ed in effetti è così, in quanto a differenza di un tempo lo stampare moneta NON è in alcun modo collegato ad una riserva aurea a garanzia del titolo.
In altri termini, se domani decidessi di stampare un titolo "tafanus" del valore di 1 grammo d'oro, dovrei disporre dell'equivalente quantità d'oro quale garanzia per questo titolo: se cioè decidessi si mettere in circolazione 1000 titoli "tafanus" dovrei disporre in un deposito di 1000 grammi d'oro a garanzia di questi titoli.
Come ovvio, siccome l'oro è un materiale di riferimento, al variare del valore dell'oro varia anche il valore del titolo "tafanus" nei confronti di un unità di misura terza, quindi ipotizzando che domani voglia acquistare altri titoli li potrò prendere al controvalore del momento in cui acquisto questi titoli con i miei "tafanus".
Questo accade per un titolo basato su un valore a garanzia, mentre per l'euro (una moneta sostanzialmente virtuale) questo non avviene, in quanto le banche partecipanti hanno dato inizialmente un valore virtuale a questa moneta che, ovviamente, è variabile con il tempo e con le garanzie di solvibilità che la banca (in questo caso la BCE) fornisce a chi usa questo titolo per acquistare un bene.
Ora, cosa accadrebbe se il genio Scilipoti decidesse di emettere un titolo "scilipoti oro" ? Beh, il concetto non è difficile: intanto bisognerebbe vedere se qualche sprovveduto potrebbe decidere di acquistare siffatta spazzatura (e mediamente non ho alcun dubbio che qualche decerebrato lo si possa trovare) ma, ovviamente, in seconda battuta questo titolo diventerebbe carta straccia nel giro di pochissimo tempo.
Sapete tecnicamente come si chiama questo processo ? Inflazione.
Qualcuno lo spieghi al genio Scilipoti...
Al "genio" sarebbe utile spiegare che al momento il problema del "signoraggio" sta nel fatto che la banca che emette il titolo Euro è una banca che è compartecipata dalle banche nazionali degli stati membri secondo la seguente tabella:
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Banca Centrale Nazionale |
% Capitale sottoscritto |
Capitale versato (€) |
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Belgio - Nationale Bank van België |
2,4708 |
142.334.199,56 |
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Germania - Deutsche Bundesbank |
20,5211 |
1.182.149.240,19 |
|
Grecia - ΤρÜπεζα της ΕλλÜδος |
1,8168 |
104.659.532,85 |
|
Spagna - Banco de España |
7,5498 |
434.917.735,09 |
|
Francia - Banque de France |
14,3875 |
828.813.864,42 |
|
Irlanda - Central Bank & Financial Services |
0,8885 |
51.183.396,60 |
|
Italia - Banca d'Italia |
12,5297 |
721.792.464,09 |
|
Cipro - Banca centrale di Cipro |
0,1249 |
7.195.054,85 |
|
Lussemburgo - Banque centrale du Luxembourg |
0,1575 |
9.073.027,53 |
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Malta - Bank Ċentrali ta’ Malta |
0,0622 |
3.583.125,79 |
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Paesi Bassi - De Nederlandsche Bank |
3,8937 |
224.302.522,60 |
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Austria - Österreichische Nationalbank |
2,0159 |
116.128.991,78 |
|
Portogallo - Banco de Portugal |
1,7137 |
98.720.300,22 |
|
Slovenia - Banka Slovenije |
0,3194 |
18.399.523,77 |
|
Finlandia - Suomen Pankki |
1,2448 |
71.708.601,11 |
|
Totale |
69,6963 |
4.014.961.580,45 |
Le Banche Centrali Nazionali dei quattordici paesi non aderenti all'area dell'euro, le quali non hanno titolo a partecipare alla ripartizione degli utili, né sono tenute al ripianamento delle perdite della BCE, versano una piccola percentuale delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, pari al 7%, come contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC).
Ora, come saprete, le banche centrali nazionali hanno un difettuccio: non sono infatti di proprietà dello stato, ma sono di fatto private... per verifica, leggete questo documento di Bankitalia
Cosa significhi è presto detto: essendo la BCE formata dalle banche nazionali che a loro volta sono formate da banche private, la BCE, che emette i titolo Euro NON è una banca pubblica, ma privata, e guarda caso i tre maggiori azionisti sono Intesa san Paolo, Unicredit ed assicurazioni Generali, ma vi sono compartecipazioni molto robuste di INPS ed INAIL.
Poffarbacco.Ora, fatevi una bella domanda. Supponiamo, che domani mattina, a qualcuno venga la malsana idea di far saltare il banco dell'euro: chi ci rimetterebbe in primis?
Vedete, a qualcuno (di bassa statura e di infimo livello mentale) potrebbe essere venuto in mente che nel caso in cui l'Italia non pagasse il proprio debito di fatto si tornerebbe all'emissione di denaro direttamente da parte dello stato, con il beneficio di una svalutazione galoppante della nuova divisa, un'inflazione a due (o tre) zeri ed una competitività con l'estero accresciuta dal basso costo della manodopera di una nazione fallita.
Ovviamente questo sarebbe teoricamente possibile in una nazione dotata di materie prime, mentre in Italia il costo di queste genererebbe un sostanziale crollo delle potenzialità di trasformazione a causa dell'impossibilità di acquisto delle stesse. Traduzione: una qualunque multinazionale potrebbe venire in Italia finché vi fosse un vantaggio competitivo, e la lascerebbe immediatamente nel caso in cui il vantaggio si erodesse.
Vogliamo metterci davvero in competizione con il Bangladesh ?
A pensar male si fa peccato, però spesso si indovina.
Vedremo un po' se questa oggettiva stortura su cui si basa la moneta unica (e su cui gli speculatori possono giocare abbondantemente) possa essere risolta in futuro...
Alex Cariani
La cosa più esilarante non è il video, ma l'idea che lo scilipoto stesse presentando "il suo libro". Non è solo fantastico apprendere che lo scilipoto sappia scrivere, ma anche che un certo numero di persone siano uscite di casa, abbiano preso la macchina, cercato un parcheggio, rinunciato ad una serata in famiglia, per assistere alla presentazione dello scili-libro... Tafanus
Scritto il 13/11/2011 alle 21:29 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (10)
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Di Pietro in versione "sciarpetta viola"
Geniale. Se non l'avessi sentito con le mie orecchie non ci avrei creduto: Di Pietro che candidamente dichiara "non voteremo la fiducia ad un eventuale governo Monti". Da non credere.
Dunque, ricapitoliamo: Berlusconi si reca al Quirinale (atto peraltro dovuto) e dichiara che si dimetterà "dopo il varo della legge di stabilità", e successivamente "si andrà a votare".
Nessun termine. Nessun rispetto per il presidente della Repubblica che "in relazione alla funzione esecutiva e di indirizzo politico nomina dopo opportune consultazioni il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri" (Costituzione della Repubblica Italiana).
A questo punto, bastano due comunicazioni di Napolitano e anche il nanetto, conscio del disastro incombente, benedice un governo tecnico a guida Monti, rendendosi conto che prima di arrivare alle urne l'Italia sarebbe fallita, e con lei Mediaset e tutte le aziende del gruppo.
A questo punto ci si aspetterebbe che chiunque, dotato di due neuroni funzionanti, avallasse la scelta tecnica di un non politico quale traghetto per cambiare davvero la politica del futuro: un governo costituente che, manco a dirlo, dovrà far passare norme impopolari attraverso norme molto popolari quali l'abbattimento vero dei costi della politica.
Ricordiamoci che la scure del codice clearnet è reversibile dopo soli 4 giorni di rientro dei valori di spread a livelli accettabili, e quindi un ritorno a valori fra 100 e 200 sarebbe provvidenziale per il nostro paese.
Sappiamo bene che questo risultato sarà raggiungibile in pochi giorni con un nuovo governo che varasse un cronoprogramma serio di azioni finanziarie, quali l'eliminazione delle provincie, taglio del 60% dei costi della politica, abolizione dei finanziamenti a stampa e partiti, oltre alla revisione dei vari concordati con regioni e Vaticano, una rapida attuazione delle leggi relative al pensionamento, la remunerazione a valori di mercato delle concessioni pubbliche (e penso in primis alle tv), la creazione di una serie di vantaggi fiscali alle assunzioni che possano debellare il fenomeno della precarizzazione e una seria lotta all'evasione fiscale a partire da quella della malavita. Un giochino da circa 60-80 miliardi di euro l'anno, che porterebbero facilmente al pareggio di bilancio nel 2012.
Mario Monti è un uomo di nomina politica, ma principalmente un tecnico: ci si aspetta che la scelta delle persone alla guida dei ministeri sarà di tipo tecnico, e dunque che la compagine di governo sia eminentemente votata alla soluzione dei problemi strutturali della nostra economia, in primis tutti i lacci corporativistici tipici di una politica legata a triplo filo al malaffare.
Inutile dire che Monti non ha la possibilità di sbagliare: errori o semplici furbate sarebbero facile preda di politica e opinione pubblica. Insomma, finalmente una vera opposizione.
Sarebbe logico per chiunque, ed in particolare per chi ha sempre tuonato contro il malaffare della politica, concedere ampio appoggio (magari con il beneficio del dubbio) a Mario Monti che, ricordiamo, ha sì un passato esemplare anche in consigli di amministrazione di banche, ma principalmente quale apprezzato commissario europeo, ruolo in cui è stato valutato positivamente in maniera trasversale da tutti i nostri partner.
Tutto a posto ? Ma nemmeno per sogno ! Il buon Tonino decide di partire con una bella crociata al grido di "l'IDV non voterà la fiducia al governo Monti, in quanto un uomo di potere legato alle banche".
Geniale.
Dunque, il buon Tonino non parteciperà al governo di unità nazionale in quanto "Monti è colluso con le banche": nessuna idea legata al fatto che è esattamente questo l'elemento di garanzia e di affidabilità che gli investitori chiedono, e che contemporaneamente lo stesso Monti, tenuto evidentemente conto del fatto che la sua funzione dovrà essere necessariamente quella di trait d'union fra nazione e poteri forti, dovrà necessariamente imporre alle stesse banche comportamenti decisamente più trasparenti e virtuosi, stante l'oggettiva responsabilità delle stesse in questo marasma finanziario?
In altri termini, appare chiaro a tutti che il primo motore immobile d questo cataclisma sono state le banche che hanno diffuso capillarmente titoli tossici nel circuito finanziario internazionale: a questo punto un controllo strettissimo sulle banche deve essere la prima manovra necessaria, e del resto lo stesso Monti ha chiarito che la borsa dovrà venire sottoposta a controlli decisamente più restrittivi in termini di regolamentazione.
Quindi, la presenza di un ampio ventaglio di forse politiche che possano appoggiare il governo Monti non solo è auspicabile, ma in verità è la vera base per rassicurare i mercati, una volta che la parabola di quell'incapace del presidente del consiglio si sia conclusa con la sua definitiva defenestrazione.
Oggi sul Corriere appare un interessante, e per la prima volta condivisibile, articolo di Sergio Romano, http://www.corriere.it/politica/11_novembre_10/sergio-romano-pezzo-guardian_504338e2-0b68-11e1-ae33-489d3db24384.shtml che chiarisce il fatto che Berlusconi alla prova dei fatti non abbia potuto realizzare le riforme necessarie all'Italia in quanto schiavo di chi doveva approvare leggi ad personam: una volta che ha dovuto di fatto piegarsi a questa logica, ovviamente le varie parti accrocchiate che hanno composto il suo partito hanno imposto tutte il pagamento del prezzo dovuto, e quindi la fuga dei topi dalla nave è divenuta la norma e non l'eccezione.
Un disastro di politicante, attorniato da incapaci solo perché "yes men".
A Di Pietro, oggi, comunico che la politica demagogica deve lasciare il passo ad una politica senza i padri padroni e libera da posizioni senza costrutto. Faremo volentieri a meno di un incapace come Berlusconi, ed identicamente di un demagogo incapace di posizioni ragionevoli come Di Pietro.
E di chiunque pensi che la politica sia un sistema per arricchirsi. Chi ha orecchie per intendere...
Alex Cariani
Scritto il 11/11/2011 alle 08:00 nella Alex Cariani, Di Pietro, Politica | Permalink | Commenti (27)
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Tanto tempo fa si diceva pane al pane e vino al vino: in altri termini, l’operatore ecologico veniva correttamente chiamato spazzino, i collaboratori scolastici bidelli (e non vi era alcun problema a farlo) mentre i politici erano quelli che una volta chiamavamo scemi del villaggio.
A Milano c’era infatti un tipo che girava con un carrello del supermercato declamando continuamente “la chiesa ti uccide con l’onda”, frase che suscitava ilarità malamente contenuta e la certezza che si trattasse di un tipo con qualche rotella fuori posto.
Oggi, invece, ci gustiamo i cosiddetti “aggettivisti”: “personaggi declamatori che trapuntano i loro ragionamenti, generalmente disinformati ed infarciti di soli aggettivi quale “certo” “forte” “onesto” (spesso riferiti a sé stessi o al partito che rappresentano) mentre rifuggono in totale tranquillità d'animo dal duro contatto con la realtà, intesa come valutazione dei numeri e della contabilità”
Facendo ancora riferimento al mantra “la tua chiesa…” viene immediatamente in mente un altro mantra, “…il federalismo…”, che presentato con la logica aggettivista color verde diviene “ineluttabile”, “risolutivo”, “efficiente”, “necessario”. Cosa sia questo federalismo nessun giornalista ha però pensato bene di chiederlo all’aggettivista capo che ha nelle sue precedenti esperienze non politiche solo una serie di tentativi di farsi passare per medico benché non abbia mai conseguito la laurea.
Del resto, i politici di ogni canto sono aggettivisti per definizione: non è infatti necessario che le azioni decise siano efficaci, basta che siano presentabili come positive all’opinione pubblica favorevole (e con sei televisioni a disposizione la cosa non risulta particolarmente complessa).
In sostanza: chi li ascolta non capisce quasi mai la sostanza delle cose che gli aggettivisti dicono perché, spessissimo, sotto gli aggettivi non c'è altro.
Un esempio ? beh, parliamo della burletta di questa dimostrazione di incompetenza e pressapochismo che viene chiamata “manovra finanziaria”.
Partiamo dalla genialata di decidere, a luglio, che la manovra sarebbe stata gestita con tempi di questo tipo: niente adesso, poco l’anno prossimo e una mazzata nel 2013, secondo trimestre. A nessuno sfugge che nel 2013, dopo le elezioni politiche, difficilmente avremo un esecutivo di centrodestra, stante l’evidenza della clamorosa incapacità di questo gruppo di aggettivisti certificata dal fallimento dello stato da loro causato. Allora, i furbetti del nanetto e dello scemo hanno giustamente pensato che la patata bollente si poteva lasciare al governo che verrà, con buona pace di chi segnalava da mesi il progressivo crollo della macchina statale italiana.
Questo è il risultato che si ottiene quando al posto di eleggere i propri rappresentanti si sceglie di non scegliere, o meglio di lasciare a dei banditi la gestione del potere: la furbizia prende il posto della competenza, e i giochini per mantenere le chiappe al caldo passano sopra le sacrosante esigenze del paese, sopravanzate da quelle di pochi criminali.
Criminali, certo.
Queste persone, che anche davanti al crollo continuano i loro affarucci incuranti del disastro imminente, sono criminali e vanno allontanati immediatamente (sperando non sia troppo tardi) dalla posizione che occupano. Non più tardi di una settimana fa, a seguito dei pannicelli caldi irresponsabilmente proposti da questa maggioranza di cialtroni, il sottoscritto ha ipotizzato un balzo dello spread bund-btp a 380: ieri puntualmente ci si è arrivati. E sinceramente non ci voleva un genio a capire che grazie a questi incapaci il risultato sarebbe stato questo: se infatti i governi Berlusconi sono responsabili del 27% del totale del debito pubblico Italiano, la permanenza dello stesso esecutivo, peraltro manifestamente incapace di qualunque decisione utile, non tranquillizza certo gli investitori.
C’è di peggio: prima della fine dell’anno andranno in scadenza qualcosa come 143 miliardi di euro di buoni del tesoro, che dovranno essere messi in vendita al prezzo che i mercati giudicheranno conveniente. Se, e dico se, lo decideranno: in altri termini, se una di queste aste di BTP dovesse andare deserta o quasi, il default dello stato Italiano sarà diventato realtà.
In altri termini, lo stato Italiano dovrà obbligatoriamente dichiarare di non poter pagare i propri creditori, ed allora ci sarà davvero da piangere: in primis piangeranno i pensionati, che non riceveranno un euro delle loro pensioni, ma insieme a loro vi sarà di fatto un disastro economico globale, che (purtroppo) travolgerà anche l’euro, stante la presenza di più nazioni in default come Grecia ed Italia.
Già. Altro che PIIGS, questa massa di imbecilli ci ha garantito un tracollo devastante che metterà la parola fine all’Italia come la conosciamo.
La figura che segue mostra l'andamento del Pil italiano (medie annue) negli anni considerati:
In pratica: negli anni dal 1951 al 1972, il Pil cresceva del 5,3% l'anno, dal 1973 al 1982 del 3,2% l'anno, dal 1993 al 2000 dell'1,6% l'anno, dal 2001 al 2003 dello 0,9% l'anno.
Ora, leggeteli come vi pare, ma di fatto grazie all’insipienza dei nostri amministratori, la competitività della nazione è calata regolarmente a fronte dei carico fiscale assurdo unito alla mancanza di servizi. In altri termini, la facile previsione (realizzata tramite una semplice regressione lineare dei dati prima visti) è che nel futuro risulterà facilmente prevedibile una contrazione del PIL, e quindi per mantenere lo stesso limite di spesa sarà obbligatorio aumentare la pressione fiscale.
Certamente la logica vorrebbe che la soluzione fosse un’altra, e cioè il taglio delle spese: in un precedente articolo abbiamo chiarito come sia possibile IMMEDIATAMENTE garantire risparmi complessivi per circa 45 miliardi di euro l’anno semplicemente mettendo a stecchetto coloro che sono la causa di questo disastro, e cioè i politici. Tenete conto che camera, senato e presidenza della repubblica, da soli, costano circa 3 miliardi di euro l’anno, le provincie circa 16, l’ICI sugli immobili del vaticano dai 5 ai 7 miliardi, l’otto per mille circa un miliardo, i finanziamenti ai partiti circa 500 milioni, i vitalizi agli ex parlamentari circa 300 milioni, quelli agli ex consiglieri regionali altrettanto.
I numeri parlano da soli. E non hanno bisogno di aggettivi - Giusto per la cronaca, sfatiamo anche la leggenda metropolitana per cui il problema non siamo noi ma in realtà l’Europa. Niente di più falso, ragazzi: la figura sotto mostra la differenza (in percentuale) tra il Pil italiano ed il Pil europeo.
Negli anni dal 1951 al 1972 avevamo, rispetto alla media europea, una crescita superiore del 10,4%, dal 1973 al 1982 una crescita superiore del 39,1%, dal 1983 al 1982 una crescita inferiore del 4,2%, dal 1993 al 2000 una crescita inferiore del 23.8%, e dal 2001 al 2003, una crescita inferiore del 25.0%.
In sostanza, se prima degli anni ottanta crescevamo di più, a partire dalla Milano da bere la nostra competitività è crollata contemporaneamente con l’innalzamento del nostro debito pubblico (causato prima dalla finanza allegra del ladro Craxi, e poi dalla finanza creativa dell’incapace Tremonti).
Conclusione: l'Europa non c'entra; il problema è nostro. I politici che hanno governato questo paese, dagli anni ottanta in poi, portano la totale responsabilità dell'inesorabile declino economico italiano e del disastro imminente: solo una radicale sterzata ci può tirare fuori da queste sabbie mobili. Siccome però la sterzata la dovrebbero dare gli stessi politici che hanno proddotto questo disastro, temo che siamo messi molto male.
Del resto, a pensar male si fa peccato, ma di solito si indovina…
Alex Cariani
Scritto il 07/09/2011 alle 14:15 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (4)
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Ma per favore… Allora, le montagne costituite dal genio di Sondrio unito al nanetto di Arcore ed allo scemo di Pontida (il cui componente principale lo potrete decidere direttamente voi, cari lettori) hanno partorito questo bel topolino di legge finanziaria che impernia la sua parte più significativa nel blocco del conteggio relativo agli anni passati (obbligatoriamente) nell’esercito ed al recupero degli anni universitari tramite versamento volontario.
Fantastico… come se un qualunque datore di lavoro, che peraltro avete “obtorto collo” dovuto servire senza che nessuno vi domandasse nulla, decidesse di annullare tutto il periodo di lavoro ai fini della vostra pensione…
Inutile dire che ai fini della nostra tanto bistrattata Costituzione questa decisione, oltre che contro ogni elementare logica, si scontra contro la semplice applicazione dell’articolo 3, che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.
Ma certo…
Poiché il rapporto intrattenuto da ogni militare (di carriera o coscritto) è a tutti gli effetti un rapporto di lavoro (tanto è vero che è stato regolarmente remunerato, benché in maniera ridicola) una decisione di questo tipo è un vero e proprio suicidio politico e finanziario.
In altri termini, al di là della incostituzionalità pacifica della norma (qualunque avvocato vi potrà confermare che un ricorso alla corte costituzionale è vinto in partenza) vi sono delle forti probabilità che in caso di applicazione di questa norma vi saranno centinaia di migliaia di ricorsi sia legati all’applicazione retroattiva di una norma anticostituzionale che legati all’acquisizione di un beneficio tramite una legge più favorevole sostituita da una normativa meno vantaggiosa.
Qualunque studente di giurisprudenza potrà illuminarvi sul concetto di favor rei, per cui in generale in caso di ricorsi si applicherebbe la legislazione più favorevole al ricorrente: ed in ogni caso la peculiarità delle leggi è che la loro validità ha effetti che non possono essere retroattivi, pena il disfacimento dello stato di diritto.
In altri termini, questa massa di cialtroni espongono lo stato Italiano all’accoglimento di centinaia di migliaia di ricorsi che vedranno soccombente nella stragrande maggioranza dei casi lo stesso stato, con costi legali aggiuntivi ed ulteriore rallentamento della macchina giuridica Italiana.
Inoltre se, come mi risulta, l'effetto dell'annullamento degli anni di militare e di riscatto laurea avrà efficacia a partire dal 1 gennaio 2012, allora chi maturasse la pensione nel 2012 se la vedrebbe spostata più in avanti.
Ma in ogni caso queste persone non avrebbero percepito pensione nel 2012 per effetto della famosa “finestra” , quindi di benefici per lo stato non ce ne sarebbero.
I vantaggi economici, in termini di minore spesa, inizierebbero eventualmente e parzialmente solo nel 2013: in compenso tutti quelli che stanno pagando il riscatto della laurea o che volevano iniziare a farlo (giovani e meno) interromperanno immediatamente i pagamenti o decideranno di non procedere ad alcun riscatto.
Quindi appare prevedibile che dal puro punto di vista dell'impatto sul 2012 questa norma sarà addirittura a saldo negativo per i conti dello stato, e questo già a partire dal 2011: ergo, nessun risparmio immediato sulle pensioni ed azzeramento degli introiti per i riscatti.
Pensate davvero che da oggi ci sarà la gente che decide di versare volontariamente del denaro nelle casse INPS per il recupero degli anni universitari ? Ma quando mai, anche questa fonte economica, grazie alla sopraffina intelligenza di questi “statisti” de noantri, sarà prosciugata in men che non si dica.
Dei geni. Con l’ictus, però.
A tutto ciò si aggiunge il fatto (geniale, veramente geniale) che l’abolizione delle provincie è stato spostato a dopo una legge costituzionale (e qui si parla di almeno tre anni di melina parlamentare ad uso e consumo dei trombati alle politiche nazionali ed ai parenti trota), che dell’abbattimento dei “rimborsi elettorali” ai partiti non si parli più, e che dell’ICI alla chiesa e dell’8 per mille si taccia.
Avete presente quella storia del parcheggiatore abusivo che invita l’autista ad parcheggiare con la frase “venga dottò, venga…. Venga a vedere che disastro, dottò…”.
Ragazzi, come stanno i forconi ?
Alex Cariani
...per non parlare della cause che scateneranno decine di migliaia di funzionari statali, sia per l'illegittima "moratoria" di due anni nel pagamento della liquidazione, sia per il fatto che la tassa "di solidarietà" si applicherà solo a loro, e non ai dipendenti privati. Due curve IRPEF per due categorie di dipendenti... Mai vista una cosa simile, neanche nelle repubbliche delle banane. Ci sarà da ridere (o da piangere?) Tafanus
Scritto il 31/08/2011 alle 08:00 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (13)
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(Vignetta rubata all'amica di Tafanus, Agnes Spaak)
Inutile rammentare a tutti voi che a dispetto dell’emerito incapace di Sondrio (autoproclamatosi genio della finanza, salvo dichiarare la crisi “inaspettata”) l’attuale situazione finanziaria italiana era stata abbondantemente prevista su queste schermi (e pagine del Tafanus).
Evidentemente il geniale commercialista di Sondrio, noto alla folla per le sue elevate capacità di demolizione delle finanze altrui, non legge il Tafanus, che sarebbe per lui una fonte preziosissime informazioni: chissamai infatti che le analisi svolte non lo possano convincere che era invece alquanto facile prevedere la montagna di guai che stava (e purtroppo sta) per caderci addosso.
Rischio PIIGS ? ma quando mai, tutto va bene e “l’Italia ha retto meglio di altre nazioni questo periodo di crisi”. Incapace, babbeo e pure politicamente poco furbo: insomma, tutte le caratteristiche che avrebbero dovuto consigliare chiunque ad evitare di piazzare un emerito incapace in quel posto.
Beh, tutti tranne un imbelle grande almeno il doppio del ministro delle finanze, e cioè l’attuale capo degli incompetenti, formalmente definito presidente del consiglio.
Ora, supponiamo che il presidente di una multinazionale, davanti al suo amministratore delegato ed al responsabile amministrativo che si fossero resi colpevoli di un simile risultato, debba prendere delle decisioni. A partire da un calcio nel sedere, peraltro ben meritato. Che fare, inoltre? La logica vorrebbe che il consiglio di amministrazione, pesantemente sfiduciato dagli Italiani, smettesse di prendere le ampie prebende autogarantite e facesse in toto le valigie a causa del devastante fallimento ormai chiaro a tutti. Già... però essendo purtroppo il “consiglio di amministrazione” (meglio noto come parlamento) parte del problema, (“non puoi risolvere un problema se fai parte dello stesso”, Albert Einstein) si vivacchia licenziando una finanziaria con 11 senatori in aula.
...11 senatori....!!!
Beh, certo, volete per caso che i nostri cialtroni profumatamente pagati si disturbino a rientrare dalle meritate ferie per gestire quella che appare sempre più una crisi sistemica nazionale? Ma quando mai, l’orchestrina continua a suonare e i tagli alla politica, prima colpevole di questo disastro, si annunciano ma non si realizzano. E dalle parti del Quirinale, aimè, tutto tace. Vuoi mai che uno Scilipoti si incazzi e faccia terminare questa luminosa esperienza di governo di incapaci? Insomma, godiamoci questo vero governucolo Nanetti’s/Scilipoti.
Da cui il “miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni” si evidenzia sugli altri per la sua innegabile caratteristica, l’incapacità conclamata ed ormai evidente a tutti di gestire qualunque cosa che non sia legata ai fatti suoi.
Le evidenze contabili e politiche confermano una volta ancora (se ce ne fosse necessità) quello che è stato scritto da anni in queste pagine: grazie all’incapacità dell’esecutivo, ed anche dell’opposizione (vedi affaire Penati) siamo alla canna del gas. Niente idee, un ministro delle finanze che biascica scemenze come “crisi imprevedibile”, un minus senza una completa eliminazione degli attuali politici di professione, utili solo ad ingrassare la propria compagine (oltre a sé stessi, ovviamente) non si vedono vie di uscita che non siano quelle del default dello stato.
Facciamo un esempio: abbiamo politici (ed anche qualche parente, grazie ad assegni di reversibilità) che incassano vitalizi monstre dopo cinque anni (o meno) di presenza in parlamento: non sia mai che l’opposizione colga la palla al balzo e dimostri preveggenza politica caldeggiando l’eliminazione di questo odioso privilegio. No, si lascia all’altrettanto furbetto Di Pietro il palcoscenico di 22 “eroi” che votano a favore dell’eliminazione del vitalizio.
Furbi, vero?
Fra l’altro, nessuno è mai venuto in mente che si tratta di un evidente anticostituzionalità? Se infatti rispettassimo l’articolo 3 della costituzione dovremmo facilmente concludere che i parlamentari NON sono uguali davanti alla legge che impone l’erogazione di un assegno evidentemente di tipo pensionistico al raggiungimento di un’età ormai superiore ai 60 anni. Erogato, peraltro, in lampante conflitto d’interessi… che evidentemente per i parlamentari non valgono.
Faccio notare rispettosamente che si tratta di circa 400 milioni di euro l’anno, non di noccioline: ma a nessuno è venuto in mente di discutere di questo argomento. A settembre vedrò di concordare con il tafanus un esposto contro la costituzionalità di questa “leggicola” chiaramente pro casta… Nel frattempo, lucidate i forconi, ragazzi…
Alessandro Cariani”
...già... in molti, su queste pagine, avevamo visto ciò che Tremonti ha continuato a far finta di non vedere (...non voglio pensare che sia così cretino da non aver visto davvero...). Avevamo previsto il "cosa" (i PIGS countries che diventavano PIIGS countries, con l'ingresso dell'Italia). Avevamo scritto: "dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, toccherà alla Spagna, e quindi all'Italia. L'unica cosa che non avevamo scritto è che mai nella vita avremmo pensato di ritrovarci messi peggio della Spagna, con uno spread più elevato, e con una borsa che è sempre e sistematicamente la peggiore del mondo.
Avevamo previsto che il divieto di due settimane per le vendite allo scoperto avrebbero avuto il solo effetto di generare il mitico "rimbalzo del gatto morto". Caduta con paracadute durata un giorno e mezzo. Divieto che riguardava solo i titoli a contenuto finanziario (leggi "banche"), ma la speculazione, se c'è, si è spostata sullo scoperto sui titoli industriali (Fiat in primis). E il giorno 29 il divieto di vendite allo scoperto terminerà. Se i crolli di questi mesi sono dovuti ad investitori piccoli e grandi che si liberano della monnezza italiana, tutto ricominerà come prima. Se invece la colpa è della Spectre speculativa, tutto ricomincerà peggio di prima.
Intanto, un'altra bella notizia (che forse Tremonti non conosce, e Berlusconi non capirebbe, neanche se la conoscesse): in pochi giorni - da quando la BCE ha deciso di sostenere i btp italiani, ha già speso, in questa operazione suicida, più di 30 miliardi, e solo per frenare lo spread sotto quota 300. I fondi complessivi della BCE destinati a questi scopi erano in tutto 400 miliardi. Fatti i conti? Se le vendire speculative, o vere, continueranno, i fondi BCE basterebbero a difendere i soli btp e i "bonos" spahnoli per un mesetto circa. Et après cela, le déluge... Tafanus
Scritto il 20/08/2011 alle 09:15 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (5)
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Ricordate la famosa favola del pifferaio di Hamelin? Come ogni fiaba, il livello subliminale parla non già di un musicista ma dell’effetto devastante che i media (già...) hanno sulle menti. Ad Hamelin il pifferaio, a cui era stato rifiutato il pagamento dopo aver liberato la città dai ratti, modula una differente canzone e fa sparire i bimbi che lo seguono, mentre in Italia un pifferaio di nome Spider Truman appare su facebook e dichiara una lotta senza quartiere contro la casta politica Italiana.
In due giorni circa 260.000 followers aderiscono alla pagina che come per duplicazione cellulare utilizza tutti i social network per “far girare” le notizie degli sprechi della politica, dati che (peraltro) tutti quelli che hanno un minimo di familiarità con la rete conoscono benissimo: le mail stile catena di Sant’Antonio che girano da anni lo dimostrano abbondantemente, certificando una più che comprensibile rabbia contro un raggruppamento di furbetti che meritano senza dubbio una punizione esemplare.
Ottime osservazioni che chiunque dotato di raziocinio avrà fatto, ma dobbiamo onestamente fare anche altre valutazioni: cui prodest? Chiediamoci infatti il motivo per cui 260.000 persone hanno seguito una pagina facebook in cui i dati sono conosciuti e solo raggruppati da un supposto “precario” di Montecitorio, che in effetti riprende in maniera quasi completa i dati già pubblicati da Stella.
Leggere l’espressione dei post su Facebook ingenera in effetti una strana sensazione di deja vu, ma anche quella della singolare gestione della scrittura: il testo è accidentato e tutt’altro che ben scritto, ma il risultato è esattamente quello che viene ricercato, cioè l’ingenerare la rabbia di chi legge.
Quella pagina ha successo perché parla col linguaggio degli utilizzatori dei social network, in cui la punteggiatura è un optional e quello che conta è la facile digestione del concetto espresso. Funziona nella stessa maniera in cui funziona la comunicazione subliminale dal barbiere o dalla parrucchiera: se vi fossero gli stessi contenuti espressi in un italiano corretto quella pagina, ahimè, non se la filerebbe nessuno.
Quello che sorprende non è però la basicità della comunicazione, ma il fatto che Facebook ha queste modalità comunicative, e chi ha deciso di partire con questa azione lo sa benissimo.
Allora la modalità di denuncia, insita nella logica della lotta intestina contro il moloch della politica ladra, deve venire rappresentata come quella di Robin Hood, sempre in allerta (“mi è arrivata una mail da Facebook che mi preannuncia la chiusura del sito”), ricercato a Montecitorio oltre che pronto a differenziare la sua pagina con twitter, altri post o qualsivoglia sistema per beffare i pelandroni in parlamento.
Interessante il fatto che di questa pagina abbiano parlato immediatamente i più letti giornali Italiani (Repubblica e Corriere) linkando immediatamente l’URL della pagina incriminata, senza fornire alcuna indicazione su queste singolarità che, sinceramente, assomigliano sinistramente ad una azione di marketing assolutamente ben congegnata.
L’analisi del testo apparso ieri ne è una lampante dimostrazione: se fino a ieri si potevano leggere post http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/07/la-poco-onorevole-scorta-armata-per.html che sarebbero stati valutati con un 4 dalla mia vecchia signorina Riboldi (la mia adorata maestra delle elementari) oggi lo stesso Spider Truman decide di “dichiarare” la sua identità con un pezzo che comincia con “Malgrado dubbi e insinuazioni di illustri opinionisti, politici e commentatori, continuano ad arrivare migliaia di adesioni sul profilo di Spider Truman.” http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/07/io-sono-spider-truman-oggi-ho-deciso-di.html
Costruzione della frase che fa oggettivamente un po’ a cazzotti con la seguente, postata solo pochissime ore prima: “Per sicurezza ho aperto un blog. finchè non mi chiudono questa pagina, non credo di aggiornarlo, ma nel caso in cui la pagina scompaia da un momento all'altro, potete ritrovarmi qui…”
Diretta, trasversale, assolutamente efficace.
E assolutamente seguita: migliaia di post e di followers insieme alle pubblicità di google adsense.
Qualcuno commenta i post in questa maniera: “Credo che la sciatteria sia voluta proprio per attirare le mosche sulla deiezione fumante. E' sconsolante osservare come molte persone abbiano perso totalmente il senso critico e siano così facilmente manipolabili con qualche punto esclamativo. Facebook si conferma come la fogna di Internet, almeno in Italia.”
La rete è una cassa di risonanza che nel breve soppianterà la tv, l’indirizzo è chiaro ed evidente, oltre che esponenziale in termini di velocità.
Ma attenti: anche la rete ha bisogno di decoders (vedi post del dicembre 2009) http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2009/12/decoders-e-decodifiche---di-alex-cariani.html
Concludo con la solita frase: a pensar male si fa peccato. Ma (purtroppo) spesso si indovina...
Alex Cariani"
Scritto il 24/07/2011 alle 17:00 nella Alex Cariani, Media | Permalink | Commenti (8)
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E’ ufficiale, ci siamo arrivati. Noi “profeti di sventura” che vaticinavamo da almeno un paio d’anni l’avvicinarsi del default di questa italietta gestita dai dilettanti delle tre I, dobbiamo purtroppo misurare quanto fossero precise le valutazioni fatte a suo tempo.
Il tafanus, peraltro, ha identificato in maniera estremamente precisa l’insostenibile leggerezza della manovra finanziaria imbelle decisa da un manipolo di incapaci con un solo obiettivo chiaro in mente, quello di salvare lo status quo della casta e della propria sedia.
Il risultato lo stiamo vedendo tutti, e quelli che non trovavano nulla di negativo nei bunga bunga notturni del gruppo decerebrati hanno abbondanti dati per verificare che la ricerca spasmodica del consenso frutto di notizie addomesticate ci ha di fatto sparati nell’abisso dei PIIGS. Del resto in 11 anni il debito pubblico è stato incrementato del 45%, 11 anni gestiti sostanzialmente in toto da governicchi Berlusconi, senza alcuna logica amministrativa se non quella dell’indebitamento a favore delle cricche.
Fa specie che vi siano ancora supporter di un ministro incapace quale Tremonti che ha pensato di poter gestire periodi di crisi sistemica con l’abbattimento tout court della spesa pubblica ma non di quella politica: eh già, tagliare nell’ambito dei servizi agli elettori tendenzialmente del centrosinistra è un merito, non dimostrazione di incapacità, hanno pensato i geniazzi ai ministeri. Ed invece le cose non stanno così: in realtà tagliare indiscriminatamente ha portato in primis al tradimento delle dichiarazioni sulla “sicurezza”, per cui le spese correnti legate al controllo del territorio sono andate a picco diminuendo del 45% (fonte SIULP).
Buffoni.
Ci si aspetterebbe che in parallelo i conti statali beneficiassero di questi tagli indiscriminati: invece, il nulla, PIL a picco e disavanzo alle stelle con un debito pubblico astronomico ed in continuo aumento. E’ come se avessimo una vasca da bagno da riempire senza mettere il tappo ed al posto di chiudere le perdite decidessimo di aprire 6 rubinetti: sulla base di una decisione del genere, credete che i mercati possano decidere di darci fiducia prestandoci soldi a tassi ragionevoli? E’ chiaro, la risposta è negativa. Nessuna persona sana di mente potrebbe decidere altrimenti, stante la conclamata ed evidente incapacità del presidente del consiglio e dei suoi imbelli leccapiedi ministeriali.
Ed ora siamo al redde rationem.
Nei corridoi della borsa di Milano si sussurra che il vero problema è l’incapace di Arcore. Davanti ad un governo retto da una personalità autorevole sarebbe lo stesso mercato a concedere la necessaria pausa utile a lanciare una manovra economica seria e rispettosa dei cittadini, con l’obiettivo principe di radere al suolo una volta per tutte questa tirannia partitocratica che DEVE FINIRE !!!
SE NON ORA, QUANDO ?
Oggi, adesso, in questo momento: chi deve scegliere, scelga. Uno strappo costituzionale ? Abbiamo l’assoluta necessità di un nuovo esecutivo, non politico, che cambi le regole falsate di questo gioco e ci renda la nazione, oggi in mano al più disgustoso gruppo di incapaci mai visto, che ha distrutto una generazione e sta minando le più elementari norme del vivere civile.
Alex Cariani
Una sola considerazione, in aggiunta all'articolo di Alex Cariani, perchè stamattina ho sentito in giro due segnali preoccupanti.
Il primo: la colpa è del termometro, e cioè delle società di rating. Qualcuno mi ha citato le colpe delle suddette sul caso Argentina, dimenticando che la colpa delle società di rating è stata, in tal caso, di segno opposto: troppo tardi il "warning" sul debito sovrano, banche (anche italiane) che hanno classato titoli argentini a piene mani sui privati, liberandosene prima del default, e default avvenuto su iniziativa del Governo argentino, non certo delle società di rating.
Il secondo: qualcuno si è arrapato per i rimbalzi di ieri e di oggi, senza preoccuparsi più di tanto di collocarli nella catastrofe della borsa che è in atto da quattro mesi e mezzo. Se collochiamo questi rimbalzi nel grafico a sei mesi e a 5 giorni, la portata del "Grande Rimbalzo (che noi abbiamo colpevolmente ignorato), appare in tutta la sua insignificanza.
Riportiamo i due grafici, ma invitiamo anche alla lettura dell'articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi. Quindi plachiamo i nostri entusiasmi, per piacere. Tafanus
Grafico a sei mesi: crollo del 21%
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Grafico a 5 giorni: il "rimbalzo"
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"...C'è una sola cosa da fare e da fare immediatamente: anticipare con decorrenza immediata le operazioni collocate nel 2012 e nel 2013. Anticiparle per un ammontare di almeno 10 miliardi puntando soprattutto sul taglio di spese e non su inasprimenti fiscali. Insomma elevare la manovra per il 2011 dagli attuali due miliardi a dodici. Questo deve proporre Tremonti al governo del quale è parte e questo deve ottenere. La manovra così emendata è quella che il Parlamento deve approvare. Diversamente approverà un documento scritto sull'acqua, privo di qualsiasi attuale efficacia. Dopodiché sia il presidente del Consiglio sia il ministro dell'Economia dovrebbero sgombrare il campo. Di danni ne hanno fatti fin troppi. Il loro ritorno a casa sarebbe l'unico regalo che dovrebbero fare al paese" (Eugenio Scalfari - 13 luglio 2011)
Scritto il 13/07/2011 alle 12:00 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (11)
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Sono stupido, lo ammetto. Leggo come il governo berluscomic sta gestendo la manovra finanziaria e non ci capisco nulla.
Leggo che si vogliono abbattere i costi della politica e non vedo alcuna traccia tangibile di come si voglia realizzare quest’idea.
Dichiarano di voler abbassare del 30% gli incentivi alle energie rinnovabili che paghiamo noi con la bolletta: e dove starebbe il risparmio per il baraccone statale ?
Mi sfugge, ma del resto sono stupido. Eppure, mi sono fatto uno specchietto facile facile, se avete voglia di darci un occhio un attimo ve lo mostro. Magari mi confermerete che sono stupido, ma cosa volete farci, accetteremo anche questa verità…
Abolizione delle provincie con mantenimento del personale a cura delle regioni - Risparmio €. 14.340.000.000/anno;
Abolizione del rimborso spese ai partiti politici basato sul numero dei voti ricevuti: Risparmio €. 380.000.000/anno;
Divieto di cumulo dello stipendio per dipendenti pubblici: Risparmio €. 270.000.000 /anno;
Abolizione del vitalizio per ex politici: risparmio €. 780.000.000 /anno
Abolizione temporanea dell’erogazione dell’otto per mille (4 anni, con detassazione delle somme liberamente elargite del 30%): risparmio 14.560.000.000 /anno
Integrazione delle pensioni per ex politici secondo legislazione vigente con erogazione a partire dai 70 anni: risparmio €. 245.000.000 /anno.
Chiusura di tutte le missioni estere da parte dell’esercito Italiano: risparmio circa €. 1.223.000.000 /anno.
Blocco del cantiere Val di Susa per TAV: risparmio circa €. 22.000.000.000 su 15 anni, circa 1.466.000.000 /anno.
Divieto di attribuzione di incarichi, appalti o servizi senza gara al ribasso: risparmio stimato circa €. 2.053.000.000 /anno.
Tassa di concessione governativa fissa pari a 500 milioni di euro/anno per le tv commerciali (con privatizzazione RAI): Introito pari a €. 3.500.000.000 /anno, risparmi per circa €. 350.000.000 /anno.
Avete fatto il totale ? Sono 38 miliardi 387 milioni di euro di risparmio ALL’ANNO. Risparmi strutturali, certificati ed oggettivi che non tolgono assolutamente nulla alla qualità dei servizi forniti al cittadino, ed anzi incrementano l’occupazione e la competitività delle aziende.
Risparmi che si tradurrebbero in una manovra economica, senza carico sui cittadini, pari a 153 miliardi 548 milioni di euro in quattro anni.
Lo so, sono stupido.
Ma se io sono stupido, come mai il ministrello Tremonti questi conti non li ha fatti? O meglio: se il ministrello i conti la ha fatti, perché diavolo decidere per una manovra buffonesca che giorno dopo giorno perde un pezzo per strada ?
A pensarci, però, mi viene un atroce dubbio: non è che forse non sono proprio del tutto stupido?"
Alessandro Cariani
Caro Alessandro, bisogna sapersi accontentare... i superstipendi della Casta il PdO (Partito degli Onesti) li taglierà, ma a partire dal 2015. Cioè lascia l'amaro compito ad altri; sui rendimenti del "conto titoli" di mia figlia (bel 8.000 euri, si prenderà bel due terzi degli interessi, finchè mia figlia deciderà, per l'incazzatura, di tenersi i soldi sotto il materasso; dell'abrogazione dell'indennità per i danneggiatissimi ministri non si parla più; la colindrata delle auto blu la ridurranno a 1600 cc (metteranno una camicia ai cilindri, o cambieranno tutto il parco-macchine?); i SUV saranno tassati, ma solo a partire da 301 HP. Che diamine... 300 HP sono una potenza indispensabile! sai... per la sicurezza...; dell'abrogazione dei vitalizi non parla più nessuno; i referenda non sono fra le elezioni da accorpare in un election day unico (vuoi vedere che gli italiani ci prendono gusto, a votare per abrogare le porcherie?).
Questo governo sta facendo bene. Che dico, benissimo. Allego il grafico dell'andamento dello spread fra btp italiani a 10 anni e bund a 10 anni. Peccato che il grafico parta solo da un anno fa... sarebbe stato meglio farlo partire dall'ultimo giorno del precedente governo . Comunque è tutto chiaro lo stesso. L'ascesa al Partenone è già a buon punto. Ancora qialche mese di berlu-tremontismo, e raggiungiamo il gruppetto di testa. Grecia, aspettaci, che arriviamo!
Nel frattempo la manovra, che era già passata da 40 a 41, 43, 47, 51 miliardi, perde i pezzi ogni giorno, ma in compenso i mercati gi chiedono già di cercare altri 15 miliardi. Però Silvio lo ha promesso: ridisegnerà la curva delle aliquote. Meno tasse per Totti. Tafanus
Scritto il 08/07/2011 alle 11:07 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (11)
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In questo periodo se ne sono sentite di tutti i colori: a partire dalle centrali nucleari “pulite” passando dai drammatici costi del fotovoltaico.
Sgombriamo il campo alle dimostrazioni di incompetenza dei nostri pseudo esperti e dei governanti incapaci, in primis il ministro Romani, definendo una volta per tutte i costi che gravano sulla bolletta elettrica ed i vantaggi e svantaggi del fotovoltaico comparati a quelli del nucleare:
1) Ad oggi il costo medio delle tariffe incentivanti da installazioni fotovoltaiche in bolletta si aggirerebbe, alla fine degli 8 GW di conto energia, attorno agli 8 euro, per un totale medio di 32 euro annui iva inclusa ad utenza. Altri 6 miliardi (e qui Romani non lo dice) sono gentilmente regalati alle major petrolifere, Moratti in testa, che oltre che inquinare il terreno (vedi petrolchimico di Mestre) ricevono contribuiti per generare energia bruciando le scorie di raffinazione del petrolio, materiali che altrimenti andrebbero smaltiti: incentivi che sono in vigore SOLO IN ITALIA.
2) I pannelli fotovoltaici non possono contribuire in nessuna maniera al riscaldamento globale, se non al momento della loro produzione. In effetti, essendo l'effetto fotovoltaico un semplice processo di trasformazione ad efficienza non unitaria, una aliquota della radiazione solare si trasforma in energia elettrica a causa di un effetto di movimento elettronico. Pertanto, una parte della radiazione solare scalda il pianeta, ed una parte si trasforma in energia elettrica che solo successivamente diventerà (in ogni caso) calore. Il vantaggio è che nel frattempo la possiamo utilizzare come energia… non male, vero ?
3) Per chiarire il concetto, l’Italia ha aderito ad un accordo (quello di Kyoto) che, giusto o sbagliato, è stato controfirmato dal nostro governo. E questo protocollo di abbattimento delle emissioni inquinanti prevede che si paghino le emissioni eccedenti il 20% in meno di quelle generate al momento della sottoscrizione dell’accordo: è ben vero che Cina, India e Stati Uniti (fra gli altri) non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere questo protocollo, ma ovviamente una regolamentazione più restrittiva in termini di dazi da CO2 potrebbe facilmente risolvere il problema. Siccome però ovviamente chi emana le leggi è il parlamento, oggi impegnato a bloccare ben altro, temo che si sia ben lontani dal deliberare una simile soluzione.
4) SI straparla di costi “inferiori” legati al nucleare: la EIA in realtà afferma l’esatto contrario, come ben esemplificato da questa analisi in cui si evince che l’elettricità nucleare ha costi simili a quella generata dall’eolico [vedi EIA.gov], e tutto questo senza considerare i costi di decommissioning, che sono in genere da tre a quattro volte quelli di costruzione, e quelli di storaggio del materiale esausto che porta ad incrementare i costi di produzione di circa il 75%. Pertanto (leggete anche questa analisi, sempre (sempre fonte EIA) alla fine del giro l’energia elettrica generata da nucleare costa decisamente di più rispetto a quella eolica.
5) L’energia nucleare è sempre disponibile ? Sinceramente, se si osservano le statistiche di offline relative alle centrali (per esempio francesi) non si direbbe: la centrale di Meudon, per esempio, ha avuto dei tempi imprevisti di offline nel 2009 pari a 1.481 ore/anno. In altri termini, in poco meno del 17% del tempo totale disponibile la centrale è stata messa in condizioni di produttività nulla per problemi tecnici. Chi lavora in una centrale sa bene che mediamente questi sono i tempi di offline medi, quindi la storiella per cui “abbiamo bisogno” del nucleare di notte è una bufala bella e buona.
6) Lo sapevate che l’Italia è in realtà autosufficiente dal punto di vista della potenza elettrica producibile ? Immagino che ora i “futuro nucleare” si alzeranno piccati per questa affermazione. Beh, se questi pseudo esperti avessero avuto tempo (in tre mesi si fa fatica ad acquisire una sufficiente familiarità con l’argomento) di leggere il presente documento, scritto peraltro da noti antinuclearisti (Terna SpA), farebbero questa fantasmagorica scoperta e scoprirebbero inoltre che importiamo da Svizzera, Francia e Slovenia elettricità notturna solo perché la notte… costa meno alla società di distribuzione. Quindi, la nostra presunta “dipendenza” dal nucleare estero è solo un sistema per incrementare le marginalità di una S.p.A., e permettere alla stessa di dichiarare che una sufficiente percentuale di produzione risulta formalmente a zero emissioni in CO2. Dico formalmente perché in realtà sarebbe utile leggere il punto 9 relativo ai gas serra…
7) Si sentono valutazioni incredibili legate al fatto che i pannelli fotovoltaici vadano smaltiti come rifiuti speciali alla fine della loro vita utile: in realtà dopo circa 30 anni (in cui i costruttori garantiscono almeno l’80% della prestazione iniziale) i pannelli sono materiale facilmente recuperabile e riutilizzabile senza alcun rischio o problema.
8) La fissione, invece, è un processo altamente entropico: il decadimento radioattivo, in effetti, è un fenomeno naturale solo se si fa riferimento all'isotopo naturale U238, mentre nella stragrande maggioranza delle centrali nucleari risulta necessario l'utilizzo di U235, prodotto tramite centrifugazione o diffusione gassosa. Che, manco a dirlo, sono processi entropici a bassissima efficienza e quindi generatori di calore.
9) Vorrei che fosse chiaro che una turbina a vapore surriscaldato interna ad una centrale nucleare necessita di raffreddamento in quanto la temperatura di esercizio interna ad un reattore è spesso superiore agli 800 °C, pertanto l'espansione finale a bassa temperatura all'interno della girante risulta spesso antieconomica, benché più efficiente. Questo accade in quanto lo sfruttamento completo dell’energia termica del vapore surriscaldato necessiterebbe di un'area di condensazione e di strutture enormi. Per risolvere il problema si utilizzano o acque correnti o torri di raffreddamento, che in una centrale a combustibile fossile sono inutili, stante la temperatura di esercizio nettamente inferiore. Quindi, dal punto di vista del vantaggio in termini di emissione di gas serra, (di cui il vapore acqueo è una parte, ricordiamocelo) le centrali nucleari sono un affare decisamente poco brillante. Ed in caso di incidente le centrali raffreddate con acque correnti (mare o fiumi) garantiscono solo un’eccellente diffusione del materiale fissile… (Fukushima docet... Taf)
10) Ad oggi il problema dello stoccaggio NON è stato risolto da alcuna nazione. Richard Muller, consigliere nazionale americano certamente a favore del nucleare, ammette (sul libro "fisica per i presidenti del futuro", pag. 149) che per definire accettabile lo stoccaggio del materiale fissile dobbiamo valutare statisticamente quale possa essere la garanzia di non sversamento esterno al sito nei prossimi 28.000 anni del materiale non riprocessato. Al momento negli USA ne vengono conservati circa 77.000 tonnellate, di cui il 34% di plutonio 239 (emivita 24.000 anni). Va detto che in ogni area di stoccaggio (per esempio Tricastin, in Francia (Fonte: archivionucleare.com) il livello di radioattività nella zona risulta comunque 4,2 volte superiore alla radioattività media della zona, elemento che indica evidentemente un lieve passaggio di radiazioni dalle zone interrate all'esterno. E questo dopo circa 40 anni, non 24.000 (ed in ogni caso fra 24.000 anni la radioattività del plutonio non si sarà azzerata, ma solo dimezzata). Cioè, in altri termini, se ci fermassimo oggi nello stoccaggio, negli Stati Uniti nel 2011 disporremo di "sole" 13.090 tonnellate di plutonio 239 ancora efficienti ed attive. Siete più tranquilli, vero?
11) Le centrali di IV generazione, per esempio quelle autofertilizzanti a letto di sfere, hanno il vantaggio di generare da sole il proprio combustibile. Già, peccato che producano plutonio quale materiale di scarto: in altri termini alla fine abbiamo una quantità industriale di scorie altamente radioattive per lungo tempo, sempre da stoccare in qualche maniera o da utilizzare in combustibili complessi tipo MoX. Esattamente il materiale in meltdown a Fukushima, che si sta disperdendo in mare senza che nessuno possa fare nulla.
12) Vero, le centrali di IV generazione (quelle che il genio Scajola, ha definito di terza generazione e mezza sono solo delle centrali di terza con miglioramenti nelle procedure di sicurezza, fra l'altro non molto diverse da quelle che evidentemente a Fukushima non hanno funzionato un granchè...) sono state realizzate in maniera tale da avere un coefficiente di temperatura negativo: in altri termini, se giungono a riscaldarsi troppo, si spengono. Un vantaggio non da poco in termini di sicurezza, ma in ogni caso utilizzano combustibili sostanzialmente simili agli attuali, che generano scorie o necessità di ritrattamento. Esattamente quello che non vogliamo far fare all'Iran: in altri termini, i reattori self feeding sono alla base della tecnologia per la produzione di materiale fissile per armi tattiche. Siamo sicuri che vogliamo lasciare in giro del materiale fissile ideale per la realizzazione di una bella bomba ad implosione ? Oppure siamo sicuri di voler appoggiare le logiche francesi, che nel momento in cui si sono trovati a disporre di plutonio in eccesso hanno deciso di fare un paio di esperimenti nucleari a Mururoa?
Pensateci bene prima di scegliere il mare, domenica. E ricordate che qualche genio della lampada (basso ed abitante ad Arcore) pensa che un uomo con la bomba atomica abbia un notevole appeal con le donne, vedi (Vedi mio post sul Tafanus)
Alex Cariani
Scritto il 10/06/2011 alle 12:00 nella Alex Cariani, Ambiente, Impresentabili, Nucleare, Politica | Permalink | Commenti (7)
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Accapigliarsi davanti al re che si diverte pare essere lo sport nazionale italiano.
Prendete Grillo: da elemento di rottura della politica, pesantemente bannato sui media, si sta trasformando lentamente in oggetto del desiderio della televisione italiana che gli permette epiteti a par condicio presenziando ai talk show nella stessa identica guisa del presidente del consiglio, cioè senza alcuna possibilità di replica.
Imperdonabile ? Ma quando mai… sbraita a destra e sbraita a sinistra, si ottengono 10 punti percentuali a Bologna, cinque a Torino e 3,3 a Milano con un candidato ovviamente impresentabile e quindi utile giusto giusto a verificare cosa succede.
Una nuova evidenza della politica ? Qui sul Tafanus vediamo tipologie comportamentali semanticamente identiche da parte degli adoratori del berlusconismo e del ragionier Grillo, presentati in tempi diversi come le evidenze del “nuovo” che avanza.
Nuovo ? Per giorni ci siamo domandati come mai alle comunali Milanesi il movimento cinque stelle presenta un ventenne come candidato sindaco: con tutto il rispetto per i ggiovani, spero che anche nelle fila dei grillini vi sia stato qualcuno che abbia chiesto “perché”? (...c'è stato, c'è stato...a Milano bimbominchia ha preso meno voti del voto di lista... Taf)
Già, perché? Quale può essere il motivo per cui si decide di candidare un ragazzino alle comunali? Possiamo forse rispondere citando il primo cittadino di Bonea (Bn), Salvatore Paradiso di anni 18, eletto sindaco della sua cittadina prima della maturità (tiscali.it)
Trattasi di precoce genio della politica oppure di omino di plastica? A questo proposito sia d’aiuto a tutti voi conoscere il nome del vecchio sindaco di Bonea, impossibilitato a presentarsi causa fine del secondo mandato: Gennaro Paradiso, casualmente padre di Salvatore.
Il tafanus ha correttamente domandato come avrebbe potuto il ventenne gestire i rapporti con i poteri forti milanesi o con che capacità avrebbe potuto gestire un flop garantito come l’EXPO 2015 in fase di gestione delle richieste di finanziamento oppure delle procedure di acquisto dei terreni dei “soliti privati”.
In effetti la domanda dovrebbe essere esattamente opposta: ma perché utilizzare un “ggiovane” quale rappresentante a Milano ? Giova forse ricordare che lo stesso Berlusconi affida a poco più che trentenni ministeri chiave quale quello dell’istruzione, delle pari opportunità e dei ggiovani e ad una desaparecida quale la Prestigiacomo il ministero dell’ambiente.
Per dirla con Sciascia, quaraqquaqquà telecomandati che tutto debbono al loro dominus.
Ora, parliamoci chiaramente: tre referendum su quattro trattano di argomenti direttamente riferibili all’ambiente, ma la scaltra Prestigiacomo non ha dato alcuna comunicazione a riguardo, esclusa la sua decisione di non recarsi alle urne domenica prossima.
Comunicazione che ha rispettosamente dato anche Giorgia Meloni (sì, proprio quella che trattava le urne come una istituzione affermando “Disertare le urne vorrebbe dire perdere una grande occasione per migliorare il nostro futuro”. Giorgia Meloni che addirittura propose il Comitato “I Giovani votano Si” e lo slogan “Meno poltrone più Italia” [GenerazioneItalia]
La valente Meloni si spinge ad affermare che “l’astensione è un diritto, proprio come il voto”.
Già. Forse sarebbe utile che la Giovane Meloni si rivedesse un pochino la costituzione: oltre alla figuraccia storica per un ministro di non conoscere l’anno dell’unità d’Italia (vedi BergamoNews), la giovin ministra della gioventù, peraltro laureata in giurisprudenza, si esibisce nella storica figuraccia di non conoscerne gli articoli 2 e 3.
Care ministre Meloni e Prestigiacomo, studiate un pochino: il voto, in particolare quello relativo alla democrazia diretta, è sia un dovere che un diritto: lorsignore dovrebbero saperlo fin dai tempi dell’esame di diritto costituzionale.
Del resto, non è che sia razionalmente possibile avere la schiena dritta per questa banda di incompetenti raccogliticci: Guardatevi il fantastico Cesaro che sfoggia una competenza sopraffina quale commissario straordinario sui rifiuti a Napoli (Repubblica.it)
Per la cronaca, anche Cesaro ha orgogliosamente dichiarato che non si recherà a votare: del resto, se lo dice il capo…
Tutto ciò per tornare a bomba a Grillo: se osservate il suo sempre meno frequentato blog, vedrete che nell’ultima settimana la parola “referendum” compare solo nel consueto intervento di Travaglio: eh già, se i quesiti passano finisce che magari si debba ringraziare un Bersani qualunque…
Meglio quindi adeguarsi alle procedure del presidente del consiglio, sia nella nomina di ominicchi telecomandabili che nella sparizione di ogni intervento a tutela di quello che rappresenterebbe una ulteriore spallata a questo governo marcio fin dalle fondamenta. Sic transit gloria mundi."
Scritto il 09/06/2011 alle 07:00 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (6)
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Non è mia abitudine incensare il mio editore (Il tafanus) ed i miei scritti. Però, siccome la memoria storica ormai è esclusivamente sulla rete, vi invito a rileggervi [un pezzo apparso sul Tafanus] ormai più di 9 mesi fa, in cui si facevano interessanti previsioni economiche sull’andamento dei mercati.
Gli elementi che fanno riflettere sono principalmente due: la previsione del tasso di cambio euro-dollaro, e quello dell’andamento della bilancia commerciale italiana, perfettamente previsti anche numericamente (dal 22 settembre, come volevasi dimostrare, il tasso è stato superiore a 1,35, come evidente in [yahoo.finance]
Ora, Confindustria nel giugno 2010 invece prevedeva esattamente l’opposto, scrivendo “…appare evidente che, nell’ipotesi di un miglior rapporto di cambio fra euro e dollaro ed al netto dell’effetto depressivo della manovra economica così come è stata presentata, l’obiettivo di un incremento di produzione italiana all’1,6% appare ragionevole”.
...ma guarda un po’...
Il tasso di cambio non solo non è migliorato, ma è sceso fino a 1,4129 dollari per euro (valore di ieri 28/03/2011), deprimendo le potenzialità di esportazione dei beni e facendo crollare la famigerata bilancia dei pagamenti su estero dal valore di -6.425 milioni di euro nel gennaio 2010 a quello ben più corposo di -8.129 del gennaio 2011 (incremento del 19% circa del plusvalore).
Su base annuale però le cose stanno anche peggio: il differenziale va dai 31.074 milioni di disavanzo annuale al 31.01.2010 ai 56.606 di gennaio 2011 con un incremento drammatico del 46% (dati Bankitalia)
Per chiarire meglio il concetto, spendiamo all’estero poco meno di cinque miliardi di euro al mese più di quanto non spendiamo in Italia, e questo dopo molti anni in cui succedeva esattamente il contrario: però da Minzolini nessun segnale.
Orpo… in altri termini, al posto di incrementare le esportazioni, le aziende italiane incrementano le importazioni: passano cioè dalla funzione di produttori a quella di commercianti (tipica funzione Italiana che si dovrebbe aggiungere ai santi, agli eroi ed ai navigatori) (...e ai pizzaioli, aggiungo io... ndr)
Ovviamente questo fatto deve preoccuparci molto, perché dover acquistare dall’estero significa di fatto o che i prodotti italiani sono poco interessanti dal punto di vista economico oppure che non esiste un plusvalore che permetta agli stessi di essere competitivi sul mercato.
Diciamocelo: Io acquisto un bene se questo risulta più economico di un altro oppure se ha una qualità percepita superiore (sia questa relativa al valore tecnologico o a quello emozionale), per cui un prodotto che non ha nessuna di queste caratteristiche non ha quello che in marketing si chiama “appeal” o capacità di penetrazione del mercato.
Quindi se non si spende in tecnologia di produzione o nel prodotto stesso, ciccia: allora si pensa di risolvere il problema acquistando all’estero, risparmiando così sugli investimenti industriali o sui nuovi prodotti, soluzione caldeggiata dal gruppo di esperti di marketing che, aimè, al momento stanno al governo, ammesso che i nostri ministri possano in qualunque modo chiamarsi esperti di qualcosa che non sia la tecnica del turacciolo.
C’è un piccolissimo problema: giocare una partita esclusivamente alla rivendita significa, a medio termine, perdere competitività complessiva sui mercati, perché le disponibilità economiche in un paese di commercianti diminuiscono costantemente fino a rendere impossibile continuare a vendere.
Storicamente, infatti, le grandi nazioni di commercianti si sono sviluppate fino a che hanno potuto disporre di ricchezze esterne da sfruttare, che una volta esaurite o non più disponibili hanno comportato crisi sistemiche drammatiche.
Esempi ? La Spagna fino a Trafalgar, sostituita dall’Inghilterra fino al crollo sistemico del commonwhealth a cui si sono sostituiti gli USA grazie allo sfruttamento delle risorse petrolifere.
Il risultato è abbastanza evidente: in luogo di un incremento di PIL dell’1,6% su base annua, nel 2010 l’incremento ipotizzato è stato dell’1,1% contro un caduta verticale del 5,5% dell’anno 2009: in altri termini, dopo tre anni di governo Berlusconi siamo ad un valore di prodotto interno lordo identico a quello del 2006.
Purtroppo le pessime notizie non si esauriscono qui: il terzo trimestre 2010, al posto di portare ottimismo, ha portato una stagnazione (+0% da ottobre a dicembre 2010) che, collegata alle incertezze relative al Nord Africa, non promette nulla di buono per il 2011.
Avete per caso letto qualcosa del genere sui media oppure sui serissimi telegiornali italici ?
Ma quando mai, tutto va ben, Madama la Marchesa…
Alex Cariani
Scritto il 30/03/2011 alle 14:30 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (8)
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Nel decreto mille proroghe è stato aggiunto un geniale trafiletto che di fatto affossa le prospettive dell’unico comparto che aveva fatto segnare dei trend positivi negli ultimi anni, garantendo circa 200.000 posti di lavoro nonché un certo raggiungimento di obiettivi di generazione di potenza elettrica rinnovabile in Italia.
Di fatto il decreto stoppa gli incentivi al fotovoltaico a 8 GW di fatto, bloccando il mercato al 2013: al di là della mazzata alle aziende del settore, vale la pena di capire per quale motivo si sia deciso di sparare su un settore in notevole crescita, abbattendo ulteriormente l’economia.
Si è detto che la crescita esponenziale del fotovoltaico sarebbe causato da incentivi che non hanno uguali in tutto il mondo: ovviamente una delle innumerevoli bugie di questo governucolo.
Sappiate che in Francia (la Francia del nucleare, sottolineo) EDF eroga ben 0,478 euro per ogni chilowatt prodotto da fotovoltaico, contro gli 0,377 attualmente previsti in Italia: la Germania, per fare un esempio, ne eroga 0,4091 mentre la Spagna 0,31.
Va però detto che la Germania oggi dispone di un parco fotovoltaico pari a circa 30 GW contro i complessivi 3 installati in Italia (che dovrebbero diventare 7 entro giugno, un valore però che difficilmente potrà venire raggiunto stante il fatto che in dieci anni sono stati installati circa 1,7 GW di potenza, e che ne dovrebbero venire installati altri 6 in sei mesi…), ed i circa 8 funzionanti in Spagna.
Per chiarire però il motivo di un simile salto mortale dobbiamo chiarire come funziona il sistema di incentivazione per il fotovoltaico: in pratica sulla nostra bolletta elettrica esiste una “tassa”, detta CIP6, che viene prelevata per l’incentivazione delle cosiddette “energie rinnovabili”, valutabile in circa 1,7 euro per 100 euro di bolletta: in totale, cioè, per tale incentivazione la famiglia Italiana media spende circa dai 12 ai 17 ero l’anno.
Dovete inoltre sapere che nella sua precedente edizione questo governo ha ben deciso di trasformare la definizione di detta tassa da “energie rinnovabili” a “energie rinnovabili o assimilate” grazie al famigerato Decreto attuativo n. 181 del 5 agosto 2005: e dovete sapere che per “assimilate” sono state dichiarate tipologie di produzione energetica quali la cogenerazione tramite combustione di residui di raffinazione del petrolio.
Cioè esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere una logica “rinnovabile”: il governo ha dato cioè ai signori del petrolio, Moratti in testa, la possibilità di bruciare porcheria (che necessitava di un costoso smaltimento) addirittura sovvenzionandoli. Per anni…
E questo, oltretutto, in parallelo ad aumenti oggettivamente ingiustificati dei combustibili. Una vera genialata, che ha permesso utili mostruosi a scapito di tutti gli utenti elettrici italiani.
Ma la chicca arriva oggi: poiché i termini economici del contributo CIP6 rimangono identici, a differenza di quanto detto da svariate parti che sembrano interessate a che gli incentivi fotovoltaici vadano a finire, dovremmo farci qualche domandina legata a dove potranno finire i circa 2 miliardi annui oggi destinati al fotovoltaico.
Sappiate che nella logica del CIP6 vanno a finire saldi che direttamente o indirettamente possano diminuire le emissioni in CO2 derivanti dalla produzione di energia, quali eolico, fotovoltaico e… naturalmente nucleare.
Ma guarda un po’.
Il governo lancia un bel programma di realizzazione di centrali nucleari ed immediatamente si affossa il fotovoltaico perché, per dirla con il premier “non si può spendere così tanto per il fotovoltaico”.
Però si deve spendere invece per il nucleare, magari quello di “terza generazione” alla Scajola, che non sa nemmeno di cosa sta parlando, atteso che la “quarta generazione” di centrali nucleari è ben al di là dal venire per stessa ammissione degli scienziati francesi che dovrebbero venderci la loro attuale tecnologia Superphenix.
Francesi che, oltretutto, concedono incentivi su energie rinnovabili maggiori di quelli disponibili in Italia: come mai ?
Pare che sia in sviluppo uno studio che certifica il ciclo complessivo di costruzione, funzionamento e smantellamento di un sito produttivo, e verifichi come in realtà le centrali nucleari rappresentino emissioni in CO2 enormemente maggiori delle tecnologie cosiddette “pulite”.
Questo comporterebbe una impossibilità di raggiungimento dei risultati necessari al cosiddetto 20-20-20 (cioè l’abbattimento entro il 2020 di almeno il 20% di emissioni in CO2).
Senza poi parlare dei geni della lampada che dall’alto della loro “competenza” ci raccontano della assoluta sicurezza delle stesse centrali nucleari, e della facile stoccabilità delle barre di materiale fissile esaurito.
Per la cronaca, chiari studi dimostrano che l’attuale tecnologia non garantisce una sicurezza certa oltre i 50 anni che poi sono quelli che abbiamo di esperienza di scorie nucleari: ne sanno qualcosa gli abitanti Siberiani che dispongono di tranquille (…) discariche di materiale fissile en plen air (vedi [scanziamolescorie.org]
Senza contare che la cosiddetta “sicurezza” delle stesse è tutt’altro che garantita: in questi istanti si parla proprio di uno stato di emergenza nucleare a seguito del terremoto in Giappone.
Al di là di queste valutazioni, però, una certezza: questo governo, pur di poter gestire la torta rinnovabile da solo (e poter quindi sovvenzionare le centrali nucleari che, va chiarito a tutti, verranno pagate coi soldi di tutti per poi generare utili agli azionisti ENEL) manda a fondo circa 120.000 lavoratori.
Il ministero per le attività produttive non ha nulla da dire a questo proposito?
Ing. Alessandro Cariani
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Stanno giocando col loro futuro
Il crudele gioco della vita e della morte. In questi giorni si sta decidendo, per estrazione a sorte, se questi cuccioli vivranno, se moriranno di iodio 131 o di cesio 137... Ho tante considerazioni da fare, ma non ora... Le aggiungerò quando e se potrò. Ora ho solo un profondo senso di stanchezza e di abulìa. E non è la febbre... Tafanus
Scritto il 15/03/2011 alle 16:43 nella Alex Cariani, Criminalità dei politici, Nucleare, Scienza | Permalink | Commenti (21)
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Dimentichiamo la vergogna del cosiddetto “decreto Pisanu” che di fatto impedisce l’utilizzo di reti wireless aperte per esempio nei bar (e provate ad andare anche solo con un telefonino dotato di tecnologia WIFI all’estero, ed avrete solo l’imbarazzo della scelta in tutta Europa e negli States) che oggi, dopo una prudente apertura, si vorrebbe spacciare come una conquista pionieristica decisa dal nostro ministro degli Interni e proviamo a capire cosa significherebbe una vera rete a banda larga in Italia.
Giusto per la cronaca, cominciamo a parlare della ricaduta economica che una siffatta rivoluzione porterebbe in termini di aumento del PIL: da una indagine svolta dalla Banca mondiale, la stima di crescita relativa all’incremento della banda passante da 1 a 7 Mbit per un 10% di utenti è valutabile in circa 1,21 punti percentuali di PIL pro capite annuo su 10 anni [Vedi dati World Bank]
Calcolando una ipotetica penetrazione del 90% sulle aziende e del 60% sulle famiglie un incremento del 20% su 10 anni significherebbe la creazione di circa 2,1 milioni di posti di lavoro all’interno della comunità europea e di un incremento del PIL italiano stimabile fra il 1,2% ed il 12,2% in dieci anni, quindi di circa una media variabile fra lo 0,12% e l’1,2%. Aumento, si badi bene, annuo e strutturale.Come raggiungere questa penetrazione ? Beh, qui i metodi sono ampi: poiché i collegamenti ottimali a fibra ottica sono già presenti (le cosiddette autostrade), il problema è quello di realizzare il collegamento con gli utenti finali: certo, questo problema tocca poco l’attuale monopolista che ha investito abbondantemente negli anni precedenti e si trova indebitato circa per 10 volte il disavanzo complessivo di Alitalia (circa 28 miliardi di euro).
Certo gli investimenti hanno toccato principalmente la telefonia mobile, che tenuto conto delle circa 80 milioni di linee mobili in Italia oggi si trova intasata a causa della banda passante giocoforza limitata del sistema.
Dovete però sapere che una soluzione, economicamente interessante per il governo ma scarsamente appetibile per motivi politici, sarebbe quella di appaltare le attuali frequenze televisive analogiche (dai 790 agli 864 MHz) alle aziende di telefonia mobile, che potrebbero portare la banda passante fissa ad almeno 50 Mbit/s.
Oggi queste frequenze sono in via di liberazione stante il passaggio delle frequenze televisive al digitale terrestre, ma ovviamente la banda passante utilizzabile passerebbe in toto ad un sistema che permette l’accesso all’informazione non controllata né controllabile.
Poiché ad oggi il 99,97% del territorio nazionale è raggiunto dai ripetitori di telefonia mobile, si raggiungerebbero facilmente TUTTI i cittadini italiani con una banda passante almeno superiore ai 2 Mbps (cioè in media tripla rispetto alla media odierna) oltre che introitare circa 2 miliardi di euro sotto forma di concessioni governative da attribuire con un’asta a tariffa minima.
Ovviamente questa sarebbe una soluzione tampone che permetterebbe di dare accesso alla rete in maniera completa, ma che limiterebbe in ogni caso la banda passante: per questo motivo sarebbe necessario un ulteriore sforzo tecnologico che desse accessi in vera banda larga (almeno 20 Mbps) e che di fatto è legato all’eliminazione del classico doppino in rame della telefonia mobile, che oggi rappresenta il vero collo di bottiglia per un accesso vero in banda larga.
Costo dell’operazione? approssimativamente 18 miliardi di euro, che però sarebbero messi a disposizione direttamente dalla Cassa Depositi e prestiti, che ha affermato tramite il suo Presidente Franco Bassanini che “…in media su un investimento di un euro sulla rete in 20 anni se ne ricevono 20” [Vedi Bitcity.it] anche se ovviamente la ricaduta non è direttamente sulle compagnie di telefonia.
Ergo, Telecom e banda affine NON hanno (ovviamente) alcuno stimolo ad investire direttamente in quanto essendo società a fini di lucro (ma fortemente finanziate dalla comunità essendo ex aziende statali) hanno poco interesse a generare un volano attivo di sviluppo economico se non per sé stesse.
L’investimento, però, permetterebbe un ritorno alla stessa cassa in circa 10 anni con un rendimento garantito per almeno altri 10, cioè sostanzialmente un interesse media annuale dell’8,7%: non male, vero ?
Oltretutto solo in Italia questo investimento assicurerebbe un incremento occupazionale variabile fra i 500 ed i 700 mila posti, un incremento di PIL su 10 anni variabile fra lo 0,12 ed l’1,2%, due miliardi in cassa in tempi brevi (diciamo un anno, il tempo necessario perché si sposti definitivamente la TV analogica sulla piattaforma digitale) con il back effect di generare una competizione ulteriore fra le compagnie di gestione della rete, utile a razionalizzare costi e performance.
Ma allora perché non si procede in fretta ?
La risposta è semplice: di questo fatto nessun politico parla perché potenzialmente devastante per lo status quo attuale.
Una rete libera, facilmente raggiungibile ed a banda larga rende infatti immediatamente meno forte il media predominante, e cioè la televisione: per questo stesso motivo, ben sapendo che la transizione al digitale terrestre genererà una maggior disponibilità di programmi e quindi una minore importanza della televisione commerciale canonica controllata dalla politica (le tre reti RAI, le tre Mediaset e la7) si lotta strenuamente contro la rete, che fra l’altro potrebbe davvero soppiantare la TV una volta che la larghezza di rete potesse garantire l’accesso alla TV on demand (cioè la possibilità di gestire lo streaming delle immagini direttamente dalla rete).
In altri termini, vedremmo quello che si vuole quando lo vogliamo noi e senza possibilità di venire gestiti da una organizzazione che “inventa” i dati di ascolto (davvero pensate che Auditel utilizzi metodologie affidabili ? Sappiate allora che nelle verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza nel 1997 a Mediaset sono stati trovati i tabulati delle famose “famiglie tipo” che dispongono di un decoder auditel…).
Già, perché uno dei grandi vantaggi della rete è la sua trasparenza: se esiste una trasmissione interessante, con lo streaming sapremo immediatamente quanto è lo share di ascolto, come è successo giusto oggi per la diretta dello shake down di Rossi sulla Ducati… e ovviamente anche questo sarebbe un problema alquanto grave per certi discutibili personaggi sempre presenti alle trasmissioni televisive.
Già che ci siamo, anche questo è un problema: se infatti in RAI o su Mediaset potete scordarvi di apparire se non fate parte del solito gruppo, la rete permetterebbe facilmente a chiunque di “bucare” il teleschermo: prova ne sia il fatto che anche un personaggio come Beppe Grillo, che inizialmente distruggeva i computer sul palco, si è (oggettivamente) ritagliato una certa visibilità tramite la rete.
Giusto oggi Tremonti ha comunicato che a fronte di richieste di 7 miliardi di euro da parte dei ministeri ne sono disponibili solo 5… però nessun riferimento all’asta per le frequenze TV analogiche.
Capite ora il motivo per cui nonostante il governo sia alla disperata ricerca di fondi l’asta per la concessione delle frequenze TV non verrà mai indetta ?
A pensar male…
Alex Cariani
Scritto il 10/11/2010 alle 15:01 nella Alex Cariani | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 17/09/2010 alle 11:59 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (7)
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Una guerra fratricida tra società a controllo pubblico, cioè tra noi e noi stessi. Nel frattempo Brunetta sproloquia di posta elettronica certificata per “comunicare con la P.A.... La stessa della CIE? Se lo stile sarà quello della carta di identità elettronica, allora ne vedremo delle belle…
Alex Cariani
Scritto il 19/07/2010 alle 15:53 nella Alex Cariani, Impresentabili, Informatica | Permalink | Commenti (10)
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Premesso che non si tratta di una domanda retorica ad uso e consumo dei detrattori del nucleare, ma di una seria questione tecnico-scientifica, proviamo da dare una risposta il più possibile esauriente, aiutandoci magari con Wikipedia.
“Con centrale elettronucleare (o più raramente centrale nucleotermoelettrica e più comunemente centrale nucleare o atomica), si intende generalmente una centrale elettrica che sfrutta il calore prodotto da una reazione di fissione nucleare a catena autoalimentata e controllata per generare vapore (o gas, come l'anidride carbonica) a temperatura e pressione elevate, col fine di alimentare turbine connesse ad alternatori e producendo quindi elettricità. Possono essere composte da uno o più reattori.”
Ora, il concetto è quindi che una centrale nucleare è necessaria alla produzione di energia elettrica: atteso il fatto che il 70 per cento degli impianti nucleari in costruzione dopo il 1970 furono cancellati (e cioè ben prima degli incidenti di Three Miles Island – 1979 - e di Cernobyl - 1986).
Già. Sottolineo che la costruzione di impianti nucleari per la produzione di energia elettrica furono arrestati subito DOPO il [Trattato di non proliferazione delle armi nucleari], esattamente il 5 marzo 1979.
Oggi circa il 31% dell’energia elettrica mondiale viene prodotta tramite centrali nucleari, ma anche la Francia (che ne produce il 76% circa) non ha deliberato alcuna costruzione di centrali a tecnologia Super-Phenix fin dal 1981.
Ora, consideriamo un fatto: stranamente, nessun paese che dispone di centrali nucleari e dunque di energia elettrica sostanzialmente a buon mercato sembra voler approfittare del vantaggio competitivo offerto da questa scelta divenendo esportatore di energia.
Va inoltre segnalato che, per quanto riguarda la Francia, la presenza di 59 centrali non è sufficiente a garantire la completa autosufficienza energetica: si consideri che è tipico di ogni inverno che la Francia si veda costretta ad importare grandi quantità di energia elettrica dai paesi confinanti per sopperire alle proprie esigenze di picco, come avvenuto ad esempio nel dicembre 2009 quando è stato necessario importare una potenza pari a quella di 5-7 reattori a seconda delle giornate, anche a causa del contestuale fuori servizio di 11 reattori su 59 operanti.
Si aggiunga il fatto che nel 1995 il governo Francese decide di effettuare test nucleari nell’ormai famoso atollo di Mururoa, chiudendo i test nel 1996 dopo proteste da parte di molti stati sovrani, fra cui numerose comunità del Pacifico fra cui la Papua Nuova Guinea che ai tempi aveva presentato un reclamo ufficiale presso le Nazioni Unite.
Come mai si è deciso di effettuare test nucleari vista la situazione politica totalmente tranquilla? La risposta sta nelle difficoltà incontrate nello stivaggio delle scorie nucleari e seguito della scoperta di problemi di contenimento, ufficializzate da EDF nel 2007 presso il deposito di Tricastin (vedi [articolo di clandestinoweb]), ma che erano evidenti fin dal 1993.
Anche in [questo articolo di "alternativasostenibile"] questo articolo si descrivono le problematiche di smaltimento delle barre esauste (scritto da Tommaso Tautonico, uno dei maggiori esperti di problematiche relative allo smaltimento di scorie nucleari), che a partire dal 1996 hanno generato fortissime polemiche interne al governo Francese.
Questo è un altro pezzo di "altrenotizie.org", stavolta a firma di Alessandro Iacuelli (ve ne consiglio la lettura!) ed esplicita alcune interessanti condizioni in cui vengono smaltite le scorie nucleari in Siberia, sostanzialmente a cielo aperto…
Banalizzando il concetto scientifico, la reazione nucleare di fissione per generazione di energia elettrica si basa su un combustibile (uranio) che può presentarsi come uranio arricchito (se ne utilizzano circa 30 tonnellate l’anno per una centrale di medie dimensioni) oppure uranio naturale (e a questo punto il consumo sale a circa 300 tonnellate l’anno).
A seguito dell’utilizzo di questo materiale la barra di combustibile si trasforma in plutonio, guarda caso esattamente il materiale necessario alla produzione di ordigni nucleari. E’ esattamente questo il motivo per cui l’adozione da parte dell’Iran di centrifughe per la produzione di uranio arricchito sta creando non pochi problemi diplomatici mondiali: il concetto è che la creazione di impianti nucleari coincide SEMPRE con la disponibilità di armi tattiche nucleari.
Una prova? Osservate quali siano le nazioni che dispongono di impianti nucleari civili: esattamente si tratta di Stati Uniti, Russia (area ex USSR), Cina, India, Pakistan, Francia, Giappone, Brasile, Regno Unito, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Corea del Nord, Corea del Sud, Svezia.
Austria, Bielorussia, Finlandia, Nuova Zelanda, Italia, Turchia hanno per vari motivi deciso in passato di non sviluppare il loro programma nucleare (Fonte: Wikipedia)
Sapete cosa hanno in comune gli stati elencati nel primo elenco? Indovina… hanno TUTTI armamenti atomici nei loro arsenali… ma che strano!
Paesi con o senza impianti nucleari (Leggenda)
Operating reactors, building new reactors
Operating reactors, planning new build
No reactors, building new reactors
No reactors, planning new build
Operating reactors, stable
Operating reactors, considering phase-out
Civil nuclear power is illegal
Vuoi vedere che la frase di Carla Bruni Sarkozy (voglio un uomo con la bomba atomica) ha messo in moto qualche neurone del nostro primo ministro??? A pensar male…
Ing. Alex Cariani
Non è un caso, ma l'innamoramento della Francia per le centrali nucleari inizia esattamente con lo sviluppo della politica gollista della "force de frappe". Poi i ripensamenti, e la bella pensata: e se le nostre obsolete tecnologie le rifilassimo a quel coglione di Scajola, che è l'unico ragioniere al mondo a straparlare di "centrali di terza generazione e mezza"?. In fondo, la tecnologia Phoenix meglio rifilarla a qualche coglione, che buttarla nel cesso, come è ampiamente dimostrato che meriterebbe, dopo gli incidenti di Tricastin, le scorie di cui non si sa più cosa fare, i periodi nei quali il 20% delle centrali francesi è fuori uso, e tutto il resto...
Ieri su RaiNews24 è stato intervistato un tecnico francese, che lavora nel nucleare da 40 anni, il quale ha confessato che "...a tutt'oggi, delle scorie nucleari più critiche, non sappiamo bene cosa fare..."
Magnifico! Io qualche ideuzza ce l'avrei... Ne sotterrino un terzo sotto la villetta di Scajola con Biancaneve e i sette nani di gesso; un terzo ad Arcore, un terzo a Villa Certosa. Tafanus
Scritto il 05/06/2010 alle 12:00 nella Alex Cariani, Ambiente, Nucleare, Scienza | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 04/06/2010 alle 13:38 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 30/04/2010 alle 10:51 nella Alex Cariani, Economia | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 27/02/2010 alle 17:00 nella Alex Cariani, Media , Politica | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 16/02/2010 alle 16:00 nella Alex Cariani, Economia | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 07/02/2010 alle 20:00 nella Alex Cariani, Economia, Politica | Permalink | Commenti (6)
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PERCHE'?
Poveri palestinesi.
Non solo sono incapaci di gestire alcunché, ma si ritrovano
sotto il sedere acqua e pure energia a basso costo… una vera disdetta, vero ?
Ma andiamo con ordine.
Alla fine degli anni '90 la British Gas Group (BG Group)
scopre un vasto giacimento di gas naturali sotto le acque adiacenti alle coste
della Striscia di Gaza: stimato più di 28 miliardi e 300 milioni di metri cubi,
equivalenti a circa 150 milioni di barili di petrolio.
Un deposito significativamente più piccolo venne trovato nelle
acque territoriali israeliane.
L' 8 novembre 1999 l’allora Presidente Yasser Arafat firma
un accordo che dava alla BG Group il 90% degli interessi e il rimanente 10%
alla Consolidated Contractors Company, un'entità palestinese connessa alla PLO
[Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ndt], con base ad Atene.
Dimentichiamo il fatto che questa strana (…) decisione
permette ad Arafat di accumulare svariati milioni di dollari all’estero su
conti privati intestati a lui ed alla moglie (se dobbiamo fare debunking lo
facciamo in maniera seria) ma come ben potete immaginare una definitiva
assegnazione dei diritti continua ad essere contesa tramite oscure negoziazioni
tra BG Group, Israele, Egitto e Palestina.
British Gas (gruppo della BG) ed il relativo socio, Atene
basata hanno consolidato Contractors International Company (ccc) di proprietà
da Sabbagh del Libano e le famiglie di Koury, sono state assegnate i diritti di
esplorazione del gas e del petrolio in un accordo di 25 anni firmato nel
novembre 1999 con l’autorità palestinese.
I diritti al giacimento di gas in mare aperto sono
rispettivamente British Gas (60 per cento); Appaltatori consolidati (ccc) (30
per cento); ed il fondo di investimento di autorità palestinese (10 per cento).
(Haaretz, 21 ottobre 2007).
L’accordo di PA-BG-CCC comprende lo sviluppo di campo e la
costruzione di un gasdotto. (Raccolta economica del Medio Oriente, 5 gennaio
2001).
La BG concede una licenza alle coperture l’intera zona
marina in mare aperto di Gazan, che è attigua a parecchie strutture di
estrazione in mare aperto del gas israeliano.
Dovrebbe essere notato che 60 per cento delle riserve di gas
lungo la linea costiera dell’Gaza-Israele appartengono alla zona di mare
considerabile come acque territoriali Palestinesi; ovviamente se questa nazione
fosse riconosciuta da Israele…
Il gruppo BG ha iniziato le perforazioni di due pozzi nel
2000: Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2. Le riserve sono state valutate da British
Gas nell’ordine di 1.4 miliardi di piedi cubici, un valore di circa 4 miliardi
di dollari.
Ovviamente questi valori si riferiscono esclusivamente ai
giacimenti già perforati, ma l’estensione geomorfologica della zona suggerisce
che i volumi siano nettamente superiori, nell’ordine di circa 5 volte superiori.
L’emissione della sovranità sopra i giacimenti di gas di
Gaza è ovviamente cruciale: da un punto di vista legale, le riserve di gas
apparterrebbero al governo Palestinese, ma visto che la Nazione NON viene
riconosciuta da Israele, il tutto rimane sostanzialmente “appeso” a decisioni
che nessuno ha interesse a prendere..
La morte di Yasser Arafat, l’elezione del governo del Hamas
e la rovina dell’autorità palestinese hanno permesso all’Israele di stabilire
il controllo de facto sopra le riserve di gas in mare aperto di Gaza: capite
bene che se i Palestinesi potessero gestire questi giacimenti di gas (oltre,
come già detto, anche quelli di acqua di cui abbiamo parlato nel precedente
pezzo) una semplice gestione di queste ricchezze permetterebbe un agevole
miglioramento del livello di vita palestinese.
Appare chiaro che in una situazione come quella attuale la British
Gas (gruppo della BG) stia trattando con il governo di Tel Aviv, in quanto
impossibilitata a contattare il governo
del Hamas, escluso de facto grazie a questa guerra dai diritti di sfruttamento
dei giacimenti di gas.
L’elezione del Primo Ministro Ariel Sharon in 2001 rappresenta
una svolta importante di questa storia: per la prima volta, grazie al mancato
status di nazione, presso la corte suprema di Israele si discute della
inapplicabilità giuridica della sovranità Palestinese sui giacimenti di gas in
mare aperto, e come risultanza di questa sentenza Israele rivendica a proprietà
dei giacimenti
Grazie a ciò nel giugno 2003 Ariel Sharon, primo ministro
Israeliano, pone un veto alla sottoscrizione di un accordo di fornitura da
parte di British Gas a Israele di gas naturale proveniente dai pozzi in mare
aperto di Gaza. (Fonte: The independent, 19 agosto 2003)
Ovviamente, nel 2006, British Gas “era vicina a firmare un
affare per pompare il gas in Egitto (Periodi, 23 maggio 2007), proposta sfumata
dopo questa ennesima problematica che tocca da vicino anche il primo ministro
inglese che prudentemente declina ogni responsabilità affermando che “…la
problematica verrà gestita da BG in quanto direttamente coinvolta nello
sfruttamento del giacimento…” (The independent, 12 aprile 2007).
Vi lascio leggere un interessante link relative ad uno dei
maggiori siti di investimento del settore petrolifero…
http://www.oilandgasinvestingglossary.com/palestines_natural_gas_troubles.asp
Adesso osservate bene queste cartine, poi vi interrogo…
Quindi adesso vi pongo una bella domanda: come mai gli
israeliani decidono di punto in bianco di partire con una guerra preventiva in
libano nell’agosto 2008 e successivamente con una serie di attacchi
missilistici sulla striscia di Gaza, temporalmente identificati con la fine
dell’epoca Bush alla casa bianca ?
Volete vedere che dopo questa bella storia (costata tutto
sommato pochi dollari erogati peraltro dai generosi fornitori americani tipo
Boeing e/o McDonnell/Douglas) sarà necessario ridiscutere la distribuzione dei
dividendi, che ammontano in termini di valore globale a circa 80 miliardi di
dollari ?
E che stranamente questi introiti verranno concessi
temporaneamente al governo Israeliano, come del resto i diritti di sfruttamento
della West Bank come abbiamo già detto la settimana scorsa ?
Come si dice, a pensare male…
Ing. Alessandro Cariani
Scritto il 03/02/2009 alle 15:30 nella Alex Cariani, Economia, Guerra, Politica | Permalink | Commenti (8)
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L’interesse a fonti alternative spazzato via da una boutade del cipria, oppure preciso calcolo strategico? senza dati numerici appare difficile districarsi dal rumore di fondo… vediamo di dare alcuni dati utili a raccapezzarci.
Il protocollo di Kyoto. Noto a tutti almeno a livello di sentito dire, il cosiddetto Protocollo di Kyoto, firmato nel dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, approvata a New York il 9 maggio 1992, che rappresenta la risposta pensata a livello internazionale per contrastare e ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta. La Convenzione ha come obiettivo la stabilizzazione a livello planetario della concentrazione dei gas ad effetto serra che sono le principali sostanze in grado di interferire ed alterare il clima globale. I sei gas ritenuti capaci di alterare l'effetto serra del nostro pianeta sono:
l'anidride carbonica (CO2);
il metano (CH4);
il protossido di azoto (N20);
gli idrofluorocarburi (HFC);
i perfluorocarburi (PFC);
l'esafluoruro di zolfo (Sf6).
Risulta ovvio a questo punto che gli eventuali costi relativi alle procedure atte alla diminuzione dei gas responsabili dell’effetto serra (in primis il biossido di carbonio, ma negli ultimi anni molta dell’attenzione si è spostata verso la verifica dell’influsso delle polveri sottili, in gran parte causate dai vetusti sistemi di riscaldamento adottati per le abitazioni civili) debbono giocoforza ricadere sulle metodologie di produzione a bassa tecnologia tramite incrementi di efficienza.
L’unione europea, tramite il collegio dei commissari della Commissione europea al piano dell'Unione ha sviluppato un pacchetto di proposte legislative (sulle quali il consiglio Ue aveva giù trovato l'intesa nel marzo del 2007), fissando gli obiettivi sintetizzati con la sigla "20-20-20". Ovvero il raggiungimento del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20 per cento dell'efficienza e un taglio del 20 per cento nelle emissioni di anidride carbonica, da raggiungere tutti entro la data del 2020.
Per quanto riguarda l'Italia, l’obiettivo consisterebbe nel tagliare il 13% di emissioni di C02 in settori non inclusi nel sistema di scambio di emissioni (Ets) e dovrà aumentare del 17% i consumi energetici da fonti rinnovabili entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.
Secondo il governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20 costerebbe all'Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardi l'anno, pari a circa l'1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi si desumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studi preliminari e che avrebbero l'effetto di frenare la ripresa economica nazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria, grande sponsor dell'indietro tutta nella lotta ai cambiamenti climatici.
Ovviamente qui si gioca la partita: al di là dell’evidente conflitto di interessi da parte dell’attuale presidente di Confindustria Marcegaglia, il cui gruppo è leader nella produzione metallurgica e nella installazione di termovalorizzatori, è chiaro che la diminuzione della percentuale di combustibili fossili si scontra violentemente con le esigenze dei vari petrolieri che dal 20% di biofuels non avrebbero nulla da guadagnare, in particolare tenendo conto del fatto che la produzione di sistemi da coltivazione permetterebbe d abbattere ulteriormente l’entità di CO2 emessa grazie a scambi in fotosintesi.
Interessante la presentazione effettuata da Guido Ghisolfi all’Italian Energy summit, che presenta come soluzione quella della coltivazione della canna comune in zone a coltivazione nulla con costi in parità rispetto alle attuali produzioni (a 100 dollari a barile…).
Va detto che, come afferma il greco Stavros Dimas, commissario Europeo all'Ambiente, "La stima dei costi aggiuntivi secondo la Commissione, è pari infatti al massimo allo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementi del pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche i 'meccanismi flessibili' che si possono utilizzare per raggiungerli".
Vero è che, come correttamente affermano gli ambientalisti, sarebbe necessario valutare anche le innegabili ricadute positive che il governo italiano sembra non voler contabilizzare. "Per l'Italia - spiega Edoardo Zanchini di Legambiente - l'Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l'anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l'inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l'anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale (vedi l’articolo di Repubblica)
[ Vedi art. Repubblica su energie rinnovabili ]
Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settori dell'industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, che raggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco e Vodafone, ha inviato in data 20.09.08 ai parlamentari europei una lettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misure proposte. "Siamo dell'idea - si leggeva nella missiva - che i benefici di un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico siano superiori ai costi dell'inazione. Riconosciamo che le questioni legate alla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo alla recessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamo certi che l'adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficace alla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee".
Altro tema di scontro tra Roma e l'Europa è il mercato delle emissioni di CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di una speciale "Borsa", la cui creazione era già prevista dal Protocollo di Kyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridotto le proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle imprese rimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere di incentivare l'innovazione che migliora l'efficienza e il risparmio energetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita di questi titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello dei mutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.
Ovviamente il Cipria dimentica che il mercato, del resto già gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) S.p.a. di proprietà unica del ministero delle Finanze, che “ha un ruolo centrale nella promozione, nell'incentivazione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia. Azionista unico del GSE è il Ministero dell'Economia e delle Finanze che esercita i diritti dell'azionista con il Ministero delle Attività Produttive. Il GSE è capogruppo delle due società controllate AU (Acquirente Unico) e GME (Gestore del Mercato Elettrico). In seguito al trasferimento del ramo d’azienda relativo a dispacciamento, trasmissione e sviluppo della rete a Terna S.p.A, avvenuto il 1° novembre 2005 per effetto del DPCM dell’11 maggio 2004, il GSE si concentra sulla gestione, promozione e incentivazione delle fonti rinnovabili in Italia, attività in parte già svolte. Il Gestore dei Servizi Elettrici - GSE S.p.a. svolge un ruolo fondamentale nel meccanismo di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate, predisposto dal provvedimento CIP 6/92, e a gestire il sistema di mercato basato sui Certificati Verdi.”
Orbene, l’informatissimo coglione non sa (o dimentica) che il GSE gestisce GIA’ da qualche anno il mercato del famosi certificati verdi, che differentemente da quanto da lui affermato ci permettono di poter sperare di rientrare negli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto grazie ai risparmi garantiti dall’utilizzo di sistemi quali lampadine a basso consumo o riduttori di flusso.
Certo… penserete mica che le varie ENEL, Ikea e compagnia bella vi regalino lampadine o filtri senza aver nessun vantaggio? No, i risparmi certificati dal GGSE divengono i famosi certificati verdi, posti in vendita ogni lunedì alla borsa dell’energia. Niente di male, intendiamoci, però il presidente del consiglio (e la macchietta che dovrebbe fungere da ministra dell’ambiente) affermano che “i costi sarebbero maggiori dei benefici”.
A parte che l’utilizzo di sistemi di termovalorizzazione è notoriamente poco vantaggioso dal punto di vista economico (un processo di riciclo si porta a break even point entro tre anni) e che un solo tumore giustificherebbe scelte anche più onerose (ma sempre meno del salvataggio a nostro carico di enti autorizzati alla rapina quali le banche oppure di Alitalia) i geni del libero mercato dimenticano che le aziende Italiane nel settore rinnovabile sono in crescita esponenziale: solo nel 2007 il fatturato è aumentato del 500% nel settore fotovoltaico e del 375% nell’eolico (fonte… confindustria, Alessandro Clerici all’Italian Energy Summit del 30.09) con un consolidato di circa 7,1 Miliardi di euro. Cioè circa il 30% di quanto gli ineffabili vorrebbero fosse il “danno” alle nostre aziende…
In questo caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere in maniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (che gode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto uno strumento chiave. "Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordato ancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell'Ue di scambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissioni siano ridotte laddove risulti meno costoso farlo". Recentemente il meccanismo Ets è uscito tra l'altro rafforzato (anche se con delle modifiche sgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambiente dell'Europarlamento.
Altro elemento portato dall'Italia a sostegno dello stop alla direttiva 20-20-20 è l'obiezione che l'Europa da sola non è in grado di ottenere nessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni: si tratta di un'affermazione vera (ovviamente) solo in parte. I leader dell'Unione più impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presente il problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno più volte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergenti recalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chi sino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l'Occidente) sia credibile nel dare il buon esempio.
Inoltre non è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi. Pechino, che sicuramente non vede positivamente l'idea di sottostare a vincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un'adesione al rinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento sta mercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall'Occidente. Allo stesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettivi ambiziosi quanto quelli dell'Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e il risparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicate dal Partito comunista, tanto è vero che l’industria dell’Eolico ha base principalmente nella provincia del Sichuan con circa 170.000 addetti.
Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte da Berlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra i provvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del Tesoro Henry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità, tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentare in maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperture dettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vedersela sicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge in proposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stanno andando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si è svolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati del Nordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l'acquisto dei diritti d emissione. Un'iniziativa che si richiama all'Ets europeo.
Quindi: qual è il motivo per cui sulla base di una industria in fase di enorme sviluppo (220.000 addetti antro il 2012) che assicura una maggiore libertà energetica rispetto ai fornitori esteri (e quindi una bilancia di pagamenti migliore) e che permette di migliorare la qualità di vita di tutti noi si risponde no ? Ovvio. Gli sponsor del deficiente non sono le multinazionali che tutto hanno da guadagnare da una riallocazione del mercato energetico mondiale, ma i soliti furbetti che pur di mantenere le loro pidocchiose posizioni frutto di servilismi e di spregio di leggi e morale non esitano a boicottare una parte di Italia che investe e lavora. E, oltretutto, con la complicità di un intero gruppo dirigente.
Una esclusiva per "Tafanus" dell'Ing. Alessandro Cariani - L'articolo può essere riprodotto in tutto o in parte citando l'autore ed il link.
Chi è Alessandro Cariani
"...è stato presentato a Potenza un gel in grado di catturare l’energia solare e trasformarla in elettricità. Costa la metà di un normale pannello fotovoltaico. Inserito nello spazio tra i doppi vetri, consente una normale visibilità e l’isolamento termico dell’abitazione. In un prossimo futuro i pannelli fotovoltaici potrebbero essere sostituiti da un gel che, iniettato nei doppi vetri delle finestre, cattura l'energia solare trasformandola in elettrica e riversandola in un normale accumulatore [...]
Il brevetto del "Gel fotovoltaico", realizzato dalla "Esco Energy" dopo quattro anni di studi, è stato presentato stamani, a Potenza. Secondo quanto spiegato dal responsabile della ricerca della Esco, Alessandro Cariani, "il costo è pari alla metà di un normale pannello fotovoltaico": lo spazio tra i doppi vetri delle finestre viene riempito dal gel, consentendo una normale visibilità e, come effetto secondario, l'isolamento termico dell'abitazione [...]
L'energia solare viene catturata e assorbita da piccoli terminali elettrici installati nelle finestre, per essere poi riversata in rete, permettendo una produzione di cento watt/ora per ogni metro quadro di superficie "e può essere montato - ha detto Cariani - su strutture già esistenti" [...]
fonte: lanuovaecologia.it [ Articolo Nuova Ecologia ]
Ringrazio l'amico Ing. Alessandro Cariani per questo interessantissimo contributo. Tafanus
Scritto il 24/10/2008 alle 07:00 nella Alex Cariani, Ambiente, Economia, Impresentabili, Politica, Scienza | Permalink | Commenti (4)
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