Berlusconi in una teca, proprio davanti a Palazzo Chigi
A Roma esposta l'opera di Antonio Garullo e Mario Ottocento, che ritrae il corpo dell'ex premier disteso alla maniera di santi e papi, e in doppiopetto vestito (di Filippo Ceccarelli - Repubblica)
ROMA - L'installazione è avvenuta nel silenzio della domenica tra decorazioni fastose e damaschi polverosi, al primo piano di Palazzo Ferrajoli, a piazza Colonna, proprio dinanzi a Palazzo Chigi. Da stamattina c'è un altro Berlusconi, a grandezza naturale e straordinariamente simile all'originale, però disteso dentro una teca di cristallo, a sua volta appoggiata su un grande parallelepipedo bianco. Il simulacro del Cavaliere, che atterrisce per il colore della pelle, i particolari del volto e i capelli rossicci e trapiantati, lievemente sorride rivolto alla sede del governo che fu sua per quasi un decennio. Nelle stanze che preparano la visione, all'ombra della gigantesca Colonna Antonina, c'è odore di chiuso, quadri antichi senza valore e una vetrinetta con cimeli (guanti, scarpette, pantolofole) di Pio IX. Dietro le finestre dell'appartamento che si affitta per feste ed eventi di vario genere, l'incessante rumore di traffico in sottofondo. La prima impressione è di disagio e fascinazione, come si può avvertire da bambini davanti ai santi dagli abiti sontuosi e dai volti di cera che si vedono sotto gli altari in tante chiese di Roma. Ma l'arte è appunto arte, e oltre a combattere l'indifferenza, non si preoccupa di essere né augurale né jettatoria, tantomeno necrofila o satirica, e in questo caso arriva nel momento in cui il berlusconismo conosce obiettivamente la sua fase terminale.
"Il sogno degli Italiani" - Questo il titolo dell'opera" - che tra l'altro è uno dei modi con cui anche al telefono l'ex presidente del Consiglio si presentava alle sue amiche: "Io sono il sogno degli italiani". Sottotitolo: "Per una immagine definitiva dell'era Berlusconi". Gli artisti che l'hanno realizzata in gomma siliconica, capelli organici, stoffa, legno, vetro, carta e metalli sono Antonio Garullo e Mario Ottocento, la prima coppia gay unita in matrimonio, a L'Aja, nel 2002, e la cui lunga battaglia giudiziaria per il riconoscimento delle loro nozze ha determinato nel marzo scorso la sentenza con cui la corte di Cassazione ha riconosciuto importanti diritti alle coppie gay.
Su Berlusconi hanno incominciato a lavorare tra il 2010 e il 2011 nel loro laboratorio di Latina. La ricerca artistica di Garullo e Ottocento muove dal corpo del leader come icona del potere, che nel tempo delle rappresentazioni a distanza compendia valori estetici e morali. Non ultimo, tra questi, il ricorso al trapianto e alla manipolazione chirurgica plastificante che oggi ritornano nella dimensione scultorea e figurativa.
Non è ovviamente la prima volta che il Cavaliere si fa soggetto e oggetto di elaborazione artistica, più o meno provocatoria, più o meno performativa. A parte la statua di lui con il corpo di Superman, di cui ha parlato Ruby dopo i soggiorni ad Arcore, vale qui sommariamente ricordare la saponetta "Mani Pulite" che l'artista italo-svizzero Gianni Motti sostiene di aver ricavato dal grasso residuo di un'operazione di liposuzione sullo stesso Berlusconi; e poi la serie di teste tridimensionali in vetroresina di Stefano Pierotti; così come, per quanto riguarda la street art, si può forse segnalare l'"Artentato", e cioè il manichino con le fattezze dell'ex premier e una taglierina fatto ritrovare pochi giorni prima delle dimissioni in Galleria a Milano insieme al biglietto "Stai dissanguando l'Italia".
Molto più laboriosa e anche ambiziosa nella sua simbologia vuole essere tuttavia l'installazione esposta a Palazzo Ferrajoli. Sognante o defunto che sia, il Cavaliere è vestito con la sua solita uniforme, un doppiopetto blu che i due artisti hanno acquistato in svendita presso l'outlet di Castel Romano. Nel taschino della giacca, l'insegna di Cavaliere del lavoro. Ma la inconfondibile cravatta blu a pallini è allentata. La mano destra è poggiata su una copia de "Una storia italiana", l'opuscolo mitologico e ufficiale fatto arrivare per posta a milioni di italiani prima della vittoria del 2001. Mentre a significare l'ossessione sfrenata per il sesso, la mano sinistra appare mollemente infilata nella patta dei pantaloni. Ai piedi, infine, Berlusconi indossa delle curiose pantofole con la faccia di Topolino, concessione all'aspetto ludico, allegro, imprevedibile e giullaresco di un personaggio che tanta parte ha avuto non solo nell'immaginario, ma anche nella realtà italiana.
Pierferdi: Nuovo Cristianesimo o Nuovo Puttanesimo?
Ho cercato invano un sito unico sul quale trovare le liste e le alleanze - almeno per i comuni maggiori - per le prossime amministrative. Avrei voluto verificare un mio sospetto: quello che ancora una volta stiamo facendo salire sul taxi del centro-sinistra, "a gratis", l'impresentabile figlioccio di Forlani. Il quale ha l'abitudine, da magliaro, di scegliere - collegio per collegio - con chi allearsi. Sondaggi alla mano. Casini sopporta solo di stare sul carro dei vincitori.
Non l'ho trovato (anzi, se qualcuno lo trovasse e me lo segnalasse, gliene sarei estremamente grato). Vorrei fare un confronto con valore statistico delle alleanze di Casini, collegio per collegio, in rapporto alla forza dei vari partiti nei singoli collegi. Sarebbe certamente una ricerca "a tesi", ma condotta, comìè nel mio stile, piegando i giudizi ai fatti, e non viceversa.
Mi sono quindi rifugiato in un articolo del "Fatto "Quotidiano" , che però fornisce solo indicazioni frammentarie, anche se sconvolgenti. Riporto alcuni passaggi:
Amministrative, l’Udc al centro del centro: 35 volte alleati con il Pdl, 36 con il Pd
Il partito di Casini alle prese con gli schieramenti elettorali non disdegna accordi a destra come a sinistra, e persino con il vecchio nemico comunista. Solo a Gorizia si ripropone il vecchio schema elettorale del centrodestra. E in Campania già si pensa a regolare i conti in caso di debacle (di Thomas Mackinson - Il Fatto del 14 Aprile)
Tra Peppone e Don Camillo l’elettore dell’Udc può scegliere entrambi. E’ quanto emerge dalle alleanze in multicolor del partito di Casini alle amministrative del 6-7 maggio: lo scudo crociato corre alleato al Pdl come a Pd-Idv, a fianco della Lega Nord al Nord, con i comunisti qua e là e da solo dove conviene. Insomma, all’urlo “spezziamo il bipolarismo”, il partito centrista ha messo le sue mille crocette a destra e a sinistra a seconda delle occasioni. “Ma non del solo calcolo elettorale”, precisa il responsabile degli Enti Locali del partito Mauro Libé al Fatto Quotidiano. E’ la seconda volta che la lista delle alleanze del partito esce dal suo taschino, sempre dopo lunghe mediazioni tra leader nazionali e locali. A scorrerle il simbolo bianco-rosso si ritrova ovunque, impegnato in alleanze antitetiche da una parte all’altra dello Stivale. “Capisco che questo possa disorientare l’elettore, ma la politica tradizionale è in crisi, i partiti sono chiamati a rinnovarsi rompendo i vecchi schemi. Il governo Monti favorisce questa evoluzione perché ha archiviato i personalismi e gli odi irriducibili dell’epoca Berlusconi”, dice Libé. E allora ecco i numeri delle alleanze.
IN 35 COMUNI COL PDL E IN 36 COL PD Su tutti i comuni sotto i 15mila abitanti – escluse Sicilia e Sardegna – l’Udc corre al fianco di 35 candidati del centrodestra. E al fianco di 36 candidati con il centrosinistra. Gli esponenti Udc che corrono da soli sono una settantina, in prevalenza in Piemonte, dove si sono moltiplicate le civiche centriste. Secondo Libé i centristi solitari potrebbero sfangarla sui rivali in almeno sette grandi comuni dove prevale un quadro di incertezza generale: Cuneo, Monza, Genova, Parma, Lucca, L’Aquila, Agrigento.
“Da una parte ci sono situazioni limite come Parma dove la politica è uscita con le ossa rotte, dall’altra ci sono profonde divisioni nel Pdl tra ex An e Fi che fanno vacillare pefino roccaforti come Monza, dove il centrodestra era fortissimo e aleggia l’interesse personale di Berlusconi e Romani”, sintentizza Libé che non fa mistero del corteggiamento serrato e fino all’ultimo da parte dei berlusconiani. Sta di fatto che il vecchio schema dei governi Berlusconi – che vedeva sul palco le bandierine di Pdl, Udc, Lega – lo si ritrova oggi solo a Gorizia. Più facile la corsa alla vittoria dove l’Udc è alleato con il Pdl (ad esempio Palermo, Gorizia, Isernia) o con il Pd (La Spezia, Frosinone, Brindisi, Taranto, Trani). A L’Aquila l’Udc sostiene un candidato (De Matteis) con Destra, Verdi, Udeur e molti dissidenti del Pdl. A Genova il candidato è Enrico Musso, ex senatore del Pdl. Ad Agrigento l’Udc e un movimento di fuoriusciti del Pdl sostengono il sindaco uscente Marco Zambuto. A Parma il candidato è l’ex sindaco Elvio Ubaldi. A Monza Udc e Api sostengono la dirigente scolastica Anna Martinetti.
CENTRISTI E COMUNISTI: DAVANTI ALL’URNA IL PREGIUDIZIO ANTICO CADE Dal groviglio di accordi ricamato dall’Udc salta all’occhio una svolta culturale. Le alleanze nuove per i comuni segnano il superamento dei vecchi luoghi comuni. Certa tradizionale Democrazia Cristiana ripudiava (e ripudia) i comunisti. E resta incredula di fronte al sodalizio a sinistra del partito che ne eredita i valori e proclama di volerli portare al centro in una non meglio definita “casa dei moderati”. Che, a quanto pare, non lascia più i comunisti fuori dalla porta ma li accomoda in salotto. Il Peppone e il Don Camillo del 2012 hanno smesso di essere antagonisti in pubblico e amici in privato e vanno a braccetto su manifesti, liste elettorali e banchetti di propaganda.
Ma di fronte alla realpolitik di oggi non si può andare per il sottile, schematismi e steccati del passato devono cadere. Basta vedere dove Udc e Sel corrono mano nella mano da alleati. Succede nei comuni di La Spezia, Brindisi, Taranto e Trani (complessivamente sono più di 400mila abitanti). A La Spezia Pd, Idv, Sel, Fds e Udc sostengono il sindaco uscente Massimo Federici. A Brindisi Pd, Sel, Udc, Api, Pri e Verdi sostengono il giornalista Cosimo Consales. A Taranto Pd, Sel, Idv,Udc e Api sostengono il sindaco uscente Ezio Stefano nonostante si dichiari apertamente “comunista”. A Trani Pd, Sel, Idv, Verdi, Psi, Udc e Fli sostengono l’avvocato Ugo Operamolla [...]
Come anticipato, chiedo a chiunque riesca ad avvistare un sito dove ci sia, in chiaro, l'atlante delle alleanze, di comunicarmelo. Nel frattempo farò l'atlante di vincitori e sconfitti alle precedenti amministrative, e - ove possibile - lo status dei sondaggi locali. Sono sicuro che, sui comportamenti del piccolo maggiordomo di Forlani, troveremo molte non-sorprese.Tafanus.
Francia, i sondaggi lancianoFrançoisHollande. Sarkozy cede voti alla destra di Le Pen. A quattro giorni dal primo turno, il presidente uscente crolla nelle ultime previsioni di voto: tra i suoi elettori sale la tentazione di preferire il Front National, mentre a sinistra il candidato socialista guadagna consensi
PARIGI - Fuga in avanti di François Hollande, crollo improvviso di Nicolas Sarkozy. A meno di quattro giorni dal primo turno, continuano le montagne russe dei sondaggi. Nelle ultime rilevazioni, il candidato socialista supera quello della destra di almeno due punti (29,5% per Hollande contro 27,5% per Sarkozy). Secondo altri istituti lo scarto sarebbe addirittura di quattro punti (29% contro 25%).
Tutti i sondaggisti registrano una rimonta di Marine Le Pen, tra il 14 e il 17% delle preferenze, a danno di Sarkozy. La leader del Front National dovrebbe conquistare la terza posizione nel voto di domenica, a scapito di Jean-Luc Mélenchon, candidato del Front de la Gauche (tra il 13 e il 15%) in leggero calo.
Molti esperti raccomandano prudenza. L'astensionismo potrebbe essere elevato, intorno al 30% dell'elettorato. Gli indecisi sono in aumento ed esiste una forte "volatilità" dell'elettorato tra i candidati degli stessi schieramenti. Alcuni elettori, dicono i politologi, possono cambiare idea fino al giorno prima del voto, addirittura al momento di entrare nel seggio. E' quello che rende imponderabile il primo turno, uno scrutinio che serve spesso a esprimere un voto di opinione.
La presenza di dieci candidati, alcuni quasi sconosciuti e "meteore" del mondo politico, rende complesse le previsioni di questo turno delle presidenziali. Non sarebbe la prima volta che i sondaggi sbagliano. E' ancora forte il ricordo del clamoroso flop del 2002, quando nessuno aveva previsto che Jean-Marie Le Pen potesse superare l'allora candidato socialista Lionel Jospin e arrivare al secondo turno contro l'allora presidente Jacques Chirac.
Una tendenza che è confermata, sondaggio dopo sondaggio, è quella del vantaggio di Hollande su Sarkozy al ballottaggio previsto il 6 maggio. Su questo, tutti gli istituti concordano. Lo scarto è valutato con un minimo di sei punti (54% contro 48%) fino a un massimo di sedici (58% contro 42%) secondo l'ultima rilevazione pubblicata da Csa. "Se perdo, sarò il solo responsabile" ha detto il Presidente-Candidato Sarkozy in un'intervista a L'Express. Una battuta che lascia filtrare il dubbio della sconfitta. Come quando aveva detto, qualche settimana fa, che si sarebbe ritirato dalla politica in caso di mancata rielezione. Una minaccia, un modo di mettere pressione sugli indecisi a destra? A dispetto dei sondaggi, la campagna va avanti come se tutto fosse ancora possibile. "Mi batterò fino alla fine" ha annunciato Sarkozy ieri in Bretagna. Il suo ultimo comizio, prima di domenica, sarà a Nizza, feudo del Front National. Un elettorato che in parte lo aveva votato nel 2007 e che ora sembra voltargli le spalle (ANSA/Repubblica)
Questa è una buona notizia, perchè potrà spostare voti di destra moderata da Sarkozy a Hollande, accrescendone le possibilità di vittoria. Ed è una buona notizia per noi italiani
Forse le presidenziali francesi potranno dare una svolta alle suicide politiche economiche dell'eurozona, fin qui guidate dalla folle ologarchia di Sarkozy e della Merkel, ma di fatto dalla Merkel, col comico Sarkozy al guinzaglio: obbediente cagnolino felice di scodinzolare accanto al capo-branco. I risultati delle folli politiche recessive della Merkel sono sotto gli occhi di tutti. L'Europa ridotta a una sorta di fortino dell'euro-marco, i "Piigs Countries" condannati a politiche economiche recessive pro-cicliche, che aggravano il male anzichè curarlo. Le previsioni delle istituzioni economiche (dalla BCE, al FMI, alla OCSE) che a turno peggiorano le previsioni economiche dell'eurozona, e spostano sempre più in avanti la data della radiosa ripresa. Un giorno saremo tutti senza debiti, senza lavoro e senza speranza.
Per quanto riguarda l'Italia, l'accettazione - senza oppore una linea Maginot di resistenza - ai diktat della culona, sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante gli sforzi economici fatti dal paese (iniqui ma enormi), in cinque mesi il debito pubblico è passato dal 120% al 123,4% di un PIL in calo. Cambiali in bianco, che rassomigliano all'acquisto gioioso di una robusta corda insaponata a cui impiccarsi. Quale mente folle, in un paese che si trova nelle condizioni dell'Italia, ha potuto accettare di costituzionalizzare il pareggio di bilancio, e il rientro di un ventesimo all'anno della differenza fra il debito ammesso (60% del PIL) e quello effettivo?
Lo ha dovuto fare Berlusconi, quando ha dovuto abbandonare - obtorto collo - la favoletta della crisi che non c'era, e che ove mai vi fosse stata a sua insaputa, l'Italia ne era uscita prima e meglio degli altri. Ma la decisione è stata avallata da Monti, ed è una decisione folle, perchè rischia di far avvitare l'Italia in una sindrome greca.
Cinque mesi fa, con un PIL in calo di alcuni decimali di punto, e con un debito al 120%, ci eravamo impegnati a ridurre il debito di 3 punti di PIL all'anno, pari a circa 45 miliardi. Ai quali dobbiamo aggiungere 70 miliardi di costo del debito. Totale, 115 miliardi di avanzo primario all'anno da "costruire".
A cinque mesi di distanza, ci ritroviamo col debito passato dal 120% del PIL al 123,4%. Per il combinato-disposto dell'aumento del debito, e del progressivo aumento del costo per maggiori interessi su maggiori importi, il costo del debito passerà a non meno di 90 miliardi di euro, e il fiscal compact ci imporrà di ridurre il debito di 50 miliardi. L'avanzo primario che dovremmo generare passerà da un folle ammontare di 115 miliardi, ad uno - superfolle - di 140 miliardi.
Ormai possiamo finanziarci solo presso gli strozzini. Ci vorrebbe un Keynes, un Marshall, e invece ciò che abbiamo è la ridicola coppia Sarkozy-Merkel, con Monti a fare da comprimario, senza palle e capacità contrattuale per denunciare lo sciagurato fiscal-compact, mandare all'aria l'impegno estorto al'accoppiata Berlù-Tremò per la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, e spiegare che è giunto il momento, in Europa - a costo di pagare un prezzo in termini di ripresa di un certo tasso d'inflazione, di rimettere cautamente in moto la macchinetta che stampa gli euri.
Quindi durante il prossimo week-end, anzichè tifare per Del Piero, tiferò per François Hollande e per la Aubry.
Sono trascorsi 3 anni da quella terribile notte. Ore 3,32 del 6 aprile 2009, e sembra ieri. Anzi. Sembra tutto peggio di ieri. Alle 11 di mattina del 6 aprile avevamo scritto il post che riproduciamo in calce, con tutte le imprecisioni del momento, di quelle ore convulse, delle prime mistificazioni da Film Luce che ci venivano propinate.
Chi cerca notizie sullo stato dell'arte tre anni dopo, le troverà facilmente, oggi, in mille articoli d'inchiesta, il quelli magistrali di qualche settimana fa di Rizzo e Stella, nei puntuali resoconti di Abruzzo24OreTV e di mille altri siti.
Noi abbiamo preferito restituire al lettore la drammaticità di quelle ore, attraverso la puntuale ricostruzione che abbiamo tentato di dare in quei momenti, riproducendo parte dei nostri post di quel tragico aprile, lasciando intatti errori, incertezze e confusione:
Apriamo questo post che servirà a fornire aggiornamenti ora per ora su questa ennesima tragedia annunciata. Dopo aver espresso doverosamente la nostra vicinanza alle vittime, iniziamo a vedere cosa sta succedendo, e COME sta succedendo.
Iniziamo dal come ho appreso la notizia: in un paese civile, sintonizzandosi su un TG qualsiasi, avremmo sentito più o meno le seguenti parole:
"Buon giorno. Questa notte, alle 3,32, si è verificato un forte terremoto di intensità 5,8 della Scala Richter, con epicentro L'Aquila. Ci sono stati molti crolli di edifici, decine di morti accertati, ma per il momento non è possibile fornire cifre attendibili sui danni. Vi terremo costantemente aggiornati"
Ed ecco invece il primo TG che ho sentito stamattina:
"Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di rinunciare al viaggio in Russia, per potersi recare sui luoghi del disastro, al fine di rendersi conto di persona dell'entità dei danni. Berlusconi ha assicurato che nessuno verrà lasciato solo..."
Certo... nessuno verrà lasciato solo. Chi è rimasto senza casa sarà messo a far compagnia a coloro che non sono stati lasciati solo dopo il terremoto del Belice (alcuni sono ancora nelle baracche) e dopo il terremoto nella Marche. Ricordate? "Gli architetti dell'Edilnord sono già al lavoro per progettare delle "new towns". Sembrava che ci dovesse essere, in ogni piccolo comune, anche un campo da golf a 18 buche, un Palasport, e forse anche un Centro Congressi.
Dopo lo spot Berlusconi, è arrivato lo spot Maroni: anche il tastierista di Varese ha "dichiarato" che sarebbe andato a rendersi conto "di persona". Se penso che ognuno di questi personaggi in cerca di "photo-opportunities" distoglierà mezzi, uomini e sforzi organizzativi alla macchina dei soccorsi, li guiderei dolcemente sotto un cornicione pericolante. Con un pò di culo, potremmo avere delle magnifiche immagini in diretta...
Poi è stato il turno dell'esperto in catastrofi Bruno Vespa, che oltretutto è originario "del luogo". Ci ha illustrato, con dovizia di particolari, quanto fosse distante dalla cupola crollata della chiesa da casa di zia, di mamma, e via parentizzando. Segue spot per "Porta a Porta" di questa sera. E' riuscito, per un puro miracolo, a risparmiarsi la celebre domanda-minchiata fatta ai soccorritori subito dopo l'attentato all'Italicus. A vigili del fuoco che non erano ancora riusciti ad entrare nella galleria, un irato vespino con brufoli luminescenti chiedeva, perentorio: "Si può sapere quanti sono questi benedetti morti"? Ma va a morì ammazzato...
In questo momento su RaiDue c'è un altro esperto: il Prof. Barberi? Macchè... C'è l'onorevole Italo Bocchino, esperto in tettonica. Sta spiegando come il governo sia stato efficacissimo. Pensate... hanno già dirmato il decreto che dichiara lo stato di emergenza. Una roba che si fa anche se esonda il Lambro di mezzo metro.
Scusate per lo sfogo scritto da incazzato. Nel corso della giornata avremo modo di raffreddare la pancia, e di cercare di mettere in moto il cervello. Intanto, a beneficio di Bruno Vespa, informiamo che i benedetti morti sono già saliti a 40. Stasera sarà una grande puntata di Porta a Porta...
12:30 - Le agenzie ci informano che Altero Matteoli è arrivato all'Aquila. Anche Maroni, è arrivato all'Aquila. Berlusconi arriverà. Intanto ha un conferenza stampa, preannunciata per le ore 13. Potrei scrivere già adesso cosa dirà. Per il momento evito. Poi arriverà Fini, immagino, il quale ha già disdetto tutti gli impegni della settimana. Schifani sarà costretto a seguire. Tutti all'Aquila! tutti da Bertolaso! Avrà il suo bel daffare per gestire questo traffico di rompicoglioni: trasporti, sicurezza, logistica... Bertolaso riuscirà ad occuparsi anche degli aquilani? Intanto i morti accertati sono arrivati a 50. Per il TgDux, venti.
Ricevo dall'amica Anto, che ringrazio, questa notizia, che pubblico senza commenti:
Forse oltre agli stupri perpretati dai romeni, sarebbe opportuno che i nostri esemplari TG diffondessero anche quest'altra tipologia di notizie... o no??
La Lega dei Romeni in Italia, invita la comunità romena di mettersi a disposizione delle strutture ospedaliere e dell'Avis per la donazione di sangue a seguito del tragico terremoto dell’Abruzzo. Dal 1 Dicembre 2008, è attivo un protocollo d’intesa tra l'Avis nazionale e la Lega dei Romeni in Italia per la donazione del sangue dei cittadini romeni residenti in Italia.In questo momento di difficoltà, dobbiamo dimostrare il nostro affetto e la nostra solidarietà per il popolo italiano, con il quale abbiamo forti legami. Ricordiamoci che nelle nostre vene scorre il sangue romano, quel sangue del quale siamo orgogliosi e che ci fa amare tanto l'Italia.
Emilia Stoica - Presidente Lega dei Romeni in Italia
Roma, 6 apr. - (Adnkronos) - Distrutta la famiglia di un giornalista de 'il Centro', Giustino Parisse, 49 anni, capo della redazione dell'Aquila. A darne notizia, il sito del quotidiano. Nel crollo della casa di famiglia di Parisse, a Onna, una frazione dell'Aquila, sono morti i suoi due figli, Domenico di 18 anni, e Maria Paola, di 16, e il padre Domenico. La madre di Parisse e' in fin di vita all'ospedale. _____________________________________________________________________________________
Questa mattina: soccorsi tempestivi: il sisma è stato alle 3,32. Alle 4,02 già si muovevano i primi soccorsi (Bertolaso)
12:33 - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto: "La macchina dei soccorsi era già partita un quarto d'ora dopo il sisma. Più rapido di così non si poteva fare"
Prima dell'inizio di Porta a Porta, Berlusconi ci dirà che i soccorsi sono partiti mezz'oretta prima del sisma. Questa si chiama preveggenza!
13:16 - A Roma, la scossa di terremoto ha provocato danni anche alle Terme di Caracalla. Inagibile l'istituto scolastico Figlie della Sacra Famiglia in viale della Primavera 43
13:46 - Il 50% delle case dell'Aquila non sono agibili. Lo ha detto il responsabile locale dei Vigili del Fuoco
14:26 - Presidente provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane ha attaccato il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso: "Era una tragedia annunciata. L'allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato"
14:30 - Ad Onna, frazione de L'Aquila, secondo una stime dei soccorritori le vittime potrebbero essere 50 su una popolazione di 400 persone
14:43 - Gian Michele Calvi, presidente della Fondazione Eucentre di Pavia e membro Commissione Grandi Rischi, ha detto: "E' importante la prevenzione. Solo così si potranno ridurre gli effetti di tali tragedie, ma sembra che ancora non importi a nessuno. Tra qualche mese ci saremmo dimenticati di tutto finché purtroppo non ci sarà un'altra tragedia a ricordarci che se non investiamo nella messa in sicurezza degli edifici preesistenti"
14:58 - Berlusconi ha detto: "Gli acquedotti funzionano. L'acqua è fruibile" (..."fruibile"' Meno male... ed io che temevo fosse potabile...)
15:04 - Una lieve scossa di terremoto è stata avvertita mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi era impegnato in conferenza stampa nella caserma della Guardia di finanza di Coppito, nei pressi de L'Aquila (...azz... con un po' di culo in più, stasera avremmo potuto festeggiare...) 15:38 - "Nessuno sarà lasciato solo". Lo ha promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (...saranno messi tutti insieme ai terremotati del Belice e delle Marche, così potranno farsi compagnia, durante le lunghe sere invernali nei containers...)
16:17 - Sono oltre 100, al momento, le vittime accertate del terremoto . Fonti dei soccorritori spiegano che, però, probabilmente si supererà questa cifra quando il bilancio sarà definitivo
16:49 - Il rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando Di Orio lancia un appello. "L'ateneo è praticamente distrutto. Le strutture sono tutte gravamente danneggiate e non abbiamo un'altra sede dove trasferire i nostri 27.000 studenti"
17:31 - Tutti i pazienti dell'ospedale de L'Aquila sono stati evacuati. Lo ha reso noto il presidente della giunta regionale d'Abruzzo Gianni Chiodi. Nella struttura seriamente danneggiata dal terremoto, rimangono ancora 30 pazienti da trasferire presso gli ospedali di Avezzano, Teramo, Pescara e Roma dove sono già stati trasportati tutti gli altri ricoverati
19:02 - Secondo i soccorritori, i morti accertati sarebbero 108
...più di 150 morti, il 50% delle case de L'Aquila distrutte, ad Onna 50 abitanti su 400 sono morti. Ci sono 70.000 senza tetto, e il nano si vanta di aver stanziato ben 30 milioni di euro. Tantissimi! Ma provate a dividere 30 milioni per 70.000 abitanti: otteniamo la follia di 429 € per ogni senzatetto. Ora, speriamo solo che questi terremotati non si diano alla pazza gioia, e non si mettano a scialacquare senza misura questa improvvisa ricchezza caduta dal cielo...
Il nano telefonatore visto dallo Herald Tribune (cortesia di Patrizia T.)
Ospedale de L'Aquila: costruzione iniziata nel 1972, e durata trent'anni. Costo iniziale previsto: 10 miliardi di lire. Costo non ancora definitivo: 200 miliardi di lire. Consegnato alla ASL nel 2002 con sale operatorie non a norma. Crollato al 90% al primo botto. Valore attuale: negativo (per il costo dello sgombero delle macerie.
Prefettura: Palazzo sede del Governo - Periziato nel 2002 dall'ordinario di Scienza delle Costruzioni della Sapienza di Roma. Risultato: la perizia dice che la Prefettura non avrebbe resistito neanche ad una scossa 4,0 Richter. Perchè non è stato messo a norma?
Cemento disarmato - Il crollo della prefettura. L'ospedale lesionato. La questura inagibile. Così i soccorsi sono rimasti senza testa. Perché nonostante le scosse nessuno aveva verificato gli edifici
Giù la Prefettura: quello che doveva essere il centro nevralgico della gestione dell'emergenza è completamente fuori uso e ridotto a un cumulo di macerie. Inutilizzabile anche la questura, altro luogo considerato fondamentale per affrontare le grandi calamità. E poi si sbriciolano anche gli impianti dell'ospedale San Salvatore, inaugurato dieci anni fa, costruito con colonne in cemento armato e sale operatorie di cartapesta. Così il terremoto spazza via tre dei pilastri dei soccorsi: obbliga la Protezione civile a rivedere da zero i piani di intervento, in una zona che da sempre si conosce come sismica e che da settimane vive una sciame di scosse. Ma dove nessuno si era preoccupato di verificare la robustezza dei capisaldi per affrontare la crisi più drammatica: fino a domenica il palazzo ottocentesco della Prefettura era il fulcro di ogni strategia.
Davanti al collasso di queste strutture, il professor Franco Barberi, vulcanologo e presidente vicario della Commissione grandi rischi, non usa mezzi termini. "È desolante vedere un simile spettacolo di inefficienza e imprevidenza in un paese come il nostro che a misurarsi con le conseguenze dei forti terremoti dovrebbe essere abituato da sempre". E accusa: "Le responsabilità sono diffuse a tutti i livelli, purtroppo siamo un paese che non impara le lezioni". Invece l'emergenza è stata doppia, trasformando la pianificazione in improvvisazione.
Guido Bertolaso, sottosegretario e commissario straordinario per questo disastro, è stato persino costretto a sdoppiare la sala operativa, il cervello di tutte le operazioni. Una parte è finita nei locali della scuola sottufficiali delle FiammeGialle, una parte ha dovuto addirittura chiedere ospitalità a una struttura privata come la Reiss Romoli: un centro di alta formazione per le telecomunicazioni appartenente a Telecom Italia. Eppure, mai come questa volta si poteva essere pronti a scattare. Bastava rispettare la legge e ascoltare i segnali della natura, usando buon senso (continua cliccando sul titolo)
L'accusa della presidente della Provincia Pezzopane: "Sono interessati soprattutto alle telecamere" - "Dieci ministri in tre giorni a L'Aquila. Vengono perché ci sono le elezioni europee"
"Dieci ministri in tre giorni. Incredibile, adesso finalmente si ricordano di noi...". E' su tutte le furie Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell'Aquila. E' da poco finita l'ultima visita istituzionale del giorno, qui nella terra ferita a morte dal sisma. E due ore dopo il premier Silvio Berlusconi (siamo alla terza comparsata - NdR), si materializzano anche il leader della Lega Umberto Bossi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e quello per la Semplificazione Roberto Calderoni. Questi ultimi, venuti per una "visita al centro di coordinamento dei soccorsi all'Aquila". Con l'ennesimo spiegamento di uomini e mezzi per accogliere le autorità.
"Permettetemi di essere perplessa su questo modo di agire. Sono contenta che il governo si interessi così tanto alla nostra tragedia, ma se si viene qui, e si vuole rendere un servizio davvero utile alla comunità, occorre dialogare con il territorio. Ascoltare. Non mi sembra che stia accadendo questo. Anzi, alcuni comportamenti mi hanno davvero sorpreso... E lo dico anche agli amici dell'opposizione: certe visite sono utili solo se si affrontano problemi concreti". Fra gli esponenti del centrosinistra arrivati in Abruzzo ci sono stati i governatori Marrazzo ed Errani ma anche Di Pietro e il presidente della provincia di Roma Zingaretti.(c'è stato anche Franceschini, ma è arrivato senza preavviso, alle 8 di mattina, cxon mezzi propri, non si è fiondato davanti a nessuna telecamera, e non ha mobilitato ciò che resta delle strutture locali per essere accolto e tenuto a baliatico. NdR)
La presidente racconta di quanto visto da lei ad Onna, nel luogo simbolo della tragedia. "Ero lì per verificare l'arrivo del tir con i bagni chimici per soccorrere la popolazione. Davanti ai miei occhi si è materializzato il ministero dell'Agricoltura, Antonio Zaia - racconta la Pezzopane - è sceso da un elicottero ed è corso subito davanti alle telecamere della Rai. Non si è nemmeno voltato a guardare i luoghi della tragedia. Forse lo avrà fatto dopo.
Non vorrei che si utilizzasse questa vicenda come una vetrina per le Europee". L'elenco dei ministri in visita al terremoto è lungo. Due le puntate del ministro Maurizio Sacconi "con lo scopo di esaminare lo stato dei bisogni socio-sanitari-assistenziali".
Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna ha fatto visita alla tendopoli allestita in Piazza d'Armi (che ospita oltre mille persone) per "incontrare i bambini sfollati con i genitori nel campo". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è giunto a L'Aquila per "constatare personalmente la situazione e incontrare i vertici degli uffici giudiziari a seguito della chiusura del tribunale". Il ministro dell'Interno, Maroni, ha visitato il Comitato operativo della Protezione Civile. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è recato nelle altre zone colpite dal terremoto e alla scuola sottufficiali della Guardia di Finanza dell'Aquila. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è venuta in visita a Villa Sant'Angelo (uno dei paesi abruzzesi maggiormente colpiti dal terremoto) per annunciare l'apertura di un conto corrente con Mtv per raccogliere fondi, "un'iniziativa per coinvolgere i giovani nella ricostruzione".
Anche il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, si è recato a L'Aquila per "verificare di persona la drammatica situazione che sta vivendo la popolazioni locale". Oggi arriva la Gelmini.(di Giuseppe Caporale - Repubblica.it)
...non rilassatevi... non è ancora detto che la sfilata sia terminata... le elezioni si avvicinano, e chi non ha avuto il suo carosellino vorrebbe, giustamente, rimediare. O i gentili abruzzesi impugnano i fucili da caccia, e cominciano a sparare a qualsiasi cosa si muova, oppure non avranno pace. Almeno fino alle Europee...Tafanus
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P.S.: Non sono ancora riuscito a venire in possesso della preziosa figurina del Feroce Salatino. A chiunque ne fosse in possesso, propongo uno scambio con la figurina di Mara Carfagna nuda, o, a scelta, con quella di Berlusconi Minatore.
Solo trattative dirette. Astenersi intermediari e perditempo.
...quando il Presidente Muratore prometteva agli abitanti di San Giuliano, con le lacrime agli occhi, che in 24 mesi avrebbe dato loro una "new-town", facendone una descrizione da "Milano Due" (con contorno di descrizioni di tre livelli stradali separati per pedoni, auto, bici)... Una cosa che devo aver già sentito, e che ricomincio a sentire in questi giorni. Mi ricorda anche quando giurava che "gli architetti dell'Edilnord" erano già al lavoro per fare le "new-town" in Albania... Era per quello che non faceva campi di prefabbricati, perchè doveva fare le new-towns... Tre livelli stradali, campi da golf a 18 buche (tanto quelle le facevano gratis le granate... A San Giuliano Report era tornata non dopo 24 mesi, ma dopo trenta mesi. Dove trenta mesi prima c'erano le macerie della scuola crollata, non c'era una nuova scuola, ma solo le maceris della scuola crollata. Ora ha ricominciato con la stronzata delle new-towns in Abruzzo. Tirategli un sampietrino sulla pelata, che così magari smette...
TgUno senza pudore: minuti di TG trascorsi ad autoincensarsi per la share ottenuta grazie ai morti abruzzesi ed alla distruzione di una provincia. Cacciate Riotta e Del Noce a calci in culo. I familiari dei morti d'Abruzzo ve ne saranno eternamente grati. Ormai con Vespa e Riotta siamo definitivamente passati dall'AudiTel al MortiTel
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Nei crolli de L'Aquila nessuna fatalità: c'è il cancro italiano, che il Piano Casa esalterà.
Incredibile ma vero. Ormai sembra certo, senza neanche bisogno di attendere le perizie, che chissà se e quando arriveranno. L'Aquila è semidistrutta non già per la immane forza di un terremoto imprevedibile, ma perchè qualcuno, col concorso di qualcun altro, e nel silenzio rispettoso" di tutti gli "aventi titolo", ha rubato alla grande. Molti hanno rubato, molti, che avrebbero dovuto vedere, si sono girati dall'altra parte. (continua sul Tafanus)
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Berlusconi: "New towns" and "Old Minchiate"- Clonate dal passato
La promessa di Berlusconi: in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2002 dopo il sisma in Molise. E non la mantenne. Niente miracoli, a San Giuliano (di Gianluca Di Feo - l'Espresso)
New L'Aquila: una città tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama "new town", termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, (...no: la seconda: la prima è stata il Centro Edilnord di Brugherio, di cui il Cavalier Cazzuola non fa mai menzione, forse perchè se ne vergogna... NdR) l'inizio della sua epopea. Le frasi pronunciate dal premier a L'Aquila hanno però qualcosa di déjà vu: "Entro due anni gli abitanti riavranno le case". Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convocò una conferenza stampa: "Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un'ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano". Anche allora il disegno era quello della new town, la città satellite: "Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica".
Non sembrava un'impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. "Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi", ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: "Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà riconsegnato alla completa e normale fruibilità degli abitanti".
Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici 'intelligenti' ad altissima tecnologia, non se n'è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola - questo sì un istituto d'avanguardia, definito 'il più antisismico d'Italia' - di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l'inaugurazione nello scorso settembre.
Come è lontano quell'autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l'opera con Milano 3 di Basiglio, altra new town del Biscione alla periferia del capoluogo lombardo. A dimostrazione del ruolo di progettista di corte, due anni fa Adriano Galliani spiegò a 'L'espresso' di avere nel cassetto un piano di Ragazzi per rifare anche lo stadio di San Siro. L'incarico al 'triplicatore di Milano' fu poi formalizzato dal sindaco molisano nel maggio 2003 assieme all'arrivo delle prime sovvenzioni statali: sei mesi erano già stati bruciati per definire la forma giuridica degli interventi. (per degli "uomini del fare", una terribile défaillance... NdR) (segue sul Tafanus dell'11 Aprile)
Correva l'anno 2002. Il Cav. Cazzuola prometteva, a reti unificate, la "dentiera per tutti". Condizioni necessarie, ma non sufficienti: essere "edentuli" (sic) ed indigenti. Questo il comunicato-stampa: «Parte operativamente da lunedì prossimo, con la prima riunione della speciale commissione che si riunirà al ministero della salute, il "progetto dentiera" voluto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per dare agli anziani "edentuli" e indigenti le protesi, cioè le dentiere, che non si possono permettere».
Poi il "Progetto" è partito (anche quello del Ponte, è partito...) ma non è mai arrivato. Finalmente oggi, in favore di telecamera, è arrivata la prima dentiera: "...è arrivata la nuova dentiera di Anna Di Carlo, 73 anni, che l'aveva lasciata a casa fuggendo per mettersi in salvo dal terremoto. Aveva incontrato il presidente del Consiglio Berlusconi, in visita a uno dei campi attorno all'Aquila, e gli aveva rappresentato il suo disappunto perché senza dentiera aveva difficoltà a mangiare. Il premier l'aveva rassicurata che presto ne avrebbe avuta una nuova. Domenica mattina, nel campo base di San Demetrio, i tecnici di una ditta romana hanno realizzato gratuitamente, la nuova dentiera e l'hanno applicata all'anziana signora.
Che efficienza! Ora attendiamo che, a telecamere spente (l'emergenza è finita, ha assicurato Berlusconi) possano avere la loro dentiera in poche ore tutti quegli "edentuli indigenti" che la stanno aspettando dal 2002 (se nel frattempo non sono già morti di vecchiaia...) (Tafanus 13 Aprile)
Al taglio del nastro della Tenda Moretti chiamata scuola, il Cav.Cazzuola (in arte Berlusconi Silvio) sfodera tutto il peggio di se: palloni da calcio, magliette della Juve e del Milan (par condicio?), e l'invito alquanto razzista, rivolto a due bambini macedoni, a non vendere i suoi preziosi autografi per meno di 20 €. Ai bambini italiani no. Sarebbe superfluo...
Poi, ineluttabile come l'arrivo della cometa, viene fuori Rio Bo. Mi ricordava qualcosa... piccola ricerca in rete, e trovo:
"...é sera. Papà Silvio, mamma Veronica, Barbara di nove anni, Eleonora di otto, Luigi di cinque, stanno seduti davanti alla tv. Ne guardano poca (vedremo perché), solo "cartoni animati di qualità", finché il Cavaliere non tira fuori un libro, "una fiaba che - come rivela ai radioascoltatori - io ho letto suscitando commenti e osservazioni". Ignota la favola, ignota la morale. Papà Silvio preferisce citare alla radio soltanto l' ultima tenzone intellettuale della serata: una gara a chi impara per primo la poesia '"Rio Bo" di Aldo Palazzeschi. Tanto dura il gioco che il cavaliere riesce pure lui a memorizzare le rime di praticello e ruscello, dipresso e cipresso, Rio Bo e ma però. Un "cipresso vigile", una "stella innamorata", un "microscopico paese" e i bimbi, dopo averla imparata tutta, gongolano di contentezza, mentre papà Presidente cerca di non dimenticarla. Non si sa mai..."
Quindici anni sono trascorsi invano. Siamo sempre al Milan e a Rio Bo. Quest'uomo ormai rassomiglia a quei colonnelli in pensione di ritorno in Patria dalle Indie, così ben descritti da Agatha Christie. Quei tipi dei quali puoi prevedere cosa dirano, come, a chi... quelli che ti raccontano per l'ennesima volta di quella volta che a Bombay...
P.S.: Finalmente! anche su facebook mi hanno censurato! avevo provato a condividere questo post dalla bacheca al mio profilo e, inesorabile, è arrivata la scritta: "contenuto protetto da copyright". Ma si può??? Tafanus
Nel segno della gnocca - Letteronze ed ex attricette a Strasburgo
Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).
Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.
Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre.
Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna...guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi... non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi?
Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni. Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.
Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico. (Lidia Ravera)
Arrivano i soldi per il terremoto: presi ai poveri, e "spalmati" fino al 2033
Otto miliardi "spalmati" su un quarto di secolo (dal 2009 al 2033), e presi in gran parte al Fondo Aree Sottoutilizzate, al bonus per le famiglie, alla spesa farmaceutica. E' vero, Tremonti e Berlusconi non hanno "messo nuove tasse": è bastato loro tagliare l'elemosina già prevista per i poveri, e concentrarla sull'Abruzzo. Ma non dovevano "ricostruire" in due anni? Ed ora provate a dividere 8 miliardi di €, e a "spalmarli" su 25 anni. Fatto? Stiamo parlando di 320 milioni all'anno. In altri termini, ogni anno gli abruzzesi riceveranno in media due terzi del costo del mancato accorpamento fra rederendum ed elezioni europee. Soldi, oltretutto, non "freschi", ma sottratti ad altri poveri, per i quali erano già stati stanziati. I bravi abruzzesi si rassegnino: da loro finirà come nel Belice e come nell'Irpinia.Tafanus Ecco cosa scrive l'Unità:
All’Abruzzo per ora arriverà un miliardo e 100 milioni. L’anno prossimo 539 milioni. Il resto degli 8 miliardi annunciati arriverà tra il 2011 al 2033, con stanziamenti progressivi (330 milioni nel 20011; 468 l’anno dopo, 500 nel 2013) che a un certo punto decrescono, fino a toccare 2,9 milioni di euro tra 20 anni. Come dire: chi vivrà vedrà. Non è l’unica beffa contenuta nel decreto per la ricostruzione, firmato martedì dal presidente della Repubblica.
Agli stanziamenti, infatti, si provvede con corrispondenti tagli al Fas (fondo aree sottoutilizzate), al bonus famiglia (300 milioni), alla spesa farmaceutica e grazie a nuove entrate garantite da lotterie e slot machines. Insomma, pagano i poveri e il sud. Il ministro Giulio Tremonti si era vantato che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani. «Nessuna nuova tassa», aveva declamato rassicurando Confindustria. E visto che c’era ha pensato di mettere le mani nelle tasche (semi-vuote) dei più poveri.
C’è un altro combinato disposto, poi, che rischia di trasformare l’operazione Abruzzo in una vera manovra in favore dei «protetti». Presentando le misure, infatti, Tremonti non ha escluso l’eventualità di un’altra sanatoria fiscale: quella sul rientro dei capitali illegalmente esportati. Risorse frutto di riciclaggio, di corruzione e di evasione, «ripulite» con un obolo alleggerito.
È destinato ai più bisognosi, ai nuclei in difficoltà, a chi ha un figlio handicappato a carico, o un anziano. Quello strumento (il primo a considerare il reddito familiare, e non del singolo, e per questo contrabbandato come inizio del quoziente familiare tanto caro alle formazioni cattoliche). Era pensato per una platea di 6,45 milioni di famiglie, che potevano aspirare a un contributo tra i 100 e i mille euro, per una spesa complessiva di quasi due miliardi. Come mai sono «avanzati» 300 milioni? Come mai è bastato un miliardo e 700 milioni invece dei due stimati? Ci sono meno poveri del previsto (anche in tempo di crisi) o hanno sbagliato i calcoli all’inizio? La verità, purtroppo, è un’altra, e somiglia molto alle vicende legate alla social card (ancora i poveri).
Per ottenere quel bonus, infatti, è stato costruito un percorso con tali e tanti ostacoli, che ottenerlo equivale a vincere un terno al lotto. Prima di tutto è a richiesta (non automatico). La domanda è a carico del datore di lavoro che «eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009. Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ripresentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate. In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni». Una vera gimcana, che dovrebbe essere ancora in corso. ma siccome del bonus non parla più nessuno, si suppone che le richieste termineranno. Senza domande, scompaiono anche i poveri e le emergenze.
Una buona fetta delle risorse da utilizzare subito proviene dai giochi (500 milioni). Il ministero prevede «nuove lotterie ad estrazione istantanea», «ulteriori modalità del gioco del lotto», «l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi». Il decreto fa cenno anche all’ipotesi di giochi da attuare nei supermercati. È prevista infatti «l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati ai consumi». Ma il grande affare arriverà con le nuove slot machines e con nuove possibilità di poker on line. L’introduzione di macchine di nuova generazione, con il collegamento diretto all’anagrafe, consentirà di incassare per ogni macchinario cambiato una una tantum di 15mila euro: pr attrarre più giocatori, potrebbe abbassarsi la giocata minima a 50 centesimi (oggi è 3 euro) e alzarsi la vincita massima da 10 a 50mila euro.
...il Cav. Cazzuola contestato a Napoli da alcuni abruzzesi, che lo hanno caldamente invitato ad astenersi dall'andare ancora fra le tende e le macerie a promettere miracoli...
...intanto all'Aquila Pope Natzinger incontra e bacia quasi tutti (mamme, tenete lontani i bambini: quest'uomo ha mantenuto in servizio attivo le decine e decine di cardinaloni americani pedofili...). Incontra anche gli studenti, ma evita accuratamente quelli che si sono slavati dal crollo della Casa dello Studente. Si fa mandare i "baciandi" dal prete e dall'Azione Cattolica. Pubblico selezionato. C'est plus facile...
...è inutile... è più forte di "loro"... copiare costa meno sudore che scrivere... lo facciamo anche noi, ma non ci capita MAI di dimenticare di citare le fonti. Se poi a scrivere cose "nostre" senza dire da dove provengono sono dei moralizzatori di sinistra, la cosa è ancora più spiacevole. Prendete il [sito del PD di Bareggio], leggete il post sul CdM all'Aquila, e guardate se non assomiglia, come una goccia d'acqua, al post [La demenza senile al potere/2] del Tafanus...
...e mentre l'Aquila muore, Berlusconi si concentra sulla "Pomp Art"...
La "POMP ART" di Filippo Panseca, l'architetto palermitano artefice delle peggiori pacchianate, craxian-berlusconiane. Ha esposto a Savona questa sua opera, che ritrae un celestiale Silvio Berlusconi alato, che si protende, a volo d'uccello, verso una virginale Mara Carfagna. La foto dell'"opera" è tratta dal sito[giovannigreco.eu]
Intanto la moglie del premier, Veronica Lario, rilascia all'ANSA una intervista sulle veline candidate, che vuole verificare scritta, nero su bianco, affinchè nessuno possa tardivamente smentire o rettificare...
"Le veline candidate? ciarpame senza pudore [...] Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione [...] qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore" Quello che segue è l'articolo pubblicato su [Repubblica]
Veronica Lario in un quadro di Filippo Panseca (giovannigreco.eu)
"Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla [Fondazione Farefuturo] - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Lara Comi, la nuova "favorita"?
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima". Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
Noemi Letizia, gossippina da Casoria LE NUONE PROFESSIONALITA': ...e se la nuona "favorita" fosse lei, la sfigata diciottenne di Casoria (Napoli)? Come curriculum, ci siamo; ecco come la Noemi Letizia ci illustra la sua folgorante carriera nel mondo dello spettacolo:
"Ho partecipato a programmi Rai, ho fatto la valletta, qualche cortometraggio. Ora faccio la "gossippina" per una tv locale, Rete A".
Francamente, conoscevamo le più recenti, elevate professionalità: veline, letterine, letteronze, grandi sorelle... la gossippina ci mancava. Nella vita non dovremmo mai smettere di viaggiare informati. Poi le chiedono di sua madre, che sarebbe anche lei molto bella. Noemi conferma:
"...mia madre è molto bella, è stata anche valletta a Canale 21..."
Quando si dice "figli d'arte". Oggi, alla figliolanza d'arte (Noemi nasce, nientemeno, che da una velina di Canale 21- e non aggiungo altro), si aggiunge una "paternità acquisita, nel settore. Nientemento che il padrone dell'etere. Il potere devastante dell'alcol etirico. A questo punto, autorizzato dal comportamento di "Pappy Due: il Riscatto", la gossippina non pone più limiti alle proprie ambizioni: " ...ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini..."
Se posso dare un mio modesto consiglio, suggerirei "una Carlucci": così, quando non avrà più gli anni o la voglia di sculettare in TV, potrà sempre fare l'onorevole, magari la sottosegretaria, e un giorno, chissà... polemizzare col Prof. Maiani di "fisica della particella"...
Poi l'intervistatrice chiede: "...com'è nato questo contatto familiare? Il suo papà è un imprenditore, in famiglia avete lavorato per il gruppo?..."
"Non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli".
Comprensibile. Una ragazza di 18 anni di Casoria, col papy-one impiegato comunale, e mommy velina a Canale 21, vede nascere questa "amicizia" in famiglia, e non si chiede, e non chiede come sia nata. Neanche quando il "Dio dell'Etere" si materializza alla sua festa non tramite l'intermediazione di una figlia o di una nipote, ma "personalmente di persona". E non preceduto da un mazzo di fiori via Euroflora, ma accompagnato da un colliér.
E poi ci si meraviglia se la Veronica "l'è un cicin incassàa..."
L'orribile mese di Aprile del 2009 si chiude con "un impegno preciso" del nano: "Entro il 18 maggio le case del centro storico dell'Aquila saranno restituite, per almeno il 75%, all'agibilità. Applausi. Folle adoranti si bevono questa fola. Eppure dovrebbero conoscerlo, il tipo... Meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro, le tre I, le tre aliquote, le 700.000 dentiere...
Il mese però passa fra visite mediatiche all'Aquila (finiranno presto, fra i fischi), visite ad una minorenne di Casoria, i primi segnali della nascente puttanopoli, barzellette con bestemmia ai soccorritori volontari, risate nella notte della cricca di Bertolaso al pensiero dei costi della ricostruzione, regali alla Marcegaglia alla Maddalena, improbabili G8 all'Aquila, abbandono della Maddalena alle incompiute cattedrali nel deserto... Roba da gallera, o da manicomio? Decidete voi.
Io adesso esco. Vado a passeggiare nel parco, portandomi in cuffia i miei favoriti. Bill Evans, Diana Krall, Noa, John Coltrane... Ho bisogno di aria pulita, e di bellezza. Ho bisogno di uscire da questi ricordi, e dal dolore che mi procura il rivedere, il riparlare del centro storico più bello del mondo lasciato li, a imputridire sotto l'alternarsi delle stagioni, perchè non si trovano i soldi per provvedere. Si trovano per Lusi, per l'API, per Belsito e per Rosy Mauro, per il Trota e per la villetta di Gemonio con Biancaneve e i sette nani, si trovano per l'inutile TAV. Non per riportare in vita una delle città più belle del mondo.
Adesso vado. Ho proprio bisogno di non pensarci. Tafanus
Dimissioni per aver plagiato una tesi di laurea vent'anni fa? Accade. Non da noi, per carità... Accade in Ungheria, distante da noi poche centinaia di chilometri, ma anni-luce in termini di dignità degli uomini e politici, e di potenza dell'opinione pubblica. Accade al Capo dello Stato Pàl Schmitt, voluto dal premier del governo di destra, Viktor Orbàn. Da noi non ci si dimette neanche per aver avallato (o per non essersi accorto) che dalle casse del partito sparivano 50 miliardi di lire. E non ci si dimette neanche per concorso esterno in associazione mafiosa, o per prostituzione minorile... Cosa volete che sia, il plagio di una tesi di laurea... Oltretutto sono passati vent'anni. Proprio matti, questi ungheresi... L'ho sempre saputo....
Questo episodio mi fa venire in mente un episodio italiano di tredici anni fa, dimenticato da molti... Correva l'anno 1999, e in Sardegna diventava Governatore l'ennesimo "enfant prodige" scoperto da quel talent-scout di Berlusconi. Tale Mauro Pili, 32 anni (più ggiovane del ggiovane Renzi). Mauro Pili non ha tempo per quisquilie tipo scriversi un SUO discorso di insediamento. Quindei viene beccato a leggere un discorso programmatico nel quale parla delle "nostre undici provincie"...
Senonchè in quell'anno di grazia le provincie in Sardegna sono solo quattro... Da dove avrà tirato fuori le altre sette, il, ggiovane bimbominchia sponsorizzato da Pisanu, e voluto da Berlusconi? Quakche ricerchina in rete, ed ecco che salta fuori la misteriosa origine delle undici provincie sarde... Ma lasciamo la parola ad un articolo d'epoca di Concita De Gregorio, che ci racconta tutto, e anche di più... Tafanus
Sardegna, plagio con errori: Mauro Pili legge il discorso di Formigoni
Doveva essere stanchissimo, provato da settimane di consultazioni estenuanti. Dicono abbia sentito cinquecento persone nei giorni in cui preparava il programma per il governo della regione. Una maratona, assicurano. Ha lavorato giorno e notte. Deve essere stato questo: la stanchezza, e l' emozione, e la vista del traguardo lì a un passo. Altrimenti nessuno sa come spiegarsi perchè Mauro Pili, nuovo enfant prodige di Forza Italia, 32 anni, da un mese presidente della regione Sardegna, non si sia fermato a riga tre del suo discorso d'insediamento e anzichè leggere "le nostre undici amministrazioni provinciali" non abbia correttamente detto: quattro. Le province, in Sardegna, sono quattro. E' stato un peccato, perché l'incomprensibile errore ha dato modo a quel corsaro della politica di Niki Grauso di andare all'assalto, ancora una volta.
Dove è che sono undici, le province? In Lombardia. Sospetto, verifica, conferma. Ha fermato le macchine del suo giornale, Grauso, e nella notte ha fatto ribattere "l'Unione Sarda" per aggiungere le seguenti notizie:
Primo, il discorso di Pili è copiato dal programma di Formigoni per la Lombardia. Le percentuali di superficie montuosa, la quantità di rifiuti, le province: è tutto riferito alla Lombardia e non alla Sardegna, per il semplice motivo che il discorso è quello di Formigoni. Identico, anche nei refusi. Deve essere stato copiato a blocchi, con un computer.
Secondo, il Nuovo Movimento di Grauso non voterà a la fiducia a un presidente falsario. Senza i due voti di Grauso Pili non avrà, oggi, la fiducia. Allo stato dei fatti, insomma, è sconfitto. Fregato, steso a terra sul traguardo. Non male, per uno a cui Berlusconi aveva detto 15 giorni fa: "è bravissimo, se non ce la fa a fare la giunta lo prendo e lo porto con me a Roma, a fare il numero due del partito". Forse adesso ce lo porta, a Roma. In fondo al Cavaliere non è mai sembrato un peccato mortale copiare. Un' astuzia, semmai. Un risparmio e dunque un guadagno. Da ragazzo ci lucrava, vendendo i compiti in classe ai compagni.
Tempo fa lasciò a bocca aperta la platea, a Torino, dicendo "..perchè il porto di questa città, la Lanterna...". Era un discorso preparato per Genova. Poco male, non è successo niente. Pili copia Berlusconi che copia, magari il Cavaliere premierà il suo clone perfetto. D'altra parte Pili, come oggi ricorda il suo talent scout sardo Giuseppe Pisanu, è uno che ha preso 152 mila voti alle ultime elezioni, record di tutti i tempi in Sardegna. "L' unico giudizio che ci interessa è quello degli elettori", dice Pisanu. Concetto caro a Berlusconi, lo ripete a ogni sentenza giudiziaria che fiocca. Il tribunale del popolo ha eletto Pili, non sarà una copiatura a condannarlo.
Del resto anche il giovane talento sardo ha dei trascorsi in materia: quando dette l'esame da giornalista si dovette ritirare, era nell'elenco dei 28 a cui si scoprì che, in quella sessione, i commissari avevano dato un aiutino. Incidente che, come si è visto, non gli ha impedito di fare una carriera strabiliante: primo sindaco non rosso di Iglesias, per due mandati e a meno di trent'anni. "La mia specialità è rompere gli schemi", ha spiegato a Berlusconi che gli chiedeva: come hai fatto? Seduta stante, il Cavaliere lo ha candidato alla presidenza della regione sarda: non è iscritto a Forza Italia? Non importa. Nemmeno Guazzaloca lo è.
Dicono che Silvio abbia avuto per lui parole di comprensione, pur nel paterno rimprovero, anche ieri. Ieri, mentre di Pili si erano perse le tracce, la sinistra chiedeva le sue dimissioni per plagio istituzionale, il dibattito sulla fiducia veniva sospeso. "Noi ci eravamo tutti iscritti a parlare - hanno spiegato dall'opposizione - ma ci è sembrato surreale dibattere sulle dichiarazioni di Formigoni". Surreale, ma chissà come finisce. Pili è uno che voleva trasformare le miniere del Sulcis in "una specie di Disneyland", perché "la miniera della Sardegna è il turismo". Ha portato Elio e Patty Pravo a cantare sottoterra. Il suo nemico del momento è Cossiga, che però a suo tempo gli regalò uno scoop e mostrava di apprezzarlo. L'altro è Niki Grauso, nella cui villa di Cagliari Berlusconi era ospite non più di venti giorni fa. Servono solo un paio di voti, il ragazzo è giovane, la posta in palio alta. La trattativa ferve.
Con l'abituale fair play che contraddistingue il mondo berlusconiano in generale, e quello del Milan in particolare, da giorni Allegri rompe Allegramente i maroni con la storia dei goal-fantasma negati al Milan. Ma vede solo un pezzetto degli avvenimenti, e per il goal-fantasma di Robinho produce da giorni una magnifica foto da telefonino, malamente photoshoppata, che non trova riscontro nelle mille riprese rallentate in alta definizione mandate da Sky, con telecamera perdettamente allineata alla linea di porta. Sky ce l'ha somministrata mille volte, e tutte le volte il risultato è lo stesso: la palla è stata respinta quando era ancora adagiata sulla linea.
Il goal fantasma di Muntori contro la Juve invece c'era, ma Allegri dimentica, Allegramente, che nella stessa partita c'era stato un fallo da rigore + espulsione non fischiato ad Abbiati, un altro molto probabile fallo da rigore per due giocatori del Milan che strizzano in mezzo, a sandwich, un attaccante della Juve (in area di rigore) stendendolo, e un goal annullato alla Juve per fuori gioco inesistente (parola dei commentatori Mediaset).
E veniamo alla fotina truccata male, con la quale Galliani e Allegri stanno ammorbando l'aria, cercando di guadagnarsi future "indulgenze":
Notate niente, in questa photoshoppate? sembrerebbe che ci siano un paio di "stranezze" abbastanza Allegri:
-1) La strana "ombra" della gamba del portiere, che "scava" un buco nella linea di porta "allontanandone" quindi il pallone. Ma non è strano che l'ombra "scavi" la riga prevalentemente in prossimità del pallone, e non, con la stessa intensità, per TUTTA la larghezza della riga?
-2) Dov'è finito quel mucchio selvaggio di difensori del Catania che era sulla linea di porta?
-3) Infine, il più misterioso e inspiegabile dei Misteri Allegri: la prospettiva. Si, perchè dai tempi di Piero della Francesca le leggi della prospettiva - e dell'ottica - vogliono che se io fotografo una riga, o un corridoio, o una strada, questi oggetti appaiano più larghi nella parte più vicina all'occhio o all'obiettivo, e si restringano nella parte più lontana. Nella foto Allegra, la prospettiva è rovesciata.
C'è fra i lettori un architetto, un disegnatore industriale, un fotografo, che riescano a spiegarci in poche, semplici parole, questo mistero? Grazie. E... Allegria!...
Tafanus
...punti di fuga, punti di vista, regole della prospettiva...
...come sanno cani e porci, i domini internet scadono, e se non rinnovati entro la scadenza, possono essere registrati da chiunque. Così è accaduto che il dominio "mediaset.com" - il cui valore economico è intuitivo - non essendo stato rinnovato entro la scadenza, è stato registrato da una società, e subito messo all'asta, ed acquistato dal sig. Didier Madiba, residente nel Delaware...
Inutile il ricorso di Mediaset alla WIPO (World Intellectual Property Organization), che è l'authority internazionale alla quale è delegata la gestione delle controversie sui domini. Questa la notizia data dalle agenzie:
Mediaset.com: domino scaduto, no alla riassegnazione
Il dominio mediaset.com non essendo stato rinnovato in tempo dal principale gruppo televisivo italiano, è stato registrato da una società che lo ha messo all’asta, ed e stato acquistato dal Sig. Didier Madiba, residente nel Delaware. L’azienda di Cologno Monzese, per rientrare in possesso del dominio perso, ha avviato una procedura di riassegnazione presso la WIPO lamentando il fatto che il domino era stato registrato in malafede ed in violazione dei diritti che l’azienda stessa vanta sul marchio “mediaset”.
Il resistente, dal suo canto, ha innanzitutto negato la sussistenza della malafede, in quanto il domino era stato acquistato in un’asta, ed il precedente assegnatario non aveva proceduto al rinnovo. Inoltre sempre secondo il Sig. Madiba, i termini "media" e "set" sono parole comuni, non suscettibili di protezione. Difatti la sua intenzione era quella di realizzare un sito per la vendita di “media sets”, vale a dire sistemi che consentono un backup completo dei sistemi operativi.
Questa la decisione dell'arbitrato WIPO: Il Collegio di Saggi, chiamato a dirimere la questione, pur riconoscendo l’identità tra il dominio oggetto di contestazione ed i marchi detenuti dalla Mediaset S.p.a., ha ritenuto che quest’ultima non sia riuscita a dimostrare la malafede da parte della resistente, limitandosi a fornire asserzioni generiche e non sufficienti, e senza supportare tali affermazioni in modo concreto. Sulla base di queste osservazioni il Collegio ha respinto la richiesta di trasferimento del dominio.
Ed ecco quindi cosa appare oggi a chi digita sulla barra degli indirizzi del proprio PC "www.mediaset.com":
...questa si che è una notizia... la deficiente con la t-shirt "La Fornero al cimitero" non è una komunista, ma una berluschina rea confessa!... E se lo dice Belpietro, che di berluschini se ne intende, gli possiamo credere...
Ecco... questo è il livello culturale che serve per poter "votare Silvio"
Dieci anni sembrano passati invano. Oggi (segno del destino?) ci ritroviamo ancora una volta uniti a lottare per la difesa dei diritti fondamentali e per la dignità dei lavoratori. Ieri come oggi, c'era un governo arrogante, che giurava "Tireremo Diritti", come faceva scrivere il buonanima sulle spallette dei ponti e sui muri delle "kaserne". Come è finita nel 2002 ce lo ricordiamo tutti. A dieci anni da quella data, l'art. 18 è ancora parte dello Statuto dei Lavoratori. Legge dello Stato, legge di Civiltà. Ieri come oggi, il sindacato giallo denominato CISL era schierato col governo. Ieri si chiamava Pezzotta, oggi si chiama Bonanni. E nulla significa (se non in peggio) l'episodico cambiamento di atteggiamento dell'inutile Bonanni, da quando si è accorto che forse dalla nuova, magnifica riforma del lavoro, sarebbe stato toccato anche il suo popolo di riferimento, in gran parte costituito da inamovibili impiegati statali.
Due giorni fa abbiamo inviato un "warning" al Governo Fornero: "...attenti, continuando così potreste andare a sbattere...". Oggi ci sentiamo di togliere il condizionale. Con questa assurda battaglia di retroguardia, SIETE andati a sbattere. E oggi potrete uscire dal cul-de-sac nel quale vi siete cacciati con la vostra insipiente arroganza, solo pagando il pedaggio di una clamorosa figura di merda. Cara Fornero, spieghi al suo ministro Monti che il PD, prima di lasciarsi disintegrare da voi, disintegrerà il suo governo. Non gli avete lasciato alternative, ma a questo punto non ne avete neanche voi.
Forse una ripassata su cosa è successo dieci anni da può risultare salutare per il suo governo, signora Fornero. Questa volta succederà di peggio, perchè già ieri, senza alcuna azione organizzativa, le manifestazioni spontanee si sono contate a decine. Abbia fede, LA Fornero. Non ha ancora conosciuto il volto peggiore della piazza. Lo conoscerà, perchè sta mettendo in gioco i progetti di vita di milioni di persone. LA Fornero se ne faccia una ragione, e cerchi di convincere il suo ministro Monti. Il Nuovo 23 Marzo non sarà una festa colorata, come quella del 2002. Questa volta non sarà una festa. Tafanus
L'invasione colorata di Roma - "Mai così tanti in piazza" - Tanti slogan, bandiere a lutto, ovazioni per Cofferati - Polemiche con la questura sul numero dei partecipanti (di Andrea Di Nicola - Repubblica, 23 Marzo 2002)
ROMA - "Serenità", aveva chiesto Sergio Cofferati dopo che gli assassini di Bologna avevano scippato il sorriso che nelle intenzioni del leader avrebbe dovuto caratterizzare la giornata dei sei cortei. E la serenità hanno portato in piazza i tre milioni di persone che hanno risposto all'appello della Cgil "contro il terrorismo e per i diritti". Sereni i pensionati arrivati da tutta Italia alla loro ennesima manifestazione anche se una così forse non l'avevano mai vista, sereni i lavoratori con indosso i cappellini rossi della loro organizzazione. Sereni i girotondisti davanti alla Fao e sereni i ragazzi dei Social Forum con il loro Tir che fungeva da palco dal quale partivano musiche e le parole d'ordine contro la guerra e il neoliberismo. Sereni anche i dirigenti della Cgil nella loro risposta ai numeri (700 mila persone) dati dalla questura: "Quando potranno vedere le nostre fotografie dagli elicotteri allora saremo pronti a fare congiuntamente le stime. Così vedremo chi ha le valutazioni più giuste e chi il metro corto. In piazza c'erano almeno tre milioni di persone, mai viste così tante dal dopoguerra a oggi". E la gioia degli organizzatori arriva anche sul sito della Cgil che titola: "Tu no, noi tre milioni", giocando sullo slogan "Tu si tu no art. 18 io non ci sto".
Che sarebbe stata una giornata speciale i manifestanti lo avevano capito da subito. Da quando, alle prime luci dell'alba, vedevano le corsie dell'autostrada occupate dai 10 mila pullman e dai torpedoni a formare dei rivoli che avrebbero poi formato il fiume multicolore che avrebbe invaso la città. Oppure dai treni carichi di bandiere rosse che hanno invaso le stazioni di Roma. E giornata speciale è stata.
Speciale per i numeri, speciale per la composizione dei manifestanti. C'erano tutte le organizzazioni territoriali e di categoria della Cgil, dai chimici ai metalmeccanici, dagli edili alla funzione pubblica, i professori delle università, i pompieri. C'erano i pensionati abituati ad essere la spina dorsale di ogni corteo e che invece oggi erano minoranza. A fianco a loro sfilavano i giovani, quelli precari, quelli dei lavori atipici, quelli di Genova. Da una parte i nonni in tuta da ginnastica per stare comodi, con i loro borselli demodé ma comodi per portare l'occorrente per sopravvivere ad una giornata dura. Dall'altra i nipoti, i ragazzi dei Social Forum con i loro vestiti da rapper e i piercing dappertutto e le bottiglie di vino e di birra che alimentavano i balli scatenati. Due mondi diversi che sembravano incompatibili e che invece, lo hanno detto sugli striscioni: ("Noi, i figli in piazza per i nostri diritti con i nostri padri") e lo hanno dimostrato in strada, sono capacissimi e felici di stare insieme.
E allora via con la commistione. Lo spezzone dei No Global mandava musiche e ritmi rap e distribuiva adesivi con su scritto: "L'unico generale che ci piace si chiama sciopero", oppure "Articolo 18 e reddito sociale per tutti" oltre a quello di ricordo per Carlo Giuliani: "Verità e giustizia per Carlo" e i nonni della Spi si attaccavano volentieri addosso questi slogan. Gli operai della Teksid propongono uno scambio indecente: "Dateci Bin Laden noi vi diamo Berlusconi" e gli studenti applaudono convinti quel lenzuolo irriverente. E così si va avanti con le fisarmoniche che suonano canzoni popolari e gli amplificatori che rimandano i 99 posse, gli immigrati che battono sui tamburi i loro ritmi e la banda di ottoni che sceglie le note delle combattive canzoni delle mondine. Mentre intorno qualcuno gira chiedendo soldi per "il fondo scorte" di Antonino Caponnetto, l'antico magistrato padre spirituale di Falcone e Borsellino. Una miscela inspiegabile e inaspettata che ha fatto saltare ogni schema politico o organizzativo.
Sberleffi ce n'erano per tutti. Per Bossi: "Bossi hai avuto la poltrona ora ti piace Roma ladrona"; per Berlusconi con orecchie da somaro e la scritta "articolo 18 per tutti licenziamolo per giusta causa" [...] Solo una minoranza è riuscita ad arrivare al Circo Massimo, ma in tutto il centro di Roma alle 12,45 cade un silenzio innaturale. Dal palco chiedono un minuto di silenzio per il professor Biagi e, come un'onda che dove passa cancella tutto, dal Circo Massimo a raggiera i suoni e i rumori si spegnevano per un lunghissimo minuto.
Era difficile contarli, i manifestanti di ieri, il mare di bandiere agitate dal vento, le età diverse di quegli uomini e di quelle donne, di quei ragazzi, i loro volti, una moltitudine di volti, di lavoratori, di studenti, di impiegati, di militanti sindacali e politici. Due milioni? Tre milioni? Tutta l'area del Circo Massimo, Porta Capena, l'Archeologica, il Colosseo, le vie fino a Santa Maria Maggiore, l'Ostiense, le pendici del Colle Oppio, un mare di folla.
Ma non era una folla, non era un'indistinta marea, erano persone che pur nella loro diversità anagrafica e sociale avevano alcuni tratti comuni: la compostezza, la maturità degli atteggiamenti, la tranquilla ma ferma decisione di difendere una causa giusta, in nome proprio e in nome di tutto un paese: la causa della democrazia contro la violenza, della certezza dei diritti contro l'arbitrio, della libera eguaglianza contro il privilegio. Per questo non era una folla quella accorsa da tutta Italia alla chiamata del sindacato, ma un soggetto sociale e politico.
La questura di Roma ha detto che erano in settecentomila. Se questi sono gli esperti ai quali affidiamo la sicurezza della popolazione non c'è da star tranquilli perché anche la stupidità dovrebbe avere un limite. Ma il calcolo quantitativo comunque conta poco. Come conta poco la gaffe del segretario della Cisl quando ha sentenziato: "È una manifestazione di parte". Poteva risparmiarsela Pezzotta questa invidiosa battuta poiché è stata la manifestazione di una parte del sindacato, di una parte dei lavoratori e della sinistra italiana, ma una parte rappresentativa anche di chi fisicamente non c'era ma era lì con la mente e con il cuore, anche i lavoratori della Cisl erano lì senza bisogno che ce li portasse per mano il loro segretario.
Di solito ci si commuove quando tante persone si riuniscono per sostenere tutte insieme una visione del bene comune. L'etica tocca le corde del cuore e il bene comune è un fatto etico molto prima che politico. E c'era, la si vedeva su quei volti di giovani e di anziani, una commozione diffusa. Da vecchio cronista che manifestazioni del genere (ma non di queste dimensioni e di questa intensità) ne ha vissute tante, segnalo due momenti nei quali commozione, fierezza, determinazione hanno raggiunto il livello massimo di intensità.
È stato quando quei milioni di persone si sono chiusi nel silenzio di un minuto per celebrare la memoria di Marco Biagi e quando un boato immenso ha interrotto Cofferati mentre diceva: "Noi siamo guidati da un principio che fa la nostra identità ed è quello della solidarietà". Un silenzio e un'esplosione di consenso che hanno unificato milioni di anime. Lì la folla immensa è diventata un soggetto. In televisione il senatore Schifani farfugliava del clima di odio che favorisce il terrorismo. Qualcuno dovrebbe avvertirlo che se c'è un seminatore di odio - peraltro di bassissimo conio - è proprio lui. È un guaio per lui e per la sua parte che nessuno si prenda la briga di dirglielo.
Di fronte alle immagini di quello sterminato corteo e di altre immagini che abbiamo visto nei telegiornali di venerdì scorso sui funerali del professor Biagi celebrati nella privatezza della famiglia, degli amici e della dolente presenza del presidente della Repubblica, tanto più stridente è risultato lo spot (come altro chiamarlo) trasmesso venerdì sera dalle tv pubbliche di Silvio Berlusconi. Stridente e avvilente poiché il presidente del Consiglio ci teneva a far sapere che Biagi era un consulente del suo governo, che le proposte sociali da lui suggerite riguardavano proprio le modifiche dell'articolo 18, che infine chi lo ha ucciso voleva attaccare il governo e contrastare il suo programma che sabato è stato respinto senza appello dai lavoratori convenuti a Roma. Non avendo potuto celebrare un funerale di Stato per l'uomo che le prefetture di quattro città avevano abbandonato nelle mani degli assassini, si è tentata una sorta di appropriazione ideologica di cadavere per usarla come strumento di lotta politica [...]
Sergio Cofferati ha detto, parlando ieri al Circo Massimo, che la tempistica dell'omicidio Biagi a tre giorni dal raduno di Roma deve far riflettere. Certo, deve far riflettere: il terrorismo riconosce solo se stesso e la lotta armata. Tutti quelli che non stanno con lui sono contro di lui, Berlusconi come D'Alema, Pezzotta come Cofferati, Agnoletto come Moretti e Bertinotti come Buttiglione; ma è pur vero che tre milioni di lavoratori in piazza sono un segno potente di democrazia e di partecipazione che asciuga l'acqua in cui potrebbe nuotare il pesce terrorista. L'incompatibilità tra la cultura della morte e quella della solidarietà e della vita è totale e sta scritta nella storia dell'ultimo secolo. Non c'è bugia o manipolazione che possa offuscarne la nitidezza [...]
Martedì intanto il presidente del Consiglio incontrerà di nuovo le parti sociali "per parlare di tutto" ribadendo però che sull'articolo 18 il governo non cederà di un millimetro. Come mai tanta rigidità? Dicono gli esperti: perché è diventata una questione simbolo, perché si deve pagare la cambiale alla Confindustria e questa è la prima rata, perché nel governo adesso volano i falchi.
Sarà certamente così, ma di ragione ce n'è anche un'altra assai più corposa: tutte le altre misure proposte dal professor Biagi e dagli altri consulenti del governo costano soldi, molti soldi. La sola decontribuzione costa 6 mila miliardi di euro; il salario sociale varrebbe a dir poco 40 mila miliardi di vecchie lire e così via. E chi glieli dà questi soldi al povero Tremonti che è anche in ritardo con la diminuzione delle tasse che stanno anzi addirittura aumentando? C'è una sola riforma che non costa assolutamente niente ed è quella dell'articolo 18. Quella brucerà soltanto sulla pelle dei lavoratori colpiti. E in fondo in fondo di loro chi se ne frega? Eugenio Scalfari. 24 Marzo 2002
...fa una certa impressione, leggere questa roba, e leggere la data... Oggi come ieri, ieri come oggi, si ritrova tutta la immensa stupidità di una "classe dirigente" da buttare in blocco in una fossa biologica, da sigillare poi con cemento a presa rapida... Ma è anche istruttivo - giacchè siamo in tema di rievocazioni - fare un piccolo volo radente sui proclami del "day after". C'è tutta la stupidità degli "opinion makers" embedded al centro-destra, lo sconcerto di chi vede frustrato il proprio presunto senso di onnipotenza, l'ignoranza del solito leghista che - ignorando la storia del terrorismo, e dell'impegno della sinistra CONTRO il terrorismo, spara minchiate che neanche il trota... Leggiamo, sempre dall'archivio di Repubblica:
Le critiche del centrodestra alla manifestazione - "Nessuna marcia indietro sull'articolo 18" (...the last famous words...)
ROMA - Una manifestazione "politica" volta a "delegittimare il governo". Berlusconi per il momento tace ma il centrodestra si fa sentire forte e chiaro nel criticare il Cgil-Day, definita tra le altre cose un'iniziativa di piazza nel segno dell'"ipocrisia" e dell'"ambiguità". Per la Cdl l'obiettivo reale del sindacato era quello di dare una spallata al governo, costringerlo a un dietro-front sulla riforma del lavoro, sotto la spinta di una piazza indottrinata da una "falsa propaganda" (...chi è cresciuto nel culto del Buonanima e del suo MinCulPop non riesce proprio a concepire che altri possano pensare col proprio cervello... NdR)
Secondo il ministro Tremonti, poi, la manifestazione di oggi è stata "una grande prova di forza soprattutto dentro la sinistra: hanno vinto Cofferati, Bertinotti e Agnoletto, mentre hanno perso Fassino, Rutelli e D'Alema che - ha ironizzato - sembrano un po' come i capretti che si preparano per la Pasqua". La maggioranza ha inoltre attaccato frontalmente Cofferati che, come ha denunciato il leghista Alessandro Cè, prima ha "seminato odio" preparando il terreno all'assassinio di Marco Biagi, poi oggi si è presentato come il paladino che combatte contro il terrorismo. Non sono mancate poi ironie e sarcasmo, da parte della maggioranza, sulle presenze in piazza che, secondo gli organizzatori ha registrato il tutto esaurito (Dunque ora lo sappiamo. Il mandante dell'omicidio Biagi è stato Sergio Cofferati. Parola di Alessandro Cè. Ma Alessandro Cè o ci fa? NdR)(1)
L'europarlamentare azzurro Antonio Tajani non è andato per il sottile e ha bollato come vera e propria "bufala" la cifra di 3 milioni indicata dalla Cgil. Anche Giorgio Lainati ha preso in giro l'ottimismo degli organizzatori: "Sono state moltiplicate per 6 le 500 mila bandiere rosse... imbarazzante" (...imbarazzante, ha ragione Tajani... per la prima volta nella storia le stime degli avversari politici sono state aqddirittura sotto quelle della Questura, normalmente molto benevole col governo in carica... Persino la Questura aveva parlato - suscitando l'ilarità collettiva - di 700.000 partecipanti. Tajani ha fatto "meno uno". NdR)
Per il governo, dunque, l'iniziativa di piazza è come se non ci fosse stata: sulla riforma dell'articolo 18 si va avanti senza tentennamenti né ripensamenti perché in gioco c'è il futuro dei lavoratori. Lo ha confermato il ministro Tremonti. E anche i ministri Franco Frattini, Antonio Marzano e Rocco Buttiglione, osservando che se è indiscutibile il diritto alla protesta, lo è anche quello, per l'esecutivo, di procedere sulla giusta strada della riforma (...sembra ieri... sostituite le facce da dementi di dieci anni fa con quella della Madonna Piangente, ma le parole sono identiche: fotocopia di uno sciocchezzaio inarrestabile. NdR)
"La nostra è una scelta giusta - ha sottolineato il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione - la Cgil non pensi di delegittimare il governo o di rendersi complice di chi invoca la resistenza". "Il governo è più coeso che mai - ha fatto presente Franco Frattini - e la Cgil sbaglia di grosso dato che ha una visione conservatrice della politica". Ma l'avvertimento più esplicito è venuto proprio dal ministro per le Attività produttive Antonio Marzano: "Cambiare la posizione del governo non è possibile. E tanto meno è possibile oggi, pochi giorni dopo il crimine compiuto contro un nostro collaboratore. Se si facesse marcia indietro adesso si potrebbe interpretare come il riconoscimento di questo tipo di azioni e mai e poi mai noi lo potremmo fare" (...come tutti sanno, la marcia indietro - con grattata del cambio - c'è stata. Un lustro dopo ci ha riprovato ancora lui - quello delle cene eleganti - in collaborazione col superfluo Sacconi. Ora siamo al Governo Fornero, ed al Ministro Monti. NdR)
Altri "maîtres à penser" (corpo grasso attorno al pensiero debole)
Anche Giuliano Ferrara ha accusato la piazza chiamata dal sindacato di essere schierata a favore della "conservazione di certe norme" (...ma va?...) Il direttore del "Foglio" è poi andato giù duro con Cofferati ("cattivo maestro dell'ambiguità politica") definendo il suo discorso "irresponsabile e rozzo". Renato Schifani ha letto nella iniziativa di piazza il "trionfo dell'uso politico del sindacato" (...ma va?...). Il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ha esternato tutto il suo malessere politico. "E' un brutto giorno quello in cui si manifesta contro le idee di Biagi il cui Libro bianco la Cgil aveva definito 'limaccioso'. E' una manifestazione contro il governo ma anche contro Cisl e Uil". A suo giudizio la manifestazione di oggi "completa un circolo politico" avviato dalla Cgil fin dall'inizio della legislatura: il sindacato punta a diventare "la guida politica di uno schieramento sociale e politico antagonista senza 'confini' a sinistra"
Si, decisamente il tempo si è fermato. prendete gli articoli del marzo 2002, mixateli disordinatamente con quelli del marzo 2012, cancellate i nomi (non tutti... alcuni sono gli stessi) e poi provate a sbrogliare la matassa delle minchiate. Mission Impossible. Tafanus
(1) Alessandro Cè, nella sua lunga ed inutile esistenza, è riuscito già a militare prima nel craxismo, poi nella Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, salvo stabilire, nel 2007, che la Lega «è diventato un partito di Palazzo, autoreferenziale, che fa solo gli interessi dei poteri forti». Cè andrà in regione Lombardia, al gruppo misto, fondando la corrente "Cristiani e Federalisti", di cui si è persa ogni traccia. Poi però, dopo lunga irriflesione, l'anima celtica ha finito col prevalere di nuovo, e ritroviamo il nostro (Alessandro c'è) coi "Lombardi Verso Nord", gruppo federato al movimento Verso Nord, fondato tra gli altri da Massimo Cacciari e Maurizio Fistarol (...ma Massimo Cacciari non potrebbe scegliere meglio le sue compagnie??? Prima Rettore dell'Università di don Verzè, professione bancarottiere, poi l'associazione con Fistarol e Cè... Caro Cacciari, ci dovrebbe essere un limite a tutto, persino alla stupidità... NdR)
Quanti sono i "cretinetti" all'opera sulla strana faccenda della Torino - Lione? sono solo quelli alla Luca Abbà, come vorrebbe il becchino Sallusti, o dobbiamo cercarne in più direzioni? Diciamola tutta: gli idioti, in questa storia, non si contano più. Il becchino Sallusti ha già dedicato due prime ai "cretinetti". Si vede che questa issue al Cretinetti Sallusti è piaciuta molto.
Tanti si innamorano delle proprie sciocchezze. Ma tanti, coi loro comportamenti, fanno sì che una battaglia giusta assuma i connotati di una metodologia sbagliata, e contribuiscono a trasformare per reazione una razionale ostilitàverso l'ennesima, inutile cattedrale nel deserto, in una "ostilità di rimessa" verso i metodi e le motivazioni di chi combatte conto la TAV.
Cerchiamo di mettere ordine nelle nostre idee: sulla insensatezza economica dell'opera non ci dovrebbero essere dubbi. A chi volesse "ripassare" l'argomento, non posso che raccomandare un post del tafanus ricchissimo di dati e di riferimenti sul trend del traffico, e sui volumi di traffico richiesti per rendere l'opera non dico redditizia, ma almeno non catastroficamente in perdita.
Sulla TAV Torino - Lione sono colpevoli tutti, governi di destra, e governi di sinistra. Insipienza? oppure, più banalmente e squallidamente, si sono lasciati ingolosire dall'idea che il 60% dell'opera fosse finanziato dall'Europa? Ma che vuol dire? E se l'Europa dovesse offrirmi il 60% del costo di un TIR da usare per le mie esigenze (che sono quelle di andare ogni tanto in giro da solo o con mia moglie) che faccio, lo prendo? Perchè tanto anzichè costarmi 500.000 euro mi costerà solo 200.000?
La faccia feroce dello Stato in quest'ultimo anno non nasce - come tutti sanno - dall'esigenza di procedere rapidamente con un'opera fondamentale, senza la quale l'economia europea ed italiana crollerebbero. L'opera attualmente esistente è in grado di supportare 30 milioni di tonnellate di merci all'anno, e il traffico attuale è di meno di 5 milioni, in calo. La fretta dei governi nell'iniziare il "buco" di sondaggio (poco più che un carotaggio) nasce dall'ultimatum europeo. Senza un inizio certo del "carotaggio" l'Europa avrebbe cancellato il finanziamento. Che paura! Io e la mia famiglia avremmo dovuto rinunciare al nostro TIR personale, ed al contributo di 300.000 € dalla UE, ed avremmo dovuto continuare a viaggiare con una macchinetta media, che costa il 10% di quanto sarebbe costata la nostra quota-parte di TIR. Un disastro.
Viene quindi il sospetto che su un'opera da venti miliardi di lavori molti (troppi) abbiano sentito odore di affari - e di mazzette collegate. Ora, finchè a queste alte motivazioni reagiscono positivamente i governi dei Berlusconi, dei Lunardi, della P3, nulla quaestio. Tutto previsto. Ci saremmo meravigliati del contrario. Stupisce - e ferisce - che su questo carro siano saliti tutti, ma proprio tutti. Da Chiamparino, alla Bresso, a Fassino, a Bersani, e, last but not least - Mario Monti (che pure dovrebbe saper fare di conto, leggere un grafico, sapere di break-even-point, e sapere che nessuna opera pubblica italiana è costata a consuntivo meno del doppio di quanto preventivato).
Le lotte, la comunicazione, il consenso
Sembra che tutte le parti in causa (ed anche, ahimé, parti non in causa) stiano facendo di tutto per sbagliare sulla scelta dei temi di comunicazione, sui modi della comunicazione, e sui metodi di contrapposizione. Ma andiamo con ordine.
La TAV fa parte di un progetto nato storto, ma si tratta di un progetto europeo, che l'Italia ha liberamente sottoscritto. Che sia stupido o meno (e io credo che sia stupido) abbiamo agito senza una pistola puntata alla tempia. Abbiamo avuto (ed abbiamo ancora) modo di tirarcene fuori, limitando il danno a quanto già speso, a qualche penale, ed alla rinuncia di un contributo per un'opera più dannosa che inutile, e che nonostante il contributo ci costerà una barca di soldi nostri, e un'ipoteca su decennali bagni di sangue futuri, da fare in nome di un'opera che non ci serve. Serve solo alle lobbies italo-francesi dei grandi buchi.
Però è un'opera di interesse nazionale, quindi un interesse sovra-ordinato rispetto agli interessi locali. I poteri di interdizione da parte delle autorità locali sono limitati, per non dire pressocchè inesistenti. Resterebbe, è vero, la grande arma della comunicazione. Ma di comunicazione bisogna intendersene, ed anche in questa parte del problema sembra si sia scatenata una gara a chi sbaglia di più:
-1) La TAV - i valsusini dovrebbero saperlo - non si ferma se loro non la vogliono, ma potrebbe fermarsi solo se non la volesse la maggior parte dell'elettorato italiano. Una catasta di pneumatici dati alle fiamme non ferma la TAV, una catasta di sondaggi contro questo enorme spreco di danaro pubblico, probabilmente si. Se la maggioranza dell'elettorato nazionale si convincesse che la TAV non sarà un danno solo per i valsusini, ma per TUTTI i contribuenti (un danno perenne e perennemente crescente) allora le cose potrebbero cambiare.
-2) I NOTAV stanno sbagliando comunicazione, sia negli argomenti scelti per comunicare, sia nel modo di comunicarli. Gli argomenti scelti sono localistici. Alcuni anche giusti, ma di scarso interesse egoistico per chi non vive in Val di Susa.
-a) Vogliono ficcare una linea TAV in una valle stretta che ospita già ferrovie, strade fiumi e quant'altro? Ma cosa volete che gliene freghi ad uno di Bolzano, o di Termini Imerese, o di Rignano sull'Arno? Provate ad invocare su questi temi la solidarietà di un abitante di Sarno, o di Misilmeri, o dell'Aquila, e tireranno fuori i forconi. Non contro Monti, ma contro i NOTAV. Provate invece a spiegare e documentare agli italiani che la TAV per loro sarà un'altra addizionale sul prezzo della benzina che durerà nei secoli dei secoli, e vedrete la reazione...
-b) I NOTAV stanno sbagliando nel metodo. Le manifestazioni violente, in aree lontane da quelle toccate dalla TAV, generano solo antipatia. Davvero i NOTAV pensano di acqusire proseliti alla loro causa, creando disagi e violenze, atti di teppismo ed interventi della celere, bloccando le stazioni, le strade, le infrastrutture, in città lontane mille miglia da Susa e dai suoi problemi? Lo so... lo so... la solidarietà... Ma voi conoscete un'Italia dalla solidarietà diffusa, o quella dei piccoli egoismi di genere e di specie? Io no. Conosco un solo argomento aggregante: i soldi, se c'è il rischio che questo argomento tocchi pochi positivamente, e moltissimi negativamente.
-c) Non aiutano la causa dei NOTAV le infiltrazioni di populisti e demagoghi appartenenti a precise aree politiche di destra e di sinistra che del populismo hanno fatto la loro forma prevalente di propaganda. Ormai, nei servizi TV dalla valle, si capisce come i valsusini siano minoranza, e come la maggioranza sia costituita da turisti del manifestare (chiamateli come vi pare: invitati, infiltrati...). Non trovo molto comprensibile che per un problema a matrice fondamentalmente ambientale "ai confini dell'impero" si scateni l'altruismo solidale a Roma, a Napoli, in Sicilia.
-d) La storiella dell'amianto e dell'uranio è, per l'appunto, una storiella. Non è che scavando un tunnel in quell'area ci si ritrovi su milioni di tonnellate di lastre di eternit e di barre di uranio. Ci si ritrova su rocce diffusissime in Italia, che contengono parti infinitesimali di quasi tutto. In percentuali talmente ridicole che a nessuno è mai venuto in mente di aprire una miniera. E tutti tendono a dimenticare che nella stessa area, e in rocce di identica tipologia, è già scavato ed operante un tunnel da dieci chilometri, di "servizio e sicurezza" al tunnel autostrada, e non è successo niente. Stessa roba sotto il Gottardo, e in quasi tutti i tunnel dell'arco alpino.
-3) E veniamo ai metodi di lotta e di repressione - Dei metodi di lotta abbiamo già detto: impostati non sul tema centrale - l'inutilità/dannosità economica - ma su temi assolutamente localistici, che avrebbero senso se vivessimo in un paese che non è il nostro. Un paese interessato, altruista, partecipe del bene coillettivo (che è fatto dalla somma dei tanti "beni particolari"), e non un paese che ha fatto del Nimby (Not In My BackYard) una filosofia di vita. Lo confesso. Dai primi movimenti NOTAV mi dividevano le motivazioni di tipo uranio/amianto, ma a loro mi avvicinava l'amore per la democrazia partecipativa, assemblearistica, e i metodi di lotta non violenta, e addirittura a volte persino sompaticamente creativi.
Poi sono arrivati i metodi di lotta anche violenta, diffusa nel territorio, e sono arrivate forme di repressione spesso sproporzionate. Sono arrivati i professiosisti della protesta organizzata (dietro ai quali spesso si intravedono le solite facce consumate da anni di vaffanculismo, di violismo e di altri "ismi"), e sono tornati fuori i "Manganelli", di nome e di fatto.
Sbaglia chi sale su un traliccio dell'alta tensione, ma sbaglia altrettanto chi manda un patetico poliziotto a salire sul traliccio, all'inseguimento dell'arrampicatore. Con quale obiettivo? Qualora lo avesse raggiunto, cosa pensava di fare? aggrapparsi ai suoi piedi per tirarlo giù, e cadere insieme a lui? E se lo avessero lasciato in pace, senza inseguirlo, senza dargli la popolarità da ripresa TV, quanto tempo sarebbe stato sul traliccio? che danni avrebbe fatto? Invece così Abbà per alcuni è diventato un eroe (grazie alla TV), per altri - Rigor Mortis Sallusti, Littorio Feltri, Belpietro - è diventato un "cretinetti", uno che "se l'è cercata".
Così l'eroe con la barbetta che in favor di telecamera si guadagna i suoi cinque minuti di celebrità insultando sempre più pesantemente un povero poliziotto da 1300 euri al mese, man mano che capisce di essere di fronte ad un ragazzo che non reagirà perchè questo gli è stato ordinato, e man mano che capisce che la telecamera ha la lucina rossa accessa ed è puntata su di lui. Il famoso "lottatore da pausa-pranzo". Questo, si, un autentico cretinetti. Pasolini, perchè non sei più con noi?
-4) Infine, la politica e il governo - "Si va avanti. No al referendum". Parole più cretine non si potevano pronunciare, cari Monti e Passera. "L'opera è sta già decisa". Parole ancora più cretine di quelle precedenti. Anche il Ponte Silvio era già deciso. Anche le otto centrali nucleari modello Fukushima. Ci siamo fermati in tempo. Dire "Tireremo Diritto" mi ricorda il modo di ragionare del buonanima. Abbiamo "tirato diritto" finchè siamo andati a sbattere. Non c'è modo migliore per incanaglire gli altri che trattarli da minus habentes privi di voce e di diritti. La minchiata della resuscitazione dell'art. 18 di sacconiana memoria, e i proclami di Monti e Fornero, per ora hanno ottenuto solo la presa di posizione di imprenditori democratici contro questa resuscitazione di una battaglia di retroguardia, e la riunificazione, su questo tema, della "triplice" (inclusi i sindacalisti gialli Bonanni e Angeletti). Bella vittoria.
In Francia: che elogiamo spesso per aver deciso di fare il buco col consenso delle popolazioni, le "popolazioni" non sono state convinte a botte di "tireremo diritti" e di manganellate. In Francia, per chi non lo sapesse, esiste ed è addirittura ufficializzato e regolamentato il sistema del "débat public". Opere di dimensioni anche molto più ridotte dsella TAV vengono pubblicamente dibattute (non a manganellate), e sia il dibattito che il "dopo" sono ampiamente regolamentati. Chi volesse saperne di più su una politica di relazioni fra governo centrale e interessi locali, farebbe bene a dare un'occhiata al sito ufficiale, governativo,della Commission Nationale du Débat Public
Chiudo con alcune domande ad alcuni politici. A Bersani e a Chiamparino: chi ve lo fa fare, a sposare una battaglia come quella del buco, che è diventata ideologicamente di destra, e che porterà non già agli sbandierati danni ecologici, né agli sventolati vantaggi economici per le popolazioni locali, quanto all'abituale mazzettificio, alle infiltrazioni mafiose nei lavori (Bardonecchia è stato, nel 1995, il primo comune del Nord commissariato per infiltrazioni della 'ndrangheta), al futuro impegno secolare e costosissimo a mantenere in ordine un'opera che nascerà già morta?
Caro Monti, caro Passera: non potete governare un paese dove - ormai e finalmente - i cittadini sono in maggioranza di centro-sinistra, sposando le eredità di un paese che era di centro-destra, finchè non ha sperimentato sulla propria pelle il bello del liberismo. Fermatevi, o sarete costretti a fermarvi a botte di sondaggi. Tafanus
Richiedete per email al Tafanus i pratici sacchetti anti-vomito
Non ci volevo credere... eppure è tutto rigorosamente vero, tratto dal sito ufficiale del PdL...Sullo "Spazio Azzurro", in un empito di entusiasmo, tale Annamaria Belli scrive:
“inno bellissimo entusiasmante commovente vorrei poterlo sentire ogni giorno ciao a tutti”
Cara Annamaria, non vorrei vederla soffrire per una crisi da astinenza... se mi manda in forma riservata il suo indirizzo, me masterizzo una copia e glielo spedisco su CD o DVD. Mi dica lei cosa preferisce...
Ma ecco i testo integrale del nuovo inno, scritto dalla deputata Mariarosaria Rossi (vedi foto), organizzatrice di "cene eleganti" per Silvio, donna molto amata da Emilio Fede e Lele Mora (non c'è male, come credenziali vero?)
"Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, é questo il popolo della libertù
Grande sogno che ci unisce, un sogno si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre. Grande la voglia di votare, la voglia di cambiare l'Italia che verrà.
Noi siamo il popolo della libertà. Gente che crede e che lotta, che crede nel sogno della liberta', gente che prende la mano, che guarda lontano, che resisterà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità. E' questo il popolo della libertà.
Grande é il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre. Grande la voglia di lottare, la voglia di cambiare l'Italia che verrà. Noi siamo il popolo della libertà, noi siamo il Popolo della libertà
Grande zziu Sirviu...Già alla seconda riga, c'è una frase che é un'ode a Sigmund Freud... eccola:
...Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà...
Non è fantastico??? ...ha come valore la sua libertà... per la nostra, c'è tempo...
...e un ras del PdL parla (e scrive) dello sfascio: "Il PdL è morto. Congressi inutili, e dirigenti fermi" (l'Unità)
«Son tornato da Roma a pezzi. Vado a fare l'avvocato (per fortuna che lo so fare) col cuore gonfio. Berlusconi che vuol fare il listone per Monti. Averlo detto corrisponde alla volontà di disintegrare il Pdl. Mentre noi facciamo i congressi in articulo mortis e nessuno dei leader si muove per salvare il centrodestra. Era meglio se in vita mia pensavo più a me che alla politica e alla gente. Prima Fini poi questi qui...».
Uno sfogo accorato. Quanto significativo. Visto che l’autore, che lo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, non è un peone colto dallo sconforto bensì il vice-tesoriere del partito in via di liquidazione coatta. Maurizio Bianconi, aretino, 66 anni, è il numero due di Rocco Crimi, gestore delle casse di via dell’Umiltà, e l’uomo forte di Altero Matteoli in Parlamento.
Fino a questo momento, la prova vivente che una sinergia tra ex An ed ex forzisti era possibile. Uno che, all’apice dello scontro al calor bianco tra Berlusconi e Fini sull’appartamento di Montecarlo, si era spinto ad accusare il Quirinale di «tradimento della Costituzione». Uno che, da uomo di legge, aveva difeso a spada tratta il Cavaliere finanche nel delicato passaggio di Ruby certificata nipotina di Mubarak dal Parlamento.
Adesso Bianconi si arrende. Dà voce allo smarrimento degli ex An, dei parlamentari allo sbando, dei dirigenti pidiellini sul territorio che si dedicano alla stagione congressuale mentre Berlusconi dall’estero archivia partito e nuovo segretario. Così il vicetesoriere, un tempo falco, protesta contro il canto del cigno del suo partito.
Nota a margine: in questo post sono affiancati lo sfascio della musica, lo sfascio del botulino, lo sfascio di un partito, e lo sfascio di un uomo allo sfascio. Tafanus
(credits: ringrazio nonnaMana che ha segnalato la pubblicazione dell'inno ufficiale)
Art. 3 della Costituzione Italiana: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Traduzione: "...la Legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale..."
"Quante volte, figliolo?" - Sei volte, padre... Tutte le prescrizioni che Silvio e i suoi fedeli chiameranno "assoluzioni"
COS'E' LA PRESCRIZIONE - Nel diritto penale la prescrizione estingue il reato dopo un determinato periodo di tempo trascorso dal momento in cui è stato commesso. E' un istituto che risponde a un principio di economia, evita cioè che il sistema giudiziario continui a impegnare risorse per perseguire un reato commesso troppo tempo prima e per il quale risulta meno sentita socialmente l'esigenza di tutela. E' una garanzia anche per l'imputato, perché col passare del tempo ha più difficoltà a recuperare fonti di prova a suo favore.
COME SI CALCOLA - La prescrizione si calcola aumentando di un quarto la pena massima stabilita dal codice per un reato. Ad esempio per la corruzione in atti giudiziari, di cui è accusato Berlusconi nel processo Mills, la pena prevista è di otto anni di detenzione. Otto anni (la pena) più due (un quarto della pena) porta a dieci anni il tempo di prescrizione. Il perno della normativa è l'articolo 157 del codice penale, modificato con molte polemiche nel 2005 con la cosiddetta legge "ex Cirielli", che ha accorciato di molto i termini. Una legge secondo molti ad personam a favore dell'allora premier Berlusconi e dell'ex senatore, e suo braccio destro, Cesare Previti. La prescrizione non equivale ad un'assoluzione con formula piena, anche se gli effetti per l'imputato sono praticamente gli stessi. I reati che prevedono l'ergastolo non sono prescrittibili.
LA PRESCRIZIONE NEL PROCESSO MILLS - Berlusconi è accusato di aver corrotto l'avvocato inglese David Mills con 600 mila dollari, trasferiti sul suo conto nel 1999 attraverso il defunto manager di Fininvest Carlo Bernasconi. Secondo la procura milanese, erano un "ringraziamento" nei confronti di Mills per avere testimoniato il falso in due processi a Milano nel 1997 (tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza) e 1998 (All Iberian).
I dieci anni per la prescrizione del reato cominciano dunque dal febbraio 2000, secondo il capo d'imputazione messo in piedi per Berlusconi dal pm milanese Fabio De Pasquale. Ma il calcolo è diventato fumoso e complesso a causa delle interruzioni dovute al "Lodo Alfano" e al "legittimo impedimento": secondo De Pasquale (che ha chiesto la condanna a cinque anni per Berlusconi) la prescrizione interverrebbe tra il 3 maggio e il 17 luglio di quest'anno, secondo la difesa del Cavaliere il tempo del processo è già scaduto tra l'8 gennaio e il 3 febbraio.
PROCESSO MILLS, UN PERCORSO A OSTACOLI - L'avvocato Mills finisce nel registro degli indagati a Milano l'8 luglio del 2002, la richiesta di rinvio a giudizio per lui e Berlusconi viene firmata da De Pasquale il 10 marzo 2006. La prima udienza si svolge il 13 marzo 2007. Ma già dopo un anno, il 23 luglio 2008, arriva il primo stop perché il Parlamento approva il Lodo Alfano, che sospende i processi penali per le alte cariche dello Stato. Quindi per Berlusconi. Per Mills invece il processo prosegue, e arriva la condanna a quattro anni e mezzo (reato confermato ma prescritto in Cassazione). In questa storia dunque c'è di certo un corrotto, l'avvocato David Mills. E il corruttore o presunto tale?
CANCELLAZIONE DEL LODO ALFANO - Il processo per l'ex premier segue tutta un'altra strada. La Consulta, il 7 ottobre del 2009, cancella il Lodo Alfano giudicandolo incostituzionale. Berlusconi torna imputato, ma il 7 aprile 2010 il centrodestra approva la legge sul "legittimo impedimento", che gli permette di non essere in aula, giustificando l'assenza con impegni istituzionali. Anche questa legge verrà bocciata dalla corte Costituzionale. Il processo riprende l'11 marzo 2011, quando ormai ci sono una manciata di mesi per arrivare alla sentenza di primo grado prima che cali la scure della prescrizione. Sono mesi in cui in Parlamento si discute di accorciare ulteriormente i termini della prescrizione (la cosiddetta prescrizione breve), in aula si prende tempo. Gli avvocati di Berlusconi, Longo e Ghedini, allungano la lista dei testimoni e fanno due istanze di ricusazione. Vengono rigettate entrambe, ma si dimostreranno utilissime per guadagnare giorni preziosi, verso il traguardo della prescrizione del reato.
LE "ALTRE VOLTE" DI BERLUSCONI - Già altre cinque volte Berlusconi si è salvato grazie alla prescrizione. Nel processo "All Iberian" la condanna in appello a due anni e nove mesi a suo carico per finanziamento illecito a Craxi è stata confermata ma dichiarata prescritta il 22 novembre 2000 dalla Cassazione per decorrenza di termini.
Nel processo sul Lodo Mondadori per Berlusconi è intervenuta la prescrizione per il reato di corruzione semplice, così come è stato prescritto il reato di falso in bilancio nel processo Lentini (versamento in nero di una decina di miliardi di lire dalle casse della squadra di calcio del Milan a quelle di Torino, per l'acquisto del calciatore Gianluigi Lentini). La decorrenza dei termini ha protetto Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio e appropriazione indebita in altri due casi, legati a irregolarità nei bilanci di Finivest.
Sotto: una foto beneaugurante - Berlusconi in attesa della sentenza sul processo Mills. Non si è presentato in tribunale, ed attende sfiducioso, indossando il giaccone avuto in regalo dall'amico Vladimir Putin (un vero liberale), dietro le sbarre.
Il cavaliere presenta il nuovo inno del partito e sottolinea come eventuali liste civiche potranno avere solo un ruolo di supporto ma non sostituiranno il Popolo delle Libertà alle amministrative
...sirvio, ci manchi...
05:50 - Nel corso dell'incontro a villa Gernetto, Silvio Berlusconi ha confermato che il simbolo del Pdl sarà presente ovunque si voterà nelle elezioni amministrative. E ha bollato come "voci fantasiose" quelle circolate nelle ultime ore, che davano per archiviato il simbolo tradizionale. Eventuali liste civiche, ha sottolineato il Cavaliere, saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl.
Berlusconi ha quindi presentato "Gente della libertà", il nuovo inno del Pdl composto proprio in vista delle amministrative della primavera. Secondo fonti del partito, al testo avrebbe lavorato in particolar modo Maria Rosaria Rossi.
Durante l'incontro il cavaliere ha anche annunciato che mercoledì vedrà, insieme al segretario del Pdl, Angelino Alfano, il premier, Mario Monti, e ha sottolineato come da parte sua e del partito non vi sia alcun dubbio che il presidente del Consiglio e il suo governo hanno il sostegno del Pdl.
Maroni: "Lega sola alle comunali" "La Lega corre da sola a Parma come a Verona come negli altri comuni in attesa di elezioni". Ad annunciarlo è Roberto Maroni al suo arrivo alla Camera di commercio di Parma per la presentazione del candidato leghista alle comunali di maggio. Per Maroni si tratta di "una decisione saggia" da parte del Carroccio, che ufficializzerà in serata il nome del candidato sindaco, che voci insistenti indicano già nel segretario provinciale Andrea Zorandi.
La fonte è assoultamente affidabile: TgCom24. Appena saremo in possesso della versione in musica , la diffonderemo ai fedeli. Ma temiamo che possa arrivare prima la versione di Sora Cesira... Facciamo servizio pubblico, abticipando le perle migliori del testo, ina ttesa della musica di Apicella:Tafanus
“...noi siamo il popolo della libertà, gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà...”, è il ritornello della canzone “Gente della libertà”, che Silvio Berlusconi ha appena fatto ascoltare allo stato maggiore del partito. Parole che ricordano “Gente che spera”, contenuta nel settimo album degli Articolo 31, datato 2002. E a chi glielo ha fatto notare ieri sera tardi attraverso i social network, chiedendo se si sentisse imbarazzato, J-Ax ha risposto su twitter, entro i canonici 140 caratteri: “Domani denuncio Berlusconi. Buonanotte. Incredibile. Cazzo”.
Ma ecco una breve sintesi dell'intelligentissimo testo, molto poetico, coinvolgente, di elevatissimo valore cul-turale:
“...noi siamo il popolo della libertà, gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà [...] Gente che non prova invidia, che non si arrende e non si arrenderà, che resisterà [...] Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà...”
“...Grande sogno che ci unisce, un sogno si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre. Grande la voglia di votare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà. Noi siamo il popolo della libertà. Gente che crede e che lotta, che crede nel sogno della libertà, gente che prende la mano, che guarda lontano, che resisterà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità. E’ questo il popolo della libertà. Grande è il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre. Grande la voglia di lottare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà. Noi siamo il popolo della libertà, noi siamo il Popolo della libertà”
Il nuovo codice dell'ex ministro Alfano mette al riparo i beni dei clan. Ma così, denunciano i magistrati, lo Stato rinuncia all'arma più forte (di Lirio Abbate - l'Espresso - 17/02/2012)
Un pezzo alla volta, gli strumenti più efficaci nella lotta alle cosche vengono smantellati. Si ripete che bisogna colpire i patrimoni dei boss, privandoli dei loro tesori. Ma il nuovo codice antimafia, voluto dall'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, rende di fatto impossibile l'attacco alle ricchezze dei clan. Le richieste di sequestro di grandi aziende colluse con le mafie da Milano a Trapani sono ferme da mesi nelle cancellerie dei tribunali. Perché i giudici temono che il loro intervento si trasformi nella sconfitta dello Stato: le nuove regole infatti rischiano di provocare il licenziamento dei dipendenti in caso di sequestro. E quindi rendono l'azione dei magistrati non un trionfo della legalità a danno delle cosche, ma una condanna per aziende e lavoratori che così finirebbero per rimpiangere i padrini. L'unica alternativa è riconsegnare tutto ai mafiosi, sancendo l'impotenza delle istituzioni.
Il nuovo Codice Antimafia è entrato in vigore a ottobre con decreto legislativo del Consiglio dei ministri. Il governo non ha preso in considerazione le osservazioni critiche (addirittura 66) formulate dalla commissione Giustizia, che comunque non aveva parere vincolante. Il provvedimento ha paralizzato l'attività dei sequestri, ossia il cardine di quella strategia ispirata da Pio La Torre, il parlamentare del Pci ucciso a Palermo trent'anni fa, e perseguita da Giovanni Falcone.
Le regole sono state cambiate con un decreto legislativo fatto approvare in fretta e furia dall'allora Guardasigilli Alfano, oggi segretario del Pdl: introduce una serie di vincoli normativi che - applicati nella crisi della giustizia italiana - di fatto si stanno trasformando in un regalo per le cosche. Ad esempio, obbliga i giudici a confiscare i beni entro due anni e mezzo dall'avvio del procedimento, e nel caso in cui il termine venga superato prevede che si debba restituire il bene al mafioso, impedendone per sempre la confisca.
Principi garantisti, che si scontrano con la situazione attuale: un procedimento di confisca oggi dura dieci anni. Ma i tribunali non sono stati messi in condizione di accelerare i tempi: basta pensare che per alcuni sequestri di grossa rilevanza la perizia effettuata dall'amministratore giudiziario sui beni dura non meno di due anni. Per questo il Codice Alfano rischia di diventare uno strumento prezioso per i prestanome dei padrini, gestori di un patrimonio sempre più grande. Le nuove regole infatti costringono i magistrati a una scelta drammatica: restituire i beni che non si è riusciti a confiscare nei 30 mesi previsti, oppure mettere in liquidazione le grandi aziende, chiudendole e licenziando gli impiegati. In pratica, lo Stato metterebbe i lavoratori sulla strada, spingendoli a sostenere i boss come quando trent'anni fa a Palermo gli operai disoccupati sfilavano con i cartelli inneggianti a Cosa nostra: "Con la mafia si lavora, senza no".
I problemi del nuovo Codice antimafia sono stati evidenziati subito. Mentre Alfano si dichiarava "orgoglioso e commosso per il risultato", sbandierando insieme a tutto il Pdl il valore di questo strumento contro la criminalità, opposizioni ed esperti avevano lanciato l'allarme. Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, quello di Lanciano, Francesco Menditto avevano fatto presente i rischi. E anche associazioni come Libera di don Luigi Ciotti, in prima fila nella gestione dei beni confiscati, si sono espresse con chiarezza. Adesso i timori sono diventati realtà: lo strumento principale che doveva attaccare i patrimoni della criminalità organizzata è ingolfato da norme sbagliate e contraddittorie.
Ma dietro questa sconfitta c'è un modo di combattere la mafia che ha caratterizzato l'intero governo Berlusconi con la ricerca di spot mediatici, spesso privi di efficacia, e concentrati su una visione antica della mafia, fatta di droga, armi e racket. Mentre oggi le cosche si sono evolute, diventando soprattutto imprenditori. L'eredità di questi spot adesso rischia di vanificare anni di successi contro i boss. Per questo gruppi di magistrati sollecitano la modifica del Codice antimafia, per ottenere "un procedimento finalizzato, nel rispetto delle garanzie, al sequestro e alla confisca dei beni, non alla liquidazione dei diritti, dei creditori (che può avvenire in altre sedi, senza vendere i beni e senza ritardare la loro destinazione a fini sociali)". I magistrati vogliono che "il bene non sia disperso nel corso del procedimento e che sia rapidamente destinato per finalità sociali", eliminando tutte quelle norme che possono creare "effetti negativi nell'azione di contrasto alle mafie" [...]
Quella dei tesori confiscati rischia di essere una grande occasione perduta dalle istituzioni. L'organismo creato per gestirli non ha fondi e strutture adeguate per portare a termine la sua missione, che potrebbe trasformare gli scrigni criminali in linfa per l'economia, soprattutto a Sud. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati dovrà occuparsi presto di circa 11 mila casi con uno staff di sole 30 persone e fondi irrisori: la paralisi appare inevitabile. Il ruolo fondamentale dell'Agenzia guidata dal prefetto Giuseppe Caruso, potrebbe essere messo in crisi dall'assoluta "inadeguatezza delle risorse". Il prefetto ha presentato i problemi davanti alla commissione parlamentare Antimafia.
Prima della costituzione della sua struttura, l'Agenzia del Demanio si occupava della materia con cento persone mentre adesso l'organico è ridotto a un terzo. E non si riesce a reclutare figure qualificate da altre amministrazioni pubbliche: non sono previsti incentivi. Due le strade per evitare il blocco: aumentare l'organico o trasformarla in un'ente pubblico economico con maggiore autonomia. Caruso chiede pure di spostare da Reggio Calabria la sede ("Perché presenta difficoltà di collegamento ferroviario e aereo") portandola a Roma oppure a Palermo, "considerato che attualmente più del 42 per cento delle confische si trova in Sicilia e poco meno di un terzo nel palermitano".
L'Agenzia ha rilevato molte difficoltà operative per la gestione dei beni, basta pensare che il 65 per cento è gravato da ipoteche, e poi ci sono immobili ancora occupati dai mafiosi - agli arresti domiciliari - o dai loro familiari. Le banche sono un problema anche per mandare avanti le aziende confiscate: già in fase di sequestro gli istituti di credito revocano gli affidamenti bancari, non consentendo di proseguire l'attività. Come accade a Roma, al famoso Café de Paris di via Veneto, confiscato alla 'ndrangheta. Finché era nelle mani dei boss le banche allargavano le maglie del credito, quando l'azienda è finita tra le braccia della giustizia i cordoni si sono stretti e ora gli amministratori giudiziari hanno difficoltà a pagare i fornitori.
Milioni di euro buttati, impianti che rischiano di non essere terminati. Da Tor Vergata all'Appia Antica viaggio tra ritardi, cemento e zone vincolate che saranno deturpate
La piscina di Calatrava come avrebbe dovuto essere
ROMA - "Qui sorgerà la città dello sport", annuncia il cartello all'ingresso del cantiere di Tor Vergata. Invece: qui riposerà in pace, amen. Vasche vuote, scheletri di tribune, lo stendardo sbrindellato dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. Dovevano aprirsi qui, nell'avveniristico guscio immaginato da Santiago Calatrava, dando al campus universitario e alla capitale quattro spettacolari piscine. Un tuffo nel vuoto. Le gru sono ferme. Ma lavorano altrove.
Roma non avrà la grande struttura che doveva essere il simbolo dell'evento, in compenso stanno sorgendo 63 nuovi impianti, 84 vasche. Molti con foresterie, decine di stanze che dovrebbero ospitare atleti a luglio, e poi? Molti in zone vincolate, dal paesaggio, dall'urbanistica e dal buon senso. Molti hanno trascinato con sé ampliamenti di circoli, sale fitness, box auto.
Un diluvio di iniziative private con agevolazioni pubbliche. Un piastrellamento azzurro sul pavimento di una città che già ora, vista dall'alto, quasi fa concorrenza a Los Angeles. I Mondiali sono un alibi, troppe opere non saranno finite in tempo. Ma resteranno dopo, per soddisfare una domanda a cui già rispondono duecento piscine. Come è stato possibile?
Per capirlo abbiamo fatto un viaggio [...] La prima tappa è sull'Appia Antica, numero 7000, davanti all'insegna Sporting Palace. La Città dello Sport doveva esserci, ma non c'è; questo palazzo non dovrebbe esistere, invece eccolo qui. Sorge tra le rovine storiche, davanti a un parco. I nuotatori, si è detto, potrebbero allenarsi e poi rilassarsi sulla terrazza guardando la tomba di Cecilia Metella. Ma perché Cecilia Metella dovrebbe guardare dalla sua perduta pace eterna questa scatola di cemento da cui pende un festone che "annuncia" l'inaugurazione a giugno 2008? Bisogna fare un passo indietro.
Salaria Sport Village: firmato l'ordine di demolizione
Quando Roma ottiene i Mondiali 2009 parte la carica delle piscine. Cinque impianti saranno pubblici (Tor Vergata, Foro Italico, Ostia, Valco San Paolo, Pietralata). Ma non basteranno. La giunta Veltroni decide di aprire ai privati che bussano alle sue porte. In fondo, si tratta di prendere tre piccioni con una fava: organizzare i Mondiali, costruire la memorabile opera nel campus e rendere Roma una capitale natatoria planetaria. Partono 38 richieste, il commissario straordinario, all'epoca Angelo Balducci... (1)(vi ricorda niente, questo nome?...) ne avalla 23. La giunta filtra e riduce a 10 (un anno dopo ne accoglierà altre 3). Tra le proposte bocciate: lo Sporting Palace.
Mancavano i permessi dell'Ente Parco e della Soprintendenza archeologica. Era già intervenuto il guardaparco con un'azione di sequestro. Eppure i lavori non si sono mai fermati. L'edificio è cresciuto. Già appariva fuori posto com'era, tra le rovine e gli alberi dove l'hanno costruito, nel '56, per ospitare uffici. Ora è un assurdo, eppure c'è. Non si è fermato il cantiere, ma neppure l'inchiesta della magistratura. Sono tre gli indagati.
Ci sono altre quattro azioni giudiziarie sugli impianti dei Mondiali. Una è per "abuso edilizio, deviazione acque e modificazione terre, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, truffa ai danni dello Stato". A firma di Italia Nostra e contro Salaria Sport Village. Ci andiamo. Il circolo ha attualmente una sola piscina, coperta da un pallone, dove mentre passiamo non nuotano più di dieci soci. Ne sorgeranno altre tre, due da 25 e una da 50 metri. Due saranno coperte. Ci sarà una foresteria da 41 stanze. Centosessantunomila metri cubi di cemento nell'alveo dello sversamento del Tevere. Uno di quei rischi su cui si fa poi vana polemica a disastro avvenuto. Più un paio di vincoli calpestati: paesistico e ambientale.
Ma se lo Sporting Palace è rimasto nella lista dei bocciati (e ha costruito abusivamente) questo come ha potuto rientrare dopo il no del Comune guidato da Veltroni? E' stato inserito in una seconda serie di autorizzazioni, compilata dal nuovo commissario straordinario, Claudio Rinaldi (2)(...successore di Angelo Balducci, anche lui indagato. NdR), su suggerimento della Federazione nuoto e passata dal Comune guidato da Alemanno. "Visto si scavi" per 9 impianti e 14 piscine. Oltre a questa ci sono, tra le altre, quella del Flaminio Sporting Club, di cui è dirigente Luigi Barelli, fratello del presidente federale che pure costruirebbe su un'area vincolata per intero.
E poi quella della riserva Macchione, di fronte alla tenuta del presidente della Repubblica, per la quale è partito un esposto che contesta la violazione di tre protezioni, e quella dell'area ex Snia Viscosa, parco destinato alla città, per cui l'autorizzazione ai lavori è arrivata in extremis. E, ultima ma solo in ordine geografico, la Sporting Life della società sportiva Nomentum, a Mentana, prossima tappa.
Per arrivarci lasciamo Roma, superiamo Monterotondo, dove pure sorge un megaimpianto ancora non completato, e arriviamo in questa vallata, un tempo intatta. Lo Sporting Life ha campi da calcetto (sui quali al momento corrono cani impegnati in un concorso di agilità che un megafono amplifica per la campagna), un laghetto da pesca e una club house. Ha aggiunto l'11 aprile un bar e ristorante, inaugurati con una serata eccezionale alla presenza del comico Nino Taranto.
E le piscine? Eccole lì, tre buchi nella terra con altrettanti immigrati intorno. Una è per i bambini, le altre due sono di 25 e 34 metri. Lavori iniziati a marzo. Pronte per i Mondiali? Difficilmente. E che cosa verrebbero a farci qui, gli atleti che gareggeranno al Foro Italico? Più probabile rivedere un campione di agility che un ranista da podio. Eppure, sia questo impianto che quello della Salaria hanno conquistato in appello il diritto a esistere.
Come è successo? Avrà influito che a costruire il secondo sia, tra gli altri, il figlio del precedente commissario straordinario? A che punto e perché è saltato il filtro che imponeva criteri per le concessioni? I responsabili della vecchia giunta raccontano di essere stati esposti a "molte pressioni". Se già loro avevano in qualche caso ceduto, i successori si sono arresi. Il diluvio di nuove vasche è impressionante quanto disomogeneo. A suddividerle per i quartieri di Roma, tre ne hanno 9 ciascuna. Sette non ne hanno nessuna. A prendersene di più è la zona dei circoli, che con l'occasione ristrutturano, ampliano, aggiungono. E a trarne i principali benefici saranno, più che la cittadinanza, i soci paganti. Primi quelli dell'Aniene presieduto da Giovanni Malagò (che è anche alla guida del Comitato organizzatore di Roma 2009): hanno cominciato i lavori in anticipo sulla delibera comunale generale, li stanno già concludendo e festeggeranno con 6 mila invitati le tre piscine pur avendone chiesta, in un primo momento solo una.
Ci sono coincidenze che incuriosiscono. Andiamo nel cuore della città, nel quartiere Trieste, alla Fondazione Cristo Re. Gestisce campi da calcetto sopraelevati, sul tetto di una palestra un tempo pubblica e la cui acquisizione, rivelano scritte sui muri, non tutti hanno digerito. C'è una nuova piscina, coperta, di 25 metri, autorizzata dalla giunta Veltroni. E insieme a quella sono sbocciati 330 posti auto nello stesso complesso, due agglomerati di box rossi e gialli venduti ormai completamente per cifre comprese tra i 68 e i 120 mila euro.
Giù la serranda, è tempo, come il "Nuotatore", di arrivare a casa, o meglio, a quella che doveva essere la casa dei Mondiali: a Tor Vergata. Dietro l'Università si stende una piana interrotta solo dai picnic e dall'immensa croce che fa da catalizzatore nei raduni religiosi. Uno spreco a cui se n'è sovrapposto un altro, di diverso segno.
Eccola qui, la città fantasma dello sport. Dove doveva esserci il museo c'è una baracca di lamiera. Al posto dei gusci di Calatrava due dentiere ammaccate. Dentro una di quelle la "vasca degli spiriti". Non echeggiano i suoni delle bracciate di Phelps o delle entrate in acqua della Cagnotto, ma quelle di litigi, incomprensioni, fatali prese di posizione. Già l'idea era una scommessa, una delle tante su cui Veltroni ha puntato per lasciare un'eredità che invece evapora. Il giocattolo gli è cresciuto tra le mani, fino a diventare ingovernabile. Il palazzetto per volley e basket è passato, per rispondere ai criteri internazionali, da 8 mila a 15 mila posti.
L'Università ha scelto come progettista lo spagnolo Calatrava: tanto geniale quanto incontenibile. L'impresa appaltatrice era abituata a realizzazioni più schematiche. Ogni passo è divenuta una battaglia, un lievitar di costi e uno scambio di accuse. Presto è stato chiaro che i 280 milioni preventivati non sarebbero bastati, ne occorrevano almeno altri 100. A dir poco. E il tempo remava contro. L'elezione di Alemanno a sindaco è stata un'ascia. Se voleva spostare la teca dell'Ara Pacis, che già c'era, figurarsi due gusci ancora da posare. Fermi tutti. Controlli, riconsiderazioni, meglio fermarsi qui. Meglio? Meglio aver già speso 190 milioni per questo scarabocchio di cemento e ferro? Abbandonarlo lì vagheggiando futuri mondiali di basket o addirittura di baseball per riprenderlo? Meglio farne l'ennesimo detrito contemporaneo, la testimonianza da capsula del tempo che Roma dispensa rovine anche dal presente (salvo costellare quelle del passato di terrazze abusive)?
La piscina di Calatrava com'è
Eppure è così: il pubblico ha buttato 190 milioni. I privati, con l'alibi di doversi sostituire, ne hanno investiti altrettanti. Importa se molti dei loro impianti non saranno pronti a luglio, se non serviranno alla città dopo, se le foresterie diventeranno piccoli alberghi intorno a una vasca che doveva essere iridata? Che cosa resterà di tutto questo titanico sforzo: un monumento diffuso all'arte natatoria o un buco nell'acqua? Quando il "Nuotatore" finalmente arrivò "cercò di aprire le porte, ma erano chiuse a chiave e sulle mani gli rimase la ruggine delle maniglie... Batté con i pugni, tentò di abbatterle e poi si accorse che la casa era disabitata".
(1) CHI E' ANGELO BALDUCCI - Nel 1999, mentre è in carica come Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio, ha l'incarico da parte del Commissario Straordinario per il Giubileo, Francesco Rutelli, di sovraintendere al completamento delle infrastrutture previste per l'anno 2000, ed è al centro di polemiche nate attorno a lavori di scavo per l'allestimento del parcheggio del Gianicolo, che hanno causato la rovina di preziosi resti archeologici.
La vicenda della nomina a commissario straordinario per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari, ricorrendo alla normativa prevista per interventi di Protezione Civile, è stata al centro di indagini della Procura di Bari, alcune delle quali ancora in corso.
Coinvolto insieme a Guido Bertolaso ed altri personaggi della protezione civile e dell'imprenditoria nell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, venne raggiunto da un ordine di custodia cautelare il 10 febbraio 2010. Il 25 febbraio rassegna le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblic.
Il 3 marzo 2010 escono su alcuni quotidiani una serie intercettazioni esplicite dalle quali Balducci risulta essere un assiduo cliente di un giro di prostituzione gay. Dalle intercettazioni due conoscenti di Balducci, Chinedu Thomas Ehiem, residente a Roma e “indicato all’anagrafe come “religioso” del Vaticano che cura e organizza il “coro di san Pietro” e Lorenzo Renzi risultano essere gli intermediari tra i giovani e Balducci. Il 10 giugno 2010 la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di Balducci e di altri due indagati nell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, ha trasferito l'inchiesta da Firenze a Roma.
La prossima puntata sarà dedicata alle fantastiche opere di Italia '90. Bravo Monti. Le Grandi Opere in Italia si sono sempre trasformate in Grandi Disastri, e in Grandi Abbuffate. Ora la destra protesta (già assaporeva l'aroma del nuovo mazzettificio?) ma noi festeggiamo. Allo scampato pericolo. Tafanus
“Non volevo usare espressioni colorite, ma si può dire, come si dice in queste aule, che Mills ha fatto scomparire il "cadavere" e non ha mai voluto dare alcun aiuto per ritrovare il provento”, ossia quei 600mila dollari al centro dell’accusa. Lo ha detto il pm di Milano Fabio De Pasquale nel corso della requisitoria al processo Mills, in cui Silvio Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari: “Mills non ha mai voluto raccontarla questa storia di Berlusconi, e ha sempre tenuta nascosta la provvista”. L’udienza si è conclusa a metà dell’intervento dell’accusa, dopo il nuovo tentativo della difesa di prendere tempo per strappare la prescrizione, prevista tra pochi giorni.
Questa mattina, in aula, De Pasquale aveva definito “formalismo da processo di mafia” la richiesta dei difensori di Berlusconi di avere indicazioni precise su tutti gli atti utilizzabili ai fini della discussione e di disporre la lettura delle dichiarazioni di tutti quei testi non sentiti in dibattimento. Per questo il pubblico ministero ha chiesto al tribunale di bocciare quest’ultima questione posta da Piero Longo e Niccolò Ghedini: “Richieste che mi riportano a venti anni fa, ad un processo di mafia dove era stato usato questo formalismo”. De Pasquale ha poi ricordato che l’articolo del codice indicato per la richiesta è “una norma di nessuna attualità”.
Fabio De Pasquale e Niccolò Mavalà Ghedini
I giudici si sono ritirati nuovamente in camera di consiglio. Poi hanno dichiarato chiusa la fase dibattimentale e, dopo le 16, hanno dato il via alla requisitoria di De Pasquale, che è iniziata con la citazione della sentenza della Corte di Cassazione: “La sentenza con cui la Cassazione ha prosciolto per prescrizione David Mills dopo la condanna dell’avvocato inglese in primo e in secondo grado a 4 anni e mezzo di carcere non è solo il contenitore di materiale probatorio ma è una prova. Non servono espressioni colorite o passaggi brillanti, ma si deve rimanere su un piano freddo e tecnico”, ha aggiunto il pm: “Ci sono passaggi di fatto accertati definitivamente e legati alla colpevolezza di Silvio Berlusconi di cui parliamo in questo processo”.
La lettera che David Mills nel febbraio 2004 inviò al suo commercialista Bob Drennan è, secondo l’accusa, “una confessione stragiudiziale”. Nella missiva l’avvocato si dice preoccupato di incorrere nelle maglie del fisco inglese per un “regalo ricevuto da Mr.B per evitargli guai con la giustizia”. Per il pm in questa lettera le parole sono “come pietre” e “non è il frutto di un estemporaneo colpo di testa”. Poi, appunto, il processo è stato aggiornato al 15 febbraio.
Stamattina i giudici avevano bocciato le richieste di Niccolò Ghedini e Piero Longo di sentire nuovi testi. “Il collegio – è stato detto in ordinanza – ritiene che le proprie richieste non integrino quel carattere di assoluta necessità” richiesta in questa fase del procedimento. Così la difesa ha posto ai giudici una nuova questione, chiedendo al tribunale di indicare “specificatamente tutti gli atti utilizzabili ai fini della discussione”. In più ha chiesto che siano letti i verbali relativi alle dichiarazioni di testi non ascoltati in aula. Richiesta che ha scatenato la reazione del pm De Pasquale, che a breve sosterrà la requisitoria.
Le parole del pm sui “formalismi da processo di mafia” hanno subito scatenato polemiche politiche. “Non volevamo usare parole grosse, ma vediamo che i pubblici ministeri di Milano del processo Mills usano parole insultanti. Allora ricordiamo loro che il comportamento loro e del tribunale in quanto tale èquello tipico di un tribunale speciale”: così il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. “C’è un tribunale – aggiunge – che nel suo complesso deve comunque condannare Berlusconi e che per raggiungere questo obiettivo si sta mettendo sotto ai piedi i diritti della difesa, espelle testimoni dalla causa e addirittura gioca sui termini della prescrizione. Le forzature e gli strappi che stanno avvenendo a Milano sono una autentica offesa allo stato di diritto. E sarebbe opportuno che qualcuno almeno a livello di Csm desse a tutto quello che sta avvenendo una occhiata né distratta né omissiva”.
Un grande maestro della dottrina economica, Adam Smith, diceva che quando l'offerta di lavoro è bassa, forte è il potere delle organizzazioni sindacali. Il rovescio della medaglia è che se aumenta l'esercito di riserva della manodopera diventano più deboli peso e ruolo delle rappresentanze dei lavoratori. Non si può capire fino in fondo il senso dello scontro in atto oggi sul fatidico art. 18 (licenziamenti immotivati o discriminatori) se non lo si legge anche come effetto del mutato rapporto di forze tra offerta e domanda di lavoro.
Anche qualche anno fa Confindustria era all'attacco su questa norma con il compiaciuto sostegno del governo Berlusconi. Ma i 3 milioni di manifestanti raccolti in piazza da Sergio Cofferati e una congiuntura economica meno pesante dell'attuale avevano consigliato una rapida ritirata. Ora il clima economico e sociale è molto cambiato (l'emorragia di posti di lavoro si somma alla precarietà di molti impieghi) e la richiesta di manomettere le garanzie previste dall'art. 18 è tornata di prepotente attualità. I datori di lavoro intendono sfruttare la serrata degli investimenti per trasformarla in un loro punto di forza in un braccio di ferro che non riguarda solo la quantità dei salari ma anche i diritti dei lavoratori.
Quella lotta di classe - che molti (chissà poi perché?) consideravano morta e sepolta dopo la caduta del muro di Berlino - torna così ad affacciarsi in campo aperto. In termini anche piuttosto acuti in un paese che, negli ultimi anni, ha visto crescere al suo interno le disuguaglianze economiche, al punto da far diventare l'impoverimento del potere d'acquisto dei lavoratori forse la principale causa interna della caduta dei consumi e perciò degli investimenti con effetti recessivi sulla crescita del prodotto interno lordo.
In simile frangente ci si poteva aspettare che un governo composto da rinomati studiosi di cose economiche intervenisse nello squilibrato rapporto fra domanda e offerta di lavoro in senso anticiclico. Ovvero non favorendo ulteriormente il prepotere della seconda contro la prima. Così, però, non sta accadendo, perché il governo Monti, subendo di fatto l'offensiva confindustriale contro l'art. 18, si mostra orientato a compiere una scelta di campo senz'altro più liberista che liberale. Non va dimenticato, infatti, che la norma in discussione dispone garanzie giurisdizionali per il cittadino che venga allontanato dal lavoro senza giustificato motivo o, peggio ancora, per discriminazione magari politica o sindacale. Trattasi, dunque, di tutela di un diritto che fa tutt'uno con l'impianto di una classica democrazia liberale.
Quando il presidente del Consiglio spiega che l'attuale art. 18 ostacola la crescita fa un'affermazione grave di incompatibilità fra economia e diritti. Perché è come se dicesse che o si concedono alle imprese mani libere sui licenziamenti, oppure non ci saranno né investimenti né nuove assunzioni: giudizio davvero pesante sulla natura da padroni delle ferriere dei sedicenti moderni imprenditori italiani. Che il modello Marchionne abbia dilagato da Pomigliano a Mirafiori negli stabilimenti Fiat è ormai un dato di fatto dal quale, per altro, non sono scaturiti chissà quali investimenti. Suscita perciò non pochi interrogativi che esso possa diventare una bussola anche per Palazzo Chigi.
Monti oggi vede Obama: "Aiutiamoci a crescere" - Time gli dedica la copertina: "Monti può salvare l'Ue?"
Il premier italiano a Washington: "Stati Uniti credono in svolta Italia". Incontri al Congresso, discorso al Peterson Institute, poi il faccia a faccia con il presidente alla Casa Bianca, l'Onu insieme a Terzi, e infine la tappa a Wall Street. Al centro dei colloqui le misure per evitare l'esplosione dell'eurozona e le ripercussioni sulla ripresa dell'ecomomia Usa
WASHINGTON - Un aiuto reciproco, tra Mario Monti che lavora per evitare "l'esplosione" dell'eurozona, e Barak Obama con la sua gestione "salda" dell'economia americana. È il 'patto' che potrebbe nascere oggi tra il premier e il presidente Usa nella prima visita di un capo di governo europeo alla Casa Bianca dopo l'approvazione del nuovo accordo di bilancio Ue. Un coloquio che arriva tra l'altro sulle ali della "promozione" conquistata dall'Italia agli occhi del Fondo monetario internazionale. L'Fmi, ha detto il capo delle pubbliche relazioni Gerry Rice rispondendo alle domande dei giornalisti sulla visita odierna del premier italiano a Washington, "plaude alle ambiziose misure di correzione prese dal governo italiano e stimiamo che il consolidamento del debito in corso porterà al risanamento del bilancio".
La visita al Congresso.
Gli Stati Uniti credono nella "svolta politico-finanziaria" dell'Italia che in questa fase può spingere tutta la Ue a dare più attenzione alla crescita "con vantaggio generale per le due sponde dell'Atlantico", ha detto il presidente del Consiglio italiano al termine dell'incontro con lo speaker della Camera John Boehner. "Ho notato molto interesse al Congresso - ha spiegato Monti - per la svolta politico-finanziaria dell'Italia: incoraggia gli Stati Uniti che vedono nell'Italia non solo un partner storicamente vicino, ma anche un Paese che in questa fase può contribuire a dare più impulso all'Unione europea per la crescita, con vantaggio generale per le due sponde dell'Atlantico". Poi ha sottolineato l'importanza dei Parlamenti: "È significativo che la mia visita inizi dal Congresso, vista la fondamentale importanza che i parlamenti hanno nelle nostre democrazie. E quindi, cosi' come in Italia il nostro interlocutore fondamentale è il Parlamento, è giusto iniziare questa visita a Washington al Congresso".
"Aiutiamoci a crescere", è stato l'invito di Monti, lanciato in un'intervista alla tv Usa Pbs. "La salda gestione di Obama aiuta l'Europa, così come noi possiamo aiutarlo", evitando appunto "l'esplosione dell'eurozona". Che Obama apprezzi la linea Monti, tesa appunto allo sviluppo e non solo al rigore finanziario, non è un mistero. E che a Monti possa servire la sponda della Casa Bianca è altrettanto chiaro, per convincere tutta la Ue e soprattutto la cancelliera Angela Merkel della necessità di puntare sulla crescita e di rafforzare i firewall a protezione dei titoli di stato più esposti sui mercati.
Su Twitter l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, spiega intanto come "l'intervista rilasciata da Barack Obama alla Stampa mostri l'importanza della visita di (Mario) Monti negli Usa". Il presidente americano nell'intervista a Maurizio Molinari ha formulato un giudizio positivo sulle soluzioni della crisi avanzate dal presidente del Consiglio italiano. Sotto la sua "leadership", ha affermato Obama alla Stampa, "l'Italia sta ora adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia, ridurre il proprio deficit attraverso una combinazione di misure su entrate e spese, riposizionando la nazione sul cammino verso la crescita" (continua su Repubblica)
Foto d'archivio a corredo di un recente articolo su Burlesconi
su certe cose lei sembra proprio non voler capire, e allora ci tocca continuare nella nostra opera di "divulgazione". E ricordiamo i fatti.
-1) FATTO: il governo Berlusconi, grazie anche all'apporto del craxiano Sacconi, ha sprecato una legislatura intera ad affrontare le mille criticità del mercato del lavoro, parlando ossessivamente di una sola cosa: l'articolo 18. Tutti felici, tentativi (a volte riusciti, a volte no) di spaccare il sindacato. Quello vero, da quelli gialli Angeletti e Bonanni. Poi un giorno, persa la partita, come per incanto Sacconi ci ha spiegato che l'art. 18 non era la chiave di volta del sistema-lavoro. Insomma, hanno scherzato per più di un anno su un aspetto marginale.
-2) FATTO: l'art. 18 non è una difesa corporativa di ladri e fannulloni, ma una conquista di civiltà nei rapporti fra aziende e lavoratori. Il dipendente ladro o fannullone può essere licenziato (anche in vigenza di art. 18); l'operaia che non permette al figlio del padrone - o al padrone - di palparle il culo, non può essere licenziato.
-3) FATTO: su circa 31.000 cause contro licenziamenti illegittimi avviate dalla Cgil negli ultimi 5 anni, le decisioni del giudice nel senso del reintegro nel posto del lavoro sono state appena 300 (l'1%). Sui circa 300 ordini di reintegro nel posto di lavoro decisi dai giudici, le persone reintegrate sono state solo 70, mentre le altre 230 hanno scelto il risarcimento.
-4) FATTO: lei sta ricominciando a fare sull'art. 18 - col supporto della Fornero - la stessa battaglia ideologica persa da Sacconi, lisciando il pelo al revanchismo della destra e della parte più becera della Confindustria. Magari perchè pensa che i banditi del PdL possano ricattarla e farla cadere, mentre il PD sarebbe impedito dal compiere una mossa speculare e opposta, per senso di responsabilità. Non si illuda. Anche la pazienza degli elettori del PD ha dei limiti. Quindi si occupi dei problemi seri (l'abolizione del precariato che somiglia allo schiavismo, gli incentivi alle assunzioni dei giovani, la formazione, le coperture minime per i periodi di vuoto lavorativo. Erano queste le cose illustrate nel suo programma, non il ritorno a Maurizio Sacconi sotto altre spoglie).
-5) FATTO: Stiamo rimettendo in discussione una relativa pace sociale per un problemone che in cinque anni ha riguardato ben 70 reintegri per licenziamenti privi di giusta causa. I reintegri per questa motivazione sarebbero sacrosanti anche se anzichè essere stati 70 fossero stati 70.000. Ma sono stati 70 (settanta) in 5 anni. Quattordici all'anno. poco più di uno al mese. Lasci perdere, Professore. Non saranno 14 reintegri all'anno a frenare l'economia italiana.
-6) FATTO: Abissale per stupidità e inattuabilità l'éscamotage pensato dal suo governo per superare l'impasse. Scrive il Manifesto del 5 gennaio scorso: "...partiamo dall’art. 18. comunque. Il cavallo di Troia sarebbe rappresentato da una norma che lo sospende «solo» per i nuovi assunti, i disoccupati e i dipendenti di «nuove aggregazioni industriali». In pratica, per tutte le newco – secondo il modello inaugurato per Alitalia e poi «standardizzato» da Marchionne. In ogni caso, si tratterebbe di una mezzuccio ben rodato da molti anni: formalmente non si tocca un certo istituto, ma si introduce una «eccezione limitata», che poi diventa la norma. Era accaduto anche per i «contratti atipici», fino alla mega-presa in giro del «modello Pomigliano», che si giurava sarebbe valso solo per lo stabilimento campano…"
Non funziona, Professore. Anche perchè è una norma che si spiaccicherebbe (con danni) al primo ricorso di incostituzionalità. Un professore come lei dovrebbe saperlo, e farsene una ragione. Non possono coesistere due diversi "diritti del lavoro", magari nella stenza azienda e per le stesse funzioni, solo in funzione di una diversa data di entrata in azienda. Si concentri, Professore. Da lei ci aspettiamo di meglio.
-7) FATTO: In gennaio era venuta fuori la fola (sempre la stessa) di un'Europa che non ci chiederebbe di mettere a posto e poi tenere in ordine i fondamentali della nostra economia, ma ci chiederebbe in dettaglio quale articolo di quale legge abrogare. Useless to say, "dobbiamo riformare l'art. 18 perchè ce lo chiede l'Europa". Menomale che è una minchiata, perchè se non lo fosse, la cosa sarebbe ancora più grave. Sarebbe una inaudita cessione di sovranità. Non già sui fondamentali (abbiamo liberamente accettato, col patto di Maastricht, di tenerli in ordine), ma persino sugli strumenti operativi coi quali ottenere l'obiettivo. E questa è un'idiozia che l'ultimo, agonizzante Berlusconi, ha chiesto all'Europa di chiederci. E che l'Europa non ci ha mai chiesto in questi termini.
-8) FATTO: Ieri il Segretario Generale dell'OCSE - Miguel Angel Gurria - spiega papale papale il pensiero dell'OCSE: la riforma non può consistere solo nell'abrogazione o nella modifica dell'art. 18:
"...Il segretario dell'Ocse, Miguel Angel Gurria, mette in luce i temi della riforma del lavoro al centro della manovra economica del governo Monti. Oltre alla riforma della norma sui licenziamenti, si deve parlare anche di flessibilità e ammortizzatori sociali [...] L'articolo 18 "non è il punto fondamentale" della riforma del lavoro allo studio Italia: in realtà "si parla di flessibilità, ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l'ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro..."
Ecco... non è tutto e solo l'art. 18 ciò che non riluce. Vero, Professore? Si può fare di meglio, si può fare di più.
Professore, non la preoccupa l'improvvisa, sconfinata ammirazione di una super-fascista come Daniela Santanchè?Estraiamo fior da fiore dalle sue dichiarazioni di ieri, riprese dal Foglio, (quindi affidabili);
Pasionaria a ruota libera: Monti è nostro, Fornero pure. Svolta grande di Santanchè
[...] “La Fornero deve diventare mia sorella, va protetta dai sindacati, va aiutata a vincere sull’articolo 18”. La nuova Daniela Santanchè, da ex anti montiana di ferro, dice tutto quello che non ti aspetti da lei: “Il governo di Monti va sostenuto fino in fondo. Chi non cambia idea è un cretino, e io ho cambiato idea. Fornero e Cancellieri sono due donne cazzutissime, cento volte meglio di Merkel. Cancellieri ha parlato dei ‘mammoni’, di quelli che vogliono il posto fisso. Queste due ministre sono politicamente scorrette e se ne fregano del consenso, non vogliono compiacere ma vogliono agire. Sono brave”. E poi:
“Questo è il nostro governo, fa le cose che vogliamo noi. Stanno smontando uno per uno i dogmi consolidati di questo paese, la concertazione, il potere dei sindacati. Hanno riformato le pensioni e ora vogliono intervenire sul mercato del lavoro. Come possiamo non stare con loro? Sono politiche di destra, sono il nostro programma” [...]
Caro Professore, a leggere queste dichiarazioni in arrivo sulla sua testa da parte di una delle peggiori rappresentanti della destra becera, razzista e classista, non sente un brivido percorrere la sua colonna vertebrale? Fino a che punto, e fino a quando, pensa di poter avere il sostegno del PD (che, qualora non avesse afferrato, è vitale per lei esattamente quanto quello di Berlusconi?). Davvero pensa di poter contare all'infinito sulla nostra pazienza, e sul nostro sostegno? A quanti altri episodi come quello del voto conto i magistratri voluto da un leghista evasore fiscale pensa che possiamo reggere? Perchè al Senato su questo ignobile voto non pone la questione di fiducia? Ci rifletta, Professore, ci rifletta... Tafanus
APPENDICE: Un ripassino sulla licenziabilità (dal citato articolo del Manifesto):
[...]Non è inutile ricordare che in Italia le aziende possono licenziare ricorrendo a ben quattro tipologie diverse.
La più nota riguarda i licenziamenti collettivi in caso di crisi aziendale, che richiedono però una trattativa con i sindacati, il rispetto di criteri stabiliti dalla legge e la verifica da parte del ministero del lavoro.
Ma ci sono anche i licenziamenti individuali per «giustificato motivo oggettivo», in pratica la scomparsa di una determinata posizione lavorativa in azienda (ne sanno qualcosa tipografi e dattilografe).
Sui «motivi soggettivi» non c’è ovviamente nessun ostacolo giuridico (grave insubordinazione, rissa, danneggiamento dei beni aziendali, ecc).
E infine c’è il licenziamento per «giusta causa», più difficile da dimostrare («fatti gravi» addebitabili al singolo lavoratore, ecc). L’art. 18, insomma, sanziona soltanto il licenziamento «illegittimo» da parte dell’azienda. Ovvero quello in cui si accusa falsamente di qualche mancanza il lavoratore per mascherare la volontà aziendale di disfarsi di delegati sindacali o dipendenti «troppo attenti» a far rispettare i propri diritti o i confini contrattuali della prestazione lavorativa (turni, ritmi, nocività, ecc). Insomma, quei dipendenti che costituiscono in genere la spina dorsale del «movimento sindacale» in qualsiasi posto di lavoro.
Per questo la partita sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori è da oltre 10 anni una partita decisamente politica, non solo sindacale. Riguarda il mantenimento di un tasso accettabile di democrazia sui luoghi di lavoro, né più né meno [...]
ULTIMISSIME
"L'incontro è andato bene" - Che avrà voluto dire?
Silvio Berlusconi esce di scena così, con un’intervista che trasuda malinconia a ogni parola, con appena qualche flebile scatto d’orgoglio, l’esibizione di una cicatrice riportata durante un’improbabile partita a hockey con Putin, una debole frecciata sulle persecuzioni giudiziarie e mediatiche subìte.
Quasi non c’è politica, nell’incontro con gli inviati inglesi a palazzo Grazioli, se non un forte rinnovato appoggio al governo Monti, la rituale reinvestitura di Alfano come erede del Pdl, una pacata ricostruzione delle dimissioni di novembre in chiave di grande responsabilità personale.
Il vero fatto politico in realtà è l’intervista in sé e la testata alla quale è concessa. Perché il Financial Times è la quintessenza di quella business community internazionale che ha licenziato Berlusconi secondo ogni ricostruzione, secondo tutti gli osservatori e soprattutto secondo tutti i berlusconiani più accaniti, nostalgici e amareggiati.
In questo senso è come se Guy Dinmore e Giulia Segreti del Ft abbiano ricevuto un atto di resa, corredato da un impegno per il futuro – «non mi ricandiderò alla guida del paese» – che suonerà amaro a tanti sostenitori italiani del Cavaliere ma destinato ad altri interlocutori, a coloro che nel mondo vogliono essere sicuri che l’Italia non si ritufferà nelle turbolenze dell’epopea berlusconiana.
Letta così, l’intervista al Ft fa il paio con l’apparizione di Mario Monti ieri in tv, in quel passaggio nel quale il premier assolve Berlusconi dal disastro dello spread, sottolinea con falsa noncuranza i risultati attuali (377 punti ieri sera) e attribuisce i tassi d’interesse ancora alti sui titoli a lunga scadenza all’incertezza internazionale a proposito di ciò che accadrà in Italia «quando noi avremo finito».
Ecco, ora alla City, a Wall street, a Francoforte sanno che l’unica cosa sicura per «quando loro avranno finito» è che non tornerà Berlusconi. Spiegatelo a quelli del Pdl, che se combinano pasticci come l’altroieri alla camera nessuno apprezza: nel mondo e neanche a palazzo Grazioli.
Oggi, per chi non si fosse accorto, è una giornata storica. Dalla prima decade di novembre - quando ancora il Nano Arrapato sosteneva che tutto andava bene, e che mai si sarebbe dimesso, ad oggi, il maledetto spread è passato da 575 punti base agli odierni 375 punti. Facciamo un calcolino? Trattasi di 200 punti di differenza, nonostante gli sforzi sovrumani fatti dalle agenzie di rating per venire incontro al Sogno Americano di rottamare l'euro, attaccando i suoi punti più deboli.
E duecento punti-base di differenza significano due punti in meno di interessi, a regime, sul costo del debito pubblico. Traduciamo: su 1.910 miliardi di € di debito, due punti di differenza equivalgono, a regime, a 38,2 miliardi di costo in più o in meno. Pari a 74.000 miliardi di lire del "vecchio conio". Ma il Nano ha già detto che gli italiani, ormai chiaramente pentiti per la sua cacciata, già lo rimpiangono, e lo richiameranno, per salvare il paese dalla catastrofe Monti. Aspettiamo con malcelata impazienza. Tafanus
La decisione di Lorenza Lei di confermare Alberto Maccari alla direzione del Tg1, rinnovata ieri nell’audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, continua ad avvelenare il clima a Viale Mazzini. Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, minaccia le dimissioni (anche se nei giorni scorsi ha fatto chiaramente capire che le minacce non sono nel suo stile, al massimo se ne va e basta), mentre il Presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli ha sonoramente rimbrottato il DG della Rai: ‘Possibile che tra i 1.500 giornalisti Rai non ve ne sia uno su cui il Cda si ritrovi unanime e concorde nell’affidargli la direzione del Tg1?‘ chiede giustamente Zavoli. (da televisionando.it)
Abbiamo volutamente iniziato il racconto di questa ennesima, sconcia storia della RAI dall'epilogo, ma adesso ricominciamo a mettere le cose in ordine cronologico, comme il faut. Della sciuretta Lorenza Lei, fino al maggio 2011, nessuno aveva mai sentito parlare. Poi, a sorpresa, il Corriere ci informa che questa Carneade, era il nuovo Direttore Generale della più grande azienda editoriale del Paese:
Lorenza Lei: direttore generala Rai Nominata con voto unanime - È la prima donna ad assumere questo incarico
Lorenza Lei (Italyphotopress)
MILANO - Lorenza Lei, classe 1960, bolognese, è il nuovo direttore generale della Rai. La signora è stata nominata dal Cda di viale Mazzini con voto unanime, così com'era stato al momento della indicazione dello stesso Cda all'assemblea degli azionisti. Lorenza Lei è la prima donna nella storia della Rai ad assumere questo incarico e succede a Mauro Masi, nominato da qualche giorno amministratore delegato della Consap. 04 maggio 2011
Posso avere una botta di orgogliosa vanità, e ricordare che il Tafanus, alla notizia di questa improvvida nomina all'unanimità, fino a prova contraria, è stato l'unico sito e/o giornale a dissociarsi dalla standing ovation che ha accolto la nomina della sciuretta?
Per chi se ne fosse dimenticato, vorrei fare un copia & incolla di un mio post... scritto, indovinate in che data? Avete indovinato! Un post del 4 Maggio 2011: lo stesso giorno della notizia del Corsera. Un post dal titolo - profetico - [Prima di innamorarci di Lorenza Lei]:
Prima di innamorarci di Lorenza Lei...
Lorenza Lei, classe 1960, bolognese, laureata in antropologia filosofica, sposata con un figlio, è entrata in Rai nel 1997. Si dice che sia ben vista dal Vaticano, in particolare dal Presidente della Cei Angelo Bagnasco e dal segretario di Stato Tarcisio Bertone: di certo nel 2000 ebbe l'incarico di responsabile di Rai Giubileo, oltre a definirsi "cattolica" nel suo profilo pubblicato nel sito della Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello, di cui è membro del comitato scientifico.
Dal Giubileo la sua carriera è in ascesa, prima come capo struttura Pianificazione mezzi e risorse di Rai1, poi con il direttore generale Agostino Saccà che nel 2002 la nomina capo dello staff della Direzione generale (i suoi successori Flavio Cattaneo e Alfredo Meocci la confermeranno). Successivamente, Lorenza Lei diventa responsabile delle risorse televisive e da due anni è vice direttore generale con delega alla gestione e organizzazione del prodotto [...]
...momento... prima di innamorarci collettivamente di Lorenza Lei, solo perchè è stata eletta all'unanimità, e perchè dopo Mauro Masi chiunque potrebbe avere l'immagine di un premio Pulitzer... Ci sono cosine, nel suo curriculum, che mi lasciano alquanto perplesso. Non già il suo essere cattolica (conosco fior di cattolici perbene e capaci), quanto...
-a) Il fatto di essere ben vista da Bagnasco e Bertone;
-b) I legami con Quagliariello (uno dei peggiori voltagabbhana della scena politica italiana);
-c) Le promozioni ricevute da uno come Agostino Saccà... quello che si faceva trattare come un cameriere dal cazzaro di Arcore: il Cav. gli dava del tu, e lui rispettosamente gli dava del Lei, chiamandolo "Presidente". Mi immagino Saccà che risponde alle telefonate del nano, che gli raccomanda qualche troietta, in piedi e sull'attenti davanti alla scrivania...
-d) per finire, il fatto che sia stata riconfermata sia dal puffo Marco Cattaneo, che da culo di pietra Meocci.
Il beneficio d'inventario non si nega a nessuno, ma prima di unirmi all'applauso corale del CdA unanime, vorre aspettare, per valutare se tutta questa unanimità troverà riscontro nelle prime decisioni. Tafanus
Ecco, non erano dubbi di poco conto, e non abbiamo aspettato nove mesi per farci cogliere da questi dubbi, ma solo nove minuti. Mi rendo conto che nella mia immediata reazione a quella nomina c'era qualcosa di lombrosiano, di pregiudiziale. Guardavo la sua foto, e mi dicevo che MAI avrei comprato un'auto usata da una conciata così...
Poi è esploso l'affaire Minzolini, la sua cacciata, la sorprendente nomina di uno che sarebbe andato in pensione meno di due mesi dopo. Il 12 Dicembre 2011 (quindi tre settimane fa), abbiamo scritto un altro post (e scuserete la seconda auto-citazione) dal titolo [Le macerie del TgUno, e la frettolosa santificazione della "donna del fare" Lorenzxa Lei]di cui riporto un passaggio in puro stile - antipaticissimo - "l'avevamo detto":
...bene: abbiamo aspettato. E la donna del fare è arrivata davanti al suo cerchio del fuoco. Ma dire che abbia superato la prova, più che una bugia sarebbe una barzelletta...
Alla prova dei fatti, questa sciuretta non ha retto. Per gestire queste cose non ha le palle. D'altrode, se esistesse un "Manuale Lombroso" basato non sui tratti somatici, ma sull'abbigliamento, non potrebbero esserci dubbi. La grande manageressa è un misto di gusto sciurettistico anni '60, e di trappaneria coatta terzo millennio. I finti abitini alla Coco Chanel di mezzo secolo fa (vecchi già quand'era la loro epoca), e le scarpe a punta aguzza (quelle che - come scolpisce mia moglie - servono solo per inciampare e per ammazzare le formiche negli angoli).
Messa di fronte alla necessità, ormai improcrastinabile - di cacciare questo servente rinviato a giudizio, la Signora, in attesa di capire come gira l'anemometro della politica e in che direzione punta, decide di non decidere. Anzichè puntare su un direttore di prestigio, dotato di credibilità, sceglie Alberto Maccari, simpatico al PdL, attuale responsabile dei TG Regionali, per un vergognoso interim (vergognoso per chi lo propone, per chi lo dovesse accettare, e per il Presidente 'de sinistra Garimberti) di sei settimane. Maccari infatti è atteso dalla pensione per il febbraio 2012.
Chi volesse leggere sulla faccenda un parere più autorevole del mio, non si faccia mancare l'articolo del magistrale Francesco Merlo: L'ipotesi Maccari e l'ammuina della Lei. E' un pezzo che, come direbbe la guida Michelin, "merita la deviazione". Tafanus
Ora, siamo all'epilogo. Messa di fronte alla scadenza del mesetto di inutile supplenza del pensionando Maccari, la manageressa non trova di meglio che decidere di non decidere. Maccari va bene al suo padrone Berlusconi, la farsa della unanimità è crollata (Zavoli, Garimberti, Rizzo Nervo, dov'eravate, in maggio???) la sciuretta disvela di colpo tutti i propri limiti, che non erano né piccoli, né invisibili. Neanche in maggio, quando un unanime CdA si masturbava guardando il santino di Lorenza Lei.
Ora siamo all'epilogo. Il pensionato Maccari che piace a Berlusconi resta al TgUno; Casarin (che, com'è intuibile fin dal cognome, piace alla Lega, va ai regionali). Possiamo capire. Incombono le amministrative di primavera... A Roma Il TgR è stato affettuosamente rinominato "Tele-Alemanno"
Ieri si è tenuta un'allucinante audizione della santina in Commissione di Vigilanza. Per chi è di stomaco forte, ho caricato sul Tafanus il [verbale stenografico dell'audizione di Lorenza Lei]. Una cosa da voltastomaco.
Oggi il gran finale. Il CDA, con la forza dei numeri, approva 5 a 4 le nomine ordinate dal centro-destra, ed eseguite dalla donnetta. Paolo Garimberti, che aveva minacciato le dimissioni, per ora non risulta che le abbia date. Rizzo Nervo, che non le aveva minacciate, le ha date. Notizia fresca di serata
E il Paese della Vergogna e dei Balocchi continua a farsi (e a farci) del male. Tafanus
Ha fatto molto rumore questo lungo articolo di fondo del Financial Times dedicato all'Italia di Mario Monti. Poichè tutti ne parlano, ma pochi lo hanno letto, speriamo di fare cosa gradita proponendone la traduzione. Tafanus
L’Italia è tornata. Angela Merkel siede in cima alla lista di potere d’Europa. Sarkozy può rivendicare di essere il più energico fra i leader del continente. Mario Monti ne è il più interessante. Dopo un’assenza durata circa un ventennio, l’Italia torna in scena. Il destino di Monti potrebbe diventare il destino d’Europa.
L’altro giorno la casa bianca ha detto che detto che Monti incontrerà presto Barack Obama. Descrivere questo annuncio come esuberante sarebbe riduttivo. Monti e Obama dovrebbero discutere delle misure onnicomprensive che il governo italiano sta prendendo per ricostruire la fiducia dei mercati, e per rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, così come di un allargamento delle difese finanziarie. Traduciamo: Obama segue Monti su tutto, inclusa la pressione che Monti sta esercitando sulla Merkel.
C’è stato un tempo in cui l’Italia contava qualcosa, in Europa. L’Italia ha guidato il grande balzo verso l’integrazione europea negli anni ’80. Il summit di Milano del 1985 ha dato la spinta per la costruzione del mercato unico. Cinque anni dopo, a Roma, veniva fissata la timetable per l’introduzione dell’euro. Ciò aveva causato il famoso “No, No, No” di Margaret Thatcher alla moneta unica, che aveva trascinato la ribellione dei tories. Per quanto possa sembrare strano, i conservatori inglesi erano, una volta, in maggioranza pro unione europea.
L’era di Silvio Berlusconi mise fine alla influenza italiana. Sebbene fosse accolto sempre calorosamente da Vladimir Putin, Berlusconi veniva schivato dai suoi pari in Europa, visto come causa di imbarazzo ed irritazione. Mario Monti, un serio accademico con un piano serio, è diverso in ogni senso. Berlusconi faceva battute orrende circa l’aspetto fisico della Merkel. Monti parla con lei di economia.
C’è un altro italiano ai vertici. Mario Draghi – l’altro Mario – ha già scritto i titoli della sua azione, durante la ancor breve presidenza della BCE. In termini di rispetto dell’ortodossia economica, Draghi si posiziona come un “tedesco onorario”. E tuttavia una grossa operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua direzione ha sostenuto il sistema bancario, e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non vuol’essere una regola permanente, ma ha dato lo spazio politico alla Merkel per negoziare sul “Fiscal Compact”. Circa le sempre presenti ombre sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’euro stia passando dalla fase acuta ad una fase cronica.
La posizione di Monti è cruciale perchè sarà in Italia che si deciderà il destino a lungo termine dell’euro. Se la Grecia dovesse cadere, Irlanda, Portogallo e Spagna si troverebbero sulla linea del fuoco, anche se sarà l’Italia a giocare nel ruolo da pivot. Se la terza economia europea non dovesse essere capace di mettersi su una credibile rotta economica, l’euro, come progetto pan-europeo, non avrebbe futuro.
Monti ha un paio di buone carte da giocare. Le sue misure di austerità di sono già dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti non sono in splendida forma. Berlusconi fa il cecchino da bordo campo, ma la sua coalizione di centro-destra uscirebbe massacrata da una eventuale votazione anticipata. Sicchè Monti è convinto di avere un altro anno, fino alla scadenza elettorale del 2013, per avviare e rendere operativa la sua strategia.
La seconda carta è che Monti può dire la verità al potere tedesco. La sua storia come riformista liberale nella Commissione Europea è fuori discussione. La sua condotta sfida ogni stereotipo circa la inettitudine del Sud-Europeo. E Obama lo segue da vicino quando dice alla Merkel che un regime indefinito di austerità trasformerebbe il patto fiscale in un patto suicida.
C’è il sospetto che Sarkozy risenta negativamente della “intrusione” di Monti. Il presidente francese non ha la vocazione a dividere con altri le luci della ribalta. Finora ha preteso che la leadership europea fosse un affare a due fra Francia e Germania. In verità, la “chimica” fra il Presidente e il Cancelliere è tutto tranne che buona.
Accade che Sarkozy abbia più interesse di molti altri nel successo di Monti. Dovunque io incontri le élites francesi (come nell’ultimo bilaterale franco-inglese) sono colpito dalla loro insistenza sulla vitale necessità che l’euro sopravviva. Cosa vogliano dire, credo, è che il crash della moneta unica vedrebbe la Francia spinta al secondo livello in Europa, privata di qualsiasi residuale pretesa ad avere una influenza globale.
Non ci sono garanzie che Monti ce la faccia. Grandi tagli di spesa e aumento delle tassazioni sono una cosa. Il vero test ci sarà con la liberalizzazione dell’economia. Qui si confronterà con pratiche restrittive, ecartelli in cerca di rendite di posizione. Questa settimana le città italiane sono state paralizzate da tassiti e camionisti. Farmacisti, avvocati, benzinai sono sul piede di guerra, in difesa dei propri privilegi. Non sarà facile.
Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’eurozona è polarizzato. Da una parte coloro che sostengono che ci si può salvare solo se l’Europa meridionale, cattolica, assorbirà la cultura protestante, nordica, della frugalità e del duro lavoro. Sull’altra sponda ci sono coloro che pensano che tutto finirebbe bene se la Germania fosse pronta a spendere di più e a sottoscrivere i titoli di stato dei vicini di casa meridionali. Entrambi i gruppi di ipotesi sono inguaribilmente naives.
La sfida che deve fronteggiare l’Europa – quella cristallizzata dalla crisi dell’euro – è di adattarsi ad un mondo in cui l’Europa non può più determinare i rapporti di cambio. I padroni della politica e dell’economia possono polemizzare quanto vogliono sui meriti o i demeriti della svalutazione, o dei giochi d’equilibrio fra rettitudine fiscale e politiche espansive della domanda. La domanda chiave è se L’europa può ancora competere in un mondo nel quale non è più in grado di controllare le oscillazioni. Ecco perchè ciò che Monti sta facendo in Italia è di importanza vitale.
L'idea che si possa estrarre una pistola e sparare, in un contesto in cui sono presenti dei bambini (bianchi, neri, gialli... chi se ne frega) riesce a rovinarmi il fegato e il cuore. Certe cose possono accadere in qualsiasi città. Peccato che accadano sempre più spesso a Roma, dove nel 2011 sono morti ammazzati in 35. Un morto ogni dieci giorni. Peggio che ai tempi della Bamna della Magliana... Solo che questa volta ci sono rimasti sotto una bambina di 6 mesi, il padre, e la madre che - sfortunatamente per lei - ancora non sa, o vuo,e non sapere.
Correva l'anno 2008: era un magnifico settembre, e qualcuno si vantava di aver abbattuto drasticamente la criminalità. Di aver cambiato Roma in soli tre mesi. Avete voglia di rileggere quanto scrivevo nel marzo del 2010, dopo aver frenato le risate isteriche che vi assaliranno dopo aver rivisto il manifesto degli Alemannidi del settembre 2008?
(continua cliccando sul manifesto in alto)
...e poi venne il turno di Donna Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti Viendalmare...
Eh già... una inesauribile miniera di idee per difenfere le fanciulle milanesi da orde di bavosi stupratori albanesi, marocchini... Allarmi collegati con la polizia sui pali dei semafori ed alle pensiline dei tram (si sa... gli stupri in genere avvengono alla fermata del tram o agli incroci semaforizzati)... Oppure le locandine nei negozi nei quali le fanciulle potevano rifugiarsi in cerca d'aiuto. Esilarante...
E se una ragazza inseguita a fini di stupro si rifugia in un negozio senza locandina che succede, viene respinta, o legata dal gestore del negozio e consegnata agli stupratori? Ma la Viendalmare si è prodotta in altre innumerevoli idee cretine, di cui si sono perse le tracce. Pensava di essere lo sceriffo o il Podestà di Milano, e invece era solo il Sindaco. E neanche dei migliori. Ma riguardiamo i fatti (solo per non dimenticare):
Mi scuso se ancora una volta devo citare il Tafanus, ma cercando l'argomento su "gogol", questo è ciò che ho trovato per primo... Ma ecco un abstract delle fantastiche idee cretine della Moratti Brichetto eccetera:
Già l'incipit di questo articolo potrebbe far capire di cosa si tratta: una serie di stronzate pre-elettorali, in contrasto con le leggi nazionali (e quindi illegittime), ed una menzogna grossa come un loft: 136 vigili in più??? Alla fine sono stati circa 500 in meno.
Dulcis in fundo, arrivano le "ronde padane": idraulivi ed imbianchini che giocano a Charles Bronson, ma solo per un paio di sere. Poi arriva la pioggia e il freddo, e le "ronde" si dileguano come neve al sole. O, se preferite, come i forestali di Junio Valerio Borghese: "Contrordine, kamerati! Piove! Il Golpe è rinviato a data da precisare!"
Per oggi mi fermo qui... con un triste pensiero che mi frulla nella testa... Se si votasse domani, ci sarebbe ancora un italiano su tre pronto a votare per il PdL (Partito dei Ladroni), per la Sega Nord per l'Indipendenza della Patania, e per i bombaroli alla Alemanno. Tafanus
La Boule à Merde
Ultim'ora: un rappresentante del SIULP ha spiegato che nel 2008 Roma era pattugliata da 200 auto. Ora ce ne sono 40, ma a metà novembre erano senza benzina. Qualche sera fa, per un'emergenza, hanno dovuto chiamare in soccorso l'auto della polizia di una cittadina vicina, perchè a Roma non c'era più una sola auto libera, funzionante, rifornita. ...evvvaiiii...
Il nostro regalo di Capodanno ad Angelino Alfano, megafono di Berlusconi - Uno spaccato biografico non autorizzato, di Giacomo Russo Spena su MicroMega. Tafanus
“Presidente, questa mattina mio papà mi ha portato il fac-simile, il santino della prima campagna elettorale, quella al consiglio provinciale di Agrigento del 1994. Era la primavera bellissima del 1994 ed io ero un ragazzo di 23 anni che aveva appena finito gli studi a Milano, che si era ritrasferito, per amore di quella terra, in Sicilia. Vidi in televisione un imprenditore che aveva passione per la libertà, che aveva il sole in tasca, che aveva tanta voglia di cambiare il Paese. Sentii una musica straordinaria, un jingle straordinario, che emozionò milioni di italiani e, vedendo quell’uomo, sentendo quella musica, sentendo quel programma, decisi di aderire a Forza Italia”.
Angelino Alfano dixit. E’ l’incipit del suo discorso tenuto lo scorso 5 luglio all’assemblea nazionale del Pdl, poco dopo esser nominato segretario del partito. Il suo innamoramento per il presidente-leader è palese, sfacciato. Viene forse “unto dal Signore”. E dal 1994 – dal momento dell’iscrizione al partito – è diventato uno “yes-man” e un fedelissimo del Cavaliere. Appena quarantenne è a capo del Pdl, incoronato direttamente da Berlusconi.
Ma qual è la storia di Angelino Alfano? Ad esaminarla ci hanno pensato Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, due inviati di Repubblica, che per Editori Internazionali Riuniti hanno scritto “Alfano, biografia non autorizzata”. Un testo che ha il merito di svelare i retroscena e i perchè della repentina ascesa – fino a segretario del Pdl e forse prossimo leader del centrodestra – dell’uomo di Agrigento. Da lì infatti viene Angelino Alfano. Dalla terra dei Mannino e dei Cuffaro, dei baci e feudi mafiosi. Lui stesso proviene da una famiglia democristiana (il padre è uno dei notabili di zona della Dc) e inizia a militare – giovanissimo – nella fila dello scudocrociato.
Tangentopoli e Mani Pulite mettono a soqquadro il sistema politico italiano tanto che Alfano – dopo un soggiorno a Milano per motivi di studio – dal 1994 si iscrive a Forza Italia, illuminato dalla discesa in campo di Berlusconi. Con gli anni fa carriera, diventa consigliere regionale. La sanità ad Agrigento è sotto la sua gestione.
Politiche clientelari e rapporti con i mafiosi “macchiano” la repentina carriera di Alfano: il 4 febbraio 2002 Repubblica – lo scoop è proprio di Francesco Viviano – svela un video “scomodo”. Alfano presente nell’estate 1996 al matrimonio della figlia di un noto mafioso, boss di Palma Montechiaro. L’istantanea è nitida, non lascia fraintendimenti: Angelino bacia e abbraccia Croce Napoli. Lo stesso Alfano dopo le primissime smentite, ha ammesso: “Adesso ricordo, adesso che ho appreso altri particolari su quel matrimonio, ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa”. Anche lo storico Dc Calogero Mannino partecipò alla cerimonia nuziale del rampollo dei Caruana-Cuntrera (famiglia mafiosa) e poi si difese dicendo che era stato invitato dalla sposa. La storia si ripete.
Intanto nel 2001 Alfano approda in Parlamento. Negli anni diventa sempre più delfino del Cavaliere: nell’ultimo governo gli viene proposto il delicato incarico di Guardasigilli. Berlusconi alla Giustizia vuole un uomo fidato, il timore di finire in cella lo assilla. E così il ricordo di Alfano a Via Arenula è legato alle leggi ad personam, alla guerra alla magistratura, al lodo per congelare i processi di B. e alla legge bavaglio sulle intercettazioni. Senza dimenticare la cena con i giudici della Corte Costituziale (Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano) – presente ovviamente anche B. – pochi giorni prima della sentenza (poi sfavorevole) sullo “scudo” per le più alte cariche dello Stato. Da Guardasigilli il salto a segretario del Pdl, il cui destino è ora imprevedibile. Il governo Monti infatti potrebbe sparigliare la carte in tavola e nel partito si susseguono guerre intestine tra le varie fazioni. Il futuro del Pdl è un’incognita. E il destino di Alfano è appeso alle decisioni di altri, nello specifico di Silvio Berlusconi, ancora l’unico vero leader del Pdl (il suo partito-azienda).
Alfano, dal canto suo, fa di tutto per compiacerlo: “Dicono che Berlusconi è lì da troppo tempo, loro ci sono già da prima. Molti di loro stavano dalla parte sbagliata del Muro di Berlino, poi quando è caduto hanno cambiato più volte il nome del partito ma loro sono rimasti sempre gli stessi. Mi accusano che, nonostante, la mia giovane età, parlo ancora di comunisti. Sono loro che non se ne vanno. E comunque non accettiamo lezioni da loro. Si rassegnino, noi ci siamo e ci siamo per vincere”. Frasi degne del miglior Cavaliere.
P.S.: Vogliamo ricordare anche il nostro post dedicato allo strano caso della fulminea carriera di Alessandro Alfano, laureato in legge alla tenera età di 34 anni (sembra con qualche bigliettone da 500 euri),ma già Presidente della Unioncamere siciliana a 31 anni, quando viaggiava verso l'ottavo anno fuori corso all'Università... Tafanus
I commercialisti fanno le pulci alle manovre anticrisi del 2011. Gran parte delle tasse decisa da Silvio. Lo dice una fonte non sospettabile di "sinistrismo": l'Ufficio Studi dell'ordine dei commercialisti. E lo certifica una fonte di destra: [Il Tempo] di Sechi
Chi ci ha stangato di più con le tasse, Silvio o Mario? Di quanto aumenta la pressione fiscale per effetto della correzione dei conti complessivamente operata dai due governi? Le risposte arrivano da uno studio elaborato da Eutekne.info sull’ammontare complessivo della correzione dei conti attuata dalle diverse manovre che si sono susseguite nel secondo semestre del 2011.
Secondo i calcoli dell'ufficio studi dell'ordine dei Commercialisti, per il 2012 l'incremento è di 2,38 punti percentuali: si passa da una pressione fiscale che, prima di luglio 2011, era attesa per quell'anno in misura pari al 42,71 per cento, ad una pari al 45,09. Per l'anno 2013 l'incremento è di 3,10 punti percentuali: si passa da un valore che, prima di luglio 2011, era atteso per quell'anno in misura pari al 42,56 per cento, ad una pressione fiscale attesa oggi del 45,66%. Per l'anno 2014 l'incremento è di 3,09 punti percentuali: da 42,43 per cento, atteso prima di luglio 2011, al 45,52 per cento di oggi.
Torniamo, quindi, alla prima domanda. Ovvero: quanto di questo aggravio della pressione fiscale è riconducibile alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e quanto a quelle operate sotto il governo Monti.
Per quanto riguarda il 2012, su 2,38 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 1,32 (55,5% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il Cavaliere e 1,07 (44,5% dell'aumento) sotto Monti. Per il 2013, su 3,10 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 2,24 (72,4% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e 0,86 (27,6% dell'aumento) sotto il governo Monti. Per quanto riguarda infine il 2014, su 3,09 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 2,37 (76,7% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e 0,72 (23,3% dell'aumento) sotto l'attuale esecutivo. (Riportiamo, per maggior chiarezza, i dati nella tabella sottostante. NdR)
Anno Cav. Monti
2012 1,32 1,07
2013 2,24 0,86
2014 2,37 0,72
TOT. 5,93 2,65
% 69,1 30,9
Tradotto: buona parte dell'aumento della pressione fiscale è riconducibile alle manovre varate dall'ex premier. Con la differenza che con Monti la stangata decorre già dal 2012, mentre gli aggravi decisi da Tremonti erano stati collocati tra il 2013 e il 2014 [...]
(...cioè, da perfetto imbroglione, aveva "collocato" il grosso del lavoro sporco a carico di coloro che sarebbero arrivati dopo. Che sorpresa... lo scriviamo dalla prima "manovrina di manutenzione" del Berluska... Per gli smemorati: prevedeva un "buffetto da 1,5 miliardi nel 2011, e da 5,5 miliardi nel 2012. Roba da "trecartari" - NdR)
Qualche giorno, fa, in un post nel quale scrivevamo cosa ci si aspettava adesso dal governo Monti, avevamo auspicato l'abrogazione della modifica berlusconiana alla legge sul falso in bilancio. L'Italia ha il record mondiale, fra i paesi industrializzati, per quanto concerne l'evasione fiscale, il sommerso, la corruzione. Stiamo parlando, tutto sommato, di circa un quarto del PIL italiano.
Mentre la piccola evasione - quella che passa per il bar che non batte lo scontrino, o per l'idraulico che non rilascia la ricevuta fiscale - che tuttavia diventa grande evasione nella sua cifra aggregata, non passa per falsi in bilancio importanti, la grande evasione (quella delle aziende medie, grandi e del capitalismo familiare) trova nel falso in bilancio il suo grimaldello.
Sarà per questo che Berlusconi si è fatto la legge che depenalizza il falso in bilancio? No? Berlusconi non ha fatto l'ennesima legge ad personam? Allora Monti proponga immediatamente una legge sulla ri-penalizzazione del falso in bilancio, magari appesantita rispetto alla legge precedente, sostanzialmente depotenziata da Berlusconi. Se Berlusconi non ha interessi personali in materia, non dovrebbe opporsi. Se li ha, si opponga, e si esponga.
Oggi, in soccorso a quanto scrivevamo, arriva la pressante richiesta di Giampaolino, Presidente della Corte dei Conti. Gliene siamo grati, anche se avremmo preferito che le considerazioni che riportiamo fossero state fatte mentre Berlusconi era in sella. Meglio tardi che mai. Tafanus
La corruzione dilaga, cambiamo subito le leggi
Giampaolino, presidente della Corte dei Conti ritiene necessario "rinforzare" il falso in bilancio. "Non servono interventi episodici, soltanto repressivi, la lotta deve essere sistemica" (di Liana Milella - Repubblica.it - 27/12/2012)
L'Italia, nella lotta alla corruzione, che "inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza". È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, "un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale" rispetto alla "mala amministrazione".
La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all'Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all'Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe? "Meno della sufficienza, perché si è proseguito sostanzialmente con un'azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev'essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal'amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal'amministrazione e corruzione".
In questi anni cos'è successo? La corruzione è aumentata, è diminuita, è rimasta stabile? "É una domanda alla quale non si può rispondere, con apprezzabile precisione in via quantitativa. L'impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l'onestà,in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l'etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto".
Ha avvertito nella pubblica amministrazione e nelle imprese da una parte, nei governi dall'altra, un cambio di sensibilità? "La pubblica amministrazione, anche a seguito della crisi economica, sembra che miri ad avere maggiore consapevolezza della situazione di privilegio in cui talvolta si trova. Quanto alle sue funzioni, ancora non si è realizzata una più rigorosa selezione nella provvista e la garanzia di vagliate e consolidate professionalità, che sono tra i primi antidoti contro la corruzione nei pubblici apparati. Le imprese sembrano avere maggiore consapevolezza della portata disastrosa della corruzione per l'economia in generale, e di conseguenza per esse stesse. Non va dimenticato che la corruzione fa prevalere quelle peggiori, inquina la concorrenza, peggiora, se non distrugge, il mercato".
Gli articoli che puniscono corruzione e concussione, ma anche il falso in bilancio e i reati connessi, sono adeguati o andrebbero rivisitati? "Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 (buona amministrazione, ndr.) e 41 (libertà d'impresa, ndr.). Indicazioni giunte, per la verità, dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni '70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell'economia e di sanzioni di comportamenti che ledono".
Dall'Europa viene spesso la raccomandazione a modificare la prescrizione, i cui termini sono troppo stretti per perseguire reati complessi e "nascosti" come la corruzione. Lo trova un allarme necessario? "É senza dubbio giusto".
La Ue e l'Onu hanno approvato convenzioni internazionali che l'Italia tarda a ratificare. Se ne può fare a meno? "É un grave errore, soprattutto perché da lì arrivano modelli vincenti di lotta alla corruzione. Non misure solo repressive, ma accorgimenti organizzativi delle strutture pubbliche e delle imprese private, come nel caso del decreto legislativo 231 del 2007 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, emanato proprio per attuare una convenzione internazionale. Ma è soprattutto con i rimedi organizzativi interni alla pubblica amministrazione che occorre agire. Ciò che, per la verità, già in parte persegue il disegno di legge sull'anticorruzione, ora in discussione alla Camera".
Non trova anomalo che quel ddl, dopo due anni, non sia stato ancora approvato? "Senza dubbio è un ritardo da lamentare e in più di un'occasione, nelle mie audizioni in Parlamento, me ne sono lamentato" [...]
Il neo ministro della Giustizia Paola Severino propone di introdurre la corruzione tra privati all'interno dell'impresa. Utile o superfluo, visto che le leggi già esistenti vengono aggirate? "Sono d'accordo col Guardasigilli, dal momento che le imprese devono essere chiamate, con le loro responsabilità, a ovviare ai grandi fenomeni corruttivi" [...]
Un ultimo quesito. L'Italia affronta un drastica manovra economica. Era necessario inserirci un duro capitolo sull'evasione fiscale? "La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest'anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all'evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d'evasione. É necessario pertanto spostare l'attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una "dura" lotta all'evasione fiscale presuppone sempre, come contropartita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un'eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall'articolo 53 della Costituzione, l'obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".
C'era una volta la Lega, che berciava contro Roma Ladrona. Dimenticatela. Ora che ha assaggiato il gusto per le poltrone, è diventata Lega Ladrona. Chi va con lo zoppo... Troppo a lungo insieme al PdL (Partito dei Ladroni). Hanno fatto finta di litigare per un paio di settimane, ed ora, di fronte a due poltroncine da salvare, hanno ritrovato unità d'azione. Ecco la notizia riportata da [l'Unità]:
Per la Giunta per le Elezioni e le immunità di palazzo Madama il doppio incarico senatore-sindaco è ammissibile. La Giunta ha infatti dichiarato compatibili le due cariche quando il primo cittadino guida Comuni con più di 20.000 abitanti. Nettamente contrari Pd e Idv. In segno di protesta, i rappresentanti del Partito Democratico e quelli dell'Italia dei valori hanno lasciato l'auletta della Giunta e abbandonato i lavori.
«La Corte Costituzionale ha dichiarato l'incompatibilità tra la funzione parlamentare e quella di sindaco di Comune con più di 20.000 abitanti», spiega il senatore Idv Luigi Li Gotti. «Pdl e Lega, con decisione ribelle, dichiarano, invece, la compatibilità dei sindaci di Molfetta e Afragola (rispettivamente Antonio Azzollini e Vincenzo Nespoli, ndr), entrambi senatori». Secondo il senatore dipietrista è una «decisione assurda, per questo abbiamo scelto di abbandonare i lavori».
Il senatore del Pd, Marco Follini, si dichiara «stupito di vedere in prima linea la Lega difendere i sindaci di Afragola e Molfetta». La sentenza della Consulta varrà, assicurano dalla Giunta solo dalla prossima legislatura o per quei casi che si verificheranno da oggi in poi, ovvero quando un senatore dovesse essere eletto sindaco alle prossime amministrative [...]
P.S.: Inutile dire che nella Giunta per le Elezioni il centro-destra è ancora in maggioranza. Ma la Lega non era contro la Casta e contro i doppi incarichi? Tafanus
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