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Scritto il 11 marzo 2013 alle 16:29 nella Berlusconi, Criminalità dei politici | Permalink | Commenti (33)
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Milano, 11 mar. - (Adnkronos) - E' terminata da
poco la visita fiscale all'ospedale San Raffaele ordinata dai giudici di
Milano per stabilire se la patologia di cui soffre Silvio Berlusconi
costituisce un legittimo impedimento assoluto e dunque il processo sul
caso Ruby deve essere rinviato. I tre esperti incaricati dalle toghe
hanno eseguito la visita medica e ora invieranno la loro relazione via
fax. Relazione in base alla quale i giudici stabiliranno se sospendere
l'udienza di oggi oppure iniziare la requisitoria.
ESEMPIO DI CONGIUNTIVITE: Se io sarei innocente, andassi tranquillamente in udienza, anche col collirio
Scritto il 11 marzo 2013 alle 15:08 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (1)
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Proprio nel giorno in cui era prevista la requisitoria del pm Boccassini e la richiesta di condanna per Silvio Berlusconi, il processo Ruby si blocca di nuovo. Lo scontro in aula è sul legittimo impedimento chiesto dall'ex premier prima per l'incontro che doveva avere con Monti a Roma e poi per la malattia agli occhi che lo ha costretto a rimanere a riposo. Il pubblico ministero ricostruisce la sequenza dei tre diversi certificati medici presentati dalla difesa con prescrizioni sempre più stringenti fino a concludere che si tratta di "un escalation per evitare l'udienza" (Fonte: Repubblica.it)
Scritto il 08 marzo 2013 alle 16:39 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (4)
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Renzi contro baratti e governissimo: "Schema vecchio, non ne usciamo vivi"
Il sindaco di Firenze interviene nel dibattito interno al Pd sul dopo voto: "Niente giri di parole, abbiamo perso, ma non pugnalo Bersani alle spalle. Grillo va sfidato, non inseguito. Mai pensato di guidare il governo"
Dopo quasi quattro giorni di
silenzio, Matteo Renzi interviene apertamente oggi nel dibattito
apertosi nel Pd all'indomani del deludente risultato delle elezioni.
Innanzitutto per dire "senza giri di parole" che la sfida delle urne "il
centrosinistra l'ha persa". "La vittoria numerica alla Camera non è
sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: 'Ah, gli italiani si sono
fatti abbindolare, non ci hanno capito', come ha detto qualche solone
dei nostri in tv nelle ore della dèbacle. Gli italiani capiscono
benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario".
Più
che Bersani, che dice di non voler pugnalare alle spalle - a maggior
ragione ora che è stato sconfitto - nel mirino del sindaco di Firenze
c'è ancora una volta Massimo D'Alema, il bersaglio principale della
vecchia battaglia per la "rottamazione". "Pensiamo di uscirne vivi
offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli
schemi che hanno già fallito in passato?", scrive Renzi nella sua
newsletter rispondendo evidentemente all'ex presidente del Consiglio che
ieri dalle colonne del Corsera aveva lanciatato esattamente questa proposta per uscire dallo stallo post elettorale.
Il sindaco di Firenze sembra quindi condividere almeno in parte le prime mosse del segretario. "Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello
delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni.
Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo
dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla,
spesso senza conoscerle. La priorità è rimettersi in
sintonia con gli italiani, non giocare al compro-baratto e vendo dei
seggi grillini. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito,
come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata sarebbe
come dire ai cittadini: ok, abbiamo capito la lezione. Adesso scriviamo
una pagina di storia nuova".
Lo sfidante delle primare smentisce
quindi in maniera categorica la voce che lo vedeva pronto a guidare il
governo. "Ciò che volevo per l'Italia l'ho detto nelle primarie. Ho
perso. Adesso faccio il sindaco", ha scritto prima ancora che contro
questa sua presunta disponibilità si scatenasse l'ira del M5S.
"Adesso leggo incredibili interpretazioni, ricostruzioni, commenti. Ho evitato di fare dichiarazioni dopo il voto perché non
volevo finire nel festival di chi la spara più grossa e nei pastoni
degli addetti ai lavori".
"Ho praticato la lealtà in tutta la
campagna elettorale, non perché mi
convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché
credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò:
"Ma io ve l'avevo detto". Quelli che sono stati zitti durante le
primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono
insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso
affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto
Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli
occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del pd ci
sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per
permettersi gli sciacalli del giorno dopo".
Per una volta - e dopo anni che gli faccio la guerra - sottoscrivo ciò che ha dichiarato Renzi. Intendiamoci, quando parla Renzi, continuo sempre a pensare "cosa ha detto, e cosa voleva in effetti trasmettere"? Io qui mi riferisco a ciò che Renzi ha detto. Punto. Condivido che con Grillo non si tratta. Il cazzaro sta già assaporando il gusto di giocare alla Principessa sul Pisello. Bisogna togliergli l'abito da Principessa, e riportarlo fra i peggiori degli umanoidi. Niente alleanze. I numeri dicono che non c'è al Senato una sola alleanza possibile che non presupponga lo sporcarsi di brutto mani e faccia. Con Grillo? MAI. Con Berlusconi? MAI. Con Monti? Non mi entusiasma, e comunque non basta.
Visto che tutti si sciacquano la bocca con le riforme, la legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, Bersani vada a chiedere la fiducia o l'appoggio esterno a chi ci sta, su un programma di pochi punti, a parole incontrovertibili: legge elettorale, riduzione di numero e retribuzione dei parlamentari, conflitto d'interessi, legge anticorruzione seria. Grillo gli dica di no su un programma che contenga punti fondamentali del programma di Grillo. Sarà tutto da ridere. E smetta, Bersani, di circuire Grillo. L'unico risultato che può ottenere è quello di farsi insultare, per la gioia dei seguaci.
Bersani se ne faccia una ragione: dato che l'elettorato grillesco è spaccato come una mela fra provenienti dall'area di centrosinistra e dall'area di centrodestra, e dato che ciascuna "metà del cielo" pensa di essere depositaria della religione grillesca, Grillo si è messo nelle condizioni perfette per non potersi schierare con nessuno. Pena la perdita improvvisa di metà del suo elettorato.
Non credo che la strategia del muso duro servirà a salvare la legislatura, e forse neanche ad allungare l'agonia. Allora affrettiamo il processo di eutanasia, ma moriamo in maniera utile a far capire alla gente chi ha deciso di avvicinare il paese all'orlo del precipizio, dal quale peraltro Monti ci aveva allontanati solo a parole.
La tassa Grillo/Monti/Berlusconi
La tassa "Grillo/Monti/Berlusconi" (che d'ora in poi chiameremo per brevità "tassa GMB), è pari a quanto pagheremo in più, in prospettiva per il servizio del debito pubblico. Parametro di partenza: spread a 255 punti-base, valore fatto segnare quando i primi exit-poll davano Bersani vincente sia alla Camera che al Senato. Valore odierno: 335 punti. Differenza: +80 punti/base, cioè, a regime, più 16 miliardi di euro all'anno. In altri termini, ogni italiano (inclusi i vecchi e i neonati) pagherà 300 euro in più all'anno. Altro che IMU!
Ma, se vogliamo metterla in termini di IMU sulla prima casa (quella che Berlusconi ci restituirà di tasca sua) siamo a quattro volte il suo valore. Il gettito dell'IMU sulla prima casa è infatti iscritto a bilancio per 4 miliardi.
Che culo che abbiamo, ragazzi! Paghi quattro, prendi uno. Tafanus
Scritto il 01 marzo 2013 alle 19:12 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Grillo, Monti, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (18)
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Ci sono cose, nel mondo del senno di poi, che mi hanno sempre affascinato. Ad esempio, quando accade un disastro, spuntano come funghi coloro che "io l'avevo detto". Oppure quelli che resuscitano ricette vincenti che erano state già ampiamente bocciate dall'elettorato. Oppure quelli che condannano modi di comunicazione non alla Vanna Marchi, che prima della sconfitta avevano elogiato.
Vorrei iniziare con l'assumermi le mie responsabilità. Io "non l'avevo detto". Io avevo prima previsto, e poi - con l'assottigliarsi del vantaggio - solo auspicato una vittoria del Centro-Sinistra. Previsioni sbagliate. Avevo sottovalutato la scemenza degli italiani (mai fare questo errore!). Quelli che sono andati con la lettera del "Ministero dell'Economia" in posta a farsi restituire l'IMU sono la punta dell'iceberg. La parte maggiore, sommersa, è fatta da chi in posta non c'è andato, ma ha creduto alla favoletta dell'IMU, come da vent'anni crede a tutte le favolette, purchè ripetute un numero sufficiente di volte a reti unificate.
Così come ho sbagliato nella sottovalutazione del risultato grillino (il "reddito di cittadinanza" paga quasi come la restituzione dell'IMU), e come ho sbagliato nel sottovalutare le capacità di recupero del Vanna Marchi da Arcore.
Scusate, ma non partecipo allo sport nazionale di fare a pezzetti chi ha perso. Bersani ha perso? Certo, rispetto alle aspettative di un mese fa. Vorrei discuterne, di fronte alla realtà dei numeri. E i numeri per il momento dicono che Bersani ha 340 deputati, e quindi la maggioranza assoluta alla Camera. Bersani ha la maggioranza relativa al Senato (120 senatori), ma con numeri che non permettono di governare senza accordi con altri. Riepiloghiamo? Da domani, nessuno potrà fare alcunchè, in Parlamento, senza l'accordo di Bersani. Bersani, in teoria, potrà cercare di allargare la sua maggioranza. In altri termini, mentre Bersani può almeno cercare delle strategie salvavita, gli altri non possono.
Monti si è suicidato politicamente. Il suo suicidio sarà ancor più chiaro quando dalle analisi del flusso dei voti emergerà che al centrosinistra sarebbe bastato che Monti avesse fatto a meno di privarlo della vittoria in Lombardia al Senato, e oggi staremmo parlando di un'altra storia. More italico, così come oggi siamo impegnati a demolire Bersani, saremmo forse impegnati a fare a gara nell'elogiare Bersani. Chi può dirlo? In fondo, come diceva Flaiano, gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore. E, simmetricamente, sono sempre pronti a partecipare alla mattanza dello "sconfitto".
Bersani è esente da colpe? No, non lo è. Ma questo lo abbiamo scritto quando era ancora sul carro dei vincitori. Non abbiamo aspettato ieri, per scriverlo. Abbiamo rimproverato a Bersani, inizialmente, di essere troppo "moscio" in comunicazione, in un mondo di urlatori. Abbiamo rimproverato una certa timidezza nel fare (o meglio, nel far finta di fare, come gli altri) le riforme difficili. Abbiamo elogiato l'onestà, ma criticato sul piano utilitaristico, una politica di "promesse" meno urlata rispetto a quella degli altri.
Forse è stato un errore. Questo è un paese che VUOLE essere imbrogliato. Vuole l'elisir di lunga vita, il biglietto vincente alla lotteria. Come dite? che poi le promesse non mantenute si pagano? Mica tanto! E' da vent'anni che Vanna Marchi fa promesse, non le mantiene, non paga pegno, e la volta successiva può rifarle come fossero nuove. Con milioni di italiani che abboccano di nuovo. Non dico che Bersani avrebbe dovuto adeguarsi allo schema, ma insomma, ogni tanto, una pillolina di sano, imbroglione ottimismo...
Bersani si è mostrato inutilmente incerto nei futuri rapporti con Monti. Va bene, forse in ogni caso un accordo con Monti lo si sarebbe dovuto cercare. Ma è necessario dirlo ogni 5 minuti a un elettorato che ha il diritto di sognare di farcela da solo?
Sento fare discorsi retrospettivi allucinanti. Se Renzi... Se Renzi cosa? Ci sono state le primarie. Bersani le ha vinte, Renzi le ha perse. Renzi ha passato due mesi a picconare l'immagine di Bersani, in tutti i modi: leciti e meno leciti. Arrivando ad accusarlo di brogli alle primarie. Faceva i comizi non per spiegare "perchè io", ma "perchè no a Bersani": vecchio, brutto, sporco e cattivo.
Ora, a primarie perse, tutti ad elogiare lo statista Renzi che ha partecipato a un paio di manifestazioni elettorali del PD di Bersani. Ma va? E ci sarebbe mancato solo che non partecipasse - almeno simbolicamente - o che magari continuasse a fare campagna contro Bersani. Ma davvero due comparsate in campagna elettorale possono controbilanciare il danno che Renzi ha procurato a Bersani in due mesi di campagna mono-diretta, tre comizi al giorno contro Bersani il vecchio, Bersani l'antidemocratico, Bersani il falsificatore di risultati, Bersani da rottamare????? Sono allibito.
Stamattina Menichini (direttore di "Europa", giornale della Margherita) in TV si affannava a spiegare che fra gli errori mortali di Bersani c'è stato quello di non "valorizzare" adeguatamente Renzi, e quindi di aver respinto quella enorme marea che premeva a favore di Renzi. Renzi avrebbe potuto portare voti di questo e di quello (parliamoci chiaro, Menichini, voti di destra?). Bene. Dato che i numeri non possono essere stiracchiati, vorrei proporre a Menichini un piccolo "problema della vasca da bagno":
Non pensa, Menichini, che sia idiota credere di poter lucrare elettoralmente sulla lisciata di pelo di un candidato del tipo "I love Marchionne", che vale il 40% alle primarie, senza contestualmente pagare pegno nei confronti di quell'altro 60% (che è più del 40) che non ama Marchionne, e quindi non ama neanche Renzi che ama Marchionne? Vede, Menichini... una delle operazioni più "sporche" che un membro del centro-sinistra (seppur in chiave Margherita Renziana) avrebbe potuto immaginare, lei l'ha immaginata e svolta. E' andato in TV a spiegare che fra gli errori di Bersani, uno dei più gravi sia stato quello di non aver "valorizzato" qualcuno che, vivaddio, non poteva e non doveva essere "valorizzato", avendo da svolgere il compito di Sindaco, per il quale aveva chiesto ed ottenuto i voti del centrosinistra. Inclusi i voti dell'odiato PD, senza i quali mai nella vita Renzi sarebbe emerso prima come presidente di Provincia, poi come Sindaco.
Ora Bersani cerchi di trovare il consenso o l'astensione su un programma stringato di cose da fare (legge elettorale, riforma della riforma Fornero, e poco altro). Lo faccia con chi ci sta, e persino con chi è in vendita. Scilipoti docet. Come dite, che è una cosa sporca? Si, lo so, è una cosa sporca. Ma noi abbiamo l'alibi. Le "cose sporche" le abbiamo subite, possiamo persino tentare di restituirne qualcuna. Il Senato da domani sarà pieno di "precari dei 20.000 euro". Gente che ha vinto il terno al lotto, ma che sa che - sic stantibus rebus - la pacchia durerà poco. Bersani se li compri, e li usi per il tempo che serve.
Scommettiamo che non appena qualche ragazzotto inizierà a capire che può guadagnare 5.000 euro al mese per sei mesi, o 20.000 euro al mese per 5 anni, fioccheranno i cambi di maglietta? Intanto, incrociamo le dita per lo scrutinio sulla Lombardia. Sono pessimista.
La Lombardia è sempre stata la regione-guida di tutte le nefandezze italiane. Qui è nato il fascismo, qui è nato il craxismo, qui è nata la Lega, qui è nato il Berlusconismo, qui è nato il formigonismo.
Perchè proprio oggi dovrebbero regalarci una sorpresa? Tafanus
P.S.: Fra gli sciacalli puntuali come la cometa, era atteso il Pippo Ciwati da Monza. Stamattina il Padre Fondatore (insieme a Renzi) dei "Rottamatori" era già all'opera. Vuole le dimissioni di Bersani, e le elezioni anticipate. Bontà sua, non ha detto se con lui Candidato Premier, o in un ruolo più defilato, da gregario. Ruolo che gli è stato sempre più congeniale. Un ragiunatt della politica (minuscola).
Scritto il 26 febbraio 2013 alle 11:48 nella Berlusconi, Bersani, Formigoni, Grillo, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (90)
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Mario Monti ha operato con un furore degno di miglior causa, non già per vincere, ma per impedire al centrosinistra di vincere e governare. Lo ha fatto dalla posizione più sporca: quella di Cincinnato chiamato a guidare un governo di salvezza nazionale. Ha approfittato invece della sua posizione per curare i propri interessi di bottega, e ha trascinato il paese vicino all'abisso della Grecia.
Allo stato dei fatti, il centrosinistra perde al Senato, ma il centrodestra non vince al Senato. Neanche un rapporto incestuoso fra Berlusconi e Monti (ma parlando di Monti tutto dev'essere ritenuto possibile) potrebbe creare una maggioranza in Senato.
Il progetto di Monti (mutuato da Mastro Casini, esperto in politica dei due forni) è naufgragato miseramente. Col suo 9% Monti ha distrutto se stesso, per fortuna trascinando nella sua rovina anche Casini e Fini, che avevano puntato tutto sulla forza trainante (?) di Mario Monti.
Ora non resta che sperare nella Camera, e ringraziare il Porcellum. Qualcuno inizia già a parlare di "prorogatio" di Monti. Non scherziamo. Ha avuto le sue chances, e le ha bruciate tutte. Non ha salvato il paese, e non ha salvato se stesso.
Della stupidità delle comparse alla Ingroia preferisco non parlare. Non porteranno a casa un solo deputato, un solo senatore, ma avranno raggranellato un grosso capitale di disprezzo da parte di quella minima porzione di italiani ancora in grado di usare il cervello.
Ora si torni a votare, dopo una parentesi di governo "ad acta", affidato ad un costituzionalista (Rodotà?) col solo compito di varare alla svelta una legge elettorale meno ignobile di quella attuale. Niente Monti Bis. Il primo che ne parla, tiro fuori la pistola. Monti ha fatto disastri economici, politici, etici. Ha incattivito la politica. E, come diceva il Professor Cipolla, autore del noto "Trattato sulla Stupidità", è riuscito con le sue baggianate elettorali ad avvicinare il paese alla Grecia, senza averne in contropartita nessun vantaggio personale. E' riuscito a nuocere agli altri, senza averne alcun vantaggio per se stesso. Complimenti. Queste elezioni hanno certificato per tabulas che Monti è riuscito a distruggere politicamente se stesso, strascinando nella fossa Casini e Fini. Non piangerò. Impareranno forse che non possono dire si a tutto, sempre e comunque, solo perchè lo dice Monti, che avrebbe dovuto essere il loro salvagente. E' stato la loro zavorra.
Affondiamo in pace. Tafanus
Scritto il 25 febbraio 2013 alle 19:24 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (77)
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"Fare il maiale" ha significato per secoli, in Italia, una giornata speciale, con tutta la famiglia allargata impegnata gioiosamente a scuoiare, raccogliere sangue, pressare la "sugna" nella vescica, fare salsicce nelle quali sia il contenuto che il contenitore erano parte del maiale, salare prosciutti, preparare cotiche...
Del maiale, si sa, la cultura contadina aveva imparato a non buttare via niente. Neanche le setole. "Fare il maiale" era una festa collettiva per grandi e piccini, ed era anche una specie di contratto d'assicurazione contro la sfortuna, la siccità, le alluvioni, il cattivo raccolto.
Oggi, "fare il porco" non ha la stessa valenza semantica che aveva il "fare il maiale". Fare il porco richiama piuttosto alla mente vecchi debosciati dallo sguardo lascivo. Vite inutili perse dietro a un culo. Debosciati miliardari che preferiscono credere alla favoletta della ventenne persa dietro al loro maschoio fascino brianzolo, piuttosto che dietro alla "busta" del Rag. Spinelli. Che squallore! Lunga vita al maiale, ma crepi il porco.
Negli ultimi tempi, pur ricchi di porcate, la porcata-principe è stata senz'altro quel pubblico esercizio di violenza da caserma, esercitata su una ragazza non in grado di difendersi. Smarrita, colta di sorpresa dalla volgarità e dall'insistenza, quante volte? Si giri... E giù la guardatina esibitamente lasciva al culo della ragazza.
Io credo che se su quel palco ci fosse stata mia figlia, non avrei resistito alla tentazione di ammazzare con un unico sgozzamento sia il porco che il maiale. Una volta uccisa sul palco, Angela Bruno (perchè è di lei che stiamo parlando) ha continuato ad essere massacrata dal porco (..."si, va bene, mi scuso, ma sembrava divertirsi tanto"...); dal gorilla del porco Galan (il Banal Grande), che in una trasmissione continuava a brandire minaccioso il suo telefonino, depositario - a suo dire - degli SMS della ragazza, dalla quale si dedurrebbe... Si dedurrebbe cosa? Che magari avrebbe fatto carte false per essere vittima della porcata? E il Banal Grande come è entrato in possesso di materiale privato coperto dal segreto postale? In trasmissione, a nessuna testa di cazzo sedicente giornalista è venuto in mente di chiedere a Galan "scusi, ma lei perchè ha gli SMS fra una privata cittadina e terze parti"?
Ieri Angela Bruno ha giocato d'anticipo, e ha pubblicato lei i suoi SMS. Non c'è niente di "sembrava divertirsi tanto", signor Berlusconi; non c'è niente di cui debba vergognarsi Angela e non il suo padrone, signor Galan. Lei dovrebbe solo vergognarsi per aver lanciato minacce in stile mafioso a una ragazza di trent'anni.
Pubblichiamo in calce l'articolo di Repubblica che racconta degli ultimi avvenimenti, e invitiamo i lettori ad aprire e leggere attentamente la raccolta fotografica degli SMS che Angela Bruno, giocando d'anticipo e fottendoli tutti, ha pubblicato. Non emerge alcun autoconpiacimento. Sul palco non si divertiva. Emerge invece questo losco rapporto di sudditanza (quante malefatte, in nome del lavoro purchessia...) fra Angela e la Green Power, nel ruolo di beneficiata principale delle porcate lasciate impunemente dire dal porco ad Angela.
Gli "avvertimenti della Green Power sono tutti formalmente gentilissimi, nei confronti di Angela. I managers le danno del tu, e pensano intensamente al suo bene. Se tutto filerà liscio, ci saranno "wine and roses" per tutti, a cominciare da Angela. Se invece dovesse montarsi inutilmente un caso che non esiste...
Ovviamente non possiamo fare i "giustizieri della notte" ed ammazzarli tutti (anche se la tentazione, lo ammetto, talvolta è forte. Ma fra oggi e domani qualcosa possiamo fare: ammazzare il porco, conservando tutto il nostro contadino rispetto per i maiali. Fra oggi e domani possiamo spuntargli le setole, limargli le zanne, chiudergli per sempre (polioticamente, of course...) quella boccaccia ormai fuori controllo, che vomita porcherie tutte le volte che si apre. Tafanus
Angela Bruno reagisce alle minacce: "Ho pubblicato su Fb tutti gli sms"
La venditrice offesa da Silvio Berlusconi e minacciata in tv dal candidato Pdl Giancarlo Galan di avere le prove che dimostrerebbero la sua "partecipazione divertita" al siparietto con il Cavaliere, ha messo in rete il contenuto dei messaggi scambiati con il suo superiore della Green Power
(di Katia Riccardi - Repubblica)
FOTO GLI SMS DI ANGELA
L'sms apparso era quello che l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan aveva minacciato di rendere pubblico in diretta ad Agorà
su Raitre. Il messaggio che aveva avuto da qualcuno interno
all'azienda. E che il conduttore non aveva voluto mostrare, per non
violare la privacy, e non solo per questo. Anche perché dovrebbero
esserci limiti e contorni alle storie individuali, per non trasformarle
in squallide guerre.
"Non voglio fare nomi, io questa bassezza
non la raggiungo, mi dispiace", ci ha spiegato Angela Bruno. Che la sua
guerra la sta facendo da due settimane. Chiusa in casa. Internet come
finestra, e la decisione di pubblicare quei messaggi integralmente.
"Pensano che abbia paura? Paura di cosa? Peggio di così..", ha
continuato.
Fermo immagini di conversazioni. "Ne tiran fuori
una dietro l'altra, è uno scherzo..". Scrive lei sugli sms. Qualcuno
della Green Power cerca di tranquillizzarla: "Tra poco ti diremo cosa
pensiamo sia meglio fare. Siamo con Christian ora e stiamo discutendo".
Lei dice: "Mi offendono anche...". Dall'azienda rispondono: "Da questa
situazione se gestita bene ne possiamo trarre tutti grandi vantaggi,
anche tu stessa, e non parlo di mostrine, e applausi".
Messaggi, toni. Christian Barzazi è l'avvocato che cura le relazioni
esterne dell'azienda energetica. Uno dei capi, e candidato anche nella
lista di Galan.
Ma Angela Bruno i nomi non li conferma. I messaggi, che
durano per qualche giorno, partono il 10 febbraio, dopo la Convention, e
poi si interrompono. Quando la situazione sfugge al controllo Angela
Bruno risponde ancora, dice di stare male, di non poterne più, chiede
silenzio, l'azienda pretende un suo comunicato. "Angela - le dicono
dall'azienda - se la gestisci questa situazione è un'opportunità,
altrimenti un casino per tutti". E ancora. "Non ti sei fidata di noi. E'
stata una delusione". Lei continua a ripetere di non essersi sentita
onorata. Vuole le scuse. Ma non gliele fa nessuno.
Per
Berlusconi questo teatrino è già storia vecchia. Le scuse che doveva
fare le ha fatte con questa frase: "Sì sì, si è divertita, poi si è
fatta condizionare da moralisti bacchettoni e giornali come Repubblica".
Lei ora sbotta: "Non ne posso più di tanta bassezza. Si è perso il
punto principale della questione. All'azienda serve Berlusconi? A me non
interessa. Il mio problema ora non è solo trovare un modo per andare
avanti ma anche per far finire questa gogna. Sono pronta a tutto. Sono
una donna forte, se pensano di distruggermi, hanno trovato la persona
sbagliata. Ora che i messaggi sono fuori che possono fare? Devo farmi
passare questa rabbia. E' stata la mia vita a essere messa in mezzo, ho
chiesto solo delle scuse. Mi hanno risposto pubblicando un mio messaggio
privato", ha detto. E il punto resta il solito. Niente scuse perché la
signora ha sorriso divertita sul palco con il Cavaliere.
Scritto il 24 febbraio 2013 alle 15:01 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (10)
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La restituzione dell'IMU era già cosa fatta. Tanto fatta, da essere annunciata con 9 milioni di lettere farlocche in stile "Agenzia delle Entrate". Parecchi hanno fatto la fila ai CAF per incassare immantinente. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo.
Poi c'era il problema delle coperture finanziarie. PROBLEMA ??? Il Cavaliere SuperMan ha sempre una soluzione! "Le risorse ci sono già: vengono dall'accordo italo-svizzero su fisco e capitali italiani in Svizzera".
A stretto giro di posta arriva la smentita del ministro svizzero Eveline Widmer-Shclumpf:
"...L'accordo fiscale con Roma è fermo, e se anche si chiudesse quest'anno non entrerebbe in funzione prima del 2015..."
Fine ingloriosa dell'ennesima vaccata berlusconiana.
Scritto il 22 febbraio 2013 alle 22:08 nella Berlusconi, Economia, Politica | Permalink | Commenti (2)
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Berlusconi rinuncia al comizio a Napoli, ma al suo posto c'è un videomessaggio - L'ex premier non partecipa all'evento di chiusura della campagna elettorale Pdl alla Mostra d'Oltremare per una forte congiuntivite. "Riagguantiamo gli elettori delusi", dice nel messaggio video inviato alla manifestazione. "Interverremo sulle pensioni minime". Nuove accuse a Monti e alla sinistra: "Sono tutti cattivi"
Il
Cavaliere questa mattina ha inveito nuovamente contro Mario Monti e il
centrosinistra. Del Professore ha detto di averlo sostenuto, "ma poi lui
è cambiato, si è rivelato cattivo e amante del potere". Ed è colpa del
presidente del Consiglio se "i tedeschi sono entrati a gamba tesa" nella
campagna elettorale italiana, perché "Monti li ha abituati male". La
sinistra, invece, "dalla coalizione di Bersani e Vendola a Ingroia, è
un'armata brancaleone cattiva e spietata che ci sottometterebbe, è
pericolosa per la nostra libertà".
A fine giornata il Cavaliere appare in televisione, al Tg5.
E lancia un messaggio sulla questione delle pensioni minime.
"Bisognerà pensare ai pensionati facendo come abbiamo fatto e cioè
quando portammo più di un milione pensionati ad un aumento delle
pensioni che consente di sopravvivere", dice l'ex premier (Ben 516 euri. NdR)
Scritto il 22 febbraio 2013 alle 20:43 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (1)
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ROMA - L'eleganza di lasciare a una signora
l'ultima parola. Angela Bruno ora sta solo cercando silenzio,
definitivo. Non è una richiesta esagerata. E' fatta da una ragazza di
trent'anni diventata famosa come "quella della domanda su quante volte viene".
Su Google nelle foto appare sorridente accanto a Silvio Berlusconi.
Angela Bruno però non ride da quel giorno. E su quel sorriso si è
scatenato un putiferio mediatico che la sta stritolando. Ha chiesto le scuse, "ma non è servito, non lo sono state", ha detto dopo aver ascoltato alla radio le parole di un Cavaliere senza eleganza.
Vuole
spiegare, ancora una volta, ci ha chiesto di darle voce sperando sia
l'ultima intervista. Ha un tono forte, deciso, è arrabbiata, chiusa a
casa, e non lavora da due settimane. Con il suo tipo di contratto se non
lavora non guadagna. Cerca di difendersi da quando è scesa da quel
palco e la storia è nota, la sua versione, i motivi di quel
"divertimento" che di divertito non aveva niente. Inutile continuare a
parlare di quel suo modo di sorridere alle battute di Silvio Berlusconi.
Quante volte viene? Si giri. Lei ha sorriso, imbarazzata. Ha cercato di
riportare la conversazione su un altro piano. Circondata dai suoi capi e
di fronte a un uomo carismatico e potente. Una "persona comune", come
continua a definirsi Angela Bruno, finita tra gli artigli del giaguaro, o
del leone, a seconda dell'angolazione da cui si decida di guardare l'ex
premier.
Non
si può contestare un sorriso, decidere quanto valga un imbarazzo
"durante", se più di un imbarazzo "dopo". Quello che si deve contestare è
solo l'ineleganza di una raffica di battute pesanti. 
Invece è successo ancora. Negli studi televisivi di 'Agorà' quando l'ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan, ora candidato del
Popolo della Libertà, ha ripreso in mano l'argomento insieme al suo
telefonino, sventolandolo di fronte al conduttore Andrea Vianello: "Io
ho qui i messaggi che quella signora ha mandato dopo essere scesa dal
palco! La signora sa, deve sapere e mi ascolti. Io ho i messaggi che ha
mandato dopo". Sono conversazioni private, è una violazione della
privacy, non le voglio vedere ha reagito Vianello in studio. "No, va
detto! La signora era contenta, e molto. Ci dobbiamo pur difendere", ha
continuato Galan. Intimidendola galantemente.
"Lui dice 'la
signora parla, ci dobbiamo difendere'. Non ne posso più. Devo star
zitta. Devo parlare. Quei messaggi ce li ho anche io. Sono pronta a
portarli in tribunale. Loro si devono difendere da me? Sono io che sto
cercando di difendere me stessa da tutti i torti che continuano a
farmi", ha spiegato Angela Bruno. "Vorrei vedere sventolare l'ordinanza
del tribunale che gli ha dato il diritto di violare la legge e avere i
miei messaggi privati, personali. Sono disponibilissima a metterli a
confronto, alle condizioni che venga fuori il nome della persona che li
ha dati, senza il mio consenso, violando la mia privacy. Tutto quello a
cui stò assistendo si chiama mobbing, e lo dico da donna. Per le donne".
Parla veloce, nel tentativo di tappare nuovi buchi, cercando
un'ultima parola. Si può contestare un divertimento, o si può credere
che non ci sia stato. Prima o dopo fa poco differenza. Ma non la pensa
così neanche Berlusconi che nel chiedere le scuse si è limitato a
regalarle una parola vuota. "Sì sì, signorina tante scuse... Ma non
legga più Repubblica e altri giornali consimili". Per poi aggiungere:
"Era divertitissima, mi ha chiesto l'autografo e di essere fotografata.
Poi si è fatta influenzare dai sepolcri imbiancati, da quei moralisti da
due lire".
I moralisti da due lire sono scesi in piazza. A
Milano le donne del Popolo della Libertà sfilano con lo slogan "Sono una
donna non sono una bambola". Le donne del Pdl, Daniela Santanchè,
Mariastella Gelmini, Elena Centemero, sono in strada a dire: "Siamo
donne normali, donne che lavorano in casa o in ufficio o in fabbrica,
donne che studiano o che cercano, a fatica, un impiego. Siamo le madri,
le sorelle, le mogli e le figlie degli italiani". Ma sono anche donne
come Angela Bruno. La ragazza di quante volte viene.
"Quelle di
Berlusconi non sono state scuse. Ma un nuovo modo per offendermi, per
ribadire che mi sono divertita, è un giro di parole il suo. Io vorrei le
scuse come le ho chieste, senza se. Senza ma. Per me, per tutte le
donne", ha detto ancora Angela Bruno. Che oltre a non riceverne di nuove
ora rischia di non ricominciare a lavorare. La Green Power - l'azienda
con cui collabora - ha definito quel momento sul palco un "simpatico
siparietto". E quando Angela Bruno è scesa i vertici le hanno fatto i
complimenti. Ora vorrebbero che minimizzasse. Che non negasse di essersi
divertita. Come se questo possa chiudere la faccenda. "L'azienda, la
persona che la rappresenta mi voleva manipolare, obbligare per farmi
fare delle dichiarazioni false che io non ho voluto fare, nonostante il
mio rifiuto hanno rilasciato un comunicato falso. Ho dovuto nascondermi
da tutte le loro pressioni. Sono arrabbiata. Ho sorriso su quel palco
perché erano le circostanze, non avevo neanche capito che dopo avermi
chiesto di girarmi mi avrebbe guardato il sedere. Potevo scendere,
voltare le spalle a tutti i miei superiori. Sono stata confusa. Ma ora?
Ora mi rifiuto di rispondere alle manipolazioni, ora cerco di dire le
cose come sono andate. Perché non serve?", ha continuato a spiegare.
"Ho
subito quattro giorni di pressioni da parte dell'azienda e non rispondo
più al telefono a queste persone. Sto rischiando il lavoro, e li ho
sempre difesi, ma non ne posso più. Non sono una dipendente dell'azienda
ma una libera professionista quindi se non lavoro non guadagno. Sono
due settimane che non guadagno. Hanno fatto tutto loro e io ora vorrei
se ne assumessero la responsabilità. Ho detto no comment per tanti
giorni, ma non si gioca così con la vita delle persone", ha continuato.
"Che siamo sotto elezioni è solo una coincidenza. A me della politica
non interessa nulla, non ho nessun doppio fine, non voglio pubblicità,
al contrario, vorrei silenzio. Non sono debole, sono arrabbiata, non ho
paura, non sto accettando compromessi. Sto chiedendo di avere un'ultima
parola".
Per interrompere questo carosello forse le parole
finali potrebbero anche non essere le sue, ma del Cavaliere, e della
Green Power. Due parole eleganti e solitarie, come "Mi scusi".
VIDEO: "Lei quante volte viene?" - La richiesta di scuse
In una scala da zero a dieci, quanto può essere maiale, un potente? Quale soddisfazione può dare ad un maiale potente una manifestazione di sottomissione pubblica ad una raffica di battute cretine, maialesche, che non troverebbero cittadinanza neanche al CAR di Grosseto? Lo so, la disgustosa scenetta può anche dare l'impressione, a prima vista, che la vittima stesse al gioco. Non fosse per la situazione di sudditanza oggettiva: una ragazza di trent'anni, colui che gli hanno detto essere l'uomo più potente d'Italia (l'uomo o il maiale?), la sua azienda che ha appena avuto un contratto interessante, i suoi capi che quasi la incitano ad "essere gentile" nei confronti dei grugniti (pardon... delle "battute") del maiale potente...
"Si giri"... e giù uno sguardo maialesco da vecchio "rattuso" al culo della malcapitata. La qualke in "Green Power" è una delle tante poveracce indifese, con contratto da collaboratrice esterna. Può essere lasciata a casa in qualsiasi momento, senza obbligo di spiegazioni.
E poi quel Galan, meglio noto come il "Banal Grande", che non si vergogna a sventolare su RaiTre il suo telefonino, nel quale sarebbero archiviati SMS della vittima. Il messaggio mafioso: "attenta, abbiamo i tuoi SMS. Dobbiamo difenderci". Il "maiale gregario" schierato a difesa del "maiale Capo". Una storia umana (anzi, disumana) di uno squallore infinito. Come li ha avuti, questi messaggi? chi glieli ha mandati, trattandosi di corrispondenza privata, poteva mandarglieli? E questo imbecille si rende conto di "brandire" in pubblico un'arma che è già reato possedere?
Ai "signori" della Green Power una richiesta: la prossima volta che capiterà loro di dover compiacere un maiale per un contratto, non mandino una povera crista di trent'anni schiava del "rinnovo eventuale" del contratto. Se la cosa vergognosa che è successa è solo un insieme di battute eleganti, mandino sul palco, a raccogliere queste porcherie, una loro figlia, una sorella, una moglie. Così potremo verificare che DAVVERO alla Green Power pensano che si sia trattato di un "simpatico siparietto".
Ricordatevela, la faccia che apre il post, nel momento di entrare in "gabbina". I maiali possono stare solo nelle porcilaie. Tafanus
Scritto il 22 febbraio 2013 alle 12:54 nella Berlusconi, Impresentabili | Permalink | Commenti (13)
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Caro Professore,
benvenuto nel mondo sempre più affollato dei cialtroni. Ieri quando ho sentito con le mie orecchie che affermava che la Merkel non vuole Bersani al governo, alcuni pensieri si sono affollati nella mia testa:
No, Professore, così non va. Lei ha iniziato a pisciare fuori dal vaso nel momento stesso in cui ha smesso di vedere "Baratri & Precipizi" (non più funzionali alle sue esigenze di premier), e ha iniziato a "vedere lucine in fondo al tunnel" che nessuno vedeva. Ma le lucine le servivano, evidentemente, a sostegno della sfilza delle promesse che sarebbe cominciata a breve, con la sua "salita in politica": altra espressione che non significa una mazza, ma che tratteggia benissimo la sua infinita arroganza.
La stessa arroganza che le consente, dall'alto di un partitino che fatica a tenere il 12%, di "dettare le condizioni" al maggior partito italiano. Lei ha già avuto un'incredibile caduta d'immagine nel momento in cui è "salito in campo" da leader di un governo di larghe intese, e ha iniziato a sparare su tutti, ma principalmente su quel partito senza il cui leale appoggio il suo governo non avrebbe fatto un mese di vita. Ora ha stupidamente cercato di seppellirlo non già sotto la forza delle sue argomentazioni, ma scippando la Merkel di un endorsement all'incontrario che costei non si è mai sognata di produrre. Un endorsement che suonava stonato come un master di Giannino, o come una laurea del Trota. Eppure lei, Professore salito in campo per salvare l'Italia dal Comunismo, non ha saputo resistere.
Questa stupida reazione alla "ansia da prestazione", che si annuncia drammatica per lei, le ha fatto fare il più imbecille degli errori. Peggio delle lauree di Oscar Giannino, che hanno il pregio di restare confinate in ambiti delimitati. Lasci perdere la politica. Torni ai suoi adorati studi, come da suoi impegni (traditi).
Un'ultima cosa, Professore: qualsiasi borsista di un ufficio-stampa di un partitino, conoscendo gli umori del popolo italiano, le avrebbe potuto facilmente spiegare che dire agli italiani "non votate Bersani, perchè Angela Merkel non gradisce", avrebbe solo potuto convogliare su Bersani migliaia e migliaia di voti di "antipatia" verso la Merkel.
[...] «La Merkel teme l'affermarsi di partiti di sinistra soprattutto in un anno elettorale per lei, credo che non abbia nessuna voglia di vedere arrivare il Pd al governo» ha aggiunto il premier uscente prima ad un evento Adnkronos poi su Sky e infine su La7, smentendo la tesi di Berlusconi secondo la quale dopo le elezioni ci sarebbe l'accordo tra i Democratici e Scelta Civica.
Ma poco dopo è arrivata la smentita del portavoce della Cancelliera: «Non si è espressa sulle elezioni italiane e non lo ha fatto neanche in passato». «Spetta agli italiani scegliere il proprio governo ed io non mi mischio in suggerimenti o congetture», ha successivamente aggiunto la stessa Angela Merkel in un'intervista al quotidiano Straubinger Tagblatt, rispondendo ad una domanda sull'atteggiamento della Germania in caso di vittoria di Silvio Berlusconi [...]
Scritto il 21 febbraio 2013 alle 18:10 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Curiosamente (ma non troppo) il DVD de "I Magliari" è distribuito da Medusa Cinematografica (vedi piccolo logo al centro in alto), cioè dalla società cinematografica di proprietà dello stesso magliaro.
Perchè "magliaro"? Perchè mi piace chiamare le cose col loro nome, e non girarci intorno. Un magliaro è un magliaro, e non posso certo chiamarlo vigile urbano, o fisioterapista, o tassista, o Celebre Imprenditore.
I fatti relativi alla sua magliarata sono noti, e stanno facendo il giro del mondo. Ormai a difendere la magliarata è rimasto solo Angelino Alfano, ma ciò dovrebbe metterla in allarme, non tranquillizzarla. Riassumiamo i fatti, i "materiali", e poi vediamo perchè ciò che è avvenuto ieri non piuò che essere definita una magliarata. Prendiamo alcuni dettagli da giornalettismo, ma avremmo potuto prenderlo da una gamma fortunatamente molto ampia di testate e blog, che stanno diffondendo la magliarata a macchia d'olio. Non vogliamo far mancare il nostro contributo:
La propaganda elettorale di Silvio Berlusconi sull’Imu vede al centro dell’offensiva le Poste Italiane. Dino Martirano sul Corriere della Sera racconta dell’”Avviso importante-Rimborso Imu” che è stato mandato dal Cavaliere: nove milioni di lettere spedite con la tariffa agevolata postale per propaganda.
La grafica della busta è un capolavoro di imitazione della corrispondenza ufficiale che potrebbe trarre in inganno gli elettori meno alfabetizzati:
«Avviso importante », è il richiamo in bianco su fondo blu. E di seguito—sopra l’indirizzo del destinatario— in caratteri a corpo maggiorato viene indicato il magico richiamo alle tasse: «Rimborso Imu 2012», c’è scritto in bella evidenza. Per il resto, la busta è anonima e solo un quadratino, in alto a destra, indica in modo criptico che si tratta di materiale elettorale che viaggia grazie alla tariffa postale ridotta pagata dai contribuenti.
Una lettera che potrebbe essere scambiata per quelle “ufficiali” del fisco:
La lettera firmata da Berlusconi, poi, è stata stampata in due versioni: una, più corposa, accompagnata dal depliant con il programma in 7 punti del Pdl, inviata ai capifamiglia delle sei regioni in bilico (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia); mentre una seconda versione, più striminzita, è stata spedita agli indirizzi delle altre 14 regioni. La comunicazione ha prodotto già i suoi effetti: tanto che in alcuni uffici postali e in alcune sedi dell’Agenzia delle Entrate già si sarebbero presentati i primi richiedenti (...che coglioni... quasi quasi ho più simpatia per i magliari che per le vittime dei magliari... NdR)
Ecco, questa la magliarata, in malafede a partire dalla grafica e dalla tipologia della busta. Come al solito, le magliarate sono fatte abbastanza bene per imbrogliare i più disarmati (anziani, semianalfabeti) e abbastanza male se riferita a gente appena appena alfabetizzata. Dunque nella magliarata dell'uomo di Arcore c'è l'aggravante che prende per il culo, selettivamente, i ceti più esposti. Esattamente come i magliari nelle stazioni di servizio delle autostrade. Ecco, caro Cavaliere, perchè lei non è un Granda Magliaro, ma un piccolo, infimo magliaro di provincia. E ora mi quereli pure per averle dato del magliaro. Ma lo faccia presto, entro venerdì sera, in tempo utile da consentirci di sputtanarla.
Nel frattempo, apprendiamo che Rivoluzione Civile ha querelato Silvio Berlusconi. Sui dettagli della querela, sarò più esaustivo appena possibile. Tafanus
Scritto il 20 febbraio 2013 alle 16:02 nella Berlusconi, Criminalità, Fronte del Porco, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (24)
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Ieri sera ho visto il filmatino prodotto dalla "Mario Monti Ass." per "sfidare" (sic!) gli altri leader (Berlusconi e Bersani) ad un confronto TV. Monti, devo dirlo, mi ha impressionato. Più cereo del solito, se possibile. Immobile. Dalla sua faccia da museo delle cere uscivano dei suoni, e Monti sembrava un ventriloquo.
Qualcosa di devastante dev'essere successa nella testa di quest'uomo. Più perde consensi (ormai la sua coalizione "LIsta Cinica" viaggia in discesa verso il 12%), più cresce la sua prosopopea e la sua arroganza, arrivata fino a definire persino i termini dell'incontro: chi può partecipare, e chi no. Lui, Berlusconi e Bersani si, Grillo e Ingroia no. Principio qualitativo? No, perchè la qualità dei leader le decideranno gli elettori, votandoli o buttandoli giù dalla torre. Criterio quantitativo ancor meno, visto che gli ultimi sondaggi (quelli di cui non si parla) danno il Professore irreversibilmente franato al quarto posto, molto al di sotto del comico.
Ormai il vero "comico triste" è il Professor Monti, quando lo senti "dettare condizioni" sui dibattiti TV senza averne alcun titolo, o - peggio - quando "detta le condizioni" per eventuali, future alleanze post-elettorali. Decide chi deve far parte delle coalizioni. Della sua? No, quella è decisa. Delle coalizioni altrui. Bersani e Tabacci si, Vendola no. Ormai Monti non dialoga più cogli altri, "detta le condizioni". Peccato che Bersani abbia impiegato così tanto tempo prima di mandarlo affanculo, spiegandogli che la squadra del centrosinistra la decide l'allenatore del centrosinistra, e non questo patetico, decaduto aristocratico, al quale non hanno ancora comunicato che ormai è un aristocratico senza feudo, senza terre, senza patrimoni, senza armate.
Come recita un celebre aforisma su Icaro: "Uno che pensava di essere un'aquila, e invece era solo un piccione".
Sono affascinato da un altro "baciato in fronte" dagli astri che distribuiscono intelligenza e potere. Pierferdi, che da mesi corre giulivo verso la sua cupio dissolvi. Alcuni mesi fa era intorno al 6,5%, e il suo partitino aveva ancora un senso (almeno quanto ne aveva la lega). Poi, la genialata: dimostrare ad ogni respiro di essere il più fedele ammirator supino del Professore. Senza se e senza ma. Certo che Monti, grato, lo avrebbe portato a rimorchio verso cime immacolate. Invece sono bastate poche settimane affinchè tutti capissero (TUTTI, tranne Casini) che il Professore non era un brillante motore a 12 cilindri, ma una pesante zavorra, piuttosto arruginita.
Stamattina la zavorra era di nuovo in TV (RaiNews24) a "dettare le condizioni". Questa volta sul tasso di riformismo (che nessuno sa cosa sia) che i potenziali alleati (pardon... gli "aspiranti" alleati) dovrebbero avere. E ancora non si trova uno stronzo di sedicente giornalista che spieghi alla Mummia che ha fatto più riforme Bersani da Ministro della Industria, di quante non ne abbia fatte Monti da Plenipotenziario in tredici mesi.
E veniamo a Grillo, al suo impegno per un'intervista a Sky, alla prevedibilissima retromarcia, ed alla altrettanto prevedibile e sconcertante sorpresa dei media, del tipo "segue dibattito". Du questo noi, che siamo cretini, ci occupiamo fin dal 2008. dallo sconcertanrte caso dell'intervista prima promessa formalmente ad Alessandro Gilioli de l'Espresso, poi rinviata, poi negata. Perchè? "Perchè io sono un monologhista".
Per la serie: faccio più rumore se ci vado, o se non ci vado? Grillo ha capito perfettamente, e da un pezzo, che si fa più rumore "non andandoci". Tanto troverà schiere di cazzoni alla Santoro, o alla Pancani (ma potrei citarne a decine) che penseranno di regalargli non meno di due spazi a sera in trasmissioni da sette milioni di spettatori, per mesi, per aprire dibattiti su Grillo e la TV. Eppure non ci sarebbe alcunchè su cui dibattere. Grillo in TV non ci va perchè se ci andasse qualcuno potrebbe fargli delle domande, mettendo a nudo tutta la sua "preparazione" da guitto. Della serie "mille euro al mese per tre anni a tutti". Grillo non ci va perchè l'urlo, l'invettiva, il vaffanculo, in un paese precocemente rincoglionito come il nostro, paga di più del ragionamento.
Grillo non ci va perchè in un dibattito sui fatti, potrebbe scappargli qualcosa di dichiaratamente di destra o di sinistra, e da un momento dopo la capitalizzazzione del suo MòViMento 5 Stelle potrebbe dimezzarsi (fino a 2,5 Stelle). Perchè in un MòViMento come questo c'è una cosa fantastica: sia gli aderenti di area ideologica di sinistra (minoritari) che di area ideologica casapound (maggioritari) sono fermamente convinti che il MòViMento sia nato per rappresentare loro, proprio loro, nient'altro che loro. Chi glielo spiega, a questi cazzoni, che il MòViMento è nato solo per rappresentare il registratore di cassa di Grillo & Casaleggio?
In calce, riproduciamo un estratto del nostro post del 1° Maggio 2008 sil Grillo "monologhista (o mona-leghista?)
LA STRATEGIA DEL MONOLOGO
Dice
di essere ignorato dai media ma in realtà è lui che scappa. Dopo il
rifiuto di rilasciare un'intervista a L'espresso sono emersi altri
quattro episodi in cui il comico genovese si sarebbe negato al
confronto A sentire lui, i giornali lo ignorano perché ne hanno paura.
Paura delle sue battaglie, delle verità che snocciola ogni giorno sul
suo blog. Paura che sarebbe cresciuta di molto dopo l'annuncio del
prossimo V-Day (il 25 aprile) contro «la vera casta italiana», stampa e
tivù appunto. Quando però l'Espresso gli ha proposto quattro pagine di
intervista proprio sul tema dell'informazione, lui, Beppe Grillo, è
scappato. Prima imponendo domande scritte via mail, poi rifiutandosi di
rispondere anche a quelle e definendole «offensive». Il giornalista che
gliele aveva inviate, Alessandro Gilioli, nel suo blog ha raccontato il
tutto, riportando anche le domande in questione e sollevando una valanga
di reazioni di ogni tipo nella Rete italiana. (Fra i primi a riprendere
l'articolo di Gilioli, quando l'Espresso non era ancora in edicola, c'è
stato il Tafanus - NdR)
Ma nella marea di commenti suscitati dalla mancata intervista sono emerse anche storie ed episodi che consentono di gettare una luce nuova sul rapporto tra il comico-guru genovese e i media. Come quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio "crossmediale" sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: "Chi ha paura di Beppe Grillo?". Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro. Dopo il V-Day seguono ulteriori mesi di lavoro: il libro viene riaggiornato per Longanesi. Che decide, per la seconda volta, di non pubblicarlo. A tutt'oggi il volume non ha trovato un editore disponibile a pubblicarlo. Una storia che richiama quella di "Grillo da ridere (per non piangere)", che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003. «Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt'altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero.
Risuona ancora nel Web il monomaniacale invito rivolto al giuslavorista Pietro Ichino, reo di averlo sfidato a un contraddittorio sulla legge Biagi. «Nell'agosto scorso Grillo sostanzialmente rifiutò il mio invito a un confronto pubblico: disse che era disponibile a confrontarsi con me se io fossi andato a Bologna l'8 settembre per il "Vaffa-day"; ma quella non poteva essere, evidentemente, un'occasione di confronto pacato, sereno e paritario», racconta Ichino: «So che Bruno Vespa invitò lui e me a incontrarci a "Porta a Porta", ma Grillo rifiutò anche quello».
(in
altra sede, ho pubblicato la serie di insulti e minacce fisiche
pervenutemi dai grillini di Carate Brianza dopo l'8 settembre. La mia
colpa? aver ospitato la testimonianza di persone di Carate che all'ora e
nel luogo annunciato, dove sarebbero state raccolte oltre 2000 firme su
8000 abitanti, non hanno trovato alcun banchetto. NdR) (1° Maggio 2008)
Scritto il 18 febbraio 2013 alle 10:49 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (26)
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Vicentino, studia alla Bocconi e si specializza a New York, alla Columbia University. Lavora, tra l'altro, alla McKinsey, alla Chevron e alla Saint Gobain. La sua trasversalità ha il culmine naturale dentro il Pdl: ha buoni rapporti con Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto, ma soprattutto con Bruno Ermolli, ex tutore di Marina Berlusconi e ambasciatore di Silvio nel mondo dei poteri milanesi
(di Gianni Barbacetto - Il Fatto Quotidiano)
“In termini personali, io ho pedalato in discesa tutta la vita. All’improvviso, mi sono trovato davanti questo enorme problema, che mi ha reso più fiducioso in me stesso e mi ha fatto capire che sarei in grado di pedalare anche in salita”. Così parlava Paolo Scaroni, uomo ottimista e manager di successo, intervistato nel 2002 sulle colonne del Financial Times. L’”enorme problema” a cui accennava era il suo arresto, subìto nel 1992, nel pieno di Mani pulite e seguito da una pena, patteggiata, di 1 anno e 4 mesi. Per tangenti: pagate per ottenere appalti e ammesse davanti ai magistrati. Ma dieci anni dopo, Scaroni, sul quotidiano londinese, si autoassolveva: “In un paese in cui gli affari e il governo erano così strettamente intrecciati, dove le istituzioni erano controllate dai politici, era possibile comportarsi in modo diverso? La risposta semplice è: no, non era possibile”.
Chiusi così i conti con Mani pulite, il manager riprendeva felicemente a pedalare in discesa. Dopo un breve esilio è tornato in Italia ed è risalito sulla cresta dell’onda: nel maggio 2002 è nominato dal governo Berlusconi amministratore delegato dell’Enel: proprio l’azienda pubblica da cui dieci anni prima aveva “comprato” appalti, a suon di tangenti (“Something that in retrospect is somewhat ironic”, si permette di commentare il Financial Times). Nel 2005, diventa amministratore delegato dell’Eni.
Tangentopoli, due volte protagonista - Paolo Mario Scaroni, vicentino, studia alla Bocconi e si specializza a New York, alla Columbia University. Lavora alla McKinsey, alla Chevron, alla Saint Gobain, infine alla Techint, il gruppo della famiglia Rocca, con grandi interessi in Messico e Argentina. Proprio come amministratore delegato della Techint inciampa nell’inchiesta Mani pulite: il 14 luglio 1992 viene arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti ai partiti per ottenere appalti dall’Enel. Dopo qualche tempo confessa: “Dal 1985 a oggi ho versato al Partito socialista circa 2 miliardi e mezzo, sempre su richiesta dell’onorevole Balzamo, consegnandogli denaro a volte in contanti e a volte su conti esteri”.
Racconta a verbale di essere stato convocato a metà degli anni Ottanta da Vincenzo Balzamo, segretario amministrativo del Psi e braccio destro finanziario di Bettino Craxi, il quale gli avrebbe spiegato che gli appalti alla Techint sarebbero stati condizionati da contributi versati al partito socialista. Gli uomini del Psi messi nei posti chiave, spiega Scaroni ai magistrati, “erano in grado di stoppare qualsiasi iniziativa del gruppo Techint, qualora non ci fossimo adeguati al sistema”. Il manager si adegua. Agli inizi degli anni Novanta, però, il sistema sembra incepparsi: “Craxi aveva espresso uno sgradimento nei miei confronti”, gli viene spiegato nel 1991 da un collaboratore di Balzamo, Vittorio Valenza.
Scaroni chiede allora udienza al rappresentante di Craxi nel settore energia, Bartolomeo De Toma: “Mi fece capire che la ragione per cui Craxi ce l’aveva con noi era perché voleva più soldi dall’impresa”. Il leader socialista voleva alzare il prezzo. “Transattivamente, convenimmo su un versamento della somma di lire 800 milioni”. Tornerà in cella, per un giorno, nell’aprile 1993. Poi, ammesse le tangenti – ma non un ruolo da regista nelle mazzette Enel – Scaroni chiede di patteggiare la pena: 1 anno e 4 mesi, sotto la soglia che obbliga a entrare in carcere. Con ciò, chiude i suoi problemi penali. Segue un periodo di eclissi, durante il quale però Scaroni realizza il suo capolavoro: la compravendita della Siv. Scoppiata Tangentopoli, lo Stato avvia la gigantesca operazione delle privatizzazioni. Ancor prima, però, deve mettere in liquidazione, sotto la regia di Giuliano Amato e Alberto Predieri, l’Efim, carrozzone di Stato che fa acqua da tutte le parti, ma che contiene anche qualche boccone prelibato: come la Siv, un’azienda che produce vetri per auto.
Scaroni, che ha iniziato giovanissimo la sua carriera come manager proprio di un’impresa del vetro, la Saint Gobain, fiuta l’affare e, per conto della Techint in alleanza con la britannica Pilkington, compra la Siv per soli 210 miliardi di lire: circa la metà del valore assegnatole da una perizia di Mediobanca, protesta invano qualche ex manager del gruppo. Dopo qualche tempo, la Pilkington rileva l’intera Siv e Scaroni si trasferisce a Londra, come chief executive officer dell’azienda britannica. Di Tangentopoli Scaroni è stato dunque due volte protagonista: la prima, come manager che ha comprato appalti pubblici in cambio di mazzette ai partiti, contribuendo così a formare la voragine del debito pubblico che ha portato nel 1992 l’Italia sull’orlo della bancarotta; la seconda, come beneficiario delle privatizzazioni rese necessarie per salvare il paese dai guasti di Tangentopoli.
Trasversale, tra Londra e Roma - Gli anni londinesi, più che un esilio, sono un periodo di intensi rapporti stretti con gli italiani che contano. In vista, evidentemente, del grande rientro. Scaroni ha sempre avuto ottime relazioni: è cugino di Margherita Boniver, ex ministro socialista; è amico di Massimo Pini, già uomo di Craxi all’Iri diventato poi consigliere economico di An; e ha sempre avuto buoni rapporti con Gianni De Michelis, ex doge socialista. Non si può dunque dire che fosse taglieggiato da un Psi estraneo e nemico. Ma le sue amicizie sono sempre state trasversali: Luigi Bisignani, democristiano, tessera P2, ex giornalista, condannato a 2 anni e 8 mesi per le tangenti Enimont, è il lobbista che ha lavorato per lui, contribuendo a costruire il suo ritorno in Italia: rientra nel 2001, come presidente degli industriali di Venezia; poi, l’anno successivo, viene nominato amministratore delegato dell’Enel.
Per Scaroni le pubbliche relazioni sono importanti, tanto che aveva incaricato un’agenzia specializzata di Londra, la Fensbury, di ricostruirgli l’immagine. Con ottimi risultati, a giudicare dall’articolo del Financial Times del 2002, in cui si presenta come l’icona del manager italiano. Del resto, la carta stampata è sempre stata una sua passione, tanto che a metà degli anni Ottanta, insieme a un giornalista di Panorama, Angelo Maria Perrino, scrisse un libro, “Professione manager”, edito da Mondadori. In copertina il suo nome non compariva: “Anonimo”, era scritto prima del titolo, mentre il nome di Perrino era preceduto da un “a cura di”. Il gioco però era fatto per essere scoperto: l’”Anonimo” autore di “Professione manager” era proprio lui, Paolo Scaroni, fisico alla Gene Hackman e voglia di cavalcare l’onda anni Ottanta dei manuali all’americana dove si indica la strada più breve per il successo. Nella sua città ha mantenuto salde radici, tanto da diventare, per un periodo, presidente del Vicenza Calcio. Ma le sue capitali d’adozione sono Londra e, naturalmente, Roma. E la sua relazione più preziosa è quella con un uomo anch’egli molto attivo sull’asse Roma-Londra: Mario Draghi, l’ex direttore generale del Tesoro che poi è passato da Bankitalia alla Bce.
La trasversalità dell’uomo ha il culmine naturale dentro il Pdl: Scaroni ha buoni rapporti con Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto, ma soprattutto con Bruno Ermolli, ex tutore di Marina Berlusconi e ambasciatore di Silvio nel mondo dei poteri milanesi. Il manager ha però qualche sponda anche a sinistra, se è vero che ai tempi dei governi dell’Ulivo era circolato il suo nome come possibile risanatore dell’Alitalia; e che la sua nomina ai vertici dell’Enel ha provocato, accanto alle reazioni critiche di Pier Luigi Bersani, anche i commenti soddisfatti di un altro ex ministro dell’allora Quercia, Vincenzo Visco. Un bel risultato, per l’autore di un manuale che consigliava agli aspiranti manager di non schierarsi troppo, di non bruciarsi brandendo una sola bandiera politica. Il corruttore dell’Enel è diventato manager dell’Enel: “Ironica sorte”, come dice il Financial Times. E poi dell’Eni, fino allo scandalo attuale delle mazzette algerine: innocente fino a prova contraria, naturalmente. Ma l’indagine milanese ha fatto riprendere vita nel 2013 ai cattivi spiriti di Tangentopoli. Nell’Italia della Prima Repubblica non si poteva lavorare senza pagare tangenti, scolpisce Scaroni per sempre sulle colonne austere del quotidiano britannico. Nessuno si è alzato a smentirlo, nessun manager gli ha risposto: parla per te. Del resto, pagava lui, grande manager della grande Techint, come pagavano Fiat e Ferruzzi, Fininvest e Olivetti. I patti con la politica e gli accordi di cartello sono più comodi della concorrenza e del libero mercato. Ancora oggi? In Italia, ma anche all’estero?
Questo quanto emerge dalla faccenda Scaroni. E' solo l'inizio. Nei prossimi giorni ripercorreremo la storia della Popolare di Lodi di Fiorani,, dei rapporti fra la Mediolanum e gli uffici postali, trasformati in sportelli a costo zero della Banca di Berlusconi. Ci occuperemo della Banca Festi-Rasini, del papi di Berlusconi, Dellaq Banca Padana, e del Credito Fiorentino, la banca di Verdini. Ci occuperemo degli uomini di Monti in MPS, delle inchieste su Banca Intesa (Passera) . Ci occuperemo di TUTTE le banche. E per quaqnto riguarda il MPS, andremo a rivedere i rapporti nati degli anni '60 fa tale Berlusconi Silvio, all'epoca palazzinaro, e dil MPS. Tafanus
Scritto il 08 febbraio 2013 alle 23:01 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità | Permalink | Commenti (1)
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Ci sono giornate, ogni tanto, che nascono bene... In viaggio per Rimini, dove domani e dopodomani andremo a sostenere le Sorelle d'Italia, che giocheranno contro le tenniste USA per un posto in semifinale di Fed Cup nel World Group.
Traffico accettabile, deviazione per Forlì, dove siamo andati a vedere la Mostra "Novecento" (principalmente concentrate su pittura, scultura, design, cartellonistica fa le due guerre). Bella la mostra, bellissima la location, nel complesso museale di San Domenico.
Poi Rimini, albergo sul lungomare, vento e onda lunga, consueta efficienza romagnola. Wi-Fi in camera, gratuito, con buonissima velocità. All'ingresso in camera, una piccola sorpresa (vedi fotto sotto): chi indovina di cosa si tratti vince un berluskino di pelouche:
Ma il bello deve ancora arrivare. Sapendo che domani i sondaggi taceranno, sono andato per l'ultima volta a vedere "what's new"... Ed ecco cosa ho trovato. Quattro sondaggi nuovi di zecca, di istituti affidabili (Ipsos, Lorien, Demos, Ispo), con field-work effettuato fra il 4 e il 6 febbraio, che danno in media un vantaggio al centrosinistra di 6,7 punti (35,8% contro 29,1 %). Il Professore senza loden, col contorno dei fini casini, viaggia ormai stabilmente sotto il 15 %, in discesa.
Infine, un sondaggio della IPSOS che potete aprire qui, sul gradimento dei leaders. Non vi toglierò il piacere di leggerlo, perchè è molto completo, sulla segmentazione del gradimento per livello culturale, professione, età eccetera. Ma voglio togliermi il gusto di enucleare alcuni punti, MOOOOLTO significativi, che denunciano l'elevatissimo profilo "qulturale" dell'elettore berlusconiano. Tenete in mente questo dato: Berlusconi ha il gradimento, fra l'intero universo degli elettori, del 22% (e già questa è una vergogna, che torna a disdoro del popolo italiano). Ma la segmentazione di questo 22% conferma quanro sapevamo:
Berlusconi riscuote fiducia superiore almeno di 4 punti rispetto alla media del 22% in questi segmenti:
Specularmente, ecco dove il Partito degli Ignoranti risulta debole, o debolissimo:
Insomma, un partito (pardon... Movimento), senza futuro. E se dovesse avere un futuro prossimo (fra due settimane) vorrà dire che ce lo meritiamo,costui. Incrociamo le dita delle mani, dei piedi, e i maschietti si tocchino con maschia vigoria gli zebedei. Gufando uniti, possiamo farcela.
Tafanus
Scritto il 08 febbraio 2013 alle 19:49 nella Berlusconi, Bersani, Cultura, Monti, Tafanus | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 07 febbraio 2013 alle 11:07 nella Berlusconi | Permalink | Commenti (2)
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BPM - Finanziamenti alla criminalità e tangenti ai politici - Arrestato Onofrio Amoruso Battista, avvocato ed ex parlamentare Pdl. Nel decreto di perquisizione viene citato anche Zambetti, ex assessore regionale lombardo arrestato per avere comprato i voti dalla 'ndrangheta Redazione Il Fatto Quotidiano | 6 febbraio 2013
Massimo Ponzellini
Alcuni finanziamenti concessi sarebbero stati a beneficio di “soggetti in rapporti con la criminalità organizzata” scrivono i pm di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici nel decreto di perquisizione a carico di Battista. Secondo gli inquirenti "esisteva presso Bpm un vero e proprio comitato di affari che "vendeva" i contratti di finanziamento più problematici. Emerge con sempre maggiore forza, durante il periodo di presidenza Ponzellini, la sistematicità di questo mercimonio, che non si è arrestato di fronte ad alcuna barriera, sia pure quella di pervenire a finanziare soggetti in rapporti con la criminalità organizzata”.
Ma non solo Amoruso Battista avrebbe pagato alcuni politici locali tra cui Domenico Zambetti, l’ex assessore della giunta Formigoni in carcere per voto di scambio con la ‘ndrangheta. Dai conti dello studio legale Palmisano e Amoruso – si legge nel documento – fuoriesce denaro che parrebbe andare a beneficio di uomini politici quali Emilio Santomauro e Domenico Zambetti”. Santomauro è stato consigliere comunale a Milano dal 1997 al 2006, prima per An poi nelle fila dell’Udc ma non è più nelle fila del partito centrista dal 2009.
“Ex vertici Bpm hanno ancora influenza”. “Vi è oggi la consapevolezza che di detto comitato d’affari hanno fatto parte, oltre a Ponzellini (ex presidente, ndr), Cannalire, Chiesa (ex dg) e Amoruso, persone che esercitano ancora oggi influenza all’interno della banca” osservano i pm nel decreto di perquisizione. “Questa convinzione – continuano i pm – è rafforzata dalla vicenda riguardante la remissione di querela nei confronti di Francesco Corallo (titolare di BPlus, che ha ricevuto finanziamenti da Bpm, ndr), estesa di diritto a tutti coloro che hanno commesso il reato di cui all’articolo 2635 cc in concorso con lui (corruzione tra privati, ndr), tra i quali certamente Amoruso e chissà chi altri”.
I pm: “Finanziamenti a soggetti in rapporti con la criminalità”. Tra i soggetti che rientrano in quello che viene definito “lo scenario di criminalità organizzata nel quale si muovono diversi dei protagonisti della vicenda”, vengono citati Alfredo Iorio e Domenico Zambetti, l’ex assessore regionale arrestato nei mesi scorsi con l’accusa di ‘voto di scambio’ con la ‘ndrangheta. I pm scrivono che Rosario Scuteri, indagato nella inchiesta su Bpm, “viene presentato in banca da Alfredo Iorio, il quale e stato sottoposto a misura cautelare nel procedimento denominato Parco Sud”. Proprio in quella inchiesta, Scuteri aveva riferito al pm “di essere stato presentato a Bpm da Iorio e di avere con lui e con Andrea Madaffari (altro arrestato nel corso della indagine in argomento) rapporti riguardanti affari immobiliari”.
“Ha inoltre riferito di essere cugino di terzo, quarto grado con la famiglia Mammoliti (clan di malavita calabrese), di essere cognato di certo Domenico Lipari, ucciso a colpi di pistola nel 2007. Infine, non ha nascosto di aver dovuto risolvere una questione nei rapporti con la criminalità organizzata ricorrendo a soggetti in grado di dialogare con questa”
“Rapporti di Scuteri – proseguono i pm – con ambienti di criminalità organizzata sembrano trovare una traccia, la cui consistenza è’ da chiarire, nei suoi rapporti con Zambetti, politico recentemente arrestato in altra indagine di criminalità organizzata, come dimostrano i rapporti finanziari tra i due”. Secondo i magistrati “non è accertato il fatto che Ponzellini fosse a conoscenza delle connotazioni di criminalità organizzata gravitanti intorno agli affari di Iorio e Scuteri, ma certamente tra le attività preliminari di una banca in veste di intermediario finanziario vi è quella di contrastare il riciclaggio ed è certo la prima regola da osservare a tal fine quella di evitare l’erogazione di prestiti senza istruttoria o peggio con istruttoria negativa in favore di soggetti di cui non sia accertata la caratura imprenditoriale” Quando nel maggio scorso Ponzellini fu arrestato furono evidenziati i suoi rapporti con la Bplus di Francesco Corallo, incensurato, ma figlio di Gaetano, mai condannato per associazione mafiosa ma uomo considerato vicino al boss Nitto Santapaola
Battista, secondo gli inquirenti, grazie all’amicizia con Ponzellini, avrebbe ricevuto da alcune società una tangente di due milioni di euro per agevolare la concessione di finanziamenti da parte di Bpm. Il professionista, titolare di uno studio legale associato di Milano e già consigliere regionale, è indagato per i reati di infedeltà patrimoniale e di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti (corruzione, corruzione privata, appropriazione indebita, violazione del divieto degli esponenti bancari di contrarre obbligazioni, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio)”.
Battista è stato consigliere regionale della Lombardia dal 1995 al 2000 e presidente della commissione ambiente, energia e protezione civile. Eletto nelle liste del Polo delle libertà, aveva poi aderito all’Udr di Cossiga e, a seguire, all’Udeur di Mastella, per diventarne segretario regionale per la Lombardia fino all’approdo nella Margherita. E’ stato inoltre consigliere di amministrazione della Cassa risparmio di Alessandria e di Banca Akros, la banca di investimento del gruppo Bpm [...]
Interessante anche questo articolo che riferisce delle indagini sul parlamentare OdL Laboccetta, sempre per porcherie legate allo stesso fione...
Ora basta con la campagna MPS. Da oggi, e fino alle elezioni, parleremo delle banche altrui. A cominciare dalla banchetta diretta dal papà di Silvio, e chiusa - unico caso in Italia - per riciclaggio di danaro sporco; parleremo di BPM, di Popolare di Lodi, della Banca di Verdini, di Mediolanum, di Antonveneta, dei rapporti fra MPS, Loggia P2 e Berlusconi, e di tanta altre cosine.
Si sa... quando si comincia a giocare coi fiammiferi vicino ai fusti di benzina, non è detto che non rimanga scottato anche chi ha iniziato il giochino...
Tafanus
Scritto il 07 febbraio 2013 alle 00:12 nella Berlusconi, Formigoni, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (6)
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Scritto il 06 febbraio 2013 alle 08:00 nella Berlusconi, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (15)
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Stasera a Ballarò sono stati presentati gli ultimi sondaggi "ufficiali" di Pagnoncelli. Ultimi sondaggi ufficiali, perchè da sabato scatterà il "silenzio pre-elettorale".
I sondaggi della IPSOS di Pagnoncelli vanno letti molto attentamente, perchè è storicamente dimostrato che su una lunga serie di elezioni, la sua IPSOS è quella che è andata mediamente più vicina ai "voti di pietra".
Alla luce di questa ultima strisciata di dati, dobbiamo dedurre che il "ricongiungimento praticamente avvenuto" fra centrosinistra e centrodestra, di cui blatera la Paleontologa Oceanografica Alessandra Ghisleri di Euromedia, a reti unificate, è unaq sòla buona per il marleting virale. As usual.
Vediamo i numeri di questo "ricongiungimento. Sembra che la "bomba" MPS abbia prodotto meno danni dello sperato. La gente sa che non esiste solo la MPS (c'è anche la Popolare di Lodi, la Banca Padana, il Credito Fiorentino, Verdini e la MPS si volevano molto bene, e nsono sotto inchiesta per porcherie sui derivati anche la Deutsche Bank, la Barclays, l'ABN Ambros, la quarta banca olandese, Unicredit, Intesa-San Paolo di Passera e Fornero... che nella MPS c'era in CDA un candidato del Professore; che MPS è stata la banca di riferimento del nano di Arcore. Ecco che improvvisamente tutti sono diventati molto più cauti, con lìaffaire MPS.
Inoltre, la minchiata della "restituzione dell'IMU" ha fin qui prodotto più risate e tormentoni su facebook, che non consensi. La vedono bene, e ci credono, solo quelli che credono a qualsiasi cosa arrivi dal nano. Insomma, lo zoccolo duro del "menomalechesilviocè". Lo zoccolo duro, e le zoccole morbide.
Ecco i dati per partito:
Ai voti del PD devono essere aggiunti 4,2 punti di SEL, e 0,7 punti del PSI. Totale centrosinistra: 36,7%. Ai voti del Pdl e della Lega dobbiamo aggiungere 4,6 punti di altri partitini di destra. Totale centrodestra, 28,0%. Il Professore condannato all'irrilevanza, marcia siocuro in discesa verso un risultato ad una cifra. Complimenti.
E vediamo il voto alle coalizioni:
Con buona pace della Paleontologa Oceanografica, il ricongiungimento resta un argomento da marketing virale. La distanza è ancora di 8,7 punti, e ci sono forti e deiffusi dubbi che questa distanza possa essere colmata in due settimane e mezza..
Ma allora forse c'è un problema di leadership? lo scialbo Bersani non tira? Vediamo:
Lo scialbo Bersani ha un consenso superiore del 107% rispetto al pirotecnico buffone. Il quale a sua volta supera il Viceré d'Italia Angelino Alfano, e - massimo disdoro! persino il Professore in loden. Tremonti, Giannino, Ingroia, sono dei fantasmi che si aggirano sottovuoto.
Tafanus
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 23:35 nella Berlusconi, Bersani, Grillo, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (85)
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...mi ami? ma QUANTO mi ami? ...mi costi, ma QUANTO mi costi?...
Questo vecchio spot di successo della TIM mi è venuto in mente oggi, guardando l'andamento dello spread negli ultimi sette giorni.. Dal minimo di 245 punti-base, dopo che Silvio ci ha regalato 4 miliardi di euro restituendoci l'IMU, siamo risaliti a quota 286. La differenza fa 41 punti-base in più.
Tradotto, questo significa che a regime in costo del debito pubblico salirà di 0,41 punti percentuali. Il che, applicato a una montagna di oltre 2.000 miliardi di euro, equivale a un maggior costo (e a maggiori future tasse) di 8,2 miliardi di euro.
Riepliloghiamo: 4 miliardi di restituzione dell'IMU. Poi altrettanto di minor introito annuale per l'anno prossimo e per quelli successivi (che bisognerà recuperare da qualche parte, visto che Berlusconi ha apposto la propria firma autografa sull'impegno con la UE per il pareggio di bilancio nel 2013 - una fola - e per il fiscal-compact (la riduzione in vent'anni del debito pubblico dal 126% del PIL al 60% - un'altra fola). A questo punto il "regalo" di Berlusconi ci costa già, su base di una legislatura, 42 miliardi di euro.
Ma non è finita, perchè gli economisti più cauti, mettono in conto il peggioramento strutturale, grazie alle minchiate pre-elettorali di Berlusconi, di ALMENO cento punti di aumento strutturale dello spread. Sono altri 20 miliardi all'anno, cioè 100 miliardi su base "legislatura".
Senza addentrarci nel problema aggiuntivo (che pur esiste, e peggiora le cose, degli interessi composti su queste nuove voragini), il "regalo" di Berlusconi ci costerebbe, in 5 anni, 142 miliardi.
Afferrato il concetto? Berlusconi ci regala qualcosa che vale 20 miliardi in cinque anni, e ci presenta un conto di 142 miliardi (calcolato per difetto) di 142 miliardi.
Gli "tagliani" giulivi si apprestano a farsi sodomizzare, senza spreco di vasellina. Chiudiamo con l'unica buona notizia di giornata: almeno a parole, il tastierista Maroni si è messp di traverso sull'ennesimo condono tombale che Berlusconi voleva regalare innanzitutto a se stesso, e poi al suo popolo bue di evasori fiscali cronici.
P.S.: qualcuno (quasi tutti i giornali di destra e di sinistra) ha voluto associare il crollo in borsa a pari merito alle minchiate di Berlusconi ed alll'affaire MPS. Niente di più falso. Basta guardare quando lo spread ha toccato i minimi, e quando ha toccato i massimi. Ha toccato i minimi quando la faccenda MPS era già da giorni sulle pagine di tutti i giornali, e su tutti i talk-show che la TV ci infligge; è risalito a 286 dopo la minchiata berlusconiana.
E dovremmo avere la lucidità di valutare quanto costino anche le promesse elettorali del patetico Professor Monti, che prima ha spiegato che "chi tocca l'IMU muore", e adesso, da politicante, annuncia che aveva scherzato. Che si può toccare l'IMU, l'IVA, l'IRPEF. Critica il populismo di Berlusconi, ma ne segue le orme.
Dio salvi gli italiani da Berlusconi e da Monti, ma innanzitutto li salvi da se stessi
Tafanus
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 12:59 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Scritto il 05 febbraio 2013 alle 00:46 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Off Topics | Permalink | Commenti (18)
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Questa la lucida, drammatica analisi di Tito Boeri su lavoce.info: un drammatico articolo dal titolo "Sessanta miliardi di sciocchezze". Un articolo da distribuire capillarmente...
Quanto vale la “proposta shock” di Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a nuovi investimenti. Ma avrà effetti anche sulla credibilità del nostro paese. E di conseguenza sullo spread.
I NUMERI DELLE PROMESSE
Quanto vale la “proposta shock” di Silvio Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a investimenti. Vediamo perché.
L’Imu sulla prima casa vale circa 4 miliardi. Berlusconi propone
di abolirla e di restituire agli italiani quanto raccolto con questa
tassa nel 2012. Quindi si tratta di 4+4=8 miliardi di entrate in meno
per lo Stato nel 2013.
L’Irap che Berlusconi vorrebbe abolire (lo aveva già promesso nel
2001 e aveva anche ottenuto una legge delega dal Parlamento per farlo
nel 2003), vale circa 35 miliardi a regime. Supponendo che l’operazione
venga distribuita uniformemente nell’arco della legislatura, saranno 7
miliardi nel 2013, 14 nel 2014, 21 nel 2015, 28 nel 2016 e 35 a fine
legislatura.
LO SPREAD DI CREDIBILITÀ
Oltre a queste risorse direttamente coinvolte dalle misure promesse da Berlusconi, bisogna tenere conto degli effetti sulla credibilità del nostro paese. Lo spread tra Italia e Spagna (al netto, dunque degli interventi della Bce di cui hanno beneficiato entrambi i paesi) si è abbassato dall’apice della crisi di più di 200 punti: i rendimenti nei nostri Btp decennali sono arrivati a costare fino a 140 punti di più dei bonos spagnoli; adesso costano circa 80 punti in meno. Le due misure chiave che hanno ridato credibilità all’Italia, secondo lo stesso Fondo monetario internazionale, sono state la riforma delle pensioni e il ripristino della tassa sulla prima casa. La stessa Bce ha potuto intervenire a sostegno dei titoli di Stato italiani e spagnoli grazie al fatto che il governo italiano aveva mostrato di saper assumere misure impopolari per rispettare gli impegni presi con l’Europa.
Se torniamo a essere l’unico paese dell’area Ocse che non tassa la prima casa, è prevedibile che lo spread riprenda ad allargarsi. Difficile stabilire di quanto, ma supponiamo che almeno metà della credibilità recuperata nei confronti della Spagna venga persa e ipotizziamo che non ci siano invece effetti sulle misure (e sulla credibilità) della Bce. Avremmo così 100 punti base in più di spesa per interessi. Dato che il nostro debito è superiore a 2mila miliardi, un aumento di 100 punti dei rendimenti dei titoli che servono a finanziarlo significa 20 miliardi di spesa per interessi in più a regime, che cominceremmo a pagare man mano che i titoli vecchi vanno in scadenza e ne emettiamo di nuovi. Dunque, pagheremmo circa 3,5 miliardi in più nel primo anno, 7 nel secondo e così via (contando su di una durata media del debito di circa sei anni).
In sostanza, l’annuncio shock potrebbe costarci 18 miliardi nel 2013 e, a regime, poco meno di 60 miliardi. Le coperture proposte da Berlusconi sono risibili. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 400 milioni, lo 0,6 per cento di quanto sarebbe necessario. L’accordo con la Svizzera è pieno di insidie e non è affatto detto che porti a entrate aggiuntive, almeno nei tempi che sarebbero richiesti per la “proposta shock”.
Le risorse andranno quindi reperite aumentando altre tasse, presumibilmente in gran parte a carico del lavoro. Ovviamente, tutto ciò impedirebbe di fare le altre cose previste nel programma del Pdl, tra cui la detassazione delle assunzioni e la rinuncia all’aumento dell’Iva. E per rispettare i vincoli del fiscal compact bisognerà prorogare il blocco dei salari nel pubblico impiego, rinunciare a programmi di investimenti pubblici, mentre non ci saranno fondi per riformare gli ammortizzatori sociali, per pagare la cassa integrazione.
Insomma, la “proposta shock” sembra essere la promessa di qualcuno che sa di perdere le elezioni e che quindi non si preoccupa minimamente della sua fattibilità. Vedremo come la giudicheranno i mercati. Speriamo non la prendano troppo sul serio.
Scritto il 04 febbraio 2013 alle 22:04 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Economia, Fronte del Porco, Politica | Permalink | Commenti (5)
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Vucumprà
La Metamorfosi di Berlusconi: da venditore di saponette a venditorie di Elisir di Lunga Vita.
Preghiamo di far circolare questo video di Francesco Merlo dappertutto. Non solo fra quelli di noi che hanno superato brillantemente l'esame di terza media inferiore, ma fra glia altri. Fra i nostri amici berlusconiani. Lo sappiamo.... ognuno di noi ha la disgrazia di averne qualcuno. Non si possono nascondere sotto il tappeto venti italiani su cento.
Prendeteli per il culo, provate a far capire loro che sono trattati come deficienti allo stato brado. Qualcuno ha aperto addirittura un dibattito sulla validità delle fonti di finanziamento indicate per La Nuova Patacca. E' questo, l'errore da non fare. Aprire un dibattito denso di numeri e analisi finanziarie su una minchiata. E' il modo migliore per far credere anche agli indecisi che questa sesquipedale stronzata possa essere oggetto di un approfondimento.
Seppelliamola sotto una scorreggia cosmica
Scritto il 04 febbraio 2013 alle 12:24 nella Berlusconi, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Scritto il 04 febbraio 2013 alle 08:00 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (29)
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Qualche tempo fa avevamo osservato come una delle poche trasmissioni di dibattito politico ancora guardabile fosse "Omnibus" (La7, tutti i giorni alle 7:30). Poi gradualmente, avevamo avuto la sensazione - sempre più netta - di una trasmissione che stava slittando a gran velocità verso l'inguardabilità.
Una sensazione sgradevolissima l'avevamo avvertita qualche giorno fa, quando la conduttrice Alessandra Sardoni - che in passato avevamo giudicato fra le più brave - in un parterre in cui l'unico rappresentante di centro-sinistra era il giovane Colaninno, a un certo punto è stata praticamente costretta da questi a dargli la parola, per non fare tutta la trasmissione come carta da parati. Ha dovuto ricordarle in malo modo che c'era anche lui. Ha avuto di malagrazia la parola, ed è stato interrotto diedci volte in due minuti. Dalla conduttrice. Poi l'interruzione "fine-di-mondo": La Pubblicità
Qualche giorno fa le prime indiscrezioni: la Telecom stava trattando la vendita (la cosa si sapeva), ma... indovinate chi era il maggior candidato all'acquisto???
Urbaino Cairo, fondatore di "Cairo Communications", former assistente di tale Silvio Berlusconi in Fininvest, quindi direttore commerciale e vice direttore generale di Pubblitalia 80, poi amministratore delegato di "Arnoldo Mondadori Pubblicità"
Non è fantastico? Stamattina mi sono sintonizzato su La7 per guardare Omnibus, e questo era l'equilibratissimo parterre che ho trovato: al posto della Sardoni - come succede ormai da giorni, era tornato il pistolino Andrea Pancani, il cui curriculum ho postato in alytra circostanza. Altri personaggi e interpreti:
Calcoliamolo, questo equilibrio: la Agostini era una delle sette persone partecipanti. Unica di area centro-sinistra. Il 14% del parterre. Non male, per una coalizione che nel paese vale circa il 40 %. Complimenti alla Telecom, complimenti ad Andrea Pancani. Dal quale, peraltro, non ci siamo mai sognati di aspettarci equilibrio da giornalista. Pancani è l'unico che non ci ha sopresi. Ha fatto il suo.
Tafanus
Scritto il 03 febbraio 2013 alle 12:23 nella Berlusconi, Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Il sondaggio sulle previsioni di voto degli italiani condotto da Demos nell'ultima settimana vede ancora il PD e la coalizione di centrosinistra saldamente in testa (36%) sia pure con un leggero calo di SEL (Fonte: Demos)
NOTA INFORMATIVA - L'Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi per La Repubblica ed è curato da Ilvo Diamanti, insieme a Fabio Bordignon e Roberto Biorcio, con la collaborazione di Martina Di Pierdomenico. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 22-28 gennaio 2013 da Demetra (metodo CATI). Il campione nazionale intervistato è tratto dall'elenco degli abbonati di telefonia fissa (N=1310 rifiuti/sostituzioni 5237), ed è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine di errore 2.7%). Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it
La faccenda MPS non ci voleva, ma forse qualcuno comincia a capire che non era solo un affare PD: un amministratore e Presidente di MPS Immobiliare candidato da Monti, Berlusconi primo beneficiario da decenni del Monte Paschi... La fola di Berlusconi ad un soffio dal centrosinistra resta una fola di Euromedia (Ghisleri, la Sondaggista del Re), buona solo per fare del marketing virale
Come da buone abitudini italiote, il leader più amato è sempre quello che non partecipa. Nella fattispecie Renzi. Come si dice... "chi non fa, non sbaglia". Mi chiedo perchè Diamanti lo abbia inserito nel sondaggio, e mi chiedo cosa sarebbe successo a Renzi se fosse stato candidato, e se avesse dovuto rispondere a domande precise su problemi precisi (OMU, alleanze post-elettorali, scelte dei candidati, eccetera) (in azzurro i dati di dic. 2012, in blu quelli di gennaio)
Pericoloso slittamento in allontanamento dal "voto utile", cdhe resta comunque maggioritario. Un favore al cazzarismo? Al "voto di testimonianza" buono solo a far vincere gli avversari del centrosinistra? Potrei sintetizzare così: "Votate Ingroia e Grillo, Beccatevi Berlusconi e Alfano"
L'alleanza post-voto coi centristi raccoglie più consensi di quanto non mi aspettassi, anche se resta minoritaria. Il problema non è quello di fare alleanze, ma "su quale progetto" di Italia, di società, di strategia. Davvero pensiamo di poter aderire, Vendola o non Vendola, la destrismo dichiarato di Monti, e all'etica paracula di Casini?
No, dobbiamo vincere e basta. Tafanus
Scritto il 30 gennaio 2013 alle 11:55 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (36)
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Scritto il 30 gennaio 2013 alle 01:39 nella Berlusconi, Off Topics | Permalink | Commenti (3)
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Scritto il 28 gennaio 2013 alle 00:48 nella Berlusconi, Bersani, Off Topics, Politica | Permalink | Commenti (8)
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Proprio così. Questo coglione ha aspettato il giorno della Shoah per dire che in fondo, con l'esclusione delle leggi razziali, questo Mussolini aveva fatto delle cose buone... E dice queste cose mentre la Merkel, tedesca, afferma senza se e senza ma che Hitler è stato un bastardo, e che il Giorno della Memoria dev'essere perpetuato, affinchè le ignominie del nazifascismo non abbiano a ripetersi.
Stronzo, stronzo, stronzo. Cento volte stronzo
Scritto il 27 gennaio 2013 alle 12:55 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica, Razzismo, Tafanus | Permalink | Commenti (24)
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"C'è chi non vuol farci vincere": la preoccupazione dei vertici del Pd. I timori che ritorni l'accerchiamento del 2005 quando si consumò la vicenda Unipol. E c'è chi ricorda che Monti ha candidato Alfredo Monaci, presidente di Mps immobiliare (di Francesco Bei - Repubblica)
Ora Bersani inizia davvero a temere per il risultato finale. L'attacco concentrico di Monti, di Ingroia, di Grillo e del Pdl, la rapidità con cui è stata decisa l'audizione del ministro Grilli a camere sciolte, i rumors di altri clamorosi colpi di scena in arrivo, i sospetti su una maxitangente rilanciati dal Giornale e da Mentana, tutto ciò sta rendendo la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ad altissimo rischio. "Si respira di nuovo l'aria avvelenata del 2005", sospira un dirigente del Nazareno. Il 2005: l'Opa dell'Unipol di Consorte su Bnl, quando l'allora presidente della Margherita, Arturo Parisi, arrivò a rinfacciare al Pds il ritorno della "questione morale"
Per Bersani il sospetto, confidato ieri a un amico, è che il bersaglio grosso sia proprio il Pd e il risultato elettorale: "Ci sono ambienti di questo paese che stanno facendo di tutto per farci perdere le elezioni". Il rischio c'è e ne sono consapevoli i maggiori esponenti del partito. "Stare sulla difensiva per un mese su questo tema potrebbe portare danni immensi - riflette preoccupato un pd di provenienza democristiana - e l'idea che 150 finanzieri abbiano setacciato per giorni la sede della banca e le abitazioni di Mussari e Vigni (ex presidente ed ex direttore generale di Mps, ndr) non tranquillizza nessuno. La paura insomma è che la saga Mps-Antonveneta sia soltanto alla prima puntata.
Nel quartier generale del Pd la tensione è alle stelle e ogni dichiarazione viene soppesata con il bilancino. Per questo ha fatto scalpore ieri a Largo del Nazareno l'attacco durissimo sferrato da Mario Monti. Non solo perché arrivato da una persona che formalmente sarebbe ancora il premier sostenuto dal Pd e probabile alleato di governo nel futuro.
Bersani e i suoi hanno infatti letto in quell'affondo di Monti un disegno preciso per affossare il centrosinistra. E si sono attrezzati con le prime contromisure. "Monti - ha sussurrato ieri Bersani a un vecchio "compagno" della Cgil all'Eur - prova a fare il furbo sul Monte dei Paschi ma non mi sembra nella posizione di poter dar lezioni". Nel Pd ora si fa notare la partecipazione di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero del leader Udc, al vertice del Monte dei Paschi, di cui è stato fino a un anno fa vicepresidente e secondo azionista. O la candidatura al Senato per Scelta Civica di Alfredo Monaci che, come ricorda Francesco Boccia, "è stato membro del consiglio di amministrazione di Mps dal 2009 al 2012 con Mussari, ex presidente di Biver Banca e tuttora è presidente di MPS Immobiliare". Insomma, non proprio un passante rispetto alle vicende che tengono banco.
Ma sono tante le "strane coincidenze" che ai piani alti del Pd fanno pensare a un intervento orchestrato per procurare più danni possibili. Anche l'audizione lampo del ministro dell'Economia Grilli, che parlerà dello scandalo Mps martedì prossimo a Montecitorio, rientra tra queste [...]
Anche il ruolo di Anna Maria Tarantola, montiana di ferro e nominata dal premier al vertice della Rai, è passato al microscopio, visto che era lei il capo della vigilanza della Banca d'Italia all'epoca dei fatti. [...]
Tutti gli uomini del PresiMente
Francesco Gaetano Caltagirone - Professione: Suocero del Fustigatore di Costumi (altrui) Pierferdi Casini - Dal 2005 al 2012 (quindi anche "all'epoca dei Fatti") è Vice Presidente del Monte dei Paschi di Siena, banca notoriamente controllata dal PD, e solo dal PD.
Alfredo Monaci - Candidato in Toscana il prima fila (n° 3 in lista) nella Lista Cinica di Mario Monti , è stato membro del Cda del Monte Paschi dal 2009 al 2012 (guarda caso proprio nell’era di Giuseppe Mussari presidente e della transazione messa in piedi coi giapponesi di Nomura e ora nell’occhio del ciclone), nonché ex presidente di Biver Banca (poi venduta) e tuttora presidente di Fabrica sgr (la joint venture fra Mps e Caltagirone partita nel 2005 che detiene in portafoglio 9 fondi immobiliari e gestisce circa 2,5 miliardi di attività) e di MPS Immobiliare.
Anna Maria Tarantola - Montiana di Ferro - All'epoca dei MisFatti era lei a capo della Vigilanza in Banca d'Italia.
...non toccava a lei Vigilare, essendo a capo della Vigilanza? In quel momento non c'era, e se c'era dormiva? Presimente Monti, niente da dire sulle pennichelle durate per mesi della sua protetta tarantolata? Vede, come Direttore della Vigilanza di Bankitalia noi abbiano un termine di paragone molto preciso: tale Vincenzo Desario (della cui amicizia con mia moglie in gioventù sono onorato). Un Direttore della Vigilanza che vigilava. Senza addormentarsi mai. Ha proficuamente "vigilato" su casi spinosissimi, sui quali il potere politico non gradiva che viglasse. Per dire... ha vigilato sulla banca di Sindona, poi sull’Italcasse di Arcaini, quindi sull’Ambrosiano di Calvi, di cui è stato commissario provvisorio. E poi sul Banco di Napoli, sul Banco di Sicilia, e persino su quella Mediobanca che è sempre stato il Sancta Sanctorum di tutti gli intrecci fra affari e politica. Dottoressa Tarantola, quali sono i casa di vigilanza che lei metterebbe nel suo curriciulum? Quali i risultati? e quali le sue "omesse vigilanze? Tafanus
Vittorio Grilli, Ministro di Monti - (Fustigatore dei Piccoli Evasori da caffè al banco) - Non è stato un giornale italiano, bensì l’agenzia Bloomberg a scoprire quello che potrebbe rivelarsi un piccolo scandalo riguardante il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. E, come nella migliore tradizione degli scandali politici italiani, c’è di mezzo una casa. Il ministro dell’Economia, l’uomo che – come ricorda Bloomberg – è stato incaricato da Mario Monti di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale, l’uomo che ha organizzato i blitz mediatici della Guardia di Finanza a Cortina, nel 2004 ha acquistato un appartamento di 300 metri quadri ai Parioli, pagandolo 1 milione e 56mila euro, ma chiedendo alla sua banca un mutuo di 1 milione e mezzo, ovvero il 41% in più di quanto pagato. Bloomberg sottolinea, riprendendolo dal sito delle Fiamme Gialle, che “le compravendite immobiliari sono spesso registrate per un valore inferiore a quello pagato per eludere la tassazione sugli immobili o i controlli antiriciclaggio”. Insomma un bel colpo alla credibilità del ministro che si vanta di aver recuperato quasi 6 miliardi di euro di evasione fiscale nei primi dieci mesi del 2012. Come risponde Grilli? Dice che si tratta “di gossip locale”, e che tutto sarebbe nato dalle accuse in fase di divorzio della ex moglie Lisa Lowenstein, che vive negli USA... (Fonte: PolisBlog)
Ma per il Ministro dell'Economia Vittorio Grilli controllare a che prezzo il cittadino Grilli ha dichiarato di aver acquistato l'appartamento, e controllare quale banca, e per quale importo, e perchè, abbia concesso al cittadino Vittorio Grilli un mutuo di quasi una volta e mezza il valore dichiarato, non dovrebbe essere un problema di difficile soluzione. O no? VittorioGrilli Ministro e Montiano ci faccia sapere i risultati dei suoi accertamenti sulle transazioni del cittadino Vittorio Grilli. E il Presidente della Lista Cinica per Monti ci faccia conoscere la sua opinione in proiposito.
Consigliamo per un ulteriore approfondimento anche la lettura di questo articolo dell'Unità... Non si finisce mai di imparare, dai Professori...
Tafanus
PERCHE' BERLUSCONI NON SI UNISCE AL CORO
Silvio Berlusconi - Non a caso il Komunista Monte Paschi si salva dagli attacchi di Berlusconi Silvio... Quando a metà degli anni '60 Silvio parte col progetto "Centro Residenziale Edilnord", un grande aiuto gli viene dal Monte Paschi, allora praticamente unico erogatore di mutui per gli acquirenti. Conosco in prima persona i fatti, perchè nel 1970 ho comprato un attico da 160 mq. più box, a 21 milioni di lire... Altri tempi. Io ero un "giovane rampante". Guadagnavo bene e spendevo tutto. Non avevo una lira da parte. Quando, alle continue pressioni di tale Comincioli (amico di Silvio, e futuro Senatore della Repubblica e "latitante illustre", ma allora venditore alla Edilnord) spiegai che non avevo soldi per l'anticipo, trovò subito la soluzione: "guardi, le facciamo fare il mutuo a venti anni dal MPS, e il resto glielo facciamo dare con un prestito bancario a tassi molto bassi dalla stessa banca. Detto-Fatto.
Allora Silvio non diceva che era una Banca Komunista", anche perchè non lo era... Come non lo era il Monte Paschi di dieci anni dopo - generoso finanziatore del piduista Berlusconi - il cui "Provveditore" era il piduista Giovanni Cresti... Leggiamo:
"...Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani..." (fonte: berluscastop.it)
Grande Bersani!
Grazie a Claudio R. per la segnalazione di questo video
Scritto il 26 gennaio 2013 alle 15:32 nella Berlusconi, Bersani, Criminalità, Economia, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (52)
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Quelli che seguono sono i dati abbastanza confortanti che arrivano dalla Demos di Ilvo Diamanti, per l'Italia, e addirittura per il Veneto
"Too close to call", troppo vicini per indicare il vincitore: così commenterebbero gli statunitensi di fronte alle stime di voto del Veneto elaborate da Demos per Il Gazzettino. Dopo vent'anni di dominio di Pdl e Lega, infatti, qualcosa sembra essersi rotto. Nei dati dell'Osservatorio sul Nord Est, la coalizione (almeno ufficialmente) guidata da Berlusconi è accreditata del 35.1% alla Camera e del 37.5% al Senato, ed è seguita da vicino dalla compagine di Bersani, che raccoglie il 33.5% alla Camera e il 34.2% al Senato. Lista Monti: 12-14%; Mov. 5 Stelle: 9.5% alla Camera e 8.5% al Senato.
Nella seconda Repubblica, il Veneto è stato una riserva di voti per il centrodestra. Guardando alle ultime elezioni politiche, erano più di 20 i punti percentuali che separavano la coalizione Pdl-Lega guidata da Berlusconi nel 2008 da quella di Veltroni (composta da Pd e Idv). Alle regionali del 2010, il divario tra queste forze aumentava a oltre 34 punti percentuali. Cosa succederà alle prossime elezioni politiche? Prima di vedere nel dettaglio i dati, una "precauzione d'uso": i sondaggi non sono una previsione sull'esito del voto, quanto piuttosto una fotografia del presente. A maggior ragione in questa occasione, particolarmente fluida ed effervescente, bisogna ricordare che mancano ancora diverse settimane alla fine della campagna elettorale e la quota di indecisione - che riguarda sia "se" sia "chi" votare - appare ancora ampia. Date queste avvertenze, possiamo anticipare che gli orientamenti elettorali per le prossime politiche sembrano portate grandi novità: vediamole:
Questi i dati relativi al Veneto per il Senato:
Senato della Repubblica. La partita, al Senato, è centrale: infatti, è necessario vincere in Veneto per pensare di avere una maggioranza solida a Palazzo Madama. Anche qui, però, l'equilibrio tra coalizioni è tale da non poter prevedere un vincitore. Il centrodestra, in vantaggio, raccoglie il 37.5% dei consensi, ma la coalizione di Bersani (34.2%) lo segue da vicino, a poco più di 3 punti percentuali. Monti, che al Senato è sostenuto da un'unica lista, sfiora il 14%, mentre il Mov. 5 Stelle, che qui raccoglie l'8.5%, rischia di non superare il quorum dell'8% previsto dalla legge elettorale.
Questi i dati relativi al Veneto per la Camera:
Camera dei Deputati. Nelle stime di Demos, il Pd, con il 30% dei consensi, è largamente il primo partito della regione, e già questo dato segna un mutamento radicale rispetto al passato. Considerando le altre forze della coalizione "Italia Bene Comune", Bersani raggiunge il 33.5%. Pdl e Lega Nord, invece, raccolgono rispettivamente il 17 e 14%: con gli alleati "minori", la coalizione guidata da Berlusconi raggiunge il 35.1%. La distanza tra le due, quindi, è inferiore ai 2 punti percentuali. Un'altra novità è il "terzo polo", che si fa forte soprattutto del risultato di Scelta Civica. La lista di Monti, infatti, al suo debutto elettorale supera il 12%, ma prosciuga anche gli alleati: insieme, Udc e Fli non raggiungono il 4%. Da mettere in rilievo, inoltre, il risultato del Mov. 5 Stelle: il partito guidato da Grillo, con il 9.5%, triplica i consensi ottenuti alle regionali 2010. Rivoluzione Civile di Ingroia, invece, raccoglie meno del 3%, mentre i "venetisti" di Indipendenza Veneta sfiorano il 2%.
I NUMERI PER L'ITALIA - Con la stessa metodologia, la Demos ha condotto un sondaggio fra il 17 e il 22 Gennaio, riferiti a tutto il territorio nazionale.
Questi i dati relativi all'Italia per il Senato:
Questi i dati relativi all'Italia per la Camera:
Come si vede, lo svantaggio del centro-destra rispetto a Bersani & C. ridotto a 3/6 punti è probabilmente il risultato di una sbronza al metanolo del Capo dei Capi, e della ineffabile Ghisleri. Tafanus
P.S.: I dati dettagliati in pdf possono essere scaricati da questo link
Scritto il 25 gennaio 2013 alle 19:27 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica | Permalink | Commenti (6)
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