Sequestri per 30 milioni. Tangenti, controllo dei boss e materiali scadenti, dal restauro delle mura alla nuova funivia.
Il sistema ruotava intorno a Francesco e Vincenzo Morici. Il loro primo "colpo": i lavori milionari del porto voluti dalla Protezione Civile di Bertolaso per la Louis Vuitton Cup. I loro nomi emergono anche nell'inchiesta sul senatore D'Alì(di Rino Giacalone - Il Fatto)
Il Porto di Trapani, finanziato per la Louis Vuitton Cup del 2005, e non ancora terminato
Mafia e corruzione. Accade in Sicilia, a Trapani, dove Polizia e Guardia di Finanza hanno sequestrato 30 milioni di euro di beni e società a due imprenditori molto noti nell’isola, Francesco e Vincenzo Morici, celebri per essersi aggiudicati i lavori per il primo “grande evento” della protezione civile targata Guido Bertolaso: i 45 milioni di euro di appalti per il porto, un’opera che doveva essere costruita per la Coppa America del 2005, ma che non è ancora stata finita.
Otto
anni dopo si scopre che i due Morici, padre e figlio, secondo la
magistratura, erano a capo di un sistema che si muoveva indisturbato
grazie agli appoggi garantiti da politica e burocrazia, anche in cambio
di mazzette, e sostenuto dall’ala di Cosa Nostra capeggiata dal latitante Matteo Messina Denaro.
I Morici, per gli investigatori, erano infatti diventati una potenza
economica giocando la loro partita imprenditoriale con carte truccate:
l’avallo dei boss, la conoscenza in anticipo delle caratteristiche chieste dai bandi di gara
e la possibilità di inserire nei bandi alcuni requisiti che loro e non
altre imprese erano in grado di garantire. Così si erano aggiudicati
appalti importanti come quelli per il risanamento delle antiche mura della città (7 milioni), per la costruzione della Funivia Trapani-Erice
(9 milioni) e per il porto di Trapani (45 milioni) questi ultimi
finanziati, e ancora oggi non completati, ai tempi delle gare della
Louis Vuitton Cup. Un “grande evento” dietro il quale si muoveva la
mafia.
Le imprese di Cosa Nostra a Trapani si sono occupate delle
forniture e, come hanno rivelato alcuni imprenditori, chi costruiva
sapeva bene che i loro materiali erano scadenti. Tanto
che le antiche mura della città, appena recuperate, hanno già ceduto e
hanno fatto sprofondare tratti della strada litoranea della città. Ferro
malconcio risulta poi essere stato impiegato (per ammissione di chi lo
ha fornito) anche per le nuove banchine del porto e per la Funivia per
Erice.
Gli imprenditori sapevano bene che il materiale utilizzato
era scadente. Ma, come è stato spiegato dai testimoni, acquistando
forniture di quel tipo era più facile far uscire soldi in nero dai bilanci, per poi intascarlo esentasse o suddividerlo con boss, politici e burocrati.
Gli
investigatori, che hanno eseguito un provvedimento di sequestro emesso
dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani – la
richiesta è arrivata dal questore Carmine Esposito – sono andati a bussare alle porte di decine e decine di società da Trapani a Roma, e poi ancora a Milano, Gorizia e Pordenone. Una vasta holding d’imprese impegnate soprattutto nel settore dell’edilizia, tutte riconducibili ai Morici
Il
nome di Francesco Morici compare in diverse indagini antimafia. E
spunta anche dagli atti dell’inchiesta contro l’ex sottosegretario
all’Interno Antonio D’Alì, il parlamentare del Pdl sotto processo (rito abbreviato) a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.
I Morici, risulta da un’intercettazione e dalle parole dei pentiti,
sostenevano infatti di avere l’ex senatore Pdl come sponsor in molte
gare di appalto.
“Corrupti mores” è stata denominata
l’operazione, “comportamenti corrotti”. Numerose le tangenti
“intercettate” lungo questa indagine gli investigatori e in particolari
quelli della Polizia diretti dal dirigente della divisione anticrimine Giuseppe Linares,
“mazzette” pagate a politici e pubblici funzionari, della Provincia
regionale di Trapani dove da qualche settimana è stata avviata dalla
prefettura una ispezione che potrebbe portare allo scioglimento per
inquinamento mafioso. Una decisione che rischia di essere presa prima
ancora che la provincia scompaia per legge assieme alle altre 8 dell'isola, come stabilito il governatore Rosario Crocetta.
Intanto però il grosso dei fondi pubblici è andato speso, è servito ad
arricchire la mafia e ha lasciato più povera la Sicilia.
Si sapeva tutto già prima... ecco cosa riporta l'archivio storico de l'Espresso alla data del 18/11/2004:
Cosa Nostra's Cup (di Francesco Bonazzi)
"...una città letteralmente col vento in poppa, all'improvviso. Un vento che tra meno di un anno gonfierà le vele di una delle gare di qualificazione alla prossima America's Cup di Valencia e che spinge su Trapani una pioggia di fondi pubblici da oltre 80 milioni di euro. Nella piccola capitale della Sicilia occidentale, dove il reddito medio pro capite non supera i 10 mila euro l'anno, tanti soldi così in un colpo solo non li hanno mai visti. Serviranno a rifare il porto e creare un nuovo scalo turistico da 1.200 posti-barca, ma anche a completare le fogne. Opera forse di minor glamour, che però i 70 mila trapanesi attendono da anni e mai avrebbero sognato di veder realizzata grazie a un evento lussuoso come la Louis Vuitton Cup. Un'occasione imperdibile per aprire un'economia che da secoli si poggia su vigneti, saline e tonnare. Ma anche per togliersi l'etichetta di provincia "zoccolo duro della mafia", come ha detto 20 giorni fa il senatore Roberto Centaro, presidente forzista della commissione Antimafia.
Già, perché Trapani è la patria di un boss come Vincenzo Virga, arrestato nel 2001, e il grande nascondiglio di quel Matteo Messina Denaro che contende a Bernardo Provenzano il podio di latitante numero uno di Cosa Nostra. Ma ora il problema è come evitare che le imprese vicine alla mafia mettano le mani sulla Coppa. La magistratura sta dando una mano, e il 21 ottobre ha arrestato per corruzione l'ingegnere capo del Comune, Filippo Messina, sequestrando tutta la documentazione relativa a decine di appalti pubblici. E su Trapani è calato l'imbarazzo. E nessuno ha ringraziato gli investigatori.
Questa magia dei miliardi che arrivano a vela sulle Egadi si deve al senatore di Forza Italia Antonio D'Alì, classe 1951, sottosegretario agli Interni. Un barone-banchiere capace di convincere Ernesto Bertarelli, patron di Alinghi, la barca svizzera che detiene la Coppa America, a scegliere Trapani. Ad agosto, l'investitura diventa ufficiale e il 3 settembre D'Alì ottiene che il governo dichiari per decreto la manifestazione "Grande Evento". Non si tratta di una medaglietta, ma è come innestare un motore Ferrari sotto la macchina organizzativa. Significa attivare subito 62 milioni di fondi statali, altri 4 milioni di fondi regionali più 16 milioni di euro a carico dell'amministrazione cittadina. Il tutto con procedure semplificate che consentono di ricorrere anche all'affido diretto dei lavori, saltando appalti e gare varie [...]
Se il governo ha formalmente affidato la guida delle operazioni al prefetto Guido Bertolaso, gran capo della Protezione civile, nei fatti la regia è nelle mani di due fedelissimi di D'Alì. Si tratta del sindaco forzista Girolamo Fazio, e del commissario dell'Autorità portuale, Emilio Barboncini. Ai primi di ottobre si erano svolte le prime riunioni operative per mettere a punto i progetti da affidare alle imprese. Nulla faceva presagire il terremoto che avrebbe innescato di lì a poco l'inchiesta sugli appalti. All'arresto dell'ingegnere capo, pare che il sindaco volesse addirittura dimettersi, pur non essendo toccato dall'inchiesta. Ma D'Alì, intuendo che sarebbe stato uno smacco politico enorme, lo ha fermato [...]
Ma il fallimento dell'opera, fatta per tirare su appalti & affari più che moli e posti-barca, è goà chiaro dal 2005
Naufragio D'Alì (l'Espresso, 3 maggio 2007)
La Louis Vuitton Cup, fece tappa a Trapani nell'ottobre 2005. Per la città fu un tuffo nel jet set internazionale, nonché motivo d'orgoglio per lo sponsor politico dell'evento: il senatore Antonio D'Alì, all'epoca sottosegretario all'Interno e oggi presidente della Provincia. Che adesso ha un diavolo per capello e invoca interrogazioni parlamentari: il ministero dell'Ambiente ha infatti bocciato diverse opere portuali realizzate per l'occasione. In particolare una banchina nella "Zona di Protezione Speciale delle Saline di Trapani" (a sua tempo sequestrata dalla magistratura dopo le denunce di Legambiente) e due dighe foranee che hanno distrutto sette ettari di poseidonia, pianta marina protetta dall'Unione europea. Progetti che l'Autorità Portuale proponeva senza successo da anni e che furono infine cantierati, in assenza di valutazione d'impatto ambientale (Via), grazie a una deroga della Protezione Civile di Guido Bertolaso per i lavori in teoria indispensabili alla manifestazione ma che, come da italica prassi, non furono completati in tempo [...]
E nel 2010, su sa quasi già tutto...
Grande Evento Via col Vento (di Lirio Abbate - l'Espresso del 18 marzo 2010)
Sembrano legati da un filo invisibile, ma anche da amicizie e passioni comuni. Come i "grandi eventi". Sono Guido Bertolaso e il senatore del Pdl Antonio D'Alì entrambi coinvolti adesso in inchieste giudiziarie. Le loro strade si sono incrociate per la prima volta sei anni fa, quando il parlamentare era sottosegretario all'Interno e all'epoca fu attivissimo nel convincere Ernesto Bertarelli patron di Alinghi, a portare nel 2005 la Louis Vuitton Cup nella sua Trapani [...]
Ma la Corte dei conti «dubita». Per i magistrati contabili la regata non può essere «riconducibile alla categoria dei "grandi eventi rientranti nella competenza del dipartimento della Protezione civile"». Il motivo è che i "grandi eventi", «quand'anche non si sostanzino in calamità o catastrofi, dovrebbero pur sempre riferirsi a situazioni di emergenza che mettano a grave rischio l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente». Nulla di tutto ciò, scrive nella sua istruttoria il magistrato Rocco Di Passio, «sembra possibile ravvisare nel "grande evento" della regata velica Louis Vuitton Cup [...]
Fra le imprese che si aggiudicano i lavori di completamento delle opere foranee nel porto di Trapani vi è anche la Coling Costruzioni Generali che fa capo alla famiglia Morici, indicati dagli inquirenti molto vicina al senatore D'Alì. Gli affari trapanesi protetti dallo scudo emergenziale della Protezione civile che ruotano attorno all'America's Cup vengono sfiorati subito dalle inchieste su mafia e pubblica amministrazione che nell'ottobre 2004 portano in carcere il capo del Settore Urbanistica del Comune di Trapani, l'ingegnere Filippo Messina, accusato di corruzione, falso e turbativa d'asta [...]
All'epoca a condurre quell'istruttoria furono i pm Andrea Tarondo e Giuseppina Mione. Ora la Mione è a Firenze e sta coordinando insieme agli altri colleghi della procura l'inchiesta sui grandi eventi in cui è coinvolto Guido Bertolaso, accusato di corruzione, insieme alla "cricca" di Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio del lavori pubblici. Il senatore Antonio D'Alì dopo aver perso la carica di sottosegretario è stato eletto presidente della Provincia di Trapani e oggi è a capo della commissione Territorio Ambiente del Senato. I magistrati di Palermo, secondo quanto confermato a "L'espresso", lo hanno iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa si basa su dichiarazioni di collaboratori di giustizia fra i quali Antonino Birrittella e Francesco Geraci. Quest'ultimo racconta dei rapporti che vi sarebbero stati fino agli anni Novanta fra il parlamentare e il boss latitante Matteo Messina Denaro. In particolare, la famiglia del capomafia accusato della strage di via dei Georgofili a Firenze è stata in passato al servizio dei D'Alì nelle loro tenute trapanesi. Ma nel fascicolo sono inserite anche intercettazioni in cui mafiosi parlano tra loro facendo riferimento all'ex sottosegretario [...]
Dalle intercettazioni emerge che, parlando con il suo
collega Gratteri, ammette ridendo di avere "finto commozione" visitando
la Casa dello studente distrutta dal sisma. Gli avvocati: "Fuorviante
cogliere frammenti di lunghe conversazioni intercettate: il prefetto in
oltre due anni di presenza sul territorio dell'Aquila ha dato prova di
grande abnegazione e disponibilità". L'ex capo della polizia Izzo
interdetto dai pubblici uffici
Poco dopo il suo insediamento nella carica di Prefetto
dell'Aquila, città sconvolta dal terremoto, Giovanna Iurato "scoppiava a
ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e
ai bimbi rimasti orfani". E' quanto stigmatizzano i pm di Napoli
commentando una telefonata del prefetto intercettata.
I
magistrati napoletani - titolari dell'inchiesta sugli appalti per la
sicurezza nell'ambito della quale Iurato è indagata per turbativa d'asta
- fanno riferimento a una telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto
Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010.
"Commentando
la sua prima giornata ufficiale - scrivono i pm - nella città
martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato "una citta'
inesistente, che non c'e"), scoppiava a ridere, ricordando come si era
(falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani.
Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici
di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di
assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo)
legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o
scongiurare indagini in corso".
La vicenda è riportata nella
richiesta di misure cautelari firmata dal procuratore aggiunto Rosario
Cantelmo e dai pm della Dda Vincenzo D'Onofrio, Raffaello Falcone e
Pierpaolo Filippelli.
Le intercettazioni
"Appena metti piede in città, subito con una corona, vai a rendere omaggio ai
ragazzi della casa dello studente". E' il consiglio che Giovanna Iurato,
appena nominata prefetto dell'Aquila, ricevette dal padre. E' uno
dei passaggi della telefonata intercorsa il 28 maggio 2010 tra Iurato e
il prefetto Francesco Gratteri, intercettata nell'ambito dell'inchiesta
della Procura di Napoli sugli appalti per la sicurezza. I pm partenopei
esprimono severi giudizi sul tono della telefonata, in cui emergerebbe
la falsa commozione del prefetto:
IURATO: Allora senti...sono andata...sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati...
GRATTERI: Si lo so.
IURATO:
...perchè è un uomo di mondo, saggio, dice: "...appena metti piede in
città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa
dello studente...".
GRATTERI: Brava
IURATO: Eh allora sono
arrivata là, nonostante la mia...cosa che volevo...insomma essere
compita (fonetico)...mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai
fino a...
GRATTERI: Ti mettesti a piangere...sicuramente!
IURATO: Mi misi a piangere.
GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
IURATO: Ed allora subito...subito...lì i giornali: "le lacrime del Prefetto".
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
Di Francesco Gratteri sappiamo chi era. Durante il G8 era capo dello SCO, è stato condannato in appello con sentenza passato in giudicato a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.
Per il momento, è a capo della Direzione Anticrimine Centrale, dopo
aver gestito l´Antiterrorismo ed essere stato questore di Bari.
Della Iurato invece non ricordavamo quasi niente, e abbiamo fatto una piccola ricerca d'archivio. Uno per tutti, abbiamo preso un articolo diFiorenza Sarzanini del Corsera, del 29 maggio 2010, per rinfrescarci e rinfrescarvi la memoria su Giovanna Maria Iurato. Professione: "Fedele Servitrice dello Stato"
Giovanna Maria Iurato: appena nominata all'Aquila, compare anche nella «lista Anemone» - Appalti, soldi e il marito del prefetto - La Procura convoca la Iurato. «Provviste occulte dall'incrocio di aziende»
Sono almeno sei le società collegate a Finmeccanica che avrebbero gestito gli appalti serviti ad occultare riserve di fondi neri. L'indagine avviata dai magistrati romani si intreccia con quella dei pubblici ministeri napoletani che ha già svelato la rete di contatti attivata per l'assegnazione delle commesse. E punta in particolare su due aziende: la Selex, amministrata dall'ingegner Marina Grossi, moglie dell'amministratore delegato della holding Pierfrancesco Guarguaglini; e la Elsag datamat, specializzata nei sistemi informatici. Mentre nella capitale ci si concentra sui conti esteri, da Napoli partono gli avvisi a comparire per le persone che hanno seguito la procedura di aggiudicazione delle gare.
Tra loro spicca il nome del nuovo prefetto dell'Aquila Giovanna Maria Iurato(nella fotina), fino a qualche settimana fa direttore del reparto tecnico-logistico del ministero dell'Interno, che si è insediata tre giorni fa. Il provvedimento le è stato notificato nei giorni scorsi e il suo interrogatorio è stato fissato per lunedì mattina. L'alto funzionario del Viminale dovrà chiarire le procedure seguite per la realizzazione del Cen, il Centro Elettronico Nazionale del capoluogo partenopeo della Polizia di Stato. La società affidataria è proprio la Elsag Datamat, scelta anche per gestire i sistemi informatici durante il G8 che si è svolto proprio in Abruzzo la scorsa estate.
Iurato dovrà spiegare i criteri per la designazione, soprattutto tenendo conto che uno dei dirigenti dell'azienda è il suo attuale marito. L'intreccio di interessi ha insospettito gli inquirenti e rischia di rivelarsi il secondo infortunio nella carriera del prefetto, la cui nomina era stata bloccata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri quando si è scoperto che il suo appartamento era inserito nella cosiddetta «lista Anemone», l'elenco dei lavori di ristrutturazione compiuti dalle aziende che fanno capo a Diego Anemone, l'imprenditore accusato di far parte della «cricca» che ha ottenuto numerosi appalti per i «Grandi Eventi». L'attenzione dei magistrati romani si concentra sulle fatture emesse da alcune imprese controllate da Finmeccanica — prima fra tutte proprio Selex — per la fornitura di apparecchiature di alta tecnologia [...]
...è troppo difficile, è "giustizialista" mettere insieme il 2010 (chi governava?), la Cricca, Anemone, L'Aquila, le Grandi Opere, Berlusconi, Bertolaso, Finmeccanica? Chi l'ha nominata, nonostante ci fossero delle inchieste aperte? E come la mettiamo con la storia della "moglie di Cesare"? E se qualcuno, a fronte di queste risate, dovesse darle della stronza (non io, sia chiaro! Io ho grande rispetto per i "Fedeli Servitori dello Stato"...), cosa rischierebbe? Giusto per farlo sapere ad un mio amico blogger, che è molto tentato da questa idea... Tafanus
Le foto pubblicate dal settimanale di famigghia «Chi»
Su «Chi» la Boccassini che getta una cicca
Dopo Raimondo Mesiano, Ilda Boccassini. Dopo Mattino 5, ecco il
settimanale «Chi», sempre di proprietà della famiglia Berlusconi. Adesso
la rivista di gossip, diretta da Signorini, pubblica un servizio,
corredato da alcune foto della giornata del procuratore aggiunto
milanese.
LE CALZE - Il magistrato, che si occupa del sequestro
di Giuseppe Spinelli (il ragioniere di Arcore) è stato seguito da un
fotografo mentre fa shopping a Milano con un'amica. Così come Mesiano
(il giudice della sentenza relativa al lodo Mondadori, venne criticato
per il colore (turchese) dei calzini, allo stesso modo nel servizio del
settimanale di gossip si parla delle calze del pm del processo Ruby (nel
quale l'ex premier è imputato).
LA SIGARETTA - La Boccassini butta una cicca di sigaretta per
terra e nel testo si sottolinea la scarsa attenzione: mentre «depone con
cura un pacchetto in un sacchetto più grande», allo stesso tempo «come
si può notare, non con altrettanta cura “depone” in terra la bionda
lasciata a metà». Più avanti sotto il titolino, «Questione di stile», si
parla del look del magistrato: le «calze in lana multirighe, 21 euro»,
il cappotto, e pure la sciarpa «reinterpretazione della smorfia
napoletana, in modal e seta, 300 euro».
Festeggiamo la Santa Domenica con questo pezzo su di Francesco Merlo su Bertolaso e i Bertolasini. Intanto Bertolaso è in Agrica. Che stia cercando una villa ad Hammamet?
Si era dunque nascosto il coraggioso Bertolaso. E ora che lo
abbiamo tirato fuori dal suo buco non riesce neppure ad ammettere che è
stato lui a disonorare i sette scienziati della Commissione Grandi
Rischi. Si tira da parte: sono affari vostri, io non c’entro. Quattro
parole in rete, per fingersi vittima e perseguitato. Neppure un accenno
di scuse agli scienziati condannati dal giudice dell’Aquila per avere
asservito la verità del terremoto ai suoi interessi di governo, alla sua
voglia irresponsabile di tranquillizzare gli aquilani imbrogliandoli.
La spavalderia è la stessa che Bertolaso esibiva sulle macerie quando si
vestiva da guerrigliero geologico, da capitano coraggioso, gloria e
vanto del berluconismo, con certificati ammiratori a sinistra. Ma i
testi delle telefonate che, in rete su repubblica.it, ora tutti vedono e
tutti giudicano, lo inchiodano al ruolo del mandante morale. Quel
<nascondiamo la verità>, quel <mi serve un’operazione
mediatica>, quel trattare gli scienziati, i massimi esperti italiani
di terremoti , come fossero suoi famigli, <ho mandato i tecnici,
non mi importa cosa dicono, l’ importante è che tranquillizzino>, e
poi i verbali falsificati…: altro che processo a Galileo! E’ Bertolaso
che ha reso serva la scienza italiana.
Più passano i giorni e più diventa chiara la natura della condanna
dell’Aquila. Non è stato un processo alla scienza ma alla propaganda
maligna e agli scienziati che ad essa si sono prestati. E innanzitutto
perché dipendono dal governo. Sono infatti nominati dal presidente del
Consiglio come i direttori del Tg1 e come gli asserviti comitati
scientifici dell’Unione sovietica. In Italia la scienza si è addirittura
piegata al sottopotere, al sottosegretario Bertolaso nientemeno, la
scienza come parastato, come l’Atac, come la gestione dei cimiteri.
Dunque è solo per compiacere Guido Bertolaso, anzi per obbedirgli, che
quei sette servizievoli scienziati sono corsi all’Aquila e hanno
improvvisato una riunione, fatta apposta per narcotizzare.
Chiunque ha vissuto un terremoto sa che la prima precauzione è
uscire di casa. Il sisma infatti terremota anche le nostre certezze. E
dunque la casa diventa un agguato, è una trappola, può trasformarsi in
una tomba fatta di macerie. In piazza invece sopra la nostra testa c’è
il cielo che ci protegge. Ebbene all’Aquila, su più di trecento morti,
ventinove, secondo il processo, rimasero in casa perché tranquillizzati
dagli scienziati di Bertolaso. E morirono buggerati non dalla scienza
ma dalla menzogna politica, dalla bugia rassicurante.
Purtroppo il nostro codice penale non prevede il mandante di un
omicidio colposo plurimo e Bertolaso non era imputato perché le
telefonate più compromettenti sono venute fuori solo adesso. E però noi
non siamo giudici e non dobbiamo attenerci al codice. Secondo buon senso
Bertolaso è moralmente l’istigatore dei condannati, è lui che li ha
costretti a sporcarsi con la menzogna. Tanto più perché noi ora sappiamo
che questi stessi scienziati avevano previsto l’arrivo di un’altra
scossa mortale, nei limiti ovviamente in cui la scienza può prevedere le
catastrofi. Ebbene, il dovere di Franco Barberi, Bernardo De
Bernardinis, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Giulio Selvaggi, Gian Michele
Calvi, Claudio Eva era quello di dare l’allarme. Gli scienziati del
sisma sono infatti le sentinelle nelle torri di avvistamento, sono
addestrati a decifrare i movimenti sotterranei, sono come i pellerossa
quando si accucciano sui binari. Nessuno si sogna di rimproverarli se
non “sentono” arrivare il terremoto. Ma sono dei mascalzoni se, credendo
di sentirlo, lo nascondono.
Il processo dell’Aquila dunque è stato parodiato. E quell’idea scema
che i giudici dell’Aquila sono dei persecutori che si sono accaniti
sulla scienza come la Bocassini su Berlusconi è stata usata addirittura
dalla corporazione degli scienziati. Alcuni di loro, per solidarizzare
con i colleghi, si sono dimessi, lasciando la Protezione Civile nel
caos, proprio come Schettino ha lasciato la Concordia. Il terremoto in
Italia è infatti una continua emergenza: giovedì notte ne abbiamo avuto
uno in Calabria e ieri pomeriggio un altro più modesto a Siracusa.
Ebbene gli scienziati che sguarniscono le difese per comparaggio con i
colleghi sono come i chirurghi che scioperano quando devono ricucire la
ferita. Ma diciamo la verità: è triste che gli scienziati italiani si
comportino come i tassisti a Roma, forze d’urto, interessi organizzati,
cecità davanti a una colpevolezza giudiziaria che può essere ovviamente
rimessa in discussione, ma che non è però priva di senso, sicuramente
non è robaccia intrusiva da inquisizione medievale. Insomma la sentenza
di primo grado può essere riformata, ma non certo perché il giudice
oscurantista ha condannato i limiti della scienza nel fare previsioni e
persino nel dare spiegazioni.
E il giudice dell’Aquila è stato sobrio. E’ raro in Italia trovare un
magistrato che non ceda alla rabbia, alla vanità, al protagonismo. Ha
letto il dispositivo della sentenza, ha inflitto le condanne e se n’è
andato a casa sua come dovrebbero fare tutti i magistrati, a Palermo
come all’Aquila. Pochi sanno che si chiama Marco Billi. Non è neppure
andato a Porta a Porta per difendersi dall’irresponsabile travisamento
che ai commentatori frettolosi può essere forse perdonato, ma che è
invece imperdonabile al ministro dell’ambiente Corrado Clini, il quale
ha tirato in ballo Galileo e ci ha tutti coperti di ridicolo facendo
credere che in Italia condanniamo i sismologi perché non prevedono i
terremoti, che mettiamo in galera la scienza,che continuiamo a bruciare
Giordano Bruno e neghiamo che la Terra gira intorno al Sole.
Il ministro dell’Ambiente è lo stesso che appena eletto si mostrò
subito inadeguato annunziando che l’Italia del referendum antinucleare
doveva comunque tornare al nucleare. Poi pensammo che aveva dato il
peggio di sé minimizzando i terribili guasti ambientali causati
dall’Ilva di Taranto. Non lo avevamo ancora visto nell’opera brechtiana
ridotta a battuta orecchiata, roba da conversazione al Rotary, da
sciocchezzaio da caffè. E sono inadeguatezze praticate sempre con
supponenza, a riprova che c’è differenza tra un tecnico e un burocrate.
In Italia puoi scoprire che anche il direttore generale di un ministero
non è un grand commis di Stato ma un impiegato di mezza manica.
So purtroppo che è inutile invitare personaggi e comparse di questa
tragica farsa ad un atto di decenza intellettuale, a restituire l’onore
alla ricerca, alla scienza e alla giustizia, e a risalire su quelle
torri sguarnite della Protezione Civile senza mai più umiliarsi con la
politica. A ciascuno di loro, tranne appunto al dimenticabile Bertolaso
che intanto si è rintanato nel suo buco, bisognerebbe gridare come a
Schettino: <Torni a bordo,…>.
L'ordine di Bertolaso dopo il sisma: "La verità non si dice" - Spuntano nuove intercettazioni fra l'allora capo della
Protezione civile ed Enzo Boschi. "Non ti preoccupare, siamo
collaborativi"
Leggo e ascolto una slavina crescente di dichiarazioni da parte dei componenti della Commissione Grandi Rischi, subordinata all'inquisito Guido Bertolaso, che mi lasciano davvero di stucco. E mi lascia principalmente di stucco l'indignazione da riporto di quasi tutta la stampa italiana, e di tutta quella estera, che su quella italiana si informa e si forma.
Con sprezzo del ridicolo, il Ministro dell'Ambiente Clini evoca addirittura, nel caso dei nostri Ferdinando Boschi & C, Galileo Galilei. Addirittura! Sulla grandezza galileiana di Guido Bertolaso e Ferdinando Boschi, che "non capisce ma si adegua", basta ascoltare questa intercettazione, che lascia allibiti.
Su Clini, che produce questo ardito parallelismo, mi ero già espresso a poche ore dalla sua nomina a Ministro dell'Ambiente: esattamente con questo post del 18 Novembre 2011:
Ma prima di andare avanti, permettete che ripeschi qualcuna delle mie non freschissime nozioni da geologo... Nel merito, le dichiarazioni tranqullizzanti (TROPPO tranquillizzanti, rese su pressante invito di Bertolaso, mewdico infettivologo), dai membri della CGR (Commissione Grandi Rischi), sono una idiozia scientifica di straordinaria portata. La teoria messa in piazza da questi scienziati era che non c'era da preoccuparsi per lo sciame sismico che da settimane interessava l'area, con frequenza e intensità crescente, perchè questo sciame era il segnale che l'energia sismica andava dissipandosi attraverso una certa quantità di piccole scosse.
Si da il caso che questo sia vero, in genere, DOPO una scossa violenta. La compressione fra due placche accumula energia, finchè non si arriva ad una frattura (faglia), che crea la scossa sismica principale. L'energia residua eventualmente non scaricata attraverso la scossa principale, viene dissipata in seguito, attraverso una serie di piccole fratture, decrescenti per frequenza e intensità. E' ciò viene definito come "sciame sismico", o scosse d'assestamento. Sciame, da scia. Le scie (e gli sciami) seguono, non precedono.
E tuttavia i membri della CRG non sono stati condannati per questa - chiamiamola benevolmente "errata valutazione" di un fenomeno premonitore. Si sa, i terremoti non si possono prevedere... Ma sono stati condannati perchè dalle evidenze (intercettazioni) risulta chiaro che si sono appecoronati ai ripetuti e pressanti inviti dell'infettivologo Guido Bertolaso, forse piegando i fatti alle teorie che avrebbero dovuto invece essere - loro - piegate ai fatti.
Quindi lasciamo in pace Galilei, caro Clini, che c'entra come i cavoli a merenda. La sentenza non punbisce la eventuale insipienza, ma punisce l'appecoronamento politico a Bertolaso e al Governo Berlusconi. La conseguenza è stata che parecchie persone, che da giorni, sempre più preoccupate, dormivano in camper e roulotte, cono rientrate in casa. Just in time... La sentenza d'appello accerterà se esistano sufficienti prove documentali a supporto delle accuse. Se esistono, non si stanno condannando dei piccolo Galileo Galilei in sedicesimo, ma dei tizi che hanno svenduto la loro professionalità, hanno sposato e diffuso le teorie dell'infettivologo beneficiato dal berlusconismo, per ragioni note solo a loro.
Riportiamo in calce una sintesi dell'articolo di Repubblica.it
L'ordine di Bertolaso dopo il sisma: "La verità non si dice" (di Giuseppe Caporale e Elena Dusi)
ROMA
- "L'unico precedente a questa sentenza è Galileo". Il ministro
dell'Ambiente Corrado Clini torna sul processo dell'Aquila, in cui 7
membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati a 6 anni
per omicidio colposo plurimo. "Se il motivo è che non hanno fatto una
previsione esatta del terremoto, questo è assurdo. Spero che l'appello
ribalti tutto, chiederò agli scienziati di ritirare le dimissioni". Al
ministro replica il presidente dell'Associazione nazionale magistrati,
Rodolfo Sabelli: "Agli imputati è stata contestata l'errata analisi dei
rischi, che ha comportato un'informazione non corretta". E che le
riunioni della Commissione Grandi Rischi, in quel marzo 2009 in cui
L'Aquila era investita da uno sfibrante sciame sismico, fossero
"un'operazione mediatica" non è suggerito solo dalle famigerate parole
dette da Guido Bertolaso una settimana prima della grande scossa del 6
aprile.
Anche
dopo il sisma, infatti, l'allora direttore della Protezione Civile
continuò a chiedere alla Commissione dichiarazioni che avessero lo scopo
precipuo di tranquillizzare la popolazione. "Mi hanno chiesto: ma ci
saranno nuove scosse?" dice in una telefonata del 9 aprile al sismologo
Enzo Boschi. Proprio quel giorno la Commissione si sarebbe riunita nella sede dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma.
Prima dell'incontro Bertolaso spiega al suo interlocutore: "La riunione
di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità non la si
dice". E ancora: "Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le
solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili
repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?"
Quali
siano le vere ragioni della riunione e l'innominabile verità non è
chiaro. Neanche Boschi sembra capirlo. Ma in quei giorni c'era molta
preoccupazione sulla tenuta della diga di Campotosto in caso di una
nuova forte scossa. "Quando avete finito mi chiami e mi dici quello che
vi siete detti. Eh?" prosegue Bertolaso, il cui telefono era stato messo
sotto controllo precedentemente dalla procura di Firenze nell'ambito
dell'inchiesta G8. Per queste frasi l'ex capo della Protezione Civile è
attualmente indagato all'Aquila, nel secondo capitolo del processo per
il sisma. Boschi il 9 aprile, per nulla scandalizzato dal tono del suo
interlocutore, risponde ossequioso: "Non ti preoccupare, sai che il
nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un
comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione".
Già
prima del sisma del 6 aprile, d'altronde, Bertolaso si era dato da fare
per tranquillizzare una popolazione con i nervi a fior di pelle per via
dei mesi di piccole scosse e degli annunci di Giampaolo Giuliani,
secondo cui un forte terremoto avrebbe colpito Sulmona. Bertolaso il 30
marzo aveva chiesto ai "luminari del terremoto" di riunirsi il giorno
dopo all'Aquila per "zittire subito qualsiasi imbecille", per
"tranquillizzare la gente" e per dire che "cento scosse servono a
liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male.
Capito?". I "luminari" capiscono. E si adeguano, sia prima che dopo il
terremoto.
(25 ottobre 2012)
P.S.: Dieci minuti dopo l'uscita di questo post su facebook, qualcuno mi ha inviato il link ad un - questo si - "autorevole" giornale americano (The Scientific American), che guarda caso non la pensa come Clini e come la TV italiana, ma piuttosto come noi... Tafanus
Sono trascorsi 3 anni da quella terribile notte. Ore 3,32 del 6 aprile 2009, e sembra ieri. Anzi. Sembra tutto peggio di ieri. Alle 11 di mattina del 6 aprile avevamo scritto il post che riproduciamo in calce, con tutte le imprecisioni del momento, di quelle ore convulse, delle prime mistificazioni da Film Luce che ci venivano propinate.
Chi cerca notizie sullo stato dell'arte tre anni dopo, le troverà facilmente, oggi, in mille articoli d'inchiesta, il quelli magistrali di qualche settimana fa di Rizzo e Stella, nei puntuali resoconti di Abruzzo24OreTV e di mille altri siti.
Noi abbiamo preferito restituire al lettore la drammaticità di quelle ore, attraverso la puntuale ricostruzione che abbiamo tentato di dare in quei momenti, riproducendo parte dei nostri post di quel tragico aprile, lasciando intatti errori, incertezze e confusione:
Apriamo questo post che servirà a fornire aggiornamenti ora per ora su questa ennesima tragedia annunciata. Dopo aver espresso doverosamente la nostra vicinanza alle vittime, iniziamo a vedere cosa sta succedendo, e COME sta succedendo.
Iniziamo dal come ho appreso la notizia: in un paese civile, sintonizzandosi su un TG qualsiasi, avremmo sentito più o meno le seguenti parole:
"Buon giorno. Questa notte, alle 3,32, si è verificato un forte terremoto di intensità 5,8 della Scala Richter, con epicentro L'Aquila. Ci sono stati molti crolli di edifici, decine di morti accertati, ma per il momento non è possibile fornire cifre attendibili sui danni. Vi terremo costantemente aggiornati"
Ed ecco invece il primo TG che ho sentito stamattina:
"Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di rinunciare al viaggio in Russia, per potersi recare sui luoghi del disastro, al fine di rendersi conto di persona dell'entità dei danni. Berlusconi ha assicurato che nessuno verrà lasciato solo..."
Certo... nessuno verrà lasciato solo. Chi è rimasto senza casa sarà messo a far compagnia a coloro che non sono stati lasciati solo dopo il terremoto del Belice (alcuni sono ancora nelle baracche) e dopo il terremoto nella Marche. Ricordate? "Gli architetti dell'Edilnord sono già al lavoro per progettare delle "new towns". Sembrava che ci dovesse essere, in ogni piccolo comune, anche un campo da golf a 18 buche, un Palasport, e forse anche un Centro Congressi.
Dopo lo spot Berlusconi, è arrivato lo spot Maroni: anche il tastierista di Varese ha "dichiarato" che sarebbe andato a rendersi conto "di persona". Se penso che ognuno di questi personaggi in cerca di "photo-opportunities" distoglierà mezzi, uomini e sforzi organizzativi alla macchina dei soccorsi, li guiderei dolcemente sotto un cornicione pericolante. Con un pò di culo, potremmo avere delle magnifiche immagini in diretta...
Poi è stato il turno dell'esperto in catastrofi Bruno Vespa, che oltretutto è originario "del luogo". Ci ha illustrato, con dovizia di particolari, quanto fosse distante dalla cupola crollata della chiesa da casa di zia, di mamma, e via parentizzando. Segue spot per "Porta a Porta" di questa sera. E' riuscito, per un puro miracolo, a risparmiarsi la celebre domanda-minchiata fatta ai soccorritori subito dopo l'attentato all'Italicus. A vigili del fuoco che non erano ancora riusciti ad entrare nella galleria, un irato vespino con brufoli luminescenti chiedeva, perentorio: "Si può sapere quanti sono questi benedetti morti"? Ma va a morì ammazzato...
In questo momento su RaiDue c'è un altro esperto: il Prof. Barberi? Macchè... C'è l'onorevole Italo Bocchino, esperto in tettonica. Sta spiegando come il governo sia stato efficacissimo. Pensate... hanno già dirmato il decreto che dichiara lo stato di emergenza. Una roba che si fa anche se esonda il Lambro di mezzo metro.
Scusate per lo sfogo scritto da incazzato. Nel corso della giornata avremo modo di raffreddare la pancia, e di cercare di mettere in moto il cervello. Intanto, a beneficio di Bruno Vespa, informiamo che i benedetti morti sono già saliti a 40. Stasera sarà una grande puntata di Porta a Porta...
12:30 - Le agenzie ci informano che Altero Matteoli è arrivato all'Aquila. Anche Maroni, è arrivato all'Aquila. Berlusconi arriverà. Intanto ha un conferenza stampa, preannunciata per le ore 13. Potrei scrivere già adesso cosa dirà. Per il momento evito. Poi arriverà Fini, immagino, il quale ha già disdetto tutti gli impegni della settimana. Schifani sarà costretto a seguire. Tutti all'Aquila! tutti da Bertolaso! Avrà il suo bel daffare per gestire questo traffico di rompicoglioni: trasporti, sicurezza, logistica... Bertolaso riuscirà ad occuparsi anche degli aquilani? Intanto i morti accertati sono arrivati a 50. Per il TgDux, venti.
Ricevo dall'amica Anto, che ringrazio, questa notizia, che pubblico senza commenti:
Forse oltre agli stupri perpretati dai romeni, sarebbe opportuno che i nostri esemplari TG diffondessero anche quest'altra tipologia di notizie... o no??
La Lega dei Romeni in Italia, invita la comunità romena di mettersi a disposizione delle strutture ospedaliere e dell'Avis per la donazione di sangue a seguito del tragico terremoto dell’Abruzzo. Dal 1 Dicembre 2008, è attivo un protocollo d’intesa tra l'Avis nazionale e la Lega dei Romeni in Italia per la donazione del sangue dei cittadini romeni residenti in Italia.In questo momento di difficoltà, dobbiamo dimostrare il nostro affetto e la nostra solidarietà per il popolo italiano, con il quale abbiamo forti legami. Ricordiamoci che nelle nostre vene scorre il sangue romano, quel sangue del quale siamo orgogliosi e che ci fa amare tanto l'Italia.
Emilia Stoica - Presidente Lega dei Romeni in Italia
Roma, 6 apr. - (Adnkronos) - Distrutta la famiglia di un giornalista de 'il Centro', Giustino Parisse, 49 anni, capo della redazione dell'Aquila. A darne notizia, il sito del quotidiano. Nel crollo della casa di famiglia di Parisse, a Onna, una frazione dell'Aquila, sono morti i suoi due figli, Domenico di 18 anni, e Maria Paola, di 16, e il padre Domenico. La madre di Parisse e' in fin di vita all'ospedale. _____________________________________________________________________________________
Questa mattina: soccorsi tempestivi: il sisma è stato alle 3,32. Alle 4,02 già si muovevano i primi soccorsi (Bertolaso)
12:33 - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto: "La macchina dei soccorsi era già partita un quarto d'ora dopo il sisma. Più rapido di così non si poteva fare"
Prima dell'inizio di Porta a Porta, Berlusconi ci dirà che i soccorsi sono partiti mezz'oretta prima del sisma. Questa si chiama preveggenza!
13:16 - A Roma, la scossa di terremoto ha provocato danni anche alle Terme di Caracalla. Inagibile l'istituto scolastico Figlie della Sacra Famiglia in viale della Primavera 43
13:46 - Il 50% delle case dell'Aquila non sono agibili. Lo ha detto il responsabile locale dei Vigili del Fuoco
14:26 - Presidente provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane ha attaccato il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso: "Era una tragedia annunciata. L'allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato"
14:30 - Ad Onna, frazione de L'Aquila, secondo una stime dei soccorritori le vittime potrebbero essere 50 su una popolazione di 400 persone
14:43 - Gian Michele Calvi, presidente della Fondazione Eucentre di Pavia e membro Commissione Grandi Rischi, ha detto: "E' importante la prevenzione. Solo così si potranno ridurre gli effetti di tali tragedie, ma sembra che ancora non importi a nessuno. Tra qualche mese ci saremmo dimenticati di tutto finché purtroppo non ci sarà un'altra tragedia a ricordarci che se non investiamo nella messa in sicurezza degli edifici preesistenti"
14:58 - Berlusconi ha detto: "Gli acquedotti funzionano. L'acqua è fruibile" (..."fruibile"' Meno male... ed io che temevo fosse potabile...)
15:04 - Una lieve scossa di terremoto è stata avvertita mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi era impegnato in conferenza stampa nella caserma della Guardia di finanza di Coppito, nei pressi de L'Aquila (...azz... con un po' di culo in più, stasera avremmo potuto festeggiare...) 15:38 - "Nessuno sarà lasciato solo". Lo ha promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (...saranno messi tutti insieme ai terremotati del Belice e delle Marche, così potranno farsi compagnia, durante le lunghe sere invernali nei containers...)
16:17 - Sono oltre 100, al momento, le vittime accertate del terremoto . Fonti dei soccorritori spiegano che, però, probabilmente si supererà questa cifra quando il bilancio sarà definitivo
16:49 - Il rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando Di Orio lancia un appello. "L'ateneo è praticamente distrutto. Le strutture sono tutte gravamente danneggiate e non abbiamo un'altra sede dove trasferire i nostri 27.000 studenti"
17:31 - Tutti i pazienti dell'ospedale de L'Aquila sono stati evacuati. Lo ha reso noto il presidente della giunta regionale d'Abruzzo Gianni Chiodi. Nella struttura seriamente danneggiata dal terremoto, rimangono ancora 30 pazienti da trasferire presso gli ospedali di Avezzano, Teramo, Pescara e Roma dove sono già stati trasportati tutti gli altri ricoverati
19:02 - Secondo i soccorritori, i morti accertati sarebbero 108
...più di 150 morti, il 50% delle case de L'Aquila distrutte, ad Onna 50 abitanti su 400 sono morti. Ci sono 70.000 senza tetto, e il nano si vanta di aver stanziato ben 30 milioni di euro. Tantissimi! Ma provate a dividere 30 milioni per 70.000 abitanti: otteniamo la follia di 429 € per ogni senzatetto. Ora, speriamo solo che questi terremotati non si diano alla pazza gioia, e non si mettano a scialacquare senza misura questa improvvisa ricchezza caduta dal cielo...
Il nano telefonatore visto dallo Herald Tribune (cortesia di Patrizia T.)
Ospedale de L'Aquila: costruzione iniziata nel 1972, e durata trent'anni. Costo iniziale previsto: 10 miliardi di lire. Costo non ancora definitivo: 200 miliardi di lire. Consegnato alla ASL nel 2002 con sale operatorie non a norma. Crollato al 90% al primo botto. Valore attuale: negativo (per il costo dello sgombero delle macerie.
Prefettura: Palazzo sede del Governo - Periziato nel 2002 dall'ordinario di Scienza delle Costruzioni della Sapienza di Roma. Risultato: la perizia dice che la Prefettura non avrebbe resistito neanche ad una scossa 4,0 Richter. Perchè non è stato messo a norma?
Cemento disarmato - Il crollo della prefettura. L'ospedale lesionato. La questura inagibile. Così i soccorsi sono rimasti senza testa. Perché nonostante le scosse nessuno aveva verificato gli edifici
Giù la Prefettura: quello che doveva essere il centro nevralgico della gestione dell'emergenza è completamente fuori uso e ridotto a un cumulo di macerie. Inutilizzabile anche la questura, altro luogo considerato fondamentale per affrontare le grandi calamità. E poi si sbriciolano anche gli impianti dell'ospedale San Salvatore, inaugurato dieci anni fa, costruito con colonne in cemento armato e sale operatorie di cartapesta. Così il terremoto spazza via tre dei pilastri dei soccorsi: obbliga la Protezione civile a rivedere da zero i piani di intervento, in una zona che da sempre si conosce come sismica e che da settimane vive una sciame di scosse. Ma dove nessuno si era preoccupato di verificare la robustezza dei capisaldi per affrontare la crisi più drammatica: fino a domenica il palazzo ottocentesco della Prefettura era il fulcro di ogni strategia.
Davanti al collasso di queste strutture, il professor Franco Barberi, vulcanologo e presidente vicario della Commissione grandi rischi, non usa mezzi termini. "È desolante vedere un simile spettacolo di inefficienza e imprevidenza in un paese come il nostro che a misurarsi con le conseguenze dei forti terremoti dovrebbe essere abituato da sempre". E accusa: "Le responsabilità sono diffuse a tutti i livelli, purtroppo siamo un paese che non impara le lezioni". Invece l'emergenza è stata doppia, trasformando la pianificazione in improvvisazione.
Guido Bertolaso, sottosegretario e commissario straordinario per questo disastro, è stato persino costretto a sdoppiare la sala operativa, il cervello di tutte le operazioni. Una parte è finita nei locali della scuola sottufficiali delle FiammeGialle, una parte ha dovuto addirittura chiedere ospitalità a una struttura privata come la Reiss Romoli: un centro di alta formazione per le telecomunicazioni appartenente a Telecom Italia. Eppure, mai come questa volta si poteva essere pronti a scattare. Bastava rispettare la legge e ascoltare i segnali della natura, usando buon senso (continua cliccando sul titolo)
L'accusa della presidente della Provincia Pezzopane: "Sono interessati soprattutto alle telecamere" - "Dieci ministri in tre giorni a L'Aquila. Vengono perché ci sono le elezioni europee"
"Dieci ministri in tre giorni. Incredibile, adesso finalmente si ricordano di noi...". E' su tutte le furie Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell'Aquila. E' da poco finita l'ultima visita istituzionale del giorno, qui nella terra ferita a morte dal sisma. E due ore dopo il premier Silvio Berlusconi (siamo alla terza comparsata - NdR), si materializzano anche il leader della Lega Umberto Bossi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e quello per la Semplificazione Roberto Calderoni. Questi ultimi, venuti per una "visita al centro di coordinamento dei soccorsi all'Aquila". Con l'ennesimo spiegamento di uomini e mezzi per accogliere le autorità.
"Permettetemi di essere perplessa su questo modo di agire. Sono contenta che il governo si interessi così tanto alla nostra tragedia, ma se si viene qui, e si vuole rendere un servizio davvero utile alla comunità, occorre dialogare con il territorio. Ascoltare. Non mi sembra che stia accadendo questo. Anzi, alcuni comportamenti mi hanno davvero sorpreso... E lo dico anche agli amici dell'opposizione: certe visite sono utili solo se si affrontano problemi concreti". Fra gli esponenti del centrosinistra arrivati in Abruzzo ci sono stati i governatori Marrazzo ed Errani ma anche Di Pietro e il presidente della provincia di Roma Zingaretti.(c'è stato anche Franceschini, ma è arrivato senza preavviso, alle 8 di mattina, cxon mezzi propri, non si è fiondato davanti a nessuna telecamera, e non ha mobilitato ciò che resta delle strutture locali per essere accolto e tenuto a baliatico. NdR)
La presidente racconta di quanto visto da lei ad Onna, nel luogo simbolo della tragedia. "Ero lì per verificare l'arrivo del tir con i bagni chimici per soccorrere la popolazione. Davanti ai miei occhi si è materializzato il ministero dell'Agricoltura, Antonio Zaia - racconta la Pezzopane - è sceso da un elicottero ed è corso subito davanti alle telecamere della Rai. Non si è nemmeno voltato a guardare i luoghi della tragedia. Forse lo avrà fatto dopo.
Non vorrei che si utilizzasse questa vicenda come una vetrina per le Europee". L'elenco dei ministri in visita al terremoto è lungo. Due le puntate del ministro Maurizio Sacconi "con lo scopo di esaminare lo stato dei bisogni socio-sanitari-assistenziali".
Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna ha fatto visita alla tendopoli allestita in Piazza d'Armi (che ospita oltre mille persone) per "incontrare i bambini sfollati con i genitori nel campo". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è giunto a L'Aquila per "constatare personalmente la situazione e incontrare i vertici degli uffici giudiziari a seguito della chiusura del tribunale". Il ministro dell'Interno, Maroni, ha visitato il Comitato operativo della Protezione Civile. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è recato nelle altre zone colpite dal terremoto e alla scuola sottufficiali della Guardia di Finanza dell'Aquila. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è venuta in visita a Villa Sant'Angelo (uno dei paesi abruzzesi maggiormente colpiti dal terremoto) per annunciare l'apertura di un conto corrente con Mtv per raccogliere fondi, "un'iniziativa per coinvolgere i giovani nella ricostruzione".
Anche il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, si è recato a L'Aquila per "verificare di persona la drammatica situazione che sta vivendo la popolazioni locale". Oggi arriva la Gelmini.(di Giuseppe Caporale - Repubblica.it)
...non rilassatevi... non è ancora detto che la sfilata sia terminata... le elezioni si avvicinano, e chi non ha avuto il suo carosellino vorrebbe, giustamente, rimediare. O i gentili abruzzesi impugnano i fucili da caccia, e cominciano a sparare a qualsiasi cosa si muova, oppure non avranno pace. Almeno fino alle Europee...Tafanus
.
P.S.: Non sono ancora riuscito a venire in possesso della preziosa figurina del Feroce Salatino. A chiunque ne fosse in possesso, propongo uno scambio con la figurina di Mara Carfagna nuda, o, a scelta, con quella di Berlusconi Minatore.
Solo trattative dirette. Astenersi intermediari e perditempo.
...quando il Presidente Muratore prometteva agli abitanti di San Giuliano, con le lacrime agli occhi, che in 24 mesi avrebbe dato loro una "new-town", facendone una descrizione da "Milano Due" (con contorno di descrizioni di tre livelli stradali separati per pedoni, auto, bici)... Una cosa che devo aver già sentito, e che ricomincio a sentire in questi giorni. Mi ricorda anche quando giurava che "gli architetti dell'Edilnord" erano già al lavoro per fare le "new-town" in Albania... Era per quello che non faceva campi di prefabbricati, perchè doveva fare le new-towns... Tre livelli stradali, campi da golf a 18 buche (tanto quelle le facevano gratis le granate... A San Giuliano Report era tornata non dopo 24 mesi, ma dopo trenta mesi. Dove trenta mesi prima c'erano le macerie della scuola crollata, non c'era una nuova scuola, ma solo le maceris della scuola crollata. Ora ha ricominciato con la stronzata delle new-towns in Abruzzo. Tirategli un sampietrino sulla pelata, che così magari smette...
TgUno senza pudore: minuti di TG trascorsi ad autoincensarsi per la share ottenuta grazie ai morti abruzzesi ed alla distruzione di una provincia. Cacciate Riotta e Del Noce a calci in culo. I familiari dei morti d'Abruzzo ve ne saranno eternamente grati. Ormai con Vespa e Riotta siamo definitivamente passati dall'AudiTel al MortiTel
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Nei crolli de L'Aquila nessuna fatalità: c'è il cancro italiano, che il Piano Casa esalterà.
Incredibile ma vero. Ormai sembra certo, senza neanche bisogno di attendere le perizie, che chissà se e quando arriveranno. L'Aquila è semidistrutta non già per la immane forza di un terremoto imprevedibile, ma perchè qualcuno, col concorso di qualcun altro, e nel silenzio rispettoso" di tutti gli "aventi titolo", ha rubato alla grande. Molti hanno rubato, molti, che avrebbero dovuto vedere, si sono girati dall'altra parte. (continua sul Tafanus)
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Berlusconi: "New towns" and "Old Minchiate"- Clonate dal passato
La promessa di Berlusconi: in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2002 dopo il sisma in Molise. E non la mantenne. Niente miracoli, a San Giuliano (di Gianluca Di Feo - l'Espresso)
New L'Aquila: una città tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama "new town", termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, (...no: la seconda: la prima è stata il Centro Edilnord di Brugherio, di cui il Cavalier Cazzuola non fa mai menzione, forse perchè se ne vergogna... NdR) l'inizio della sua epopea. Le frasi pronunciate dal premier a L'Aquila hanno però qualcosa di déjà vu: "Entro due anni gli abitanti riavranno le case". Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convocò una conferenza stampa: "Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un'ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano". Anche allora il disegno era quello della new town, la città satellite: "Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica".
Non sembrava un'impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. "Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi", ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: "Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà riconsegnato alla completa e normale fruibilità degli abitanti".
Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici 'intelligenti' ad altissima tecnologia, non se n'è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola - questo sì un istituto d'avanguardia, definito 'il più antisismico d'Italia' - di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l'inaugurazione nello scorso settembre.
Come è lontano quell'autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l'opera con Milano 3 di Basiglio, altra new town del Biscione alla periferia del capoluogo lombardo. A dimostrazione del ruolo di progettista di corte, due anni fa Adriano Galliani spiegò a 'L'espresso' di avere nel cassetto un piano di Ragazzi per rifare anche lo stadio di San Siro. L'incarico al 'triplicatore di Milano' fu poi formalizzato dal sindaco molisano nel maggio 2003 assieme all'arrivo delle prime sovvenzioni statali: sei mesi erano già stati bruciati per definire la forma giuridica degli interventi. (per degli "uomini del fare", una terribile défaillance... NdR) (segue sul Tafanus dell'11 Aprile)
Correva l'anno 2002. Il Cav. Cazzuola prometteva, a reti unificate, la "dentiera per tutti". Condizioni necessarie, ma non sufficienti: essere "edentuli" (sic) ed indigenti. Questo il comunicato-stampa: «Parte operativamente da lunedì prossimo, con la prima riunione della speciale commissione che si riunirà al ministero della salute, il "progetto dentiera" voluto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per dare agli anziani "edentuli" e indigenti le protesi, cioè le dentiere, che non si possono permettere».
Poi il "Progetto" è partito (anche quello del Ponte, è partito...) ma non è mai arrivato. Finalmente oggi, in favore di telecamera, è arrivata la prima dentiera: "...è arrivata la nuova dentiera di Anna Di Carlo, 73 anni, che l'aveva lasciata a casa fuggendo per mettersi in salvo dal terremoto. Aveva incontrato il presidente del Consiglio Berlusconi, in visita a uno dei campi attorno all'Aquila, e gli aveva rappresentato il suo disappunto perché senza dentiera aveva difficoltà a mangiare. Il premier l'aveva rassicurata che presto ne avrebbe avuta una nuova. Domenica mattina, nel campo base di San Demetrio, i tecnici di una ditta romana hanno realizzato gratuitamente, la nuova dentiera e l'hanno applicata all'anziana signora.
Che efficienza! Ora attendiamo che, a telecamere spente (l'emergenza è finita, ha assicurato Berlusconi) possano avere la loro dentiera in poche ore tutti quegli "edentuli indigenti" che la stanno aspettando dal 2002 (se nel frattempo non sono già morti di vecchiaia...) (Tafanus 13 Aprile)
Al taglio del nastro della Tenda Moretti chiamata scuola, il Cav.Cazzuola (in arte Berlusconi Silvio) sfodera tutto il peggio di se: palloni da calcio, magliette della Juve e del Milan (par condicio?), e l'invito alquanto razzista, rivolto a due bambini macedoni, a non vendere i suoi preziosi autografi per meno di 20 €. Ai bambini italiani no. Sarebbe superfluo...
Poi, ineluttabile come l'arrivo della cometa, viene fuori Rio Bo. Mi ricordava qualcosa... piccola ricerca in rete, e trovo:
"...é sera. Papà Silvio, mamma Veronica, Barbara di nove anni, Eleonora di otto, Luigi di cinque, stanno seduti davanti alla tv. Ne guardano poca (vedremo perché), solo "cartoni animati di qualità", finché il Cavaliere non tira fuori un libro, "una fiaba che - come rivela ai radioascoltatori - io ho letto suscitando commenti e osservazioni". Ignota la favola, ignota la morale. Papà Silvio preferisce citare alla radio soltanto l' ultima tenzone intellettuale della serata: una gara a chi impara per primo la poesia '"Rio Bo" di Aldo Palazzeschi. Tanto dura il gioco che il cavaliere riesce pure lui a memorizzare le rime di praticello e ruscello, dipresso e cipresso, Rio Bo e ma però. Un "cipresso vigile", una "stella innamorata", un "microscopico paese" e i bimbi, dopo averla imparata tutta, gongolano di contentezza, mentre papà Presidente cerca di non dimenticarla. Non si sa mai..."
Quindici anni sono trascorsi invano. Siamo sempre al Milan e a Rio Bo. Quest'uomo ormai rassomiglia a quei colonnelli in pensione di ritorno in Patria dalle Indie, così ben descritti da Agatha Christie. Quei tipi dei quali puoi prevedere cosa dirano, come, a chi... quelli che ti raccontano per l'ennesima volta di quella volta che a Bombay...
P.S.: Finalmente! anche su facebook mi hanno censurato! avevo provato a condividere questo post dalla bacheca al mio profilo e, inesorabile, è arrivata la scritta: "contenuto protetto da copyright". Ma si può??? Tafanus
Nel segno della gnocca - Letteronze ed ex attricette a Strasburgo
Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).
Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.
Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre.
Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna...guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi... non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi?
Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni. Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.
Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico. (Lidia Ravera)
Arrivano i soldi per il terremoto: presi ai poveri, e "spalmati" fino al 2033
Otto miliardi "spalmati" su un quarto di secolo (dal 2009 al 2033), e presi in gran parte al Fondo Aree Sottoutilizzate, al bonus per le famiglie, alla spesa farmaceutica. E' vero, Tremonti e Berlusconi non hanno "messo nuove tasse": è bastato loro tagliare l'elemosina già prevista per i poveri, e concentrarla sull'Abruzzo. Ma non dovevano "ricostruire" in due anni? Ed ora provate a dividere 8 miliardi di €, e a "spalmarli" su 25 anni. Fatto? Stiamo parlando di 320 milioni all'anno. In altri termini, ogni anno gli abruzzesi riceveranno in media due terzi del costo del mancato accorpamento fra rederendum ed elezioni europee. Soldi, oltretutto, non "freschi", ma sottratti ad altri poveri, per i quali erano già stati stanziati. I bravi abruzzesi si rassegnino: da loro finirà come nel Belice e come nell'Irpinia.Tafanus Ecco cosa scrive l'Unità:
All’Abruzzo per ora arriverà un miliardo e 100 milioni. L’anno prossimo 539 milioni. Il resto degli 8 miliardi annunciati arriverà tra il 2011 al 2033, con stanziamenti progressivi (330 milioni nel 20011; 468 l’anno dopo, 500 nel 2013) che a un certo punto decrescono, fino a toccare 2,9 milioni di euro tra 20 anni. Come dire: chi vivrà vedrà. Non è l’unica beffa contenuta nel decreto per la ricostruzione, firmato martedì dal presidente della Repubblica.
Agli stanziamenti, infatti, si provvede con corrispondenti tagli al Fas (fondo aree sottoutilizzate), al bonus famiglia (300 milioni), alla spesa farmaceutica e grazie a nuove entrate garantite da lotterie e slot machines. Insomma, pagano i poveri e il sud. Il ministro Giulio Tremonti si era vantato che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani. «Nessuna nuova tassa», aveva declamato rassicurando Confindustria. E visto che c’era ha pensato di mettere le mani nelle tasche (semi-vuote) dei più poveri.
C’è un altro combinato disposto, poi, che rischia di trasformare l’operazione Abruzzo in una vera manovra in favore dei «protetti». Presentando le misure, infatti, Tremonti non ha escluso l’eventualità di un’altra sanatoria fiscale: quella sul rientro dei capitali illegalmente esportati. Risorse frutto di riciclaggio, di corruzione e di evasione, «ripulite» con un obolo alleggerito.
È destinato ai più bisognosi, ai nuclei in difficoltà, a chi ha un figlio handicappato a carico, o un anziano. Quello strumento (il primo a considerare il reddito familiare, e non del singolo, e per questo contrabbandato come inizio del quoziente familiare tanto caro alle formazioni cattoliche). Era pensato per una platea di 6,45 milioni di famiglie, che potevano aspirare a un contributo tra i 100 e i mille euro, per una spesa complessiva di quasi due miliardi. Come mai sono «avanzati» 300 milioni? Come mai è bastato un miliardo e 700 milioni invece dei due stimati? Ci sono meno poveri del previsto (anche in tempo di crisi) o hanno sbagliato i calcoli all’inizio? La verità, purtroppo, è un’altra, e somiglia molto alle vicende legate alla social card (ancora i poveri).
Per ottenere quel bonus, infatti, è stato costruito un percorso con tali e tanti ostacoli, che ottenerlo equivale a vincere un terno al lotto. Prima di tutto è a richiesta (non automatico). La domanda è a carico del datore di lavoro che «eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009. Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ripresentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate. In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni». Una vera gimcana, che dovrebbe essere ancora in corso. ma siccome del bonus non parla più nessuno, si suppone che le richieste termineranno. Senza domande, scompaiono anche i poveri e le emergenze.
Una buona fetta delle risorse da utilizzare subito proviene dai giochi (500 milioni). Il ministero prevede «nuove lotterie ad estrazione istantanea», «ulteriori modalità del gioco del lotto», «l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi». Il decreto fa cenno anche all’ipotesi di giochi da attuare nei supermercati. È prevista infatti «l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati ai consumi». Ma il grande affare arriverà con le nuove slot machines e con nuove possibilità di poker on line. L’introduzione di macchine di nuova generazione, con il collegamento diretto all’anagrafe, consentirà di incassare per ogni macchinario cambiato una una tantum di 15mila euro: pr attrarre più giocatori, potrebbe abbassarsi la giocata minima a 50 centesimi (oggi è 3 euro) e alzarsi la vincita massima da 10 a 50mila euro.
...il Cav. Cazzuola contestato a Napoli da alcuni abruzzesi, che lo hanno caldamente invitato ad astenersi dall'andare ancora fra le tende e le macerie a promettere miracoli...
...intanto all'Aquila Pope Natzinger incontra e bacia quasi tutti (mamme, tenete lontani i bambini: quest'uomo ha mantenuto in servizio attivo le decine e decine di cardinaloni americani pedofili...). Incontra anche gli studenti, ma evita accuratamente quelli che si sono slavati dal crollo della Casa dello Studente. Si fa mandare i "baciandi" dal prete e dall'Azione Cattolica. Pubblico selezionato. C'est plus facile...
...è inutile... è più forte di "loro"... copiare costa meno sudore che scrivere... lo facciamo anche noi, ma non ci capita MAI di dimenticare di citare le fonti. Se poi a scrivere cose "nostre" senza dire da dove provengono sono dei moralizzatori di sinistra, la cosa è ancora più spiacevole. Prendete il [sito del PD di Bareggio], leggete il post sul CdM all'Aquila, e guardate se non assomiglia, come una goccia d'acqua, al post [La demenza senile al potere/2] del Tafanus...
...e mentre l'Aquila muore, Berlusconi si concentra sulla "Pomp Art"...
La "POMP ART" di Filippo Panseca, l'architetto palermitano artefice delle peggiori pacchianate, craxian-berlusconiane. Ha esposto a Savona questa sua opera, che ritrae un celestiale Silvio Berlusconi alato, che si protende, a volo d'uccello, verso una virginale Mara Carfagna. La foto dell'"opera" è tratta dal sito[giovannigreco.eu]
Intanto la moglie del premier, Veronica Lario, rilascia all'ANSA una intervista sulle veline candidate, che vuole verificare scritta, nero su bianco, affinchè nessuno possa tardivamente smentire o rettificare...
"Le veline candidate? ciarpame senza pudore [...] Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione [...] qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore" Quello che segue è l'articolo pubblicato su [Repubblica]
Veronica Lario in un quadro di Filippo Panseca (giovannigreco.eu)
"Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla [Fondazione Farefuturo] - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Lara Comi, la nuova "favorita"?
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima". Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
Noemi Letizia, gossippina da Casoria LE NUONE PROFESSIONALITA': ...e se la nuona "favorita" fosse lei, la sfigata diciottenne di Casoria (Napoli)? Come curriculum, ci siamo; ecco come la Noemi Letizia ci illustra la sua folgorante carriera nel mondo dello spettacolo:
"Ho partecipato a programmi Rai, ho fatto la valletta, qualche cortometraggio. Ora faccio la "gossippina" per una tv locale, Rete A".
Francamente, conoscevamo le più recenti, elevate professionalità: veline, letterine, letteronze, grandi sorelle... la gossippina ci mancava. Nella vita non dovremmo mai smettere di viaggiare informati. Poi le chiedono di sua madre, che sarebbe anche lei molto bella. Noemi conferma:
"...mia madre è molto bella, è stata anche valletta a Canale 21..."
Quando si dice "figli d'arte". Oggi, alla figliolanza d'arte (Noemi nasce, nientemeno, che da una velina di Canale 21- e non aggiungo altro), si aggiunge una "paternità acquisita, nel settore. Nientemento che il padrone dell'etere. Il potere devastante dell'alcol etirico. A questo punto, autorizzato dal comportamento di "Pappy Due: il Riscatto", la gossippina non pone più limiti alle proprie ambizioni: " ...ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini..."
Se posso dare un mio modesto consiglio, suggerirei "una Carlucci": così, quando non avrà più gli anni o la voglia di sculettare in TV, potrà sempre fare l'onorevole, magari la sottosegretaria, e un giorno, chissà... polemizzare col Prof. Maiani di "fisica della particella"...
Poi l'intervistatrice chiede: "...com'è nato questo contatto familiare? Il suo papà è un imprenditore, in famiglia avete lavorato per il gruppo?..."
"Non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli".
Comprensibile. Una ragazza di 18 anni di Casoria, col papy-one impiegato comunale, e mommy velina a Canale 21, vede nascere questa "amicizia" in famiglia, e non si chiede, e non chiede come sia nata. Neanche quando il "Dio dell'Etere" si materializza alla sua festa non tramite l'intermediazione di una figlia o di una nipote, ma "personalmente di persona". E non preceduto da un mazzo di fiori via Euroflora, ma accompagnato da un colliér.
E poi ci si meraviglia se la Veronica "l'è un cicin incassàa..."
L'orribile mese di Aprile del 2009 si chiude con "un impegno preciso" del nano: "Entro il 18 maggio le case del centro storico dell'Aquila saranno restituite, per almeno il 75%, all'agibilità. Applausi. Folle adoranti si bevono questa fola. Eppure dovrebbero conoscerlo, il tipo... Meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro, le tre I, le tre aliquote, le 700.000 dentiere...
Il mese però passa fra visite mediatiche all'Aquila (finiranno presto, fra i fischi), visite ad una minorenne di Casoria, i primi segnali della nascente puttanopoli, barzellette con bestemmia ai soccorritori volontari, risate nella notte della cricca di Bertolaso al pensiero dei costi della ricostruzione, regali alla Marcegaglia alla Maddalena, improbabili G8 all'Aquila, abbandono della Maddalena alle incompiute cattedrali nel deserto... Roba da gallera, o da manicomio? Decidete voi.
Io adesso esco. Vado a passeggiare nel parco, portandomi in cuffia i miei favoriti. Bill Evans, Diana Krall, Noa, John Coltrane... Ho bisogno di aria pulita, e di bellezza. Ho bisogno di uscire da questi ricordi, e dal dolore che mi procura il rivedere, il riparlare del centro storico più bello del mondo lasciato li, a imputridire sotto l'alternarsi delle stagioni, perchè non si trovano i soldi per provvedere. Si trovano per Lusi, per l'API, per Belsito e per Rosy Mauro, per il Trota e per la villetta di Gemonio con Biancaneve e i sette nani, si trovano per l'inutile TAV. Non per riportare in vita una delle città più belle del mondo.
Adesso vado. Ho proprio bisogno di non pensarci. Tafanus
Cara Signora, vorrei tranquillizzarla. La CGIL non protegge i ladri. La CGIL, per statuto, storia e consolidate abitudini, protegge i lavoratori. CGIL è acronimo di Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Del Lavoro, non dei Ladroni. E, col suo consenso, dopo aver brevemente illustrato i fatti, vorrei fornirle un piccolo ripassino su chi siano, in Italia, i "protettori dei ladroni". Lei dovrebbe conoscerne un certo numero, I suppose... Dunque, i fatti:
ANSA - La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, parlando di articolo 18, ha invitato i sindacati a «non proteggere ladri e fannulloni». Affermazioni che hanno mandato su tutte le furie il sindacato con in testa il leader della Cgil Camusso che parla di «affermazioni offensive».
I SINDACATI - Risentita la reazione della Cgil. Laconico il commento del segretario della Cgil Susanna Camusso: «La trovo offensiva». Più articolato il ragionamento del segretario confederale Fulvio Fammoni che parla «di cose non vere che offendono e mettono in discussione il ruolo del sindacato confederale italiano. La presidente di Confindustria deve smentire queste affermazioni» [...] Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha tenuto a ribadire che la sua organizzazione «non protegge assenteisti cronici né ladri. Gli imprenditori possono dire altrettanto?».
MARCEGAGLIA PRECISA - Una selva di reazioni che ha indotto il leader della confindustria a precisare: «Nessuna mancanza di fiducia e rispetto nei sindacati confederali, con i quali abbiamo firmato l'importante accordo del 28 giugno sul lavoro e con i quali stiamo conducendo una trattativa seria e costruttiva.» Ma comunque ha tenuto a puntualizzare: «Va tuttavia rimarcato che a volte l'articolo 18 diventa un alibi dietro il quale si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni».
Sbaglia, signoramia. Dietro l'art. 18 - essendo questo un baluardo eretto a difesa di licenziamenti discriminatori e non motivati, non si nasconde la difesa di nessun ladrone cronico, che può essere tranquillamente licenziato.
La Signora Marcegaglia sarebbe in grado di dirci, PER PIACERE, quale sia la media annuale di reintegri ordinati dalle "toghe rosse"? E magari - col nostro aiutino, calcolare quale sia la percentuale (anzi, la "permilluale") di reintegri in rapporto alle controversie? E ci vorrebbe anche dire quanti casi ci sono stati di tentativi di licenziamenti privi di motivazione, ingiusti, discriminatori, vendicativi, o semplicemente viscerali, che "toghe non rosse" hanno provveduto a disinnescare? Grazie.
La Signora Marcegaglia ci potrebbe dire quanti casi all'anno, in media, si verificano, di lavoratori che rubano, e di imprenditori che rubano, evadono, esportano danaro all'estero, corrompono funzionari pubblici, mettono le mani, per quattro lire, su beni dello Stato costati miliardi? la parola "Maddalena", associata a "Mita Resort" ricorda niente, alla signora Emma Marcegaglia? No??? Bene, provvederemo noi a rinfrescare la memoria della Signora Emma Marcegaglia sui trascorsi giudiziari di alcuni "Bravi ed Onesti Imprenditori" molto vicini alla sua famiglia.
La Signora Emma Marcegaglia ci potrebbe confermare se le risulta che solo fra il 1994 e il 2006 sono stati ammazzati, nel mondo, 1165 sindacalisti, difensori di delinquenti e fannulloni? Purtroppo non abbiamo dati più aggiornati... Stiamo parlando di circa due sindacalisti a settimana, signoramia, non dovrebbe esserle sfuggito, questo dato...
Signoramia, le rettifiche a posteriori sono un'arte difficile... la lasci al suo Maestro Emerito, tale Berlusconi Silvio, quattro processi in corso, suo king-maker, che della rettifica ha fatto una scienza esatta. Quindi non precisi. Si scusi, e basta. Perchè se andiamo alla busca di ladroni, c'è il rischio che ne trovino di più i lavoratori fra gli associati a Condindustria, e fra i re del tondino di ferro, che non viceversa. E per dimostrarle che pensiamo prima di parlare, le forniremo una non piccola documentazione. Scusandoci se ci capiterà anche di doverci citare. Siamo sicuri che una persona onesta come lei capirà le nostre buone intenzioni.
E iniziamo da alcuni passaggi di un un nostro vecchio post che riguarda una signora dal nome simile al suo, con molti affari - diciamo così - facilitati da rapporti politici privilegiati. Riportiamo solo alcuni passaggi, ma nulla le vieta di leggere tutto il post...:
[...] Chi controlla l'Arsenale dell'isola della Maddalena? Chi ha messo le mani sulla vecchia struttura militare rinnovata a spese dello Stato, e a cura della Protezione civile di Guido Bertolaso, per farne un polo turistico con albergo, ristoranti, sala conferenze e centinaia di posti barca? Chi ha vinto davvero questo bingo multimilionario al centro nei mesi scorsi delle inchieste giudiziarie sulla cosiddetta cricca degli appalti, ovvero la premiata ditta Angelo Balducci & C? Tutto fa capo a Mita Resort, una società guidata e controllata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Questo almeno è quanto raccontano decine di comunicati ufficiali. Che, però, illuminano solo una parte della realtà. Restano nell'ombra scambi azionari, intrecci di quote societarie, ricchi compensi e incarichi professionali.
È una storia ancora tutta da raccontare. Una storia importante. Se non altro perché Mita Resort è stata protagonista di un'operazione a dir poco fortunata. Come noto, infatti, la società guidata dalla numero uno di Confindustria si è aggiudicata la gestione dell'Arsenale a prezzi di saldo: 31 milioni una tantum alla Protezione Civile, per una concessione di 40 anni. E appena 60 mila euro all'anno di canone alla Regione Sardegna, che dovrà accollarsi anche 400 mila euro annui di Ici sulla struttura (...non c'è che dire... per essere Cappellacci - governatore della Regione Sardegna - il figlio del commercialista sardo di papi, i conti non li ha fatti molto bene. O forse si... NdR)
Marcegaglia brinda a champagne, ma non è l'unica. Al suo fianco, con una quota vicina al 10 per cento della Mita Resort, spunta un socio che ha scelto di restare nell'ombra. Le sue azioni risultano intestate alla Aletti Fiduciaria. Insomma: uno schermo, una copertura. (...non vorrei sbagliare, ma Aletti mi ricorda il cognome di Urbano Aletti, pregiata ditta di agenti di borsa (Urbano Aletti era il Presidente dell'associazione degli Agenti di Borsa di Milano durante gli anni della Milano da bere. NdR)
Una soluzione poco trasparente per una società come la Mita Resort che ha partecipato a una gara pubblica, quella per la gestione del Nuovo Arsenale, e ha di fatto beneficiato di fondi dello Stato per decine di milioni. D'altra parte l'assetto proprietario della società guidata dalla presidente di Confindustria appare già di per sé piuttosto complicato. Vediamo. La Gaia Turismo, una holding controllata dalla famiglia Marcegaglia, possiede una quota del 50 per cento di Mita Resort. Il resto del capitale è intestato alla Olli Resorts che ha come socio principale Massimo Caputi, un uomo d'affari dal lungo curriculum e dalle mille relazioni nel mondo della finanza, scivolato di recente su un paio di bucce di banana. Da oltre un anno si trova al centro di un'inchiesta della Procura di Milano con varie ipotesi di reato, tra cui riciclaggio, e nel frattempo lo marca stretto anche la vigilanza di Banca d'Italia per qualche (presunta) acrobazia di troppo nella gestione di alcuni fondi immobiliari.
Caputi possiede il 72,8 per cento di Olli Resort ed è affiancato, con una quota del 17,2 per cento, da Andrea Donà delle Rose, un manager-investitore che qualche tempo fa ha dato la scalata alla Marzotto. E il misterioso azionista rappresentato dalla Aletti fiduciaria? Per lui hanno aggiunto un posto a tavola sia Marcegaglia sia Caputi. Infatti, il socio senza volto possiede il 9 per cento di Gaia e una quota analoga di Olli Resorts.
La cordata di investitori ha preso una rincorsa lunga. Prima di approdare a La Maddalena ha fatto tappa nel 2007 sulla costa meridionale della Sardegna. Con un'operazione da svariate decine di milioni di euro è così finita sotto le insegne di Mita la gestione del Forte Village di Pula. E cioè otto alberghi, una ventina di ristoranti, un centro commerciale da 20 negozi in quello che viene considerato uno dei resort turistici più lussuosi del Mediterraneo, meta agostana di ricconi d'ogni sorta, dai nababbi russi ai calciatori in trasferta dalla Costa Smeralda. Un bel colpo per Marcegaglia e soci che hanno conquistato un business da oltre 70 milioni di giro d'affari all'anno. Ci sono riusciti grazie ai prestiti per 70 milioni di euro di due banche di prima grandezza come Banca Intesa e Monte dei Paschi (insomma, di loro non hanno tirato fuori un euro... e nel frattempo, chi si rivede... la Banca Intesa di Passera & Fornero... NdR).
A ben guardare, però, tutto l'affare ruota attorno a Caputi, che finisce per recitare più ruoli in commedia. Una corsa a perdifiato sul filo del conflitto d'interessi tra fondi d'investimento, istituti di credito, società personali. Si comincia nella tarda primavera del 2007. A quell'epoca il Forte Village è proprietà della Lehman Brothers, la grande banca d'affari americana che di lì a un anno finirà per essere travolta dalla crisi finanziaria. Caputi conosce bene i managers italiani del gruppo statunitense. Con il loro aiuto ha già concluso alcuni affari in passato. E anche con Emma Marcegaglia i rapporti sono più che buoni. Sin da quando, un paio di anni prima, l'attivissimo manager immobiliare, all'epoca alla guida della società di stato Sviluppo Italia, aveva coinvolto la futura presidente di Confindustria in alcuni investimenti in campo turistico.
Tutto pronto allora, si parte. Lehman vende il resort di lusso e anche la società che lo gestisce, cioè Mita Resort. Chi compra? Il primo finisce per 210 milioni di euro a tre fondi immobiliari amministrati da Caputi tramite la Fimit. Come dire che i soldi ce li mettono in parte (40 per cento) migliaia di investitori e il resto le banche. Mita Resort invece passa alla cordata della Marcegaglia. Anche qui è decisivo il ruolo degli istituti di credito, in testa il Monte dei Paschi di Siena, che finanziano l'operazione con 72 milioni di euro e a garanzia dei loro crediti ricevono in pegno l'intero capitale della società. Il crocevia di tutto, il vero garante dell'operazione è però Caputi. È lui che manovra i fondi immobiliari che possiedono il Forte Village e allo stesso tempo è azionista importante della società che lo gestisce.
In altre parole la medesima persona, cioè Caputi, sarebbe chiamata a fare gli interessi degli investitori, chiedendo il canone più alto possibile, e allo stesso tempo, come azionista in proprio della società locataria, dovrebbe puntare al ribasso dell'affitto. C'è di più. Caputi, ancora lui, è legato a doppio filo al Monte dei Paschi, la principale banca finanziatrice dell'operazione, di cui è stato per anni consigliere d'amministrazione e poi gestore di alcune controllate. Insomma, un groviglio di interessi in conflitto tra loro che finisce per rendere ben poco trasparente tutta l'operazione. A maggior ragione se si considera che la Fimit, la società di gestione dei fondi immobiliari, paga ogni anno commissioni milionarie a una società personale di Caputi.
Niente paura: arriva comunque il lieto fine. Nell'estate 2007 Mita Resort sbarca al Forte village inaugurando la campagna acquisti che l'avrebbe portata fino a La Maddalena. E allora sarà anche per tanto impegno personale che alla fine del 2008 gli amministratori della società turistica, Marcegaglia in testa, hanno deciso di staccare un assegno da 500 mila euro a favore del vicepresidente Caputi. Mica male. Soprattutto se si considera che il resto del consiglio di amministrazione ha incassato compensi poco più che simbolici.
Tutti felici e contenti? Non proprio, perché Caputi finisce nel tunnel delle indagini di magistratura e Banca d'Italia. Sarà forse anche per questo che ai primi di febbraio il manager ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di vicepresidente di Mita Resort. Ancora pochi giorni e l'Arsenale della Maddalena, con i suoi costosissimi lavori di ristrutturazione, finisce al centro dell'indagine su Bertolaso e i suoi amici. (dI Vittorio Malagutti - l'Espresso)
Finiti qui, gli strani colpi di fortuna della Signora Confindustria? Macchè... La rete ha la memoria lunga... la Signora ci consentirà di attingere, ancora una volta, ad un nostro posto del Gennaio 2010...
...non è strano? una presenzialista inossidabile, una che non si perdeva una comparsata in TV neanche sotto tortura, prima giovane e poi attempata industrialessa per meriti ereditari, faccia da boscaiolo e mini-minigonne da viados, sembra da mesi essersi liquefatta. Ora ci pensa "Il Fatto" a tranquillizzarci. Emma esiste. Non è caduta distrattamente distrattamente in un altoforno; non è sparita cadendo in una buca del campo da golf di Albarella, "L'Isola dei Managers"; non sta partecipando in incognito all'Isola dei Fumosi. No, poverina... ha solo qualche pensiero di troppo... o forse si è sfracellata contro dei guard-rails? Tafanus
Dietro il lungo silenzio forse ci sono i problemi giudiziari della famiglia
Emma la Sobria
“Lo scudo fiscale è un male necessario”, aveva dichiarato Emma Marcegaglia il 17 dicembre scorso, a margine di un incontro organizzato dal Centro Studi di Confindustria. Il giorno prima era intervenuta alla presentazione del Fondo per le piccole e medie imprese, invitata dal ministero dell’Economia. Poi un lungo silenzio interrotto solo da un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera alla vigilia di Natale: “L’Italia ha bisogno di riforme politiche, ma soprattutto economiche che possano realizzare un progetto-paese di medio termine”, aveva spiegato la presidente di Confindustria alla giornalista Raffaella Polato(...caspita, che profondità... NdR).
Da allora nessuna dichiarazione, nessun intervento pubblico, almeno fino a ieri, quando la Marcegaglia ha detto che Confindustra “sta ragionando” sulla riforma del fisco. La donna che il Sole 24 Ore ha messo al terzo posto nella classifica dei “personaggi del 2009” (dopo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne) si avvia alla conclusione di un mese anomalo, lontano dalle scene. Starà forse dedicando più tempo agli affari di famiglia? Gli eventi degli ultimi mesi suggeriscono che questa ipotesi potrebbe essere la più plausibile.
GUARD RAIL - Basta tornare indietro di qualche mese per capire quali possono essere le priorità di Emma Marcegaglia in questo periodo. Leggendo gli atti della Procura di Trento, citati dal Corriere del Veneto e dal quotidiano l’Adige lo scorso agosto, si viene a sapere che Antonio, fratello di Emma, è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Come amministratore delegato della Marcegaglia Building Spa, Antonio Marcegaglia compare in una lista di imprenditori e società che “si suddividevano il mercato nazionale della vendita delle barriere stradali ad altre imprese o enti pubblici, mediante la ripartizione in quote predeterminate” e si “accordavano su quale delle aziende consorziate avrebbe dovuto approvvigionare il compartimento Anas (azienda nazionale autonoma delle strade)”.
Un vero e proprio cartello del guard rail, riunito nel consorzio Comast, che avrebbe pilotato gli appalti per le barriere stradali delle autostrade italiane fino al maggio del 2007, data di scioglimento del consorzio. E’ questa l’ipotesi del pubblico ministero di Trento Giuseppe De Benedetto che ha avviato le indagini già nel 2007, in seguito alla scoperta di irregolarità in un appalto per l’Autobrennero. Tra il 2003 e il 2007 le “sorelle del guard rail” si sarebbero aggiudicate in modo fraudolento almeno 16 gare d’appalto per circa 180 milioni di euro, con un profitto illecito di 8 milioni e mezzo di euro. Cifra per la quale il giudice per le indagini preliminari Giulio Adilardi ha concesso in agosto il sequestro preventivo. Sui conti correnti di Marcegaglia sono stati congelati 2,1 milioni di euro, in attesa di dipanare la matassa delle barriere stradali.
Emma la Tosta CONTI SVIZZERI - Di altri diciassette conti dei Marcegaglia, domiciliati in Svizzera presso la banca Ubs, si sta invece occupando il pm di Mantova Antonino Condorelli. L’ipotesi questa volta è di falso in bilancio. I conti, secondo quanto riportato in luglio da Repubblica, sarebbero stati utilizzati per depositare milioni di euro in fondi neri dal 1994 al 2004. Per dieci anni la Marcegaglia Spa, specializzata nella trasformazione dell’acciaio, non avrebbe comprato la materia prima direttamente dai venditori, ma da una serie di società di trading che gonfiavano le fatture per permettere alla famiglia di far uscire dall’Italia fondi neri. Un vecchio trucco, utilizzato da molte imprese italiane, per portare comodamente oltre confine milioni di euro. In tutto il saldo dei fondi neri avrebbe toccato nel 2004 i 22 milioni di euro anche se fonti svizzere, citate da Repubblica, parlano di un tesoretto da 400 milioni.
LA TANGENTE ENIPOWER - I conti svizzeri dei Marcegaglia li aveva scoperti già nel 2004 la Procura di Milano, indagando sulle tangenti Enipower. Uno scandalo, quello delle centrali Enipower, che ha coinvolto la Marcegaglia Spa e una serie di altre società (come la multinazionale francese Alstom) che avrebbero pagato tangenti da milioni di euro a manager di Enipower in cambio di appalti per la fornitura di servizi di manutenzione, caldaie, valvole, torri di raffreddamento nelle centrali termoelettriche di Mantova, Brindisi, Ferrera Erbognone (Pv) e Ravenna.
A Milano il caso si è chiuso nel marzo del 2008 con il patteggiamento di Antonio Marcegaglia. Il fratello della presidente di Confindustria ha ammesso di aver versato, nel dicembre del 2003, una tangente da 1 milione 158 mila euro al manager di Enipower Lorenzo Marzocchi per assicurarsi una fornitura di caldaie da 127 milioni di euro. Come si legge nella sentenza depositata il 28 marzo del 2008 al Tribunale di Milano, la tangente è stata pagata “ad aggiudicazione avvenuta” mediante la “copertura formale di fittizi contratti di consulenza” stipulati con società off-shore come la Potz Sa di Lugano e la Daggie Engineering Ltd, registrata nell’Isola di Man. La corruzione dei manager Enipower è costata alla Marcegaglia Spa la confisca di 250 mila euro oltre a 500 mila euro di pena pecuniaria, mentre la Ne Cct Spa (controllata da Marcegaglia al 70 per cento) ha dovuto versare a Eni ed Enipower 4 milioni di euro come risarcimento danni. La condanna a 11 mesi per corruzione comminata ad Antonio Marcegaglia è stata di conseguenza sospesa.
GRUPPO VACANZE. Un altro grattacapo per Emma potrebbe arrivare dalle indagini su Massimo Caputi, ex numero uno di Sviluppo Italia (oggi Invitalia), la società per azioni del ministero dell’Economia creata nel 1999 “per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, in particolare nel Mezzogiorno”. Alla fine di luglio Caputi si è dimenticato una busta con 45 mila euro in contanti in un hotel di Milano ed è finito sotto inchiesta per riciclaggio.
Se è ancora presto per dire dove potrebbero portare le indagini, un fatto è chiaro: Caputi, fin dal 2005 – quando guidava ancora Sviluppo Italia – è in stretti rapporti con la famiglia Marcegaglia, a cui ha venduto alcune perle del turismo italiano, un tempo in mano allo Stato. Dal 2008 è anche entrato direttamente in affari con la presidente di Confindustria, diventando socio e vicepresidente di Mita Resort Srl (di cui Emma è presidente). Una società che i Marcegaglia controllano al 50 per cento tramite Gaia Turismo Srl. Mita Resort gestisce oggi il lussuoso resort di Castel Monastero, sulle colline senesi, e il Porto Arsenale la Maddalena. Un complesso da 109 camere e 600 posti barca che si è visto soffiare sotto il naso gli ospiti del G8, ma potrà presto ospitare quelli della Louis Vuitton Cup. Come ha annunciato a novembre Guido Bertolaso.
Vede, signoramia, com'è facile essere sospettati? basta un patteggiamento, o la locazione di un polo turistico alla Maddalena a prezzi da pura vincita al lotto, o certe fortunate vincite di appalti, e subito le malelingue si mettono in moto... il mondo è pieno di malpensanti, signoramia, e di gente che divide 400 milioni di euro per 1000 euro mesili per capire a quanti salari mensili di operai-fannulloni corrispondano 400 milioni... Dunque, ad occhio, 400 milioni sono 400.000 volte il salario di un fannllone, pari a 33.333 mesi di salario, pari a 2.778 anni di salario, pari a... Vada avanti lei, signoramia, che a me scappa da ridere... Tafanus
Milioni di euro buttati, impianti che rischiano di non essere terminati. Da Tor Vergata all'Appia Antica viaggio tra ritardi, cemento e zone vincolate che saranno deturpate
La piscina di Calatrava come avrebbe dovuto essere
ROMA - "Qui sorgerà la città dello sport", annuncia il cartello all'ingresso del cantiere di Tor Vergata. Invece: qui riposerà in pace, amen. Vasche vuote, scheletri di tribune, lo stendardo sbrindellato dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. Dovevano aprirsi qui, nell'avveniristico guscio immaginato da Santiago Calatrava, dando al campus universitario e alla capitale quattro spettacolari piscine. Un tuffo nel vuoto. Le gru sono ferme. Ma lavorano altrove.
Roma non avrà la grande struttura che doveva essere il simbolo dell'evento, in compenso stanno sorgendo 63 nuovi impianti, 84 vasche. Molti con foresterie, decine di stanze che dovrebbero ospitare atleti a luglio, e poi? Molti in zone vincolate, dal paesaggio, dall'urbanistica e dal buon senso. Molti hanno trascinato con sé ampliamenti di circoli, sale fitness, box auto.
Un diluvio di iniziative private con agevolazioni pubbliche. Un piastrellamento azzurro sul pavimento di una città che già ora, vista dall'alto, quasi fa concorrenza a Los Angeles. I Mondiali sono un alibi, troppe opere non saranno finite in tempo. Ma resteranno dopo, per soddisfare una domanda a cui già rispondono duecento piscine. Come è stato possibile?
Per capirlo abbiamo fatto un viaggio [...] La prima tappa è sull'Appia Antica, numero 7000, davanti all'insegna Sporting Palace. La Città dello Sport doveva esserci, ma non c'è; questo palazzo non dovrebbe esistere, invece eccolo qui. Sorge tra le rovine storiche, davanti a un parco. I nuotatori, si è detto, potrebbero allenarsi e poi rilassarsi sulla terrazza guardando la tomba di Cecilia Metella. Ma perché Cecilia Metella dovrebbe guardare dalla sua perduta pace eterna questa scatola di cemento da cui pende un festone che "annuncia" l'inaugurazione a giugno 2008? Bisogna fare un passo indietro.
Salaria Sport Village: firmato l'ordine di demolizione
Quando Roma ottiene i Mondiali 2009 parte la carica delle piscine. Cinque impianti saranno pubblici (Tor Vergata, Foro Italico, Ostia, Valco San Paolo, Pietralata). Ma non basteranno. La giunta Veltroni decide di aprire ai privati che bussano alle sue porte. In fondo, si tratta di prendere tre piccioni con una fava: organizzare i Mondiali, costruire la memorabile opera nel campus e rendere Roma una capitale natatoria planetaria. Partono 38 richieste, il commissario straordinario, all'epoca Angelo Balducci... (1)(vi ricorda niente, questo nome?...) ne avalla 23. La giunta filtra e riduce a 10 (un anno dopo ne accoglierà altre 3). Tra le proposte bocciate: lo Sporting Palace.
Mancavano i permessi dell'Ente Parco e della Soprintendenza archeologica. Era già intervenuto il guardaparco con un'azione di sequestro. Eppure i lavori non si sono mai fermati. L'edificio è cresciuto. Già appariva fuori posto com'era, tra le rovine e gli alberi dove l'hanno costruito, nel '56, per ospitare uffici. Ora è un assurdo, eppure c'è. Non si è fermato il cantiere, ma neppure l'inchiesta della magistratura. Sono tre gli indagati.
Ci sono altre quattro azioni giudiziarie sugli impianti dei Mondiali. Una è per "abuso edilizio, deviazione acque e modificazione terre, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale, truffa ai danni dello Stato". A firma di Italia Nostra e contro Salaria Sport Village. Ci andiamo. Il circolo ha attualmente una sola piscina, coperta da un pallone, dove mentre passiamo non nuotano più di dieci soci. Ne sorgeranno altre tre, due da 25 e una da 50 metri. Due saranno coperte. Ci sarà una foresteria da 41 stanze. Centosessantunomila metri cubi di cemento nell'alveo dello sversamento del Tevere. Uno di quei rischi su cui si fa poi vana polemica a disastro avvenuto. Più un paio di vincoli calpestati: paesistico e ambientale.
Ma se lo Sporting Palace è rimasto nella lista dei bocciati (e ha costruito abusivamente) questo come ha potuto rientrare dopo il no del Comune guidato da Veltroni? E' stato inserito in una seconda serie di autorizzazioni, compilata dal nuovo commissario straordinario, Claudio Rinaldi (2)(...successore di Angelo Balducci, anche lui indagato. NdR), su suggerimento della Federazione nuoto e passata dal Comune guidato da Alemanno. "Visto si scavi" per 9 impianti e 14 piscine. Oltre a questa ci sono, tra le altre, quella del Flaminio Sporting Club, di cui è dirigente Luigi Barelli, fratello del presidente federale che pure costruirebbe su un'area vincolata per intero.
E poi quella della riserva Macchione, di fronte alla tenuta del presidente della Repubblica, per la quale è partito un esposto che contesta la violazione di tre protezioni, e quella dell'area ex Snia Viscosa, parco destinato alla città, per cui l'autorizzazione ai lavori è arrivata in extremis. E, ultima ma solo in ordine geografico, la Sporting Life della società sportiva Nomentum, a Mentana, prossima tappa.
Per arrivarci lasciamo Roma, superiamo Monterotondo, dove pure sorge un megaimpianto ancora non completato, e arriviamo in questa vallata, un tempo intatta. Lo Sporting Life ha campi da calcetto (sui quali al momento corrono cani impegnati in un concorso di agilità che un megafono amplifica per la campagna), un laghetto da pesca e una club house. Ha aggiunto l'11 aprile un bar e ristorante, inaugurati con una serata eccezionale alla presenza del comico Nino Taranto.
E le piscine? Eccole lì, tre buchi nella terra con altrettanti immigrati intorno. Una è per i bambini, le altre due sono di 25 e 34 metri. Lavori iniziati a marzo. Pronte per i Mondiali? Difficilmente. E che cosa verrebbero a farci qui, gli atleti che gareggeranno al Foro Italico? Più probabile rivedere un campione di agility che un ranista da podio. Eppure, sia questo impianto che quello della Salaria hanno conquistato in appello il diritto a esistere.
Come è successo? Avrà influito che a costruire il secondo sia, tra gli altri, il figlio del precedente commissario straordinario? A che punto e perché è saltato il filtro che imponeva criteri per le concessioni? I responsabili della vecchia giunta raccontano di essere stati esposti a "molte pressioni". Se già loro avevano in qualche caso ceduto, i successori si sono arresi. Il diluvio di nuove vasche è impressionante quanto disomogeneo. A suddividerle per i quartieri di Roma, tre ne hanno 9 ciascuna. Sette non ne hanno nessuna. A prendersene di più è la zona dei circoli, che con l'occasione ristrutturano, ampliano, aggiungono. E a trarne i principali benefici saranno, più che la cittadinanza, i soci paganti. Primi quelli dell'Aniene presieduto da Giovanni Malagò (che è anche alla guida del Comitato organizzatore di Roma 2009): hanno cominciato i lavori in anticipo sulla delibera comunale generale, li stanno già concludendo e festeggeranno con 6 mila invitati le tre piscine pur avendone chiesta, in un primo momento solo una.
Ci sono coincidenze che incuriosiscono. Andiamo nel cuore della città, nel quartiere Trieste, alla Fondazione Cristo Re. Gestisce campi da calcetto sopraelevati, sul tetto di una palestra un tempo pubblica e la cui acquisizione, rivelano scritte sui muri, non tutti hanno digerito. C'è una nuova piscina, coperta, di 25 metri, autorizzata dalla giunta Veltroni. E insieme a quella sono sbocciati 330 posti auto nello stesso complesso, due agglomerati di box rossi e gialli venduti ormai completamente per cifre comprese tra i 68 e i 120 mila euro.
Giù la serranda, è tempo, come il "Nuotatore", di arrivare a casa, o meglio, a quella che doveva essere la casa dei Mondiali: a Tor Vergata. Dietro l'Università si stende una piana interrotta solo dai picnic e dall'immensa croce che fa da catalizzatore nei raduni religiosi. Uno spreco a cui se n'è sovrapposto un altro, di diverso segno.
Eccola qui, la città fantasma dello sport. Dove doveva esserci il museo c'è una baracca di lamiera. Al posto dei gusci di Calatrava due dentiere ammaccate. Dentro una di quelle la "vasca degli spiriti". Non echeggiano i suoni delle bracciate di Phelps o delle entrate in acqua della Cagnotto, ma quelle di litigi, incomprensioni, fatali prese di posizione. Già l'idea era una scommessa, una delle tante su cui Veltroni ha puntato per lasciare un'eredità che invece evapora. Il giocattolo gli è cresciuto tra le mani, fino a diventare ingovernabile. Il palazzetto per volley e basket è passato, per rispondere ai criteri internazionali, da 8 mila a 15 mila posti.
L'Università ha scelto come progettista lo spagnolo Calatrava: tanto geniale quanto incontenibile. L'impresa appaltatrice era abituata a realizzazioni più schematiche. Ogni passo è divenuta una battaglia, un lievitar di costi e uno scambio di accuse. Presto è stato chiaro che i 280 milioni preventivati non sarebbero bastati, ne occorrevano almeno altri 100. A dir poco. E il tempo remava contro. L'elezione di Alemanno a sindaco è stata un'ascia. Se voleva spostare la teca dell'Ara Pacis, che già c'era, figurarsi due gusci ancora da posare. Fermi tutti. Controlli, riconsiderazioni, meglio fermarsi qui. Meglio? Meglio aver già speso 190 milioni per questo scarabocchio di cemento e ferro? Abbandonarlo lì vagheggiando futuri mondiali di basket o addirittura di baseball per riprenderlo? Meglio farne l'ennesimo detrito contemporaneo, la testimonianza da capsula del tempo che Roma dispensa rovine anche dal presente (salvo costellare quelle del passato di terrazze abusive)?
La piscina di Calatrava com'è
Eppure è così: il pubblico ha buttato 190 milioni. I privati, con l'alibi di doversi sostituire, ne hanno investiti altrettanti. Importa se molti dei loro impianti non saranno pronti a luglio, se non serviranno alla città dopo, se le foresterie diventeranno piccoli alberghi intorno a una vasca che doveva essere iridata? Che cosa resterà di tutto questo titanico sforzo: un monumento diffuso all'arte natatoria o un buco nell'acqua? Quando il "Nuotatore" finalmente arrivò "cercò di aprire le porte, ma erano chiuse a chiave e sulle mani gli rimase la ruggine delle maniglie... Batté con i pugni, tentò di abbatterle e poi si accorse che la casa era disabitata".
(1) CHI E' ANGELO BALDUCCI - Nel 1999, mentre è in carica come Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio, ha l'incarico da parte del Commissario Straordinario per il Giubileo, Francesco Rutelli, di sovraintendere al completamento delle infrastrutture previste per l'anno 2000, ed è al centro di polemiche nate attorno a lavori di scavo per l'allestimento del parcheggio del Gianicolo, che hanno causato la rovina di preziosi resti archeologici.
La vicenda della nomina a commissario straordinario per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari, ricorrendo alla normativa prevista per interventi di Protezione Civile, è stata al centro di indagini della Procura di Bari, alcune delle quali ancora in corso.
Coinvolto insieme a Guido Bertolaso ed altri personaggi della protezione civile e dell'imprenditoria nell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, venne raggiunto da un ordine di custodia cautelare il 10 febbraio 2010. Il 25 febbraio rassegna le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblic.
Il 3 marzo 2010 escono su alcuni quotidiani una serie intercettazioni esplicite dalle quali Balducci risulta essere un assiduo cliente di un giro di prostituzione gay. Dalle intercettazioni due conoscenti di Balducci, Chinedu Thomas Ehiem, residente a Roma e “indicato all’anagrafe come “religioso” del Vaticano che cura e organizza il “coro di san Pietro” e Lorenzo Renzi risultano essere gli intermediari tra i giovani e Balducci. Il 10 giugno 2010 la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di Balducci e di altri due indagati nell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, ha trasferito l'inchiesta da Firenze a Roma.
La prossima puntata sarà dedicata alle fantastiche opere di Italia '90. Bravo Monti. Le Grandi Opere in Italia si sono sempre trasformate in Grandi Disastri, e in Grandi Abbuffate. Ora la destra protesta (già assaporeva l'aroma del nuovo mazzettificio?) ma noi festeggiamo. Allo scampato pericolo. Tafanus
La vela di Calatrava a Tor Vergata, che doveva essere uno stadio del nuoto e ospitare i Mondiali del 2009 a Roma. Ora dovrebbe diventare la Città dello sport, ma la struttura è ancora incompleta e appare in stato di abbandono. I lavori sono già costati 250 milioni di euro
Monti ha deciso, Roma non sarà candidata ai Giochi del 2020. E meno male: sarebbe stata una spesa scriteriata, a fronte dei sacrifici chiesti al Paese. Non a caso Londra, che li farà quest'estate investendo trenta miliardi di euro, si è già pentita. E i giochi di Atene del 2004 sono stati all'origine dell'attuale crisi della Grecia
Tralasciamo gli altisonanti appelli dei grandi sportivi e dei personaggi pubblici mobilitati per l'occasione, e guardiamo in faccia alla realtà delle Olimpiadi richieste per Roma 2020 che sarebbero un pessimo affare per lo Stato e un bidone per i romani.
Per la capitale, il rapporto tra costi e benefici dell'operazione olimpica sarebbe disastroso: lo Stato pagherebbe quel che l'Italia non può permettersi, mentre risulterebbero del tutto aleatori i vantaggi per la città. Le cifre del comitato promotore - 9,8 miliardi di euro di cui solo 4,7 a carico dello Stato - alla prova dei fatti risulterebbero fasulle. Per non parlare delle cricche che sono solite speculare sui "grandi eventi", come con Italia '90, con il Giubileo e gli affari vaticani, e con i Mondiali di nuoto del 2009. Le Olimpiadi di Roma 1960 furono un'altra cosa: occorreva restaurare l'immagine di un Paese disastrato dalla guerra, e le opere pubbliche restarono alla città.
L'altro buon motivo per dire no alle Olimpiadi riguarda la civiltà della bellissima capitale. Roma è nota nel mondo per la sua quotidiana bellezza che attira milioni di turisti interessati a godere dell'ambiente storico e artistico, del tutto inadatto agli eventi di massa.
Cosa porterebbero di più e di meglio le centinaia di migliaia di persone che affluirebbero a Roma nel giro di alcune settimane estive? Nulla: aggiungerebbero a una città pessimamente servita solo disagi e rischi per il patrimonio artistico, mentre i vantaggi andrebbero a quei gruppi sempre pronti a pubblicizzare le perdite ed a privatizzare i profitti.
Roma è attraente così com'è, e non è adatta a spettacoli incalzanti come le Olimpiadi. La televisione, poi, per quanto condita da luci fantasmagoriche, non aggiungerebbe nulla all'antico fascino romano.
Non è un caso che i grandi eventi abbiano sempre portato guai ai cittadini romani. Roma ha un'amministrazione comunale indegna di una capitale europea come la vicenda della neve ha reso evidente. Il traffico è proibitivo; i mezzi di trasporto pubblico sono da Terzo mondo primitivo; le strade somigliano a percorsi di guerra; la segnaletica pubblica (si veda la metropolitana) è opera di analfabeti della comunicazione grafica; i rifiuti urbani invadano strade e piazze; la linea C della metropolitana è ferma da un quarto di secolo e sui costi si addensa il solito scandalo; camioncini degni di fiere paesane deturpano i siti archeologici; abusivi d'ogni genere controllano snodi essenziali come stazioni e aeroporto; dai tassisti il Comune non sa pretendere un minimo di standard professionale; le clientele di parentopoli regnano sulle strutture di servizio; gli "invalidi" fasulli si moltiplicano mentre quelli veri vivono una vita urbana disperata; la malavita tiene in pugno molti quartieri; i commerci e il turismo facenti capo al Vaticano sottraggono alle finanze pubbliche rilevanti prelievi fiscali senza che alcuna autorità osi alzare un dito.
In questo disastro amministrativo, perché mai si vogliono buttare miliardi che non solo costerebbero cifre indisponibili allo Stato ma non lascerebbero alcuna traccia sulla qualità della vita dei romani? L'inchiesta "Sprechi olimpici" pubblicata dall'"Espresso" è più che mai eloquente di quel che è successo in passato, preannuncio di quel che accadrebbe con le Olimpiadi agognate dal sindaco Alemanno. Ancora una volta si tratta di scegliere tra la buona amministrazione e la retorica, tra la soluzione dei problemi di tutti e la tutela degli affari, spesso opachi, di pochi. Il motivo per dire no alle Olimpiadi di Roma non nasce dall'immobilismo: è la consapevolezza che per un decente futuro della città occorre anteporre i problemi civili della comunità, magari poco appariscenti, all'effervescenza dei "grandi eventi" che lasciano sempre un profondo amaro.
Il più bel risarcimento che la comunità senegalese di Firenze avrebbe potuto ricevere, è stata la sincera e commossa partecipazione della città, e in primo luogo di quegli stessi ambulanti di San Lorenzo, che hanno chiuso i loro banchi per rispetto ai loro "concorrenti" di pelle scura. Grazie, Firenze!
...ma ora, dopo il momento della commozione, si passi all'azione. Troppe volte il reato di istigazione al razzismo è stato tollerato, quasi come se perseguirlo o meno fosse un optional... Non è un optional, è un obbligo giuridico e morale...
...scusate, ma io sono uno all'antica... certi neologismi mi danno l'orticaria. E così, le troie continuo a chiamarle troie, anche se ormai è d'obbligo l'updated "escort"...
Sono otto gli indagati nell'inchiesta della procura di Bari sulle escort che l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini ha portato nelle residenza del premier Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Tra loro, oltre a Claudio e Gianpaolo Tarantini, anche Sabina Began(foto a sinistra), soprannominata l'ape regina e a detta di molti la preferita del presidente del Consiglio. Oltre a loro Salvatore Castellaneta, Pierluigi Faraone, Letizia Filippi, Francesca Lana, Massimiliano Verdoscia.
Il procuratore di Bari, Antonio Laudati, e i pubblici ministeri Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis contestano agli indagati l'associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Ma nelle dieci pagine dell'avviso di conclusione delle indagini, notificato questa mattina agli otto indagati (i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, le starlette Sabina Began, Francesca Lana e Letizia Filippi, l'avvocato Salvatore Castellaneta, "il referente delle feste private di Berlusconi a Milano, Pierluigi Faraone, Massimiliano Verodscia) viene documentato lo scambio tra favori sessuali e partecipazione ad appalti pubblici, di cui il presidente del consiglio Silvio Berlusconi diventa lo snodo.
Scrivono i pm: "Il Tarantini promotore e organizzatore dell'associazione, al fine di consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi (avviato nell'estate del 2008), ottenere per il suo tramite, incarichi istituzionali e allacciare avvalendosi della sua intermediazione rapporti di tipo affartistico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di società a quest'utlima collegate (Sel Proc sc., Selex sistemi integrati spa e Seicos spa), di Infratelitalia spa e altre società, provvedeva a:
1) Ricercare le donne, personalmente o per il tramite di altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi;
2) Selezionare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, secondo specifiche caratteristiche fisiche (giovane età, corporatura esile)
3) Impartire, in occasione di tali incontri, disposizioni sull'abbigliamento da indossare e sul comportamento da assumere;
4) Sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne provenienti da varie parti d'Italia, mettere loro a disposizione il mezzo per raggiungere il luogo dell'incontro".
L'elenco (forse) completo delle "trasportate" nel lettone del drago
Nell’atto notificato agli indagati i pubblici ministeri indicano i nomi delle donne «indotte all’attività di prostituzione esercitata in favore di Silvio Berlusconi». Ci sono grandi nomi del mondo dello spettacolo, compresa Manuela Arcuri, che tuttavia rifiutò. Scrivono infatti i pm: «Gianpaolo Tarantini la indusse a prostituirsi in favore di Silvio Berlusconi con la promessa che lo stesso l’avrebbe favorita per la conduzione del festival di Sanremo, non riuscendo a portare a termine il suo proposito a causa del rifiuto opposto della stessa».
Altre donne, al contrario, accettarono lo scambio e parteciparono alle “serate galanti” organizzate nelle residenze del Presidente del Consiglio: Maria Teresa De Nicolò, detta Terry (palazzo Grazioli), Carolina Marconi, Daniela Lungoci (villa San Martino), Francesca Lana, Hawa Kardiatau, Karen Buchanan (palazzo Grazioli), Camille Charao Cordeiro (Palazzo Grazioli), Barbara Montereale (villa Certosa), Sara Tommasi, Sebbar Fadoua (Palazzo Grazioli), Chiara Guicciardi (palazzo Grazioli), Vanessa di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro (palazzo Grazioli), Maria Josefa De Brito Ramos (palazzo Grazioli), Grazia Capone (Arcore e villa San Martino), Luciana de Freitas Francioli (Arcore), Michaela Pribisova, Maria Ester Garcia Polanco (centro Messeguè di Melezzole), Mariasole Caci (Arcore), Ioana Visan, Barbara Guerra, Patrizia D’Addario (palazzo Grazioli), Sara Tommasi, Lucia Rossini (palazzo Grazioli).
Concita De Gregorio torna a scrivere per Repubblica (credo sia il secondo o terzo articolo da quando ha lasciato la direzione dell'Unità), e lo fa da par sua. Ci spiace per l'Unità, ci fa piacere per Repubblica (che è il primo giornale che sfogliamo al mattino) e ci fa piacere per noi. Bentornata, Concita. Tafanus
Sei procure, sei filoni d'indagine, migliaia di pagine agli atti. Tutte le inchieste che negli ultimi mesi hanno intrecciato il mondo della politica hanno un filo conduttore comune. Fatto di bonifici, assegni e faccendieri (di Concita De Gregorio - Repubblica.it)
Quello che abbiamo smesso di chiederci è perché, per conto di chi. Assuefatti all'omeopatico dilagare della corruzione che ha trasformato l'Italia nel paese del "che male c'è, così fan tutti", tutti colpevoli nessun colpevole, scivoliamo distratti sui resoconti di giornata dei giornali, tanto si sa come va il mondo.
Sei Procure, sei filoni di indagine, migliaia e migliaia di pagine agli atti. Berlusconi ha regalato a Dell'Utri dieci milioni di euro? Un uomo generoso, beato lui che ce li ha. Angelucci ha estinto il mutuo da otto milioni di Denis Verdini? Ah. Walter Lavitola, curatore testamentario della un tempo gloriosa testata L'Avanti! paga uno stipendio mensile al procacciatore di protesi e di prostitute Tarantini, rimborsato dal presidente del Consiglio? Era prevedibile, Tarantini del resto ("le donne e la cocaina favoriscono gli affari", un maestro del pensiero) in qualche modo doveva essere messo in salvo. Meglio soldi che un seggio in parlamento, in fondo.
Fu Verdini ad avvisare Caldoro, allora candidato alla presidenza dalla regione Campania, che c'era un dossier "tipo Marrazzo" sul suo conto? Gentile. Del resto fu Berlusconi in persona ad avvisare Marrazzo. Voleva aiutarlo, certo. Un gruppo di faccendieri scambia le sorti politiche di Cosentino con la legge sull'età pensionabile dei giudici. Normale. Si attiva per far pagare alla Mondadori solo il 5 per cento di quel che deve alla Agenzia delle Entrate? Gianni Letta segue la vicenda di persona? Vabbè, se è per pagare di meno, chi non lo farebbe, potendo.
Ecco, bisognerebbe ritrovare lo stupore, almeno. Se non l'indignazione la consapevolezza dell'enormità di ciascuna di queste notizie.
Ricominciare a chiedersi: ma perché? Per conto di chi? Il Grande Corruttore ha comprato ogni cosa, persone e beni, ha disinnescato alla fine l'unica arma per lui davvero letale: l'intelligenza, la capacità di ciascuno degli italiani di darsi risposte in proprio, senza delegare.
Eppure non è difficile, basterebbe riportare tutto alla dimensione propria e ragionare sui soldi. Come se fossero i nostri, i vostri. Può una persona che guadagna 4000 euro al mese, come dice di sé uno degli indagati P3, spenderne 1000 per invitare ogni giovedì a cena degli amici? Non può, voi non potreste. Dunque chi lo ripaga, per conto di chi lo fa, e perché? [...] Vediamo.
I PRESTITI INFRUTTIFERI - Vuol dire regalo. Non rendono niente, soldi a perdere. Abbiamo qui, venti pagine di relazione della GdF, la relazione sui soldi regalati negli ultimi tre anni da Berlusconi a Dell'Utri. Dieci milioni in tre parti: il 22 maggio 2008 attraverso il Monte dei Paschi, filiale di Segrate (la stessa che stipendiava le Olgettine), febbraio e marzo 2011 su Banca Intesa. Coprono uno scoperto di oltre 3 milioni di euro di Dell'Utri, e sette avanzano.
A cosa servono quei soldi? Perché il presidente del consiglio in carica finanzia con una somma così ingente un suo vecchio amico, certo, un uomo che in questo momento non ha altri incarichi se non la presidenza dei Circoli del Buon Governo, ironia delle parole, oltre ad una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa? Il procuratore Giancarlo Capaldo ha chiesto lo stralcio di questa parte dell'inchiesta P3. Il resto andrà a giudizio a metà ottobre, sui bonifici si continuerà ad indagare. Capaldo si è chiesto perché, in definitiva.
Si deve lavorare ancora per spiegare perché, in cambio di cosa Berlusconi paga l'uomo che gli presentò lo stalliere Mangano. Immaginarlo, indovinarlo non basta a certificare che si tratta di un compenso. Nel faldone bonifici c'è un'altra vicenda per lo meno curiosa: villa Gucci a Firenze, comprata da Denis Verdini per 8 milioni di euro - che non aveva - e in effetti pagata in tre rate dal re delle cliniche private Angelucci, denaro transitato da una società Lussemburghese sulla filiale Roma 5 del banco di Brescia. Perché Angelucci paga i debiti di Verdini? Non basta accertare il passaggio di denaro, bisogna "chiarire senza equivoci la natura dello scambio". In questo caso, lo scambio tra due uomini che si sono fatti da soli, proprio come il Principale. Un ex portantino del San Camillo il primo, il titolare di una macelleria divenuto presidente di banca, Credito Cooperativo Fiorentino, il secondo.
Un miglioramento di status, quello di Verdini, che si riverbera anche nella natura dei reati che negli anni, una ventina di procedimenti, gli sono stati contestati. Dallo stupro alla concussione, che è più elegante. Chissà quanti bei ricordi di gioventù, con l'ex barelliere Angelucci, tra un passaggio di milioni e un altro. E comunque perché corrono questi denari e favori? Nell'interesse di chi?
I LUOGOTENENTI - C'è qualcuno che comanda, qualcuno che esegue gli ordini o addirittura li indovina, addestrato a prevenire i desideri. La storia del Grande Corruttore passa per le vicende dei suoi uomini, quelli che si sporcano le mani e qualche volta le lasciano in pasta, il sentimento di impunità e di onnipotenza essendo lo spirito del tempo. Le inchieste di questa stagione passano di qui, conviene conoscerli.
Sono, dirà la storia, tre modesti faccendieri. Quello di Berlusconi si chiama Denis Verdini, era in principio un macellaio di Fivizzano, divenne infine il dominus della sorte politica del suo signore per via dei denari, ovviamente: aveva una banca, teneva i cordoni della borsa e le fila dei moltissimi famigli e questuanti, dei finanziatori venuti da lontano, dalle epoche sepolte del craxismo degli esordi, delle massonerie degli affari, dei faccendieri piduisti da cui tutta questa storia trae origine.
Poi c'è Luigi Bisignani, in stretti rapporti con Gianni Letta: era un ragazzino all'epoca di Licio Gelli, è un crocevia degli affari trent'anni dopo.
Il luogotenente di Tremonti è Marco Milanese, irpino di Cervinara, una laurea assai tardiva, ombra silenziosa e avida del ministro dell'economia. Le sei inchieste che nel 2011 minano come cariche di tritolo l'edificio già pericolante del Sistema si occupano di loro: i lobbisti a capo di una corte di figurine minori - Fofò, Mimì, Gegè, magistrati e presidenti, imprenditori e aspiranti scudieri - che parlando stretto dialetti di diversi entroterra si riuniscono indifferentemente tra gli stucchi di palazzo Pecci Blunt o sotto una tettoia di un'area di servizio autostradale, fanno a gara ad acquisire credenziali presso "Cesare", lo chiamano così, l'imperatore che tutto muove, per passare poi all'incasso.
Premono sulle corti di giustizia per favorire il lodo Alfano, dunque la di lui impunità; facilitano la nomina di un magistrato amico; fabbricano dossier su un candidato nemico, governano miliardi di appalti pubblici, si regalano barche, macchine e ville, se il mutuo è scoperto arriva presto un imprenditore in debito di gratitudine ad estinguerlo.
Sei inchieste: Milano, Monza, Firenze, Perugia, Napoli, Roma. E sullo sfondo la guerra per la successione: Gianni Letta e Giulio Tremonti, gli eredi naturali, si contendono da mesi, in verità da anni, l'eredità del berlusconismo. Letta è l'Andreotti del Duemila. Ecumenico, trasversale, amico di tutti, destra e sinistra, mediatore congenito fin dal tono di voce. Tremonti è l'uomo del Nord, pratico, antipatico, sodale della Lega di Bossi, la foglia di fico efficiente - a suo modo - in un governo di ventriloqui di modesta competenza. L'uomo dei conti.
E' dunque la storia, questa, della guerra fra Letta e Tremonti: una battaglia che oggi, estate 2011, li vede entrambi in ginocchio, azzoppati dalle inchieste in procinto di andare a dama. Fra settembre e ottobre le procure depositeranno le richieste di rinvio a giudizio dei loro uomini. Il pallino torna nelle mani di Silvio B., Cesare ormai diffidente di entrambi, mentre l'impero costruito negli anni Ottanta sul mattone e poi sulle tv, diventato infine politica allo scopo di mantenere intatte ricchezze e privilegi, tutto intorno si sfarina.
GLI ASSEGNI - La storia è scritta in un vortice di assegni e bonifici firmati da Berlusconi nell'arco di trent'anni. Il primo riemerge dalle nebbie degli esordi, è nelle mani dell'avvocato Stefano Gullo da Agrigento, classe 1923, biografia che incrocia quella di Sindona negli anni della P2. Gullo prestò, allora, un miliardo di lire a Flavio Carboni e Silvio Berlusconi ottenendo in cambio come garanzia assegni da non incassare. Non ha recuperato che 200 milioni, oggi reclama il resto esibendo - appunto - gli assegni firmati Berlusconi. Gli ultimi sono i bonifici di Berlusconi a Dell'Utri di cui si diceva. Prestiti infruttiferi.
Le carte sono agli atti, le fotocopie degli assegni e gli estratti conto in uno dei faldoni sulla scrivania del procuratore Giancarlo Capaldo. P4, P5, P55. Potremo andare avanti all'infinito ma la storia è sempre la stessa. Il sistema è quello, e non è neppure nuovo. Ricordate Evangelisti, "a Frà che te serve?". Era così ai tempi di Andreotti, che del resto è ancora assai presente sulla scena, è così oggi. Solo: a beneficio di un uomo solo.
Possiamo chiamarla P5 o P55 ma per capire il senso della sigla bisogna risalire alla P2, in fondo anche Licio Gelli era un impiegato della Permaflex, Berlusconi allora un giovane affiliato alla Loggia. "Dovrebbero pagarmi i diritti d'autore", disse Gelli anni fa a proposito di Berlusconi e Cicchitto. Più di recente, dei nuovi faccendieri sulla scena: "Dilettanti".
Anche Berlusconi ha detto di loro "pensionati sfigati". Della sfortuna si può discutere, che siano pensionati è una menzogna. Flavio Carboni, signore di Sardegna, viene direttamente dagli anni di Andreotti e di Sindona, crocevia di morti sparizioni e misteri.
Arcangelo Martino, socialista napoletano, viene dagli anni craxiani del Raphael. Fu proprio al Raphael, racconta, che presentò negli anni Ottanta a Berlusconi il suo collaboratore Elio Letizia, presente Craxi. Elio Letizia, padre di Noemi. Ricordate cosa disse Berlusconi il primo giorno? "E' la figlia dell'autista di Craxi". Non proprio l'autista, qualcosa del genere.
I soldi, di nuovo - non le donne - sono la pista. I soldi e gli affari. Soldi di antica origine, debiti e sodalizi vecchi di decenni. Le radici alle origini. I frutti, poi, sono i Tarantini di Puglia, gli imprenditori sardi dell'eolico, gli Anemone dei grandi appalti e delle case ad altrui insaputa. E' come se sulla scena delle inchieste, oggi, ci fossero la prima e la terza generazione di affaristi. I "pensionati" della Prima repubblica e i giovani affaristi rampanti dell'ultima. Un passo indietro, nell'ombra, la generazione di mezzo quella delle grandi fortune: il ragazzo sveglio di allora, anziano Cesare oggi.
UNA SOLA STORIA - Il "sistema gelatinoso" dei grandi appalti, la fabbrica del fango della P3, le pressioni sui magistrati e sulla Guardia di Finanza della P4: è una sola unica storia, la storia della corruzione eletta a sistema. Quando Caldoro dice: "Mi convocò Verdini alla Camera, mi disse che c'erano storie di sesso sul mio conto. Mi disse che si sentiva in dovere di informare Berlusconi" siamo tutti in grado di leggere il sottotesto di queste parole.
Perché, in favore di chi? E quando si incontrano poi a casa Verdini per definire la candidatura di Arcibaldo Miller, l'interessato presente, Dell'Utri e Carboni. Per conto di chi? In un interrogatorio di sette ore Verdini è chiamato a dar conto di 2 milioni e 600 mila euro transitati dalla sua banca, in seguito oggetto di un'ispezione della Banca d'Italia che ne denuncia le molte irregolarità e la condanna a pagare una multa. Soldi che arrivavano da un imprenditore romagnolo dell'eolico, Fabio Porcellini. E finivano dove? "A finanziare il Giornale", risponde Verdini. Il Giornale di Paolo Berlusconi, edizione Toscana. E perché un imprenditore dell'eolico con interessi in Sardegna, regione guidata dall'amico Cappellacci, dovrebbe pagare i debiti del Giornale. Per favorire chi, oltre a se stesso?
NELL'OMBRA - Dice Arcangelo Martino di Pasquale Lombardi, il socialista e il democristiano campani protagonisti dell'inchiesta P3: "Lombardi aveva rapporti con Gianni Letta, più volte ho sentito le loro telefonate. Disse che stava aggiustando la faccenda Mondadori perché fosse trasferita alle sezioni unite della Corte". I nomi di Letta e di Tremonti - nelle 66mila pagine di un'inchiesta, le 80mila di un'altra - compaiono così, interlocutori invisibili all'altro capo del telefono. Beneficiari sedicenti inconsapevoli di appartamenti di gran lusso, mandanti mai espliciti.
Cesare è il convitato di pietra. Quando in una nota in calce a uno dei fascicoli resta l'appunto dei Carabinieri - "Cesare è il nome in codice che gli interlocutori telefonici danno a Silvio Berlusconi" - succede la fine del mondo. Per il metodo, non per il merito. Formalmente quella postilla doveva essere secretata, è rimasta per errore.
Leggiamo dagli atti. La cricca si attiva per la riammissione della lista Formigoni in Lombardia, per il dossier sul Caldoro che intralciava Cosentino in Campania, per la nomina di Alfonso Marra e il tentativo di candidatura di Arcibaldo Miller, questi ultimi magistrati perché le carte pullulano di giudici non ascrivibili alle toghe rosse, al contrario, giudici amici e compiacenti che volentieri partecipano a convegni 'all inclusive' nei più esclusivi resort della penisola, paga Carboni, paga il presidente della regione Cappellacci. Perché, nell'interesse di chi? Chi è l'utilizzatore finale?
CADUTI SUL CAMPO - Il primo a cadere, tra gli uomini di Gianni Letta è Guido Bertolaso, inviso assai a Tremonti. Il sistema gelatinoso degli appalti, il G8 e i mondiali di nuoto, Balducci, Anemone, De Santis, Della Giovanpaola, il procuratore Achille Toro, le aragoste per pranzo e l'eolico per cena, i centri benessere e gli evviva la notte del terremoto. Bertolaso declina.
Tremonti gioisce, ma subito l'inchiesta Finmeccanica - false fatturazioni, fondi neri - in un filone secondario, Eurotec, porta in luce la strana storia del suo consigliere Milanese. Questa è la vicenda di una barca ma sullo sfondo c'è un giro vorticoso di benefici galattici, di regali stellari, una vita vissuta nello sfarzo supremo mentre il paese intero si accinge a metter mano al portafogli per risanare la voragine del debito in cui è precipitato. Il ministro dell'Economia chiede enormi sacrifici agli italiani e il suo braccio destro veleggia di regalo in privilegio.
Lui stesso, il ministro, abita un appartamento da Milanese procurato. L'inchiesta, a parte i Rolex, parla di tre milioni e mezzo di tangenti per assicurarsi appalti assai più redditizi. Letta assesta un colpo alla Rai morente - perché, nell'interesse di chi? - piazza la cattolicissima Lorenza Lei alla direzione generale piuttosto che il candidato di Tremonti, Angelo Petroni. Subito Bisignani, uomo di fiducia di Letta a Palazzo Chigi, già lobbista ai tempi del tangentone Enimont e delle vicende Ior-Vaticano, finisce nell'inchiesta napoletana P4, altro giro di corruzione altre pressioni altri regali.
Il 2 agosto l'aula di Montecitorio autorizza l'acquisizione degli atti su Milanese (corruzione, associazione a delinquere, favoreggiamento) e non per Verdini su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per tentato abuso d'ufficio nella ricostruzione dell'Aquila. Un colpo a Tremonti, senz'altro: Verdini salvo, Milanese no.
Il 3 agosto Capaldo lascia l'inchiesta Enav-Finmeccanica per la storia del pranzo con Tremonti e Milanese, il 4 chiude le indagini sulla P3 e stralcia la posizione Berlusconi-Dell'Utri quanto ai bonifici di cui sappiamo. Su quelli si indagherà ancora. Intorno a Ferragosto emerge che Tarantini, il pugliese procacciatore di prostitute, è pagato un tanto al mese da Walter Lavitola, direttore de l'Avanti!, a sua volta rimborsato da Berlusconi. Per cosa? "Per generosità, perché Tarantini era disperato", risponde Cesare.
Lavitola, attivissimo nel procurare documenti sul caso appartamento di Montecarlo-Gianfranco Fini nei giorni della rottura politica tra i due fondatori del Pdl, conferma che si tratta di beneficienza. "Un uomo disperato", Tarantini. I molti disperati d'Italia sanno ora a chi rivolgersi. A patto di avere qualcosa da offrire in cambio, è ovvio. "La generosità di per sé non è un reato, bisogna certificare con precisione in cosa consiste il do ut des". Immaginarlo non basta. Un assegno, un bonifico, un prestito infruttifero. Cesare paga, in questo scorcio di fine epoca. Generosamente, "disinteressatamente".
Peccato per la concomitanza con la manovra, che gli italiani pure pagheranno un conto. Che sappiano almeno con esattezza per coprire cosa, per salvare chi. Il pantano è un pozzo senza fondo, non basteranno pochi miliardi a risanarlo. Il Grande Corruttore sarà al sicuro fino al minuto esatto in cui non cominceremo tutti a chiederci perché, a favore di chi. Senza lasciare alla magistratura la supplenza, che prima del reato c'è il delitto politico. La responsabilità morale e materiale dello scempio.
Concita De Gregorio
Cara Concita,
grazie. Eri rientrata in punta di piedi, ma questo articolo-inchiesta è il vero rientro col botto. Un articolo degno della tua caritatevole ferocia. Distruttivo per i maestri di etica che hanno ammorbato l'aria e la politica per 17 anni. A fronte di quanto elenchi nel tuo articolo (molte cose note, molte meno note) i tentativi di strumentalizzare l'affaire Penati appaiono per quello che sono: una specie di Compagno P. in ritardo di un ventennio. L'affaire Penati è brutto, ma il tentativo di tracciare paralleli fra delinquenza diffusa eretta a sistema, e casi brutti ma singoli è patetico, e demolito dal diverso atteggiamento del PD rispetto al PdL. Nessuno ha gridato al complotto, nessuno ha invocato garantismi pelosi, nessuno ha lontanamente pensato di allungare ciambelle di salvataggio a Penati. Il quale è invece stato - giustamente - lasciato solo coi suoi problemi, scaricato, ed invitato a rinunciare alla prescrizione, se davvero ci tiene a "favorire l'emergere della verità". Che lo faccia o meno non m'importa.
Che il partito glielo abbia chiesto, invece, mi importa, e molto. Perchè marca una volta per tutte il modo diverso in cui sinistra e destra intendono la questione morale.In noi, in fondo, tracce di Enrico Berlinguer sono rimaste. In loro, sono rimaste quantità predominanti di Licio Gelli. No, destra e sinistra non sono fatti dello stesso sterco. C'è sempre, in politica, qualcosa che puzza più di qualcos'altro. Bentornata, e felice di rileggerti, e talvolta di derubarti.
6 aprile 2009 - 6 aprile 2011. Ore 3,32. L'Aquila si accartoccia su se stessa. Non risorgerà mai più...
Gli stessi che ne hanno causato la distruzione, costruendo edifici con sabbia di mare, o magari dimenticando di mettere un pilastro portante, si telefonano, pregustando il fiume di soldi in arrivo. Il centro dell'Aquila, che doveva essere "restituito alla piena agibilità, per l'80% degli edifici, in un anno" (parola di Berlusconi ricostruttore), è ancora e sempre più una montagna di macerie in degrado. Il numero degli inquisiti nella cricca delle "Grandi Opere" non si conta più. Nessuna preoccupazione: il nano e il processo breve daranno una mano. Nessuno si farà del male.
Rita Dalla Chiesa potrà scovare un'altra finta aquilana (la "first edition" ormai è bruciata...) alla quale far dire che L'Aquila è risorta, e che quei 32 "sfollati" che si ostinano ad abitare in albergo sulla costa lo fanno perchè hanno la loro convenienza... vitto e alloggio gratis, in quattro in una stanza.
Non crediamo che oggi Berlusconi si presenterà all'Aquila a raccogliere la doverosa standing ovation. A meno che per ovation non si intenda, maccheronicamente, lancio di uova. Andrà a qualche riunione di menomalechesilviocè. C'est plus facile... Magari potrà raccontare qualche barzelletta sul terremoto... Ma ecco cosa scriveva, un anno fa, il sito di tiscali:
Soldi, appalti, donne e champagne: un cocktail caratteristico di un certo sistema ("gelatinoso") made in Italy che continua a coinvolgere imprenditori, amministratori e politici. Un cocktail corrosivo, mistura mefitica per la democrazia che, anche in questa “seconda repubblica”, rischia di veder saltare il coperchio di una pentola che, probabilmente, contiene qualcosa di grosso, come ha sottolineato ad Annozero l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli.
Ma c’è un altro ingrediente, ancora più nauseante, che le intercettazioni sul caso Bertolaso hanno messo in rilievo: il cinismo senza un briciolo di cuore di chi è disposto a lucrare anche sulla vita delle persone, sulla morte. “Occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... non è che c’è un terremoto al giorno”, dice l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli, al cognato Gagliardi, a proposito del triste avvenimento.
Scherzano i due, incuranti delle immagini di disperazione che arrivano dalla città dell’Aquila distrutta dal sisma di quel 6 aprile. E’ confortante tuttavia constatare quanto sdegno abbiano sollevato quelle parole, prive di qualsiasi calore umano, scevre di ogni senso di solidarietà, nella maggioranza della popolazione italiana. A migliaia sono fioriti sui social network i commenti a volte schifati, a volte increduli, su questo stralcio di conversazione emersa dalle intercettazioni dell’inchiesta sugli appalti della Protezione Civile.
I due imprenditori che conversano allegramente al telefono, con il simbolo dell’Euro nelle pupille, sono esponenti dell’élite ristretta ammessa a dividersi l’ambita torta degli appalti gestiti dalla Ferratella e dalla Protezione Civile. Le loro frasi sono state definite dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente “frasi da sciacalli che fanno rabbrividire e fanno schifo”. Ci va giù duro il primo cittadino del capoluogo abruzzese colpito da quelle persone che “ridevano nel loro letto” in quella notte che ad altri lasciava solo le lacrime. E non gli si può dar torto.
Mentre la presidente della provincia Stefania Pezzopane “inorridisce” pensando che quando loro erano lì a scavare perfino con le unghie, sperando di salvare delle vite, c’era chi sghignazzava “fregandosi le mani”. Come si fa a non essere attraversati da almeno un alito di pietà per una tragedia che ha scosso il mondo? Eppure, fino a questo punto acceca la bramosia di denaro. Resta molto da riflettere, dopo episodi simili, sulla società dove viviamo e non si può far altro che affiancarsi al sindaco dell’Aquila quando si augura di incontrare “questi due signori per dire loro di vergognarsi”, aspettandosi solo le loro scuse. “Non a me – precisa Cialente – ma alla mia città”. Come dargli torto?
Si dice turbato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, come il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi che parla di “episodio riprovevole”
(...che parole dure, da questo italoforzuto... E che differenza fra le parole di questo berlusclone, che parla - addirittura - di "episodio riprovevole", e le parole di fuoco della Pezzopane e di Cialente... Ma tant'è, gli aquilani hanno scelto: Gianni Chiodi. Quindi se lo tengano, e se lo godano. NdR).
Da un'informativa dl Ros nuovi dettagli sui rapporti fra l'ex capo della Protezione civile e il sistema Anemone-Balducci. Dall'analisi degli estratti conto della moglie e del fratello della donna emerge un ritorno economico del quale hanno goduto grazie ai legami con società del costruttore e con la grande committenza pubblica
PERUGIA - Un'informativa del Ros dei carabinieri di Firenze del 13 novembre 2010 svela nuovi, cruciali dettagli sui rapporti tra l'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e il Sistema Anemone-Balducci. Le 15 pagine del rapporto - contenute nei sessanta faldoni di atti istruttori depositati dalla Procura di Perugia a conclusione delle indagini preliminari sui Grandi Appalti (G8 della Maddalena, Grandi Eventi, Celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia) - documentano attraverso l'analisi degli estratti conto bancari di Gloria Piermarini, moglie di Bertolaso, e di suo fratello Francesco Piermarini, il "ritorno" economico di cui entrambi, nel tempo, hanno goduto nei loro rapporti ora con società riconducibili al cartello di Anemone, ora con la grande committenza pubblica.
I BONIFICI PER LADY BERTOLASO "La signora Gloria Piermarini - annotano i carabinieri - è titolare del conto corrente (...) presso la filiale Bnl di Roma (...) e già dall'esame dell'estratto possono essere rilevate operazioni di interesse investigativo". Almeno quattro, tra l'ottobre del 2004 e l'aprile del 2007, per un totale di oltre 100.000 euro. "Il 15 ottobre 2004, 25.650 euro da "Italferr spa". Il 30 maggio 2005, 27.750 ancora da "Italferr". Il 22 settembre 2006, 36.400 euro dalla "Sac", Società appalti costruzioni di Emiliano Cerasi. Il 5 aprile 2007, 24.750 euro dalla "Redim" del Gruppo Anemone". Delle quattro operazioni, una sola era sin qui nota (e per altro era stata a suo tempo "giustificata" dallo stesso Guido Bertolaso): i 24mila euro ricevuti da Anemone nell'aprile 2007. La signora, infatti, di mestiere è paesaggista e quel bonifico, segnala il Ros, "risulta corrisposto dal Gruppo Anemone quale compenso per la progettazione preliminare relativa alla sistemazione degli spazi verdi e dei parcheggi del Centro "Salaria Sport Village"".
LA COINCIDENZA CON LE GRANDI OPERE Più difficile, a quanto pare, trovare una ragione per le altre tre operazioni. Dagli estratti conto non emergono infatti "giustificativi" intelligibili per spiegare gli oltre 50 mila euro ricevuti dalla signora da una società del Gruppo Ferrovie dello Stato. Ma, soprattutto, agli occhi degli inquirenti, appare significativo il compenso ottenuto dalla "Sac". La "Società appalti costruzioni" di Emiliano Cerasi non è infatti un'azienda qualunque. Scrive il Ros: "Il 25 maggio del 2007, la "Sac" figura in associazione temporanea di imprese con il "Conscoop Consorzio Cooperative Forlì", cui aderisce la cooperativa "L'Internazionale Coop" di Altamura (Bari), riferibile all'imprenditore Vito Matteo Barozzi, in stretti rapporti le imprese del gruppo Anenome.
E questo gruppo di imprese si aggiudica i lavori di restauro del teatro Petruzzelli di Bari per l'importo di 24 milioni 303.000 euro". Ebbene, "in quell'appalto, Angelo Balducci, su proposta dell'allora Capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, è stato nominato Commissario delegato alla ricostruzione del Teatro di Bari"."Il 28 dicembre 2007 - annotano ancora i carabinieri - la "Sac", in associazione temporanea di imprese con la "Igit spa", riferibile all'imprenditore Bruno Noni, in stretti rapporti con Diego Anemone, si aggiudica i lavori di realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze (parte del programma di Celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia) per un importo di 69 milioni e 820 mila euro". E, guarda caso, "entrambe le gare di appalto (Bari e Firenze) hanno uno stesso presidente di gara: Salvo Nastasi", direttore generale del ministero dei Beni Culturali ed intimo di Guido Bertolaso.
IL COGNATO: DAI FILM ALLE CASERME DEL SISDE Più di una sorpresa arriva anche dall'analisi degli estratti conto di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso. Il professionista di 52 anni, cui molti si riferiscono come ingegnere (ma che da una verifica del Ros ingegnere non risulta essere), fino all'aprile del 2004, attraverso la società "Le Grand Bleu", sembra occuparsi di produzioni cinematografiche. Sappiamo già - e l'informativa del Ros lo documenta - che l'avventura si limita a una sola pellicola - "Il Servo ungherese" - finanziata con il sostegno dei Beni Culturali e sostenuta dalla "Medusa" del Gruppo Fininvest: "Il 24 settembre 2003 risulta a favore di Piermarini Francesco su conto Bnl (...) un bonifico di 120.000 euro per "diritti film". Il 25 novembre dello stesso anno, un bonifico di 50.000 euro, "per anticipo fattura"". E sappiamo anche che Francesco Piermarini lavorerà nei cantieri del G8 della Maddalena.
Quel che non sapevamo e che scoprono il Ros e la Guardia di Finanza è che, nel 2005, il cognato del potente capo della Protezione civile viene tirato dentro da Diego Anemone nei lavori di ristrutturazione della ex caserma Zignani, nuova sede del suo reparto "Roc". "Il 26 ottobre 2005 - annota infatti il Ros - la "Anemone Costruzioni" incarica con apposita lettera di conferimento di incarico professionale, Francesco Piermarini di provvedere alla "supervisione e revisione della contabilità" dei lavori di ristrutturazione della Caserma Zignani per un compenso convenuto di 35.000 euro.
PRESTAZIONI NON DOCUMENTATE Sembra tutto regolare. Sembra. Perché - si legge ancora nell'informativa - di fronte alle spiegazioni sul lavoro svolto offerte dal cognato di Bertolaso ("Mi sono adoperato a contattare vari istituti di credito per reperire le migliori condizioni per l'eventuale finanziamento delle commessa"), la conclusione investigativa suona tranchant: "Le prestazioni rese da Piermarini non appaiono idoneamente documentate".
Al contrario della sua consulenza fiorita, tra il 2008 e il 2009, all'ombra di una delle tante emergenze italiane: 67.000 euro (anche questa sin qui ignota) per lavorare con il "Commissario Delegato per l'emergenza nella Laguna di Marano Lagunare e Grado" (Friuli). Un'avventura in cui figura anche (ma forse è solo una coincidenza), anche Gianfranco Mascazzini, quale presidente del Comitato Scientifico di supporto al Commissario delegato. Quello stesso Mascazzini arrestato nei giorni scorsi a Napoli nell'ultima inchiesta sulla monnezza napoletana.
Una ventina i destinatari della notifica. Oltre all'ex capo della Protezione Civile, l'ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, l'imprenditore Diego Anemone, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro. Tra i reati contestati, associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio
La Procura di Perugia ha chiuso le indagini su alcuni dei principali filoni dell'inchiesta sul G8 della Maddalena, poi spostato all'Aquila, e sugli [appalti per i cosiddetti "Grandi Eventi"]. I magistrati hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini a una ventina di indagati a vario titolo. A coordinare le indagini perugine i sostituti procuratori Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione in concorso, rivelazione di segreto di ufficio. L'avviso di conclusione delle indagini è l'atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati avranno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie e investigazioni difensive, produrre documenti, chiedere ai pm ulteriori atti d'indagine o presentarsi per rilasciare dichiarazioni o essere sottoposti a interrogatori.
Tra i destinatari della notifica, l'ex capo del dipartimento di protezione civile Guido Bertolaso, indagato per corruzione. Secondo la procura di Perugia, Bertolaso avrebbe goduto di una serie di "favori e utilità" in cambio della concessione degli appalti per il G8 alle ditte del costruttore romano Diego Anemone, anch'egli nella lista degli indagati. Tra queste "utilità", l'appartamento in via Giulia a Roma 3, pagato da Anemone "dal gennaio 2003 all'aprile 2007", 50mila euro in contanti "consegnati brevi manu da Anemone il 23 settembre 2008", la "disponibilità" al Salaria Village "di una donna di nome Monica 4 allo scopo di fornire prestazioni di tipo sessuale".
Nell'elenco figurano poi l'ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, il suo successore Fabio De Santis, il funzionario Mauro Della Giovampaola, il fratello di Diego Anemone, Daniele, l'ex commissario per i mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi, l'architetto Angelo Zampolini, l'avvocato Edgardo Azzopardi, il commercialista Stefano Gazzani, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo. E' stato proprio per il coinvolgimento nell'inchiesta del magistrato romano che il fascicolo sul G8 e i "Grandi Eventi" è passato alla procura di Perugia, competente a indagare sui colleghi romani.
Gli altri indagati dalla procura perugina sono: Simone Rossetti, Emmanuel Giuseppe Messina, Pierfrancesco Murino, Ezio Maria Gruttadauria, Regina De Fatima Profeta, Marco Piunti, Maria Pia Forleo, Alida Lucci, Bruno Ciolfi e Francesco Alberto Covello.
L'associazione per delinquere è il reato è ipotizzato per 15 degli indagati, accusati di essersi associati per commettere una serie indeterminata di reati di corruzione, abuso d'ufficio, rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento. Secondo i pm, avrebbero costituito un "sodalizio stabile" che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione "pilotata e contraria alle regole di imparzialità ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi Eventi gestiti dal "Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo" della Presidenza del Consiglio".
Dalla ricostruzione dei pm perugini emerge che i funzionari pubblici "operavano al servizio del privato". Consentivano così che la gestione degli appalti avvenisse in modo del tutto antieconomico per le casse pubbliche a favore degli imprenditori. Secondo i magistrati, Angelo Balducci era al vertice della struttura, una sorta di "capo e promotore" dell'associazione. Capace, secondo l'accusa, di esercitare tutta la sua influenza per promuovere la fortuna commerciale di Anemone a lui considerato legato "da una comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società di fatto".
Fabio De Santis e Claudio Rinaldi vengono definiti "soggetti di rilievo" all'interno del Dipartimento per lo sviluppo del turismo della Presidenza del Consiglio. Maria Pia Forleo è invece indagata quale componente della commissione aggiudicatrice delle gare per le celebrazioni del 150/o anniversario dell'Unità d'Italia. A Mauro Della Giovampaola il reato è contestato quale pubblico ufficiale della Struttura di missione relativa al G8 che doveva tenersi alla Maddalena. (Repubblica.it del 26/01/2011)
Ad Alemanno abbiamo dedicato ampio spazio, da quando è scoppiata la parentopoli più scandalosa della seconda repubblica. Abbiamo pubblicato fin qui 5 posts (uno introduttivo e quattro di informazione a puntate), dal titolo "AAAA - Dossier Alemanno - Atac - Ama - Acea, che chi volesse rinfrescarsi la memoria trova ai seguenti links:
Oggi apprendiamo dalla gazzette che per "candeggiarsi" Alemanno, anzichè buttare a mare se stesso, butta a mare la propria giunta, ed è pronto a rivolgersi, per il candeggio, ad uno specialista del ramo (tale Guido Bertolaso). Alemanno, con sprezzo del ridicolo, si affiderebbe ad uno dei più autorevoli membri della c.d."cricca" delle grandi opere". Lungo sarebbe l'elenco delle "Grandi ed Epocali Opere" compiute da Bertolaso. Chi vuole, può documentarsi sui molti posts pubblicati da noi: basta andare sulla colonna laterale, alle "CATEGORIE", e cliccare su "Bertolaso":
Ma oggi ci viene in provvidenziale soccorso Curzio Maltese, con questo suo articolo sui Repubblica, dal titolo [Un marziano a Roma], che riprendiamo integralmente:
Un marziano a Roma (di Curzio Maltese)
Siamo alle comiche finali, come direbbe il suo ex capo, Gianfranco Fini. L'ultima trovata di Gianni Alemanno, sindaco per caso della capitale, sarebbe quella di chiamare come vice Guido Bertolaso, il Capitan Terremoto appena pensionato dalla Protezione Civile.
Un colpo di teatro che dovrebbe risollevare l'immagine dell'amministrazione capitolina, in caduta libera. [Il sondaggio annuale del Sole24Ore] indica Alemanno fra i sindaci meno amati d'Italia, soltanto un'incollatura davanti ai casi disperati del palermitano Cammarata e della napoletana Russo Iervolino. Con tutte le perplessità che evoca la figura di Bertolaso, si tratterebbe in ogni caso di un passo avanti. Indietro, del resto, era difficile compierne.
Da tre anni i romani assistono al bizzarro esperimento di una grande capitale dell'umanità governata da una curva di ultras della politica. Un pugno di ex camerati del Fronte della Gioventù romano, più parenti e amici, proiettati da un destino crudele (e dall'imbecillità degli avversari politici) verso una missione impossibile. Governare una città che ha la popolazione e il bilancio di un piccolo stato europeo, e la storia di molti messi insieme. Per qualche tempo i romani, anche chi non l'aveva votato, ha sperato che Alemanno e i suoi potessero farcela. Così come si tifa allo stadio per una squadra di terza categoria giunta in finale. Ma ora il fallimento è conclamato e perfino ammesso.
Gianni Alemanno è stato per tre anni il sindaco marziano di Roma, senza un rapporto vero con la città. Distante, impaziente, forse persino deluso da una vittoria insperata che gli ha negato una più comoda poltrona di ministro, alle prese con problemi troppo più grandi di lui. Circondato per giunta da una compagnia di fedelissimi, pronti a sfoderare il pugnale per difenderlo, magari in cambio di un posto per il cognato o la prozia, ma del tutto inadeguati a compiti di governo. Ha svolto il compito di malavoglia, eccitato soltanto dalla possibilità di fare ogni tanto annunci d'ispirazione marinettiana, come la demolizione di Tor Bella Monaca, l'abbattimento delle opere di Meyer o il gran premio di Formula Uno all'Eur. E dire che s'era guadagnato il voto con la critica alla "politica spettacolo di Veltroni". Prima della cultura, dei festival, dei concertoni e concertini, diceva Alemanno, bisogna pensare alle buche nelle strade, alla criminalità, all'economica cittadina. La cultura infatti è quasi azzerata, ma non così le buche e i buchi in bilancio. I romani, tolleranti ma non fessi, se ne sono accorti e gli indici di popolarità sono crollati. Al disastro finale ha pensato la rapinosa compagnia dei collaboratori, con una serie di scandali all'insegna del "tengo famiglia".
Ora il marziano sindaco pensa di rimontare affiancandosi un marziano vice, ancora più bravo a fare annunci mirabolanti in televisione. Si tratta comunque, già dal nome, dell'ammissione di uno stato d'emergenza. Se fallisce anche la mossa Bertolaso, si può provare col mago Silvan e Harry Potter. Oppure dimettersi e fare posto a uno del mestiere. Tanto una poltrona da ministro ad Alemanno non gliela toglie nessuno. E al governo l'incompetenza non è un problema.
(Curzio Maltese - Repubblica.it - 11 gennaio 2011)
P.S.: C.V.D., l'offerta di una poltrona da ministro-di-qualcosa per Alemanno è già arrivata da Berlusconi, in cambio della poltrona da Sindaco della "Città (una volta) Eterna" per qualche ex impiegato Fininvest. Ci sarà da ridere, per noi che non abitiamo a Roma...
Su Rambolaso ai tempi d'oro della cricca, e della "massaggiatrice brasiliana" che faceva vedere le stelle, avevamo creato un gruppo su facebook per chiedere le [dimissioni per Bertolaso e per tutta la Cricca Grandi Opere]. Il gruppo e cresciuto da solo a dismisura, ed ancora oggi, che Rambolaso sarebbe in pensione, il gruppo conta ancora quasi 7.000 membri, a riprova della fiducia che Bertolaso, con le sue grandi opere, si è conquistato nel Paese. Ora sarà chiamato a mettere i suoi superpoteri al servizio di Roma. Gli abitanti sono già in guga. Verso L'Aquila e La Maddalena. Tafanus
Un fiume di milioni per campagne di promozione, show, luci, telefonini e staff. Ecco le spese folli della gestione affidata agli uomini di Bertolaso. Mentre gli scavi crollano (di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni – l’Espresso)
Per Pompei le risorse ci sono, si tratta di saperle spendere", affermava due anni fa Sandro Bondi, annunciando che il 28 ottobre 2008 Berlusconi avrebbe visitato il sito archeologico più famoso del mondo. Chissà se il ministro per i Beni Culturali sapeva che per quella visita il commissariato straordinario voluto da lui medesimo stava bruciando un pacco di soldi...
"Sessantamila euro per la visita del presidente del Consiglio", recita la voce della contabilità del commissariato, cui vanno aggiunti 11.000 euro per la "pulizia delle aree di visita del Presidente del Consiglio" e 9.600 euro per "l'accoglienza". Giustificazione dell'uscita: promozione culturale. Lavoro e migliaia di euro sperperati, visto che il Cavaliere a Pompei non ci metterà mai piede.
I soldi destinati alla visita del premier non sono gli unici, incredibili "investimenti" che i due commissari straordinari voluti da Bondi (prima il prefetto Renato Profili, poi Marcello Fiori della Protezione Civile) hanno autorizzato durante la loro gestione per rilanciare il sito. L'Espresso ha trovato l'elenco di (quasi) tutte le spese effettuate dalla struttura, denaro che forse sarebbe stato meglio utilizzare nella manutenzione e nel restauro dei templi e delle Domus degli scavi. "Ora è tardi, la scuola dei Gladiatori è crollata e non si può tornare indietro", dice un tecnico che chiede l'anonimato: "È una roba vergognosa, pazzesca, ha ragione il presidente Napolitano".
I "planofoni" di Bondi - Tra stipendi da record, consulenze, operazioni di marketing e bizzarrie in odore di Cricca, a Pompei ci hanno mangiato in tanti. La lista comprende di tutto: ci sono 12.000 euro pagati per rimuovere 19 pali della luce; 100.000 per il "potenziamento dell'illuminazione" delle strade esterne al sito; 99.000 finiti a una ditta che ha rifatto "le transenne". Oltre 91.000 euro sono andati a un Centro di Ricerche Musicali per l'installazione di "planofoni" (strumenti per la diffusione del suono nello spazio), e 665.000 sono serviti a cambiare le serrature di un punto di ristoro (???). Quasi 47.000 euro sono serviti per metter in piedi l'evento "Torna la vite"; 185.000 per il progetto "Pompei Viva": soldi dati alla onlus romana "CO2 Crisis Opportunity" fondata da Giulia Minoli, figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei, che ha avuto Gianni Letta come testimone di nozze. Lo sposo? Salvo Nastasi, Direttore Generale del ministero dei Beni Culturali. Al piano di valorizzazione è stata chiamata anche Wind: importo previsto, 3,1 milioni di euro.
Le convenzioni, a Pompei, costano caro: 547.000 euro sono stati spesi per un progetto intitolato "Archeologia e Sinestesia", curato dall'Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali, altri 72.000 sono stati dati all'associazione "Mecenate 90" (presidente onorario il solito Gianni Letta, presidente Alain Elkann) per un'indagine conoscitiva sul pubblico, e ben 724 mila all'Università di Tor Vergata "per lo sviluppo di tecnologie sostenibili". Qualche maligno sostiene che ci possa essere un conflitto d'interessi: Fiori, si legge nel suo curriculum, è stato docente universitario del corso "Pianificazione degli interventi per la sicurezza del territorio" proprio a Tor Vergata. Supermarcellino, come lo chiamano gli amici, fedelissimo di Guido Bertolaso, ex vice-capogabinetto di Rutelli, è l'uomo-chiave degli ultimi 18 mesi, l'esperto che afferma di aver speso il 90% dei 79 milioni di euro a disposizione "per la tutela e la messa in sicurezza". Sarà, ma sono molte le spese che stonano. Passi per i 1.668 euro per i nuovi arredi del suo ufficio, ma forse i 1.700 euro per la divisa del suo autista o i 4.000 per la sua "parete attrezzata" poteva risparmiarli. Come i 10.000 per un altro ufficio presso l'Auditorium, i 113.000 per lo spettacolo "Pompei in scena" o i 955.000 per il "progetto multimediale" alla casa di Polibio.
A sei giorni dai crolli, sulle pietre della Scuola dei Gladiatori sgambettano tre cani randagi, nonostante la Protezione Civile abbia deciso di dare alla LAV ben 102.000 euro per "l'arresto dell'incremento" dei quadrupedi. La città antica è deserta, diluvia. "Stia attento alla pioggia, perché l'acqua qui uccide", raccomanda l'unico guardiano che si incontra in un'ora e mezza di visita. "La colpa di chi è? Dico solo che vedo sprechi, e troppa gente che litiga su cosa fare. E si sa che mentre "'o miedeco sturéa, 'o malato se ne more".
Mentre il medico "sturéa", studia, mentre si puntano fiches su progetti di comunicazione, Pompei va in pezzi. Gli esperti che hanno tentato diagnosi e cure sono decine, e hanno fallito tutti. Sbagliato cercare un unico colpevole. Qualcuno ha puntato il dito su Francesco Rutelli, che quando era ministro accorpò la sovrintendenza di Pompei con quella di Napoli eliminando la figura del city manager. Altri ricordano le scelte "non consone" di ministri come Giuliano Urbani e Rocco Buttiglione. Il primo nominò come manager responsabile un Generale dell'Aeronautica suo vicino di ombrellone; il leader Udc puntò su un archeologo, Luigi Crimaco, che non aveva avuto incarichi di grande rilievo: prima di occuparsi della villa dei Misteri era Direttore Onorario del Museo Civico di Mondragone.
Negli ultimi due anni il luminare che si è affaccendato intorno al lettino del malato è stato Bondi, l'uomo che ha accettato, senza fiatare, i tagli-monstre imposti da Giulio Tremonti. "Vorrei vivere", diceva un mese fa "in un Paese dove un uomo pubblico viene giudicato per quello che fa. L'idea di affidare a un commissario straordinario della Protezione Civile la rinascita di Pompei ha perfettamente funzionato". Infatti. La Corte dei Conti, già ad agosto, aveva criticato la decisione di consegnare gli scavi al dipartimento di Bertolaso ("Pompei non è un'emergenza"). Ora, i dati scovati da "L'espresso" indicano, forse, che non ci si è impegnati a dovere sulle priorità. La mostra "Pompei e il Vesuvio" promossa da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia (uno degli imprenditori del settore più amati dai Bertolaso Boys, che gli concedono spesso incarichi senza gara) è costata oltre 600.000 euro, mentre per l'illuminazione della casa di Bacco ne sono stati usati 1,2 milioni. [...]
La Uil Beni Culturali è da mesi che attacca la gestione commissariale. Lo scorso luglio il segretario generale Gianfranco Cerasoli ha presentato persino un esposto alle procure di Napoli e di Torre Annunziata. Il sindacalista, oltre alla questione stipendi, ha duramente criticato anche i lavori di restauro effettuati da Fiori. "In primis quelli per il Teatro Grande, dove la cavea è stata ricostruita con mattoni di tufo che nulla c'entrano, e dove si è lavorato con martelli pneumatici, scavatori e bobcat, in una zona dove bisognerebbe camminare a piedi nudi", spiega Cerasoli. L'impresa affidataria è la Caccavo srl di Pontecagnano (Salerno): Profili chiude con loro un appalto da 449.000 euro, ma dopo un anno Fiori affida a loro altre "opere complementari al progetto" per 4,8 milioni. A cui vanno aggiunti altri incarichi, per un totale di 16 milioni di commesse in due anni. Altre presenze fisse nei lavori sono la ditta Maioli di Ravenna, quella di Vincenzo Vitiello (pare assai vicino alla curia) e di Alessandra Calvi, che ha lavorato vicino alla scuola crollata [...]
Bondi e Fiori fanno spallucce. Siamo gli unici, dicono, che hanno destinato 2 milioni alla manutenzione ordinaria. Verissimo. Ma a questi si sarebbero potuti aggiungere i 500mila euro destinati ai servizi per la stagione teatrale 2010-2011 (il San Carlo ne prende altri 142 mila, sempre giustificati dalla dicitura "messa in sicurezza"), i 275 mila girati a Legambiente per "la formazione di volontari", i 42 mila spesi per alcuni volumi di storia, o i 17 mila investiti in televisori Lcd. Senza dimenticare i mille euro usati "per sfoltire" un pino vicino agli uffici della sovrintendenza. I rami, forse, impedivano la magnifica vista del panorama a qualche dirigente.
La moglie di un sottosegretario. I figli dei giudici amici, dei generali amici e dei boiardi amici. Perfino la nipote di un cardinale. Tutti assunti (a tempo indeterminato) dalla Protezione Civile un minuto prima del cambio della guardia. Con soldi sottratti ai terremotati
Questo si chiama "mettere in sicurezza", solo che più dell'Italia sommersa dalle alluvioni la Protezione civile sembra esperto nel rendere sicure le poltrone del suo personale. E così mentre tutto frana, Guido Bertolaso stabilizza i suoi fedelissimi: 150 precari, spesso d'alto rango, vengono assunti nel botto finale della gestione che ha alternato successi a scandali fino a diventare nel bene e nel male simbolo del modello berlusconiano di governo. Tutto grazie a una nuova legge che prevede "l'assunzione di personale a tempo indeterminato, mediante valorizzazione delle esperienze acquisite presso il Dipartimento dal personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa".
Mentre la pubblica amministrazione falcia i ranghi e il precariato diventa condizione di vita, negli uffici che dipendono da Palazzo Chigi c'è un'ondata di piena di assunzioni che garantisce lo stipendio per figli di magistrati e di prefetti, per mogli di sottosegretari e nipoti di cardinali. Tutti benedetti da una selezione su misura, alla quale ha potuto partecipare solo chi aveva già un contratto precario con il Dipartimento. Un esame affidato a una commissione interna, con poche domande rituali e procedure concluse entro l'estate: così gli ex cococo sono ormai a tutti gli effetti in pianta organica.
E rilettere oggi, dopo i crolli di Pompei, sulle motivazioni che sostengono questa falange di assunzioni ha un po' il sapore della farsa di fine impero: il testo della deroga al blocco imposto da Tremonti sostiene la necessità di quel personale "anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale". Ma è solo il botto finale: quando Bertolaso nel 2001 mise piede sulla tolda di comando l'organico si basava su 320 unità, passate a 590 nel 2006 e schizzate a quasi 900 alla fine del suo mandato. Cinquecento persone in più in nove anni, con uffici lievitati emergenza dopo emergenza, sempre a colpi di ordinanza e mai in forza di un concorso. Un vero e proprio esercito in cui spiccano gli oltre 60 autisti, distaccati dalle forze dell'ordine, per i dirigenti. L'apoteosi di un sistema di potere nato con il Giubileo del 2000, spalancando le porte degli uffici a figli, nipoti, familiari e amici dell'establishment istituzionale.
E poi, sono arrivati i fedelissimi coltivati a Napoli nelle molteplici crisi dei rifiuti. Un posto per tutti grazie alle parentele giuste nell'esercito o nei servizi segreti, a Palazzo Chigi o in Vaticano, al Viminale o in magistratura, fino a creare una ragnatela di relazioni che sembra plasmata ad hoc per creare consenso verso le attività del Dipartimento e per non disturbare il suo manovratore.
Le parentele scomode iniziano ovviamente da Francesco Piermarini, l'ingegnere-cognato del sottosegretario Bertolaso, mandato tra i cantieri della Maddalena. Ma scorrendo la lista dei beneficiati si svela una rete di favori senza soluzione di continuità. Tra i primi ad essere stabilizzati, a metà di questo decennio, sono stati gli uomini della scorta di Francesco Rutelli in Campidoglio. Dieci "pizzardoni" passati senza semafori dalla polizia municipale di Roma al dipartimento di Palazzo Chigi. Dal fil rouge che lega il Giubileo alla Protezione civile spuntano anche tre supermanager del calibro di Agostino Miozzo, Marcello Fiori e Bernardo De Bernardinis. Facevano parte dell'unità di staff del Giubileo e, grazie al decreto rifiuti del 2008, entrano nel Gotha dei dirigenti generali della presidenza del Consiglio con norma ad personam, e un contratto da 180 mila euro l'anno. Ma sono stati ingaggiati anche ottuagenari che arrotondano la pensione grazie ai munifici gettoni delle emergenze: è il caso dell'83enne Domenico Rivelli, chiamato come "collaboratore per le problematiche amministrativo-contabili per i rifiuti a Napoli".
Storie vecchie, mentre con la stabilizzazione di fine mandato arriva Barbara Altomonte, moglie del sottosegretario Francesco Giro, docente di scuola superiore ed ora dirigente del Dipartimento. E non è certo un caso che in questa ondata la parte del leone la facciano uomini e donne legati a doppio filo con la Corte dei conti, ossia la magistratura che deve vigilare anche sulle spese della Protezione civile. (di Marco Guzzetta - l'Espresso)
In alcuni quartieri iniziata l'invasione dei topi. Rischio epidemie, mentre la politica resta abbarbicata alla camorra. Arrivano gli ispettori Ue. E' allarme per il rischio sanitario. Niente discariche, e gli impianti Stir non riescono più ad accogliere la frazione umida. In provincia 8000 tonnellate di monnezza in strada (di Cristina Zagaria - Repubblica/Napoli)
Allo stremo, dopo un mese di crisi. Senza via d'uscita, con gli impianti al collasso. Spaventata, perché si temono epidemie. Ecco Napoli. Oggi la città si sveglia con tremila tonnellate di rifiuti non raccolti. In provincia si superano le ottomila. Cumuli di sacchetti appesantiti e sfaldati delle piogge, che occupano marciapiedi, strade, isolati e si innalzano fino a ricoprire le vetrine dei negozi con i primi addobbi di Natale o le facciate dei palazzi. E se nel centro città l'immondizia abbandonata diventa l'amaro banchetto per gabbiani e piccioni, che si avventurano voraci per le strade cittadine, dalla periferia arrivano le prime segnalazioni per le invasioni di topi. L'attenzione è massima.
Oggi è in città la delegazione della Unione Europea. Ispezione ufficiale. La missione dei tecnici, guidata dalla responsabile della direzione generale Ambiente Pia Bucella, intende fare il punto della situazione nella regione, dopo la condanna dell'Italia da parte della Corte Europea di Giustizia per il mancato rispetto delle regole comunitarie sulla gestione dei rifiuti. Ma soprattutto l'Unione europea non ha ancora ricevuto dal governo italiano la pianificazione degli interventi necessari a mettere in sicurezza la salute e la sicurezza dei cittadini europei presenti in Campania. I commissari vengono a verificare personalmente il livello di rischio sanitario.
"Il Comune è in stretto contatto con la Asl, a cui abbiamo chiesto di fornirci immediatamente qualunque informazione utile sugli aspetti sanitari del problema" rassicura l'assessore all'Igiene, Paolo Giacomelli. La crisi cominciata un mese fa è diventata ormai emergenza cronica. Napoli è paralizzata. Come raccogliere i rifiuti? Dove portare le tonnellate che invadono le strade? Non ci sono più discariche e gli Stir (l'impianto di tritovagliatura dei rifiuti) non riescono più ad accogliere la frazione umida, perché non hanno il tempo e lo spazio per trasformarla. Ieri la situazione è peggiorata, perché ha lavorato solo l'impianto di Caivano (che ha ricevuto 750 mila tonnellate). Chiusi per riposo domenicale gli impianti di Tufino, Giugliano, Chiaiano e Acerra. E Tufino, come Chiaiano, al di là del riposo di un giorno. sono strutture ormai al limite, vicine alla chiusura. Trentasette autocompattatori hanno scaricato la spazzatura a Cava Sari, a Terzigno. Ci sono stati dei blocchi, ma niente scontri.
Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, chiede per oggi a Regione e Provincia un incontro urgente. Da due giorni, infatti, è scaduto l'accordo di solidarietà con altre Province campane per i conferimenti straordinari e non ci sono possibilità di sversare fuori Campania.
"Abbiamo assoluto bisogno della solidarietà altre Province, il guaio è enorme", lancia il suo sos Daniele Fortini, amministratore delegato dell'Asìa, l'azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani. "Altro incontro importante sarà mercoledì nella Conferenza Stato-Regioni. L'apporto che potrebbero dare alla Campania Toscana, Emilia, Veneto e Lombardia è importantissimo", sottolinea Fortini, che dà anche un'altra soluzione: "L'unica soluzione immediata e con un investimento inferiore al milione di euro è riarmare immediatamente a Giugliano e Tufino gli impianti di stabilizzazione della frazione umida, distrutti durante l'emergenza del 2008. Questi impianti servono a trasformare la frazione umida in frazione organica stabilizzata, trasformazione che ridurrebbe il peso dei rifiuti del 40 per cento con un beneficio ambientale ed economico".
Parla Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno - "Una partita da un miliardo di euro, attenti agli affaristi della camorra"
C'è uno scontro nel Pdl tra gruppi di potere e un ministro che vuole affermare la dignità della politica. Occhio a quel bando della Provincia. Forte pressione, l´inceneritore si farà ma solo alle condizioni del Comune (di Ottavio Lucarelli - Repubblica.it)
Vincenzo De Luca contro il gruppo "affaristico-camorristico pronto a entrare nella partita dei termovalorizzatori". Il sindaco di Salerno, che ha già individuato l´area per costruire uno dei due nuovi inceneritori previsti in Campania, ripete che l´impianto si farà ma solo alle condizioni del Comune. E lancia un nuovo allarme.
Sindaco, che partita si sta giocando sui rifiuti? Una partita da un miliardo di euro. Qui davvero ci giochiamo il futuro della nostra terra. C´è una forte pressione e dimostreremo nei prossimi giorni quanto sia motivata e vera la presenza affaristica.
A cosa si riferisce? Al bando della Provincia per il termovalorizzatore di Salerno, denunceremo presto tutto. L´inceneritore si farà solo alle nostre condizioni e non alle condizioni di quel bando. Bisogna evitare assolutamente che la vicenda diventi un´occasione di penetrazione nell´area di Salerno per la camorra e per forze ad essa collegate.
Anche Mara Carfagna è contro quel bando. Lei è solidale con il ministro per le accuse arrivate dall´interno del Pdl? Tutta la mia solidarietà alla Carfagna per l´attacco a cui è stata sottoposta. C´è uno scontro nel Pdl tra gruppi di potere affaristici e un ministro che si muove in quel partito tentando di affermare la dignità della politica. Uno scontro che viene da lontano e che si incrocia con la mia posizione sui termovalorizzatori.
Qual è il nodo? Qui bisogna riportare la Campania ad essere una regione normale senza un groviglio di competenze che moltiplica i costi e le aree di inefficienza del servizio per lo smaltimento dei rifiuti. Un groviglio di competenze che porta a separarci da una condizione di democrazia normale in cui la gestione del ciclo dovrebbe spettare ai Comuni singoli o associati. C´è invece un quadro di permanente e sconvolgente anomalia democratica. Montagne di rifiuti a Napoli e in altri centri, ma nulla di concreto per rispondere al problema.
In questo groviglio lei è d´accordo con la scelta del governo di affidare al presidente della Regione Stefano Caldoro l´incarico di commissario per la realizzazione degli inceneritori di Salerno e Napoli orientale? «L'unica cosa certa in quel decreto, complessivamente ancora non del tutto chiaro, è che le Province ora sono escluse dalle scelte. Ma non basta. Con tutto il rispetto per Caldoro, che è una persona perbene, occorrono posizioni nette perché sullo sfondo di tutto rimane la tutela politica del coordinatore regionale Pdl Nicola Cosentino».
Cioè? Mi fermo qui, credo di essere stato chiaro. Aggiungo solo una considerazione personale. Poiché Salerno è il primo comune d´Italia per la raccolta differenziata, avendo realizzato un vero e proprio miracolo, vorrei che almeno non ci dessero fastidio. (continua)
Per ora ci fermiamo qui. A seguire, in una seconda puntata, riporteremo le prese di posizione di Mara Carfagna, che condividiamo, e i suoi annunciati progetti per il futuro, che condividiamo alquanto meno. Non si risolve il problema della moralizzazione della politica passando da Nicola Cosentino a Gianfranco Micciché. Me parleremo. Tafanus
Mettiamola così: se foste proprietari di una meravigliosa villa storica che avete affittato e, dopo una ristrutturazione costata una quantità inenarrabile di soldi, improvvisamente una parte importante della costruzione crollasse improvvisamente, cosa fareste?
Il codice civile dice che il responsabile del crollo, almeno dal punto di vista civile (da quello penale l’accorciamento dei termini di prescrizione di fatto cancella qualunque colpa) è la persona a cui è stata delegata la gestione dell’immobile. Almeno un po’.
Ora, che il buontempone Bondi affermi “se avessi responsabilità mi dimetterei”, sa di presa in giro: chiunque abbia la possibilità di navigare in rete scoprirebbe nel giro di qualche minuto che la condizione dei monumenti Italiani è perlomeno precaria, ma del resto chi ha certificato che “i lavori a Pompei sono stati effettuati a regola d’arte” è un sottosegretario del governo Berlusconi. Il suo nome? Nicola Cosentino… (...un nome, una garanzia... Taf)
Ora, capiamo bene che per continuare a fornire al ministero della difesa 20,34 miliardi di euro l’anno qualche sacrificio si dovrà ben farlo, per esempio limitando a 500 milioni il budget del ministero dell’ambiente o a qualcosa come 700 milioni per il ministero dei beni culturali: significa in soldoni tagli del 70 per cento circa rispetto a tre anni fa, e che nel caso del ministero dei beni culturali sono sufficienti giusto giusto per pagare gli stipendi e fare investimenti di mantenimenti ridicoli in un paese come l’Italia che dispone di circa il 70% del patrimonio mondiale dei beni artistici.
Per esempio, nel 2010 gli stanziamenti per recuperi ambientali valgono circa 119 milioni, che diverranno 43 e mezzo nel 2011 e 34 e mezzo nel 2012 (vedi file PDF, estratto dalla gazzetta ufficiale tratto da [architettiroma.it].
Del resto, già dall’articolo del sole 24 ore del 7 luglio 2008, ripreso da [eddyburg.it] il concetto è chiaro: i costi che non sono direttamente gestibili vengono tagliati senza pietà.
Ora, un ministro serio, dopo una sforbiciata così massiccia del budget, avrebbe dovuto chiaramente segnalare i rischi che avrebbero corso i monumenti, lasciati di fatto senza alcuna manutenzione, che in generale è quello che accade a qualunque costruzione lasciata a sé stessa.
Bondi, ineffabile, scarica la colpa prima sui funzionari, poi - resosi conto del fatto che da almeno due anni uscivano a scadenze regolari articoli che segnalavano il problema - si premura di dire che darebbe le dimissioni se davvero fosse sua la responsabilità.
Suvvia, ministro Bondi, sia serio: che vi fossero tagli sostanziali al suo ministero se ne deve pur essere reso conto, e, benché capisca la sua sostanziale valenza nulla in termini di competenze, si deve pur essere reso conto che diminuire gli investimenti utili al ripristino dei beni architettonici del 63% nel 2011 e del 71% nel 2012 possa causare qualche piccolo problema.
Sinceramente non ho letto nulla di sue minacce di dimissioni o di segnalazioni relative al rischio di crolli, poi (è cronaca di oggi) sinistramente avvenuti.
Già. In Italia però tutto passa dalle solite porte: in effetti la lettura di questo pezzo di [Sergio Rizzo] chiarisce che, come al solito, quando vi sono interessi, la fonte di gestione è sempre la fabbrica di incapaci che prende il nome di Protezione Civile, che commissaria Pompei dal 2008 con i risultati desolanti che tutti vediamo.
Un ultima cosa, egregio Bondi: se in luogo di cicaleggiare fra poemi si dovesse decidere a lavorare facendo il ministro dei beni culturali in luogo del coordinatore del popolo dei ladroni, faccia un giretto su Facebook: magari si renderebbe conto che esiste dal 2008 un gruppo che si chiama «Stop killing Pompei ruins». Che detiene un record di adesioni, principalmente dall’estero.
Chi ha orecchie per intendere, in tenda. Gli altri, in roulotte. Magari trainata da una escort, per rimanere in tema."
Axel
APPENDICE ARBITRARIA
La poesia (?) di Sandro Bindo Bondo "A Silvio"
Vita assaporata Vita preceduta Vita inseguita Vita amata Vita vitale Vita ritrovata Vita splendente Vita disvelata Vita nova
Che vita di merda! (nota abusiva, clandestina e portoghese di Tafanus)
Pompei, crolla l'Armeria del gladiatore - Napolitano: "Una vergogna per l'Italia" - Della palestra degli atleti resta un cumulo di macerie.
Il cedimento alle 6 del mattino, poco prima dell'apertura del sito. Il capo dello Stato: "Spiegazioni immediate, senza ipocrisie". Opposizione all'attacco: "Cattiva gestione da parte del governo". Bondi: "Patrimonio immenso, mancano le risorse". Prime ipotesi sulle cause: infiltrazioni d'acqua e un cattivo precedente restauro
Un cumulo di macerie. E' quel che resta della Schola Armaturarum Juventis Pompeiani, la palestra degli atleti di Pompei. Andata completamente distrutta alle 6 del mattino, poco prima dell'apertura del sito archeologico, poco prima che i turisti, in un sabato mattina di ottobre, si recassero a visitare gli scavi. Un disastro che ha suscitato indignazione e sconcerto. E lo sdegno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che l'ha definito "una vergogna per l'Italia" dicendo di esigere "spiegazioni immediate e senza ipocrisie"... (continua)
Dove non è arrivato il Vesuvio, sono arrivati Berlusconi, Tremonti, Bondi e Bertolaso. E così come sia usciti negli anni dall'informatica, dalla chimica fine, dalla ricerca avanzata, e persino dagli elettrodomestici, dall'auto, se non mandiamo via alla svelta questi stronzi usciremo anche dall'industria della cultura, di cui possediamo ancora (ma per quanto ancora?) un terzo del patrimonio artistico mondiale.
In tutto questo, Bondi si è già affrettato, da autentito pezzo di merda, a scaricare la colpa dello sfacelo sui sovrintendenti periferici, quelli che non ricevono più, dallo Stato delle Tre I e delle tre B, neanche i soldi per il toner della stampante.
Però avremo il Ponte Silvio, e, se ci va di culo, anche una centrale nucleare che nascerà tecnologicamente vecchia di 40 anni. Tafanus
...certe idiozie a sfondo barzellettistico-razzista sono odiose anche se a dirle sono dei cazzoni analfabeti con la testa rasata e le croci uncinate tatuate sui bicipiti. Se invece a dire "Forza Vesuvio" o "Forza Etna" non sono degli estremisti border-line fra calcio e nazifascismo, ma uno dei più pagati, presuntuosi, inefficienti ed inquisiti alti dirigenti dello Stato, allora c'è una sola soluzione alle viste: cacciarlo a calci in culo, licenziarlo in tronco, e magari rinviarlo a giudizio per istigazione all'odio razziale. Esiste ancora, questo reato, o è stato cancellato da qualche "Lodo Bertolaso" che ci siamo persi?
Ma ecco la versione dei fatti, secondo [Liberazione]:
Indiscrezione, denuncia. Chiamatela come volete. Ma certo è che i protagonisti di queste "storie balorde" sono sempre gli stessi. Si tratta di questo: durante un incontro che si è tenuto lo scorso 15 ottobre nell'auditorium della sede in via Vitorchiano, a Roma, con il personale e i dirigenti del dipartimento della Protezione Civile, l'ineffabile capo Guido Bertolaso avrebbe detto che una eventuale eruzione del Vesuvio non sarebbe quella gran disgrazia che a uno gli viene in mente, ecco.
Il sindacato afferma di aver ricevuto un file audio relativo all'intervento di Bertolaso durante il saluto a Bernardo de Bernardinis, che ha lasciato il Dipartimento per andare a guidare l'Ispra. «Sapete tutti - sarebbero le parole di Bertolaso secondo quanto dice il segretario nazionale della Fp-Cgil Antonio Crispi - che l'unico rammarico che avro', che avremo, sara' quello che purtroppo fra Vesuvio e ai Campi Flegrei non e' successo niente...visto che e' l'unica che ci manca...(mormorio e risate)». «Inutile che vi grattate - avrebbe concluso Bertolaso - non vi grattate...da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia».
Le parole del capo della Protezione Civile, dice Crispi, sono '«una dimostrazione di superficialità che ci lascia quantomeno interdetti e che non ci si aspetterebbe da chi, come Bertolaso, occupa ancora oggi incarichi di tale rilievo in quelle aree». «Crediamo - conclude - che, visto quanto avviene in quel territorio, l'affermazione, anche se detta in tono ironico, sia grave e francamente fuori ruolo».
Ecco, se questo file audio esiste, il sindacato ha il dovere di tirarlo fuori, e di metterlo in rete. Non senza aver prima presentato querela alla Procura competente. Un idiota è già pericoloso anche solo per la sua idiozia. Se poi si aggiungono componenti criccaiole, puttaniere e razziste, è una catastrofe che dev'essere combattuta. Magari dai volontari della Protezione Civile. Mi dicono che ce ne sono anche di capacoi e perbene. Tafanus
Ma come... non ci avevano detto che Salerno era una specie di "isola felice", senza problemi... Una sorta di "San Francisco Zero-Waste"? Rifiuti Zero: la minchiata lanciata dai new-tuttologi, e subito diffusasi, come una pandemia, fra laureati in Scienze delle Comunicazioni, Ragionieri, conservatori di Cineteche, casalinghe... braccia rubate al cabaret, e prestate all'analisi di bilanci, all'ingegneria del trattamento dei rifiuti, alla chimico-fisica, all'ecologia...
L'Italia è un popolo di poeti, navigatori, CT della nazionale di calcio, ma anche - da qualche anno - di ecologisti, ed esperti in trattamento dei rifiuti. Anzi, nella loro semplice sparizione. Zero-Waste. e Zero senso critico. Ma prima che si dedichino anima e corpo all'annullamento dei rifiuti, senza pagamento di pegni da parte di chicchessia, vorrei ricordare a queste casalinghe della scienza un insignificante avvenimento scientifico: nel XVIII secolo tale Lavoisier scoprì che "...in una reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti..." Questa osservazione, nota come "Principio di conservazione della massa", è stata resa popolare e semplificata in una frase tanto semplice e popolare, quanto scientificamente esatta:
"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"
La foto inserita sembra una foto di Napoli di un paio d'anni fa. Invece è di ieri. San Gennaro non ha fatto "'o miracolo", Bertolaso ha fatto quello che sarei stato capace di fare anch'io, "a gratis" (mettere mano al portafogli e chiedere PER PIACERE a Svezia e Germania si farsi carico, a peso d'oro, della nostra monnezza. Berlusconi, invece, al miracolo si sta allenando con diligenza. Ormai ha a disposiziomne solo 118 ore - rapidamente decrescenti - per trasformare, come promesso, il Pallonetto Santa Lucia in "Santa Lùcia". Dai sacchi di monnezza sorgeranno palme e banani. Parola del banana. Tafanus
Quella parola che nessuno vorrebbe più sentire pronunciare è rimbombata ieri mattina nella sala della prefettura di Salerno. «Il prefetto Sabatino Marchione è stato chiaro - dice il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta - quando ha ammesso: “Siamo in emergenza”. Salerno non ha più un buco dove portare i suoi rifiuti. Avellino e Caserta non sono più disponibili, l’inceneritore di Acerra neppure. Perciò vogliono che si riapra la discarica di Macchia Soprana. Noi diciamo no». Che incubo. Macchia Soprana, la rivolta. E poi la chiusura nel 2007.
E adesso che succederà? Speriamo che il sindaco si sbagli, che quest’ultimo sacrificio di centomila e passa tonnellate di rifiuti non crei nuove e drammatiche tensioni. E’ che all’improvviso quel meccanismo fragile del ciclo dei rifiuti in Campania si è inceppato. In queste ore il sottosegretario Guido Bertolaso - a proposito, l’annuncio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di esautorare l’azienda Asìa dalla gestione della discarica Cava Sari non si è concretizzato ancora - e il governatore Stefano Caldoro insistono nel rappresentare la situazione sotto controllo e in via di soluzione.
Ma i vecchi fantasmi del campanilismo, del partito trasversale dell’emergenza, del fronte del no stanno tornando sulla scena. L’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, ritenuto uno dei responsabili dell’emergenza del 2008, scrive sul suo blog: «In queste settimane si è purtroppo tornati a quei terribili momenti del 2008 e i cumuli di immondizia hanno ripreso a soffocare la città e la provincia. Sono tornate le manifestazioni di piazza. Ancora più preoccupante è la fuga e il rimpallo delle responsabilità da quando é ripresa l’emergenza». E c’è un’altra novità che sa anch’essa d’antico: i treni per trasferire all’estero i nostri rifiuti.
Un mese fa, la Regione, preoccupata per i problemi tecnici dell’inceneritore di Acerra, ha emesso un bando di «manifestazione d’interesse». E positive risposte sono arrivate dalla Svezia e dalla Norvegia. Dice Alessandro Bratti, Pd, Commissione bicamerale sui rifiuti, in missione con la commissione in Germania: «Qui l’interesse per i rifiuti italiani è altissimo. Rispetto al 2007 i costi si sono abbassati. La Germania li prenderebbe a occhi chiusi. La Sicilia, da quanto ci risulta, sta trattando con l’Olanda». Ma in Germania, rivela Bratti, sono in corso inchieste giudiziarie per capire dove sono stati smaltiti senza autorizzazioni i rifiuti campani. Il sospetto è che vi sia stato un giro di mazzette italiane e tedesche.
«Ci hanno spiegato che una discarica in Alta Sassonia ha accettato rifiuti, 30.000 tonnellate, che non poteva accogliere». Ore convulse, nei palazzi napoletani. Per fronteggiare la crisi, per pacificare le popolazioni vesuviane, per impostare la campagna elettorale per le comunali a Napoli. Il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, Pdl, si è sempre battuto contro la seconda discarica a Terzigno. E adesso annuncia: «Mi accingo a firmare una nuova ordinanza per impedire che nell’inceneritore di Acerra finiscano i rifiuti delle altre province. Da parte mia caldeggerò le ipotesi di trasferimento di quote di rifiuti all’estero, per fronteggiare la fase critica. Ho fatto un’indagine di mercato e ho la certezza che spedendo i rifiuti all’estero possiamo anche risparmiare». (...e allora che problema c'è??? adottiamo STABILMENTE la soluzione "estero". Ma almeno facciamoci una domanda: vuoi vedere che in Fermania sono capaci di cavare soldi dalla monnezza, laddove Bertolaso & B. sono solo capaci di cavare problemi, e soldi per la camorra?... NdR)
Le altre Province, anche loro Pdl (tranne Benevento), hanno protestato e si sono rivolte al Tar quando il governatore Stefano Caldoro ha firmato una ordinanza che spalmava per una settimana i rifiuti napoletani nelle varie discariche regionali. Insomma, si sono opposte. Adesso, Cesaro blocca loro l’utilizzazione dell’inceneritore di Acerra. La coperta è stretta. Se Terzigno non si apre, da qualche parte devono finire i rifiuti. Caldoro, ottimista, dice che al massimo in due anni gli inceneritori di Salerno e Napoli Est saranno in funzione (...ma non sono passati già due anni dal 2008??? e com'è che l'efficientissimo centro-destra degli "uomini del fare", anzichè completare tre termovalorizzatori, hanno completato solo quello di Acerra, che funziona per un terzo - ed anche questo a singhiozzo - e con emissioni di diossine non a norma? Un terzo di un impianto equivale ad un nono di tre impianti che funzionino totalmente. O no? NdR)
E nell’attesa? Nel pieno delle proteste di Terzigno e dei paesi vesuviani, il 14 ottobre, il generale Mario Morelli, responsabile dell’Unità di struttura di governo per l’emergenza rifiuti, viene sentito dalla Commissione bicamerale sui rifiuti: «In provincia di Napoli oltre che alle discariche e ai siti di stoccaggio provvisori, passammo a un progetto esecutivo che riguardava la discarica di Terzigno, cava Vitiello. Sottolineo quest’ultimo fatto in quanto non eravamo riusciti a realizzarla perché ci eravamo impegnati nella realizzazione delle altre discariche e il tempo ormai non lo consentiva. Abbiamo, quindi, trasferito il progetto esecutivo, laddove era già tutto pronto per poter iniziare le lavorazioni. Infatti i due termovalorizzatori di Napoli e di Salerno non erano stati realizzati, impianti che erano importanti e fondamentali per chiudere il ciclo nella sede dell’impiantistica che avrebbe consentito di aprire un minor numero di discariche».
Adesso Bertolaso dice che Cava Vitiello non si apre più e che altre sono le soluzioni che si stanno definendo. Speriamo che non sia un bluff (...e perchè, di grazia, dovremmo "sperare che non sia un bluff"? NdR)
Tocca a lui ripulire Napoli dai rifiuti. Ma finora ha solo proposto nuove discariche. La situazione in Campania? È grave ma non è seria, direbbe Ennio Flaiano davanti allo spettacolo infinito della monnezza napoletana. In effetti i sacchetti neri sono tornati protagonisti delle cronache dei quotidiani da un mese, e sotto il cielo azzurro del Golfo se ne vedono, come sempre, di tutti i colori.
Luigio Cesaro, "a purpetta" Le discariche aperte da Bertolaso e compagni sono in via di saturazione, l'inceneritore di Acerra non brucia quanto dovrebbe e avvelena (forse) più del dovuto, i disoccupati si trasformano in delinquenti e distruggono i camion della raccolta, la gente che vive sotto il vulcano urla contro il nuovo sversatoio di Terzigno invocando, letteralmente, l'intervento divino. Manifestazioni e violenze sono all'ordine del giorno, i camorristi fanno affari affittando i bobcat necessari ad alzare le centinaia di tonnellate di rifiuti rimaste a terra. Nel bailamme, il leghista Luca Zaia fa sapere che lui, la spazzatura napoletana, non se la prende manco da morto: pare puzzi più di quella padana. "In Veneto", ha detto il governatore, "non passa lo straniero".
La sceneggiata si ripete ormai da tre anni, uno show in cui i politici recitano a memoria il solito monologo dello scaricabarile, in un gioco delle parti, quello del rimpallo delle responsabilità, che stavolta ha il suo campione in Silvio Berlusconi. "Tutta colpa della Iervolino", ha tagliato corto puntando il dito sulla sindaca che starebbe rovinando il suo presunto miracolo, a pochi mesi dalle elezioni comunali. Ma nel suo j'accuse il presidente del Consiglio dimentica che da quasi un anno l'uomo che deve smaltire l'immondizia del capoluogo, l'amministratore diventato per legge Mr. Monnezza, è il suo amico e fedelissimo Luigi Cesaro detto "a' Purpetta", presidente della provincia di Napoli dal 7 giugno 2009.
Già: volente o nolente è lui che deve risolve il problema, lo spazzino condannato, dal decreto voluto da Silvio in persona, a ripulire le strade e ideare una strategia efficace a lungo termine. Anche Bertolaso lo ha ripetuto più volte al Cavaliere: "Dovete muovervi, prima che sia troppo tardi, prima che la Campania ricada in una crisi devastante come quella del 2008".
Raffaele Cutolo Ma chi è davvero Mr. Monnezza, nato a Sant'Antimo 58 anni fa, figlio di una potente famiglia di costruttori, già avvocato, funzionario di un'Asl casertana e deputato del Pdl dal 1996? Di lui ha parlato ai giudici della Dda di Napoli il pentito Gaetano Vassallo, l'imprenditore che ha gestito il traffico dei rifiuti tossici per conto dei casalesi: secondo il collaboratore di giustizia, Cesaro sarebbe stato il fiduciario dei Bidognetti in un'operazione immobiliare, la riconversione di un'area industriale nel paese di Lusciano. Non è l'unica ombra che pesa sul politico: "Gigino", così lo chiama affettuosamente Paolo Bonaiuti quando lo incontra nei corridoi di Palazzo Chigi carico di mozzarelle di bufala per il premier, fu arrestato nel lontano 1984 perché accusato da altri due pentiti di avere rapporti di amicizia con i capi della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Per loro Gigino era un finanziatore della Nco, addirittura un "postino" dei clan. Condannato in primo grado a cinque anni, Cesaro fu assolto perché riuscì a convincere i giudici di essere in realtà "una vittima" del sistema criminale. I rapporti con Rosetta Cutolo, la sorella di don Raffaele, da lui stessi ammessi? Invece di andare dalla polizia, chiese i buoni uffici e la protezione della signora. Nulla di più.
Oggi scopriamo altri dettagli del passato di Cesaro. Il Comune di Sant'Antimo, dove la famiglia si occupa anche di sanità ed è propietaria di un centro sportivo dove il Milan si allena quando deve giocare a Napoli, è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1991. Luigi ripete come un disco rotto che al tempo lui non era né assessore né sindaco: è così, solo il fratello Aniello sedeva in consiglio. Tommaso Sodano e Nello Trocchia, nel libro "La peste" appena uscito per Rizzoli, ricordano però come Luigi nello stesso anno fosse socio della cooperativa Raggio di Sole, strumento del potente clan Verde - recita la relazione del ministero degli Interni che accompagna il decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa - per gestire appalti e affari. Altro potente gruppo camorrista della zona è poi quello dei Puca. Ecco: secondo un'altra informativa del tenente colonnello dei carabinieri Antonio Sessa, "a Purpetta" in quegli anni frequenta anche loro. Sessa va giù duro, e conclude così: "Cesaro per quanto compete risulta di cattiva condotta morale e civile... In pubblico gode di scarsa stima e considerazione. È solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant'Antimo e dintorni". Cesaro & Cosentino Mr. Monnezza dai processi è uscito sempre lindo e pinto, e ha fatto in vent'anni una brillante carriera politica, parallela a quella del sodale Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario su cui pende una richiesta d'arresto per concorso in associazione camorristica. Dal Psi a Forza Italia, eletto sindaco del suo paese, poi europarlamentare, coordinatore del Pdl locale, oggi è diventato "o' presidente" della Provincia. Ruolo che comporta onori e oneri, tra cui la patata bollente della spazzatura. Senonché, i suoi primi approcci per aggredire l'emergenza appaiono quantomeno maldestri: i tentennamenti sull'apertura di una seconda discarica nel parco del Vesuvio, gli attacchi alla Iervolino incapace di aumentare la raccolta differenziata, la proposta-choc di ampliare gli sversatoi (anche quelli chiusi) in altri comuni già provati, come Chiaiano, Tufino, Giugliano e Acerra. Ipotesi che ha scatenato tensioni e immediate proteste da parte dei sindaci interessati.
L'altra creatura made in Cesaro è la Sapna, la società che ha il compito di gestire l'intero ciclo dei rifiuti, competenza assoluta delle province dal primo gennaio 2011. Alla sua guida Gigino ha chiamato l'ex prefetto Corrado Catenacci, già commissario straordinario ai rifiuti tra il 2004 e il 2006, per il quale è stato staccato un assegno da 60 mila euro per il primo anno di lavoro. Affittati i nuovi uffici, a fine settembre è stato varato il nuovo statuto che prevede un consiglio di amministrazione con un numero di componenti compreso tra tre e cinque, un direttore generale, un comitato tecnico scientifico formato da cinque esperti e un collegio sindacale di tre: se in dieci mesi non sono stati trovati altri spazi per i rifiuti napoletani, sono stati rapidamente individuati nuovi incarichi e altrettante poltrone.
Berlusconi & Cesaro Intanto, nonostante gli sforzi di Gigino e Silvio, il caos a Napoli è all'ordine del giorno. Ad Acerra da oltre un mese l'inceneritore funziona a scartamento ridotto, dal momento che è acceso solo un forno su tre: il colosso di ferro può bruciare meno del 10 per cento dei rifiuti prodotti quotidianamente. Pochi giorni fa sull'impianto che la Regione Campania dovrebbe comprare da Impregilo per 355 milioni di euro ("Un pacco", mormorano i tecnici) è caduta un'altra tegola: gli esperti della direzione Ambiente della Provincia, in un parere depositato a luglio, hanno scritto nero su bianco che la struttura non è conforme con quanto previsto dall'Autorizzazione integrata ambientale, e che non risultano effettuati "buona parte degli interventi strutturali riportati nell'Aia". Il sistema di monitoraggio delle emissioni di metalli non è sufficiente, non esiste alcun controllo continuo del mercurio. Insomma, ci sarebbero omissioni, e pure gravi, tanto che la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo e chiesto ai carabinieri del Noe di investigare.
Gli occhi sono puntati anche sul rebus discariche. L'obiettivo è sempre lo stesso: aprire nuovi fossi per nascondere monnezza e spostare in avanti le lancette dell'orologio della crisi prossima ventura. Bertolaso preme per scavare a Cava Vitiello a Terzigno, ma nel mirino ci sono anche Valle della Masseria a Serre. Due "mission impossible", che nascondono il vero proposito del governo e di Cesaro: una discarica a Vallata vicino ad Avellino, l'unica località davvero lontana dai centri abitati e dall'olfatto dei cittadini. "Ma nessuno sa nulla, si viaggia a vista", spiegano gli uomini più vicini a Cesaro, che qualche giorno fa è partito per Milano per discettare con il premier sul da farsi.
"Il vero problema? Non c'è un euro in cassa, non ci sono risorse, persino la Sapna rischia di andare in rosso a un anno dalla sua nascita". Già, i soldi, l'emergenza delle emergenze: non ci sono risorse per pagare i dipendenti, i sindaci campani non pagano gli ex consorzi, che stanno tagliando centinaia di posti di lavoro. In qualche caso, il blocco della raccolta è figlio di atti teppistici, come la distruzione dei camion di Enerambiente, l'azienda che gestisce in subappalto dalla municipalizzata Asia la rimozione dei sacchetti in mezza Napoli. Risultato: la città appestata per giorni. Il blitz pare organizzato dai lavoratori interinali di una cooperativa di ex detenuti, la San Marco, sciolta da tempo per il ritiro del certificato antimafia. "La situazione è precipitata, è drammatica", chiosano gli esperti. Berlusconi, però, fa spallucce: "Il problema dei rifiuti in Campania mi risulta risolto al 95 per cento". È quel 5 per cento che fa tremare i polsi.
Berlusconi & Cosentino Per Silvio Berlusconi "la nuova crisi è colpa di Rosa Russo Iervolino", il sindaco di Napoli. Ma da gennaio scorso, grazie al decreto legge 195 del 30 dicembre 2009, convertito in legge dopo due mesi, il governo del Cavaliere ha affidato alle province della Campania gran parte delle responsabilità in materia di rifiuti. Fino alla fine di quest'anno resteranno in capo ai Comuni solo i compiti di raccolta e trasporto in discarica della spazzatura, mentre alla provincie, oltre alla riscossione dei tributi e all'organizzazione dell'intera macchina che da gennaio 2011 dovrà mettere sotto una stessa regia (quella provinciale) l'intero ciclo, spetta il delicato e fondamentale tema della gestione delle discariche. E se quelle già avviate, come Chiaiano a Napoli e Cava Sari a Terzigno, sono affidate a privati (Ibi Idroimpianti e Asia) che si erano aggiudicati le gare già nel periodo commissariale, tocca a Cesaro e alla sua squadra allestire e gestire quelle previste dalla road-map redatta dal governo per garantire gli spazi necessari a evitare nuove crisi. Come, ad esempio, la seconda discarica di Terzigno o le ipotesi alternative: peccato che in nove mesi non sia stata presa nessuna decisione in merito (di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni - l'Espresso)
Il Tafanus, dietro pagamento di una mazzetta al correttore di bozze di "Novella 2010", è entrato in possesso di un servizio che aprirà il numero in edicola domani!
L'Uomo del Fare, stressato per il gran daffare degli ultimi giorni (direttore editoriale del Geniale, di Libbbero, der Tempo; premier; salvatore di Obama; Ministro dell'Avviluppo), ha un comprensibile, umano cedimento alla stanchezza (...xe stanchessa? No! xe stà un casso...)
Per sfortuna. la badante, che non lo abbandona un attimo, si è distratta...
Ma è solo questione di un attimo... in questo preciso momento la badante torna a badare, si accorge della situazione, e tenta di risvegliare, il padrone, senza riuscirvi...
...allora, per limitare i danni all'immagine dell'Uomo del Fare, vengono assoldate due solerti comparse: L'Omino del Farino, e Angelino Al Fano, che provano, associandosi al sonnellino, a far sembrare la cosa assolutamente normale. Angelino, che come al solito è il più solertino. Si accosta al Premier, per essere sicuro di entrare nell'inquadratura. Notare l'assoluta identità nella gestualità, nel colore del vestito e della camicia azzurrino forzitalia, e persino nella calvizie, che Angelino non nasconde sotto la cromatina, onde lasciare intatto il vantaggio d'immagine a Silvio...
Disperata, la badante Bonda ricorre allora all'antidoto gnocca: chiama in soccorso una senatrice della scuderia, che tenta una terapia di rianimazione artificiale. Per un attimo il Presidente sembra reagire, e dopo alcuni incoraggianti segnali di risveglio, inizia a ciucciare furiosamente la senatrice. L'ingestione di porzioni significative di gnocca è parte fondamentale, secondo la Scuola Medica Arcorana, della gnoccoterapia.
Ma l'effetto sembra essere di breve durata. A pochi minuti dal termine della seduta di gnoccoterapia, l'effetto svanisce, e il Premier cade di nuovo in stato di catalessi ipnotica. Il Senatore Ingegnere Acustico Roberto Castelli, mostra chiari segni di disperazione. Dove troverò mai un altro come Silvio, che lo faccia Ministro?
A questo punto il Personal Rianimator del Premier tenta l'impossibile: un disperato elettroshock in quattro fasi. Prima prova con un primo piano di Michela Vittoria Brambilla, seguito a breve distanza di tempo con una tenera immagine di Alessandra Mussolini...
...poi insiste con una terapia d'urto, tirando fuori delle foto che dovrebbero risvegliare dolci ricordi del passato, e momenti di autentico benessere...
...ma il Premier rimane immerso nel suo stato di catalessi ipnotica. La Badante (che, come tutte le comuniste di Fivizzano, è profondamente cattolica), si immerge nella preghiera. Invoca Dio, invoca il dottor Sciampagnini, invoca Don Verzé...
...a un certo punto sembra, per un breve attimo, che il Premier possa riprendersi... apre gli occhi, e prontamente, da vero Uomo del Fare, inquadra la situazione, e si immerge anche lui nella preghiera. Ma è solo un attimo. Un risveglio apparente. Ma niente e nessuno può ingannare l'occhio attento dell'Ingegnere Acustico... Lui ha capito che la fine è vicina...
...ma ormai l'epilogo sembra imminente. Riportato bruscamente a contatto con la Realtà, l'Uomo del Fare reagisce come quelle mummie improvvisamente ed imprudentemente riportate a contatto con l'ossigeno. La cromatina si scioglie, svelando impietosamente i capelli disegnati col pennarello. Le zampe di gallina si allargano e si approfondiscono a vista d'occhio, fino a diventare grandi come zampe d'elefante; le orecchie si ingigantiscono, fino a lambire il colletto del Caraceni; la pappagorgia si allarga e si affloscia, fino a nascondere ciò che resta del collo. La fronte, inutilmente spaziosa, si abbassa, e riduce a fessure quei buchi dove una volta, ci dicono, probabilmente c'erano degli occhi. E poi le mani... quelle mani che si sbriciolano in diretta, lasciando cadere brandelli di pelle, alla velocità di una scena da film dell'orrore...
P.S.: Da indiscrezioni la cui veridicità non siamo stati in grado di controllare, sembra che una squadra di operai inviati da Anemone, prontamente allertato da Bertolaso, sia all'opera per dare gli ultimi ritocchi, e una lucidatina finale, ad un celebre mausoleo, opera dello scultore Cascella, situato in una ridente cittadina del Profondo Nord. Tafanus
La procura di Pescara ha chiuso con alcuni arresti eccellenti quella che, secondo gli inquirenti, è la più importante indagine mai condotta dalla Procura di Pescara, e una delle più grosse mai condotte in Italia.
Macerie d'Abruzzo
L'inchiesta nasce da quella che, nel mese di agosto, ha portato agli arresti domiciliari ed alle dimissioni di Daniela Stati (PdL), assessore all'ambiente della regione, nonchè delegata in Abruzzo alla Protezione Civile targata Bertolaso.
Stamattina sono stati arrestati l'assessore alla Sanità Lamberto Venturoni (PdL) e l'imprenditore Di Zio, proprietario della De.Co., azienda operante nel ramo "monnezza". Gli arresti sono scattati a chiusura di un'inchiesta sulla monnezza iniziata nel 2008. Gli indagati sono in tutto 12. Fra gli indagati eccellenti, ci sono anche i senatori Paolo Tancredi (PdL), Fabrizio Di Stefano (PdL), e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi (PdL), il "sindaco più amato dagli abruzzesi"
L'amore sviscerato degli abruzzesi per il sindaco di Teramo risulta da un sondaggio, pubblicato da [primadinoi.it], e concluso solo ieri. Che tempismo! e che sfiga! Ecco cosa scrive il giornale online abruzzese:
E' Maurizio Brucchi il sindaco più amato d'Abruzzo - Solo i sindaci di Teramo (Maurizio Brucchi) e di Pescara (Luigi Albore Mascia) superano la soglia del 50 per cento di gradimento da parte dei cittadini. E' quanto emerge dalla ricerca di Monitor Città di Fullresearch che fornisce trimestralmente un sondaggio sul gradimento dei sindaci e dei servizi nelle città capoluogo. Super sindaco d'Abruzzo risulta Brucchi (Pdl) con il 57,6% di gradimento che lo fa salire al 18º posto nazionale, rispetto al 26° del semestre precedente [...] Fantastico!
P.S.: Secondo voci attendibili provenienti da Palazzo Grazioli, sarebbe accertato che i magistrati di Pescara appartengono tutti al gruppo "Toghe Rosse" che, mascherandosi dietro un'attività di copertura (la gestione di una bocciofila), hanno invece l'obiettivo inconfessabile, tramite operazioni ad orologeria, di destabilizzare il governo, e di capovolgere per via giudiziaria il verdetto del voto popolare.
Daniele Capezzone, da noi intervistato sull'argomento, ha affermato: "...il fatto che la stessa procura abbia arrestato Ottaviano Del Turco - centro sinistra - è stata una furba manovra per allontanare ex-ante qualsiasi sospetto sulla natura sostanzialmente marxista-lelinista da quella procura..."
Fabrizio Cicchitto si è dichiarato sicuro che i giornali comunisti - Repubblica in testa - inizieranno una campagna denigratoria parlando di "Nuova P4". I direttori del Giornale, di Libero e del Tempo si sono invece riuniti in una località segreta, per approfondire le notizie di cui sono entrati in possesso, per caso, quasi contemporaneamente, circa un bilocale che il Procuratore Capo di Pescara avrebbe preso in affitto questa estate a Roseto degli Abruzzi, al canone scandaloso di 1.200 €, mentre approfondite indagini dei tre giornali sarebbero arrivate alla conclusione che il reale prezzo di mercato, a Roseto degli Abruzzi, per un appartamento di quella tipologia, non avrebbe potuto scendere sotto 1.212, 57 €.
I tre direttorissimi hanno già annunciato che, come al solito, non molleranno la presa finchè il Procuratore Capo non avrà chiarito questo mistero. Tafanus
Fabrizio Gatti (l'Espresso) è tornato in Abruzzo. Ecco cosa vi ha trovato: centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nell'Abruzzo del terremoto. Sedici mesi dopo le scosse.
Qualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. "Chi parla?". "Chi parla? Ma chi sei tu?". Quello dell'Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell'era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.
Comincia così l'oblio. Ti cancellano dall'elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c'è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant'Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze, i centri storici sono, giorno dopo giorno, sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?
Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell'Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell'Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: "Immota manet" c'è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le strade ci si ritrova a camminare su macerie e pezzi d'arredamento calcificati. Si fatica a capire dove finivano le case e cominciavano le vie. Erbacce e rovi ricoprono di verde e fiori selvatici la distruzione. Uno specchio rotto appeso alla parete. Un triciclo schiacciato dalle pietre. La culla di un bimbo. Lo scricchiolio di una persiana sbattuta dal vento. Si sale e si scende tra cumuli e voragini. Un odore umido di cantina e sabbia bagnata si diffonde dalle finestre senza vetri. A Poggio Picenze la foto di quella notte è immortalata nei panni stesi ad asciugare al balcone di una casa che non c'è più. Un lavandino continua a gocciolare. Il lampione stradale ti guarda dal basso, piegato in due, spento per sempre un anno e quattro mesi fa.
I nomi delle piazze li leggi sulle targhe ad altezza di polpacci. Decine di facciate sono pronte a crollare. Come a Sant'Eusanio, paese di Mimmo Srour, 62 anni, titolare a L'Aquila di uno studio di ingegneria civile, messo a capo all'assessorato provinciale alla ricostruzione, inventato per l'occasione dalla giunta di centrodestra. L'assessore Srour prima del disastro stava con il centrosinistra. Ora è accusato dal Pd locale di essere il responsabile della sconfitta della presidente uscente, Stefania Pezzopane. Il terremoto non sbriciola soltanto il cemento. E poi c'è il peso prevedibile del prossimo inverno, il secondo. La neve, il ghiaccio, le infiltrazioni d'acqua. Senza lavori di consolidamento, anche le case soltanto danneggiate stanno via via cadendo. Il centro di Sant'Eusanio è fermo all'alba del 6 aprile 2009: a parte le erbacce e i cespugli di lavanda, lo scenario è lo stesso di quando la prima luce del giorno mostrò ai sopravvissuti cosa era rimasto. Hanno puntellato solo la chiesa e, per proteggere gli operai, gli edifici della piazza. Nel farlo, si sono lasciati prendere la mano. Hanno montato tralicci e puntelli a ridosso della canonica. Senza considerare che andava demolita. La canonica ora non c'è più e l'immenso castello di metallo è rimasto lì a sostenere l'aria tersa di fine estate. Uno spreco: un tubo zincato venduto in esclusiva dalle Acciaierie Marcegaglia costa 3,40 euro al metro, i giunti cardanici 1,98. Puntellare una villa può valere 60 mila euro. Un palazzo 500 mila. Sempre soldi pubblici. (...chi certamente non ha sofferto grandi dolori per la tragedia dell'Aquila è la signora mini-gonnata Emma Marcegaglia. Il Tafanus si è occupata di lei anche il rapporto agli ottomo affari fatti dalla Signora alla Maddalena, attraverso la sua "Mita Resort". Per dettagli, [vedi il post] - NdR)
Hanno chiuso l'emergenza, assegnato le case provvisorie, provato a far scendere il silenzio. In Abruzzo ci vorrebbe un buon assessore alla Protezione civile per affrontare quanto resta da fare. Ma l'assessore regionale che ha gestito il terremoto, Daniela Stati, 38 anni, Pdl, si è dimesso il 2 agosto per un diamante da 15 mila euro ricevuto in regalo, secondo la Procura dell'Aquila, dopo aver sponsorizzato una società pubblica partecipata da Finmeccanica. È un momento difficile. Quello dell'oblio. Il passaggio alla quotidianità dell'attesa che non ha fine. Quel periodo di transizione che nei paesi siciliani del Belice è diventato sinonimo di fallimento. In Irpinia un'occasione per camorra e malaffare. In Friuli, in Umbria e nelle Marche un motivo di orgoglio. Gli estremi dell'Italia di sempre. È adesso che si diventa terremotati. Vivere con le solite camicie addosso. Abitare in case provvisorie. Usare sedie, tavoli, letti provvisori. E ritrovarsi con l'essere davvero provvisori.
L'oblio è anche scoprire che la Telecom ha assegnato il numero di telefono della tua casa crollata o danneggiata ad altri abbonati. "È successo a molti. Anche a un nostro cugino", racconta Nello Cozzolino, 52 anni, di Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere, paese dell'ex presidente del Senato Franco Marini: "Lui voleva trasferire il suo numero di telefono nella casa provvisoria dove è stata trasferita la sua famiglia. Alla Telecom gli hanno detto che non era possibile perché quel numero non è più disponibile. L'hanno assegnato ad altri abbonati". Nello Cozzolino ora lavora come cuoco al self-service di un distributore di benzina. La sera del 5 aprile 2009 era ancora uno chef, proprietario del ristorante "La cabina" con la moglie Stefania Maurizi, 55 anni, insegnante precaria di inglese. Nello era conosciuto nella zona come il re dello zafferano per i piatti che proponeva e in agosto il loro antico locale sulla statale 17 diventava la casa del blues, crocevia di musicisti e appassionati. Il ristorante va demolito. Quando? "Boh", risponde Cozzolino, che adesso abita con la moglie e il figlio di 16 anni in un Map, i moduli abitativi provvisori, cioè le casette di legno a un piano disseminate in provincia. Sono meno spaziose, meno robuste delle palazzine prefabbricate di tre piani su piastra antisismica in cemento armato costruite per 15 mila sfollati del centro storico dell'Aquila.
"Il problema non è solo la ricostruzione che non parte. Il problema di tutti i giorni sono le bollette, le rate che dobbiamo pagare per cose che non possediamo più, in base a un reddito che non abbiamo più", spiega Cozzolino: "Dicono che con il terremoto le banche avrebbero sospeso i mutui. Non è vero: io avevo rate di 800 euro al mese. Hanno sospeso la restituzione del capitale. Ma preteso gli interessi, 170 euro al mese, che ho continuato a pagare anche quando vivevamo in tenda. E da novembre ricomincio con il capitale". La vecchia vita, quella cancellata con la scossa delle 3.32, continua a bussare: "Un altro caso", racconta lo chef dello zafferano, "è l'abbonamento a Sky. Sembra impossibile disdire il contratto e per due volte mi hanno chiesto gli arretrati. Da settembre a maggio mi sono poi arrivate sette bollette della luce con cui mi si chiedeva per ogni bolletta di pagare 720 euro, calcolati in base ai consumi precedenti del ristorante. Non c'era verso di fargliela capire che la corrente era stata staccata la mattina del 6 aprile. Alla fine ho detto: venite a piombare il contatore così vedete cosa mi è successo. Il guaio è che se non risolvi la questione non puoi aprire nuovi contratti. Alla fine mi hanno scontato sette bollette di conguaglio con segno meno".
I Map sono costati come chalet di montagna. A Sant'Eusanio Forconese hanno un soffitto alto, travi robuste. Ma quelli consegnati la scorsa primavera stanno perdendo l'intonaco. Oppure gli strati di isolante si sfogliano come pelle scottata. Le casette di Castelnuovo e Poggio Picenze, costruite per ultime e assegnate quattro mesi fa, sono già fragili. Il rischio è che perdano presto il nome avveniristico di Map inventato dalla Protezione Civile e diventino semplicemente baracche. "E queste non hanno ancora affrontato il primo inverno" osserva Stefania Pace, 42 anni, impiegata alle Poste, davanti alla sua casa di legno in via Sacco e Vanzetti a Poggio Picenze, dove ora vive con il marito e due figli. Lei si è salvata perché ha creduto all'allarme lanciato da Giampaolo Giuliani, il tecnico di laboratorio che aveva previsto le scosse misurando l'aumento di gas radon. Le ultime ore prima del disastro le ha passate con un'amica a Paganica: a convincere decine di persone a uscire all'aperto dopo che un volontario del paese con la giacca della Protezione civile le aveva rimandate a casa a dormire.
La sua è tra le storie raccontate nel libro "Ju tarramutu" di Samanta Di Persio, 30 anni, pure lei sfollata a Coppito. "Su di noi pesa ancora la sfiducia per l'allarme sottovalutato dalla commissione Grandi Rischi e dalla Protezione civile", dice Stefania Pace: "Lo scemo era Giuliani, l'hanno denunciato per procurato allarme. Ma come facciamo a fidarci? Quante persone avrebbero potuto salvare?". Anche a Poggio Picenze continuano ad arrivare bollette: "La mia casa", la indica Stefania, "è nel centro dichiarato inagibile. Ma l'azienda del gas mi ha mandato una bolletta per tutto il 2009 in base a consumi ipotetici: 1.377 euro nonostante i rubinetti siano chiusi da sedici mesi. È come se il mondo fuori non volesse rendersi conto che qui c'è stato un terremoto".
La ricostruzione non parte, secondo il senatore abruzzese del Pd, Giovanni Legnini, 51 anni, perché la legge approvata è sbagliata. È tutto spiegato in una proposta di "indagine conoscitiva" presentata in commissione Bilancio. L'articolo 3 del decreto legge 39 del 2009 prevede finanziamenti soltanto per la prima casa. Non sono previsti aiuti pubblici per le seconde case, gli uffici, le imprese, i negozi, gli ambulatori e le varie attività sparse sul territorio: "Non è che in una città ci sia il quartiere delle prime case, quello delle seconde, quello degli uffici", osserva Legnini: "Il territorio va affrontato in modo integrato. Va modificato l'articolo 3, subito alla ripresa a settembre. Altrimenti nei centri storici non si ricostruisce nulla".
C'è poi un dilemma che sembra accademico. Invece è un altro grosso ostacolo: "Entro novembre prevedo che a L'Aquila metà degli sfollati torni nelle case B e C, quelle meno danneggiate, esterne al centro storico, dove i lavori procedono. Il problema è per i costi superiori al milione di euro", osserva Massimo Cialente, 58 anni, sindaco Pd dell'Aquila, "la legge non dice se il finanziamento sia un indennizzo o un contributo. Perché se è un indennizzo i cittadini possono assegnare direttamente i lavori. Se invece è un contributo, i proprietari privati devono scegliere le imprese attraverso gare d'appalto europee. E non si finirebbe più. Ho chiesto a Roma: dite che è un indennizzo. L'occasione era la legge finanziaria. Ma il governo non si è ancora pronunciato". In realtà il 27 luglio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato un'importante direttiva per la Protezione Civile, su proposta di Bertolaso. Ma non riguarda la ricostruzione: stabilisce invece che il dipartimento che dovrebbe proteggere i cittadini dal rischio calamità torni a occuparsi di grandi eventi e relativi contratti come le regate veliche, i mondiali di nuoto, le visite del Papa, i 150 anni dell'Unità d'Italia, l'Expo 2015 a Milano.
È facile immaginare il caos delle gare d'appalto da organizzare per ogni palazzo da ricostruire. I proprietari devono consorziarsi. Poi nominare l'Angelo Balducci della situazione, da scegliere tra gli amministratori di condominio e i commercialisti. E affidargli la cassa dei lavori. Sono incarichi che hanno un costo: almeno il 2 per cento del valore dell'opera, per una ricostruzione stimata soltanto per i danni a edifici privati poco al di sotto dei dieci miliardi. In ballo per amministratori e commercialisti c'è un malloppo di 200 milioni solo per la gestione delle gare. E forse è proprio per questo che il governo non ha ancora risposto al sindaco Cialente.
In città anche i nuovi quartieri del progetto Case voluto da Berlusconi mostrano già qualche difetto. Forse si è risparmiato troppo sulle guarnizioni: "È vero che non dormiamo nei container. Ma i tubi dell'acqua perdono ovunque", dice Mario Dodi, 72 anni, a Cese di Preturo: "Gli isolanti antigelo li hanno sostituiti con fogli di carta stagnola e con il freddo i tubi scoppiano. L'ascensore tutto in vetro poi è proprio adatto al clima. D'inverno si blocca per il ghiaccio. D'estate è un forno a 43 gradi. Giorni fa un vecchietto è rimasto imprigionato dentro per mezza giornata. Nessuna impresa di manutenzione veniva a liberarlo, ho dovuto chiamare il 113". Le 185 palazzine in legno, cartongesso e prefabbricato sono costate 792 milioni, sul miliardo 107 milioni finora spesi per gli alloggi provvisori. Sono 192 milioni in più rispetto alle previsioni presentate a Palazzo Chigi dai coordinatori del progetto, Vincenzo Spaziante e Gian Michele Calvi.
Spesa che comprende i piatti di porcellana, le sedie di alto design e i dolci. Che c'entrano i dolci con i soldi per la ricostruzione? Così ha voluto lo show per la consegna alle prime 500 famiglie: 17.050 euro in dolciumi, 10.092 per il coffe-break e il buffet, 1.887 euro per le 50 bandiere tricolore, 4.590 euro per il pranzo con Berlusconi e il suo seguito, 12.210 euro per comprare mille confezioni di torrone e di cantucci alle mandorle (ma Fabrizio Gatti, fazioso, trascura di dire che papi agli aquilani che hanno avuto le casette ha fatto trovare [persino un mestolo!] NdR)
(Fabrizio Gatti - l'Espresso)
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Diffondete senza pietà questo post e questo video! Tafanus
Il 15 Luglio 2009 il Tafanus pubblicava un articolo di Don Aldo Antonelli, nel quale venivano poste al Padrone d'Italia alcune domande imbarazzanti, fra le quali veniva riproposta quella che segue, che riguardava l'arcinoto, fortunatissimo acquisto della villa di Arcore, grazie ai buoni uffici del principe del foro (inteso come buco) Cesare Previti, pregiudicato. Vendidtrice, una giovane e sprovveduta rampolla di antico lignaggio, la contessina Anna Maria Casati Stampa, della quale il principe del buco era tutore. Quando si dice un rapporto fiduciario... Ecco un paragrafo di [quel post]:
"...nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze, una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di 500 milioni di lire (250.000 euro) in titoli azionari di società all'epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per 250 milioni.(125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che Berlusconi continua a frequentare?..."
Ora la "Macchina del Fango", di proprietà del padrone del "Partito dell'Amore", è da due settimane in piena attività, ed è impegnatissima - con livelli di produttività da giapponesi - a gettare palate di fango e di merda su Fini. Fini ha prodotto, tardi e male, una "spiegazione", sulla fantastica casa di Montecarlo, che spiega ben poco. Non ci siamo mai associati alla santificazione di Fini "last edition", perchè per troppi anni (esattamente 17), abbiamo conosciuto solo il Fini prima edizione, quello che ha detto sempre si. Non ci siamo associati all'ammirazione per il suo "coraggio di andar via", perchè fino al giorno prima della sua cacciata è stato li, senza rossore, a tentare improbabili e vergognosi tentativi di ricucitura (resettaggio, li ha chiamati: "ALT+CTRL+CANC", ed era pronto a ritornare a bordo).
Berlusconi, da parte sua, lo ha cacciato non perchè abbia le palle, ma perchè non le ha: i fantastici ex-colonnelli di Fini lo avevano presuntuosamente convinto che con Fini sarebbero andati via in quattro gatti. Invece i gatti sono diventati otto, e adesso il Cav. capisce che dovrà mostrare, come è già toccato a Prodi, di saper governare con una maggioranza striminzita, pregando giorno e notte che a nessuno dei suoi venga un'influenza, e che nessuno perda un aereo. Il governo del fare, che non ha mai fatto nulla tranne le leggi ad personam, adesso sarà bloccato anche su quelle. La paralisi sarà totale (...per fortuna...).
Premesso che l'operazione che stanno conducendo i giornali e le TV del padrone è losca in assoluto (Berlusconi come fustigatore di costumi è sinceramente esilarante), ma è solo un'operazione da bassa macelleria politica (dice niente, il nome di Boffo, imprudentemente rievocato da Stracquadanio?), dobbiamo dire che Fini è cascato nella trappola come un allocco, producendo - tardi e male - una spiegazione che non spiega nulla. Peggio, una toppa peggiore del buco. E che l'opposizione, anzichè ribattere al nano con le sue stesse armi (disponendo di cento volte le munizioni del nano), appare ancora una volta incapace di fare comunicazione. Ai sistemi loschi si risponde con sistemi loschi. Ma andiamo con ordine:
Gianfranco Fini: un uomo generoso, rovinato dai cognati
Ecco cosa scriveva [il Tafanus], riprendendo un'inchiesta di Marco Lillo su "l'Espresso", il 26 giugno 2006 (il Tafanus era nato da poco più di due mesi):
La moglie, il fratello, la cognata e il segretario di Gianfranco Fini. Tutti nel business della sanità. Finché non scoppia una lite per soldi e palazzi.
[...] Nella hit parade delle intercettazioni celebri sta per balzare in testa alla classifica Daniela Di Sotto. Al confronto il ritornello sui "furbetti del quartierino" del vecchio Ricucci impallidisce. La moglie di Gianfranco Fini incide il suo hit sul nastro della Polizia di Potenza alle ore 20 del 19 aprile 2005: "Io sono andata a sbattermi il culo con Storace". Scioccato da tanta schiettezza, il pm Henry John Woodcock ha piazzato su questa frase un omissis. '"l'Espresso" invece la pubblica integralmente perché è significativa per capire gli affari di rilevanza pubblica di cui parlano al telefono Daniela Fini e il segretario di suo marito Francesco Proietti, detto Checchino, oggi deputato.
A differenza delle altre nove volte nelle quali la moglie e il braccio destro dell'ex vicepremier ricorrono alla stessa parola nel corso della telefonata, qui non c'è omissis che tenga. Lo "sbattimento" di Daniela con Storace ha prodotto una convenzione per la clinica della famiglia Fini. Secondo il pubblico ministero Henry John Woodcock: "Francesco Proietti e Daniela Di Sotto (nome da nubile della signora Fini, ndr) fanno esplicitamente cenno all'interessamento profuso dalla Daniela Di Sotto presso Francesco Storace - all'epoca dei fatti presidente della Regione Lazio - affinché la clinica Panigea operasse in regime di convenzione l'esecuzione di esami clinici (Tac e risonanza magnetica) particolarmente costosi". Attenzione ai tempi: la richiesta di convenzione della Panigea porta la data dell'11 febbraio, il parere favorevole della Asl è del 14, la delibera della giunta (che due mesi dopo andrà a casa) è del 18, alla faccia della burocrazia regionale. La telefonata intercettata è dell'aprile 2005. Daniela Fini e Proietti dovrebbero brindare per i futuri incassi e invece sono infuriati perché a beneficiare della convenzione prodotta dallo "sbattimento" non saranno loro due ma il loro socio di maggioranza. Si chiama Patrizia Pescatori e non è un socio qualunque: è la cognata di Gianfranco Fini. Patrizia Pescatori ha sposato Massimo Fini, un dottore che lavora dal 1986 per la Tosinvest di Giampaolo Angelucci (il re delle cliniche finito ai domiciliari in un'altra indagine dei pm di Bari lunedì scorso) [...]
Ora, dopo due settimane di massacro mediatico sulla storia poco chiara di Montecarlo. messo sotto assedio non da infuriati savonarola, ma da professionisti dello spargimento di merda nel ventilatore, Fini ha parlato. Ha parlato, ma non ha convinto. Noi non ci uniamo all'operazione "spargimerda", ma non intendiamo neppure accogliere senza un minimo si spirito critico una spiegazione che non spiega, e che se spiegasse, peggio ci sentiremmo. Insomma, una toppa peggiore del buso. Vediamo perchè:
Anche qui, una storia di "cognati"; questa volta, cognato di fatto. Dunque, il signor Tulliani dice a Fini che, grazie alle sue entrature a Montecarlo, potrebbe vendere l'appartamento in questione. Tulliani ha un ruolo in AN? No, non lo ha. Fini chiede chi sia l'acquirente? No, non lo chiede. Per quanto lo riguarda, potrebbe essere anche un prestanome della Banda della Magliana. Si insospettisce per il fatto che il compratore sia una società anonima estero-vestita, residente in un paradiso fiscale? No, nessun sospetto. In fondo, dei cognati (vecchi o nuovi che siano) ci si deve fidare. Affare fatto. L'appartamento, periziato dalla segretaria di Fini, viene definito degradato. Trecentomila euri? OK, il prezzo è giusto. Ma perchè farlo periziare da una segretaria e non da, per esempio, un immobiliarista? Persino a Montecarlo un appartamento si ristruttura, anche a fondo, con 1000 € al mq, visto che ci si può avvalere di squadrette di frontalieri liguri. Quindi il prezzo del "ristrutturato" avrebbe potuto crescere fino a 340.000 €.
No, qualcosa non torna. Vedete, Marisa ed io abbiamo avuto per 25 anni la barchetta a Beaulieu s/m, a 10 chilometri da Montecarlo. E con alcuni italiani residenti a Montecarlo abbiamo stretto rapporti abbastanza confidenziali. Tanto confidenziali da sapere che avere un indirizzo a Montecarlo è conditio sine qua non per poter chiedere la residenza. La quale, se accompagnata dal deposito in una banca locale di un bel pacco di soldi, assicura residenza, vantaggi ed impunità fiscale. Una pacchia. Quindi anche una capanna a Montecarlo ha un valore d'uso che esula da qualsiasi parametro di "costo industriale" del prodotto. Un buon investimento, self-liquidating, visto che spesso il vantaggio fiscale prodotto supera di gran lunga il costo dell'investimento stesso.
Volete la controprova? ebbene, fate una visitina ad [sito qualsiasi] di compravendite immobiliari a Montecarlo: oggi un appartamento più o meno della stessa metratura di quello di AN costa dal milione e mezzo al milione e 800mila euri. A spanne, 5 o 6 volte il "valore stimato" dall'esperta segretaria di Fini.
Ma il Tulliani non dice a Fini che sarà lui ad occupare l'appartamento. Fini lo saprà (non spiega come e perchè), per caso, solo dopo. Ci rimane male, ma non chiede al cognato di lasciare immediatamente quell'appartamento - non foss'altro che per ragioni di opportunità politica. Si fa beccare come un pollastro dai cani sciolti da Berlusconi, e la mattanza ha inizio. Fini, a dare spiegazioni che non spiegano quasi nulla (su questo sono in disaccordo con Massimo Giannini), impiega due settimane. Un buco nero di silenzio che non fa che rendere più pesante la sua situazione; più imbarazzate ed imbarazzanti le sue "spiegazioni":
Il PD che, per puro opportunismo politico, non affonda il coltello (Fini è visto come colui che potrebbe aiutare a buttar fuori il nano). Non può, perchè così facendo si affiancherebbe, sul piano comportamentale, ai rottweilers aizzati dal padrone. Non vuole, perchè spera che Fini - che nel frattempo ribadisce ogni giorno di far parte della maggioranza - tolga le castagne dal fuoco per conto del centro-sinistra.
Così facendo, ancora una volta aiutiamo il nano a dettare persino l'agenda dell'etica. Oggi si parla più dei quaranta mq dell'appartamentino di Tulliani, che non della casa di Scajola con vista Colosseo; della villa di Balducci, dove costui trascorre in piscina (fatta coi soldi di Anemone) i suoi confortevoli arresti domiciliari; dell'appartamento in uso gratuito a Bertolaso da parte della cricca; e si parla del cognato di Fini, molto di più di quanto non si sia parlato (tranne che sul Tafanus, e in pochi altri luoghi) di ben più beneficiati cognati altrui [cfr. Tafanus, Bertolaso e i suoi cari]
Balducci agli arresti
Nel frattempo, con grande tempismo, e dando prova della sua sconfinata conoscenza e rispetto della Costituzione, Berlusconi ha prima chiesto le dimissioni di Fini da Presidente della Camera, essendo costui uscito dalla maggioranza. Nessuno gli ha spiegato che i presidenti delle camere, una volta eletti - e da chiunque eletti - diventano personaggi istituzionali, sottratte alle logiche di maggioranza e opposizione. Una volta che qualcuno glielo ha spiegato, si è lanciato, ancora una volta come un toro accecato dalla rabbia, su una raccolta di firme per cacciare Fini dalla Presidenza della Camera..
Presidente, corra a casa di chi le ha spiegato che non è nei poteri della maggioranza (che peraltro lei non ha più) quello di cacciare i presidenti delle camere. Forse troverà il coraggio di spiegarle anche che non si possono cacciare con una raccolta di firme da lei ordinata a Feltri&Belpietro, la coppia più bella del mondo
In questi giorni i media sono pieni di approfondimenti socio-culturali e disquisizioni giuridiche sulla P3 e sul pi-treismo, figlio del piduismo. Tanto pieni, da farci dimenticare che la politica italiana è connotata, segnata, imputridita dalla malattia di origine, che vorremmo definiri "Il Pi-Unismo", che viene, cronologicamente e gerarchicamente, prima di tutti glia altri pi-ismi.
Oggi si dibatte accanitamente su chi comandi, tolleri, ignori, protegga di fatto la "banda larga" della criminalità economica; ci si scandalizza sulla caduta degli dei; ci si compiace della caduta di piccoli birilli ed esecutori. Pi-un, pi-due, pi-tre, pi-quattr, fronte destr, Destr!
Scajola, Lunardi, Cosentino, Bertolaso, Balducci, Anemone, Brancher, Caliendo, Verdini, Cappellacci, Dell'Utri, Carboni... Chi comanda chi? Verdini scarica su Dell'Utri, Dell'Utri scarica su Verdini, e nessuno che abbia il coraggio di ricordare che uno è un condannato per mafia, fondatore di Forza Italia, l'altro è il coordinatore di ciò che Forza Italia ha prodotto dal predellino di un'auto, il "Popolo della Libertà". E che l'una e l'altra creatura sono proprietà privata del Pi-Unista indiscusso, colui che tutti accoglie, protegge o cerca di proteggere con le stesse leggi che ha estorto ad una paese ormai venduto ai suoi soldi ed alle sue TV.
Si guarda il dito che mostra la luna, e si finisce col perdere di vista la luna.Si parla dell'appartamentino di Scajola con vista su un rudere osceno, e si dimentica che Scajola, incarcerato nella sua Liguria per l'affaire "Casinò di Sanremo - Borletti", inciampato nel G8 della macelleria messicana, nei lusinghieri giudizi su Marco Biagi, e nei detriti del Colosseo, è stato ogni volta ripescato in posizione di potere. Di potere crescente.
Si parla di Dell'Utri, creatore tecnico di Forza Italia, e ci si dimentica del fatto che Dell'Utri è un condannato in primo e secondo grado per associazione esterna a "Cosa sua". Si parla di Verdini, inquisito per loschi affari in Sardegna con un pregiudicato, e col figlio del commercialista del Pi-Unista in Sardegna, e ci si dimentica di dire che è ancora al suo posto, come numero due del Partito del Predellino. Si parla dello scandaloso comportamento di Brancher, diventato Ministro del Nulla sette giorni prima che il suo processo per corruzione arrivasse a sentenza, e si dimentica che si è avvalso di una legge disegnata sulle esigenze e sugli ordini di servizio del Pi-Unista, di colui che ha fortemente voluto la legge sul legittimo (?) impedimento, e che ora non può negare ai suoi servi i benefici che ha voluto per se. E si dimentica anche di dire che il ministro del nulla è un ex impiegato fininvest, oltre che ex prete-puttaniere.
Ma tant'è. Ormai nel Partito del Predellino, nelle posizioni di comando, tutti sanno troppe cose, e tutti possono ricattare come e quando voglio, chiunque altro degli appartenenti alla banda larga. Cacciare Previti dal Parlamento, nonostante una condanna passata in giudicato, è stata una fatica di Tantalo. L'abitante della fatiscente tana con vista sulla discarica è stato dimissionato da Ministro, ma resta parlamentare (con tutti i vantaggi che la cosa comporta...). Di Dell'Utri e di Verdini abbiamo detto.
Su Cosentino, dimesso da sottosegretario a furor di popolo, si sa tutto da lustri. Basta leggere[questo articolo di Fittipaldi e Di Feo]sull'Espresso dell'Ottobre 2008: "Clan nel Governo":
"Era a disposizione dei casalesi". Così un pentito accusa Nicola Cosentino. E' il quinto collaboratore di giustizia a puntare il dito contro il sottosegretario all'economia. Che continua a rimanere al suo posto" - (16 ottobre 2008).
Sono trascorsi quasi due anni da queste rivelazioni, ma 12 anni dai fatti riferiti dai pentiti. Noi stessi, in un post che non riesco a ripescare perchè troppo vecchio, avevamo scritto di un Cosentitno che, entrato in politica giovanissimo, ma con cariche marginali, intorno ai quarant'anni sera già il ben pasciuto e soddisfatto proprietario di una ottantina di immobili. Sudati risparmi fatti sullo stipendio da assessore a Casal di Principe?
Eppure, come ci ricorda l'amico Alessandro Gilioni di [Piovono Rane], già un anno e mezzo fa Cosentino è stato salvato, col concorso attivo e passivo anche di autorevoli membri del PD, dal siluramento:
"...vorrei ricordare che un anno e mezzo fa la Camera respinse una mozione (presentata da esponenti del Pd, dell’Idv e dell’Udc) per far dimettere il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, il cui sistema di potere era già in buona parte venuto a galla. La mozione fu bocciata perché molti esponenti del Partito Democratico si astennero, mentre altri preferirono uscire dall’aula e non votare.
Gli astenuti del Pd furono gli onorevoli Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti, Zunino.
Quelli che invece non parteciparono al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, erano gli onorevoli Tenaglia (allora ministro ombra della giustizia), Calearo (allora nel Pd), Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta (allora nel Pd), Enrico Letta, Morassut, Bobba, Sereni, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico..."
Spero che oggi chi ha contribuito a salvare Cosentino abbia il buongusto di non iscriversi tardivamente all'albo dei Fieri Combattenti per la Moralizzazione.
Oggi il mondo della sinistra sembra in stato di erezione da priapismo per la rivolta dei liberti (Fini e pochi, pochissimi altri di AN). E' troppo chiedere ai miei amici di non partecipare attivamente ed entusiasticamente all'arrapamento di massa? Possiamo ricordare che Fini ed i suoi cari sono stati fra i più feroci "approvatori" di tutte le porcherie del Pi-Unista (dalle leggi ad personam, dalla legge-porcata primigenia, quella legge elettorale che ha permesso di "assumere" come parlamentari e a volte come ministri inquisiti, condannati, veline, missitalie, sculettatrici mediaset?).
E' lecito ricordare che l'origine dello strapotere duraturo del Pi-Unista risiede al 99% nel controllo della TV, e che Fini e i suoi cari sono stati per 16 anni fra i più strenui lottatori in difesa dei privilegi e dei conflitti d'interesse del nano? Cosa ha fatto Fini contro la legge Gasparri? O per moderare il purtroppo dimenticato Storace, Presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, prima di diventare, nientemeno, "Governatore del Lazio"? Una bella carriera, non c'è che dire, per un ex guidatore di sciaraballi della Ciociaria... uno che gli omosessuali li chiamava "froci"...Quelle finesse...
Possiamo dissociarci dallì'arrapamento sulle foto di Fini con riguardo alla questione morale, ricordando quali grandi privilegi si siano concessi Fini e i suoi cari in Lazio, nel sistema delle convenzioni della sanità, grazie all'allora Governatore Storace, rèfuso della storia? E' troppo chiedere a Fini di smentire o di giustificare la storia, denunciata dai giornali del Pi-Unista, sull'appartamento di Montecarlo, lasciato in eredità dalla nobildonna romana alquanto fascista, Donna Colleoni, ad AN, che sarebbe finito in uso al fratello della compagna di Fini?
Possiamo, a costo di urtare nascenti sensibilità, ricordare il Fini che definisce la nascita del Partito del Predellino "le comiche finali", salvo affrettarsi a montare sull'altro predellino in 10 nanosecondi? O il Fini che oggi voterà la fiducia sulla "manovra", salvo parlarne male su FareFuturo e su "Il Secolo"? Ma per piacere...
Possiamo per piacere chiedere a Nichi Vendola, nascente icona della sinistra, se rispondano al vero le ricorrenti indiscrezioni su un nascente asse Fini-Vendola? e se si, con quali obiettivi? e con quali strumenti? e con quale criterio?
Postfazione: leggere oggi, coi giornali pieni di titoloni su bande larghe, cricche, P3, P2, P1 un documento dal titolo "La Carta dei Valori di Forza Italia", e confrontare questa carta con ciò che ne è seguto, genera pulsioni omicide. Sentire Berlusconi parlare di "Valori", più che valori morali, ci fa pensare ai valori immobiliari, alle mazzette, agli appalti, alle cricche. Sentir parlare Berlusconi di Valori è quasi come sentir parlare di Bondi di cultura, o certe ex veline, sottosegretarie all'Economia, che non sapevano cosa fosse la consob, parlare di swap... Per mettervi ancor più di malumore, vi ripropongo questo documento, nel momento in cui i "Valori" di Forza Italia emergono in tutta la loro possanza:
LA CARTA DEI VALORI DI FORZA ITALIA
I principi in cui noi crediamo sono i valori fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali.
Noi crediamo nella LIBERTA', in tutte le sue forme molteplici e vitali: libertà di pensiero e di opinione, di espressione, di culto, di associazione, libertà di impresa e di mercato, regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
Noi crediamo nella PERSONA, nel diritto di ciascuno di realizzare se stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruirsi con le proprie mani il futuro e di poter educare i figli liberamente.
Noi crediamo nella FAMIGLIA, nucleo fondamentale della nostra società e centro dei nostri affetti principali.
Noi crediamo nell'IMPRESA, che è l'istituto principe cui è demandato il grande valore sociale della creazione del lavoro, del benessere e della ricchezza.
Noi crediamo nei valori della nostra CULTURA ITALIANA, che tutto il mondo ammira e ci invidia.
Noi condividiamo e coltiviamo i valori della nostra TRADIZIONE
CRISTIANA: i valori irrinunciabili della vita, del bene comune, della
libertà di educazione e di apprendimento, della pace, della solidarietà,
della giustizia e della tolleranza verso tutti, inclusi gli avversari
politici.
Noi crediamo nel rispetto e nell'amore per CHI E' PIU' DEBOLE, come gli ammalati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
Questo è quanto: ognuno rida (o pianga) come crede. In chiusura, poichè in relazione alla P3 in molti atti giudiziari viene evocata la legge Anselmi del 1982 sulle Associazioni Segrete, che nessuno, a cominciare dal sottoscritto, conosce in dettaglio, e che i giornali si sono ben guardati dal pubblicare, fornisco il link al testo completo della legge stessa:
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