ATTENZIONE! Questo è un blog dedicato alla politica pornografica, o alla pornografia politica! Aprire con cautela!

Scritto il 05 aprile 2013 alle 16:05 nella Censura, Media , Politica, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Grillo non è il primo che vuole la chiusura de l'Unità. L'hanno preceduto altri, tra i quali, guarda caso, anche Silvio Berlusconi. Su un punto invece riconosciamo a Grillo un primato: nemmeno Berlusconi avrebbe avuto il coraggio di proporre un prolungamento del governo Monti.
(di Claudio Sardo - l'Unità)
Ancora Beppe Grillo contro i media, stavolta con un obiettivo ben definito: L'Unità. L'accusa: «Stiamo mantenendo con i soldi di tutti i contribuenti un progetto editoriale di propaganda». «È in rosso per circa 3,5 milioni di euro. Ha subito una perdita di 4,3 milioni del 2011. Lo stesso anno ha ricevuto 3,709 milioni di euro di contributi pubblici, 5,267 milioni di euro per l'anno 2010», ricapitola Grillo dal suo blog, aggiungendo che il quotidiano «ha un debito che a fine 2011 era di 21,22 milioni di euro: dei quali più di 8 nei confronti dei fornitori».
Il Comitato di redazione de l'Unità risponde a Beppe Grillo
Se ne faccia una ragione Beppe Grillo: l'Unità non ha taciuto sotto il fascismo o al tempo dei quotidiani attacchi di Berlusconi e non lo farà oggi. Penalizzata dalla raccolta pubblicitaria e in un regime di mercato distorto dall'assenza di leggi che tutelino la libera concorrenza, l'Unità riceve quei finanziamenti pubblici all'editoria che esistono in tutti i paesi democratici del mondo e che soltanto in Italia sono messi in discussione con una martellante e non disinteressata campagna di disinformazione.
Tali fondi peraltro sono già stati ampiamente ridotti e i tagli hanno costretto alla chiusura diverse testate, specialmente a sinistra. Queste misure di sostegno, infatti, servono proprio per garantire l'esistenza di voci libere e la tutela di interessi come la libertà di stampa e di informazione e il pluralismo che la Costituzione Italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea hanno riconosciuto fra i valori fondanti della convivenza democratica.
Il dissenso e la libertà di pensiero non si possono cassare come un commento sgradito o non allineato al pensiero unico di un blog. E' il gioco della democrazia, e Grillo dovrebbe imparare a rispettarlo. (Il CdR de l'Unità)
Evidentemente Grillo non ha gradito il fatto che l'Unità abbia documentato e messo online i commenti più critici alla non-politica del comico, ma ormai deve farsene una ragione. Esistono ormai software "dedicati" ad intercettare i commenti "sgraditi" a Grillo appena appaiono sul suo blog, farne delle "fotografie", e pubblicarli. Un commento cancellato diventa così un commento amplificato mille volte. Chi di rete ferisce, di rete perisce. Grillo potrebbe eliminare del tutto la possibilità di inserire commenti, ma sarebbe la fine del suo blog (che è una macchina mangiasoldi), e delle sue teorie sulla "democrazia liquida".
La democrazia liquida di Grillo è ormai diventata una perenne pisciata fuori dal vaso. Insulti, incompetenza, senso di onnipotenza, trasparenza sulle cose che già sono trasparenti, segreto carbonaro su ciò che richiederebbe trasparenza.
In questo campo, siamo al paradosso del "vecchio" PD che trasmette in streaming le sedute dei propri organismi dirigenti, e del "democratico liquido" Grillo Rag. Giuseppe che in streaming mette roba che è già trasmessa in video - e in ottima qualità - dai canali satellitari Senato e Camera, (oltre che, spesso, da Youdem), e in audio anche da GR Parlamento e da Radio Radicale.
Insomma, finora i grullini hanno inventato solo i microchip e l'acqua tiepida. Ma diamo loro tempo di completare alla Luiss i raffazzonati "corsi rapidi" di formazione politica, durante i quali i neo-senatori grullini finalmente sapranno che i senatori non sono 500/600, e che il Presidente della Repubblica è eletto e non nominato, e forse perverranno persino alla scoperta dell'acqua calda. Tempo al tempo, e i grullini diventeranno grulloni.
Tafanus
Scritto il 28 marzo 2013 alle 17:27 nella Censura, Grillo, Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (6)
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...leggeteli, prima che scompaiano. Ormai i commenti negativi spariscono come fiumi vcarsici... E non si tratta di "trolls", come vorrebbe far credere il buffone di Genova, ma di "commentatori certificati. Sono quelli col "pallino verde": certificati attraverso lo scambio di email. Sono solo commenti di persone che forse stanno per uscire dal coma profondo... Tafanus
Scritto il 28 marzo 2013 alle 08:00 nella Censura, Grillo, Off Topics, Tafanus | Permalink | Commenti (9)
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Scritto il 04 novembre 2012 alle 17:31 nella Censura, Grillo, Media , Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Finalmente un post come quelli che piacciono a noi... lo pubblica Detestor, che non ho potuto pubblicamente ringraziare, perchè i commenti sono chiusi. Cercherò altre vie per farlo. Questo post dimostra per acta cose che abbiamo sempre saputo, ma lo fa con ampio uso di documentazione, links, screen-shot. Un altro mito che cade? Tafanus
La verità sul Fatto Quotidiano

Bene bene, eccoci qua, dove Iside non può cancellare quello che scrivo. Allora, tanto per cominciare , il forum de ilfattoquotidiano.it, testata che tanto millanta la sua indipendenza e libertà, è uno dei forum di giornale più censurati della Rete. La soffocante censura del forum, infatti, si abbatte come una mannaia su qualsiasi messaggio ritenuto scomodo. Attenzione, qui si sta parlando di censura di idee, una cosa che non ho mai visto su altri forum che ho visitato, per esempio quelli de L’Unità o anche ilgiornale.it . I vecchi lettori della testata non potranno che confermare quello che dico.
Prima una premessa: come voi ben saprete, l’editore di Beppe Grilo e del suo Blog è la nota Casaleggio Associati. Questa azienda ha uno strano concetto di “business”, la loro visione la potete vedere in questi filmati, pubblicati sul loro sito internet qui e qui qui
Come potete vedere, si evoca un delirante futuro in cui un nuovo ordine mondiale basato su Internet e sulla vita nel cyberspazio sostituirà i governi del mondo. E come si arriverebbe, secondo loro, a questa realtà? Utilizzando i cosiddetti "Influencer".
In parole povere, alcuni (pochi) utenti condizionerebbero le masse di fruitori di Internet nelle loro scelte, dal film da vedere nel weekend, fino alla lista da votare alle elezioni.
Come si può leggere qui, Casaleggio Associati sta gestendo anche la parte informatica di Chiare Lettere, casa editrice che pubblica i libri del vicedirettore Travaglio, e guarda caso ultimamente sta pubblicando anche Grillo e Casaleggio (vedi sito chiarelettere), ed è di recente entrata nell’azionariato del Fatto Quotidiano.
Bene, dopo alcune ricerche mi sono reso conto che alcuni di questi “Influencer” sono presenti su ilfattoquotidiano.it Come? ilfattoquotidiano.it utilizza per il suo forum la piattaforma Disqus. Su questa piattaforma è possibile visualizzare lo storico dei commenti di ogni utente registrato, semplicemente visitando l’URL http://disqus.com/<nome utente=""></nome>
Bene, esistono i seguenti profili:
Già dai nomi, sembrerebbe palese che siano stati registrati dallo stesso individuo. Basta fare una ricerca all’interno dei messaggi di queste utenze, per accorgersi che dicono spesso le stesse cose, spesso persino utilizzando le stesse parole. Questo nonostante i nickname che compaiono poi sul sito sembrerebbero appartenere a diverse persone, uomini e donne. Ecco l’elenco dei nickname corrispondenti:
http://disqus.com/vespa200/
http://disqus.com/vespa201/
http://disqus.com/vespa202/
http://disqus.com/vespa203/
http://disqus.com/vespa204/
http://disqus.com/vespa205/
http://disqus.com/vespa206/
http://disqus.com/vespa207/
http://disqus.com/vespa208/
http://disqus.com/vespa209/
http://disqus.com/vespa210/
http://disqus.com/vespa211/
napo orso capo
antonella
antitroll
Enzo Paolo
mafiosialmuro
clito ride
tonno011
Detestor (un mio clone, come si può vedere in questo screenshot, scattato nel momento della “trasformazione”) – ex "primadelgiorno"
titti74
divergenze parallele
plonk
anti_troll
Si può anche notare che i messaggi scritti da questi account vengono premiati con dei “like” provenienti dagli account “gemelli”, ovviamente questo per dare più credibilità ai messaggi. Inutile dire che i messaggi in questione fanno una pubblicità sfacciata a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle.
Ma c’è di più: la piattaforma Disqus ha una caratteristica, documentata qui, sotto il titolo “Flagged Comment Moderation”, che rende possibile, mediante il tasto “segnala” presente su ogni messaggio, eliminare i messaggi.
In pratica, quando parecchi diversi account cliccano su quel pulsante, il messaggio viene censurato SENZA dover passare dalla moderazione. Capite ora com’è semplice, per l’individuo di cui stiamo parlando, eliminare tutti i messaggi scomodi utilizzando i suoi svariati account. Questo mi è successo di notte (quando i moderatori non sono presenti), quando ho visto scomparire in tempi velocissimi i miei messaggi. Tutte le evidenze puntano al fatto che questi individui lavorano sopratutto la notte (ma anche di giorno) per “plasmare” indisturbati le discussioni del forum. Ecco il viral marketing di Casaleggio.
E' chiaro che il sito del noto giornale è praticamente una piattaforma di indottrinamento del Movimento 5 Stelle.
Basta visitarlo, per accorgersi della quantità di commenti censurati. Quando mi sono reso conto di questa cosa, io e molti altri lettori hanno cercato di contattare in tutti i modi la redazione, per avvertirli e chiedere conto in ogni caso dell’opprimente censura perpetrata anche dalla moderazione “ufficiale” del sito. Hanno scritto mail, chiesto nei commenti, persino risposto direttamente a un commento del direttore Peter Gomez, che sicuramente, per come funziona Disqus, ha visto le richieste . Nessuna risposta (Vedi screenshot di "detestor")
Anzi, siccome io insistevo sull’argomento parlando con altri lettori, i miei messaggi sono cominciati a sparire a una velocità supersonica, e sono stato espulso dal sito molte volte. Attenzione, il particolare comportamento di Disqus di cui si è parlato NON permette l’espulsione automatica dal sito, che invece è determinata dalla moderazione. Di questa particolarità, la moderazione è chiaramente a conoscenza (vedi screenshot detestor).
Inoltre, come si può vedere su quest'altro screenshot, un moderatore ha risposto male e con un linguaggio per nulla consono alla sua posizione a un utente che stava cercando di denunciare lo stato delle cose, dimostrando così di proteggerlo.
Inoltre, un utente di mia conoscenza, dopo che gli era stato bloccato l’account, ha ricevuto la seguente mail dalla moderazione:
Gentile Lettore, abbiamo riscontrato purtroppo un problema relativo al suo account: per un problema tecnico risultava infatti out of the database. Sono personalmente riuscita a risalire ai suoi contatti e riabilitare il suo profilo. Mi scuso del disagio e della difficoltà che avrà riscontrato oggi. Le chiedo la cortesia di comunicare direttamente a questo indirizzo qualora il suo account dovesse avere ancora problemi o esperire qualunque sorta di blocco al commento. La ringrazio del tempo e dell'attenzione che ci dedica. Cordialmente, v.
A parte la stranezza di una mail da parte della moderazione con un vero mittente, a cui si può rispondere - ma di solito non è così - ho qualche conoscenza tecnica, e il motivo addotto non mi sembra plausibile, ma il bello viene dopo.
Ecco la comprensibile risposta dell’utente in questione:
il mio account è stato riattivato, non ho subito disagi nè difficoltà. leggo, comunque che è stato chiesto ad un altro utente del sito un link in cui ci fosse una mia conversazione con lo stesso e questo mi pare estremamente scorretto. scriverò una lettera alla redazione perchè assicuro che è la prima volta in vita mia che mi capita una cosa del genere. E anche qui, mi sembra palese che per riattivare un account basta conoscere l’identificativo che lo contraddistingue, non bisogna certo mandare una mail a un altro utente per avere un fantomatico “link”.
Ed ecco infatti l’assurda risposta:
Da: moderazioneilfatto@i-side.com Data: 30/04/2012 11.42 - Gentile utente, ho agito in questo modo per risalire ai suoi contributi, spero che non travasi ("travasi"???) le mie parole o il mio operato. Purtroppo il suo account risultava inaccessibile e dunque era necessario partire da un link corrispondente ad un articolo del fatto in cui lei era intervenuta in passato. Altri lettori mi avevano scritto chiedendomi di ristabilire il suo account, e, nell'ottica di venire incontro a lei e ad altri, ho chiesto supporto nella ricerca, per attivazione del suo profilo. Dal momento che conosco il suo operato ho piena fiducia che comprenderà che ho agito nella sola ottica di ristabilire il pieno possesso del suo account. Bloccato per l'intera mattinata. Purtroppo si è erroneamente ritenuto che il profilo fosse stato clonato da un troll, e quindi è stata attivata la procedura di protezione. Consiglio sempre di non alimentare le derive off topic capeggiate da Detestor e dai suoi numerosi cloni. Altrimenti saremo costretti a cancellare le vostre opinioni, proprio perchè OT. Non vorrei, e qui parlo a titolo personale, vedere bloccati degli account validi e di persone stimate e costruttive all'interno della community o all'interno del nostro team. Persone come lei, riassumendo. Mi dispiace del disguido e la ringrazio ancora della gentilezza e disponibilità. Valentina
Di nuovo uno strano slang (troll) che non ci si aspetta da un professionista, e nel merito pare che la moderazione attivi o disattivi gli account in base all’acclamazione popolare, e poi una specie di minaccia di ban nel caso che l’utente parlasse con me (che guarda caso, come accennato prima, ero stato vittima di clonaggio del nostro misterioso “vespa”, ed ero uno di quelli che aveva smascherato la connivenza della moderazione con questo personaggio).
E’ palese che la moderazione sita cercando di nascondere ciò che non desidera si sappia.
Dal dominio dell’indirizzo email della moderatrice si risale facilmente alla azienda milanese alla quale evidentemente è appaltata la moderazione del Fatto Quotidiano.
...e bravo Peter Gomez, Direttore del "Fatto" online, paladino della libertà di stampa, nemico acerrimo della censura, così come tutto lo staff del Fatto (a cominciare da uno dei maggiori azionisti, il Denunciatore in Servizio Permanente Effettivo Marco Travaglio). Il Fatto, che nel tempo ha "embedded" tutto il cazzarismo italiano, da Grillo e il Vaffanculo, a Di Pietro, al Popolo Viola, ai rottamatori... Quante cose ti può dire, la rete, se sei capace di guardarci dentro... E ora aspetto a piè fermo l'assalto dei grillini a tempo pieno, che non mancheranno di pormi qualche domandina sulle attitudini sessuali di mia sorella (che non ho). Chi comincia? Tafanus.
Scritto il 17 maggio 2012 alle 16:03 nella Censura, Grillo, Impresentabili, Media , Politica | Permalink | Commenti (24)
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Ri-posto l'allucinante racconto dell'amico Alessandro Gilioli. Giornalista serio, se mai ve ne è stato uno. E' molto istruttivo, e vi chiedo di leggere con attenzione. Grazie. Tafanus
L’intervista mai fatta a Beppe Grillo - di Alessandro Gilioli
Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.
Il giorno 2 gennaio [2008], come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo. Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.
Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta. Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.
Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».
Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali. Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.
«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».
Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».
Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande. Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino. Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio. Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.
Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri – magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica – che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.
Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.
Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.
Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.
Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.
Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.
Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.
Gli mando il tutto con una bella mail. Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta. Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde. Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa. Niente.
Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:
«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».
«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».
«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».
«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».
«Buongiorno».
Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.
Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet – e detesta così tanto i giornali – proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi – dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore – ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.
Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo [...]
(Alessandro Gilioli - l'Espresso)
Scritto il 11 maggio 2012 alle 11:58 nella Censura, Cultura, Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (49)
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Questo il comunicato - ripreso dal sito dplmodena.it, per la cui riapertura ci siamo spesi, insieme a molti altri siti web. Siamo contenti di apprendere che la sciura Fornero "...ringrazia TUTTI quelli che hanno contribuito a che il sito continui nella sua opera di informazione sulle novità in materia di lavoro...". Quindi, suppongo che ringrazi anche noi, per i nostri insulti. E noi, in clima di totale buonismo ringraziamo lei. Però la ministra non spende UNA SOLA PAROLA sul perchè della chiusura del sito. Prima si chiude un sito e poi si verifica se il sito doveva essere chiuso? Oppure - come mi hanno insegnato a scuola e nella vita - prima si studia e poi si decide?
Quindi insistiamo: se il sito dplmodena.it merita di essere riaperto, e addirittura linkato sul sito del Ministero, quali provvedimenti intende adottare la ministra nei confronti della sua Dirigente che - immaginiamo a insaputa della Fornero - ha chiuso quel sito?
Ministra, che la cosa le serva da lezione. L'era del Minculpop - iniziata nel 1937 sotto la guida di Galeazzo Ciano - è definitivamente chiusa fin dal 1944. Sono trascorsi 68 anni.Non tenti mai più di riaprirla, perchè la rete la massacrerà. Tafanus
Min.Lavoro: il Comunicato Stampa per la riapertura del sito dplmodena.it
Pubblichiamo il Comunicato Stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, relativo alla riapertura del sito internet www.dplmodena.it dalla giornata di oggi, 13 aprile 2012. Ringraziamo TUTTI quelli che hanno contribuito a che il sito continui nella sua opera di informazione sulle novità in materia di lavoro.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Ufficio Stampa
Il sito della dtl Modena riaprirà domani: Comunicato stampa
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali non ha mai praticato azioni di censura nei confronti di iniziative o attività poste in essere dai propri dirigenti e dipendenti. Ogni intervento è stato sempre effettuato per garantire il rispetto delle leggi e delle regole vigenti. E, anzi, l’obiettivo è stato sempre quello di valorizzare le buone pratiche avviate dalle strutture del Ministero.
Partendo da questi presupposti, i responsabili della Direzione della Comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali hanno incontrato questa mattina i responsabili della Direzione del Lavoro di Modena. Nel corso dell’incontro, chiarite le ragioni che avevano portato a intervenire sul sito della DTL di Modena, sono state approfondite e definite le modalità di integrazione del sito stesso nel sistema di comunicazione istituzionale del Ministero.
Il sito della DTL di Modena sarà dunque riattivato da domani mattina e sarà raggiungibile anche dalla home page del sito del Ministero (www.lavoro.gov.it).
Roma, 12 aprile 2012
...esilarante...
Scritto il 13 aprile 2012 alle 11:34 nella Censura | Permalink | Commenti (2)
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Nonostante le penose retromarce verbali (anzi, verbose) della sciuretta Fornero, da noi puntualmente riportate nella nostra lettera aperta di ieri, alle 17,30 di oggi abbiamo potuto verificare come il sito dplmodena.it, illecitamente chiuso dal ministero della Fornero il 5 aprile, per un attacco di minculpoppite acuta, è ancora chiuso, come si può verificare da questo screen-shot:
Invitiamo pertanto i lettori del Tafanus a fare proseliti per la raccolta di firme per la riapertura del sito. Teniamo a precisare che la petizione non è stata aperta da noi, ma dal sig. Giorgio Frabetti, al quale va tutto il merito dell'iniziativa. Tafanus
Scritto il 11 aprile 2012 alle 17:48 nella Censura, Fronte del Porco, Giustizia, Impresentabili, Informatica, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (5)
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Scritto il 28 febbraio 2012 alle 00:39 nella Censura, Off Topics | Permalink | Commenti (2)
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Lorenza Lei, Paolo Garimberi, Sergio Zavoliampa

La decisione di Lorenza Lei di confermare Alberto Maccari alla direzione del Tg1, rinnovata ieri nell’audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, continua ad avvelenare il clima a Viale Mazzini. Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, minaccia le dimissioni (anche se nei giorni scorsi ha fatto chiaramente capire che le minacce non sono nel suo stile, al massimo se ne va e basta), mentre il Presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli ha sonoramente rimbrottato il DG della Rai: ‘Possibile che tra i 1.500 giornalisti Rai non ve ne sia uno su cui il Cda si ritrovi unanime e concorde nell’affidargli la direzione del Tg1?‘ chiede giustamente Zavoli. (da televisionando.it)
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Abbiamo volutamente iniziato il racconto di questa ennesima, sconcia storia della RAI dall'epilogo, ma adesso ricominciamo a mettere le cose in ordine cronologico, comme il faut. Della sciuretta Lorenza Lei, fino al maggio 2011, nessuno aveva mai sentito parlare. Poi, a sorpresa, il Corriere ci informa che questa Carneade, era il nuovo Direttore Generale della più grande azienda editoriale del Paese:
Lorenza Lei: direttore generala Rai Nominata con voto unanime - È la prima donna ad assumere questo incarico
| Lorenza Lei (Italyphotopress) |
MILANO - Lorenza Lei, classe 1960, bolognese, è il nuovo direttore generale della Rai. La signora è stata nominata dal Cda di viale Mazzini con voto unanime, così com'era stato al momento della indicazione dello stesso Cda all'assemblea degli azionisti. Lorenza Lei è la prima donna nella storia della Rai ad assumere questo incarico e succede a Mauro Masi, nominato da qualche giorno amministratore delegato della Consap.
04 maggio 2011
Posso avere una botta di orgogliosa vanità, e ricordare che il Tafanus, alla notizia di questa improvvida nomina all'unanimità, fino a prova contraria, è stato l'unico sito e/o giornale a dissociarsi dalla standing ovation che ha accolto la nomina della sciuretta?
Per chi se ne fosse dimenticato, vorrei fare un copia & incolla di un mio post... scritto, indovinate in che data? Avete indovinato! Un post del 4 Maggio 2011: lo stesso giorno della notizia del Corsera. Un post dal titolo - profetico - [Prima di innamorarci di Lorenza Lei]:
Prima di innamorarci di Lorenza Lei...
Lorenza Lei, classe 1960, bolognese, laureata in antropologia filosofica, sposata con un figlio, è entrata in Rai nel 1997. Si dice che sia ben vista dal Vaticano, in particolare dal Presidente della Cei Angelo Bagnasco e dal segretario di Stato Tarcisio Bertone: di certo nel 2000 ebbe l'incarico di responsabile di Rai Giubileo, oltre a definirsi "cattolica" nel suo profilo pubblicato nel sito della Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello, di cui è membro del comitato scientifico.
Dal Giubileo la sua carriera è in ascesa, prima come capo struttura Pianificazione mezzi e risorse di Rai1, poi con il direttore generale Agostino Saccà che nel 2002 la nomina capo dello staff della Direzione generale (i suoi successori Flavio Cattaneo e Alfredo Meocci la confermeranno). Successivamente, Lorenza Lei diventa responsabile delle risorse televisive e da due anni è vice direttore generale con delega alla gestione e organizzazione del prodotto [...]
(continua su www.ilsole24ore.com)
...momento... prima di innamorarci collettivamente di Lorenza Lei, solo perchè è stata eletta all'unanimità, e perchè dopo Mauro Masi chiunque potrebbe avere l'immagine di un premio Pulitzer... Ci sono cosine, nel suo curriculum, che mi lasciano alquanto perplesso. Non già il suo essere cattolica (conosco fior di cattolici perbene e capaci), quanto...
-a) Il fatto di essere ben vista da Bagnasco e Bertone;
-b) I legami con Quagliariello (uno dei peggiori voltagabbhana della scena politica italiana);
-c) Le promozioni ricevute da uno come Agostino Saccà... quello che si faceva trattare come un cameriere dal cazzaro di Arcore: il Cav. gli dava del tu, e lui rispettosamente gli dava del Lei, chiamandolo "Presidente". Mi immagino Saccà che risponde alle telefonate del nano, che gli raccomanda qualche troietta, in piedi e sull'attenti davanti alla scrivania...
-d) per finire, il fatto che sia stata riconfermata sia dal puffo Marco Cattaneo, che da culo di pietra Meocci.
Il beneficio d'inventario non si nega a nessuno, ma prima di unirmi all'applauso corale del CdA unanime, vorre aspettare, per valutare se tutta questa unanimità troverà riscontro nelle prime decisioni. Tafanus
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Ecco, non erano dubbi di poco conto, e non abbiamo aspettato nove mesi per farci cogliere da questi dubbi, ma solo nove minuti. Mi rendo conto che nella mia immediata reazione a quella nomina c'era qualcosa di lombrosiano, di pregiudiziale. Guardavo la sua foto, e mi dicevo che MAI avrei comprato un'auto usata da una conciata così...
Poi è esploso l'affaire Minzolini, la sua cacciata, la sorprendente nomina di uno che sarebbe andato in pensione meno di due mesi dopo. Il 12 Dicembre 2011 (quindi tre settimane fa), abbiamo scritto un altro post (e scuserete la seconda auto-citazione) dal titolo [Le macerie del TgUno, e la frettolosa santificazione della "donna del fare" Lorenzxa Lei] di cui riporto un passaggio in puro stile - antipaticissimo - "l'avevamo detto":
...bene: abbiamo aspettato. E la donna del fare è arrivata davanti al suo cerchio del fuoco. Ma dire che abbia superato la prova, più che una bugia sarebbe una barzelletta...
Alla prova dei fatti, questa sciuretta non ha retto. Per gestire queste cose non ha le palle. D'altrode, se esistesse un "Manuale Lombroso" basato non sui tratti somatici, ma sull'abbigliamento, non potrebbero esserci dubbi. La grande manageressa è un misto di gusto sciurettistico anni '60, e di trappaneria coatta terzo millennio. I finti abitini alla Coco Chanel di mezzo secolo fa (vecchi già quand'era la loro epoca), e le scarpe a punta aguzza (quelle che - come scolpisce mia moglie - servono solo per inciampare e per ammazzare le formiche negli angoli).
Messa di fronte alla necessità, ormai improcrastinabile - di cacciare questo servente rinviato a giudizio, la Signora, in attesa di capire come gira l'anemometro della politica e in che direzione punta, decide di non decidere. Anzichè puntare su un direttore di prestigio, dotato di credibilità, sceglie Alberto Maccari, simpatico al PdL, attuale responsabile dei TG Regionali, per un vergognoso interim (vergognoso per chi lo propone, per chi lo dovesse accettare, e per il Presidente 'de sinistra Garimberti) di sei settimane. Maccari infatti è atteso dalla pensione per il febbraio 2012.
Chi volesse leggere sulla faccenda un parere più autorevole del mio, non si faccia mancare l'articolo del magistrale Francesco Merlo: L'ipotesi Maccari e l'ammuina della Lei. E' un pezzo che, come direbbe la guida Michelin, "merita la deviazione". Tafanus
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Ora, siamo all'epilogo. Messa di fronte alla scadenza del mesetto di inutile supplenza del pensionando Maccari, la manageressa non trova di meglio che decidere di non decidere. Maccari va bene al suo padrone Berlusconi, la farsa della unanimità è crollata (Zavoli, Garimberti, Rizzo Nervo, dov'eravate, in maggio???) la sciuretta disvela di colpo tutti i propri limiti, che non erano né piccoli, né invisibili. Neanche in maggio, quando un unanime CdA si masturbava guardando il santino di Lorenza Lei.
Ora siamo all'epilogo. Il pensionato Maccari che piace a Berlusconi resta al TgUno; Casarin (che, com'è intuibile fin dal cognome, piace alla Lega, va ai regionali). Possiamo capire. Incombono le amministrative di primavera... A Roma Il TgR è stato affettuosamente rinominato "Tele-Alemanno"
Ieri si è tenuta un'allucinante audizione della santina in Commissione di Vigilanza. Per chi è di stomaco forte, ho caricato sul Tafanus il [verbale stenografico dell'audizione di Lorenza Lei]. Una cosa da voltastomaco.
Oggi il gran finale. Il CDA, con la forza dei numeri, approva 5 a 4 le nomine ordinate dal centro-destra, ed eseguite dalla donnetta. Paolo Garimberti, che aveva minacciato le dimissioni, per ora non risulta che le abbia date. Rizzo Nervo, che non le aveva minacciate, le ha date. Notizia fresca di serata
E il Paese della Vergogna e dei Balocchi continua a farsi (e a farci) del male. Tafanus
Scritto il 01 febbraio 2012 alle 10:00 nella Alemanno, Berlusconi, Censura, Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Ecco cosa ne rimane dopo il passaggio di Minzolini - Notizie scomparse. Crollo degli ascolti. Liti in redazione. Fino al rinvio a giudizio. È la valanga Minzolini. Ecco cosa lascia
(di Riccardo Bocca - l'Espresso)
Rinviato a giudizio. È la severa formula con cui è stata decapitata, martedì 6 dicembre, la direzione di Augusto Minzolini. Comunque finisca, il processo al grande capo del Tg1, rimarrà indelebile il pollice verso del gup, il giudice delle udienze preliminari Francesco Patrone, per il quale l'ex segugio di Montecitorio dovrà rispondere in tribunale di peculato. Sotto accusa, i circa 65 mila euro spesi in giro per il mondo (e in gran parte restituiti) con carta di credito aziendale. Un problema che Minzolini, a caldo, ha ribaltato contro mamma Rai, che si costituirà tra l'altro parte civile: "Per due anni", ha fatto notare, "l'azienda non mi ha contestato niente". Ma nella testa di Lorenza Lei, direttore generale della tv pubblica, la strategia era già pronta da settimane: "Punto primo", riassume un dirigente di viale Mazzini, "spostare ben lontano il direttore nei guai". Punto secondo, "trovare un sostituto all'altezza del Monti style".
La prima vittoria da tempo immemorabile, per i resistenti alla gestione minzoliniana. Quasi un 25 aprile, nel ventre del TgUno, con tanto di baci, abbracci e grandi speranze. Ma anche l'ennesima puntata di un confronto feroce, che da giugno 2009 a oggi ha cancellato la serenità in redazione. "Le brigate minzolini", come la schiera degli esasperados ha ribattezzato direttore e staff, "stanno insistendo nel post berlusconismo con la solita procedura: censure, omissioni e chiusura integrale verso i dissenzienti". Il tutto incupito da ascolti funebri: "Il 27 novembre", illustra Francesco Siliato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Milano, "il TgUno delle 20 è piombato al 16,08 per cento: record negativo di sempre". Appena tre giorni dopo, il Tg5 di Clemente J. Mimun ha superato per l'ennesima volta - la settima in un anno - il concorrente pubblico (21,69 contro 21,59). "Ed è un danno serio", analizza Siliato, "non sanabile semplicemente con l'addio di Minzolini. Siamo di fronte, piuttosto, al progressivo cedimento sulla credibilità, a uno sperpero del patrimonio culturale e informativo, con conseguente fuga del pubblico più acculturato".
"Macerie da bombardamenti", le chiamano nel day after gli anti Minzolini. O anche "calunnie, attacchi concimati con malizia politica", come continuano a ribattere i vertici del Tg1. Insomma: punti di vista inconciliabili. Che in questo clima acciaccato, tra amarezze e livori, generano il peggio. Imbarazzante per tutti, ad esempio, è stato il faccia a faccia tra Fedele La Sorsa, 62 anni, volto storico del Tg1 sport, e il traballante Minzo. "Io mai firmerei un telegiornale come il tuo", ha buttato lì il cronista in riunione. "E allora vattene", lo ha gelato il direttore: "Sono anni che mi rompi i coglioni!". Dopodiché uno s'immagina la rissa, il tracimare della lite con altri insulti. Invece no: a un passo dal precipizio, Minzolini ha corretto il tiro. "Scoppiando", testimoniano i colleghi, "in una risata surreale: come nulla di grave fosse successo".
Episodi spiacevoli, certo, per il più istituzionale dei tg Rai. E anche opposti, nell'insieme, al documento di reciproco impegno che Minzolini ha sottoscritto con l'azienda a inizio mandato. Un foglio che garantiva "informazione completa, corretta e imparziale, capace di rappresentare tutte le componenti di una società democratica". In quelle stesse righe, tra l'altro, il direttore assicurava il pluralismo "nel rispetto della collettività". Senonché s'è visto, com'è finita: sia sul versante della qualità ("Il Tg1 è un cattivo prodotto, tra i peggiori nella storia Rai", ha scolpito il presidente Paolo Garimberti), sia sul fronte ascolti.
Un disagio intenso, costante, a cui finora i minzoliniani hanno risposto serrando i denti. Il vicedirettore Susanna Petruni, ad esempio, non ha ceduto per lo smacco delle poltrone accarezzate (direzioni RaiDue e Tg2) e non afferrate. Paziente, presidia la fascia delle news mattutine, borbottando giusto, di tanto in tanto, che "Augusto, a conti fatti, s'è fatto soprattutto gli affari suoi". Stessa conclusione, dicono, a cui sta arrivando anche Gennaro Sangiuliano, secondo vicedirettore, ex ragazzo dal cuore nero con testa e mani sul desk politico. "Negli ultimi tempi", scherza qualche sottoposto, "ha smesso di segnalare, per i nostri servizi, l'onorevole Pdl Amedeo Laboccetta (oggi accusato di favoreggiamento per sottrazione di un computer durante i controlli della Guardia di finanza). Ma da qui a ipotizzare che stia mollando la presa", s'affrettano a specificare,"ci passa un mondo: anzi, due".
L'errore più ingenuo, spiegano insomma al TgUno, sarebbe credere che il minzosfascio sia colpa soltanto di chi ha guidato l'ammiraglia. "La responsabilità", al contrario, "è diffusa, e incardinata in ogni snodo della filiera redazionale". Basti pensare, per esempio, all'8 ottobre scorso, mentre per Roma sfilava il maxi corteo della Cgil. "L'edizione delle 17", ricorda Elisa Anzaldo, conduttrice del TgUno autosospesasi per protesta, "ha taciuto su questo evento in corso da tre ore". E c'è anche altro. Rivoltasi per chiarimenti a Claudio Fico, terzo vicedirettore, la giornalista ha incassato questa giustificazione: "Non essendoci le immagini, si è deciso di non dare neppure la notizia".
Una tenera bugia, si sosterrà in bacheca redazionale: "Al vidigrafo (strumento per raccogliere i servizi esterni, ndr.) la registrazione dei manifestanti era disponibile già alle 16,50", ha scritto la stessa Anzaldo. Il che non strappa applausi, per il curriculum del primo tg pubblico, ma viste le premesse non riesce a stupire. "Con il trattamento Minzolini siamo caduti nel grottesco, nell'accantonamento sistematico dei fatti". Il 28 ottobre, episodio tra i tanti, la Borsa milanese ha vissuto un giorno infelice, come le altre Borse europee. Ma per il Tg1 la notizia, sparata il giorno dopo dai quotidiani, non meritava eccessivo spazio: "L'abbiamo data, senza dettagli, dopo un quarto d'ora di tg". Lo stesso approccio, più o meno, con cui il 24 novembre si è affrontato il caso di Marcello Dell'Utri, indagato nell'inchiesta sul patto tra Cosa nostra e Stato. Dopo un incipit con freno a mano tirato ("Presunta trattativa Stato-mafia"), lo speaker ha aggiunto che "la procura di Palermo" aveva "iscritto nel registro degli indagati il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri". L'accusa, stando al Tg1, era "di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario". Della serie: chi ci capisce, da casa, è bravo. Molto bravo.
"Ormai", ironizza una firma del settore politico, "al Tg1 non basta essere giornalisti: ci improvvisiamo poeti ermetici". Ed è così che parte il gioco più in voga, in queste giornate, dentro la redazione di Saxa Rubra: quello della guerra. A volte civile, a volte meno. Da una parte, furente, scalpita il blocco degli emarginati; maxi schieramento che ha per bandiere due ex stelle delle edizioni serali, Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi, oggi rinchiuse in una semi nullafacenza. Dall'altra parte, invece, s'abbarbica il gruppo dei minzo-protetti: "I colleghi promossi e pluripromossi che ballano sul precipizio". Un club in cui spicca, per brillantezza e mestiere, il quarto vicedirettore: Fabrizio Ferragni. Ex pupillo della Margherita, fulcro del TgUno, nonché gestore dei servizi ultralight che concludono il telegiornale: quelli, per capirsi, con argomenti eterni come "L'abbronzatura artificiale può dare dipendenza?", "Allarme rosso per la medusa quadrata" e "Arriva lo scanner per la scarpa su misura".
"Minzolini lo stima tantissimo", è noto in redazione. Eppure, in questo periodo, ha speso tra le scrivanie frasi spiazzanti. "Facciamo un tg penoso", si sarebbe spinto a dire. E sulla stessa prospettiva, proiettata verso il futuro, lo seguono due noti caporedattori: Francesco Giorgino e Filippo Gaudenzi. Entrambi pluridecorati in epoca Minzolini, ed entrambi in forte ebollizione. Il primo, non per niente, ha già intervistato Angelino Alfano, con cui vanta ottimo feeling. Gaudenzi, invece, ha curato con successo la diretta per l'insediamento del governo Monti: affidata, guarda un po', a colleghi sensibili a Udc e centrosinistra. "Saltano i direttori", commenta un veterano di redazione, "s'infrangono le alleanze, ma al Tg1 trionfa sempre la medesima qualità: l'arte di adattarsi". Al meglio, si spera, ma anche al peggio "che non ha limiti". (Riccardo Bocca - l'Espresso)
Alla notizia della nomina di Lorenza Lei alla Direzione Generale della RAI, al posto dell'impresentabile Mauro Masi, era scoppiato un peana. Su tutti i media. Una delle poche voci in dissenso (credetemi sulla parola), era stata quella del nostro Tafanus, con un post del 4 maggio 2011, che vi riproponiamo per intero (è molto breve):
Prima di innamorarci di Lorenza Lei...
Lorenza Lei, classe 1960, bolognese, laureata in antropologia filosofica, sposata con un figlio, è entrata in Rai nel 1997. Si dice che sia ben vista dal Vaticano, in particolare dal Presidente della Cei Angelo Bagnasco e dal segretario di Stato Tarcisio Bertone: di certo nel 2000 ebbe l'incarico di responsabile di Rai Giubileo, oltre a definirsi "cattolica" nel suo profilo pubblicato nel sito della Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello, di cui è membro del comitato scientifico.
Dal Giubileo la sua carriera è in ascesa, prima come capo struttura Pianificazione mezzi e risorse di Rai1, poi con il direttore generale Agostino Saccà che nel 2002 la nomina capo dello staff della Direzione generale (i suoi successori Flavio Cattaneo e Alfredo Meocci la confermeranno). Successivamente, Lorenza Lei diventa responsabile delle risorse televisive e da due anni è vice direttore generale con delega alla gestione e organizzazione del prodotto [...]
(continua su www.ilsole24ore.com)
...momento... prima di innamorarci collettivamente di Lorenza Lei, solo perchè è stata eletta all'unanimità, e perchè dopo Mauro Masi chiunque potrebbe avere l'immagine di un premio Pulitzer... Ci sono cosine, nel suo curriculum, che mi lasciano alquanto perplesso. Non già il suo essere cattolica (conosco fior di cattolici perbene e capaci), quanto...
-a) Il fatto di essere ben vista da Bagnasco e Bertone;
-b) I legami con Quagliariello (uno dei peggiori voltagabbana della scena politica italiana);
-c) Le promozioni ricevute da uno come Agostino Saccà... quello che si faceva trattare come un camerire dal cazzaro di Arcore: il Cav. gli dava del tu, e lui rispettosamente gli dava del Lei, chiamandolo "Presidente". Mi immagino Saccà che risponde alle telefonate del nano, che gli raccomanda qualche troietta, in piedi e sull'attenti davanti alla scrivania...
-d) per finire, il fatto che sia stata riconfermata sia dal puffo Marco Cattaneo, che da culo di pietra Meocci.
Il beneficio d'inventario non si nega a nessuno, ma prima di unirmi all'applauso corale del CdA unanime, vorre aspettare, per valutare se tutta questa unanimità troverà riscontro nelle prime decisioni. Tafanus
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...bene: abbiamo aspettato. E la donna del fare è arrivata davanti al suo cerchio del fuoco. Ma dire che abbia superato la prova, più che una bugia sarebbe una barzelletta...
Alla prova dei fatti, questa sciuretta non ha retto. Per gestire queste cose non ha le palle, D'altrode, se esistesse un "Manuale Lombroso" basato non sui tratti somatici, ma sull'abbigliamento, non potrebbero esserci dubbi. La grande manageressa è un misto di gusto sciurettistico anni '60, e di trappaneria coatta terzo millennio. I finti abitini alla Coco Chanel di mezzo secolo fa (vecchi già quand'era la loro epoca), e le scarpe a punta aguzza (quelle che - come scolpisce mia moglie - servono solo per inciampare e per ammazzare le formiche negli angoli).
Messa di fronte alla necessità, ormai improcrastinabile - di cacciare questo servente rinviato a giudizio, la Signora, in attesa di capire come gira l'anemometro della politica e in che direzione punta, decide di non decidere. Anzichè puntare su un direttore di prestigio, dotato di credibilità, sceglie Alberto Maccari, simpatico al PdL, attuale responsabile dei TG Regionali, per un vergognoso interim (vergognoso per chi lo propone, per chi lo dovesse accettare, e per il Presidente 'de sinistra Garimberti) di sei settimane. Maccari infatti è atteso dalla pensione per il febbraio 2012.
Chi volesse leggere sulla faccenda un parere più autorevole del mio, non si faccia mancare l'articolo del magistrale Francesco Merlo: L'ipotesi Maccari e l'ammuina della Lei. E' un pezzo che, come direbbe la guida Michelin, "merita la deviazione". Tafanus
P.S.: Minzolini sarebbe disposto a lasciare, non già per New York (con un oceano frapposto ai suoi interessi ed ai suoi piaceri), ma per Parigi, dettando anche le condizioni: un miliardo del "vecchio conio" all'anno, più appartamento di servizio aggratis, più il diritto di fare, in parallelo, l'editorialista di Panoram, La Voce del Padrone. Io avrei per la Lei e per Garimberti un suggerimento alternativo: CACCIATELO e basta, senza neanche il preavviso. Per colpa. E citatelo per danni d'immagine, e danni materiali. Alla RAI non mancano gli strumenti statistici per quantificare quanto valga un punto di share in prime time. La RAI rischi il processo, piuttosto che accollarsi l'ennesimo costo miliardario e strutturale del mantenimento a vita di questo "evento catastrofico" nel solito sgabuzzino da ibernazione.
Scritto il 12 dicembre 2011 alle 14:18 nella Censura, Impresentabili, Media , Politica | Permalink | Commenti (1)
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...come si cambia, per non morire... la metamorfosi kafkiana del gestore del sito prossimaitalia.it - E' lo stesso che in gennaio di quest'anno (non un secolo fa...) ha sciolto i cani contro il Tafanus, reo di aver chiesto che fine avesse fatto Renzi... Ma oggi sono buono, e voglio fare pubblicità al blogghino di Paolo Cosseddu. Finito il tempo dell'ammore, ecco cosa scrive di Matteo Renzi. Sembra proprio il Tafanus! Benvenuto, Cosseddu, fra coloro che cominciano, seppur molto lentamente, a capire.
Per conto mio, quando il Big Blob di Firenze sarà finito, e che piaccia o meno ad alcuni lettori del Tafanus il fatto che io dedichi lo 0,69% del mio spazio a questa robaccia, ripercorrerò le tappe salienti di questo movimento di sfasciacarrozze che si stanno sfasciando a vicenda. Ma diamo la parola ai PROTAGONISTI, iniziando da quel Paolo Cosseddu per il quale solo 9 mesi fa toccare Renzi era come "nominare il nome di Dio invano". Ecco cosa criveva ieri:
Per cinque minuti, chi sale sul palco deve far finta di essere a palazzo Chigi, ma la scenografia è quella di una casa.Matteo, continui a fare confusione.
Alle 21 e 59 sale sul palco l’inventore dei Gormiti. Pensavo fosse uno scherzo, invece c’è davvero. Matteo li colleziona tutti, i suoi ultimi acquisti sono stati Fioroni e Bobba. Dopo l’introduzione di inizio serata di Davide Faraone, grande attesa in sala per il prossimo ospite in grado di dire Coca Cola correttamente. Forse domani, ci dicono dalla regia. Spezzone video con Albertazzi, nato a Fiesole, in provincia di Firenze. Allora ditelo. Intanto, vorrei ricordare che quest’anno la toscana è 52 due metri sotto il livello normale della sua toscanità.
22 e 17, si parla di startup. Dove l’ho già sentita?
(...si, Paolino... l'hai già sentita sul blogghe prossimaitalia, ed è una sezione, chiamata [Startup], dedicata alla raccolta delle "idee"... Peccato che in quasi un anno non ci sia neppure una idea. O, se ci sono idee, non sono pervenute... Quindi imprudente da parte tua citare questa faccenda fallimentare, poco intelligente da parte di quelli del Big BloB di Renzi copiarla... NdR)
Matteo annuncia lo stop ai toscani. Avevano già parlato tutti. Stavo per scrivere “beh, dai, i contenuti ci sono”. Poi una ha detto “la Rai ci inondi di fiction sulle donne”. E insomma, tra l’altro col livello medio della qualità Rai non è esattamente una bella prospettiva.
Dopo l’intervento femminista 2.0, Matteo ha ricordato le immortali parole “bisogna far girare la patonza”. E’ tanto sensibile, Matteo.
Date due fave da sbucciare a Faraone e Richetti, date un senso alla loro presenza, dopotutto è un tavolo da cucina. Noto che tutti hanno il cordino appesa al collo, ma nessuno ha il badge. Tanto, a parte Matteo, non è importante sapere chi parla. (Disclaimer: cattiva, ma abbastanza vera).
Vabbè, cose buone e altre meno, ma è normale. Come dissero i Beatles dopo che gli U2 tennero un live da un tetto: già fatto. Richetti e Faraone si fanno piedino da sotto il tavolo. La solitudine è una cosa tremenda, a volte.
22 e 52, sta parlando un petroliere. Ma sostenibile, eh? Si prepara intanto un commerciante d’armi. Ma mica quelle mine di una volta, vecchie e brutte, no, lui fa quelle che sembrano giocattoli… Mi chiedono di aggiungere che era un petroliere della fondazione Kennedy. Ah beh, allora.
Kindergarten alla Leopolda, come un anno fa. Ma quest’anno serve da fasciatoio per Richetti e Faraone.
Si parla di riforma della giustizia. Matteo, di già? «Siamo noi, siamo noi padri e figli». De Gregori fa capolino, travestito da Veltroni. «Se fossi io il Presidente del Consiglio, a proposito della riforma della giustizia…». Ma sì, diamogli anche dei suggerimenti.
Matteo legge un messaggio proveniente dalla Liguria alluvionata. Il cataclisma è stato organizzato da Bersani per dar fastidio alla Leopolda.
23 e 20, si ode uno schianto pazzesco. E’ la versione di quest’anno del gong, indica che il tempo dell’ospite che sta parlando è scaduto. L’anno prossimo si affitterà un plotone d’esecuzione. Tema: cosa faresti se fossi Gheddafi?
Si parla di “piattaforma politica”, anche se col microfono figo ad archetto, come neppure nel più vetero dei circoli dalemiani. Matteo, dietro le quinte, strozza gli autori. Fatto: dicono tutti, tutti le stesse cose che Matteo dice sempre. Solo, sono pettinati diverso. Ma diamogli tempo.
Saluti finali con Baricco. A seguire, Porta a Porta.
«Matteo mi costringe a parlare”, dice Baricco, sorpreso, dopo due mesi di annunci della sua presenza a Firenze su tutti i mezzi d’informazione compreso il bollettino degli ortodontisti. Scusate, mi dicono che dopo Baricco in effetti non c’è Vespa. Si passa direttamente a Marzullo. L’intervento di Baricco da l’idea che gliel’abbia scritto Matteo. Consiglierei l’inverso.
Sigla, e per stasera finisce qui. La morale la tiriamo domenica, magari. Spero sia stato divertente per i lettori di Popolino quanto lo è stato per me. Ma domani non replico, lo dico per tranquillizzare gli animi, nei commenti ne ho visti alcuni turbati e davvero non è il caso. Si stava solo cazzeggiando, comunque, e a un livello molto più artigianale dell’oggetto stesso del cazzeggio. Notte, e ricordatevi che quelle che fate sotto le coperte non sono Big Bang, sono puzze. (Paolo Cosseddu)
Devo, senza ironia, ringraziare il mitico Cosseddu. Un articolo scritto molto bene. Con tutto il livore che si dedica in genere alle fidanzate che ci hanno abbandonati... Grazie, Paolo. Io non avrei potuto scrivere di peggio. Non su una persona che fino all'altro ieri hai difeso, omaggiato, leccato.
Ma, come spesso ti accade, sbagli i tempi. Nessuno ti aveva avvertito che mentre tu sparavi a palle incatenate contro Renzi, il tuo capo Pippo Ciwati era già in macchima per una "comparsata di riavvicinamento" al fiorenzino? Ma come, il tuo padrone non ti informa neppure delle tue mosse? Oltre che scrivere, a volte conviene anche leggere, mittico!
Così oggi ti ritrovi spiazzato, ancora una volta. Ti gira la testa, e non è una forma di labirintite. No, amico, è qualcosa di diverso, e di peggio. E' come andare in macchina, guidata da un altro, per i tornanti del Sella, cogli occhi bendati, senza poter guardare la strada. Ci si sente male.
E ora, magari, prima di ricominciare a parlar bene dello statista Renzi, chetati per mezza giornata, e chiedi il permesso a Ciwati. Fosse mai che stia già pensando alla mossa del cavallo, e che tu ti debba ancora una volta ritrovare a fare "zig" mentre Pippo si accinge a fare "zag"... Prudenza, Paolo, Prudenza...
Con immutata disistima, Tafanus
Scritto il 29 ottobre 2011 alle 13:04 nella Censura, Impresentabili, Politica, Renzi, Satira, Tafanus | Permalink | Commenti (9)
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"Stati Generali" del PdL a Milano (Sottotitolo: Le "comiche Finali") - Solo una giornalista di nome Sabrina Cottone, in forze (si fa per dire) al Geniale, poteva scrivere questo incipit:
"Angelino Alfano da Agrigento, classe 1970, è un po’ milanese, perché ha studiato giurisprudenza alla Cattolica. Così, quando entra nella fossa dei leoni del Pdl lombardo, sa come prendere i duemila eletti che lo attendono con ansia nella sala strapiena. Sono le tredici e quarantacinque, ben oltre l’ora di pranzo (e dei tg). Lui ha ascoltato duecento minuti di interventi, scherza sulla curva glicemica in picchiata, ammorbidisce la platea che sembrava in preda a sindrome da disfatta: «Il rischio è cadere in una trappola psicologica per cui ci convinciamo che hanno ragione gli altri. Ma noi non possiamo accettare lezioni da loro, sconfitti dalla storia!». Piovono applausi.
Poi punta diritto al cuore, al grande assente, Silvio Berlusconi. Fin troppo banale dire che lo si nota anche se non c’è. E Alfano, segretario politico del Pdl scelto dal premier, invita a fare squadra intorno a Berlusconi incalzato dalla magistratura, dai continui inviti a lasciare il governo, adesso anche dalla pubblicità a pagamento sui quotidiani: «Berlusconi è sotto attacco ed è il nostro leader e noi lo difendiamo»
Sic! crollo degli iscritti (dai 7000 dell'anno scorso agli 800 di quest'anno). Il Chief Commander che non si fa vedere (è in visita a Milanello, a motivare le truppe pallonare, e il genero Pat-Pat).Poi la giovane "comandata" agli stati generali infierisce:
"Il giovane delfino galvanizza la platea" (l'Angelino Sterminatore - NdR): «Vogliamo vincere nel 2013, faremo i congressi provinciali all’inizio di dicembre». Non si accorge, nella sua foga laudatoria, nemmeno della pesantezza delle parole di Albertini: «La meritocrazia non è essere una bella ragazza, se devi fare l’attrice o la spogliarellista va bene, ma se devi fare il rappresentante istituzionale o il ministro...» Vede l'unica nota stonata nell'intervento di Formigoni (Governatore della più importante regione italiana): «Bisogna fare le riforme, un grande cambiamento nella politica di governo e di partito. Cambiare aria, riconquistare il consenso degli elettori, basta con i nominati dall’alto».
Ma si riprende subito, e si spara una Gelmini al culmine della notorietà e del consenso (soprattutto nelle barzellette e nella feroce satira dei social networks e della rete in genere): «Dobbiamo essere compatti davanti agli attacchi straordinari a Berlusconi che mirano a sovvertire la democrazia. A volerlo mandare via sono le lobbies, i salotti, i poteri forti, imprenditori che non hanno concluso nulla, gente che preferisce un governo tecnico a un governo eletto dal popolo».
E' finita? No, no è finita, perchè la notista politica del Geniale cita persino un passaggio della superflua Santanché, che non riporto. Ma non dice una parola sul Silvio che non c'è. Ai SUOI Stati Generali...
Oggi, alle 12,15, su questa "nota politica" di una candidata al Premio Pulitzer, ci sono ben 4 (quattro) commenti di lettori. Sono talmente pochi, e talmente entusiastici, che vale la pena di riportarli tutti...
# salferraro2: Ma Santo Dio Silvio della Comunicazione, come fai, inoltre, a non renderti conto che Emilio Fede, Ti porta via elettori più di Galbanelli, Fazio, Travaglio, Floris, Gruber, Dandini messi insieme. Pensionalo subito!
# PierPieroPiero: il segretario nominato che candida chi l'ha nominato in un florilegio di lacrime adesso si esibisce in una struggente difesa del vecchio porco nominante... A volte mi chiedo se non stiamo vivendo nella sceneggiatura di quale soap opera....
# KumKum; E se non fate squadra con lui, perché è solo grazie a lui che esistete tutti quanti voi del pdl, allora perderete un bel po' di voti. Ci sono già preparativi di trasloco nella casa della lega se Silvio cadrà (purché ciò non avvenga per mano della lega, altrimenti quei voti resteranno inutilizzati). Se faranno cadere Silvio, tanto varrà provare la formula secessionista per cercare di sganciarsi non dal Meridione, ma dai suoi politici che han distrutto quella terra e sono passati, ora, anche al Nord.
# reporter79: dai che ce la fate! treo quattro siete rimasti!
La ridicola giornalista in marzo aveva scritto su un blog blograffaella un articolo nel quale, impancandosi a retroscenista, ci anticipa chi sarà il Cardinale di Milano, dopo Tettamanzi. In un articolo di una paginetta riesce a "scooppare" i nomi di Angelo Scola, Gianfranco Ravasi, Bruno Forte, Gianni Ambrosio, Pierbattista Pizzaballa, Luigi Negri, Luciano Monari, Diego Coletti, Franco Giulio Brambilla. Fatti i conticini? La mitica retroscenista "restringe il campo" a soli 9 nomi, ma prudentemente, si lascia la porta aperta, concludendo l'articolessa con queste parole-salvavita: "L'elenco potrebbe allungarsi".
Siamo sicuri che la retroscenista del Geniale ci azzeccherà. E' come giocare 90 numeri sulla ruota di Milano. Ci azzecchi di sicuro, non vinci un cazzo, ma puoi sempre proclamare: "l'avevamo detto!". Il Geniale, da parte sua, commette la piccola truffa di giornata: nella prima pagina di oggi, che riportiamo in calce, sotto il titoletto sugli "Stati Generali" (quella piccola scrittina in bianco su fondo blu), con fotina della coppia più bella del mondo (l'Angelino e il Maialetto). Foto d'attualità... scattata chissà quando a Roma, Palazzo Chigi. Al Geniale hanno trascurato i particolari... sullo sfondo dei due campeggia il famoso Tiepolo, e la vergine alla quale la pudica mente del Maialetto, con sprezzo del ridicolo, aveva fatto velare il seno
Al peggio, con questa banda di cabarettisti, non c'è mai fine. Tafanus
Scritto il 02 ottobre 2011 alle 10:15 nella Berlusconi, Censura, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (4)
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MILANO - Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Stefania Donadeo, ha respinto la richiesta di archiviazione della procura di Milano, sollecitando invece il pm a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio per la vicenda della fuga di notizie sull'intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino ai tempi della tentata scalata di Unipol alla Bnl. I pubblici ministeri, stando a quanto si è saputo, potrebbero formulare la richiesta di processo per il presidente del Consiglio già domani.
Secondo la valutazione del gip, il nastro con la conversazione rubata fu un "regalo ricevuto" da Silvio Berlusconi "stante l'approssimarsi delle elezioni politiche". La pubblicazione dell'intercettazione su Il Giornale, infatti, scrive la Donadeo nell'ordinanza con cui ha ordinato l'imputazione coatta per il premier., "avrebbe leso, così come è stato, l'immagine di Piero Fassino".
Inoltre il gip evidenzia come la reazione di Berlusconi quando gli viene offerta l'intercettazione illegale "non è di disapprovazione, bensì di compiacimento e di riconoscenza". Infatti, si sottolinea ancora nell'ordinanza, "unico interessato alla pubblicazione della notizia riguardante un avversario politico era proprio il destinatario del regalo, Silvio Berlusconi, stante l'approssimarsi delle elezioni politiche".
Il gip ha anche disposto l'iscrizione nel registro degli indagati di Maurizio Belpietro, direttore di Libero, che all'epoca della fuga di notizie sull'intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte era direttore de Il Giornale. Nell'ambito della stessa vicenda lo stesso giudice ha già rinviato a giudizio con rito ordinario il fratello del premier, Paolo Berlusconi, ed ha definito con riti abbreviati e patteggiamenti la posizione di altri tre imputati. Le carte relative alla posizione del leader del Pdl tornano ora in Procura dove il magistrato dovrà formulare una richiesta di rinvio a giudizio che sarà valutata successivamente da un gup.
"E' una decisione infondata", ha commentato Nicolò Ghedini, legale del presidente del Consiglio. "A Milano nulla mi stupisce. Tra l'altro c'è una conclamata incompetenza territoriale", ha aggiunto. Maurizio Belpietro si è detto tranquillo: "Di questa storia non so nulla. Ho pubblicato la notizia delle intercettazioni perché mi era arrivata da un collega che me la ha data. Di tutto il resto non so nulla", ha detto.
Secondo il portavoce del sindaco di Torino "la decisione del gip di Milano, che definisce addirittura 'un regalo elettorale al premier' l'intercettazione pubblicata dal giornale della famiglia Berlusconi, conferma che ai danni dell'onorevole Fassino è stata ordita una trappola al fine esclusivo di denigrare il leader del principale partito di opposizione. Siamo fiduciosi che l'opera della magistratura accerterà fino in fondo tutta la verità".
Stando alla ricostruzione della procura, il fratello del premier, editore de Il Giornale, e l'imprenditore Fabrizio Favata si erano recati ad Arcore alla vigilia del Natale del 2005 per fare ascoltare al capo del governo il nastro contenente l'intercettazione della telefonata in cui Piero Fassino domandava all'allora presidente dell'Unipol Giovanni Consorte: "allora abbiamo una banca?". La telefonata venne poi pubblicata da Il Giornale il 31 dicembre dello stesso anno, nonostante fosse ancora coperta da segreto istruttorio. Secondo diversi analisti, la fuga di notizie ebbe un netto impatto sull'elettorato e fu decisiva nel favorire il centrodestra nelle elezioni del 2006. (Repubblica.it)
Legge del taglione, o legge del coglione? Dunque, colui che l'altro ieri ha chiesto a Napolitano un decreto legge - l'ennesimo - per imbavagliare le intercettazioni (e mandato cordialmente affanculo dal Presidente della Repubblica), a sua volta le accettava in regalo, suo fratello le pubblicava alla vigilia di importanti elezioni, con evidenti effetti sull'esito elettorale, se è vero, come è vero, che ancora oggi - persino a sinistra - pochi ricordano il fatto che le intercettazioni su Fassino siano state pubblicate quando erano ancora coperte dal segreto istruttorio, ma tutti ricordano l'infelice frase "Abbiamo una banca?"
Belpietro di dichiara ignorante. Non sapeva niente. Lui ha ricevuto la notizia da un collega (di cui non fa il nome); non si è preoccupato di informarsi e di informarci sulle fonti; NON HA VERIFICATO SE LA NOTIZIA FOSSE O MENO PUBBLICABILE. Lui ha pubblicato e basta. Il ruolo di Direttore Responsabile di un giornale ridsotto a quello di Direttore Responsabile di una discarica, dove chiunque può arrivare con l'Ape e scaricare (anzi, discaricare) qualsiasi porcheria. E per questo lavoro di alta responsabilità gli danno pure un non irrilevante stipendiuccio... Tafanus
Scritto il 16 settembre 2011 alle 09:45 nella Berlusconi, Censura, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (7)
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Il Cda dell'azienda contrario alla produzione del programma nei modi adottati finora. La conduttrice: "Meno male che sono strategica per l'emittente". I consiglieri Nervo e Van Straten: "Il piano era già stato approvato, non è cambiato nulla. Non c'è la volontà politica". Lei: "Si accetti produzione interna"

ROMA - Serena Dandini commenta amaramente la decisione del cda della Rai, in cui il vertice aziendale ha ribadito l'intenzione di realizzare internamente il programma Parla con me: "Non mi sembra che ci sia la volontà di fare il programma, lo dicano e buonanotte". Dopo giorni di polemiche e contrasti sulle modalità di realizzazione del talk serale, uno dei punti di forza del palinsesto della rete, la decisione del Cda è sostanzialmente definitiva: "Parla con me" così come lo si conosce non andrà in onda nella data prevista per la partenza, il 27 settembre. E rischia di non tornare sugli schermi di Raitre, o di farlo non prima di gennaio.
Dandini "strategica". I motivi sono da ricercare nella proprietà del format, che è della Rai, incompatibile con la produzione del programma affidata esternamente alla Fandango. Negli scorsi giorni si era parlato di una polemica riguardante il numero di autori, troppi secondo la Rai. Ma da indiscrezioni provenienti dall'ambiente, sembra che la questione non sia stata mai realmente posta. La conduttrice ironizza: "E meno male che sono altamente strategica per l'azienda. Mi hanno detto il primo agosto che avrei avuto risposte in 48 ore. Sono passati 40 giorni... La partenza del programma è stata fatta saltare per inerzia". E se tutto il blocco produttivo di Parla con me passasse ad esempio a La7, si porrebbe la questione del format di proprietà Rai: la trasmissione non potrebbe comunque rimanere fedele al suo canovaccio, ma dovrebbe essere qualcos'altro.
Lei: "Dandini accetti produzione interna". "Parla con me dovrà essere una produzione interna Rai, come prevede la policy aziendale, poichè l'azienda ne detiene la totalità dei diritti. Questa, a quanto si apprende, la posizione espressa dal dg Lorenza Lei davanti al cda che si è svolto oggi. La conduttrice Serena Dandini dovrà accettare questa condizione se vuole continuare a condurre "Parla con me" sulla tv pubblica".
"Nervo e Van Straten: Motivazioni infondate". L'opposizione in Cda si chiede se il nodo non riguardi il programma stesso. Il rispetto della policy sull'uso di risorse interne per programmi della Rai, hanno ribadito oggi i consiglieri Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, non è un ostacolo reale perché si poteva seguire il criterio dell'infungibilità, o chiedere un piccolo 'sconto' a fandango sui costi di produzione. E comunque, sottolinea Van Straten, "il cda non ha mai votato una policy aziendale". La maggioranza ha fatto invece quadrato su Lorenza Lei. Paolo Garimberti ha invitato a 'codificare' una policy aziendale in un clima diverso, fuori dal caso specifico e in modo che si possa applicare a tutti.
In una nota, i consiglieri Rai scrivono che "Le motivazioni addotte dal dg Rai Lorenza Lei non hanno fondamento. Si dice che la presenza di una striscia di seconda serata è fondamentale nel palinsesto di Rai3. Allora non si capisce perchè non si rinnovi il contratto negli stessi termini dello scorso anno per permettere a 'Parla con me' di andare regolarmente in onda".
Proseguono i consiglieri: "Non c'è nessuna policy aziendale che imponga di gestire internamente le trasmissioni di cui Rai detenga i diritti del format ed è vero, al contrario, che tutte le persone necessarie a fare il programma sono esterni Rai e quindi dalla Rai dovrebbero essere comunque contrattualizzati. E infine che i tempi (l'inizio previsto nei palinsesti era il 27 settembre) non consentono di affidare la realizzazione a un gruppo di lavoro diverso da quello che l'ha fatto negli scorsi anni". Conclude la nota: "Non c'è volontà politica di fare la trasmissione. Del resto niente è cambiato da quando, ormai quattro mesi fa, approvammo i palinsesti dove 'Parla con me' era prevista e nessun problema era stato sollevato al riguardo".
Garimberti: "Sì al contratto con Fandango". La posizione dei consiglieri di opposizione è vicina a quella del presidente Rai Paolo Garimberti: "Se il contratto su "Parla con me" con Fandango approda in Cda, voto a favore in coerenza con il voto espresso a suo tempo sui palinsesti".
Scritto il 08 settembre 2011 alle 11:45 nella Censura, Media | Permalink | Commenti (3)
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ROMA - Ancora tensione al Tg1, dopo i casi legati alle giornaliste Maria Luisa Busi ed Elisa Anzaldo. Stavolta, a litigare con il direttore Augusto Minzolini, è stato l'anchorman Francesco Giorgino, che stando a quanto affermano i quotidiano Libero e Italia Oggi, avrebbe avuto una ferma discussione con il suo direttore, sfociata nel forfait, all'ultimo momento, nell'edizione di giovedì sera del telegiornale.
A scatenare la lite, una dichiarazione di Carlo Giovanardi, inserita da Giorgino (caporedattore della redazione politica) in un servizio firmato da Simona Sala, e "sforbiciata" da Minzolini, che con Giovanardi, nei giorni scorsi, ha avuto uno scontro per via dell'intervista a Vasco Rossi in cui il cantante ammetteva l'uso di droga.
Giorgino, venuto a sapere del taglio, annuncia di voler andare in video senza un testo scritto, pratica vietata al Tg1: Minzolini glielo vieta, e il giornalista, a cinque minuti dalla sigla d'apertura, dà forfait per problemi di salute. Ora, scrive Italia Oggi, Minzolini potrebbe accusare Giorgino di rifiuto di prestazione, accusa che potrebbe mettere in pericolo il futuro del conduttore non solo al Tg1, ma anche all'interno della stessa Rai. (Leggo)
...ma cosa aspettano a cacciarlo, questo direttore sdraiato? che venga condannato per peculato per l'uso improprio delle carte di credito RAI? o che se ne vadano, per la vergogna, tutti i conduttori? Tafanus
Scritto il 18 agosto 2011 alle 14:15 nella Censura, Impresentabili, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (0)
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Un intero mondo para-politico e para-giornalistico (insomma, paraculo) che senza un minimo di vergogna prende ordini da una tizia conciata così... Per essere perfetta, le manca solo la frusta. Intanto Mimun (Clemente j., please! Ci tiene, alla J) la definisce Eva Braun, riservando a se stesso il parallelo con Hitler. Non male, per un ebreo... Ma come abbiamo pituto consegnare per anni Il Tg una volta più importante d'Italia ad uno così???
Le telefonate intercettate nel 2005, nell'ambito dell'inchiesta Hdc. Da Deborah Bergamini a Pionati a Del Noce, tanti si attivano per addolcire a Berlusconi il boccone amaro delle Regionali, ma anche per discutere con la supposta "concorrenza" i palinsesti più favorevoli al "Biscione". Fino alla costituzione di una "task force" per controllare e disinformare. Un gruppo che funziona ancora... (dall'inchiesta di Repubblica)
Ad occhio e croce, questa buffa donnetta vestita da sad-nazista, non sprizza intelligenza da tutti i pori (parere personale, of course...). Con la solita icapacità di provare vergogna, nel 2001 Silvio la fa traslocare da sua impiegata a Palazzo Chigi nel cuore della RAI, concorrente unico di Mediaset. Il suo compito non è difficilissimo: deve concordare i palinsesti della RAI, guidata da servi di Silvio, coi dirigenti Mediaset (impiegati di Silvio). Non è una mission impossible... in fondo, si tratta solo di giocare a ciapa no. Insomma, si tratta di proteggere Mediaset da qualsiasi concorrenza da parte della RAI, e di spiegare bene ai giornalisti della RAI cosa si debba intendere per buona comunicazione.
Ma questa donnetta, come dicevamo, non sembra sprizzare intelligenza da tutti gli stivali. Di fatto, si fa beccare al telefono, a concordare i palinsesti di RaiSet col "nemico", altrettanto intelligente quanto lei. E una SIM svizzera no? O incontrarsi al bar?
Di fatto, dopo questa prova di formidabile intelligenza manageriale, la cacciata della "paramilitare" dalla RAI è inevitabile. Ma Silvio è un uomo generoso, e la risarcisce con un bel posto in parlamento dove, finalmente, costei si tace. Non si ricorda un solo atto parlamentare prodotto da questa tizia. Meglio così.
Sono in tanti, gli "schiena dritta" a cadere nella rete del giochino a ciapa no. Lo sapevamo, ma una cosa è saperlo, una cosa è leggere i resoconti stenografici delle loro conversazioni, o ascoltare le intercettazioni. Trapela un mondo di camerieri di fila, di sguatteri dell'informazione, pronti a tutto pur di mantenere la cadrega, o di lottare per averne una più comoda e alta.
LE INTERCETTAZIONI
Berlusconi per Mimun è come il Fuhrer: "Dobbiamo dirgli come stanno le cose"
Clemente Mimun, allora direttore del Tg1, chiama Deborah Bergamini. Parlano di Berlusconi, il capo, e della sua reazione alla sconfitta alle regionali. Per Mimun, ognuno ha le sue responsabilità, Berlusconi avrebbe dovuto ammettere la sconfitta. E qualcuno glielo dovrebbe dire: "Non possiamo fare come quelli che dicevano al Fuhrer (parlo di cose che mi fanno schifo) che la guerra sarebbe vinta" e poi le cose vanno male, confida alla Bergamini. "Adesso vedrai che è colpa nostra. Intanto stamattina c´è in discussione il mio contratto per i prossimi cinque anni, un paio di cocuzze all'anno"
"Ho parlato con Clemente - È il momento di fare squadra"
Debby (Bergamini) parla con Comanducci del "piccolo raggruppamento" da organizzare dopo la telefonata del premier
"Il Dottore al telefono era tranquillo Ma parlavamo del contratto di Vespa"
Deborah Bergamini e Alessio Gorla parlano di come organizzare una riunione della "struttura Delta". Gorla dice di averlo sentito Berlusconi per una questione relativa al contratto di Vespa, si stupisce di non averlo sentito abbattuto come succede "in queste occasioni", riferendosi al risultato elettorale
Le elezioni? Da Costanzo si festeggiava - "Quando perde dà miliardi per brindare"
Il 6 aprile, poco prima del pranzo programmato in una telefonata precedente, Mimun chiama di nuovo la Bergamini. Discuto prima della capacità di reazione del Capo alla sconfitta, poi però la temono. "Facciamo in modo che oggi decidiamo una roba, tra poco ci friggono. Sai come titola l'Unità? Ciao Mimun". E chiede di nuovo: "C'hai parlato con lui (il premier, ndr)?". E insieme riflettono sulla sconfitta "È giusto vedersi insieme, ma abbiamo ruolo e responsabilità diverse. Tu sei Eva Brown, sei morta a prescindere, io sono morto a prescindere, Del Noce è morto a prescindere, Comanducci pure. In ogni caso sono posizioni molte diverse. Bisogna impiccare i traditori e vedere cosa si può fare. Dovevamo farlo prima delle Regionali"
"Hai sentito il capo? Sarà meglio che ci vediamo"
Clemente Mimun, allora direttore del TG1, viene da Deborah Bergamini per far parte del gruppo. Provano a organizzare una riunione
"All'incontro viene anche Clemente - Meglio la Rai, non diamo nell'occhio"
Comanducci suggerisce alla Bergamini di non vedersi con il gruppo in un ristorante romano, "darebbe nell'occhio". Sarebbe meglio incontrarsi "in Viale Mazzini, dove la riunione risulterebbe normale"
"Gorla, Mimun, del Noce e Comanducci - Mercoledì alle ore 10.00 a Palazzo"
Marinella Brambilla, segretaria personale del premier, chiama "Debby" per annunciarle l'orario della riunione strategica del gruppo che si dovrebbe tenere "a palazzo". In un'altra telefonata, la Brambilla cambia i programmi e sposta l'appuntamento alle "22 a casa di Cantoni"
La struttura Delta chiamata a rapporto - La segretaria: "Venite a panza piena"
Marinella Brambilla, la segretaria del Premier, organizza la riunione del gruppo al servizio di Silvio Berlusconi. Parlando con la Begamini dice: "Allora io segno Deborah, Gorla, Mimun, Del Noce, Comanducci"
Il comitato strategico dopo la sconfitta - "Concordiamo tutto prima noi due"
Deborah Bergamini informa Gianfranco Comanducci dell'appuntamento che ha fissato la segretaria del Premier, Marinella Brambilla, la struttura Delta. I due però concordano che sia necessario discutere prima della linea da seguire. Insomma non vogliono andare impreparati e farsi trovare pronti
"La Rai così non gli serve L'informazione? Un presidio anti-guai"
Il direttore del Tg1 Clemente Mimun parla della schedatura dei giornalisti che farà lui e della necessità di controllare strategicamente la Rai, nei posti chiave. "Debby" gli annuncia che Gorla lavorerà sugli artisti e Comanducci sui dirigenti
Rimandato il meeting del "gruppettino" - Stesso posto: "Siamo quei cinque"
La segretaria del Premier, Marinella Brambilla, chiama la Bergamini e sposta al giorno successivo l'incontro fissato per mercoledì. Debby si prende l'incarico di avvisare gli altri: Alessio Gorla, Clemente Mimun, Fabrizio Del Noce, Gianfranco Comanducci
"Dobbiamo nominare il Dg Rai" - "Non posso, mio figlio è Mediaset"
Alessio Gorla con "Debby" parlano della possibilità che il primo venga nominato nuovo Dg Rai al posto di Cattaneo, in uscita. Gorla si dice perplesso: "Ma io ho fondato Forza Italia, lavoro con il dottore da decenni, lui è stato mio testimone di nozze"
L'appuntamento è annullato: - "L'avremmo trovato stravolto"
Gorla e la Bergamini nella conversazione discutono della possibilità di vedersi comunque, nonostante l'incontro sia stato annullato
"Aspettiamo di uscire dallo stallo - Ma ci sentiamo al più presto"
La Bergamini avverte anche Comanducci che l'incontro è stato rimandato. La situazione 'critica' richiede un po' di tempo: i vertici devono concertare la nuova strategia. La struttura Delta attende ordini
"Poca credibilità, coerenza e persuasione - B. nei sondaggi è più indietro di Alemanno"
Deborah Bergamini parla con Benito Benassi di Nexus del sondaggio sul premier. Dice che al pubblico di Ballarò è piacuto il suo intervento in trasmissione, ma che dal punto di vista della comunicazione è molto carente. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, risulta più credibile
"Come hai sentito il tuo ex capo?" - "È determinato, gelido e vendicativo"
L'interlocutore della Bergamini è anonimo. Ma la chiama e le chiede notizie circa l'umore di Berlusconi dopo la sconfitta elettorale. Lei risponde: "Si è rimesso in moto. Vuole far qualcosa", riferendosi chiaramente alla strategia con il nuovo gruppo
"Mimun c'ha parlato ieri - Dice che il 'Capo' è cazzutissimo"
Debby parla con un interlocutore sconosciuto della necessità di fare un asse contro la sinistra. Debby assicura che "il premier è cazzuto e vuole tenersi la Rai". Il problema dicono è che ha paura di perdere il controllo
LA CACCIATA DEL KAPORALE BERGAMINI: TARDI E MALE
ROMA - La Rai ha sospeso dalle funzioni la giornalista e direttore della sezione marketing Deborah Bergamini. La lettera dell'azienda è già stata consegnata alla Bergamini, attualmente direttore del Marketing Strategico di Viale Mazzini. Ma non si tratta di una punizione. "Nei confronti della dottoressa Deborah Bergamini non è stato preso alcun provvedimento disciplinare", precisa in una nota l'ufficio stampa della Rai. "L'Azienda - si legge - ha deciso di dispensare temporaneamente la Dottoressa Bergamini dal rendere prestazione lavorativa fino alla conclusione del procedimento istruttorio in corso. Si tratta di una misura cautelativa presa a tutela della RAI, per consentire al Comitato Etico di completare gli accertamenti e alla stessa Bergamini, dopo le sue audizioni allo stesso Comitato Etico e all'Internal Auditing, di fornire gli elementi a sua disposizione".
La Bergamini compare nelle intercettazioni, pubblicate da Repubblica, da cui sembra che lei - così come altri giornalisti Rai - prenda accordi con Mediaset su programmazione e contenuti dei notiziari. Con Bergamini coinvolti anche Bruno Vespa, Carlo Rossella, Fabrizio Del Noce, Clemente Mimun. Bergamini era stata convocata anche dall'Ordine dei giornalisti di Milano presso cui è iscritta come giornalista professionista [...] (da Repubblica del 29/11/2007)
Lorenza Lei costretta ad aprire un'inchiesta interna (quelle che non servono a niente)
Perchè un'inchiesta interna? Perchè non una bella querela alla magistratura ordinaria, in difesa dei diritti degli abbonati, e con contestuale richiesta di risarcimento del danno patrimoniale e d'immagine? Lorenza, lorenza... Lei mi delude...
Lorenza Lei costretta ad aprire un'inchiesta interna (quelle inchieste che non si negano a nessuno). Ma per l'ineffabile Kaporale Bergamini si tratta della solita montatura di Repubblica e della Spectre. Nonostabte le intercettazioni
La Direzione generale della Rai ha dato incarico all'Internal Auditing di avviare "immediatamente le procedure necessarie per l'acquisizione di tutta la documentazione per aprire l'indagine" sulle notizie che riguardano la vicenda della "Struttura Delta". La decisione è una conseguenza di una richiesta formale contenuta in una lettera firmata proprio da Gianfranco Comanducci, uno degli intercettati nell'ambito dell'inchiesta Hdc. Il vicedirettore della Rai ha scritto alla Dg Lorenza Lei e al presidente della Rai Paolo Garimberti perché accertassero con un'indagine "eventuali mie responsabilità di alcun genere, anche per quanto concerne asserite militanze in fantomatiche organizzazioni, al fine di poter escludere qualsiasi forma di collusione o semplice connivenza con chicchessia, volta comunque a recare danno alla mia azienda".
Vincenzo Vita, componente Pd in commissione di vigilanza Rai, a riguardo pone un'interrogativo: "Lorenza Lei ha ribadito la costituzione di un auditing interno al riguardo: con quali poteri, con quali tempi, con quali sanzioni?". Una domanda ancora senza riposta.
Bergamini: "Invenzione di Repubblica". La posizione di Lainati è la stessa di Deborah Bergamini, ex direttore marketing Rai: "Da circa un settimana il quotidiano la Repubblica ha ricominciato un'aggressiva campagna stampa finalizzata a dimostrare l'esistenza di una fantomatica struttura interna alla Rai, che condizionerebbe l'attività del servizio pubblico e della quale io avrei fatto parte nel 2005. Non esiste, nè è mai esistita, alcuna struttura Delta [...] (...caro Laintai, delle due l'una: o quelle intercettazioni sono dei falsi, e allora lei deve querelare Repubblica, oppure sono autentiche. In questo caso, lei e la Lei chiamate pure la struttura come vi pare, anche Ciccio, se vi piace, ma restano i FATTI sottyostanti a quelle vomitevoli intercettazioni... O no? NdR)
Zanda e Adrai. Sulla decisione della Lei commenta anche il senatore Pd Luigi Zanda: "Ritengo sia una iniziativa quanto mai opportuna perchè sono emersi fatti molto gravi, davanti ai quali la Rai non poteva restare inerte", dice Zanda, e prosegue: "in questi giorni abbiamo letto su Repubblica il testo di numerose e inequivoche conversazioni di alcuni alti dirigenti Rai. Di tali danni qualcuno dovrà rispondere. Se il cda non volesse chiederne conto agli interessati, è chiaro che le eventuali responsabilità anche patrimoniali dovranno essere addebitate agli stessi amministratori Rai". Anche i dirigenti Rai che aderiscono all'associazione Adrai, chiedono accertamenti sul coinvolgimento di dirigenti Rai nelle inchieste su P4 e Struttura Delta. Dice Adrai in una nota: "Nel pieno rispetto dei principi di garanzia dei singoli individui, venga al più presto fatta chiarezza sulle vicende in questione".
Idv: "Class action". Intanto l'Italia dei valori annuncia una class action contro i dirigenti Rai coinvolti nell'inchiesta. Secondo l'Idv, dirigenti della televisione pubblica che lavoravano negli interessi di Berlusconi devono pagare i danni. Da quanto emerge dalle intercettazioni del 2005, raccolte nell'ambito dell'inchiesta Hdc, a Viale Mazzini c'era una squadra che lavorava per accontentare il Cavaliere. 'La struttura Delta', questo il nome del nucleo operativo composto da manager Rai e Mediaset, lavorava per favorire il Capo. Facendo in modo che l'informazione fosse al suo servizio, organizzando i palinsesti perché il Biscione non perdesse share.
Deborah Bergamini, Fabrizio del Noce, Clemente Mimun, Gianfranco Comanducci e Alessio Gorla però, dice adesso l'Italia dei valori, hanno ingannato i veri proprietari della Rai, ovvero i cittadini che pagano il canone. Il partito di Di Pietro annuncia con una nota di Leoluca Orlando: "Agiremo per vie legali e promuoveremo una class action verso coloro che hanno tradito il ruolo del servizio pubblico e hanno distrutto la libertà d'informazione". Continua la nota: "I dirigenti infedeli che hanno lavorato per Mediaset e per Berlusconi devono pagare in prima persona per il danno che hanno procurato ai cittadini" [...]
Scritto il 04 luglio 2011 alle 20:45 nella Berlusconi, Censura, Criminalità dei politici, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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...Domenica e Lunedì "facciamo il porco", anche se non è inverno...
...Il sottosegretario Daniela Santanché appare disperata: "Va be', ma allora qua crolla tutto". "Qua" è il mondo di Silvio Berlusconi, il premier che continua a stupire - e non in senso positivo - persino i suoi pasdaran. È stato l'ex manager della Formula Uno Flavio Briatore a spaventare l'amica impegnata in politica con il Pdl. Ha appena saputo che il presidente del Consiglio continua i suoi festini. "Ma sei sicuro che ha ripreso?", domanda sconcertata. Sì, "al cento per cento", è la risposta...
La nascita delle nuove intercettazioni
L'ultimo guaio con la giustizia è arrivato a Briatore dalla procura di Genova. La Gdf ha messo sotto intercettazione l'affarista, accusandolo d'evasione fiscale per la gestione del suo yacht "Force blue", bandiera del paradiso fiscale delle Isole Cayman. I detective hanno inviato a Milano una parte delle telefonate perché riguardano i processi milanesi per il caso di Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, che da minorenne frequentò i claustrofobici bunga bunga di Arcore. Esistono sia nuovi riscontri sul kamasutra chimico nelle ville del premier. Sia nuovi indizi che sembrano confermare (in peggio) le accuse contro Emilio Fede, direttore del Tg 4, e Lele Mora, agente di spettacolo in bancarotta.
"Il suo piacere è"
"Io sono senza parole", continua Santanché, e domanda quello che ciascuno si chiede da tempo: "Ma perché?" Berlusconi insiste con i bunga bunga. La risposta di Briatore è drammatica: "É malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo sanno! Dopo "due botte" cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate". Va detto che questo scambio telefonico, con dettagli così privati, risale a due mesi fa. A maggio è stato però lo stesso sottosegretario per l'Attuazione del Programma a definire, all'uscita dal processo Mills, a Milano, i pubblici ministeri "metastasi. Vabbè, volete un nome? Boccassini", e cioè Ilda Boccassini, che con Pietro Forno e Antonio Sangermano ha raccolto 26.000 pagine d'inchiesta, accusando il premier di concussione e prostituzione minorile. Sa che la realtà è diversa.
"Lo stesso film"
Sono le 14.53 del 3 aprile, Briatore e Santanché discutono del prossimo sindaco di Cuneo, poi Briatore non resiste:
B: "Sai chi è venuto a trovarmi a Montecarlo? Lele Mora. Non bene di salute, e mi ha detto: "Tutto continua come se nulla fosse"".
S: "Roba da pazzi!".
B: "Non più lì (ad Arcore), ma nell'altra villa (...) Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori (...) stesso film, proiettato in un cinema diverso (...). Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, "Cento vetrine"".
S: "Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?".
B: "Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice. "Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l'unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono". E poi quella roba di Fede! È indecente".
La "mezza" di Emilio Fede
"(Fede) non ha più parlato con il Presidente", è stato tenuto in quarantena e "sembra - rivela Briatore - che abbia comprato delle case alla Zardo, con tutti 'sti soldi. Ma pensa che deficiente". Zardo è Manuela Zardo, presentatrice tv, amica di Fede, già coinvolta in un'inchiesta passata sulla prostituzione, presentatrice al concorso di bellezza di Sant'Alessio Siculo, dove tra le concorrenti apparve "Ruby Eyek, egiziana, sedici anni", e cioè Ruby Rubacuori. Briatore non sembra inventare: "Mora era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il cinquanta per cento dei soldi" del prestito che l'agente in crisi economica aveva ottenuto da Berlusconi.
S: "Madonna mia!"
B: "E poi Fede è andato a dire al presidente: "Erano i soldi che gli ho prestato". Invece non è vero, figlio di puttana"".
S: "Che gentaglia".
Lorenza Lei: un'amica in Rai
Ma tutto sommato a Santanché non va malissimo, spiega all'amico come sta acquistando peso e prestigio:
S: "E Berlusconi ha fatto fare a me l'accordo. Ho fatto l'accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica... ".
B: "Bene, meglio avere qualche amico in più".
S: "In un mondo... ".
B: "Di merda, guarda!".
(Fonte: Repubblica, 11 giugno 2011)
...e così ora è certo... la "sinistra intelligente" che siede nel CdA della RAI ha preso un'altra cantonata... La Lorenza Lei, votata all'unanimità come DG della RAI, è personcina gradita, nientemeno, che a Daniela Santanchè... Non mi sono mai fidato di una troppo amica di troppi preti (ed ora, si scopre, persino "ottima amica" della statista Daniela Santanchè). Non mi sono mai fidato di una che nel 2011 veste come vestivano le sciurette piccolo-birghesi negli anni '60. Non mi sono mai fidato di una che, appena insediata, dice che "in tre settimane rivolterà la RAI come un guanto"... Presuntuosetta?
Per intanto ha iniziato con l'obbedire all'ordine di servizio di Silvietto, facilitando l'uscita di Santoro (e di sei miliioni di telespettatori). Fazio, Gabanelli, Floris seguiranno. Nel frattempo il suo problema è come rimediare alla perdita dei sei milioni di spettatori. Aveva cominciato col far trapelare che non le piacciono i reality (neanche a noi, signoramia!), e che il posto della Simona Ventura fosse a rischio. Ora, indietro tutta! Si sussurra che stia pensando di sostituire l'audience di Annozero "rinnovando la formula dell'Isola dei Famosi", e dimostrando così di non capire un cazzo di segmentazione dell'audience.
Un aiutino? rinnovando l'Isola dei Famosi, signoramia, non attrarrà l'audience di Annozero, che migrerà al seguito di Santoro, ma sposterà frazioni marginali di un pubblico di dementi che si bea delle minchiate di Sandra Milo e della Del Santo. Non siamo noi, cara Lei... e Lei pescherà da un laghetto putrefatto qualche pesciolino in putrefazione, per spostarlo in un laghetto uguale. Il pubblico dei dibattiti politici si recupera solo facendo dibattiti politici, non idiozie pseudo-reality. Tafanus
Scritto il 11 giugno 2011 alle 20:00 nella Berlusconi, Censura, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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ROMA - Si è conclusa l'assemblea della Consap che ha nominato amministratore delegato Mauro Masi, che lascia così l'incarico di direttore generale della Rai, da lui ricoperto dal 2 aprile 2009. E' possibile che Masi formalizzi le sue dimissioni nel cda della prossima settimana, già convocato per il 4 maggio. Andrea Monorchio, che già ricopriva l'incarico, resta alla presidenza, carica per la quale si era fatto il nome di Maria Grazia Siliquini, parlamentare di Iniziativa responsabile, poi accantonato.
Proprio la mancata nomina di Anna Maria Siliquini alla presidenza della Consap rischia di scombinare i piani di Silvio Berlusconi, che già aveva pronta la squadra di sottosegretari da presentare in Consiglio dei ministri. La deputata ex Fli, che lo scorso mese aveva declinato la vicepresidenza di Poste Italiane, secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, aspirerebbe ora a un sottosegretariato. Ma c'è di più. A quanto si apprende, la Siliquini sospetterebbe che dietro il 'no' alla sua nomina alla Consap ci sia lo zampino del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il nome della deputata di Ir, infatti, era dato per certo a poche ore dalla sua ufficializzazione: all'ultimo momento, viene spiegato da fonti di maggioranza, il Tesoro avrebbe ritirato il proprio appoggio, preferendo alla Siliquini l'attuale presidente e 'tremontiano' Andrea Monorchio e avvallando l'ingresso di Mauro Masi [...]
(continua su www.repubblica.it)
Scritto il 28 aprile 2011 alle 17:05 nella Censura, Impresentabili, Media , Politica | Permalink | Commenti (4)
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Ricevo da Stefano Balassone questo comunicato molto istruttivo, che pubblico volentieri:
Masi va a comandare altrove. Sembra che non lasci un vuoto in Rai poiché ne parlano come del peggior Direttore Generale a memoria di Viale Mazzini. Ma è stato solo l’uomo della misura giusta per aggirarsi - in giacchetta e girocollo - in un’azienda che ha perso, non da oggi, le sue prospettive. La ragione sta nella circostanza, unica in Europa Occidentale, per cui l’azienda pubblica, anziché essere il perno di un sistema informativo e produttivo, è invece l’ancella delle burocrazie politiche e della confraternita Mediaset. Questa funzione servile è la sostanza del nostro “Servizio Pubblico”. Da qui, e da ultimo, discendono le scelte schiettamente “duopoliste” del periodo di Masi, come la rottura dei rapporti con Sky; da qui anche la canizza continua contro alcuni personaggi e trasmissioni di informazione indigeste alle curve di destra dello stadio politico italiano.
Venti anni orsono la Rai ha vissuto momenti simili. Caduto De Mita e a corto di denaro, Agnes dovette mollare la Direzione Generale. La Rai Tre di Angelo Guglielmi, con quattro soldi, era smagliante di lodi e di ascolti, mentre RaiUno e RaiDue annaspavano risucchiando gran parte delle finanze aziendali. Arrivò allora Gianni Pasquarelli, esponente del cosiddetto CAF (Craxi, Andreotti, Forlani, in pratica l’area politica che oggi compone il PDL) con il mandato, come dicevano quelli che la sapevano lunga, di “opacizzare” Rai Tre e di spremere soldi a favore di Rai Uno (e della catena di fornitori e subfornitori che ne dipendevano).
Sotto il primo profilo, quello più strettamente politico, ci fu, a dire il vero, appena qualche tentativo di disturbo, perché allora i direttori di rete godevano di una particolare autonomia e, tranne che non bussassero a cassa, non c’erano molte occasioni di mettergli i bastoni fra le ruote. Così perfino le rigidità che, per stringere Rai Tre in un letto di Procuste, la Direzione Generale iniziò a pretendere dagli orari di palinsesto, venivano superate creativamente dalla Terza Rete che moltiplicava le trasmissioni nuove e rinnovava di continuo quelle già affermate. Da questo lato dunque, tranne l’aver rubato a Santoro un paio di trasmissioni con la scusa della campagna elettorale, anticipando le piacevolezze degli attuali regolamenti, Pasquarelli non combinò nulla, come del resto è accaduto anche a Masi. Gli andò meglio nella missione di sostenere sottobanco Rai Uno, dando fondo a ogni riserva del bilancio che finì di tracollare con il sopravvenire della crisi economica del 1992 e della conseguente contrazione della pubblicità.
Pasquarelli si fece da parte e furono nominati un Consiglio (Presidente De Mattè, proveniente dalla Bocconi) e un DG (Gianni Locatelli, proveniente dalla direzione del Sole 24Ore) con la missione del risanamento. Viene ricordata come la "stagione dei professori”: in effetti qualcuno lo era davvero, e comunque nessuno era un politico di professione. In pratica erano anche i cirenei della crisi Rai e dunque indipendenti, ma anche un po’ soli. Sicché per dotarsi di una qualche base d’appoggio interna all’azienda dettero spazio alla corporazione Rai più importante, quella dei giornalisti, che - fra l’altro - chiese e ottenne di piazzare una nuova edizione del TGR proprio in mezzo alla serata di Rai Tre. Che veniva colpita e affondata, diventando un condominio in luogo dell’insieme unitario che ne aveva permesso fino allora il continuo sviluppo. Così dove aveva fallito Pasquarelli, ce la fecero De Mattè e Locatelli, non in obbedienza alla forza della politica, ma, semmai, per la sua mancanza, che li gettava brutalmente in bocca ai particolarismi che allignano in ogni grande azienda.
Oggi il “problema” che allora si chiamava Rai Tre è costituito, più che da una Rete, da una serie di trasmissioni di largo ascolto che osservano l’Italia “da sinistra” mentre, a parte lo stanco tabarin di Vespa, non c’è nulla, oggi come vent’anni fa, che riesca a fargli il controcanto. Ecco così radunati gli stessi ingredienti di allora: azienda senza soldi, destra irritata, e via dicendo. Chissà che non sia in arrivo il completamento del bis! Con Masi che si allontana dalle finanze stremate della Rai e il Tesoro (il padrone formale della Rai, quello stesso che pochi giorni fa ha avanzato pubblici dubbi sulla tenuta del canone) che prepara una qualche tremontiana riedizione del commissariamento professorale della azienda televisiva.
Magari, visto che dovrà trovare il modo di immettere denaro nelle casse vuote della Rai, servirà l’accordo dell’opposizione, e tornerà d’uopo in tal caso sventolare la bandiera della pacificazione degli animi sotto le insegne del “recupero del vero spirito del Servizio Pubblico” (inteso come spartizione rettificata e aumento della insignificanza media della programmazione).
Poiché sotto la minaccia dei libri in tribunale tutto diventa possibile e lecito, abbiamo l’impressione che sia proprio con l’arrivo di questi “pacificatori” che Santoro, Gabbanelli, Floris, Jacona, Fazio e Saviano avrebbero di che preoccuparsi. Sempre che la Storia, smentendo il proverbio, stavolta voglia ripetersi.
Stefano Balassone
Caro Stefano,
se dovesse avverarsi la tua profezia della cacciata di Mauro Masi, piangeremmo disperati per non meno di 12 secondi, poi ce ne faremmo rapidamente una ragione. La tua televisione, quella di Guglielmi, quelli della "primavera di via Teulada" ci rappresentava, questa proprio no. Meglio il fallimento che Minzolini e Bruno Vespa. Grazie per il tuo illuminante scritto. Tafanus
Stefano Balassone (Sequals, 1943) è produttore televisivo, autore televisivo e scrittore. Il suo operato come consigliere d'amministrazione Rai dal 1998 al 2002 e, precedentemente, come vicedirettore di Raitre al fianco di Angelo Guglielmi (con il quale ha pubblicato numerosi saggi), lo annovera certamente tra i personaggi che hanno ideato un nuovo modello di televisione in Italia. Negli anni che vanno dal 1987 al 1994 Raitre diviene infatti una rete innovativa, cinica e coraggiosa; per la prima volta in Italia si parla di "TV verità" e programmi come Milano, Italia, Quelli che il calcio, Avanzi, Samarcanda, Blob, Telefono giallo, Mi manda Lubrano, Chi l'ha visto? e Un giorno in pretura vengono messi in onda, innalzando lo share della terza rete Rai dal 2% ad oltre il 10%. Dal 2000 è docente di "Economia dei Media" e di "Economia e Management dello Spettacolo" presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.
(Fonte: Wikipedia)
Stefano Balassone a "Red TV"
Scritto il 26 aprile 2011 alle 16:00 nella Censura, Media , Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Un articolo di Alessandro Longo su "l'Espresso" di questa settimana mi ha colpito, perchè anche il Tafanus, nel suo piccolo, ha avuto, nel 2009, il suo scontro con un "accreditato studio legale" milanese, che rappresentava un politico di quarta fila, e per conto del quale reclamava la cancellazione di un mio post anche dalla cache di Google (società americana): cosa che, come forse sa persino la Gelmini, a volte neanche un provvedimento dell'autorità giudiziaria italiana riesce ad ottenere... Per chi volesse rinfrescarsi la memoria, ecco un breve passaggio di quel post:
[...] Questo principe del foro mi manda in copia una lettera inviata a SixApart, proprietario di Typepad, la piattaforma del Tafanus, con la quale ingiunge loro, e in solido a me, di far sparire la notizia (quel rigo di tre anni e mezzo fa, anche dalla cache. Ovviamente è una sciocchezza sesquipedale, perchè:
-a) SixApart non può chiedere alcunchè a Google, che fa il suo mestiere di motore di ricerca;
-b) Io potrei chiedere a google di eliminare la cache, ma non lo farò mai, per due ragioni:
-1) la prima è che non ho riportato notizie false, e quindi non intendo togliere una notizia vera;
-2) la seconda è che non posso chiedere la cancellazione della cache di un singolo articolo, ma dovrei chiedere la cancellazione dell'indicizzazione dell'intero blog. In altri termini, per eliminare una riga con una notizia vera, che non piace al principe del foro, dovrei sparire da google. Ovviamente, una cosa inaccettabile [...]
Chi volesse leggere tutta la storia, la trova su [questo link]
Ma ecco un estratto dell'articolo di Longo sull'Espresso
Gli esperti lo chiamano "diritto all'oblio" ed è una questione gigantesca, figlia dell'era di Internet. In sintesi, è il diritto di ogni cittadino a non essere ricordato sui media (Web compreso) per qualcosa che non riflette più la sua identità. Una piccola condanna penale di tanti anni fa, una bravata giovanile, una "vita precedente" di cui oggi magari si è pentiti o da cui comunque ci si sente lontanissimi.
Un diritto che si scontra con l'enorme potenziamento dell'informazione permesso da Internet. La Rete infatti ha la memoria lunga: ricorda tutto e, per di più, permette a tutti di accedere a fatti e notizie del passato. "Prima bisognava bussare alla porta delle redazioni o entrare in biblioteca per scoprire vecchie notizie di cronaca su persone o aziende. Ed era difficilissimo trovarne, spulciando pagina per pagina. Oggi basta digitare un nome su un motore di ricerca e si trova tutto", spiega Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità per la privacy. I vari Garanti europei stanno appunto lavorando al problema, così come la Commissione europea, che presenterà nelle prossime settimane una normativa sul diritto all'oblio ai tempi del Web.
Si è arrivati insomma alla resa dei conti: è possibile tutelare questo diritto senza inficiare la libertà e il valore informativo di Internet? Se lo chiedete a chi dal Web ha avuto solo rogne, risponderebbe senza esitazione: oblio e subito, grazie. "Una psicologa di fama internazionale ha avuto la vita distrutta, problemi sul lavoro e relazionali, perché il suo ex ragazzo - straniero e ora irreperibile - ha messo on line un sito su di lei", spiega Fulvio Sarzana, l'avvocato che l'assiste ed esperto di diritto di Internet. Nel sito si legge che la psicologa, vent'anni fa, aveva frequentato una setta molto chiacchierata ed era stata anche l'amante del capo. Vero o falso che sia, "l'ex fidanzato è riuscito a far apparire questo sito come primo risultato se qualcuno cerca il nome della donna su Google. Ma il motore di ricerca americano non riconosce il diritto all'oblio se non a fronte dell'ordine di un'autorità. I titolari del sito, che è su server estero, sono anonimi e irrintracciabili".
Altro caso: un signore accusato nel 1981 di omicidio colposo e poi assolto. All'epoca era una persona pubblica, ora non più. "è apparso adesso un sito dietro cui si nasconde l'ex coniuge, che lo odia mortalmente. Ha pubblicato articoli del 1981 senza indicare la successiva assoluzione", continua Sarzana.
In entrambi i casi, le strade sono lunghe e incerte: bisogna rivolgersi al Garante e a un giudice per imporre a Google di togliere i siti dall'indicizzazione (e impedire così agli utenti di trovarli su Internet). è possibile chiedere alla magistratura anche di cancellare del tutto il sito Web: "Di fatto però è una cosa che non viene concessa quasi mai. Accade soltanto se la persona che si sente diffamata è molto importante", allarga le braccia Sarzana.
Ecco perché la Commissione Europea si prepara a formulare, nell'ambito della nuova normativa della privacy, strumenti più incisivi per far valere il diritto all'oblio in Internet. Ma con quali principi, quali regole, quali pericoli? Il Garante italiano, ad esempio, propone di imporre ai motori di ricerca di non indicizzare gli articoli degli archivi on line dei giornali. "L'idea è che le vecchie notizie devono essere rintracciabili solo tramite i motori interni dei siti giornalistici", spiega Pizzetti. Così si riduce la possibilità che qualcuno faccia un uso distorto delle notizie e, grazie a un maggiore controllo sulla fonte, è più facile far circolare solo la versione aggiornata".
Intanto però il diritto all'oblio rischia di diventare un alibi attraverso il quale i potenti vogliono nascondere il loro passato: magari di manganellatori o di condannati. In questo senso ad esempio va il disegno di legge di Carolina Lussana (Lega Nord) che vorrebbe far scattare in automatico l'oblio dopo che è passato un certo numero di anni dall'evento in questione. Anche se l'interessato è ancora un personaggio pubblico, anche se l'evento in questione è una condanna giudiziaria. Se i siti non cancellano la notizia in tempo, rischiano una multa fino a 100 mila euro. Insomma, una vera e propria censura sul passato. "Alla filosofia dell'oblio oppongo quella della trasparenza", risponde Edoardo Fleischner, docente di media digitali all'Università statale di Milano. "L'oblio di Internet è lo strumento ideale per politici come Berlusconi, che fondano il potere su make up continui: dei fatti e persino di se stessi". E il rischio ora è che la politica italiana prenda al volo il treno delle future norme europee per imporre un colpo di spugna sul proprio scomodo passato.
In questo contesto caotico, la giurisprudenza annaspa: "Il giudice di Ortona ci ha condannato a pagare cinquemila euro più le spese processuali, e a cancellare un articolo su due coniugi arrestati nel 2006", spiega Alessandro Biancardi, direttore responsabile del quotidiano on line Primadanoi.it. Articolo peraltro aggiornato con la notizia del successivo proscioglimento, tanto che il Garante aveva dato ragione al quotidiano. Secondo il giudice invece la notizia non era più di interesse pubblico, quindi andava eliminata.
I tanti piccoli siti e blog che contribuiscono al potere informativo di Internet non hanno quasi mai la forza di sostenere una causa e rischiare di perderla. Se il clima peggiora, forse arriveranno, per prudenza, a fare quello che già ora stanno facendo quelli di Primadanoi.it: cancellare in automatico dall'archivio le vecchie notizie di cronaca. "Però così mettiamo a rischio il diritto di cronaca, base della democrazia", dice Biancardi. (...questa soluzione di proimadinoi.it è, con tutto il rispetto, una sciocchezza. La cancellazione - in automatico o manuale - di un post, non elimina la copia cache sui motori di ricerca. La copia "cache" è in pratica uno screen-shot che il motore di ricerca prende quando passa sul sito esplorato. E' vero che si può inserire un codice, nella pagina delle impostazioni del sito, che vieta ai motori di indicizzare quel TUTTO il sito - cioè di esplorarlo. Ma a quel punto il sito è morto. NdR)
Ecco perché c'è chi propone un'alternativa: "Non cancellare da Internet niente che sia stato di interesse pubblico, ma solo imporre ai siti di aggiornare la notizia e contestualizzarla", dice Guido Scorza, avvocato esperto di diritto su Internet. Ad esempio, nella stessa pagina in cui si riporta una condanna di primo grado, aggiungere la notizia dell'assoluzione in appello; oppure, nella stessa pagina in cui si racconta che l'onorevole da giovane manganellava, riportare o linkare le sue successive dichiarazioni in cui chiede scusa per quegli episodi
(...è esattamente ciò che è successo nel mio caso: uno studio legale mi chiedeva di cancellare ogni traccia della condanna in primo grado del suo assistito, poi assolto in secondo grado. A tal fine, mi ha indiato copia del casellario giudiziario, da cui risultava l'assoluzione in secondo grado, ma anche la condanna in primo grado - che certificava la veridicità della notizia da me riportata. Ho risposto picche. Ho risposto che avrei potuto aggiornare la notizia con la pubblicazione dell'intero atto, che avrebbe certificato l'assoluzione del suo cliente, ma anche la veridicità della notizia che avevo dato ai tempi della condanna inm primo grado. Ho anche spiegato che la mia azione avrebbe generato non già l'oblio, ma una riproposizione ed una amplificazione dei trascorsi giudiziari del loro assistito. Non li ho più sentiti. NdR)
Una proposta non semplicissima da applicare: come fare, ad esempio, se un sito è "morto", cioè non ha più un gestore che possa aggiornarlo, ma si trova lo stesso negli archivi di Google o nelle sue "cache"? Ma almeno è un'idea di buon senso e priva di effetti distruttivi sulla memoria. Che, come diceva il dittatore argentino Videla, "è sempre sovversiva".
Un clic è per sempre
La prima regola per chiunque si avvicini alla Rete è quella dell'autocontrollo: bisogna ricordarsi sempre che qualsiasi cosa che stiamo per pubblicare, anche in un momento di rabbia o di follia, dopo il nostro clic rischia di restare on line per sempre. Ecco come e dove:
Motori di ricerca - Google e gli altri possono presentare siti che riportano fatti vecchi e spiacevoli, riguardanti persone o aziende. Solo un giudice o il Garante della privacy può imporre ai motori di non mostrare più quei siti agli utenti.
Archivi di giornali - Una volta erano chiusi nelle redazioni, oggi sono on line e chiunque può consultarli. Il Garante della privacy italiano ha chiesto a Google di non indicizzare le notizie degli archivi dei giornali. L'utente dovrebbe utilizzare solo questi ultimi per trovare quindi i vecchi fatti di cronaca.
Siti di foto e video - Siti come Flickr e YouTube possono ospitare nostre vecchie foto e video, magari pubblicati da altri utenti. Toglierli da Internet può essere difficilissimo. Impossibile se i contenuti finiscono su circuiti peer to peer (come capita, per esempio, con i video porno-amatoriali ripresi da teenager).
Blog e siti personali - Può essere molto difficile ottenere il diritto all'oblio per contenuti pubblicati su un blog o un sito personale altrui, specie se questi sono posti all'estero.
Social networks - I social network come Facebook possono continuare a trattare i nostri dati personali anche dopo che cancelliamo l'iscrizione. I nostri commenti pubblicati su profili altrui persistono dopo la cancellazione del nostro profilo.
Scritto il 23 aprile 2011 alle 15:33 nella Censura, Informatica, Media , Tafanus | Permalink | Commenti (11)
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Non capisco il crepitio di sghignazzi con il quale è stata accolta la serissima proposta della maggioranza di alternare i conduttori di Ballarò e Annozero: nelle settimane dispari Floris e Santoro, e in quelle pari due giornalisti di «diverso orientamento culturale», cioè fiancheggiatori del governo.
La par condicio non consiste infatti nel raddoppiare gli spazi di tutti, ma nel dimezzare quelli di qualcuno. Personalmente trovo altrettanto inaccettabile che il Milan faccia sempre giocare Ibrahimovic. Nelle partite in casa andrebbe alternato con Sgrigna, per garantire qualche soddisfazione anche ai tifosi di diverso orientamento culturale.
La monogamia, poi, è un retaggio di epoca sovietica: in base al regolamento della commissione di vigilanza matrimoniale, a ciascun coniuge dovrebbe essere consentito alternare il partner con altro di diverso orientamento culturale, protettivo nei giorni feriali e passionale nei weekend.
E perché non estendere la turnazione alla procura di Milano? Nelle settimane dispari indaga Ilda Boccassini e in quelle pari Ghedini con una parrucca rossa. Ma l’apoteosi del servizio pubblico sarebbe una Corte Costituzionale che emettesse sentenze a targhe alterne: legittimando il processo breve di giovedì grasso e delegittimandolo il secondo martedì di quaresima.
P.S. Un lettore malizioso, dal quale naturalmente mi dissocio, propone di estendere il principio dell’alternanza culturale al Tg1: nelle settimane dispari così com’è, e in quelle pari con le notizie dentro.
Massimo Gramellini - La Stampa
Scritto il 02 marzo 2011 alle 13:43 nella Censura, Media , Satira | Permalink | Commenti (6)
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NESSUNO può negare che Internet abbia svolto un ruolo importante nelle insurrezioni che hanno portato alla fuga di Ben Alì prima e di Mubarak e (forse) Gheddafi dopo. La rete si è infatti offerta prima come piattaforma di denuncia della corruzione e della rabbia popolare e poi come strumento di organizzazione e coordinamento delle azioni di protesta, moltiplicandone la forza. Ma non è cominciato tutto da lì. Anche se le proteste erano state preparate dal sotterraneo lavorio di blogger e attivisti che hanno spesso pagato col carcere e la tortura la loro denuncia del regime, bisognava aspettare la rivolta del pane per capire fino a che punto aveva scavato il malcontento.
Le proteste in Tunisia sono scoppiate dopo che un venditore ambulante si è dato fuoco per protestare contro le continue angherie della polizia. Solo dopo è partita una mobilitazione generale in cui quello che accadeva nelle strade veniva comunicato al mondo via Internet e poi rimbalzato da radio e tv indipendenti per essere ripreso e sparato su Twitter, Facebook, Youtube ed altri social media producendo un effetto di emulazione nei paesi vicini. Quando i regimi si sono accorti della potenza moltiplicatrice della rete, hanno provato a bloccarla, riuscendovi, anche se solo per poco.
(Interessantissimi i grafici che seguono, e che mostrano che dopo poche ore dal tentativo di blocco della rete in Libia, il traffico abbia potuto riprendere a livelli quasi normali, per poi ricadere in basso, ma non a zero, bensì a livelli bassi (da esperti aggiratori dei blocchi). Fermare la rete??? è una idiozia che anche il governo italiano adora, ma che è come cercare di fermare lo tsunami col colino del latte. NdR)
GRAFICO: TRAFFICO WEB IN LIBIA
La rete si ferma solo se si spegne.
Ma come è possibile fermare la rete delle reti se il mito delle sue origini parla di un dispositivo di comunicazione capace di resistere a una guerra nucleare? "La rete interpreta la censura come un malfunzionamento, e la aggira". C'è del vero nelle parole di John Gilmore, esperto crittografo e fondatore della Electronic Frontier Foundation, e sta nella logica di funzionamento della rete che usa una tecnologia, il packet switching, la commutazione di pacchetto, che tratta i dati come i vagoni di un trenino che arrivati al nodo di scambio interrotto si dividono, prendono strade diverse e poi si ricongiungono a destinazione. Ma se la rete non funziona non c'è niente da aggirare. Quello che è successo il 28 gennaio in Egitto e poi il 19 febbraio in Libia è stato proprio questo: la disconnessione della rete dai circuiti nazionali e internazionali.
Come ci sono riusciti? La risposta è semplice: per ordine del governo. Il traffico di Internet viene operato in tutti i paesi dai carrier di telecomunicazioni attraverso le proprie infrastrutture: linee telefoniche, fibre ottiche, cavi dedicati, ponti radio e connessioni wireless. Queste compagnie non solo sono soggette alle leggi e all'autorità dei paesi nei quali operano ma spesso sono di proprietà pubblica e operano in regime di monopolio o quasi monopolio, sicché se un governo gli chiede di spegnere la rete, lo fanno.
E' accaduto in Nepal nel 2005 in seguito all'indizione della legge marziale e nella ex Birmania nel 2007 durante la rivolta dello zafferano. I due paesi sono stati completamente isolati. Su tutto il territorio nazionale questa censura just in time si è ripetuta molte volte in Bielorussia, Kyrgyzstan, Tajikistan, Bahrain, Uganda, Yemen, Iran, in occasione di elezioni o manifestazioni politiche, e nella provincia cinese dello Xinjiang dopo una serie di conflitti etnici. Lo "spegnimento" della rete è però una misura talmente drastica che è impossibile da sostenere a lungo. I danni economici che produce sono disastrosi. Per questo i regimi africani avevano precedentemente agito bloccando siti, impedendo l'uso dei social network, rendendo impossibili le comunicazioni cellulari.
Come si blocca internet. Le tecniche di disconnessione applicate da regimi autoritari sono molteplici e includono il blocco degli indirizzi Ip, delle Url tramite un proxy server, la manomissioni del DNS (il sistema che ci fa trovare gli indirizzi dei siti), azioni che inibiscono l'accesso a specifiche pagine web, interi domini (.org., .com, .ly, etc), o indirizzi specifici. Altre tecniche prevedono l'installazione di filtri all'interno del computer degli utenti, il blocco delle keyword che impedisce l'accesso a siti che hanno certe parole nel nome o impediscono ai motori di ricerca di visualizzarle sulla base di blacklist di parole scottanti. È quello che tuttora succede nella rete cinese quando si digitano le parole Tibet o Falun Gong. Queste tecniche sono state usate tutte durante le repressioni nordafricane.
Ma questo accade più spesso di quanto vogliamo credere. La OpenNet Initiative- un progetto di ricerca sulla censura e il controllo della rete che coinvolge le università di Toronto, Harvard, Oxford e Cambridge - ha scoperto che più di 36 paesi filtrano a vario livello contenuti politici, siti religiosi, pornografia, gioco d'azzardo. E quel che è peggio è che spesso gli utenti della rete non lo sanno, sia perché non si impegnano in attività proibite, sia perché i mezzi della censura usano tecniche più prosaiche come delazioni, arresti e intimidazioni. L'insieme di queste tecniche, i filtri tecnologici e le azioni di polizia, manco a dirlo sono note col nome di Peking Consensus.
Il web che viene oltre frontiera. Ma allora perché nonostante tutto gli insorgenti della rete riescono lo stesso a comunicare via web? Perché se la rete telefonica o cellulare funziona, ovvero si possiede un telefono satellitare, ci si può connettere a un server straniero, anche usando un normale modem dialup per fare il numero di telefono dell'operatore che ci apre la porta su Internet (come Telecomix. org). Nel caso della rivolta egiziana uno speciale team di Google ha messo a disposizione un elenco di questi numeri. Il problema con il modem è che la prima parte della connessione è analogica, quindi se il governo intercetta le comunicazioni telefoniche sono guai. Ma se un computer usa software di anonimizzazione come Tor, le connessioni verso siti proibiti vengono cifrate e i cyberpoliziotti non le riconoscono facendole passare.
In Tunisia, dove il controllo e filtro delle email è legale dal 1998, le connessioni satellitari proibite ai singoli, e nei cybercafè dove campeggiano liste di siti vietati e i pc sono dotati di software spia, sono state usate tecniche di interferenza e blocco selettivo come il Dns poisoning e l'Ip filtering, aggirate dagli Anonymous (famosi per gli attacchi a difesa di Wikileaks), per realizzare defacement dei siti governativi (ne cambiavano la homepage), mentre in Egitto bancari e broker che simpatizzavano coi rivoltosi hanno fatto da ponte per le comunicazioni usando il provider Noor che non era stato bloccato. Inoltre, poiché in Tunisia prima e in Libia dopo erano stati applicati diversi filtri tecnologici ai computer in molti hanno usato per comunicare Speak2Tweet, un servizio che consente di registrare e di ascoltare i messaggi vocali inviati via telefono a Twitter.
Anche Twitter ha avuto dei problemi, ma i suoi tecnici decentrando i server l'hanno aggirata. Molti dei servizi che usiamo sono censurabili proprio perché centralizzati e per questo cominciano a spopolare i sistemi di pubblicazione distribuiti sui computer degli utenti. In Bahrein, Yemen, Siria, ma anche in altri stati spopola un software per Windows e Linux, semplice da usare, tutto italiano, che consente la creazione di "siti web", al di fuori del web, portali con forum e blog che non necessitano di alcun server centrale - il portale si propaga in peer to peer (p2p) e si duplica integralmente nel computer di ogni singolo nodo collegato.
Imprese, hacker e attivisti per i diritti umani hanno offerto agli insorgenti strumenti per aggirare la censura e garantire privacy e anonimato per comunicare liberamente e accedere, senza essere scoperti, a contenuti bloccati o inaccessibili, nascondendone l'identità. E questo è l'altro pezzo della spiegazione. In questo momento, per sapere se un sito è inaccessibile e segnalare la sua possibile censura al mondo è comunque possibile usare un semplice strumento messo a punto all'università di Harvard: si chiama Herdict.
Scritto il 23 febbraio 2011 alle 15:19 nella Censura, Informatica, Media , Politica | Permalink | Commenti (2)
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La sempre preziosa JeSuis Stephanie mi manda questa segnalazione:
Mi sono accorta che Libero ha taroccato le carte della Procura: non vorrei fare supposizioni errate, ma confrontando le carte (389 pagine) che mi ero scaricata da non ricordo quale sito, ma tutte recanti il timbro della Procura della Repubblica e redatte con uno specifico carattere, e leggendo quelle messe [online su Libero] online su Libero , ho notato che non solo sono 309, che sono state ritrascritte con carattere diverso, e che hanno tolto alcune pagine:
dal foglio nr. 31 al 46
dal foglio nr. 50 a 55: 17. Relazione Dott.ssa Giorgia lafrate, inerente le circostanze dell'affidamento della minore in data 28 Maggio 2010;
dal foglio nr. 65 al 72 mezza rubrica Conceicao
dal foglio nr. 94 a 133
dal foglio nr. 137 a 142 traffico agganciato a celle dislocate ad Arcore
dal foglio nr. 360 a 362 Schema da cui risultano i contatti tra Spinelli Giuseppe + l'estratto conto trimestre
il foglio 389 informazione di garanzia ex art.369 + invito a comparire del nostro B.
Poichè a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina, ho aperto il documento scaricabile dal Tafanus, per vedere a cosa corrispondono le pagine nascoste da Libbbero. Ecco cosa si può osservare:
Fogli dal 31 al 46 (possiamo chiamarla Sezione "Nessun Dorma"): c'è tutto l'intenso traffico telefonico che si sviluppa la fatidica sera del fermo della "nipote di Mubarak" fra personaggi ed istituzioni molto interessanti, col frenetico susseguirsi di orari, personaggi e interpreti.
La sarabanda inizia alle 23:25, con una chiamata dalla questura di Milano al PM Fiorillo; due minuti dopo da Conceicao (la prostituta brasiliana) a Nicole Minetti); 3 minuti dopo la Minetti chiama la sede del PdL a Roma, in via dell'Umiltà; 23 minuti dopo, e dopo aver ricevuto una telefonata dal Presidente del Consiglio, il dr. OstUni (Viminale) chiama la questura, per chiedere chi sia il funzionario di turno; non passa mezzo minuto, e Ostimi viene richiamato dalla questura, che lo informa sul "funzionario di turno": la Dott. Iafrate; due minuti, e Ostumi chiama la Iafrate; 2 minuti dopo, la Minetti invia un SMS alla Conceicao; 1 minuto dopo, Ostuni chiama la Iafrate; 1 minuto dopo, Conceicao invia um SMS alla Minetti; 2 minuti dopo, Ostuni contatta nuovamente la Iafrate; ancora 3 minuti, e dopo una nuova chiamata dalla Pres. del Cons., Ostuni chiama di nuovo la Iafrate; due minuti dopo (si son fatte le 0:10) nuova telefonata di Ostuni a Iafrate; altri 3 minuti, e Ostuni chiama direttamente il Questore Indolfi; 14 minuti, e la Iafrate chiama il PM Fiorillo; 5 minuti, e la Iafrate contatta Ostuni; 8 minuti, e Ostuni chiama Morelli (Interni) per comunicargli della telefonata di Berlusconi; 4 minuti, e Morelli chiama la Iafrate; 11 minuti, e Morelli chiama Ostuni; 1 minuto, e la Iafrate chiama Ostuni; 3 minuti, e la Iafrate chiama la Fiorillo; 14 minuti, e la questura di Milano chiama Ostuni; 4 minuti, e Ostuni chiama la Iafrate; 2 minuti, e Ostuni chiama Morelli; 1 minuto, e Morelli chiama la Iafrate; 8 minuti, e Ostuni chiama la Iafrate; 2 minuti, e Ostuni chiama Morelli; 1 minuto, e Ostuni chiama la Iafrate; 2 minuti, e Ostuni richiama la Iafrate; 11 minuti, e Ostuni richiama la Iafrate; 16 minuti (e siamo alle 2:00) e la questura AFFIDA LA MINORE alla Minetti; 12 minuti, e Ostuni richiama la Iafrate; 8 minuti, ed alle 2,20 la Iafrate chiede per fax che siano fatti accertamenti sull'identità della minore, e autorizza solo ad accertamenti compiuti l'affidamento di Karima alla Minetti (alla Minetti, non ad una puttana); alle 4,53 Ruby fa una connessione internet. E' già a casa della prostituta Conceicao. Quindi la Minetti la ha custodita, al massimo, per un paio d'ore.
Le pagine successive sono i verbali delle dichiarazioni incrociate fra questura, procura, viminale, sulle rispettive iniziative, controlli o mancati controlli.
Una telefonata allunga la vita, ma 35 di più - Mancano poi, da Libbbero, le pagine da 50 a 55, dove si prova, dai tabulati telefonici, l'esistenza di ben 35 telefonate fra Ruby e la Minetti, fra il 28 e il 31 maggio; la permanenza costante di Ruby non a casa della Minetti ma della Conceicao; il verbale della lite fra Ruby e Conceicao.
Dal Foglio 65 al 72, Libbbero omette di pubblicare la rubrica telefonica di Conceicao, che presenta alcuni nomi molto intriganti... (Sandro Frisullo Pulitico, Gan Agente Amigo, Autista Beluscone, Aerio Privato Toni, Amico Bobo Jocador, Linss Troia, Laura Amiga Putana Napule, Edita Picolina Troia, Vanesa Amiga Troia, Alesandra Troia Italiana, Florinfa Troia, Milena Troia, Baiby Grande Fratelo, Sonia Amiga Troia, Pulisia Buccinasco, Luca Polisioto Buccinasco, Gino Finansa 2, Natalia Troia Brasil, Masimo Media 7, Ronnie Pulitico Strosi, Drogado Lodolo, Papi Silvio Berluscone, Casa Roma Silvio...)
Insomma, la Minetti ha scaricato la figlia di Mubarak, a lei affidata, ad una tizia che ha l'agenda piena di numeri di troie, strani personaggi, e di Papi...
Mancaniìo da Libbbero i fogli dal 94 al 133: vediamo le cose più sospette. Al foglio 94, la nota 55:
Nota della Direzione Centrale Polizia Anticrimine - Servizio Centrale Operativo - datata 10.01.2011 inerente la presenza ad Arcore della minore Karima EL MAHROUG nelle giornate: 14 (domenica) - 20 (sabato) - 21 (domenica) - 27 (sabato) - 28 (domenica) febbraio 2010; 09 (martedì) marzo 2010; 04 (domenica - Pasqua) - 05 (lunedì dell'Angelo) - 24 (sabato) - 25 (domenica - Festa della Liberazione) - 26 (lunedì) aprile 2010; 01 (sabato - Festa del lavoro) - 02 (domenica) maggio 2010; contestualmente agli indagati FEDE Emilio, MINETTI Nicole, MORA "Lele" e altre partecipanti alle serate.
Poi ci sono i tabulati dell'aggancio celle e delle telefonate di Ruby, di Nicole,Minetti, di Emilio Fede, di Lele Mora, della Faggioli, di Ioanna Visan, Elisas Toti, Garcia Polanco, Alessandra Sorcinelli... tutti insieme appassionatamente, "agganciati alle celle giuste, nelle serate giuste...
Mancano a Libbbero i fogli dal 137 al 142. A pag 137 (per aiutare Belpietro e Feltri): "...Imma chiama Iris chiedendole se ci sono delle novità. Iris dice che quello stronzo non farà nulla ne quella sera ne l'indomani sera. Iris aggiunge che Nicole ha sentito lui, e questi le ha detto che non ci sarebbe stato. Iris continua dicendo che loro lo hanno tartassato talmente tanto di telefonate che ha spento il cellulare. Iris dice che l'unica fortuna è che Alessandro ha detto ad Imma di fermarsi ancora due giorni dopo mercoledì, in modo che si possano vedere. Imma chiede se Iris abbia sentito Alessandro. Iris dice che lui l'ha chiamata sull'altro telefono, mentre lei stava chiamando papi con il telefono con cui sta parlando..."
Mancano a Feltri e Belpietro i fogli dal 360 al 362. A Pag 360 c'è il grafico delle chiamate intercorse fra il mitico Rag. Spinelli, e le "giovani aiutande" del Residence di "Via Orgettina": ci sono praticamente tutte, anche quelle che hanno dichiarato che pagavano l'affitto di tasca loro... Per esempio dalla Garcia Polanco ci sono 27 chiamate verso Spinelli, e 13 da Spinelli. A pag. 361 gli estremi dei bonifici alla Sarcinelli, per conto di papi.
Infine (ma è il meno...) Libbbero non riporta l'invito a comparire della procura a papi... forse perchè non deve emergere che il reato principale è la concussione? A saperlo...
P.S.: Se Belpietro e Feltri fanno fatica a trovare le pagine mancanti (che peraltro ormai sono in rete ovunque, a cominciare dal Tafanus) ci facciano sapere, che possiamo fornir loro il documenbto integrale, senza buchi. Tafanus
Scritto il 28 gennaio 2011 alle 16:00 nella Berlusconi, Censura, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Tafanus | Permalink | Commenti (23)
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Scritto il 17 gennaio 2011 alle 21:10 nella Berlusconi, Censura, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Politica | Permalink | Commenti (4)
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Non amo, per principio, fare battibecchi “per interposto blog”. Però capita, più spesso di quanto non si pensi, che alcuni siti (in particolare quelli maestri di democrazia), diano lezioni agli altri, mentre ne avrebbero tanto, tanto bisogno. Magari ad iniziare dai “basics” della netiquette. E’ successo anche stavolta, e lo spunto per parlarne mi è stato fornito dall’improvviso entusiasmo di Staino (e non solo), per i “rottamatori democratici”, e la riscoperta – sempre da parte di Staino – di uolter veltroni “en révolutionnaire”.
Andiamo con ordine. Quando è stato aperto il sito dei rottamatori (padri fondatori Renzi & Civati, URL http://www.prossimaitalia.it ), ho iniziato a frequentarlo. Pensavo fosse un dovere, per chi finora ha votato PD, capire come e in che direzione si muovesse questo nuovo sito fondato da persone che siedono sulle loro ben imbottite cadreghe grazie ai voti del PD. Ho osato persino commentare, sia sui posts, che su alcuni punti programmatici. Apriti cielo! Ho scoperto subito due o tre cose interessanti:
# Uno dei padri fondatori (Matteo Renzi), di fatto è SPARITO dal sito. In une mese è entrato non più di tre volte, ma senza mai lasciare un segno della sua presenza. Non una parola, non un commento. Ma non provate a chiedere perchè. La domanda (che qualsiasi “membro” dell’associazione rottamatori” dovrebbe porsi), è di fatto vietata. Se la fai, e non ricevendo risposte osi ripeterla, diventi ipso fatto un indiscreto, un petulante, un provocatore di Forza Italia, e... udite udite... un “troll”. Eppure sarebbe bastato andare su un qualsiasi motore di ricerca per scoprire che il Tafanus avrebbe ben altro da fare che “trolleggiare” su un sito che in media ha online 4,5 volte i lettori che stazionano su “prossimaitalia”. Ma tant’è, non tutti amano separare i fatti dalle pugnette. Il ciwati (unico socio fondatore rimasto) e Paolo Cosseddu (gestore del sito, o qualcosa del genere) danno la linea, e i seguaci seguono...
# Il primo post sul quale ho commentato è un post del 22 dicembre, dal titolo molto altruistico, “Prima gli Elettori”. Magnifico, mi sono detto. Sono registrato, sono un elettore, potrò esprimere la mia opinione, no? E così ho fatto. Grave errore di valutazione. Perchè fra tante voci bianche di rivoluzionari all’amatriciana, che cantavano in coro col ciwati a dettare la linea, ed il Cosseddu a farne il braccio operativo, io ero l’unica voce stonata. Perchè a volte ero d’accordo su qualcosa, a volte no. E, peccato mortalissimo, osavo persino porre domande, nonostante gli inviti alla “moderazione" di Cosseddu, e degli orchestrali a seguire.
# Travolto dall’entusiasmo, e annegato in un mare di Bravo Pippo, Sono con voi, Avanti tutta a dritta (sic!), alle 15,34 del 22 dicembre, un entusiasta Davide Corsi scrive: “...Avanti così, siamo sulla giusta strada. In moltissimi guardano a noi come una delle poche speranze per il PD...” Ma 4 minuti dopo Francesco Nicodemo non vuole restare indietro, ed esagera: “...mi piace questa strategia d’attacco i responsabili della morte del pd a casa è il nostro tempo...”. Avanti popppolo.
# Alle 16,13 Jacopo Scatizzi scolpisce: “scherziamo! le primarie (di coalizione) vanno fatte!” Nessuno, evidentemente, lo ha informato che una coalizionbe non c’è ancora...
# Poteva restar fuori la barca di d’Alema? no, non poteva. E infatti il 23 dicembre alle 9,49, puntuale come la cometa, arriva Claudio Gherardini: “...Io vorrei anche proporre di comprare un dodici metri a D’Alema, mettercelo sopra e vararlo per sempre. Una regata eterna, così si diverte lui e stiamo molto meglio noi, che ne pensate...?”
Io penso che sia una idiozia, avendo D’Alema già un quindici metri (però usato, e in comproprietà con altri due amici). Insomma, l’ex premier, l’ex Ministro degli Esteri, se la passa peggio del sottoscritto, che come ultima barca ha avuto un 10 metri, ma nuovo e tutto suo. Però “Barca” non fa rima con “Pauperismo”. E nessuno chiede a Renzi o a Civati se posseggano una seconda casa a Finale Ligure, magari del valore doppio del terzo di barca di d’Alema.
# Il mio primo commento è del 26 dicembre, 15,45. Travolto da tanto pressappochismo, scrivo: “...Auspicherei che almeno gli attivissimi tifosi della rottamazione si prendessero la briga dii sparare su Bersani o su chiunque altro DOPO essersi premurati di leggere almeno lo statuto del PD e le parole esatte di Bersani. Chi lo avesse fatto, saprebbe che non c’è bisogno di primarie del PD, perchè ci sono già state, e a termini del cap. IV dello statuto, in caso di primarie DI COALIZIONE il segretario pro-tempore del PD è ipso facto candidato unico del PD alle primarie di coalizione. Se invece stiamo parlando di meccanismi di coalizione, prima di fare delle primarie di coalizione sarebbe bene che si facesse una coalizione. O no? [...]
# Passano poche ore (19,20), ed ho l’onore di una delle pochissime risposte “ad personam” di Paolo Cosseddu, responsabile del sito (nientemeno!). Quale onore! Una risposta sobria, della serie “ragazzino, siediti e ascolta che ti spiego...”
“Antonio, lo Statuto del Pd te lo potrei cantare a memoria. Dovresti presumere che noi lo si sia almeno letto, o non avremmo messo in piedi questa discussione, ma fa lo stesso. La faccenda è un filo, giusto un filo più complessa di come la metti tu. Bersani non si sta candidando alla premiership – come avrebbe diritto e come gli è assegnato dal suo ruolo di segretario eletto – ma ci sta rinunciando per cedere il posto a Casini, dietro accordo: lo ha detto, è su tutti i giornali. Ecco, noi, questa scelta, senza le primarie non la accettiamo. Insomma, qui stiamo parlando di un’altra cosa..."
E’ vero, devo presumerte che se lo siano “almeno letto”. Quanto ad averlo capito, continuo a nutrire seri dubbi. Quanto poi all’analisi che Bersani stia candidando Casini alla premiership di una coalizione nella quale – come i FATTI si stanno incaricando di dimostrare – Casini non ha nessuna voglia di entrare, perchè il suo sterzo tira a destra, stendiamo un velo peloso...
# Passano poche ore, e alle 20,24 ho l’onore – caso più unico che raro – di vedere una risposta addirittura da uno dei due soci fondatori, Pippo Ciwati). Ma... a proposito... che fine ha fatto l’altro? il Matteo Renzi di professione ospite? Ecco lo scritto di ciwati, in puro stile “state zitti voi che non capite un cazzo, parla il Ciwati”:
"...La notizia del giorno è che Tafanus, alias Antonio Crea, alias Pierluigi Bersani, si è iscritto a Prossima Italia. Siamo irresistibili! Grazie per il richiamo statutario, sempre opportuno, ti segnalo che mi pare tu non abbia capito il contenuto delle interviste di Bersani, che spiega altre cose, come Paolo ha già avuto modo di spiegare brevemente. E quanto tu dici, è vero: se Bersani dovesse tradire gli impegni congressuali, sarebbe il caso di chiedere un nuovo Congresso. E vedrai non ci sarà nemmeno bisogno di noi: saranno i suoi elettori a chiedergliene conto. Ultima cosa: i sondaggi li leggiamo. E sono diversi da quelli che avete tu e Bersani. Se vuoi ve li passiamo..."
Sono felice di essere incollato a Bersani, cfhe non conosco, da Ciwati, che lo conosce. Ma tant’è... al Grande Ciwati sfugge anche il fatto che sul Tafanus c’è anche un link costantemente aggiornato a TUTTI i sondaggi ufficiali dal 25 luglio ad oggi... Pazienza, la presunzione acceca coloro che vuole perdere...
# Il 27, alle 0,37, rispondo a P&P (Paolo & Pippo): “...oltre che sparare a zero su chi c’è, avete anche una proposta? Voglio dire: un nome, un’ipotesi di coalizione potenzialmente vincente, qualcosa che esuli dalle battute e si sposti fui fatti e sul pallottoliere? Chiediamo un congresso? chiediamolo. Ma potremmo sapere se c’è già un’idea su cosa chiedere, e, just in case, quale sia, questa idea?...”
# Neanche 20 minuti, e mi risponde Il Gestore, Paolo Cosseddu: “...Hai ragione, Antonio. Contento?...” Non saprei... certo che se fossi stato alla busca di riconferme della presunzione del Cosseddu, non potrei che essere contento. Invece, mi aspettavo e cercavo dell’altro...
# All’1,34 è di nuovo la volta del Ciwati, con una lunghissima risposta (quale onore... ma questi non dormono mai?). Non posso trascrivere in un post tutto il blog dei rottamatori. Chi vuole saggiarne il tasso di democrazia e di profondità, non ha che da visitarlo. E’ un consiglio che dovrebbe essere gradito al gestore. A ruota di P&P, segue una slavina di commenti. Insomma, Pippo ha dettato la linea, Paolo ha impugnato la bacchetta, e i musicanti di fila seguono.
# Per tutto il 27, fino alle 22,00, ci sono solo commenti dei “coristi”, e mie risposte. Però i coristi sono tanti, ed io rispondo, come si sa.
# Finalmente, all’alba delle 22,03, Il Gestore, Paolo Cosseddu, vede la luce, capisce la verità, e la rivela ai fedeli: “...Ragazzi, Antonio Crea è un troll. Leggetevi i suoi interventi su questo sito e giudicate voi. Fate come volete, ma il consiglio è di ignorarlo, tanto rispondergli è assolutamente inutile...”
# In tre minuti d’orologio (22,06) si associa Francesco Feraci: “...azz ! Paolo… mi hai anticiato sul tempo… stavo scrivendo (giuro): “sento puzza di troll” ahahahahahahahah...”
# Più lento di riflessi il corista Massimo Sernesi., che mi insulta solo alle 11,08: “...Confermo, è sicuramente un Troll (basta vedere il numero di commenti che fa e il fatto che a volte si contraddicono tra di loro). Inoltre segnalo che nella sua pagina di Facebook si dichiara appartenente a Sinistra Democratica...” Notizia ovviamente falsa, come tutti gli amici facebook possono verificare...
Come è nel mio “stile”, al terzo che, per convinzione o per servilismo, mi da del troll, spiego al gruppetto degli insultatori che mi da del troll, non deve prendersela se gli do dell’imbecille. Insulto motivato contro insulti immotivati. Alle voce “troll”, su Wikipedia, il significato PRINCIPALE attribuito al termine “Troll” è il seguente:
“...Troll - nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog - è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati...”
Come molti lettori del Tafanus possono immaginare, non sono certo disponibile ad accettare insulti unilaterali da un Paolo Cosseddu qualsiasi. Quindi spiego che se io sono un troll, Cosseddu, Sernesi, Feraci sono degli emeriti imbecilli. Perchè sarebbe bastato un minuto d’orologio per capire che faccio un altro mestiere (e, a giudicare dai rapporti di forza fra Tafanus e “prossimaitalia”, sembra che io lo faccia persino abbastanza bene).
Il Gestore Cosseddu non ci sta, e provvede immantinente a cancellare i miei commenti ritenuti “offensivi”, con tanto di nome e cognome dell’offensore (il sottoscritto). Mi telefona per avvertirmi, ma soprattutto per spiegarmi come ci si comporta. Gli spiego che gli invierò un estratto dei commenti “offensivi” dei suoi adepti nei miei confronti, e che mi aspetto che li controlli, e che riservi a costoro (e a se stesso per primo) lo stesso trattamento riservato a me. Gli lascio tutto il tempo che gli serve per verificare e per “rimuovere” i commenti offensivi nei miei confronti. Oggi sono trascorsi oltre dieci giorni, e Cosseddu non ha ancora trovato il modo di individuare offese nei miei confronti. In fondo, per Cosseddu il termine “troll” sembra quasi che sia un complimento (anche se non mi spiega perchè abbia invitato i suoi fedeli a “non rispondere” al troll.
Trascorso questo tempo (che mi sembra sufficiente), mi sento quindi in dovere di parlare di questa storia sul MIO blog, affinchè ognuno si possa fare un’idea del tasso di democrazia che permea questo sito, appena nato e già in calo di peso. Poichè non mi aspetto che tutti abbiano voglia di verificare di persona quanto da me affermato, pubblico un copia & incolla dal sito di C&C:
Antonio Crea ha detto: Il 28 dicembre 2010 - 16:00
COMMENTO RIMOSSO PERCHE’ OFFENSIVO.
Antonio Crea ha detto: Il 28 dicembre 2010 - 14:46
COMMENTO RIMOSSO PERCHE’ OFFENSIVO.
Ecco, questo è più o meno il succo. I “rottamatori” viaggiano compatti verso il nulla, sul loro sito (già in calo), non si possono fare domande, ma qui sul blog del “troll” noto come Tafanus si vive di domande, di risposte, e dibattiti anche accesi, che nessuno si sognerebbe di chiamare “flaming”. Cosseddu non me ne voglia. Dovrebbe aver capito che non ho una grande predisposizione a porgere l’altra guancia. Le domande che non ricevono risposte (se non ironiche... si fa per dire) su questa nuova “agorà de noantri” che sta diventando “Prossimaitalia”, le ripropongo ad una platea molto più vasta, che è quella dei lettori del Tafanus. Intanto altri, su “prossimaitalia”, hanno iniziato a fare le domande che ho fatto io. Per esempio: “dov’è finito Matteo Renzi”? Risponderete?
Il troll Tafanus
L'andamento di "ProssimaItalia" e di "Tafanus negli ultimi 30 giorni
Fonte: alexa.com
Scritto il 08 gennaio 2011 alle 16:00 nella Censura, Tafanus | Permalink | Commenti (33)
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La Corte dei Conti dura con Masi: "Restituisca alla Rai 700.000 euro" - La richiesta della Procura generale dopo l'esposto del consigliere Rizzo Nervo: ingiustificate le maxi buonuscite all'ex direttore di RadioRai Del Bosco (700.000 euro) all'ex conduttrice Tg1 Buttiglione (935.000 euro) - Per la serie "Rocco e le sue sorelle"
(di Lenadro Palestini - Repubblica.it - 03/01/2011)
Comincia male il 2011 per il direttore generale della Rai Mauro Masi. La Corte dei Conti gli contesta di aver procurato un danno erariale alla Rai, l'azienda che dirige e che ha i conti in rosso. La Corte quantifica il danno in 680mila euro, che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca propria per gli "esborsi ingiustificati" a carico dell'azienda legati alla cessazione del rapporto di lavoro dell'ex conduttrice del Tg1 Angela Buttiglione e Marcello Del Bosco (direttore di Radiorai fino all'agosto 2009). Cifre record per dei pre-pensionati: 935 mila euro per la Buttiglione (sarebbe andata comunque in pensione nel 2010) e 700mila euro per Del Bosco. Il vice procuratore generale Massimo Di Stefano a dicembre ha depositato gli atti dell'istruttoria e chiesto la condanna del dg Rai.
L'udienza è fissata per il 7 aprile. Masi dovrà difendersi dall'accusa di aver pagato con soldi pubblici un discutibile "patto di non concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro". Alla Buttiglione oltre all'incentivo (515mila euro) sono stati dati 420mila euro per astenersi da attività concorrenti alla Rai dopo il licenziamento; per Marcello Del Bosco allo scivolo (435 mila euro) si sono aggiunti 260 mila euro, sempre per un patto di non concorrenza.
La Corte dei Conti si è messa in moto dopo gli esposti del consigliere Antonino Rizzo Nervo (area Pd), evidenziando gli "strani casi" della Buttiglione (direttore della testata giornalistica
regionale Rai fino all'ottobre 2009) e di Del Bosco. La Corte nel censurare l'esborso "ingiustificato" praticato da Masi ricorda che "la decisione del Cda Rai di rimuovere i due giornalisti, senza decidere una ricollocazione adeguata al tipo di incarichi rivestiti in precedenza, implica di per sé l'insussistenza del timore che essi intraprendessero attività concorrenti in grado di danneggiare l'azienda". Immotivato quindi l'esborso di ulteriori 680.000 euro da parte del servizio pubblico per un "patto di non concorrenza".
Sul tema degli sprechi Rai, la magistratura contabile ha passato ai raggi X anche i casi di dirigenti Rai "cessati" da precedenti incarichi e "rimasti privi di collocazione" o "ricollocati con ritardo, continuando peraltro a percepire lo stipendio". Si parla delle vicende del direttore di RaiTre Paolo Ruffini e dell'ex dg Rai Claudio Cappon. Ruffini era rimasto senza incarico dal 25 novembre 2009, intraprendendo un contenzioso giudiziario con l'azienda, e la Corte segnala un "ulteriore danno erariale pari alla retribuzione corrisposta al dirigente durante il periodo in cui era rimasto senza incarico". Il magistrato Massimo Di Stefano ricorda che un "ulteriore danno erariale deriva dalla mancata ricollocazione del dottor Claudio Cappon", ex direttore generale Rai. Masi, pur di allontanare dirigenti sgraditi, ha insomma prodotto cause di lavoro costose e votate al fallimento [...]
Scritto il 03 gennaio 2011 alle 21:16 nella Censura, Impresentabili, Media , Tafanus | Permalink | Commenti (6)
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Ma voi avete capito qual è il motivo formale per cui è finito in galera? Ecco la storia surreale di una violenza sessuale mai avvenuta, di un profilattico rotto e di un'accusa che proprio non sta in piedi (di Lara Crinò - l'Espresso - 7 dic. 2010)
Il ministro degli esteri italiano Frattini, accogliendo con giubilo la notizia dell'arresto di Julian Assange, si è lasciato andare a una frase di troppo: "Era ora, per fortuna l'accerchiamento internazionale ha avuto successo". Un'ammissione, nemmeno troppo implicita, che le questioni sessuali per cui il fondatore di Wikileaks è finito in un carcere di Londra sono solo una scusa, e che è dentro per quello che il suo sito ha rivelato nei giorni scorsi.
Vale dunque la pena di vedere in che cosa consiste la vicenda del fantomatico stupro per cui, formalmente, Assange è finito in manette a Londra, dopo che nei giorni scorsi l'Interpol aveva emesso un mandato contro Julian Assange per crimini sessuali. In realtà, tecnicamente, ciò che sta emergendo è che il fondatore di Wikileaks è stato arrestato per aver violato una legge svedese che, in un'interpretazione estesa, arriva a punire chiunque commetta qualsiasi forma di scorretteza relativa ad atti sessuali anche consensuali.
...ma andiamo con ordine...
Come riportato dal settimanale americano Newsweek ad agosto 2010, a far nascere il caso della giustizia svedese contro Assange è stato un avvocato ed esponente socialdemocratico svedese, di nome Claes Borgstrom (studio Borgstrom and Bostrom, Stoccolma) che rappresenta due donne le cui dichiarazioni hanno portato all'inchiesta contro mr. Wikileaks per condotta sessuale scorretta.
Le clienti di Borgstrom hanno entrambe dichiarato di aver avuto relazioni sessuali con Assange lo scorso agosto, durante un suo soggiorno nella capitale svedese intitolato "Guerra e ruolo dei media", organizzato dal Brotherhood Movement, un gruppo cristiano legato al partito socialdemocratico. Entrambe avrebbero riferito alla polizia della riluttanza di Assange nell'utilizzare il preservativo e lo accusano di non aver voluto sottoporsi dopo i rapporti, come da loro richiesta, a un test che escludesse malattie sessualmente trasmissibili.
Le dichiarazioni delle due donne hanno portato all'emissione - e poi alla rapida cancellazione - dell'accusa di stupro, e alla conseguente indagine parallela per presunte molestie. Anche il Guardian ha pubblicato un resoconto cronologico dettagliato dei presunti incontri sessuali con le donne, che in entrambi i casi sarebbero iniziati consensualmente ma avrebbero poi incluso quello che secondo entrambe sarebbe stato "sesso non consensuale" per il rifiuto di Assange di usare il preservativo.
Ecco come il britannico Daily Mail racconta la storia: "Quando Assange e la prima delle due donne sono rientrati dalla cena, hanno avuto una relazione sessuale, ma c'era un problema con il preservativo. Si era rotto. La donna ha creduto che Assange l'avesse fatto apposta, ma lui ha sostenuto che si trattava di un incidente. In ogni caso, il giorno dopo, durante il convegno, la donna è apparsa rilassata e tranquilla. Durante lo stesso convegno Assange ha incontrato la seconda donna, un'altra bionda molto carina, più giovane della prima. La donna ammette di aver cercato di coinvolgere il suo eroe in una conversazione. Assange sembrava compiaciuto di avere un'ammiratrice così ardente e, sostiene la donna, la guardava "ogni tanto" .
Il Daily Mail riferisce poi che, secondo una fonte vicina alla polizia svedese, durante il rapporto sessuale seguito alla loro conoscenza, la seconda donna avrebbe insistito con Assange per usare il preservativo, ma la mattina i due avrebbero avuto un rapporto non protetto. Questo, sempre secondo il Daily Mail "ha costituito la base per l'accusa di stupro. Tuttavia, la mattina dopo l'evento la donna era abbastanza serena da scendere a comprare la colazione per Assange".
In sostanza, le accuse delle due donne nei confronti di Assange di essere stato sessualmente scorretto per non aver usato il profilattico non sono state immediate: soltanto diversi giorni dopo i rapporti, le due donne hanno ritenuto che il comportamento di Assange poteva essere penalmente perseguibile. In questo senso, per le due donne sarebbe stato decisivo il rifiuto di Assange a farsi fare l'esame dell'Aids, da loro richiesto.
L'ex avvocato di Assange - James D. Catlin - ha confermato che le accuse svedesi riguardano il sesso non protetto e ha fatto notare che "il consenso delle due donne ad avere rapporti sessuali con Assange è stato confermato dalla stessa accusa".
Secondo Catlin, il sistema giudiziario svedese sta "costruendo tutto man mano". L'attuale avvocato di Assange a Londra, Mark Stephens, ha invece dichiarato ad AOL News che Assange non è accusato di stupro, ma di un reato chiamato "sesso di sorpresa" che solitamente implica una multa pari a 5.000 corone o di circa 715 dollari.
"Non sappiamo nemmeno cosa intendano esattmente per 'sesso di sorpresa', e non ce l'hanno spiegato", prosegue Stephens, dichiarando di sentirsi "come se fossi in un film surreale".
La giustizia svedese, secondo l'avvocato di Assange "non ha nemmeno chiesto di vedere Julian né di interrogarlo. Non abbiamo ricevuto un mandato di comparizione con un'accusa precisa, ma soltanto una richiesta a intervenire come testimone".
Sempre secondo Stephens, riferisce la Reuters, l'Interpol non ha emesso nemmeno un vero e proprio mandato di arresto, ma soltanto una 'red notice', ovvero un'allerta internazionale a monitorare i movimenti di Assange. Sul sito della Interpol tuttavia il nome di Assange è finito nei giorni scorsi tra quelli dei ricercati per reati sessuali ('sex crimes') con tanto di foto e data di nascita.
Fino alla pubblicazione dei "cable" americani, l'Interpol non aveva emesso alcuna 'red notice' né aveva pubblicato il nome di Assange sul suo sito, nonostante le richieste della magistratura svedese risalgano a fine agosto. Qualcosa insomma è successo dopo, in barba a ogni Stato di diritto. Frattini l'ha chiamato, appunto, "accerchiamento internazionale'.
Scritto il 07 dicembre 2010 alle 22:57 nella Censura, Media , Politica | Permalink | Commenti (8)
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Un gruppo di collaboratori di alto livello tecnico. Una rete di informatori. Una tattica: colpire e fuggire. E un solo obiettivo: pubblicare tutti gli archivi segreti. Ecco chi ha aiutato Assange a lanciare il suo attacco al potere
(di Stefania Maurizi - l'Espresso)
Il programma della nuova rivoluzione è semplice: "Li fottiamo tutti: renderemo il mondo trasparente, lo cambieremo". Anarchia in chiave cibernetica, proclamata nel 2007 da Julian Assange e dai suoi pirati in una mail interna del gruppo. Allora nessuno poteva immaginare quanta potenza si stesse già accumulando nei suoi computer: "Abbiamo documenti su una mezza dozzina di ministeri stranieri, su decine di partiti politici e consolati, sulla Banca Mondiale, sulle sezioni delle Nazioni Unite ... Non siamo riusciti ancora a leggere neppure un decimo dei file che abbiamo. Abbiamo smesso di immagazzinarli quando siamo arrivati a un terabyte (mille miliardi di byte, ndr.)".
Per tre anni quel forziere di informazioni si è ingigantito mese dopo mese, affidato a una squadra di sostenitori che ha custodito il tesoro proteggendolo dalle incursioni del governo americano e dei colossi privati: una rete di persone senza nome e senza volto che raccolgono i dati e sono il vero motore di Wikileaks. Il capo è lui, Assange, a cui tutti sono devoti. Anche se come in tutte le storie di pirati, anche in questo equipaggio serpeggiano rancori e invidie. Che fino ad ora non sono riusciti a rendere meno agguerriti gli abbordaggi.
Loro colpiscono e spariscono. Hanno adattato alla Rete i classici della guerriglia, mescolando la lezione di Sun Tsu a quella di Che Guevara. Trasformano la forza del nemico nella loro: sfruttano la potenza delle banche dati centrali che garantiscono il controllo planetario e se ne impadroniscono per mettere in crisi quello stesso sistema di potere. Poi dopo ogni imboscata, con ondate di documenti lanciati in tutto il mondo, la banda si disperde tornando a essere invisibile. Hanno studiato una chat protetta da un sistema di cifratura che li unisce e li raduna, per comunicare senza rischi. L'unico punto debole sono i contatti con l'esterno, le relazioni con il pool di giornali che garantisce la diffusione mondiale delle notizie.
Questa falla viene colmata con metodi tradizionali: telefonate fatte di monosillabi con il divieto di pronunciare nomi; schede dei cellulari che cambiano in continuazione, con prefissi di nazioni esotiche; inseguimenti in stile spy story attraverso l'Europa. L'ultima volta che "L'espresso" li ha incontrati, poche settimane prima che si aprisse la diga di rivelazioni sull'Iraq, ha dovuto accettare una trafila che sembrava uscita dal copione di Jason Bourne, l'agente creato da Robert Ludlum che combatte da solo contro i servizi segreti. Dopo avere atteso invano per ore, ormai convinti che tutto fosse saltato, Assange si è materializzato a notte fonda con una telefonata dalla hall dell'albergo: "Sono Julian, scendi". Fuori c'è un tempo da lupi e lui sembra un fantasma: la pioggia gli ha impastato i capelli, dandogli un'aria terribilmente stanca. Avrà perso una decina di chili dal giugno scorso, quando nell'aula Anna Politkovskaja del Parlamento europeo difese pubblicamente la scelta di diffondere le immagini dei giornalisti iracheni uccisi da un elicottero americano: il primo scoop che li ha resi famosi. Appare distrutto ma appena si siede davanti a una tazza di tè bollente e attacca a parlare, torna a essere il visionario che punta a cambiare un mondo che non gli piace.
Non crede nei compromessi. La sua idea di libertà di informazione è un concetto totale, senza filtri né condizionamenti: "Ogni giorno gli archivi dei grandi giornali del mondo, come il "Guardian", vengono sventrati", ha raccontato nel suo intervento a Bruxelles, spiegando come gli articoli vengano cancellati anche dagli archivi dei quotidiani anglosassoni sotto varie pressioni. Non aggiunge altro, ma la sua visione è chiarissima: vuole pubblicare l'impubblicabile, sconfiggendo ogni forma di censura, legale e illegale. E lui e la sua banda sono riusciti a farlo, alzando sempre di più il tiro: hanno scardinato il database delle guerre americane in Iraq e Afghanistan, ora stanno mettendo a nudo il Dipartimento di Stato.
Del suo universo si sa pochissimo. Molti gli somigliano: conducono vite randagie, senza preoccuparsi dei soldi, mangiando e vestendo come capita. Qualcuno ha il look antagonista dello squatter, altri la trasandatezza dei nerds smanettoni, tutti condividono la stessa concezione libertaria di Internet. Spesso hanno capacità tecniche di altissimo livello, contese dalle aziende e che loro mettono invece a disposizione della causa, inventando software per proteggere Wikileaks. Ci sono matematici, crittografi, hackers di grande talento, come lo stesso Assange, che a nemmeno vent'anni sguazzava nelle Reti del complesso militare-industriale statunitense, intrufolandosi nell'Us Air Force, nei sistemi della Lochkeed Martin in Texas, nel laboratorio nucleare Lawrence Livermore, nella Nasa, nel gigante dell'acciaio Alcoa e delle telecomunicazioni Bell. Ma i colpi più clamorosi non sembrano frutto di incursioni telematiche, quanto di donazioni: dvd, cd e chiavette colme di files consegnate a Wikileaks.
Impossibile fermare questo flusso che alimenta il carniere dei pirati: uno dei più grandi esperti di sicurezza informatica del mondo, Bruce Schneier, spiega a "L'espresso": "Ogni giorno sulle reti del Pentagono lavorano milioni di persone, che hanno accesso legittimo alle informazioni riservate e il Pentagono, per andare avanti, si deve per forza fidare di loro. Fino a quando ci saranno segreti e persone che hanno accesso legittimo ad essi, ci saranno fughe che arriveranno a Wikileaks".
I numeri confermano il teorema di Schneier: secondo il "New York Times" sono più di 1.200 le agenzie governative americane che lavorano a programmi di intelligence e di sicurezza nazionale, 1.900 quelle private e 854 mila le persone che hanno accesso a notizie top secret. Ma perché queste talpe corrono rischi altissimi per collaborare con Assange? Kristinn Hraffnson, il portavoce di Wikileaks è chiaro: "Mi piace credere che dentro queste organizzazioni ci siano comunque persone perbene, che sono disilluse e che ritengono che l'unica cosa giusta sia far uscire fuori la verità e farla arrivare all'unica entità che è legittimata a conoscerla: l'opinione pubblica". E loro, prosegue, sono riusciti sempre a proteggere i trafugatori: "A oggi, Wikileaks non ha perso una sola fonte". Il soldato americano arrestato in Kuwait sarebbe stato tradito dalla sua ingenuità, confidando in una chat di avere trafugato files segreti: anche in quel caso, le mura di Wikileaks non hanno avuto crepe.
Kristinn è l'unico altro nome noto dell'organizzazione, il resto della schiera resta top secret. Reporter islandese, fisico vichingo, memoria infallibile, è andato sul campo in Iraq per verificare il video dell'elicottero killer. Da due mesi ha preso il posto di Daniel Schmitt, cognome falso per tutelare la vera identità del tedesco Daniel Domscheit-Berg che aveva affiancato il fondatore per tutta la prima parte del cammino. Poi a settembre il divorzio, il primo in un gruppo monolitico. Il giovane tedesco ha detto a "Der Spiegel" di essersene andato in contrasto con Assange e di non essere l'unico "scissionista": "Si comporta come un padre-padrone". Assange invece ha spiegato che nel gruppo c'erano riserve su Daniel, soprattutto dopo la pubblicazione su un altro sito pirata, Cryptome, di informazioni anonime e infamanti provenienti dall'interno di Wikileaks.
Tra i fedelissimi è stato questo divorzio a creare turbolenze maggiori, mentre l'accusa svedese di stupro è stata accolta con amarezza per il comportamento oscillante delle autorità di Stoccolma. Assange è stato informato del mandato di arresto proprio durante l'incontro con "L'espresso": il suo avvocato lo ha contattato su uno dei cinque cellulari che attacca, stacca e manipola continuamente. "Vogliono interrogarmi? Sono stato sei settimane in Svezia, potevano sentirmi quando volevano, perché non l'hanno fatto?". Assange vive sapendo di essere un bersaglio, ma vuole battere gli avversari in velocità: più lo criticano, più la sua banda accumula informazioni scottanti. E presto, annuncia, si passerà dai segreti dei governi a quelli delle grandi banche.
Scritto il 05 dicembre 2010 alle 17:30 nella Censura, Informatica, Media | Permalink | Commenti (1)
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Vi siete chiesti da dove arrivano le informazioni pubblicate da WikiLeaks che stanno creando il pandemonio generale? Adesso vi do qualche indizio…
Cominciamo ad analizzare i dati che giungono copiosi dal sito WikiLeaks: notiamo che in termini statistici, i leaks relativi ai paesi sono per il 3,4% circa argomenti legati alla repubblica popolare Cinese. I leaks relativi alla Cina sono finora considerati riservati in termini di titolazione per più della metà dei casi, elemento che non si nota in alcun paese cui si fa riferimento, mentre identicamente si nascondono alcuni nomi di riferimento nelle informative.
La stragrande maggioranza delle informazioni, escluse quelle provenienti dalla sede di Beijing, si arrestano ad agosto del 2010, ma la massa maggiore di dati sembrerebbe concentrarsi nel periodo gennaio-inizio aprile 2010.
Altri strane coincidenze si riscontrano sulle ripetute presenze segnalate in Cina del fondatore di Wikileaks Julian Assange, a partire dal 10 gennaio 2010, e fino al 4 aprile 2010.
Il giorno 8 aprile 2010, esattamente alle 03.38 ora di Washington, i server mondiali impazziscono e scaricano migliaia di terabyte sui provider cinesi di China Telecom (vedi [Corriere.it] oppure [oneadsl.it]).
Immediatamente dopo le prime pubblicazioni si evidenzia un aspetto non secondario: il New York Times il giorno 28.11 dichiara che il sito Wikileaks avrebbe pubblicato file che attribuiscono al governo cinese l’attacco a Google sferrato nel periodo che va da dicembre 2009 a gennaio 2010 (vedi [downloadblog.it]. Di questi file non vi è però traccia fra i documenti pubblicati.
In ultimo, svariati codici UNICODE interni ad alcuni files, guarda caso, si riferiscono ad ideogrammi in mandarino… leggere per esempio questo interessante [file PDF], che tratta di codici Formosa Speech Database (ForSDat), utilizzati peraltro spesso per la traslitterazione in mandarino.
Se due fatti sono un indizio e tre diventano una prova, tentiamo di capire come un signore nato nel 1971, senza apparenti risorse economiche, e senza appoggi politici, possa assicurarsi l’accesso a server DAVVERO critici da violare, e soprattutto utilizzanti tecnologie di interscambio dati criptate con logiche altamente complesse.
La possibilità di hackerare un sistema di interscambio simile è unanimemente ritenuta risibile: resta il fatto che non solo i dati sono stati scaricati dalla rete, ma anche acquisiti, decodificati ed infine pubblicati da un sito che fino a pochi mesi fa valeva un decimo del tafanus. Tenete conto che un giochino del genere non solo costa tempo, ma anche che gli esperti di decodifica ed hackering sono fra i professionisti più pagati del pianeta.
Ora, facciamoci una domandina facile facile: alzi la mano chi crede che la sostanziale evidenza dello strapotere degli Stati Uniti nei rapporti diplomatici (ivi compresi comportamenti assolutamente gravi dal punto di vista dei legami fra potenze, quali per esempio lo spionaggio dei plenipotenziari dell’ONU) non avvantaggi chi ad oggi viene emarginato per chiare violazioni dei diritti civili, in particolare per quanto concerne la libertà della rete e la possibilità di controllo della stessa.
Giusto per la cronaca, oggi il NYT riporta che la maggioranza degli americani sarebbe favorevole ad un controllo da parte del governo della rete. Obama si suiciderà direttamente mantenendo la liberta completa del web (jester permettendo, vedi [Huffington Post]) o sarà costretto a bloccare almeno in parte il sistema bruciandosi l’elettorato?
Ai posteri l’ardua sentenza… A pensar male si fa peccato, però di solito si indovina…”
Axel
Scritto il 05 dicembre 2010 alle 13:00 nella Censura, Informatica, Media , Politica | Permalink | Commenti (7)
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Da oggi, col nuovo URL di Wikileaks, ho pensato di raccogliere TUTTI I FILES riguardanti l'Italia, in versione INTEGRALE, man mano che Wikileaks li pubblicherà sul nuovo indirizzo. Se tutti i maggiori bloggers facessero così, per i censori di tutto il mondo sarebbe opera cretina ed inutile cercare di fermare il fiume con un dito.
Ho trasferito i files in formato word, in modo che possano essere fatte ricerche, all'interno del dossier, per nomi. Il dossier potete aprirlo e scaricarlo dal Tafanus (cliccando sul logo Wikileaks sulla colonna laterale, gruppo "FILES", o su questo post)
Finora sul nuovo sito Wikileaks ha ripubblicato 667 files sui 251.287 che ha a disposizione. Aggiornerò questo documento ogni 24/48 ore. Grazie per l'attenzione. Tafanus
Scritto il 03 dicembre 2010 alle 15:15 nella Censura, Media , Tafanus | Permalink | Commenti (36)
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