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Scritto il 18 giugno 2013 alle 08:01 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Giustizia, Off Topics | Permalink | Commenti (28)
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Scritto il 17 giugno 2013 alle 08:01 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Giustizia, Off Topics | Permalink | Commenti (0)
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Questo il raffinato post della leghista Dolores Valandro, Consigliere a Padova. Una Borghezio con la gonna. Provocazione grave in assoluta, gravissima perchè arriva da una che ritiene di essere una donna, e che ricopre una carica istituzionale. Veda la Procura di Padova se ravvisa in questi fatti qualche ipotesi di reato. Noi ne ravvisiamo tante, dall'istigazione all'odio razziale, all'istigazione a commettere crimini. Ma forse la Procura di Padova è ormai vaccinata e anestetizzata, e non reagisce più a sciocchezzuole di questa portata. La notizia l'abbiamo presa da l'Unità: questo il testo dell'articolo:
«Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna». Il commento-choc è comparso stamattina sulla bacheca Facebook di una consigliera di quartiere a Padova, Dolores "Dolly" Valandro. La Valandro ce l'ha con il ministro dell'integrazione Cécile Kyenge e a supporto delle sue tesi razziste, posta sul social network anche un articolo di un sito che parla dei "crimini degli immigrati".
Non è nuova a questi episodi: le era appena stata annullata la
sospensione dai probiviri della Lega Veneta per la gazzarra scoppiata a
Pontida contro Flavio Tosi. Non le è bastato.
Le reazioni non si vanno attendere: in rete valanghe di insulti alla
consigliera patavina e l'immediata presa di posizione dei vertici del
Carroccio. E non solo: Valandro rischia anche una condanna per
"istigazione alla violenza" da parte della giustizia.
«Mi dissocio nella maniera più totale dalla frase violenta, stupida e inopportuna scritta dalla consigliera di quartiere di Padova Dolores Valandro su Facebook nei confronti del ministro Kyenge», ha dichiarato il capogruppo leghista al Senato Massimo Bitonci. «Si tratta di una sua personale iniziativa che non è condivisa dal Movimento. Prenderemo immediatamente provvedimenti disciplinari nei confronti della Valandro e personalmente le ho già chiesto comunque di rimuovere questa scritta dal suo profilo e di chiedere scusa».
Si dichiara «incazzato nero» anche Roberto Marcato, segretario provinciale della Lega Nord a Padova: «Nessuna attenuante per quanto ha fatto la Valandro: è fuori dal partito. Voteremo la sua espulsione in segreteria provinciale. A Padova non c’è posto per persone razziste e violente, su questo rimarremo sempre intransigenti. Non ho parole per definire quanto fatto da Valandro».
Bene queste prese di distanza, ma ora seguiremo i fatti, per verificare se all'indignazione verbale seguiranno i fatti. E non sarebbe neanche male se all'indignazione dei pesci piccoli di questo movimento in (giusto) disfacimento, facesse seguito una presa di posizione ufficiale dei "vertici" del partito. Aspettiamo le dichiarazioni del Segretario Tamburellista Roberto Maroni, e del cinescopio Matteo Salvini. Ed aspettiamo anche "eventuali" incriminazioni da parte della Procura di Padova. Tafanus
Scritto il 13 giugno 2013 alle 15:20 nella Criminalità dei politici, Politica, Razzismo | Permalink | Commenti (7)
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Marina Berlusconi in versione "sexy" (?)
Appena due giorni fa, avevamo scritto un post dedicato alla tetragona Marina Berlusconi, una donna incapace di arrossire persino di fronte alla maialate del vecchio satrapo. Lo avevamo intitolato "Malattie ereditarie: colpita Marina Berliusconi"
Oggi su Repubblica cartaceo un lettore di Corrado Augias gli scrive sullo stesso tema, e Augias risponde da par suo.
Gentile Augias,
Marina Berlusconi ha attaccato pesantemente la Boccassini per il caso Ruby. Viene da domandarci se i nostri figli avrebbero fatto altrettanto, se ci fossimo trovati nelle condizioni del Cavaliere. Sapendo, cioè, che abbiamo dato 4,5 milioni di euro ad una ragazza marocchina senza arte né parte, esperta solo nel suo antico mestiere. Se sapessero che stipendiamo alcune signorine con 2.500 euro al mese, più vitto e alloggio. Fatti accertati al di là di ogni dubbio. Che direbbero i nostri figli? Io mi vergognerei da non poterli più guardare. Berlusconi invece non solo guarda negli occhi i suoi figli, ma tutti noi, e sono milioni quelli che addirittura lo amano, gli hanno affidato, e vorrebbero tornare ad affidargli il destino del Paese. Augias, sono i tanti soldi a fare la differenza, il potere, o che?
Questa la risposta di Corrado Augias:
Alla sdegnata Marina Berlusconi sottopongo queste poche righe del signor Gennaro A. di Napoli:
«Una prostituta chiama sul cellulare il presidente del Consiglio impegnato all'estero in una riunione di Capi di Stato e Governo, per informarlo che una comune giovane amica (!) è trattenuta in Questura a Milano. Lui si precipita a telefonare alla Questura suggerendo di affidare la ragazza ad una sua incaricata, trattandosi della nipote di un Capo di Stato estero».
Marina Berlusconi, c'è bisogno di altro? 0 basta questo? Non sappiamo se il processo si chiuderà con una condanna, ma chiediamo a Marina se ha mai considerato che la condotta di suo padre - uomo pubblico - coinvolge 60 milioni di persone. Come ha giudicato le amicizie con pregiudicati, la corte di ragazze leggere che lo ricattavano per spillargli denaro, che si davano il cambio sulle sue ginocchia toccandolo "nelle parti intime" (le foto hanno fatto il giro del mondo), salvo dileggiarlo al telefono con apprezzamenti feroci sulla sua condizione fisica?
Uno zimbello sputa soldi in mano a un gruppo di avide mestieranti. Come ha valutato Marina il livello morale di suo padre? il suo livello culturale, il buon gusto con quelle barzellette che erano stupide prima di essere oscene e almeno in un caso blasfeme. Sono cose che non hanno rilevanza penale, a meno che non sia diversamente provato. Ammettiamo pure che non ne abbiano. Ma la considerazione verso un padre non dipende anche dalla stima che i suoi comportamenti possono suscitare?
Marina stima un genitore che si è coperto di ridicolo davanti all'Europa e al mondo? (e noi con lui, purtroppo). 0 non lo compiange in cuor suo, e vorrebbe avere un padre migliore, lei che presiede la più importante azienda editoriale privata ed è circondata da libri di ogni genere, oltre a quelli contabili? Lo difenda in pubblico ma faccia anche, in privato, qualcosa per salvarlo da una così penosa vecchiaia.
Corrado Augias
Vecchio satrapo e giovani troie
...ed ecco la pronta risposta della virago in difesa del satrapo...
Egregio direttore,
nel suo intervento dedicato principalmente alla vicenda Ruby, Corrado Augias arriva dove nessuno aveva ancora osato arrivare. Arriva a criticarmi per i sentimenti, la stima e la considerazione che ho per mio padre, giunge addirittura a farmi la predica su come dovrei o non dovrei comportarmi con lui. Ma come si permette, il signor Augias? Non si rende conto che tutto ciò appartiene alla peggiore inquisizione?"
"Su questa storia di fango e calunnie, mio padre ha già spiegato più volte come sono andate davvero le cose", prosegue la primogenita di Silvio Berlusconi. "Io posso solo ribadire quello che ho già detto. Conosco molto bene mio padre, conosco la persona che è e la profonda correttezza con cui si è sempre comportato, il rispetto che ha sempre avuto nei confronti degli altri, sono orgogliosa di lui e di essere sua figlia e non c'è stato mai nulla, assolutamente nulla, che potesse anche minimamente mettere in discussione questo orgoglio".
"Non è d'accordo, il signor Augias? - chiede la presidente di Fininvest - Affari suoi. Ma il suo intervento è la migliore, o peggiore, dimostrazione degli enormi guasti che sono stati provocati da chi, in modo spesso consapevole, continua a non distinguere tra opinioni personali di tipo morale, o moralistico, giudizi politici, procedimenti giudiziari. Augias avrà le sue opinioni su mio padre, milioni di italiani, a cominciare dalla sottoscritta, ne hanno altre, radicalmente diverse. I Tribunali però non si occupano, o non si dovrebbero, occupare di opinioni. E la Procura di Milano pochi giorni fa ha chiesto per mio padre la condanna a 6 anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Su questa enormità Augias non ha nulla da dire".
"Anzi - obietta Marina Berlusconi -, liquida il tutto con un inciso sconcertante: 'ammettiamo pure', bontà sua, 'che tutte queste cose non abbiano rilevanza penale'. Di che cosa stiamo parlando, allora? E' proprio nell'inciso l'ennesima conferma del fatto che il processo Ruby proprio per questo è stato costruito, nessuna prova, nessun reato, solo una grancassa mediatica per poter infangare chi non ha fatto nulla per meritarselo".
"Su quali basi, secondo Augias, si dovrebbe dunque arrivare a una condanna? - si chiede ancora Marina Berlusconi -. Perché a lui e a quelli che la pensano come lui non piacciono, cito testualmente, 'il buon gusto' di mio padre e 'le barzellette' che racconta? Non si permetta, il signor Augias, di insegnare a una figlia che cosa deve pensare di suo padre. Si preoccupi di rispettare, di fronte ai propri lettori, chi ha idee diverse dalla sua. E soprattutto non tenti di spacciare le opinioni per assolute verità". (Marina Berlusconi su Repubblica) (17 maggio 2013)
...io, da parte mia, ho da aggiungere solo una domanda alla "signora" Berlusconi:
SIGNORA, MA NON SI VERGOGNA???
Scritto il 17 maggio 2013 alle 14:53 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Il pm Ilda Boccassini, al termine della requisitoria del processo Ruby, ha chiesto sei anni di reclusione per l'ex premier Silvio Berlusconi, imputato di concussione e prostituzione minorile. Il pm ha anche chiesto per il leader del Pdl l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Boccassini ha spiegato che la "procura non ritiene che l'imputato Silvio Berlusconi debba meritare le attenuanti generiche, per "la gravità dei reati commessi". Se pensiamo ad esempio "alla concussione - ha aggiunto -, un reato gravissimo". Cinque anni sono stati richiesti per il reato di concussione, mentre uno per prostituzione minorile. Il 3 giugno prenderà la parola la difesa di Berlusconi, mentre un'altra udienza, probabilmente per eventuali repliche e sentenza, è stata fissata per il 24 giugno. Secondo l'avvocato dell'ex premier, Niccolò Ghedini: "Per il tipo di reato contestato - dice - è una richiesta molto alta, spropositata, ma siamo a Milano, ci si aspetta di tutto...".
La requisitoria. "Non v'è dubbio che Ruby aveva fatto sesso con l'imputato e che ne aveva ricevuto benefici". Attacca la pm Boccassini, nel corso della requisitoria al processo di Milano, spiegando che Ruby "mente" quando "nega di avere avuto rapporti sessuali" con Silvio Berlusconi e per affermarlo ha avuto "un tornaconto personale quantificato in milioni di euro". "Le ragazze invitate" ad Arcore, spiega Boccassini, "facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi". Secondo l'avvocato dell'ex premier, Niccolò Ghedini: "Per il tipo di reato contestato -dice - è una richiesta molto alta, spropositata, ma siamo a Milano, ci si aspetta di tutto...".
Ruby "di una furbizia orientale". Ruby, dice il procuratore, era "furba di quella furbizia orientale propria della sua origine". "I genitori - aggiunge - sono persone umili che non riescono a tenerla a freno. Lei ha in mente un solo e unico percorso". Lei, prosegue, "riesce a sfruttare l'avvenenza fisica da un lato e il fatto di essere musulmana dall'altro, lasciando credere di subire il padre padrone e di essere scappata". La Boccassini traccia il profilo di una ricattatrice, parlando di Ruby, spiegando che lei era preoccupata che Berlusconi, allora premier, potesse non ottenere la fiducia dalle Camere e che potesse cadere il Governo, perché in quel caso lei non avrebbe potuto più sfruttare la sua ricattabilità legata proprio a quella sua particolare posizione ai vertici dello Stato. La Boccassini cita una telefonata di Ruby in cui lei stessa riassume brevemente la cosa a un interlocutore: "Io adesso mangio", dice, ma se Berlusconi dovesse non essere più premier, dice, "che cazzo mangio più?".
La prima notte ad Arcore e il fermo in questura. Il magistrato ricostruisce nel dettaglio tutta la vicenda Ruby, concentrandosi sui due passaggi principali: la sua prima notte ad Arcore, il 14 febbraio 2010, e il suo fermo in questura, il 27 maggio 2010.
Fede la portò ad Arcore sapendo che era minore. "Il 14 febbraio 2010 - sottolinea Boccassini - al di là di ogni ragionevole dubbio, Emilio Fede, portando Ruby ad Arcore, sapeva che quella ragazza era minorenne perché era stato il presidente della giuria del famoso concorso di bellezza (in Sicilia nel 2009, ndr), quindi non poteva non sapere". I protagonisti di quella serata, ha aggiunto, "sono Fede e Mora". "Mora - ha spiegato - aveva un interesse assoluto a favorire Silvio Berlusconi. La sua società era in fallimento, la sua vita attaccata a un filo e aveva bisogno di tanto danaro". "Il presidente Silvio Berlusconi - ha continuato - ha elargito una somma pari a circa 5 milioni di euro a Lele Mora, cercando di salvarlo dal fallimento. Soldi che lui ha intascato: in parte sono andati in Svizzera, in parte a Emilio Fede. Questo è il contesto del 14 febbraio 2010". E quel giorno "non solo Emilio Fede era a conoscente della minore età della ragazza, ma anche Mora", ha concluso Boccassini, sottolineando che è stata la stessa Ruby a dirlo.
Berlusconi sapeva che era minorenne. "Il presidente imputato - dice Boccassini - sapeva che la ragazza era minorenne e lo sapeva da vari canali. Lo sapeva perché lo sapeva Emilio Fede, Lele Mora, la Consensuao, la Pasquino, cioè tutto l'entourage". "Possiamo credere che una persona come Fede, che aveva la sua vita e il suo credo nel presidente del Consiglio, non lo abbia avvertito che stava introducendo ad Arcore una minore?". Una ipotesi poco credibile per Boccassini, anche alla luce del fatto che "proprio il governo Berlusconi ha introdotto ulteriori paletti nella tutela dei minori" per quanto riguarda i reati legati alla prostituzione.
Ruby ad Arcore tutte le feste comandate. Ruby frequentava Arcore in tutte le "feste comandate", ha proseguito, spiegando che l'allora premier Silvio Berlusconi, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali, "approfittava" proprio di quei giorni di riposo per ricevere le ragazze, e Ruby c'era sempre: Pasqua (che quell'anno case il 4 aprile), 25 aprile, e primo maggio. Secondo le riscostruzioni della procura Ruby andò ad Arcore il 20 e 21 febbraio, il 9 marzo, il 4 e 5 aprile, il 24-25-26 aprile e il primo e 2 maggio 2010.
Questura. Il pm passa poi ad esaminare la vicenda del fermo, un episodio che la Boccassini definisce "imprevedibile". Tuttavia, sottolinea, le diffuse notizie di stampa di quel periodo davano "un quadro sulla sfera personale del premier che trascendeva la sfera personale e sfiorava ipotesi di reato. Questo non poteva essere sconosciuto dai funzionari della questura di Milano".
Minetti sapeva che Ruby era minore. Anche "la Minetti - dice Boccassini - è consapevole della minore età di Karima. Sa che ha frequentato Arcore, che si è fermata a dormire, e sa quello che succede ad Arcore. È di tutta evidenza che la Minetti, nel momento in cui si precipita in questura, sapeva che la Karima era minorenne". "Siamo di fronte - continua - a un rappresentante delle istituzioni, consigliere regionale della Lombardia. Son so se a tempo pieno gestisse le case di via Olgettina, oppure se era più invasivo il lavoro in Regione. Questo non lo so, ma sta di fatto che aveva questo doppio lavoro: uno alla luce del sole, l'altro non alla luce del sole, sul quale forse spendere una parola di più sarebbe anche deprecabile".
La telefonata tra la questura e la pm Fiorillo. L'agente di polizia Ermes Cafaro la sera del 27 maggio 2010, chiamò il pm di turno Annamaria Fiorillo, continua la Boccasini, spiegando che la giovane aveva dato le sue corrette generalità, Karima El Mahroug, e che aveva correttamente detto di essere marocchina. Cafaro riferisce alla Fiorillo, prosegue Boccassini, "che risulta una denuncia di scomparsa da una casa famiglia di Messina", dalla quale confermano che la ragazza è minorenne. Dice "che la ragazza è lì davanti a lui e che al momento è senza documenti". "Il pm si informa di tutto - continua Boccassini - chiede chi è la persona denunciante, perché era successo il fatto, qual era il rapporto tra le due donne. Cafaro spiega le due versioni, sia quella della Pasquino che quella della minore". Cafaro spiega che le due condividono un appartamento, che costa 850 euro di affitto al mese. "Il pm - prosegue la Boccassini - chiede come si guadagnava questi soldi. Nella telefonata si sente Cafaro che lo chiede alla ragazza e lei che risponde "la danza del ventre''.
La comunità: "I genitori di Ruby persone per bene". La questura sentì anche la comunità di Messina dalla quale Ruby era scappata. "Per quello che le posso dire i genitori sono veramente delle bravissime persone", riferì al telefono con la questura la signora Mirodi, responsabile della comunità, spiega la Boccassini. La stessa responsabile, continua Boccassini, disse: "La comunità è abituata a ricevere persone che hanno un percorso familiare di disagio. Questa persona, a differenza di quello che fa apparire ha genitori che sono persone tranquille, pacifiche e per bene". Cafaro, parlando al telefono col giudice Annamaria Fiorillo, "chiede se la deve fotosegnalare. La Fiorillo risponde "si sì, è obbligatorio" e aggiunge: "La autorizzo a trattenerla fino a domattina finché il pronto intervento non le trova un posto".
Arriva la telefonata di Berlusconi. Ruby "era già stata identificata e fotosegnata, disposizione impartita fin dalle 19.13 dal pm di turno Fiorillo. Erano già state interpellate le comunità che però non avevano posto. La minore doveva restare in questura fino al mattino successivo. Questa era la situazione in essere fino alla telefonata tra il funzionario della questura Pietro Ostuni e l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi". 'Si sapeva - aggiunge Boccassini - anche già che la minore era scappata da una comuinità in Sicilia. Non solo, ma la dottoressa Iafrate e gli altri funzionari sapevano che la famiglia della minore viveva in Sicilia e non a Milano". "Quando Ostuni - prosegue - riceve la telefonata del presidente del Consiglio, è a casa". L'uomo della scorta di Berlusconi che lo chiama, gli annuncia l'allora premier e glielo passa.
Quando il funzionario della questura di Milano Pietro Ostuni chiama la sera del 27 maggio 2010 l'allora questore Vincenzo Indolfi "sa perfettamente che la circostanza che Ruby era la nipote di Mubarak era una colossale balla, che la ragazza era minorenne e che però interessava l'allora presidente del consiglio", prosegue Boccassini. "Possiamo credere - rincara - che se fosse stata un minimo diversa la situazione, il questore, ricevendo la chiamata da un suo capo di gabinetto sull'arresto di una parente di un capo di Stato straniero, non informava la segreteria del capo della polizia, che per contro avrebbe dovuto avvisare il ministro dell'Interno? Se non si fossero resi conto che vi era solo un interesse personale del presidente del Consiglio di togliere la ragazza dalla situazione in cui si trovava", conclude, certamente avrebbero attivato una catena di comunicazioni col Viminale.
Ostuni, sottolinea Boccassini, aveva già appreso dalla funzionaria Giorgia Iafrate "che il fotosegnalamento era già avvenuto, che la ragazza era marocchina, che lei stessa aveva escluso qualsiasi tipo di parentela con Mubarak". "Possiamo pensare che Ostuni non avesse capito i reali interessi del presidente Berlusconi e cioè quello personale di farsi carico, per ragioni sue, in un contesto già noto all'opinione pubblica non solo italiana ma purtroppo internazionale, dello status della minore?", conclude.
Apparato militare per difendere Berlusconi. "C'è un apparato militare che si scatena per proteggere" Ruby quando finisce in questura la sera del 27 maggio 2010, prosegue nella sua ricostruzione la Boccassini. "Non possiamo credere" che tutto questo si fece solo per la ragazza, e che il vero obiettivo era evidentemente difendere l'allora premier Silvio Berlusconi. L'ipotesi che la questura potesse davvero credere che Ruby era la nipote di Mubarak "è talmente risibile tutto che mi vergogno quasi a insistere su questa circostanza".
Scritto il 13 maggio 2013 alle 18:32 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Impresentabili, Politica | Permalink | Commenti (16)
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"Racconto la verità al grande pubblico" - Su Mediaset va in onda il caso Ruby con il titolo "La guerra dei vent'anni" (stasera, ore 21,10 su Canale5. Da non perdere - Seguira la proiezione de" La Piccola Fiammiferaia", di Hans Christian Andersen) - Nella fotina: La Principessa sui Piselli
Se ci sarà una nuova puntata della campagna ormai martellante sulle reti Mediaset "contro i vent'anni di persecuzione" del Cavaliere, dipenderà anche da quel che accadrà domattina nell'aula di Tribunale a Milano, in una delle ultime udienze del processo Ruby. Così racconta chi ha lavorato a quella sorta di documentario che andrà in onda stasera, in prima serata, su Canale5.
Si intitola proprio così. "La guerra dei vent'anni: Ruby, ultimo atto", in programma alle 21,10 ed è solo l'appuntamento odierno della sequenza di interviste e speciali e approfondimenti che sull'ammiraglia (e non solo) delle reti Mediaset è stata imbastita da giorni per raccontare nel merito la difesa di Silvio Berlusconi, a ridosso della sentenza. Campagna pianificata - raccontano nel Pdl - con i direttori delle testate giornalistiche. "Perché ho l'esigenza di offrire al grande pubblico la verità sul caso Ruby, quella che non ho avuto modo di raccontare in aula" è stato l'input del Cavaliere allo stato maggiore della comunicazione (...infatti gli è sempre stato impedito di raccontare in tribunale la verità. Per legittimo auto-impedimento. NdR)
Così, per la prima volta, stasera saranno mostrate la sala delle cene [eleganti] e la taverna, luogo del "presunto" "bunga-bunga". Saranno riproposte le registrazioni originali delle testimonianze rese ai giudici. Sarà ricostruita minuto per minuto la notte del fermo in questura di Karima el Mahroug, attraverso le dichiarazioni in sonoro dei funzionari e dei pubblici ministeri in servizio quella sera. Le testimonianze dei pm dei minori Annamaria Fiorillo, del capo di Gabinetto Piero Ostuni, del medico dell'ex premier Alberto Zangrillo, di Carlo Rossella, che alle cene aveva partecipato.
E infine, un'intervista alla stessa Ruby. E una allo stesso Berlusconi. In una sorta di arringa difensiva, spiega: "Alle cene non poteva succedere nulla che potesse essere definito scorretto e imbarazzante. C'era un grande tavolo, io attiravo l'attenzione di tutti, si parlava di calcio, di politica. A nessuno mai fu chiesto di lasciare il telefonino, tutti potevano fotografe o raccontare perché non c'era alcunché di non raccontabile. Io non ho niente da nascondere". E poi prosegue: "Ruby venne una sera a una cena e raccontò una storia drammatica, disse di essere figlia di una ricca famiglia egiziana che i genitori avevano cacciato perché aveva deciso di abbracciare la religione cattolica".
Nell'intervista l'ex premier racconta che Ruby "mostrò cicatrici di olio bollente, parlò di difficoltà enormi, di comunità e di essere arrivata a Milano poco tempo prima dove aveva trovato un lavoro da cameriera in un ristorante. Una storia che commosse tutti i presenti". E che lui, comunque non ha "assolutamente mai avuto rapporti intimi con lei: una ragazza che si era presentata con una storia terribile, e che non induceva nessun sentimento diverso dalla commiserazione" Fonte: Repubblica.it)
Scritto il 12 maggio 2013 alle 12:05 nella Berlusconi, Criminalità, Criminalità dei politici, Tafanus | Permalink | Commenti (40)
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Scritto il 10 maggio 2013 alle 23:00 nella Criminalità, Criminalità dei politici, Politica | Permalink | Commenti (1)
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Il partito si mobilita dopo la
sentenza di Milano, mentre i suoi esponenti di prima fila continuano ad
affermare che le vicende processuali del leader non influiranno
sull'intesa di governo. Brunetta: "Accanimento giudiziario distrugge
vita democratica". Anm: "Pericolosa delegittimazione". (Fonte: Repubblica)
ROMA - Il Popolo della libertà
scenderà in piazza sabato prossimo a Brescia "in difesa di Silvio
Berlusconi". La manifestazione, annunciata da una nota del partito, si
terrà a Brescia alle 16 e vi parteciperà lo stesso leader del Pdl.
All'annuncio della manifestazione, come alle numerose esternazioni di
esponenti del Pdl su "uso politico della giustizia" in merito alla
sentenza di secondo grado che al processo sui diritti Mediaset ha
confermato la condanna del Cavaliere a quattro anni di reclusione e a
cinque di interdizione dai pubblici uffici, risponde una nota in cui
l'Associazione italiana magistrati denuncia "espressioni violente e
offensive", la delegittimazione della giurisdizione e ricorda l'invito
del capo dello Stato a "evitare prese di posizione che ingenerino nei
cittadini sfiducia nelle istituzioni".
L'annuncio della
manifestazione di Brescia giunge mentre dai vertici del partito
continuano ad arrivare 'rassicurazioni' sul fatto che le vicende penali
del Cavaliere non avranno impatto sull'intesa di governo.
La
sentenza è "ingiusta", ma non avrà ripercussioni sul governo. E' il
pensiero, ad esempio, di Maurizio Lupi in riferimento alla sentenza
della corte d'appello di Milano che ieri ha confermato la condanna a Silvio Berlusconi per la vicenda dei diritti tv: "Non sarà
una sentenza ingiusta a far cadere il governo - ha detto il ministro
delle Infrastrutture alla Telefonata di Belpietro su Canale 5 - .
Semmai sarà l'incapacità mia e di questo governo" ad affrontare e
"risolvere i temi" più importanti dell'economia e della crisi.
Toni alti da una parte e rassicuranti dall'altra anche da Maurizio
Gasparri: "La prosecuzione di un accanimento e la tentazione di chiudere
per via giudiziaria una sfida politica che per via politica la sinistra
non è riuscita a chiudere nei confronti di Silvio Berlusconi è una cosa
inaccettabile - ha detto il senatore a Omnibus su La7 - e quindi non
può non avere ripercussione sul dibattito politico e sui suoi
protagonisti".
"Contestiamo
un uso politico della giustizia che da molti anni sussiste con
chiarezza - ha aggiunto Gasparri - ma ci teniamo a distinguere l'azione
del governo dalle valutazioni che noi facciamo, per questo i ministri
del Pdl del governo non hanno fatto dichiarazioni. Credo che questo sia
una fatto significativo che rafforzi l'intenzione di Berlusconi di
tenere separati i giudizi sul governo dal contesto, ma certamente sarei
un ipocrita a negare che il contesto non possa finire per condizionare
il clima politico".
Di "sentenze annunciate" fatte "sulla base di
teoremi politico-giudiziari" parla Gregorio Fontana, del cordinamento
nazionale Pdl: "Dai giudici di Milano è venuta l'ennesima conferma che
la mobilitazione contro l'uso politico, e 'personalizzato', della
giustizia non solo è legittima, ma è necessaria - dice Fontana - . Bene
facemmo, dunque, a manifestare davanti al palazzo di Giustizia e altre
manifestazioni, ovviamente, dovranno essere organizzate per
sensibilizzare gli italiani contro l'accanimento giudiziario nei
confronti di Silvio Berlusconi".
Secondo il neoeletto presidente
della Commissione Ambiente al Senato, Giuseppe Marinello, "è evidente a
tutti che contro Berlusconi da parte della magistratura di Milano manca
qualsiasi serenità. Le sentenze di rito ambrosiano sembrano prestampate,
con il chiaro intento di condannare un uomo politico che da 20 anni è
l'indiscusso leader dei moderati italiani".
Il senatore Giancarlo
Serafini si spinge fino a proporre di "raccogliere dieci milioni di
firme contro la sentenza Mediaset, tanti quanti sono i voti che il
presidente Berlusconi ha ottenuto nelle ultime elezioni politiche".
Senza remore anche il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta: "La
sentenza della corte d'appello di Milano contro Berlusconi rappresenta
un accanimento giudiziario che finisce col distruggere la vita
democratica in Italia".
Secondo Daniela Santanché, invece, "una
parte della magistratura è ormai fuori controllo": "Il leader del
centrodestra e il Pdl sono sotto attacco. Dopo l'inconcepibile sentenza
Mediaset, oggi arriva la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di
Berlusconi per un altro processo assurdo, quello sulla presunta
compravendita di senatori, senza fondamento e prove, basato su accuse
generiche. Non temano questi magistrati che avranno pane per i loro
denti".
Anm: "Pericolosa delegittimazione dei magistrati".
"L'Anm ancora una volta deve denunciare le dichiarazioni di numerosi
esponenti politici e rappresentanti delle Istituzioni che commentano
singole iniziative o decisioni giurisdizionali, delle quali oltretutto
non sono note le motivazioni, utilizzando espressioni violente e
offensive estranee a ogni legittimo esercizio del diritto di critica.
L'Anm, nel rilevare che tali reazioni costituiscono pericolosa
delegittimazione del ruolo della giurisdizione nella nostra democrazia,
così come disegnato dalla Costituzione, auspica che vengano accolti i
reiterati inviti del Capo dello Stato a evitare conflitti e prese di
posizione in grado di ingenerare tra i cittadini sfiducia nelle
Istituzioni della Repubblica". E' quanto si legge in una nota
dell'Associazione Nazionale Magistrati.
SCHEDA 10 anni di indagini
I PROCESSI DI BERLUSCONI
Archivio Il primo grado
REP TV Randacio: "Rischia interdizione"
Solo ad una simile massa di sciancati della democrazia può venire in mente di scendere in piazza (a Brescia???) per manifestare contro una condanna. E con questi sciancati siamo "alleati di governo". Dio mio, come siamo caduti in basso!... Tafanus
Scritto il 09 maggio 2013 alle 17:24 nella Berlusconi, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili | Permalink | Commenti (51)
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Scritto il 09 maggio 2013 alle 00:57 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Economia, Formigoni, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (12)
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procuratore aggiunto Alfredo Robledo e che riguarda anche il presunto prestanome a cui è intestata la società inglese che sarebbe proprietaria dello yacht.
Un anno fa era stata una laurea recuperata in Albania a gettare sospetti sulla Lega e sulla famiglia di Umberto Bossi, in particolare sul secondogenito Renzo, che ha sempre negato la circostanza. Adesso è quello yacht ribattezzato 'Stella', per i pm riconducibile appunto al primogenito Riccardo, a riportare l'attenzione su come i rimborsi elettorali sarebbero stati usati fino alla primavera 2012 dall'ex tesoriere già allora indagato per appropriazione indebita e per truffa aggravata, poi espulso dal Carroccio e arrestato la scorsa settimana con l'ulteriore accusa di associazione per delinquere.
Proprio da quel giorno si parla dello yacht che il giovane Bossi "avrebbe acquistato avvalendosi di un prestanome", Stefano Alessandri, anche lui (pare) pilota di rally. Tuttavia come un anno fa è il potere di un'immagine a dare corpo più delle parole alle ipotesi dei magistrati milanesi: quella della barca blu e bianca. "Se fosse vero che è stata comprata con i soldi della Lega - ha commentato il segretario Maroni riprendendo dichiarazioni già fatte sul famoso caso dei diamanti - richiederemo subito il sequestro perché sarebbero soldi della Lega che devono tornare alla Lega".
L'avvocato Domenico Aiello ha spiegato di aver ricevuto da Maroni "l'incarico di verificare se nel bilancio 2007-2008 della Lega vi siano state uscite in qualche modo riconducibili all'acquisto o alle spese o ai costi inerenti a questo yacht ed eventualmente di procedere, in sede giudiziaria, civile e penale, nei confronti dei responsabili di condotte appropriative e inoltre di chiedere il sequestro dell'imbarcazione". L'idea della nuova dirigenza leghista è che Belsito ormai è "il passato" e come tale deve essere trattato. Un passato che però torna ciclicamente, visto che il Senatur, indagato per truffa ai danni dello Stato, rimane pur sempre presidente della Lega. E i due figli tornati nell'ombra sono, al netto di una laurea in Albania e yacht, accusati di appropriazione indebita.
Davanti ai racconti circa quella lussuosa imbarcazione di 21,01 metri, due motori da 1.550 cavalli, tre cabine e tre bagni per sei persone e due componenti di equipaggio, il segretario e governatore della Lombardia ha mostrato, insomma, di non voler sottovalutare il caso. Anche in via Bellerio si attendono dunque gli sviluppi delle mosse della Procura di Milano, da cui si è appreso che la guardia di finanza avrebbero avviato i contatti con le autorità tunisine, attraverso un magistrato di collegamento, in vista di una rogatoria per poter chiedere e ottenere il sequestro dello yacht (Fonte: Repubblica)
Scritto il 30 aprile 2013 alle 23:03 nella Criminalità dei politici, Politica | Permalink | Commenti (3)
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Lungi da noi l'idea di fare di tutte l'erbe un fascio. Ma quando un imbecille semina vento, è sempre facile che possa raccogliere tempesta. Il mondo è pieno di deboli di mente, di depressi, di disperati, ma anche di gente che semina sciocchezze come i microchip e la fine del mondo in trent'anni, con sei miliardi di morti. Vero, Grillo? Vero, Casaleggio? Mai detto o scritto niente sul tema "qui ci potrebbe scappare il morto"?
Ora Grillo e Casaleggio prendano le distanze non solo dagli imbecilli che scrivono queste cose, ma anche da se stessi, e dalle imbecillità che hanno contribuito a diffondere, "per qualche voto - e qualche dollaro - in più".
Vittorio Bertola - di cui pubblichiamo la foto - più che richiamare alla mente fame e disagio, ricorda un ben pasciuto piccolo borghese. Mi viene in mente Pasolini, che stava coi proletari veri, ai quali sparavano e tiravano i sampietrini i proletari finti, con l'eschimo firmato. E intanto stanotte sono già spuntate scritte sui muri, a caratteri cubitali, con la solita scemenza del "pagherete caro, pagherete tutto", forse rivolte a politici o poliziotti da ammazzare. Firmati col simbolo dell'anarchia, di cui 9 imbecilli su 10 degli "imbrattamuri" che ne fanno uso, non conoscono origine e significato.
L'ex candidato sindaco di Torino per il Movimento Cinque stelle ha scritto su facebook: "Il vero problema non è che qualcuno vada a sparare a Palazzo Chigi". Damiano chiede le sue dimissioni
'Il vero problema non e' che qualcuno vada davanti a Palazzo Chigi e spari durante il giuramento del governo. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano 'peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro'".
E' il messaggio postato su Facebook da Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle. "Ovviamente non auspico che questo accada - precisa Bertola all'Ansa - ma sono assolutamente convinto che siano tanti quelli che lo pensano, perchè purtroppo, in questo momento, ci sono tante persone disperate e la politica non sta facendo nulla per aiutarle". Una sortita che finisce per rinfocolare le polemiche attorno al Movimento di Beppe Grillo dopo il comunicato pochi minuti dopo la sparatoria vicino a Palazzo Chigi.
"Le parole scritte su Facebook dal consigliere torinese sono deliranti e irresponsabili. Si dimetta" chiede, in una nota, il deputato piemontese del Pd, Cesare Damiano. Alessandra Moretti, su twitter scrive: "Parole vergognose". Il leader di "Diritti e Libertà" Stefano Pedica attacca: "Se parole su twitter del consigliere 5 stelle Bertola sono vere bisogna prendere provvedimenti. Un fatto gravissimo che deve vedere da parte del movimento di Grillo l'immediata espulsione".
Più tardi, Bertola scrive un altro post: "Altri spari di queste ore hanno avuto molto meno rilievo". E pubblica comunicato dell'Usb che parla di "pestaggi selvaggi e spari a Palermo: Carabinieri scatenati contro i lavoratori della Trinacria".
Scritto il 29 aprile 2013 alle 13:31 nella Criminalità dei politici, Grillo, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di beni per complessivi 12 milioni a carico dei deputati del Pdl Denis Verdini e Massimo Parisi, del principe Girolamo Strozzi e di altre 17 altre persone, imputati per truffa aggravata ai danni dello Stato per i finanziamenti pubblici ricevuti dalla Società Editoriale Toscana, che pubblicava Il Giornale della Toscana, e della "Settemari", che pubblicava Metropoli Day.
Finanziamenti che, secondo le accuse, sono stati indebitamente percepiti, perché il Dipartimento per l’Editoria sarebbe stato ingannato. Fra i beni sequestrati ci sono i conti correnti bancari delle società e quelli personali degli indagati, fra cui quello dell'onorevole Parisi, coordinatore del Pdl in Toscana e uomo di fiducia di Verdini per le attività editoriali [...] Il fascicolo nasce dalla inchiesta della Procura di Firenze sui Grandi Eventi.
Il provvedimento, richiesto dai pm Giuseppina Mione e Luca Turco ed emesso dal gip Paola Belsito, è un sequestro "per equivalente" finalizzato al reintegro delle somme che si ritengono indebitamente percepite. Nel dettaglio, circa 2 milioni di euro sequestrati oggi sono ad integrazione del precedente sequestro preventivo da 10,8 mln scattato nel novembre 2011 per la società editrice del Giornale della Toscana. Altri 10 milioni attengono ai reati ipotizzati riguardo alla gestione della società cooperativa Settemari.
Diversamente dal sequestro del 2011,
questa volta il gip ha riconosciuto elementi per far scattare il
provvedimento anche a carico di Parisi. Secondo il gip, le indagini
hanno dimostrato "il ruolo centrale" di Massimo Parisi nella "ideazione
ed attuazione di tutta una serie di operazioni finalizzate, anche, alla
indebita e truffaldina percezione di contributi pubblici per
l’editoria". E — scrive ancora il gip — "gli elementi sino ad ora
evidenziatici portano ad affermare che Parisi, insieme a Verdini, "è il
burattinaio che ha mosso i fili del Gruppo Editoriale di fatto". E’
colui il quale ha amministrato per anni un gruppo di società accomunate,
tra le altre cose, dalla finalità di voler massimizzare al i
risultati delal truffa ideata ai danni dello Stato".
E' già
emerso nelle ultime indagini che i circa 2 milioni sequestrati oggi alla
società editrice del Giornale della Toscana corrispondono ad una
annualità di contributi erogati all'editoria dalla Presidenza del
Consiglio dei ministri e sono stati versati in una fase successiva al
primo sequestro. Secondo le accuse, la Cooperativa Nuova Editoriale, che
deteneva il 51% delle quote della Ste, fu costituita nel 2001 al solo
scopo di ottenere i contributi per l’editoria (che possono essere
erogati soltanto a società editoriali possedute in maggioranza da una
cooperativa). Solo che, secondo le accuse, la Nuova Editoriale lo era
solo sulla carta, dato che nessuno dei soci ha prestato lavoro
dipendente o autonomo in suo favore e nessuno ha partecipato alle scelte
strategiche e gestionali, e perché essa è stata finanziata con capitali
che provenivano in maniera occulta non dai soci ma dall’imprenditore
Roberto Bartolomei, già socio di Riccardo Fusi (cricca grandi opere. NdR) nella Btp, e grande
cliente del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca presieduta sino al
2010 dall’onorevole Verdini.
(Fonte: Rpubblica/Firenze)
Scritto il 11 aprile 2013 alle 18:29 nella Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia | Permalink | Commenti (2)
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Sequestri per 30 milioni. Tangenti, controllo dei boss e materiali scadenti, dal restauro delle mura alla nuova funivia.
Il sistema ruotava intorno a Francesco e Vincenzo Morici. Il loro primo "colpo": i lavori milionari del porto voluti dalla Protezione Civile di Bertolaso per la Louis Vuitton Cup. I loro nomi emergono anche nell'inchiesta sul senatore D'Alì (di Rino Giacalone - Il Fatto)
Il Porto di Trapani, finanziato per la Louis Vuitton Cup del 2005, e non ancora terminato
Mafia e corruzione. Accade in Sicilia, a Trapani, dove Polizia e Guardia di Finanza hanno sequestrato 30 milioni di euro di beni e società a due imprenditori molto noti nell’isola, Francesco e Vincenzo Morici, celebri per essersi aggiudicati i lavori per il primo “grande evento” della protezione civile targata Guido Bertolaso: i 45 milioni di euro di appalti per il porto, un’opera che doveva essere costruita per la Coppa America del 2005, ma che non è ancora stata finita.
Otto anni dopo si scopre che i due Morici, padre e figlio, secondo la magistratura, erano a capo di un sistema che si muoveva indisturbato grazie agli appoggi garantiti da politica e burocrazia, anche in cambio di mazzette, e sostenuto dall’ala di Cosa Nostra capeggiata dal latitante Matteo Messina Denaro. I Morici, per gli investigatori, erano infatti diventati una potenza economica giocando la loro partita imprenditoriale con carte truccate: l’avallo dei boss, la conoscenza in anticipo delle caratteristiche chieste dai bandi di gara e la possibilità di inserire nei bandi alcuni requisiti che loro e non altre imprese erano in grado di garantire. Così si erano aggiudicati appalti importanti come quelli per il risanamento delle antiche mura della città (7 milioni), per la costruzione della Funivia Trapani-Erice (9 milioni) e per il porto di Trapani (45 milioni) questi ultimi finanziati, e ancora oggi non completati, ai tempi delle gare della Louis Vuitton Cup. Un “grande evento” dietro il quale si muoveva la mafia.
Guido Bertolaso Matteo Messina Denaro Senatore D'Alì
Le imprese di Cosa Nostra a Trapani si sono occupate delle forniture e, come hanno rivelato alcuni imprenditori, chi costruiva sapeva bene che i loro materiali erano scadenti. Tanto che le antiche mura della città, appena recuperate, hanno già ceduto e hanno fatto sprofondare tratti della strada litoranea della città. Ferro malconcio risulta poi essere stato impiegato (per ammissione di chi lo ha fornito) anche per le nuove banchine del porto e per la Funivia per Erice.
Gli imprenditori sapevano bene che il materiale utilizzato era scadente. Ma, come è stato spiegato dai testimoni, acquistando forniture di quel tipo era più facile far uscire soldi in nero dai bilanci, per poi intascarlo esentasse o suddividerlo con boss, politici e burocrati.
Gli investigatori, che hanno eseguito un provvedimento di sequestro emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani – la richiesta è arrivata dal questore Carmine Esposito – sono andati a bussare alle porte di decine e decine di società da Trapani a Roma, e poi ancora a Milano, Gorizia e Pordenone. Una vasta holding d’imprese impegnate soprattutto nel settore dell’edilizia, tutte riconducibili ai Morici
Il nome di Francesco Morici compare in diverse indagini antimafia. E spunta anche dagli atti dell’inchiesta contro l’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, il parlamentare del Pdl sotto processo (rito abbreviato) a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. I Morici, risulta da un’intercettazione e dalle parole dei pentiti, sostenevano infatti di avere l’ex senatore Pdl come sponsor in molte gare di appalto.
“Corrupti mores” è stata denominata l’operazione, “comportamenti corrotti”. Numerose le tangenti “intercettate” lungo questa indagine gli investigatori e in particolari quelli della Polizia diretti dal dirigente della divisione anticrimine Giuseppe Linares, “mazzette” pagate a politici e pubblici funzionari, della Provincia regionale di Trapani dove da qualche settimana è stata avviata dalla prefettura una ispezione che potrebbe portare allo scioglimento per inquinamento mafioso. Una decisione che rischia di essere presa prima ancora che la provincia scompaia per legge assieme alle altre 8 dell'isola, come stabilito il governatore Rosario Crocetta. Intanto però il grosso dei fondi pubblici è andato speso, è servito ad arricchire la mafia e ha lasciato più povera la Sicilia.
Si sapeva tutto già prima... ecco cosa riporta l'archivio storico de l'Espresso alla data del 18/11/2004:
Cosa Nostra's Cup (di Francesco Bonazzi)
"...una città letteralmente col vento in poppa, all'improvviso. Un vento che tra meno di un anno gonfierà le vele di una delle gare di qualificazione alla prossima America's Cup di Valencia e che spinge su Trapani una pioggia di fondi pubblici da oltre 80 milioni di euro. Nella piccola capitale della Sicilia occidentale, dove il reddito medio pro capite non supera i 10 mila euro l'anno, tanti soldi così in un colpo solo non li hanno mai visti. Serviranno a rifare il porto e creare un nuovo scalo turistico da 1.200 posti-barca, ma anche a completare le fogne. Opera forse di minor glamour, che però i 70 mila trapanesi attendono da anni e mai avrebbero sognato di veder realizzata grazie a un evento lussuoso come la Louis Vuitton Cup. Un'occasione imperdibile per aprire un'economia che da secoli si poggia su vigneti, saline e tonnare. Ma anche per togliersi l'etichetta di provincia "zoccolo duro della mafia", come ha detto 20 giorni fa il senatore Roberto Centaro, presidente forzista della commissione Antimafia.
Già, perché Trapani è la patria di un boss come Vincenzo Virga, arrestato nel 2001, e il grande nascondiglio di quel Matteo Messina Denaro che contende a Bernardo Provenzano il podio di latitante numero uno di Cosa Nostra. Ma ora il problema è come evitare che le imprese vicine alla mafia mettano le mani sulla Coppa. La magistratura sta dando una mano, e il 21 ottobre ha arrestato per corruzione l'ingegnere capo del Comune, Filippo Messina, sequestrando tutta la documentazione relativa a decine di appalti pubblici. E su Trapani è calato l'imbarazzo. E nessuno ha ringraziato gli investigatori.
Questa magia dei miliardi che arrivano a vela sulle Egadi si deve al senatore di Forza Italia Antonio D'Alì, classe 1951, sottosegretario agli Interni. Un barone-banchiere capace di convincere Ernesto Bertarelli, patron di Alinghi, la barca svizzera che detiene la Coppa America, a scegliere Trapani. Ad agosto, l'investitura diventa ufficiale e il 3 settembre D'Alì ottiene che il governo dichiari per decreto la manifestazione "Grande Evento". Non si tratta di una medaglietta, ma è come innestare un motore Ferrari sotto la macchina organizzativa. Significa attivare subito 62 milioni di fondi statali, altri 4 milioni di fondi regionali più 16 milioni di euro a carico dell'amministrazione cittadina. Il tutto con procedure semplificate che consentono di ricorrere anche all'affido diretto dei lavori, saltando appalti e gare varie [...]
Se il governo ha formalmente affidato la guida delle operazioni al prefetto Guido Bertolaso, gran capo della Protezione civile, nei fatti la regia è nelle mani di due fedelissimi di D'Alì. Si tratta del sindaco forzista Girolamo Fazio, e del commissario dell'Autorità portuale, Emilio Barboncini. Ai primi di ottobre si erano svolte le prime riunioni operative per mettere a punto i progetti da affidare alle imprese. Nulla faceva presagire il terremoto che avrebbe innescato di lì a poco l'inchiesta sugli appalti. All'arresto dell'ingegnere capo, pare che il sindaco volesse addirittura dimettersi, pur non essendo toccato dall'inchiesta. Ma D'Alì, intuendo che sarebbe stato uno smacco politico enorme, lo ha fermato [...]
Ma il fallimento dell'opera, fatta per tirare su appalti & affari più che moli e posti-barca, è goà chiaro dal 2005
Naufragio D'Alì (l'Espresso, 3 maggio 2007)
La Louis Vuitton Cup, fece tappa a Trapani nell'ottobre 2005. Per la città fu un tuffo nel jet set internazionale, nonché motivo d'orgoglio per lo sponsor politico dell'evento: il senatore Antonio D'Alì, all'epoca sottosegretario all'Interno e oggi presidente della Provincia. Che adesso ha un diavolo per capello e invoca interrogazioni parlamentari: il ministero dell'Ambiente ha infatti bocciato diverse opere portuali realizzate per l'occasione. In particolare una banchina nella "Zona di Protezione Speciale delle Saline di Trapani" (a sua tempo sequestrata dalla magistratura dopo le denunce di Legambiente) e due dighe foranee che hanno distrutto sette ettari di poseidonia, pianta marina protetta dall'Unione europea. Progetti che l'Autorità Portuale proponeva senza successo da anni e che furono infine cantierati, in assenza di valutazione d'impatto ambientale (Via), grazie a una deroga della Protezione Civile di Guido Bertolaso per i lavori in teoria indispensabili alla manifestazione ma che, come da italica prassi, non furono completati in tempo [...]
E nel 2010, su sa quasi già tutto...
Grande Evento Via col Vento (di Lirio Abbate - l'Espresso del 18 marzo 2010)
Sembrano legati da un filo invisibile, ma anche da amicizie e passioni comuni. Come i "grandi eventi". Sono Guido Bertolaso e il senatore del Pdl Antonio D'Alì entrambi coinvolti adesso in inchieste giudiziarie. Le loro strade si sono incrociate per la prima volta sei anni fa, quando il parlamentare era sottosegretario all'Interno e all'epoca fu attivissimo nel convincere Ernesto Bertarelli patron di Alinghi, a portare nel 2005 la Louis Vuitton Cup nella sua Trapani [...]
Ma la Corte dei conti «dubita». Per i magistrati contabili la regata non può essere «riconducibile alla categoria dei "grandi eventi rientranti nella competenza del dipartimento della Protezione civile"». Il motivo è che i "grandi eventi", «quand'anche non si sostanzino in calamità o catastrofi, dovrebbero pur sempre riferirsi a situazioni di emergenza che mettano a grave rischio l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente». Nulla di tutto ciò, scrive nella sua istruttoria il magistrato Rocco Di Passio, «sembra possibile ravvisare nel "grande evento" della regata velica Louis Vuitton Cup [...]
Fra le imprese che si aggiudicano i lavori di completamento delle opere foranee nel porto di Trapani vi è anche la Coling Costruzioni Generali che fa capo alla famiglia Morici, indicati dagli inquirenti molto vicina al senatore D'Alì. Gli affari trapanesi protetti dallo scudo emergenziale della Protezione civile che ruotano attorno all'America's Cup vengono sfiorati subito dalle inchieste su mafia e pubblica amministrazione che nell'ottobre 2004 portano in carcere il capo del Settore Urbanistica del Comune di Trapani, l'ingegnere Filippo Messina, accusato di corruzione, falso e turbativa d'asta [...]
All'epoca a condurre quell'istruttoria furono i pm Andrea Tarondo e Giuseppina Mione. Ora la Mione è a Firenze e sta coordinando insieme agli altri colleghi della procura l'inchiesta sui grandi eventi in cui è coinvolto Guido Bertolaso, accusato di corruzione, insieme alla "cricca" di Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio del lavori pubblici. Il senatore Antonio D'Alì dopo aver perso la carica di sottosegretario è stato eletto presidente della Provincia di Trapani e oggi è a capo della commissione Territorio Ambiente del Senato. I magistrati di Palermo, secondo quanto confermato a "L'espresso", lo hanno iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa si basa su dichiarazioni di collaboratori di giustizia fra i quali Antonino Birrittella e Francesco Geraci. Quest'ultimo racconta dei rapporti che vi sarebbero stati fino agli anni Novanta fra il parlamentare e il boss latitante Matteo Messina Denaro. In particolare, la famiglia del capomafia accusato della strage di via dei Georgofili a Firenze è stata in passato al servizio dei D'Alì nelle loro tenute trapanesi. Ma nel fascicolo sono inserite anche intercettazioni in cui mafiosi parlano tra loro facendo riferimento all'ex sottosegretario [...]
Scritto il 10 aprile 2013 alle 12:19 nella Bertolaso, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici | Permalink | Commenti (0)
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Ruby Mubarack Rubacuori, la Vittima
I Tg di giovedì 4 aprile - L’appuntamento dato ai giornalisti sulla scalinata del Tribunale di Milano ha fatto di Ruby ex-Rubacuori la star della serata dell’informazione. Tutti i Tg hanno riproposto almeno in parte il suo “sfogo”, apparso per altro scritto da mano giuridicamente sapiente. Esulando dal rispetto che ogni persona merita quando esprime proprie posizioni e/o versioni di fatti comunque inquietanti e tenendo conto che comunque si tratta di una giovanissima donna che all’epoca dei fatti era ancora minorenne, quello che non meraviglia, ma che fa il sangue amaro, è la strumentalizzazione che i Tg Mediaset hanno fatto della giornata milanese di Ruby. Per Tg 4 non basta lo spazio di un ampio servizio, ed ecco a seguire lo “speciale” dove le parti della difesa di Berlusconi e quelle dei giornalisti si sovrappongono integralmente. Ruby, così, diventa “santa subito” non per aver difeso la sua reputazione di ragazza difficile, ma per aver affermato l’innocenza di Berlusconi. Una bellissima pagina di giornalismo che, come spesso capita, anche in questo caso sottomette le persone concrete, in carne ed ossa, con dolori reali, limiti e virtù, alle convenienze dei soliti noti.L’altra star di serata è stato il sindaco di Firenze Matteo Renzi, “titolato” da tutti i Tg ed interpretato in salsa centrodestra da Tg 5 e Tg 4 in relazione alle due dichiarazioni delle ultime ore nell’intervista al Corriere della Sera. Lunga intervista “esclusiva “ su Tg 1. Ma quale che sia il giudizio sulle recenti posizioni di Renzi, ritenute dure, offensive e non condivisibili dalla maggioranza bersaniana, una cosa è certa: la strumentalizzazione che ne ha fatto il centrodestra, anche attraverso i titoli e i servizi su Tg 4 e Tg 5, è patetica. Anche Renzi, a suo modo, per la Gelmini (su Tg 3) appare un credibile candidato se non alla santità, alla beatitudine.
Buono il servizio del Tg 1 sulle tensioni in casa Cinque Stelle, riprese per altro un po’ da tutti. Nel pilota automatico che guida la linea editoriale di Tg 5 qualcosa stasera non ha funzionato: involontariamente, infatti, parlando del “dissidente” del giorno Currò, il Tg di Clemente Mimun ha avvalorato la tesi della possibile frana a vantaggio del “nemico” Bersani.
La Zanzara esprime un giornalismo che all’esame da professionista – per quello che vale – sarebbe doverosamente bocciato. Ma quando la voce del giornalista diventa quella dell’imitatore, accade che la gente – anche vip – ci caschi. Le impressioni cuore in mano di un reale Valerio Onida confessate ad una falsa Margherita Hack sulla funzione dilatoria della doppia commissione dei “facilitatori” motivano le scuse dell’ex Presidente della massima Corte e – forse, forse – l’invidia di qualche noto cabarettista televisivo.
Lorenzo Coletta
Dati Auditel dei Tg di mercoledì 3 aprile 2013
Tg1 – ore 13:30 4.163.000, 23,24% ore 20:00 5.747.000, 23,01%.
Tg2 – ore 13:00 2.861.000, 17,49% ore 20:30 2.409.000, 8,85%.
Tg3 – ore 14:30 2.291.000, 13,97% ore 19:00 2.388.000, 13,94%.
Tg5 – ore 13:00 3.212.000, 19,58% ore 20:00 4.605.000, 18,42%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.223.000, 16,99% ore 18:30 875.000, 6,46%.
Tg4 – ore 14:00 766.000, 4,36% ore 18:55 1.019.000, 5,99%.
Tg La7 – ore 13:30 936.000, 5,21% ore 20:00 1.911.000, 7,63%.
Fonte: www.tvblog.it
su Osservatorio Tg - Autore: Ecosistema Informazione - 2013-04-04
Scritto il 06 aprile 2013 alle 17:55 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Gossip, Grillo, Impresentabili, Media , Politica, Renzi, Società e costume, Tafanus | Permalink | Commenti (6)
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Una prima avvisaglia del forte accento fiorentino col quale si parla in certi paradisi fiscali la si era percepita a novembre 2012, quando era emerso il Renzi-Gate, in seguito alla strano miscuglio di interessi fra Matteo Renzi, il finanziare Davide Serra, la Cassa di Risparmio di Firenze, che proprio alla vigilia della cena elettorale di Renzi aveva investito ben 10 milioni nel discusso Fondo Albertis di Davide Serra con sede alle Cayman. In calce a questo post riportiamo i dettagli dell'intreccio quantomeno "strano".
Di recente era esploso il caso del forte accento ligure-piemontese dell'italiano che si parla in Costarica (un paese che l'OCSE toglie e mette a targhe alterne nell'elenco dei paradisi fiscali. Ci riferiamo, naturalmente, alla strana urgenza di un autista di Grillo e di una cognata di Grillo di aprire in Costarica 13 società per azioni i cui azionisti sono sconosciuti. Ne abbiamo diffusamente parlato in questo post del mese scorso.
Ora emerge, fra rulli di tamburi, ciò che tutti sapevano, e cioè che i paradisi fiscali esistono, li usano in tanti, e che gli italiani non sono secondi a nessuno. E, come spesso accade, un posto d'onore nei paradisi (fiscali) spetta proprio a loro: ai duri e puri Savonarola da comizio e anche ad alcuni emeriti servitori di "servitori dello Stato". Quelli che la trasparenza. Quelli che lo streaming. Quelli che la rottamazione. Quelli che lo Stato.
Riportiamo un estratto dell'atteso articolo odierno de l'Espresso:
Un database su 122 mila società aperte alle Antille e in Polinesia. Usate per traffici e affari. Nelle quali spuntano 200 connazionali (di Leo Sisti - l'Espresso)
È un data base colossale, che permette di penetrare nei segreti di 122 mila società create nelle British Virgin Islands, nel mar delle Antille, e nelle Cook Islands [...] Sono due paradisi fiscali, la patria delle società offshore e dei trust che rendono complesso individuare chi si nasconde dietro questi elaborati schemi finanziari. Ma adesso è possibile ricostruire parte dell'attività di due vere e proprie multinazionali-ombra che da queste isole esotiche muovono più di mille miliardi di dollari: somme in grado di destabilizzare l'economia del pianeta. Una è la Commonwealth Trust Law Ltd (Ctl), sede nelle British Virgin Islands. La seconda si chiama Portcullis TrustNet (Ptn), fondata nelle Cook Islands, poi spostata a Singapore, con uffici in 16 altre località, dalle British Virgin Islands alle Caymans, da Hong Kong alle Mauritius e Seychelles. I suoi clienti provengono da 140 Paesi: tra 45 e 77 mila da Cina, Taiwan, Singapore e altre nazioni asiatiche; 4 mila da Usa e Canada; 1.300 dall'Unione europea. I servizi di questo Trust sono usati da grandi banche come Ubs, Deutsche Bank, Clariden, dal gruppo Credit Suisse e da società di revisione come Price WaterhouseCoopers, Deloitte e Kpmg.
È un sistema opaco, scandagliato dal media network di Washington, The International Consortium of Investigative Journalists (Icij), con la collaborazione di 86 giornalisti investigativi di 46 Paesi, appartenenti a 38 testate: dal "Washington Post" al "Guardian", da "Le Monde" a "El Pais" e a "Suddeutsche Zeitung". Inoltre, tra le televisioni, la "Bbc" e la "Canadian Broadacsting Corporation (Cbc)". Per l'Italia Icij ha scelto come partner esclusivo "l'Espresso".
In 15 mesi di lavoro sono stati esaminati due milioni e mezzo di file che abbracciano un arco di trent'anni in 170 Paesi. Per avere un'idea delle dimensioni, basti pensare che WikiLeaks di Julian Assange ha diffuso 252 mila cablo delle ambasciate Usa con una pen drive da 1,64 GB, mentre questa radiografia della finanza offshore è 160 volte più grande: 260 GB. Un flusso di dati che analizza decine di migliaia di transazioni finanziarie, tra quelle perfettamente legali, e altre, illegali, a volte utilizzate per far girare tangenti, in uno scenario dove spiccano anche despoti, spie, trafficanti d'armi e uomini dei cartelli della droga.
Frugando nelle carte si fanno a volte scoperte sorprendenti. Ci si può imbattere nella Candonly Ltd, una società irlandese già entrata nell'indagine milanese su "Oil for Food", cioè il programma umanitario delle Nazioni Unite che, durante l'embargo posto all'Iraq di Saddam Hussein fu usato dal regime per finanziare politici e imprenditori amici. Ebbene, la Candonly era un canale usato da un affarista italiano, prima condannato e poi salvato dalla prescrizione, vicino all'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, per far circolare tangenti [...]
In queste pagine "l'Espresso" presenta i primi quattro casi di società legate a cittadini italiani, su circa 200 che risultano collegati al sistema offshore, senza che dai documenti emergano illeciti. Un trust delle Cook Islands che ha come "protector" Gaetano Terrin, all'epoca commercialista dello studio Tremonti. Una offshore che indica come beneficiario Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom. Un complesso sistema finanziario legato a tre famiglie di imprenditori e gioiellieri. Infine un trust che riporta come direttori i commercialisti milanesi Oreste e Carlo Severgnini.
Ma ci sono altri esempi. Emergono dai file i patrimoni accumulati da miliardari indonesiani legati al dittatore Suharto, morto nel '98. L'americana Denise Rich, moglie del finanziere Marc, residente in Svizzera e accusato di evasione fiscale negli Usa, ma salvato dal perdono di Bill Clinton, disponeva nel 2006 di 144 milioni di dollari in un trust delle Cook Islands. Qui è approdata anche la baronessa Carmen Thyssen-Bornemizsa per acquistare, alle aste di Sotheby's e Christies, alcuni quadri, tra cui il dipinto di Van Gogh "Mulino ad acqua a Gennep", per il suo museo spagnolo.
Renzi-Gate, quei dieci milioni alle Cayman, e la risposta che manca (Fonte: Giampiero Calapà - Il Fatto).
Lo hanno chiamato anche Renzi-gate. E in Consiglio comunale a Firenze ha già provocato un terremoto con una frattura nel gruppo Pd tra bersaniani e non. Una cosa è certa: se il sindaco Matteo Renzi – un mese fa, subito dopo esser stato accusato di avere “amicizie alle Cayman“, dopo la cena di Milano con la grande finanza – avesse detto, elencando le doti e i meriti di Davide Serra, anche che l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la fondazione di rifermento della sua città, aveva recentemente investito 10 milioni di euro in Coco Bond tramite il fondo Algebris di Davide Serra, a quest’ora risparmierebbe su di sé qualsiasi critica di scarsa trasparenza rispetto a questa vicenda.
Perché pur essendo assolutamente legittimo l’investimento dell’Ente – discutibile certo puntare su un fondo ad alto rischio, ma sono affari loro di cui devono rendere conto ai fiorentini – è impossibile pensare che né l’amico Jacopo Mazzei (presidente del Cda della fondazione), né l’amico Marco Carrai (membro dello stesso Cda), né Bruno Cavini (portavoce del sindaco nominato dallo stesso Renzi nel comitato d’indirizzo della fondazione), né nessun altro, abbiano informato il sindaco di quei 10 milioni investiti proprio poco prima della cena di Milano con Davide Serra e altri.
O, se effettivamente, come hanno assicurato, non gli è neppure passato per l’anticamera del cervello di informarlo (neppure per metterlo in guardia dopo la deflagrazione della polemica sulle “cene con chi ha i fondi delle Cayman”), Renzi dovrebbe riflettere un po’ meglio sulle persone di cui si è circondato in questi anni, almeno su quanto gli sono davvero amiche.
Alfredo Serra in versione "strafigo"
Forse Matteo Renzi non sapeva chi fosse Davide Serra. Ignorava l'esistenza del Fondo Albertis alle Cayman, e non sapeva che la Cassa di Risparmio di Firenze (nel cui ente di gestione i renziani sono così ben rappresentati) se ne servisse generosamente. Forse non sapeva del fatto che alla vigilia della cena "fund raising" di Renzi la Cassa aveva investito 10 milioni di euro nei Coco-Bonds commercializzati dal Fondo Albertis dell'amico ed estimatore Davide Serra, che presto gli avrebbe regalato 100.000 euro. Forse nessuno degli amici di Renzi inseriti nell'ente di gestione della Cassa di Risparmio di Firenze ha avuto l'ideuzza di informare il Sindaco Renzi. Forse.
Ma forse Renzi non poteva ignorare quale fosse il curriculum vitae e il dossier giudiziario di Alfredo Romeo, visto che i giornali per adulti ne erano pieni. Ma forse Renzi non li legge. Forse legge solo il "Corriere dei ggiovani", e il Giornalino dei Boy Scouts. Forse
Tafanus
Scritto il 05 aprile 2013 alle 11:52 nella Corruzione, Criminalità dei politici, Formigoni, Grillo, Impresentabili, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (4)
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PESCARA - La senatrice del Pdl Paola
Pelino ha comprato 11 mila euro di abiti firmati in una boutique, ma non
li ha mai pagati. Ed ora è stata condannata a saldare il dovuto, con
tanto di spese legali. "Se li fece consegnare in albergo, assicurando
che poi sarebbe passata per il saldo", raccontano i titolari del negozio
by Gabrielli di Pescara che da tre anni rincorrono la Pelino per farsi pagare.
Prima
i solleciti telefonici, poi le lettere dell'avvocato. Infine la causa
in tribunale. Ora c'è una sentenza di primo grado che condanna la
senatrice eletta in Abruzzo nelle fila del partito di Berlusconi a
saldare il conto. Una sentenza provvisoriamente esecutiva, con tanto
d'ingiunzione in Parlamento che le ha creato non pochi imbarazzi nel suo
primo giorno a palazzo Madama.
Non solo, la vicenda imbarazza
anche il gruppo imprenditoriale di famiglia dell'onorevole, l'azienda di
confetti Pelino di Sulmona (nota in tutto il mondo).
Senatrice, come mai non ha saldato quel conto?
Guardi, è tutta una montatura dei giornali di sinistra e dei miei avversari politici in Abruzzo (...e te pareva...)
Ma c'è una sentenza...
Mi risulta che il mio avvocato abbia presentato ricorso in appello in quanto quel negozio non mi ha mai rilasciato lo scontrino.
Il
negozio replica sostenendo che "le vendite alla senatrice sono avvenute
in ossequio alla disciplina tributaria" e che lei solo oggi parla di
mancata emissione degli scontrini fiscali, mentre nulla aveva mai
eccepito a riguardo, nonostante i diversi solleciti che le erano stati
avanzati "tutti ampiamente documentabili" sostengono.
Saprò replicare nella sede dovuta.
Quei vestiti però lei li ha presi. Perché non li ha pagati?
Ma questo cos'è, un interrogatorio? Che domande sono...
L'Espresso racconta che nella vicenda è rimasto coinvolto anche il senatore Gaetano Quagliariello.
Lasciate
fuori da questa storia Quagliariello, non c'entra proprio nulla. E'
stato tirato in ballo solo perché il giorno dell'inaugurazione del suo
comitato elettorale a Pescara, la titolare del negozio mi è venuta
incontro inveendo. Non l'aveva nemmeno riconosciuta.
Eppure
i legali della boutique hanno dichiarato in un comunicato che il
senatore Quagliariello si è recato nel negozio nel periodo
pre-elettorale auspicando una composizione bonaria della vicenda.
Io sono una persona trasparente... Adesso però basta, dovete parlare con il mio avvocato.
Due domande piccole piccole alla caramellaia di Pescara:
Senatrice: lei non è una "persona trasparente". Lei è una persona "impermeabile": alle figure di merda. Tafanus
(Credits: articolo segnalato da Annarosa)
Scritto il 21 marzo 2013 alle 16:18 nella Criminalità, Criminalità dei politici, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Guardateli bene, questi perecottari, perchè forse questa è una delle ultime occasioni per vedere insieme riunita una tale summa di ignoranza politica e costituzionale. Bene ha fatto Napolitano a riceverli, perchè altrimenti non avrebbe potuto impartir loro la lezione di galateo istituzionale alla quale li ha sottoposti. Guardateli bene, perchè un "gruppo di famiglia" come questo (un post-fascista come Gasparri, un post-tutto come Cicchitto, e un post DC siciliana come Angelino Alfano, saranno cancellati dalla storia, e anche dalla cronaca. Disutili, costituzionalmente incolti, politicamente superflui. Tafanus
Manifestazione Pdl, l'affondo del Colle: "Rammaricato, serve responsabilità"
Dopo la manifestazione inscenata ieri fuori e dentro l'aula del Tribunale di Milano, Alfano e i capigruppo uscenti di Camera e Senato vengono ricevuti da Napolitano, che ribadisce l'indipendenza della magistratura e convoca il Csm.
"Sono rammaricato per la manifestazione senza precedenti del Pdl all'interno del Palazzo di Giustizia di Milano, ma adesso bisogna fare appello al comune senso di responsabilità". Con queste parole Giorgio Napolitano commenta l'incontro con la delegazione del Pdl, rappresentata dal segretario Angelino Alfano e i capigruppo uscenti di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, che, all'indomani della protesta inscenata fuori e dentro al tribunale di Milano, si è recata al Colle per esprimere la "preoccupazione del partito" circa vicenda giudiziaria che riguarda il Cavaliere.
Il quale dal San
Raffaele, dove è ancora ricoverato per un disturbo agli occhi, detta la
linea politica e fa sapere che per il Quirinale il Pdl vuole un candidato non di sinistra:
"Il centrodestra - afferma Berlusconi in una nota - non ha bisogno di
chiedere a nessuno, e tanto meno alla sinistra, "candidati in prestito",
perché, dopo tanti Presidenti di un solo colore, ha invece diritto a
rivendicare un candidato diverso e di altra estrazione" (...sarebbe il caso di spiegare al "Cieco di Arcore" che a noi, di cosa voglia lui al Quirinale - per usare un francesismo - non fotte un cazzo. Qualcuno gli spieghi che il Presidente del Consiglio è nominato a scrutinio segreto dai Grandi Elettori riuniti. Che non può comprare. NdR)
Il Capo dello Stato, in una nota diffusa dal Quirinale, chiarisce che "la delegazione del Pdl è
consapevole che io non posso interferire con il potere giudiziario".
Da Alfano e i suoi, infatti, non c'è stata "nessuna richiesta di
interventi impropri", ma solo "preoccupazioni di carattere
politico-istituzionale per i recenti sviluppi delle vicende giudiziarie
riguardanti il leader del loro partito e capo della loro coalizione".
Napolitano ribadisce che "l'indipendenza della magistratura non può
essere messa in discussione", e fa appello a un "comune e generale senso
di responsabilità", auspicando un "immediato cambiamento di clima". E
si è riservato di sviluppare più ampiamente "in un prossimo intervento
le sue valutazioni", convocando al Quirinale il Comitato di presidenza
del Consiglio superiore della Magistratura per un incontro.
Alfano definisce "schietto" l'incontro avuto con il Presidente della
Repubblica che ha ascoltato "le nostre preoccupazioni" e confida nelle
prossime "annunciate pubbliche valutazioni" del Capo dello Stato. Ma
ribadisce che "il Pdl continuerà a difendere le ragioni di Berlusconi.
E' in corso un tentativo di eliminazione per via giudiziaria del leader
del centrodestra italiano che milioni di elettori hanno nuovamente
scelto con un consenso che ha prodotto un sostanziale pareggio alle
ultime elezioni" [...]
E anche il segretario Pd, Pier Luigi Bersani,
critica duramente il partito di Berlusconi: "Vedere un ex ministro
della giustizia e la seconda carica dello stato andare ad occupare
uffici giudiziari è sconvolgente - spiega al Tg2 - una cosa senza
precedenti". Si tratta di "una ferita gravissima al tessuto
costituzionale e democratico".
...con questa comparsata, i venditori di Folletto hanno toccato il fondo. Ma non sono ancora paghi, e adesso continuerano a scavare la buchetta, per scensere ancora più in basso. Ad minora. Tafanus
Scritto il 12 marzo 2013 alle 19:02 nella Berlusconi, Criminalità, Criminalità dei politici, Giustizia, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (39)
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Scritto il 11 marzo 2013 alle 16:29 nella Berlusconi, Criminalità dei politici | Permalink | Commenti (33)
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Giulio Tremonti
E' inoltre emerso che Tremonti, prima di abbandonare l'appartamento dopo l'esplosione del caso sui giornali, aveva ordinato personalmente divani e libreria dal falegname. La storia sarebbe stata confermata, prima dello scorso Natale, anche da Milanese, in un interrogatorio davanti al pm Paolo Ielo.
La casa di Tremonti in Via Campo Marzio
Siamo di fronte all'ennessima storia della serie "OK, il prezzo è giusto"? Proviamo a fare i malpensanti: nell'appartamento dove abita Tremonti (Ministro dell'Economia) la "Edil Ars" di Angelo Proietti esegue lavori di ristrutturazione per ben 250.000 €. Niente di male, se non fosse per il fatto che:
Quindi, per piacere, niente dietrologie. Non si può anche pretendere che un Super Ministro dell'economia, con tutte le Super Cose alle quali deve badare, si ricordi anche di salldare questa Mini Parcella. Tafanus
Scritto il 11 marzo 2013 alle 14:54 nella Corruzione, Criminalità dei politici, Impresentabili, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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"Fare il maiale" ha significato per secoli, in Italia, una giornata speciale, con tutta la famiglia allargata impegnata gioiosamente a scuoiare, raccogliere sangue, pressare la "sugna" nella vescica, fare salsicce nelle quali sia il contenuto che il contenitore erano parte del maiale, salare prosciutti, preparare cotiche...
Del maiale, si sa, la cultura contadina aveva imparato a non buttare via niente. Neanche le setole. "Fare il maiale" era una festa collettiva per grandi e piccini, ed era anche una specie di contratto d'assicurazione contro la sfortuna, la siccità, le alluvioni, il cattivo raccolto.
Oggi, "fare il porco" non ha la stessa valenza semantica che aveva il "fare il maiale". Fare il porco richiama piuttosto alla mente vecchi debosciati dallo sguardo lascivo. Vite inutili perse dietro a un culo. Debosciati miliardari che preferiscono credere alla favoletta della ventenne persa dietro al loro maschoio fascino brianzolo, piuttosto che dietro alla "busta" del Rag. Spinelli. Che squallore! Lunga vita al maiale, ma crepi il porco.
Negli ultimi tempi, pur ricchi di porcate, la porcata-principe è stata senz'altro quel pubblico esercizio di violenza da caserma, esercitata su una ragazza non in grado di difendersi. Smarrita, colta di sorpresa dalla volgarità e dall'insistenza, quante volte? Si giri... E giù la guardatina esibitamente lasciva al culo della ragazza.
Io credo che se su quel palco ci fosse stata mia figlia, non avrei resistito alla tentazione di ammazzare con un unico sgozzamento sia il porco che il maiale. Una volta uccisa sul palco, Angela Bruno (perchè è di lei che stiamo parlando) ha continuato ad essere massacrata dal porco (..."si, va bene, mi scuso, ma sembrava divertirsi tanto"...); dal gorilla del porco Galan (il Banal Grande), che in una trasmissione continuava a brandire minaccioso il suo telefonino, depositario - a suo dire - degli SMS della ragazza, dalla quale si dedurrebbe... Si dedurrebbe cosa? Che magari avrebbe fatto carte false per essere vittima della porcata? E il Banal Grande come è entrato in possesso di materiale privato coperto dal segreto postale? In trasmissione, a nessuna testa di cazzo sedicente giornalista è venuto in mente di chiedere a Galan "scusi, ma lei perchè ha gli SMS fra una privata cittadina e terze parti"?
Ieri Angela Bruno ha giocato d'anticipo, e ha pubblicato lei i suoi SMS. Non c'è niente di "sembrava divertirsi tanto", signor Berlusconi; non c'è niente di cui debba vergognarsi Angela e non il suo padrone, signor Galan. Lei dovrebbe solo vergognarsi per aver lanciato minacce in stile mafioso a una ragazza di trent'anni.
Pubblichiamo in calce l'articolo di Repubblica che racconta degli ultimi avvenimenti, e invitiamo i lettori ad aprire e leggere attentamente la raccolta fotografica degli SMS che Angela Bruno, giocando d'anticipo e fottendoli tutti, ha pubblicato. Non emerge alcun autoconpiacimento. Sul palco non si divertiva. Emerge invece questo losco rapporto di sudditanza (quante malefatte, in nome del lavoro purchessia...) fra Angela e la Green Power, nel ruolo di beneficiata principale delle porcate lasciate impunemente dire dal porco ad Angela.
Gli "avvertimenti della Green Power sono tutti formalmente gentilissimi, nei confronti di Angela. I managers le danno del tu, e pensano intensamente al suo bene. Se tutto filerà liscio, ci saranno "wine and roses" per tutti, a cominciare da Angela. Se invece dovesse montarsi inutilmente un caso che non esiste...
Ovviamente non possiamo fare i "giustizieri della notte" ed ammazzarli tutti (anche se la tentazione, lo ammetto, talvolta è forte. Ma fra oggi e domani qualcosa possiamo fare: ammazzare il porco, conservando tutto il nostro contadino rispetto per i maiali. Fra oggi e domani possiamo spuntargli le setole, limargli le zanne, chiudergli per sempre (polioticamente, of course...) quella boccaccia ormai fuori controllo, che vomita porcherie tutte le volte che si apre. Tafanus
Angela Bruno reagisce alle minacce: "Ho pubblicato su Fb tutti gli sms"
La venditrice offesa da Silvio Berlusconi e minacciata in tv dal candidato Pdl Giancarlo Galan di avere le prove che dimostrerebbero la sua "partecipazione divertita" al siparietto con il Cavaliere, ha messo in rete il contenuto dei messaggi scambiati con il suo superiore della Green Power
(di Katia Riccardi - Repubblica)
FOTO GLI SMS DI ANGELA
L'sms apparso era quello che l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan aveva minacciato di rendere pubblico in diretta ad Agorà
su Raitre. Il messaggio che aveva avuto da qualcuno interno
all'azienda. E che il conduttore non aveva voluto mostrare, per non
violare la privacy, e non solo per questo. Anche perché dovrebbero
esserci limiti e contorni alle storie individuali, per non trasformarle
in squallide guerre.
"Non voglio fare nomi, io questa bassezza
non la raggiungo, mi dispiace", ci ha spiegato Angela Bruno. Che la sua
guerra la sta facendo da due settimane. Chiusa in casa. Internet come
finestra, e la decisione di pubblicare quei messaggi integralmente.
"Pensano che abbia paura? Paura di cosa? Peggio di così..", ha
continuato.
Fermo immagini di conversazioni. "Ne tiran fuori
una dietro l'altra, è uno scherzo..". Scrive lei sugli sms. Qualcuno
della Green Power cerca di tranquillizzarla: "Tra poco ti diremo cosa
pensiamo sia meglio fare. Siamo con Christian ora e stiamo discutendo".
Lei dice: "Mi offendono anche...". Dall'azienda rispondono: "Da questa
situazione se gestita bene ne possiamo trarre tutti grandi vantaggi,
anche tu stessa, e non parlo di mostrine, e applausi".
Messaggi, toni. Christian Barzazi è l'avvocato che cura le relazioni
esterne dell'azienda energetica. Uno dei capi, e candidato anche nella
lista di Galan.
Ma Angela Bruno i nomi non li conferma. I messaggi, che
durano per qualche giorno, partono il 10 febbraio, dopo la Convention, e
poi si interrompono. Quando la situazione sfugge al controllo Angela
Bruno risponde ancora, dice di stare male, di non poterne più, chiede
silenzio, l'azienda pretende un suo comunicato. "Angela - le dicono
dall'azienda - se la gestisci questa situazione è un'opportunità,
altrimenti un casino per tutti". E ancora. "Non ti sei fidata di noi. E'
stata una delusione". Lei continua a ripetere di non essersi sentita
onorata. Vuole le scuse. Ma non gliele fa nessuno.
Per
Berlusconi questo teatrino è già storia vecchia. Le scuse che doveva
fare le ha fatte con questa frase: "Sì sì, si è divertita, poi si è
fatta condizionare da moralisti bacchettoni e giornali come Repubblica".
Lei ora sbotta: "Non ne posso più di tanta bassezza. Si è perso il
punto principale della questione. All'azienda serve Berlusconi? A me non
interessa. Il mio problema ora non è solo trovare un modo per andare
avanti ma anche per far finire questa gogna. Sono pronta a tutto. Sono
una donna forte, se pensano di distruggermi, hanno trovato la persona
sbagliata. Ora che i messaggi sono fuori che possono fare? Devo farmi
passare questa rabbia. E' stata la mia vita a essere messa in mezzo, ho
chiesto solo delle scuse. Mi hanno risposto pubblicando un mio messaggio
privato", ha detto. E il punto resta il solito. Niente scuse perché la
signora ha sorriso divertita sul palco con il Cavaliere.
Scritto il 24 febbraio 2013 alle 15:01 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (10)
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Signor Grillo, le devo parlare - 31 anni fa, un tragico incidente cambiava la vita al politico di oggi. Oggi, la vittima più segnata da quel dolore chiede verità (Fonte: Vanity Fair)
«Non cerco nulla, se non la verità. Mi rifiuto di essere strumentalizzata da una politica in cui non mi riconosco, e dopo questa intervista non intendo tornare sull'argomento, quindi prego giornalisti e fotografi di non cercarmi più. Chiedo solo di incontrare il signor Grillo. È un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare: lo faccio io a nome loro. Molte volte mi sono chiesta che cosa proverei ad averlo davanti a me, di persona, per chiedergli di quel giorno.
Fra tutti quelli che in questo periodo sentono continuamente parlare di lui e vedono la sua faccia e leggono ovunque le sue parole ci sono anche io, e lui dovrebbe ricordarselo, e dovrebbe capire l’effetto che mi fa. Ogni giorno penso a come sarebbe la mia vita se i miei genitori e mio fratello fossero ancora con me».
Cristina
Gilberti ha in mano la foto dei genitori Renzo e Rossana, con il
fratello Francesco, morti in un incidente d’auto il 7 dicembre 1981 -
foto Kikapress.com
Il 7 dicembre 1981, Beppe Grillo è a Limone Piemonte, ospite dei Giberti. Renzo, suo vecchio amico, la moglie Rossana e i figli Francesco, 9 anni, e Cristina, 7. Dopo pranzo si decide di andare a godersi il sole, per un paio d'ore, su in quota, al Duemila, una baita raggiunta da una strada stretta e non asfaltata. Tutti salgono sulla Chevrolet di Grillo, tutti tranne Cristina, che insiste per restare a vedere un cartone a casa di un'amica. Quasi a destinazione, dietro una curva, il sole illumina un lungo lastrone di ghiaccio. L’auto slitta all’indietro, diventa ingovernabile, urta una roccia, si gira, cade con il muso nel burrone. All’ultimo momento Grillo riesce a spalancare la portiera e a buttarsi. Per i tre Giberti non c’è niente da fare (istruttivala lettura del link, che riporta l'arrampicata sui vetri di Grillo, e la sintesi delle motivazioni della condanna. NdR)
Il comico verrà infine condannato per omicidio colposo, e per questo non si candiderà, sulla base del regolamento del Movimento 5 Stelle che esclude i condannati.
Oggi
Cristina ha un altro cognome: quello del marito della sorella della
madre, che la adottò dopo la tragedia. È diventata madre, ha 38 anni, fa
volontariato per l’infanzia. Affronta l’intervista divisa tra il
bisogno di verità e la ritrosia naturale. «Non amo parlare di me, forse
la vita mi ha resa introversa. Ma oggi sono matura, ho fatto i conti
con il passato e ho trovato il coraggio di guardare indietro».
Cristina, perché proprio oggi, alla vigilia delle elezioni, dopo più di trent’anni di silenzio?
«Gliel'ho
detto: il signor Grillo è una presenza pubblica come mai prima, e come
mai prima è forte la mia esigenza di confrontarmi con lui. La mia non è
certo l’unica vita segnata da un lutto, mi guardo intorno e ne vedo
tante di storie simili. La differenza è che nel mio caso - con i media
che parlano continuamente di lui e del perché non si candida, e ogni
tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari -
dimenticare è impossibile. Tutte le domande che ho cercato di seppellire
- che mi tormentano con i loro "perché" - sono tornate a galla. Ora ho
bisogno delle risposte, una volta per tutte, per guardare avanti».
Non poteva contattarlo privatamente?
«Ci ho provato. Ho anche telefonato al suo ufficio stampa: ho espresso
il desiderio di un confronto privato, mi hanno promesso che mi
avrebbero fatto sapere. Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha
spiegato che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l'incidente, che
non era il momento di ritornare sull’argomento. Ma per me il momento è
questo: sono cresciuta, sono mamma, sono pronta per sapere e per
parlare. Solo dopo quel "no" ho accettato di parlare con voi».
In passato, Beppe Grillo l'ha cercata?
«Mai. Non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono
andate le cose direttamente da lui, l'unico che possa davvero farlo. Mi
conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è
possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l’esigenza di
vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori
adottivi per sapere come stavo?».
IL SILENZIO DI GRILLO - Prima
di andare in stampa con questa storia, abbiamo avvertito Beppe Grillo e
gli abbiamo dato la possibilità di commentarla in qualsiasi modo. Lui
ha scelto – legittimamente – di non farlo (Vanity Fair)
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 18:36 nella Criminalità dei politici, Grillo, Impresentabili | Permalink | Commenti (16)
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...mi ami? ma QUANTO mi ami? ...mi costi, ma QUANTO mi costi?...
Questo vecchio spot di successo della TIM mi è venuto in mente oggi, guardando l'andamento dello spread negli ultimi sette giorni.. Dal minimo di 245 punti-base, dopo che Silvio ci ha regalato 4 miliardi di euro restituendoci l'IMU, siamo risaliti a quota 286. La differenza fa 41 punti-base in più.
Tradotto, questo significa che a regime in costo del debito pubblico salirà di 0,41 punti percentuali. Il che, applicato a una montagna di oltre 2.000 miliardi di euro, equivale a un maggior costo (e a maggiori future tasse) di 8,2 miliardi di euro.
Riepliloghiamo: 4 miliardi di restituzione dell'IMU. Poi altrettanto di minor introito annuale per l'anno prossimo e per quelli successivi (che bisognerà recuperare da qualche parte, visto che Berlusconi ha apposto la propria firma autografa sull'impegno con la UE per il pareggio di bilancio nel 2013 - una fola - e per il fiscal-compact (la riduzione in vent'anni del debito pubblico dal 126% del PIL al 60% - un'altra fola). A questo punto il "regalo" di Berlusconi ci costa già, su base di una legislatura, 42 miliardi di euro.
Ma non è finita, perchè gli economisti più cauti, mettono in conto il peggioramento strutturale, grazie alle minchiate pre-elettorali di Berlusconi, di ALMENO cento punti di aumento strutturale dello spread. Sono altri 20 miliardi all'anno, cioè 100 miliardi su base "legislatura".
Senza addentrarci nel problema aggiuntivo (che pur esiste, e peggiora le cose, degli interessi composti su queste nuove voragini), il "regalo" di Berlusconi ci costerebbe, in 5 anni, 142 miliardi.
Afferrato il concetto? Berlusconi ci regala qualcosa che vale 20 miliardi in cinque anni, e ci presenta un conto di 142 miliardi (calcolato per difetto) di 142 miliardi.
Gli "tagliani" giulivi si apprestano a farsi sodomizzare, senza spreco di vasellina. Chiudiamo con l'unica buona notizia di giornata: almeno a parole, il tastierista Maroni si è messp di traverso sull'ennesimo condono tombale che Berlusconi voleva regalare innanzitutto a se stesso, e poi al suo popolo bue di evasori fiscali cronici.
P.S.: qualcuno (quasi tutti i giornali di destra e di sinistra) ha voluto associare il crollo in borsa a pari merito alle minchiate di Berlusconi ed alll'affaire MPS. Niente di più falso. Basta guardare quando lo spread ha toccato i minimi, e quando ha toccato i massimi. Ha toccato i minimi quando la faccenda MPS era già da giorni sulle pagine di tutti i giornali, e su tutti i talk-show che la TV ci infligge; è risalito a 286 dopo la minchiata berlusconiana.
E dovremmo avere la lucidità di valutare quanto costino anche le promesse elettorali del patetico Professor Monti, che prima ha spiegato che "chi tocca l'IMU muore", e adesso, da politicante, annuncia che aveva scherzato. Che si può toccare l'IMU, l'IVA, l'IRPEF. Critica il populismo di Berlusconi, ma ne segue le orme.
Dio salvi gli italiani da Berlusconi e da Monti, ma innanzitutto li salvi da se stessi
Tafanus
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 12:59 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Questa la lucida, drammatica analisi di Tito Boeri su lavoce.info: un drammatico articolo dal titolo "Sessanta miliardi di sciocchezze". Un articolo da distribuire capillarmente...
Quanto vale la “proposta shock” di Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a nuovi investimenti. Ma avrà effetti anche sulla credibilità del nostro paese. E di conseguenza sullo spread.
I NUMERI DELLE PROMESSE
Quanto vale la “proposta shock” di Silvio Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a investimenti. Vediamo perché.
L’Imu sulla prima casa vale circa 4 miliardi. Berlusconi propone
di abolirla e di restituire agli italiani quanto raccolto con questa
tassa nel 2012. Quindi si tratta di 4+4=8 miliardi di entrate in meno
per lo Stato nel 2013.
L’Irap che Berlusconi vorrebbe abolire (lo aveva già promesso nel
2001 e aveva anche ottenuto una legge delega dal Parlamento per farlo
nel 2003), vale circa 35 miliardi a regime. Supponendo che l’operazione
venga distribuita uniformemente nell’arco della legislatura, saranno 7
miliardi nel 2013, 14 nel 2014, 21 nel 2015, 28 nel 2016 e 35 a fine
legislatura.
LO SPREAD DI CREDIBILITÀ
Oltre a queste risorse direttamente coinvolte dalle misure promesse da Berlusconi, bisogna tenere conto degli effetti sulla credibilità del nostro paese. Lo spread tra Italia e Spagna (al netto, dunque degli interventi della Bce di cui hanno beneficiato entrambi i paesi) si è abbassato dall’apice della crisi di più di 200 punti: i rendimenti nei nostri Btp decennali sono arrivati a costare fino a 140 punti di più dei bonos spagnoli; adesso costano circa 80 punti in meno. Le due misure chiave che hanno ridato credibilità all’Italia, secondo lo stesso Fondo monetario internazionale, sono state la riforma delle pensioni e il ripristino della tassa sulla prima casa. La stessa Bce ha potuto intervenire a sostegno dei titoli di Stato italiani e spagnoli grazie al fatto che il governo italiano aveva mostrato di saper assumere misure impopolari per rispettare gli impegni presi con l’Europa.
Se torniamo a essere l’unico paese dell’area Ocse che non tassa la prima casa, è prevedibile che lo spread riprenda ad allargarsi. Difficile stabilire di quanto, ma supponiamo che almeno metà della credibilità recuperata nei confronti della Spagna venga persa e ipotizziamo che non ci siano invece effetti sulle misure (e sulla credibilità) della Bce. Avremmo così 100 punti base in più di spesa per interessi. Dato che il nostro debito è superiore a 2mila miliardi, un aumento di 100 punti dei rendimenti dei titoli che servono a finanziarlo significa 20 miliardi di spesa per interessi in più a regime, che cominceremmo a pagare man mano che i titoli vecchi vanno in scadenza e ne emettiamo di nuovi. Dunque, pagheremmo circa 3,5 miliardi in più nel primo anno, 7 nel secondo e così via (contando su di una durata media del debito di circa sei anni).
In sostanza, l’annuncio shock potrebbe costarci 18 miliardi nel 2013 e, a regime, poco meno di 60 miliardi. Le coperture proposte da Berlusconi sono risibili. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 400 milioni, lo 0,6 per cento di quanto sarebbe necessario. L’accordo con la Svizzera è pieno di insidie e non è affatto detto che porti a entrate aggiuntive, almeno nei tempi che sarebbero richiesti per la “proposta shock”.
Le risorse andranno quindi reperite aumentando altre tasse, presumibilmente in gran parte a carico del lavoro. Ovviamente, tutto ciò impedirebbe di fare le altre cose previste nel programma del Pdl, tra cui la detassazione delle assunzioni e la rinuncia all’aumento dell’Iva. E per rispettare i vincoli del fiscal compact bisognerà prorogare il blocco dei salari nel pubblico impiego, rinunciare a programmi di investimenti pubblici, mentre non ci saranno fondi per riformare gli ammortizzatori sociali, per pagare la cassa integrazione.
Insomma, la “proposta shock” sembra essere la promessa di qualcuno che sa di perdere le elezioni e che quindi non si preoccupa minimamente della sua fattibilità. Vedremo come la giudicheranno i mercati. Speriamo non la prendano troppo sul serio.
Scritto il 04 febbraio 2013 alle 22:04 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Economia, Fronte del Porco, Politica | Permalink | Commenti (5)
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Proprio così. Questo coglione ha aspettato il giorno della Shoah per dire che in fondo, con l'esclusione delle leggi razziali, questo Mussolini aveva fatto delle cose buone... E dice queste cose mentre la Merkel, tedesca, afferma senza se e senza ma che Hitler è stato un bastardo, e che il Giorno della Memoria dev'essere perpetuato, affinchè le ignominie del nazifascismo non abbiano a ripetersi.
Stronzo, stronzo, stronzo. Cento volte stronzo
Scritto il 27 gennaio 2013 alle 12:55 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica, Razzismo, Tafanus | Permalink | Commenti (24)
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Oggi abbiamo scelto di lasciar perdere per qualche ora la politica, per parlare di un avvenimento scientifico che mi ha sconvolto (in positivo) perchè rivela - a prova di scemo - quali siano le enormi potenzialità della ricerca sulle staminali, di fatto bloccata in Italia da una destra e becera, antistorica e antiscientifica, che fa spendere miliardi alla collettività per mantenere inutilmente in vita, sotto azoto liquido, ciò che loro chiamano "progetti di vita".
Chi ci guadagna? A cosa serve tenere "in vita" questa roba, destinata comunque a finire nello scarico del lavandino, mentre molta gente continuerà a morire perchè gli italiani hanno deciso di morire si, ma democristiani? Cosa ne avremo ricavato quando avremo perso anche il treno della ricerca biologica (settore che ha prodotto in Italia eccellenze mondiali)? E chi dovremo ringraziare quando dall'Italia si organizzeranno "treni della speranza" per la Svizzera, la Francia, l'Inghilterra, e persino la Turchia? Perchè non c'è Papa Natzinger o "Comunione ed Oppressione" che tenga. Quando tutto il mondo che circonda l'Italia offrirà una speranza che l'Italia sta uccidendo, non sarà una legge di Maurizio Lupi o di Giovanardi a fermare l'esodo dei malati, e delle esauste finanze delle famiglie italiane. Tafanus
L'esperimento pionieristico allo University College di Londra: ricercatori stanno facendo crescere un naso nuovo, da zero, sull'avanbraccio di un paziente grazie alle cellule staminali. Una volta pronto, verrà rimosso e reimpiantato sul volto senza cicatrici. Nuove speranze per le vittime di incidenti stradali e i militari feriti in battaglia (Fonte: Repubblica/Salute)
LONDRA - Un naso nuovo, ricostruito
da zero sull'avambraccio di un paziente grazie alle cellule staminali. E
identico a quello che gli è stato asportato per un tumore.
L'esperimento pionieristico è stato condotto allo University College di
Londra: se tutto andrà bene, il paziente, un inglese di 56 anni colpito
da cancro alla pelle, potrà recuperare il suo profilo. Il naso, una
volta ricresciuto completamente, verrà rimosso dall'avambraccio e
reimpiantato sul suo viso. La speranza dei ricercatori è che potrà
restituire all'uomo l'odorato e che avrà sensibilità.
A raccontare il caso è stato il programma della Bbc Focus,
ripreso poi dai principali giornali britannici. Il nuovo naso è stato
fatto crescere a partire da un modello in vetro, su cui è stato
spruzzato un materiale sintetico che ha creato una 'impalcatura' su cui
si sono poi innestate le staminali del paziente.
Mentre in un
bioreattore le cellule davano vita alla cartilagine del naso, i medici
del team guidato dal dottor Alex Seifalian hanno fatto estendere la
pelle del paziente, creando spazio all'interno del braccio del paziente
con un piccolo palloncino. "Possiamo fare il naso", ha spiegato
Seifalian alla stampa britannica, "ma non la pelle".
Ora, da
circa due mesi, nello spazio del palloncino è stato inserito il nuovo
naso, che sta sviluppando nervi e capillari, oltre a ricoprirsi pian
piano di pelle. Tutto sembra procedere per il meglio. Ancora un altro
mese, ha spiegato il ricercatore, e sarà pronto per essere impiantato
sul viso del paziente. Che lo ha voluto identico al suo, difetti
compresi: "Il naso sarà perfettamente uguale a quello perso dal paziente
- ha sottolineato Seifalian - quello originale era un po' storto, gli
abbiamo chiesto se lo voleva più dritto, ma lui ha detto di no".
Fra almeno altri tre mesi il naso sarà rimosso dal braccio e
ricollocato sul volto dell'uomo, in un intervento che non dovrebbe
lasciare cicatrici. Il braccio, spiegano i medici, dovrebbe così tornare
normale e la pelle restringersi nuovamente.
L'uomo, che ha
chiesto di restare anonimo, aveva subito una rimozione totale del naso
dopo che un tumore aveva iniziato ad attaccare l'organo. La malattia è
stata arrestata, ma il paziente era rimasto segnato per sempre. Ora, se
l'operazione avrà successo potrà ridare speranza alle vittime di
incidenti stradali o ai soldati feriti in battaglia per superare
l'effetto di gravi lesioni.
Non si tratta del primo caso di
parti del corpo fatte crescere all'interno delle braccia, ma questo è
l'unico caso in cui si riproduce un organo da zero. Lo scorso anno, ad
esempio, alla Johns Hopkins University di Baltimora a una donna è stato
fatto crescere nell'avambraccio e poi trapiantato un orecchio: in quel
caso, però l'organo era stato ricavato dalla cartilagine della costola.
...ma noi abbiamo avuto la fortuna di avere un ministro come Girolamo Sirchia, detto "Il Sirchiapone"...
IL CURRICULUM DI GIROLAMO SIRCHIA - Il 2 febbraio 2005 è stato indagato per corruzione, dopo il suicidio del suo amico Francesco Mercuriali il 3 ottobre precedente.
Il 17 aprile 2008 è stato condannato (sentenza di primo grado) a tre anni di reclusione per tangenti nel mondo della sanità, più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Insieme a lui sono stati condannati i presunti corruttori, in particolare della Haemonetics Italia. Alla condanna sono valse solo le accuse riferitesi a fatti successivi al 2000, mentre per le precedenti è scattata la prescrizione.
Il 3 marzo 2010 la sentenza di appello ha confermato l'appropriazione indebita in relazione a circa 300.000 franchi svizzeri sottratti alla fondazione "Il Sangue" di cui era tesoriere, ma lo ha giudicato innocente, ribaltando il primo giudizio per gli episodi di corruzione. Per un terzo capo d'imputazione, relativo a 10.000 dollari ricevuti dalla giapponese Kawasumi nel dicembre 2000, i giudici hanno infine dichiarato la prescrizione. La pena è stata ridotta a 5 mesi di carcere e 600 € di multa, grazie all'indulto. Altri episodi di corruzione erano già stati prescritti in primo grado. La Corte d’Appello di Milano ha quindi revocato nei confronti di Sirchia anche l’interdizione dai pubblici uffici.
Nel corso della trasmissione Porta a Porta del 30 ottobre 2001, l'allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia dichiarò: "Le differenze fra droghe leggere e pesanti sono sfumature" (Fonte: Wikipedia)
Per non dimenticare - Fecondazione: i "bidoni" di Sirchia (sottotitolo: "Quando un paese non ha altro a cui pensare") (Adnkronos del 18/02/2009)
La "casa degli embrioni orfani", pronta da oltre tre anni al Policlinico di Milano, va riempita. Oppure va utilizzata per altri scopi, così da non rendere vano l'investimento iniziale pari a circa 400 mila euro. E' l'appello dell'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, secondo il quale trasferire nella biobanca milanese gli embrioni prodotti in sovrannumero prima della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita "costerebbe soltanto 40-50 mila euro".
Nelle scorse settimane il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, aveva espresso perplessità sul trasferimento a Milano dei circa 3.400 embrioni crioconservati nei centri di fecondazione assistita distribuiti lungo lo Stivale. Uno dei problemi sarebbe infatti il costo dell'operazione, stimato in centinaia di migliaia di euro. "Non è assolutamente vero che il trasferimento sarebbe così dispendioso - dice invece Sirchia, parlando ai giornalisti oggi nell'ospedale di via Sforza a margine di un incontro sulla donazione del sangue da cordone ombelicale - Abbiamo il preventivo dei corrieri che lo dimostra", calcolando appunto un costo di 50 mila euro al massimo. La realizzazione della "Casa degli Embrioni" a Milano è stata prevista dal decreto del 2004 e già il 16 dicembre 2005, giorno dell'inaugurazione, si dava per imminente l'arrivo di 400 embrioni "senza famiglia". Ma i 6 bidoni "allestiti apposta" per conservare il materiale in azoto liquido restano ancora vuoti. Uno spreco? Il rischio è questo, conferma l'ex ministro [...]
Scritto il 24 gennaio 2013 alle 14:12 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità dei politici, Giustizia, Impresentabili, Politica, Scienza, Tafanus | Permalink | Commenti (17)
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"Voglio che il mio onore venga salvato". Incalzato dai processi, con il timore di una raffica di condanne in arrivo, Silvio Berlusconi ha iniziato ad accarezzare di nuovo una sua vecchia ossessione: tutelarsi dai processi con una qualche forma di immunità.
Con il Pdl cresciuto di sei punti in tre settimane, con le liste ripulite dai più impresentabili, adesso inizia a crederci. Non di vincere, anche Alessandra Ghisleri ritiene il "miracolo" impossibile. Ma di pareggiare sì. Fare patta al Senato, conquistare il premio di maggioranza nelle quattro regioni in bilico - Sicilia, Lombardia, Campania e Veneto - per costringere Bersani alla trattativa sulla giustizia. È questo l'obiettivo strategico del Cavaliere. Che desidera uno scudo, un salvacondotto, per mettersi al riparo dalle tre sentenze di condanna che vede arrivare sempre più vicine, quelle dei processi Ruby, Mediaset e Unipol. Benché gli avvocati Ghedini e Longo gli abbiano spiegato che è inutile illudersi, visto che i precedenti tentativi (prima il Lodo Schifani del 2003, poi il Lodo Alfano del 2008) sono stati spazzati via dalla Consulta, che li ha trovati in contrasto con una decina di articoli della Costituzione, Berlusconi non si dà per vinto.
L'idea è ancora confusa nella sua attuazione pratica, ma Berlusconi non sente ragioni. Per questo il teatro della battaglia è diventato palazzo Madama, l'unico luogo dove sarà possibile far pesare i propri voti. Per il governo, certamente. Ma soprattutto per l'elezione del nuovo capo dello Stato. Uno dei papabili per il Colle nei giorni scorsi è andato a trovare il Cavaliere per sondarne il gradimento sul proprio nome. E ha riferito successivamente di aver trovato il leader del Pdl molto disponibile a convergere su una personalità non necessariamente di centrodestra. Non c'è stato insomma alcun "adesso tocca a noi". A una sola condizione però: "Chi vorrà i nostri voti per essere eletto dovrà garantire uno scudo per mettermi al riparo da questa aggressione finale dei pm". Una richiesta inaspettata, che ha lasciato di sasso l'interlocutore.
Nessuno conosce quale forma debba prendere questa richiesta, se una nuova immunità parlamentare valida erga omnes, o piuttosto una nomina politica di peso, come potrebbe essere il laticlavio a vita per Berlusconi. O di nuovo un lodo per le alte cariche, ancora più limitato rispetto a quello del 2008. E se fosse un nuovo lodo il Cavaliere - per quanto i suoi stessi collaboratori ritengano la carica "inadatta" al suo temperamento e dunque l'ipotesi irrealistica - sogna per sé di salire allo scranno di Schifani: presidente del Senato. Non tanto per fare uno sgarbo a Casini, che ha prenotato quel posto da tempo. Ma per dare all'eventuale salvacondotto una veste istituzionale.
Gasato per la rimonta di questi giorni, qualcuno nel Pdl inizia a crederci davvero. Maurizio Paniz, deputato-avvocato che ha messo la sua faccia sul processo breve e sulla difesa di Berlusconi alla Camera sul caso Ruby-Mubarak, sogna in grande: "Se Monti è stato fatto senatore a vita, Berlusconi lo merita molto di più. Il nuovo capo dello Stato lo dovrebbe fare senatore al cubo. Anche la presidenza del Senato sarebbe un giusto coronamento per uno che è stato il protagonista assoluto della politica italiana degli ultimi vent'anni".
Persino un iper-realista come Fabrizio Cicchitto, che conosce le dure leggi della politica, lascia la porta aperta al dubbio: "Presidente del Senato la sinistra non lo eleggerà mai. Ma chissà... aspettiamo i risultati del Senato". Per questo il Cavaliere non molla, sta spingendo al massimo i motori della campagna per conquistare punti su punti. La Ghisleri ora lo dà al 23,5 per cento (anche se Pagnoncelli ieri a Ballarò l'ha inchiodato al 17,8%) in crescita. E Berlusconi ha commissionato un nuovo sondaggio, che arriverà lunedì prossimo, quando il campione potrà esprimersi anche sulle liste del Pdl ripulite dagli impresentabili. L'ex premier è certo che ci sarà un rimbalzo verso l'alto. In tempo di par condicio ha programmato un tour di dodici città, con comizi in cinema e teatri. Servirà a dare l'ultima spinta per essere determinante al Senato. (Francesco Bei)
Caro Bei,
solo una preghiera: non avalli crescite di sei punti in tre settimane. Queste ci sono solo nella fantasia di Berlusconi, e nell'operazione di sondaggisti-vucumprà che fanno sondaggi senza committenti, per venderli a posteriori a chi è interessato a fare del marketing virale. Così rende un servigio al venditore di saponette, che userà questo suo articolo per smerciare roba che non ha, citando "persino Repubblica" come testimonial. Io auspicherei un ritorno della Ghisleri alla paleontologia, anche se mi rendo conto che i sondaggi rendono meglio di giornate passate a rovinarsi gli occhi su un microscopio. Grazie
Tafanus
Scritto il 23 gennaio 2013 alle 21:06 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Politica | Permalink | Commenti (20)
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...attenzione! quest'uomo è un pericolo pubblico! Non Vendola, of course, ma "la Albertina", come affettuosamente lo chiamava il Senatur, quando erano sulla stessa barca. Quando uno sfilava in mutande di cachemir, mentre l'altro conquistava i salotti della Milano bene coi suoi rutti... Era così stupendamente naif, il senatur! E quel sindaco in mutande era davvero scicchissimo! Comunque, dato che "niente deve restare impunito", pubblichiamo qui sotto la foto segnaletica della Albertina. Se incrociate una vestita così, state alla larga. Potrebbe nascondere un pistolino sotto le mutande di cachemir!...
Albertini, attacco a Vendola sull'articolo 18: "Vuole tornare agli anni di piombo" - Il candidato alla Regione Lombardia accusa il leader di Sel di essere una "zavorra ideologica della sinistra estrema". La replica: "Monti prenda le distanze, chi ha scritto lo Statuto dei lavoratori è stato obiettivo delle Br" (Fonte: Repubblica)
Gabriele Albertini accusa Nichi Vendola di essere un nostalgico del terrorismo e tra il leader di Sel e il candidato centrista alla presidenza della Lombardia scoppia la polemica. "Siamo un gruppo che si propone di agire per essere più europei, lasciare fuori le zavorre ideologiche e massimaliste della sinistra estrema e anche il populismo demagogico della Lega", dice Albertini intervenendo ad Agorà, su Rai Tre.
"Vendola che firma il referendum per ritornare all'articolo 18 degli anni di piombo - attacca l'ex sindaco di Milano - oppure firma un altro referendum per portare indietro gli orologi a prima della riforma pensionistica ed è pure contrario alla Tav finanziata dall'Unione europea, quella parte lì è massimalista ideologica". Affermazioni solo in parte rettificate in un secondo momento. "L'articolo 18 - precisa - è un'altra cosa, però avviene in momenti temporalmente contigui ed è stato reiterato e mantenuto in essere quando invece il mondo è cambiato. Gli stessi sindacati moderati hanno una visione diversa su questo tema".
Dura la replica di Vendola. "Si è trattato di affermazioni tanto volgari e barbariche, da cui mi auguro che Mario Monti, per una questione di civiltà di rapporti, prenda le distanze", risponde il leader di Sel. "Vorrei dire a Monti che se questo è segno di moderatismo ho una certa preoccupazione per l'offesa inflitta alla verità storica. Chi ha scritto lo Statuto dei lavoratori è stato obiettivo delle Br. Il principale antagonista delle Br era la Cgil. Mi aspetto che almeno su questo punto, per civiltà di rapporti, Monti prenda le distanze da una espressione tanto volgare e barbarica di Albertini".
Affermazioni alle quali il candidato alla Regione Lombardia ha poi ulteriormente ribattuto. "Capisco che Vendola abbia la necessità di alzare i toni, ad Agorà ho solo ricordato che lui ha firmato un referendum per ritornare alla versione originaria dell'articolo 18 e per cancellare la riforma Fornero delle pensioni", sostiene Albertini. "E' un dato di fatto che lo Statuto dei Lavoratori che contiene l'articolo 18 sia stato firmato nel 1970, anni di grandi tensioni sociali. Non ci provi lui a strumentalizzare il mio pensiero per cercare di far passare l'idea che ritenga l'articolo 18 risultato degli anni di piombo".
Che Dio ci salvi dagli uomini in doppiopetto di Caraceni, dagli uomini in loden, dagli uomini in mutande di cachemir. Questi sono solo fumetti, non uomini. Da uno che ha sfilato in mutande di cachemire da sindaco di Milano, e che oggi si concia come è illustrato nella foto, non possiamo aspettarci niente di buono. Rispediamolo a fare valvole nella sua "fabbrichetta". Tafanus
Scritto il 23 gennaio 2013 alle 07:59 nella Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica | Permalink | Commenti (14)
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In Campania è corsa contro il tempo. L'ex sottosegretario sembrava aveva spuntato un seggio
blindato, ma Alfano si è opposto. Subito dopo sono spariti gli elenchi
firmati, costringendo i candidati ad un precipitoso rientro a Napoli per
sottoscrivere nuovamente i documenti. Rinuncia Milanese. Proteste in
Liguria contro Minzolini e in Abruzzo contro Scilipoti, che alal fine
salta. (Fonte: Repubblica)
(foto dall'album "C'eravano tanto amati")
Silvio Berlusconi con Nicola Cosentino (ansa)
La lunga battaglia delle liste del Pdl alla fine sembra averla vinta chi si è opposto alla candidatura dell'impresentabile Nicola
Cosentino, ma potrebbe essere una vittoria di Pirro. Contemporaneamente
alla scelta di escludere l'ex sottosegretario indagato per collusioni
con la camorra (ma c'è ancora chi lascia dei margini di incertezza su
una possibile inclusione in extremis), sono scomparse infatti le liste
con le firme di chi aveva già accettato le candidature in Campania.
Sparizione di cui più di un dirigente del Pdl accusa lo stesso
Cosentino.
A questo punto nel partito è caos: entro le 20 di
questa sera devono essere raccolte di nuovo le firme di accettazione dei
candidati, e i candidati del Pdl sono impegnati in una corsa contro il
tempo: chi era a Roma sta cercando di tornare il più rapidamente
possibile a Napoli per poter firmare nuovamente l'accettazione della
candidatura. Un esito clamoroso, arrivato dopo che questa mattina
Berlusconi ha riconvocato i vertici del Pdl per definire le liste del
partito. Cosentino nella notte sembrava averl avuta vinta, ma poi è
riesplosa la resistenza di Angelino Alfano.
Un'incertezza nel
fare pulizia nelle liste che ha scatenato oggi un durissimo commento del
leader di Sel Nichi Vendola. "A sinistra vogliamo far sentire profumo
di diritti sociali. A destra si sente ancora la puzza di camorra", ha
scritto su Twitter il presidente della Regione Puglia.
Di sicuro c'è la scelta di candidare Berlusconi al Senato.
La conferma è arrivata da Maurizio Gasparri, che sta presentando le
liste del Popolo della Libertà nel Lazio. Per la regione Lazio al Senato
l'ordine prevede Berlusconi al numero 1 e lo stesso Gasparri al numero
2. Capolista al Senato il Cavaliere anche in Sicilia.
Tra i seggi
blindati, pure quello di Luigi Cesaro: l'ex presidente della Provincia
di Napoli dovrebbe correre al secondo posto in Campania 1, dietro il
capolista Gianfranco Rotondi. L'avrebbe spuntata anche Michele Pisacane,
del Pid, nella circoscrizione 2, dove capolista è Mara Carfagna,
seguita da Nunzia De Girolamo.
Resta ancora da capire poi come sono stati affrontati altri due casi legati alla candidatura di Cosentino, quelli di Alfonso Papa e Gennaro Coronella.
" "Io 'impresentabile' secondo i sondaggi della Ghisleri? La politica è
fatta di umanità non di numeri. Ho visitato 25 carceri in tutta Italia,
incontrato migliaia di persone di cui la cosiddetta casta non si
interessa affatto", ha ribadito anche oggi Papa parlando a
KlausCondicio. Il senatore Coronella si era lamentato invece di non aver
ancora ricevuto alcuna comunicazione sulla sua candidatura malgrado non
abbia mai ricevuto un avviso di garanzia.
Problemi almeno in parte risolti in Abruzzo, dove la proposta di un seggio sicuro per i transfughi dell'Idv Antonio Razzi e Domenico Scilipoti
aveva scatenato le proteste dei dirigenti locali del Pdl, con la
minaccia di dimissioni dal partito del governatore Gianni Chiodi.
Scilipoti potrebbe essere dirottato in Calabria, mentre a Razzi è stata
assegnata un posizione a rischio di esclusione. Non piace, ai quadri
locali, neppure il nome di Augusto Minzolini: numero due in Liguria al
Senato dopo Silvio Berlusconi. "Siamo pronti a lasciare in massa",
annuncia il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato.
Ha annunciato l'intenzione di rinunciare alla candidatura Marco Milanese,
in passato consulente dell'ex ministro Tremonti e deputato del Pdl,
coinvolto in alcune inchieste giudiziarie. "Preso atto delle polemiche
pretestuose che la mia candidatura pone al partito - ha detto all'Ansa -
ribadendo la necessità che venga sempre affermata per tutti la
presunzione di non colpevolezza prima di una sentenza definitiva di
condanna, pur considerando che nei miei confronti non ne è intervenuta
neanche una di primo grado, comunico di aver ritirato sin da ieri la mia
candidatura dalle liste del Pdl al fine di evitare ogni
strumentalizzazione delle mie vicende giudiziarie".
Risolta
invece la grana Marche. "Mi metto a disposizione e accetto la
candidatura, al presidente Berlusconi non si può dire di no", ha
spiegato il deputato Remigio Ceroni, coordinatore del
Pdl delle Marche, dopo aver incontrato l'ex premier a Palazzo Grazioli.
Ieri Ceroni aveva annunciato il ritiro della candidatura per i troppi
'paracadutati' nelle liste di Camera e Senato nella sua regione.
ABBIAMO TRASMESSO: "Il Partito degli Onesti" - Produzione Medusa Cinematografica, Regia di Small Angel HalfBack
Scritto il 21 gennaio 2013 alle 17:30 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica | Permalink | Commenti (19)
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La Dottoressa Ghisleri, paleontologa fulminata sulla via dei sondaggi pro-capo, ha avvertito Silvio: candidare i Dell'Utri, i Papa, i Cosentino, può costare fino a due punti in meno. Ma Silvio ha avvertito Silvio: non candidarli, può costare l'uscita di un fiume di veline, racconti, magari fotocopie... Cosa scegliere? A domani la risposta.
E nel frattempo nella lista MontiZemolo saltano fuori altri nomi imbarazzanti. Non come quello del porno-imprenditore (che ha offerto spintaneamente le sue dimissioni), ma tanti bei nomi di potenziali finanziatori in conflitto d'interessi con la decenza.
"...signoramia... lei non sa di quanto siano aumentati, negli ultimi tempi, i costi di una campagna elettorale... possono servire anche 10 milioni... e se poi mi fermo al 15%, che me ne faccio?..."
La “ricorrenza” della campagna elettorale in Campania è un po’ come il Natale: una festa dove si scambiano i pacchi dono. Auguri!!!
(di Arnaldo Capezzuto - Il Fatto)
L’annuncio è finalmente arrivato: Silvio Berlusconi per la sesta volta sarà candidato alla guida dell’Italia. Tirano un sospiro di sollievo i tanti deputati e senatori campani con gravi guai giudiziari e che nel corso dell’attuale legislatura, grazie al voto parlamentare, hanno scansato i ferri ai polsi. L’attesa è stata snervate. Molti di loro trascorrevano intere notti con lo sguardo atterrito, gli occhi fissi contro il soffitto. Depressione, ansia ed eruzioni cutanee. Nella cabala la paura fa “90”. Già la vedevano la scena. Sentivano perfino le voci. “Lei è l’onorevole Nicola Cosentino? Deve seguirci. Abbiamo un mandato di arresto per lei”. “Buongiorno. Cerchiamo l’ex parlamentare Marco Milanese. E’ lei? Deve venire in caserma”. “Lei è il senatore Sergio De Gregorio? Deve seguirci in ufficio: è in stato di fermo”. “Onorevole Alfonso Papa (che già è stato a Rebibbia) ha il diritto solo di conferire con il suo avvocato. Noi applichiamo la legge”. “Senatore Vincenzo Nespoli, la sua immunità è decaduta. C’è un’ordinanza di custodia cautelare. Deve sottoporsi all’ordine del giudice. Non si preoccupi, stia tranquillo, le concediamo dieci minuti: prepari la borsa con i suoi effetti personali”.
Sveglia. Sveglia. Sveglia. Era solo un incubo. E’ tornato con più cerone, nuovi lifting e ferrea cura dimagrante. Il Titanic è salpato. Il grande timoniere è al comando. La corsa sulla zattera di salvataggio è cominciata. Affrettatevi, non spingete. C’è posto per tutti. La carrellata di dichiarazioni orgiastiche mette i brividi. Tenetevi lo stomaco, si parte:
La nausea è inevitabile. I conati di vomito sono insopprimibili. La moderazione lascia il passo alla rabbia e al turpiloquio. E che cazzo! Guardate la foto di Nicola Cosentino, ex potente sottosegretario all’Economia e dominus del Pdl in Campania, con un serbatoio di consensi impressionante: oltre un milione e seicentomila voti, pari al 12 per cento del consenso totale del Pdl nazionale. Osservate bene il fotogramma. Non occorre Cesare Lombroso per dire che “Nicola Cosentino è il referente nazionale dei clan dei Casalesi, un soggetto socialmente pericoloso”, lo scrivono i pm del pool anticamorra e lo confermano i vari giudici fino alla Cassazione. "Nick ‘o Mericano" è imputato e sotto processo in diversi procedimenti. Contemporaneamente il suo nome figura in tante inchieste. Per ben due volte – in questa legislatura – ha scansato la cella con il voto determinante della Lega Nord. Di che parliamo?
Osservate senza ridere, se ci riuscite, il volto di Luigi Cesaro, presidente decaduto della provincia di Napoli e deputato. Per lui la teoria evoluzionistica di Charles Darwin non vale. Parla una lingua che spopola su youtube. E’ grottesco e disinformato al punto da confondere Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, con Melchiorre, uno dei tre re Magi; oppure il “diktat” diventa “tic tac”. Giggino a’ Purpetta è praticamente una frana, ma amato dal capo per le sue mozzarelle- zizzacchione di Mondragone. Lui imperterrito e solenne ha già annunciato che “si ricandiderà per offrire la sua esperienza al Paese”.
Sti cazzi, scusate il francesismo. Il fatto che sia plurindagato per aver aiutato e collaboratocon la camorra è un dettaglio. Il fatto che nel 1985 fu arrestato, condannato a 5 anni e poi in modo rocambolesco assolto, conta poco. Gli atti giudiziari dicono di lui: “Intrattiene e privilegia rapporti con pregiudicati. Ha favorito i collegamenti tra i vertici della Nuova Camorra Organizzata, e ripetutamente ha finanziato il gruppo camorrista capeggiato da Raffaele Cutolo”. Voglio dire: sono rilievi che fanno curriculum e accrescono il peso politico. Addirittura di lui direbbe Cetto La Qualunque: “Cazzo, cazzo…quasi, quasi mi ritiro…sono una persona troppo onesta”. E l’onorevole Amedeo Labbocetta detto "slot machine" lo vogliamo buttare? E l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi che deve difendersi dalle accuse di concorso in corruzione e truffa, aggravate dall’avere agito per favorire il clan camorristico dei La Torre di Mondragone ce lo dimentichiamo?
Mi candono le braccia. Ma non c’è mai fine al peggio. Da Montecitorio a Palazzo Madama è tutto un verminaio. La Campania è la regione che ha il maggior numero di deputati, senatori, ceto politico negli enti locali e nei posti di sottogoverno di indagati, imputati, sotto processo, condannati d’Europa. Un record tutto nostro. Ne siamo fieri. Con zelante tempestività questi impresentabili dai volti di gomma merdata in cornice – vedere le opere del museo Cam di Casoria – gli impresentabili -, sono già in campo e muovono le pedine per serrare le fila e preparare le ricandidature, garanzia fondamentale per conservare l’immunità. Mi chiedo: dov’è finito "il Partito degli Onesti" evocato da Alfano? E le facce nuove, le liste pulite, il ricambio promesso da Berlusconi? Boh! I mazzieri sono stati sguinzagliati. I fedelissimi già scodinzolano. Le segreterie politiche già girano a mille, le associazioni, i comitati, i finti caf già sono in fibrillazioni. C’è da rastrellare il consenso, chiudere accordi, stilare contratti, promettere vantaggi alla camorra, incontrare qualche boss latitante, spostare qualche investigatore rompi palle e consumare qualche vendetta. Già girano i faccendieri per comprare pacchetti di voti nel mercato illegale. Del resto – con la crisi – il borsino del voto è caduto a picco: ogni voto costa meno di 50 euro...
...ma nel frattempo anche nella Lista MontiZemolo c'è qualche problemino... Uno, il più grosso (quello del porno-imprenditore), è stato risolto. Dopo che che è venuta fuori la statura dell'uomo (che né Monti, né Zemolo potevano ignorare) costui è stato convinto a tornare - forse - ai suoi redditizi siti porno. Ma gli altri? Come dicevano... faccende meno imbarazzanri, ma insomma, il costo delle campagne, come dicevamo, è salito moltissimo...
Gli affari dei candidati che imbarazzano Mario Monti - Paolo Vitelli (Azimut-Benetti) licenzia in Emilia e investe 29 milioni di euro in Piemonte, dove si candida. In Campania, invece, Francesco Regine rinviato a giudizio per abuso di ufficio (Fonte: Emiliano Liuzzi e Carlo Tecce - Il Fatto)
Non è un ministero che il professore abbia scelto industriali e imprenditori, piazzandoli nei posti sicuri, anche per finanziare la campagna elettorale, che avrà un costo di almeno 10 milioni di euro. Monti non nega di fare affidamento sui nomi. Ha detto a Porta a Porta: “Sul settore della nautica, abbiamo sbagliato molto. Vedrete che con il nostro candidato capolista in Piemonte rimedieremo”. Il candidato a cui Monti si riferiva a Paolo Vitelli, laureato in ingegneria e capo del colosso Azimut Benetti, leader mondiale nella nautica a motore, con il 2012 chiuso con un valore della produzione di 600 milioni di euro. Un gigante, tanto per intenderci. Ma secondo a nessuno neppure in materia di tagli, e forse anche per questo ben visto dal professore. L’ingegnere, se c’è da chiudere, non ci pensa su due volte. Ne sanno qualcosa gli operai dell’Atlantis di Sariano di Gropparello. Un’azienda modello, almeno fino a pochi mesi fa quando, il 29 ottobre scorso, da un giorno all’altro, la dirigenza ha deciso di chiudere lo stabilimento lasciando senza lavoro 180 dipendenti, entro il 31 dicembre.
Su Vitelli i sindacati non ci vanno per le leggere. “Pensa di costruirsi una credibilità in politica in ambito piemontese, ma a Piacenza ha lasciato un segno molto negativo”, dice Floriano Zorzella di Filctem Cgil. Ma per fare strada ci vuole anche un certo cinismo imprenditoriale. E spregiudicatezza. Nonostante Livorno sia diventata una delle basi operative del gruppo, l’operazione fatta nella città toscana, l’ultimo avamposto del socialismo reale all’italiana a cedere il passo, non è piaciuta proprio per niente. Vitelli si è comprato quelli che erano stati i gloriosi Cantieri Navali Fratelli Orlando: anno di fondazione 1866, e definitivamente chiusi nel 2003 dall’ingegner che ha riservato una piccola area per la cantieristica, ma ha trasformato quella che era la Livorno vista dal mare in una speculazione edilizia. Vitelli oggi con una mano ha chiuso una fabbrica e con l’altra ha aperto uno spiraglio di luce, annunciando un investimento per 29 milioni di euro per lo stabilimento Azimut di Avigliana, a Torino. E più precisamente in quella circoscrizione del Piemonte dove si candida capolista (...quando si dice il caso...)
A creare imbarazzo al Prof. è anche il sesto candidato alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Si chiama Francesco Regine e nelle vesti di sindaco di Forìo d’Ischia tentò di bloccare la demolizione di una villetta abusiva,
disposta dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli,
appartenente alla madre e al fratello di un suo assessore (Gaetano
Savio). La vicenda ha inizio nell’aprile del 2009, quando la Procura di Napoli iscrive Regine, assieme agli altri 5 sindaci dell’isola, nel registro degli indagati.
Per loro l’accusa fu di abuso di ufficio e omissione in atti d’ufficio, in relazione ai ritardi nell’applicare le demolizioni di alcuni fabbricati abusivi presenti sui rispettivi territori. In più di un caso inoltre i sindaci ischitani non si attivarono per richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti il mutuo per poter pagare le imprese che avrebbero dovuto procedere agli abbattimenti. É il caso ancora di Forìo d’Ischia, dove nell’ottobre del 2011, dopo le proteste dei giorni precedenti da parte di alcuni cittadini, il Consiglio comunale con voto a scrutinio segreto si espresse contro la variazione di bilancio – di circa 500.000 € – che avrebbe appunto permesso di sostenere le spese per abbattere una decina di costruzioni illegali. Tra le quali anche quella dell’assessore Savio. Regine intanto venne rinviato a giudizio insieme al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune.
“Attualmente è in corso il dibattimento dinnanzi al Tribunale di Napoli”, fa sapere il giudice De Chiara. “Non replico al dottor De Chiara – ha detto all’Ansa il primo cittadino – sugli abusi edilizi io sono vittima e non carnefice”. Italia Futura intanto sta riesaminando la sua posizione, la candidatura di Regine starebbe praticamente per saltare. In Campania 1, c’è l’ennesimo imprenditore in comoda posizione. Al secondo posto c’è Angelo D’Agostino, in quota Italia Futura, amico di Montezemolo, già in Confindustria e presidente dell’Ance, un costruttore che ha anche affari con il gas. Girava voce che D’Agostino avesse versato centinaia di migliaia di euro come finanziamento per la lista Monti. Con un po’ di imbarazzo, smentisce. E poi aggiunge: “Se la lista Monti dovesse chiedermi un contributo economico, con le motivazioni e nei modi previsti dalla legge, certamente"
Scritto il 20 gennaio 2013 alle 21:29 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica | Permalink | Commenti (7)
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Dalle intercettazioni emerge che, parlando con il suo collega Gratteri, ammette ridendo di avere "finto commozione" visitando la Casa dello studente distrutta dal sisma. Gli avvocati: "Fuorviante cogliere frammenti di lunghe conversazioni intercettate: il prefetto in oltre due anni di presenza sul territorio dell'Aquila ha dato prova di grande abnegazione e disponibilità". L'ex capo della polizia Izzo interdetto dai pubblici uffici
Il prefetto Iurato
Poco dopo il suo insediamento nella carica di Prefetto
dell'Aquila, città sconvolta dal terremoto, Giovanna Iurato "scoppiava a
ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e
ai bimbi rimasti orfani". E' quanto stigmatizzano i pm di Napoli
commentando una telefonata del prefetto intercettata.
I
magistrati napoletani - titolari dell'inchiesta sugli appalti per la
sicurezza nell'ambito della quale Iurato è indagata per turbativa d'asta
- fanno riferimento a una telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto
Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010.
"Commentando
la sua prima giornata ufficiale - scrivono i pm - nella città
martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato "una citta'
inesistente, che non c'e"), scoppiava a ridere, ricordando come si era
(falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani.
Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici
di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di
assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo)
legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o
scongiurare indagini in corso".
La vicenda è riportata nella
richiesta di misure cautelari firmata dal procuratore aggiunto Rosario
Cantelmo e dai pm della Dda Vincenzo D'Onofrio, Raffaello Falcone e
Pierpaolo Filippelli.
Le intercettazioni
"Appena metti piede in città, subito con una corona, vai a rendere omaggio ai
ragazzi della casa dello studente". E' il consiglio che Giovanna Iurato,
appena nominata prefetto dell'Aquila, ricevette dal padre. E' uno
dei passaggi della telefonata intercorsa il 28 maggio 2010 tra Iurato e
il prefetto Francesco Gratteri, intercettata nell'ambito dell'inchiesta
della Procura di Napoli sugli appalti per la sicurezza. I pm partenopei
esprimono severi giudizi sul tono della telefonata, in cui emergerebbe
la falsa commozione del prefetto:
IURATO: Allora senti...sono andata...sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati...
GRATTERI: Si lo so.
IURATO:
...perchè è un uomo di mondo, saggio, dice: "...appena metti piede in
città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa
dello studente...".
GRATTERI: Brava
IURATO: Eh allora sono
arrivata là, nonostante la mia...cosa che volevo...insomma essere
compita (fonetico)...mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai
fino a...
GRATTERI: Ti mettesti a piangere...sicuramente!
IURATO: Mi misi a piangere.
GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
IURATO: Ed allora subito...subito...lì i giornali: "le lacrime del Prefetto".
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
Giovanna Maria Iurato: appena nominata all'Aquila, compare anche nella «lista Anemone» - Appalti, soldi e il marito del prefetto - La Procura convoca la Iurato. «Provviste occulte dall'incrocio di aziende»
Sono almeno sei le società collegate a Finmeccanica che avrebbero gestito gli appalti serviti ad occultare riserve di fondi neri. L'indagine avviata dai magistrati romani si intreccia con quella dei pubblici ministeri napoletani che ha già svelato la rete di contatti attivata per l'assegnazione delle commesse. E punta in particolare su due aziende: la Selex, amministrata dall'ingegner Marina Grossi, moglie dell'amministratore delegato della holding Pierfrancesco Guarguaglini; e la Elsag datamat, specializzata nei sistemi informatici. Mentre nella capitale ci si concentra sui conti esteri, da Napoli partono gli avvisi a comparire per le persone che hanno seguito la procedura di aggiudicazione delle gare.
Tra loro spicca il nome del nuovo prefetto dell'Aquila Giovanna Maria Iurato (nella fotina), fino a qualche settimana fa direttore del reparto tecnico-logistico del ministero dell'Interno, che si è insediata tre giorni fa. Il provvedimento le è stato notificato nei giorni scorsi e il suo interrogatorio è stato fissato per lunedì mattina. L'alto funzionario del Viminale dovrà chiarire le procedure seguite per la realizzazione del Cen, il Centro Elettronico Nazionale del capoluogo partenopeo della Polizia di Stato. La società affidataria è proprio la Elsag Datamat, scelta anche per gestire i sistemi informatici durante il G8 che si è svolto proprio in Abruzzo la scorsa estate.
Iurato dovrà spiegare i criteri per la designazione, soprattutto tenendo conto che uno dei dirigenti dell'azienda è il suo attuale marito. L'intreccio di interessi ha insospettito gli inquirenti e rischia di rivelarsi il secondo infortunio nella carriera del prefetto, la cui nomina era stata bloccata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri quando si è scoperto che il suo appartamento era inserito nella cosiddetta «lista Anemone», l'elenco dei lavori di ristrutturazione compiuti dalle aziende che fanno capo a Diego Anemone, l'imprenditore accusato di far parte della «cricca» che ha ottenuto numerosi appalti per i «Grandi Eventi». L'attenzione dei magistrati romani si concentra sulle fatture emesse da alcune imprese controllate da Finmeccanica — prima fra tutte proprio Selex — per la fornitura di apparecchiature di alta tecnologia [...]
...è troppo difficile, è "giustizialista" mettere insieme il 2010 (chi governava?), la Cricca, Anemone, L'Aquila, le Grandi Opere, Berlusconi, Bertolaso, Finmeccanica? Chi l'ha nominata, nonostante ci fossero delle inchieste aperte? E come la mettiamo con la storia della "moglie di Cesare"? E se qualcuno, a fronte di queste risate, dovesse darle della stronza (non io, sia chiaro! Io ho grande rispetto per i "Fedeli Servitori dello Stato"...), cosa rischierebbe? Giusto per farlo sapere ad un mio amico blogger, che è molto tentato da questa idea... Tafanus
Scritto il 18 gennaio 2013 alle 22:48 nella Berlusconi, Bertolaso, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Impresentabili, Politica | Permalink | Commenti (6)
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Public Money, "Sistema di potere finanziato con i soldi pubblici" - La Guardia di Finanza ha spiegato tutti i dettagli sugli
arresti di Villani, Vignali, Costa e Angelo Buzzi per corruzione e
peculato. Pagato l'editore del quotidiano Polis per sostenere la Giunta
di centrodestra sul giornale. Per ostacolare le indagini Vignali ha
cercato di contattare Berlusconi tramite la escort Nadia Macrì (di B. Pintus, R. Castagno, M. C. Perri - Reoubblica/Parma)
Il capo procuratore Laguardia e il colonnello Geremia
(16 gennaio 2013)
Ieri la retata di magistrati venduti ed avvocati compratori a Napoli. Oggi decimato il Ghota politico della Parma di Vignali. Vi è piaciuto il centrodestra? Ora se incontro un parmigiano che dopo aver mandato al potere questa banda di ladroni ha scelto di ritrovare l'etica e l'efficienza perdute grazie al disutile Pizzarotti, che si lamenta della classe politica, gli sputo in un occhio. Perchè per avere un ceto politico di merda c'è bisogno di due componenti: un ceto politico di merda, e un elettorato di merda. E a quanto sembra a Parma non si sono fatti mancare proprio niente.
Ora si intuisce meglio perchè a Parma, pur di non mandare al Municipio una giunta di sinistra, che avrebbe potuto scoperchiare il verminaio, hanno mandato l'inutile cultore della "decrescita felice", votandolo al ballottaggio. Tanto uno così non sapeva nemmeno che l'inceneritore non si poteva fermare, perchè le penali sarebbero state più alte del costo dell'opera; perchè in alternativa ci sarebbe stata solo una discarica (da cercare); perchè non sapeva neanche che la competenza sul rigassificatore (anche quello era da fermare, chissà perchè...) non era comunale ma provinciale...)
Ora aspettiamo solo Berlusconi che vada in TV a fare il pistolotto sulla "Giustizia ad Orologeria". La giustizia a cucù.
Tafanus
Scritto il 16 gennaio 2013 alle 18:04 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Giustizia, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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