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Scritto il 09 maggio 2013 alle 00:57 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Economia, Formigoni, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (12)
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I Tg di giovedì 2 maggio - La diciassettesima legislatura e il gabinetto Letta si sono aperti nel nome di Berlusconi e del suo profeta, Renato Brunetta. Non che Grillo non abbia meritato e non meriti attenzione: anche oggi, di riffe o di raffe come vedremo, M5S è nei titoli e nei servizi per tutti. Ma è Brunetta – questa sera affiancato dal Capo intervistato a lungo da Tg 5 – a sventolare più di tutti il drappo del Pdl e a rilanciare, come in un tormentone, l’abolizione e la restituzione dell’Imu. Tg 3 e Tg 4 lo riprendono ancora una volta in quello che il direttore de La Repubblica chiama da giorni “il ricatto dell’Imu”. La consueta aggressività dell’attuale capogruppo alla Camera del Pdl prende le forme di un puntare i piedi e mordere i microfoni che gli vengono offerti. Un consiglio? Non è che qualche giornalista, oltre a porgere il gelato, potrebbe chiedergli dove concretamente trovare gli 8 miliardi necessari, e non accontentarsi della “palla buttata in Svizzera”? Lo stesso consiglio vale per il collega Pamparana, che nell’intervista a Berlusconi “dimentica” di porre la questione.
Che l’Ocse suggerisca di tagliare sul costo del lavoro piuttosto che sulle tasse per la casa, per Brunetta, intervistato dal Tg 3, è un errore e basta. Sempre sulla testata diretta da Bianca Berlinguer l’economista Boeri cerca di scendere sulle possibili opzioni concrete. Ma certamente deve sbagliarsi anche lui oppure, forse, si tratta di un comunista camuffato.
Per tutti attenzione al taglio del tasso di sconto della Bce, ma è soprattutto Tg La 7 che sottolinea fin dall’apertura il record dello spread sotto quota 260.
Per la politica è sempre Mentana a ricordarci che in serata inizia la battaglia per i sottosegretari. Letta appena rientrato da Bruxelles (apertura per Tg 2 e Tg 3) non è “servito e riverito” come eravamo soliti osservare per le prime trasferte del “tecnico” Monti.
Lo scioglimento di Rivoluzione Civile sembra non suscitare lacrime nemmeno tra le forze che l’avevano fondata, mentre le affermazioni dell’ (ex?) ideologo di M5S Professor Becchi, comprensive verso le manifestazioni di violenza di questa ultimissima stagione, trovano stroncature da tutti e smentite dagli stessi cittadini-parlamentari del Movimento. [...]
(Fonte: Lorenzo Coletta - l'Unità)Scritto il 02 maggio 2013 alle 23:55 nella Berlusconi, Economia, Enrico Letta, Fronte del Porco, Grillo, Impresentabili | Permalink | Commenti (0)
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Scritto il 01 maggio 2013 alle 18:48 nella Berlusconi, Economia, Politica | Permalink | Commenti (20)
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Lo dico subito, per non lasciar spazio ad equicovi: NON MI E' PIACIUTO. Non mi è piaciuto per le ragioni illustrate da Massimo Riva (vedi video); non mi è piaciuto perchè è un "indice" di capitoli non scritti. Dire che bisogna pensare ai giovani, non far pagare l'IMU di giugno (pagheremo tutto a novembre?), che non bisogna aumentare l'IVA, senza indicare uno straccio di copertura finanziaria, è qualcosa che hanno già fatto Renzi, Berlusconi e Grillo.
Dire che bisogna pensare ai giovani, agli esodati, al reddito minimo, agli ammortizzatori per i precari, e al tempo stesso dire che bisogna rispettare i vincoli europei, senza indicare strumenti e coperture, sono cose che ho rimproverato a Grillo, a Renzi, a Berlusconi, e che non ho alcuna ragione di risparmiare a Letta.
L'indice di programma di Letta contiene impegni per due legislature. Non voglio governare per dieci anni con Gasparri, Brunetta, Verdini e Nunzia Di Girolamo. Questa è la ragione per la quale alcuni di noi avevano subordinato qualsiasi punto programmatico all'abrogazione del porcellum (con ritorno provvisorio di default al Mattarellum) come primo punto, assolutamente vincolante per poter affrontare gli altri.
Un discorso vago. Tanto vago, che è stato applaudito da destra e da sinistra. Appunto, bisogna voler bene alla mamma. Ma il "vincolo salvavita" che avevamo chiesto (l'abrogazione immediata del porcellum) non c'è. . Ecco la sintesi del discorso mieloso di Letta, e il commento di Massimo Riva, che sottoscrivo totalmente). Tafanus
Reddito minimo, esodati e stop province.: il programma del governo Letta punto per punto. Nel suo discorso Letta anticipa alcuni degli obiettivi dell'esecutivo di larghe intese. Dallo stop all'Imu di giugno all'estensione degli ammortizzatori per i precari, dalla cancellazione dei rimborsi elettorali alla riduzione del costo del lavoro
ROMA - Ecco in sintesi, attraverso i dieci punti principali, le proposte di intervento annunciate da Enrico Letta nel discorso di presentazione del governo di larghe intese prima del voto di fiducia del Parlamento. Elementi quasi sempre annunciati solo in maniera superficiale, senza mai entrare nel dettaglio delle cifre e delle coperture finanziarie.
Lavoro. Enrico Letta lo ha definito "la prima priorità" del suo governo. "Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari", ha promesso poi il presidente del Consiglio. "Serve una politica industriale moderna che valorizzi i grandi attori ma anche piccole e medie imprese che sono il motore di sviluppo" e si deve "investire su ambiente e tecnologia".
Europa. Altra priorità dell'esecutivo è rassicurare l'Europa. "Se avrò la vostra fiducia - dice Letta - visiterò in un unico viaggio Bruxelles, Parigi e Berlino per dare subito il segno che il nostro è un governo europeista"
Fisco. Risanamento e rispetto degli impegni europei, ma senza minacciare la ripresa della crescita che manca ormai da un decennio. Per questo Letta promette uno stop all'Imu di giugno in attesa di una sua revisione e sacrifici ripartiti finalmente in maniuera equa. "Basta sacrifici per i soliti noti - avverte il premier - questo significa ferrea lotta all'evasione, ma senza che la parola Equitalia faccia venire i brividi alla gente".
Welfare. L'ambizione del governo di larghe intese è quella di riformare profondamente il welfare. "Dobbiamo rilanciare il welfare tradizionale europeo - spiega Letta - il nostro modello non basta più, deve essere più universalistico e meno corporativo aiutando i più bisognosi, migliorando gli ammortizzatori sociali estendendoli ai precari e si potranno studiare forme di reddito minimo per le famiglie bisognose con figli".
Esodati. Strettamente collegato alla questione del welfare, il dramma degli esodati ereditato dal governo Monti. "Con la vicenda degli esodati la comunità nazionale ha rotto un patto: bisogna trovare una soluzione strutturale. E' un impegno prioritario di questo governo ristabilire la situazione", ha promesso il premier.
Costi della politica. In sintonia con gli umori del momento, Letta annuncia che i ministri-parlamentari del suo governo non recepiranno lo stipendio previsto sino ad oggi in aggiunta all'indennità. Oltre a questo risparmio simbolico, il presidente del Consiglio promette la cancellazione della legge sui rimborsi elettorali. "Aboliamo la legge approvata e introduciamo più controlli e sanzioni anche sui gruppi regionali", imboccando la strada della "contribuzione" dei cittadini attraverso la dichiarazione dei redditi "all'attività politica dei partiti". Sempre in materia di tagli, Letta ha annunciato la soppressione delle Province.
Riforme. L'intenzione del governo è quella di affidarle ad una Convenzione aperta a tutte le forze politiche e ai contributi esterni, ma su due punti - bicameralismo e legge elettorale - Letta vuole indicare la strada: "Dobbiamo superare il bicameralismo paritario, evitare ingorghi istituzionali affidando a una sola Camera il compito di conferire o ritirare la fiducia al governo. La seconda Camera dovrebbe avere competenze legate alle autonomie". "La legge elettorale - aggiunge - è legata alla forma di governo", ma "qui dobbiamo solennemente prendere l'impegno che a febbraio sia stata "l'ultima volta" del Porcellum.
Mezzogiorno. "Metteremo in condizione il Sud di crescere da solo, attraverso l'annullamento del divario con il Nord", afferma il presidente del Consiglio. Per Letta si deve continuare il lavoro del governo Monti "puntando su una buona gestione dei fondi europei".
Giovani. In questo caso dal premier arriva solo un'enunciazione di principio, senza impegni precisi. "Quello del rinnovamento generazione è una questione drammatica che stanno vivendo milioni di giovani. Porta con se sconforto e rabbia di chi non studia né lavora - dice Letta - Chiediamoci quanti bambini non nascono in Italia per la precarietà".
Donne. Discorso simile sulle pari opportunità, dove il premier non entra nel dettaglio della futura azione di governo. "Sull'occupazione femminile occorre fare molto di più - afferma - La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà straordinari contributi, ma siamo lontani dagli obiettivi europei: non siamo ancora un paese delle pari opportunità" (Fonte: Repubblica)
Il commento di Massimo Riva
Scritto il 29 aprile 2013 alle 23:29 nella Economia, Enrico Letta, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (46)
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Ora siamo alla commedia della politica, in puro stile vaudeville. "Cielo, mio marito"... Amanti che si nascondono negli armadi, mariti coglioni che non si accorgono di niente, smemorati di Collegno che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo un'altra, come pensate che possiamo fare un governo con Cicchitto e Gasparri, facciamo un governo con Cicchitto e Gasparri, i comunisti mangiano i bambini anzi no...
Usciamo dal vaudeville, e torniamo alla politica. La porcheria che sta nascendo non ha sbocchi operativi. Non può averli, perchè si mettono insieme due debolezze che non potranno sommarsi se non su incontrovertibili questioni di principio: dobbiamo voler bene alla mamma, aiutare le vecchine ad attraversare la strada, mettere i ladri in galera, e ripetere il mantra della lotta dura senza paura a sprechi, corruzione ed evasione fiscale. Il tutto ipotizzando al Ministero della Giustizia un indagato per "associazione esterna" e favoreggiamento alla mafia.
Partiamo da un presupposto: i due schieramenti (Monti non lo nomino neppure perchè conta quanto le monetine da un cent di euro) hanno elettorati con obiettivi diversi, quando non diametralmente opposti: su bioetica, lotta all'evasione, gestione della giustizia, evasione fiscale, politica dei condoni, gestione del territorio, distribuzione del reddito, politiche del lavoro, TAV, Ponte delle Meraviglie, precariato, patrimoniale, criteri di inelegibilità, gestione del conflitto di interessi, criteri di assegnazione delle risorse pubbliche (acqua, energia, frequenze TV, frequenze per la banda larga), scuola confessionale e relativi finanziamenti, e via elencando.
Ci avviamo, per l'appunto, verso un governissimo (ma perchè cazzo lo chiamano governissimo e non governicchio?) che sarà inchiodato al far nulla da veti incrociati. Il grande Brunetta ha già iniziato su veti e diktat. Coi veti e coi diktat si va a sbattere in cinque miunuti, ma si perdono altri mesi preziosi, dominati dall'immobilismo.
IL SALVAVITA - In una strana tendenza verso un triste cupio dissolvi, assistiamo all'inizio del settennato di Napolitano che è la prosecuzione con altri nomi delle politiche fallimentari del governissimo Monti. Larghe intese, governo di scopo, governo di servizio. Chiamatelo come vi pare. Napolitano spinge per continuare con l'ammucchiata che fin qui di memorabile ha prodotto solo un avvallamento della recessione, 600.000 esodati, aziende che cadono come mosche, disoccupazione che aumenta al galoppo, giovani incazzati perchè ormai privi di speranza.
Leggo invece la lista della spesa delle cose urgenti, da fare in un fiat, e poi "al voto, al voto", e mi vengono i brividi. C'è dentro roba per un ventennio. Legge elettorale, lotta all'evasione, rilancio dell'economia (come? con quali soldi?) macroregioni, costi standard, riforme istituzionali, abolizione del bicameralismo perfetto, riduzione del numero di parlamentari... Manca solo tirar fuori ancora l'abolizione delle province, delle auto blu, la riduzione del numero dei consiglieri d'amministraziome, del tetto agli stipendi dei boiardi, l'ennesima riforma della scuola, e poi abbiamo fatto un bel piano trentennale.
IL MIO CATTIVO PENSIERO - Se vogliono fare tutto questo, di fatto vogliono una sola cosa: vogliono galleggiare e banchettare allegramente insieme. Vogliono far finta di litigare di giorno, e trovare accordi di notte.
E' chiaro che due parti politiche opposte per elettorati di riferimento, non potranno fare NULLA. Quindi bene avrebbe fatto Napolitano a dire (e bene farebbe ora Letta a imporre) una cosa molto semplice: "facciamo pure un programma di pochi punti urgentissimi (massimo 140/150 punti, incluso l'indilazionabile accordo per scambi culturali con l'Uzbekistan), ma concordiamo una cosa:
NON SI METTE MANO A NESSUN PUNTO 2, 3, 4.... 152, se prima non si approva (ci vogliono sette giorni) l'abrogazione della legge istitutiva del porcellum. E senza discutere prima sulla legge da varare. Punto. Si abroghi il porcellum, e "per default" si torna come minimo al Mattarellum, che non scalda i cuori, ma permette di portare in parlamento un certo numero di eletti (e non di cooptati), di avere forse maggioranze omogenee alla Camera e al Senato, e di ridurre gli aspetti peggiori del maggioritario all'amatriciana, secondo il quale um partito del 20% potrebbe avere il 55% dei deputati.
POI, E SOLO POI, si può iniziare a discutere degli altri 152 punti, inclusa una nuova legge elettorale. Avendo però incamerato la certezza che se qualcuno pensa di prevaricare l'altro (come inevitabilmente accadrà), si può tornare al voto senza il Porcellum, esattamente in 5 minuti.
Vincere è meglio che perdere (esattamente come - secondo alcuni - comandare è meglio che fottere). Ma che almeno ci sia un vincitore, che potrà/dovrà assumersi l'onore e l'ònere di governare. Senza alibi. Senza invocare il classico "non mi hanno lasciato lavorare". Berlusconi vuole non solo abolire l'IMU per il futuro, ma anche restituire quella "rubata" nel 2012? Lo faccia. Si assuma - nelle commissioni e non nelle piazze, l'onere di indicare le fonti di finanziamento. Grillo vuole dare 1000 euro al mese per tre anni a 3,5 milioni di "aventi diritto"? Lo faccia, dopo aver indicato dove diamine pensa di prendere 70.000 miliardi di lirette all'anno. Dalla vendita in promozione della washball?
CARO NAPOLITANO, CARO LETTA, fate pure il governo che vi pare. Con chi volete, col programma che volete. Indicate pure un programma in 12.327 punti da completare il 12 mesi. Però, per piacere, non prendiamoci per il culo. PD e PdL insieme litigheranno ancor prima di nascere. E allora fate un preambolo che suoni più o meno così:
"Nessun punto del programma puà essere portato all'esame delle commissioni o dell'aula, se prima non viene abrogata la legge elettorale attuale"
Poi, fatto questo (che è il vero salvavita per i cittadini, e non per i politici) si parli pure dell'accordo culturale con l'Uzbekistan. DOPO.
P.S.: Qualcuno noterà che non ho parlato di Grillo e dei suoi magnifici 163. Cosa avrei dovuto dire? Ormai è chiaro anche alle panchine di granito del parco. Grillo e i suoi sono surgelati. Per scelta (sbagliata) e per insipienza. Non vogliono fare nulla (al momento delle scelte perderebbero metà del loro elettorato: o quello che si riconosce genericamente nella sinistra, o quello vicino a casapound); non SANNO far nulla. Se si pensa che il meglio che sono riusciti a portare in parlamento sono l'archivista Crimi e la filo-fascista Lombardi, quale sarà la qualità dei prossimi "capigruppo a rotazione"? Prima o poi, a botte di due capigruppo ogni tre mesi, avremo anche l'idraulico e l'infermiera. Con tutto il rispetto.
Tafanus
Scritto il 26 aprile 2013 alle 13:37 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Enrico Letta, Fronte del Porco, Giustizia, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (14)
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E poi: «Nel mio governo ideale vorrei mio zio Gianni e Tremonti». «Il Cavaliere non è mai stato condannato». O ancora: «Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che a Grillo». Il Letta-pensiero, così come proclamato da lui medesimo
"Sarà sborone e bugiardo, ma io sono un grande fan di Berlusconi". "Mario, i miracoli esistono!". "Il Pd? Dovrebbe ispirarsi a Jack Sparrow". "E ora, frittatona di cipolle". Queste sono solo alcune delle più sorprendenti dichiarazioni rilasciate da Enrico Letta, negli ultimi 10 anni.
Credo che Letta debba prendere subito le distanze dal suo passato. Monti non ha salvato l'Italia, ma ha fortemente contribuito a renderla più fragile e più ingiusta. Vorrei che non si dimenticasse che il Monti in campagna elettorale ha inventato la "quota 274" dello spread, valore assolutamente privo di significato economico, ma secondo Monti carico di valori propagandistici.
Ebbene, forse è il caso di ricordare qui che Monti ha toccato quella quota, con l'aiuto della BCE e dell'establishment economico italiano ed europeo, solo alla vigilia delle elezioni. La sua linea Maginot ha retto solo un momento. Forse è il caso di ricordare che durante le prime ore dall'inizio dello spoglio, quando tutti gli istituti di ricerca davano il PD di Bersani vincente sia alla Camera che al Senato, i mercati non sono fuggiti alle Cayman, ma hanno polverizzato "quota 274", per portarsi in un nanosecondo intorno a quota 250.
Che i mercati nnon fossero poi così convinti che Monti fosse un genio, e tutti gli altri delle teste di c....?
Tafanus
Scritto il 25 aprile 2013 alle 14:07 nella Bersani, Economia, Enrico Letta, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Forse a qualcuno non piacerà il fatto che usciamo dal generico, e che di quell'accozzaglia di idiozie che passa sotto il nome di "Venti Punti" grilleschi tenteremo di fare un'analisi puntuale. Ci è già successo con le "Cento Cose" di Renzi & Gori", di essere sgridati perchè avevamo scelto di analizzarle una per una, e di dire la nostra. Quindi, per par condicio, lo facciamo anche sulle "Venti Minchiate a 5 Stelle", sperando di non disturbare... L'argomento è già chiaro dal titolo del post, per cui chi non ama le analisi può tranquillamente non leggere. Non ci offenderemo. Tafanus
Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog una lettera indirizzata agli italiani sulle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio [...] La lettera si conclude con i “20 punti per uscire dal buio”, una sintesi delle proposte presenti nel programma del Movimento 5 Stelle. Nella lista ci sono anche alcuni punti che non erano stati espressi esplicitamente nel programma ma che Grillo ha rilanciato più volte durante la campagna elettorale: il Referendum sulla permanenza nell’euro, l’abolizione dell’IMU sulla prima casa e l’abolizione di Equitalia. (Fonte: Il Post)
20 punti per uscire dal buio (secondo lo statista Grillo Rag. Giuseppe)
Analizziamo (se nessuno si offende) questi punti:-1) Reddito di cittadinanza: anche se per pudore il ragioniere non lo scrive, lo ha predicato in 1000 comizi e sproloqui: il reddito di cittadinanza è ipotizzato in 1000 euro netti mensili per tre anni, a favore - allo stato dei fatti, di 3.500.000 persone. Il costo totale è calcolabile in 42 miliardi di euro. Il Rag. non indica le fonti di finanziamento.
Questa annotazione vale per tutti i punti che comportano costi o introiti cessanti, e non la ripeteremo più. Il Rag. non spiega neanche se dopo l'eventuale interruzione del periodo di disoccupazione (lungo quanto?) si puà accedere di nuovo al "reddito di cittadinanza". Così come non spiega perchè mia figlia dovrebbe lavorare a 1500 euro, stare fuori di casa 10 ore al giorno, spendere 500 euro al mese per trasporti e pasti fuori casa, Quando il Rag. gliene da 1000 "aggratis".
-2) Misure per le PMI - Quante PMI il Rag. vuole assistere non sappiamo. Forse non lo sa neanche il Rag., altrimenti ce lo avrebbe detto. Rag., quante imprese? con aiuti di che genere? di quale costo? per quanto tempo? per quale costo complessivo? Con risorse da prendere a chi? Narrano le gazzette dell'ISTAT che in Italia le PMI sono circa 4.500.000. Ma se vogliamo varare "misure" per le PMI, queste possono scendere sotto i 1000 euri al mese? No, non possono. E allora ecco il risultato della "moltiplicazioncina": ce la caviamo, per questa voce, con 54 miliardi (di euro... parliamo sempre di euro)...
Sappiamo che in Sicilia le riduzione di emolumenti ai consiglieri a 5 Stelle sono stati devoluti ad un fondo destinato a concedere micro-finanziamenti a PMI. Della pagliacciata in stile pannelliamo, chiamata Restiution Day, sappiamo tutto. Ma vorremmo sapere anche: a quante PMI è stato finora concesso un finanziamento? Di quale ammontare medio? Sappiamo che se TUTTI i 15 consiglieri restituiranno 5.000 euro mensili, a fine anno avranno messo da parte 900.000 €. Cioè il valore di UN appartamento di classe media in centro.
E questi micro-finanziamenti, quanto micro devono essere? Vede, Rag., non siamo nello Zambia, dove 1000 euro ti cambiano la vita. In Sicilia credo che dovremmo partire da 50.000 €, per ipotizzare una certa utilità. Quindi con la sua minchiata demagogica finanziamo ben 18 PMI in un anno? Corretto?
-3) Legge anticorruzione - Bella cosa, ma qualcuno ha già dato. Esiste già un disegno di legge del PD, ben diverso da quello alla panna approvato dalla Severino e da Monti (tanto severino, che i corruttori di tutta Italia hanno brindato a champagne). Quale sia la sua proposta Grillo non spiega. Del ddl del PD so poco, ma so quanto basta: è stato criticatissimo, sul sito del PdL, dalla ex Sottosegretaria Jole Santelli, ex "ragazza di bottega" del Premiato Studio Legale dell'Avv.to Cesare Previti. E se una cosa è "male" per lo Studio Previti, non può che essere bene per il Paese. Inoltre, un testo di legge serio è già stato depositato da Pietro Grasso il primo giorno della legislatura (qualche giorno prima che voi cominciaste ad occuparvi delle caramelle)...
-4) Informatizzazione e semplificazione dello Stato - Per la serie "dobbiamo voler bene alla mamma".
-5) Abolizione dei contributi pubblici ai partiti - Concordiamo sulla drastica riduzione (già proposta da altri); sulla natura di "rimborso di spese ammesse, sostenute, documentate; sulla loro durata por-rata in rapporto alla durata reale della legislatura. Non concordiamo sul loro azzeramento, che lascerebbe la politica solo in mano a nababbi e corrotti.
-6) Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni - Bella idea. Peccato che non ci sia bisogno del "politometro" (che nessuno ha capito che cazzo sia), ma basterebbe dare mezzi adeguati alla GdF e alla Magistratura, e non osteggiare l'uso della "moneta elettronica". E poi, Rag. Grillo, vent'anni??? Qualcuno spieghi al Rag. che in vent'anni cadono in prescrizione TUTTI i reati di corruzione. Quindi, Rag., il "politometro" (?) ventennale è una "supposta" azione intimidatoria ad efficacia zero. E tutti sappiamo che uso lei possa fare della supposta.
-7) Referendum propositivo e senza quorum - Si può fare. Basta cambiare le disposizione costituzionali con le procedure previste dall'art. 138. E sarei persino favorevole. Ma c'è un ma: senza innalzare ad almeno un milione le firme necessarie, e senza mettere a carico dei proponenti una frazione - anche piccola - del costo di una tornata referendaria, saremmo sommersi in un attimo sotto una valanga di referenda-minchiata. Peggio dei radicali, e dei 23 quesiti tutti insieme.
-8) Referendum sulla permanenza nell’euro - Ragioniere, ripassi: "...Il referendum è inammissibile in caso di richieste di abrogazione di leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto...". E anche nel caso di "leggi derivanti da accordi internazionali" (vedi EURO, tanto per stare sul concreto)
-9) Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese - Bella proposta alla Ceausescu! Attualmente i parlamentari possono chiedere e ottenere il voto segreto nei casi in cui si discuta di provvedimenti che abbiano riflessi sulle libertà personali di singoli o di gruppi, e nei casi che comportino scelte di coscienza su temi sensibili, non sottoponibili a controllo e gogne di qualsiasi genere. Questa chi gliel'ha suggerita, Casa-leggio o Casa-pound?
-10) Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti - Ottima idea. Non paga la pubblicità, non pagano i partiti, paga il Ragioniere! E chi paga, nomina, vero? Vede, Rag., nei paesi civili si cerca di arricchire l'informazione, non di sgretolarla. P.S.: La "sola rete" facciamola in b/n, così risparmiamo.
-11) Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato - Basta avere un Governo, che voti una legge seria (doppio turno di collegio?) e il gioco è fatto. O facciamo l'elezione diretta con le "pirlamentarie" sul suo blog?
-12) Massimo di due mandati elettivi - La Regina delle Minchiate. Rag., ne avremmo i coglioni pieni di ggente con la competenza di quegli scalzacani che ha portato in parlamento, e che appena riescono a togliersi i "ferri" dalle caviglie, acchiappano il primo microfono che passa, e dicono delle cazzate allucinanti...
-13) Legge sul conflitto di interessi - Sembra che ci siano già delle proposte serie. Ci manda il testo della vostra proposta?
-14) Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica - Siamo d'accordo. E' un bel "ripristino", stimato in 9 miliardi. L'idea ci piace, ma ci piacerebbe di più se il Rag. ci spiegasse:
-15) Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali - Siamo d'accordo. A patto che il Rag. Grillo sappia che stiamo parlando di 260 milioni, sufficienti a pagare il suo "reddito di cittadinanza" allo 0,6% degli "aventi diritto".
-16) Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza - Una bellissima idea. Ammesso che riusciamo a capire (non è facile) cosa significhi "per cittadinanza", è una mega-idea. Da megalomane. Risulta infatti che esistano circa 11 milioni di famiglie collegate a internet. Ma se diamo internet gratis, è da supporre che i collegamenti raddoppieranno. TUTTE le famiglie vorranno il collegamento "per cittadinanza". Ora, dato che un collegamento di qualità media costa circa 20 euri al mese, proviamo a vedere quale sia il costo di questa bellissima idea: per difetto, 240 euro all'anno per venti milioni di utenze. Insomma, bastano 4,8 miliardi. O il Rag. pensa che Telecom, Infostrada, TeleTu, Fastweb, Tiscali si faranno carico del "gentile omaggio"?
P.S.: Mi viene un dubbio: non è che il "collegamento gratutio di cittadinanza" voglia dire che gli immigrati non hanno diritto?
-17) Abolizione dell’IMU sulla prima casa - Ma si... in fondo si tratta di altri 5 miliardi! Rag., non le sembra più intelligente e "sociale" l'idea del PD, che propone di rimodulare l'imposta in misura fortemente progressiva? Mettiamo che la Villa di Arcore sia la "prima casa" del Cav.: che facciamo, la esentiamo?
-18) Non pignorabilità della prima casa - Questa regoletta si applica anche a chi "ci marcia", a prescindere? Magari a quelli (sono molti, sa, Rag...) che prendono soldi in prestito ipotecando la prima casa, e poi, in presenza della sua bellissima proposta, si guarderanno bene dal restituire i soldi, tanto la "prima casa" non è pignorabile? Ci farebbe capire meglio?
-19) Eliminazione delle province - Benvenuta l'eliminazione delle province. A Patto che non vendiamo il concetto che sparirà TUTTO il loro costo attuale. Molte funzioni saranno spostate al livello più alto (regioni) o più basso (comuni). Però facciamolo.
-20) Abolizione di Equitalia - Tutti d'accordo, ad una piccola condizione: che il Rag. ci spieghi a chi sarà demandato, dal giorno dopo, il compito di riscuotere le tasse. Vede, Rag., se avesse chiesto di riformare Equitalia in direzione di maggior efficienza ed "umanità", e di minor costo, avrebbe riscosso persino il mio plauso. Ma così, senza spiegarci cosa propone in cambio, riscuote la mia ventesima pernacchia di giornata.
Ragioniere, malcontati, a noi gli esborsi sommati danno una cifra intorno a 110 miliardi di euri. Ma gente che si intende più di me di queste cose (ad esempio Confindustria, CGIA ed altri), parlano di 200 miliardi di euro. Anche prendendo la mia ipotesi prudenziale, siamo ad oltre il 7% del PIL.
Ragioniere, lasci un attimo il megafono, scenda dalla cassetta della frutta della sua Hyde Park, e impugni una calcolatrice: non ci direbbe da dove c.... pensa di prendere 220.000 miliardi di lire?
Tafanus
Scritto il 24 marzo 2013 alle 20:42 nella Economia, Grillo, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (33)
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IL CHIARIMENTO - Alberto Bagnai: «Non ho mai collaborato con Grillo» - L'economista prende le distanze dal programma economico del M5s (da lettera43)
In principio fu Stigliz, assoldato "a sua insaputa" alle teorie di Grillo e dei grillini. Leggiamo da Giornalettismo:
E siamo a quattro. Dopo le tre raccontate qui, Joseph Stiglitz smentisce ancora, stavolta all’Agi, di aver fatto consulenza a Beppe Grillo per il programma economico del MoVimento 5 Stelle, come il Semplice Portavoce aveva sostenuto nell’intervista a Msnbc:
"Non c’e’ alcuna collaborazione da parte di Joseph Stiglitz nella stesura del programma economico del Movimento Cinque Stelle. Lo dice all’AGI un membro dello staff dell’economista Usa. Alla richiesta di commentare le notizie secondo cui Stiglitz avrebbe partecipato alla messa a punto di alcune delle proposte economiche del M5S, il collaboratore di Stiglitz alla Columbia University, Eamon Kircher-Allen, ha risposto che “Stiglitz non sta fornendo nessuna consulenza economica a Beppe Grillo”.
...e adesso tocca al Prof. Alberto Bagnai, arruolato nelle Brigate Economiche Grilline da una insignificante e poco informata blogger...
[...] Apprendo da un'intervista pubblicata dal suo giornale che io sarei uno degli economisti che ha «collaborato» al programma economico di Beppe Grillo.
In più, questa informazione lede la mia immagine, per almeno due motivi:
Il secondo è che mi sono più volte espresso in modo critico verso i vertici del movimento per la loro ambiguità sui temi economici. Diffondendo la falsa informazione di una mia «collaborazione» con questi vertici, la vostra intervista mi attribuisce una doppiezza che non mi appartiene.
Venerdì, 08 Marzo 2013
Ma chi è che ha tirato fuori il nome del Prof. Alberto Bagnai??? Un'altra testa... d'uovo del grillismo: Il Prof. Mauro Gallegati, che peraltro smentisce di aver mai avallato stronzate come quelle contrabbandate "dei Professori" dalla insignificante blogger in questione. Questo il link all'articolo, dal quale vorrei enucleare questo passaggio:
D. E andate d'accordo su tutto?
R. No. Sull'euro, per esempio, la mia posizione è opposta a quella di Bagnai che vorrebbe un'uscita immediata dalla moneta unica.
D. E lei?
R. Penso che sarebbe un disastro per il Paese. Per le banche, ma anche per i cittadini.
D. Riuscirà a convincere Grillo di questo?
R. Non devo convincere Grillo, ma la Rete. Ci sarà un
dibattito, e ognuno porterà i suoi argomenti a favore o contro.
Dopodiché, Grillo ha detto che indirà un referendum online.
Riepiloghiamo? NON E' VERO che il Prof. Gallegati abbia mai avallato l'ideuzza geniale dell'uscita dall'euro, che invece ha carinamente attribuito al prof. Alberto Bagnai; ma il prof. Bagnai non solo chiede rettifica integrale, ma ritiene l'idea a lui attribuita come "lesiva della sua immagine"
...e così siamo a tre: Stiglitz, Bagnai, Gallegati...
che figura di cacca, signoramia...
Scritto il 10 marzo 2013 alle 23:00 nella Economia, Grillo, Impresentabili, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (11)
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Quest'uomo è ormai totalmente fuori di melone. Peccato che ci sia la legge Basaglia...
Sono ore di fibrillazione continua. Con le più diverse ipotesi sul campo. Beppe Grillo insiste nella sua offensiva contro il Pd. Con la speranza che questo apra la strada a un governo di larghe intese col Pdl dalle quali avrebbe tutto da guadagnare. Lo fa dal suo blog parlando di proposte di coalizione che somigliano a un "mercato delle vacche". "In questi giorni è in atto il mercato delle vacche - scrive il leader del Movimento 5 Stelle -. Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri. Il Pdmenoelle ha già identificato a tavolino le persone del M5S per le varie cariche dando loro la giusta evidenza mediatica sui suoi giornali e sulle sue televisioni".
Definisce i tentativi di accordi "il solito modo puttanesco di fare politica" e attacca: "Per attuarlo però ci devono essere persone disposte a vendersi. E il M5S, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita". No deciso al governissimo anche dal co-fondatore del Movimento, Gianroberto Casaleggio che, in un'intervista al The Guardian, ribadisce: "M5S non appoggerà nessun governo". Anzi: "la mente digitale dietro l'ascesa vertiginosa del Movimento", come lo definisce il quotidiano inglese, dice che il suo obiettivo a lungo termine è quello di portare M5S al potere da solo: "Se saremo coerenti" e attaccati ai principi "cresceremo certamente".
Pd: "Niente trattative" - Non si fa attendere la risposta del Pd che smentisce che siano in atto trattative nascoste con parlamentari grillini per trovare anche in Senato una maggioranza pronta a sostenere un governo Bersani. "Nessuna trattativa nè calcoli sottobanco come scrive il Corriere", si dice con un tweet dell'account ufficiale del Pd. "Il Pd gioca a viso aperto. Lo spiega bene Bersani" nell'intervista di oggi a Repubblica.
Nessuna apertura nemmeno a Renzi - Sono parole pesanti quelle scelte da Grillo per chiudere a un governo di coalizione con il Pd. Il leader politico non perde l'occasione per criticare Bersani che, a suo parere, "è fuori dalla storia". "I giochini sono finiti e quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo". Renzi che come uniche credenziali ha quelle di aver fatto il politico di professione senza nessun risultato apprezzabile, ora si candida a premier, ma non aveva perso le primarie? Questi hanno la faccia come il culo". "Se il pdmenoelle vuole trasformare Camera e Senato in un Vietnam il M5S non starà certo a guardare".
"No alleanza". Grillo accusa i vertici del Pd di comportarsi come "volgari adescatori" - E dice: "l M5S è composto da persone responsabili che vogliono un cambiamento radicale della morale pubblica, fermarlo è impossibile, in particolare con i soliti giochini da palazzo. Il M5S voterà in aula ogni legge che risponda al suo programma, non farà alleanze". La sua è una chiusura non solo al Pd, ma anche ad altri partiti: "I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi" è presente nel Codice di comportamento degli eletti portavoce del Movimento 5 Stelle in Parlamento. È stato firmato da tutti i candidati e reso pubblico agli elettori prima delle elezioni, Queste regole erano note a tutti, al politburo del pdmenoelle compreso" [...]
Cgil: "Né larghe intese, né esecutivo tecnico" - Sul problema della governabilità del paese la segreteria nazionale della Cgil, ha fatto sapere di essere contraria a "un governo tecnico-istituzionale e a una grande coalizione" perchè "il paese necessita di un governo propositivo capace di produrre cambiamento".
(Fonte: Repubblica.it)
Bersani si faccia e ci faccia un piacere: organizzi un bel "Vaffanculo Grillo-Day". Poi lo lasci riposare nel suo letto di contenzione. Lo provochi. Vada in parlamento con un governo monocolore (o al massimo con un governo CSX+Centro, ma con Monti nella posizione subalterna che gli spetta). Vada con uno scarno programma che contenga ANCHE, ma non SOLO, punti rilevanti per i grillini. Che gli votino contro. Poi ci appostiamo sulla sponda del fiume, e aspettiamo di veder passare i cadaveri di questi otto milioni di cogl... pardon di baionette che hanno portato in Parlamento il Circo Barnum.
Non bisognerà attendere molto. Monti avrà la premiership per l'ordinaria amministrazione, e il compito di tirare fuori dalle tasche degli italiani altri 50 miliardi di euro per fermare la slavina dello spread. Li tirerà fuori non solo dalle tasche di noi komunisti, ma anche dalle tasche di questi imbecilli che oggi cantano vittoria. Più che una vittoria di Pirro, una vittoria da pirla. Tafanus
P.S.: nel futuro, Bersani rifiuti qualsiasi dialogo con questo imbecille, che oltretutto non ha alcun ruolo istituzionale. Quando e se riusciranno a nominare i capigruppo di Camera e Senato, Bersani discuta con questi, e solo con questi.
Scritto il 01 marzo 2013 alle 23:29 nella Bersani, Economia, Grillo, Impresentabili | Permalink | Commenti (17)
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Renzi contro baratti e governissimo: "Schema vecchio, non ne usciamo vivi"
Il sindaco di Firenze interviene nel dibattito interno al Pd sul dopo voto: "Niente giri di parole, abbiamo perso, ma non pugnalo Bersani alle spalle. Grillo va sfidato, non inseguito. Mai pensato di guidare il governo"
Dopo quasi quattro giorni di
silenzio, Matteo Renzi interviene apertamente oggi nel dibattito
apertosi nel Pd all'indomani del deludente risultato delle elezioni.
Innanzitutto per dire "senza giri di parole" che la sfida delle urne "il
centrosinistra l'ha persa". "La vittoria numerica alla Camera non è
sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: 'Ah, gli italiani si sono
fatti abbindolare, non ci hanno capito', come ha detto qualche solone
dei nostri in tv nelle ore della dèbacle. Gli italiani capiscono
benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario".
Più
che Bersani, che dice di non voler pugnalare alle spalle - a maggior
ragione ora che è stato sconfitto - nel mirino del sindaco di Firenze
c'è ancora una volta Massimo D'Alema, il bersaglio principale della
vecchia battaglia per la "rottamazione". "Pensiamo di uscirne vivi
offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli
schemi che hanno già fallito in passato?", scrive Renzi nella sua
newsletter rispondendo evidentemente all'ex presidente del Consiglio che
ieri dalle colonne del Corsera aveva lanciatato esattamente questa proposta per uscire dallo stallo post elettorale.
Il sindaco di Firenze sembra quindi condividere almeno in parte le prime mosse del segretario. "Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello
delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni.
Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo
dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla,
spesso senza conoscerle. La priorità è rimettersi in
sintonia con gli italiani, non giocare al compro-baratto e vendo dei
seggi grillini. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito,
come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata sarebbe
come dire ai cittadini: ok, abbiamo capito la lezione. Adesso scriviamo
una pagina di storia nuova".
Lo sfidante delle primare smentisce
quindi in maniera categorica la voce che lo vedeva pronto a guidare il
governo. "Ciò che volevo per l'Italia l'ho detto nelle primarie. Ho
perso. Adesso faccio il sindaco", ha scritto prima ancora che contro
questa sua presunta disponibilità si scatenasse l'ira del M5S.
"Adesso leggo incredibili interpretazioni, ricostruzioni, commenti. Ho evitato di fare dichiarazioni dopo il voto perché non
volevo finire nel festival di chi la spara più grossa e nei pastoni
degli addetti ai lavori".
"Ho praticato la lealtà in tutta la
campagna elettorale, non perché mi
convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché
credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò:
"Ma io ve l'avevo detto". Quelli che sono stati zitti durante le
primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono
insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso
affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto
Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli
occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del pd ci
sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per
permettersi gli sciacalli del giorno dopo".
Per una volta - e dopo anni che gli faccio la guerra - sottoscrivo ciò che ha dichiarato Renzi. Intendiamoci, quando parla Renzi, continuo sempre a pensare "cosa ha detto, e cosa voleva in effetti trasmettere"? Io qui mi riferisco a ciò che Renzi ha detto. Punto. Condivido che con Grillo non si tratta. Il cazzaro sta già assaporando il gusto di giocare alla Principessa sul Pisello. Bisogna togliergli l'abito da Principessa, e riportarlo fra i peggiori degli umanoidi. Niente alleanze. I numeri dicono che non c'è al Senato una sola alleanza possibile che non presupponga lo sporcarsi di brutto mani e faccia. Con Grillo? MAI. Con Berlusconi? MAI. Con Monti? Non mi entusiasma, e comunque non basta.
Visto che tutti si sciacquano la bocca con le riforme, la legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, Bersani vada a chiedere la fiducia o l'appoggio esterno a chi ci sta, su un programma di pochi punti, a parole incontrovertibili: legge elettorale, riduzione di numero e retribuzione dei parlamentari, conflitto d'interessi, legge anticorruzione seria. Grillo gli dica di no su un programma che contenga punti fondamentali del programma di Grillo. Sarà tutto da ridere. E smetta, Bersani, di circuire Grillo. L'unico risultato che può ottenere è quello di farsi insultare, per la gioia dei seguaci.
Bersani se ne faccia una ragione: dato che l'elettorato grillesco è spaccato come una mela fra provenienti dall'area di centrosinistra e dall'area di centrodestra, e dato che ciascuna "metà del cielo" pensa di essere depositaria della religione grillesca, Grillo si è messo nelle condizioni perfette per non potersi schierare con nessuno. Pena la perdita improvvisa di metà del suo elettorato.
Non credo che la strategia del muso duro servirà a salvare la legislatura, e forse neanche ad allungare l'agonia. Allora affrettiamo il processo di eutanasia, ma moriamo in maniera utile a far capire alla gente chi ha deciso di avvicinare il paese all'orlo del precipizio, dal quale peraltro Monti ci aveva allontanati solo a parole.
La tassa Grillo/Monti/Berlusconi
La tassa "Grillo/Monti/Berlusconi" (che d'ora in poi chiameremo per brevità "tassa GMB), è pari a quanto pagheremo in più, in prospettiva per il servizio del debito pubblico. Parametro di partenza: spread a 255 punti-base, valore fatto segnare quando i primi exit-poll davano Bersani vincente sia alla Camera che al Senato. Valore odierno: 335 punti. Differenza: +80 punti/base, cioè, a regime, più 16 miliardi di euro all'anno. In altri termini, ogni italiano (inclusi i vecchi e i neonati) pagherà 300 euro in più all'anno. Altro che IMU!
Ma, se vogliamo metterla in termini di IMU sulla prima casa (quella che Berlusconi ci restituirà di tasca sua) siamo a quattro volte il suo valore. Il gettito dell'IMU sulla prima casa è infatti iscritto a bilancio per 4 miliardi.
Che culo che abbiamo, ragazzi! Paghi quattro, prendi uno. Tafanus
Scritto il 01 marzo 2013 alle 19:12 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Grillo, Monti, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (18)
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La restituzione dell'IMU era già cosa fatta. Tanto fatta, da essere annunciata con 9 milioni di lettere farlocche in stile "Agenzia delle Entrate". Parecchi hanno fatto la fila ai CAF per incassare immantinente. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo.
Poi c'era il problema delle coperture finanziarie. PROBLEMA ??? Il Cavaliere SuperMan ha sempre una soluzione! "Le risorse ci sono già: vengono dall'accordo italo-svizzero su fisco e capitali italiani in Svizzera".
A stretto giro di posta arriva la smentita del ministro svizzero Eveline Widmer-Shclumpf:
"...L'accordo fiscale con Roma è fermo, e se anche si chiudesse quest'anno non entrerebbe in funzione prima del 2015..."
Fine ingloriosa dell'ennesima vaccata berlusconiana.
Scritto il 22 febbraio 2013 alle 22:08 nella Berlusconi, Economia, Politica | Permalink | Commenti (2)
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Questa la lucida, drammatica analisi di Tito Boeri su lavoce.info: un drammatico articolo dal titolo "Sessanta miliardi di sciocchezze". Un articolo da distribuire capillarmente...
Quanto vale la “proposta shock” di Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a nuovi investimenti. Ma avrà effetti anche sulla credibilità del nostro paese. E di conseguenza sullo spread.
I NUMERI DELLE PROMESSE
Quanto vale la “proposta shock” di Silvio Berlusconi? Probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a investimenti. Vediamo perché.
L’Imu sulla prima casa vale circa 4 miliardi. Berlusconi propone
di abolirla e di restituire agli italiani quanto raccolto con questa
tassa nel 2012. Quindi si tratta di 4+4=8 miliardi di entrate in meno
per lo Stato nel 2013.
L’Irap che Berlusconi vorrebbe abolire (lo aveva già promesso nel
2001 e aveva anche ottenuto una legge delega dal Parlamento per farlo
nel 2003), vale circa 35 miliardi a regime. Supponendo che l’operazione
venga distribuita uniformemente nell’arco della legislatura, saranno 7
miliardi nel 2013, 14 nel 2014, 21 nel 2015, 28 nel 2016 e 35 a fine
legislatura.
LO SPREAD DI CREDIBILITÀ
Oltre a queste risorse direttamente coinvolte dalle misure promesse da Berlusconi, bisogna tenere conto degli effetti sulla credibilità del nostro paese. Lo spread tra Italia e Spagna (al netto, dunque degli interventi della Bce di cui hanno beneficiato entrambi i paesi) si è abbassato dall’apice della crisi di più di 200 punti: i rendimenti nei nostri Btp decennali sono arrivati a costare fino a 140 punti di più dei bonos spagnoli; adesso costano circa 80 punti in meno. Le due misure chiave che hanno ridato credibilità all’Italia, secondo lo stesso Fondo monetario internazionale, sono state la riforma delle pensioni e il ripristino della tassa sulla prima casa. La stessa Bce ha potuto intervenire a sostegno dei titoli di Stato italiani e spagnoli grazie al fatto che il governo italiano aveva mostrato di saper assumere misure impopolari per rispettare gli impegni presi con l’Europa.
Se torniamo a essere l’unico paese dell’area Ocse che non tassa la prima casa, è prevedibile che lo spread riprenda ad allargarsi. Difficile stabilire di quanto, ma supponiamo che almeno metà della credibilità recuperata nei confronti della Spagna venga persa e ipotizziamo che non ci siano invece effetti sulle misure (e sulla credibilità) della Bce. Avremmo così 100 punti base in più di spesa per interessi. Dato che il nostro debito è superiore a 2mila miliardi, un aumento di 100 punti dei rendimenti dei titoli che servono a finanziarlo significa 20 miliardi di spesa per interessi in più a regime, che cominceremmo a pagare man mano che i titoli vecchi vanno in scadenza e ne emettiamo di nuovi. Dunque, pagheremmo circa 3,5 miliardi in più nel primo anno, 7 nel secondo e così via (contando su di una durata media del debito di circa sei anni).
In sostanza, l’annuncio shock potrebbe costarci 18 miliardi nel 2013 e, a regime, poco meno di 60 miliardi. Le coperture proposte da Berlusconi sono risibili. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 400 milioni, lo 0,6 per cento di quanto sarebbe necessario. L’accordo con la Svizzera è pieno di insidie e non è affatto detto che porti a entrate aggiuntive, almeno nei tempi che sarebbero richiesti per la “proposta shock”.
Le risorse andranno quindi reperite aumentando altre tasse, presumibilmente in gran parte a carico del lavoro. Ovviamente, tutto ciò impedirebbe di fare le altre cose previste nel programma del Pdl, tra cui la detassazione delle assunzioni e la rinuncia all’aumento dell’Iva. E per rispettare i vincoli del fiscal compact bisognerà prorogare il blocco dei salari nel pubblico impiego, rinunciare a programmi di investimenti pubblici, mentre non ci saranno fondi per riformare gli ammortizzatori sociali, per pagare la cassa integrazione.
Insomma, la “proposta shock” sembra essere la promessa di qualcuno che sa di perdere le elezioni e che quindi non si preoccupa minimamente della sua fattibilità. Vedremo come la giudicheranno i mercati. Speriamo non la prendano troppo sul serio.
Scritto il 04 febbraio 2013 alle 22:04 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Economia, Fronte del Porco, Politica | Permalink | Commenti (5)
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"C'è chi non vuol farci vincere": la preoccupazione dei vertici del Pd. I timori che ritorni l'accerchiamento del 2005 quando si consumò la vicenda Unipol. E c'è chi ricorda che Monti ha candidato Alfredo Monaci, presidente di Mps immobiliare (di Francesco Bei - Repubblica)
Ora Bersani inizia davvero a temere per il risultato finale. L'attacco concentrico di Monti, di Ingroia, di Grillo e del Pdl, la rapidità con cui è stata decisa l'audizione del ministro Grilli a camere sciolte, i rumors di altri clamorosi colpi di scena in arrivo, i sospetti su una maxitangente rilanciati dal Giornale e da Mentana, tutto ciò sta rendendo la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ad altissimo rischio. "Si respira di nuovo l'aria avvelenata del 2005", sospira un dirigente del Nazareno. Il 2005: l'Opa dell'Unipol di Consorte su Bnl, quando l'allora presidente della Margherita, Arturo Parisi, arrivò a rinfacciare al Pds il ritorno della "questione morale"
Per Bersani il sospetto, confidato ieri a un amico, è che il bersaglio grosso sia proprio il Pd e il risultato elettorale: "Ci sono ambienti di questo paese che stanno facendo di tutto per farci perdere le elezioni". Il rischio c'è e ne sono consapevoli i maggiori esponenti del partito. "Stare sulla difensiva per un mese su questo tema potrebbe portare danni immensi - riflette preoccupato un pd di provenienza democristiana - e l'idea che 150 finanzieri abbiano setacciato per giorni la sede della banca e le abitazioni di Mussari e Vigni (ex presidente ed ex direttore generale di Mps, ndr) non tranquillizza nessuno. La paura insomma è che la saga Mps-Antonveneta sia soltanto alla prima puntata.
Nel quartier generale del Pd la tensione è alle stelle e ogni dichiarazione viene soppesata con il bilancino. Per questo ha fatto scalpore ieri a Largo del Nazareno l'attacco durissimo sferrato da Mario Monti. Non solo perché arrivato da una persona che formalmente sarebbe ancora il premier sostenuto dal Pd e probabile alleato di governo nel futuro.
Bersani e i suoi hanno infatti letto in quell'affondo di Monti un disegno preciso per affossare il centrosinistra. E si sono attrezzati con le prime contromisure. "Monti - ha sussurrato ieri Bersani a un vecchio "compagno" della Cgil all'Eur - prova a fare il furbo sul Monte dei Paschi ma non mi sembra nella posizione di poter dar lezioni". Nel Pd ora si fa notare la partecipazione di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero del leader Udc, al vertice del Monte dei Paschi, di cui è stato fino a un anno fa vicepresidente e secondo azionista. O la candidatura al Senato per Scelta Civica di Alfredo Monaci che, come ricorda Francesco Boccia, "è stato membro del consiglio di amministrazione di Mps dal 2009 al 2012 con Mussari, ex presidente di Biver Banca e tuttora è presidente di MPS Immobiliare". Insomma, non proprio un passante rispetto alle vicende che tengono banco.
Ma sono tante le "strane coincidenze" che ai piani alti del Pd fanno pensare a un intervento orchestrato per procurare più danni possibili. Anche l'audizione lampo del ministro dell'Economia Grilli, che parlerà dello scandalo Mps martedì prossimo a Montecitorio, rientra tra queste [...]
Anche il ruolo di Anna Maria Tarantola, montiana di ferro e nominata dal premier al vertice della Rai, è passato al microscopio, visto che era lei il capo della vigilanza della Banca d'Italia all'epoca dei fatti. [...]
Tutti gli uomini del PresiMente
Francesco Gaetano Caltagirone - Professione: Suocero del Fustigatore di Costumi (altrui) Pierferdi Casini - Dal 2005 al 2012 (quindi anche "all'epoca dei Fatti") è Vice Presidente del Monte dei Paschi di Siena, banca notoriamente controllata dal PD, e solo dal PD.
Alfredo Monaci - Candidato in Toscana il prima fila (n° 3 in lista) nella Lista Cinica di Mario Monti , è stato membro del Cda del Monte Paschi dal 2009 al 2012 (guarda caso proprio nell’era di Giuseppe Mussari presidente e della transazione messa in piedi coi giapponesi di Nomura e ora nell’occhio del ciclone), nonché ex presidente di Biver Banca (poi venduta) e tuttora presidente di Fabrica sgr (la joint venture fra Mps e Caltagirone partita nel 2005 che detiene in portafoglio 9 fondi immobiliari e gestisce circa 2,5 miliardi di attività) e di MPS Immobiliare.
Anna Maria Tarantola - Montiana di Ferro - All'epoca dei MisFatti era lei a capo della Vigilanza in Banca d'Italia.
...non toccava a lei Vigilare, essendo a capo della Vigilanza? In quel momento non c'era, e se c'era dormiva? Presimente Monti, niente da dire sulle pennichelle durate per mesi della sua protetta tarantolata? Vede, come Direttore della Vigilanza di Bankitalia noi abbiano un termine di paragone molto preciso: tale Vincenzo Desario (della cui amicizia con mia moglie in gioventù sono onorato). Un Direttore della Vigilanza che vigilava. Senza addormentarsi mai. Ha proficuamente "vigilato" su casi spinosissimi, sui quali il potere politico non gradiva che viglasse. Per dire... ha vigilato sulla banca di Sindona, poi sull’Italcasse di Arcaini, quindi sull’Ambrosiano di Calvi, di cui è stato commissario provvisorio. E poi sul Banco di Napoli, sul Banco di Sicilia, e persino su quella Mediobanca che è sempre stato il Sancta Sanctorum di tutti gli intrecci fra affari e politica. Dottoressa Tarantola, quali sono i casa di vigilanza che lei metterebbe nel suo curriciulum? Quali i risultati? e quali le sue "omesse vigilanze? Tafanus
Vittorio Grilli, Ministro di Monti - (Fustigatore dei Piccoli Evasori da caffè al banco) - Non è stato un giornale italiano, bensì l’agenzia Bloomberg a scoprire quello che potrebbe rivelarsi un piccolo scandalo riguardante il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. E, come nella migliore tradizione degli scandali politici italiani, c’è di mezzo una casa. Il ministro dell’Economia, l’uomo che – come ricorda Bloomberg – è stato incaricato da Mario Monti di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale, l’uomo che ha organizzato i blitz mediatici della Guardia di Finanza a Cortina, nel 2004 ha acquistato un appartamento di 300 metri quadri ai Parioli, pagandolo 1 milione e 56mila euro, ma chiedendo alla sua banca un mutuo di 1 milione e mezzo, ovvero il 41% in più di quanto pagato. Bloomberg sottolinea, riprendendolo dal sito delle Fiamme Gialle, che “le compravendite immobiliari sono spesso registrate per un valore inferiore a quello pagato per eludere la tassazione sugli immobili o i controlli antiriciclaggio”. Insomma un bel colpo alla credibilità del ministro che si vanta di aver recuperato quasi 6 miliardi di euro di evasione fiscale nei primi dieci mesi del 2012. Come risponde Grilli? Dice che si tratta “di gossip locale”, e che tutto sarebbe nato dalle accuse in fase di divorzio della ex moglie Lisa Lowenstein, che vive negli USA... (Fonte: PolisBlog)
Ma per il Ministro dell'Economia Vittorio Grilli controllare a che prezzo il cittadino Grilli ha dichiarato di aver acquistato l'appartamento, e controllare quale banca, e per quale importo, e perchè, abbia concesso al cittadino Vittorio Grilli un mutuo di quasi una volta e mezza il valore dichiarato, non dovrebbe essere un problema di difficile soluzione. O no? VittorioGrilli Ministro e Montiano ci faccia sapere i risultati dei suoi accertamenti sulle transazioni del cittadino Vittorio Grilli. E il Presidente della Lista Cinica per Monti ci faccia conoscere la sua opinione in proiposito.
Consigliamo per un ulteriore approfondimento anche la lettura di questo articolo dell'Unità... Non si finisce mai di imparare, dai Professori...
Tafanus
PERCHE' BERLUSCONI NON SI UNISCE AL CORO
Silvio Berlusconi - Non a caso il Komunista Monte Paschi si salva dagli attacchi di Berlusconi Silvio... Quando a metà degli anni '60 Silvio parte col progetto "Centro Residenziale Edilnord", un grande aiuto gli viene dal Monte Paschi, allora praticamente unico erogatore di mutui per gli acquirenti. Conosco in prima persona i fatti, perchè nel 1970 ho comprato un attico da 160 mq. più box, a 21 milioni di lire... Altri tempi. Io ero un "giovane rampante". Guadagnavo bene e spendevo tutto. Non avevo una lira da parte. Quando, alle continue pressioni di tale Comincioli (amico di Silvio, e futuro Senatore della Repubblica e "latitante illustre", ma allora venditore alla Edilnord) spiegai che non avevo soldi per l'anticipo, trovò subito la soluzione: "guardi, le facciamo fare il mutuo a venti anni dal MPS, e il resto glielo facciamo dare con un prestito bancario a tassi molto bassi dalla stessa banca. Detto-Fatto.
Allora Silvio non diceva che era una Banca Komunista", anche perchè non lo era... Come non lo era il Monte Paschi di dieci anni dopo - generoso finanziatore del piduista Berlusconi - il cui "Provveditore" era il piduista Giovanni Cresti... Leggiamo:
"...Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani..." (fonte: berluscastop.it)
Grande Bersani!
Grazie a Claudio R. per la segnalazione di questo video
Scritto il 26 gennaio 2013 alle 15:32 nella Berlusconi, Bersani, Criminalità, Economia, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (52)
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(Continua su www.repubblica.it)
Interessante... Il Professor Non Si Monti ci ha rotto gli zebedei per settimane con la mitica "quota 287" o "quota Monti", per dimostrare urbi et orbi che con lui lo spread si era esattamente dimezzato rispetto ai massini del berlusconismo. Raggiunge questa meta assolutamente priva di significato il 4 Gennaio, con l'aiutino di Draghi. La tiene faticosamente per una settimana... Poi, a sorteggi che sempre più consolidano la vittoria del komunista Bersani, che ti combina, lo spread??? Anzichè schizzare a 600, precipita a quota 257.
Non è giusto, non si fa così! Ci vuole più rispetto per i professori! Tafanus
Scritto il 10 gennaio 2013 alle 17:58 nella Bersani, Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (1)
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In premessa alla pubblicazione del devastante articolo di Luciano Gallino sull'agenda Monti (di cui avevo ieri raccomandato la lettura), non resisto alla tentazione di riportare due paragrafetti di un mio post scritto in tempi nmon sospetti, e cioè il 5 giugno 2012, quando moltissimi, in Italia, all'estero e nel sistema solare, tessevano le lodi del Prof. Monti (che anch'io ho lodato per almeno 30 giorni dall'entrata in carica). Ecco cosa scrivevo:
[...] Si può intanto fermare l'orrendo meccanismo del "fiscal compact",
sul quale ha calato le braghe il governo Tremonti-Berlusconi, ma che è
stato avallato anche da Monti, seppur in stato di necessità. Per
memoria: il fiscal compact impone un deficit massimo dello 0,5%, e per i
paesi che superano il 60% di indebitamento, prevede che il debito sia
ridotto di un ventesimo all'anno. Per capirci: il rientro nel 60%
costerebbe alla Germania un sacrificio di 1,1 punti di Pil all'anno.
Costerebbe all'Italia un insostenibile costo di 3,25 punti di PIL
all'anno. Consolidando i parametri del fiscal compact e il costo del debito,
la Germania se la caverebbe con un costo di 1,5 punti di PIL all'anno,
l'Italia dovrebbe sostenere un costo di 8/9 punti di PIL all'anno. Una
differenza che scaverebbe un solco profondo quanto un baratro fra le due
economie, destinato a non colmarsi mai più. Un costo, oltretutto,
assolutamente non sostenibile.
C'è un patto in tal senso? No, non c'è un patto. C'è una proposta di patto,
che potrebbe diventare legge comunitaria entro il 31 dicembre, ma solo a
condizione che entro quella data il fiscal compact venga ratificato da
almeno 12 paesi dell'area euro. Spero ardentemente che con ci siano, in
Europa, 12 paesi con una spiccata vocazione al suicidio. Perchè se
Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia piangono, non è che la
Francia, l'Olanda, il Belgio stiano molto meglio. Questa follia del
fiscal compact, la peggior legge pro-ciclica mai pensata da mente umana,
deve ad ogni costo essere fermata [...]
Ed ecco cosa ha scritto ieri Luciano Gallino:
Il baratro fiscale dell'Agenda Monti
Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l'Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L'agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l'ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa - su proposta del governo Monti - il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce.
L'art. 4 prescrive: "Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%... tale parte contraente opera una riduzionea un ritmo medio di un ventesimo all'anno". Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l'inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015.
L'agenda Monti riprende quasi alla lettera tale prescrizione (punto 2, comma c). Si tratta a ben guardare del tema più importante sia della campagna elettorale che dell'azione del prossimo governo, quale esso sia. Il motivo dovrebbe esser chiaro. Ridurre davvero il nostro debito pubblico nella misura e nei tempi richiesti dal Trattato in questione è un'operazione che così come si presenta oggi ha soltanto due sbocchi: una generazione o due di miseria per l'intero Paese; aspri conflitti sociali; discesa definitiva della nostra economia in serie D. Oppure la constatazione che il debito ha raggiunto un livello tale da essere semplicemente impagabile, per la ragione che esso deriva sin dagli anni '60 non da un eccesso di spesa, bensì dalla accumulazione di interessi troppo alti.
Quindi si dovrebbero trovare altre strade rispetto alle politiche attuate da Monti e riproposte dalla sua agenda.
Al fine di ripagare un debito a lunga scadenza in rate annuali è infatti essenziale una condizione: che il debitore, al netto di quanto spende per il proprio sostentamento, abbia ogni anno delle entrate, per tutta la durata prevista, che siano almeno pari in media a quella di ciascuna rata del debito. Nel caso del debito pubblico italiano tale condizione base non esiste. Il Pil supera i 1650 miliardi, per cui il 60 per cento di esso ne vale circa 1000.
Mentre il debito accumulato ha superato i 2000. Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l'anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l'interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l'anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest'ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L'anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054. Chi vuole può continuare. Magari inserendo nel calcoletto un dettaglio: l'art. 4 del Trattato prescinde del fatto che il debito di un paese potrebbe col tempo aumentare di molto, per cui l'entità del ventesimo di rientro andrebbe alle stelle.
L'Italia, per dire, potrebbe ritrovarsi a fine 2015 con un Pil di poco superiore all'attuale, ma con un debito che a causa dell'accumulo degli interessi ha raggiunto i 2200 miliardi. Così i miliardi annui da tagliare passerebbero da 50 a 60.
Le obiezioni da opporre a quanto rilevato sopra le sappiamo. Il raggiungimento di un discreto avanzo primario ha già permesso di ridurre la spesa degli interessi di 5 miliardi: lo ricorda anche l'agenda Monti. La riduzione del differenziale di rendimento a confronto dei titoli tedeschi permetterà altri risparmi. Dalla dismissione di grosse quote del patrimonio pubblico arriveranno fior di miliardi. Le spese dello Stato possono venire ridotte di parecchi altri punti; qualcuno parla addirittura di 5 punti per più anni, alla luce di una profonda teoria politica che si compendia col dire "bisogna affamare la bestia" (cioè lo Stato, cioè quasi tutti noi). Per finire con l'immancabile "a fine 2013 arriverà la crescita e il Pil riprenderà a salire".
Ciascuna delle suddette obiezioni o è fondata sull'acqua, come la previsione di ricavare alla svelta decine di miliardi dalla dismissione di beni pubblici - vedi la sorte delle cartolarizzazioni di Tremonti - oppure sull'accettazione per i prossimi venti o trent'anni di politiche lacrime e sangue, ancora peggiori di quelle che hanno afflitto gli ultimi anni all'insegna dell'austerità.
Naturalmente il problema non riguarda soltanto l'eventuale ritorno al governo di Monti con la sua agenda. Riguarda più ancorai partiti come Pde Sel, che le elezioni potrebbero pure vincerle, ma che hanno dichiarato di voler rispettare nell'insieme l'agenda in parola. Sono essi per primi a dover scegliere la strada per uscire dalle strettoie attuali. Da un lato si profila una grave regressione sociale e politica, oltre che economica, indotta dalla ricerca coattiva del mezzo per ripagare un debito ormai impagabile. Dall'altro bisogna riconoscere questa sgradevole realtà, e aprire con decisione una trattativa su scala europea per trovare modi meno iniqui socialmente per uscire dall'impasse del debito pubblico, il che non riguarda ovviamente solo l'Italia. Un riconoscimento al quale potrebbe seguire la ricerca dei modi per superare una contraddizione in verità non più tollerabile: una Bce che presta migliaia di miliardi alle banche (lo ha fatto, per citare un solo caso, tra novembre 2011 e febbraio 2012) all'1 per cento, ma non può fare altrettanto con gli stati.
Per cui questi vendono obbligazioni alle banche, sulle quali esse percepiscono interessi tripli o quadrupli. È vero, l'art. 123 del Trattato Ue vieta alla Bce di prestare denaro direttamente agli Stati. Ma a parte il fatto che prima o poi tale articolo dovrà essere modificato, posto che esso fa della Bce l'unica banca centrale al mondo che non può svolgere le funzioni proprie di una banca centrale, si dovrebbe d'urgenza porre rimedio a tale inaudita contraddizione. Con il baratro fiscale di mezzo, la riduzione del debito pubblico a meno della metà è inconcepibile. Ma se l'Italia, per dire, potesse prendere in prestito dalla Bce, in forma obbligazionaria o altra, 1000 miliardi al tasso dell'1 per cento, come han fatto le banche europee nel caso precitato, allora potrebbe diventarlo. Pensiamoci.
E magari proviamo a spiegare ai cittadini come si pone realmente per il prossimo futuro la questione del debito pubblico.
Luciano GallinoScritto il 09 gennaio 2013 alle 13:03 nella Economia, Monti, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Pensavate di esservene liberati, vero? invece è ancora fra noi. Nei giorni scorsi, con la stessa tempestività con la quale SuperSilvio diceva "read my lips, toglierò l'ICI", SuperMario dice: "read my lips, abbasserò l'IRPEF!"
Wow! Che notiziona! Ma poi, a leggere meglio, si scopre che abbasserà l'IRPEF di un punto, e solo sullo scaglione più basso, "se e quando ci saranno le condizioni" (cioè, col pareggio di bilancio e il fiscal compact "accettati per contratto scritto", le condizioni non ci saranno mai). Ma ove mai ci fossero le condizioni, non mettetevi subito in coda al Savini o all'agenzia di viaggi, per prenotare la vostra vacanza alle Maldive. Perchè il "primo scaglione" arriva a 15.000 euro lordi. Ma più o meno i primi 8.000 euro costituiscono la "no-tax-area", quindi potrete nettervi in tasca, "quando e se si potrà", la bellezza di 70 euro lordi all'anno di minori tasse. Cioè circa 54 euro netti all'anno o, se preferite, 4,5 euro al mese, 1,04 euro a settimana, 0,15 euro a giorno. Insomma, se non sprecate, domenica mattina potrete entrare al Bar dello Sport, e prendere un caffè al banco. Paga SuperMario, per festeggiare la visione della lucina in fondo al tunnel.
Però non datevi alle spese pazze, mi raccomando, perchè a fronte dell'ipotetico caffè settimanale ("Dottore, il suo caffè è già pagato"), quei cattivoni comunisti della Federconsumatori, fiancheggiati da quei bolscevichi della Adusbef, stanno già pensando di rovinarci la festa, diffondendo notizie false e tendenziose. Eccole:
Un 2013 pieno di aumenti - Gas, assicurazioni, multe e canone - Federconsumatori-Adusbef hanno calcolato che in media a famiglia i rincari costeranno fino a 1.500 euro. Una stangata che si somma a quella ricevuta negli ultimi dodici mesi: secondo il Codacons, il potere di acquisto in media è calato del 4 per cento (Fonte: Luca Pagni - Repubblica)
MILANO - Non bastassero la crisi, l'aumento
delle tasse e la disoccupazione in aumento. Dopo un 2012 all'insegna
dei sacrifici, il 2013 si apre con una raffica di aumenti che peseranno
ulteriormente sui bilanci familiari. Giusto per dare un'entità delle
nuove spese, Federconsumatori e Adusbef hanno calcolato che in media a
famiglia i rincari costeranno fino a 1.500 euro. Una stangata che si
somma a quella ricevuta negli ultimi dodici mesi: secondo il Codacons,
il potere di acquisto in media è calato del 4 per cento, il che si
traduce in 1.398 euro in meno per una famiglia di tre persone per
arrivare ai 1.540 euro per una famiglia di quattro persone. Ecco un
elenco dei rincari settore per settore.
AUTOSTRADE.
Gli incrementi sulla rete autostradale in concessione subiranno una
variazione media del 2,91%. L'incremento è del 3,47% per coloro che
viaggeranno su Autostrade per l'Italia, e varierà dallo 0,82% per la
Torino-Ivrea-Valle D'Aosta al 14,44% per il Raccordo Autostradale Valle
D'Aosta
RC AUTO. L'aumento medio nel 2013 sulle polizze sarà del 5%, il che si traduce in 61 euro in più per automobilista.
MULTE.
Il divieto di sosta passerà da 39 a 41 euro, l'eccesso di velocità (fra
i 10 e i 40 km/h oltre il limite) da 159 a 168 euro. Per chi non mette
la cintura la sanzione passa invece da 76 a 80 euro, mentre se si usa il
telefonino alla guida si dovrà pagare 161 euro al posto degli attuali
152.
TASSA RIFIUTI. La nuova tassa, denominata Tares, entra in vigore dal primo di aprile e porta un incremento medio del 25%.
AEROPORTI.
La presidenza del Consiglio ha dato il via alle nuove tariffe per
Fiumicino e Venezia, che vanno ad aggiungersi a quelle già concesse a
Linate e Malpensa. Si tratta di un aumento di 8,5 euro a passeggero.
CANONE RAI. Sarà di 113,50 euro l'importo per il 2013, con un aumento di 1,50 euro rispetto al 2012.
GAS.
Rincaro dell'1,7% per il prossimo trimestre, mentre l'energia elettrica
scende dell1'4%. Nel primo caso, si tratta di una maggior spesa per 22
euro, nel secondo di un risparmio di "soli" 7 euro.
POSTE.
Dal primo gennaio 2013 spedire una cartolina costerà 10 centesimi in
più, da 60 centesimi a 70, una lettera media 50 centesimi in più, da
1,40 a 1,90 euro. Trenta centesimi in più per la raccomandata, da 3,60
euro a 3,30.
BOLLO TITOLI. Sui titoli e strumenti finanziari l'imposta aumenterà dello 0,05%, dallo 0,10 allo 0,15%.
C/C AZIENDE. Per avere un conto corrente a loro intestato, le imprese dovranno pagare 100 euro invece degli attuali 73,8 (+26,2 euro).
Stavate già telefonando a Savini per fissare un tavolo? Beh... riattaccate di corsa. Magari dite "scusi, ho sbagliato numero... Tafanus
Scritto il 02 gennaio 2013 alle 23:14 nella Berlusconi, Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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[...] Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch'esse finanziate dal contribuente italiano. Sulla scorta dell'esperienza maturata con il successo del Piano di azione coesione e della riprogrammazione dei fondi strutturali, occorre mettere in campo tutti gli sforzi possibili per incrementare la capacità delle amministrazioni di promuovere progetti finanziabili da parte dei Fondi strutturali dell'UE, con un obiettivo preciso: l'utilizzazione totale dei contributi disponibili.
Catalano dixit. E' meglio spendere bene i fondi
europei che non spenderli affatto e doverli restituire. Quello che Monti
dimentica di dirci è quali siano "tutti gli sforzi possibili" che ha
in mente.
[...] Continuare la stagione delle liberalizzazioni - L'anno passato ha segnato un salto di qualità negli interventi per l'apertura dei mercati e la rimozione delle barriere alla concorrenza. Le liberalizzazioni non sono state provvedimenti isolati ma parte integrante di una politica economica che ha messo al centro l'interesse dei cittadini-consumatori piuttosto che quello delle singole categorie economiche o dei produttori. Ed è stata un contributo ad accrescere l'equità, favorendo gli outsiders e i nuovi ingressi nel mercato [...]
Siamo felici di apprendere che ci sia stato "un salto di qualità" nelle liberalizzazioni. Qualcuno può aiutarci a fare l'elenco delle liberalizzazioni fatte col salto di qualità?
[...] E' necessario impegnarsi a proseguire e intensificare la politica di apertura dei mercati dei beni e dei servizi, sulla base di un adeguato processo di consultazione pubblica, nelle industrie a rete, nei servizi pubblici locali, rispettando i paletti posti dalla sentenza della Corte costituzionale, e nei servizi resi da lavoratori autonomi e liberi professionisti, nonché di rimozione dei vincoli che limitano in essi la concorrenza [...]
Quello che "è necessario fare" ormai lo sa anche la mia colf albanese. Quello che la mia colf albanese vorrebbe capire è COME il Professore intenda raggiungere questo obiettivo. Strano, per esempio, che il tutta l'Agenda (provare per credere) non ricorra mai, neanche una volta, la parola "frequenze". Evidentemente le frequenze TV non sono una priorità
[...] Nei mesi scorsi migliorare il contesto competitivo per le imprese è stato un filo rosso dell'azione del governo. Riduzione degli oneri burocratici, tribunali per le imprese, promozione di fonti di finanziamento alternative, come la possibilità di avere obbligazioni societarie o l'agevolazione fiscale per i project bonds, la defiscalizzazione per le imprese che investono (ACE), la riduzione dei ritardi di pagamento dell'amministrazione alle imprese, revisione degli incentivi alle imprese, riduzione dei costi di approvvigionamento energetico sono stati alcuni dei fronti di azione. Bisogna andare avanti [...]
Se qualcuno avvista uno di questi provvedimenti, mi faccia unn fischio. Ricordate? Creare un'azienda in un giorno al costo di un euro... mi notifichi anche casi di accorciamento dei termini di pagamento ai fornitori, e mi specifichi di quali cazze di rifuzioni dei costi energetici sta straparlando Monti
[...] Serve infine lavorare sulla produttività totale dei fattori e sul costo del lavoro per diminuire quel divario con gli altri Paesi europei che crea uno squilibrio di competitività. Bisogna quindi continuare sulla strada del decentramento della contrattazione salariale lungo il solco dell'accordo tra le parti sociali dell'ottobre scorso [...]
Su questo tema, non ci serve niente. Abbiamo già visto lo sviluppo degli amorosi sensi fra Monti e Marpionne, l'uccisione della contrattazione collettiva, e la riduzione progressiva, di fatto, del reddito spendibile, per i lavoratori a reddito fisso italiano, al penultimo posto in Europa. Manca ancora un passo: è una vergogna che in Grecia guadagnino ancora meno di noi. Dobbiamo superarla, la Grecia, ed aspirare all'ultimo posto assoluto.
[...] dobbiamo favorire la nascita di nuove imprese nei settori che sono portatori di crescita. Il governo ha per la prima volta introdotto un regime per le start up. Sulla base di un attento monitoraggio dei risultati, si potrà pensare a sostenere ulteriormente le piccole imprese innovative, anche aiutando l'emergere di un vero mercato dei capitali di rischio, in particolare seed capital, che aiuti i giovani nella primissima fase di avvio della loro impresa [...]
Questa devo averla già sentita... Professore, troviamo qualcosa di nuovo?
[...] Nel complesso, negli ultimi dieci anni l'Italia ha perso quasi il 30% della sua quota nel commercio mondali dei beni. Adesso si è iniziato a invertire la rotta [...]
Quando è successo??? TUTTI gli organismi internazionali sono passanti accanto a questa inversione di rotta senza accorgersi di nulla?
[...] La credibilità dell'Italia nel mondo aiuta le imprese ad aprirsi nuove porte. Ma per sostenere la competitività c'è anche bisogno di ridurre i costi del credito per l'export, di rendere più agili ed efficienti le strutture di promozione del commercio estero rafforzando il lavoro della nuova ICE, di migliorare la logistica e di eliminare oneri amministrativi e adempimenti farraginosi. Occorre una attenzione particolare per la proiezione internazionale delle imprese medio-piccole, che hanno bisogno di consulenza giuridico-economica adeguata e di informazioni sui nuovi mercati di sbocco. Bisogna infine sostenere gli interessi legittimi delle imprese e dei lavoratori italiani nella definizione degli accordi commerciali che l'Unione europea stringe con i Paesi terzi, promuovendo un migliore e più equo accesso ai mercati internazionali, secondo la logica di un approccio aperto ma non disarmato. [...]
Caspita! Come suona bene, Professore! Ma queste cose le sapevamo anche noi! Quello che ci aspettavamo da lei era che ci illuminasse la strada! Quello che "occorrerebbe" lo sanno cani e porci". Sul come, quando, chi, a che prezzo, con quali fonti di finanziamento, è ciò che un Professore dovrebbe spiegarci. Oppure ha bisogno di appaltare questo corno del problema ad un sub-governo tecnico?
[...] Bisogna puntare a raggiungere un livello di investimenti diretti esteri vicino alla media europea, che potrebbe portare fino a circa 50 miliardi di euro in più di investimenti l'anno [...]
Si... ma come? Il Professore ha una ricetta per ogni problema:
[...] Per far questo bisogna guardare con occhi più aperti agli investimenti diretti esteri, quando sono basati su piani industriali seri e hanno prospettive di valorizzazione industriale e occupazionale [...]
Insomma, la ricetta è semplice: per attrarre più investimenti esteri, basta guardare con occhi più aperti agli investimenti esteri... Ad averlo intuito prima! Avremmo tenuto tutti gli occhi spalancati come quello di Mara Carfagna, fissando con aria di sfida gli investimenti esteri!
Con questa catalanata, vi do appuntamento alla prossima puntata. Tafanus
(Fine 2° puntata - Continua)Scritto il 29 dicembre 2012 alle 19:03 nella Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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Scusate per il ritardo, ma ho voluto/dovuto scansionare l'Agenda Monti, che online si trova solo in un inusabile formato pdf, e tradurla in formato di testo (Word) affinchè chiunque sia interessato possa facilmente fare dei copia&incolla di tutto il documento, o di singole parti, da chiosare, spedire, postare. La trovate (scaricabile) a questo indirizzo:
Quando questo post sarà sommerso da altri, il link lo troverete sempre sulla colonna del Tafanus, nel gruppo "FILES UTILI".
La commenterò - passo per passo - come ho già fatto col programma-minchiata del Rag. Grillo, e come ho fatto - rimproveratissimo - con le "Cento Idee" di Matteo Renzi. I programmi firmati da Renzi e da Monti hanno molti punti in comune:
Insomma, chiunque l'abbia scritto, questo programma è un'accozzaglia di punti sparsi, peggio delle cento cose di Renzi.
Non manca il pistolotto sulla digitalizzazione di tutte le molecole che compongono uomini e cose nel nostro paese. Quando ho letto come si intitolava questo capitolo, mi è sceso il latte alle ginocchia. Indovinate...
Italia 2.0
Oh no!!!!!!!!!!!! Italia 2.0 non si può! Soprattutto non può farlo uno che si è lasciato smascherare in 5 minuti sul pastrocchio del vero autore del programma... Spero sinceramente che si tratti di Ichino, affinchè io possa continuare a riconoscere a Monti un minimo di credibilità, almeno come tecnico!
Inoltre, una nota di colore: nella traslazione dell'Agenda dal formato pdf al formato word, ho messo le interruzioni di pagina esattamente dov'erano nel documento originario. L'ho fatto perchè il file word potesse rispettare la stessa numerazione di pagina del file pdf, e l'ho fatto con un certo sadismo... Perchè neanche una ragazzina che si batte da sola la tesi di laurea riuscirebbe a mettere 4/5 volte come ultima riga di una pagina... il titolo di un capitolo che inizia alla pagina successiva...
Quando avrò superato lo sconcerto, inizierò ad esaminare punto per punto il nulla che per il momento ho solo intravisto. Tafanus
Scritto il 26 dicembre 2012 alle 22:20 nella Economia, Informatica, Monti, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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"Il ritorno di Berlusconi non
riavvolgerà il nastro. E chi teme (o spera) un ritorno al passato, sta
facendo male i conti. Perché Berlusconi è stato un fenomeno sociale,
prima ancora che politico. Un fenomeno che ha avuto un principio e
un’inevitabile fine caratterizzato, nel mezzo, da quell'inerzia tipica
di tutte le storie che hanno come protagonisti grandi masse di
individui."
Fonte Sondaggio Tecknè sul voto: al Pd il triplo dei consensi Pdl | IL PDF Di Carlo Buttaroni
Oggi vogliamo ragionare su questo articolo di Carlo Buttaroni su "l'Unità", e sul sondaggio della Tecné dal quale prende spunto l'articolo. Con una annotazione metodologia non menzionata in chiaro: il field work del sondaggio è stato effettuato fra il 6 e il 7 dicembre, vale a dire quando Monti non aveva ancora annunciato ufficialmente le sue dimissioni, e quando i mercati non avevano ancora mandato i segnali forti e chiari che sono invece arrivati puntualmente oggi
Sarà mooooooolto interessante leggere i sondaggi fatti dopo che si comincerà a metabolizzare nel modo giusto ciò che sta accadendo, e anche - perchè no - appena emergerà in tutta la sua epica grandezza il cazzarismo delle "parlamentarie" di Grillo, che già alcuni sondaggi danno sotto il 14%.
Ma ora concentriamoci sui passi salienti dell'articolo di accompagnamento di Carlo Buttaroni. certi che qualcuno troverà almeno un paio di righe a sostegno delle proprie tesi vetero-cazzare.
Fino a quando ci si sveglia accorgendosi che la favola è terminata, senza capire però bene il tipo di finale. Il «berlusconismo» è andato oltre Berlusconi, diventando un camaleontico sistema di potere e, progressivamente, un modo di pensare, una corrente sociale, uno stile linguistico. Un apparato incentrato sulla figura carismatica di un leader indiscutibile, nel cui linguaggio verbale e non, si sono rispecchiati una moltitudine d’italiani. Nel codice berlusconiano è indifferente se le frasi siano credibili e coerenti. Il senso di ciò che dice sta nel suono e nell’effetto che producono le parole. Per questa ragione ha sempre potuto permettersi di enunciare una cosa e il suo contrario, senza che la verità rappresentasse necessariamente una cifra del significato. Le sue affermazioni non devono passare il vaglio della coerenza logica, né tanto meno morale, perché ciò che conta è solo l’effetto delle parole. O la loro smentita.
Come affermato dal quotidiano tedesco Der Spiegel qualche anno
fa, il berlusconismo vanta alcune similitudini con il gaullismo francese
o il peronismo argentino: un leader carismatico fortemente odiato o
fortemente adorato, ma che possiede l’abilità di interpretare l’umore
della gente e comportarsi di conseguenza. A seconda delle situazioni,
poi, può essere ribelle o conservatore, liberale o autoritario.
Tra il 1993 e il 2011 è stato lo specchio di un’Italia che si credeva al
sicuro dai mostri che stava partorendo. Ma quel tempo è finito. E come
tutti i fenomeni che hanno a che fare con l’uomo, anche il berlusconismo
ha tracciato una parabola, con un’ascesa, un apice, un declino. Una
curva che, nella fase discendente, è implosa, liberando quell’energia
distruttiva che ha coinvolto l’intero sistema politico. Finendo ben
prima di Berlusconi, senza alternative da offrire agli elettori di
centrodestra e senza più una base sociale cui far sentire la propria
voce. È stato lo stesso Berlusconi a ripeterlo più volte, motivando il
suo ritorno in campo: abbiamo cercato qualcuno che fosse come il
«Berlusconi del ’94». Senza trovarlo. Un terremoto che è evidente nei
dati riguardanti gli orientamenti politici, che descrivono l’epilogo di
una forza politica che nel 2008 aveva ottenuto il 37% dei voti e che,
cinque anni dopo, perde oltre i due terzi dei consensi.
LO SPARTIACQUE DELLE PRIMARIE - L’incredibile vicenda delle primarie, annunciate, rinviate, indette e
poi annullate, rappresenta la caricatura di una pièce teatrale che si
trasforma in farsa. D’altra parte, non è stata la crisi economica a
determinare la caduta del governo Berlusconi, ma la messa a nudo delle
promesse mancate, anzi di autentici fallimenti economici e sociali che
rischiavano di travolgere i nostri stessi partner europei. E la
conseguenza è stata l’ennesima anomalia del nostro Paese: affidare a dei
tecnici l’emergenza crisi. In tutti gli altri Paesi, infatti, anche
laddove ha colpito in modo duro, è stata comunque la politica a cercare
soluzioni e a governare i processi. In Italia, invece, Monti ha dovuto
(e potuto) disporre di un gabinetto di soli tecnici, perché il Pdl non
aveva fiato, leve, capacità di rappresentare un Paese che stava voltando
pagina. La crisi del Pdl ha costretto tutti i partiti a fare un passo
indietro e a sedersi in panchina. Ma oggi il berlusconismo non c’è più. E
non sembra in grado di tornare, anche se Berlusconi è tuttora capace di
attrarre un numero cospicuo di elettori.
C’è invece un campo riformista, che negli ultimi vent’anni non era mai stato così forte. Le primarie hanno restituito, infatti, un’identità al centrosinistra e il Partito Democratico ha completato la sua evoluzione, collocandosi a pieno titolo e senza equivoci nel campo dei grandi partiti socialisti e democratici europei. È stato un percorso lungo e difficile, ma il risultato segna un passo in avanti per tutto il Paese. Un’evoluzione che è mancata al Pdl.
Più che orfano di Berlusconi, il
centrodestra ne è vittima. Un tradimento dell’ispirazione liberale e
della vocazione sociale della destra, mettendo invece in scena una
rappresentazione spettacolare (o addirittura pornografica) della
politica, che si è via via popolata di personaggi improbabili. A questa
deriva Angelino Alfano non è riuscito a porre argini. Con le primarie
sperava di agire su prospettive nuove, iniettando politica in uno
scenario in dissolvenza. Non ce l’ha fatta. Così come non ce l’hanno
fatta coloro che speravano di voltare pagina, di dare vita a un soggetto
politico nuovo, affrancato dalle liturgie che hanno segnato in maniera
indelebile il carattere e la vocazione del berlusconismo. I manifesti di
Giorgia Meloni, che annuncia la sua candidatura alle primarie, ancora
appesi nelle strade di Roma, rappresentano la metafora di questo
naufragio.
Le primarie del centrosinistra si collocano invece a distanza siderale
da tutto questo. Il 35% di elettori che oggi voterebbero il Partito
democratico rappresentano una domanda di discontinuità con il passato,
un cambio forte, netto, senza ambiguità. Un nuovo patto che vincoli la
politica a misurarsi nuovamente con se stessa, con i suoi modi di fare e
di essere, nelle scelte che compie e nei modi in cui le compie.
Il mandato ricevuto dal Pd e da Bersani è far tornare la politica a favore dell’uomo, rifondare la società su scelte che pongono la questione morale a fondamento di quella civile, dare corpo a un’idea di società dove la libertà dell’individuo si accresce e si rafforza in un sistema di solidarietà intelligente. Affinché, nel dopo Berlusconi, non ci sia più il berlusconismo. Non si tratta di affermare il primato di un modello economico, ma di operare una riconversione dell’idea stessa di società, basata su una visione sostantiva dei diritti e dei doveri, anche come medium dello sviluppo. E, sotto questo punto di vista, per Bersani la sfida non sarà con Berlusconi ritornato in campo, ma con la delusione, la rabbia, il sentimento di una promessa tradita. Perché l’astensione, l’allontanamento dalla politica, il ripiegarsi in un disincanto urlato, sono gli effetti collaterali della fine del berlusconismo.
Il «grillismo» ne rappresenta, per molti versi, il lato più evidente. Forse anche perché il movimento di Grillo si nutre delle stesse liturgie berlusconiane, di miti fondativi che esaltano la figura del leader carismatico, dispensatore d’indiscutibili virtù. Grillo non ha bisogno di quella coerenza logica che è a fondamento della politica, ma soltanto di stupire, rivelando una verità che non necessariamente deve essere «vera», basta che si depositi nell’animo e scateni pulsioni. Come Berlusconi, anche Grillo raccoglie una domanda sociale e la trasforma in un’ipnosi da videogames. Gli andamenti del consenso restituiscono la fotografia di un Paese profondamente diverso rispetto a quello che si è lasciato alle spalle il berlusconismo. E le prossime elezioni saranno le più importanti degli ultimi sessant’anni, perché si tratta di scegliere il futuro dell’Italia e degli italiani. Il punto di ricaduta di questa scelta dipende da cosa accadrà nei prossimi mesi. La sfida, adesso, è veramente cominciata.
Ora che si sa quando si vota, con quale legge elettorale, e con quali sondaggi, tentiamo di dare un senso pratico alle nostre cose. Oggi ci sono sei formazioni in grado di superare la soglia di sbarramento del 4% alla Camera, e solo tre in grado di superare la soglia di sbarramento al Senato. Il quadro tendenziale emerge chiaramente dal riepilogo annuale della Tecné, che pubblichiamo qui sootto in grafico:
Possiamo iniziare a trarre qualche conclusione:
-a) Il PD è ai massimi storici. Ai valori che aveva il PCI del "sorpasso" di Enrico Berlunguer. Nonostante l'uscita di Rutelli (o anche grazie ad essa?), nonostante l'OPA condotta per anni da IdV, ma anche (in forma più decente e in misura minore) da Vendola, nonostante Renzi, nonostante i margheritini alla Gentiloni e alla Fioroni.
-b) Contrariamente alla vulgata corrente, l'inversione di marcia del PD non è iniziata con le primarie. Superfluo quindi sbracciarsi in ringraziamenti a Renzi, che così tanto piace a Berlusconi. Il PD ha toccato il minimo storico in maggio-giugno, dopodichè è sempre salito, con una forte accelerazione a partire da settembre, quando le primarie erano ancora di la da venire.
-c) Come abbiamo sempre predicato, il populismo dei partiti proprietari attrae una massa a somma costante di amanti del cazzarismo. Se si osservano i dati del "Mò Vi Mento a 5 Stelle", e del "Popolo della Libertà" (una sola, quella di curare i cazzi propri), si scopre che dall'inizio dell'anno ad oggi la torta complessiva è rimasta sempre compresa fra il 31% di gennaio, e il 28% di oggi. Osservate la linea nera del grillismo, e quella azzurra del berlusconismo, e ditemi cosa ne pensate. La mia opinione è che si sia una sorta di cannibalismo fra due disperati cazzari. Grillo naviga intorno al 15%, secondo alcune anticipazioni già in forte calo dopo la pagliacciata delle "pirlamentarie"; Berlusconi potrà spendere i suoi voti (in crollo verticale) solo in combutta con altri statisti come Maroni e la Santanchè. Fine della Dallas della Brianza.
-d) Il "Nuovo Grande Centro" di Montizemolo - ammesso che mai nasca - dove prenderà i voti? chi comanderà? Vediamo: l'UDC di Casini (5,1% in pericoloso calo verso il 4%) è già pronto a servire, insieme all'API di Rutelli (0,1%), a FLI (2,4%), all'MPA (0,1), a Oscar Giannino (0,6%), ad Italia Futura di Montizemolo (3,3%). Fatta la somma? Siamo, ad oggi, a un totale di meno di 12 punti.
-e) Just in case, chi sarà il Capo di Stato Maggiore di questo esercito di franceschielli? Casini, Rutelli, Fini? Bonanni? Passera? Montezemolo? Lombardo? Giannino? Monti???? E se Monti si mischierà a questa stolida ammucchiata, è sicuro che conserverà una sia pur minima parte della fiducia popolare di cui forse oggi gode?
-f) La coalizione (PD+SEL+PSI) vale oggi il 42%. Come pensa il Grande Centrino di colmare il gap fra 12 e 42? Davvero basteranno alcuni voti in fuga da Berlusconi, ed alcuni in arrivo dal Renzismo e dalla "banda degli ONI (i Fioroni, i Gentiloni ed altri ONI del PD)? Davvero in tanti salteranno giù dal carro del vincitore? Ennio Flaiano diceva, mille anni fa, che "gli italiani sono sempre pronti ad andare in soccorso del vincitore". Lo abbiamo visto nel '94 col berlusconismo, lo stiamo vedendo adesso col PD. Che, by the way, bene farà a prestare molta "selettiva attenzione" al portellone d'ingresso del carro.
Infine, lasciatemi fare un po' di tatticismo. In fondo, nel porcellum, pensato per fottere il centro-sinistra, è incorporata la vendetta di Montezuma. Chi di Porcellum ferisce... Mi secca dire "l'avevo detto", ma è da mesi che predico che per il PD sarebbe stata opera demenziale rinunciare al regalo di Calderoli. Oggi le aggregazioni sono: Grillo 15% in calo, e comunque non spendibile. Berlusconi che viaggia a gran velocità verso il 10%. Una volta superata questa barriera psicologica, farà la fine di Craxi e del dopo Raphael; ma siamo generosi: Berlusconi + Maroni + Santanchè 15%. Centrosinistra al 42% in salita. Grande Centrino al 15%, e se ci arriva può accendere un cero alla Madonna dal Velo Azzurro.
Fine dei giochi? No. Se i partiti del centrosinistra sono solo un po' furbi, possono puntare a ben più di 340 deputati alla camera. Basta che il PD si presenti formalmente da solo alle elezioni, e 340 deputati sono suoi. Poi, affiancati di fatto, SEL e PSI potrebbero, con l'aiutino occulto (leggasi qualche voto pilotato dai piddini) presentarsi insieme, e concorrere, avendo ampiamente superato il 4% dello sbarramento, alla suddivisione proporzionale delle spoglie (i 290 deputati che spettano ai perdenti). Quanti deputati potrebbero prendere, SEL+PSI, nell'ipotesi che insieme prendano il 7% dei voti?
Bene, ai 290 deputati concorreranno pro-quota (perdonatemi qualche inesattezza dovuta al mancato computo dei partiti a base locale come Union Valdotaine, Suedtirolen Volkspartei eccetera), la coalizione degli avanzi berlusconiani e alleati (PdL+Destra+Lega), 15%. Ad essere generosi, altrettanto potrà prendere il Grande Centrino (15%); per marzo, il MòViMento sarà ad andar bene al 12%; SEL+PSI al 7%.
Totale dei "non maggioritari", 49% inclusi SEL e PSI. Quindi a SEL+PSI spetterebbero ad occhio 7/49mi di 290 deputati, cioè una quarantina di deputati, che sommati ai 340 del PD, porterebbero a 380 deputati, Cioè a 130 deputati di maggioranza.
Voglia di poltrone? No, semplicemente una forte maggioranza che possa, nonostante prevedibili parziali defezioni su singoli temi (bioetica, coppie omosessuali, finanziamenti ai preti, comflitto d'interessi, patrimoniale, legge elettorale, riforme istituzionali, walfare, lotta alla criminalità e all'evasione), imporre, con la dittatura della maggioranza, quel riformismo etico, e quei capitoli chiamati "equità" e "crescita", che non abbiamo conosciuto né sotto il berlusconismo, né col montismo.
Resta aperto il capitolo "Senato", su cui farò - appena ne avrò la forza e il tempo (PC permettendo) una analisi di dettaglio. Tafanus
Scritto il 10 dicembre 2012 alle 15:51 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (16)
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Questo è TUTTO
P.S.: Se qualcuno, per caso, dovesse avvistare una sola riga sul tema delle coperture finanziarie, ci mandi un telegramma. Tafanus
Scritto il 23 novembre 2012 alle 22:41 nella Economia, Grillo, Politica | Permalink | Commenti (16)
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Un elemento che viene raramente sottolineato dagli “economisti” è che l'Italia ha sempre avuto il più basso debito privato del mondo sviluppato, ed una massa di depositi privati percentualmente decisamente maggiore degli altri paesi europei, perlomeno dal fallimento Lehman Brothers fino all'estate dell'anno scorso.
Fino al 2006 il Paese aveva reagito all’aggravarsi di una chiara fase di crisi economica internazionale con un mix di relativa disciplina fiscale (ed un avanzo statale aggiustato per il ciclo dopo Singapore sul totale delle trenta economie avanzate censite dall'Fmi di livello assoluto), di discreta tenuta dei consumi delle previdenti famiglie italiane e di contenimento della crisi occupazionale grazie all’efficacia degli ammortizzatori sociali.
Ora, grazie all’allegra (eufemismo al posto della parola scriteriata ed imbelle) politica finanziaria del governo Berlusconi, il debito pubblico Italiano, già elevato sia percentualmente che in termini di importo complessivo, ha avuto un’impennata drammatica negli ultimi quattro anni, e con il contemporaneo allargarsi del contagio greco ed il crescente discredito del precedente governo in carica la situazione rapidamente precipitata causando un pauroso allargamento del nostro spread rispetto ai bund decennali tedeschi.
La successiva scelta di percorrere un percorso di risanamento a spron battuto ha però enfatizzato tutte quelle che sono le criticità del nostro paese: la scarsa competitività dovuta all’azione di lobbying, insieme all’incapacità decisionale endemica dei cosiddetti “tecnici” hanno portato alla stagnazione dei consumi ed alla perdita progressiva di potere di acquisto, acuito anche dalla tassazione scriteriata che sta portando questo paese al collasso.
I cosiddetti “tecnici” hanno imposto ad una nazione che basava i propri elementi forti sul tessuto connettivo sano (la piccola e media impresa) un salasso che oggi sta progressivamente impoverendo proprio l’area di forza Italiana. Dovunque ci si giri si osservano chiarissimi segni di caduta sociale: tralasciando i fenomeni a tutti evidenti di crollo dei consumi delle famiglie, la verità è che questo “risanamento” non sta in realtà portando vere evidenze di miglioramento economico congiunturale, tanto è vero che il debito pubblico aumenta in luogo di diminuire e che lo spread si è attestato su valori più bassi (certamente…) dell’era Berlusconi ma pur sempre superiori di almeno 200 punti base rispetto ad un valore ragionevole.
A questo punto la logica vorrebbe che il primo ministro cominciasse, grazie ad una congiuntura sostanzialmente favorevole (voglio vedere chi si sarebbe messo di traverso…) un’operazione di pressing verso i partiti politici oltre che verso la governance europea che davvero investisse i problemi strutturali di questo paese. Non è certamente necessario sottolineare la corruzione devastante e l’ingessatura burocratica tipicamente Italica dovuta ad una classe di dipendenti statali variamente distribuita, la lotta contro una finanza di scarsissimo spessore deregolamentata ai limiti dell’autolesionismo, oltre che una legislazione che ammazza le piccole e medie imprese a favore delle grandi aziende che privatizzano i profitto rendendo pubbliche le perdite.
In effetti si hanno enormi sperequazioni anche all’interno dei servizi (di scarsa qualità) che questo stato Borbonico eroga ai propri cittadini: se infatti è chiarissima l’efficienza più che accettabile della sanità e della scuola, incredibilmente ad oggi gravemente sottocapitalizzate sia dal punto di vista umano che economico, è chiaro che altre aree (come la giustizia e le istituzioni periferiche) soffrono di elefantiasi numerica e di sostanziale sottocapitalizzazione economica, scelta che è stata portata avanti per anni con lo scopo di creare ampie aree di supporto politico con scarsa efficienza.
Per dirla con Catalano, il vero regno della burocrazia dove un funzionario incapace riesce a fare danni enormi senza per questo rischiare alcunché, ma in questi ambiti nessuna azione incisiva è stata vista nell’ultimo anno. Il governo Monti ha invece reputato che la scelta di sopravvivere grazie all’incremento di tassazione diretta ed indiretta fosse la (facile) soluzione che permetteva di salvaguardare la propria posizione senza andare a toccare le ampie aree di intervento strutturale davvero necessarie allo sviluppo economico Italiano.
Quindi nessun intervento sull’evidente voragine pubblica causata da una politica di incapaci (e qui ci metto tutte le forze politiche espresse oggi in parlamento), con l’unico obiettivo di mantenere viva la casta, di inconfessabili pastette con strutture ecclesiastiche, di disgustose decisioni che mantengono attivi ordini di armamenti inutili e missioni all’estero che non hanno alcun motivo logico se non quello di garantire rendite di posizione ad aziende private.
Quanto sia stata sbagliata la terapia del rigore estremo applicata all'Italia emerge chiaramente dalle statistiche trimestrali dell'Eurostat su consumi privati, disoccupazione e rapporto debito pubblico/Pil che sono state pubblicate dal Sole 24 ore: osservando infatti i dati dei quattro maggiori Paesi Ue (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) e di una decina tra i Paesi europei più colpiti dalla crisi immobiliare-finanziaria e dall'escalation dei debiti privati o pubblici (cioè i quattro cosiddetti Pigs oltre a Cipro, i tre Paesi baltici, Ungheria, Olanda e Danimarca).
Da questa analisi risulta che dal quarto trimestre 2007 al terzo trimestre 2011, cioè in 15 trimestri, l'Italia aveva sperimentato la minor caduta dei consumi privati (-0,8%) dopo Germania e Francia (due economie in cui la spesa era addirittura aumentata), mentre in tutti gli altri Paesi considerati si erano verificati autentici crolli dei consumi delle famiglie (da -5,7% in Gran Bretagna e Danimarca a -6,4% in Spagna, sino a -10,1% in Irlanda e oltre -21% in Lettonia e Islanda).
Quanto al tasso di disoccupazione, in Italia era aumentato di meno in termini di punti percentuali (+2,3) dopo quelli di Germania, Francia e Olanda, contro incrementi ben più elevati negli altri Paesi (dove si erano registrati peggioramenti in un intervallo da +3,2 punti per la Gran Bretagna a +4 per la Danimarca sino a +9,8 per l'Irlanda, a +10,3 per la Grecia e a +13,3 per la Spagna).
Infine, per quanto riguarda il debito pubblico, quello Italiano era quello cresciuto di meno insieme a quello tedesco (rispettivamente, +16,6 e +15,7 punti percentuali di Pil), mentre nelle altre economie analizzate si erano registrati veri e propri cataclismi delle finanze statali (con incrementi del debito pubblico tra i 30/40 punti di Pil in Spagna, Lettonia e Regno Unito, di oltre 40 e 50 punti, rispettivamente, in Portogallo e Grecia e 79 punti in Irlanda).
Con la cura del pareggio di bilancio anticipato, l'Italia, invece di conservare i decorosi risultati fino a quel momento conseguiti, dal terzo trimestre 2011 sino al secondo trimestre 2012 ha peggiorato sostanzialmente i propri conti economici: nei consumi privati, in soli nove mesi siamo crollati del 3,2% (il peggior risultato dopo il Portogallo).
In pratica i consumi delle famiglie italiane sono diminuiti negli ultimi tre trimestri 3 volte di più che in tutti i tre anni e mezzo precedenti di crisi. Nel tasso di disoccupazione in nove mesi siamo saliti di 2,1 punti, mentre nel rapporto debito pubblico/Pil, nonostante il rigore, siamo cresciuti di ben 6,2 punti, collocandoci per incrementi nel periodo più recente alle spalle solo di Spagna, Irlanda e Portogallo (i dati della Grecia degli ultimi trimestri non sono raffrontabili con i precedenti).
Mario Monti in diverse occasioni ha ricordato che egli ha ereditato dal precedente Governo l’impegno assunto con la Ue del raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013 e che, non avendo alternative (considerata anche la crisi reputazionale in cui versava il nostro Paese) si è semplicemente adoperato per rispettarlo: come potesse Berlusconi soltanto pensare di realizzare questo obiettivo dimostra non solo l’incapacità endemica del precedente governo, ma anche il suo oggettivo distacco dalla realtà.
La storia, a dire il vero, ormai conta abbastanza poco perché sono altri fatti a contare ben di più. L'obiettivo del pareggio di bilancio anticipato all'anno prossimo ha costretto l'Italia a un giro di vite fiscale assolutamente controproducente: non era certo difficile immaginare che la serie di aumenti impositivi avrebbero influito negativamente sull'economia reale e sul rapporto debito/Pil. In altri termini i cosiddetti “professori” per centrare un obiettivo (peraltro mancato) ne hanno sbagliati due.
Monti ha tempo solo pochi mesi, prima degli esiti elettorali incerti che sono all'orizzonte, per convincere i mercati, la Ue e Angela Merkel che troppa austerità fa male all'Italia, all'economia tedesca ed all’Europa in toto, visto che nei primi 8 mesi del 2012 gli italiani hanno importato dalla Germania 1,6 miliardi di euro in meno di autovetture. Monti deve rinegoziare con la Ue una strategia fiscale per l'Italia che, pur mantenendosi sempre rigorosa - e anzi diventando più capace di aggredire la spesa e gli sprechi di quanto non sia stato fatto sinora - sia un po' meno recessiva nel breve termine e meno infarcita di tasse.
I risultati di bilancio del nostro Paese parlano chiaro: sono ottimi, mentre quelli economici, purtroppo, sono molto negativi, e se i secondi non migliorano rapidamente rischiano di mettere a repentaglio i primi. Quello che davvero ci lascia perplessi è che si arrivi a far gestire una situazione tutto sommato abbastanza chiara a chi afferma in parlamento che una manovra a saldo positivo in termini di tassazione sia “…vantaggiosa al 99% dei contribuenti”.
Stante la mancanza di supertassazione ai redditi più alti (del resto certamente sconsigliabile, a mio modesto avviso) davvero non si capisce come questa condizione potesse essere veritera. Ma sinceramente abbiamo smesso di farci domande sulla variegata compagine governativa, specchio del parlamento di banditi di cui disponiamo.
Axel
Purtroppo Mario Monti da mesi "vede la lucina in fondo al tunnel". Con parole meno roboanti, ricalca il Berlusconi degli alberghi pieni e degli aereri per i Caraibi dove non si trova un posto. E dei giovani che nello scegliere il lavoro, fra le molteplici occasioni loro offerte, sono troppo "choosy". Monti vede la lucina, e gli istituti di economia - tutti - rivedono al ribasso i dati della recessione italiane, e spostano al 2014 la (eventuale) inversione di tendenza.
Nel frattempo - e senza alcun piacere - dobbiamo ribadire che "l'avevamo detto": le politiche recessive ordinate dalla Merkel (e dagli altri troppo supinamente accolte) sarebbero continuate, finchè anche Herr Mueller non avesse cominciato a star peggio. E, se Dio vuole, quel momento sembra arrivato.
E' vero che pareggio di bilancio e fiscal compact (due follie pure, in tempo di recessione) sono state imposte all'Italia di Berlusconi dall'Europa; ma è altrettanto vero che Monti non ha fatto nulla per rinegoziare queste follie, dimenticando che l'Italia è pur sempre la seconda nazione della UE allargata per struttura produttiva, e la prima per patrimonio delle famiglie. E dimenticando chhe il debito oitaliano, proprio perchè pesa un quarto del debito totale dell'area euro, è un'arma contro di noi, ma è anche un'arma che noi possiamo usare per costringere la Germania alla ragionevolezza. L'Italia non è la Grecia, e se dovesse cadere l'Italia... Insomma, simul stabunt, simul cadent. Monti se ne faccia una ragione, e piuttosto che costringere il paese a sei mesi di palude, sia lui, con un atto di generosità, ad aprire una crisi che ci consenta di tornare al più presto ad un governo politico.
I tecnici hanno fatto ciò che hanno saputo e potuto fare. Non molto. Non tutta colpa loro, visto che sono condizionati sia da sinistra che da destra. Ma la palude e l'immobilismo non servono a niente. Quindi grazie di tutto, ma ora torniamo a votare. Con la legge attuale. Tafanus
Scritto il 17 novembre 2012 alle 07:59 nella Axel, Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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Scritto il 29 ottobre 2012 alle 20:26 nella Berlusconi, Economia, Politica | Permalink | Commenti (2)
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Prosegue la serie di "misure per l'equità e la crescita" del governo tecnico. Mentre non si parla neanche di striscio di patrimoniale, annullamento degli ordini per gli F-35, fermata del Buco della TAV (sulla quale persino i francesi continuano ad avere forti dubbi), arriva l'ultimo regalo per le famiglie con redditi medio-bassi. Questo l'articolo di Repubblica/Economia:
Per moltissimi sottoscrittori di prestiti per la
prima casa, il limite alle detrazioni sarà superato. Secondo i dati
della Cgia si perdono 190 euro a testa e si deve rinunciare a scaricare
le spese. Colpito un milione di italiani: sfonderà il limite di 3mila
euro
(di Valentina Conte e Rosa Serrano)
Se avete un mutuo, scordatevi altri sconti - L'effetto
micidiale di franchigia e tetto, introdotti dall'ultima Manovra del
governo, mette fuori gioco tutte le altre detrazioni. Così, nella
dichiarazione 2013 sui redditi di quest'anno, i soli interessi passivi
sui prestiti ottenuti per comprare casa divoreranno con molta
probabilità i rimanenti "bonus". Almeno un milione di famiglie, abituate
nel passato a sottrarre dall'imposta il 19% di quella voce, non solo
dovranno rinunciare a recuperare analoga percentuale delle spese per
scuola, sport, veterinario, funerale, affitto del figlio universitario
fuori sede, cane per i ciechi, assistente dei sordomuti, premi
assicurativi, badanti, erogazioni liberali varie. Ma dovranno fare pure i
conti con un vantaggio inferiore per la stessa voce relativa ai mutui,
risucchiata dalla franchigia e penalizzata dal tetto. Una famiglia
monoreddito con un figlio può perdere anche 400 euro, per recuperarne
solo poco più di metà dalla riduzione delle aliquote Irpef. Un bel
guaio.
Asso piglia tutto - Com'è possibile? Il
ddl Stabilità fissa due nuovi criteri per (quasi tutte) le detrazioni:
una franchigia di 250 euro e un tetto di 3 mila euro. Questo significa
che i contribuenti con un reddito superiore ai 15 mila euro lordi (i
soli interessati a questi nuovi sacrifici) possono detrarre spese
superiori solo ai 250 euro, nel limite massimo totale di 3 mila. Ma in
pratica, come gli italiani ben sanno, la quota effettiva che fa scendere
l'imposta si ferma al 19% di quel nuovo tetto, ovvero 570 euro. Con
tutta evidenza, lo sbarramento ai 3 mila euro è davvero esiguo. Bastano
gli interessi sui mutui per la prima casa per consumarlo tutto. Sui 3,2
milioni di italiani (over 15 mila euro) che nel 2011 hanno detratto 5,5
miliardi di interessi passivi, almeno un milione supera quella soglia su
cui calcolare il 19% solo con la voce mutui. Addio a tutte le altre
ricevute e scontrini, dunque.
Danno per le famiglie - Qual
è la differenza con il passato? Fino ad oggi, gli interessi passivi sui
mutui potevano essere detratti al 19% con un tetto di 4 mila euro.
Dunque 760 euro al massimo. Ora il tetto si abbassa di mille euro, entra
la franchigia di 250 e dunque la detrazione scende a 570 euro. Perdita
secca: 190 euro. Il punto però è un altro. Il nuovo tetto di 3 mila euro
non riguarda i soli mutui, ma è il limite totale invalicabile per tutte
le spese che la legge consente di detrarre al 19%. Ecco allora che il
danno effettivo per le famiglie è molto più ampio, come documentano gli
esempi elaborati per Repubblica dalla Cgia di Mestre (vedi tabelle in
pagina). Le spese sanitarie sono (per ora) esentate dal tetto. Ma la
franchigia sale da 129 a 250 euro. Altra perdita. Per le altre spese non
c'è chance, se la famiglia paga il mutuo. E gli sconti Irpef in un caso
dimezzano l'ammanco, in un altro lo azzerano. Nessun guadagno, però.
Mutuo onnivoro - Poniamo
il caso di un mutuo di 135 mila euro, per 23 anni, al 3,37% e rata
mensile di 700 euro. Non sono cifre a caso, ma i valori medi calcolati
dall'Agenzia del Territorio sui mutui erogati nel 2011. Nei primi dieci
anni, grazie alla nuova Manovra, la perdita secca è di 1.345 euro.
Perché con il ddl Stabilità la detrazione è fissa ai 570 euro annui (il
19% di 3 mila euro, ma così cancella tutti gli altri sconti fiscali).
Mentre ora è più alta. Che cosa succede all'undicesimo anno? La quota
interessi si è abbassata (perché calcolata su un capitale residuo
inferiore) ed è finalmente scesa sotto i 3 mila euro, così da poter
essere portata tutta in detrazione. In conclusione: solo 13 anni su 23
di mutuo concorrono per intero al bonus del 19%. Oggi sono 19 su 23.
Insomma, non un vantaggio per le famiglie e per il settore delle
costruzioni, già così provato dalla crisi. Tra Imu, credit crunch,
redditi instabili, ammazza-bonus, la casa sembra un incubo.
Scritto il 18 ottobre 2012 alle 12:25 nella Economia, Monti, Politica | Permalink | Commenti (11)
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Peter Bruegel . La parabola dei ciechi
In questi mesi Monti ha fatto ciò che doveva (farci fare un passo indietro dal ciglio del burrone), ma lo ha fatto con la maggioranza che c'è in Parlamento, che è ancora a grandi linee la maggioranza emersa nel 2008 da porcellum: una maggioranza di centrodestra che - come gli ultimi eventi si stanno preoccupando di dimostrare - ha capito che c'è un conto ormai da pagare (il tempo è scaduto), ma ha numeri ed immoralità a sufficienza per tentare di far pagare il conto, ancora una volta, ai ceti più indifesi.
Vorrei fare qualche esempio, giusto per chiarire cosa intendo. Da anni, col concorso della Corte dei Conti e dell'Ufficio Studi della Banca d'Italia, ripetiamo che l'Italia ha un costo improprio per l'evasione fiscale di 200 miliardi, e per la corruzione di 70 miliardi. Sono cifre a mio avviso sottostimate, ma non ho modo di dimostrarlo. Quindi le prendo per buone. La somma dei costi di evasione e corruzioni ammonta a 270 miliardi (per i nostalgici: 540.000 miliardi di lire). Per gli aggiornati: circa 34 punti di PIL. Più di un terzo del PIL che è rapinato da corruzione ed evasione. E per carità di patria non proviamo neppure a parlare del fatturato della criminalità organizzata - di difficile stima, ma valutato come ordine di grandezza in 150/200 miliardi. Insomma, potremmo essere - ma forse ormai è tardi - uno dei paesi più ricchi d'Europa. Stiamo nviventandoi gli straccioni d'Europa.
Si sta facendo quanto serve per sanare queste piaghe? La risposta è secca, e spiacevole. NO.
Il decreto anticorruzione è impantanato, e quello che si sta cercando di far passare, a detta della stessa Severino - che mi sembra persona seria - è un'arma spuntata. La maggior parte della corruzione è spesso associata al reato di concussione. Nel testo del decreto anticorruzione che il centro-destra è disposto ad approvare, ci sarebbe il reato di concussione solo se e quando il frutto della concussione fosse il pagamento di una somma in danaro. Quindi assunzioni di centinaia di famigli, vacanze miliardarie, yacht in graziosa concessione gratuita, appartamenti "ad insaputam", puttane a domicilio, nomine di imbecilli nei remunerativi consigli d'amministrazione di banche, municipalizzate e imprese, appalti gonfiati, Fioriti, Belsiti e Formigoni, sarebbero difficilmente perseguibili. Non sarebbe reato fare ciò che ha fatto Storace negli ultimi mesi di governatorato (l'assunzione di 475 semianalfabeti come dirigenti della Regione Lazio), nè quello che sta facendo la Polverini in scadenza di mandato (assunzione di 5 Direttori Generali, più il bando d'assunzione di centinaia di famigli).
Abbiamo chiesto più volte - e non da soli - a Monti di sfoderare i coglioni, di andare in Parlamento con una legge anticorruzione SERIA, e di porre la questione di fiducia. A questo punto, anzichè far passare una legge-spot inutile a detta della stessa Severino, col consueto "largo consenso", si sarebbero presentate due possibilità:
-a) Il centro-destra avrebbe abbozzato, ma la legge sarebbe passata;
-b) la legge non sarebbe passata, ma il centro-destra avrebbe perso definitivamente ogni credibilità.
Lo stesso discorso abbiamo fatto per l'evasione. Ben vengano i blitz in favore di telecamera a Cortina e a Capri, in bar e negozi di borsette. Ma l'evasione vera si scova innanzitutto con l'incrocio dei database già esistenti. Leggiamo che due milioni (due milioni!) di abitazioni sfuggono completamente al catasto, e quindi al fisco. Poichè immaginiamo che non possano esserci 2.000.000 di famiglie che vivono senza acqua, cesso, elettricità telefono/internet. Sarebbe sufficiente incrociare i dati dei contratti per elettricità, e/o gas, e/o telefono, e/o acqua, per scovare in un mese 1.900.000 di questi evasori. E che 100.000 continuino pure a vivere nella merda e a lume di camdela.
Si parla di abusivismo, di catasto inadeguato, ma si continua a mantenere il catasto inadeguato. Eppure oggi, assumendo a quattro lire qualche migliaio di giovani smanettatori da PC, sarebbe elementare controllare, in un anno, le mappe catastali ufficiali, con strumenti gratuiti come Google Maps, e con gli strumenti offerti dall'aerofotografia.
Ogni volta che si parla di patrimoniale, la destra insorge come se fosse punta dalla tarantola. E il governo ogni volta cala le braghe. E addirittura il coglione di Arcore straparla di abolizione dell'IMU, che è una forma, seppur annacquata, di patrimoniale.
Si è fatta una barzelletta di Tobin Tax (allo 0,05% !), con esclusione di titoli di stato ed aumenti di capitale. Serve a recuperare risorse? No. Serve al governo Monti per poter dire che abbiamo iniziato la lotta alla speculazione finanziaria, e serve alle borse di Francoforte, Zurigo, Parigi, Londra per poter fare campagna contro il mercato finanziario italiano. Abbiamo offerto alle grandi borse europee uno spottone a costo zero. A fine esercizio ci piacerebbe sapere quanto avrà fruttato la Tobin Tax 'de noantri.
I privilegi della casta non sono stati sostanzialmente toccati, tranne qualche proivvedimentino di facciata, perchè sull'altare dei "diritti acquisiti" tutto è rinviato a domani. Mi vengono in mente quei cartelli che in certe bottegucce di paese facevano bella mostra di se accanto alla "carta moschicida: "In questio negozio oggi non si fa credito, domani si".
I diritti acquisiti sono sacrosanti quando riguardano la casta, non lo sono quando riguardano 400.000 esodati. Pacta sunt servanda, ma solo in una direzione, e solo per alcuni...
In compenso, fino ad oggi, il governo Monti è stato implacabile. Solo coi poveracci. E quando leggo che si sia potuto anche solo pensare di tagliare le indennità di accompagnamento agli invalidi, o di chiedere agli insegnanti di insegnare di più (rinviando sine die la soluzione dei problemi di decine di migliaia di insegnanti nati e vissuti da precari, che a 50 anni ancora vivono aspettando con ansia la telefonata per una supplenza, e dando qualche lezione privata in nero (quando hanno la fortuna di trovarla) mi assale un senso di straniamento.
Ma è davvero questo che ci aspettavamo da un governo di tecnici?
E' davvero una riduzione di un punto dell'IRPEF sui due scaglioni più bassi di reddito, che ci aspettavamo? Riduzione accompagnata da un aumento di un punto dell'IVA??? I più poveri fra i poveri - gli "incapienti" - si beccheranno solo l'aumento dell'IVA, non avendo alcuna tassazione sulla quale applicare la riduzione di un punto di IRPEF. Il gioco da "trecartari" fatto con la c.d. "riduzione della pressione fiscale" è sulle tabelle pubblicate su tutti i giornali, incluso il giornale della confindustria. Una vera sòla. Grillo ringrazia, e i suoi sondaggi si rianimano. E non certo per la traversata dell'atlantico a nuoto, o per la scalata in canotta dell'Everest.
In questo quadro Monti - che si dichiara (quasi) sempre disinteressato al cursus honorum della politica - ha mancato e manca di coraggio. Vedi legge anticorruzione. E allora che il centro-sinistra faccia cadere il governo prima che questo abbia il tempo di approvare un Porcellum/2, che impedirebbe al centrosinistra di vincere con una congrua maggiornanza parlamentare. Prima che passi una legge anticorruzione che non combatte la fonte di quasi tutte le corruzioni; prima che si compia il nuovo massacro sociale contro incapienti, esodati non ancora coperti, professori precari a vita, e persino - massima vergogna - a danno di invalidi et similia.
Non saranno questi sei mesi di legislatura che mancano alla scadenza a rovinare l'Italia. Ma sono sufficienti poche settimane per varare altre leggi-porcata sul piano elettorale e sociale. E allora si, saremmo condannati per sempre.
Oggi abbiamo finalmente letto, nero su bianco, che sul debito italiano gravano 90 miliardi di debiti ulteriori non iscritti a bilancio. Sono i debiti che le varie amministrazioni dello stato hanno coi privati, e che non onorano da anni. Quasi tutte piccole o medie aziende (le grandi sanno difendersi benissimo), che finiscono col fallire coi bilanci in ordine. Negli ultimi 12 mesi sono fallite 46.000 aziende, di cui un terzo per l'insolvenza dello Stato.
Quando e se questi debiti saranno iscritti in bilancio, il debito pubblico italiano balzerà d'un colpo dal 123 al 129%, e lo spread tornerà alle stelle. Inoltre, è stato calcolato che già "hic et nunc", per effetto del solo fiscal compact (che Berlusconi ha firmato, e di cui ora da la colpa al governo Monti), per i prossimi venti anni avremo manovre da 50 miliardi all'anno. Se a queste si aggiungessero anche i 90 miliardi di insoluti dello stato, il fiscal compact non sconterebbe solo il rientro dal 123% al 70% del PIL, ma dal 129% al 70%. Una insostenibile tragedia da pezze al culo, da cui usciremmo in condizioni pre-industriali, ma senza un piano Marshall. E per carità verso voi e verso me stesso, evito di calcolare quanto in più costerebbe il servizio del debito, per il combinato disposto di un incremento del debito da 2000 a 2100 miliardi, e di un prevedibilissimo aumento dello spread.
Quindi il centro-sinistra dovrà vincere le elezioni. Dovrà vincerle con larghissima maggioranza parlamentare, e quindi PRIMA che un porcellum/2 addolcisca il premio di maggioranza, per adeguarlo al mutato quadro politico. Non si deve dare tempo al parlamento ATTUALE di farsi una nuova legge porcata tagliata su misura per impedire al nuovo governo di governare. I mercati non ci massacreranno per un anticipo di 3/4 mesi nello scioglimento delle camere.
Il nuovo governo potrà e dovrà far ricorso a "tecnici" (se per tecnici si intendono persone preparate). L'Italia è piena di economisti di valore. Ma i nuovi tecnici dovranno essere di supporto alla politica, e non sostituirsi ad essa. Non ne sono capaci e, tranne rare eccezioni (vedi Severino) non hanno le palle. Monti ha fatto ciò che andava fatto, ma solo, sempre e se i parlamentari di centro-destra erano d'accordo. La Fornero ha fatto solo disastri, e il post DC Passera sta marciando a grandi falcate verso l'UDC.
Il governo che verrà dovrà fare molto e subito, perchè è certissimo - ammesso che duri 5 anni - che poi sarà sconfitto. Chiunque andrà al governo nella prossima legislatura lo sarà, perchè dovrà fare qualcosa di pesantemente spiacevole. Che almeno ciò sia fatto, per una volta, a spese della casta, dei crapuloni evasori, corrotti e corruttori, e di quelli che non hanno MAI pagato.
E nel frattempo, se Monti ha palle e coscienza, lasci perdere supplenti precari cinquantenni, asili-nido e accompagnatori di invalidi. Rivolga il suo efficientismo in altre direzioni.
Che anche i ricchi, per una volta, piangano. Tafanus
Scritto il 16 ottobre 2012 alle 15:34 nella Economia, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (17)
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Scritto il 13 settembre 2012 alle 11:32 nella Economia | Permalink | Commenti (0)
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Crisi greca, Atene agli sgoccioli tenta la carta dei danni di guerra coi tedeschi
Secondo il Financial Times Deutschland il vice ministro dell’economia avrebbe istituito un gruppo di lavoro per valutare i documenti ufficiali presenti negli archivi storici. Nel 2011 i conteggi dell'economista francese Jacques Delpla, stimavano che la Germania dovrebbe corrispondere alla Grecia 575 miliardi
(di Francesco De Palo - Il Fatto)
Che i denari “riparatori” dei danni post secondo conflitto mondiale non fossero mai arrivati nelle casse di Atene era cosa risaputa. Ma adesso, alla vigilia dell’ultimo report della Troika che potrebbe anche mettere fine alle speranze di salvataggio del Paese, il ministero delle Finanze greco vuole fare sul serio per ottenere quel risarcimento. Lo scrive, oggi dopo mesi di petizioni e richieste da parte di varia stampa internazionale, anche il Financial Times Deutschland secondo cui il vice ministro dell’Economia greco avrebbe istituito un gruppo di lavoro per valutare i documenti ufficiali presenti negli archivi storici. E con essi (i risultati tecnici sono attesi per la fine dell’anno) proporre ai rappresentanti di Bce, Fmi e Ue una sorta di integrazione al pacchetto di salvataggio contenuto nel memorandum.
I fatti: Hitler invase la Grecia nell’Aprile 1941, saccheggiandola e devastandola in lungo e in largo. Ha scritto la Croce Rossa Internazionale nel suo rapporto ufficiale sulla questione che tra il 1941 e il 1943 almeno 300.000 cittadini greci morirono letteralmente di fame, in virtù proprio di quelle razzìe da parte dei tedeschi.
Cornuti e mazziati - Inoltre sia la Germania che l’Italia, oltre a pretendere cifre elevatissime per le spese militari, ottennero forzatamente dalla Grecia anche quello che venne definito un prestito d’occupazione, consistente in 3,5 miliardi di dollari. Lo stesso Fuhrer riconobbe in quella circostanza il valore legale del prestito e avallò il risarcimento. Ma alla Conferenza di Parigi nel 1946 qualcosa andò storto e alla Grecia furono riconosciuti 7,1 miliardi di dollari come risarcimento, invece dei 14 richiesti. E mentre l’Italia ripagò regolarmente la propria parte del prestito, la Germania si rifiutò costantemente di farlo. Come se le riparazioni post belliche non fossero necessarie.
Ma a quanto ammonta oggi quella cifra? Prendendo come metro di valutazione l’interesse medio dei Buoni del Tesoro americani dal 1944, (il 6%) ballerebbero cifre enormi: 163,8 miliardi di dollari per l’occupazione 332 miliardi di dollari per i danni. E secondo un rapporto redatto nel luglio del 2011 dall’economista francese Jacques Delpla, la Germania dovrebbe corrispondere alla Grecia 575 miliardi, molto di più dei 355 miliardi di euro circa che oggi costituiscono il macigno di debiti sul futuro di Atene.
Certo, per dirla con le parole di chi quella richiesta l’ha avanzata molto tempo prima dell’articolo pubblicato sull’edizione tedesca del Financial Times, con petizioni che hanno chiamato a raccolta intellettuali, storici e giornalisti, la Grecia per anni è servita da pied-à-terre mediterraneo con prestiti massicci delle banche, con la telefonia in mano alla Deutsche Telekom, con l’aeroporto di Atene realizzato dai tedeschi, con i trasporti marittimi, con le commesse militari. Kostas Karamanlis, fido alleato della Cancelliera ha comprato 170 carri armati Leopard, 223 cannoni di seconda mano, 4 sottomarini della ThyssenKrupp (di cui uno che pendeva a destra). Mica due Cinquecento e un paio di Panda. Consola che oggi il governo di Atene stia almeno provando a rialzare la testa affidandosi alla storia. Ma certificando di fatto una scomoda oggettività: che alternative praticabili non ve ne sono.
Non sapevo (confesso la mia ignoranza), che noi italiani bbrava ggente, insieme ai moralizzatori tedeschi, avessimo preteso persino che la Grecia, invasa e martoriata, ci risarcisse quanto da noi speso per invaderla e martoriarla. E ora, purtroppo, avverto una leggera brezza di razzismo che mi sfiora la pelle...
Spero che la brezza non cresca, e non si diffonda, ma se questa storia dei danni di guerra (che non sono un'invenzione greca) dovesse diffondersi, l'intransigenza della Germania alla fine sarebbe servita a svuotare di significato uno dei motivi fondanti per la creazione della Unione Europea, rafforzata dall'unione monetaria: evitare che i mostri della prima e della seconda guerra mondiale potessero mai rinascere. Tafanus.
Scritto il 12 settembre 2012 alle 12:11 nella Economia, Guerra, Politica, Razzismo | Permalink | Commenti (2)
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Dov'è la sorpresa? Noi lo scriviamo da mesi, che la Germania sarebbe entrata - come una qualsiasi tessera del domino - nella caduta collettiva. E che al quel punto l'atteggiamento da "maestra" che assegna i voti, bacchetta, boccia o promuove, sarebbe cambiato. Sarà mica perchè i tedeschi cominciano ad accorgersi - con la consueta prontezza di riflessi - che adesso "tocca anche a loro", che si sono molto ammorbiditi i toni nei confronti delle "repubbliche dei fichidindia"? Ecco il quadro che della situazione tedesca traccia Stefano Vastano, su "l'Espresso"...
I consumi interni scendono. L'export non tira come prima. L'auto riduce l'orario di lavoro. E Berlino taglia le stime del Pil
(di Stefano Vastano - l'Espresso)
A fine agosto i disoccupati tedeschi erano circa 3 milioni. Per l'esattezza, 2 milioni e 900 mila. È un record: da 21 anni non si registrava in Germania una disoccupazione così bassa. Poi ci sono i primati sul fronte salariale: quest'anno, ad esempio, gli 800 mila metalmeccanici hanno spuntato la bellezza del 4,3 per cento in più in busta-paga. Come d'altronde i 100 mila dipendenti dei sei impianti tedeschi della Volkswagen. Di più è andato solo ai 550 mila addetti aell'industria chimica, i cui salari sono aumentati del 4,5 per cento.
Nell'Azienda Germania, dunque, fila tutto per il verso giusto? No. Persino nella macchina tedesca s'avvertono, e sempre più forti, i primi scricchiolii della crisi. Ad esempio, negli impianti di Rüsselheim e di Kaiserlautern, dove si sfornano le Opel Astra e le Insignia. Al primo settembre scorso, e per circa 12 mila dipendenti, è scattata l'emergenza del "kurze arbeit". E cioè la drastica riduzione dell'orario di lavoro, con un taglio di circa il 40 per cento sul salario netto. Il motivo è che, nel primo semestre dell'anno, le vendite della Opel sono crollate in Europa del 12 per cento. Ma anche negli impianti della Ford a Colonia entrerà in vigore, per ora solo per settembre e ottobre, l'emergenza del "lavoro-corto".
Le misure restrittive non colpiscono solo i dipendenti delle quattroruote tedesche: dallo scorso agosto, e per i prossimi sei mesi, anche 2.170 operai delle acciaierie ThyssenKrupp lavoreranno, e guadagneranno, molto meno. E, dopo i giganti dell'auto e della siderurgia, anche il numero uno dell'elettronica tedesca, la Bosch, ha annunciato la riduzione (da ottobre alla fine del 2012) di orario e salario per i 1.100 operai degli impianti bavaresi di Schweinfurt.
Segni più che evidenti che «la crisi dell'euro», come spiega Andreas Rees, analista di Unicredit, «è arrivata in Germania. E che l'economia tedesca non ne è immune». Lo si vede già dal fatto, registrato dalla Camera di Commercio, che a giugno e a luglio nei negozi si è avuto un calo delle vendite dell'1,3 per cento (concentrato nell'abbigliamento e nelle calzature). E potrebbe non essere finita. Perché, secondo il portavoce della Camera di commerio di Berlino, Kai Falk, l'attuale inasprimento dell'inflazione (salita al 2 per cento) «nel prossimo semestre potrebbe ridurre ancora la voglia di consumo dei tedeschi».
Più che i deboli consumi interni è però l'eclatante crollo delle esportazioni ciò che sta preoccupando i manager dell'industria tedesca. Nei primi sei mesi di quest'anno le vendite all'estero del made in Germany sono sì cresciute, ma appena del 4 per cento rispetto al semestre precedente. E gli esperti del Bdi, la Confindustria tedesca, ne sono allarmati: «Nel primo semestre 2011», spiegano, «il nostro export era aumentato dell'8 per cento e nel 2010 addirittura del 14».
La causa di tutti questi segnali negativi registrati nella locomotiva tedesca «è la profonda crisi nella zona-Euro», secondo l'analista Jörg Krämer, «che frena le prestazioni dell'economia nazionale». Basta pensare che, solo in Portogallo, le esportazioni tedesche sono precipitate nel primo semestre di oltre il 14 %. In Spagna poi la crisi ha ridotto del 9,4 % la penetrazione del made in Germany. E anche in Italia le merci tedesche hanno visto, fino a giugno, un calo dell'8,2 %.
Certo, proprio la profonda crisi in Europa e l'euro debole «su altri mercati hanno funzionato come un efficace airbag per l'industria tedesca», dice Rees. Negli ultimi sei mesi, sui mercati asiatici e negli Stati Uniti il made in Germany ha fatto faville: fino a giugno le esportazioni tedesche erano cresciute del 20 per cento in Giappone, del 19 negli Usa e del 15 in Russia. Anche se è dalla locomotiva cinese che l'economia della Germania si è fatta finora trainare: dal 2004 al 2011 le esportazioni tedesche in Cina sono cresciute del 209 per cento (nello stesso periodo la performance nella zona-euro è stata del 31 per cento).
Solo nel 2011 l'industria tedesca ha venduto in Cina merci per 134 miliardi di euro (più di tutte le esportazioni in Italia, Spagna e Francia messe insieme). Per questo l'attuale affanno del colosso cinese rende tanto nervosi i boss dell'industria tedesca. «Quest'anno», ha detto Joe Kaeser, responsabile delle finanze Siemens, «ci salviamo negli Usa, ma prevediamo affari piuttosto deboli sul mercato cinese». Non per niente, alla Siemens di Monaco hanno già annunciato per il prossimo semestre un radicale programma di tagli e risparmi. Come d'altronde alla Man, la grande azienda di automezzi pesanti del gruppo Volkswagen, che ha deciso lo stop delle assunzioni. Il motivo? «Solo in Spagna e in Italia», rispondono dalla sede centrale di Monaco, «abbiamo avuto nel primo semestre un calo delle vendite del 25 e del 40 per cento».
Più dure ancora le decisioni appena prese nei supermercati Karstadt, dove sono stati programmati licenziamenti per 2 mila dipendenti. O nel gruppo energetico Rwe: alla centrale di Essen si parla di tagli per 8 mila dipendenti. Stessa musica nei servizi, nel commercio, nel settore energetico, in quello dei macchinari e nell'edilizia.
«La crisi dell'euro è arrivata anche in Germania», conferma Hans-Werner Sinn, presidente dell'istituto Ifo di Monaco, «e sta frenando la corsa del sistema economico nazionale». Proprio l'indice Ifo, che misura l'umore di ben 7 mila manager tedeschi, lo segnala. A luglio, e per la terza volta di seguito quest'anno, l'indice rilevato dall'istituto bavarese è sceso di due punti percentuali. Certo, rispetto alla grave crisi che ha colpito i Paesi dell'eurozona, il gigante tedesco è in piedi e gode ancora di una salute relativamente stabile. Eppure, diagnostica Sinn, «tutti i sintomi dicono che la Germania è sull'orlo di una stagnazione». Non per niente, le previsioni parlano, per il 2012, di una crescita del prodotto interno lordo dell'1 per cento nel migliore dei casi. Anzi, le stime del ministero dell'economia di Berlino sono ancora più caute. E si fermano a un più 0,7 per cento.
Quel che è sicuro è che i due anni del grande miracolo tedesco, quelli di cui la cancelliera Angela Merkel andava tanto orgogliosa, (il 2010 e il 2011, quando il prodotto interno lordo era cresciuto, rispettivamente, a tassi del 4 e del 3 per cento), oggi sono solo un ricordo.
Ricordate questo vecchio post del Tafanus, del 22 Giugno scorso?
L'Europa non può essere distrutta tre volte in un secolo da un continuum di deficienti. FORZA GRECIA!
1915 1939 2011
La prima volta è stato nel 1915, ad opera di tale Theobald von Bethmann Hollweg, macchietta pluridecorata, con più roba appesa addosso del Card. Bagnasco. Finì con circa 14 milioni di morti, milioni di feriti, mezzo mondo in rovina, e l'offerta speciale della Repubblica di Weimar.
La seconda volta è stato nel 1939, ad opera di un ex aiuto-panettiere ed imbianchino, assecondato da un idiota nostrano. Una bella avventura, conclusa con 55 milioni di morti, e tutto il mondo ex-civile ridotto a un cumulo di macerie, e a ricettacolo di odio.
Ora ci prova, dal 2011, con le armi dell'economia, tale Angela Merkel, una che di economia non si è mai occupata, visti i suoi studi di chimica e fisica. D'altra parte, nel mondo moderno l'incompetenza specifica è diventata un must. Una guerra mondiale più subdola delle precedenti, poichè combattuta con armi più silenziose: quelle della rapina economica..
Pensavo di essere fra i pochi (e quasi me ne vergognavo) a sentir nascere in me, lentamente ma inesorabilmente, sentimenti antitedeschi, di chiara matrice razzista. Poi oggi mi è capitato di leggere un elzeviro di Massimo Gramellini, ed ho capito di non essere il solo ad avvertire la nascita di questo spiacevole sentimento...
Forza Grecia (di Massimo Gramellini)
Continuo a sentire persone insospettabili che stasera faranno il tifo per la Grecia contro la Germania. Il calcio c'entra poco. Anche la solidarietà per i cugini mediterranei. In Italia - e non solo dalle parti del Cavalier Grillo, ultima metamorfosi di Berlusconi - sta montando un pregiudizio antitedesco: alla Germania egoista viene attribuita la crisi mortale in cui si sta avvitando l'Europa.
I più arrabbiati sono gli anziani, o diversamente giovani, ai quali le recenti vicende evocano antichi fantasmi. Se parlate con qualcuno di loro, vi dirà che gli eredi di chi trascinò l'Europa in un conflitto che la indebolì per sempre dovrebbero sentire una responsabilità speciale, affatto esaurita.
Nel dopoguerra gli americani finanziarono la rinascita di Paesi lontani, in cui oltretutto erano morti i loro figli. Come possono i tedeschi non avvertire il dovere morale di promuovere un piano Marshall per salvare l'Europa? Pensano davvero di riuscire a rimanere un'isola di benessere nel cuore di un continente in miseria?
Così ragionano i sopravvissuti della seconda guerra mondiale, arrivando a suggerire atti estremi come il boicottaggio dei prodotti tedeschi. Ma anche chi è arrivato in seguito prova un certo disagio nel confrontarsi con gli stereotipi del bavarese medio, che raffigura noi popoli mediterranei come una massa di scansafatiche abbronzati e pieni di debiti, perciò meritevoli di un ridimensionamento che ci costringa a illividire nella tristezza. In realtà il bavarese medio la pensava così già ai tempi di Kohl. Ma Kohl se ne infischiava, perché a differenza di Merkel era uno statista. (Massimo Gramellini)
...ecco... vedendo che una persona che ho sempre stimato, come Massimo Gramellini, pensa della Merkel - seppur con parole più educate - quello che penso io, e che ho già scritto in un post del 5 giugno, mi sento sinceramente sollevato...
Davvero un trattamento meno brutale nei confronti della Grecia (che conta, vogliamo ricordarlo, l'8% dell'economia tedesca) avrebbe ridotto in miseria ogni Herr Mueller bavarese?
Finalmente anche i tedeschi non possono più indebitarsi a tasso zero? Finalmente alcune società di rating si accorgono che diverse banche tedesche potrebbero avere serissimi problemi se la crisi degli altri paesi europei dovesse approfondirsi?
Si, finalmente è così. Ma dobbiamo aiutare i tedeschi - che secondo la vulgata generalizzata non sono propriamente prontissimi di riflessi - a capire più in fretta. E per farlo, non c'è che un modo: far sentire sulla pelle di Herr Mueller non solo il viscerale, epidermico, montante disprezzo della comunità internazionale, ma anche il morso di un paio di milioni di disoccupati in più. Solo così, solo allora, forse capiranno davvero cosa significhi depressione. Quindi, alla Merkel si deve parlare nella sola lingua che conosce. Quella del Dio Danaro.
Boycott Germany
Scritto il 11 settembre 2012 alle 07:59 nella Economia, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (14)
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Scritto il 09 settembre 2012 alle 23:18 nella Economia, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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La tarantina protagonista in Texas: batte la Scheepers ed ora se la vedrà con la sorpresa Jovanovski. La ravennate nel Connecticut nei quarti contro la francese Bartoli (continua su)
www.repubblica.itScritto il 23 agosto 2012 alle 12:48 nella Economia, Sport, Tennis | Permalink | Commenti (6)
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Non vorrei essere frainteso. Sono anch'io su facebook, che uso più come strumento di promozione del blog che non come strumento di cazzeggio; ho sempre detestato con tutte le mie forze l'arroganza di questo network, che cambia ogni 5 minuti interfacce e criteri di gestione, secondo i capricci e le idee (non sottoposte a verifica) di alcuni ragazzotti americani. Per dirne una: come indirizzo email facebook non ho potuto inserire NESSUNO dei miei indirizzi, validissimi, legati al dominio "tafanus.it" (indirizzi terminanti per @tafanus.it) perchè facebook, senza neanche prendersi la briga di verificarlo, dice che è un "indirizzo inesistente". Tanto inesistente, che è quello sul quale ricevo più posta (e più spamming).
Sul mio primo account facebook, d'un tratto mi sono scoperto bannato, senza riuscire a conoscerne la ragione. Su quello attuale, dalla mattina alla sera mi sono ritrovato a passare da 4750 "amici" a 5250, senza sapere perchè, e senza poter accettare richieste di contatti alle quali avrei detto si. Ho dovuto fare un lunghissimo lavoro di ripulitura. Ogni giorno, nonostante nelle impostazioni abbia detto che non voglio essere invitato a nulla (né eventi, né applicazioni), continuo a ricevere rotture di palle di tutti i generi. Infine, dalla mattina alla sera sono stato costretto, a discrezione del giovane miliardario di facebook, a ritrovarmi con la homepage cambiata in una grafica che detesto, esteticamente e funzionalmente.
E mentre il giovane Zuckerberg perde contatti, e oltre 400 milioni in un giorno (godo) scopro che anzichè chiedersi il perchè della diminuzione di "amici", cerca di rimediare altri soldi ingaggiando una banda di giovani e talentuosi hackers-smanettatori, ai quali affidare il compito di inventare altre intrusive applicazioni e rotture di coglioni per gli utenti. Spero che perda altre centinaia di milioni, e che questo lo porti finalmente a chiedersi "perché" la gente scappi da facebook. Prima o poi, se continua così, lo farò anch'io. Tafanus
Quello riportato in calce è un articolo Stefania Arcuri per IlSole24Ore-Reuters
La storia di Facebook a Wall Street assomiglia sempre più a un incubo senza fine. Il titolo è franato giovedì al minimo storico, arrivando a cedere nell'intraday più del 6,7% a 19,69 dollari per azione[...] Nella prima ora di scambi sono passati di mano oltre 62 milioni di titoli, più del doppio rispetto al volume giornaliero degli ultimi 30 giorni. Al termine della seduta i volumi di scambio si sono attestati a 156,5 milioni. Il titolo ha ceduto il 6,27% a 19,87 dollari per azione.
Dalla quotazione flop dello scorso 17 maggio, per Facebook non ne è andata dritta una: il prezzo di collocamento (38 dollari per azione) è subito sembrato troppo ambizioso, nei mesi successivi il titolo è calato progressivamente (ora vale attorno ai 20 dollari), la capitalizzazione di mercato si è più che dimezzata (dai 104 miliardi subito dopo l'Ipo agli attuali 42,6 miliardi) e la società ha chiuso in rosso il secondo trimestre, sulla scia di un rallentamento della crescita del fatturato e di un aumento dei costi.
Sui titoli Facebook la spada di Damocle del lockup - Il papà di Facebook (Zuckerberg) perde 423 milioni in un giorno ed esce dalla top dei più ricchi del pianeta - Facebook lancia gare tra hacker per sviluppare applicazioni software
Con la scadenza del lock-up gli investitori della prima ora, in particolare i sottoscrittori dell'Ipo, se lo desiderano possono vendere le azioni in loro possesso (il periodo di "blocco" impedisce appunto la cessione di titoli in mano a determinati azionisti). Significa quindi che, oltre ai 420 milioni di azioni di Facebook attualmente sul mercato, molti altri saranno disponibili per gli scambi, cosa non necessariamente positiva, soprattutto alla luce della scarsa domanda che ha sostanzialmente già dimezzato il valore del titolo.
Periodi di lock-up sono una consuetudine per le società che si quotano in Borsa, soprattutto quelle sostenute da private equity o venture capital: è un modo per rassicurare gli investitori e per sostenere il titolo tramite una riduzione dell'offerta. Bisogna dunque vedere se il titolo di Facebook pagherà la maggiore disponibilità di azioni sul mercato. Secondo alcuni analisti, in qualche misura il forte ribasso registrato dall'Ipo ad oggi ha "bilanciato in anticipo" la scadenza del lock-up, ma resta comunque l'incertezza su quanto saranno aggressive le vendite.
Scritto il 20 agosto 2012 alle 07:59 nella Economia, Informatica, Media , Tafanus | Permalink | Commenti (4)
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Windjet in picchiata - Tra i miracoli del calcio c'è quello di Antonino Pulvirenti. In veste di presidente del Catania calcio, fino alla fine di luglio l'imprenditore di Belpasso ha tenuto conferenze stampa e incontri col sindaco Raffaele Stancanelli sul nuovo stadio dei rosazzurri. L'impianto costerà 90 milioni di euro e sarà realizzato al quartiere del Librino, in zona aeroporto. Quello stesso aeroporto dove, dal 12 agosto, hanno smesso di atterrare i voli della Wind Jet di Pulvirenti con 300 mila persone bloccate a terra e 500 dipendenti della compagnia aerea a rischio disoccupazione.
La storia ha dell'incredibile solo per chi ignora il potere salvifico e il privilegio di immunità che si accompagna alla presidenza di una squadra, meglio se di serie A. Così sui quotidiani tengono banco le polemiche tra il management Wind Jet, l'Alitalia - che chissà perché dovrebbe salvare la compagnia siciliana -, l'altrettanto siciliano Vito Riggio, numero uno dell'ente dell'aviazione civile (Enac), e le associazioni dei consumatori che sottolineano l'ennesimo caso di crisi del low cost alla vigilia delle vacanze estive. Ma basta andare alla pagina dello sport e ci si può informare sul vivace calciomercato del Catania, con otto acquisti a fronte di quattro cessioni. E mancano ancora un rinforzo difensivo e un centrocampista.
Eppure Wind Jet e Catania sono controllate dalla stessa holding, la Finaria, a sua volta posseduta al 90 per cento da Pulvirenti. Per Finaria, che ha 348 milioni di ricavi consolidati nell'ultimo esercizio disponibile (2010) con un utile netto di 3 milioni, la compagnia aerea rappresenta circa due terzi dell'attività di gruppo con una perdita di 3 milioni.
Altri 100 milioni di euro vengono dai supermercati della Meridi e 55 dal Catania, che ha chiuso la stagione 2010-2011 con risultati in crescita e un utile di 6,5 milioni ottenuto grazie a una politica di mercato concentrata su giocatori argentini da lanciare. Lanciati anche l'allenatore Vincenzo Montella, passato alla Fiorentina dei Della Valle, e il direttore sportivo Pietro Lo Monaco, che si è messo in proprio acquistando il Messina in serie D. I passeggeri Wind Jet si sono invece lanciati a loro spese ricomprando il biglietto a caro prezzo.
Gianfrancesco Turano (l'Espresso)
Scritto il 18 agosto 2012 alle 07:59 nella Economia | Permalink | Commenti (2)
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