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Scritto il 09 maggio 2013 alle 00:57 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Economia, Formigoni, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (12)
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Scritto il 08 maggio 2013 alle 17:34 nella Berlusconi, Monti, Politica | Permalink | Commenti (29)
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Come alcuni ricorderanno, con Civati ho avuto un pesante contenzioso, a base di insulti reciproci, subito dopo la prima "Leopolda": quando Renzi & Civati pretendevano di rottamare chiunque non fosse dalla loro parte.
Poi, in un mesetto dalla nascita dell'ammmore, Renzi & Civati arrivarono al divorzio: Renzi era stato a cena di nascosto ad Arcore, Civati ha osato dire che lui non lo avrebbe fatto. Fine della cooperazione di Renzi sul blog comune dei due (prossimaitalia.it). E il Tafanus, che fa il suo mestiere di tafano, ha chiesto più volte a Civati come mai Renzi non comparisse più su "Prossimaitalia".
Lungi dal rispondere nel merito, il Civati, fiancheggiato dal suo camerire, tale Cosseddu, iniziò ad accusare il sottoscritto di essere un troll. Finchè non ho spiegato al Civati che non avevo il tempo di trolleggiare, visto che ero impegnato a gestire un blog che aveva, grosso modo, dieci volte i visitatori di "prossimaitalia".
La storia è finita con la "bannatura" nel noioso Tafanus, uno che faceva troppe domande.
Ora Civati è l'autore di un'intervista rilasciata a "l'inkiesta.it", nella quale dice cose che non condivido, ma persino alcune cose che condivido. Questo il post de "linkiesta":
"Larghe intese? Non ne abbiamo mai discusso. Avanti così ci troveremo il Cavaliere alla Giustizia"
«Eppure nel Pd non ne abbiamo ancora discusso», si lamenta. Civati è pronto a non votare la fiducia all’esecutivo. Stando alle minacce di qualche dirigente democrat, potrebbe essere espulso dal partito. «Allora dovrebbero espellere anche tutti i nostri elettori che non condividono questa decisione». Intanto il Partito Democratico rischia di dover sostenere il ministro Renato Brunetta. «Se questa è la logica, perché non Berlusconi alla Giustizia?».
On. Civati, iniziamo dalla fine. Quando il governo Letta andrà alle Camere lei voterà la fiducia?
Al momento sono per il no. Anche se mi piacerebbe che ci fosse la
possibilità di discuterne. Nel partito finora non c’è stata l’occasione
per confrontarsi.
Francesco Boccia ha avvertito: «Chi non vota la fiducia è fuori dal Pd».
Onestamente trovo gravissimo che il numero due di Enrico Letta attacchi
in questo modo chi non è d’accordo. Da un premier delle larghe intese mi
aspetterei un po’ di dialogo. Magari duro, ma un confronto ci deve
essere. Proprio oggi è il 25 aprile. Parlare di espulsioni appartiene a
una cultura politica che non è la mia.
Intanto gli incontri con il Pdl proseguono.
Secondo me questa è una brutta giornata per il governo Letta. Vedere
Denis Verdini al tavolo delle trattative fa capire il gioco al rialzo
che ha impostato Berlusconi.
Eppure il governo di larghe intese sembra l’unica soluzione.
Non è così. Poteva nascere anche un governo di scopo. Un esecutivo istituzionale senza la presenza di leader politici.
Intanto si discute di ministri. Il Pdl ha proposto Brunetta.
E perché non Berlusconi? Se noi mettiamo Enrico Letta è giusto che anche
loro puntino sul proprio leader. In questo governo, per esempio, Alfano
ci deve essere per forza. Ripeto, io non sono assolutamente d’accordo.
Ma non capisco con quali argomenti il Pd può opporsi. Perché adesso
facciamo gli straniti o i sorpresi? Siamo stati noi ad accettare questa
logica. Mi limito a sottolineare che Berlusconi ministro della Giustizia
potrebbe creare qualche problema..
Quanto potrà durare un governo di questo tipo?
Secondo me durerà poco. E non saremo noi a decidere quando finirà.
E quali riforme potranno essere approvate?
Ho visto che Enrico Letta intende partire dall’eliminazione del
finanziamento pubblico ai partiti. Mi sembra fosse un tema caro al Pdl.
Poi si passerà all’Imu. Se la togliamo anche ai benestanti penso che
Silvio Berlusconi sarà d’accordo. Mi auguro che almeno Letta si presenti
al tavolo delle trattative con una riforma elettorale precisa.
Altrimenti rischiamo di non portare a casa neppure quella. I soggetti
sono gli stessi che hanno provato a cambiare il Porcellum per tutto lo
scorso anno. Presentare il governo alle Camere senza una riforma della
legge elettorale sarebbe un argomento in più per non votare la fiducia.
C’è il rischio che una parte dell’elettorato non capisca questa scelta?
No, c’è la certezza che una parte consistente dell’elettorato non
capisca questa scelta. Non so se Letta e i suoi vogliono espellere anche
loro. Mi piacerebbe discutere. Sono stato eletto in una coalizione con
Nichi Vendola, e ora Sel non c’è più. Su Rodotà non abbiamo mai aperto
un confronto. Abbiamo affossato Romano Prodi con il voto segreto di un
centinaio di franchi tiratori, e nessuno sa chi sono. Ne vogliamo
parlare?
Caro Civati,
parliamone. Al netto dagli insulti che hai avuto la carineria di inviarmi quando non ero d'accordo con la tua politica della "rottamazione a prescindere", adesso che voi sfasciacarrozze avete perso la battaglia del "rottamare a prescindere", riscoprite il valore (anzi, che dico! la "imprescindibilità") del dialogo fra le parti.
Lo dico senza ironia. Condivido gran partte della tua intervista, ma mi sarebbe piaciuta di più se avessi colto l'occasione per dire che la "Rottamazione" di chi non piaceva a te e Renzi era una pura STRONZATA ANTIDEMOCRATICA" , a prescindere. Parente stretta della minaccia di espulsione ora minacciata da Boccia (margherito maritato con una italoforzuta), e da Enrico Letta.
Purtroppo mi succede sempre più spesso: appena parlo male di qualcuno, mi tocca fare il revisionista e parlarne "parzialmente bene". Così come, specularmente, appena parlo bene di qualcuno, mi tocca fare rapide (anche se parziali) retromarce con grattata.
Carlo Boccia, caro Enrico Letta... la "base" non è stata consultata, sull'idea di mettere a sedere sugli stessi banchi del governo inquisiti per associazione mafiosa e magistrati antimafia, veline e ricercatrici, politici e arruffapopolo, economisti e fiscalisti specializzati in protezione degli evasori, realisti e moracolieri. Io, per esempio, conto meno del due di coppe. Ma nessumo mi ha chiesto se volevo allearmi con la Gelmini e con Mara Carfagna. Non volevo.
Ora, per piacere, abbandoniamo l'idea di un programma che realisticamente richiederebbe anni, da portare avanti con Verdini e Cesa, con Berlusconi e Quagliariello, col la Carfagna e con la Santanché.
Presidente Napolitano, non ci infligga altri mesi di galleggiamento "a morto". Imponga che si faccia - ci vuole una settimana - l'abrogazione del Porcellum. Letta vada in Parlamento come fece Ciampi: con una lista di ministri "non soggetta a modifiche e trattative. Se sarà bocciato, faccia un "Governo del Presidente" (Grasso? Boldrini? Zagrebelski?) che abbia solo il compito di cancellare il porcellum e di indire nuove elezioni.
Ho lottato per una vita per non morire democristiano, figuriamoci se posso accettare di morire come "collega di governo" di La Russa o di Santanchè... Siamo seri.
A Letta dico di smentire immediatamente la storia alquanto sporca della minaccia di espulsione ai dissidenti. L'assenza di vincolo di mandato è in costituzione. Lo abbiamo ricordato, come maestrini con la bacchetta in mano, agli imbecilli guidati da Crimi e Rottermeier Lombardi, e adesso Boccia & C. minacciano di adottare nei confronti dei dissidenti de PD gli stessi sistemi della "Casaleggio & Grillo Ltd."?
A Letta & Boccia chiedo di rinsavire. A Civati chiedo di spiegarci se il Civati vero è quello di oggi, tutto proteso alla ricerca del dialogo, o quello del 2009, che insieme a Renzi impugnava (senza dialogo) il martello dello sfasciacarrozze, e non la grisaglia del "dialogatore". Grazie
Tafanus
Scritto il 27 aprile 2013 alle 13:47 nella Berlusconi, Bersani, Enrico Letta, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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Ora siamo alla commedia della politica, in puro stile vaudeville. "Cielo, mio marito"... Amanti che si nascondono negli armadi, mariti coglioni che non si accorgono di niente, smemorati di Collegno che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo un'altra, come pensate che possiamo fare un governo con Cicchitto e Gasparri, facciamo un governo con Cicchitto e Gasparri, i comunisti mangiano i bambini anzi no...
Usciamo dal vaudeville, e torniamo alla politica. La porcheria che sta nascendo non ha sbocchi operativi. Non può averli, perchè si mettono insieme due debolezze che non potranno sommarsi se non su incontrovertibili questioni di principio: dobbiamo voler bene alla mamma, aiutare le vecchine ad attraversare la strada, mettere i ladri in galera, e ripetere il mantra della lotta dura senza paura a sprechi, corruzione ed evasione fiscale. Il tutto ipotizzando al Ministero della Giustizia un indagato per "associazione esterna" e favoreggiamento alla mafia.
Partiamo da un presupposto: i due schieramenti (Monti non lo nomino neppure perchè conta quanto le monetine da un cent di euro) hanno elettorati con obiettivi diversi, quando non diametralmente opposti: su bioetica, lotta all'evasione, gestione della giustizia, evasione fiscale, politica dei condoni, gestione del territorio, distribuzione del reddito, politiche del lavoro, TAV, Ponte delle Meraviglie, precariato, patrimoniale, criteri di inelegibilità, gestione del conflitto di interessi, criteri di assegnazione delle risorse pubbliche (acqua, energia, frequenze TV, frequenze per la banda larga), scuola confessionale e relativi finanziamenti, e via elencando.
Ci avviamo, per l'appunto, verso un governissimo (ma perchè cazzo lo chiamano governissimo e non governicchio?) che sarà inchiodato al far nulla da veti incrociati. Il grande Brunetta ha già iniziato su veti e diktat. Coi veti e coi diktat si va a sbattere in cinque miunuti, ma si perdono altri mesi preziosi, dominati dall'immobilismo.
IL SALVAVITA - In una strana tendenza verso un triste cupio dissolvi, assistiamo all'inizio del settennato di Napolitano che è la prosecuzione con altri nomi delle politiche fallimentari del governissimo Monti. Larghe intese, governo di scopo, governo di servizio. Chiamatelo come vi pare. Napolitano spinge per continuare con l'ammucchiata che fin qui di memorabile ha prodotto solo un avvallamento della recessione, 600.000 esodati, aziende che cadono come mosche, disoccupazione che aumenta al galoppo, giovani incazzati perchè ormai privi di speranza.
Leggo invece la lista della spesa delle cose urgenti, da fare in un fiat, e poi "al voto, al voto", e mi vengono i brividi. C'è dentro roba per un ventennio. Legge elettorale, lotta all'evasione, rilancio dell'economia (come? con quali soldi?) macroregioni, costi standard, riforme istituzionali, abolizione del bicameralismo perfetto, riduzione del numero di parlamentari... Manca solo tirar fuori ancora l'abolizione delle province, delle auto blu, la riduzione del numero dei consiglieri d'amministraziome, del tetto agli stipendi dei boiardi, l'ennesima riforma della scuola, e poi abbiamo fatto un bel piano trentennale.
IL MIO CATTIVO PENSIERO - Se vogliono fare tutto questo, di fatto vogliono una sola cosa: vogliono galleggiare e banchettare allegramente insieme. Vogliono far finta di litigare di giorno, e trovare accordi di notte.
E' chiaro che due parti politiche opposte per elettorati di riferimento, non potranno fare NULLA. Quindi bene avrebbe fatto Napolitano a dire (e bene farebbe ora Letta a imporre) una cosa molto semplice: "facciamo pure un programma di pochi punti urgentissimi (massimo 140/150 punti, incluso l'indilazionabile accordo per scambi culturali con l'Uzbekistan), ma concordiamo una cosa:
NON SI METTE MANO A NESSUN PUNTO 2, 3, 4.... 152, se prima non si approva (ci vogliono sette giorni) l'abrogazione della legge istitutiva del porcellum. E senza discutere prima sulla legge da varare. Punto. Si abroghi il porcellum, e "per default" si torna come minimo al Mattarellum, che non scalda i cuori, ma permette di portare in parlamento un certo numero di eletti (e non di cooptati), di avere forse maggioranze omogenee alla Camera e al Senato, e di ridurre gli aspetti peggiori del maggioritario all'amatriciana, secondo il quale um partito del 20% potrebbe avere il 55% dei deputati.
POI, E SOLO POI, si può iniziare a discutere degli altri 152 punti, inclusa una nuova legge elettorale. Avendo però incamerato la certezza che se qualcuno pensa di prevaricare l'altro (come inevitabilmente accadrà), si può tornare al voto senza il Porcellum, esattamente in 5 minuti.
Vincere è meglio che perdere (esattamente come - secondo alcuni - comandare è meglio che fottere). Ma che almeno ci sia un vincitore, che potrà/dovrà assumersi l'onore e l'ònere di governare. Senza alibi. Senza invocare il classico "non mi hanno lasciato lavorare". Berlusconi vuole non solo abolire l'IMU per il futuro, ma anche restituire quella "rubata" nel 2012? Lo faccia. Si assuma - nelle commissioni e non nelle piazze, l'onere di indicare le fonti di finanziamento. Grillo vuole dare 1000 euro al mese per tre anni a 3,5 milioni di "aventi diritto"? Lo faccia, dopo aver indicato dove diamine pensa di prendere 70.000 miliardi di lirette all'anno. Dalla vendita in promozione della washball?
CARO NAPOLITANO, CARO LETTA, fate pure il governo che vi pare. Con chi volete, col programma che volete. Indicate pure un programma in 12.327 punti da completare il 12 mesi. Però, per piacere, non prendiamoci per il culo. PD e PdL insieme litigheranno ancor prima di nascere. E allora fate un preambolo che suoni più o meno così:
"Nessun punto del programma puà essere portato all'esame delle commissioni o dell'aula, se prima non viene abrogata la legge elettorale attuale"
Poi, fatto questo (che è il vero salvavita per i cittadini, e non per i politici) si parli pure dell'accordo culturale con l'Uzbekistan. DOPO.
P.S.: Qualcuno noterà che non ho parlato di Grillo e dei suoi magnifici 163. Cosa avrei dovuto dire? Ormai è chiaro anche alle panchine di granito del parco. Grillo e i suoi sono surgelati. Per scelta (sbagliata) e per insipienza. Non vogliono fare nulla (al momento delle scelte perderebbero metà del loro elettorato: o quello che si riconosce genericamente nella sinistra, o quello vicino a casapound); non SANNO far nulla. Se si pensa che il meglio che sono riusciti a portare in parlamento sono l'archivista Crimi e la filo-fascista Lombardi, quale sarà la qualità dei prossimi "capigruppo a rotazione"? Prima o poi, a botte di due capigruppo ogni tre mesi, avremo anche l'idraulico e l'infermiera. Con tutto il rispetto.
Tafanus
Scritto il 26 aprile 2013 alle 13:37 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Enrico Letta, Fronte del Porco, Giustizia, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (14)
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"Se la situazione di stallo continua - aggiunge - azzarderei la scelta di fare le commissioni. Da questo punto di vista, do perfino ragione al Movimento 5 Stelle". Quanto al prossimo capo dello Stato, il senatore democratico osserva: "Deve essere uno che ci mette la faccia, che vada anche a prendersi i fischi, che cerchi di rinsaldare il rapporto tra cittadini e istituzioni, uno che rispetti le leggi e che non si presenti come un accordo di Palazzo. Se il Pdl è d'accordo con un identikit di questo tipo, benissimo, ma rifiuto l'idea che sul Presidente della Repubblica si faccia una pastetta". Infine, un giudizio sui possibili candidati: "A me piace la Bonino e mi piace anche Rodotà".
Quella di Mineo non è l'unica dichiarazione sopra le righe in arrivo dal Pd. In in partito che pare sempre più in preda a convulsioni e scontri sotterranei, Roberto Reggi, fedelissimo di Matteo Renzi, sostiene oggi in un'intervista al Quotidiano Nazionale che "Berlusconi e Bersani hanno paura del rinnovamento e in questo senso discutono anche di un possibile governo per sbarrare la strada a Matteo Renzi e "non solo a lui. Tra Pd e Pdl, mi pare che l'unica logica sia quella di trovare un presidente della Repubblica che consenta a Berlusconi di evitare i processi e a Bersani di formare un governo" (Fonte: Repubblica.it)
Questo post potrebbe intitolarsi: "Riuscirà Napolitano a rovinare in
sei mesi l'immagine di se che ha costruito in sei anni e mezzo?"
Come è
noto, ho spesso difeso Napolitano da attacchi che ho trovato
strumentali (ad esempio, di persone che pretendevano da Napolitano cose
che non rientrano fra i poteri costituzionale del Presidente). E non gli
sarò - non gli saremo - mai abbastanza grati di averci liberato del
nano pittato prima della scadenza, e senza passare per un esplicito voto
di sfiducia.
Io, come tanti, ho apprezzato la scelta di Monti per la guida del governo in uno scorcio di legislatura caratterizzato dal rischio concreto di fare la fine della Grecia, e ho tollerato persino provvedimenti economici durissimi, ma forse necessitati, nel novembre 2011.
Trascorsa la fase dell'emergenza, nessuno è riuscito ad avvistare né la fase dell'equità, né quella dell'impulso alla crescita. Dopo i primi due mesi di governo, Monti ha iniziato - se non con la complicità, con la tolleranza di Napolitano - una lunga fase di galleggiamento che, come avremmo gradualmente scoperto in seguito, è stata usata da Monti per la più oscena delle operazioni: la preparazione della sua "salita in politica", fatta sfruttando la visibilità che aveva conquistato come Cincinnato Salvatore Della Patria.
Tutti ricordiamo ancora il rapidissimo passaggio dalla fase "non si può toccare niente, se togliamo l'IMU poi dobbiamo rimetterla raddoppiata", alla visione delle "lucine in fondo al tunnel" (che nessuna istituzione economica vedeva), funzionale alla "salita in campo" che ovviamente innescava la gara delle promesse (a chi le spara più grosse). La gara del Prosciutto Rovagnati. Chi ne offre di più?
E' noto il malumore e la contrarietà di Napolitano all'annuncio ufficiale della "salita in campo". Ma in certi casi una educata contrarietà non basta. Bene avrebbe fatto Napolitano a spiegare a muso duro a Monti che lui aveva dato l'incarico (e di fatto operato da "King Maker") a Monti-Cincinnato. Monti del gruppo Monti-Casini-Fini-Montezemolo era altra cosa, che non aveva più niente di istituzionale, né di super partes. Napolitano non aveva i poteri di mandare a casa un primo ministro "fiduciato" dal Parlamento, ma avrebbe avuto gli strumenti (la c.d. moral suasion) per imporre a Monti, con le buone o con le cattive, un comportamento all'interno del perimetro della decenza.
Avrebbe potuto chiederglielo a muso duro nelle segrete stanze, anche minacciando il ricorso a un devastante "messaggio alle Camere", così come avrebbe potuto suggerire discretamente a Bersani di chiedere una verifica della fiducia in Parlamento.
Napolitano non lo ha fatto, semplicemente perchè sfiduciare Monti avrebbe significato sfiduciare se stesso e le sue proprie scelte. E non lo ha fatto perchè ha sempre sopravvalutato i poteri salvifici di Monti in termini di rapporti con la BCE, l'Europa, e i mitici mercati. E la prova della sopravvalutazione di Monti Salvavita la si è avuta all'inizio degli scrutini, quando - seppur per poche ore - gli exit-polls davano il centro-sinistra largamente vincente sia alla Camera che al Senato, e lo spread premiava il komunista Bersani precipitando a quota 250 (quota che il salvifico Monti non aveva mai avvistato, neanche col cannocchiale).
Ha ragione Mineo. Dare un incarico condizionato alla matematica certezza preventiva di avere una maggioranza sia alla Camera che al Senato, è stata una presa per il culo. Napolitano sapeva benissimo che Bersani non avrebbe mai avuto il consenso preventivo alla fiducia di Grillo al Senato, così come sapeva che proporre al PD di suicidarsi facendo un nuovo governo di larghe intese col pregiudicato Berlusconi sarebbe stato un autogoal che il PD avrebbe respinto.
L'unica ipotesi ragionevole era quella di Bersani: un governo senza maggioranza precostituita, che sarebbe andato in Senato a chiedere la fiducia su un "programma che non si poteva rifiutare". Forse l'avrebbe ottenuta, più probabilmente no. Ma in tal caso avrebbe denudato i partiti dei cazzari e dei pregiudicati, costringendoli ad assumersi agli occhi dell'opinione pubblica TUTTA la colpa di aver impedito di fare le riforme possibili.
Al termine - de factu - del tentativo di Bersani, Napolitano ha scelto la strada peggiore: quella di tenere in vita, con le flebo, il governo Monti (che, ricordiamolo, di fatto non è stato MAI formalmente sfiduciato, e quindi può muoversi ben oltre l'ordinaria amministrazione). Ha prodotto l'oscena invenzione dei Dieci Grandi Saggi che - come tutti sanno, ma solo Onida ha sempre detto, a microfoni spenti e a microfoni aperti, è un placebo per tirare fino al 18 aprile, giorno in cui inizieranno le votazioni per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Napolitano avrebbe ottenuto lo stesso scopo (passare la patata bollente al successore) dimettendosi in anticipo, ed interrompendo i vincoli istituzionali da "semestre bianco". Invece ha scelto la strada di tenere ancora in vita questa pagliacciata di Governo Monti post "salita in campo", facendo perdere al paese altre settimane.
Conosco l'obiezione: non si può tornare al voto con questa legge elettorale. Verissimo. Ma allora non bisognava inventarsi i Dieci Saggi (fra i quali, non dimentichiamolo, siedono anche tali Giorgetti e Quagliariello... absit iniuria verbis...). Molto più utilmente - e realisticamente - avrebbe potuto chiedere a tre costituzionalisti autorevoli e di chiara fama di produrre in una settimana una proposta di legge elettorale da sottoporre alle aule.
O, ancor più facilmente, avrebbe potuto convocare coloro che gridano "al voto, al voto!", e spiegare che se avessero fatto la cosa non perfetta ma più rapida e più semplice (la cancellazione della legge-porcata, che avrebbe condotto quasi automaticamente al ritorno obbligato al Mattarellum, non bello ma neanche puzzolente), lui avrebbe sciolto le camere e indetto nuove elezioni un minuto dopo. Non lo ha fatto.
Non lo ha fatto, perchè sospetto che, sopravvalutando l'effetto da elisir si lunga vita di uno squalificato Monti sui mitici Mercati e sull'Europa, sta di fatto manovrando per obbligare le forze politiche al altri lunghi mesi di galleggiamento, guidate da un tizio che ricomincerebbe a galleggiare senza avere più neanche quell'autorevolezza che aveva nel novembre del 2011: un figlioccio di Casini, a sua volta figlioccio di Forlani.
Caro Napolitano, uma brutta uscita di scena, che lei avrebbe potuto risparmiare a noi, ma anche a se stesso.
P.S.: Sulla proposta del nome di Emma Bonino (co che mi farò altri nemici) non sono assolutamente d'accordo con Mineo. E nel mio disaccordo non c'è alcuna preclusione di genere. Niente contro le donne. Infatti alle passate elezioni presidenzialio ho tifato sia per Finocchiaro che per Tina Anselmi. Entrambe donne, e nessuna preclusione partitica: una ex PCI, ma anche una ex DC.
Certo, anche a me piacerebbe, per una volta, una donna al Quirinale. Ed ho persino il mio consiglio per gli acquisti, appena sussurrato: una donna di grande cultura politica, e di indiscussa statura morale: Barbara Spinelli.
Il problema che mi spinge a dire NO a Bonino è il fatto che è una stimabile leader politica, ha fatto bene in Europa, ma è tutto tranne che un probabile "presidente di tutti". Bonino non ha mai respirato senza prima chiedere il permesso a Pannella. E Pannella è uno dei più faziosi personaggi che abbiano calcato le scene della politica. Niente a che vedere col profilo di un "Presidente di tutti".
Inoltre, non ho mai perdonato all'accoppiata Pannella/Bonino la colpa di aver trattato gli italiani (che peraltro se lo meritano) da incolti analfabeti istituzionali, per aver varato una costosissima campagna TV (Emma Bonino for President). Una campagna "consumer", costata otto miliardi di lire. Un imbroglio, perchè non sono le casalinghe di Voghera che eleggono il Presidente della Repubblica, come è noto.
Una campagna surrettizia a favore del partito radicale, veicolata truffaldinamente come una campagna per "Emma Presidente". Il Partito Radicale con quegli otto miliardi di lire ha di fatto comprato un 8% di menti fragili, ha raccattato qualche posto in parlamento, per coprire i debiti ha dovuto vendere le preziose frequenze di Radio Radicale Due. L'effetto è durato una legislatura. Alla successiva tornata elettorale, i radicali sono tornati al loro fisiologico livello dello zerovirgola. Un affare fantastico.
Tafanus
Scritto il 08 aprile 2013 alle 15:16 nella Berlusconi, Bersani, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (26)
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...e perchè no? visto che non c'è più il Partito Fascista...
Vero o falso? o "falso ma verosimile"? In fondo, cosa ci sarebbe di strano? Da una che ha fatto la riforma "Exodus", possiamo aspettarci di tutto. Tafanus
Scritto il 03 aprile 2013 alle 15:23 nella Berlusconi, Monti, Politica, Satira, Tafanus | Permalink | Commenti (14)
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Vedo scorrere ossessivamente, su RaiNews24, il banner "Plauso generale a Napolitano". Se avessi voglia e tempo per scatenare una rissa, chiederei alla RAI una rettifica del banner: "Plauso quasi generale".
Già... perchè il mio plauso non c'è, e quindi il banner è truffaldino. Non c'è per un sacco di ragioni:
-a) perchè premia, mantenendolo in vita ancora per mesi, quel Mario Monti che è stato un disastro per l'economia e per la giustizia sociale, e per lo squallore di quella "salita in campo" che non avrebbe dovuto esserci;
-b) perchè sull'altare di riforme che non si faranno, manterrà in vita ancora per mesi un'ammucchiata ancora peggiore di quella precedente e fallimentare. A quell'ammucchiata si aggiunge la Lega, e la ciliegina del "tacito assenso" di Grillo, che potrà conservare il posto ai 162 scalzacani, e gli introiti alla Casaleggio & G;
-c) perchè nessuno si illude - a meno di non essere un folle - che una tale ammucchiata trovi il purchè minimo accordo su legge elettorale, conflitto d'interessi, incandidabilità, lotta alla corruzione, e quant'altro;
-d) perchè fra alcuni mesi, quando saremo finalmente costretti a "prendere atto", il debito pubblico sarà salito al 135%, lo spread avrà superato livello 400, e la disoccupazione sarà a 4 milioni. E tutto diventerà più difficile.
Personaggi di alto profilo
Stamattina si era parlato di un gruppo di dieci "personaggi di alto profilo". Nel pomeriggio è uscita la lista dei "personaggi di alto profilo", e sono rimasto di sale. Dubito che Napolitano abbia scelto di persona questa gente. Queste persone sono state scelte - diciamo così - con in mano il "Manuale Cencelli" leggermente modificato: tre membri di area centro-sinistra, altrettanti di area centro-destra (incluso un leghista), due montiani, e due che si intendono di qualcosa. Insomma, un pastrocchio incommestibile.
Ma vediamo chi sono questi dieci personaggi di "alto profilo" (io sono riuscito ad indididuarne tre, cercate voi gli altri sette):
IL GRUPPO DEDICATO ALLE RIFORME ISTITUZIONALI
VALERIO ONIDA: Uno dei pochi con un curriculum presentabile. Professore di economia presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi e all'Università degli Studi di Milano. È eletto Giudice Costituzionale dal Parlamento nel gennaio 1996. È eletto presidente il 22 settembre 2004. Cessa dalla carica di presidente della Corte costituzionale il 30 gennaio 2005. Attualmente è docente di Giustizia Costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano. Nel 2010 si è candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni del sindaco di Milano, arrivando terzo, dopo Pisapia e Boeri. È stato Presidente dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti. È il presidente del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura.
MARIO MAURO: Si è laureato in filosofia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ha studiato nel Collegio Augustinianum. Membro del gruppo cattolico Comunione e Liberazione, è stato responsabile nazionale per la scuola e l'università di Forza Italia. Italoforzuto di lungo corso (prima entrata in parlamento nel 1999), nel Gennaio 2013, in vista delle elezioni, esce dal PdL per entrare nella Lista Cinica di Monti. Non si conoscono sue particolari competenze né in materie economiche, né in materie istituzionali.GAETANO QUAGLIARIELLO: (per il partito "Come si Cambia) - Iscritto in giovane età al Partito Radicale, di cui diventavice-segretario nazionale. Ebbe un ruolo attivo nelle attività promosse dal partito, quali le campagne referendarie sull'aborto, il nucleare e la caccia, oltre che la biocard, un testamento biologico in cui il sottoscrittore poteva rifiutare anche l’idratazione forzata (poi passò agli insulti a papà Englaro - NdR). Nel corso di una marcia antinuclearista contro la base militare americana de La Maddalena, assieme a Francesco Rutelli viene arrestato per essere entrato in una zona off limits (Poi fu fulminato sulla via delle otto centrali nucleari di Berlusconi - NdR)).
Al dibattito parlamentare sul caso di Eluana Englaro, ha insultato papà Englaro gridando: «Eluana non è morta, è stata ammazzata». È inoltre secondo firmatario del ddl S.1880 sul processo breve. Nel gennaio 2011 ha firmato, insieme a Roberto Formigoni ed altri, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e prostituzione minorile.
LUCIANO VIOLANTE: Luciano Violante nacque in Etiopia, in un campo di concentramento dove la famiglia fu internata per volontà degli inglesi in quanto il padre, giornalista comunista, era stato costretto dal regime fascista a emigrare in Etiopia. I componenti della famiglia furono liberati alla fine del 1943 ed al termine della seconda guerra mondiale. fu presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1992 al 1994. Fu lui a raccogliere le deposizioni choc di Tommaso Buscetta che rivelò l'esistenza del terzo livello della mafia, cioè il legame con il mondo politico.
IL GRUPPO DEDICATO A PROBLEMI ECONOMICO-SOCIALI E A RAPPORTI CON L'EUROPA
ENRICO GIOVANNINI: Dal 24 luglio 2009 è Presidente dell'ISTAT. Prima della nomina ha ricoperto dal 2001 la carica di Chief Statistician e Director of the Statistic Directorate presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di Parigi. Dal 2002 è professore ordinario di Statistica Economica presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". È stato membro della "Commissione Stiglitz" istituita dal Presidente francese N. Sarkozy e presidente del Global Council sulla "Valutazione del progresso delle società" creato dal World Economic Forum. Dal 2011 è presidente della Conferenza degli statistici europei, della Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite. Inoltre, è presidente del Board del progetto "International Comparison Programme" condotto dalla Banca Mondiale per il calcolo delle parità dei poteri d'acquisto a livello mondiale ed è presidente dello Statistical Advisory Board per il calcolo dell'Indice dello Sviluppo Umano del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite.
GIOVANNI PITRUZZELLA: Laureato in Giurisprudenza all'Università di Palermo nel 1982. Dal 1986 al 1994 è stato professore associato di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Cagliari. Dal 1998 è professore ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo dove è anche docente nella Scuola di specializzazione in Diritto europeo. Svolge la professione di avvocato cassazionista. Ha ricoperto numerosi incarichi fra cui quello di consulente giuridico sia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (governi Ciampi e Dini) che presso la Presidenza della Regione Siciliana (governi Capodicasa, Cuffaro e Lombardo) e l'Assemblea regionale siciliana. Il 18 novembre 2011 i presidenti di Camera e Senato lo hanno nominato presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in sostituzione di Antonio Catricalà, dimessosi in quanto nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Monti.
SALVATORE ROSSI: Membro del Direttorio della Banca d'Italia (Vice Direttore Generale) e membro del Direttorio integrato dell'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. Dal 2011 fa parte del Consiglio di Presidenza della Società Italiana degli Economisti. Dal maggio 2012 è membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione del Centro Internazionale di Studi Monetari e Bancari (ICMB) di Ginevra.
GIANCARLO GIORGETTI: Laureato in economia all'Università Bocconi di Milano, commercialista professionista e revisore contabile, è parlamentare alla Camera dei deputati fin dal 1996, sempre con la Lega Nord Padania (nel 2001 viene rieletto nel collegio maggioritario di Sesto Calende). Sino al 2004 ha ricoperto la carica di sindaco di Cazzago Brabbia alla guida della lista "Lista per Cazzago - Lega Nord Padania". Il 5 gennaio 2008 partecipa al summit fra Lega Nord e Lega dei Ticinesi, tenutosi al Grott dal Prévat di Bosco Luganese, al quale sono presenti il Segretario federale del Carroccio Umberto Bossi, il Presidente dei leghisti svizzeri Giuliano Bignasca ed altri.
FILIPPO BUBBICO: una laurea in architettura. In politica dal 1980 nell'area PCI-PDS-DS-PD. Sempreverde lucano, di cui si ignorano le specifiche competenze economiche.
ENZO MOAVERO MILANESI: è un giurista e avvocato italiano. È stato nominato Ministro per gli Affari Europei del governo Monti il 16 novembre 2011. È stato giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell'Unione europea in Lussemburgo, ed ha collaborato con la Commissione europea in qualità di direttore generale del Bureau of European Policy Advisors. Dal 1995 al 2000 è stato scelto da Mario Monti, al tempo commissario europeo, quale capo gabinetto, prima alla concorrenza e poi al mercato interno. Dal 2002 al 2005 è stato vice segretario generale della Commissione europea. Candidato alle Elezioni politiche del 2013 con la lista Montidel, non viene eletto al Parlamento.
Sinceramente, tolti i nomi di Valerio Onida, di Enrico Giovannini e di Salvatore Rossi, non riesco a scorgere gli altri "personaggi di alto profilo". E per piacere nessuno mi ricordi che questa banda fatta col Manuale Cencelli esibisce alla guida Mario Monti. Meglio stendere un velo pietoso.
Ora le cose sono chiare: se il PD collaborerà a fare qualcosa per il risanamento dell'economia, perderà consensi alla stessa velocità di questi ultimi mesi; se si opporrà, sarà accusato di lavorare per l'ingovernabilità. Grillo potrà gridare ancora all'ammucchiata, e mentre cominciava a mostrare (anche nei sondaggi) i segni dell'inevitabile declino, noi partiti "responsabili" lo rianimeremo.
Il mandato di Napolitano scadrà il 15 maggio; se manterrà il punto di portare a termine il suo mandato, non voteremo prima dell'autunno. Avremo perso sei/otto mesi, e voteremo col Porcellum, con mezzo milione di disoccupati in più, e senza aver varato una sola riforma seria. A quel punto, è probabile che ci possa essere una maggioranza assoluta del centro-destra alla Camera, ma una maggioranza relativa del PD al Senato.
Ci stiamo avvitando, ma oggi tutti, secondo RaiNews24, "plaudono a Napolitano". Tutti, meno uno. Tafanus
Scritto il 30 marzo 2013 alle 23:42 nella Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (42)
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Scritto il 30 marzo 2013 alle 01:58 nella Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (42)
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Beppe Grillo sferra l'attacco, dal suo blog, a poche ore dal no alla fiducia pronunciato da Vito Crimi e Roberta Lombardi durante le consultazioni.
Definisce Bersani, Berlusconi, Monti e D'Alema "padri puttanieri" che
hanno governato per 20 anni a spese dei "figli di nn" che ora però li
'manderanno a casa'. Annovera dunque il presidente incaricato tra
"quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle
giovani generazioni". Sarcastica la replica del segretario Pd, Pier
Luigi Bersani: "Auguri ai salvatori della patria", dice rispondendo ai
giornalisti che gli chiedono un commento.
Nel post, Grillo punta
anche il dito contro "questi padri che chiagnono e fottono. Sono i
Bersani, i D'Alema, i Berlusconi, i Cicchitto, i Monti che ci prendono
allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per
la governabilità. Hanno governato a turno per vent'anni, hanno curato i
loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato
sociale, distrutto l'innovazione e la ricerca".
Il post è accompagnato da un'immagine che ritrae un particolare di 'Saturno che divora i suoi figli' del pittore spagnolo Francisco Goya. "Le nuove generazioni - accusa Grillo - sono senza padri, sono figlie di NN, dal latino 'Nomen nescio: nome non conosco'. Sulle loro carte di identità, sui loro documenti di
lavoro, nei libretti universitari - incalza Grillo - alla voce 'figlio
di' risulta la sigla NN, figlio di nessuno, figlio della colpa, figlio
di padre ignoto, figlio di vecchi puttanieri che si sono giocati ogni
possibile lascito testamentario indebitando gli eredi".
"Pdl e
pdmenoelle - incalza ancora il leader del partito - sono 20 anni che ci
prendono per il culo e non hanno ancora il pudore di togliersi in modo
spontaneo dai coglioni dopo Penati, Tedesco, Dell'Utri, Cuffaro, Monte
Paschi di Siena, dopo il Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e cento leggi
abominio".
(Fonte: Repubblica)
Davvero, come scrive oggi qualcuno sul Tafanus, dobbiamo astenerci dall'attaccare questo imbecille, per inseguire il sogno di farci un governo insieme? No, amici. Coi cazzari imbecilli non si va da nessuna parte. E prima Bersani lo capisce, meglio è. In campo c'è una sola soluzione non troppo devastante: Bersani operi in modo da far capire che se non si farà un governo, se le piccole aziende non potranno essere pagate, se nessuno si interesserà più istituzionalmente dei marò e degli esodati, dello spread e dellka disoccupazione, i colpevoli hanno un nome e un cognome.
Napolitano smetta di inseguire governissimi. Abbiamo già dato, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fornero, Monti, Di Paola, Terzi, Passera, Severino? No grazie. Berlusconi, Cicchitto, Lupi, Cazzopene, Verdini, La Russa, Gasparri? No, grazie.
Abbiamo davanti solo soluzioni devastanti. La meno devastante è quella di tornare a votare al più presto. Napolitano si dimetta interrompendo il semestre bianco e le sue pastoie, si nomini il nuovo Presidente, e si torni a votare. O Grillo stravincerà, e allora sarà finalmente obbligato a fare il governo della Washball con Vito Crimi premier, e la senatrice che parla dei 500/600 senatori alle riforme istituzionali. Oppure qualcuno rinsavisce, e finalmente si potrà avere un governo che governi.
In caso contrario, Cipro è vicina. Ci possiamo arrivara anche a nuoto, con una buona muta...
Tafanus
Scritto il 28 marzo 2013 alle 17:00 nella Bersani, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (63)
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Oggi, senza tema di smentita, possiamo affermare che il nostro giudizio di una settimana fa era fin troppo generoso. Innanzitutto perchè siamo riusciti a moltiplicare la figura di merda per due (e non era oggettivamente cosa facile). Poi perchè si sussurra che dietro questa faccenda - gestita con grandissima dabbenaggine - potrebbero nascondersi ragioni di bassa cucina elettorale del Prof. Monti e del Ministro Terzi.
Last but not least, provo a immaginare, senza riuscirvi, quali possano essere in questi momenti i sentimenti dei familiari dei due marò, ai quali era stato estorto (non trovo paroa migliore), sotto elezioni, un entusiastico giudizio sull'operato del governo, e ai quali ieri è stato spiegato che era tutto uno scherzo. Però i familiari e l'opinione pubblica sono stati tranquillizzati: i marò non saranno ammazzati. Al massimo, dovranno acconciarsi ad un eventuale ergastolo, o a qualche decina di anni di galera.
Riportiamo un estratto di ciò che scrive sull'argomento oggi Francesco Merlo, in un articolo su Repubblica dal titolo L'onore perduto della Democrazia
L'onore perduto della Democrazia (di Francesco Merlo)
Dignità voleva che questi nostri poveri marò tornassero in India rispettando la parola data perché pacta sunt servanda soprattutto per i soldati scelti. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ci tornano invece sbertucciati, piegati dal fardello di un disastro diplomatico. Esposti alla gogna per colpa soprattutto di un ministro degli Esteri che ha cercato di costruire sulla loro fuga un futuro politico, ed eventualmente anche elettorale, a destra. E non stiamo parlando della destra dei valori e della patria, la destra dei tratti eroici, che so?, del duca d'Aosta o di Cesare Battisti o di Enrico Toti, ma della destra badogliana del "tutti a casa".
Il ministro Terzi e il suo sodale Di Paola, ministro della Difesa, - nientemeno un ammiraglio che ha studiato al Morosini! - hanno infatti trasformato questi due apprendisti eroi in una coppia di esodati, esponendoli adesso, con il ritorno obbligato, al pericolo vero, il pericolo peggiore per un soldato e per un governo: il disonore. Solo ora infatti il processo diventa a rischio, perché i nostri due "marines", vale a dire il meglio delle nostre forze armate, non saranno più considerati come due fucilieri di Marina di un Paese amico, due militari in attesa di giudizio, ma come due prove sfacciate e schiaccianti non di omicidio ma di furbizia umiliata, i rappresentanti di un'Italia volgare e truffaldina, subito piegata però dalla forza di un brutto atto di rappresaglia.
Sino a un mese fa i truffaldini sembravano gli indiani. Perché i due poveri pescatori morti forse non erano pescatori. Perché le acque in cui sono morti erano internazionali. E perché i nostri soldati si erano sempre comportati da soldati. E i soldati non sparano sui pescatori e, più in generale, sui lavoratori, in mare come in terra. E che fossero soldati lo avevano dimostrato non scappando subito dopo l'incidente, ma presentandosi alle autorità di polizia locali. E ancora, ottenuta e goduta la licenza per il Natale in patria, riconsegnandosi puntualmente ai loro giudici, benché sia controversa la legittimità del tribunale indiano.
Adesso che invece tornano perché gli indiani hanno sequestrato il nostro ambasciatore, violando a loro volta le regole internazionali, i due soldati diventano davvero prigionieri, e non più della Giustizia indiana e dei suoi tribunali ma di un'arroganza da ritorsione. L'India che li accoglierà non è infatti la stessa India che diede loro il permesso di partire: è un'India che si è sporcata con un sequestro di persona che non ha precedenti nel mondo diplomatico civile e che l'Italia furbastra di Terzi e di Di Paola non sa più come affrontare se non con la resa, la cosiddetta calata di braghe.
C'è purtroppo una parte dell'Italia che pensa all'India come a una terra di straccioni in costume esotico dimenticando che è invece la più grande democrazia, una potenza nucleare, un mastino dell'economia internazionale e, assieme alla Cina, agli Stati Uniti e alla Russia, uno dei paesi più importanti dello scacchiere mondiale. È inoltre uno dei principali membri delle nazioni emergenti del Brics che insidiano il primato occidentale (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e presto anche la Turchia).
Ebbene, l'idea razzistoide che gli indiani siano selvaggi, diffusa sgangheratamente dai giornali di Berlusconi, fa il paio, per stupidità, solo con l'idea che la fuga possa essere una vittoria e che il tradimento diventi un blasone. Ancora ieri sera Alfano e la Santanché definivano "orgoglio nazionale" quella fuga dalla responsabilità dei due marò che nei codici della destra a cui si richiamano è invece fellonia. È una maionese impazzita di valori: pretendono di vestire la bandiera di viltà e fondano il patriottismo sulla figuraccia internazionale.
Spiace che Mario Monti, chiamato alla massima responsabilità proprio in virtù del suo prestigio internazionale, concluda la sua vicenda di statista con questo desolante pasticcio di politica estera. In fondo, il caso dei marò è stato l'unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo "bau". Il tutto a conferma del pregiudizio che da sempre l'Italia si porta dietro: è la nazione vaso di coccio, è il paese di don Abbondio e del miles "vana-gloriosus", è lo Stato dello sbruffone che si infila a letto con un occhio rosso per evitare un processo, è l'esercito del capitano vanitoso e fellone che abbandona la Concordia nel momento del naufragio, è la Marina di "navi e poltrone", è il governo astuto e ganzo che maramaldeggia con l'India...
Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche, onore, buon senso e fegato vorrebbero che il nobile Giulio Terzi di Sant'Agata e l'ammiraglio Giampaolo Di Paola si consegnassero agli indiani al posto dei due marò.
Francesco Merlo
Scritto il 22 marzo 2013 alle 13:03 nella Fronte del Porco, Giustizia, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Quando ero diciottenne, e frequentavo la scuola-guida, il mio istruttore mi ricordava ogni cinque minuti che "per evitare un incidente è necessario essere bravi in due; per fare un incidente, basta un coglione solo". Il tutto per instillarmi nella testa il principio di cautela: mettici tutta la tua attenzione e la tua intelligenza, ma ricordati che chi è in strada vicino a te potrebbe anche essere il peggiore degli imbecilli.
Chissà perchè, questo ricordo, vecchio di mezzo secolo, mi è tornato in mente in questi giorni, in rapporto alla mitica accoppiata fra il Prof. Mario Monti, autore di disastri politici ed economici inenarrabili, e il suo Ministro degli Esteri ai quattro formaggi, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata (...e mi fermo qui...).
Ho sempre avuto una profonda, irrazionale (?) diffidenza verso coloro che sfoggiano nomi e cognomi come fossero mostrine... Luca Cordero dei Marchesi di Montezemolo, Ignazio Benito Maria La Russa, Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti Viendalmare, e adesso, last but not least, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata. Torneremo mai ad avere nel Governo un Ambrogio Terzaghi, un Gennaro Esposito, un Massimo Pautasso?
Mario Monti si accontenta di un nome e di un cognome, ma sembra avere verso quelli ai quattro formaggi una sorta di sudditanza psicologica. Si è alleato con Luca Cordero dei Marchesi di Montezemolo, e ha imbarcato nel suo governo il sunnominato Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, Enzo Moavero Milanesi, Filippo Patroni Griffi, Staffan De Mistura, Marco Rossi Doria, Adelfio Elio Cardinale... Leggi questa sfilza di tripli e quadrupli nomi, e immagini che il loro ingresso in aula venga annunciato da un mazziere...
Di Mario Monti abbiamo detto quasi tutto: dopo un mese di Grandi Successi Internazionali (ma a chi sarebbero stati negati, dopo il Buffone d'Europa?), ha sciorinato una serie impressionate prima di disastri economici (a spese dei fondamentali macro-economici, e dei ceti più indifesi); quindi un lungo periodo di "letargo a veti incrociati"; infine, il finale a "bassissimo tasso etico" della "salita in campo", con una precisa parte politica (la peggiore: un post-DC e un post fascista), con tradimento del mandato di terzietà che avrebbe dovuto rispettare. E con l'aggravante di non aver capito assolutamente del disastro politico al quale stava correndo incontro gioiosamente. Alleato con due partiti che fino a qualche mese prima toccavano, insieme, il 10%, è terminato miseramente al 9,5%. Gli statisti che lo hanno gioiosamente sponsorizzato senza se e senza ma (Casini e Fini), sono stati cancellati dalla scena politica; e lui, Il Professore che il Mondo ci Invidia, si è giocato una quasi certa poltrona al Quirinale, per inseguire la supposta forza propulsiva di Casini, Cesa, Fini, Bocchino e Benedetto della Vedova. Complimenti vivissimi.
E ora diamo uno sguardo alle origini del Ministro degli Esteri scelto da Monti. Sono esattamente quelle che ti aspetti da un "quattro formaggi" scelto da Monti, il quale è evidentemente succubo dei "nobili lignacci". Leggiamo da Wikipedia:
[...] I Terzi sono un'antica famiglia nobile lombarda, originaria di Bergamo e di parte ghibellina fedele al Sacro Romano Impero fino alla sua caduta. Tutte le famiglie nobili storiche Terzi esistite ed esistenti, compresa l'estinta famiglia parmense di Ottobono Terzi derivano dall’originario ceppo dei Signori di Terzo (piccola acropoli abitata in Val Cavallina, ora integrata nel Comune di Borgo di Terzo) che già attorno all'anno 1000 d.C. possedeva nel bergamasco castelli e feudi.
Il ramo primogenito è tuttora residente a Bergamo a Palazzo Terzi e nel comune di Brembate di Sopra. Gli altri rami della famiglia attualmente risiedono a Milano, Torino e Udine e sono succeduti all'estinto ramo primogenito di Trescore Balneario nei titoli di Marchese, Conte, Barone e Cavaliere del Sacro Romano Impero e Signori di Sant'Agata.
La contessa Eva Terzi, che era coniugata con il conte Gian Battista Piccinelli, in un incidente d'auto nel 1930 vide morire il conte, l'unico figlio maschio Antonio ed il genero Ernesto della Torre. Rimasero in vita solo le tre figlie femmine, delle quali Giulia sposò il nobile Pietro Osiride Ventura, diventando il punto di riferimento della famiglia.
Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, diplomatico italiano e Ministro degli Affari Esteri della Repubblica italiana del Governo Monti, è l'attuale primogenito della famiglia. Ma non basta: Giulio Maria Viendalmare è anche:
Mario Monti si deve invece accontentare del solo titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Chissà quanto invidia Giulio Maria!...
E dopo questa lunga premessa, torniamo al mio maestro di scuola-guida, alla parabola dei due imbecilli, e alla storiaccia brutta dei due marò. Nessuno dei due sarebbe riuscito a fare il disastro indiano ormai senza via d'uscita, senza l'entusiasta concorso dell'altro. La storia dei marò, e la sua cialtronesca gestione, è nota a tutti, ed eviteremo di ripeterla in dettaglio. La riassumiamo attraverso l'articolo odierno di Andrea Bocconi sul "Fatto Quotidiano"
Marò, l’India ha ragione
Dilettante allo sbaraglio, il ministro degli esteri Terzi dapprima ostentava sicurezza, “stiamo agendo in tutte le sedi opportune, i marò saranno liberati”. Non succede, i mesi passano e alla seconda licenza, tanto per cambiare, infrangiamo un accordo internazionale, coprendoci di vergogna. Pacta sunt servanda, insegnava il giurista Grozio, lo si studia in tutte le facoltà di giurisprudenza, ma l’ineffabile ministro che non rispetta gli accordi dice “abbiamo solidi argomento giuridici”. Se erano così solidi, perché non sottoporsi a giudizio? Non sappiamo se l’incidente è avvenuto o no in acque indiane o internazionali, sappiamo però per certo che ci sono due pescatori morti ammazzati, "per errore".
Errore grave , se le cose stanno così, che giustifica che ci sia un tribunale a decidere. Ma la nostra diplomazia non è riuscita né ad evitare il giudizio né ad ottenerlo in tempi ragionevoli: si sono solo pagati risarcimenti alle famiglie di quei poveretti. L’improvvida decisione di sottrarsi al giudizio e offendere un paese a cui avevamo dato la parola, per di più accade in un momento delicatissimo in cui la presunta mazzetta pagata da Finmeccanica per la commessa da 500 milioni di euro ha già reso turbolenti i rapporti tra il governo indiano e l’Italia. Era proprio il momento giusto signor ministro capo della diplomazia per offendere l’India con un comportamento scorretto?
Guarda caso ne è seguita una perquisizione negli uffici della Finmeccanica e l’ambasciatore italiano, subito convocato a Dehli, rischia di essere dichiarato persona non grata.
E che nessuno chiami eroi i marò, speriamo che questo almeno ci sia risparmiato, per non aggiungere alla tragedia dei pescatori e alla vergogna della parola non rispettata anche il ridicolo.
Intanto l'ambasciatore italiano in India rischia qualcosa di simile agli "arresti domiciliari". Ecco la cronaca del Sole24Ore:
Marò, aeroporti indiani allertati per non far partire l'ambasciatore d'Italia
Gli aeroporti indiani sono stati allertati per impedire all'ambasciatore italiano a New Delhi Daniele Mancini di lasciare il Paese, nel pieno della crisi diplomatica per il caso marò, i due militari che non torneranno nel Paese che li vuole processare per la morte di due pescatori avvenuta il 15 febbraio 2012 al largo delle acque territoriali indiane. Lo scrive l'agenzia stampa Press Trust of India, secondo la quale il provvedimento è stato assunto dal Ministero degli Interni, all'indomani della decisione della Corte Suprema di ordinare all'ambasciatore italiano di non lasciare l'India senza il suo permesso.
Il ministro indiano degli Esteri, Salman Khurshid, citato dalla stessa agenzia, ha dichiarato che l'ordine imposto a Mancini verrà fatto rispettare da tutte le agenzie del governo. Una decisione che, se confermata, potrebbe configurare una palese violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche dele 1961.
Una fonte del ministero dell'Interno di New Delhi ha confermato la notizia, secondo cui tutti gli aeroporti indiani sono stati allertati per non far partire Mancini. Secondo la comunicazione diramata dal ministero e riportata dalla fonte, «le autorità per l'immigrazione sono state avvisate che Daniele Mancini non deve partire senza autorizzazione». Ieri, la Corte suprema indiana ha invitato Mancini a non lasciare il Paese e a fornire una spiegazione, entro il 18 marzo, sul mancato rientro in India dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani.
L'india inoltre sta valutando la possibilità di ridimensionare la sua presenza diplomatica a Roma. Lo scrive l'emittente Ndtv, confermando che New Delhi, dopo il rifiuto di rimandare a New Delhi i due militari, sta riesaminando tutto il ventaglio delle relazioni con l'Italia. Non a caso l'India ha già congelato l'arrivo del nuovo ambasciatore a Roma, Basant Kumar Gupta, la cui partenza per l'Italia era prevista per oggi e che è tra l'altro un diplomatico di alto livello e un direttore generale del Ministero degli Esteri.
Dei riflessi sui rapporti economici fra un grande paese che cresce a "ritmi cinesi" e un vecchio paese malato che sta affondando nel Canale di Sicilia, ormai più vicino al Maghreb che alla mitteleuropa, parleremo in seguito. Oggi mi interessava solo capire perchè continuava ad affiorare con tanta insistenza, dal mio subconscio, la parabola dei due imbecilli...
Tafanus
Scritto il 15 marzo 2013 alle 12:38 nella Monti | Permalink | Commenti (5)
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Massimo Cacciari: Monti, non metterti a giocare nel Palazzo
Il trionfo grillino rende superfluo discettare su ciò che Monti avrebbe potuto fare se avesse raggiunto i traguardi sperati alla vigilia e previsti dai nostri fantastici sondaggisti. Anche col 15 per cento, poco o nulla: lo stallo, almeno al Senato, era inevitabile.
Ma perché un esito tanto modesto? E ora? La ragione del flop mi pare chiarissima; Monti aveva un solo, vero asso da giocare: quello della netta discontinuità rispetto a tutte le coalizioni, destra e sinistra. Doveva rappresentare, in qualche modo, la protesta seria, costruttiva, europeista nei confronti della palese impotenza e decrepitezza degli schemi ideali e programmatici di tutte le forze politiche della seconda Repubblica.
La popolarità di cui godeva all'inizio della sua Presidenza del Consiglio dipendeva da questo. È finito col caratterizzare la sua immagine in senso opposto, fin dal primo istante, presentandosi (dopo defatiganti incertezze, che certo non lo hanno aiutato) come leader di una mini-coalizione in perfetta continuità con i disastri del non più recente passato, zavorrata dai Casini e dai Fini. Alleati che ha finito col vampirizzare, senza probabilmente sottrarre un voto alla destra. Chi lo abbia consigliato in questa mossa suicida non saprei - forse la paura di non farcela organizzativamente da solo, forse la sopravvalutazione del peso reale di certe componenti della storia politica italiana.
Ma più probabilmente sono emersi tutti i limiti del Monti politico, tutta la fragilità della sua "vocazione" politica. Vi può essere in lui etica della responsabilità, coscienza anche drammatica della crisi ormai culturale-antropologica del Paese, ma vi manca del tutto la necessaria forza retorico-persuasiva, la capacità di "incarnare" i programmi, di trasformarli in parole-chiave, di accordarli al vissuto della crisi, alle sue figure concrete. Le gaffe in questo senso sui giovani e sul precariato sono emblematiche. Manca in lui il territorio della politica - così come manca al Pd, con la solita eccezione dell'Appennino tosco-emiliano.
E il territorio, non rappresentato più neppure dalla
Lega (esempio clamoroso: nella sua patria trevigiana la Lega crolla dal
48 per cento delle Regionali al 13) si rovescia col più classico dei
voti di opinione su Grillo. Sarebbe forse servito al centro-sinistra un
centauro virtuoso fatto di Monti e Renzi - forse bastava un Renzi (e
faccio auto-critica per non averlo capito). Ma ora? Se la crisi precipita
e la situazione economico-finanziaria diviene ingovernabile, il ritorno rapido alle urne ("alla greca") sarà inevitabile.
Monti potrebbe certo puntare a un risultato migliore. Molti concittadini, a quel punto, comprenderebbero che non è salubre giocare col voto di pura protesta. Ma dovrà cambiare radicalmente immagine, consiglieri, referenti sul territorio. Insomma, "convertirsi" in capo politico. Molto arduo, per le ragioni suddette. Altrimenti? Nessuna possibilità di nuovi governi "tecnici", né di mega-compromessi storici. Un ruolo di Monti come ministro in un governo di minoranza presieduto da Bersani (o chi per lui del Pd)? Potrebbe risultare utile come segnale al mondo che l'Italia non è ormai la nave dei folli, ma allontanerebbe anche le già remotissime possibilità di un'intesa su qualche punto con Grillo, almeno al fine di non rendere traumatica la fase che si apre.
Grillo potrebbe essere disposto a una soluzione a termine "more siculo", ma non certo con un Monti nel governo. Forse l'unica mediazione praticabile tra Pd e Grillo (e che altro tentare, ammesso sia evitabile la morte immediata della legislatura?) resta Vendola - il quale ritiene addirittura che sia Monti la causa delle sventure elettorali della sinistra.
Ma proprio il non avere al momento alcun futuro politico è l'unica chance di Monti: quella di rappresentare la condizione di estraneità, di "esiliati" in patria di tutti coloro che hanno compreso le ragioni della nostra crisi di sistema, lo spappolamento delle vecchie geografie politiche e non vogliono arrendersi alle derive delle retoriche e delle demagogie. Che una simile posizione possa assumere rilievo elettorale e politico in un Paese allo sbando, non so. Che Monti ne sia capace, meno ancora. Ma so che se si metterà ora a giocare nel Palazzo, il suo mezzo fallimento odierno diventerà una bancarotta patetica.
(Massimo Cacciari - l'Espresso)
Scritto il 06 marzo 2013 alle 07:59 nella Monti, Politica | Permalink | Commenti (14)
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Renzi contro baratti e governissimo: "Schema vecchio, non ne usciamo vivi"
Il sindaco di Firenze interviene nel dibattito interno al Pd sul dopo voto: "Niente giri di parole, abbiamo perso, ma non pugnalo Bersani alle spalle. Grillo va sfidato, non inseguito. Mai pensato di guidare il governo"
Dopo quasi quattro giorni di
silenzio, Matteo Renzi interviene apertamente oggi nel dibattito
apertosi nel Pd all'indomani del deludente risultato delle elezioni.
Innanzitutto per dire "senza giri di parole" che la sfida delle urne "il
centrosinistra l'ha persa". "La vittoria numerica alla Camera non è
sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: 'Ah, gli italiani si sono
fatti abbindolare, non ci hanno capito', come ha detto qualche solone
dei nostri in tv nelle ore della dèbacle. Gli italiani capiscono
benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario".
Più
che Bersani, che dice di non voler pugnalare alle spalle - a maggior
ragione ora che è stato sconfitto - nel mirino del sindaco di Firenze
c'è ancora una volta Massimo D'Alema, il bersaglio principale della
vecchia battaglia per la "rottamazione". "Pensiamo di uscirne vivi
offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli
schemi che hanno già fallito in passato?", scrive Renzi nella sua
newsletter rispondendo evidentemente all'ex presidente del Consiglio che
ieri dalle colonne del Corsera aveva lanciatato esattamente questa proposta per uscire dallo stallo post elettorale.
Il sindaco di Firenze sembra quindi condividere almeno in parte le prime mosse del segretario. "Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello
delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni.
Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo
dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla,
spesso senza conoscerle. La priorità è rimettersi in
sintonia con gli italiani, non giocare al compro-baratto e vendo dei
seggi grillini. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito,
come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata sarebbe
come dire ai cittadini: ok, abbiamo capito la lezione. Adesso scriviamo
una pagina di storia nuova".
Lo sfidante delle primare smentisce
quindi in maniera categorica la voce che lo vedeva pronto a guidare il
governo. "Ciò che volevo per l'Italia l'ho detto nelle primarie. Ho
perso. Adesso faccio il sindaco", ha scritto prima ancora che contro
questa sua presunta disponibilità si scatenasse l'ira del M5S.
"Adesso leggo incredibili interpretazioni, ricostruzioni, commenti. Ho evitato di fare dichiarazioni dopo il voto perché non
volevo finire nel festival di chi la spara più grossa e nei pastoni
degli addetti ai lavori".
"Ho praticato la lealtà in tutta la
campagna elettorale, non perché mi
convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché
credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò:
"Ma io ve l'avevo detto". Quelli che sono stati zitti durante le
primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono
insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso
affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto
Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli
occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del pd ci
sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per
permettersi gli sciacalli del giorno dopo".
Per una volta - e dopo anni che gli faccio la guerra - sottoscrivo ciò che ha dichiarato Renzi. Intendiamoci, quando parla Renzi, continuo sempre a pensare "cosa ha detto, e cosa voleva in effetti trasmettere"? Io qui mi riferisco a ciò che Renzi ha detto. Punto. Condivido che con Grillo non si tratta. Il cazzaro sta già assaporando il gusto di giocare alla Principessa sul Pisello. Bisogna togliergli l'abito da Principessa, e riportarlo fra i peggiori degli umanoidi. Niente alleanze. I numeri dicono che non c'è al Senato una sola alleanza possibile che non presupponga lo sporcarsi di brutto mani e faccia. Con Grillo? MAI. Con Berlusconi? MAI. Con Monti? Non mi entusiasma, e comunque non basta.
Visto che tutti si sciacquano la bocca con le riforme, la legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, Bersani vada a chiedere la fiducia o l'appoggio esterno a chi ci sta, su un programma di pochi punti, a parole incontrovertibili: legge elettorale, riduzione di numero e retribuzione dei parlamentari, conflitto d'interessi, legge anticorruzione seria. Grillo gli dica di no su un programma che contenga punti fondamentali del programma di Grillo. Sarà tutto da ridere. E smetta, Bersani, di circuire Grillo. L'unico risultato che può ottenere è quello di farsi insultare, per la gioia dei seguaci.
Bersani se ne faccia una ragione: dato che l'elettorato grillesco è spaccato come una mela fra provenienti dall'area di centrosinistra e dall'area di centrodestra, e dato che ciascuna "metà del cielo" pensa di essere depositaria della religione grillesca, Grillo si è messo nelle condizioni perfette per non potersi schierare con nessuno. Pena la perdita improvvisa di metà del suo elettorato.
Non credo che la strategia del muso duro servirà a salvare la legislatura, e forse neanche ad allungare l'agonia. Allora affrettiamo il processo di eutanasia, ma moriamo in maniera utile a far capire alla gente chi ha deciso di avvicinare il paese all'orlo del precipizio, dal quale peraltro Monti ci aveva allontanati solo a parole.
La tassa Grillo/Monti/Berlusconi
La tassa "Grillo/Monti/Berlusconi" (che d'ora in poi chiameremo per brevità "tassa GMB), è pari a quanto pagheremo in più, in prospettiva per il servizio del debito pubblico. Parametro di partenza: spread a 255 punti-base, valore fatto segnare quando i primi exit-poll davano Bersani vincente sia alla Camera che al Senato. Valore odierno: 335 punti. Differenza: +80 punti/base, cioè, a regime, più 16 miliardi di euro all'anno. In altri termini, ogni italiano (inclusi i vecchi e i neonati) pagherà 300 euro in più all'anno. Altro che IMU!
Ma, se vogliamo metterla in termini di IMU sulla prima casa (quella che Berlusconi ci restituirà di tasca sua) siamo a quattro volte il suo valore. Il gettito dell'IMU sulla prima casa è infatti iscritto a bilancio per 4 miliardi.
Che culo che abbiamo, ragazzi! Paghi quattro, prendi uno. Tafanus
Scritto il 01 marzo 2013 alle 19:12 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Grillo, Monti, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (18)
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Ci sono cose, nel mondo del senno di poi, che mi hanno sempre affascinato. Ad esempio, quando accade un disastro, spuntano come funghi coloro che "io l'avevo detto". Oppure quelli che resuscitano ricette vincenti che erano state già ampiamente bocciate dall'elettorato. Oppure quelli che condannano modi di comunicazione non alla Vanna Marchi, che prima della sconfitta avevano elogiato.
Vorrei iniziare con l'assumermi le mie responsabilità. Io "non l'avevo detto". Io avevo prima previsto, e poi - con l'assottigliarsi del vantaggio - solo auspicato una vittoria del Centro-Sinistra. Previsioni sbagliate. Avevo sottovalutato la scemenza degli italiani (mai fare questo errore!). Quelli che sono andati con la lettera del "Ministero dell'Economia" in posta a farsi restituire l'IMU sono la punta dell'iceberg. La parte maggiore, sommersa, è fatta da chi in posta non c'è andato, ma ha creduto alla favoletta dell'IMU, come da vent'anni crede a tutte le favolette, purchè ripetute un numero sufficiente di volte a reti unificate.
Così come ho sbagliato nella sottovalutazione del risultato grillino (il "reddito di cittadinanza" paga quasi come la restituzione dell'IMU), e come ho sbagliato nel sottovalutare le capacità di recupero del Vanna Marchi da Arcore.
Scusate, ma non partecipo allo sport nazionale di fare a pezzetti chi ha perso. Bersani ha perso? Certo, rispetto alle aspettative di un mese fa. Vorrei discuterne, di fronte alla realtà dei numeri. E i numeri per il momento dicono che Bersani ha 340 deputati, e quindi la maggioranza assoluta alla Camera. Bersani ha la maggioranza relativa al Senato (120 senatori), ma con numeri che non permettono di governare senza accordi con altri. Riepiloghiamo? Da domani, nessuno potrà fare alcunchè, in Parlamento, senza l'accordo di Bersani. Bersani, in teoria, potrà cercare di allargare la sua maggioranza. In altri termini, mentre Bersani può almeno cercare delle strategie salvavita, gli altri non possono.
Monti si è suicidato politicamente. Il suo suicidio sarà ancor più chiaro quando dalle analisi del flusso dei voti emergerà che al centrosinistra sarebbe bastato che Monti avesse fatto a meno di privarlo della vittoria in Lombardia al Senato, e oggi staremmo parlando di un'altra storia. More italico, così come oggi siamo impegnati a demolire Bersani, saremmo forse impegnati a fare a gara nell'elogiare Bersani. Chi può dirlo? In fondo, come diceva Flaiano, gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore. E, simmetricamente, sono sempre pronti a partecipare alla mattanza dello "sconfitto".
Bersani è esente da colpe? No, non lo è. Ma questo lo abbiamo scritto quando era ancora sul carro dei vincitori. Non abbiamo aspettato ieri, per scriverlo. Abbiamo rimproverato a Bersani, inizialmente, di essere troppo "moscio" in comunicazione, in un mondo di urlatori. Abbiamo rimproverato una certa timidezza nel fare (o meglio, nel far finta di fare, come gli altri) le riforme difficili. Abbiamo elogiato l'onestà, ma criticato sul piano utilitaristico, una politica di "promesse" meno urlata rispetto a quella degli altri.
Forse è stato un errore. Questo è un paese che VUOLE essere imbrogliato. Vuole l'elisir di lunga vita, il biglietto vincente alla lotteria. Come dite? che poi le promesse non mantenute si pagano? Mica tanto! E' da vent'anni che Vanna Marchi fa promesse, non le mantiene, non paga pegno, e la volta successiva può rifarle come fossero nuove. Con milioni di italiani che abboccano di nuovo. Non dico che Bersani avrebbe dovuto adeguarsi allo schema, ma insomma, ogni tanto, una pillolina di sano, imbroglione ottimismo...
Bersani si è mostrato inutilmente incerto nei futuri rapporti con Monti. Va bene, forse in ogni caso un accordo con Monti lo si sarebbe dovuto cercare. Ma è necessario dirlo ogni 5 minuti a un elettorato che ha il diritto di sognare di farcela da solo?
Sento fare discorsi retrospettivi allucinanti. Se Renzi... Se Renzi cosa? Ci sono state le primarie. Bersani le ha vinte, Renzi le ha perse. Renzi ha passato due mesi a picconare l'immagine di Bersani, in tutti i modi: leciti e meno leciti. Arrivando ad accusarlo di brogli alle primarie. Faceva i comizi non per spiegare "perchè io", ma "perchè no a Bersani": vecchio, brutto, sporco e cattivo.
Ora, a primarie perse, tutti ad elogiare lo statista Renzi che ha partecipato a un paio di manifestazioni elettorali del PD di Bersani. Ma va? E ci sarebbe mancato solo che non partecipasse - almeno simbolicamente - o che magari continuasse a fare campagna contro Bersani. Ma davvero due comparsate in campagna elettorale possono controbilanciare il danno che Renzi ha procurato a Bersani in due mesi di campagna mono-diretta, tre comizi al giorno contro Bersani il vecchio, Bersani l'antidemocratico, Bersani il falsificatore di risultati, Bersani da rottamare????? Sono allibito.
Stamattina Menichini (direttore di "Europa", giornale della Margherita) in TV si affannava a spiegare che fra gli errori mortali di Bersani c'è stato quello di non "valorizzare" adeguatamente Renzi, e quindi di aver respinto quella enorme marea che premeva a favore di Renzi. Renzi avrebbe potuto portare voti di questo e di quello (parliamoci chiaro, Menichini, voti di destra?). Bene. Dato che i numeri non possono essere stiracchiati, vorrei proporre a Menichini un piccolo "problema della vasca da bagno":
Non pensa, Menichini, che sia idiota credere di poter lucrare elettoralmente sulla lisciata di pelo di un candidato del tipo "I love Marchionne", che vale il 40% alle primarie, senza contestualmente pagare pegno nei confronti di quell'altro 60% (che è più del 40) che non ama Marchionne, e quindi non ama neanche Renzi che ama Marchionne? Vede, Menichini... una delle operazioni più "sporche" che un membro del centro-sinistra (seppur in chiave Margherita Renziana) avrebbe potuto immaginare, lei l'ha immaginata e svolta. E' andato in TV a spiegare che fra gli errori di Bersani, uno dei più gravi sia stato quello di non aver "valorizzato" qualcuno che, vivaddio, non poteva e non doveva essere "valorizzato", avendo da svolgere il compito di Sindaco, per il quale aveva chiesto ed ottenuto i voti del centrosinistra. Inclusi i voti dell'odiato PD, senza i quali mai nella vita Renzi sarebbe emerso prima come presidente di Provincia, poi come Sindaco.
Ora Bersani cerchi di trovare il consenso o l'astensione su un programma stringato di cose da fare (legge elettorale, riforma della riforma Fornero, e poco altro). Lo faccia con chi ci sta, e persino con chi è in vendita. Scilipoti docet. Come dite, che è una cosa sporca? Si, lo so, è una cosa sporca. Ma noi abbiamo l'alibi. Le "cose sporche" le abbiamo subite, possiamo persino tentare di restituirne qualcuna. Il Senato da domani sarà pieno di "precari dei 20.000 euro". Gente che ha vinto il terno al lotto, ma che sa che - sic stantibus rebus - la pacchia durerà poco. Bersani se li compri, e li usi per il tempo che serve.
Scommettiamo che non appena qualche ragazzotto inizierà a capire che può guadagnare 5.000 euro al mese per sei mesi, o 20.000 euro al mese per 5 anni, fioccheranno i cambi di maglietta? Intanto, incrociamo le dita per lo scrutinio sulla Lombardia. Sono pessimista.
La Lombardia è sempre stata la regione-guida di tutte le nefandezze italiane. Qui è nato il fascismo, qui è nato il craxismo, qui è nata la Lega, qui è nato il Berlusconismo, qui è nato il formigonismo.
Perchè proprio oggi dovrebbero regalarci una sorpresa? Tafanus
P.S.: Fra gli sciacalli puntuali come la cometa, era atteso il Pippo Ciwati da Monza. Stamattina il Padre Fondatore (insieme a Renzi) dei "Rottamatori" era già all'opera. Vuole le dimissioni di Bersani, e le elezioni anticipate. Bontà sua, non ha detto se con lui Candidato Premier, o in un ruolo più defilato, da gregario. Ruolo che gli è stato sempre più congeniale. Un ragiunatt della politica (minuscola).
Scritto il 26 febbraio 2013 alle 11:48 nella Berlusconi, Bersani, Formigoni, Grillo, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (90)
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Mario Monti ha operato con un furore degno di miglior causa, non già per vincere, ma per impedire al centrosinistra di vincere e governare. Lo ha fatto dalla posizione più sporca: quella di Cincinnato chiamato a guidare un governo di salvezza nazionale. Ha approfittato invece della sua posizione per curare i propri interessi di bottega, e ha trascinato il paese vicino all'abisso della Grecia.
Allo stato dei fatti, il centrosinistra perde al Senato, ma il centrodestra non vince al Senato. Neanche un rapporto incestuoso fra Berlusconi e Monti (ma parlando di Monti tutto dev'essere ritenuto possibile) potrebbe creare una maggioranza in Senato.
Il progetto di Monti (mutuato da Mastro Casini, esperto in politica dei due forni) è naufgragato miseramente. Col suo 9% Monti ha distrutto se stesso, per fortuna trascinando nella sua rovina anche Casini e Fini, che avevano puntato tutto sulla forza trainante (?) di Mario Monti.
Ora non resta che sperare nella Camera, e ringraziare il Porcellum. Qualcuno inizia già a parlare di "prorogatio" di Monti. Non scherziamo. Ha avuto le sue chances, e le ha bruciate tutte. Non ha salvato il paese, e non ha salvato se stesso.
Della stupidità delle comparse alla Ingroia preferisco non parlare. Non porteranno a casa un solo deputato, un solo senatore, ma avranno raggranellato un grosso capitale di disprezzo da parte di quella minima porzione di italiani ancora in grado di usare il cervello.
Ora si torni a votare, dopo una parentesi di governo "ad acta", affidato ad un costituzionalista (Rodotà?) col solo compito di varare alla svelta una legge elettorale meno ignobile di quella attuale. Niente Monti Bis. Il primo che ne parla, tiro fuori la pistola. Monti ha fatto disastri economici, politici, etici. Ha incattivito la politica. E, come diceva il Professor Cipolla, autore del noto "Trattato sulla Stupidità", è riuscito con le sue baggianate elettorali ad avvicinare il paese alla Grecia, senza averne in contropartita nessun vantaggio personale. E' riuscito a nuocere agli altri, senza averne alcun vantaggio per se stesso. Complimenti. Queste elezioni hanno certificato per tabulas che Monti è riuscito a distruggere politicamente se stesso, strascinando nella fossa Casini e Fini. Non piangerò. Impareranno forse che non possono dire si a tutto, sempre e comunque, solo perchè lo dice Monti, che avrebbe dovuto essere il loro salvagente. E' stato la loro zavorra.
Affondiamo in pace. Tafanus
Scritto il 25 febbraio 2013 alle 19:24 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (77)
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Caro Professore,
benvenuto nel mondo sempre più affollato dei cialtroni. Ieri quando ho sentito con le mie orecchie che affermava che la Merkel non vuole Bersani al governo, alcuni pensieri si sono affollati nella mia testa:
No, Professore, così non va. Lei ha iniziato a pisciare fuori dal vaso nel momento stesso in cui ha smesso di vedere "Baratri & Precipizi" (non più funzionali alle sue esigenze di premier), e ha iniziato a "vedere lucine in fondo al tunnel" che nessuno vedeva. Ma le lucine le servivano, evidentemente, a sostegno della sfilza delle promesse che sarebbe cominciata a breve, con la sua "salita in politica": altra espressione che non significa una mazza, ma che tratteggia benissimo la sua infinita arroganza.
La stessa arroganza che le consente, dall'alto di un partitino che fatica a tenere il 12%, di "dettare le condizioni" al maggior partito italiano. Lei ha già avuto un'incredibile caduta d'immagine nel momento in cui è "salito in campo" da leader di un governo di larghe intese, e ha iniziato a sparare su tutti, ma principalmente su quel partito senza il cui leale appoggio il suo governo non avrebbe fatto un mese di vita. Ora ha stupidamente cercato di seppellirlo non già sotto la forza delle sue argomentazioni, ma scippando la Merkel di un endorsement all'incontrario che costei non si è mai sognata di produrre. Un endorsement che suonava stonato come un master di Giannino, o come una laurea del Trota. Eppure lei, Professore salito in campo per salvare l'Italia dal Comunismo, non ha saputo resistere.
Questa stupida reazione alla "ansia da prestazione", che si annuncia drammatica per lei, le ha fatto fare il più imbecille degli errori. Peggio delle lauree di Oscar Giannino, che hanno il pregio di restare confinate in ambiti delimitati. Lasci perdere la politica. Torni ai suoi adorati studi, come da suoi impegni (traditi).
Un'ultima cosa, Professore: qualsiasi borsista di un ufficio-stampa di un partitino, conoscendo gli umori del popolo italiano, le avrebbe potuto facilmente spiegare che dire agli italiani "non votate Bersani, perchè Angela Merkel non gradisce", avrebbe solo potuto convogliare su Bersani migliaia e migliaia di voti di "antipatia" verso la Merkel.
[...] «La Merkel teme l'affermarsi di partiti di sinistra soprattutto in un anno elettorale per lei, credo che non abbia nessuna voglia di vedere arrivare il Pd al governo» ha aggiunto il premier uscente prima ad un evento Adnkronos poi su Sky e infine su La7, smentendo la tesi di Berlusconi secondo la quale dopo le elezioni ci sarebbe l'accordo tra i Democratici e Scelta Civica.
Ma poco dopo è arrivata la smentita del portavoce della Cancelliera: «Non si è espressa sulle elezioni italiane e non lo ha fatto neanche in passato». «Spetta agli italiani scegliere il proprio governo ed io non mi mischio in suggerimenti o congetture», ha successivamente aggiunto la stessa Angela Merkel in un'intervista al quotidiano Straubinger Tagblatt, rispondendo ad una domanda sull'atteggiamento della Germania in caso di vittoria di Silvio Berlusconi [...]
Scritto il 21 febbraio 2013 alle 18:10 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Ieri sera ho visto il filmatino prodotto dalla "Mario Monti Ass." per "sfidare" (sic!) gli altri leader (Berlusconi e Bersani) ad un confronto TV. Monti, devo dirlo, mi ha impressionato. Più cereo del solito, se possibile. Immobile. Dalla sua faccia da museo delle cere uscivano dei suoni, e Monti sembrava un ventriloquo.
Qualcosa di devastante dev'essere successa nella testa di quest'uomo. Più perde consensi (ormai la sua coalizione "LIsta Cinica" viaggia in discesa verso il 12%), più cresce la sua prosopopea e la sua arroganza, arrivata fino a definire persino i termini dell'incontro: chi può partecipare, e chi no. Lui, Berlusconi e Bersani si, Grillo e Ingroia no. Principio qualitativo? No, perchè la qualità dei leader le decideranno gli elettori, votandoli o buttandoli giù dalla torre. Criterio quantitativo ancor meno, visto che gli ultimi sondaggi (quelli di cui non si parla) danno il Professore irreversibilmente franato al quarto posto, molto al di sotto del comico.
Ormai il vero "comico triste" è il Professor Monti, quando lo senti "dettare condizioni" sui dibattiti TV senza averne alcun titolo, o - peggio - quando "detta le condizioni" per eventuali, future alleanze post-elettorali. Decide chi deve far parte delle coalizioni. Della sua? No, quella è decisa. Delle coalizioni altrui. Bersani e Tabacci si, Vendola no. Ormai Monti non dialoga più cogli altri, "detta le condizioni". Peccato che Bersani abbia impiegato così tanto tempo prima di mandarlo affanculo, spiegandogli che la squadra del centrosinistra la decide l'allenatore del centrosinistra, e non questo patetico, decaduto aristocratico, al quale non hanno ancora comunicato che ormai è un aristocratico senza feudo, senza terre, senza patrimoni, senza armate.
Come recita un celebre aforisma su Icaro: "Uno che pensava di essere un'aquila, e invece era solo un piccione".
Sono affascinato da un altro "baciato in fronte" dagli astri che distribuiscono intelligenza e potere. Pierferdi, che da mesi corre giulivo verso la sua cupio dissolvi. Alcuni mesi fa era intorno al 6,5%, e il suo partitino aveva ancora un senso (almeno quanto ne aveva la lega). Poi, la genialata: dimostrare ad ogni respiro di essere il più fedele ammirator supino del Professore. Senza se e senza ma. Certo che Monti, grato, lo avrebbe portato a rimorchio verso cime immacolate. Invece sono bastate poche settimane affinchè tutti capissero (TUTTI, tranne Casini) che il Professore non era un brillante motore a 12 cilindri, ma una pesante zavorra, piuttosto arruginita.
Stamattina la zavorra era di nuovo in TV (RaiNews24) a "dettare le condizioni". Questa volta sul tasso di riformismo (che nessuno sa cosa sia) che i potenziali alleati (pardon... gli "aspiranti" alleati) dovrebbero avere. E ancora non si trova uno stronzo di sedicente giornalista che spieghi alla Mummia che ha fatto più riforme Bersani da Ministro della Industria, di quante non ne abbia fatte Monti da Plenipotenziario in tredici mesi.
E veniamo a Grillo, al suo impegno per un'intervista a Sky, alla prevedibilissima retromarcia, ed alla altrettanto prevedibile e sconcertante sorpresa dei media, del tipo "segue dibattito". Du questo noi, che siamo cretini, ci occupiamo fin dal 2008. dallo sconcertanrte caso dell'intervista prima promessa formalmente ad Alessandro Gilioli de l'Espresso, poi rinviata, poi negata. Perchè? "Perchè io sono un monologhista".
Per la serie: faccio più rumore se ci vado, o se non ci vado? Grillo ha capito perfettamente, e da un pezzo, che si fa più rumore "non andandoci". Tanto troverà schiere di cazzoni alla Santoro, o alla Pancani (ma potrei citarne a decine) che penseranno di regalargli non meno di due spazi a sera in trasmissioni da sette milioni di spettatori, per mesi, per aprire dibattiti su Grillo e la TV. Eppure non ci sarebbe alcunchè su cui dibattere. Grillo in TV non ci va perchè se ci andasse qualcuno potrebbe fargli delle domande, mettendo a nudo tutta la sua "preparazione" da guitto. Della serie "mille euro al mese per tre anni a tutti". Grillo non ci va perchè l'urlo, l'invettiva, il vaffanculo, in un paese precocemente rincoglionito come il nostro, paga di più del ragionamento.
Grillo non ci va perchè in un dibattito sui fatti, potrebbe scappargli qualcosa di dichiaratamente di destra o di sinistra, e da un momento dopo la capitalizzazzione del suo MòViMento 5 Stelle potrebbe dimezzarsi (fino a 2,5 Stelle). Perchè in un MòViMento come questo c'è una cosa fantastica: sia gli aderenti di area ideologica di sinistra (minoritari) che di area ideologica casapound (maggioritari) sono fermamente convinti che il MòViMento sia nato per rappresentare loro, proprio loro, nient'altro che loro. Chi glielo spiega, a questi cazzoni, che il MòViMento è nato solo per rappresentare il registratore di cassa di Grillo & Casaleggio?
In calce, riproduciamo un estratto del nostro post del 1° Maggio 2008 sil Grillo "monologhista (o mona-leghista?)
LA STRATEGIA DEL MONOLOGO
Dice
di essere ignorato dai media ma in realtà è lui che scappa. Dopo il
rifiuto di rilasciare un'intervista a L'espresso sono emersi altri
quattro episodi in cui il comico genovese si sarebbe negato al
confronto A sentire lui, i giornali lo ignorano perché ne hanno paura.
Paura delle sue battaglie, delle verità che snocciola ogni giorno sul
suo blog. Paura che sarebbe cresciuta di molto dopo l'annuncio del
prossimo V-Day (il 25 aprile) contro «la vera casta italiana», stampa e
tivù appunto. Quando però l'Espresso gli ha proposto quattro pagine di
intervista proprio sul tema dell'informazione, lui, Beppe Grillo, è
scappato. Prima imponendo domande scritte via mail, poi rifiutandosi di
rispondere anche a quelle e definendole «offensive». Il giornalista che
gliele aveva inviate, Alessandro Gilioli, nel suo blog ha raccontato il
tutto, riportando anche le domande in questione e sollevando una valanga
di reazioni di ogni tipo nella Rete italiana. (Fra i primi a riprendere
l'articolo di Gilioli, quando l'Espresso non era ancora in edicola, c'è
stato il Tafanus - NdR)
Ma nella marea di commenti suscitati dalla mancata intervista sono emerse anche storie ed episodi che consentono di gettare una luce nuova sul rapporto tra il comico-guru genovese e i media. Come quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio "crossmediale" sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: "Chi ha paura di Beppe Grillo?". Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro. Dopo il V-Day seguono ulteriori mesi di lavoro: il libro viene riaggiornato per Longanesi. Che decide, per la seconda volta, di non pubblicarlo. A tutt'oggi il volume non ha trovato un editore disponibile a pubblicarlo. Una storia che richiama quella di "Grillo da ridere (per non piangere)", che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003. «Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt'altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero.
Risuona ancora nel Web il monomaniacale invito rivolto al giuslavorista Pietro Ichino, reo di averlo sfidato a un contraddittorio sulla legge Biagi. «Nell'agosto scorso Grillo sostanzialmente rifiutò il mio invito a un confronto pubblico: disse che era disponibile a confrontarsi con me se io fossi andato a Bologna l'8 settembre per il "Vaffa-day"; ma quella non poteva essere, evidentemente, un'occasione di confronto pacato, sereno e paritario», racconta Ichino: «So che Bruno Vespa invitò lui e me a incontrarci a "Porta a Porta", ma Grillo rifiutò anche quello».
(in
altra sede, ho pubblicato la serie di insulti e minacce fisiche
pervenutemi dai grillini di Carate Brianza dopo l'8 settembre. La mia
colpa? aver ospitato la testimonianza di persone di Carate che all'ora e
nel luogo annunciato, dove sarebbero state raccolte oltre 2000 firme su
8000 abitanti, non hanno trovato alcun banchetto. NdR) (1° Maggio 2008)
Scritto il 18 febbraio 2013 alle 10:49 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (26)
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Ci sono giornate, ogni tanto, che nascono bene... In viaggio per Rimini, dove domani e dopodomani andremo a sostenere le Sorelle d'Italia, che giocheranno contro le tenniste USA per un posto in semifinale di Fed Cup nel World Group.
Traffico accettabile, deviazione per Forlì, dove siamo andati a vedere la Mostra "Novecento" (principalmente concentrate su pittura, scultura, design, cartellonistica fa le due guerre). Bella la mostra, bellissima la location, nel complesso museale di San Domenico.
Poi Rimini, albergo sul lungomare, vento e onda lunga, consueta efficienza romagnola. Wi-Fi in camera, gratuito, con buonissima velocità. All'ingresso in camera, una piccola sorpresa (vedi fotto sotto): chi indovina di cosa si tratti vince un berluskino di pelouche:
Ma il bello deve ancora arrivare. Sapendo che domani i sondaggi taceranno, sono andato per l'ultima volta a vedere "what's new"... Ed ecco cosa ho trovato. Quattro sondaggi nuovi di zecca, di istituti affidabili (Ipsos, Lorien, Demos, Ispo), con field-work effettuato fra il 4 e il 6 febbraio, che danno in media un vantaggio al centrosinistra di 6,7 punti (35,8% contro 29,1 %). Il Professore senza loden, col contorno dei fini casini, viaggia ormai stabilmente sotto il 15 %, in discesa.
Infine, un sondaggio della IPSOS che potete aprire qui, sul gradimento dei leaders. Non vi toglierò il piacere di leggerlo, perchè è molto completo, sulla segmentazione del gradimento per livello culturale, professione, età eccetera. Ma voglio togliermi il gusto di enucleare alcuni punti, MOOOOLTO significativi, che denunciano l'elevatissimo profilo "qulturale" dell'elettore berlusconiano. Tenete in mente questo dato: Berlusconi ha il gradimento, fra l'intero universo degli elettori, del 22% (e già questa è una vergogna, che torna a disdoro del popolo italiano). Ma la segmentazione di questo 22% conferma quanro sapevamo:
Berlusconi riscuote fiducia superiore almeno di 4 punti rispetto alla media del 22% in questi segmenti:
Specularmente, ecco dove il Partito degli Ignoranti risulta debole, o debolissimo:
Insomma, un partito (pardon... Movimento), senza futuro. E se dovesse avere un futuro prossimo (fra due settimane) vorrà dire che ce lo meritiamo,costui. Incrociamo le dita delle mani, dei piedi, e i maschietti si tocchino con maschia vigoria gli zebedei. Gufando uniti, possiamo farcela.
Tafanus
Scritto il 08 febbraio 2013 alle 19:49 nella Berlusconi, Bersani, Cultura, Monti, Tafanus | Permalink | Commenti (5)
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La tuta mimetica non si addice a Monti. Che, abbandonato il suo stile equilibrato, ha rivelato un'anima conservatrice. Con la quale cerca ora di conquistare l'elettorato di destra indeciso tra Silvio Berlusconi e l'astensione (di Piero Ignazi - l'Espresso)
Da vent'anni, anche in Italia, si è affermata una logica di alternanza tra schieramenti contrapposti. Mario Monti sta cercando di rompere questo schema. Fin da subito si è proposto come il federatore degli scontenti del bipolarismo, facendo appello ai veri riformisti del centro-destra e del centro-sinistra. Ma il suo invito è stato raccolto da pochissime personalità. Soprattutto, non ha sfondato a destra. Questa scarsa adesione, dovuta anche alle esitazioni del Professore nel "salire" in campo, dando così tempo al Cavaliere per recuperare i suoi, ha mandato all'aria le prospettive di una rapida riconfigurazione del sistema partitico. Solo se Monti avesse attratto una componente significativa di esponenti pidiellini l'ipotesi strategica di un nuovo fronte moderato avrebbe preso corpo. Ora, invece, il centro si trova stretto tra le due coalizioni "tradizionali".
Per rompere questa tenaglia, l'ex rettore della Bocconi ha abbandonato il loden per indossare la tuta mimetica del combattente. Un ruolo che non gli si addice. Lo stile sobrio e misurato era la sua cifra identificativa. Abbandonarsi a espressioni tipiche della lotta politica, inevitabilmente sanguigne e a volte volgari, deturpa la sua immagine. Se Monti non si distingue più dagli altri per ragionevolezza ed equilibrio perde quell'aura di competenza e serietà che gli è valsa tanti riconoscimenti. La sua mutazione, però, non riguarda tanto la perdita dell'aplomb, quanto i contenuti che sta proponendo.
L'Agenda Monti era, grosso modo, in continuità con le linee programmatiche del governo da lui presieduto. La campagna elettorale che sta conducendo va invece in tutt'altra direzione. Prendiamo il caso del fisco. Dopo aver posto in cima alle emergenze nazionali la questione dell'evasione fiscale, e aver delegittimato con forza tutte le "scuse" avanzate dagli evasori, ora sembra essersene dimenticato. Equitalia viene lasciata sola di fronte alle accuse di terrorismo fiscale e si disconosce la paternità del redditometro. In più, Monti partecipa al balletto delle promesse di riduzione delle tasse, ivi compresa l'Imu, sconfessando implicitamente la validità di una imposta sulla casa. In sostanza, insegue Pdl e Lega sul loro terreno, senza avere la forza o il coraggio di mantenere la barra dritta su una posizione di autentico rigore.
L'altro disconoscimento di uno dei tratti innovativi del montismo riguarda l'equità, corollario alla lotta all'evasione. L'idea che chi più ha più dà, si è persa per strada. Nemmeno l'insistenza dell'amministrazione Obama su questo punto ha fatto breccia nel Professore. Abbandonati questi punti di convergenza oggettivi con il programma del centro-sinistra, Monti ha aperto il fuoco contro il Pd accusandolo di essere succube della triade diabolica Fassina-Vendola-Camusso.
Questo atteggiamento conflittuale nei confronti della sinistra riflette due intenti diversi. Da un lato può essere la cartina di tornasole dell'anima moderata-conservatrice di Monti, fedele all'ortodossia neoliberista senza tenere in conto i disastri prodotti e le autocritiche più autorevoli: da ultimo il rapporto del direttore del Research Department del Fmi, Oliver Blanchard, che ammette gli errori di sottovalutazione della contrazione del reddito provocato delle misure di austerità imposte. In quest'ottica, Monti rappresenta la vera alternativa alla sinistra e solo l'anomalia forza-leghista lo obbliga a una "faticosa" e poco gratificante collocazione centrista.
D'altro lato questa curvatura moderata può tingersi di necessità tattica per conquistare quell'elettorato di destra ancora indeciso se astenersi o ritornare all'ovile (o votare Grillo). Anche se l'80 per cento degli ex elettori di destra non danno un buon giudizio sul governo tecnico è quello il bacino cui attingere.
Qualunque siano i motivi della mutazione del Professore - rivelatori o tattici - in ogni caso Monti perde l'appeal del leader tutto concentrato sulla risoluzione dei problemi del paese. Diventa uno dei contendenti della campagna elettorale. E, finora, senza distaccarsene né per stile né per contenuti.
Scritto il 07 febbraio 2013 alle 19:05 nella Impresentabili, Monti, Politica | Permalink | Commenti (11)
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Scritto il 06 febbraio 2013 alle 08:00 nella Berlusconi, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (15)
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Stasera a Ballarò sono stati presentati gli ultimi sondaggi "ufficiali" di Pagnoncelli. Ultimi sondaggi ufficiali, perchè da sabato scatterà il "silenzio pre-elettorale".
I sondaggi della IPSOS di Pagnoncelli vanno letti molto attentamente, perchè è storicamente dimostrato che su una lunga serie di elezioni, la sua IPSOS è quella che è andata mediamente più vicina ai "voti di pietra".
Alla luce di questa ultima strisciata di dati, dobbiamo dedurre che il "ricongiungimento praticamente avvenuto" fra centrosinistra e centrodestra, di cui blatera la Paleontologa Oceanografica Alessandra Ghisleri di Euromedia, a reti unificate, è unaq sòla buona per il marleting virale. As usual.
Vediamo i numeri di questo "ricongiungimento. Sembra che la "bomba" MPS abbia prodotto meno danni dello sperato. La gente sa che non esiste solo la MPS (c'è anche la Popolare di Lodi, la Banca Padana, il Credito Fiorentino, Verdini e la MPS si volevano molto bene, e nsono sotto inchiesta per porcherie sui derivati anche la Deutsche Bank, la Barclays, l'ABN Ambros, la quarta banca olandese, Unicredit, Intesa-San Paolo di Passera e Fornero... che nella MPS c'era in CDA un candidato del Professore; che MPS è stata la banca di riferimento del nano di Arcore. Ecco che improvvisamente tutti sono diventati molto più cauti, con lìaffaire MPS.
Inoltre, la minchiata della "restituzione dell'IMU" ha fin qui prodotto più risate e tormentoni su facebook, che non consensi. La vedono bene, e ci credono, solo quelli che credono a qualsiasi cosa arrivi dal nano. Insomma, lo zoccolo duro del "menomalechesilviocè". Lo zoccolo duro, e le zoccole morbide.
Ecco i dati per partito:
Ai voti del PD devono essere aggiunti 4,2 punti di SEL, e 0,7 punti del PSI. Totale centrosinistra: 36,7%. Ai voti del Pdl e della Lega dobbiamo aggiungere 4,6 punti di altri partitini di destra. Totale centrodestra, 28,0%. Il Professore condannato all'irrilevanza, marcia siocuro in discesa verso un risultato ad una cifra. Complimenti.
E vediamo il voto alle coalizioni:
Con buona pace della Paleontologa Oceanografica, il ricongiungimento resta un argomento da marketing virale. La distanza è ancora di 8,7 punti, e ci sono forti e deiffusi dubbi che questa distanza possa essere colmata in due settimane e mezza..
Ma allora forse c'è un problema di leadership? lo scialbo Bersani non tira? Vediamo:
Lo scialbo Bersani ha un consenso superiore del 107% rispetto al pirotecnico buffone. Il quale a sua volta supera il Viceré d'Italia Angelino Alfano, e - massimo disdoro! persino il Professore in loden. Tremonti, Giannino, Ingroia, sono dei fantasmi che si aggirano sottovuoto.
Tafanus
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 23:35 nella Berlusconi, Bersani, Grillo, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (85)
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...mi ami? ma QUANTO mi ami? ...mi costi, ma QUANTO mi costi?...
Questo vecchio spot di successo della TIM mi è venuto in mente oggi, guardando l'andamento dello spread negli ultimi sette giorni.. Dal minimo di 245 punti-base, dopo che Silvio ci ha regalato 4 miliardi di euro restituendoci l'IMU, siamo risaliti a quota 286. La differenza fa 41 punti-base in più.
Tradotto, questo significa che a regime in costo del debito pubblico salirà di 0,41 punti percentuali. Il che, applicato a una montagna di oltre 2.000 miliardi di euro, equivale a un maggior costo (e a maggiori future tasse) di 8,2 miliardi di euro.
Riepliloghiamo: 4 miliardi di restituzione dell'IMU. Poi altrettanto di minor introito annuale per l'anno prossimo e per quelli successivi (che bisognerà recuperare da qualche parte, visto che Berlusconi ha apposto la propria firma autografa sull'impegno con la UE per il pareggio di bilancio nel 2013 - una fola - e per il fiscal-compact (la riduzione in vent'anni del debito pubblico dal 126% del PIL al 60% - un'altra fola). A questo punto il "regalo" di Berlusconi ci costa già, su base di una legislatura, 42 miliardi di euro.
Ma non è finita, perchè gli economisti più cauti, mettono in conto il peggioramento strutturale, grazie alle minchiate pre-elettorali di Berlusconi, di ALMENO cento punti di aumento strutturale dello spread. Sono altri 20 miliardi all'anno, cioè 100 miliardi su base "legislatura".
Senza addentrarci nel problema aggiuntivo (che pur esiste, e peggiora le cose, degli interessi composti su queste nuove voragini), il "regalo" di Berlusconi ci costerebbe, in 5 anni, 142 miliardi.
Afferrato il concetto? Berlusconi ci regala qualcosa che vale 20 miliardi in cinque anni, e ci presenta un conto di 142 miliardi (calcolato per difetto) di 142 miliardi.
Gli "tagliani" giulivi si apprestano a farsi sodomizzare, senza spreco di vasellina. Chiudiamo con l'unica buona notizia di giornata: almeno a parole, il tastierista Maroni si è messp di traverso sull'ennesimo condono tombale che Berlusconi voleva regalare innanzitutto a se stesso, e poi al suo popolo bue di evasori fiscali cronici.
P.S.: qualcuno (quasi tutti i giornali di destra e di sinistra) ha voluto associare il crollo in borsa a pari merito alle minchiate di Berlusconi ed alll'affaire MPS. Niente di più falso. Basta guardare quando lo spread ha toccato i minimi, e quando ha toccato i massimi. Ha toccato i minimi quando la faccenda MPS era già da giorni sulle pagine di tutti i giornali, e su tutti i talk-show che la TV ci infligge; è risalito a 286 dopo la minchiata berlusconiana.
E dovremmo avere la lucidità di valutare quanto costino anche le promesse elettorali del patetico Professor Monti, che prima ha spiegato che "chi tocca l'IMU muore", e adesso, da politicante, annuncia che aveva scherzato. Che si può toccare l'IMU, l'IVA, l'IRPEF. Critica il populismo di Berlusconi, ma ne segue le orme.
Dio salvi gli italiani da Berlusconi e da Monti, ma innanzitutto li salvi da se stessi
Tafanus
Scritto il 05 febbraio 2013 alle 12:59 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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Scritto il 04 febbraio 2013 alle 08:00 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Monti, Off Topics | Permalink | Commenti (29)
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Il sondaggio sulle previsioni di voto degli italiani condotto da Demos nell'ultima settimana vede ancora il PD e la coalizione di centrosinistra saldamente in testa (36%) sia pure con un leggero calo di SEL (Fonte: Demos)
NOTA INFORMATIVA - L'Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi per La Repubblica ed è curato da Ilvo Diamanti, insieme a Fabio Bordignon e Roberto Biorcio, con la collaborazione di Martina Di Pierdomenico. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 22-28 gennaio 2013 da Demetra (metodo CATI). Il campione nazionale intervistato è tratto dall'elenco degli abbonati di telefonia fissa (N=1310 rifiuti/sostituzioni 5237), ed è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine di errore 2.7%). Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it
La faccenda MPS non ci voleva, ma forse qualcuno comincia a capire che non era solo un affare PD: un amministratore e Presidente di MPS Immobiliare candidato da Monti, Berlusconi primo beneficiario da decenni del Monte Paschi... La fola di Berlusconi ad un soffio dal centrosinistra resta una fola di Euromedia (Ghisleri, la Sondaggista del Re), buona solo per fare del marketing virale
Come da buone abitudini italiote, il leader più amato è sempre quello che non partecipa. Nella fattispecie Renzi. Come si dice... "chi non fa, non sbaglia". Mi chiedo perchè Diamanti lo abbia inserito nel sondaggio, e mi chiedo cosa sarebbe successo a Renzi se fosse stato candidato, e se avesse dovuto rispondere a domande precise su problemi precisi (OMU, alleanze post-elettorali, scelte dei candidati, eccetera) (in azzurro i dati di dic. 2012, in blu quelli di gennaio)
Pericoloso slittamento in allontanamento dal "voto utile", cdhe resta comunque maggioritario. Un favore al cazzarismo? Al "voto di testimonianza" buono solo a far vincere gli avversari del centrosinistra? Potrei sintetizzare così: "Votate Ingroia e Grillo, Beccatevi Berlusconi e Alfano"
L'alleanza post-voto coi centristi raccoglie più consensi di quanto non mi aspettassi, anche se resta minoritaria. Il problema non è quello di fare alleanze, ma "su quale progetto" di Italia, di società, di strategia. Davvero pensiamo di poter aderire, Vendola o non Vendola, la destrismo dichiarato di Monti, e all'etica paracula di Casini?
No, dobbiamo vincere e basta. Tafanus
Scritto il 30 gennaio 2013 alle 11:55 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (36)
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"C'è chi non vuol farci vincere": la preoccupazione dei vertici del Pd. I timori che ritorni l'accerchiamento del 2005 quando si consumò la vicenda Unipol. E c'è chi ricorda che Monti ha candidato Alfredo Monaci, presidente di Mps immobiliare (di Francesco Bei - Repubblica)
Ora Bersani inizia davvero a temere per il risultato finale. L'attacco concentrico di Monti, di Ingroia, di Grillo e del Pdl, la rapidità con cui è stata decisa l'audizione del ministro Grilli a camere sciolte, i rumors di altri clamorosi colpi di scena in arrivo, i sospetti su una maxitangente rilanciati dal Giornale e da Mentana, tutto ciò sta rendendo la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ad altissimo rischio. "Si respira di nuovo l'aria avvelenata del 2005", sospira un dirigente del Nazareno. Il 2005: l'Opa dell'Unipol di Consorte su Bnl, quando l'allora presidente della Margherita, Arturo Parisi, arrivò a rinfacciare al Pds il ritorno della "questione morale"
Per Bersani il sospetto, confidato ieri a un amico, è che il bersaglio grosso sia proprio il Pd e il risultato elettorale: "Ci sono ambienti di questo paese che stanno facendo di tutto per farci perdere le elezioni". Il rischio c'è e ne sono consapevoli i maggiori esponenti del partito. "Stare sulla difensiva per un mese su questo tema potrebbe portare danni immensi - riflette preoccupato un pd di provenienza democristiana - e l'idea che 150 finanzieri abbiano setacciato per giorni la sede della banca e le abitazioni di Mussari e Vigni (ex presidente ed ex direttore generale di Mps, ndr) non tranquillizza nessuno. La paura insomma è che la saga Mps-Antonveneta sia soltanto alla prima puntata.
Nel quartier generale del Pd la tensione è alle stelle e ogni dichiarazione viene soppesata con il bilancino. Per questo ha fatto scalpore ieri a Largo del Nazareno l'attacco durissimo sferrato da Mario Monti. Non solo perché arrivato da una persona che formalmente sarebbe ancora il premier sostenuto dal Pd e probabile alleato di governo nel futuro.
Bersani e i suoi hanno infatti letto in quell'affondo di Monti un disegno preciso per affossare il centrosinistra. E si sono attrezzati con le prime contromisure. "Monti - ha sussurrato ieri Bersani a un vecchio "compagno" della Cgil all'Eur - prova a fare il furbo sul Monte dei Paschi ma non mi sembra nella posizione di poter dar lezioni". Nel Pd ora si fa notare la partecipazione di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero del leader Udc, al vertice del Monte dei Paschi, di cui è stato fino a un anno fa vicepresidente e secondo azionista. O la candidatura al Senato per Scelta Civica di Alfredo Monaci che, come ricorda Francesco Boccia, "è stato membro del consiglio di amministrazione di Mps dal 2009 al 2012 con Mussari, ex presidente di Biver Banca e tuttora è presidente di MPS Immobiliare". Insomma, non proprio un passante rispetto alle vicende che tengono banco.
Ma sono tante le "strane coincidenze" che ai piani alti del Pd fanno pensare a un intervento orchestrato per procurare più danni possibili. Anche l'audizione lampo del ministro dell'Economia Grilli, che parlerà dello scandalo Mps martedì prossimo a Montecitorio, rientra tra queste [...]
Anche il ruolo di Anna Maria Tarantola, montiana di ferro e nominata dal premier al vertice della Rai, è passato al microscopio, visto che era lei il capo della vigilanza della Banca d'Italia all'epoca dei fatti. [...]
Tutti gli uomini del PresiMente
Francesco Gaetano Caltagirone - Professione: Suocero del Fustigatore di Costumi (altrui) Pierferdi Casini - Dal 2005 al 2012 (quindi anche "all'epoca dei Fatti") è Vice Presidente del Monte dei Paschi di Siena, banca notoriamente controllata dal PD, e solo dal PD.
Alfredo Monaci - Candidato in Toscana il prima fila (n° 3 in lista) nella Lista Cinica di Mario Monti , è stato membro del Cda del Monte Paschi dal 2009 al 2012 (guarda caso proprio nell’era di Giuseppe Mussari presidente e della transazione messa in piedi coi giapponesi di Nomura e ora nell’occhio del ciclone), nonché ex presidente di Biver Banca (poi venduta) e tuttora presidente di Fabrica sgr (la joint venture fra Mps e Caltagirone partita nel 2005 che detiene in portafoglio 9 fondi immobiliari e gestisce circa 2,5 miliardi di attività) e di MPS Immobiliare.
Anna Maria Tarantola - Montiana di Ferro - All'epoca dei MisFatti era lei a capo della Vigilanza in Banca d'Italia.
...non toccava a lei Vigilare, essendo a capo della Vigilanza? In quel momento non c'era, e se c'era dormiva? Presimente Monti, niente da dire sulle pennichelle durate per mesi della sua protetta tarantolata? Vede, come Direttore della Vigilanza di Bankitalia noi abbiano un termine di paragone molto preciso: tale Vincenzo Desario (della cui amicizia con mia moglie in gioventù sono onorato). Un Direttore della Vigilanza che vigilava. Senza addormentarsi mai. Ha proficuamente "vigilato" su casi spinosissimi, sui quali il potere politico non gradiva che viglasse. Per dire... ha vigilato sulla banca di Sindona, poi sull’Italcasse di Arcaini, quindi sull’Ambrosiano di Calvi, di cui è stato commissario provvisorio. E poi sul Banco di Napoli, sul Banco di Sicilia, e persino su quella Mediobanca che è sempre stato il Sancta Sanctorum di tutti gli intrecci fra affari e politica. Dottoressa Tarantola, quali sono i casa di vigilanza che lei metterebbe nel suo curriciulum? Quali i risultati? e quali le sue "omesse vigilanze? Tafanus
Vittorio Grilli, Ministro di Monti - (Fustigatore dei Piccoli Evasori da caffè al banco) - Non è stato un giornale italiano, bensì l’agenzia Bloomberg a scoprire quello che potrebbe rivelarsi un piccolo scandalo riguardante il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. E, come nella migliore tradizione degli scandali politici italiani, c’è di mezzo una casa. Il ministro dell’Economia, l’uomo che – come ricorda Bloomberg – è stato incaricato da Mario Monti di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale, l’uomo che ha organizzato i blitz mediatici della Guardia di Finanza a Cortina, nel 2004 ha acquistato un appartamento di 300 metri quadri ai Parioli, pagandolo 1 milione e 56mila euro, ma chiedendo alla sua banca un mutuo di 1 milione e mezzo, ovvero il 41% in più di quanto pagato. Bloomberg sottolinea, riprendendolo dal sito delle Fiamme Gialle, che “le compravendite immobiliari sono spesso registrate per un valore inferiore a quello pagato per eludere la tassazione sugli immobili o i controlli antiriciclaggio”. Insomma un bel colpo alla credibilità del ministro che si vanta di aver recuperato quasi 6 miliardi di euro di evasione fiscale nei primi dieci mesi del 2012. Come risponde Grilli? Dice che si tratta “di gossip locale”, e che tutto sarebbe nato dalle accuse in fase di divorzio della ex moglie Lisa Lowenstein, che vive negli USA... (Fonte: PolisBlog)
Ma per il Ministro dell'Economia Vittorio Grilli controllare a che prezzo il cittadino Grilli ha dichiarato di aver acquistato l'appartamento, e controllare quale banca, e per quale importo, e perchè, abbia concesso al cittadino Vittorio Grilli un mutuo di quasi una volta e mezza il valore dichiarato, non dovrebbe essere un problema di difficile soluzione. O no? VittorioGrilli Ministro e Montiano ci faccia sapere i risultati dei suoi accertamenti sulle transazioni del cittadino Vittorio Grilli. E il Presidente della Lista Cinica per Monti ci faccia conoscere la sua opinione in proiposito.
Consigliamo per un ulteriore approfondimento anche la lettura di questo articolo dell'Unità... Non si finisce mai di imparare, dai Professori...
Tafanus
PERCHE' BERLUSCONI NON SI UNISCE AL CORO
Silvio Berlusconi - Non a caso il Komunista Monte Paschi si salva dagli attacchi di Berlusconi Silvio... Quando a metà degli anni '60 Silvio parte col progetto "Centro Residenziale Edilnord", un grande aiuto gli viene dal Monte Paschi, allora praticamente unico erogatore di mutui per gli acquirenti. Conosco in prima persona i fatti, perchè nel 1970 ho comprato un attico da 160 mq. più box, a 21 milioni di lire... Altri tempi. Io ero un "giovane rampante". Guadagnavo bene e spendevo tutto. Non avevo una lira da parte. Quando, alle continue pressioni di tale Comincioli (amico di Silvio, e futuro Senatore della Repubblica e "latitante illustre", ma allora venditore alla Edilnord) spiegai che non avevo soldi per l'anticipo, trovò subito la soluzione: "guardi, le facciamo fare il mutuo a venti anni dal MPS, e il resto glielo facciamo dare con un prestito bancario a tassi molto bassi dalla stessa banca. Detto-Fatto.
Allora Silvio non diceva che era una Banca Komunista", anche perchè non lo era... Come non lo era il Monte Paschi di dieci anni dopo - generoso finanziatore del piduista Berlusconi - il cui "Provveditore" era il piduista Giovanni Cresti... Leggiamo:
"...Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani..." (fonte: berluscastop.it)
Grande Bersani!
Grazie a Claudio R. per la segnalazione di questo video
Scritto il 26 gennaio 2013 alle 15:32 nella Berlusconi, Bersani, Criminalità, Economia, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (52)
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Quelli che seguono sono i dati abbastanza confortanti che arrivano dalla Demos di Ilvo Diamanti, per l'Italia, e addirittura per il Veneto
"Too close to call", troppo vicini per indicare il vincitore: così commenterebbero gli statunitensi di fronte alle stime di voto del Veneto elaborate da Demos per Il Gazzettino. Dopo vent'anni di dominio di Pdl e Lega, infatti, qualcosa sembra essersi rotto. Nei dati dell'Osservatorio sul Nord Est, la coalizione (almeno ufficialmente) guidata da Berlusconi è accreditata del 35.1% alla Camera e del 37.5% al Senato, ed è seguita da vicino dalla compagine di Bersani, che raccoglie il 33.5% alla Camera e il 34.2% al Senato. Lista Monti: 12-14%; Mov. 5 Stelle: 9.5% alla Camera e 8.5% al Senato.
Nella seconda Repubblica, il Veneto è stato una riserva di voti per il centrodestra. Guardando alle ultime elezioni politiche, erano più di 20 i punti percentuali che separavano la coalizione Pdl-Lega guidata da Berlusconi nel 2008 da quella di Veltroni (composta da Pd e Idv). Alle regionali del 2010, il divario tra queste forze aumentava a oltre 34 punti percentuali. Cosa succederà alle prossime elezioni politiche? Prima di vedere nel dettaglio i dati, una "precauzione d'uso": i sondaggi non sono una previsione sull'esito del voto, quanto piuttosto una fotografia del presente. A maggior ragione in questa occasione, particolarmente fluida ed effervescente, bisogna ricordare che mancano ancora diverse settimane alla fine della campagna elettorale e la quota di indecisione - che riguarda sia "se" sia "chi" votare - appare ancora ampia. Date queste avvertenze, possiamo anticipare che gli orientamenti elettorali per le prossime politiche sembrano portate grandi novità: vediamole:
Questi i dati relativi al Veneto per il Senato:
Senato della Repubblica. La partita, al Senato, è centrale: infatti, è necessario vincere in Veneto per pensare di avere una maggioranza solida a Palazzo Madama. Anche qui, però, l'equilibrio tra coalizioni è tale da non poter prevedere un vincitore. Il centrodestra, in vantaggio, raccoglie il 37.5% dei consensi, ma la coalizione di Bersani (34.2%) lo segue da vicino, a poco più di 3 punti percentuali. Monti, che al Senato è sostenuto da un'unica lista, sfiora il 14%, mentre il Mov. 5 Stelle, che qui raccoglie l'8.5%, rischia di non superare il quorum dell'8% previsto dalla legge elettorale.
Questi i dati relativi al Veneto per la Camera:
Camera dei Deputati. Nelle stime di Demos, il Pd, con il 30% dei consensi, è largamente il primo partito della regione, e già questo dato segna un mutamento radicale rispetto al passato. Considerando le altre forze della coalizione "Italia Bene Comune", Bersani raggiunge il 33.5%. Pdl e Lega Nord, invece, raccolgono rispettivamente il 17 e 14%: con gli alleati "minori", la coalizione guidata da Berlusconi raggiunge il 35.1%. La distanza tra le due, quindi, è inferiore ai 2 punti percentuali. Un'altra novità è il "terzo polo", che si fa forte soprattutto del risultato di Scelta Civica. La lista di Monti, infatti, al suo debutto elettorale supera il 12%, ma prosciuga anche gli alleati: insieme, Udc e Fli non raggiungono il 4%. Da mettere in rilievo, inoltre, il risultato del Mov. 5 Stelle: il partito guidato da Grillo, con il 9.5%, triplica i consensi ottenuti alle regionali 2010. Rivoluzione Civile di Ingroia, invece, raccoglie meno del 3%, mentre i "venetisti" di Indipendenza Veneta sfiorano il 2%.
I NUMERI PER L'ITALIA - Con la stessa metodologia, la Demos ha condotto un sondaggio fra il 17 e il 22 Gennaio, riferiti a tutto il territorio nazionale.
Questi i dati relativi all'Italia per il Senato:
Questi i dati relativi all'Italia per la Camera:
Come si vede, lo svantaggio del centro-destra rispetto a Bersani & C. ridotto a 3/6 punti è probabilmente il risultato di una sbronza al metanolo del Capo dei Capi, e della ineffabile Ghisleri. Tafanus
P.S.: I dati dettagliati in pdf possono essere scaricati da questo link
Scritto il 25 gennaio 2013 alle 19:27 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Politica | Permalink | Commenti (6)
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Pubblichiamo le tendenze delle intenzioni di voto alle coalizioni aggiornate al 19 Gennaio. Mancano ancora i sondaggi effettuati dopo la fatal giornata della presentazione delle liste, delle risse interne, delle sparizioni delle firme campane per il PdL.
Il Cavaliere da quella giornata si aspettava molto. L'annuncio della mancata candidatura di Cosentino avrebbe dovuto portare un forte aumento di consensi. Non la penso così io. Tendo a credere che le discussioni intorno a Cosentino abbiano piuttosto fatto emergere il clima da "tutti contro tutti" che si respira a destra, ed abbia portato in superficie il fatto che Cosentino e Dell'Utri siano solo un belletto, tendente a coprire le circa cinquanta candidature di pregiudicati e indagati. Oltre al solito contorno di ex veline, suffragettes, ex vice Miss Italia, carfagne, gelmine, brambille e quant'altro. Più Razzi & Scilipoti. Più Formigoni e Polverini. Più "'o purpetta", e lo stesso Cavaliere, che si è confessato e si è assolto. Abuke e arruolato.
Ma attenzione: più che la esclusione di Cosentino, sepolta sotto una cinquantina di candidature sporche, temo il modo in cui potrà essere strumentalizzata la vicenda "Monte Paschi". In questo caso la sinistra, sul piano della comunicazione, tende a dare il peggio di se. Tutti a giocare in difesa, e nessuno a ricordare che 1,9 miliardi di euro al MPS furono dati proprio da Tremonti. E nessuno a parlare della Credit Nord (la mitica Banca Padana), o della Popolare di Lodi (nelle cui casse mettevano le mani tanti ministri di centro-destra), o a gettare un occhio "radiografico" nelle banche guidate dai ministri di Monti. Perchè nessuno ne ha parlato, oggi, ma praticamente TUTTI i ministri di Monti, arrivano da CdA di piccole e grandi banche, e non solo Monti, Passera e Fornero, come pensano in molti. Quindi parliamo anche di queste cose, parliamo della Banca di Verdini, e di Verdini - Maestro di Cerimonie del Partito degli Onesti, è indagato per bancarotta fraudolenta. Non giochiamo solo in difesa sul MPS, ma ribattiamo punto su punto.
Ed ecco l'andamento delle tendenze aggiornate al 19 Gennaio:
Osservando il grafico, si può notare come nell'ultimo mese (da metà dicembre a metà gennaio), dato che non ritengo proponibile un travaso di voti fra grillini e montiani, si deve dedurre che il travaso speculare di voti transita da grillo a berlusconi (entrambi in minuscolo). I centristi che fanno riferimenti a Monti crescono nell'ultimo mese di 4,5 punti, ma è normale, visto che solo meno di un mese fa ai centrini preesistenti (UDC, FLI, e non chiedetemi di API perchè non ne so niente), si è aggiunta la "Lista Cinica", che però sembra già in fase di plafonamento intorno al 7/9%. Ad ogni modo, Monti è l'ultima delle preoccupazioni, visto che fra il centro e il centrosinistra c'è un incolmabile gap di oltre 20 punti.
E veniamo alla lotta vera: il centrosinistra perde in un mese 2,5 punti; il centrodestra guadagna nello stesso arco di tempo 2,5 punti. Ma secondo Noto, della EMG, il processo di riempimento del gap non potrà arrivare a compimento. Perchè fino a ieri c'era un grande serbatotio di indecisi, che si è ormai ridotto al livello fisiologico di astensionismo. Quindi la trippa per gatti è in esaurimento. E chi ha deciso già come votare, non cambierà facilmente idea per Cosentino o per MPS.
Bene ha fatto Bersani a smetterla di scodinzolare dietro a Monti, e a cominciare ad aggredire. Più d'uno, fra noi, iniziava ad essere insofferente verso questo atteggiamento. Ora che Bersani ha "sguainato i coglioni", non deve rimetterli nello scr... pardon, nel fodero. Continui così, ed alzi i toni, se possibile. La ritrovata, apparente, strumentale armonia con Renzi è stata una mossa giusta. Perchè un Renzi ridimensionato al ruolo di Sindaco di Firenze potrebbe non essere "respingente" verso quelli come me - antirenziani per definizione - ma potrebbe portare al centrosinistra qualche voto in fuga per la sconfitta del renzismo.
Tafanus
Scritto il 24 gennaio 2013 alle 23:05 nella Berlusconi, Bersani, Grillo, Impresentabili, Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (10)
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Il PD rende note e pubbliche le spese elettorali del partito, fino all'ultimo centesimo. E sfida gli altri a fare lo stesso. Fra le prime reazioni, arrivano quelle del Professor Cincinnato: “Abbiamo deciso di non comunicare le
spese elettorali di Scelta Civica durante questa campagna elettorale prima del
voto, ma lo faremo dopo il 25 febbraio, quando tutto sarà certificato”.
Complimenti, Professore. Questa si che è trasparenza! Mica come quei piccole "eredi di Stalin" alla Bersani! Il Professore è una persona riservata. Mica può mettere in piazza i suoi conti PRIMA delle elezioni. Ci vuole discrezione, in certe cose. Ma il Professore QUANTO avrà speso per un partitino del 5%, e DA DOVE ha preso i soldi, non avendo rimborsi elettorali pregressi, ce lo dirà dopo. "A babbo morto", dicono in Toscana. Quando qualche allocco avrà votato per ll Grande Centro di Casini-Cesa-Bocchino-Montezemolo così, sulla parola.
I Veri Signori non mettono mai in piazza i loro conti. Agnelli girava senza una lira in tasca. Berlusconi mandava il Rag. Spinelli a saldare le marchette. Il Professore si vedrà. Prima votatelo, sulla fiducia. Poi, forse, ci farà sapere. E dire che noi, persone semplici, avremmo apprezzato anche una stima dei conti "non certificata"... Sarà per la prossima volta. Se ci sarà, una prossima volta. Tafanus
Voce per voce l'investimento che il partito nazionale ha previsto in vista del voto. Budget di 6,5 milioni, con le risorse del territorio si arriverà sopra i dieci. Un taglio del 27% rispetto al 2008, ancora più consistente su Regionali 2010 ed Europee. Il ruolo di dipendenti e volontari. I soldi delle primarie e la speranza del "found raising". Nell'equilibrio complessivo meno soldi a carta e comizi, al web fino al 30% del totale. Monti: "Noi diremo tutto dopo il voto, come prevede la legge" (Fonte: Marco Bracconi - Repubblica)
Il taglio è netto, ma non doloroso. “Anche potendo spendere
di più non lo avremmo fatto. La nostra è una scelta politica”, dice il
tesoriere del Pd Antonio Misiani. E non c’entra solo la diffidenza crescente
dell’opinione pubblica per il link denaro-partiti. “Questi numeri sono il
risultato di un profilo complessivo che ci stiamo dando davanti al paese, a
partire dal segretario Bersani”. In soldoni la scelta fa 6 milioni e mezzo di euro. A tanto ammonta il budget stanziato dal
partito nazionale per questa campagna elettorale. Alle politiche 2008 fu di otto milioni e 866mila euro (+36% sul
budget odierno). Per le regionali 2010 sopra i nove milioni (+44%). Le Europee del 2009 costarono oltre il
doppio, quasi 14 milioni di euro
(+114%). Austerità, si sarebbe detto negli anni Settanta. Oggi invece la parola
d’ordine è sobrietà. Ma senza ipocrisie: “Fare politica ha un costo. Il nostro
compito è fare in modo che ciò che facciamo con i soldi pubblici sia credibile.
La trasparenza deve ormai essere considerata la pre-condizione per giustificare
il finanziamento della politica”.
Il 25 febbraio il budget complessivo salirà. Allo stanziamento della sede
centrale andranno infatti aggiunte le spese delle strutture territoriali. Il
conto finale sarà tra i dieci e gli
undici milioni di euro. Ma le percentuali della “sobrietà” non cambieranno.
Nel 2008 - tenendo conto del territorio - i democratici spesero 18 milioni e
400 mila euro.
I singoli capitolati di spesa, già in chiaro a più di un mese dal voto,
raccontano in controluce di come sia cambiata
l’Italia in quattro anni. Ma per avere una idea delle dimensioni e degli
equilibri vale la pena restare ancora sui grandi numeri. Negli uffici della
tesoreria del Pd il tetto di spesa previsto per legge (96 milioni di euro) non è nemmeno preso in considerazione. Un
numero virtuale. Matematica astratta. Eppure quattro anni fa il Pdl non ci
ando’ molto lontano. A bilancio andarono spese elettorali per 68 milioni e 475mila euro. Per le sole
comunali di Milano il centrodestra investì quasi 12 milioni. Poi vinse Pisapia.
La scelta politica della “sobrietà” è messaggio al Paese ma anche realismo
davanti alla durezza delle cifre. “Siamo entrati in un’altra fase”, è il mantra
che si ripete all’infinito dalle parti di Sant’Andrea delle Fratte. Perché con
il taglio dei rimborsi elettorali (“Nominalmente del 50%, ma nei fatti del 70%)
i margini di manovra sono stretti. L’intero partito è a metà strada di una
ristrutturazione che si compirà solo a fine 2013. Il quasi dimezzamento
dell’investimento per la campagna elettorale
2013 è solo un passaggio del processo di snellimento dei costi. Toccherà
anche i dipendenti? Spero di no – sussurra Misiani –, è l’ultima cosa che
vorrei fare”.
Del resto la “forza lavoro” del Pd diventa in campagna elettorale risparmio sui
costi. Non sono previste spese di retribuzione personale “straordinario”. Tutto
sarà gestito da dipendenti e volontari, e rientrerà nel bilancio complessivo
del partito. Mobilitate anche le strutture di Montecitorio e Palazzo Madama. A
Camere sciolte ogni risorsa umana è stata dirottata sulla sfida del 24
febbraio.
I soldi delle primarie. Scorrendo i dati messi già a bilancio cade la convinzione diffusa che quanto incassato a dicembre (due euro a votante) sia destinato a finanziamento diretto della campagna elettorale. Quei fondi sono rimasti in gran parte sul territorio. Al partito nazionale sono arrivati per ognuno di quei voti solo 0,50 euro. In totale 1 milione e 560mila. E non sono nel budget, perché l’operazione “Italia bene comune” a Sant’Andrea delle Fratte si è chiusa con un rosso di circa 160mila euro. Anche regionali, provinciali e i circoli hanno speso per l’organizzazione di primo turno e ballottaggio. Un parte è rimasta e sarà impiegata anche per la campagna. “Ma dal consuntivo finale si vedrà che sul territorio non sarà superiore nemmeno alla metà delle donazioni ricevute da chi ha partecipato alle primarie” [...]
La task force digitale. Le risorse umane a disposizione della
campagna digitale del partito sono ingenti. Un piccolo esercito di volontari,
circa 300, smanetterà sul web a titolo gratuito. A questi di aggiungono una decina di persone per Youdem Tv, lo
staff ristretto dell’ufficio comunicazione e l’ufficio stampa [...]
In attesa di conoscere quelli del Pdl di Berlusconi, una risposta
dall’entourage di Monti è già arrivata. “Abbiamo deciso di non comunicare le
spese elettorali di Scelta Civica durante questa campagna elettorale prima del
voto, ma lo faremo dopo il 25 febbraio, quando tutto sarà certificato”.
Scritto il 23 gennaio 2013 alle 16:55 nella Bersani, Impresentabili, Media , Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (5)
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Ma qualche assaggio lo ha già dato col solito "vizietto" di dare la colpa "chi mi ha preceduto" anche dello sfascio dei conti suoi. Ora scopre che il giornalista che lo ha attaccato su FT è "ben conosciuto" come un nemico della Merkel e dell'Euro (?). Gi manca solo la storica frase "non mi hanno lasciato lavorare", e la mutazione sarà completata. Leggete questo articolo cliccando sull'immagine:
Scritto il 22 gennaio 2013 alle 09:54 nella Berlusconi, Monti | Permalink | Commenti (45)
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...correva il 21 aprile 2001 quando il giornale dell'establishment finanziario scaricava Berlusconi con questa famosa copertina: "Perchè Berlusconi è inadatto a governare l'Italia". Come sia finira è noto. Berlusconi non òa aveva preso bene, e aveva querelato il Financial Times. Setta anni dopo, il FT era stato assolto, e Berlusconi condannato al pagamento di tutte le spese processuali.
...correva il 20 Gennaio 2013... La storia si ripete. Il FT esce con un editoriale nel quale spiega perchè Monti non sia l'uomo giusto per governare l'Italia. E, massimo del disdoro, toglie a Monti ogni merito per la discesa dello spread (con tanti saluti alla "quota Monti, o "quota 287), girando il merito stesso all'altro Mario. Mario Draghi, Governatore della BCE
L'articolo in alto può essere aperto e letto, quello del Financial Times no, perchè l'accesso ad alcuni articoli è riservato agli abbonati e agli utenti registrati. Ma l'argomento è troppo importante per l'Italia, per restare confinato ai lettori del FT. Quindi riportiamo una sintesi del contenuto in italiano (dal Fatto), e poi pubblichiamo un ampio estratto dell'articolo originale in inglese, perchè rimanga agli atti, nella memoria del web.
Financial Times: “Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia” - Il premier uscente ha "salvato il paese dal baratro e da Berlusconi", ma il suo governo ha attuato riforme modeste e ha finito per aumentare le tasse. E il calo dello spread" è merito di Draghi". Bersani si è mostrato esitante, ma potrebbe avere più chance rispetto al Professore (Fonte: Il Fatto Quotidiano)
”Mario Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”. Titola così un editoriale di Wolfgang Munchau pubblicato sul Financial Times online, secondo cui il suo esecutivo “ha provato a introdurre riforme strutturali modeste”, annacquate fino alla “irrilevanza macroeconomica”. Il Professore “ha promesso riforme” finendo per “aumentare le tasse” e anche sul calo dello spread molti italiani “sanno che è legato a un altro Mario, a Draghi”. In più, nonostante abbia salvato l’Italia dal “baratro e da Silvio Berlusconi“, è altrettanto vero che ”iniziato come tecnico” per poi emergere “come un duro politico”.
Munchau confronta il premier con gli avversari politici e ritiene che Pier Luigi Bersani, pur avendo sostenuto le politiche di austerità, adesso tenta di prenderne le distanze. Il leader del Pd si è mostrato “esitante” rispetto alle riforme strutturali, anche se potrebbe avere lievemente più chance rispetto a Monti nel confronto con Angela Merkel grazie alla sua possibilità di collaborazione col presidente francese François Hollande. Monti invece – prosegue il giornale – da premier non ha detto alla cancelliera tedesca “che l’impegno per la moneta unica sarebbe dovuto dipendere dall’unione bancaria”, dagli eurobond e da “politiche economiche più espansive da parte di Berlino”.
Per quanto riguarda invece Berlusconi, l’Ft nota che l’alleanza con la Lega, seppur indietro nei sondaggi, sta guadagnando consensi e ritiene che “fino ad ora la campagna dell’ex primo ministro sia stata “positiva“. Il Cavaliere ha infatti lanciato un messaggio anti-austerità a cui è sensibile l’elettorato deluso e ha “continuato a criticare la Germania per la sua riluttanza ad accettare gli eurobond e a permettere che la Bce acquistasse bond italiani incondizionatamente”. Munchau si augura così che la storia accordi all’attuale presidente del Consiglio “un ruolo simile a quello giocato da Henrich Bruning, il cancelliere tedesco tra il 1930-1932. Anche lui è stato parte di un consenso prevalente sul fatto che non ci fosse alternativa all’austerity” e conclude affermando che “l’Italia ha ancora poche scelte. Ma le deve fare”.
E quello che segue è il testo dell'articolo originale del FT
Monti is
not the right man to lead Italy. Most
Italians know they owe the fall in bond yields to Draghi (Wolfgang Munchau - FT)
The financial crisis has faded in Italy but the economic crisis has been growing. There has hardly been a day without news of the credit crunch worsening, and a fall in employment, consumption, production and business confidence. Once again, a European government has misjudged the predictable impact of austerity. Having shown almost no growth for a decade, the Italian economy is lingering in a long and deep recession.
Like the other countries on the eurozone’s southern rim, Italy faces three options. The first is to stay in the euro and take on alone the burden of full adjustment. By this I mean both economic adjustment, in terms of unit labour costs and inflation; and fiscal adjustment. The second is to stay in the eurozone, contingent on shared adjustment between creditor and debtor nations. The third is to leave the euro. Successive Italian governments have tried a fourth option – stay in the euro, focus on short-term fiscal adjustment only and wait.
Since we know from economic history how such episodes end, option four will ultimately lead us back to options one, two or three. My favourite would have been the second: make euro membership conditional on symmetrical adjustment. But Mario Monti, Italy’s prime minister, did not stand up to Angela Merkel. He did not tell the German chancellor that his country’s continued engagement with the single currency would have to depend on a proper banking union with full resolution and deposit insurance capacity; a eurozone bond; and more expansionist economic policies by Berlin. In his interview with the Financial Times last week, Mariano Rajoy, the Spanish prime minister, demanded symmetrical adjustment – again, rather late, since Germany is already planning an austerity budget for 2014. In view of all political decisions already taken, the option of symmetrical adjustment is slowly receding.
So where does this leave Italy ahead of next month’s elections? As prime minister, Mr Monti promised reform and ended up raising taxes. His government tried to introduce modest structural reforms but they were watered down to macroeconomic insignificance. Having started as a leader of a technical government, he has emerged as a tough, political operator. His narrative has been that he saved Italy from the brink, or rather from Silvio Berlusconi, his predecessor. A fall in bond yields has played into this narrative, but most Italians know they owe this to another Mario – Draghi, president of the European Central Bank.
On the left, Pier Luigi Bersani, general secretary of the Partito Democratico, has supported austerity but has recently been trying to distance himself from those policies. He has also been more hesitant on structural reforms. His main campaign themes are a wealth tax, the fight against tax evasion, money laundering and gay rights. He says he wants Italy to stay in the eurozone. There is a marginal chance he will be more successful in standing up to Ms Merkel because he is in a better position to team up with François Hollande, the French president and a fellow Socialist.
On the right, the alliance of Mr Berlusconi and the Northern League has been behind in the polls but is making advances. So far, the former prime minister has had a good campaign. He has delivered an anti-austerity message that has struck a chord with a disillusioned electorate. He also keeps criticising Germany for its reluctance to accept a eurozone bond and to allow the ECB to buy Italian bonds unconditionally.
You could interpret this as an option-two stance: insist on symmetrical adjustment or get out. We know Mr Berlusconi only too well, however. He was a prime minister for long enough to have shaped such a debate much earlier. To become credible, he must produce a clear strategy that maps out the choices in detail. All we have now are television soundbites.Judging from the latest opinion polls, the most likely election result is gridlock, perhaps in the form of a Bersani-Monti coalition of the centre-left, possibly with a centre-right majority in the Italian senate, where different voting rules apply. This would leave everyone, more or less, in charge. Nobody would have the power to implement a policy. Everybody would have the right to veto one.
If that were the case, Italy would continue to muddle through, pretending it had opted to remain in the euro but without creating the conditions to make membership sustainable. In the meantime, I would expect an anti-euro political consensus to emerge that would probably either win an outright majority in subsequent elections or trigger a political crisis with ultimately the same effect.As for Mr Monti, my best guess is that history will accord him a role similar to that played by Heinrich Brüning, Germany’s chancellor from 1930 to 1932. He, too, was part of a prevailing establishment consensus that there was no alternative to austerity.
Italy still has a few choices open. But it has to make them.
Scritto il 21 gennaio 2013 alle 13:22 nella Monti, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (1)
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La Dottoressa Ghisleri, paleontologa fulminata sulla via dei sondaggi pro-capo, ha avvertito Silvio: candidare i Dell'Utri, i Papa, i Cosentino, può costare fino a due punti in meno. Ma Silvio ha avvertito Silvio: non candidarli, può costare l'uscita di un fiume di veline, racconti, magari fotocopie... Cosa scegliere? A domani la risposta.
E nel frattempo nella lista MontiZemolo saltano fuori altri nomi imbarazzanti. Non come quello del porno-imprenditore (che ha offerto spintaneamente le sue dimissioni), ma tanti bei nomi di potenziali finanziatori in conflitto d'interessi con la decenza.
"...signoramia... lei non sa di quanto siano aumentati, negli ultimi tempi, i costi di una campagna elettorale... possono servire anche 10 milioni... e se poi mi fermo al 15%, che me ne faccio?..."
La “ricorrenza” della campagna elettorale in Campania è un po’ come il Natale: una festa dove si scambiano i pacchi dono. Auguri!!!
(di Arnaldo Capezzuto - Il Fatto)
L’annuncio è finalmente arrivato: Silvio Berlusconi per la sesta volta sarà candidato alla guida dell’Italia. Tirano un sospiro di sollievo i tanti deputati e senatori campani con gravi guai giudiziari e che nel corso dell’attuale legislatura, grazie al voto parlamentare, hanno scansato i ferri ai polsi. L’attesa è stata snervate. Molti di loro trascorrevano intere notti con lo sguardo atterrito, gli occhi fissi contro il soffitto. Depressione, ansia ed eruzioni cutanee. Nella cabala la paura fa “90”. Già la vedevano la scena. Sentivano perfino le voci. “Lei è l’onorevole Nicola Cosentino? Deve seguirci. Abbiamo un mandato di arresto per lei”. “Buongiorno. Cerchiamo l’ex parlamentare Marco Milanese. E’ lei? Deve venire in caserma”. “Lei è il senatore Sergio De Gregorio? Deve seguirci in ufficio: è in stato di fermo”. “Onorevole Alfonso Papa (che già è stato a Rebibbia) ha il diritto solo di conferire con il suo avvocato. Noi applichiamo la legge”. “Senatore Vincenzo Nespoli, la sua immunità è decaduta. C’è un’ordinanza di custodia cautelare. Deve sottoporsi all’ordine del giudice. Non si preoccupi, stia tranquillo, le concediamo dieci minuti: prepari la borsa con i suoi effetti personali”.
Sveglia. Sveglia. Sveglia. Era solo un incubo. E’ tornato con più cerone, nuovi lifting e ferrea cura dimagrante. Il Titanic è salpato. Il grande timoniere è al comando. La corsa sulla zattera di salvataggio è cominciata. Affrettatevi, non spingete. C’è posto per tutti. La carrellata di dichiarazioni orgiastiche mette i brividi. Tenetevi lo stomaco, si parte:
La nausea è inevitabile. I conati di vomito sono insopprimibili. La moderazione lascia il passo alla rabbia e al turpiloquio. E che cazzo! Guardate la foto di Nicola Cosentino, ex potente sottosegretario all’Economia e dominus del Pdl in Campania, con un serbatoio di consensi impressionante: oltre un milione e seicentomila voti, pari al 12 per cento del consenso totale del Pdl nazionale. Osservate bene il fotogramma. Non occorre Cesare Lombroso per dire che “Nicola Cosentino è il referente nazionale dei clan dei Casalesi, un soggetto socialmente pericoloso”, lo scrivono i pm del pool anticamorra e lo confermano i vari giudici fino alla Cassazione. "Nick ‘o Mericano" è imputato e sotto processo in diversi procedimenti. Contemporaneamente il suo nome figura in tante inchieste. Per ben due volte – in questa legislatura – ha scansato la cella con il voto determinante della Lega Nord. Di che parliamo?
Osservate senza ridere, se ci riuscite, il volto di Luigi Cesaro, presidente decaduto della provincia di Napoli e deputato. Per lui la teoria evoluzionistica di Charles Darwin non vale. Parla una lingua che spopola su youtube. E’ grottesco e disinformato al punto da confondere Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, con Melchiorre, uno dei tre re Magi; oppure il “diktat” diventa “tic tac”. Giggino a’ Purpetta è praticamente una frana, ma amato dal capo per le sue mozzarelle- zizzacchione di Mondragone. Lui imperterrito e solenne ha già annunciato che “si ricandiderà per offrire la sua esperienza al Paese”.
Sti cazzi, scusate il francesismo. Il fatto che sia plurindagato per aver aiutato e collaboratocon la camorra è un dettaglio. Il fatto che nel 1985 fu arrestato, condannato a 5 anni e poi in modo rocambolesco assolto, conta poco. Gli atti giudiziari dicono di lui: “Intrattiene e privilegia rapporti con pregiudicati. Ha favorito i collegamenti tra i vertici della Nuova Camorra Organizzata, e ripetutamente ha finanziato il gruppo camorrista capeggiato da Raffaele Cutolo”. Voglio dire: sono rilievi che fanno curriculum e accrescono il peso politico. Addirittura di lui direbbe Cetto La Qualunque: “Cazzo, cazzo…quasi, quasi mi ritiro…sono una persona troppo onesta”. E l’onorevole Amedeo Labbocetta detto "slot machine" lo vogliamo buttare? E l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi che deve difendersi dalle accuse di concorso in corruzione e truffa, aggravate dall’avere agito per favorire il clan camorristico dei La Torre di Mondragone ce lo dimentichiamo?
Mi candono le braccia. Ma non c’è mai fine al peggio. Da Montecitorio a Palazzo Madama è tutto un verminaio. La Campania è la regione che ha il maggior numero di deputati, senatori, ceto politico negli enti locali e nei posti di sottogoverno di indagati, imputati, sotto processo, condannati d’Europa. Un record tutto nostro. Ne siamo fieri. Con zelante tempestività questi impresentabili dai volti di gomma merdata in cornice – vedere le opere del museo Cam di Casoria – gli impresentabili -, sono già in campo e muovono le pedine per serrare le fila e preparare le ricandidature, garanzia fondamentale per conservare l’immunità. Mi chiedo: dov’è finito "il Partito degli Onesti" evocato da Alfano? E le facce nuove, le liste pulite, il ricambio promesso da Berlusconi? Boh! I mazzieri sono stati sguinzagliati. I fedelissimi già scodinzolano. Le segreterie politiche già girano a mille, le associazioni, i comitati, i finti caf già sono in fibrillazioni. C’è da rastrellare il consenso, chiudere accordi, stilare contratti, promettere vantaggi alla camorra, incontrare qualche boss latitante, spostare qualche investigatore rompi palle e consumare qualche vendetta. Già girano i faccendieri per comprare pacchetti di voti nel mercato illegale. Del resto – con la crisi – il borsino del voto è caduto a picco: ogni voto costa meno di 50 euro...
...ma nel frattempo anche nella Lista MontiZemolo c'è qualche problemino... Uno, il più grosso (quello del porno-imprenditore), è stato risolto. Dopo che che è venuta fuori la statura dell'uomo (che né Monti, né Zemolo potevano ignorare) costui è stato convinto a tornare - forse - ai suoi redditizi siti porno. Ma gli altri? Come dicevano... faccende meno imbarazzanri, ma insomma, il costo delle campagne, come dicevamo, è salito moltissimo...
Gli affari dei candidati che imbarazzano Mario Monti - Paolo Vitelli (Azimut-Benetti) licenzia in Emilia e investe 29 milioni di euro in Piemonte, dove si candida. In Campania, invece, Francesco Regine rinviato a giudizio per abuso di ufficio (Fonte: Emiliano Liuzzi e Carlo Tecce - Il Fatto)
Non è un ministero che il professore abbia scelto industriali e imprenditori, piazzandoli nei posti sicuri, anche per finanziare la campagna elettorale, che avrà un costo di almeno 10 milioni di euro. Monti non nega di fare affidamento sui nomi. Ha detto a Porta a Porta: “Sul settore della nautica, abbiamo sbagliato molto. Vedrete che con il nostro candidato capolista in Piemonte rimedieremo”. Il candidato a cui Monti si riferiva a Paolo Vitelli, laureato in ingegneria e capo del colosso Azimut Benetti, leader mondiale nella nautica a motore, con il 2012 chiuso con un valore della produzione di 600 milioni di euro. Un gigante, tanto per intenderci. Ma secondo a nessuno neppure in materia di tagli, e forse anche per questo ben visto dal professore. L’ingegnere, se c’è da chiudere, non ci pensa su due volte. Ne sanno qualcosa gli operai dell’Atlantis di Sariano di Gropparello. Un’azienda modello, almeno fino a pochi mesi fa quando, il 29 ottobre scorso, da un giorno all’altro, la dirigenza ha deciso di chiudere lo stabilimento lasciando senza lavoro 180 dipendenti, entro il 31 dicembre.
Su Vitelli i sindacati non ci vanno per le leggere. “Pensa di costruirsi una credibilità in politica in ambito piemontese, ma a Piacenza ha lasciato un segno molto negativo”, dice Floriano Zorzella di Filctem Cgil. Ma per fare strada ci vuole anche un certo cinismo imprenditoriale. E spregiudicatezza. Nonostante Livorno sia diventata una delle basi operative del gruppo, l’operazione fatta nella città toscana, l’ultimo avamposto del socialismo reale all’italiana a cedere il passo, non è piaciuta proprio per niente. Vitelli si è comprato quelli che erano stati i gloriosi Cantieri Navali Fratelli Orlando: anno di fondazione 1866, e definitivamente chiusi nel 2003 dall’ingegner che ha riservato una piccola area per la cantieristica, ma ha trasformato quella che era la Livorno vista dal mare in una speculazione edilizia. Vitelli oggi con una mano ha chiuso una fabbrica e con l’altra ha aperto uno spiraglio di luce, annunciando un investimento per 29 milioni di euro per lo stabilimento Azimut di Avigliana, a Torino. E più precisamente in quella circoscrizione del Piemonte dove si candida capolista (...quando si dice il caso...)
A creare imbarazzo al Prof. è anche il sesto candidato alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Si chiama Francesco Regine e nelle vesti di sindaco di Forìo d’Ischia tentò di bloccare la demolizione di una villetta abusiva,
disposta dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli,
appartenente alla madre e al fratello di un suo assessore (Gaetano
Savio). La vicenda ha inizio nell’aprile del 2009, quando la Procura di Napoli iscrive Regine, assieme agli altri 5 sindaci dell’isola, nel registro degli indagati.
Per loro l’accusa fu di abuso di ufficio e omissione in atti d’ufficio, in relazione ai ritardi nell’applicare le demolizioni di alcuni fabbricati abusivi presenti sui rispettivi territori. In più di un caso inoltre i sindaci ischitani non si attivarono per richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti il mutuo per poter pagare le imprese che avrebbero dovuto procedere agli abbattimenti. É il caso ancora di Forìo d’Ischia, dove nell’ottobre del 2011, dopo le proteste dei giorni precedenti da parte di alcuni cittadini, il Consiglio comunale con voto a scrutinio segreto si espresse contro la variazione di bilancio – di circa 500.000 € – che avrebbe appunto permesso di sostenere le spese per abbattere una decina di costruzioni illegali. Tra le quali anche quella dell’assessore Savio. Regine intanto venne rinviato a giudizio insieme al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune.
“Attualmente è in corso il dibattimento dinnanzi al Tribunale di Napoli”, fa sapere il giudice De Chiara. “Non replico al dottor De Chiara – ha detto all’Ansa il primo cittadino – sugli abusi edilizi io sono vittima e non carnefice”. Italia Futura intanto sta riesaminando la sua posizione, la candidatura di Regine starebbe praticamente per saltare. In Campania 1, c’è l’ennesimo imprenditore in comoda posizione. Al secondo posto c’è Angelo D’Agostino, in quota Italia Futura, amico di Montezemolo, già in Confindustria e presidente dell’Ance, un costruttore che ha anche affari con il gas. Girava voce che D’Agostino avesse versato centinaia di migliaia di euro come finanziamento per la lista Monti. Con un po’ di imbarazzo, smentisce. E poi aggiunge: “Se la lista Monti dovesse chiedermi un contributo economico, con le motivazioni e nei modi previsti dalla legge, certamente"
Scritto il 20 gennaio 2013 alle 21:29 nella Berlusconi, Corruzione, Criminalità, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Monti, Politica | Permalink | Commenti (7)
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