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Scritto il 21 maggio 2013 alle 08:00 nella Enrico Letta, Napolitano, Off Topics | Permalink | Commenti (6)
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Deprimente lo spettacolo del Fatto, con Padellaro che delira di Napolitano che avrebbe architettato diabolicamente il tutto per essere rieletto (se davvero fosse, bisognerebbe prenderlo seriamente in considerazione per un qualche premio all’interpretazione) e Travaglio che si lancia in editoriali grondanti schifezze cimiteriali da film horror, del genere che piace tanto ai ragazzini americani che mangiano male. Se c’è una cosa che fa incazzare oltre ogni limite Travaglio è l’avere palesemente torto. Allora scatena la sua prosa più aguzza e diventa quanto mai pletorico e insistente. Conviene dargli ragione.
Uno strano Governo questo di Enrico Letta, ma presumibilmente l’unico possibile prima di tornare a votare di nuovo tra qualche mese. Speriamo riescano a fare qualcosa di buono prima di andarsene, speriamo. Non nascondo, per quanto possa interessare, di provare un senso di stanchezza e di frustrazione, che probabilmente non è solo mio. Tutto è andato storto. E per il futuro non promette niente di buono. Che fine farà il PD? Napolitano quanto reggerà alla voglia di mollare? E Berlusconi alla voglia di elezioni? Civati, che vuole? Ci mancava solo Pippo. Pluto e Paperino niente da dire?
Marco Travaglio, come già detto, detesta sommamente avere torto tanto quanto, ovviamente, adora avere ragione (1), per cui ieri sera ci ha rifilato un sermoncino dettagliato sulla sua tesi che questi ultimi sono stati venti anni di inciucio ininterrotto tra Destra e Sinistra. E giù con l’elenco delle mille occasioni che avrebbe avuto la Sinistra per far fuori Berlusconi e sia stata invece colta dal braccino corto del tennista, cioè quello che, avendo in mano il colpo della vittoria, liscia inopinatamente (scientemente, secondo lui) la palla.
Ma quante cazzate deve sparare Travaglio per coprire il fatto evidente, smagliante, che il suo adorato Grillo ha avuto, stavolta lui per davvero, la palla per vincere la partita contro Berlusconi, semplicemente smettendola con la sua boria da Capitan Fracassa e accettando di dialogare con Bersani? Per poi uscirsene con le vergognose offerte all’ultimo momento quando questi, stufo di essere umiliato, gli aveva ormai, comprensibilmente, voltato le spalle e iniziato a dialogare con l’altro unico interlocutore possibile? Grillo-ha fatto-una-cazzata-di-portata-storica. Punto. Tutto il resto sono chiacchiere, fumo.
Nel suo incalzante elenco di presunte occasioni mancate per far fuori il Cavaliere esistente, l’aguzzo opinionista si è dimenticato, guarda un pò, del referendum del 1995, quello contro le TV di Berlusconi, inopinatamente vinto dal NO con tanto di quorum pur in presenza di una overdose (12!) di quesiti, roba da ammazzare il più convinto sostenitore del mezzo referendario (era lo show-down finale di Pannella e dei suoi in evidente stato di delirio di onnipotenza, dopo di allora non si raggiunse più per molti anni il quorum, tornato solo di recente sulla consultazione nucleare).
Ergo, gli Italiani semplicemente, ci piaccia o no (e a me, a scanso di equivoci, non piace per niente), quando li si è interpellati sull’argomento Berlusconi e il suo conflitto di interessi, hanno detto che per loro non è importante e lui può tenersi TV e giornali. E’ con questo che la Sinistra ha dovuto fare i conti, con il fatto che in Italia non c’è mai stata una vera e solida maggioranza anti-Cav, non con i desiderata di Travaglio. Maggioranza che adesso invece, per la prima volta!, era uscita, quantomeno dalle urne Porcellum-style, ma per la dabbenaggine politica del Grillo tuonante è sfumata e chissà se torna mai più. Ma lui fa finta di non sapere perchè deve tenere in piedi la sua tesi cortina e fumogena. Brutta cosa stare dalla parte del torto, specie se ci si sente i primi della classe.
(1) Credo di aver raccontato più volte un episodio che riguarda una diatriba di Marco Travaglio con Marco Ottanelli: Marco T. aveva, in un suo articolo, attribuito una legge ad un governo Craxi. Marco O. gli aveva fatto notare (documentandolo), che quellla legge era stata varata da un governo che con Craxi non aveva niente a che fare (Craxi in quel momento non era al governo).
La risposta di Marco T? : "Io ho ragione, e tu hai torto".
Marco Travaglio ha ragione sempre. Per definizione (sua). Per inciso, questo non assolve Marco Ottanelli, che mi ha "tolto l'amicizia" su facebook. Il mio reato? Aver criticato certe sue esaltazioni filo-renziane, che mi sembra si siano di molto attenuate. Lo accusavo di non lasciare a Renzi neanche il tempo di completare su Facebook un pensiero alto tipo "oggi non piove", che già scattava il "mi piace" ottanelliano". E di aver attribuito alla prima "convenscion" dei rottamatori renzo-civatiani una partecipazione di 10.000 persone, in una sala dove forse, pigiandoli bene, ci stanno 2000 disgraziati.
Nessuno è perfetto
Tafanus
Scritto il 03 maggio 2013 alle 12:24 nella Enrico Letta, Impresentabili, Media , Napolitano, Politica, Renzi | Permalink | Commenti (5)
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Come alcuni ricorderanno, con Civati ho avuto un pesante contenzioso, a base di insulti reciproci, subito dopo la prima "Leopolda": quando Renzi & Civati pretendevano di rottamare chiunque non fosse dalla loro parte.
Poi, in un mesetto dalla nascita dell'ammmore, Renzi & Civati arrivarono al divorzio: Renzi era stato a cena di nascosto ad Arcore, Civati ha osato dire che lui non lo avrebbe fatto. Fine della cooperazione di Renzi sul blog comune dei due (prossimaitalia.it). E il Tafanus, che fa il suo mestiere di tafano, ha chiesto più volte a Civati come mai Renzi non comparisse più su "Prossimaitalia".
Lungi dal rispondere nel merito, il Civati, fiancheggiato dal suo camerire, tale Cosseddu, iniziò ad accusare il sottoscritto di essere un troll. Finchè non ho spiegato al Civati che non avevo il tempo di trolleggiare, visto che ero impegnato a gestire un blog che aveva, grosso modo, dieci volte i visitatori di "prossimaitalia".
La storia è finita con la "bannatura" nel noioso Tafanus, uno che faceva troppe domande.
Ora Civati è l'autore di un'intervista rilasciata a "l'inkiesta.it", nella quale dice cose che non condivido, ma persino alcune cose che condivido. Questo il post de "linkiesta":
"Larghe intese? Non ne abbiamo mai discusso. Avanti così ci troveremo il Cavaliere alla Giustizia"
«Eppure nel Pd non ne abbiamo ancora discusso», si lamenta. Civati è pronto a non votare la fiducia all’esecutivo. Stando alle minacce di qualche dirigente democrat, potrebbe essere espulso dal partito. «Allora dovrebbero espellere anche tutti i nostri elettori che non condividono questa decisione». Intanto il Partito Democratico rischia di dover sostenere il ministro Renato Brunetta. «Se questa è la logica, perché non Berlusconi alla Giustizia?».
On. Civati, iniziamo dalla fine. Quando il governo Letta andrà alle Camere lei voterà la fiducia?
Al momento sono per il no. Anche se mi piacerebbe che ci fosse la
possibilità di discuterne. Nel partito finora non c’è stata l’occasione
per confrontarsi.
Francesco Boccia ha avvertito: «Chi non vota la fiducia è fuori dal Pd».
Onestamente trovo gravissimo che il numero due di Enrico Letta attacchi
in questo modo chi non è d’accordo. Da un premier delle larghe intese mi
aspetterei un po’ di dialogo. Magari duro, ma un confronto ci deve
essere. Proprio oggi è il 25 aprile. Parlare di espulsioni appartiene a
una cultura politica che non è la mia.
Intanto gli incontri con il Pdl proseguono.
Secondo me questa è una brutta giornata per il governo Letta. Vedere
Denis Verdini al tavolo delle trattative fa capire il gioco al rialzo
che ha impostato Berlusconi.
Eppure il governo di larghe intese sembra l’unica soluzione.
Non è così. Poteva nascere anche un governo di scopo. Un esecutivo istituzionale senza la presenza di leader politici.
Intanto si discute di ministri. Il Pdl ha proposto Brunetta.
E perché non Berlusconi? Se noi mettiamo Enrico Letta è giusto che anche
loro puntino sul proprio leader. In questo governo, per esempio, Alfano
ci deve essere per forza. Ripeto, io non sono assolutamente d’accordo.
Ma non capisco con quali argomenti il Pd può opporsi. Perché adesso
facciamo gli straniti o i sorpresi? Siamo stati noi ad accettare questa
logica. Mi limito a sottolineare che Berlusconi ministro della Giustizia
potrebbe creare qualche problema..
Quanto potrà durare un governo di questo tipo?
Secondo me durerà poco. E non saremo noi a decidere quando finirà.
E quali riforme potranno essere approvate?
Ho visto che Enrico Letta intende partire dall’eliminazione del
finanziamento pubblico ai partiti. Mi sembra fosse un tema caro al Pdl.
Poi si passerà all’Imu. Se la togliamo anche ai benestanti penso che
Silvio Berlusconi sarà d’accordo. Mi auguro che almeno Letta si presenti
al tavolo delle trattative con una riforma elettorale precisa.
Altrimenti rischiamo di non portare a casa neppure quella. I soggetti
sono gli stessi che hanno provato a cambiare il Porcellum per tutto lo
scorso anno. Presentare il governo alle Camere senza una riforma della
legge elettorale sarebbe un argomento in più per non votare la fiducia.
C’è il rischio che una parte dell’elettorato non capisca questa scelta?
No, c’è la certezza che una parte consistente dell’elettorato non
capisca questa scelta. Non so se Letta e i suoi vogliono espellere anche
loro. Mi piacerebbe discutere. Sono stato eletto in una coalizione con
Nichi Vendola, e ora Sel non c’è più. Su Rodotà non abbiamo mai aperto
un confronto. Abbiamo affossato Romano Prodi con il voto segreto di un
centinaio di franchi tiratori, e nessuno sa chi sono. Ne vogliamo
parlare?
Caro Civati,
parliamone. Al netto dagli insulti che hai avuto la carineria di inviarmi quando non ero d'accordo con la tua politica della "rottamazione a prescindere", adesso che voi sfasciacarrozze avete perso la battaglia del "rottamare a prescindere", riscoprite il valore (anzi, che dico! la "imprescindibilità") del dialogo fra le parti.
Lo dico senza ironia. Condivido gran partte della tua intervista, ma mi sarebbe piaciuta di più se avessi colto l'occasione per dire che la "Rottamazione" di chi non piaceva a te e Renzi era una pura STRONZATA ANTIDEMOCRATICA" , a prescindere. Parente stretta della minaccia di espulsione ora minacciata da Boccia (margherito maritato con una italoforzuta), e da Enrico Letta.
Purtroppo mi succede sempre più spesso: appena parlo male di qualcuno, mi tocca fare il revisionista e parlarne "parzialmente bene". Così come, specularmente, appena parlo bene di qualcuno, mi tocca fare rapide (anche se parziali) retromarce con grattata.
Carlo Boccia, caro Enrico Letta... la "base" non è stata consultata, sull'idea di mettere a sedere sugli stessi banchi del governo inquisiti per associazione mafiosa e magistrati antimafia, veline e ricercatrici, politici e arruffapopolo, economisti e fiscalisti specializzati in protezione degli evasori, realisti e moracolieri. Io, per esempio, conto meno del due di coppe. Ma nessumo mi ha chiesto se volevo allearmi con la Gelmini e con Mara Carfagna. Non volevo.
Ora, per piacere, abbandoniamo l'idea di un programma che realisticamente richiederebbe anni, da portare avanti con Verdini e Cesa, con Berlusconi e Quagliariello, col la Carfagna e con la Santanché.
Presidente Napolitano, non ci infligga altri mesi di galleggiamento "a morto". Imponga che si faccia - ci vuole una settimana - l'abrogazione del Porcellum. Letta vada in Parlamento come fece Ciampi: con una lista di ministri "non soggetta a modifiche e trattative. Se sarà bocciato, faccia un "Governo del Presidente" (Grasso? Boldrini? Zagrebelski?) che abbia solo il compito di cancellare il porcellum e di indire nuove elezioni.
Ho lottato per una vita per non morire democristiano, figuriamoci se posso accettare di morire come "collega di governo" di La Russa o di Santanchè... Siamo seri.
A Letta dico di smentire immediatamente la storia alquanto sporca della minaccia di espulsione ai dissidenti. L'assenza di vincolo di mandato è in costituzione. Lo abbiamo ricordato, come maestrini con la bacchetta in mano, agli imbecilli guidati da Crimi e Rottermeier Lombardi, e adesso Boccia & C. minacciano di adottare nei confronti dei dissidenti de PD gli stessi sistemi della "Casaleggio & Grillo Ltd."?
A Letta & Boccia chiedo di rinsavire. A Civati chiedo di spiegarci se il Civati vero è quello di oggi, tutto proteso alla ricerca del dialogo, o quello del 2009, che insieme a Renzi impugnava (senza dialogo) il martello dello sfasciacarrozze, e non la grisaglia del "dialogatore". Grazie
Tafanus
Scritto il 27 aprile 2013 alle 13:47 nella Berlusconi, Bersani, Enrico Letta, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (8)
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Ora siamo alla commedia della politica, in puro stile vaudeville. "Cielo, mio marito"... Amanti che si nascondono negli armadi, mariti coglioni che non si accorgono di niente, smemorati di Collegno che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo un'altra, come pensate che possiamo fare un governo con Cicchitto e Gasparri, facciamo un governo con Cicchitto e Gasparri, i comunisti mangiano i bambini anzi no...
Usciamo dal vaudeville, e torniamo alla politica. La porcheria che sta nascendo non ha sbocchi operativi. Non può averli, perchè si mettono insieme due debolezze che non potranno sommarsi se non su incontrovertibili questioni di principio: dobbiamo voler bene alla mamma, aiutare le vecchine ad attraversare la strada, mettere i ladri in galera, e ripetere il mantra della lotta dura senza paura a sprechi, corruzione ed evasione fiscale. Il tutto ipotizzando al Ministero della Giustizia un indagato per "associazione esterna" e favoreggiamento alla mafia.
Partiamo da un presupposto: i due schieramenti (Monti non lo nomino neppure perchè conta quanto le monetine da un cent di euro) hanno elettorati con obiettivi diversi, quando non diametralmente opposti: su bioetica, lotta all'evasione, gestione della giustizia, evasione fiscale, politica dei condoni, gestione del territorio, distribuzione del reddito, politiche del lavoro, TAV, Ponte delle Meraviglie, precariato, patrimoniale, criteri di inelegibilità, gestione del conflitto di interessi, criteri di assegnazione delle risorse pubbliche (acqua, energia, frequenze TV, frequenze per la banda larga), scuola confessionale e relativi finanziamenti, e via elencando.
Ci avviamo, per l'appunto, verso un governissimo (ma perchè cazzo lo chiamano governissimo e non governicchio?) che sarà inchiodato al far nulla da veti incrociati. Il grande Brunetta ha già iniziato su veti e diktat. Coi veti e coi diktat si va a sbattere in cinque miunuti, ma si perdono altri mesi preziosi, dominati dall'immobilismo.
IL SALVAVITA - In una strana tendenza verso un triste cupio dissolvi, assistiamo all'inizio del settennato di Napolitano che è la prosecuzione con altri nomi delle politiche fallimentari del governissimo Monti. Larghe intese, governo di scopo, governo di servizio. Chiamatelo come vi pare. Napolitano spinge per continuare con l'ammucchiata che fin qui di memorabile ha prodotto solo un avvallamento della recessione, 600.000 esodati, aziende che cadono come mosche, disoccupazione che aumenta al galoppo, giovani incazzati perchè ormai privi di speranza.
Leggo invece la lista della spesa delle cose urgenti, da fare in un fiat, e poi "al voto, al voto", e mi vengono i brividi. C'è dentro roba per un ventennio. Legge elettorale, lotta all'evasione, rilancio dell'economia (come? con quali soldi?) macroregioni, costi standard, riforme istituzionali, abolizione del bicameralismo perfetto, riduzione del numero di parlamentari... Manca solo tirar fuori ancora l'abolizione delle province, delle auto blu, la riduzione del numero dei consiglieri d'amministraziome, del tetto agli stipendi dei boiardi, l'ennesima riforma della scuola, e poi abbiamo fatto un bel piano trentennale.
IL MIO CATTIVO PENSIERO - Se vogliono fare tutto questo, di fatto vogliono una sola cosa: vogliono galleggiare e banchettare allegramente insieme. Vogliono far finta di litigare di giorno, e trovare accordi di notte.
E' chiaro che due parti politiche opposte per elettorati di riferimento, non potranno fare NULLA. Quindi bene avrebbe fatto Napolitano a dire (e bene farebbe ora Letta a imporre) una cosa molto semplice: "facciamo pure un programma di pochi punti urgentissimi (massimo 140/150 punti, incluso l'indilazionabile accordo per scambi culturali con l'Uzbekistan), ma concordiamo una cosa:
NON SI METTE MANO A NESSUN PUNTO 2, 3, 4.... 152, se prima non si approva (ci vogliono sette giorni) l'abrogazione della legge istitutiva del porcellum. E senza discutere prima sulla legge da varare. Punto. Si abroghi il porcellum, e "per default" si torna come minimo al Mattarellum, che non scalda i cuori, ma permette di portare in parlamento un certo numero di eletti (e non di cooptati), di avere forse maggioranze omogenee alla Camera e al Senato, e di ridurre gli aspetti peggiori del maggioritario all'amatriciana, secondo il quale um partito del 20% potrebbe avere il 55% dei deputati.
POI, E SOLO POI, si può iniziare a discutere degli altri 152 punti, inclusa una nuova legge elettorale. Avendo però incamerato la certezza che se qualcuno pensa di prevaricare l'altro (come inevitabilmente accadrà), si può tornare al voto senza il Porcellum, esattamente in 5 minuti.
Vincere è meglio che perdere (esattamente come - secondo alcuni - comandare è meglio che fottere). Ma che almeno ci sia un vincitore, che potrà/dovrà assumersi l'onore e l'ònere di governare. Senza alibi. Senza invocare il classico "non mi hanno lasciato lavorare". Berlusconi vuole non solo abolire l'IMU per il futuro, ma anche restituire quella "rubata" nel 2012? Lo faccia. Si assuma - nelle commissioni e non nelle piazze, l'onere di indicare le fonti di finanziamento. Grillo vuole dare 1000 euro al mese per tre anni a 3,5 milioni di "aventi diritto"? Lo faccia, dopo aver indicato dove diamine pensa di prendere 70.000 miliardi di lirette all'anno. Dalla vendita in promozione della washball?
CARO NAPOLITANO, CARO LETTA, fate pure il governo che vi pare. Con chi volete, col programma che volete. Indicate pure un programma in 12.327 punti da completare il 12 mesi. Però, per piacere, non prendiamoci per il culo. PD e PdL insieme litigheranno ancor prima di nascere. E allora fate un preambolo che suoni più o meno così:
"Nessun punto del programma puà essere portato all'esame delle commissioni o dell'aula, se prima non viene abrogata la legge elettorale attuale"
Poi, fatto questo (che è il vero salvavita per i cittadini, e non per i politici) si parli pure dell'accordo culturale con l'Uzbekistan. DOPO.
P.S.: Qualcuno noterà che non ho parlato di Grillo e dei suoi magnifici 163. Cosa avrei dovuto dire? Ormai è chiaro anche alle panchine di granito del parco. Grillo e i suoi sono surgelati. Per scelta (sbagliata) e per insipienza. Non vogliono fare nulla (al momento delle scelte perderebbero metà del loro elettorato: o quello che si riconosce genericamente nella sinistra, o quello vicino a casapound); non SANNO far nulla. Se si pensa che il meglio che sono riusciti a portare in parlamento sono l'archivista Crimi e la filo-fascista Lombardi, quale sarà la qualità dei prossimi "capigruppo a rotazione"? Prima o poi, a botte di due capigruppo ogni tre mesi, avremo anche l'idraulico e l'infermiera. Con tutto il rispetto.
Tafanus
Scritto il 26 aprile 2013 alle 13:37 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Enrico Letta, Fronte del Porco, Giustizia, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (14)
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E poi: «Nel mio governo ideale vorrei mio zio Gianni e Tremonti». «Il Cavaliere non è mai stato condannato». O ancora: «Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che a Grillo». Il Letta-pensiero, così come proclamato da lui medesimo
"Sarà sborone e bugiardo, ma io sono un grande fan di Berlusconi". "Mario, i miracoli esistono!". "Il Pd? Dovrebbe ispirarsi a Jack Sparrow". "E ora, frittatona di cipolle". Queste sono solo alcune delle più sorprendenti dichiarazioni rilasciate da Enrico Letta, negli ultimi 10 anni.
Credo che Letta debba prendere subito le distanze dal suo passato. Monti non ha salvato l'Italia, ma ha fortemente contribuito a renderla più fragile e più ingiusta. Vorrei che non si dimenticasse che il Monti in campagna elettorale ha inventato la "quota 274" dello spread, valore assolutamente privo di significato economico, ma secondo Monti carico di valori propagandistici.
Ebbene, forse è il caso di ricordare qui che Monti ha toccato quella quota, con l'aiuto della BCE e dell'establishment economico italiano ed europeo, solo alla vigilia delle elezioni. La sua linea Maginot ha retto solo un momento. Forse è il caso di ricordare che durante le prime ore dall'inizio dello spoglio, quando tutti gli istituti di ricerca davano il PD di Bersani vincente sia alla Camera che al Senato, i mercati non sono fuggiti alle Cayman, ma hanno polverizzato "quota 274", per portarsi in un nanosecondo intorno a quota 250.
Che i mercati nnon fossero poi così convinti che Monti fosse un genio, e tutti gli altri delle teste di c....?
Tafanus
Scritto il 25 aprile 2013 alle 14:07 nella Bersani, Economia, Enrico Letta, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Si trattava solo di capire i tempi dell'operazione. Ora sono chiari. The sooner, the better.
Se si dovesse consumare l'ignominia del bischero di Rignano alla guida di un governo sostenuto dal PdL (Partito dei Ladroni), il PD non vedrà più il mio voto neanche col binocolo. Tafanus
ULTIM'ORA: Sembra che Matteo Renzi piaccia anche ai "Fratellini d'Italia" (in primis, ad Ignazzzio Maria Benito La Rutta)
Scritto il 23 aprile 2013 alle 12:33 nella Impresentabili, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (50)
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"Se la situazione di stallo continua - aggiunge - azzarderei la scelta di fare le commissioni. Da questo punto di vista, do perfino ragione al Movimento 5 Stelle". Quanto al prossimo capo dello Stato, il senatore democratico osserva: "Deve essere uno che ci mette la faccia, che vada anche a prendersi i fischi, che cerchi di rinsaldare il rapporto tra cittadini e istituzioni, uno che rispetti le leggi e che non si presenti come un accordo di Palazzo. Se il Pdl è d'accordo con un identikit di questo tipo, benissimo, ma rifiuto l'idea che sul Presidente della Repubblica si faccia una pastetta". Infine, un giudizio sui possibili candidati: "A me piace la Bonino e mi piace anche Rodotà".
Quella di Mineo non è l'unica dichiarazione sopra le righe in arrivo dal Pd. In in partito che pare sempre più in preda a convulsioni e scontri sotterranei, Roberto Reggi, fedelissimo di Matteo Renzi, sostiene oggi in un'intervista al Quotidiano Nazionale che "Berlusconi e Bersani hanno paura del rinnovamento e in questo senso discutono anche di un possibile governo per sbarrare la strada a Matteo Renzi e "non solo a lui. Tra Pd e Pdl, mi pare che l'unica logica sia quella di trovare un presidente della Repubblica che consenta a Berlusconi di evitare i processi e a Bersani di formare un governo" (Fonte: Repubblica.it)
Questo post potrebbe intitolarsi: "Riuscirà Napolitano a rovinare in
sei mesi l'immagine di se che ha costruito in sei anni e mezzo?"
Come è
noto, ho spesso difeso Napolitano da attacchi che ho trovato
strumentali (ad esempio, di persone che pretendevano da Napolitano cose
che non rientrano fra i poteri costituzionale del Presidente). E non gli
sarò - non gli saremo - mai abbastanza grati di averci liberato del
nano pittato prima della scadenza, e senza passare per un esplicito voto
di sfiducia.
Io, come tanti, ho apprezzato la scelta di Monti per la guida del governo in uno scorcio di legislatura caratterizzato dal rischio concreto di fare la fine della Grecia, e ho tollerato persino provvedimenti economici durissimi, ma forse necessitati, nel novembre 2011.
Trascorsa la fase dell'emergenza, nessuno è riuscito ad avvistare né la fase dell'equità, né quella dell'impulso alla crescita. Dopo i primi due mesi di governo, Monti ha iniziato - se non con la complicità, con la tolleranza di Napolitano - una lunga fase di galleggiamento che, come avremmo gradualmente scoperto in seguito, è stata usata da Monti per la più oscena delle operazioni: la preparazione della sua "salita in politica", fatta sfruttando la visibilità che aveva conquistato come Cincinnato Salvatore Della Patria.
Tutti ricordiamo ancora il rapidissimo passaggio dalla fase "non si può toccare niente, se togliamo l'IMU poi dobbiamo rimetterla raddoppiata", alla visione delle "lucine in fondo al tunnel" (che nessuna istituzione economica vedeva), funzionale alla "salita in campo" che ovviamente innescava la gara delle promesse (a chi le spara più grosse). La gara del Prosciutto Rovagnati. Chi ne offre di più?
E' noto il malumore e la contrarietà di Napolitano all'annuncio ufficiale della "salita in campo". Ma in certi casi una educata contrarietà non basta. Bene avrebbe fatto Napolitano a spiegare a muso duro a Monti che lui aveva dato l'incarico (e di fatto operato da "King Maker") a Monti-Cincinnato. Monti del gruppo Monti-Casini-Fini-Montezemolo era altra cosa, che non aveva più niente di istituzionale, né di super partes. Napolitano non aveva i poteri di mandare a casa un primo ministro "fiduciato" dal Parlamento, ma avrebbe avuto gli strumenti (la c.d. moral suasion) per imporre a Monti, con le buone o con le cattive, un comportamento all'interno del perimetro della decenza.
Avrebbe potuto chiederglielo a muso duro nelle segrete stanze, anche minacciando il ricorso a un devastante "messaggio alle Camere", così come avrebbe potuto suggerire discretamente a Bersani di chiedere una verifica della fiducia in Parlamento.
Napolitano non lo ha fatto, semplicemente perchè sfiduciare Monti avrebbe significato sfiduciare se stesso e le sue proprie scelte. E non lo ha fatto perchè ha sempre sopravvalutato i poteri salvifici di Monti in termini di rapporti con la BCE, l'Europa, e i mitici mercati. E la prova della sopravvalutazione di Monti Salvavita la si è avuta all'inizio degli scrutini, quando - seppur per poche ore - gli exit-polls davano il centro-sinistra largamente vincente sia alla Camera che al Senato, e lo spread premiava il komunista Bersani precipitando a quota 250 (quota che il salvifico Monti non aveva mai avvistato, neanche col cannocchiale).
Ha ragione Mineo. Dare un incarico condizionato alla matematica certezza preventiva di avere una maggioranza sia alla Camera che al Senato, è stata una presa per il culo. Napolitano sapeva benissimo che Bersani non avrebbe mai avuto il consenso preventivo alla fiducia di Grillo al Senato, così come sapeva che proporre al PD di suicidarsi facendo un nuovo governo di larghe intese col pregiudicato Berlusconi sarebbe stato un autogoal che il PD avrebbe respinto.
L'unica ipotesi ragionevole era quella di Bersani: un governo senza maggioranza precostituita, che sarebbe andato in Senato a chiedere la fiducia su un "programma che non si poteva rifiutare". Forse l'avrebbe ottenuta, più probabilmente no. Ma in tal caso avrebbe denudato i partiti dei cazzari e dei pregiudicati, costringendoli ad assumersi agli occhi dell'opinione pubblica TUTTA la colpa di aver impedito di fare le riforme possibili.
Al termine - de factu - del tentativo di Bersani, Napolitano ha scelto la strada peggiore: quella di tenere in vita, con le flebo, il governo Monti (che, ricordiamolo, di fatto non è stato MAI formalmente sfiduciato, e quindi può muoversi ben oltre l'ordinaria amministrazione). Ha prodotto l'oscena invenzione dei Dieci Grandi Saggi che - come tutti sanno, ma solo Onida ha sempre detto, a microfoni spenti e a microfoni aperti, è un placebo per tirare fino al 18 aprile, giorno in cui inizieranno le votazioni per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Napolitano avrebbe ottenuto lo stesso scopo (passare la patata bollente al successore) dimettendosi in anticipo, ed interrompendo i vincoli istituzionali da "semestre bianco". Invece ha scelto la strada di tenere ancora in vita questa pagliacciata di Governo Monti post "salita in campo", facendo perdere al paese altre settimane.
Conosco l'obiezione: non si può tornare al voto con questa legge elettorale. Verissimo. Ma allora non bisognava inventarsi i Dieci Saggi (fra i quali, non dimentichiamolo, siedono anche tali Giorgetti e Quagliariello... absit iniuria verbis...). Molto più utilmente - e realisticamente - avrebbe potuto chiedere a tre costituzionalisti autorevoli e di chiara fama di produrre in una settimana una proposta di legge elettorale da sottoporre alle aule.
O, ancor più facilmente, avrebbe potuto convocare coloro che gridano "al voto, al voto!", e spiegare che se avessero fatto la cosa non perfetta ma più rapida e più semplice (la cancellazione della legge-porcata, che avrebbe condotto quasi automaticamente al ritorno obbligato al Mattarellum, non bello ma neanche puzzolente), lui avrebbe sciolto le camere e indetto nuove elezioni un minuto dopo. Non lo ha fatto.
Non lo ha fatto, perchè sospetto che, sopravvalutando l'effetto da elisir si lunga vita di uno squalificato Monti sui mitici Mercati e sull'Europa, sta di fatto manovrando per obbligare le forze politiche al altri lunghi mesi di galleggiamento, guidate da un tizio che ricomincerebbe a galleggiare senza avere più neanche quell'autorevolezza che aveva nel novembre del 2011: un figlioccio di Casini, a sua volta figlioccio di Forlani.
Caro Napolitano, uma brutta uscita di scena, che lei avrebbe potuto risparmiare a noi, ma anche a se stesso.
P.S.: Sulla proposta del nome di Emma Bonino (co che mi farò altri nemici) non sono assolutamente d'accordo con Mineo. E nel mio disaccordo non c'è alcuna preclusione di genere. Niente contro le donne. Infatti alle passate elezioni presidenzialio ho tifato sia per Finocchiaro che per Tina Anselmi. Entrambe donne, e nessuna preclusione partitica: una ex PCI, ma anche una ex DC.
Certo, anche a me piacerebbe, per una volta, una donna al Quirinale. Ed ho persino il mio consiglio per gli acquisti, appena sussurrato: una donna di grande cultura politica, e di indiscussa statura morale: Barbara Spinelli.
Il problema che mi spinge a dire NO a Bonino è il fatto che è una stimabile leader politica, ha fatto bene in Europa, ma è tutto tranne che un probabile "presidente di tutti". Bonino non ha mai respirato senza prima chiedere il permesso a Pannella. E Pannella è uno dei più faziosi personaggi che abbiano calcato le scene della politica. Niente a che vedere col profilo di un "Presidente di tutti".
Inoltre, non ho mai perdonato all'accoppiata Pannella/Bonino la colpa di aver trattato gli italiani (che peraltro se lo meritano) da incolti analfabeti istituzionali, per aver varato una costosissima campagna TV (Emma Bonino for President). Una campagna "consumer", costata otto miliardi di lire. Un imbroglio, perchè non sono le casalinghe di Voghera che eleggono il Presidente della Repubblica, come è noto.
Una campagna surrettizia a favore del partito radicale, veicolata truffaldinamente come una campagna per "Emma Presidente". Il Partito Radicale con quegli otto miliardi di lire ha di fatto comprato un 8% di menti fragili, ha raccattato qualche posto in parlamento, per coprire i debiti ha dovuto vendere le preziose frequenze di Radio Radicale Due. L'effetto è durato una legislatura. Alla successiva tornata elettorale, i radicali sono tornati al loro fisiologico livello dello zerovirgola. Un affare fantastico.
Tafanus
Scritto il 08 aprile 2013 alle 15:16 nella Berlusconi, Bersani, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (26)
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Vedo scorrere ossessivamente, su RaiNews24, il banner "Plauso generale a Napolitano". Se avessi voglia e tempo per scatenare una rissa, chiederei alla RAI una rettifica del banner: "Plauso quasi generale".
Già... perchè il mio plauso non c'è, e quindi il banner è truffaldino. Non c'è per un sacco di ragioni:
-a) perchè premia, mantenendolo in vita ancora per mesi, quel Mario Monti che è stato un disastro per l'economia e per la giustizia sociale, e per lo squallore di quella "salita in campo" che non avrebbe dovuto esserci;
-b) perchè sull'altare di riforme che non si faranno, manterrà in vita ancora per mesi un'ammucchiata ancora peggiore di quella precedente e fallimentare. A quell'ammucchiata si aggiunge la Lega, e la ciliegina del "tacito assenso" di Grillo, che potrà conservare il posto ai 162 scalzacani, e gli introiti alla Casaleggio & G;
-c) perchè nessuno si illude - a meno di non essere un folle - che una tale ammucchiata trovi il purchè minimo accordo su legge elettorale, conflitto d'interessi, incandidabilità, lotta alla corruzione, e quant'altro;
-d) perchè fra alcuni mesi, quando saremo finalmente costretti a "prendere atto", il debito pubblico sarà salito al 135%, lo spread avrà superato livello 400, e la disoccupazione sarà a 4 milioni. E tutto diventerà più difficile.
Personaggi di alto profilo
Stamattina si era parlato di un gruppo di dieci "personaggi di alto profilo". Nel pomeriggio è uscita la lista dei "personaggi di alto profilo", e sono rimasto di sale. Dubito che Napolitano abbia scelto di persona questa gente. Queste persone sono state scelte - diciamo così - con in mano il "Manuale Cencelli" leggermente modificato: tre membri di area centro-sinistra, altrettanti di area centro-destra (incluso un leghista), due montiani, e due che si intendono di qualcosa. Insomma, un pastrocchio incommestibile.
Ma vediamo chi sono questi dieci personaggi di "alto profilo" (io sono riuscito ad indididuarne tre, cercate voi gli altri sette):
IL GRUPPO DEDICATO ALLE RIFORME ISTITUZIONALI
VALERIO ONIDA: Uno dei pochi con un curriculum presentabile. Professore di economia presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi e all'Università degli Studi di Milano. È eletto Giudice Costituzionale dal Parlamento nel gennaio 1996. È eletto presidente il 22 settembre 2004. Cessa dalla carica di presidente della Corte costituzionale il 30 gennaio 2005. Attualmente è docente di Giustizia Costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano. Nel 2010 si è candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni del sindaco di Milano, arrivando terzo, dopo Pisapia e Boeri. È stato Presidente dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti. È il presidente del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura.
MARIO MAURO: Si è laureato in filosofia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ha studiato nel Collegio Augustinianum. Membro del gruppo cattolico Comunione e Liberazione, è stato responsabile nazionale per la scuola e l'università di Forza Italia. Italoforzuto di lungo corso (prima entrata in parlamento nel 1999), nel Gennaio 2013, in vista delle elezioni, esce dal PdL per entrare nella Lista Cinica di Monti. Non si conoscono sue particolari competenze né in materie economiche, né in materie istituzionali.GAETANO QUAGLIARIELLO: (per il partito "Come si Cambia) - Iscritto in giovane età al Partito Radicale, di cui diventavice-segretario nazionale. Ebbe un ruolo attivo nelle attività promosse dal partito, quali le campagne referendarie sull'aborto, il nucleare e la caccia, oltre che la biocard, un testamento biologico in cui il sottoscrittore poteva rifiutare anche l’idratazione forzata (poi passò agli insulti a papà Englaro - NdR). Nel corso di una marcia antinuclearista contro la base militare americana de La Maddalena, assieme a Francesco Rutelli viene arrestato per essere entrato in una zona off limits (Poi fu fulminato sulla via delle otto centrali nucleari di Berlusconi - NdR)).
Al dibattito parlamentare sul caso di Eluana Englaro, ha insultato papà Englaro gridando: «Eluana non è morta, è stata ammazzata». È inoltre secondo firmatario del ddl S.1880 sul processo breve. Nel gennaio 2011 ha firmato, insieme a Roberto Formigoni ed altri, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e prostituzione minorile.
LUCIANO VIOLANTE: Luciano Violante nacque in Etiopia, in un campo di concentramento dove la famiglia fu internata per volontà degli inglesi in quanto il padre, giornalista comunista, era stato costretto dal regime fascista a emigrare in Etiopia. I componenti della famiglia furono liberati alla fine del 1943 ed al termine della seconda guerra mondiale. fu presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1992 al 1994. Fu lui a raccogliere le deposizioni choc di Tommaso Buscetta che rivelò l'esistenza del terzo livello della mafia, cioè il legame con il mondo politico.
IL GRUPPO DEDICATO A PROBLEMI ECONOMICO-SOCIALI E A RAPPORTI CON L'EUROPA
ENRICO GIOVANNINI: Dal 24 luglio 2009 è Presidente dell'ISTAT. Prima della nomina ha ricoperto dal 2001 la carica di Chief Statistician e Director of the Statistic Directorate presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di Parigi. Dal 2002 è professore ordinario di Statistica Economica presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". È stato membro della "Commissione Stiglitz" istituita dal Presidente francese N. Sarkozy e presidente del Global Council sulla "Valutazione del progresso delle società" creato dal World Economic Forum. Dal 2011 è presidente della Conferenza degli statistici europei, della Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite. Inoltre, è presidente del Board del progetto "International Comparison Programme" condotto dalla Banca Mondiale per il calcolo delle parità dei poteri d'acquisto a livello mondiale ed è presidente dello Statistical Advisory Board per il calcolo dell'Indice dello Sviluppo Umano del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite.
GIOVANNI PITRUZZELLA: Laureato in Giurisprudenza all'Università di Palermo nel 1982. Dal 1986 al 1994 è stato professore associato di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Cagliari. Dal 1998 è professore ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo dove è anche docente nella Scuola di specializzazione in Diritto europeo. Svolge la professione di avvocato cassazionista. Ha ricoperto numerosi incarichi fra cui quello di consulente giuridico sia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (governi Ciampi e Dini) che presso la Presidenza della Regione Siciliana (governi Capodicasa, Cuffaro e Lombardo) e l'Assemblea regionale siciliana. Il 18 novembre 2011 i presidenti di Camera e Senato lo hanno nominato presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in sostituzione di Antonio Catricalà, dimessosi in quanto nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Monti.
SALVATORE ROSSI: Membro del Direttorio della Banca d'Italia (Vice Direttore Generale) e membro del Direttorio integrato dell'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. Dal 2011 fa parte del Consiglio di Presidenza della Società Italiana degli Economisti. Dal maggio 2012 è membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione del Centro Internazionale di Studi Monetari e Bancari (ICMB) di Ginevra.
GIANCARLO GIORGETTI: Laureato in economia all'Università Bocconi di Milano, commercialista professionista e revisore contabile, è parlamentare alla Camera dei deputati fin dal 1996, sempre con la Lega Nord Padania (nel 2001 viene rieletto nel collegio maggioritario di Sesto Calende). Sino al 2004 ha ricoperto la carica di sindaco di Cazzago Brabbia alla guida della lista "Lista per Cazzago - Lega Nord Padania". Il 5 gennaio 2008 partecipa al summit fra Lega Nord e Lega dei Ticinesi, tenutosi al Grott dal Prévat di Bosco Luganese, al quale sono presenti il Segretario federale del Carroccio Umberto Bossi, il Presidente dei leghisti svizzeri Giuliano Bignasca ed altri.
FILIPPO BUBBICO: una laurea in architettura. In politica dal 1980 nell'area PCI-PDS-DS-PD. Sempreverde lucano, di cui si ignorano le specifiche competenze economiche.
ENZO MOAVERO MILANESI: è un giurista e avvocato italiano. È stato nominato Ministro per gli Affari Europei del governo Monti il 16 novembre 2011. È stato giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell'Unione europea in Lussemburgo, ed ha collaborato con la Commissione europea in qualità di direttore generale del Bureau of European Policy Advisors. Dal 1995 al 2000 è stato scelto da Mario Monti, al tempo commissario europeo, quale capo gabinetto, prima alla concorrenza e poi al mercato interno. Dal 2002 al 2005 è stato vice segretario generale della Commissione europea. Candidato alle Elezioni politiche del 2013 con la lista Montidel, non viene eletto al Parlamento.
Sinceramente, tolti i nomi di Valerio Onida, di Enrico Giovannini e di Salvatore Rossi, non riesco a scorgere gli altri "personaggi di alto profilo". E per piacere nessuno mi ricordi che questa banda fatta col Manuale Cencelli esibisce alla guida Mario Monti. Meglio stendere un velo pietoso.
Ora le cose sono chiare: se il PD collaborerà a fare qualcosa per il risanamento dell'economia, perderà consensi alla stessa velocità di questi ultimi mesi; se si opporrà, sarà accusato di lavorare per l'ingovernabilità. Grillo potrà gridare ancora all'ammucchiata, e mentre cominciava a mostrare (anche nei sondaggi) i segni dell'inevitabile declino, noi partiti "responsabili" lo rianimeremo.
Il mandato di Napolitano scadrà il 15 maggio; se manterrà il punto di portare a termine il suo mandato, non voteremo prima dell'autunno. Avremo perso sei/otto mesi, e voteremo col Porcellum, con mezzo milione di disoccupati in più, e senza aver varato una sola riforma seria. A quel punto, è probabile che ci possa essere una maggioranza assoluta del centro-destra alla Camera, ma una maggioranza relativa del PD al Senato.
Ci stiamo avvitando, ma oggi tutti, secondo RaiNews24, "plaudono a Napolitano". Tutti, meno uno. Tafanus
Scritto il 30 marzo 2013 alle 23:42 nella Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (42)
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Beppe Grillo sferra l'attacco, dal suo blog, a poche ore dal no alla fiducia pronunciato da Vito Crimi e Roberta Lombardi durante le consultazioni.
Definisce Bersani, Berlusconi, Monti e D'Alema "padri puttanieri" che
hanno governato per 20 anni a spese dei "figli di nn" che ora però li
'manderanno a casa'. Annovera dunque il presidente incaricato tra
"quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle
giovani generazioni". Sarcastica la replica del segretario Pd, Pier
Luigi Bersani: "Auguri ai salvatori della patria", dice rispondendo ai
giornalisti che gli chiedono un commento.
Nel post, Grillo punta
anche il dito contro "questi padri che chiagnono e fottono. Sono i
Bersani, i D'Alema, i Berlusconi, i Cicchitto, i Monti che ci prendono
allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per
la governabilità. Hanno governato a turno per vent'anni, hanno curato i
loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato
sociale, distrutto l'innovazione e la ricerca".
Il post è accompagnato da un'immagine che ritrae un particolare di 'Saturno che divora i suoi figli' del pittore spagnolo Francisco Goya. "Le nuove generazioni - accusa Grillo - sono senza padri, sono figlie di NN, dal latino 'Nomen nescio: nome non conosco'. Sulle loro carte di identità, sui loro documenti di
lavoro, nei libretti universitari - incalza Grillo - alla voce 'figlio
di' risulta la sigla NN, figlio di nessuno, figlio della colpa, figlio
di padre ignoto, figlio di vecchi puttanieri che si sono giocati ogni
possibile lascito testamentario indebitando gli eredi".
"Pdl e
pdmenoelle - incalza ancora il leader del partito - sono 20 anni che ci
prendono per il culo e non hanno ancora il pudore di togliersi in modo
spontaneo dai coglioni dopo Penati, Tedesco, Dell'Utri, Cuffaro, Monte
Paschi di Siena, dopo il Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e cento leggi
abominio".
(Fonte: Repubblica)
Davvero, come scrive oggi qualcuno sul Tafanus, dobbiamo astenerci dall'attaccare questo imbecille, per inseguire il sogno di farci un governo insieme? No, amici. Coi cazzari imbecilli non si va da nessuna parte. E prima Bersani lo capisce, meglio è. In campo c'è una sola soluzione non troppo devastante: Bersani operi in modo da far capire che se non si farà un governo, se le piccole aziende non potranno essere pagate, se nessuno si interesserà più istituzionalmente dei marò e degli esodati, dello spread e dellka disoccupazione, i colpevoli hanno un nome e un cognome.
Napolitano smetta di inseguire governissimi. Abbiamo già dato, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fornero, Monti, Di Paola, Terzi, Passera, Severino? No grazie. Berlusconi, Cicchitto, Lupi, Cazzopene, Verdini, La Russa, Gasparri? No, grazie.
Abbiamo davanti solo soluzioni devastanti. La meno devastante è quella di tornare a votare al più presto. Napolitano si dimetta interrompendo il semestre bianco e le sue pastoie, si nomini il nuovo Presidente, e si torni a votare. O Grillo stravincerà, e allora sarà finalmente obbligato a fare il governo della Washball con Vito Crimi premier, e la senatrice che parla dei 500/600 senatori alle riforme istituzionali. Oppure qualcuno rinsavisce, e finalmente si potrà avere un governo che governi.
In caso contrario, Cipro è vicina. Ci possiamo arrivara anche a nuoto, con una buona muta...
Tafanus
Scritto il 28 marzo 2013 alle 17:00 nella Bersani, Grillo, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (63)
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Solo qualche giorno fa (il 9 marzo) il Tafanus aveva dedicato un articolo al rumoroso silenzio del Fatto Quotidiano circa le 13 società in Costarica - intestate all'autista e alla cognata di Grillo - la ragione della cuii esistenza non è mai stata spiegata in maniera soddisfacente. In particolare abbiamo sottolineato il silenzio di due dei principali king-maker di Grillo: Marco Travaglio, e Andrea Scanzi. Le domande imbarazzanti le aveva fatte solo Stefano Feltri, al quale è andato il mostro plauso.
Oggi, a fronte del dilagare delle minchiate a raffica, a palle singole o incatenate, collezionate dalla nuova "classe digerente" grillina, persino Scanzi non può più far finta di nulla, e sgrida con dolcezza - senza esagerare! - i grillini su 5 cose che, avendo fatto dieci volte il giro del web, non possono essere né nascoste sotto il tappeto, né ignorate come il Costarica.
Riproduciamo i cinque punti sui quali Andrea Scanzi bacchetta dolcemente i "grillini gregari" (i Capi non si colpiscono, neanche con un fiore), e in calce vorremmo fare anche noi una piccola obiezione a Scanzi. Con dolcezza. Tafanus
M5S: cinque cose in cui i grillini sbagliano (di Andrea Scanzi - Il Fatto)
Due giorni fa ho elencato alcuni aspetti positivi dei parlamentari 5
Stelle. Oggi voglio sottolineare (almeno) cinque cose che non mi
convincono.
Comunicazione. Ragazze e ragazzi, a volte sembra che lo facciate apposta. Il fascismo buono, i microchip cutanei, i Vendola finti, i portavoce in silenzio stampa (okay, erano “coordinatori della comunicazione parlamentare”, ma l’autogol resta). Ma che state a ddì? Capisco
l’inesperienza. Capisco che tutti non aspettino altro, e che prima di
voi non c’erano i Churchill ma i Razzi (e i Razzi ci sono ancora).
Capisco tutto. E conosco molto bene i vostri numerosi pregi. Ma datevi
una regolata. Se non avete una cosa da dire, non ditela. Se siete in
debito di visibilità, scegliete contesti facili (inutile andare a La zanzara e poi lamentarsi di quanto sia cazzara La zanzara (1):
è come tuffarsi nel mare e poi dire “Oh cavolo, mi son bagnato, quanto è
stronzo ‘sto mare”). E se non siete ancora in grado di gestire il circo
mediatico, lasciate che altri – più bravi e scaltri – parlino per voi. Pizzarotti
a settembre se la prese con parte del pubblico del Fatto che lo
contestò e mercoledì è stato impeccabile dalla Bignardi. Non si nasce
imparati, e ha ragione Sergio Romano quando vi augura (come corso di
formazione accelerato) due anni di opposizione perché impariate il
mestiere.
Monologhi Stampa. Non è possibile convocare una conferenza stampa e poi esordire dicendo “Niente domande”, come ha fatto la Lombardi. In un paese normale, i giornalisti avrebbero dovuto mandarvi a quel paese (come troppo spesso fate voi) abbandonando la “conferenza” (pardon un monologo). Se dovete comunicare una cosa senza contraddittorio, mandate una mail o scrivete un post (in quello siete esperti, giusto?). In Italia c’è questa moda di accettare ogni ghiribizzo della “star”. Soprattutto in conferenza stampa. Esempio: quando Galliani presentò Balotelli, una giornalista Rai gli ricordò che Berlusconi lo aveva definito “mela marcia”. Galliani non solo negò l’evidenza, ma trattò male la giornalista (rea di avere ragione). I colleghi cosa fecero? Un po’ sghignazzarono e un po’ solidarizzarono (con Galliani, mica con la giornalista).
Troppo spesso servi e meri
reggitori di microfoni, gli scribi hanno pressoché dimenticato il gusto
antico della decenza. Quella decenza che, con rispetto parlando, avrebbe
imposto ai giornalisti di rispondere alla Lombardi: “Abbella’, se vuoi cantartela e suonartela da sola, noi togliamo il disturbo”. Le domande (anche quelle stupide e sbagliate) si accettano. Altrimenti non si fa politica.
Non siete Grillo. Cara Rostellato (che non hai salutato la Bindi e te ne sei vantata, salvo poi chiedere scusa) e caro Crimi (che hai detto in streaming che Grillo ha tenuto sveglio Napolitano): non siete il vostro leader (o megafono che sia). Grillo può permettersi molto, se non tutto: ha una carriera alle spalle, credibilità, talento. Se lui dice “Morfeo”, ha un senso (discutibile), ottiene uno scopo e crea la notizia. Voi, no. Apparite arroganti, malamente acerbi e facilmente attaccabili. Datevi una svegliata. E più umiltà: vi tocca crescere in fretta (e non vi daranno tempo) (2).
Aritmetica. Non siete la prima forza del paese. Non lo siete al Senato, non lo siete (di poco) alla Camera.
Il M5S ha fatto della “verità” una delle sue battaglie. Appunto: Pd
8.932.523, M5S 8.784.499 (alla Camera e comprensivi dei voti degli
italiani all’estero). Non avete preso “più voti degli altri”. Finitela
con questa bugia, che peraltro non serve a nulla.
Pragmatica. Il menopeggismo ha ucciso la “sinistra” italiana, e oltretutto è da dimostrare che i D’Alema siano poi così migliori dei Berlusconi. Il M5S ha avuto successo anche perché ha incarnato una terza strada, adatta a chi non potrebbe mai votare questo centrodestra ma al tempo stesso trova che il centrosinistra (spesso, non sempre) sia un’accozzaglia incapace e tristemente comica. Siamo d’accordo. E capisco anche il desiderio di essere “oltre” e “diversi”. Va bene. Io però sono abituato a giocare con le carte che ho in mano (e con quelle che vedo in tavola). Non giriamoci troppo attorno. Al netto delle schermaglie, e mentre il paese muore, le strade sono solo tre: si torna rapidamente al voto (non lo vuole nessuno, men che meno con il Porcellum); si fa un inciucio Pd-Pdl, magari con il neo-intoccabile Grasso (piacerebbe a Berlusconi, a qualche tattico cinico del M5S e pure ai dalemiani, ma porterebbe alla morte del Pd); oppure si cerca – magari dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, lasciando nel frattempo Monti come prorogatio fino ad aprile/maggio – una figura realmente esterna. Non Bersani o Grasso (macché), ma un altro. Uno Zagrebelsky, un Rodotà (o altri che al momento non dico). E ci si accorda su un governo “a tema” che operi insieme, centrosinistra e M5S. Un anno o giù di lì. Poi di nuovo al voto, nemici come prima. So bene che la maggioranza dei votanti M5S sia ortodossa eduropurista; non ignoro che il centrosinistra sia quel che è; e so pure che al momento il M5S stia semplicemente rispettando il proprio programma (formalmente non c’è nulla da eccepire).
Eppure, mai come oggi, si scorge la possibilità di sconfiggere definitivamente Berlusconi e di contribuire a creare qualcosa di realmente positivo. Accordarsi (con tanto di fiducia: se non c’è quella, non esiste nessuna legge da “approvare caso per caso”) con il centrosinistra non significa amnistiarlo delle colpe infinite di questi venti anni. E neanche vuol dire sposarlo per sempre. Vuol dire avere il senso dello Stato, delle cose, del presente. Dire “no” adesso ha un senso. Dirlo sempre e a prescindere è una forma di integralismo cinico, sperando nell’inciucio altrui per poi dire “Visto? Noi siamo più fighi”. Di più: è una forma di masturbazione adolescenziale. Null’altro che bimbominkismo politico (spiacenti, non è il mio genere). Se vi mostrerete ricettivi alle (eventuali e non scontate) sirene sincere del Pd, dimostrerete acutezza e maturità; se vi trincererete dietro il “O noi o morte”, la Casta avrà buon gioco a dire che è tutta colpa vostra e siete solo degli sfascisti irresponsabili.
Provate a costringere il Pd a fare qualcosa di buono, come in Sicilia: se poi il Pd deluderà un’altra volta, e non si scorgeranno Crocetta benemeriti, si andrà al voto. Chiamandovi anzitempo fuori, consegnerete un’altra volta il Pd al Pdl: forse (forse) guadagnerete un po’ di campagna elettorale, ma il paese si sfascerà definitivamente.
Avete preso troppi voti e non vi aspettavate così tante responsabilità? Sì. Comunque vi muoverete, vi attaccheranno? Yes. E’ un gioco troppo difficile e cattivo? Oui. Ma siete stati voi a voler giocare. Ecco: è il momento. E “rendicontare anche le caramelle” non basta. Non adesso (Fonte: Andrea Scanzi, Il Fatto)
(1) Caro Scanzi, se ne faccia una ragione: i cazzari non sono quelli de "La Zanzara". I cazzari sono i vostri ometti e le vostre donnette, quelli che la Zanzara si limita a smascherare in tutta la loro pochezza umana e culturale. I cazzari sono quelli che dicono che in fondo a Casapound del fascismo hanno portato con se SOLO il razzismo e lo "sprangaiolismo; i cazzari sono quelli dei microchip, o quelli che alla Bindi non si stringe la mano, neanche con un guanto da giardiniere. I cazzari siete voi, i laudatores del vaffanculismo, di Gaia, di Prometeus. Ora vi accorgete che i cazzari che avete blandito e innaffiato vi stanno sfuggendo di mano, e date dei "cazzari" a quelli della Zanzara??? La Zanzara è solo il termometro del VOSTRO cazzarismo.
(2) Caro Scanzi, nel contenuto di questo paragrafo non c'è niente che lei possa imputare al "bimbominkismo" di questi "cosi" che avete portato in parlamento. E' tutta roba vostra, farina del vostro sacco. E - "mi consenta", come diceva il buonanima - il contenuto è ignobile. Crimi (non uno qualsiasi) non può ironizzare sull'età di Napolitano, perchè è un rozzo acerbo, e invece l'insulto fatto sistema è lecito per Grillo, perchè - per usare le sue parole - "...Grillo può permettersi molto, se non tutto: ha una carriera alle spalle, credibilità, talento. Se lui dice “Morfeo”, ha un senso (discutibile), ottiene uno scopo e crea la notizia. Voi, no..."
Scanzi, per usare un francesismo: "ma che cazzo dice"? La "statura" di Grillo, quando insulta Napolitano, non è un'attenuante, ma un'aggravante. Un vecchio dovrebbe avere più saggezza di un bimbominckia, o no?
Non è che lei, Scanzi, abbia voluto riprendere i cazzoncelli, ma ha dovuto assolvere preventivamente l'insultatore Capo? Insomma, non siamo per caso in presenza di una leccatina riuscita male? Tafanus
Scritto il 22 marzo 2013 alle 21:49 nella Grillo, Impresentabili, Media , Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (18)
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Scritto il 02 marzo 2013 alle 15:30 nella Napolitano, Politica | Permalink | Commenti (2)
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LO SPETTATORE - «Se la situazione lo richiederà ancora, immagino che i partiti saranno anche disposti a mettere a frutto l'acquisita capacità di dialogo per pensare a grandi coalizioni. Sarà bello guardare tutto questo dal di fuori» (Mario Monti intervistato da "La Stampa", 3 aprile).
SEMPRE ESCLUSO - «Ho sempre escluso ed escludo anche oggi di considerare un'esperienza di governo che vada oltre la scadenza naturale del governo che ho l'onore di presiedere. Dopo le elezioni, resterò membro del Parlamento come senatore a vita» (Mario Monti, 10 luglio).
MAI E POI MAI - «D.: Nel caso che dopo le prossime elezioni, Parlamento e partiti le chiedessero di rimanere o comunque di continuare ad avere responsabilità di governo, pensa che potrebbe rivedere la sua decisione di un ritorno alla vita privata?». R.: «Mi rifiuto di pensare che un grande paese democratico come l'Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla. Quindi la sua domanda credo e spero non sarà rilevante» (Mario Monti intervistato dal settimanale "Tempi», 19 agosto).
IRRICEVIBILE - «Quelli per un Monti-bis sono appelli simpatici, ma non ricevibili. Sicuramente non mi pongo e credo che nessun altro seriamente si ponga questa eventualità. Per me le vacanze arriveranno abbastanza presto» (Mario Monti, 7 settembre).
INIMMAGINABILE - «Manca ancora tanto per finire il Monti primo, non penso proprio al bis. Il mio orizzonte finisce ad aprile 2013, non c'è alcun dubbio» (Mario Monti, 8 settembre).
IMPENSABILE - «È impensabile che in un grande Paese democratico come l'Italia non si possa eleggere un leader in grado di guidare il governo. L'esperienza del governo tecnico è sicuramente episodica, transeunte e limitata nel tempo» (Mario Monti, 9 settembre).
INCANDIDABILE - «Non correrò alle elezioni, del resto non ne avrei bisogno visto che il capo dello Stato mi ha nominato senatore a vita» (Mario Monti, 25 settembre).
IL LASCITO - «Lasceremo il governo ad altri nei prossimi mesi e spero di lasciare un Paese meno rassegnato e più rasserenato» (Mario Monti, 1° ottobre).
POCHI E BIPARTISAN - «Mi auguro che le eventuali candidature di miei ministri alle prossime elezioni siano limitate nel numero e distribuite politicamente» (Mario Monti, 5 novembre).
NON OGGI -
«Nessuno mi domanda impegni oggi, e oggi non ne do» (Mario Monti, 17 novembre).
NON PUÒ - «Monti è senatore a vita: non si può candidare al Parlamento o partecipare alla campagna elettorale, perché è già parlamentare e questo non è un particolare da poco, anche se qualche vota lo si dimentica» (Giorgio Napolitano, 21 novembre).
MINISTRO GRANTURISMO - «Non diventerò mai un politico di professione. Più volte in questi anni ho rifiutato ruoli e candidature. Quando finirò di fare il ministro con Monti, vorrei spendermi per il rapporto tra il Nord e il Sud del mondo e per promuovere il dialogo. Perciò immagino i prossimi anni fatti d'incontri, studi, viaggi ed esperienze tra l'Europa, il Mediterraneo e l'Africa» (Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione, Panorama, 21 marzo).
Se lo incontra, ci saluti tanto Veltroni....
Scritto il 28 dicembre 2012 alle 18:16 nella Berlusconi, Monti, Napolitano | Permalink | Commenti (3)
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"Il ritorno di Berlusconi non
riavvolgerà il nastro. E chi teme (o spera) un ritorno al passato, sta
facendo male i conti. Perché Berlusconi è stato un fenomeno sociale,
prima ancora che politico. Un fenomeno che ha avuto un principio e
un’inevitabile fine caratterizzato, nel mezzo, da quell'inerzia tipica
di tutte le storie che hanno come protagonisti grandi masse di
individui."
Fonte Sondaggio Tecknè sul voto: al Pd il triplo dei consensi Pdl | IL PDF Di Carlo Buttaroni
Oggi vogliamo ragionare su questo articolo di Carlo Buttaroni su "l'Unità", e sul sondaggio della Tecné dal quale prende spunto l'articolo. Con una annotazione metodologia non menzionata in chiaro: il field work del sondaggio è stato effettuato fra il 6 e il 7 dicembre, vale a dire quando Monti non aveva ancora annunciato ufficialmente le sue dimissioni, e quando i mercati non avevano ancora mandato i segnali forti e chiari che sono invece arrivati puntualmente oggi
Sarà mooooooolto interessante leggere i sondaggi fatti dopo che si comincerà a metabolizzare nel modo giusto ciò che sta accadendo, e anche - perchè no - appena emergerà in tutta la sua epica grandezza il cazzarismo delle "parlamentarie" di Grillo, che già alcuni sondaggi danno sotto il 14%.
Ma ora concentriamoci sui passi salienti dell'articolo di accompagnamento di Carlo Buttaroni. certi che qualcuno troverà almeno un paio di righe a sostegno delle proprie tesi vetero-cazzare.
Fino a quando ci si sveglia accorgendosi che la favola è terminata, senza capire però bene il tipo di finale. Il «berlusconismo» è andato oltre Berlusconi, diventando un camaleontico sistema di potere e, progressivamente, un modo di pensare, una corrente sociale, uno stile linguistico. Un apparato incentrato sulla figura carismatica di un leader indiscutibile, nel cui linguaggio verbale e non, si sono rispecchiati una moltitudine d’italiani. Nel codice berlusconiano è indifferente se le frasi siano credibili e coerenti. Il senso di ciò che dice sta nel suono e nell’effetto che producono le parole. Per questa ragione ha sempre potuto permettersi di enunciare una cosa e il suo contrario, senza che la verità rappresentasse necessariamente una cifra del significato. Le sue affermazioni non devono passare il vaglio della coerenza logica, né tanto meno morale, perché ciò che conta è solo l’effetto delle parole. O la loro smentita.
Come affermato dal quotidiano tedesco Der Spiegel qualche anno
fa, il berlusconismo vanta alcune similitudini con il gaullismo francese
o il peronismo argentino: un leader carismatico fortemente odiato o
fortemente adorato, ma che possiede l’abilità di interpretare l’umore
della gente e comportarsi di conseguenza. A seconda delle situazioni,
poi, può essere ribelle o conservatore, liberale o autoritario.
Tra il 1993 e il 2011 è stato lo specchio di un’Italia che si credeva al
sicuro dai mostri che stava partorendo. Ma quel tempo è finito. E come
tutti i fenomeni che hanno a che fare con l’uomo, anche il berlusconismo
ha tracciato una parabola, con un’ascesa, un apice, un declino. Una
curva che, nella fase discendente, è implosa, liberando quell’energia
distruttiva che ha coinvolto l’intero sistema politico. Finendo ben
prima di Berlusconi, senza alternative da offrire agli elettori di
centrodestra e senza più una base sociale cui far sentire la propria
voce. È stato lo stesso Berlusconi a ripeterlo più volte, motivando il
suo ritorno in campo: abbiamo cercato qualcuno che fosse come il
«Berlusconi del ’94». Senza trovarlo. Un terremoto che è evidente nei
dati riguardanti gli orientamenti politici, che descrivono l’epilogo di
una forza politica che nel 2008 aveva ottenuto il 37% dei voti e che,
cinque anni dopo, perde oltre i due terzi dei consensi.
LO SPARTIACQUE DELLE PRIMARIE - L’incredibile vicenda delle primarie, annunciate, rinviate, indette e
poi annullate, rappresenta la caricatura di una pièce teatrale che si
trasforma in farsa. D’altra parte, non è stata la crisi economica a
determinare la caduta del governo Berlusconi, ma la messa a nudo delle
promesse mancate, anzi di autentici fallimenti economici e sociali che
rischiavano di travolgere i nostri stessi partner europei. E la
conseguenza è stata l’ennesima anomalia del nostro Paese: affidare a dei
tecnici l’emergenza crisi. In tutti gli altri Paesi, infatti, anche
laddove ha colpito in modo duro, è stata comunque la politica a cercare
soluzioni e a governare i processi. In Italia, invece, Monti ha dovuto
(e potuto) disporre di un gabinetto di soli tecnici, perché il Pdl non
aveva fiato, leve, capacità di rappresentare un Paese che stava voltando
pagina. La crisi del Pdl ha costretto tutti i partiti a fare un passo
indietro e a sedersi in panchina. Ma oggi il berlusconismo non c’è più. E
non sembra in grado di tornare, anche se Berlusconi è tuttora capace di
attrarre un numero cospicuo di elettori.
C’è invece un campo riformista, che negli ultimi vent’anni non era mai stato così forte. Le primarie hanno restituito, infatti, un’identità al centrosinistra e il Partito Democratico ha completato la sua evoluzione, collocandosi a pieno titolo e senza equivoci nel campo dei grandi partiti socialisti e democratici europei. È stato un percorso lungo e difficile, ma il risultato segna un passo in avanti per tutto il Paese. Un’evoluzione che è mancata al Pdl.
Più che orfano di Berlusconi, il
centrodestra ne è vittima. Un tradimento dell’ispirazione liberale e
della vocazione sociale della destra, mettendo invece in scena una
rappresentazione spettacolare (o addirittura pornografica) della
politica, che si è via via popolata di personaggi improbabili. A questa
deriva Angelino Alfano non è riuscito a porre argini. Con le primarie
sperava di agire su prospettive nuove, iniettando politica in uno
scenario in dissolvenza. Non ce l’ha fatta. Così come non ce l’hanno
fatta coloro che speravano di voltare pagina, di dare vita a un soggetto
politico nuovo, affrancato dalle liturgie che hanno segnato in maniera
indelebile il carattere e la vocazione del berlusconismo. I manifesti di
Giorgia Meloni, che annuncia la sua candidatura alle primarie, ancora
appesi nelle strade di Roma, rappresentano la metafora di questo
naufragio.
Le primarie del centrosinistra si collocano invece a distanza siderale
da tutto questo. Il 35% di elettori che oggi voterebbero il Partito
democratico rappresentano una domanda di discontinuità con il passato,
un cambio forte, netto, senza ambiguità. Un nuovo patto che vincoli la
politica a misurarsi nuovamente con se stessa, con i suoi modi di fare e
di essere, nelle scelte che compie e nei modi in cui le compie.
Il mandato ricevuto dal Pd e da Bersani è far tornare la politica a favore dell’uomo, rifondare la società su scelte che pongono la questione morale a fondamento di quella civile, dare corpo a un’idea di società dove la libertà dell’individuo si accresce e si rafforza in un sistema di solidarietà intelligente. Affinché, nel dopo Berlusconi, non ci sia più il berlusconismo. Non si tratta di affermare il primato di un modello economico, ma di operare una riconversione dell’idea stessa di società, basata su una visione sostantiva dei diritti e dei doveri, anche come medium dello sviluppo. E, sotto questo punto di vista, per Bersani la sfida non sarà con Berlusconi ritornato in campo, ma con la delusione, la rabbia, il sentimento di una promessa tradita. Perché l’astensione, l’allontanamento dalla politica, il ripiegarsi in un disincanto urlato, sono gli effetti collaterali della fine del berlusconismo.
Il «grillismo» ne rappresenta, per molti versi, il lato più evidente. Forse anche perché il movimento di Grillo si nutre delle stesse liturgie berlusconiane, di miti fondativi che esaltano la figura del leader carismatico, dispensatore d’indiscutibili virtù. Grillo non ha bisogno di quella coerenza logica che è a fondamento della politica, ma soltanto di stupire, rivelando una verità che non necessariamente deve essere «vera», basta che si depositi nell’animo e scateni pulsioni. Come Berlusconi, anche Grillo raccoglie una domanda sociale e la trasforma in un’ipnosi da videogames. Gli andamenti del consenso restituiscono la fotografia di un Paese profondamente diverso rispetto a quello che si è lasciato alle spalle il berlusconismo. E le prossime elezioni saranno le più importanti degli ultimi sessant’anni, perché si tratta di scegliere il futuro dell’Italia e degli italiani. Il punto di ricaduta di questa scelta dipende da cosa accadrà nei prossimi mesi. La sfida, adesso, è veramente cominciata.
Ora che si sa quando si vota, con quale legge elettorale, e con quali sondaggi, tentiamo di dare un senso pratico alle nostre cose. Oggi ci sono sei formazioni in grado di superare la soglia di sbarramento del 4% alla Camera, e solo tre in grado di superare la soglia di sbarramento al Senato. Il quadro tendenziale emerge chiaramente dal riepilogo annuale della Tecné, che pubblichiamo qui sootto in grafico:
Possiamo iniziare a trarre qualche conclusione:
-a) Il PD è ai massimi storici. Ai valori che aveva il PCI del "sorpasso" di Enrico Berlunguer. Nonostante l'uscita di Rutelli (o anche grazie ad essa?), nonostante l'OPA condotta per anni da IdV, ma anche (in forma più decente e in misura minore) da Vendola, nonostante Renzi, nonostante i margheritini alla Gentiloni e alla Fioroni.
-b) Contrariamente alla vulgata corrente, l'inversione di marcia del PD non è iniziata con le primarie. Superfluo quindi sbracciarsi in ringraziamenti a Renzi, che così tanto piace a Berlusconi. Il PD ha toccato il minimo storico in maggio-giugno, dopodichè è sempre salito, con una forte accelerazione a partire da settembre, quando le primarie erano ancora di la da venire.
-c) Come abbiamo sempre predicato, il populismo dei partiti proprietari attrae una massa a somma costante di amanti del cazzarismo. Se si osservano i dati del "Mò Vi Mento a 5 Stelle", e del "Popolo della Libertà" (una sola, quella di curare i cazzi propri), si scopre che dall'inizio dell'anno ad oggi la torta complessiva è rimasta sempre compresa fra il 31% di gennaio, e il 28% di oggi. Osservate la linea nera del grillismo, e quella azzurra del berlusconismo, e ditemi cosa ne pensate. La mia opinione è che si sia una sorta di cannibalismo fra due disperati cazzari. Grillo naviga intorno al 15%, secondo alcune anticipazioni già in forte calo dopo la pagliacciata delle "pirlamentarie"; Berlusconi potrà spendere i suoi voti (in crollo verticale) solo in combutta con altri statisti come Maroni e la Santanchè. Fine della Dallas della Brianza.
-d) Il "Nuovo Grande Centro" di Montizemolo - ammesso che mai nasca - dove prenderà i voti? chi comanderà? Vediamo: l'UDC di Casini (5,1% in pericoloso calo verso il 4%) è già pronto a servire, insieme all'API di Rutelli (0,1%), a FLI (2,4%), all'MPA (0,1), a Oscar Giannino (0,6%), ad Italia Futura di Montizemolo (3,3%). Fatta la somma? Siamo, ad oggi, a un totale di meno di 12 punti.
-e) Just in case, chi sarà il Capo di Stato Maggiore di questo esercito di franceschielli? Casini, Rutelli, Fini? Bonanni? Passera? Montezemolo? Lombardo? Giannino? Monti???? E se Monti si mischierà a questa stolida ammucchiata, è sicuro che conserverà una sia pur minima parte della fiducia popolare di cui forse oggi gode?
-f) La coalizione (PD+SEL+PSI) vale oggi il 42%. Come pensa il Grande Centrino di colmare il gap fra 12 e 42? Davvero basteranno alcuni voti in fuga da Berlusconi, ed alcuni in arrivo dal Renzismo e dalla "banda degli ONI (i Fioroni, i Gentiloni ed altri ONI del PD)? Davvero in tanti salteranno giù dal carro del vincitore? Ennio Flaiano diceva, mille anni fa, che "gli italiani sono sempre pronti ad andare in soccorso del vincitore". Lo abbiamo visto nel '94 col berlusconismo, lo stiamo vedendo adesso col PD. Che, by the way, bene farà a prestare molta "selettiva attenzione" al portellone d'ingresso del carro.
Infine, lasciatemi fare un po' di tatticismo. In fondo, nel porcellum, pensato per fottere il centro-sinistra, è incorporata la vendetta di Montezuma. Chi di Porcellum ferisce... Mi secca dire "l'avevo detto", ma è da mesi che predico che per il PD sarebbe stata opera demenziale rinunciare al regalo di Calderoli. Oggi le aggregazioni sono: Grillo 15% in calo, e comunque non spendibile. Berlusconi che viaggia a gran velocità verso il 10%. Una volta superata questa barriera psicologica, farà la fine di Craxi e del dopo Raphael; ma siamo generosi: Berlusconi + Maroni + Santanchè 15%. Centrosinistra al 42% in salita. Grande Centrino al 15%, e se ci arriva può accendere un cero alla Madonna dal Velo Azzurro.
Fine dei giochi? No. Se i partiti del centrosinistra sono solo un po' furbi, possono puntare a ben più di 340 deputati alla camera. Basta che il PD si presenti formalmente da solo alle elezioni, e 340 deputati sono suoi. Poi, affiancati di fatto, SEL e PSI potrebbero, con l'aiutino occulto (leggasi qualche voto pilotato dai piddini) presentarsi insieme, e concorrere, avendo ampiamente superato il 4% dello sbarramento, alla suddivisione proporzionale delle spoglie (i 290 deputati che spettano ai perdenti). Quanti deputati potrebbero prendere, SEL+PSI, nell'ipotesi che insieme prendano il 7% dei voti?
Bene, ai 290 deputati concorreranno pro-quota (perdonatemi qualche inesattezza dovuta al mancato computo dei partiti a base locale come Union Valdotaine, Suedtirolen Volkspartei eccetera), la coalizione degli avanzi berlusconiani e alleati (PdL+Destra+Lega), 15%. Ad essere generosi, altrettanto potrà prendere il Grande Centrino (15%); per marzo, il MòViMento sarà ad andar bene al 12%; SEL+PSI al 7%.
Totale dei "non maggioritari", 49% inclusi SEL e PSI. Quindi a SEL+PSI spetterebbero ad occhio 7/49mi di 290 deputati, cioè una quarantina di deputati, che sommati ai 340 del PD, porterebbero a 380 deputati, Cioè a 130 deputati di maggioranza.
Voglia di poltrone? No, semplicemente una forte maggioranza che possa, nonostante prevedibili parziali defezioni su singoli temi (bioetica, coppie omosessuali, finanziamenti ai preti, comflitto d'interessi, patrimoniale, legge elettorale, riforme istituzionali, walfare, lotta alla criminalità e all'evasione), imporre, con la dittatura della maggioranza, quel riformismo etico, e quei capitoli chiamati "equità" e "crescita", che non abbiamo conosciuto né sotto il berlusconismo, né col montismo.
Resta aperto il capitolo "Senato", su cui farò - appena ne avrò la forza e il tempo (PC permettendo) una analisi di dettaglio. Tafanus
Scritto il 10 dicembre 2012 alle 15:51 nella Berlusconi, Bersani, Economia, Impresentabili, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (16)
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Durante la battaglia di Renzi contro Bersani, che spesso ha assunto toni francamente volgari, il bischero di Rignano, in puro "stile Arcore", ogni cinque minuti affermava di "avere un sondaggio". La prima volta "aveva un sondaggio" che certificava che, se avesse formato un partito suo, questo partito si sarebbe attestato "fra il 12,5% e il 25%" (sic). Ma che razza di sondaggio è, questo che si fonda su margini di errore così ampi? Probabilmente era un sondaggio (se mai è esistito) fatto su un campione di cinque parenti stretti di Matteo Renzi.
Più tardi, il renzino ha affermato di "avere un sondaggio" secondo il quale alle prossime politiche un centrosinistra guidato da lui avrebbe preso un rotondo 45%, mentre lo stesso centrosinistra, guidato dal rottamando Bersani, a stento avrebbe raggiunto il 25%. Insomma, una minaccia fine-di-mondo rivolta a tutti i simpatizzanti del centro-sinistra: "o la vostra coalizione la guido io, o siete finiti".
Le caratteristiche che accomunavano questi "sondaggi" erano queste:
a) nessuno li ha visti, sul sito ufficiale non è stato mai pubblicato alcun sondaggio del genere, e il bischero si è guardato bene dal dare un link, o almeno di svelarci quando fossero stati fatti, da chi, con quale metodologia. Possiamo capirlo. Le minchiate, per non diventare troppo sputtananti, devono restare rigorosamente coperte dalla privacy.
b) tutti i "sondaggi mai nati" del bischero erano abbastanza terrorizzanti nei confronti di chiunque, fra il popolo di centrosinistra, fosse stato tentato di votare per lo squallido, grigio Bersani, anzichè per il fiammeggiante e "luogocomunante" mezzo toscano.
Ma, come dice un vecchio proverbio non cinese, il tempo è galantuomo. Al primo turno ha vinto il grigio Bersani, e al ballottaggio ha stravinto. Ha stravinto con un distacco enorme, strappando al bischero due delle tre regioni che non aveva preso al primo turno (Umbria e Marche); ha strappato al bischero 10 delle 17 province nelle quali non aveva prevalso al primo turno; ha portato il gap dai 9,4 punti del primo turno, ai 21,4 punti del ballottaggio. GAME OVER.
A questo punto il bischero non ha più fatto alcun cenno alle accuse (velate ma mica tanto) lanciate ai bersaniani - durante lo spoglio del primo turno - secondo le quali i dati dello spoglio che aveva Renzi (fonte ignota, tabelle non rivelate) davano uno scarto non già di circa dieci punti, ma al massimo della metà. Ha smesso di dire la minchiata secondo la quale - lui che era per negare persino la registrazione degli elettori (per ragioni di privacy, of course...) chiedeva a gran voce la pubblicazione in rete di circa 200.000 pagine, fra verbali di 9234 seggi, ed elenchi dei votanti.
Ha smesso dopo avre blaterato da perfetto incompetente che raccogliere, scannerizzare e mettere online 200.000 pagine "si faceva in tre ore". L'imbecille avrebbe raccolto, scannerizzato, raddrizzato su facebook, e nesso in rete, in altri termini, ben 1111 pagine al minuto, cioè 19 pagine al secondo. No comment.
Sulla mascalzonata dei due miliardi di lire di provenienza ignota spesi in tre giorni per pagine intere sui quotidiani (operazione vietata dagli accordi sulle primarie), sulla costruzione di un sito farlocco e truffaldino, sugli inviti a "scatenare l'inferno", sugli inviti ad andare comunque ai seggi a rompere i coglioni, facciamo altrettanto. Sta di fatto che dopo la sonora sconfitta, abbiamo appreso che il bischero "sapeva già da giorni prima delle primarie" come queste sarebbero finite.
Ma allora perchè una campagna di simile stupidità e violenza? Resta una sola spiegazione: dopo tanti chilometri di camper e tanti comizi, tante battute sempre uguali ripetute fino alla nausea, ha capito che dalla sconfitta - in quelle proporzioni - sarebbe uscito politicamente mutilato. Ha quindi adottato tutte le possibili strategie non già per evitare la ineluttabile sconfitta, quanto per sporcare la vittoria di Bersani, delegittimando le primarie, e svalutandone quindi la vittoria.
Ma ieri sono usciti i primi sondaggi (veri, disponibili e pubblicati) e noi siamo alle prese con un piccolo problema: se un centrosinistra guidato da Renzi era destinato a strabattere un centrosinistra guidato da Bersani (come da foglietti mai mostrati dal bischero), i sondaggi successivi alla certificazione della stra-vittoria di Bersani avrebbero dovuto denunciare un crollo delle intenzioni di voto per il PD (azionista di maggioranza del centro-sinistra), rispetto a quel 30/31% su cui si attestava il PD pre-primarie. E' stato così? Vediamo. Quelli che seguono sono i risultati, freschi di forno, del primo sondaggio serio post-ballottaggio. Sono i dati della IPSOS di Pagnoncelli, rivelati ieri a Ballarò:
Vogliamo iniziare a trarre qualche conclusione?
Ora c'è solo da sperare che la cagnara si plachi. Che Napolitano smetta di spingere per una nuova legge elettorale, che nei suoi termini ultimi non servirebbe al piano-Napolitano di una nuova Gross-Koalition "Tutti Insieme Appassionatamente". Mai e poi mai il PD di Bersani, dato in forte crescita, accetterebbe altri anni di governo insieme (...vorrei dire "in combutta"...) col pregiudicato di Arcore. E TUTTE le formule di riforma elettorale fin qui proposte dallo statista Calderoli portano ad un solo risultato: assicurare che il centrosinistra - ormai chiaramente destinato a vincere - vinca senza i numeri per governare.
Ma "...accà nisciuno è fesso...", e Bersani non intende, per il momento, pettinare le bambole, o smacchiare i giaguari. Quindi Calderoli smetta di proporre tre ipotesi idiote al giorno, ognuna delle quali porta regolarmente allo stesso risultato: quello di non assicurare al centrosinistra un premio di maggioranza che renda questo paese governabile. Dai politici, e non da questo branco di tecnici che finora ha dato solo ripetute prove di raffazzonato dilettantismo (dagli "esodati" in giù).
Ora si deve votare. The sooner, the better. Il governo Monti approvi con l'ennesimo voto di fiducia la finanziaria (che ora si chiama "legge di stabilità" perchè suona meglio), e poi restituisca il governo del paese alla politica, e ai politici che saranno scelti dai cittadini. Tafanus
Scritto il 05 dicembre 2012 alle 19:06 nella Bersani, Di Pietro, Grillo, Monti, Napolitano, Politica, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (3)
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«Governi che verranno faranno ancora meglio» - Monti precisa il suo pensiero: «Anche dopo il voto sono certo che governi i che verranno opereranno per il risanamento» (Fonte: Corriere.it)
Le sue ultime dichiarazioni potevano prestarsi a qualche malinteso, così ha preferito precisare il suo pensiero. «Qualsiasi cosa accadrà nella politica italiana penso che si tratterà di governi responsabili che faranno ancora meglio per far progredire l'economia italiana». Mario Monti torna così dal Qatar sulle sue parole di domenica, spiegando: «Anche dopo il voto sono certo che governi i che verranno opereranno per il risanamento e le riforme».
MERCATI - Monti ha poi parlato di temi più strettamente economici, sottolineando come aprire il mercato italiano agli investimenti esteri non significa «svendere» gli asset fondamentali del nostro paese. Monti ha annunciato la firma di un accordo per 2 miliardi di euro con il paese arabo, che prevede una «governance assolutamente paritaria» tra i due paesi e l'ingresso di capitali del Qatar in numerosi settori della nostra economia, dal lusso all'abbigliamento all'arredamento. Per Monti si tratta di una «grandissima opportunità per il nostro Paese e chi pensasse che si tratta di operazioni per svendere delle nostre società farebbe un grandissimo errore». Secondo Monti «oggi c'è una concorrenza molto vivace nel mondo per attrarre investimenti stabili e di lungo termine: noi stiamo incoraggiando questo tipo di operazioni».
Caro Monti, se dovrà governare un MontiZemolo costruito da pochi intimi, o un governo eletto democraticamente dagli italiani, lasciamolo decidere agli italiani. Che ne dice? Magari gli italiani sbaglieranno, ma almeno sbaglieranno con la loro testa, e non con la sua, o con quella di Montezemolo, o - Dio non voglia - con quella fatta a bandieruola segnavento di Oscar Giannino. Grazie!!!!!!!!! Tafanus
Scritto il 19 novembre 2012 alle 23:17 nella Monti, Napolitano, Politica, Tafanus | Permalink | Commenti (1)
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Come andiamo ripetendo da tempo, non è eticamente e politicamente ammissibile cambiare le regole del gioco negli ultimi minuti di una partita già giocata. Abbiamo TUTTI criticato il fatto che il porcellum sia stato progettato, discusso e approvato a tappe forzate il 21 dicembre 2005, grazie alla complicità di Casini (che ora si dichiara sconcertato dal super-maggioritario varato col suo contributo MOLTO attivo.
Ora, col beneplacito di Napolitano (ma spero non con la condiscendenza di Bersani) si sta tentando la stessa manovra in senso inverso. Sempra la destra becera italiana, ma questa volta con un livello di ertica ancora più basso, perchè la manovra è tentata da una maggioranza parlamentare frutto delle elezioni del 2008, che non ha più il consenso di una maggioranza popolare.
Un golpe, un vero e proprio golpe, che questa volta sarebbe avallato da Napolitano, col solo obiettivo di arrivare ad una nuona ingovernabilità, che imporrebbe nuovamente un "governo tecnico di larghe intese" (tradotto: una oscena ammucchiata).
Caro Napolitano, noi abbiamo quasi sempre preso le sue difese. Questa volta non possumus. Il governo al quale lei sta lavorando al di fuori e al di sopra delle sue funzioni, non è nella costituzione, nell'etica della politica, e non è nemmeno nel nostro interesse.
Monti non è Dio, e un anno di suo governo lo ha ampiamente dimostrato. Ci ha salvato dall'ultimo passettino che ci separava dal burrone, e ci ha liberati dalla vergogna del Berlusconimo. Grandi meriti, ma tutto qui. Da quel momento, NULLA è stato fatto in termini di equità sociale, di sviluppo, di redistribuzione della ricchezza. La Grande Ammucchiata ha prodotto solo la grande palude. Quando qualcosa si è fatta, si è sempre e solo trattato di incredibili pasticci: dagli esodati alle 24 ore degli insegnanti, dagli aumenti dell'IVA e delle riduzioone dell'IRPEF che vanno e vengono a targhe alterne, ad una "legge anticorruzione" che piace molto a corrotti e corruttori.
Nulla di serio è stato fatto contro l'evasione fiscale. Solo operazioni di facciata in favore di telecamera nelle località turistiche. Nessun serio (e facilissimo) intervento di incrocio dei database per scoprire la diffusissima evasione immobiliare (due milioni di case sconosciute al catasto, e quindi al fisco!)
Sulla lotta alla corruzione è stata fatta una legge che - parola della cassazione - rischia di aggravare la situazione, ad esempio sovrapponendo tre fattispecie diverse di concussione, spesso in contrasto fra loro", ma evitando accuratamente di reintrodurre una seria normativa contro il falso in bilancio, che è la madre di tutte le corruzioni. Queste infatti sono alimentate in grandissima parte da fondi creati grazie alla sostanziale cancellazione del reato di falso in bilancio, voluta da Berlusconi. E lei, ci consenta, si è sdraiato alla pecorina - nello scrivere la sbandierata legge anticorruzione - ai voleri di Berlusconi e dei suoi cari.
Le regole del gioco non si cambiamo alla fine della partita, e non lo diciamo solo noi. Lo dice e lo raccomanda caldamente fin dal 2003 la Unione Europea, che invochiamo e citiamo solo quando raccomanda cose che ci comodano (interventi sulle pensioni e sulla "flessibilità", ad esempio), ma che ignoriamo quando raccomanda comportamenti che non ci comodano. Ad esempio l'etica politica riferita alle variazioni della legge elettorale.
Caro Napolitano, la UE - di cui lei è grande sostenitore - non ci ordina, ma raccomanda caldamente da anni a tutti (quindi anche a noi), di NON TOCCARE le leggi elettorali nell'anno che precede le elezioni. Di questa raccomandazioni TUTTI parlano, pochi l'hanno letta. Riteniamo quindi di fare servizio pubblico - come spesso ci accade - linkando il documento nella sua edizione integrale ed ufficiale, ed emarginando la parte più significativa di questo codice, che riguarda i cambiamenti delle leggi elettorali:
rilasciato a Strasburgo il 23 maggio 2003 dalla Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto del Consiglio d’Europa ha sancito, per quanto attiene livelli normativi e stabilità del diritto elettorale, che:
“gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria”.
Lo scopo della regola è chiarito dagli articoli 63, 64 e 65 del “Rapporto esplicativo” delle “Linee guida” del Codice:
“La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato a tal punto che potrebbe pensare che il diritto elettorale sia uno strumento manovrato a proprio beneficio da chi detiene il potere, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio. E’ opportuno evitare le manipolazioni in favore del partito al potere ed una revisione che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Questa apparirà in tal caso come legata ad interessi di partito”.
Quindi, caro Presidente, basta giochini. Le elezioni anticipate sono sempre traumatiche, Ma quando un governo è costretto da interessi in conflitto delle parti politiche che lo sostengono ad un insensato galleggiamento senza futuro, e non è più in grado di produrre leggi utili alla collettività, si abbandoni l'accanimento terapeutico, e si vada al voto. The sooner, the better.
Se lei, caro Napolitano, ritiene che Monti sia ciò di cui l'Italia ha bisogno (ma noi pensavamo di più a Keynes e a Roosevelt...), gli chieda di candidarsi - direttamente o indirettamente - con l'ausilio dei Montezemolo, dei Casini, dei Giannino, dei Bonanni, degli Ichino e dei Renzi. Si misuri col consenso che prima il paese gli ha dato, e poi gli ha tolto. E lo faccia sulla base delle leggi esistenti, e non sulla base di eventuali "Porcellum/2 - Il Ritorno". Di tutto questo paese ha bisogno, tranne che di pastrocchi istituzionali
Tafanus
Scritto il 19 novembre 2012 alle 11:00 nella Berlusconi, Bersani, Monti, Napolitano, Renzi, Tafanus | Permalink | Commenti (35)
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