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Scritto il 05 aprile 2013 alle 16:05 nella Censura, Media , Politica, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (15)
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Scritto il 18 novembre 2012 alle 08:00 nella Off Topics, Religioni | Permalink | Commenti (7)
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Quasi in coincidenza con la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Vaticano II, è venuto a mancare un pastore che è stato un vero interprete del Concilio. Soprattutto nel dialogo con il mondo e nel sapere leggere i “segni" dei tempi. Carlo Maria Martini, strappato agli studi biblici, per guidare la diocesi di Milano, la più grande del mondo, ha fatto della Parola di Dio il perno di tutta la sua attività pastorale. Un vescovo che ha saputo parlare a credenti e non credenti, agli uomini di cultura come alle persone semplici.
La “cattedra dei non credenti” era seguita da migliaia di persone, soprattutto giovani che affollavano ogni angolo del Duomo, per ascoltare il cardinale confrontarsi con chi non aveva il dono della fede ma era aperto, comunque, al dialogo e alla trascendenza. Affrontava i problemi, anche quelli più gravi, con quella “saggezza biblica” che emanava da ogni suo gesto e parola. Non dava l’impressione di calare dall’alto il suo magistero. Ma affascinava chiunque l’avvicinasse con tratti gentili e cortesi. E con la sua capacità di trarre insegnamenti dai testi sacri, mostrando la perenne attualità e vitalità della Bibbia.
Con la morte del cardinale Martini scompare una delle più eminenti personalità dei nostri tempi, un biblista di fama internazionale, che ci ha insegnato a vivere e ad affrontare i problemi attuali con il Vangelo in mano. Ha saputo coniugare sapere e credere, con aperture sapienti e intelligenti. Lascia in eredità l’amore per i testi sacri e uno stile pastorale che lo rendeva vicino e partecipe dei problemi degli uomini d’oggi, qualunque fosse la condizione sociale e il credo religioso degli interlocutori.
(Don Antonio Sciortino - Famiglia Cristiana)
Non chiedetemi perchè a me, ateo confesso, piacesse il Cardinal Martini. Non saprei mettere insieme due righe di razionalizzazioni dottrinali. So solo che quest'uomo, che parlava come mangiava, mi ispirava fiducia. Visceralmente, mi aveva colpito la sua decisione di andare a passare l'inverso della sua vita a Gerusalemme, città dove si respira spiritualità, ma dove confort, sicurezza, onori terreni, non sono di casa.
Alla fine dei suoi giorni, ho avuto la conferma che mi fidavo della persona giusta, quando - in contrasto con tanti codini post DC, ha chiesto che gli fosse evitato, per piacere, qualsiasi accanimento terapeutico. La stessa richiesta che ha fatto per anni, per conto di Eluana, papà Englaro. Richiesta mai accolta, per la feroce "bontà" dei sedicenti cattolici alla Sacconi ed alla Maurizio Lupi. Che Dio, se esiste, ora fulmini tutto quel mondo più DC che cattolico, che ora non oserà condannare la scelta che hanno osteggiato per altri, meno noti e meno potenti. Requiescat in pace. Tafanus.
Martini e il rifiuto dell'accanimento terapeutico diventano un caso
La sua posizione sull'accanimento terapeutico era nota da tempo, ne era convinto ed è questa la strada che ha seguito, come ha annunciato ieri il suo medico curante, il professor Gianni Pezzoli.
L'aveva espressa già nel 2007 nell'articolo «Io, Welby e la morte», scritto poche settimane dopo la morte di Piergiorgio Welby, il malato terminale di distrofia muscolare che chiese la sospensione delle terapie. L'aveva ribadita nel suo ultimo libro, pubblicato a marzo, Credere e conoscer e.
«Le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano - ha scritto Martini - richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona». E che il neurologo del cardinale abbia voluto annunciare pubblicamente che è stata fatta la sua volontà suona come un ultimo messaggio dell'arcivescovo emerito di Milano, la sua ultima lezione teologica», come ha decretato il web. Niente accanimento, dunque niente sondino, niente peg o alimentazione forzata, visto che da quindici giorni non poteva più deglutire per l'evoluzione terminale del morbo di Parkinson, la stessa malattia di Giovanni Paolo II. Quel sondino, quell'alimentazione forzata che era stata il punto più controverso del disegno di legge sul testamento biologico (che non è mai diventato legge).
E così, dopo l'annuncio della morte, su Twitter l' hashtag #martini ha scalato le posizioni fino a entrare nella topten degli argomenti più discussi. Ma oltre alle numerosissime testimonianze di cordoglio, a tenere banco è stata proprio la notizia che il cardinale ha «rifiutato l'accanimento terapeutico». Il popolo di Twitter gli ha reso omaggio anche per questo, con qualche punta polemica, dai twitterologi famosi alla gente comune. Così Piero Sansonetti scrive che «il no all'accanimento terapeutico di Martini sia un esempio per questa classe politica e per la Chiesa». E altri commentano: «Almeno Martini sapeva che il medioevo è passato». Sarcastico un blogger: «E adesso i finti moralisti cattolici, politici e non, cosa diranno, che il cardinal Martini si è suicidato?» O un altro ancora: «Maestro per credenti e non fino all'ultimo».
Anche se c'è chi vuole chiarire. «È di grandissima importanza in questo contesto distinguere tra eutanasia e astensione dall'accanimento terapeutico», puntualizza un'utente. Un altro si interroga ironico: «Ma ora a Martini glielo fanno il funerale? Per me è del tutto irrilevante, però la famiglia Welby lo voleva, per esempio». Il tema viene battuto da molti: «Ora la Chiesa negherà i funerali cattolici al Cardinal Martini perché ha scelto di lasciarsi morire, giusto?». E Mikisugarfree: «Che la morte scelta dal cardinal Martini sia un esempio per i bigotti della prima e dell'ultim'ora».
La scelta di Martini è stata riportata dai giornali di tutto il mondo. Il premio Nobel Dario Fo definisce la sua scelta «stupenda, mostra che tipo di persona fosse». Martini «è il Piergiorgio Welby della Chiesa. Come Papa Wojtyla ha riaffermato il diritto all'autodeterminazione sui trattamenti sanitari, la Chiesa e i cattolici riflettano», è stato il giudizio di Mario Riccio, medico rianimatore che nel dicembre 2006 ha interrotto il trattamento che teneva in vita Welby. Il leader di Sel Nichi Vendola, ha commentato: «Ha scelto la dignità». «Quella del cardinale è stata la libera scelta. Una persona come lui l'ha potuta compiere, in libertà e responsabilmente, senza alcuna intromissione», il commento del deputato radicale Maria Antonietta Farina Coscioni: «Non a tutti è permessa, per esempio non è stata concessa a Piergiorgio Welby». E il padre di Eluana Englaro: «L'eutanasia non c'entra, la sua è stata autodeterminazione. È il diritto di ognuno di poter dire: "non mi impedite di morire"».
(M.Antonietta Calabrò - Corriere.it)
P.S.: "LA BUFALA" - Avrei voluto inserire il video del Corsera che mostrava le immagini della moltitudine di milanesi, extra milanesi ed extra-comunitari che attendeva in Piazza Duomo l'arrivo delle spoglie del Cardinal Martini. Una folla commovente per dimensioni, partecipazione, e multirazzialità. Ho iniziato a guardare il video, prima di postarlo, e questo iniziava con un messaggio pubblicitario, allegrissimo, della Mozzarella Santa Lucia.
Ho lasciato perdere, ma mi ha lasciato di sale il fatto che in questa occasione, ALMENO in questa occasione, il milanesissimo Corrierone e il suo Direttore Ferruccio De Bortoli non abbiano saputo rinunciare ai pochi o molti spiccioli guadagnati con la mozzarella.
Tafanus.
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I MIRACOLI DEL WEB: non sono così presuntuoso da pensare che il Tafanus abbia tanto potere, ma per pura coincidenza, dopo il nostro post-scriptum sullo spot della Mozzarella Santa Lucia che apriva il video del Corsera sull'arrivo del feretro del Cardinal Martini in Piazza Duomo, la mozzarella è sparita. Tafanus
Scritto il 02 settembre 2012 alle 08:01 nella Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Una gentile amica di facebook, B.S, (non so se desidera essere citata) mi ha dato una buona idea. Sugli immobili "non esclusivamente commerciali" della Chiesa esiste molta incertezza. Allora perchè non creare un luogo dove far convergere, da tutta Italia, segnalazioni dei luoghi della Chiesa adibiti NON SOLO al culto, ma anche - e talvolta prevalentemente - a scopi ed attività commerciali? Ci sto pensando, e credo che accoglierò il suggerimento.
Nel frattempo, riporto due documenti fondamentali. Il primo è uno scritto di cui è piena la rete, anche se NESSN SITO, fra quelli da me visitati, si è preoccupato di citare la fonte. Ah...quella cosa desueta chiamata "netiquette"... Quello che segue è l'articolo in questione, e cerca di far luce sulla giungla delle esenzioni (vere o presunte):
Chiesa, associazioni, ambasciate... i privilegiati che non pagano l'Ici - Il Vaticano - con 115 mila case e 9 mila scuole - fa la parte del leone. Ma la lista degli esentati è molto lunga. Dentro la zona grigia dell'uso non commerciale, si infilano migliaia di attività sanitarie, didattiche, ricettive
(di Ettore Livini - Repubblica.it)
Chiesa ma non solo. L'ombrello della norma taglia-Ici non ripara solo gli immobili (quelli ad uso "non esclusivamente commerciale") del Vaticano. Certo il mattone di Dio - 115.000, 9.000 scuole, 4.000 tra ospedali e centri sanitari - fa la parte del leone. Ma la platea dei beneficiari dell'esenzione dall'imposta è molto più ampia. Non pagano tutte le altre confessioni religiose. Zero tasse per le associazioni non profit, le ong, le ambasciate, le Fondazioni liriche, i palazzi intestati a Stati esteri. Niente Ici nemmeno per edicole, cappelle nei cimiteri, musei e per le proprietà di Comuni, Province e Regioni utilizzate a fini istituzionali.
La legge prevede l'esenzione per gli immobili di enti senza fine di lucro "destinati allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive". Come succede per il patrimonio della Santa Sede, però, anche qui esiste una ampia area grigia dove l'uso "non commerciale" dei beni è difficile da certificare. Ci sono ospedali controllati da pseudo-Onlus (e accreditati con il servizio sanitario nazionale) che fatturano centinaia di milioni.
Fondazioni che affittano case e palazzi di lusso incassando fior di quattrini ogni anno senza dover pagare un centesimo di imposta. Circoli sportivi e dopo-lavoro trasformati in piccoli - e ricchissimi - villaggi Valtur del tutto esentasse. Ecco l'elenco degli "utilizzatori finali" più importanti della norma taglia-Ici. E quello delle realtà sociali più vicine al mondo dell'assistenza sociale che in realtà - malgrado di solito si pensi il contrario - sono costretti a pagarla.
RELIGIONI - Musulmani e buddisti salvi come i cattolici
Tutti i luoghi di culto non pagano l'Ici. Vale per parrocchie, moschee, sinagoghe, anche per l'unico edificio in mano all'Unione Buddista Italiana. Per tutti vale l'esenzione dei beni utilizzati a fini "non esclusivamente commerciali". Con i Comuni incaricati di valutare eventuali abusi. Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco, per dire, ha esentato dall'imposta un ex-opificio trasformato in "luogo di culto dalla locale comunità mussulmana".
CIRCOLI - Biliardini e ristoranti sfuggono alla gabella
I circoli ricreativi che fanno capo a organizzazioni non a fine di lucro non pagano l'Ici. Vale ad esempio per i 5.500 circoli e sodalizi Arci, anche se l'associazione – conferma il presidente Paolo Beni – paga l'imposta sulle parti di edificio legate ad attività commerciali come ristoranti. È forse una delle partite più delicate, visto che in molte di queste realtà operano attività di ristorazione. "Ma sono rette dal volontariato e funzionano solo per i soci", assicura Beni.
ONLUS - Molte cause in tribunale per gli immobili affitati
Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell'Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency, non paga Medici senza frontiere, non paga l'Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d'oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto - almeno in teoria - a onorare con il fisco il pagamento dell'imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.
SCUOLE - Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit
Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l'Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica - tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus - invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.
Alcuni invece, a dispetto del mantra che si è tentato di veicolare in questi giorni da parte delle destre vicine alla Chiesa, pagano eccome:
PARTITI - Pagano tutta l'imposta sulle abitazioni ereditate
I partiti politici non beneficiano di alcuna esenzione Ici. "Noi per la sede di Torre Argentina sborsiamo 2-3mila euro l'anno" mette i puntini sulle "i" Mario Staderini, segretario dei Radicali. Paga il Pd, pagano le fondazioni degli ex-Ds cui è stato dirottato il patrimonio di case (5.800 immobili) girato dai militanti. Fanno la loro parte - perché obbligati dalla legge - pure gli eredi della vecchia Democrazia Cristiana. Anche se durante i burrascosi anni di Tangentopoli e della diaspora della Balena bianca è svanita nel nulla una dote di qualche centinaio di edifici di pregio.
SINDACATI - Patrimonio milionario, non ricevono sconti
I sindacati (come Confindustria) pagano l'Ici. Sia per le loro sedi istituzionali che per gli altri immobili destinati a reddito. Si tratta di un patrimonio importante. Solo la Cgil ha oltre 3.000 tra uffici e delegazioni lungo tutta la Penisola. La Cisl ne ha addirittura 5.000. Il mattone nel portafoglio della Uil ha un valore stimato di circa 35 milioni. Un "tesoretto" accumulato grazie a lasciti, donazioni e investimenti nel corso degli anni e cresciuto sullo zoccolo duro dei beni ereditati (esentasse) per legge dalle vecchie rappresentanze sindacali dell'era fascista.
Il secondo documento di cui volevo informarvi è una sorta di repertorio dal titolo "Istituti Religiosi a Roma - Elenco strutture disponibili nella provincia di Roma", che trovate a questo indirizzo: [Case Accoglienza-Ferie Lazio-Roma]
Il link si riferisce alla sola provincia di Roma, ma non lasciatevi prendere dal panico: sulla colonna sinistra del sito, molto funzionale, sono indicati in bell'ordine i links a tutte le restanti regioni del paese. Un sito molto ben fatto. Non abbiate fretta, perchè il sito offre più opportunità di Expedia. Nella sola Provincia di Roma l'offerta è di circa 100 strutture alberghiere (tutte, ovviamente, dotate non solo di frigobar e TV satellitare, ma anche della "cappella" d'ordinanza, che trasforma le strutture in luoghi "non esclusivamente" adibiti ad attività commerciali.
Non manca neanche il mitico e cliccatissimo Albergo delle Brigidine, in Piazza Farnese, con vista sulla piazza e sul palazzo nobiliare che ospita l'ambasciata francese. Tempi di prenotazione piuttosto lunghi. Però non perdetevi d'animo. Se non siete esperti di navigazione in rete, o non volete perdere troppo tempo, esiste un attrezzatissimo ufficio centralizzato di informazioni e prenotazioni. Al vostro servizio. Ed al servizio di Dio. Tafanus
ISTITUTI RELIGIOSI s.r.l.
Via della Tenuta del Casalotto, 55/f - 00118 Roma
Tel. 06.99.33.01.23 - 06.96.52.78.88 - Fax 06.233.245.146 - 06.96.52.78.87
info@istituti-religiosi.org - P.IVA 10633881007 - copyright 2009
Orario Uffici - dal lunedì al venerdì dalle ore 09,00 alle ore 13,00 e dalle ore 14,00 alle ore 19,00
P.S.: e nel sito romeguide.it, del quale si avvalgono molte case della fanciulla che offrono ospitalità (con cappella) non manca neanche una sezione una sezione specializzata in "Roma Erotica"
Scritto il 13 dicembre 2011 alle 00:14 nella Leggi e diritto, Politica, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (2)
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Bello, grande e strepitoso, ciò che è avvenuto in questo lunedì 26 settembre. Sia gloria a Dio e, per dirla con il salmista, "i fiumi battano le mani esultino insieme le montagne"! (Salmo 98)
Una rivoluzione da sogno! Questa chiesa nella quale la base sollecita le gerarchia, i soldati svegliano le sentinelle e le sentinelle si sono svegliate dal loro lungo sonno.
Sì, avete capito bene. Il mio plauso non va ai Vescovi Italiani né al loro presidente mons. Bagnasco, le cui parole, tardive e, come da acclarato connubio, generiche, non servono più di tanto.
No. Il plauso e la gioia è vedere questa chiesa di base che si sveglia e sveglia coloro che dovrebbero tenerla sveglia! Le comunità locali e i settimanali diocesani non tacciono e coloro che per ruolo istituzionale, gli "episcopi", dovrebbero vigilare e sorvegliare, sono stati costretti a venire allo scoperto, a uscir fuori dal loro interessato e vile silenzio.
E' poco, ma è già tanto. Che vivano i cristiani indomiti ed indomabili. Viva la chiesa che grida e protesta.
Che viva il popolo dei controcorrente. E nessuna compiacenza con la pronunce tardive, generiche ed equivoche.
La denuncia della Cei è tardiva, perché il danno ormai è dato. Il porco ha riempito il parlamento di maiali, servi e mafiosi, che si proteggono e difendono a vicenda.
La denuncia, oltre che tardiva, è anche generica: non si fanno nomi; al punto tale che neanche il serpente cattolico Lupi si sente toccato.
La denuncia è equivoca, perché sincerità vorrebbe che dopo anni di prostitutiva connivenza si chiedesse perdono al popolo italiano per l'appoggio, il supporto e la benedizione offerta allo stupratore della democrazia italiana, al ricattatore dei servi e al millantatore delle libertà.
I vescovi italiani, nella loro maggioranza, devono chiedere perdono per i peccati di prostituzione e di simonia: per un piatto di lenticchie hanno venduto al principe egocrate l'anima loro e quella del popolo che dovevano servire e di cui si sono serviti. Il degrado che lamentano è stato il prodotto della loro ignavia e del loro asservimento.
Aldo Antonelli
Scritto il 28 settembre 2011 alle 11:30 nella Aldo Antonelli, Berlusconi, Fronte del Porco, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (3)
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Sorella Nicole
Ad avere scatenato l'ira dei vescovi il racconto dell'uso sacrilego che Berlusconi faceva della croce nelle notti di bunga bunga, secondo quanto raccontato da una testimone del processo Ruby
C’è un limite a tutto. Anche alla necessità di mantenere una distanza accigliata pur di non avere ritorsioni e retromarce sulla spinosa questione del pagamento dell’Ici. E dunque scoprire, dalle pagine del Fatto Quotidiano, dell’uso sacrilego che il Cavaliere faceva, nei festini di Arcore, del crocefisso sul corpo voluttuoso di Nicole Minetti vestita da suora, è stato uno shock intollerabile anche per un uomo dal proverbiale uso di mondo come il cardinal Bagnasco.
Raccontano fonti di palazzo Chigi che due giorni dopo la pubblicazione sul Fatto dell’intervista all’anonima partecipante del bunga bunga, dai palazzi vaticani sia partita una telefonata sdegnata all’indirizzo di Gianni Letta, da sempre referente del governo con Santa Romana Chiesa. Nessuno ha assistito al colloquio, ma sembra – come ha riportato per prima La Stampa – che il fedelissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio abbia tentato più volte di convincere il cardinal Bagnasco a recedere dall’intento di intervenire pubblicamente contro l’episodio riportato nelle colonne del giornale, adducendo la “poca credibilità” della testata e “l’indubbia partigianeria” dei suoi redattori, nonché “l’odio profondo” nei confronti di Berlusconi, ma nulla è stato abbastanza forte da convincere il Presidente della Cei a darsi per vinto. Pare, addirittura, che Letta abbia proposto, come via di mediazione, un pubblico “mea culpa” del “peccatore” Silvio, ma che poi Bagnasco stesso lo abbia gelato: “Quello non chiederà mai perdono di nulla, figurarsi…”. E, infatti, è andata proprio così, che alla fine anche Letta (che è anche un Gentiluomo di Sua Santità) abbia gettato la spugna.
Il tentativo è stato fatto, ma il gesto “porno-sacrilego” del Cavaliere non poteva rimanere impunito. Di qui il pesante intervento di ieri dei vescovi contro i “comportamenti licenziosi e le relazioni improprie”, “il torbido svelato e l’esibizione colpevole” da parte di chi ricopre cariche pubbliche, in pratica il “de profundis” dell’appoggio cattolico a Berlusconi per il resto della legislatura. Santa Romana Chiesa, nella storia, ha sempre chiuso uno – più spesso tutti e due – gli occhi sui comportamenti sessuali disinibiti della classe politica italiana, specie in epoca craxiana, ma evidentemente immaginare il simbolo più sacro della cristianità tra le cosce di una consigliera provinciale vestita da suora è stato troppo anche per la proverbiale tolleranza vaticana. Stavolta, Silvio si è giocato molto di più di un alleato politico qualsiasi.
Scritto il 27 settembre 2011 alle 13:15 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (7)
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Parlando in nome della Chiesa italiana, il cardinale Bagnasco ha usato parole molto chiare, ieri, davanti al Consiglio permanente dei vescovi. Il nome del presidente del Consiglio non viene fatto, ma è di Berlusconi che parla: quando denuncia "i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie", quando ricorda il "danno sociale (che essi producono) a prescindere dalla loro notorietà".
Quando cita l'articolo 54 della Costituzione e proclama: "Chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore". Non è la prima volta che il Presidente della Cei critica l'immoralità insediatasi ai vertici del governo italiano, ma questa volta le parole sono più precise e dure, il tono si fa drammatico perché il Vaticano ormai ne è consapevole: la personalità stessa del premier è elemento della crisi economica che sta catturando l'Italia, e all'estero la sua figura non è più giudicata affidabile. Tra le righe, Bagnasco fa capire che le dimissioni sarebbero la via più opportuna: "Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto".
Come in altre occasioni, non manca la critica parallela alla magistratura: critica che Berlusconi ha abilmente sfruttato a proprio favore, per lungo tempo, presentandosi come politico vicino alla Chiesa e da essa appoggiato. Il Cardinale ha dubbi "sull'ingente mole di strumenti di indagine messa in campo, quando altri restano disattesi e indisturbati" e giunge sino a dirsi "colpito dalla dovizia delle cronache a ciò dedicate": sono dubbi e sbigottimenti non del tutto comprensibili, perché è pur sempre grazie alla magistratura e alla dovizia delle cronache che la Chiesa stessa, infine, ha dovuto constatare i "comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui"; "l'improprio sfruttamento della funzione pubblica"; i "comitati d'affari che, non previsti dall'ordinamento, si autoimpongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con remunerazioni, in genere, tutt'altro che popolari"; l'evasione fiscale infine, "questo cancro sociale" non sufficientemente combattuto. Senza le inchieste della stampa indipendente, senza le intercettazioni ordinate dai pubblici ministeri, senza la documentazione sugli innumerevoli reati imputati al premier, la Chiesa non potrebbe fondatamente pronunciare, oggi, il suo "non possumus".
Anche in questo caso tuttavia, Bagnasco cambia tono rispetto agli anni scorsi. Pur esprimendo dubbi su magistrati e giornalisti, si rifiuta di metter sullo stesso piano le condotte degli uni e degli altri: "La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano (...) La questione morale, complessivamente intesa, non è un'invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un'evenienza grave, che ha in sé un appello urgente".
La questione morale non è un'invenzione mediatica: lo dicono da tempo tanti cattolici, laici e non, e la Chiesa italiana sembra volerli ascoltare, meno riottosamente di ieri. Si capisce che non faccia nomi espliciti, che non usi l'arma ultima che è la richiesta esplicita di dimissioni: sarebbe un'interferenza nella politica italiana, non promettente per il futuro anche se comprensibilmente invocata da molti. La Chiesa già interviene molto sulle scelte delle nostre istituzioni (il testamento biologico è un esempio), e non sarebbe male se in tutti gli ambiti osservasse la prudenza politica che manifesta verso Berlusconi, non nominandolo espressamente. Forse la condanna che oggi pronuncia - che questo giornale ha chiesto con forza - non può che essere spirituale, al momento: il cristiano non compra l'amore, non compra il consenso, non mente, non inganna, non privilegia i ricchi contro i poveri, non presta falsa testimonianza. Su questi e altri peccati ce ne sono, di cose da dire.
La vera questione, a questo punto, concerne i cattolici che sono nella maggioranza, e che dovranno giustificare ora le innumerevoli connivenze, i silenzi così tenaci e vili. Cosa pensano Formigoni, o Giovanardi, delle parole che vengono dal vertice della Conferenza episcopale italiana? Con che faccia il ministro Rotondi parla di Berlusconi come di un "santo puttaniere"? Perché "santo"? Per tutti costoro, più che per la Chiesa, vale oggi il comandamento di Gesù: "Sia invece il vostro parlare "sì sì", "no no", il di più viene dal maligno". Il Cardinale sembra avere in mente questi politici quando constata: "Colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l'impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità".
Non è escluso che il Papa abbia avuto il suo peso, nel linguaggio più aguzzo cui la Chiesa italiana ricorre. Da quando si è inasprita la crisi, Benedetto XVI ha usato parole di grande severità contro le ingiustizie e le diseguaglianze che lo sconquasso economico sta dilatando. Va in questa direzione l'omelia pronunciata l'11 settembre a Ancona. E nel viaggio in Germania il Pontefice non ha esitato ad ammettere che la Chiesa per prima è oggi scossa alle fondamenta: che per sopravvivere e rinascere deve "demondanizzare" se stessa, deve farsi scandalosa. Nel discorso al Konzerthaus di Friburgo ha ricordato che uno dei tanti fattori che rendono "poco credibile" la Chiesa è il suo apparato, e sono le sue ricchezze materiali (...si potrebbe persino essere d'accordo con Ratzinger, se cominciasse - lui per primo - ad essere meno indulgente coi preti pedofili, e se cominciasse - lui per primo - a rinunciare alle ridicole babucce di Prada, a qualche chilo di oro, e a qualche metro quadro di ermellino. NdR)
Demondanizzarsi, riscoprire l'umiltà e la povertà: è un progetto di vita alto, è l'antica denuncia che Antonio Rosmini fece nelle Cinque Piaghe della Chiesa (inizialmente la Sacra Congregazione dell'Indice condannò il grande libro, nel 1849). "La Chiesa non deve forse cambiare? Non deve forse, nei suoi uffici e nelle sue strutture, adattarsi al tempo presente, per raggiungere le persone di oggi che sono alla ricerca e in dubbio?" lo ha chiesto a Friburgo il Papa, stavolta, e quel che ha chiesto è importante anche per l'Italia, alla cui costruzione e alla cui unità tanti cattolici laici hanno contribuito. Così come è essenziale anche il discorso sulla povertà. È già un passo non irrilevante la disponibilità di Bagnasco a farsi giudicare, sulle sovvenzioni che la Chiesa riceve dallo Stato italiano: "Facciamo notare che per noi, sacerdoti e vescovi, e per la nostra sussistenza, basta in realtà poco. Così come per la gestione degli enti dipendenti dalle diocesi. Se abusi si dovessero accertare, siano perseguiti secondo giustizia, in linea con le norme vigenti".
(di Barbara Spinelli - Repubblica - 27/09/2011)
Tutto bene, ma a nostro avviso Barbara Spinelli avrebbe potuto e dovuto chiedere alla chiesa in genere perchè abbia impiegato un tempo infinito per denunciare questi fatti, e lo abbia fatto poi, forse, con un eccesso di prudenza. E perchè il Papa in persona, sempre agghindato come una madonna pellegrina, si senta in diritto di chiedere ad altri (al "basso clero"?) semplicità e sobrietà nell'essere e nell'apparire. E se iniziassimo dai vertici?
Bravo Bagnasco a ricordarci che alla sussistenza del clero bastano mezzi di sussistenza limitati. Noi, atei che devolviamo il nostro 8 per mille ai Valdesi, lo sappiamo da un pezzo. Ora Bagnasco passi dalle enunciazioni di principio ai fatti, e cominci a denunciare qualche immobile commerciale della Chiesa come soggetto ad ICI, così aiuterà concretamente l'Italia e i poveri, e ci dimostrerà che il suo non era un comizio ad usum delle telecamere, ma un sincero pentimento. Restiamo in "vigile attesa".
Di Giovanardi e Rotondi, invece, mi rifiuto di parlare. Incommentabili, sempre e comunque. Tafanus
Scritto il 27 settembre 2011 alle 09:00 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Impresentabili, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (12)
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Vorrei che nessuno si lasciasse sfuggire questo magistrale articolo di Barbara Spinelli, che si chiede fino a quando proseguirà l'indecente silenzio della Chiesa. Certo, ci sono le eccezioni, e di alcune di queste eccezioni ci onoriamo di essere amici (don Paolo Farinella, don Aldo Antonelli, don Giorgio de Capitani), ma anche don Sciortino, don Gallo... e mi scuso con tutti quelli che non cito per dimenticanza). Ma Barbara Spinelli chiede conto non a loro, naturalmente, ma alle c.d. "gerarchie", che qualche domanda dovrebbero porsela, e dovrebbero porla a chi è responsabile di questo sfascio etico della Chiesa che non chiede, e dei Fedeli ai quali va bene così. Non tutti, ma certamente moltissimi. Tafanus
Il sostegno che i vertici della Chiesa continuano a dare a Berlusconi è non solo uno scandalo, ma sta sfiorando l'incomprensibile. Che altro deve fare il capo di governo, perché i custodi del cattolicesimo dicano la nuda parola: "Ora basta"? Qualcosa succede nel loro animo quando leggono le telefonate di un Premier che traffica favori, nomine, affari, con canaglie e strozzini? Non sono sufficienti le accuse di aver prostituito minorenni, di svilire la carica dimenticando la disciplina e l'onore cui la Costituzione obbliga gli uomini di Stato? Non basta il plauso a Dell'Utri, quando questi chiamò eroe un mafioso, Vittorio Mangano?
Cosa occorre ancora alla Chiesa, perché si erga e proclami che questa persona, proprio perché imperterrita si millanta cristiana, è pietra di scandalo e arreca danno immenso ai fedeli, e allo Stato democratico unitario che tanti laici cattolici hanno contribuito a costruire?
Un tempo si usava la scomunica: neanche molto tempo fa, nel '49, fu scomunicato il comunismo (il fascismo no, eppure gli italiani soffrirono il secondo, non il primo). Se Berlusconi non è uomo di buona volontà, e tutto fa supporre che non lo sia, la Chiesa usi il verbo. Ha a suo fianco la lettera di Paolo ai Corinzi: "Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!".
Anche l'omissione è complicità. Sta accadendo l'intollerabile dal punto di vista morale, in politica, e i vertici della Chiesa tacciono: dunque consentono. Si può scegliere l'afonia, certo, o il grido inarticolato di disgusto: sono moti umani, ma che bisogno c'è allora di essere papa o vescovo? (avete visto, in Vaticano, Habemus Papam?). Dicono che parole inequivocabili son state dette: "desertificazione valoriale", "società dei forti e dei furbi", "cultura della seduzione".
Ma sono analisi: manca la sintesi, e le analisi stesse son fiacche. D'un sol fiato vengono condannati gli eccessi dei magistrati, pareggiando ignominiosamente le condanne. Da troppo tempo questo è, per tanti laici cattolici scandalizzati ma non uditi, incomprensibile. Quasi che il ritardo nella presa di coscienza fosse ormai connaturato nella Chiesa. Quasi che l'espiazione (penso ai mea culpa di Giovanni Paolo II, nobili ma pur sempre tardivi) fosse più pura e santa che semplicemente non fare il male: qui, nell'ora che ci si spalanca davanti.
Un gesto simile a quello di Cristo nel tempio, un no inconfondibile, allontanerebbe Berlusconi dal potere in un attimo. Alcuni veramente prezzolati resterebbero nel clan. Ma la maggior parte non potrebbero mangiare insieme a lui, senza doversi ogni minuto giustificare. Non è necessario che l'espulsione sia resa subito pubblica, anche se lo sapete, uomini di Chiesa: c'è un contagio, del male e del malaffare. Forse basterebbe che un alto prelato vada da Berlusconi, minacci l'arma ultima, la renda nota a tutti. Questa è l'ora della parresia, del parlar chiaro: la raccomanda il Vangelo, nelle ore cruciali.
Sarebbe un'interferenza non promettente per il futuro, lo so. Ma l'interferenza è una prassi non disdegnata in Vaticano, e poi non dimentichiamolo: già l'Italia è governata da podestà stranieri in questa crisi (Mario Monti l'ha scritto sul Corriere: "Le decisioni principali sono prese da un "governo tecnico sopranazionale"), e Berlusconi d'altronde vuole che sia così per non assumersi responsabilità. Resta che gli alleati europei possono poco. E una maggioranza che destituisca Berlusconi ancora non c'è in Parlamento.
Lo stesso Napolitano può poco, ma la sua calma è d'aiuto, nel mezzo del fragore di chi teme chissà quali marasmi quando il Premier cadrà. Il marasma postberlusconiano è fantasia cupa e furba, piace a chi Berlusconi ce l'ha ormai nelle vene. Il marasma, quello vero, è Berlusconi che non governa la crisi ma si occupa di come evitare i propri processi: tanti processi, sì, perché di tanti reati è sospettato. L'Italia è un battello ebbro, il capitano è un simulacro. Non ci sono congiure di magistrati, per indebolire la carica. Il trono è già vuoto. Il pubblico ministero, organo dello Stato che rappresenta l'interesse pubblico, deve per legge esercitare l'azione penale, ogni qualvolta abbia notizia di un reato, e in molte indagini Berlusconi è centrale: come corruttore o vittima-complice di ricatti.
Gli italiani non possono permettersi un timoniere così. Se sono economicamente declassati, la colpa è essenzialmente sua. Berlusconi non farà passi indietro, gli oppositori si ridicolizzano implorandolo senza mai cambiare copione. Oppure vuole qualcosa in cambio, e anche questo sarebbe vituperio dell'Italia. Il salvacondotto proposto da Buttiglione oltraggia la Costituzione. Casini lo ha smentito: "Sarebbe tecnicamente e giuridicamente impossibile perché siamo in uno Stato di diritto".
Perché la Chiesa non dice basta? Si dice "impressionata" dalle cifre dell'evasione fiscale, ma la vecchia domanda di Prodi resta intatta: "Perché, quando vado a messa, questo tema non è mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica" (Famiglia cristiana, 5-8-07). E come si spiega tanta indulgenza verso Berlusconi, mentre Prodi fu accusato di voler essere cristiano adulto? Pare che sia la paura, ad attanagliare i vertici ecclesiastici: paura di perdere esenzioni fiscali, sovvenzioni. Berlusconi garantisce tutto questo ma da mercante, e mercanti sono quelli che con lui mercanteggiano, di quelli che Cristo cacciò dal tempio rovesciandone i banchi.
E siete proprio sicuri di perdere privilegi? Tra gli oppositori vi sono persone a sufficienza, purtroppo, che non ve li toglieranno. Paura di un cristianesimo che in Italia sarebbe saldamente ancorato a destra? Non è vero. Non posso credere che lo spauracchio agitato da Berlusconi (un regime ateo-comunista)abbia ancora presa. Oppure sì? Penso che la Chiesa sia alle prese con la terza e più grande tentazione. Alcuni la chiamano satanica, perché di essa narra il Vangelo, quando enumera le prove cui Cristo fu sottoposto: la prova della ricchezza, del regno sui mondi: "Tutte queste cose ti darò, se prostrandoti mi adorerai". La Chiesa sa la replica di Gesù.
Il Papa ha detto cose importanti sulla crisi. Che agli uomini vengon date pietre al posto del pane (Ancona, 11 settembre). La soluzione spetta a politici che arginino i mercati con la loro autorevolezza. Non saranno mai autorevoli, se ignorano la quintessenza della decenza umana che è il Decalogo. Ma neanche la Chiesa lo sarà. Diceva Ilario di Poitiers all'imperatore Costanzo, nel IV secolo dC: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro".
(Barbara Spinelli - Il silenzio della Chiesa)
Scritto il 21 settembre 2011 alle 19:00 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Impresentabili, Religioni, Società e costume | Permalink | Commenti (10)
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"La questione morale in politica, come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato è grave e urgente e non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti”.
Come non essere d'accordo con questa sacrosanta affermazione del card. Bagnasco? Era ora, direbbe qualcuno. Da tempo avrebbe dovuto tuonare su questi registri! E non solo in riferimento al mondo politico, ma prima, anche e soprattutto in riferimento al mondo ecclesiastico, nei confronti del quale, invece, continua vergognosamente a tacere.
Le cronache sociali e politiche di questo pese sono strettamente connesse agli intrighi, i ricatti, i maneggi d'oltretevere. Per restare solo alle ultime cronache. ricordiamo le inchieste giudiziarie su Angelo Balducci (Gentiluomo del Papa nonchè ex Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, indagato per la “cricca” che ruotava attorno alla Protezione Civile di Bertolaso). O il corista nigeriano della Cappella Giulia che compare come procacciatore di incontri per Balducci. Oppure l’inchiesta sui rapporti bancari intrattenuti dallo Ior, la banca vaticana, con Unicredit e altri istituti di credito italiani che sospettano lo Ior per operazioni di riciclaggio.
E gli affitti di favore offerti dal Card. Sepe a politici elargitori di pubblico danaro per lavori non svolti? C'è una catena di interessate e sporche connivenze che lega il malaffare politico con il malcostume ecclesiastico da far paura. La monnezza di Napoli, al confronto, sembra solo coreografia.
Da una inchiesta condotta dall'Europeo nel 1977, risultava che un quarto del patrimonio immobiliare di Roma era di proprietà del "Vaticano e Affini: cpngregazioni, collegi, case sante, istituti ecclesiastici, rettorati, pie società, capitoli, abbazie e una serie infinita di enti e ordini monastici...!
Questa chiesa non mi appartiene e non le appartengo. Io sono figlio di quella chiesa che dichiarava, negli anni aurorali del Concilio:
"La Chiesa non pone la sua Speranza nei privilegi offertile dall'autorità civile. Anzi essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove esigenze esigessero altre disposizioni" (Gaudium et Spes, 76).
Dalla rinuncia ai diritti legittimamente acquisiti siamo naufragati nel pantano di privilegi subdolamente usurpati! Anche il discorso dell'Ici rientra in questo capitolo. Dovrebbe essere lei, la Chiesa, a reclamare il pagamento di una tassa su immobili adibiti ad usi diversi dal culto: scuole, cliniche, istituti/alberghi ecc., invece che scagliare fulmini e saette ogni volta che viene toccato il problema.
Sì! Questa chiesa non mi appartiene e io non le appartengo!
Aldo Antonelli
Scritto il 03 settembre 2011 alle 09:00 nella Aldo Antonelli, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (0)
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Avvenire: "La Chiesa già paga, bisogna stanare gli evasori" - Intervento del quotidiano della Cei dopo la mobilitazione relativa ai presunti privilegi fiscali degli enti religiosi. "In regola, i Comuni hanno tutti gli strumenti per accertarlo". Lettera di Alfano: "Con questi attacchi si penalizza la gente indifesa. E' una contromossa al successo della giornata mondiale della gioventù"
Angelino Alfano
ROMA - La Chiesa paga già le tasse dovute, la vera emergenza è stanare gli evasori fiscali. Così oggi Avvenire torna sulle polemiche relative ai presunti privilegi fiscali della Chiesa - oggetto anche di una forte mobilitazione in rete - rispondendo al segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, tra i principali promotori della campagna anti-esenzioni ecclesiastiche, che ieri aveva detto: "Non vogliamo tagliare i fondi a parrocchie e Caritas, ma solo far pagare le tasse a tutte le attività commerciali degli enti religiosi".
Il quotidiano cattolico scrive: "Da almeno quattro anni dimostriamo, dati alla mano, che gli enti religiosi che producono reddito pagano già tutte le tasse dovute; chi non lo facesse sbaglierebbe, e i Comuni hanno gli strumenti per accertarlo". "Piuttosto - continua il corsivo "Secondo noi", che esprime la linea del giornale della Cei - il segretario dei Radicali spieghi come concilia la sua volontà di non voler 'tagliare i fondi a parrocchie e Caritas' con l'attacco suo e del Gran Maestro (del Grande Oriente d'Italia, ndr) all'8 per mille. E anzichè prendersela con il mite popolo delle parrocchie, additando all'italiano stanco e triste e impaurito il facile diversivo del 'mostro cattolico', cacci fuori qualche idea per stanare il Gatto e la Volpe che evadono le tasse e se la ridono".
Nella polemica interviene anche Angelino Alfano. In una lettera ad Avvenire, il segretario del Pdl scrive che "tentare di penalizzare la Chiesa significa far del male alla nostra gente e, soprattutto, alla gente più indifesa". Per Alfano gli "ipotizzati privilegi" (Sic!) di cui godrebbe la Chiesa sono bugie e falsità "cavalcate anche da settori del Pd". "Si usano cifre fantasiose e si inventano privilegi che non esistono. Lo scopo di questo attacco è per me chiaro: al clamoroso successo della Giornata mondiale della Gioventù a Madrid, che ha sancito la fine del sogno laicista di Zapatero, si doveva trovare una contromossa".
Per il segretario del Pdl togliere l'esenzione dall'Ici alla Chiesa e agli altri creerebbe "un danno sociale immenso". (...un danno sociale immenso ai preti, certo... NdR) Alfano dà "pieno sostegno alle parole del cardinal Bagnasco che Avvenire ha tradotto in un titolo perfetto: 'Più famiglia e uno stop all'evasione', uno slogan così come - conclude - difenderemo il trattamento fiscale di favore per il non profit e l'intangibilità del 5 per mille che lascia al cittadino la scelta di quali generosi attori sociali sostenere nella sua piena libertà di valutazione".
...la Madonna Pellegrina Card. Bagnasco...
Chi volesse rinfrescarsi la memoria su come sia ligia la Chiesa nell'osservare le leggi disegnate apposta per permetterle di evadere legalmente le tasse, e guadagnare miliardi sulla pelle dei poveracci che dovrebbero difendere, si rilegga, per piacere, il post che abbiamo pubblicato ieri, dedicato alla [Santa Evasione]. L'avvenire è indignato? Certo, ma si indigni a 360°. Contro l'evasione dei laici, ed ancor più di quelli che girano il mondo diffondendo il verbo. Uno dei capisaldi è: "Non rubare"
Guardate questa foto di Bagnasco: mi ricorda quelle madonne in processione nei paesi. Mancano solo i festoni dei bigliettoni da 10.000 lire appuntati con lo spillo alle vesti. E poi quelle mazzarelle, quei gioielli, quei vestiti... un vero inno alla semplicità ed alla povertà.
Questa gente è indignata per ciò che corre sul web? Lo siamo anche noi. Ma non per il fatto che il web, vivaddio, faccia circolare le notizie. Ci indignano le notizie, non la loro circolazione. Ci indignano e ci hanno sempre indignato i Marcinkus, la Propaganda Fide, Comunione e Ristorazione, e i mille alberghi che non pagano pegno perchè in un angolino dell'albergo c'è una cappelletta dove due volte all'anno si celebra una messa frettolosa, trasformando così l'albergo in "attività non esclusivamente commerciale".
Ci indigna il fatto che la Chiesa spenda il 90% di quanto raccatta, in maniere lecite e meno lecite, in spese per il culto, e per la vestizione delle madonne pellegrine. E, last but not least, ci indigna l'indignazione di Angelino Alfano e del Cassiere Bagnasco. Amen
Tafanus
Scritto il 27 agosto 2011 alle 19:30 nella Fronte del Porco, Impresentabili, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (1)
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Per giorni abbiamo sentito ripetere che in Spagna sarebbero stati Un Milione (si sa... le cifre tonde fanno sempre un certo effetto... Un Milione di Papa Buois, Un Milione di posti di lavoro, Un Milione la pensione minima a tutti...)
Poi ieri RaiNews24 impudente, riporta le stime della polizia spagnola: 500.000.
Passano pochi minuti, ed un piccato ufficio stampa dei papa-buois rettifica: sono almeno un milione e mezzo, forse due. Ancora un attimo, ed Emilio Fede esagera: dicono che fossero due milioni, ma erano sicuramente di più... Poi, però, si lascia sfuggire la dimensione del luogo dell'ultimo raduno: l'aeroporto. Quanto è grande lo spazio attrezzato per la woodstock dei papa-buois?
Dirlo in mq. non è immaginifico. Allora arriva la notizia "visiva": lo spazio è uguale alla superficie di 48 stadi di calcio! Ora, dato che le dimensioni medie dei campi omologati sono di 105 metri per 70, 48 campi hanno una superficie complessiva di 352.800 mq. Togliamone pure un 20% di arredi fissi, spazi per le vie di fuga, il maxi-palco, le forza dell'ordine, i servizi si assistenza, i cessi, le ambulanze, le bancarelle... Restano circa 282.000 mq (sono generoso!)
Ora, ficcare più di due milioni di papa-buois in questa superficie, significa metterne più di sette per metro quadro. Questa notizia, a seconda del carattere dell'ascoltatore, può produrre effetti devastanti:
-a) morte per soffocamento;
-b) morte per schiacciamento;
-c) attacchi di claustrofobia;
-d) attacchi di ilarità.
Quale busta scegliete? Tafanus
Scritto il 21 agosto 2011 alle 11:30 nella Impresentabili, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (9)
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Stop alla legge contro l'omofobia: "Incostituzionale la norma sui gay"
Con 293 sì, 250 no e 21 astenuti passano in aula alla Camera le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Udc, Pdl e Lega. Anna Paola Concia: "Oggi la maggior parte del Parlamento ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni". Fini: "Da deputato avrei votato contro"

Anna Paola Concia
ROMA - Per la seconda volta la Camera ha fermato la legge contro l'omofobia. L'aula della Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità sul ddl contro l'omofobia, affossando così la proposta. La pregiudiziale presentata da Udc, Pdl e Lega è passata con 293 sì, 250 no e 21 astenuti. L'approvazione 'affossa' il disegno di legge che mirava a introdurre l'aggravante di omofobia nei reati penali, sostenuto con forza da Anna Paola Concia (Pd). Con Pdl, Lega ed ex Responsabili ha votato l'Udc, che aveva presentato una delle pregiudiziali. Mentre hanno votato contro gli altri partiti di opposizione (Pd, Idv, Fli e Api).
"Oggi la maggior parte del Parlamento - ha denunciato Concia prendendo la parola in aula subito dopo la proclamazione del risultato - ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni....". Ma l'intervento della leader del movimento omosessuale è stato interrotto per questioni formali dal presidente della Camera Gianfranco Fini: "Capisco il suo stato d'animo e lo spirito del suo interevnto - ha detto, ricordandole che la parola era stata da lei chiesta sull'ordine dei lavori essendosi la Camera già espressa sul merito con il voto - ma sono costretto a interromperla..." [...]
(continua su www.repubblica.it)
Da oggi picchiare i gay si può. La componente omofobica (molto simile al razzismo) non è un'aggravante. Lo hanno deciso i difensori dei valori della cristianità (Berlusconi, Bossi, e Pierferdi Casini, il devoto alla Madonna da velo azzurro). Si, il maiale, il razzista, e quel purissimo cattolico col quale il PD pensava davvero di poter portare avanti un qualche disegno politico comune, seppur limitato.
La Mara Carfagna, invece, si è dichiarata favorevole all'aggravante, ma non ha votato contro il suo donatore di poltrona... Poveraccia, una poltrona da ministra mica si trova tutti i giorni... Ha fatto il massimo che poteva fare: si è astenuta. Lega style: non capiscono, ma si adeguano. La Carfagna non capisce ma si astiene, Bossi non è favorevole alla missione in Afghanistan, ma vota a favore...
Bersani, possiamo piantarla li, adesso, con queste periodiche aperture di credito ai Casini, ai Giovanardi, alle Binetti, ed ai Bossi? Ma cosa cazzo abbiamo da spartire, con questa gente?
Ho mandato una lettera di Anna Paola Concia, che mi ONORA della sua amicizia. Ha accolto il responso della Camera con le lacrime agli occhi. Forse si aspettava questa porcheria dai fascisti del PdL e della Lega Patana, non dai sedicenti cristiani adoratori di madonne di varie categorie. Anna, non mollare! Il loro tempo è scaduto. Ormai questa gente puzza come pesce guasto, ma nessuno trova il coraggio di buttarli nell'umido. Finiranno da soli in putrefazione. Tafanus
Scritto il 26 luglio 2011 alle 19:31 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Giustizia, Impresentabili, Leggi e diritto, Razzismo, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (26)
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Specchio, specchio delle mie brame... chi è il più razzista del reame? La Nirenstein? Oriana Fallaci "alla memoria"? Calderoli? Salvini? Gasparri? Feltri? Belpietro? Sallusti? Berlusconi? Lanceremo un sondaggino, ma intanto ci preme immortalare le parole di Fiammetta, prima che riescano a farle sparire, come già è stato fatto con la prima edizione del "Geniale" di oggi... Tafanus
ATTENZIONE! L'incipit "dubitativo, in rosso, non figurava nell'articolo di stamattina sul Geniale, che invece non avanzava alcun dubbio! E brava Fiammetta! non solo razzista, ma anche lestofante!
Molte piste, ma non tutte, portano ad un attacco da parte del terrorismo di stampo islamico. Nelle prossime ore si dovrà verificare con attenzione quello che per ora è un fondato sospetto. Ma se così fosse, non ha nessuna importanza se sia stato a causa delle vignette su Maometto riprese anche in Norvegia nel 2006 dal giornale danese che primo le pubblicò o a causa della presenza di un piccolo contingente in Afghanistan e uno ancora minore in Libia, che peraltro se ne andrà il primo agosto; oppure perché Al Qaida si è offesa per gli arresti domiciliari del mullah Krekar, sospettato di connivenza con Al Qaida... Non importa quali di queste ragioni venga addotta dalla prima rivendicazione di Ansar al Jihad al Alami per le decine di ragazzi morti al convegno sull’isola di Utoya o per l’orrida distruzione e le sette vittime nel centro di Oslo.
Il terrorismo oggi ha vastissime ramificazioni, è divenuto ormai pressoché impossibile delimitarlo ad alcune associazioni paramalavitose come era nel passato, ad alcuni personaggi di fama internazionale, avvolti nel mistero e nel delitto come poteva essere per esempio Carlos. Oggi il terrorismo è il comma di una teoria islamistica di conquista che va da capi di Stato anche molto importanti, come Ahmadinejad, che ritengono non solo giusto ma doveroso impiegare Hezbollah e Hamas per la guerra contro l’Occidente e costruire la bomba atomica fino, appunto, a Hamas che domina territorialmente un’area sotto l’insegna dello sterminio del vicino (e questo non lo ostacola nel gestire larghi rapporti internazionali), fino al nuovo complesso franchising di Al Qaida che, dopo l’eliminazione di Bin Laden, è diventato sempre più ambizioso di mostrarsi al posto del pallido ieratico feroce capo assoluto che ora non dà più fastidio ai suoi epigoni, liberi di esprimere la sete di sangue a modo loro.
E noi che facciamo? Oslo, città che sogna, città che ospita il premio Nobel per la pace, luogo principe del processo di pace, si è fatta prendere alle spalle, nonostante ultimamente la sua polizia fosse in allarme per ventilati piani terroristici; sapeva bene che la vicenda del mullah Krekar aveva già suscitato parecchio scontento nella popolazione musulmana, che è quasi il cinque per cento della Norvegia, sapeva che le sue missioni scontentano alquanto molte centrali terroristiche, che la vecchia storia delle vignette ancora duole. Ma Oslo è una città onorevole, che non può, come nessuno di noi occidentali, vivere in un clima di sospetto. Noi dobbiamo credere nella possibilità di pacificazione, nel miglioramento di ogni e qualsiasi relazione, anche quelle con i più espliciti assassini.
Al Zawahiri aveva annunciato che Oslo è nel mirino, la sua ambasciata a Damasco era già stata assediata una volta, Al Qaida aveva promesso un bagno di sangue. Ma la strada che seguiamo per combattere il terrorismo al tempo di Obama è diventata ideologicamente incerta, deve essere neutra quanto si può, ormai l’ispirazione basilare è quella di una tattica militare tesa a sradicare le cellule sul campo, sperando che il terreno non si inaridisca troppo rispetto a un futuro rapporto con gli islamisti pronti invece a ricevere una mano tesa: nemmeno un mese fa il capo dell’antiterrorismo John Brennan ha spiegato di nuovo dalla Casa Bianca che la guerra al terrorismo non porta tracce di guerra al terrore come sistema bellico complessivo contro gruppi ideologici, niente freedom agenda, niente asse del male, niente contrapposizione verticale... La strategia contro il terrorismo è disegnata non per perseguire il terrore come ideologia in ogni angolo del mondo, compresa casa nostra, dove purtroppo è sempre più presente, ma ora come ora punta ad Al Qaida sul campo, ovvero in Afghanistan, con droni che ripuliscono le zone infestate senza troppi danni collaterali, col bellissimo attacco di Abbottabad...
Fiamma Nirenstein
Ma nenche Libbbero di Belpietro rinuncia alla sua quotidiana figura di 'mmerda... Per solidarietà? Attendiamo un'articolessa di Daniela Santanscié. Ci manca...
Credits: il testo completo del demenziale articolo di Fiamma Nirenstein, sparito dal Geniale, lo ha ritrovato JeSuisStephanie dove era più logico cercarlo... sul blog di Fiamma Nirenstein !!! Ma si può essere più idioti di così! Il Geniale fa di tutto per farlo sparire persino dal "cartaceo", sobbarcandosi i costi di una "seconda edizione", e l'ineffabile Fiamma lo pubblica integralmente sul suo blog, pert nostro divertimento, ed a suo imperituro disdoro ?!?! Tafanus
Pubblichiamo in calce l'incipit dell'articolo della razzista sulla prima edizione del Geniale cartaceo. Come si vede, manca la formuletta dubitativa di rito, frettolosamente incollata in testa all'articolo ripreso sul blog di Fiammetta...
Scritto il 23 luglio 2011 alle 15:18 nella Fronte del Porco, Impresentabili, Media , Razzismo, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (37)
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Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e legittimo erede di Comunardo Niccolai, re degli autogol, gli ha appuntato l’ultima medaglietta sul petto. Ha scritto Comunardo Sallusti: "Sorprende come una parte della curia milanese e del mondo cattolico meneghino si stia dando da fare per aiutare Pisapia. Matrimoni gay, droga libera, ateismo formale e sostanziale (cose previste nel programma della sinistra) sono così attraenti per il cardinale Tettamanzi?"
“Cantonata gigantesca – ha commentato l’Avvenire – dal punto di vista morale e sul piano politico”. Dionigi Tettamanzi, brianzolo di Renate, si prepara alla pensione, e può essere soddisfatto della reputazione di sovversivo che la destra più sbracata gli ha costruito in questi anni. Gli hanno dato dell’”imam”, del “cattocomunista”, del “compagno”. Hanno urlato che pensa solo ai diritti dei rom e dei no-global. Quando gli toccò succedere a Carlo Maria Martini, nove anni fa, furono in molti a scrutare le differenze fra i due uomini di Chiesa. Perfino quelle fisiche. Martini alto, ieratico, finissimo biblista, bello come un attore. Tettamanzi basso e rotondetto (qualcuno lo ribattezzò “il Teiera”), con un eloquio da prevosto di provincia (ma era già allora, in realtà, una personalità di primissimo piano nella Chiesa).
In questi anni di cattiva e modesta politica, in una Milano che cedeva all’egoismo e alla corruzione, il cardinale ha tenuto fermissima la rotta su cose che parevano rivoluzionarie. Inclusione sociale. Attenzione agli ultimi. Aiuto concreto. Critica dell’ingiustizia. Confronto con le altre fedi. I cattolici milanesi hanno imparato ad amarlo, così come ancora amano Martini. Ora Dionigi Tettamanzi si prepara a lasciare. Ha scritto ancora Comunardo Sallusti: “Non contento di aver quasi distrutto la diocesi, oggi Tettamanzi e compagni cercano di di struggere anche la città, tanto lui, il cardinale, tra pochi mesi andrà (finalmente) in pensione e i cocci saranno tutti nostri”.
E’ evidente che i soli cocci saranno quelli di un centrodestra rozzo e sbracato. Il sovversivo Tettamanzi può andar fiero di queste medaglie, e in Vaticano faranno bene a scegliere con cura un successore che non deluda i milanesi.
Scritto il 26 maggio 2011 alle 10:21 nella Politica, Religioni | Permalink | Commenti (4)
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Rimango sbattutto, ma non frastornato, tra l'asserto narrativo di uno storico e l'imperativo etico del Vangelo. "I papi hanno ripreso la tradizione degli antichi imperatori romani che solevano idolatrare i loro predecessori" (Michael Walsh, curatore dell'Oxford Dictionary of Popes). "Come potete credere voi che vi glorificate gli uni gli altri?" (Giovanni 5,44).E dunque diventa impossibile la fede con questo scambio di glorie.
E lo stesso "Altare della Gloria" nella basilica di San Pietro somiglia sempre più ai palcoscenici di Holliwood, là dove si fabbricano idoli e si confezionano miti. E' sbalorditivo lo stravolgimento che si è fatto di questo papa consevatore, esaltato come grande rivoluzionario. Pesa come una mannaia sul collo della verità il silenzio sui suoi silenzi di fronte agli scandali dello Ior, dei Marcinkus, dei Maciel, dei preti pedofili, delle carneficine messe in atto in America Latina da dittattori abbracciati e benedetti.
Offende profondamente beatificare quest'uomo che senza ritegno alcuno ha abbracciato dittatori sanguinari e messo sotto silenzio i teologi più avanzati ed emarginato i Pastori più impegnati.
Monsignor Romero, ammazzato mentre celebrava Messa, è stato ucciso una seconda volta dalla diffidenza indifferente di una gerarchia affetta da narcisismo autocelebrativo. Il sangue dei martiri del Salvador e del Guatemala, ostracizzati dal silenzio delinquente di una chiesa che ascolta solo le grida sguaiate delle piazze del "Santosubito", tinge di vergogna e di menzogna questa propaganda mediatica che si addice più alla pubblicità intermittente da cosmetici che alla pratica quotidiana del Vangelo. Ma ecco il vero ritratto di Giovanni Paolo II, dipinto da Lucio Galluzzi
Aldo Antonelli
WOJTYLA: SANTO, DUBITO!
(Lugio Galluzzi - ADISTA, sabato 30 Aprile 2011)
Il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, dirama la notizia che l’invocazione della folla “santo subito” il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II, è stata accolta. Era il 14 gennaio 2011. A tempo record il Soglio Pontificio, scegliendo di occultare la festa dei lavoratori, ha beatificato Karol Wojtyla. Ratzinger non ha mai voluto perdere tempo su questo fronte.
Il 18 maggio 2005, un mese e mezzo dopo la morte di Wojtyla, il card. Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, ufficializza l’editto e invita i fedeli a “comunicare tutte quelle notizie dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità del servo di Dio”. Il 28 giugno 2005 viene avviata, sempre a Roma, l’inchiesta diocesana “sulla vita, le virtù, la fama di santità di papa Wojtyla”. Subito dopo, a Cracovia e New York, vengono aperti altri due processi per la raccolta di documenti e testimonianze per la Causa. La raccolta, l’analisi e le verifiche delle prove testimoniali si svolge in meno di due anni e il 13 maggio 2009 si riunisce per la prima volta, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, la consulta degli otto periti teologi chiamati ad esaminare tutte le testimonianze e gli atti del processo. Tempi record da miracolo!
Il processo di beatificazione ascolta 114 persone in tutto: 35 cardinali, 20 tra arcivescovi e vescovi, 11 sacerdoti, 5 religiosi, 3 suore. 36 laici cattolici, 3 non cattolici e un ebreo. A volerla raccontare con manica larga, Giovanni Paolo II diventa santo a furor di quattro del popolo, gli unici, forse, estranei alla Chiesa. Dall’interno della Santa Sede molte sono state, e sono, le voci critiche sulla beatificazione del papa polacco. Alcuni personaggi chiave del pontificato di Wojtyla colpiscono per i loro interventi e dichiarazioni in merito alla beatificazione, avanzando il sospetto di “verità scomode”, che, come è costume Vaticano, per ragioni di opportunità diplomatiche, vengono tenute nell’ombra e taciute.
Angelo Sodano, per esempio, per più di dieci anni segretario di Stato e vicinissimo a Wojtyla (di fatto il vero ministro degli Esteri del Vaticano) non è mai stato interrogato dai giudici del Tribunale Canonico per la beatificazione; nel giugno 2008, Sodano, in una lettera riservata che poi decide di dare alla stampa, precisa: “non nutro particolari riserve sulla santità del pontefice, ma dubito sull’opportunità di dare la precedenza a tale causa, scavalcando quelle già in corso”.
Altri dubbi sui tempi e le modalità di svolgimento del processo arrivano dal cardinale Godfried Danneels, primate del Belgio: “Questo processo sta procedendo troppo in fretta. E’ inaccettabile che si possa diventare beati o santi per acclamazione. Il processo si deve prendere tutto il tempo che serve senza fare eccezioni”.
La beatificazione di Wojtyla ha scavalcato quella di Giovanni XXIII, il papa delle riforme e del Concilio Vaticano II, considerato praticamente nulla dal papa polacco; è corsa davanti alla canonizzazione di Paolo VI e di Padre Pio. L’ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, protestava per l’eccessiva esposizione mediatica di Woytjla e per gli inarrestabili viaggi solo quasi all’estero che mortificavano le chiese locali. Il teologo e padre conciliare Giovanni Franzoni che avrebbe dovuto rappresentare i dubbi sollevati contro la beatificazione viene ascoltato dal Tribunale Canonico solo nel 2007, rilascia la sua dichiarazione giurata il 7 marzo dello stesso anno; ma già nel 2005, Franzoni, anima ed è uno dei firmatari di un “appello alla chiarezza” sulla “beatificazione subito” del papa polacco. Insieme a Franzoni, hanno firmato il manifesto altri tredici esponenti del dissenso cattolico, fra teologi e scrittori. Oltre a Franzoni e all’ex docente salesiano Giulio Girardi, tra i firmatari figurano: Jaume Botey, Casimir Marti e Ramon Maria Nogues (Barcellona), Jose Maria Castillo (San Salvador), Rosa Cursach (Palma de Mallorca), Casiano Floristan (Salamanca), Filippo Gentiloni (collaboratore de «il manifesto») e Jose Ramos Regidor (Roma), Martha Heizer (Innsbruck), Juan Jose Tamayo (Madrid), Adriana Valerio (Napoli).
L’ “Appello alla Chiarezza” consta di sette punti:
-1) La repressione e l’emarginazione esercitate su teologi, teologhe, religiose e religiosi, mediante interventi autoritari della Congregazione per la dottrina della fede.
-2) La tenace opposizione a riconsiderare – alla luce dell’Evangelo, delle scienze e della storia – alcune normative di etica sessuale che, durante un pontificato di oltre 26 anni, hanno manifestato tutta la loro contraddittorietà, limitatezza e insostenibilità.
-3) La dura riconferma della disciplina del celibato ecclesiastico obbligatorio nella Chiesa latina, ignorando il diffondersi del concubinato fra il clero di molte regioni e celando, fino a che non è esplosa pubblicamente, la devastante piaga dell’abuso di ecclesiastici su minori.
-4) Il mancato controllo su manovre torbide compiute in campo finanziario da istituzioni della Santa Sede, e l’impedimento a che le Autorità italiane potessero fare piena luce sulle oscure implicazioni dell’Istituto per le opere di Religione (Ior, la banca vaticana) con il crack del Banco Ambrosiano.
-5) La riaffermata indisponibilità del pontefice, e della Curia da lui guidata, ad aprire un serio e reale dibattito sulla condizione della donna nella Chiesa cattolica romana.
-6) Il rinvio continuo dell’attuazione dei principi di collegialità nel governo della Chiesa romana, pur così solennemente enunciati dal Concilio Vaticano II.
-7) L’isolamento ecclesiale e fattuale in cui la diplomazia pontificia e la Santa Sede hanno tenuto mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, e l’improvvida politica di debolezza verso governi – dal Salvador all’Argentina, dal Guatemala al Cile – che in America latina hanno perseguitato, emarginato e fatto morire laici, uomini e donne, religiose e religiosi, sacerdoti e vescovi che coraggiosamente denunciavano le «strutture di peccato» dei regimi politici dominanti e dei poteri economici loro alleati.
«Il pontificato di Giovanni Paolo II – sottolinea il teologo Franzoni – è costellato di decisioni sue, o di organi ufficiali della curia romana (in particolare della Congregazione per la dottrina della fede), che hanno in vario modo punito la libertà di ricerca teologica». I religiosi non «in linea» sono stati richiamati all’ordine o allontanati. I provvedimenti punitivi non hanno dato agli imputati il modo di difendersi adeguatamente. «Wojtyla non volle mai ricevere pubblicamente in udienza i “dissenzienti”» aggiunge Franzoni. «Quale che sia stato l’intimo convincimento della persona Wojtyla, è un fatto che le scelte del papa hanno mostrato alla Chiesa un comportamento che indicava come nemici ”quanti e quante avessero opinioni teologiche diverse dalle sue.»
“Il caso di Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, è sicuramente la punta dell’iceberg di una politica vaticana molto dura nei confronti di teologi e religiosi fortemente impegnati in cause sociali, specie in Sudamerica. Romero, che beato non lo è ancora diventato a causa del pollice verso di parecchi cardinali, continua a essere inviso alle alte gerarchie vaticane pure da morto”. E’ sufficiente ricordare il caso del vescovo brasiliano Pedro Casaldaliga, redarguito dalla Santa sede nel 1983 per il solo fatto di avere esposto il ritratto del vescovo di San Salvador all’ingresso della sua chiesa a Sao Felix do Araguaia, in Brasile. La causa a carico di Casaldaliga fu intentata dalla Congregazione per la dottrina della fede, al vertice della quale sedeva all’epoca l’attuale successore di Wojtyla, cardinale Joseph Ratzinger.
Tutto si tiene, in una forte continuità
In oltre venticinque anni di pontificato Giovanni Paolo II ha mostrato ostilità nei confronti di numerosi religiosi, preti, vescovi che, ispirandosi principalmente alla «Teologia della liberazione», vedevano nella fede cristiana una via d’uscita dall’oppressione. Una teologia rispetto alla quale all’inizio lo stesso Romero riteneva di non essere in sintonia, e della quale poi finì per incarnarne in modo esemplare lo spirito. Nessun vescovo dell’America Latina apertamente schierato con la Teologia della liberazione è stato eletto cardinale da Wojtyla. Non solo: il papa ha portato nella curia romana prelati latinoamericani accaniti avversari della Teologia della liberazione e, spesso, pure non troppo coperti amici di dittatori. Eppure di politica Giovanni Paolo II ne ha fatta. Ha contribuito a finanziare un sindacato polacco, Solidarnosc, nato nel settembre 1980 in seguito agli scioperi nei cantieri navali di Danzica e diretto da Lech Walesa. Solidarnosc si imporrà negli anni come il movimento di matrice cattolica e anticomunista fortemente avverso al governo centrale polacco. La battaglia contro il regime comunista era perfettamente in sintonia con la tenace campagna di Wojtyla in difesa del cristianesimo. Una battaglia per la quale ogni mezzo è lecito, anche il più spregiudicato.
La vicenda Solidarnosc apre un’altra zona d’ombra del pontificato.
Chi finanziava il movimento? Tra i principali sponsor c’era lo Ior, la banca vaticana diretta all’epoca da un vescovo americano spregiudicato: Paul Casimir Marcinkus. Incrociare Marcinkus è come avviare un film che racconta un pezzo importante di storia criminale d’Italia. Con tutti i suoi protagonisti. Sindona, Calvi, Licio Gelli e la P2, Umberto Ortolani, la mafia e Pippo Calò, Flavio Carboni, cardinali senza scrupoli, esponenti di spicco dell’Opus Dei e lotte di potere interne al Vaticano.
Sul pontificato di Giovanni Paolo II incombe un’ombra nera. I giudici italiani che si occupavano del processo per il crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, trovato morto a Londra sotto il ponte dei Frati neri il 18 giugno 1982, erano giunti alla conclusione che monsignor Marcinkus, come presidente dello Ior, aveva gravissime responsabilità nella vicenda. Per questa ragione dalla Città del Vaticano doveva essere estradato in Italia per essere interrogato. La richiesta ufficiale fu inviata alla Città del Vaticano. Marcinkus, presentandosi davanti ai giudici, poteva dimostrare limpidamente la sua innocenza e l’infondatezza delle accuse addebitategli. Ma la linea difensiva della Santa sede fu un’altra. Non si interessò di accertare se le accuse a Marcinkus fossero fondate, ma respinse, semplicemente perché contrarie ai Patti Lateranensi, le richieste della magistratura italiana, poiché queste avrebbero interferito in un ambito, e all’interno di uno Stato, in cui l’Italia non poteva entrare.
Il Vaticano si fa scudo della sua extraterritorialità.
La domanda che resta non è tanto quella relativa alle responsabilità giudiziarie. Piuttosto è un’altra: Giovanni Paolo II favorì l’accertamento della verità sul caso Ior? Secondo Franzoni, «la risposta è negativa». Per comprendere appieno le responsabilità del Vaticano nella vicenda del Banco ambrosiano è utile ricordare una lettera drammatica scritta dal banchiere Roberto Calvi il 5 giugno 1982 e indirizzata proprio a Giovanni Paolo II. La lettera viene resa pubblica dal figlio di Calvi che da anni si batte per far emergere la verità. Queste le parole che scriveva Roberto Calvi a meno di due settimane dalla sua morte: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior; sono stato io che su preciso incarico di suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest; sono stato io che di concerto con autorità vaticane, ho coordinato in tutto il Centro e Sudamerica la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarxiste, e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato proprio da queste stesse autorità a cui ho rivolto sempre il massimo rispetto e obbedienza».
Già nel giorno dell’annuncio della beatificazione, molti sono stati coloro che hanno criticato la scelta denunciando le responsabilità di Wojtyla nel coprire religiosi colpevoli di abusi. «E’ una delusione per noi, in quanto vittime di sevizie da parte dei preti, sapere che non sono state analizzate tutte le prove che testimoniano come Karol Wojtyla era al corrente di questi crimini» denuncia Joaquin Aguilar Mendez, portavoce della «Rete dei sopravvissuti alle sevizie sessuali» inflitte da alcuni preti. Alla base della protesta c’è la convinzione che Giovanni Paolo II fosse al corrente delle sevizie, ma abbia chiuso gli occhi per non sporcare l’onore della Chiesa romana. Secondo Mendez, che da bambino è stato vittima di un prete pedofilo, la beatificazione di Wojtyla indica che la Chiesa cattolica «vuole lavarsi le mani al più presto dello scandalo della pedofilia».
«Non è possibile che Wojtyla non sia stato al corrente del caso di padre Marcial Maciel, uomo di primo piano durante il suo pontificato» ha aggiunto Mendez. Maciel, il fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo morto nel 2008, all’età di ottantasette anni, ha avuto una figlia da una relazione clandestina ed è stato accusato di aver compiuto sevizie sessuali su otto ex seminaristi. Nel 2006 è stato sottoposto dal Vaticano a restrizioni al suo ministero religioso. Ma non risultano mai arrivate denunce alla magistratura, dunque la Chiesa ha ritenuto l’abuso sessuale su minori un fatto interno e non un reato da denunciare pubblicamente.
E’ pur vero che carte importanti che testimoniano il lungo duello tra Karol Wojtyla e i servizi segreti polacchi sono oggi a conoscenza degli storici. Preti infiltrati, cimici e pedinamenti per indebolire un uomo di fede che risultava scomodo al regime già prima di diventare papa. Woytjla è perseguitato almeno fino al 1978, questa parte della sua vita è fondamentale per capire le ragioni che portarono nei primi anni Ottanta Giovanni Paolo II a finanziare Solidarnosc con soldi dello Ior, probabilmente frutto anche di riciclaggio di denaro sporco, soldi della mafia. Un fiume di soldi, spesso di provenienza misteriosa, attraversano paradisi fiscali e finiscono quasi per magia a finanziare gruppi come Solidarnosc e altri movimenti di resistenza al comunismo, e questo nulla ha a che spartire con la fede e le beatitudini.
il pontificato di Giovanni Paolo II ha ostacolato il cristianesimo del dissenso, i teologi della liberazione, la fede vista anche come impegno civile. Decine di attacchi contro singoli religiosi e contro movimenti cristiani duramente osteggiati e repressi in nome di un conservatorismo che invece ha portato al conferimento della prelatura personale all’Opus Dei di Josemaria Escriva de Balaguer. Riconoscimento che è arrivato proprio grazie a Giovanni Paolo II.
Lucio Galluzzi
Scritto il 03 maggio 2011 alle 12:20 nella Aldo Antonelli, Religioni | Permalink | Commenti (14)
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All’abisso e alla depravazione non c’è fine. Berlusconi scrive al papa con lettera al segretario di Stato Tarcisio Bertone, suo degno compare. Lo spergiuro sulla testa dei suoi figli, scrive: «La Santa Pasqua vede l’Italia impegnata nell’assistenza alle migliaia di persone in fuga dai Paesi del nord Africa. In ossequio al rispetto della dignità e del valore della persona umana sancito - come ha affermato il Santo Padre - dai Popoli della terra nella carta dell'organizzazione delle Nazioni Unite, si sta adoperando al meglio per rispondere con generosità a tanta sofferenza»
Lo scempio operato ad arte dal ministero dell’interno del suo governo, i migranti morti nel mare, i bambini nascosti e abbandonati, uomini e donne lasciati morire di fame e di freddo per giorni e giorni per alimentare nel Paese la sindrome da «esodo biblico» e poi intervenire in maniera forte per fare «ordine e assicurare sicurezza», è ancora davanti agli occhi di tutti e costui, omuncolo senza dignità e senza onore, bugiardo e assassino di Stato, riesce ancora a dire falsità e pur di avere un segno di attestazione da parte del Vaticano, è disposto a vendere anche il papa al primo offerente.
Come può il papa o chi per esso, qualsiasi Bertone, credere a queste bestemmie morali prima che sociali? «In ossequio al rispetto della dignità e del valore della persona umana», lui che, in omaggio a tale principio, induce alla prostituzione minorenni, che ha trasformato la sua casa, in cui riceve anche capi di Stato, in un lupanare, dove lui svolge il ruolo di magnaccia principe che compra donnine e si fa ricattare … non possiamo più tollerare questa offesa degradante che nega la realtà dei fatti ed espone il delirio di un pazzo che, sentendosi perduto, vuole la benedizione papale.
La quale benedizione papale arriverà, perché in Vaticano – se Bertone è il capo, tutto può succedere – hanno gli occhi foderati di prosciutti, mortadella e culatello e non sanno vedere oltre mezzo centimetro. Coloro che avevano avuto lo sguardo della profezia sono diventati miopi e non riescono più a vedere ciò che accade attorno a loro. Per garantirsi il Vaticano, il debosciato garantisce il successo del 1° maggio wojtilaiano (con sottofondo di denaro per le spesucce).
Mi auguro che il papa faccia rispondere con un secco: «Signor lei, si tolga dalle palle pontificie, oppure la sacra pantofola la travolgerà, e a confronto il duomo di Milano era solo un coriandolo!».
Il vero motivo per cui il porco di Arcore, il maiale di Sardegna e il satiro di Grazioli, dice queste baggianate è un altro e si trova a chiusura della lettera:
«Quest’anno l’Italia festeggia i 150 anni della sua Unità ed è con somma riconoscenza che rivolgo il mio ringraziamento alla Chiesa per la partecipazione alle cerimonie celebrative: ciò attesta lo spirito di collaborazione reciproca, come ha esplicitamente riconosciuto il Pontefice, quando ha affermato che “lo Stato italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata».
Non so se sia chiaro il discorso, ma a Berlusconi che ha fatto di tutto per sminuire i festeggiamenti dell’Unità di Italia, interessa dire che la Chiesa ha avuto un ruolo determinante (falso storico e bugia pacchiana) e infine la stilettata, un avvertimento mafioso al papa e a Bertone di stare attenti a come si muovono perché «lo Stato italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata».
In altre parole: visto che il governo vi firma tutto quello che volete e vi concede tutto quello che volete senza battere ciglio, datemi una mano o chiudo i rubinetti: «una collaborazione preziosa di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata». Questa è la frase per cui tutta la lettera si giustifica. Berlusconi passa all’incasso e lo dice fuori dai denti, anzi, nel suo stile mafioso, non aspetta nemmeno che sia il papa a ringraziarlo, si ringrazia da solo a nome della Santa Sede di cui prende atto di essere «consapevolmente grata» al governo.
Ora, se non ci sarà risposta, queste parole passeranno come «accettate» e quindi autentiche. Se ci sarà risposta «istituzionale», il Vaticano metterà qualche punteria a posto, ma il motore collaudato della «reciproca collaborazione» sarà salvo e l’equivoco immorale continuerà a diventare sempre più immondo, aggravato dal tempo pasquale in cui tutto ciò si consuma. L’obiettivo è avere una mano nell’elezione di Milano e fare sì che papa e vescovi si defilino sui referendum, specialmente quella sull’acqua su cui lo stesso papa si è espresso in forma solenne dell’enciclica:
«Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 27).
Il papa ha una sola possibilità: rimandare al mittente la lettera, dicendo che da un ometto senza onore, senza etica e senza senso delle istituzione, non riceve nemmeno una cartolina usata. Visto che c’è, potrebbe aggiungere, motu proprio, che il papa è grato solo a Dio che gli ha dato il collirio giusto per avere aperto gli occhi e vedere la condizione miserevole in cui il suo governo ha ridotto l’Italia. Il papa prega Dio che liberi l’amata Nazione dallo sfacelo berlusconista e dalla schiavitù di un modello di vita che è offesa per chiunque vuole essere donna o uomo di libertà e di decenza. Da Berlusconi, liberaci, o Signore!
Paolo Farinella, prete
Caro Paolo,
consentimi di "aggiungere la mia firma" alle tue considerazioni, che qualcuno - in mala fede - potrebbe considerare "vilipendio", mentre sono semplicemente enunciazioni di verità. Così, se per caso dovessimo finire in galera, potrei chiedere di condividere con te la cella e le arance...
Tafanus
Scritto il 28 aprile 2011 alle 17:00 nella Berlusconi, Paolo Farinella, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (15)
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Dopo le violenze di ieri, i fedelissimi del presidente sparano nella notte tra la folla che continua a presidiare piazza Tahrir, luogo simbolo della rivolta. Almeno tredici i morti negli scontri notturni.
Anche oggi il bilancio si aggrava: per Al Jazeera due persone sono state uccise, molti i feriti. E uno straniero sarebbe stato picchiato a morte a piazza Tahrir. Stamane i carri armati dell'esercito tentavano di tenere separate le due fazioni. Diverse le aggressioni ai giornalisti stranieri, nel mirino dei fedelissimi del presidente. Arrestati un deleganto di Human Rights Watch e uno di Amnesty. Il vicepresidente Suleiman cerca un'intesa per la transizione, puntando a un rederendum popolare su un pacchetto di riforme. No anche dai Fratelli musulmani. Il raìs non sembra intenzionato a lasciare immediatamente il potere, malgrado le pressioni internazionali. Obama: "Preghiamo che sorga un giorno migliore in Egitto". La Ue valuta sospensione degli aiuti economici (...continua...)
...e se papi provasse a metterci una buona parola, con lo zio di Ruby?...
Scritto il 03 febbraio 2011 alle 17:26 nella Guerra, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (0)
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...a volte la vita riserva coincidenze difficili da immaginare. Ieri, 29 Novembre 2010, è stata una di quelle giornate nate all'insegna delle coincidenze...
Andava in onda l'ultima puntata di "Vieni via con me", la trasmissione costruita con quattro soldi che ha sbancato l'Auditel, ed ha abrogato per sempre l'idea che solo l'idiozia possa far cassa. Quattro serate di intelligenza televisiva che mi hanno ricordato la grande lezione di Angelo Guglielmi, colui che ha reinventato la TV.
Ieri è stata anche la giornata che ha distrutto la reputazione di tale Mauro Masi, DG della RAI, che sembra essere stato messo alla guida della maggiore azienda "culturale" e di informazione del paese col preciso compito di ammazzare con una strategia unica sia l'informazione che i conti e le potenzialità dell'unico concorrente del Cavaliere, suo donatore di poltrona. Un grande stratega, Masi. E' riuscito a far perdere milioni di spettatori al TgUno, la Corazzata. E' riuscito a favorire gli ascolti da finale del mondiale di calcio di una trasmissione che non si doveva fare, si doveva dimezzare, poi costava troppo, poi, poi, poi... Il geniale Masi è riuscito a creare intorno alla trasmissione quell'effetto "teaser" che, quando eravamo ragazzini, con le prime tempeste ormonali, era prodotto dalla scritta "Vietato ai minori di..."
Masi e i suoi "consigliori" d'amministrazione destrorsi hanno anche dimostrato di essere privi di coglioni e di spina dorsale. Mio padre mi ha lasciato in eredità qualche piccola, grande lezione di vita. Una di queste lezioni, che non ho mai dimenticato, era quella che recitava: "Mai promettere nulla o minacciare nulla che poi tu non abbia la capacità di mantenere". Minaccia una volta sola una punizione, ai tuoi figli, che poi non hai la capacità di mettere in atto, e sei fottuto a vita. Masi e i suoi consigliori avevano imposto a Fazio di dare spazio per una "replica" alla banda "Pro-Vita". Lo avevano fatto nella maniera più ufficiale e formale, con una delibera del CdA. Fazio, secondo i canoni che regolano i rapporti formali in una azienda, avrebbe avuto, in teoria, solo due opzioni: quella di obbedire, o quella di non andare in onda, ed affrontare il rischio di una richiesta milionaria di danni. Ha scelto la "terza via", quella che l'intelligentissimo Masi non aveva neanche messo in conto, dall'alto della sua sconfinata prosopopea: semplicemente, ha disobbedito. Ha rispedito il diktat da MinCulPop al mittente, ed ha annunciato che sarabbe andato in onda senza gli ineffabili Pro-Vita.
Masi è rimasto col cerino in mano. Due sole opzioni: quella di cancellare la trasmissione, con un danno d'immagine ed economico disastroso, o quello di abbozzare, e di incassare una figura di merda distruttiva. E' andato alla guerra con la pistoletta di latta che spara tappi di sughero, e ha perso. E' l'ennesima sconfitta, dopo i tentativi falliti di rompere i coglioni alla Dandini, ad Annozero, a Report.
Scusi, Masi, ci può ricordare qual'è lo stipendiuccio che prende per accumulare questa serie di fallimenti? Vado a memoria: 750.000 euri più fringe-benefits? Ci ricorda anche quanti punti di share (e quanti milioni) ha perso il TgUno targato Scodinzolini? Ci direbbe a che punto è l'istruttoria sulle "spese di rappresentanza" di Minzolini?. Ci piacerebbe anche sapere come procedono, sempre a proposito di Minzolini, le inchieste sulla c.d. "pubblicità occulta" regalata da Minzo a grandi alberghi e navi da crociera... Senza alcuna contropartita, per carità. Un'ultima cosina: di sue dimissioni non se ne parla proprio, vero? In Italia non si dimette mai nessuno. C'è il rischio che qualche volta le dimissioni possano essere accettate...
Ieri, nel tardo pomeriggio, avevo inserito su facebook un thread provocatorio (o profetico?): STASERA TUTTI SU RAI TRE, A NON ASCOLTARE LA REPLICA DEI "PRO-VITA" - Tutti i PRO-MORTE d'Italia esultano.
Ad un commento in difesa dei pro-vita, avevo risposto così:
"...Io non sono contro la vita, sono contro i PRO-VITA, che non hanno alcun rispetto per come vogliono vivere e morire coloro che la pensano diversamente da loro. Se io avessi una malattia invalidante e inguaribile, vorrei essere libero di decidere se vivere o morire. Cosa gliene frega, a loro? Io non mi occupo della loro vita, loro non si occupino della mia morte..."
Queste parole le avevo scritte due ore prima della notizia del suicidio di Mario Monicelli. Ma di Monicelli parleremo più avanti. Adesso vorrei parlare di questa associazione che, approfittando del fatto che Fazio aveva trattato i casi Welby e Englaro, pretendevano diritto di replica. Come se ogni volta che Bianchi dice qualcosa su cui Rossi non è d'accordo, Rossi dovesse avere ipso-facto diritto di replica, come in un faccia a faccia pre-elettorale in regime di par condicio... con la clessidra sul tavolo. Non è così. Vadano ad esprimere le loro idee dove trovano chi li voglia ascoltare.
Sul caso si è lanciato ovviamente in picchiata l'insetto-leccatore, che immediatamente ha pensato di guadagnarsi benemerenze politiche, aziendali e clericali, offrendo spazio nel suo salotto, ormai ridotto a salottino... Fatti suoi.
Un bell'articolo sull'argomento era apparso sul [Fatto Quotidiano]. Un articolo dal titolo "La prepotenza totalitaria del movimento "pro-vita"
Ne riporto un solo passaggio, che sottoscrivo, ma raccomando VIVAMENTE la lettura dell'articolo:
"...Perché allora il movimento cosiddetto “pro-vita” pensa di aver diritto a uno spazio analogo a quello di Englaro e Welby, visto che tutti - tranne il governo - siamo d’accordo nell’esigere ogni genere di cura e assistenza per i malati terminali che ne vogliano fare uso? Perché il movimento cosiddetto “pro-vita” pretende che tali malati ne DEBBANO fare uso anche se non vogliono..."
Ma vediamo chi sono questi signori della vita "altrui" che pretendono una tribuna da 10 milioni di spettatori.
Quando voglio sapere qualcosa di qualcuno, per prima cosa vado a vedere se hanno un sito. I pro-vita ce l'hanno. [provita.it]. Si imparano molte cose, andando per siti. Intanto nella sezione "Chi siamo", troviamo lo stato maggiore del movimento. Presidente: Federico Guzzi; Vice Presidente: Mario Conti; Consiglieri: Angelo Mauri, Bruno Bollato, Daniela Genesini, G.Battista Nodari, Lidia Ghezzi, Massimo Bonanomi.
Fate una ricerca su google, nome per nome. Io l'ho fatta. Un viaggio nel nulla, in assenza di gravità. Tutto ciò che abbiamo trovato (pochissimo) si svolge nella Brianza più brutta, lungo quello stradone che corre da Merate a Robbiate, fiancheggiato da brutti casoni, negozi di informatica chiusi e abbandonati, un supermercato, un discount, un gruppo di villette a schiera in puro stile Auschwitz... Del Presidente abbiamo trovato qualche traccia in riunioni per la prevenzione di incidenti stradali. Cazzo, che uomo! Mica come noi, che disseminiamo le strade di trappole, per favorire gli incidenti stradali, e passiamo il tempo libero lanciando massi dai cavalcavia sull'autostrada! Del Vice abbiamo scoperto solo che è di Robbiate. Non è molto, accontentiamoci. Di Daniela Genesini abbiamo scoperto che è "psicologa in Robbiate". Presidente e Vice Presidente hanno poi guadagnato fama imperitura per l'ospitata "riparatoria" loro offerta dal pro-vita onorario Bruno Vespa.
Hanno puntato in alto, i pro-vita, pretendendo l'ospitata da Fazio, con 10 milioni di spettatori. Sarebbe stato l'EVENTO della vita, da raccontare ai nipoti tutte le sere, negli anni del rincoglionimento... Chi sono, per chiedere tanto? Vado a dare un'occhiata (come faccio spesso) su alexa.com, per avere un'idea della potenza di fuoco del loro sito. Niente da fare. Alexa non lo rileva. E dire che Alexa rileva quasi tutti, persino un sito nato da una costola del Tafanus, che viaggia esattamente a 43 visite al giorno (per confronto, il Tafanus negli ultimi 90 giorni ha avuto una media di 2.745 accessi al giorno). Quindi, nella migliore delle ipotesi, il provita.it ha una vita grama da 30 visitatori al giorno, e pretende - con l'appoggio di tale Masi - una tribuna in una trasmissione da 10 milioni di spettatori.
Ogni tanto la calcolatrice produce effetti esilaranti... Provate a fare due calcolini... "provita.it" conquista in un anno gli stessi lettori che arrivano sul Tafanus in quattro giorni. Ma la cosa più esilarante è la pretesa di accedere alla trasmissione di Fazio. Sapete in quanto tempo potrebbero raggiungere, col loro sito, i contatti di una sola comparsata da Fazio? Ebbene, la calcolatrice, dividendo 10.000.000 per 30, ci dice: 333.333 giorni, pari a 11.111 mesi, pari a 913 anni. Assicurato il lavoro equivalente del loro sito fino al 2923.
Ma veniamo alla tragedie che i "Masi Chiusi", col loro servilismo bulgaro, hanno rischiato di trasformare in tragicommedia.
La notizia della morte di Monicelli è stata data in trasmissione da Fazio, che con grande delicatezza ha evitato di dire "come" fosse morto Monicelli. Scusate, ma non riesco a rinunciare alla mia abitudine di trovare il lato comico persino nelle tragedie... Quando ho saputo che Monicelli si era suicidato, ho quasi rimpianto che in trasmissione, a ricevere la notizia in diretta, "smentita morente" alle loro teorie, non ci fosse stato il "Gruppo Folcloristico Pro-Vita di Merate con Robbiate"... Provo ad immaginare le loro facce, e le stupidaggini che avrebbero messo in fila per adattare le loro teorie al suicidio di un uomo che ha amato la vita quant'altri mai...
Monicelli già cinque anni fa, al compimento del 90° anno, aveva spiegato, su domanda, che non aveva paura della morte, ma aveva terrore del rincoglionimento, del passaggio ad una vita arborea, della fine degli stimoli culturali, o anche semplicemente della condanna a dipendere da altri persino per un bicchiere d'acqua... Concetti ancora ribaditi appena un mese fa, quando ha detto: "io non ho paura della morte, ho paura del dolore fisico, della dipendenza dagli altri, della inabilità...", e riconfermati col suo coerente gesto di ieri.
La penso esattamente allo stesso modo. Pochi anni fa, messo brutalmente a confronto con un sospetto tumore ai polmoni - che just in case sarebbe stato inoperabile - avevo pranzato con una delle mie figlie, chiedendole, se la diagnosi fosse stata confermata, di aiutarmi a staccare la spina. Ero terrorizzato dall'idea di dover essere consumato un tanto al giorno dalla malattia, consumando al contempo anche il tempo, le lacrime, le speranze dei miei cari... No, ho vissuto abbastanza, e facendo la media fra momenti belli e momenti brutti, mi reputo una persona che ha avuto una buona vita. Reputavo di non avere né la voglia, né il dovere, né il diritto di chiuderla male.
Non critico - come si arroga il diritto di fare l'ineffabile gruppo pro-vita, le scelte altrui, ma la vita è mia, ed esigo il diritto di chiuderla senza infliggere a me e ad altri inutili sofferenze. E pazienza se tale Federico Guzzi, Presidente del Nulla, non è d'accordo. Me ne farò una ragione.
Due parole, per chiudere, su Mario Monicelli regista. Niente paura, non voglio parlare della sua filmografia. Spero che lo faccia per tutti noi Lameduck, se mi sta leggendo, con maggior competenza della mia. Voglio solo dire che chi ha prodotto dei capolavori assoluti come "Amici miei", "I soliti ignoti", "L'Armata Brancaleone", NON PUO' essere uno che non ama la vita. Per il mio metro di giudizio, è uno che la vita l'ha amata tanto, da immaginare cose così. Secondo me le zingarate le ha non solo raccontate, ma anche fatte...
Ricordo di aver visto "Amici miei" a Napoli, al cinema Amedeo, con la gente piegata in due... Io e i miei amici piegati in quattro, perchè ritrovavamo in alcuni episodi pezzi della nostra vita vissuta... "Amici miei" lo avevamo fatto, ante-litteram... Gli schiaffi ai viaggiatori affacciati ai finestrini del treno in partenza non li avevamo dati, ma li avevamo dati ad esterrefatti signori, alle fermate del bus, passando con la colonna di Vespe e Lambrette... Uno guidava, e l'altro seduto dietro, dava il ceffone. E mentre il poveraccio era intanto a smadonnare, arrivava il secondo scooter, e il secondo ceffone...
No, non abbiamo raso al suolo un paese, a cominciare dalla Chiesa, per far passare l'autostrada... ma in compenso, arrivando in Sila, a Longobucco, con l'autorevolezza conferitaci da un pulmann dell'Università di Napoli, Isrtituto di Geologia Applicata, abbiamo cominciato a raccogliere campioni di roccia, osservarli con la lente d'ingrandimento, confabulare fra di noi a bassa voce (ma non abbastanza bassa da non essere udita dai curiosi che si tenevano a rispettosa distanza...). Nel giro di poche ore il paese era in subbuglio, e "la voce" di era diffusa a macchia d'olio: a Longobucco i geologi avevano trovato ricchissimi filoni auriferi...
Ho sempre invidiato Monicelli, per questi films... Altro che "commedia all'italiana"... che capolavori! rivedrei questi films fino alla nausea, ma la nausea non arriverebbe mai... 1975, ma sembra ieri... Un geniale giocherellone? ...si, ma anche... perchè non si possono dimenticare capolavori di tutt'altro segno... "La Grande Guerra", "Un Eroe dei nostri tempi"... No, Monicelli non era solo quello delle zingarate... Era anche quello che riusciva a descrivere in maniera magistrale, e senza pleonastiche enfasi, tragedie collettive e tragedie individuali...
Per chiudere, un piccolo ricordo personale. Talvolta il lavoro mi ha portato a Cinecittà, dove andavo a seguire, per conto delle agenzie per le quali ho lavorato, la produzione di filmati pubblicitari. Le case di produzione di films pubblicitari (Aldo Rossi, la Iris Film, la Filmaster, e tante altre) si avvalevano di teatri di posa, attrezzature, tecnici, operai MOLTO specializzati, "affittati" a Cinecittà, ormai sovradimensionata per il cinema classico. Grandi personaggi, che hanno vissuto "from inside" la nascita, lo sviluppo ed il declino del cinema italiano. Cosa dicevano di Monicelli? ma si, diciamolo... perchè lo dicevano con affetto, e con grande rispetto e simpatia. Monicelli era un "rompicoglioni". Un perfezionista. Un pignoletti nelle fasi preparatorie (locations, sceneggiature, movimenti di macchina...), ma poi, quando la macchina era a posto, pronta alla partenza, diventava, per fortuna, più "pigro", e meno rompicoglioni.
Perchè si fidava delle istruzioni che aveva dato, e della capacità degli operatori di eseguire il progetto. E perchè, chicca finale, accettava che a volte la disobbedienza potesse addirittura migliorare il progetto. Questo succedeva spessissimo con un altro mito delle maestranze di Cinecittà: Totò. Raccontavano, con dovizia di particolari, di quella volta che... E giù con l'amarcord, per ore, a raccontare di come spessissimo Totò partiva con la sceneggiatura concordata, ma poi "svariava", e cominciava ad inventare, ad improvvisare, sotto gli occhi di terrorizzate segretarie di produzione... Ma nove volte su dieci Mario Monicelli, il rompicoglioni, faceva un cenno tranquillizzante, e lasciava fare. Poi, alla fine, si incazzava con tutti, ma era solo un gioco della parti... Se Monicelli non faceva rigirare la scena, era l'inequivocabile riconoscimento che "qui comando io, ma in fondo, per errore, avete fatto qualcosa di buono"...
Se ci fosse quell'aldilà in cui non credeva l'ateo Monicelli, sono sicuro che in questi giorni sarebbe seduto davanti alla TV, ad ascoltare le fregnacce che si diranno e si scriveranno su di lui (a cominciare dalle mie...). Non ce ne voglia. Ci ha accompagnati per un lungo tratto della nostra vita, che ha totalmente "sovrapposto" con la sua.
Chissà se è stato un caso che si sia tolto la vita proprio ieri, nell'ora in cui noi del movimento "Contro la Vita" avremmo dovuto sorbirci il pistolotto del Gruppo Folcloristico di Merate con Robbiate... In fondo, una scelta consapevole del momento sarebbe stata come un'ultima, pignolesca scelta di una location. O forse l'ultimo capitolo, l'ultima zingarata di "Amici miei"...Tafanus
I CONTRIBUTI
Lameduck - In morte di Mario Monicelli
L'intervista del 2008 a "El Pais"
Lors de ses dernières apparitions à la télévision, balbutiant et fatigué, il appelait encore les Italiens à combattre Silvio Berlusconi et les étudiants à "se rebeller" contre des coupes dans le budget de la culture : "Vous devez utiliser votre énergie pour subvertir, pour protester, faites-le, vous qui êtes jeunes, moi je n'en ai plus la force." Philippe Ridet [Le Monde]
Scritto il 30 novembre 2010 alle 14:30 nella Censura, Impresentabili, Media , Politica, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Tra i non pochi interrogativi che attraversano la mia coscienza ce n'è uno che, ricorrente e insistente, mi si impone sempre più e che riguarda gli spuri connubi tra la fede e certi percorsi che dalla fede sono lontani e della fede sono la contraddizione. Qualcuno subito dirà: è chiaro. Fede ed Ateismo, per esemipo, non possono stare insieme!.
Eh no, caro amico: fede ed ateismo sono l'uno interno all'altro, come due momenti dialettici dello stesso movimento. Il Dio che la fede cerca e afferma e il Dio che l'ateismo combatte e nega non sono lo stesso Dio. Mentre il Dio presente nella fede del credente è lo stesso Dio assente nella notte del mistico.
"Ogni autentica fede è atea", soleva affermare Ernesto Balducci. "La fede è sempre in se stessa negazione di Dio e di tutte le qualità che gli si attribuiscono in quanto esse appartengono al sistema culturale conosciuto" (E.Balducci: In nome dell'uomo; p.40).
"Non è irreligioso chi rinnega gli dei del volgo, ma chi le opinioni del volgo applica agli dei" (Epicuro).
Il problema del Dio della fede e del Dio dell'ateismo è, quindi, un problema tutto aperto: si tratta del Dio "definito" che questi negano nella forme della asserzione e quelli cercano nella sua "ineffabilità".
John H. Newman in Pensées sur l'eglise scriveva: "Quando in un dato Paese o in dato momento della storia, vedo che gli applausi piovono, che la Religione è onorata da tutti e che Dio come la Chiesa hanno un grande successo, ogni spirito prudente e veramente ispirato dalla fede sarà non già tranquillo, come sovente siamo stati, ma inquieto, temendo che sia qualche specie d'idolo che si adora al posto del vero Dio, e che sia qualche deformazione della religione ad avere un tale successo".
Ciò che invece non riesco a capire è come possono stare insieme il Dio dei cristiani e il Dio dei ladri, il Dio di Gesù Cristo e il Dio della Mafia, il Dio del Vangelo e il Dio di Berlusconi e dei suoi mastini: Gasparri e La Russa. Questo è il grande e pesante interrogativo. Il Dio che gli atei negano è lo stesso dio che i mafiosi amano, ed è un dio che io non conosco. Piuttosto c'è da chiedersi come mai il dio dei cristiani si presti tanto facilmente alla manipolazione dei mafiosi e dei berluscones.
Su questo tema allego una interessante Intervista di Paolo Tognina ad Augusto Cavadi, filosofo, saggista e autore di numerose opere sulla cultura mafiosa: Il Cristo della Mafia (dal sito www.voceevangelica.ch) Buona lettura.
Aldo Antonelli
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Il Cristo della Mafia - L’analisi del fenomeno mafioso svela un inquietante paradosso: gli uomini di “Cosa Nostra” sono, nella quasi generalità, cattolici e, non di rado, credenti pieni di fervore. Come è possibile ciò? Come si spiega l’ostentata religiosità degli “uomini d’onore”? A questi interrogativi risponde Augusto Cavadi, sociologo e teologo palermitano, nel suo recente “Il Dio dei mafiosi”, edito da San Paolo.
Il suo ultimo libro si intitola "Il Dio dei mafiosi". Perché questo titolo?
La cultura mafiosa è un insieme di principi, di simboli, di linguaggi, di codici etici. Io ho cercato di mettere in evidenza che cosa pensano i mafiosi su Dio, su Cristo, sulla chiesa, sui santi e quindi ho cercato di fare una ricerca sulla “teologia mafiosa”. In questo senso il titolo mi è venuto abbastanza spontaneo.
Quello di cui parla è il Dio della Bibbia, un Dio che è, ad esempio, non violento. La mafia, al contrario, è un’organizzazione estremamente violenta. Allora, com'è possibile che si impadronisca di quel Dio?
Innanzitutto, il Dio della Bibbia non è un Dio non violento, bensì - come ci hanno insegnato ad esempio gli studi di Giuseppe Barbaglio - un Giano bifronte : nei sette-otto secoli in cui la Bibbia è stata scritta, noi abbiamo sia il volto di un Dio di misericordia e tenerezza, sia l’immagine di un Dio geloso e vendicatore. In secondo luogo, il mafioso non ha un rapporto diretto con la Bibbia, bensì un rapporto mediato dalla teologia cattolica. E in questi venti secoli la teologia cattolica non ha contribuito a sciogliere l'equivocità del discorso biblico, anzi, semmai, lo ha accentuato. Dunque, l'ambiguità già presente nella Bibbia e la mediazione della teologia cattolica, spiegano come il mafioso possa non avvertire l’incompatibilità fra la sua mentalità e la Bibbia.
Quali sono le caratteristiche della “teologia” dei mafiosi?
Una delle cose che mi impressiona di più sono le dichiarazioni di alcuni mafiosi che dicono, quando decidono di uccidere qualcuno: “Deve capire che io sono come Dio: posso dare e togliere la vita a piacimento”. L’immagine è quella di un Dio arbitrario, che non ha nessuna cura, nessuna preoccupazione per l'uomo: un Dio che dà e toglie la vita a piacimento. È un Dio più padrino che padre, che incarna un'immagine di potere umano simile al potere che il boss esercita e che vuole esercitare sempre di più. Non a caso alcuni grandi capi mafia sono definiti “padreterni”...
Come mai la chiesa accetta che la mafia si impossessi di elementi importanti della teologia cristiana per giustificare la sua violenza e intolleranza?
La mafia è una realtà militare, sanguinaria, ma è anche un sistema di potere politico, culturale, sociale. La chiesa cattolica, almeno in Sicilia, è stata abbastanza propensa a condannare le bombe, a condannare gli omicidi, a condannare la mafia in quanto realtà sanguinaria che spara e che uccide. Tuttavia stenta a individuare l'altro volto della mafia, che è il sistema di potere. La chiesa riceve molti favori e molto denaro da politici cattolici che hanno costruito la loro fortuna elettorale sui rapporti con la mafia e per finire rimane abbagliata da questo fiume di favoritismi e perciò tace.
Da questo punto di vista ha probabilmente ragione il vescovo di Trapani che in documento privato - che però poi è stato, contro la sua volontà, reso pubblico - diceva: “Noi vescovi siciliani stiamo vendendo la primogenitura per un piatto di lenticchie”, cioè per questo profluvio di denaro pubblico che viene da politici che sono amici dei mafiosi e amici dei preti e che quindi costituiscono oggettivamente un ponte fra la chiesa e la mafia.
Ci sono però anche preti che si oppongono alla mafia e che hanno pagato a caro prezzo la loro scelta. Che peso ha la loro testimonianza in Sicilia?
Sono delle minoranze profetiche, il volto pulito della chiesa. La chiesa cattolica non li condanna e non li esalta. E non permette loro di intraprendere una carriera all'interno del mondo ecclesiastico.
Quello che lei ha scritto non è un libro di sociologia, o di politica, ma è un libro nel quale si delinea ad esempio una teologia non mafiosa o antimafiosa. Quali sono i criteri che contraddistinguono una teologia “antimafiosa”?
Una teologia antimafia o, come preferisco dire io, oggettivamente incompatibile con la mafia, sarebbe una teologia - detto con uno slogan che, mi rendo conto, è un po' brusco - meno cattolica e più evangelica. Io ritengo infatti che una chiesa che fosse organizzata in maniera più fraterna, più democratica, più attenta ai deboli, meno preoccupata di avere un'influenza politica nella società e più preoccupata invece di annunziare nella libertà il Cristo, diventerebbe gradatamente una chiesa poco interessante per i mafiosi. Il mafioso ha un fiuto speciale per il potere, lo cerca costantemente. E come non si affeziona a nessun partito se non quando il partito diventa di maggioranza, e di governo, non ha nessun motivo di affezionarsi a una chiesa piuttosto che a un'altra se non nella misura in cui quella chiesa è una struttura di potere e quindi può essere un'alleata nella ricerca del consenso sociale.
Lei sostiene che in Sicilia sta crescendo un certo disinteresse, un certo disamoramento nei confronti della lotta per i valori della società civile. È così?
Diciamo che in questo campo i segnali sono contrastanti. Da una parte la Sicilia sta subendo quell’ondata europea o forse occidentale di disaffezione nei confronti delle grandi questioni collettive, delle grandi questioni sociali e politiche: e allora è chiaro che questa disaffezione in generale nei confronti della politica fa il gioco della mafia che appunto non è soltanto una banda di criminali che interessa l'ordine pubblico, ma è un sistema di potere all'interno del tessuto democratico. Va però aggiunto che per fortuna anche in Sicilia ci sono delle minoranze critiche, delle minoranze morali - penso ai ragazzi di “addio pizzo” che sono riusciti a coinvolgere anche gli adulti imprenditori, la confindustria siciliana che per la prima volta da quando esiste dice “se uno dei nostri soci paga il pizzo noi lo espelliamo dalla confindustria”. Non so quanto questo sia efficace dal punto di vista strategico, sicuramente lo è tantissimo dal punto di vista simbolico.
Si può dire che una parola chiave nella lotta contro la mafia potrebbe essere quella della disobbedienza?
Sì, indubbiamente, purché non si riduca la disobbedienza a un fatto puramente pedagogico, o disciplinare. Certo, è importante raggiungere l'autonomia che permette di dire di no, la capacità di trasgredire gli ordini ingiusti, ma occorre andare più a fondo. Nel mio libro, mi chiedo se i fondamenti teologici dell'obbedienza - penso ad esempio all’episodio in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificare Isacco, o al papa che dice che attraverso di lui parla lo Spirito Santo - non debbano essere messi in discussione. Non credo che l’unico atteggiamento lecito per un credente debba essere quello di assentire e non capisco perché l'assenso debba essere sempre considerato più meritorio del dissenso. Se non si sradica il fondamento teologico di questa mentalità, poi sul piano operativo, sul piano pedagogico, non riusciamo più a incidere e possiamo soltanto operare dei ritocchi secondari.
Augusto Cavadi, quella contro la mafia è una battaglia che si può vincere?
Se per mafia intendiamo l'organizzazione “cosa nostra” costituita da cinquemila uomini d'onore che hanno il loro regolamento, il loro patrimonio linguistico, la loro organizzazione militare, è indubbio che, come diceva Falcone, si tratta di una realtà umana che ha avuto una data di nascita e avrà una data di morte. Se però il contesto istituzionale, economico e culturale non cambia, potremmo assistere alla morte di “cosa nostra” e nel contempo alla nascita di organizzazioni analoghe. Non dimentichiamo che “cosa nostra” è diventata un modello per le mafie colombiane, cinesi, giapponesi, albanesi, africane che hanno riprodotto con alcuni ritocchi l'essenza della struttura mafiosa (intervista a cura di Paolo Tognina).
Scritto il 29 ottobre 2010 alle 10:00 nella Aldo Antonelli, Berlusconi, Criminalità, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (7)
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–1) Berlusconi bestemmiaIl cardinale Angelo Bagnasco ha strigliato i preti per il calo dell’8xmille. Ecco la risposta: caro Bagnasco, bisogna «contestualizzare» anche l’8xmille e chiedere a personaggi inverecondo come Fisichella e Scola conto del perché i cattolici stessi puniscono la chiesa non dandole la firma sulla dichiarazione dei redditi. Volete Berlusocni? Tenetevelo stretto, andateci anche sul letto di Putin, ma per favore smettetela di venirci a fare la morale perché anche noi vi contestualizziamo e vi poniamo nel cuore e nel fegato del berlusconismo. Per chi non lo sa Fisichella è il nuovo responsabile del nuovo organismo vaticano: «Nuova Evangelizzazione». Al primo punto del programma: bestemmia libera purché in contesto. E così sia.
–2) L’Osservatore Romano derubrica la bestemmia in «battuta».
–3) La battuta è ulteriormente depenalizzata davanti alle scuse (inesistente, ma non importa)
–4) Il messaggio che arriva a Berlusconi è: se avesse evitato sarebbe stato meglio, ma siccome è più forte di lei, narciso e paroliere, ci costringe ad intervenire, ma il nostro intervento è per il popolo bue cattolico altrimenti l’8xmille diminuisce ancora, ma lei stia tranquillo, una bestemmia non cambia la simbiosi tra noi e il governo; a proposito a quando le nuove leggi sulla scuola cattolica, sulle famiglia, sul testamento biologico e sulle coppie di fatto che non devono mai essere riconosciute?
–5) Da parte sua il governo fa sapere tramite il nobiluomo Letta che le bozze sono pronte e saranno quanto prima spedite in Vaticano per le correzioni finali in vista dell’approvazione, indipendentemente dalla fine prematura delle legislatura.
–6) Ai cattolici che stanno al governo, invece, getta la ciambella mons. Fisichella con la questione del «contesto»; infatti tutti i cattolicicanti della maggioranza si aggrappano a Fisichella che è l’uomo ragno provvidenziale che salva tutti a gogò.
I più tirano i meno
Che i più tirano i meno è verità,
posto che sia nei più senno e virtù;
ma i meno, caro mio, tirano i più,
se i più trattiene inerzia o asinità.
Quando un intero popolo ti dà
sostegno di parole e nulla più,
non impedisci che ti butti giù
di pochi impronti la temerità.
Fingi che quattro mi bastonin qui,
e li ci sien dugento a dire “Ohibo!”
senza scrollarsi o muoversi di lì;
e poi sappimi dir come starò
Con quattro indiavolati a far di sì,
con dugento citrulli a dir di no.
Concludo con S. Giovanni Crisostomo (344/354-407) che parlando dei suoi tempi era solito dire: ai tempi degli Apostoli la Chiesa aveva calici di legno e vescovi d’oro; ai nostri giorni la Chiesa ha calici d’oro e vescovi di legno. Come si sa, il legno galleggia sempre anche nella melma, anche tra le bestemmie, anche con la mitria da vescovo d'occasione se legato a corda corta alla mangiatoia di Berlusconi, messia e minipadreeterno da strapazzo. Mons. Fisichella, cardinale Scola, Osservatore Romano, sapete dove dovete andare? Beh, andateci da soli prima che vi ci mandi il popolo indignato più di voi che di un corrotto. Forse non è nemmeno il caso che vi scomodiate perché in quel posto voi ci siete già, anzi vi siete nati. Buona permanenza.
Paolo Farinella, prete
Scritto il 08 ottobre 2010 alle 15:00 nella Berlusconi, Criminalità dei politici, Fronte del Porco, Paolo Farinella, Religioni | Permalink | Commenti (13)
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Dal giugno 2008 al giugno 2010 è stato presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Con tale nomina il papa Benedetto XVI lo ha elevato in pari tempo alla dignità di arcivescovo. Il 30 giugno 2010 è stato nominato Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Fisichella è stato criticato per le sue posizioni giustificazioniste nei riguardi dell'atteggiamento di Silvio Berlusconi verso il culto cattolico; nella concessione della comunione, nonostante sia divorziato, e nella giustificazione della bestemmia. (Wikipedia)
Caro Fisichella,posso darle del Fisichella? chi le parla è un ateo, rispettoso delle idee dei cattolici. Non ho mai bestemmiato in vita mia, salvo in tre occasioni. Le prime due volte, si è trattato più di imprecazioni vestite da "bestemmie scappate", e strozzate a metà. Una volta si è trattato di una malevola bottiglia d'olio d'oliva, IN VETRO, sfuggitami di mano... Ci ho messo 24 ore a pulire, e 48 a calmare mia moglie. La seconda volta, invece, si è trattato della solita, fantozziana martellata su un dito, tentando di attaccare un chiodo. Capita.
Un malato terminale di AIDS va a farsi visitare da uno specialista, di cui si parla molto, perchè avrebbe messo a punto una nuova terapia. Dopo cinque minuti di anamnesi ed una rapida occhiata, il luminare lo guarda, e gli spiega:
"Guardi, il suo caso è molto semplice. Le deve fare delle sabbiature. Tutti i giorni. Di durata progressivamente crescente"Il malato, incredulo e speranzoso, chiede: "...dottore... solo sabbiature? ... e si guarisce?"
"No, non si guarisce. Però ci si abitua gradualmente a stare sotto terra"
....ahahah.. Gli astanti sono obbligati a ridere sguaiatamente, pena la scomunica del barzellettiere. Le "Gerarchie" ad offrire contestuale contestualizzazione.
Scritto il 03 ottobre 2010 alle 19:30 nella Berlusconi, Cultura, Fronte del Porco, Impresentabili, Politica, Razzismo, Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (31)
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Meno prediche e più testimonianza.
Meno parole e più fatti.
Meno chiesa e più comunità.
Aldo Antonelli
Scritto il 23 settembre 2010 alle 15:35 nella Aldo Antonelli, Religioni | Permalink | Commenti (0)
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Anche ieri c’era il picchetto in alta uniforme ai piedi della scaletta dalla quale sono scese due amazzoni nerborute e in mezzo a loro, come nell’avanspettacolo, l’omino tozzo e inadeguato, la caricatura del feroce Saladino. Scortato appunto da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. E va bene che alla fine ci si abitua a tutto, anche alla pagliacciata islamico-beduina che Gheddafi mette in scena ogni volta che viene a Roma, ma ancora ci umilia e davvero ci fa soffrire vedere quel reparto d’onore e sentire quelle fanfare patriottiche e osservare il nostro povero ministro degli Esteri ridotto al ruolo del servo di scena che si aggira tra le quinte, pronto ad aggiustare i pennacchi ai cavalli berberi o a slacciare un bottone alle pettorute o a dare l’ultimo tocco di brillantina al primo attore.
Scritto il 30 agosto 2010 alle 19:23 nella Berlusconi, Fronte del Porco, Religioni, Satira | Permalink | Commenti (12)
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Filippo mi segnala questo... come chiamarlo? manuale? listino prezzi? sulle "Indulgenze" (Plenarie e Parziali), dovuto alla sapienza della Sacra Penitenzieria Apostolica (guidata con mano discreta ma esperta da Papa Ratzinger); alla generosità di Padre Giuliano Fenati, che ha doverosamente reso noto il documento; alla efficienza della "Libreria Editrice Vaticana. Filippo ci informa che, dopo averne preso visione di questo prezioso documento, ha responsabilmente deciso di passare, armi e bagagli, all'Islam.
P.S.: non è chiaro se il tariffario preveda anche offerte speciali, tipo due-per-tre, gratta e vinci, sconti quantità, riduzioni per peccati di gruppo (tipo ammucchiane nel "lettone grande"). Ci informeremo, e pubblicheremo tempestivamente eventuali aggiornamenti di questo prezioso manuale. Tafanus
Con una sola confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie; invece, con una sola comunione eucaristica e una sola preghiera, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice si può acquistare una sola indulgenza plenaria. Si adempie pienamente la condizione della preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, recitando, secondo le sue intenzioni, un Padre Nostro ed un’Ave Maria; è lasciata tuttavia libertà ai singoli di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno. (...non è molto chiaro a cosa serva acquistare più indulgenze plenarie, se già una sola plenaria - lo dice la parola stessa - dovrebbe coprire tutte le malefatte. NdR)
Non si può acquistare un’indulgenza con un’opera che si è obbligati a compiere per legge o precetto, a meno che nella concessione non si dica espressamente il contrario. (...insomma, non fate i furbetti! pagare una multa non vi procura indulgenze! NdR). Tuttavia chi compie un’opera che gli è stata ingiunta come penitenza sacramentale, può nello stesso tempo soddisfare alla penitenza ed acquistare l’eventuale indulgenza annessa a quell’opera.
L’indulgenza annessa ad una preghiera può essere acquistata in qualunque lingua essa venga recitata, purché consti della fedeltà della versione per dichiarazione o della Sacra Penitenzieria o di uno degli Ordinari o Gerarchi dei luoghi dove è comunemente parlata quella lingua. Per l’acquisto dell’indulgenza annessa ad una preghiera basta recitarla alternativamente con un altro o seguirla mentalmente mentre un altro la recita. (...insomma, può essere sufficiente anche il semplice labiale, o il karaoke. NdR)
CONCESSIONI GENERALIScritto il 11 agosto 2010 alle 22:00 nella Religioni, Tafanus | Permalink | Commenti (13)
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Scritto il 04 agosto 2010 alle 12:03 nella Politica, Religioni, Società e costume | Permalink | Commenti (18)
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Ho voluto di proposito stare in silenzio, ma a che pro? La democrazia è stata sventrata di ogni coscienza.Lo stato è in mano ad una banda di deviati e corrotti senza misura. La chiesa anch'essa in balia di cosche ormai fuori controllo da CL a Opus Dei.
E il segretario del papa che fa? Vestito da clown, come se fosse in un eterno carnevale, se ne va a cena con i vampiri, i sanguisuga, i ladri e puttanieri di stato. Gli ho scritto questa lettera aperta che ho dato alle stampe e che comunico anche a voi.
don Aldo Antonelli
Ho voluto far passare la domenica nella speranza che la meditazione liturgica mi liberasse dalla rabbia e dall’insofferenza che nutro, ormai da tempo, nei tuoi confronti e che la tua presenza alla cena di affari in casa Vespa ha moltiplicato in misura geometrica. Niente è servito a niente; anzi!
La parabola del “Buon Samaritano” che in questa domenica è stata letta in tutte le chiese cattoliche ti pone non nelle vesti di quest’ultimo, e nemmeno nelle vesti del “sacerdote” che “guarda e va oltre”, bensì nella cricca dei briganti che rubano e percuotono a sangue, lasciando morte e distruzione.
Cosa ci stavi a
fare tu, cardinale di Santa Romana Chiesa, in quella casa trasformata in zoo, là
dove famelicano in tresche e trame lupi rapaci come Geronzi, camaleonti bavosi
come Casini, viscide bisce come Vespa, talpe prosseneti come Letta e, sopra tutti, la iena ridens, il corrotto corruttore per
antonomasia: Silvio Berlusconi?
Qualcuno, malignamente, ha parlato di un tuo ritorno in casa, considerato che quell’appartamento un tempo era di proprietà di Propaganda Fide, la Nuova Immobiliare per i VIP della Capitale. Immagino avrai anche benedetto la mensa, di sicuro avrai stretto la mano a tutti, benedicendo le loro rapine, consacrando le loro consorterie e legittimando le loro pratiche lobbistiche. E così, come se non bastasse alla chiesa il grosso problema della pedofilia nascosta, tu ti fai in mille pur di trasformarla in un centro di riciclaggio di rifiuti tossici. Cristo amava i peccatori, ma questi erano poveri cristi che toccati dentro erano capaci di conversione. I delinquenti con i quali tu ami sollazzarti sono irredimibili come i ricchi epuloni della parabola. Per costoro più che la mano benedicente del cardinale compiacente necessiterebbe la sferza pungente del profeta dissenziente: “Le vostre mani grondano sangue… Allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni” (Isaia 1, 15…).
Ma tu non sei capace di tanto; abituato a tacere di fronte ai potenti, trovi invece la forza per alzare la voce contro i deboli. Il tuo silenzio di fronte a questi seviziatori di popolo si fa delitto alla stessa stregua del tuo strillare sulla testa dei deboli. Aduso come sei a coniugare delitto e solennità, ho paura che perfino tu sia irrimediabilmente perso.
Aldo Antonelli, parroco - Avezzano, 12 Luglio 2010
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Caro Aldo,
purtroppo quando ho ricevuto questa tua - che condivido al 100% - ero "lontano dal pezzo" per una breve vacanza fuori dal paese-latrina. Ma la cena dei ladroni e dei ruffiani è cosa talmente eclatante che non c'è il rischio dell'obsolescenza in pochi giorni. Quindi mi affretto a pubblicarla, ed anche ad inserirla, come pezzo unico o prevalente, nel prossimo mailing de "La Rassegna Stanca". Un abbraccioScritto il 19 luglio 2010 alle 22:00 nella Aldo Antonelli, Berlusconi, Corruzione, Fronte del Porco, Politica, Religioni | Permalink | Commenti (5)
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Formidabile quell'anno. Millenario, milionario e miliardario. Tutte cifre da ricordare, intorno al Giubileo del 2000: oltre mille cantieri, 30 milioni di pellegrini, 70 mila volontari. E soldi. Più di 3.600 miliardi di lire messi a disposizione dallo Stato italiano per l'ingresso della Chiesa nel Terzo millennio. La sfida è stata colossale e ha richiesto una sintesi complessa. Da una parte, c'erano gli uomini di papa Wojtyla, il distruttore del socialismo reale. Dall'altra, gli amministratori della Repubblica. Tutti di una sola parte politica. Il governo, la Regione Lazio, il Comune di Roma e i municipi interessati in modo indiretto come Napoli o Firenze, erano tutti in mano agli uomini del centrosinistra. Molti di loro venivano dalla Dc. Ma alcuni erano ex comunisti o ex radicali con un passato in compagnia di mangiapreti e filosovietici. Come assemblare una macchina organizzativa con elementi così eterogenei? Con funzionari statali capaci. Capaci in senso professionale ma capaci anche di cambiare abito e di vestire, all'occorrenza, la casacca biancogialla degli interessi vaticani.
I documenti di dieci anni fa stanno tornando attuali con le indagini della magistratura su questi funzionari. Sono i componenti della futura cricca che nasce e si rafforza attorno agli appalti per l'Anno Santo. I tnomi principali sono sui giornali da mesi. Guido Bertolaso, al tempo vicecommissario straordinario al Giubileo. Era lui il braccio destro del sindaco di Roma e commissario Francesco Rutelli. Angelo Balducci, provveditore alle opere pubbliche del Lazio e gentiluomo di Sua Santità. segretario della commissione centrale per il Giubileo e della commissione mista italo-vaticana. Monsignor Crescenzio Sepe,
I loro rapporti incominciano a ridosso delle celebrazioni giubilari e proseguono per oltre un decennio, accompagnati da promozioni e successi fino agli arresti e agli avvisi di garanzia di quest'anno. La loro solidarietà nasce dalla comune vocazione all'efficienza, alla rapidità, al fare. Nulla di male in questo, finché le regole sono rispettate. "Non mi piace parlare della mia esperienza al Campidoglio", dice il vicesindaco e oggi deputato Pd Walter Tocci, "ma devo sottolineare che il Comune si battè per evitare la legislazione straordinaria. Eravamo della generazione che aveva combattuto lo sfascio dei Mondiali di Italia '90, basati su procedure di emergenza. Nulla a che vedere con quanto accaduto in seguito con il sistema emergenziale gestito dalla Protezione Civile".
Sulla stessa linea è Luigi Zanda, che guidava l'Agenzia del Giubileo e oggi è senatore Pd. "Bertolaso è un collaboratore perfetto. Funziona bene con Rutelli e male con Berlusconi che gli ha messo a disposizione la legge sui Grandi eventi del 2001. È come chi guida a 100 l'ora finché c'è la pattuglia e, senza, va a 200". Il punto è che alcuni appalti giubilari dovevano andare a 200.Qualche elemento di cronistoria è necessario. Il comitato per il Giubileo nasce nel novembre del 1994 e la celebrazione è proclamata da Giovanni Paolo II a Natale dello stesso anno. Il 1995 passa in chiacchiere, presentazioni, adunate al Teatro Argentina con il presidente Oscar Luigi Scalfaro e il premier Lamberto Dini. I programmi sono ambiziosi. Si parla della metro C, dei tram in centro storico, delle ferrovie suburbane. All'alba del 1996 ci si sveglia con il governo in crisi e il traguardo del 2000 già a rischio. Il Comune non ha soldi per appaltare le opere e le riunioni del Comitato misto si trascinano. Nel 1996 Romano Prodi vince le elezioni e stanzia i soldi. Eppure si perde ancora un anno e mezzo, fra leggi di spesa e altri ritardi. Fino all'autunno del 1997 non si vede una lira.
"A quel punto", ricorda Zanda, "prevalse la scelta anche mia di investire soprattutto sull'organizzazione. Incominciare grandi opere all'inizio del 1998 per chiuderle a fine 1999 sarebbe stato da incoscienti. Avrebbe significato inaugurare il Giubileo con tutti i cantieri aperti".Rutelli è sempre più nervoso. Si sta giocando il futuro politico sul Giubileo e la pazienza non è la sua principale virtù. Uno dei bersagli preferiti delle sue sfuriate, che più di una volta porteranno anche Zanda sull'orlo delle dimissioni, è Adriano La Regina. Il Soprintendente ai beni archeologici di Roma, in carica da vent'anni, si oppone in particolare al grande sottopasso di Castel Sant'Angelo. "In realtà", precisa lui, "mi sono limitato a chiedere la documentazione tecnica a tutela delle fondamenta. Il Comune non me l'ha fornita e Walter Veltroni, vicepresidente del Consiglio, ha finito per dare ragione a me".
Mentre si profila un'altra grana, quella relativa al parcheggio del Gianicolo, gli uomini del Giubileo decidono di dare una sterzata. Tutto accade nel giro di pochi mesi. A novembre del 1997 monsignor Sergio Sebastiani, l'uomo ai comandi per il Vaticano, viene promosso alla guida della Prefettura Affari economici e rimosso. Lo rimpiazza Crescenzio Sepe. Chi ha lavorato con lui concorda: simpatico, battutista, manageriale. Sembra tutto tranne che un sacerdote. A gennaio del 1998 arriva dalla Protezione civile Guido Bertolaso che diventa l'amministratore delegato di Rutelli. Il suo incarico principale è la Giornata mondiale della Gioventù, fissata tra il 15 e il 20 agosto 2000 a Tor Vergata. Il sistema viario della zona va completamente rifatto in collaborazione con il Provveditorato ai lavori pubblici del Lazio. Il provveditore, che partecipa a tutte le riunioni del comitato giubilare, è Tullio Russo, chiamato a Roma dall'Abruzzo appunto per il sottopasso. Salta anche lui nel maggio 1998. "Sono stato sostituito con un funzionario più giovane e più brillante", dice Russo con una vaga punta di acrimonia. Quel funzionario è il gentiluomo di Sua Santità Angelo Balducci che, vera e propria nemesi, nel 2008 farà pressione sulla quinta sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, presieduta da Russo, per la vicenda dei tutor autostradali che interessava a Paolo Berlusconi.
È uno dei passaggi che gli investigatori stanno tenendo d'occhio. Russo fa parte del sistema della revolving door italo-vaticana quanto Balducci. Prova ne è il suo incarico, a novembre del 1999, come consulente per il parcheggio e la rampa del Gianicolo per conto di Propaganda Fide, al tempo retta dal cardinale slovacco Jozef Tomko e dal 2001 in mano a Sepe. Anche in seguito la carriera di Russo, che rivendica il merito del cosiddetto sottopassino di Castel Sant'Angelo e della galleria principe Amedeo, è proseguita con incarichi di prestigio, a cominciare dai 100 cantieri del G8 di Genova. Il suo ruolo attuale alla guida di Area 24, che gestisce alcune stazioni ferroviarie dismesse in provincia di Imperia, è frutto dei suoi buoni rapporti con l'ex ministro Claudio Scajola, ottimo amico della cricca. Eppure Balducci ha sempre una carta in più. È Sepe a imporlo. E come Sepe non sembra un prelato, così Balducci non sembra un ingegnere. "Piuttosto un diplomatico", dice Zanda. Infatti, il suo ruolo è quello di mediare. E di rappresentare il Vaticano quando il Vaticano non può partecipare. Accade con il parcheggio e la rampa del Gianicolo.L'appalto vale 85 miliardi di lire. È uno dei pochi con partecipazione di fondi vaticani, metà e metà. Il motivo? La zona del parcheggio sarebbe in territorio pontificio. Questo assunto è stato recentemente smentito dalle rivelazioni di La Regina riportate da "Repubblica". È invece incontestabile che la rampa d'accesso al megaparcheggio ideato per accogliere i pullman dei pellegrini sorga in territorio italiano, all'interno una proprietà dei principi Torlonia. Durante gli scavi della rampa, appaltati dal Provveditorato ad Impregilo e Dioguardi, si scopre una villa facente parte del complesso degli Horti di Agrippina con pitture e un deposito di marmi di eccezionale qualità. I saggi preliminari eseguiti con il controllo della Soprintendenza non avevano rilevato l'edificio, sito a 8 metri di profondità. Nella città deserta per il Ferragosto 1999, La Regina mette il vincolo. Rutelli si vede arrivare addosso i compagni di partito verdi e ambientalisti, a partire da Italia Nostra.
Il problema va risolto e in fretta. Già il Vaticano ha gradito poco l'imposizione dei parcheggi di scambio sul Raccordo anulare e le limitazioni al traffico dei torpedoni in città. Senza metro C e senza possibilità di utilizzare il parcheggio del Gianicolo, il Giubileo corre rischi gravi. Anche rischi economici, evidentemente. La macchina dell'Opera Romana Pellegrinaggi, uno dei maggior tour operator del mondo guidato da don Liberio Andreatta, punta a un minimo di 24 milioni di visitatori.Formalmente, nessun uomo del Vaticano partecipa alla controversia sulla rampa. Non ce n'è bisogno. Bertolaso e, soprattutto, Balducci si incaricano di fare da sherpa. Il 7 ottobre c'è una riunione da Bertolaso che delibera di smantellare la villa. Gli affreschi vengono staccati e portati via, come i marmi. Le mura vengono segate e accantonate in un deposito.
Qualche giorno dopo Balducci firma un parere che è un piccolo manuale su come si piegano le conclusioni tecniche al risultato politico. Nel documento consultato da "l''Espresso" si legge che "dal punto di vista plano-altimetrico il tracciato della rampa non può essere spostato e che il parcheggio e il Gianicolo sono comunque raggiungibili anche in assenza della rampa in questione, infatti l'attuale rampa Sangallo serve a raggiungere dette località e potrebbe essere utilizzata nel futuro". Quindi, la rampa Torlonia non serve? Un momento. "In tal modo però", si affretta ad aggiungere il provveditore, "verrebbe vanificato il principale scopo dell'intervento e cioè l'eliminazione dell'interferenza dei flussi provenienti dall'Aurelia, principalmente pullman, e diretti al Gianicolo con il traffico cittadino del Lungotevere. Pertanto non esiste alcuna alternativa alla rampa Torlonia".A cose quasi fatte, lo scontro arriva fino alla presidenza del Consiglio dei ministri, dove Romano Prodi è stato sostituito da Massimo D'Alema. Il premier e il sottosegretario Marco Minniti intervengono a togliere il vincolo della soprintendenza con un decreto del 13 dicembre 1999. La rampa è salva e il parcheggio pure. I risultati si vedranno nel bilancio della Santa Sede del 2000 dove il cardinale Sebastiani presenta un utile in euro di oltre 24 milioni. Nel 2001 saranno 14 milioni. Gli autori del Romanzo Giubilare, a quel punto, possono vantare solidi meriti entro le mura vaticane e fuori.
Oltre ai meriti e alla ricompensa che ne consegue sotto forma di favori vari, i bravi funzionari pubblici vengono liberati dal sistema dei controlli. L'anno successivo al Giubileo va al governo il partito del fare e cambia il quadro normativo. Con la legge 401 sui Grandi Eventi, l'Italia incomincia ad essere gestita a colpi di ordinanze della Protezione Civile. Le cifre? 13 miliardi di euro di investimenti contro 1,8 miliardi del Giubileo.Sepe, nominato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 2001, diventa la nuova star delle finanze cattoliche grazie alla gestione del patrimonio miliardario di Propaganda Fide. Ma non dimentica gli amici. Anzi, ne aggiunge qualcuno per migliorare il sistema con il quale lo Stato italiano finanzia la Chiesa. Gli anni della sua gestione non sono stati i più brillanti per il bilancio vaticano. Ad alcuni il caso del cardinale Sepe ricorda quello di Paul Marcinkus, il numero uno dello Ior inquisito per la bancarotta del Banco Ambrosiano e poi uscito dal processo per il principio dell'extraterritorialità. Il cardinale di Napoli non ha molte probabilità in più del monsignore di Cicero, Illinois, di affrontare un tribunale dello Stato italiano. Il Vaticano preferisce lavare i panni sporchi dentro i confini. Se la storia può insegnare qualcosa, Marcinkus fu messo in disparte dalle gerarchie ecclesiastiche. Sepe sembra avviato sulla stessa strada.
(ha collaborato Gianluca Schinaia, l'Espresso)Due auto della Finanza parcheggiate in via della Conciliazione, davanti ai palazzi dei Propilei. La testimonianza dell'ultima inchiesta su un fiume di denaro che entra in Vaticano e da lì va in paradiso, ma bancario e fiscale. I conti dello Ior - l'istituto della Santa Sede - scoperti presso quella filiale romana di Unicredit e presso altri sportelli capitolini di Intesa San Paolo, Bnl, Banca del Fucino, Credito Artigiano sono la metamorfosi moderna di un sistema antico che continua ad alimentare traffici misteriosi. Nel conto Ior presso Unicredit nel 2007 ci sono stati saldi mensili da 80 milioni di euro, extraterritoriali come se fossero gestiti da una banca off shore. E il primo censimento completo delle finanze, dei beni e degli scandali del regno dei papi viene pubblicato da Claudio Rendina ne "L'oro del Vaticano" che uscirà per Newton Compton la prossima settimana.
C'è l'attualità, quella esplicita delle indagini sulla cricca e quella dei movimenti azionari che poi si trasformano in assetti di potere. Come l'investimento dello Ior nel bond convertibile emesso dalla Banca Carige, istituto genovese da sempre nel cuore del Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. E l'elenco di tutti gli immobili di Propaganda Fide, patrimonio destinato a sovvenzionare le missioni, ma utilizzato per distribuire case e favori.
Solo lo Ior vanta un patrimonio, scrive Rendina, "stimato in cinque miliardi di euro, a cui vanno aggiunti i lingotti d'oro, dei quali è stata indicata l'esistenza nei caveux sottostanti al torrione di Nicolò V, in ragione di 2 tonnellate d'oro, accanto ai titoli di Stato per 3 milioni". Ufficialmente non ha succursali ma conta sul legame con la struttura missionaria delle isole Cayman. "È stata distaccata dall'arcidiocesi di Kingston in Giamaica per fare capo direttamente alla Santa Sede ed è retta dal cardinale Adam Jospeh Maida, membro dello Ior con la qualifica di superiore: come tale ha la funzione di autentico deposito delle finanze pontificie: un centro finanziario off shore".Scritto il 10 luglio 2010 alle 07:00 nella Bertolaso, Corruzione, Criminalità dei politici, Giustizia, Religioni | Permalink | Commenti (11)
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Scritto il 19 giugno 2010 alle 23:21 nella Criminalità dei politici, Impresentabili, Religioni | Permalink | Commenti (6)
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Scritto il 20 maggio 2010 alle 11:57 nella Berlusconi, Corruzione, Paolo Farinella, Razzismo, Religioni | Permalink | Commenti (2)
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Scritto il 18 maggio 2010 alle 11:00 nella Aldo Antonelli, Religioni, Società e costume | Permalink | Commenti (7)
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Scritto il 21 aprile 2010 alle 21:48 nella Impresentabili, Paolo Farinella, Religioni | Permalink | Commenti (18)
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