Prima delle nostre condiserazioni, leggiamo un estratto della stupefacente notizia. Gino Strada "ci sta". Ci sta a mischiarsi - uscendo da una apoliticità sempre rivendicata, e indispensabile per una organizzazione come Emergency, ad appoggiare un circo Barnum come il Movimento Arancione, già troppo pieno di "attori non protagonisti". Questa la notizia, di fonte Repubblica:
"Io ci sto" - Anche Gino Strada e Sabina Guzzanti con Ingroia
Mentre la eventuale candidatura del magistrato in
"aspettativa elettorale" fa discutere gli osservatori, il manifesto del
comitato promotore "Io ci sto" raccoglie il sostegno di molti outsider
della vita "televisiva" del Paese: Vauro, il regista tv Massimiliano
Bruno, il musicista Max Paiella. Domani, al teatro Capranica, ci saranno
anche Di Pietro e i Verdi. Berlusconi: "Ingroia? Ora farà politica da
politico. E' un chiarimento"
Antonio Ingroia
ROMA - Il manifesto del comitato
promotore "Io ci sto", a sostegno dell'iniziativa che si terrà domani,
venerdì 21 dicembre alle 17.30, al teatro Capranica di Roma, con
Antonio Ingroia, inizia a esercitare il suo fascino. Soprattutto nei
riguardi di molti outsider della vita pubblica e televisiva italiana,
che si fanno sentire dall'Italia e dall'estero. E' di queste ore
l'adesione al manifesto del fondatore di Emergency, Gino Strada, come
quella di Sabina Guzzanti, dell'autore e vignettista satirico Vauro. E
ancora il "radiofonico" musicista e cantante Max Paiella, lo
sceneggiatore, attore e regista Massimiliano Bruno, il giornalista e
saggista Saverio Lodato. L'assemblea sarà trasmessa in diretta
audio-video streaming su www.iocisono.com. Diretta live anche su Twitter
(@io_ci_sto), lanciata dall'hashtag #iocisto.
Antonio Ingroia è il primo firmatario del manifesto "Io ci sto".
Con lui saranno presenti il sindaco di Napoli de Magistris e quello di
Palermo Leoluca Orlando. Un documento in dieci punti in cui si parla di
legalità e solidarietà, laicità dello Stato, scuola pubblica,
antimafia, sviluppo economico rispettoso dell'ambiente,
sburocratizzazione per le imprese, democrazia nei luoghi di lavoro,
ripristino dell'articolo 18, una Rai non più lottizzata, selezione dei
candidati alle prossime elezioni sulla base di competenza, merito e
cambiamento, incandidabilità dei condannati e, infine, una legge contro
il conflitto di interessi.
Il magistrato in "aspettativa
elettorale" è il polo d'attrazione che infonde fiducia in una proposta
giunta a concretizzazione proprio a ridosso dell'inizio della campagna
elettorale. Ingroia, di cui si attende la decisione in merito a una
candidatura che suscita forti contrasti. E tra gli osservatori non manca
chi consiglia al magistrato di restare fuori della politica proprio per
non intaccare l'alta considerazione morale che di lui ha il Paese.
In
ogni caso, all'evento al Teatro Capranica interverrà anche l'ex toga di
"Mani Pulite" Antonio Di Pietro. "Ho condiviso i dieci punti del
manifesto programmatico 'Io ci sto' - scrive sulla sua pagina facebook
il leader dell'Italia dei Valori -. Per questo domani sarò con Antonio
Ingroia all'iniziativa che si terrà a Roma (...). Trasmetteremo l'evento
in diretta streaming dal sito del partito, www.italiadevalori.it e dal
mio blog www.antoniodipietro.it.".
Proprio la presenza di Di
Pietro sembra indurre il Pd a mantenere, per ora, una certa distanza con
la lista degli "arancioni". "Penso non ci siano le condizioni per
un'alleanza - dichiara a Omnibus, su La7, l'esponente della segretaria e
responsabile giustizia dei democratici Andrea Orlando -. E non per la
candidatura di Ingroia, che ci può essere o meno, ma perché ho visto le
parole d'ordine che caratterizzano questa lista e per le cose che ho
letto fino ad ora non mi pare che la proposta sia compatibile o
consentano nessun tipo di alleanza".
Quanto alla candidatura
dell'ex procuratore aggiunto di Palermo, Orlando porrebbe due limiti:
"Primo, che non ti candidi dove hai indagato; secondo, che chi indaga
sulla politica dovrebbe astenersi, perché il candidarsi getta un
riverbero su tutto quello che hai fatto precedentemente".
Ancora
più chiaro Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd, che ad Agorà,
su Rai Tre, dichiara: "Di Pietro in questi anni ha sparato a zero
contro il Pd, contro il presidente della Repubblica. Se adesso
aggreghiamo, cammin facendo, per una questione tattico-politica, diventa
poco credibile".
Crede invece nel confronto e nell'aggregazione
Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che ad ascoltare
Ingroia al Teatro Capranica ci sarà. "Il Pdci è parte di questo
processo aggregativo, che inizia domani e che rappresenterà un valore
aggiunto essenziale. Riteniamo essenziale costruire le condizioni per il
confronto con la coalizione di centrosinistra: il campo dei
progressisti deve allargarsi".
Presente anche Angelo Bonelli,
presidente dei Verdi, che su twitter commenta: "I punti di 'Io ci sto'
sono molto interessanti. Domani sarò al Teatro Capranica per ascoltare
Antonio Ingroia" [...]
Sonia Alfano, europarlamentare e
presidente della Commissione antimafia europea, è invece polemica con
Michele Vietti e la nota con cui il vicepresidente del Csm ha esortato i
partiti a non candidare magistrati. "Trovo molto curioso - dichiara
Alfano - il fatto che Michele Vietti si stia accorgendo solo adesso dei
magistrati (o ex magistrati) in Parlamento. E' curioso perché per tanti
anni Vietti è stato in quelle aule e al Ministero della Giustizia, senza
mai proferire parola sul tema. Eppure di toghe che hanno deciso di
impegnarsi in politica ce ne sono tante. Tra queste, anche una delle sue
più accanite sostenitrici: Anna Finocchiaro".
"Francamente non
si capisce il bisogno di una esternazione simile proprio nel momento in
cui Antonio Ingroia sta pensando se candidarsi o meno. L'impressione -
osserva ancora Sonia Alfano - è che quella di Vietti fosse una
dichiarazione puramente politica e di parte. Se vuole parlare di
politica, il vice presidente del Csm si preoccupi dei tanti indagati e
condannati che rischiamo di vedere ancora nelle aule del Parlamento". (...strano... alla ex grillina Sonia Alfano, una "'de sinistra", fra tante decine di magistrati entrati in parlamento, specoe a destra, nell'ultima legislatura, viene in mente - per attaccare Vietti - nientemeno che Anna Finocchiaro, che ha lasciato la magistratura da ben 25 anni... tanto che molti neanche sanno che sia un ex magistrato. Strano davvero... NdR)
siamo suoi estimatori da anni. Suoi e di Emergency. Da tempi non sospetti. Sono trascorsi oltre 5 anni da quando abbiamo lanciato una raccolta di firme per candidarla al Premio Nobel per la pace, che si è chiusa con la raccolta di oltre 10.000 firme. Una enormità, per un piccolo personal blog. Fra coloro che hanno appoggiato la nostra operazione, voglio ricordare e ringraziare la senatrice Haidi Giuliani, Furio Colombo, Luca Telese, il senatore Nando Rossi, e tanti altri che dimentico certamente. I 10.000 che hanno sostenuto la raccolta di firme rappresentavano uno spaccato trasversale della società italiana, non di una sua parte. Questo lo screen-shot della parte conclusiva della petitzione:
Siamo stati anche estimatori di "Medicins sans Frontiéres", e del suo fondatore ed animatore Bernard Kouchner, finchè... Per il "finchè" la rinviamo ad un passaggio del nostro post del 5 luglio 2008, dal titolo Ingrid Betancourt, Gino Strada, il Nobel per la Pace. Il post è stato scritto in occasione della liberazione di Ingrid Betancourt. Per sua comodità, ne stralciamo un passaggio. Chissà che questo non la invogli a leggere l'intero post...
"...nella compagnia di giro francese si è prontamente inserito Bernard
Kouchner. Uomo verso il quale nutrivo grandissimo rispetto, se non altro
perché è stato il fondatore e animatore di “Medicins sans Frontiéres”.
Abbiamo iniziato a nutrire qualche dubbio quando è sceso in politica,
chiamato da Jospin. Ci ha profondamente delusi, quando è tornato in
politica per la seconda volta, chiamato da Sarkozy. Pensavamo che
avrebbe sdegnosamente rifiutato. Invece è corso, felice e giulivo,
fulminato sulla via della destra francese, che non è molto migliore di
quella italiana.
Qualcuno ha avuto il piacere di vedere la conferenza
stampa con Kouchner? Una cosa penosa. Anche lui, come Sarko, non aveva
meriti precisi da accampare, se non quello si “essersi speso”. Ma la
strada dei risultati concreti è passata ben lontana da Bernard, senza
neanche sfiorarlo. Ma in conferenza stampa, Bernard ci ha richiamato
alla mente una specie di OGM derivante dalla fusione fra Pippo Baudo,
Maurizio Scelli e Jacques Tati. Si muoveva come il bravo presentatore,
tentava di suggerire per se l’immagine di chi “per carità io non c’entro
però”, e, dettaglio trascurabile, ma che colpiva molto, si muoveva a
scattini, a mossettine in favor di telecamera, che ricordavano i
peggiori epigoni di Jacques Tati. Essere Tati è roba da geni, essere
epigoni involontari di Tati è roba da macchietta di Nino Taranto nella
parte di Ciccio Formaggio. Francia, Centro-America..."
Per carità... nessuna intenzione, da parte mia, di associare la sua storia a quella di Jacques Tati... (pardon... di Bernard Kouchner e del suo sodalizio con Sarko...)... Ma quando si imboccano certe strade, non si sa mai bene, prima, come le cose finiranno. Di grazia, cosa ha a che vedere la sua storia con quella di Leoluca Oralndo, di Antonio Di Pietro, di questo Antonio Ingroia, di Sabina Guzzanti, della post-grillina Sonia Alfano??? Cosa ha a che vedere la storia di un movimento politico a forte connotazione populista, come il nascente Movimento Arancione, con la storia, la filosofia, l'eredità morale di Emergency?
Una delle cose più belle della eredità di Emergency è che in giro per il mondo, quando arriva in una struttura di pronto intervento un ferito dilaniato da una mina o da una granata, nessuno chiede se si tratti di un guelfo o di un ghibellino. Lo si cura e basta. Senza chiedere di vedere prima tessere o distintivi. Siamo sicuri che le cose continueranno ad andare avanti così, ma vale per Emergency ciò che vale (o dovrebbe valere) per i magistrati, che devono "non solo essere, ma anche sembrare al di sopra delle parti".
Non mi interessa sapere se mischiarsi con questa nascente compagnia di giro sia un atto compiuto in perfetta buonafede, o un affrettato atto frutto di "frettolosa ingenuità". Quello che so, è che questa scelta danneggerà moltissimo Emergency, e questo mi dispiace. Da oggi, Emergency sarà più debole, perchè non sarà più solo la bellissima organizzazione che tutti abbiamo in mente, ma sarà anche - che lei se ne renda conto o meno - l'autorevole fiore all'occhiello di un movimento populista, che ha imbarcato anche personaggi altamente discutibili.
Da alcuni mesi i generosi lettori del Tafanus sostengono mensilmente - nei limiti delle loro possibilità, e fino ad esaurimento delle risorse - l'ospedale di guerra di Emergency di Lashkar-gah, in Afghanistan, di cui abbiamo esaltato i meriti, certificati dai numeri delle persone aiutate a ritrovare la vita, o a morire con dolcezza. Continueremo a farlo, finchè avremo i mezzi.
Continueremo a farlo, ma da oggi, ogni volta che lo faremo, non riusciremo a staccare visivamente la sua immagine da quelle dei Di Pietro, degli Ingroia, degli Alfano, e delle Guzzanti. E' ancora in tempo a lasciar perdere. Lo faccia. Lei è ormai condannato ad aiutare il prossimo, vita natural durante. Lo faccia al meglio, come lo ha fatto fino all'altro ieri, e ci aiuti a dimenticare questo scivolone su una buccia di banana.
...Ora che questa vergogna è stata finalmente rimossa, voglio ricordare - non senza una certa commozione - l'odissea vissuta da un mio caro amico. Ne avevo scritto il 5 febbraio 2008. Ripropongo questo post, affinchè a nessun imbecille venga in mente di nuovo di offrire 22 euro al giorno alle famiglie che vivono questo dramma. Il mio amico era "economicamente solido", ma la stragrande maggioranza delle persone colpite da questa terribile malattia non lo è. La prossima volta, prima di toccare chi già vive un dramma, pensino a qualche altra categoria. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Tafanus
5 Febbraio 2008 - Ieri il destino ha
portato via un mio amico. SLA. Sindrome Laterale Amiotrofica. Il mio
amico, che chiamerò convenzionalmente Paolo, non era govanissimo, ma
fino a due anni fa scoppiava di salute e di energia. Apparteneva a
quella categoria di cicloamatori che ci capita spesso di vedere per le
strade della Brianza, armati di bicicletta da corsa, tenute
fosforescenti, casco, qualche capello bianco, un filo di pancetta. Gente
che ci strappava un sorriso, ma che nel corso della bella stagione
scalava il Gavia, il Sempione, il Mortirolo... Insomma, per uno come me,
che faticava persino a scalare il cavalcavia di Carnate, era un
fenomeno della natura...
Due anni fa, proprio in
questi giorni, eravamo impegnati, a casa di amici comuni, nella ennesima
litigata furibonda su Berlusconi. Scoppiava di salute (era l'unica cosa
che gli invidiavo). Un anno fa eravamo ancora insieme. Ora c'erano due
grandi novità, rispetto all'anno precedente. La prima: era al mio fianco, a litigare con gli altri
contro Berlusconi. La seconda: è arrivato a casa dei nostri comuni amici
aiutandosi con due stampelle. Io, che se non faccio almeno una gaffe al
giorno non riesco a prendere sonno, ho fatto una battuta infelice:
"...Paolo, ecco quello che capita ai pirla che alla tua età fanno ancora
i Cunego!..."
Col suo sorriso dolce,
mi ha risposto solo: "...magari fosse questo...", e non ha aggiunto
altro. Più tardi, ho raggiunto sul terrazzo sua moglie, che era uscita a
fumare una sigaretta. E ho saputo. E' stata l'ultima volta che l'ho
visto. Dopo poche settimane era già su una sedia a rotelle, e non ha mai
più voluto vedere nessuno, nè essere visto.
Ieri se n'è andato in
silenzio, di notte, senza disturbare. Se n'è andato con discrezione,
esattamente come aveva vissuto. Dai primi sintomi della malattia, non è
durato due anni. Fra qualche minuto lo accompagneremo per l'ultima
salita. Una sola coroncina, costruita intorno ad una ruota di
bicicletta. Quello che avremmo speso in addobbi superflui, ci hanno
chiesto di darlo alla AISLA, l'associazione che si occupa di assistenza
ai colpiti da SLA. Ciao, Paolo...
Forse
una legge meno talebana di quella voluta dal centrodestra sulla ricerca
sulle staminali non lo avrebbe salvato. Le ricerche in questo settore
sono lunghe, richiedono anni ed anni. Ma da quando potremo iniziare a
fare anche in casa nostra ricerca seria, come in tutti i paesi
occidentali, quanti altri Paolo, quanti altri Welby, quanti altri
Coscioni dovremo seppellire, senza far loro dono neanche di una
speranza?
La commissione lavoro della Camera ha
approvato all'unanimità (solo il deputato del Pdl Giuliano Cazzola non
ha partecipato) un emendamento alla Legge di Stabilità che amplia le
garanzie per gli esodati. La proposta, che ora dovrà essere esaminata
dalla commissione Bilancio di Montecitorio, è passata con il no del
governo
Il governo ha dato parere contrario per ragioni di coperture
finanziarie. L'emendamento approvato in commissione Lavoro, che ora
dovrà essere sottoposto all'esame della commissione Bilancio come tutti
gli altri emendamenti alla Legge di Stabilità, è a prima firma Silvano
Moffa ed è stato sottoscritto da tutti gli altri capigruppo
(...caro Monti, le ragioni di "copertura finanziaria non sono sufficienti a mettere sul lastrico persone che pensavavno di aver acquisito dei diritti. E se quelli non erano diritti acquisiti, non lo sono neanche quelli sui vitalizi della casta, e sugli stipendi da nababbi dei boiardi di stato. Oppure i diritti dei poveracci non sono acquisiti, e quelli della casta degli "intoccabili" ai? NdR)
SALVAGUARDIA PER CHI E' SENZA STIPENDIO NE' PENSIONE - L'emendamento, sottoscritto da tutti i capigruppo in
commissione, tende a salvaguardare, nel biennio 2013/14, coloro che sono
rimasti senza stipendio e senza pensione per effetto della riforma
pensionistica. In particolare l'emendamento mira a regolamentare e
definire un fondo per gli esodati comprensivo dei finanziamenti già
individuati con precedenti decreti, con lo stanziamento del fondo di 100
milioni di euro previsto nella legge di stabilità e una ulteriore somma
individuabile sulla base di un contributo di solidarietà una tantum
riguardante gli alti livelli di reddito e pensionistico nella quota
parte in cui superano un determinato tetto.
L'obiettivo è coprire tutte le famiglie di non salvaguardati colpiti dai
precedenti decreti governativi. «Il lavoro svolto dalla Commissione è
stato estremamente responsabile - spiega il presidente Silvano Moffa -
nell'individuare in maniera unitaria soluzioni praticabili. Mi auguro
che da parte del Governo, che pure in Commissione ha espresso parere
contrario per motivi di copertura, ci possa essere un ripensamento onde
evitare un inasprimento del confronto con il Parlamento. Peraltro il
Governo si è sempre detto, soprattutto per intervento diretto del
presidente del Consiglio, assolutamente impegnato a trovare soluzione al
problema esodati».
TASSA SOLIDARIETÀ: 3% SU REDDITI E PENSIONI ALTE - Per coprire la tutela degli esodati l'emendamento approvato dalla
commissione Lavoro della Camera, nonostante il parere negativo del
governo, propone una tassa del 3% per la parte di reddito che supera i
150 mila euro e per le pensioni più alte. Lo si legge nel punto 11 del
testo che oggi sarà sottoposto alla commissione Bilancio di Montecitorio
e costituisce una riedizione della proposta Damiano bocciata da governo
e Ragioneria dello Stato. Il «contributo di solidarietà» è «deducibile
dal reddito complessivo» e si aggiunge al fondo dei 100 milioni già
previsti dalla legge di stabilità e ai risparmi derivanti dai due
decreti del governo sugli esodati. (l'Unità)
Niente paura. Non voglio parlare di tennis ma ricordare due bellissime storie umane, di cui ho trattato nel Maggio 2010 (l'anno in cui Francesca Schiavone ha vinto il Roland Garros, e Samantha Stosur completava vittoriosamente la sua "partita per la vita"), e nel 2011 (anno in cui una coraggiosa donna francese - di chiare origini italiane - ha scritto una bellissima pagina di coraggio, e d'amore). Per chi non ha letto o non ricorda, raccomando la lettura del post su Samantha Stosur del 2010 (linkato), e su Virginie Razzano del 2011. In calce, vi racconterò la storia della resurezzione di Virgine Razzano, che si è compiuta oggi, 29 Maggio 2012. Tafanus
Virginie Razzano: ancora una volta dal tennis femminile una grande lezione di coraggio (25 Maggio 2011)
L'anno scorso, alla vigilia della finale del Roland Garros fra Francesca Schiavone e Samantha Stosur, avevo dedicato alla seconda un post dal titolo [Samantha Stosur, la donna-ragno che ha sconfitto il male], per spiegare perchè avrei tifato per Francesca, ma senza gioia per una eventuale sconfitta di Samantha, splendida persona.
Oggi, ad un anno da quell'evento, devo esprimere il mio cordoglio e la mia ammirazione per un'altra persona speciale, che nell'ultimo anno era precipitata verso il basso nelle classifiche mondiali, e nessuno aveva capito realmente perchè. Lunedì, la spiegazione diventa pubblica. L'ennesima lezione di grandissimo coraggio ed umanità, dopo quelle di Lea Pericoli, di Samantha Stosur, di Martina Navratilova...
La storia: Parigi, Torneo del Grande Slam al Roland Garros. Stéphane Vidal, allenatore e fidanzato di Virginie Razzano (chiare origini italiane) muore, dopo una lunga battaglia, persa in partenza, per un tumore al cervello, una settimana prima dell'inizio del Roland Garros. Uno dei suoi ultimi desideri era stato che, a dispetto della situazione, in qualsiasi caso Virginie, 28 anni, avrebbe dovuto giocare il suo torneo. E' ciò che Virginie ha fatto e, pur perdendo rapidamente la sua partita di primo turno, ha guadagnato il premio più grande: la stima e l'ammirazione di tutti.
Virginie ha tenuto in seguito una conferenza stampa carica di tensione emotiva:
"La decisione di giocare qui è stata presa dal mio fidanzato. Ha voluto che continuassi la mia vita, che continuassi a lottare sul campo. Con la mia famiglia, gli amici, il pubblico, ho fatto del mio meglio per tenere sotto controllare le mie emozioni e giocare per lui. Mi ci è voluto un sacco di coraggio. E' stato difficile, duro, doloroso, ma l'ho fatto. L'ho fatto per Stéphane.
Lui aveva fiducia in me. Sapeva che io avevo la sua stessa forza. Per questo abbiamo lavorato bene insieme per anni, Avevamo coraggio, e abbiamo combattuto giorno dopo giorno uno accanto all'altro. Oggi, ho dovuto usare tutto il mio coraggio. Non è ho molto, sono molto fragile, mi sento sola, anche se avverto la presenza di molta gente intorno a me. Mi resta la forza di rimanere in piedi, e di muovere un passo dietro l'altro.
E' difficile, specie quando perdi qualcuno che era, e sarà per sempre l'uomo della mia vita. Conservo bellissimi ricordi dei tempi belli, e anche di quelli meno belli. Lui era l'altra metà di me. E' una storia che abbiamo costruito insieme in 11 anni, e che continuerà. Continuerò a costruirla attraverso il tennis, la mia passione, che mi da coraggio e forza mentale.
Avevo preparato con Stéphane il mio programma fino a Wimbledon. Avevo detto che avrei giocato a Birmingham, e poi sarei tornata a casa per stare con lui. Mi aveva detto: "...si vedrà...". Sentiva che le cose avrebbero potuto prendere un'altra piega. Ma mi aveva detto che dovevo giocare il Roland Garros e Wimbledon. Erano due appuntamenti importanti, per lui. Per dopo, non avevamo programmato niente. Dovrò provare a ritrovarmi. Lo stress degli ultimi tempi mi ha fatto perdere molto peso, e dovrò provare a ritrovarmi, in tutti i sensi, prima di ritornare sui campi...
A Virginie avevo mandato uno scritto, reso pubblico:
Cara Virginie,
ti ritroverai. Hai coraggio da vendere, e l'affetto di milioni di francesi, e non solo... La prima settimana di Wimbledon mia moglie ed io ci saremo, e anche se la sorte dovesse metterti in tabellone contro un'italiana, tiferemo per te. Sarà il nostro insignificante omaggio al tuo coraggio, alla tua umanità, al tuo dolore. Ti abbraccio
Tafanus
Oggi, giorno del suo primo turno al Roland Garros, forse Virginie ha finito di pagare le sue cambiali al destino, nonostante l'arbitro, la greca Eva Asderaki (una delle migliori del circuito) sembrava avesse deciso di rovinarle ad ogni modo la festa, con un'improvvisa mezz'ora di protagonismo). I fatti:
Virginie, che sembra sulla via del recupero fisico e psicologico, è precipitata fuori dalle prime cento. Quindi non è fra le teste di serie. Quindi le capita al primo turno, per sorteggio, di dover affrontare Serena Williams, testa di serie n° 5. Destino segnato.
E invece no. La Williams vince il primo set 6/4, giocando così così. Al secondo set, una rincuorata Razzano si issa fino al tie-break, ma qui sembra arrivata al capolinea. Subito sotto 1/5, a due punticipi dalla sconfitta. Ma qui, chissà... mi piace pensare che abbia parlato col suo Stépfane.. Rinasce, vince il tie-break 7/5, e a questo punto inizia il terzo set. Un'altra partita.
Virginie vola in un attimo a 5/0 e servizio. Ma qui una ragazza non più abituata alle lunghe battaglie, alla tensione, alle tre ore di gioco, cade preda dei crampi e della paura di vincere. Serena recupera fino al 3/5 e servizio. Le due giocatrici lo sanno benissimo: o Virgine riuscirà a tenere il servizio e chiudere 6/3, oppure, se Serana dovesse annullare anche l'ultimo break, la partita sarebbe persa.
Quest'ultimo game è interminabile. Dura un'eternità. E qui, dopo sei break-point per Sererna e sette match-point per Virginie, la Asderaki decide di guadganare i suoi momenti di gloria. Per ben due volte, in momenti critici, toglie il punto alla Razzano, e lo assegna alla Williams. La ragione? Durante l'esecuzione del colpo Virginie ha urlato, e ciò ha disturbato e fatto perdere il punto a Serena. Così, per due volte, dei potenziali match-pomit diventano degli effettivi break-point per Serena.
A termini di regolamento, decisione non contestabile. Stando ai fatti, dai tempi della Seles, tutte le partite dovrebbero essere chiuse per capovolgimento di tutti i punti. Il tennis è diventato la Castrocaro Terme degli urletti: da quelli strozzati della Schiavone, a quelli insostenibili per orecchio umano della Azarenka, a quelli in stile latrato della Kvitova. Niente da fare. Gli unici urletti che la Asderaki, in formato promadonna, non sopporta, sono quelli della Razzano, causati dai crampi.
Breve: la Razzano, dopo oltre tre ore di battaglia, riesce finalmente a piazzare la palla che non torna indietro. Game, set, match. Virginie è tornata, pronuncia nell'intervista poche parole, senza nessuna recriminazione verso l'arbitressa che ha celebrato la sua "Giornata di Boria". All'intervistatore che cerca di cavarle una dichiarazione strappalacrime sulla sua storia personale, si limita a dire che "la mia storia parte da lontano", ma è la MIA storia".
Anche quest'anno maggio ha regalato agli appassionati di "vario tennis ed umanità" le sue rose. Petali, e spine. Grazie ancora una volta, Virginie
Una richiesta dei VV-FF e della Protezione Civile, per consentire il collegamento interenet a chi lo ha perso per le scosse: togliere la password al wi-fi di casa
Per consentire a tutti coloro che non riescono a comunicare via cellulare, lan o wi-fi di collegarsi ad internet, molti comuni colpiti chiedono a chi riesce a collegarsi a Internet di "aprire" pro-tempore il proprio collegamento wi-fi agli altri, togliendo la password al proprio router.
Per far ciò, si deve reinstallare il router, inserendo "nessuna protezione", o opzioni similari, alla voce "protezione". Passata l'emergenza, si potrà reinserire la propria password.
In caso di adesione a questa richiesta, si ricorda di togliere, per precauzione, l'opzione di condivisione a tutte le cartelle eventualmente condivise. Grazie.
Abbiamo voluto ricordarlo così, l'amico dei derelitti della striscia di Gaza, col quale si era instaurato un bel rapporto "per interposti blog". Abbiamo voluto ricordarlo coi post che gli abbiamo dedicato l'anno scorso, per annunciare i suoi funerali, e poi per pubblicare la cronaca e le belle foto dei commoventi funerali. Un ricordo sempre più pulito, in un'Italia sempre più sporca.
Ciao, Vik...Non ti abbiamo dimenticato. Antonio il Tafano
(post del 23 aprile 2011)
La Domenica di Pasqua Vittorio riceverà l'estremo saluto dalla sua Bulciago. I funerali si terranno alle 16,30 nella palestra comunale, in via Don Guanella 6. Non scriverò l'ennesima biografia di questo grande ragazzo. Il web ne è pieno. La sua vita è raccontata dalla sua morte. La sua educazione è raccontata dalle parole bellissime che abbiamo sentito pronunciare dalla madre, Egidia Beretta, sindaco del piccolo comune. Chi può, si unisca a noi.
Per chi non può, metteremo sul blog una sorta di "libro delle firme", una testimonianza di chi ci sarà virtualmente. Vorremmo che a Vittorio la sua terra dedicasse almeno la stessa testimonianza di affetto e di rispetto che gli è stata dedicata dai suoi addolorati e stupefatti amici palestinesi, ai quali ha regalato la sua vita.
...un cielo stupendo, per la giornata più triste...
I funerali di Vittorio Arrigoni a Bulciago
Mentre da Monza la strada comincia lentamente a salire verso Bulciago, il cielo, nuvoloso, si apre, e si presenta col suo volto migliore. Il cielo di Lombardia, così bello quando è bello... Do uno sguardo al navigatore, uno all'orologio. Sono con Marisa. Siamo in anticipo di una ventina di minuti. Ma all'ingresso del paese uno schieramento di vigili ed operatori della Protezione Civile sbarra la strada di accesso, e devia tutti verso parcheggi capienti, ma un po' lontani... Proseguiamo a piedi. Una salita mozzafiato. La palestra è in cima ad una collina da cui l'occhio spazia sulla "verde Brianza", quella bella...
La "palestra" è di fatto un modernissimo e grande palazzetto dello sport. Arriviamo con dieci minuti d'anticipo, ma ormai è impossibile entrare. Il parterre, le tribune, le scale, i corridoi... tutto pieno. Riesco a sgusciare fra la gentee a scattare un paio di foto, ma poi devo uscire sul pratone esterno, brulicante di gente, di bandiere italiane, palestinesi, di bandiere della pace...
Il sole scotta. La Protezione Civile distribuisce bottigliette d'acqua. All'esterno arriva, attraverso gli altoparlanti, la voce dell'officiante, l'Arcivescovo Emerito di Gerusalemme, Hilarion Capucci. Non riusciamo ad ascoltare tutte le parole. Ogni tanto parte un brano musicale, ma spesso non si tratta di musica sacra. Parte la base di "Blowin' in the wind", la gente canta in coro. Poi, spontaneamente, esplode "Bella ciao"... Forse un domani in anticipo di un giorno, forse un'associazione spontanea fra due resistenze...
Accanto a noi c'è un uomo triste e solo. Iniziamo a parlargli. E' palestinese, ha studiato, vive e lavora a Padova. Si è fatto tre ore di macchina per esserci, ma ci ha tenuto a dirci che sarebbe arrivato anche se fosse stato residente a Cagliari. Non ci crede, alla storia dei salafiti che avrebbero ammazzato Vittorio. Non si spinge oltre nelle illazioni, ma si chiede a chi possa giovare scoraggiare le azioni di volontariato con un'azione terroristica. pro-palestinesi a Gaza. Lui è della Galilea. Ci dice che nella striscia di Gaza in ogni villaggio sono già spuntate come funghi le "Via Vittorio Arrigoni".
Sul pratone, un lunghissimo striscione bianco porta stampati i nomi, l'età, la professione delle migliaia di morti ammazzati dell'operazione "Piombo Fuso". I nomi di giovanissimi e di bambini non si contano...Chissà perchè, ma il mio pensiero corre ad Auschwitz... a quella orrenda, enorme bacheca piene di scarpine da bambini...
Tante famigliole palestinesi. Facce tristi... Mi passa accanto una bella coppia, con un bambino piccolo che regge un mazzo di fiori di campo. Gli sorrido, gli dico "...che bei fiori...". La mamma gli dice di dire "Buona Pasqua al signore" (che sarei io). Il bimbetto mi dice Buona Pasqua, poi mi mostra i fiori, e mi dice che "sono per Vittorio".
Sono stanco. Stanco e triste. Si torna a casa. Riposa in pace, Vittorio... Antonio
P.S.: ho fatto queste foto, che non posso mettere in grandezza naturale, ma si possono aprire cliccando sulle relative icone. Nessun ordine logico, solo ciò che mi ha colpito, e ciò che ho potuto far filtrare fra le migliaia di teste che affollavano anche il pratone fuori dalla palestra.
Sono trascorsi 3 anni da quella terribile notte. Ore 3,32 del 6 aprile 2009, e sembra ieri. Anzi. Sembra tutto peggio di ieri. Alle 11 di mattina del 6 aprile avevamo scritto il post che riproduciamo in calce, con tutte le imprecisioni del momento, di quelle ore convulse, delle prime mistificazioni da Film Luce che ci venivano propinate.
Chi cerca notizie sullo stato dell'arte tre anni dopo, le troverà facilmente, oggi, in mille articoli d'inchiesta, il quelli magistrali di qualche settimana fa di Rizzo e Stella, nei puntuali resoconti di Abruzzo24OreTV e di mille altri siti.
Noi abbiamo preferito restituire al lettore la drammaticità di quelle ore, attraverso la puntuale ricostruzione che abbiamo tentato di dare in quei momenti, riproducendo parte dei nostri post di quel tragico aprile, lasciando intatti errori, incertezze e confusione:
Apriamo questo post che servirà a fornire aggiornamenti ora per ora su questa ennesima tragedia annunciata. Dopo aver espresso doverosamente la nostra vicinanza alle vittime, iniziamo a vedere cosa sta succedendo, e COME sta succedendo.
Iniziamo dal come ho appreso la notizia: in un paese civile, sintonizzandosi su un TG qualsiasi, avremmo sentito più o meno le seguenti parole:
"Buon giorno. Questa notte, alle 3,32, si è verificato un forte terremoto di intensità 5,8 della Scala Richter, con epicentro L'Aquila. Ci sono stati molti crolli di edifici, decine di morti accertati, ma per il momento non è possibile fornire cifre attendibili sui danni. Vi terremo costantemente aggiornati"
Ed ecco invece il primo TG che ho sentito stamattina:
"Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di rinunciare al viaggio in Russia, per potersi recare sui luoghi del disastro, al fine di rendersi conto di persona dell'entità dei danni. Berlusconi ha assicurato che nessuno verrà lasciato solo..."
Certo... nessuno verrà lasciato solo. Chi è rimasto senza casa sarà messo a far compagnia a coloro che non sono stati lasciati solo dopo il terremoto del Belice (alcuni sono ancora nelle baracche) e dopo il terremoto nella Marche. Ricordate? "Gli architetti dell'Edilnord sono già al lavoro per progettare delle "new towns". Sembrava che ci dovesse essere, in ogni piccolo comune, anche un campo da golf a 18 buche, un Palasport, e forse anche un Centro Congressi.
Dopo lo spot Berlusconi, è arrivato lo spot Maroni: anche il tastierista di Varese ha "dichiarato" che sarebbe andato a rendersi conto "di persona". Se penso che ognuno di questi personaggi in cerca di "photo-opportunities" distoglierà mezzi, uomini e sforzi organizzativi alla macchina dei soccorsi, li guiderei dolcemente sotto un cornicione pericolante. Con un pò di culo, potremmo avere delle magnifiche immagini in diretta...
Poi è stato il turno dell'esperto in catastrofi Bruno Vespa, che oltretutto è originario "del luogo". Ci ha illustrato, con dovizia di particolari, quanto fosse distante dalla cupola crollata della chiesa da casa di zia, di mamma, e via parentizzando. Segue spot per "Porta a Porta" di questa sera. E' riuscito, per un puro miracolo, a risparmiarsi la celebre domanda-minchiata fatta ai soccorritori subito dopo l'attentato all'Italicus. A vigili del fuoco che non erano ancora riusciti ad entrare nella galleria, un irato vespino con brufoli luminescenti chiedeva, perentorio: "Si può sapere quanti sono questi benedetti morti"? Ma va a morì ammazzato...
In questo momento su RaiDue c'è un altro esperto: il Prof. Barberi? Macchè... C'è l'onorevole Italo Bocchino, esperto in tettonica. Sta spiegando come il governo sia stato efficacissimo. Pensate... hanno già dirmato il decreto che dichiara lo stato di emergenza. Una roba che si fa anche se esonda il Lambro di mezzo metro.
Scusate per lo sfogo scritto da incazzato. Nel corso della giornata avremo modo di raffreddare la pancia, e di cercare di mettere in moto il cervello. Intanto, a beneficio di Bruno Vespa, informiamo che i benedetti morti sono già saliti a 40. Stasera sarà una grande puntata di Porta a Porta...
12:30 - Le agenzie ci informano che Altero Matteoli è arrivato all'Aquila. Anche Maroni, è arrivato all'Aquila. Berlusconi arriverà. Intanto ha un conferenza stampa, preannunciata per le ore 13. Potrei scrivere già adesso cosa dirà. Per il momento evito. Poi arriverà Fini, immagino, il quale ha già disdetto tutti gli impegni della settimana. Schifani sarà costretto a seguire. Tutti all'Aquila! tutti da Bertolaso! Avrà il suo bel daffare per gestire questo traffico di rompicoglioni: trasporti, sicurezza, logistica... Bertolaso riuscirà ad occuparsi anche degli aquilani? Intanto i morti accertati sono arrivati a 50. Per il TgDux, venti.
Ricevo dall'amica Anto, che ringrazio, questa notizia, che pubblico senza commenti:
Forse oltre agli stupri perpretati dai romeni, sarebbe opportuno che i nostri esemplari TG diffondessero anche quest'altra tipologia di notizie... o no??
La Lega dei Romeni in Italia, invita la comunità romena di mettersi a disposizione delle strutture ospedaliere e dell'Avis per la donazione di sangue a seguito del tragico terremoto dell’Abruzzo. Dal 1 Dicembre 2008, è attivo un protocollo d’intesa tra l'Avis nazionale e la Lega dei Romeni in Italia per la donazione del sangue dei cittadini romeni residenti in Italia.In questo momento di difficoltà, dobbiamo dimostrare il nostro affetto e la nostra solidarietà per il popolo italiano, con il quale abbiamo forti legami. Ricordiamoci che nelle nostre vene scorre il sangue romano, quel sangue del quale siamo orgogliosi e che ci fa amare tanto l'Italia.
Emilia Stoica - Presidente Lega dei Romeni in Italia
Roma, 6 apr. - (Adnkronos) - Distrutta la famiglia di un giornalista de 'il Centro', Giustino Parisse, 49 anni, capo della redazione dell'Aquila. A darne notizia, il sito del quotidiano. Nel crollo della casa di famiglia di Parisse, a Onna, una frazione dell'Aquila, sono morti i suoi due figli, Domenico di 18 anni, e Maria Paola, di 16, e il padre Domenico. La madre di Parisse e' in fin di vita all'ospedale. _____________________________________________________________________________________
Questa mattina: soccorsi tempestivi: il sisma è stato alle 3,32. Alle 4,02 già si muovevano i primi soccorsi (Bertolaso)
12:33 - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto: "La macchina dei soccorsi era già partita un quarto d'ora dopo il sisma. Più rapido di così non si poteva fare"
Prima dell'inizio di Porta a Porta, Berlusconi ci dirà che i soccorsi sono partiti mezz'oretta prima del sisma. Questa si chiama preveggenza!
13:16 - A Roma, la scossa di terremoto ha provocato danni anche alle Terme di Caracalla. Inagibile l'istituto scolastico Figlie della Sacra Famiglia in viale della Primavera 43
13:46 - Il 50% delle case dell'Aquila non sono agibili. Lo ha detto il responsabile locale dei Vigili del Fuoco
14:26 - Presidente provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane ha attaccato il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso: "Era una tragedia annunciata. L'allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato"
14:30 - Ad Onna, frazione de L'Aquila, secondo una stime dei soccorritori le vittime potrebbero essere 50 su una popolazione di 400 persone
14:43 - Gian Michele Calvi, presidente della Fondazione Eucentre di Pavia e membro Commissione Grandi Rischi, ha detto: "E' importante la prevenzione. Solo così si potranno ridurre gli effetti di tali tragedie, ma sembra che ancora non importi a nessuno. Tra qualche mese ci saremmo dimenticati di tutto finché purtroppo non ci sarà un'altra tragedia a ricordarci che se non investiamo nella messa in sicurezza degli edifici preesistenti"
14:58 - Berlusconi ha detto: "Gli acquedotti funzionano. L'acqua è fruibile" (..."fruibile"' Meno male... ed io che temevo fosse potabile...)
15:04 - Una lieve scossa di terremoto è stata avvertita mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi era impegnato in conferenza stampa nella caserma della Guardia di finanza di Coppito, nei pressi de L'Aquila (...azz... con un po' di culo in più, stasera avremmo potuto festeggiare...) 15:38 - "Nessuno sarà lasciato solo". Lo ha promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (...saranno messi tutti insieme ai terremotati del Belice e delle Marche, così potranno farsi compagnia, durante le lunghe sere invernali nei containers...)
16:17 - Sono oltre 100, al momento, le vittime accertate del terremoto . Fonti dei soccorritori spiegano che, però, probabilmente si supererà questa cifra quando il bilancio sarà definitivo
16:49 - Il rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando Di Orio lancia un appello. "L'ateneo è praticamente distrutto. Le strutture sono tutte gravamente danneggiate e non abbiamo un'altra sede dove trasferire i nostri 27.000 studenti"
17:31 - Tutti i pazienti dell'ospedale de L'Aquila sono stati evacuati. Lo ha reso noto il presidente della giunta regionale d'Abruzzo Gianni Chiodi. Nella struttura seriamente danneggiata dal terremoto, rimangono ancora 30 pazienti da trasferire presso gli ospedali di Avezzano, Teramo, Pescara e Roma dove sono già stati trasportati tutti gli altri ricoverati
19:02 - Secondo i soccorritori, i morti accertati sarebbero 108
...più di 150 morti, il 50% delle case de L'Aquila distrutte, ad Onna 50 abitanti su 400 sono morti. Ci sono 70.000 senza tetto, e il nano si vanta di aver stanziato ben 30 milioni di euro. Tantissimi! Ma provate a dividere 30 milioni per 70.000 abitanti: otteniamo la follia di 429 € per ogni senzatetto. Ora, speriamo solo che questi terremotati non si diano alla pazza gioia, e non si mettano a scialacquare senza misura questa improvvisa ricchezza caduta dal cielo...
Il nano telefonatore visto dallo Herald Tribune (cortesia di Patrizia T.)
Ospedale de L'Aquila: costruzione iniziata nel 1972, e durata trent'anni. Costo iniziale previsto: 10 miliardi di lire. Costo non ancora definitivo: 200 miliardi di lire. Consegnato alla ASL nel 2002 con sale operatorie non a norma. Crollato al 90% al primo botto. Valore attuale: negativo (per il costo dello sgombero delle macerie.
Prefettura: Palazzo sede del Governo - Periziato nel 2002 dall'ordinario di Scienza delle Costruzioni della Sapienza di Roma. Risultato: la perizia dice che la Prefettura non avrebbe resistito neanche ad una scossa 4,0 Richter. Perchè non è stato messo a norma?
Cemento disarmato - Il crollo della prefettura. L'ospedale lesionato. La questura inagibile. Così i soccorsi sono rimasti senza testa. Perché nonostante le scosse nessuno aveva verificato gli edifici
Giù la Prefettura: quello che doveva essere il centro nevralgico della gestione dell'emergenza è completamente fuori uso e ridotto a un cumulo di macerie. Inutilizzabile anche la questura, altro luogo considerato fondamentale per affrontare le grandi calamità. E poi si sbriciolano anche gli impianti dell'ospedale San Salvatore, inaugurato dieci anni fa, costruito con colonne in cemento armato e sale operatorie di cartapesta. Così il terremoto spazza via tre dei pilastri dei soccorsi: obbliga la Protezione civile a rivedere da zero i piani di intervento, in una zona che da sempre si conosce come sismica e che da settimane vive una sciame di scosse. Ma dove nessuno si era preoccupato di verificare la robustezza dei capisaldi per affrontare la crisi più drammatica: fino a domenica il palazzo ottocentesco della Prefettura era il fulcro di ogni strategia.
Davanti al collasso di queste strutture, il professor Franco Barberi, vulcanologo e presidente vicario della Commissione grandi rischi, non usa mezzi termini. "È desolante vedere un simile spettacolo di inefficienza e imprevidenza in un paese come il nostro che a misurarsi con le conseguenze dei forti terremoti dovrebbe essere abituato da sempre". E accusa: "Le responsabilità sono diffuse a tutti i livelli, purtroppo siamo un paese che non impara le lezioni". Invece l'emergenza è stata doppia, trasformando la pianificazione in improvvisazione.
Guido Bertolaso, sottosegretario e commissario straordinario per questo disastro, è stato persino costretto a sdoppiare la sala operativa, il cervello di tutte le operazioni. Una parte è finita nei locali della scuola sottufficiali delle FiammeGialle, una parte ha dovuto addirittura chiedere ospitalità a una struttura privata come la Reiss Romoli: un centro di alta formazione per le telecomunicazioni appartenente a Telecom Italia. Eppure, mai come questa volta si poteva essere pronti a scattare. Bastava rispettare la legge e ascoltare i segnali della natura, usando buon senso (continua cliccando sul titolo)
L'accusa della presidente della Provincia Pezzopane: "Sono interessati soprattutto alle telecamere" - "Dieci ministri in tre giorni a L'Aquila. Vengono perché ci sono le elezioni europee"
"Dieci ministri in tre giorni. Incredibile, adesso finalmente si ricordano di noi...". E' su tutte le furie Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell'Aquila. E' da poco finita l'ultima visita istituzionale del giorno, qui nella terra ferita a morte dal sisma. E due ore dopo il premier Silvio Berlusconi (siamo alla terza comparsata - NdR), si materializzano anche il leader della Lega Umberto Bossi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e quello per la Semplificazione Roberto Calderoni. Questi ultimi, venuti per una "visita al centro di coordinamento dei soccorsi all'Aquila". Con l'ennesimo spiegamento di uomini e mezzi per accogliere le autorità.
"Permettetemi di essere perplessa su questo modo di agire. Sono contenta che il governo si interessi così tanto alla nostra tragedia, ma se si viene qui, e si vuole rendere un servizio davvero utile alla comunità, occorre dialogare con il territorio. Ascoltare. Non mi sembra che stia accadendo questo. Anzi, alcuni comportamenti mi hanno davvero sorpreso... E lo dico anche agli amici dell'opposizione: certe visite sono utili solo se si affrontano problemi concreti". Fra gli esponenti del centrosinistra arrivati in Abruzzo ci sono stati i governatori Marrazzo ed Errani ma anche Di Pietro e il presidente della provincia di Roma Zingaretti.(c'è stato anche Franceschini, ma è arrivato senza preavviso, alle 8 di mattina, cxon mezzi propri, non si è fiondato davanti a nessuna telecamera, e non ha mobilitato ciò che resta delle strutture locali per essere accolto e tenuto a baliatico. NdR)
La presidente racconta di quanto visto da lei ad Onna, nel luogo simbolo della tragedia. "Ero lì per verificare l'arrivo del tir con i bagni chimici per soccorrere la popolazione. Davanti ai miei occhi si è materializzato il ministero dell'Agricoltura, Antonio Zaia - racconta la Pezzopane - è sceso da un elicottero ed è corso subito davanti alle telecamere della Rai. Non si è nemmeno voltato a guardare i luoghi della tragedia. Forse lo avrà fatto dopo.
Non vorrei che si utilizzasse questa vicenda come una vetrina per le Europee". L'elenco dei ministri in visita al terremoto è lungo. Due le puntate del ministro Maurizio Sacconi "con lo scopo di esaminare lo stato dei bisogni socio-sanitari-assistenziali".
Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna ha fatto visita alla tendopoli allestita in Piazza d'Armi (che ospita oltre mille persone) per "incontrare i bambini sfollati con i genitori nel campo". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è giunto a L'Aquila per "constatare personalmente la situazione e incontrare i vertici degli uffici giudiziari a seguito della chiusura del tribunale". Il ministro dell'Interno, Maroni, ha visitato il Comitato operativo della Protezione Civile. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è recato nelle altre zone colpite dal terremoto e alla scuola sottufficiali della Guardia di Finanza dell'Aquila. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è venuta in visita a Villa Sant'Angelo (uno dei paesi abruzzesi maggiormente colpiti dal terremoto) per annunciare l'apertura di un conto corrente con Mtv per raccogliere fondi, "un'iniziativa per coinvolgere i giovani nella ricostruzione".
Anche il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, si è recato a L'Aquila per "verificare di persona la drammatica situazione che sta vivendo la popolazioni locale". Oggi arriva la Gelmini.(di Giuseppe Caporale - Repubblica.it)
...non rilassatevi... non è ancora detto che la sfilata sia terminata... le elezioni si avvicinano, e chi non ha avuto il suo carosellino vorrebbe, giustamente, rimediare. O i gentili abruzzesi impugnano i fucili da caccia, e cominciano a sparare a qualsiasi cosa si muova, oppure non avranno pace. Almeno fino alle Europee...Tafanus
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P.S.: Non sono ancora riuscito a venire in possesso della preziosa figurina del Feroce Salatino. A chiunque ne fosse in possesso, propongo uno scambio con la figurina di Mara Carfagna nuda, o, a scelta, con quella di Berlusconi Minatore.
Solo trattative dirette. Astenersi intermediari e perditempo.
...quando il Presidente Muratore prometteva agli abitanti di San Giuliano, con le lacrime agli occhi, che in 24 mesi avrebbe dato loro una "new-town", facendone una descrizione da "Milano Due" (con contorno di descrizioni di tre livelli stradali separati per pedoni, auto, bici)... Una cosa che devo aver già sentito, e che ricomincio a sentire in questi giorni. Mi ricorda anche quando giurava che "gli architetti dell'Edilnord" erano già al lavoro per fare le "new-town" in Albania... Era per quello che non faceva campi di prefabbricati, perchè doveva fare le new-towns... Tre livelli stradali, campi da golf a 18 buche (tanto quelle le facevano gratis le granate... A San Giuliano Report era tornata non dopo 24 mesi, ma dopo trenta mesi. Dove trenta mesi prima c'erano le macerie della scuola crollata, non c'era una nuova scuola, ma solo le maceris della scuola crollata. Ora ha ricominciato con la stronzata delle new-towns in Abruzzo. Tirategli un sampietrino sulla pelata, che così magari smette...
TgUno senza pudore: minuti di TG trascorsi ad autoincensarsi per la share ottenuta grazie ai morti abruzzesi ed alla distruzione di una provincia. Cacciate Riotta e Del Noce a calci in culo. I familiari dei morti d'Abruzzo ve ne saranno eternamente grati. Ormai con Vespa e Riotta siamo definitivamente passati dall'AudiTel al MortiTel
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Nei crolli de L'Aquila nessuna fatalità: c'è il cancro italiano, che il Piano Casa esalterà.
Incredibile ma vero. Ormai sembra certo, senza neanche bisogno di attendere le perizie, che chissà se e quando arriveranno. L'Aquila è semidistrutta non già per la immane forza di un terremoto imprevedibile, ma perchè qualcuno, col concorso di qualcun altro, e nel silenzio rispettoso" di tutti gli "aventi titolo", ha rubato alla grande. Molti hanno rubato, molti, che avrebbero dovuto vedere, si sono girati dall'altra parte. (continua sul Tafanus)
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Berlusconi: "New towns" and "Old Minchiate"- Clonate dal passato
La promessa di Berlusconi: in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2002 dopo il sisma in Molise. E non la mantenne. Niente miracoli, a San Giuliano (di Gianluca Di Feo - l'Espresso)
New L'Aquila: una città tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama "new town", termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, (...no: la seconda: la prima è stata il Centro Edilnord di Brugherio, di cui il Cavalier Cazzuola non fa mai menzione, forse perchè se ne vergogna... NdR) l'inizio della sua epopea. Le frasi pronunciate dal premier a L'Aquila hanno però qualcosa di déjà vu: "Entro due anni gli abitanti riavranno le case". Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convocò una conferenza stampa: "Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un'ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano". Anche allora il disegno era quello della new town, la città satellite: "Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica".
Non sembrava un'impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. "Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi", ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: "Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà riconsegnato alla completa e normale fruibilità degli abitanti".
Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici 'intelligenti' ad altissima tecnologia, non se n'è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola - questo sì un istituto d'avanguardia, definito 'il più antisismico d'Italia' - di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l'inaugurazione nello scorso settembre.
Come è lontano quell'autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l'opera con Milano 3 di Basiglio, altra new town del Biscione alla periferia del capoluogo lombardo. A dimostrazione del ruolo di progettista di corte, due anni fa Adriano Galliani spiegò a 'L'espresso' di avere nel cassetto un piano di Ragazzi per rifare anche lo stadio di San Siro. L'incarico al 'triplicatore di Milano' fu poi formalizzato dal sindaco molisano nel maggio 2003 assieme all'arrivo delle prime sovvenzioni statali: sei mesi erano già stati bruciati per definire la forma giuridica degli interventi. (per degli "uomini del fare", una terribile défaillance... NdR) (segue sul Tafanus dell'11 Aprile)
Correva l'anno 2002. Il Cav. Cazzuola prometteva, a reti unificate, la "dentiera per tutti". Condizioni necessarie, ma non sufficienti: essere "edentuli" (sic) ed indigenti. Questo il comunicato-stampa: «Parte operativamente da lunedì prossimo, con la prima riunione della speciale commissione che si riunirà al ministero della salute, il "progetto dentiera" voluto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per dare agli anziani "edentuli" e indigenti le protesi, cioè le dentiere, che non si possono permettere».
Poi il "Progetto" è partito (anche quello del Ponte, è partito...) ma non è mai arrivato. Finalmente oggi, in favore di telecamera, è arrivata la prima dentiera: "...è arrivata la nuova dentiera di Anna Di Carlo, 73 anni, che l'aveva lasciata a casa fuggendo per mettersi in salvo dal terremoto. Aveva incontrato il presidente del Consiglio Berlusconi, in visita a uno dei campi attorno all'Aquila, e gli aveva rappresentato il suo disappunto perché senza dentiera aveva difficoltà a mangiare. Il premier l'aveva rassicurata che presto ne avrebbe avuta una nuova. Domenica mattina, nel campo base di San Demetrio, i tecnici di una ditta romana hanno realizzato gratuitamente, la nuova dentiera e l'hanno applicata all'anziana signora.
Che efficienza! Ora attendiamo che, a telecamere spente (l'emergenza è finita, ha assicurato Berlusconi) possano avere la loro dentiera in poche ore tutti quegli "edentuli indigenti" che la stanno aspettando dal 2002 (se nel frattempo non sono già morti di vecchiaia...) (Tafanus 13 Aprile)
Al taglio del nastro della Tenda Moretti chiamata scuola, il Cav.Cazzuola (in arte Berlusconi Silvio) sfodera tutto il peggio di se: palloni da calcio, magliette della Juve e del Milan (par condicio?), e l'invito alquanto razzista, rivolto a due bambini macedoni, a non vendere i suoi preziosi autografi per meno di 20 €. Ai bambini italiani no. Sarebbe superfluo...
Poi, ineluttabile come l'arrivo della cometa, viene fuori Rio Bo. Mi ricordava qualcosa... piccola ricerca in rete, e trovo:
"...é sera. Papà Silvio, mamma Veronica, Barbara di nove anni, Eleonora di otto, Luigi di cinque, stanno seduti davanti alla tv. Ne guardano poca (vedremo perché), solo "cartoni animati di qualità", finché il Cavaliere non tira fuori un libro, "una fiaba che - come rivela ai radioascoltatori - io ho letto suscitando commenti e osservazioni". Ignota la favola, ignota la morale. Papà Silvio preferisce citare alla radio soltanto l' ultima tenzone intellettuale della serata: una gara a chi impara per primo la poesia '"Rio Bo" di Aldo Palazzeschi. Tanto dura il gioco che il cavaliere riesce pure lui a memorizzare le rime di praticello e ruscello, dipresso e cipresso, Rio Bo e ma però. Un "cipresso vigile", una "stella innamorata", un "microscopico paese" e i bimbi, dopo averla imparata tutta, gongolano di contentezza, mentre papà Presidente cerca di non dimenticarla. Non si sa mai..."
Quindici anni sono trascorsi invano. Siamo sempre al Milan e a Rio Bo. Quest'uomo ormai rassomiglia a quei colonnelli in pensione di ritorno in Patria dalle Indie, così ben descritti da Agatha Christie. Quei tipi dei quali puoi prevedere cosa dirano, come, a chi... quelli che ti raccontano per l'ennesima volta di quella volta che a Bombay...
P.S.: Finalmente! anche su facebook mi hanno censurato! avevo provato a condividere questo post dalla bacheca al mio profilo e, inesorabile, è arrivata la scritta: "contenuto protetto da copyright". Ma si può??? Tafanus
Nel segno della gnocca - Letteronze ed ex attricette a Strasburgo
Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).
Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.
Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre.
Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna...guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi... non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi?
Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni. Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.
Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico. (Lidia Ravera)
Arrivano i soldi per il terremoto: presi ai poveri, e "spalmati" fino al 2033
Otto miliardi "spalmati" su un quarto di secolo (dal 2009 al 2033), e presi in gran parte al Fondo Aree Sottoutilizzate, al bonus per le famiglie, alla spesa farmaceutica. E' vero, Tremonti e Berlusconi non hanno "messo nuove tasse": è bastato loro tagliare l'elemosina già prevista per i poveri, e concentrarla sull'Abruzzo. Ma non dovevano "ricostruire" in due anni? Ed ora provate a dividere 8 miliardi di €, e a "spalmarli" su 25 anni. Fatto? Stiamo parlando di 320 milioni all'anno. In altri termini, ogni anno gli abruzzesi riceveranno in media due terzi del costo del mancato accorpamento fra rederendum ed elezioni europee. Soldi, oltretutto, non "freschi", ma sottratti ad altri poveri, per i quali erano già stati stanziati. I bravi abruzzesi si rassegnino: da loro finirà come nel Belice e come nell'Irpinia.Tafanus Ecco cosa scrive l'Unità:
All’Abruzzo per ora arriverà un miliardo e 100 milioni. L’anno prossimo 539 milioni. Il resto degli 8 miliardi annunciati arriverà tra il 2011 al 2033, con stanziamenti progressivi (330 milioni nel 20011; 468 l’anno dopo, 500 nel 2013) che a un certo punto decrescono, fino a toccare 2,9 milioni di euro tra 20 anni. Come dire: chi vivrà vedrà. Non è l’unica beffa contenuta nel decreto per la ricostruzione, firmato martedì dal presidente della Repubblica.
Agli stanziamenti, infatti, si provvede con corrispondenti tagli al Fas (fondo aree sottoutilizzate), al bonus famiglia (300 milioni), alla spesa farmaceutica e grazie a nuove entrate garantite da lotterie e slot machines. Insomma, pagano i poveri e il sud. Il ministro Giulio Tremonti si era vantato che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani. «Nessuna nuova tassa», aveva declamato rassicurando Confindustria. E visto che c’era ha pensato di mettere le mani nelle tasche (semi-vuote) dei più poveri.
C’è un altro combinato disposto, poi, che rischia di trasformare l’operazione Abruzzo in una vera manovra in favore dei «protetti». Presentando le misure, infatti, Tremonti non ha escluso l’eventualità di un’altra sanatoria fiscale: quella sul rientro dei capitali illegalmente esportati. Risorse frutto di riciclaggio, di corruzione e di evasione, «ripulite» con un obolo alleggerito.
È destinato ai più bisognosi, ai nuclei in difficoltà, a chi ha un figlio handicappato a carico, o un anziano. Quello strumento (il primo a considerare il reddito familiare, e non del singolo, e per questo contrabbandato come inizio del quoziente familiare tanto caro alle formazioni cattoliche). Era pensato per una platea di 6,45 milioni di famiglie, che potevano aspirare a un contributo tra i 100 e i mille euro, per una spesa complessiva di quasi due miliardi. Come mai sono «avanzati» 300 milioni? Come mai è bastato un miliardo e 700 milioni invece dei due stimati? Ci sono meno poveri del previsto (anche in tempo di crisi) o hanno sbagliato i calcoli all’inizio? La verità, purtroppo, è un’altra, e somiglia molto alle vicende legate alla social card (ancora i poveri).
Per ottenere quel bonus, infatti, è stato costruito un percorso con tali e tanti ostacoli, che ottenerlo equivale a vincere un terno al lotto. Prima di tutto è a richiesta (non automatico). La domanda è a carico del datore di lavoro che «eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009. Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ripresentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate. In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni». Una vera gimcana, che dovrebbe essere ancora in corso. ma siccome del bonus non parla più nessuno, si suppone che le richieste termineranno. Senza domande, scompaiono anche i poveri e le emergenze.
Una buona fetta delle risorse da utilizzare subito proviene dai giochi (500 milioni). Il ministero prevede «nuove lotterie ad estrazione istantanea», «ulteriori modalità del gioco del lotto», «l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi». Il decreto fa cenno anche all’ipotesi di giochi da attuare nei supermercati. È prevista infatti «l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati ai consumi». Ma il grande affare arriverà con le nuove slot machines e con nuove possibilità di poker on line. L’introduzione di macchine di nuova generazione, con il collegamento diretto all’anagrafe, consentirà di incassare per ogni macchinario cambiato una una tantum di 15mila euro: pr attrarre più giocatori, potrebbe abbassarsi la giocata minima a 50 centesimi (oggi è 3 euro) e alzarsi la vincita massima da 10 a 50mila euro.
...il Cav. Cazzuola contestato a Napoli da alcuni abruzzesi, che lo hanno caldamente invitato ad astenersi dall'andare ancora fra le tende e le macerie a promettere miracoli...
...intanto all'Aquila Pope Natzinger incontra e bacia quasi tutti (mamme, tenete lontani i bambini: quest'uomo ha mantenuto in servizio attivo le decine e decine di cardinaloni americani pedofili...). Incontra anche gli studenti, ma evita accuratamente quelli che si sono slavati dal crollo della Casa dello Studente. Si fa mandare i "baciandi" dal prete e dall'Azione Cattolica. Pubblico selezionato. C'est plus facile...
...è inutile... è più forte di "loro"... copiare costa meno sudore che scrivere... lo facciamo anche noi, ma non ci capita MAI di dimenticare di citare le fonti. Se poi a scrivere cose "nostre" senza dire da dove provengono sono dei moralizzatori di sinistra, la cosa è ancora più spiacevole. Prendete il [sito del PD di Bareggio], leggete il post sul CdM all'Aquila, e guardate se non assomiglia, come una goccia d'acqua, al post [La demenza senile al potere/2] del Tafanus...
...e mentre l'Aquila muore, Berlusconi si concentra sulla "Pomp Art"...
La "POMP ART" di Filippo Panseca, l'architetto palermitano artefice delle peggiori pacchianate, craxian-berlusconiane. Ha esposto a Savona questa sua opera, che ritrae un celestiale Silvio Berlusconi alato, che si protende, a volo d'uccello, verso una virginale Mara Carfagna. La foto dell'"opera" è tratta dal sito[giovannigreco.eu]
Intanto la moglie del premier, Veronica Lario, rilascia all'ANSA una intervista sulle veline candidate, che vuole verificare scritta, nero su bianco, affinchè nessuno possa tardivamente smentire o rettificare...
"Le veline candidate? ciarpame senza pudore [...] Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione [...] qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore" Quello che segue è l'articolo pubblicato su [Repubblica]
Veronica Lario in un quadro di Filippo Panseca (giovannigreco.eu)
"Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla [Fondazione Farefuturo] - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Lara Comi, la nuova "favorita"?
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima". Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
Noemi Letizia, gossippina da Casoria LE NUONE PROFESSIONALITA': ...e se la nuona "favorita" fosse lei, la sfigata diciottenne di Casoria (Napoli)? Come curriculum, ci siamo; ecco come la Noemi Letizia ci illustra la sua folgorante carriera nel mondo dello spettacolo:
"Ho partecipato a programmi Rai, ho fatto la valletta, qualche cortometraggio. Ora faccio la "gossippina" per una tv locale, Rete A".
Francamente, conoscevamo le più recenti, elevate professionalità: veline, letterine, letteronze, grandi sorelle... la gossippina ci mancava. Nella vita non dovremmo mai smettere di viaggiare informati. Poi le chiedono di sua madre, che sarebbe anche lei molto bella. Noemi conferma:
"...mia madre è molto bella, è stata anche valletta a Canale 21..."
Quando si dice "figli d'arte". Oggi, alla figliolanza d'arte (Noemi nasce, nientemeno, che da una velina di Canale 21- e non aggiungo altro), si aggiunge una "paternità acquisita, nel settore. Nientemento che il padrone dell'etere. Il potere devastante dell'alcol etirico. A questo punto, autorizzato dal comportamento di "Pappy Due: il Riscatto", la gossippina non pone più limiti alle proprie ambizioni: " ...ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini..."
Se posso dare un mio modesto consiglio, suggerirei "una Carlucci": così, quando non avrà più gli anni o la voglia di sculettare in TV, potrà sempre fare l'onorevole, magari la sottosegretaria, e un giorno, chissà... polemizzare col Prof. Maiani di "fisica della particella"...
Poi l'intervistatrice chiede: "...com'è nato questo contatto familiare? Il suo papà è un imprenditore, in famiglia avete lavorato per il gruppo?..."
"Non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli".
Comprensibile. Una ragazza di 18 anni di Casoria, col papy-one impiegato comunale, e mommy velina a Canale 21, vede nascere questa "amicizia" in famiglia, e non si chiede, e non chiede come sia nata. Neanche quando il "Dio dell'Etere" si materializza alla sua festa non tramite l'intermediazione di una figlia o di una nipote, ma "personalmente di persona". E non preceduto da un mazzo di fiori via Euroflora, ma accompagnato da un colliér.
E poi ci si meraviglia se la Veronica "l'è un cicin incassàa..."
L'orribile mese di Aprile del 2009 si chiude con "un impegno preciso" del nano: "Entro il 18 maggio le case del centro storico dell'Aquila saranno restituite, per almeno il 75%, all'agibilità. Applausi. Folle adoranti si bevono questa fola. Eppure dovrebbero conoscerlo, il tipo... Meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro, le tre I, le tre aliquote, le 700.000 dentiere...
Il mese però passa fra visite mediatiche all'Aquila (finiranno presto, fra i fischi), visite ad una minorenne di Casoria, i primi segnali della nascente puttanopoli, barzellette con bestemmia ai soccorritori volontari, risate nella notte della cricca di Bertolaso al pensiero dei costi della ricostruzione, regali alla Marcegaglia alla Maddalena, improbabili G8 all'Aquila, abbandono della Maddalena alle incompiute cattedrali nel deserto... Roba da gallera, o da manicomio? Decidete voi.
Io adesso esco. Vado a passeggiare nel parco, portandomi in cuffia i miei favoriti. Bill Evans, Diana Krall, Noa, John Coltrane... Ho bisogno di aria pulita, e di bellezza. Ho bisogno di uscire da questi ricordi, e dal dolore che mi procura il rivedere, il riparlare del centro storico più bello del mondo lasciato li, a imputridire sotto l'alternarsi delle stagioni, perchè non si trovano i soldi per provvedere. Si trovano per Lusi, per l'API, per Belsito e per Rosy Mauro, per il Trota e per la villetta di Gemonio con Biancaneve e i sette nani, si trovano per l'inutile TAV. Non per riportare in vita una delle città più belle del mondo.
Adesso vado. Ho proprio bisogno di non pensarci. Tafanus
non ho dimenticato l'8 marzo. Per la prima volta, da quando esiste il Tafanus, oggi non avete trovato un bel mazzo di mimose sul blog. Non è cattiva volontà, e non è dimenticanza. Oggi per me è stata una giornata triste. Appena tre anni fa, avevo dato notizia della morte di Bruna, la moglie del mio amico ed ex collega Vittorio, dei tempi della Unilever. Oggi mi è toccato, con grande dolore, partecipare ai funerali di Vittorio. Trovato morto l'altro ieri in bagno. Emorragia cerebrale. Un altro pezzettino della mia gioventù che se ne va.
Ma questo non è il motivo per l'assenza della mimosa, è solo la ragione per la quale ne posso parlare solo a quest'ora. La ragione dell'assenza delle mimose è che oggi mi sono guardato attorno, e ho trovato solo mimose appassite.
Ho trovato una Fornero incanaglita sull'art. 18, che produce 70 reintegri all'anno in media fra uomini e donne (una donna ogni 10 giorni), e non ho trovato una riga, sui giornali, sui 170 omicidi all'anno che si consumano ai danni di donne, fra le mura domestiche (uno ogni 48 ore).
Ho trovato puttane retribuite a nostre spese con laute prebende da parlamentari o da consigliere regionali, per la partecipazione a cene eleganti. Sono ancora li, imperterrite. Nessuna è ancora finita sui marciapiedi di Via Melchiorre Gioia.
Non ho trovato - finalmente dissepolta dai cassetti - la proposta di legge sulla prostituzione, parto della Ministra per Caso Mara Carfagna. Proposta tempestivamente sparita dall'agenda del governo non appena è scoppiato il caso della nipotina di Mubarak.
Ho trovato che i 10.000 posti di insegnanti di ruolo (lavoro prevalentemente femminile) cancellati dall'altra ministra per caso MaryStar Gelmini Del Buco, e promessi da Monti, sono stati ri-cancellati.
Ho trovato che Lorenza Lei, sconcia direttora di una sconcia azienda che a 1500 giornaliste precarie fa firmare una liberatoria che permette la cessazione del rapporto di lavoro in caso di maternità, è ancora al suo posto. Aveva promesso di cancellare la sconcia clausola, ma non sono ancora in possesso di un diverso testo da valutare.
Ho trovato che non si è ancora trovato il sistema di mandare in galera quegli "imprenditori" che assumono donne facendo firmare una lettera di dimissioni senza data, da usare in caso di maternità o di altri gravissimi crimini dello stesso genere. Eppure basterebbe mandare in giro a fare colloqui di assunzione alcune poliziotte in incognito dotate di microspia o di micro-telecamera, per iniziare a sbattere in galera (o almeno in prima pagina) questi padroni delle ferriere.
Ecco perchè oggi non c'è la mimosa. Perchè è appassita, e non ritroverà il suo vigore finchè la lotta per una reale difesa della donna si limiterà all'8 marzo, al mazzetto di mimose, e alla serata in pizzeria per sole donne una volta all'anno.
L'8 marzo è diventato impropriamente un giorno di festa. Facciamo che torni ad essere un giorno di lotta. Vi abbraccio tutte. Tafanus
Quello che si sta consumando in Grecia (anzi,contro la Grecia) ad opera della c.d. "Troika" (la Commissione Europea, la BCE e il FMI) è una sorta di genocidio economico di un paese, che col beneplacito dell'Europa sta per essere trascinato ad uno stato di economia del primario, dalla quale difficilmente si risolleverà prima di mezzo secolo. Forse in Grecia è l'ora della rivolta...
Poco importa che la Grecia abbia, nel passato, imbrogliato le carte dei conti pubblici. Innanzitutto non lo ha fatto la gente comune, ma i governanti. E non è giusto portare alla fame un popolo intero perchè i governanti (che il popolo non è in grado di controllare) facciano adesso pagare il conto a 11 milioni di innocenti.
Anche noi italiani abbiamo imbrogliato. Ricordate quando abbiamo inserito nel bilancio dello stato il "sommerso", per poter aumentare il denominatore dei rapporti deficit/PIL e debito/PIL? Cosa è stata, quella se non una elegante falsificazione del bilancio pubblico? Perchè se è vero che il sommerso esiste, ed è economia materialmente esistente, è altrettanto vero che il sommerso, per definizione, non contribuisce alle entrate dello stato. Anzi, priva lo stato di risorse, perchè consuma - esattamente quanto l'economia emersa - risorse limitate (suolo, aria, acqua, strade, etc..)
Non è umano, non è comprensibile il feroce accanimento della Merkel che - fossi stato al posto di Berlusconi - non avrei definito "culona inchiavabile", ma "ottusa, tetragona matrigna".
COS'E' LA GRECIA - Un paese di 11.300.000 abitanti (il 19% degli abitanti italiani), con un PIL di 235 miliardi di € (il 15% di quello italiano), e un PIL pro-capite pari al 79% di quello italiano. Un paese che ha 750.000 impiegati dello stato (uno ogni 15,1 abitanti) contro i 3.300.000 impiegati italiani (uno ogni 18,2 abitanti).
A un paese che ha in rapporto alla popolazione meno impiegati dell'Italia, chiediamo di licenziare 150.000 impiegati (uno su cinque). Se fosse chiesto analogo provvedimento all'Italia, Monti dovrebbe licenziare 660.000 impiegati dello stato. Rivoluzione assicurata. E comunque, dopo questa operazione, avremmo sempre un rapporto fra popolazione e impiegati statali peggiore di quello greco.
Fin qui ai greci è stato chiesto di rinunciare a tredicesime e quattordicesime; sono state imposte salatissime tasse aggiuntive. E' stata imposta una salatissima tassa sulle case, che va da 0,50 € al mq per un tugurio, ai 16 (sedici) euro al mq per appartamenti normali. Per 100 mq, la tassa può arrivare a 1600 euro. Un popolo sull'orlo della fame.
Ma quando avremo ben bene affamato la Grecia, avremo risolto il problema del default? No, perchè licenziare 150.000 impiegati non significa risparmiare 150.000 stipendi. Perchè se non vogliamo avere (fra ex percettori di stipendio e loro familiari) 600.000 morti di fame per le strade, lo Stato dovrà pur sempre provvedere con qualche forma di sostegno.
Era indispensabile, questa punizione?. Non lo era. La Grecia ha un debito in rapporto al PIL pari a circa il 150%, contro il 120% in Italia. Portare il debito greco dall'inaccettabile 150% al 120% itraliano (che per decenni èstato accettato dalla comunità internazionale), avrebbe significato portare il debito greco da 350 miliardi a 280 miliardi. Avremmo potuto imporre - questa volta si, senza deroghe - una diminuzione ad euro costanti di 7 miliardi all'anno per dieci anni. Avremmo punito una classe dirigente di imbroglioni, avremmo punito un popolo, ma non avremmo ucciso il malato.
Cui prodest? Il paese col sistema bancario più imbottito di titoli-spazzatura greci è, guarda caso, la Germania della "ottusa matrigna". Ed è questa ottusa donnona che lega la concessione di quanto servirebbe alla Grecia (non in regalo, ma come prestito a tassi agevolati, a lungo termine), e cioè 130/145 miliardi di €, per non andare in default, a condizioni-capestro, che i greci faranno finta di accettare, ma che non potranno - ad ogni evidenza - rispettare.
E mentre la Germania si è opposta con incomprensibile fermezza all'incremento del fondo BCE per la difesa dei titoli di stato dell'eurozona sotto attacco, che era - ricordiamolo - di 440 miliardi per TUTTA l'eurozona, trova normale prestare 130/145 miliardi alla sola piccola e debole Grecia. Perchè? Sentiamo come la pensa Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione Cariplo:
La proposta di ricapitalizzazioni temporanee delle banche europee lanciata dall’Eba (European Banking Ass.on) per far fronte alla crisi del debito sovrano non piace al Presidente della Fondazione Cariplo, azionista di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Guzzetti. «Sono arrabbiato perché salvaguardano gli interessi francesi e penalizzano gli italiani» afferma Guzzetti che è anche presidente dell’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni bancarie. Recentemente l’Eba, autorità bancaria europea, ha chiesto agli istituti di credito di varare operazioni di rafforzamento patrimoniale per 14,77 miliardi di euro di cui la metà circa in capo alla sola UniCredit. Cifre molto minori sono state richieste alle banche francesi e tedesche. Le prime devono raccogliere quasi 9 miliardi sul mercato mentre le seconde appena cinque.
Secondo l’autorità bancaria europea sono quindi più solide le banche del nord Europa rispetto alle nostre. Ma come è possibile se le francesi e le tedesche sono più esposte in titoli greci? Che dire poi del caso Dexia? La banca, nonostante potesse vantare un invidiabile Core Tier One al 12% è finita sull’orlo del crack per l’eccessiva esposizione in titoli greci.
Per rispondere a questa domanda bisogna capire quali sono i criteri utilizzati dall’Eba per stabilire se una banca è solida oppure no. Il Sole 24 Ore lo ha fatto nei giorni scorsi dimostrando che questi – come ha ricordato lo stesso Guzzetti – penalizzano le banche italiane e premiano quelle francesi e tedesche.
Nel calcolo degli attivi a rischio per esempio pesa assai di più il credito e i mutui a famiglie e imprese che non il trading finanziario. Con la crisi dei debiti sovrani poi, i titoli di stato italiani sono entrati tra quelli considerati rischiosi. E questo penalizza i nostri istituti di credito benché questi abbiano un’esposizione molto più limitata per esempio in asset ben più rischiosi, come i famigerati “titoli tossici”, da cui è partita la crisi nel 2008. Lo stesso dicasi per la leva finanziaria (cioè il rapporto tra attività e capitale) che per le banche del nord Europa è decisamente più elevata. Nessun istituto di credito del nostro paese ha dovuto utilizzare il salvagente degli aiuti pubblici (se si escludono i Tremonti bond). Lo stesso non è accaduto nel resto d’Europa. (IlSole24Ore)
Ora cominciamo a capire. Alla Merkel non frega un cazzo del destino della Grecia. Alla Merkel interessa solo salvare provvisoriamente le banche tedesche dal default greco. Almeno finchè i titoli greci non saranno classati presso il "parco buoi", o no saranno arrivati a scadenza, e rimborsati alla pari. E per far questo non bada a spese. E' pronta ad accettare che le autorità monetarie internazionali prestino alla Grecia da 130 a 145 miliardi, cioè dal 55% al 62% del PIL annuale della Grecia. Uno scherzo.
Tanto pagheranno i greci. In Grecia già sei mesi fa la disoccupazione era arrivata al 21% , in crescita di due punti percentuali rispetto al mese precedente. In fondo, oltre che licenziare 150.000 statali, tagliare gli stipendi minimi del 22% (che così scenderanno sotto i 590 euro, e ancor di più per i giovani) incassare la super-hyper tassa sulla casa fino a 1600 euro, ed altre bazzecole minori, mica chiedono ai greci di sparire tutti... In fondo, c'è sempre la soluzione del cannibalismo. I più forti mangeranno i più deboli, e coloro che si salveranno, secondo la legge della selezione naturale (Sparta docet) saranno ben selezionati membri di una società ggiovane e forte, capace di rinascere...
Ma c'è un altro elemento, forse determinante, che rende il comportamento della tetragona sciacalla meno incomprensibile: l'acquisto a prezzi di saldo dei gioielli di famiglia che la Grecia, affamata, sarà costretta a cedere per quattro soldi all'affamatore. Leggiamo cosa scrive il WSJ:
Lo shopping tedesco - "...tra le contraddizioni della crisi greca, va segnalata quella che vede la Germania in prima fila da un lato nel pretendere garanzie per i prestiti e dall'alto ad approfittare delle privatizzazioni avviate da Atene per fare cassa. Oggi, ad esempio, Deutsche Telecom ha annunciato la decisione di acquistare il 10% delle azioni dell'Ote, l'ex azienda telefonica di stato già in buona parte privatizzata, ancora di proprietà pubblica. Le trattative a due, consentite dall'accordo del 2008 con cui Deutsche Telecom rilevò il 30% di Ote, riguardano 49 milioni di azioni per un importo di circa 400 milioni di euro. Deutsche Telecom salirebbe al 40% del capitale.
Altro obiettivo è l'aeroporto di Atene che, secondo il Wall Street Journal, sarebbe nel mirino di Fraport: la società che detiene e gestisce l'aeroporto di Francoforte (uno dei primi hub europei) avrebbe espresso interesse per acquisire la quota ancora pubblica dello scalo di Atene, pari al 55%.
Infine, da fonte personale greca (insider ben informato) sembra - e dico sembra - che la Germania si accinga a mettere nel mirino anche gran parte del fotovoltaico greco, settore emergente che, grazie al clima privilegiato della Grecia, sembra avere un grande futuro. Davanti a se? No. Davanti alla Germania. Tafanus
Prima fare, poi mostrarsi. Quasi con ritrosia. Ieri a L'Aquila "ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio che ospiterà il Blocco aule didattiche del Polo universitario di Coppito e il Dipartimento di informatica dell'Ateneo dell'Aquila. La nuova struttura dispone di un'aula da 42 posti, 4 aule da 46 posti, un'aula-sala convegni da 300 posti al piano terra; di 5 aule da 46 posti, un'aula da 96 posti e un'aula da 100 posti al primo piano. Al vano superiore, uffici e sale riunioni.
Il completamento del nuovo edificio didattico e dipartimentale, la cui costruzione era stata avviata dall'Universita' sul finire del 2008, con uno stanziamento di 4.300.000 €, e' stato reso possibile grazie al generoso contributo dell'Associazione culturale Madraxa e del progetto ''Amiche per l'Abruzzo'', in rappresentanza dei quali sono intervenute alla cerimonia Fiorella Mannoia e Gianna Nannini. Il contributo dell'Associazione culturale no profit Madraxa, fondata da Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Gianna Nannini, Elisa e Giorgia, è consistito nella donazione all'Ateneo aquilano di 1.500.000 €, derivanti dai proventi del progetto ''Amiche per l'Abruzzo''. L'edificio consentirà una migliore ed agevole collocazione di iniziative didattiche che interessano tutti gli studenti del Polo scientifico di Coppito, costituendo un ulteriore traguardo nel percorso intrapreso dall'Universita', subito dopo il sisma del 2009, verso la piena normalizzazione delle proprie attivita'(Fonte: ASCA)
A Fiorella Mannoia, Laura Pausini Gianna Nannini, Elisa, Giorgia, e a tutte le decine di altre magnifiche donne che si sono date da fare per questo progetto, tutta la nostra ammirazione e riconoscenza. In loro onore proponiamo un brano tratto dal concerto di beneficienza organizzato da "Amiche per l'Abruzzo" tre anni fa al Meazza per raccogliere fondi attraverso la vendita dei biglietti, e la vendita del doppio CD. Grazie anche alle decine e decine di altre donne che hanno partecipato al concerto a titolo gratuito, senza fare rumore. E' l'Italia che ci piace. Quella che parla poco, e che fa molto.
Il concerto al Meazza di "Amiche per l'Abruzzo"
A questa Italia bella, solidale, discreta vogliamo contrapporre, per contrasto, l'Italietta del cialtrone di Arcore: rumorosa, volgare, bugiarda, auto-incensatoria. Perchè nessuno dimentichi. Perchè l'Italia non torni mai più ad essere vittima del cialtronismo sgangherato del "buffone d'Europa", come è stato definito dall'Express in tempi non sospetti.
Le proteste a Coppito contro l'ultima comparsata di Cialtronescu
Ecco chi sono i veri devastatori dell'economia italiana: quelli ai quali Berlusconi aveva regalato, sotto elezioni, il pannolino lines. Ora lo rivuole indietro, pisciato e cogli interessi. L'ultima rapina sulle spalle dei "diversamente benestanti"...
«Scusate sono una mamma di Prato e in questi giorni ho ricevuto una raccomandata dove mi viene intimata la restituzione non solo dei 1000 euro del bonus bebè ma anche il pagamento di una sanzione amministrativa di 3000 euro perché il reddito risulta superiore ai 50.000 richiesti. Ho controllato sia il mio CUD che quello di mio marito e nel 2005 come reddito complessivo avevamo 50.410 euro... Adesso io sono disoccupata da ben 3 anni e mio marito non sta ricevendo regolarmente lo stipendio da ben 4 mesi. Come possiamo fare?».
E' una mail, una delle tante, che stanno ricevendo in queste settimane le associazioni dei consumatori. Una storia, una brutta storia, quella della restituzione del bonus per i figli nati del 2005, che sta avvelenando le giornate di circa 8mila famiglie italiane. Una vicenda che sintetizza alla perfezione il populismo e l'inettitudine dei governi guidati da Berlusconi, nel caso in questione l'attuale esecutivo e quello in carica quando fu emanato il discusso "regalo" per i neonati.
Due lettere. Sono quelle che scandiscono la tempistica di questo guazzabuglio paradossale. La prima, firmata direttamente da Berlusconi, informava direttamente il bebè del diritto maturato con toni da televendita: «Caro..., felicitazioni per il tuo arrivo! E' il presidente del Consiglio a scriverti per porti la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale. Un grosso bacio».
La seconda missiva, spedita adesso dal Ministero dell'Economia, non contiene invece alcuna felicitazione: «Dagli accertamenti effettuati è emerso che Lei ha falsamente dichiarato di avere un reddito familiare complessivo non superiore a 50.000 euro... Si contesta, pertanto, di avere riscosso illecitamente il bonus bebè utilizzando un'autocertificazione mendace... Si intima la restituzione entro 30 giorni del bonus e il pagamento della sanzione amministrativa pari a 3.000 euro che dovrà essere effettuato solo dopo che il giudice penale si sarà pronunciato in merito alla punibilità della falsa autocertificazione».
Manuela Ghizzoni, deputata del Pd, da tempo si sta occupando del caso. Sul suo sito dialoga con molte delle famiglie coinvolte, ed ha infine "costretto" a rispondere ad una specifica interrogazione il sottosegretario con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi. «La vicenda è l'emblema della politica di Berlusconi e dei suoi governi. A suo tempo furono stanziati 696 milioni per un provvedimento, quello del bonus bebè, utile soprattutto alla propaganda del centrodestra e che riguardava tanto gli incapienti che le famiglie con reddito fino a 50.000 euro. Insieme alla pomposa comunicazione del premier venne spedito un allegato che indicava le modalità d'applicazione del provvedimento, nel quale però non si specificava se il "reddito complessivo" da considerare era quello netto o lordo. E questo ha tratto in inganno molti, mentre un altro errore frequente è stato quello di non aver aggiunto l'eventuale reddito da fabbricati nel monte complessivo».
Insomma, a sei anni di distanza tante famiglie scoprono di avere sbagliato in buona fede. «Giovanardi - prosegue la deputata democratica - si è limitato a dare delle generiche rassicurazioni mentre il governo deve intervenire per "sanare" una vicenda di cui porta la responsabilità. Dire al cittadino di ricorrere all'autocertificazione senza fornirgli informazioni sufficienti porta a queste conseguenze. L'esecutivo deve eliminare le conseguenze penali mentre è giusto che le famiglie che hanno ricevuto il bonus senza averne i requisiti lo restituiscano». Fra l'altro, come hanno sottolineato le associazioni dei consumatori, in alcuni casi potrebbe essere scattata la prescrizione rendendo nulla la pretesa del ministero dell'Economia.
Un anziano brianzolo di 75 anni è scomparso da circa 6 giorni, senza lasciare tracce di se. Sembra che questo signore, con seri problemi di identità (come dimostrano i suoi frequenti travestimenti), e la cui vita è legata all'uso regolare di farmaci particolari, sia stato vittima, recentemente, di una truffa da 560 milioni di €. L'episodio potrebbe aver sconvolto il già fragile equilibrio di quest'uomo.
Pubblichiamo le ultime foto segnaletiche forniteci dalla Questura di Milano, dove recentemente lo scomparso ha sostenuto di essere lo zio della nipote di Mubarak, il deposto Presidente egiziano:
Berlusconi Silvio, Matricola P2-1816
Recentemente, prima della scomparsa, è stato notato per aver tentato di infiltrarsi in numerose trasmissioni radio-televisive, sostenendo di essere non solo lo zio della nipote di Mubarak, ma anche il Presidente del Consiglio italiano. E' stato ogni volta smascherato con delle semplici domande-trabocchetto: "quando è stato l'ultima volta a cena con papà Cervi"?; oppure: "è da molto tempo che conosce Romolo e Remolo"?
Chiunque abbia informazioni sullo scomparso, avverta la Croce Verde (il soggetto è allergico al color rosso). Oppure si metta in contatto con le persone a lui vicine (PierSilvio, PierMarina, PierBarbara, PierNicole, Pierre-et-Vacances, SaintPierre, etc.).
I familiari si sono formalmente impegnati a dare un premio di 100.000 € a tutti coloro che contribuiranno al suo non ritrovamento.
...l'amica Silvana mi segnala questo [post di Carlo Chianura], che confesso di aver letto con una certa commozione. Il perchè chiunque potrà capirlo, leggendo il post. Chiunque, tranne la Gelmini... Tafanus
Nel blog pubblicato ieri abbiamo scritto della ipotesi contenuta nella manovra di ridurre il numero di insegnanti di sostegno prevedendone al massimo uno ogni due studenti disabili. Per capire di che cosa stiamo parlando, pubblico una lettera che racconta la storia di una ragazzina che ha appena sostenuto gli esami di licenza media. Eccola.
“Troppo spesso si indugia sulla povertà dell’aiuto che il ministero dell’Istruzione dà ai ragazzi disabili, troppo spesso si critica l’operato delle insegnanti e si lascia trapelare che questi ragazzi con grave disabilità non hanno alcun futuro. Purtroppo, sappiamo che queste cose succedono spesso, ma oggi mi va di esaltare una giovane ragazza con grave disabilità psico motoria, una di quelle ragazze che purtroppo non riescono a parlare, non riescono a camminare, ed hanno un infinità di limiti.
Una ragazza, Arianna, che molto probabilmente non riuscirà, come altri disabili, a iscriversi all’università, una ragazza che a detta dei competenti non sarebbe riuscita a leggere, a scrivere, che non avrebbe potuto avere alcuna istruzione. Per lei i genitori nel lontano 2002 inventarono di sana pianta una causa per garantirle l’insegnante di sostegno per il massimo delle ore, una causa che in questi anni è stata fatta da migliaia di famiglie. I genitori si avvalsero di una psicologa che coordinasse il lavoro delle insegnanti di sostegno, delle insegnanti curriculari e dell’assistente educativa. In questi anni hanno condotto con scrupolo e con tolleranza zero tutta una serie di iniziative comprese denunce penali
Ieri questa ragazza ha fatto gli esami orali della terza media. È stato buffo vedere la preside in lacrime, il vicepreside commosso, e tutti gli insegnanti a ringraziarla per l’occasione che lei, Arianna, aveva fornito loro di crescere imparare e maturare.
Sì, confesso che sembrava quasi che l’esame lo stesse svolgendo la comunità scolastica e non questa piccola e indifesa ragazza che in questi anni con sacrifici estremi, con dignità e con forza, aiutata non solo dalla professionalità delle insegnanti ma anche dall’affetto e dalla stima dei suoi compagni era riuscita a far promuovere tutti, compagni, professori ed anche questo ministero dell’istruzione che nonostante tutto ha ancora la possibilità di avere tra i dipendenti delle donne e degli uomini che malpagati fanno il loro lavoro con dignità e coerenza e che invece vengono insultati quotidianamente dal trio Berlusca-Brunetta-Gelmini.
Ieri Arianna aiutata da una sua insegnante che le teneva il polso tremolante, frutto della sua disabilità, con orgoglio e con dignità ha firmato la sua pagella dimostrando che con la forza e con la passione di tutti si possono rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei diritti fondamentali del cittadino. Ha dimostrato che i limiti non sono del disabile ma del mondo che lo circonda.
E allora oggi confesso che aver in questi anni difeso centinaia di ragazzi disabili, spingendo oltre ogni limite le famiglie a credere che il mondo può cambiare, oggi questa mia idea viene rafforzata dall’esempio di Arianna e che gli ostacoli ed i limiti spesso non sono altro che piccole difficoltà che rendono più bella la vita.
Sa perfettamente che questo è un elogio esclusivamente al coraggio dei giovani e alla forza di chi lavora con la sana consapevolezza che dal 2002 a oggi, con il mutarsi anche delle condizioni politiche, nessun governo ha mai fatto nulla per venire incontro a questi ragazzi. Ma oggi raccontando la storia di Arianna – mia figlia – posso dire che nonostante loro si può vincere”.
Questo il post di Chianura, contenente questa bellissima lettera. Per chi volesse approfondire il tema dell'assistenza ai disabili a sacuola, non possiamo che consigliare un viaggio in questo bellissimo e informatissimo sito, [disabili.com].
Da parte mia, non avendo alcun obbligo di ricorrere al linguaggio "politically correct" nei confronti di chi merita tutta la mia disistima, non chiamerò i nani Berlusconi e Brunetta con l'ipocrita termine inglese si "vertically challenged", ma li chiamerò proprio "nani". Nani fisici, nati umani. Così come non dirò che Tremonti sia un "diversamente coraggioso", ma dirò proprio che è un gran vigliacco. Parere politico, ovviamente. Ha fatto intravvedere l'arrivo di tuoni e fulmini per chi si opponeva alla manovra da 47 miliardi, e poi che ti fa? Spalma la manovra, equamente: 7 miliardi sull'attuale maggioranza, 40 miliardi su quella che verrà nel 2013.
Spero che i mevcati diano una lezione fovte e chiava a questo evoe incapace di semplici atti che persino un amministratore di condominio imporrebbe: gli oneri pluriennali si suddividono "per competenza". Quindi, dato che il buco l'hanno creato loro, un amministratore di condominio avrebbe "spalmato" gli oneri su QUESTA legislatura. Mancano, se Dio vuole, 22 mesi alla loro morte clinica (perchè politicamente sono già morti). Sei mesi del 2011, 12 mesi del 2012, 4 mesi del 2013.
Vogliamo prendere il pallottoliere? Un decente amministratore di condominio avrebbe fatto così: 12,8 miliardi nel 2011, 25,6 miliardi nel 2012, 8,5 miliardi nel primo quadrimestre del 2013. Ma ve lo immaginate, il Quintino Sella 'de noantri, fare una roba simile?
La suddivisiove fatta da Tremonti è una roba da vigliacco. Ha subito le imposizioni di Berlusconi e Bossi senza fiatare. E se fiata, lo fa sempre con quell'insoppportabile aria da maitre-à-penser. Ma che vada a tenere la contabilità di qualche bottegaio nella sua Sondrio. E comunque lasci, coerentemente coi suoi "impegni morali", la scrivania che fu di Quintino Sella. Ricordate?
Giulio Tremonti è affezionatissimo alla leggendaria scrivania di Sella. Quando ci si sedette nel 2001 disse con rispetto quasi religioso: «Privatizzazioni, liberalizzazioni, vendite: nello Stato c’è molto da vendere. E’ quello che noi vogliamo fare. L’unica cosa che non possiamo vendere è la scrivania di Quintino Sella. Se non centriamo il pareggio nel 2003, io non la occuperò». Quasi dieci anni dopo, su quella scrivania tiene un barattolo di pomodori Cirio che usa come portapenne. Il cimelio della battaglia sugli scandali Cirio e Parmalat finita con le dimissioni del suo nemico, l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. (dal Corsera del 14 Agosto 2010)
Quanto alla Gèlmini (quella del "sotto l'egìda" con l'accento sulla i, e dell'ultima figuraccia su Fogazzaro), non la definirò, in puro stile politically correct, "diversamente colta" ma, assumendomene piena responsabilità, la definirò "ignorante come una capra". Ecco come su Leggo viene narrata la storia esilarante dell'ultima (...per ora...) figura di merda della ministra per caso:
...quando si parla di esami di maturità e si è ministro dell'Istruzione, soprattutto nell'era di internet e dei blog, sarebbe consigliabile evitare ogni tipo di gaffe e imprecisione. Il ministro Mariastella Gelmini ha invece pensato male di scrivere una lettera ad un quotidiano milanese, Il Giorno, senza controllare per filo e per segno i suoi ricordi, peraltro nemmeno tanto lontani considerando la sua giovane età (38 anni, si è diplomata nel 1992) ed è incappata in una clamorosa figuraccia.
Nella lettera, la Gelmini ricordava la sua prova di italiano, nella quale scelse "un tema su Fogazzaro, Palazzeschi e i crepuscolari". «Argomenti che conoscevo bene», insiste la Gelmini, che evidentemente, però, non li conosceva poi così bene, considerando che nell'anno del suo esame, di Fogazzaro non c'era traccia, ma soprattutto, che accostare Fogazzaro con i poeti crepuscolari sarebbe come paragonare Jim Morrison a Pupo. Insieme a Palazzeschi e ai crepuscolari, appunto, nella traccia di italiano non c'era affatto Fogazzaro, ma Corazzini, poeta meno noto ma appartenente a pieno titolo alla corrente crepuscolare...
Buona ignoranza a tutti. E speriamo che alla Ministra, facendo un'eccezione alle regole della manovra, affianchino un "controllore di sostegno" tutto suo. A Berlusconi, altro "diversamente colto", hanno affiancato Gianni Letta. Alla Gelmini, che non ha la "statura" di Berlusconi, non potrebbero affiancare almeno un supplente precario di lettere? Tafanus
Mentre da Monza la strada comincia lentamente a salire verso Bulciago, il cielo, nuvoloso, si apre, e si presenta col suo volto migliore. Il cielo di Lombardia, così bello quando è bello... Do uno sguardo al navigatore, uno all'orologio. Sono con Marisa. Siamo in anticipo di una ventina di minuti. Ma all'ingresso del paese uno schieramento di vigili ed operatori della Protezione Civile sbarra la strada di accesso, e devia tutti verso parcheggi capienti, ma un po' lontani... Proseguiamo a piedi. Una salita mozzafiato. La palestra è in cima ad una collina da cui l'occhio spazia sulla "verde Brianza", quella bella...
La "palestra" è di fatto un modernissimo e grande palazzetto dello sport. Arriviamo con dieci minuti d'anticipo, ma ormai è impossibile entrare. Il parterre, le tribune, le scale, i corridoi... tutto pieno. Riesco a sgusciare fra la gentee a scattare un paio di foto, ma poi devo uscire sul pratone esterno, brulicante di gente, di bandiere italiane, palestinesi, di bandiere della pace...
Il sole scotta. La Protezione Civile distribuisce bottigliette d'acqua. All'esterno arriva, attraverso gli altoparlanti, la voce dell'officiante, l'Arcivescovo Emerito di Gerusalemme, Hilarion Capucci. Non riusciamo ad ascoltare tutte le parole. Ogni tanto parte un brano musicale, ma spesso non si tratta di musica sacra. Parte la base di "Blowin' in the wind", la gente canta in coro. Poi, spontaneamente, esplode "Bella ciao"... Forse un domani in anticipo di un giorno, forse un'associazione spontanea fra due resistenze...
Accanto a noi c'è un uomo triste e solo. Iniziamo a parlargli. E' palestinese, ha studiato, vive e lavora a Padova. Si è fatto tre ore di macchina per esserci, ma ci ha tenuto a dirci che sarebbe arrivato anche se fosse stato residente a Cagliari. Non ci crede, alla storia dei salafiti che avrebbero ammazzato Vittorio. Non si spinge oltre nelle illazioni, ma si chiede a chi possa giovare scoraggiare le azioni di volontariato con un'azione terroristica. pro-palestinesi a Gaza. Lui è della Galilea. Ci dice che nella striscia di Gaza in ogni villaggio sono già spuntate come funghi le "Via Vittorio Arrigoni".
Sul pratone, un lunghissimo striscione bianco porta stampati i nomi, l'età, la professione delle migliaia di morti ammazzati dell'operazione "Piombo Fuso". I nomi di giovanissimi e di bambini non si contano...Chissà perchè, ma il mio pensiero corre ad Auschwitz... a quella orrenda, enorme bacheca piene di scarpine da bambini...
Tante famigliole palestinesi. Facce tristi... Mi passa accanto una bella coppia, con un bambino piccolo che regge un mazzo di fiori di campo. Gli sorrido, gli dico "...che bei fiori...". La mamma gli dice di dire "Buona Pasqua al signore" (che sarei io). Il bimbetto mi dice Buona Pasqua, poi mi mostra i fiori, e mi dice che "sono per Vittorio".
Sono stanco. Stanco e triste. Si torna a casa. Riposa in pace, Vittorio... Antonio
P.S.: ho fatto delle foto, che non posso mettere in grandezza naturale, ma si possono aprire cliccando sulle relative icone. Nessun ordine logico, solo ciò che mi ha colpito, e ciò che ho potuto far filtrare fra le migliaia di teste che affollavano anche il pratone fuori dalla palestra.
La Domenica di Pasqua Vittorio riceverà l'estremo saluto dalla sua Bulciago. I funerali si terranno alle 16,30 nella palestra comunale, in via Don Guanella 6. Non scriverò l'ennesima biografia di questo grande ragazzo. Il web ne è pieno. La sua vita è raccontata dalla sua morte. La sua educazione è raccontata dalle parole bellissime che abbiamo sentito pronunciare dalla madre, Egidia Beretta, sindaco del piccolo comune. Chi può, si unisca a noi.
Per chi non può, metteremo sul blog una sorta di "libro delle firme", una testimonianza di chi ci sarà virtualmente. Vorremmo che a Vittorio la sua terra dedicasse almeno la stessa testimonianza di affetto e di rispetto che gli è stata dedicata dai suoi addolorati e stupefatti amici palestinesi, ai quali ha regalato la sua vita.
Nel 2004 Lega e Berlusconi hanno vinto le elezioni all’insegna dell’anti-Europa: l’euro era la fine del mondo, la crisi economica era colpa dell’euro. L’Europa è una gabbia che punisce i popoli e, guarda caso, quello «padanotto» (cioè il nulla) si sarebbe staccato e inneggiavano alla Sciozia, ai Catalani, ecc.
Poi venne la politica militare: l’Europa era restia ad entrare in guerra con l’Iraq, ma Berlusconi doveva andare nel ranch del Texas del bovaro Bush a scodinzolare e tanto disse e tanto fece che da solo andò in guerra con gli Usa e senza Europa, rompendo la diplomazia estera. Poi venne l’Afghanistan e ancora una volta Berlusconi sceglie l’asse preferenziale con gli Usa, da solo, senza Europa, vista come un impedimento.
Poi venne la crisi economica e solo l’Italia andava bene, mentre tutti gli altri paesi europei andavano malissimo – parola del bugiardo Berlusconi, faccia di tolla e malato mentale – e ancora una volta l’Europa da una parte e l’Italia dall’altra. Infine, per abbreviare, venne la politica estera formale, e contro il parere dell’Europa unanime, Berlusconi inizia le processioni sulle vie dei dittatori: Ben-Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia e Lukashenko in Georgia. Riesce ad irritare anche gli Usa per la sua predilezione per il vero erede dei comunisti del KGB, Putin pur di avere uno strapuntino in tv, ed ubriacarsi di «granditudine» che per lui è come una droga.
Maroni (un altro «con gli oni» [copyright Benigni]) sputa ogni giorno dispari e pari sull’Europa, Bossi vuole la secessione addirittura dall’Italia, figuriamoci dall’Europa, e non si accorgono di essersi bevuti il cervello, le fegatella e la trippa per i gatti.
Oggi, davanti ad una manciata di migranti che scappano da dove scappano, dopo avere creato il caso ad arte per aizzare la loro gente perversa e cattolicheggiante, incapaci e impreparati ad affrontare un solo problema, si appellano all’Europa come la panacea dei loro mali e delle loro incapacità. L’Europa ha detto picche: fino ad ora ci avete sempre sputato addosso e ora venite a scaricare le vostre incompetenze su di noi? Nella guerra del Kosovo, nel 2008, la Germania da sola in un solo colpo ha preso 460 mila immigrati: li ha inseriti nel ciclo produttivo e oggi la Germani corre come un treno ad alta velocità, lasciando Berlusconi a piedi e Maroni a rifarsi baffi e pizzetto spelacchiato.
Mai l’Italia era caduta così in basso, con incompetenti incapaci: e dire che era un imprenditore «ghe pensi mi»; e se non fosse stato un imprenditore, dove saremmo? forse a vendere sabbia calda nel deserto tra la Libia e la Tunisia, là dove sono morte migliaia di persone per conto del governo italiano che pagava perché Gheddafi li facesse fuori.
L’Europa in sostanza ha detto al leghista xenòfobo ministro dell’interno di non essere ridicolo, e di non coprire di ridicolo l’Italia di fronte al mondo. Cosa fa il leghista «autarchico»? Minaccia di rompere il vetro e scappare via. Forse nessuno gli ha spiegato che non può andare da alcuna parte, perchè un imbecille dovunque vada riesce a perdersi da solo, anche in una rotonda in centro città.
Un regime fiscale di favore per attrarre le imprese della finanza a Milano. E' la proposta lanciata dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al Salone del risparmio, organizzato da Assogestioni nel capoluogo lombardo. "Facciamo shopping di regimi fiscali: se un regime di favore è buono in altri Paesi, forse è buono anche qua".
"Per l'attività finanziaria - ha spiegato il ministro - l'idea è di applicare a Milano i regimi fiscali che ci sono in Irlanda, per esempio, per un tempo dato e a determinate condizioni". Tremonti non è andato nel dettaglio, ma ha precisato che "la bozza del decreto applicativo per l'attivazione finanziaria è pronta, andrà sul sito e sui giornali, sono benvenute critiche e idee. Cerchiamo di fare di Milano qualcosa di più". Poco prima il sindaco Letizia Moratti aveva indicato una rimodulazione dell'imposta municipale sugli immobili "al ribasso per facilitare le imprese che investono nel nostro Paese". E dal palco anche il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco, aveva sostenuto che "l'ultima sfida che abbiamo è quella di Milano come piazza finanziaria".
Sulla vicenda è intervenuto il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, per dire che "di invenzioni ce n'è una al giorno, di fatti uno ogni dieci anni, e pure scarso...". Entusiasta invece il governatore lombardo Roberto Formigoni, che accoglie "con grande positività" la sortita del ministro dell'Economia. "E' una proposta interessante - ha detto Formigoni a margine di una cerimonia al Pirellone - Tremonti ha messo in campo modelli internazionali che hanno ben funzionato. Se è possibile farlo, ben venga".
L'idea di Tremonti a noi sembra fantastica... perchè no! intanto Milano è una città che ha bisogno d'aiuto. In particolare nell'area intorno a Via della Spiga, Via S. Andrea, via Montenapoleone, il disagio sociale è palpabile... e poi, non dimentichiamolo, fra poco più di un mese si vota, e la Moratti sembra proprio bisognosa di un aiutino... Spiace pewrtanto dover constatare che il 92% degli italiani sia contraria a questa idea a forte carica sociale. Evidentemente si tratta del voto di un popolo a fortissima maggioranza comunista.
Noi quindi tifiamo per Tremonti, per la Moratti e per il "quadrilatero d'oro". C'è tanta crisi... un sacco di ragazzi non sanno più come cambiare l'Audi Quattro, che ha già superato i 30.000 chilometri.
Però qualcuno mi ha insinuato in testa un piccolo tarlo... Perchè Milano, e non, per dire, Crotone, o Matera, o Enna? Ci rifletterò, prima di giungere a conclusioni affrettate e malevole... Tafanus
6 aprile 2009 - 6 aprile 2011. Ore 3,32. L'Aquila si accartoccia su se stessa. Non risorgerà mai più...
Gli stessi che ne hanno causato la distruzione, costruendo edifici con sabbia di mare, o magari dimenticando di mettere un pilastro portante, si telefonano, pregustando il fiume di soldi in arrivo. Il centro dell'Aquila, che doveva essere "restituito alla piena agibilità, per l'80% degli edifici, in un anno" (parola di Berlusconi ricostruttore), è ancora e sempre più una montagna di macerie in degrado. Il numero degli inquisiti nella cricca delle "Grandi Opere" non si conta più. Nessuna preoccupazione: il nano e il processo breve daranno una mano. Nessuno si farà del male.
Rita Dalla Chiesa potrà scovare un'altra finta aquilana (la "first edition" ormai è bruciata...) alla quale far dire che L'Aquila è risorta, e che quei 32 "sfollati" che si ostinano ad abitare in albergo sulla costa lo fanno perchè hanno la loro convenienza... vitto e alloggio gratis, in quattro in una stanza.
Non crediamo che oggi Berlusconi si presenterà all'Aquila a raccogliere la doverosa standing ovation. A meno che per ovation non si intenda, maccheronicamente, lancio di uova. Andrà a qualche riunione di menomalechesilviocè. C'est plus facile... Magari potrà raccontare qualche barzelletta sul terremoto... Ma ecco cosa scriveva, un anno fa, il sito di tiscali:
Soldi, appalti, donne e champagne: un cocktail caratteristico di un certo sistema ("gelatinoso") made in Italy che continua a coinvolgere imprenditori, amministratori e politici. Un cocktail corrosivo, mistura mefitica per la democrazia che, anche in questa “seconda repubblica”, rischia di veder saltare il coperchio di una pentola che, probabilmente, contiene qualcosa di grosso, come ha sottolineato ad Annozero l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli.
Ma c’è un altro ingrediente, ancora più nauseante, che le intercettazioni sul caso Bertolaso hanno messo in rilievo: il cinismo senza un briciolo di cuore di chi è disposto a lucrare anche sulla vita delle persone, sulla morte. “Occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... non è che c’è un terremoto al giorno”, dice l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli, al cognato Gagliardi, a proposito del triste avvenimento.
Scherzano i due, incuranti delle immagini di disperazione che arrivano dalla città dell’Aquila distrutta dal sisma di quel 6 aprile. E’ confortante tuttavia constatare quanto sdegno abbiano sollevato quelle parole, prive di qualsiasi calore umano, scevre di ogni senso di solidarietà, nella maggioranza della popolazione italiana. A migliaia sono fioriti sui social network i commenti a volte schifati, a volte increduli, su questo stralcio di conversazione emersa dalle intercettazioni dell’inchiesta sugli appalti della Protezione Civile.
I due imprenditori che conversano allegramente al telefono, con il simbolo dell’Euro nelle pupille, sono esponenti dell’élite ristretta ammessa a dividersi l’ambita torta degli appalti gestiti dalla Ferratella e dalla Protezione Civile. Le loro frasi sono state definite dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente “frasi da sciacalli che fanno rabbrividire e fanno schifo”. Ci va giù duro il primo cittadino del capoluogo abruzzese colpito da quelle persone che “ridevano nel loro letto” in quella notte che ad altri lasciava solo le lacrime. E non gli si può dar torto.
Mentre la presidente della provincia Stefania Pezzopane “inorridisce” pensando che quando loro erano lì a scavare perfino con le unghie, sperando di salvare delle vite, c’era chi sghignazzava “fregandosi le mani”. Come si fa a non essere attraversati da almeno un alito di pietà per una tragedia che ha scosso il mondo? Eppure, fino a questo punto acceca la bramosia di denaro. Resta molto da riflettere, dopo episodi simili, sulla società dove viviamo e non si può far altro che affiancarsi al sindaco dell’Aquila quando si augura di incontrare “questi due signori per dire loro di vergognarsi”, aspettandosi solo le loro scuse. “Non a me – precisa Cialente – ma alla mia città”. Come dargli torto?
Si dice turbato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, come il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi che parla di “episodio riprovevole”
(...che parole dure, da questo italoforzuto... E che differenza fra le parole di questo berlusclone, che parla - addirittura - di "episodio riprovevole", e le parole di fuoco della Pezzopane e di Cialente... Ma tant'è, gli aquilani hanno scelto: Gianni Chiodi. Quindi se lo tengano, e se lo godano. NdR).
Da giorni ormai assistiamo alla manfrina ignobile secondo la quale fra l'Italia e la Tunisia esisterebbe un accordo di respingimento e riammissione dei migranti tunisini. La Tunisia nega che esista un tale accordo, Maroni conferma, ma non ci mostra l'accordo. Personalmente tendo a fidarmi più di un venditore di tappeti di un suk arabo che non del tastierista di Varese.
Per cercare di fare chiarezza su questo argomento, ho ripescato un articolo di Fulvio Vassallo Paleologo, dell'Università di Palermo, profondo conoscitore della materia. Articolo lungo, pubblicato sul sito[meltingpot.org], che vale la pena di scorrere, e di conservare per future consultazioni.L'articolo, del gennaio 2009, finchè il tamburellista non produrrà atti più recenti, è quanto di più aggiornato io sia riuscito a trovare in materia.Tafanus
Come far esplodere l’emergenza Lampedusa e violare lo stato di diritto
-1) Il ministro Maroni sarà a Tunisi per tentare di rilanciare la collaborazione nelle procedure di rimpatrio, già prevista da anni sulla base di successive intese bilaterali, proprio al fine della riammissione dei migranti irregolari. Ma evidentemente qualcosa negli ultimi tempi non ha più funzionato nei rapporti tra Italia e Tunisia, stato che fino a poco tempo fa garantiva la più elevata percentuale di riconoscimenti, e quindi di rimpatri forzati effettivamente eseguiti. Senza un riconoscimento individuale degli immigrati irregolari non è infatti possibile dare esecuzione alle misure di allontanamento forzato, non solo perché è vietato dalle Convenzioni internazionali, ma soprattutto perché nessun paese accetterebbe mai persone della cui nazionalità non sia certo.
Gli accordi di riammissione mirano ad ottenere la maggiore collaborazione delle autorità del paese straniero nelle operazioni di rimpatrio dei migranti irregolari sottoposti a provvedimento di espulsione o di respingimento alla frontiera, previo eventuale concorso tramite propri agenti consolari ed interpreti nell’identificazione dei migranti, privi di documenti di riconoscimento ufficiali che ne attestino identità e nazionalità certe. Generalmente queste intese si limitano ai cittadini del paese di origine degli immigrati irregolari, ma in qualche caso possono anche comprendere cittadini di paesi terzi, sempre che sia possibile attribuire loro una nazionalità certa. Alla fine, però, quello che conta davvero per rendere esecutivi questi accordi, è che qualcuno ci metta i soldi. Una espulsione costa in media all’Italia circa 2-3.000 euro (intervista a Giovanni Aliquò dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) e somme assai consistenti devono spendere i paesi di transito quando accettano di riammettere cittadini di paesi terzi, a meno che non decidano di caricare le persone su un autobus e di abbandonarle in mezzo al deserto, come è documentato in Marocco, in Algeria e in Libia (si rinvia per questi aspetti ai rapporti nazionali pubblicati nel sito [fortresseurope].
L’Italia ha ormai destinato ai rimpatri forzati tutti i fondi previsti in precedenza per l’integrazione, e l’atteso aiuto finanziario dell’Unione Europea, settantuno milioni di euro che dovrebbero essere destinati anche ai rimpatri volontari assistiti, appare assai modesto, a fronte di una presenza stimata di oltre novecento mila irregolari presenti in Italia. Altro che i milletrecento migranti bloccati da alcune settimane a Lampedusa! Un pretesto per nascondere il fallimento di una politica che ha moltiplicato la clandestinità ed l’esclusione. Il viaggio di Maroni in Tunisia ha lo scopo dichiarato di rendere più veloci le procedure di rimpatrio, sull’esempio forse di quanto avviene dal 2007 con l’Egitto, dopo la firma dell’accordo tra quel paese e il governo Prodi.
A differenza di quanto vorrebbe fare adesso Maroni con i “tunisini”, ammesso che siano veramente tali, nel caso degli egiziani i rimpatri “diretti”, con voli Lampedusa-Catania-Cairo come si è verificato anche all’inizio del 2009, avvengono per piccoli gruppi, trenta o quaranta persone al massimo, con partenze bisettimanali, dopo procedure formali che dovrebbero portare almeno ad una attribuzione certa della nazionalità, e dunque solo nel caso di cittadini egiziani. Nel mese di gennaio del 2009 sarebbero stati ricondotti in Egitto circa 150 cittadini di quel paese irregolarmente entrati in Italia. Con questo stesso ritmo, per “liberare” Lampedusa dalla presenza degli immigrati irregolari ci vorrebbero almeno sei mesi, sempre che nel frattempo non arrivi nessun altro migrante. E poi anche dalle cronache televisive risulta evidente che nel centro di Lampedusa non ci sono soltanto tunisini, ma anche migranti provenienti dal centro africa.
Non si vede quindi adesso su quali basi Maroni possa negoziare un accordo con la Tunisia per “svuotare” in una settimana il centro di accoglienza e primo soccorso di Lampedusa, come ha promesso il governo. Di certo non basterà il trasferimento di una parte dei migranti nel nuovo centro di identificazione ed espulsione che si vorrebbe aprire, al momento infatti vi sono state portate solo 90 donne, per esigenze di protezione e non ai fini del rimpatrio, ma la ex caserma dell’aeronautica, abbandonata da anni, deve essere ancora ristrutturata. Se i ritmi saranno quelli che scandiscono i rimpatri diretti verso l’Egitto, ci vorranno mesi, prima che questi rimpatri si concludano e intanto, soprattutto quando il tempo migliorerà, riprenderanno gli arrivi di altri migranti dalla Libia e dalla Tunisia.
Un numero imprecisato di immigrati sarà trattenuto dunque ancora per molto tempo nei centri di detenzione (perché ormai di questo si tratta) a Lampedusa, in attesa di una identificazione certa. Una violazione gravissima dell’art. 13 della Costituzione italiana che impone una convalida immediata ( 96 ore) dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, come ha ricordato in diverse occasioni anche la Corte costituzionale.
Non si comprende peraltro quali saranno i risvolti operativi immediati del Trattato di amicizia stipulato lo scorso anno con la Libia, accordo che dovrebbe essere definitivamente ratificato dalla Camera venerdì 30 gennaio. Forse qualcuno si potrà illudere per qualche settimana che sei motovedette possano bloccare nel Canale di Sicilia le imbarcazioni cariche di migranti dirette a Lampedusa, e magari farle rientrare verso i porti di partenza, ma presto queste illusioni saranno spazzate dalla spietata logica dei fatti e, saranno sostituite dalla realtà delle tragedie che queste scelte politiche provocheranno, a mare, come sulla terraferma, nei luoghi di detenzione. Altro che pattugliamenti congiunti e controlli radar dei confini terrestri e delle frontiere marittime!
-2) La volontà di rimpatriare i tunisini e gli egiziani con procedure sommarie, forse sarebbe più appropriato il termine “deportare”, corrisponde alla decisione del governo di considerare la Tunisia e l’Egitto come “paesi terzi sicuri” dai quali, per effetto di questa “definizione”, non possono arrivare richiedenti asilo. Si ricordano ancora le recenti parole del sottosegretario Rosato: egiziani e tunisini non finiranno mai nei centri di prima accoglienza. Per Bossi e per molti leghisti il diritto di asilo è solo un espediente che i “clandestini” usano per infiltrarsi nella Fortezza Europa. Per questi governanti la Convenzione di Ginevra e le Direttive comunitarie, attuate dal governo Prodi con legge dello stato, sono poco più che carta straccia. Ma si arriva anche alla intimidazione.
Le commissioni per i richiedenti asilo sono avvertite, che non si arrischino a riconoscere lo status di rifugiato o la protezione umanitaria a nessuna persona che proviene da quei paesi, anzi, che la polizia impedisca agli egiziani ed ai tunisini, ma anche ai nigeriani ed ai ghanesi, persino di presentare una domanda di asilo, così i rimpatri saranno più veloci. Dall’attuale governo e dal presidente del consiglio italiano, che va a braccetto con i dittatori della peggior specie, da Putin a Gheddafi, fino ai governanti dello Sri Lanka che stanno praticando nel silenzio generale un vero e proprio genocidio ai danni dei tamil, non ci si poteva aspettare altro. Del resto dopo lo scempio dei massacri al fosforo bianco di Gaza, ed il bombardamento di scuole ed ospedali, qualcuno ritiene che l’opinione pubblica occidentale, assediata dalla crisi economica, si possa assuefare a tutto.
In vista del viaggio di Maroni a Tunisi è bene ricordare comunque che il governo tunisino nel 2008 ha represso duramente l’insurrezione dei minatori della regione di Redeyef, con arresti arbitrari e torture [...] L’Italia ha una intesa di riammissione con la Tunisia dal 1998, rinforzato da un successivo accordo del 2003. Accordi criticati di recente anche dal Rapporto Hammarberg del Consiglio d’Europa, proprio per il rischio della tortura e di trattamenti inumani e degradanti in quel paese.
-3) La Tunisia ha già stipulato con l’ Italia accordi di riammissione che permettono di dare esecuzione ai provvedimenti di espulsione o di respingimento. Con fasi alterne nel tempo. La collaborazione Tunisia - Italia nel contrasto dell’immigrazione “clandestina” è stata assunta all’inizio come un modello. «Era il frutto di un lavoro paziente: crediti per lo sviluppo, un decreto per dare quattrini alla polizia tunisina per il controllo delle coste, un accordo sull’ occupazione dei lavoratori stagionali. Poi il nuovo governo italiano non ha continuato a dare i soldi e le partenze sono riprese», dichiarava nel 2004 Giorgio Napolitano, che era allora il ministro dell’ Interno che con Lamberto Dini condusse le trattative con la Tunisia, a partire dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano che istituiva i CPT (Centri di permanenza temporanea), quando la maggioranza parlamentare era di centro-sinistra.
La stipula di accordi di riammissione degli stranieri irregolari era infatti prevista dalla normativa sull’immigrazione (legge n. 40/98), che all’art. 9.4 disponeva che "il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero dell’Interno promuovano le iniziative occorrenti, d’intesa con i Paesi interessati, al fine di accelerare l’espletamento degli accertamenti ed il rilascio dei documenti eventualmente necessari per migliorare l’efficacia dei provvedimenti previsti dalla legge". La stipula della maggior parte di tali accordi è avvenuta in forma semplificata con conseguente sottrazione degli stessi alla procedura parlamentare di autorizzazione alla ratifica.
Sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15.01.2000 (n. 14), relativo agli atti internazionali entrati in vigore per l’Italia nel periodo 16.09.1999-15.09.1999, non soggetti a legge di autorizzazione alla ratifica, tra gli altri, venivano pubblicati i testi dell’ intesa di riammissione delle persone in condizione di irregolarità stipulati tra il governo italiano con la Tunisia. In realtà, all’inizio, non si trattava di un vero e proprio accordo di riammissione, come quelli poi conclusi nel 2007 con l’Egitto e nel 2008 con la Libia, ma di uno "Scambio di note tra l’Italia e la Tunisia concernente l’ingresso e la riammissione delle persone in posizione irregolare" con il quale si prevedevano supporti tecnici ed operativi e contributi economici ( 15 miliardi di lire per tre anni) , ed in particolare un contributo di 500 milioni di vecchie lire per " la realizzazione in Tunisia di centri di permanenza". A partire da quello “Scambio di note” la Tunisia si è dotata di numerose strutture di trattenimento coatto, più segrete di quelle libiche, ben oltre il modesto contributo annunciato allora dal Governo italiano e la maggior parte dei centri di detenzione amministrativa per immigrati irregolari è ubicata adesso in località che nessun estraneo ha mai potuto raggiungere e documentare.
-4) “Oggetto” degli accordi bilaterali di riammissione sono innanzitutto i cittadini degli Stati contraenti che "non soddisfano o non soddisfano più le condizioni di ingresso o di soggiorno applicabili nel territorio della parte contraente richiedente". Essendo dunque l’accertamento della cittadinanza il presupposto della riammissione, per eseguire l’accompagnamento forzato in frontiera si prevede una complessa procedura di identificazione, che verte sulla collaborazione delle autorità diplomatiche e consolari. Queste sono tenute entro termini rigidamente stabiliti a rilasciare il lasciapassare per il rimpatrio in presenza di determinati documenti identificativi della persona da espellere, ovvero possono procedere alla sua audizione e, comunque, in mancanza di altri mezzi identificativi, sono obbligate a fornire una riposta motivata sull’identità della persona in base alle impronte digitali e alle fotografie inviate dalla parte richiedente. Comune a tutti gli accordi bilaterali è la presenza di un meccanismo di tutela dello Stato richiesto, operante nel caso di riammissione effettuata sulla base di presupposti errati o inesistenti. Non è noto se e quando questo organismo sia intervenuto nel caso dei rimpatri dall’Italia in Tunisia [...]
Una prima intesa tecnica di riammissione stipulata con la Tunisia, subito dopo l’approvazione della legge Turco Napolitano, prevedeva la spesa di 15 miliardi per ciascun anno del triennio 1998-2000 per interventi in Tunisia ai fini del " sostegno in termini di equipaggiamento tecnico e operativo " nel settore della prevenzione e della lotta all’immigrazione clandestina. A queste somme venivano aggiunti nell’accordo 500 milioni di lire per la " realizzazione in Tunisia di centri di accoglienza" [...] (...fantastico... l'Italia e la Tunisia che concordano la costruzione di "Centri di Accoglienza" - plurale - con 500 milioni di lire... il costo di un medio appartamento... NdR)
-5) Gli accordi con la Tunisia furono una esperienza pilota per la esternalizzazione della detenzione amministrativa dei migranti irregolari nei paesi di transito. Da allora ben tredici centri di detenzione per stranieri venivano costruiti in territorio tunisino: uno di essi nei dintorni di Tunisi, un altro tra Gabès e il confine libico, mentre l’ubicazione degli altri undici è sempre stata mantenuta segreta dalle autorità tunisine.
[...] L’accordo con la Tunisia entrava in vigore il 23.9.1999, addirittura prima della pubblicazione del testo nella Gazzetta Ufficiale. Seguivano istruzioni del governo ai prefetti di dedicare una particolare “attenzione” ai migranti in condizione di irregolarità presenti nel territorio italiano, soprattutto dopo la chiusura della sanatoria del 1998, ai fini di un loro rimpatrio. La disperazione ed i tentativi di suicidio o gli atti di autolesionismo nei centri di detenzione italiani cominciarono presto a dilagare da Trapani a Milano e Torino.
Pochi mesi dopo, nel dicembre del 1999, si verificava a Trapani, nel centro di detenzione Serraino Vulpitta, la più grave tragedia dell’immigrazione clandestina nei CPT italiani, e sei migranti, in maggioranza tunisini morivano, anche per il colpevole ritardo dei soccorsi, nel rogo appiccato alle suppellettili di una stanza, proprio alla vigilia dell’esecuzione delle misure di allontanamento forzato. Non vorremmo rivivere adesso quella stagione e che altre simili tragedie tornassero a segnare adesso l’inasprimento degli accordi di riammissione con la Tunisia.
-6) L’Italia ha inviato in Tunisia nel primo triennio di esecuzione delle intese di riammissione ( 1998-2000) attrezzature per circa 20 milioni di euro. Nel frattempo la Tunisia otteneva una quota “privilegiata” di ingressi legali in Italia, che sono stati 3mila nel 2000 e nel 2001, 2000 nel 2002 e 600 nel 2003. Nulla rispetto alla domanda di lavoro proveniente dalla Tunisia e anche rispetto alla domanda di lavoro presente in quegli anni in Italia.
Ma quanto il decreto flussi rappresentasse una ennesima illusione veniva presto scoperto ed alla fine gli ingressi clandestini di tunisini ricominciavano ad aumentare, mentre successivi modesti aumenti delle quote riservate ai lavoratori tunisini in Italia non scalfivano la progressione degli ingressi irregolari.
Nel 2001, scaduti i contributi italiani previsti dall’accordo del 1998, si registrò una crescita dei flussi in arrivo sulle coste siciliane. Dopo essere cresciuta da 1.500 a 3.000 unità, la quota riservata alla Tunisia fu ridotta, per punizione, nel 2002 a 2.000 e nel 2003 a sole 600 unità l’anno. Si rendeva necessaria una rinegoziazione dei termini dell’accordo, la quale condusse, il 13 dicembre 2003, alla firma, da parte dei ministri dell’interno Giuseppe Pisanu e Hedi M’Henni, di un nuovo accordo italo-tunisino riguardante la riammissione e la cooperazione di polizia. Sulla base di tale intesa riprendevano le forniture di equipaggiamenti da parte italiana, ai quali si aggiungevano anche corsi di formazione per la polizia tunisina. L’Italia si impegnava anche ad innalzare nuovamente la quota riservata alla Tunisia nell’ambito dei flussi di immigrazione legale. In effetti, solo sei giorni dopo la firma dell’accordo, il governo italiano emanava i due decreti flussi per il 2004, riportando la quota riservata alla Tunisia da 600 al massimo storico di 3.000 unità.
-7) Un ulteriore segnale di risposta alle sollecitazioni italiane va considerata la legge approvata dal parlamento tunisino nel mese di febbraio del 2004. La legge, in linea con le normative in vigore nei paesi europei, prevede pene severe per le organizzazioni che gestiscono i flussi migratori illegali e per chiunque, anche a titolo gratuito, favorisca tali attività. La particolarità più singolare è l’introduzione dell’obbligo di delazione: è soggetto a pena detentiva e a sanzione pecuniaria chiunque si astenga dal riferire alle autorità qualunque informazione riguardante movimenti migratori illegali della quale sia venuto a conoscenza.
La nuova legge confermava un netto cambiamento di clima che si evidenziava anche nella quantità crescente dei controlli per le strade e delle perquisizioni domiciliari da parte della polizia tunisina , con conseguente allargamento dell’azione repressiva dalle aree di frontiera all’intero territorio nazionale [...]
Dalla Tunisia continuano ad arrivare migliaia di migranti, anche perché, oltre alla repressione poliziesca i corso, si sono bloccati i canali legali di ingresso per lavoro stagionale. Anche davanti alle coste tunisine si sono verificate numerose stragi con centinaia di morti e di dispersi [...]
-8) Su quali basi, adesso, saranno rinegoziati i nuovi accordi di riammissione tra l’Italia e la Tunisia, con la prossima missione di Maroni a Tunisi e quanto questi accordi rispetteranno quanto previsto per i migranti richiedenti asilo e per i rimpatri degli irregolari su scala europea? E quali saranno le conseguenze di questi accordi su una situazione di grave esasperazione come quella che il governo ha creato a Lampedusa, decidendo di bloccare i trasferimenti verso altri centri di accoglienza o di detenzione nel resto d’Italia?
Se l’intenzione è quella di procedere a rimpatri sommari ci sono tutte le premesse perché gli accordi che dovessero prevedere “respingimenti differiti”(magari di qualche settimana) come quelli consentiti dall’art. 10, comma 2 del Testo unico sull’immigrazione, direttamente da Lampedusa in Tunisia, risultino in violazione del divieto di espulsione collettive sancito dall’art.4 dell’allegato IV alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo e del principio di non refoulement, affermato dalla Convenzione di Ginevra, oltre che degli articoli 10, 13 e 24 della Costituzione italiana.
Se le prassi amministrative che ne conseguiranno stravolgeranno la portata delle norme di legge che applicano le direttive comunitarie o delle previsioni legislative del testo unico sull’immigrazione, in particolare degli articoli 2, 10, 13, 14, 18 e 19, tutte queste violazioni saranno portate, per quanto di rispettiva competenza al vaglio della corte di Giustizia di Lussemburgo, dei giudici ordinari e della Corte Costituzionale. Alla fine gli abusi, anche se saranno supportati da un accordo bilaterale, verranno scoperti e sanzionati, su questo si sentono impegnati tutti coloro che non accettano la introduzione di uno stato di polizia, oggi per gli immigrati, domani assai probabilmente per tutti gli italiani.
Sarebbe anche auspicabile che la magistratura, così solerte a indagare gli immigrati irregolari ritornati a Lampedusa dopo una precedente espulsione, magari sulla base di una testimonianza di comodo o di una vecchia segnalazione di polizia , neppure seguita da un processo, riscoprisse l’esistenza dell’art. 13 della Costituzione e dedicasse altrettanta sensibilità nei confronti delle violazioni commesse da agenti istituzionali, che decidono sulle prassi operative dei respingimenti sommari senza alcun controllo giurisdizionale e considerano le leggi e le normative internazionali come “espedienti” per ritardare gli allontanamenti forzati, vedendo magari negli operatori umanitari, nei giornalisti e negli avvocati, o nelle comunità che protestano, veri e propri “agevolatori” dell’immigrazione “clandestina”.
A Fukushima c'è la grandezza del sacrificio consapevole di cinquecento volontari, che sanno benissimo quale sia il loro destino. A Lampedusa la tristissima farsa di un piccolo Nino Taranto post-litteram, Ciccio Formaggio dei tempi passati, Cetto Laqualunque dei nostri tempi. Dov'è la tragedia vera? Tafanus
Il samurai di Fukushima: "Così combatto il mostro" - Radioattività, turni massacranti, letti di piombo. Parla Kazuma Yakota, uno dei 500 uomini impegnati a spegnere la centrale nucleare danneggiata dal sisma e dallo tsunami dell'11 marzo (Intervista di Pietro Del Re - Repubblica)
Infagottato nella sua ingombrante tuta di protezione bianca, l'omino Michelin con gli occhi ad asola ha la voce stanca. "No, la radioattività non mi spaventa", dice. "Ma ciò di cui avrei più bisogno è una buona notte di sonno". Kazuma Yakota, 39 anni, tossisce spesso, con tosse stizzosa, forse per via della polvere venefica che respira da un paio di settimane, da quando assieme a qualche centinaio di uomini è al lavoro nella centrale di Fukushima nel tentativo di impedire che la catastrofe nucleare in corso assuma proporzioni bibliche. "Vorrei anche che ci fornissero dei cibi caldi: non ne possiamo più delle barrette energetiche e dello scatolame". Come ogni vero eroe, Yakota non si lamenta dell'essenziale, ossia del pericolo che corre esponendosi a forti dosi di sostanze contaminanti. Chiede soltanto piccole cose, accessorie all'attività che svolge, come una cena decente e un materasso per riposarsi dopo la fatica. "Spero che le mie richieste siano ascoltate e che siano presi provvedimenti il prima possibile".
Signor Yakota, lei dirige le squadre di sicurezza dell'impianto danneggiato dal doppio cataclisma dell'11 marzo. Ma dove vi rifugiate una volta finito il turno di lavoro? "Dormiamo in un edificio di due piani all'interno della centrale stessa, che è stato appositamente costruito lo scorso luglio per resistere alle radiazioni. È qui che abbiamo stabilito il nostro quartier generale".
E i muri di questo edificio vi proteggono per davvero? "No, purtroppo. Anche in questo spazio corazzato misuriamo spesso livelli di radioattività preoccupanti. Dormiamo in condizioni molto precarie, al posto del materasso abbiamo una stuoia di piombo che dovrebbe proteggerci dalle radiazioni nucleari riducendo così i rischi per la salute. I tecnici l'adagiano nelle sale riunioni, nei corridoi o vicino ai bagni. Appena rientrano, crollano addormentati senza neanche spogliarsi. Tutti per terra, gli uni accanto agli altri".
Voi volontari vi sacrificate per il bene altrui, come già accadde dopo l'incidente di Cernobyl, dove decine di "liquidatori" morirono per esser intervenuti nella fase dell'emergenza, o per aver lavorato alla decontaminazione o alla realizzazione del sarcofago. In che cosa consiste il vostro lavoro da super-pompieri? "Gli uomini devono anzitutto sbarazzare la centrale dai detriti provocati dalle esplosioni. Devono poi posare dei nuovi cavi elettrici per ripristinare l'energia necessaria al raffreddamento e, nel frattempo, irrorare d'acqua i reattori per evitare il surriscalmento delle barre di combustibile nucleare. Ma si tratta di una corsa contro il tempo. E ogni giorno emergono nuove difficoltà".
Non ultima quella di lavorare in condizioni di rischio proibitive. Siete protetti adeguatamente? "Abbiamo una tuta, un paio di guanti doppiamente schermati e una maschera protettiva per il viso. Gli uomini sono inoltre dotati di una torcia, perché sono spesso costretti a lavorare nell'oscurità".
Quali sono i vostri turni di lavoro? "Le squadre restano nella centrale quarantotto ore circa. Poi, hanno diritto a un breve riposo fuori di lì. Cerchiamo di non fermarci in modo stabile nell'impianto, poiché siamo permanentemente esposti a enormi dosi radioattive. Ogni mattina ci riuniamo per fare il punto sullo stato dei reattori, poi viene assegnato a ognuno un compito da svolgere. Di solito lavoriamo ininterrottamente dalle 10 alle 5 del pomeriggio. Alcuni di noi fanno il turno di notte, per controllare l'evolvere della situazione fino al mattino successivo".
Ma da chi sono composte queste squadre di volontari? "Per lo più residenti, che sono stati anche vittime del terremoto. Molti di loro non hanno più la casa, spazzata via dallo tsunami. È gente che ha perso tutto: il lavoro, la famiglia, gli amici. Adesso ce la stanno mettendo tutta. Il ripristino della centrale o, quanto meno, la sua messa in sicurezza è diventata la loro nuova ragione di vita".
Come vi organizzate per i pasti? "Mangiamo due volte al giorno. La mattina facciamo colazione con biscotti vitaminizzati e succhi di frutta, la sera invece ceniamo con riso istantaneo e tonno o pollo in scatola. Durante i primi giorni della crisi, perfino l'acqua ci era razionata e a ogni soccorritore ne veniva data soltanto un litro e mezzo al giorno. Ora, tutti sanno che alcune sostanze radioattive si possono facilmente eliminare con le urine. Con così poca acqua a disposizione, siamo costretti a lavarci le mani con l'alcol. E nessuno di noi può fare una doccia o cambiarsi gli abiti. C'è poi un altro problema all'interno del quartier generale: non possiamo attivare il sistema di ventilazione per via del livello di radioattività esterno e dobbiamo indossare la maschera anche al di fuori delle ore di lavoro".
Ma perché è così difficile fornirvi più acqua, cibo migliore di quello che avete e vestiti puliti? "Gli elicotteri non possono sorvolare la centrale a causa della forte radioattività che si sprigiona verso l'alto. Al momento, la Tepco se l'è cavata con pochi, sporadici autobus che fa arrivare fin dentro l'impianto. Ma sono sicuro che sta cercando altri sistemi per approvvigionarci del necessario. Dai primi giorni, in cui avevamo per cena solo pane secco e in cui il sogno di tutti noi era una tazza di tè caldo, l'azienda ha già compiuto miracoli".
In tutto quanti siete? "Prima che l'esplosione danneggiasse il reattore 2, la Tepco impiegava circa 800 persone, compresi i fisici nucleari. La cinquantina di tecnici che si occupava del raffreddamento del reattore fu allora evacuata dall'impianto, che rimase senza controllo per diversi giorni. Oggi, compresi i volontari locali e i 170 lavoratori inviati dell'azienda Hitachi, si contano circa 500 addetti, che ovviamente non bastano a svolgere l'enorme lavoro che rimane da fare. Ma è molto difficile assumere tecnici che abbiano le competenze adatte e che siano capaci di intervenire in uno scenario del genere. Sono pochi infatti quelli in grado di ripristinare il sistema di raffreddamento dei reattori".
La settimana scorsa due operai sono stati ricoverati d'urgenza dopo essere rimasti gravemente contaminati dall'acqua fuoriuscita da un reattore perché non avevano stivali abbastanza alti. Non crede che questo episodio abbia scoraggiato nuovi candidati? "È vero, le condizioni di lavoro all'interno della centrale si fanno sempre più pericolose. Perciò sarà sempre più difficile trovare altri tecnici che accettino di mettere in pericolo la loro vita".
Dopo l'incidente di Fukushima il limite delle radiazioni consentite agli addetti alle emergenze è salito da 100 a 250 millisievert l'anno. Ora, già esporsi a poco più di 100 millisievert in un anno aumenta considerevolmente i rischi di contrarre un cancro nel corso della vita, tanto più che la radioattività è assorbita nelle cellule una volta per tutte. Perché allora questa nuova norma? "Non deve chiederlo a me, ma a chi ha deciso di legiferare in tal senso. Io so soltanto che farò del mio meglio per impedire che i miei collaboratori si espongano più del dovuto alle radiazioni nucleari. Anche perché non posso permettermi che si ammalino, visto che prima di risolvere i problemi nella centrale passeranno senz'altro altri mesi, se non altri anni".
Il Cavalier Laqualunque
Nell'Isola dei Disperati il più disperato è lui. Con la camicia scura aperta sul collo e il doppiopetto nero che è diventato enorme, Berlusconi a Lampedusa è più Cetto Laqualunque dello stesso Albanese. È venuto a svuotare l'isola così come andò a svuotare Napoli. Lì i rifiuti e le lordure furono caricati sui Tir, dispersi via terra con destinazione ignota, e qui sulle navi, onda su onda il mare li porterà al largo dell'Italia degli egoismi regionali e del ricatto secessionista.
"Sono lampedusano" dice, e sembra la caricatura di Kennedy a Berlino, "stamattina ho comprato una villa su Internet, si chiama "Le due palme"" [...] Il solito vento che, in qualsiasi stagione, qui fa perdere la voce, agita le piante basse e dunque anche Berlusconi, che è gonfio come una mongolfiera, per un momento perde l'equilibro e sembra migrare, lui che vorrebbe migrare lontano da tutte le regole, anche quella di gravità.
Noi italiani sappiamo che Berlusconi si butta sulle disgrazie quando sente di essere in disgrazia. Ma Lampedusa gli serve anche a dissimulare, a tenere occupata l'Italia nel giorno in cui la maggioranza parlamentare, ridotta in servitù, lo sta spudoratamente liberando dei suoi processi. Le promesse ai terremotati furono le sue campagne del grano. Ma questa volta la scenografia lo tradisce. Lampedusa infatti è due volte palcoscenico, due volte finzione: è il solenne e forse fatale teatro espiatorio per attirare e distrarre la più vasta delle platee ma è anche il remake dell'autarchia del "ghe pensi mì" come estrema risorsa per illudersi ancora. Berlusconi fa il palo a Lampedusa, mentre a Roma i suoi scassinano il Parlamento e rubano i pesi della Bilancia.
E però tra il governatore Lombardo e il sindaco De Rubeis, circondato da assessori, imprenditori locali e guardie del corpo che qui non si distinguono dai corpi che hanno in guardia, nel mezzo di una nomenklatura scaltra, truce e goffa, Berlusconi esibisce una fisicità terminale che va ben oltre Cetto Laqualunque. È quella dei dittatori africani e degli oligarchi russi. Ha portato a Lampedusa più Africa lui che gli immigrati. [...]
Berlusconi garantisce che porterà "il colore, come a Portofino". Promette pure il premio Nobel per la Pace, il campo da golf e il casinò che è un vecchio sogno non solo dei lampedusani più eccentrici, vale a dire la risorsa di chi non ha risorse, ma è soprattutto l'aspirazione della malavita intossicata di danaro che ha impiantato in tutti gli angoli della Sicilia le sue bische clandestine, i luoghi sordidi dove si sfogano il bisogno sociale e la pulsione individuale [...]
E mentre Berlusconi si mette in gioco nella più triste di tutte le sue demagogie, giura di cacciare per sempre gli immigrati che ci sono e quelli che verranno, promette aiuti europei e corrimano, vasi di fiori, niente tasse per tutti, una scuola, investimenti turistici, trasmissioni promozionali della Rai e di Mediaset ..., mentre, insomma, Berlusconi delira, la nave da crociera sembra una carboniera del diciassettesimo secolo, con la broda sciaguattante di acqua di mare, le zaffate, un equipaggio militare efficiente a bordo e riservato a terra, e quel carico di neri che non sono più profughi, non sono più clandestini, non sono più rifugiati, non sono più immigrati, ma sono solo deportati.
Se si mettono a confronto queste immagini che, comunque la si pensi, sono angoscianti e dolorose, con quelle della piccola folla festante attorno allo Sciamano, si capisce che non c'è solo lo stridore tra la violenza della realtà e la pappa fradicia della demagogia. Qui c'è anche il sottosviluppo di piazza, il sud di Baaria, - "santo Silvio pensaci tu" - la bocca aperta e lo schiamazzo delle feste patronali, il bisogno del voto, del miracolo, del divo: "Silvio!, Silvio!, Silvio!". C'è la tristezza infinita di un Meridione che è ancora e sempre lo scenario naturale degli imbonitori, dello zio d'America come quel Thomas DiBenedetto che ha appena comprato la Roma, del messia e del conquistador, il mito antico dell'uomo che viene da fuori, dell'uomo del cargo che può essere un capopartito, un cantante, un calciatore e non importa chi, purché venga appunto da fuori, perché è all'interno che questo Sud non trova pace. Ed è probabile che questa visita diventi un mito rituale, la chimera di una Lampedusa protagonista, porto franco, una specie di Las Vegas del Mediterraneo, il sogno come variante del sonno. Dev'essere per questo che i miei sciagurati paesani lo hanno applaudito invece di mandarlo. .. alla deriva nel suo cargo.
Quello che è successo l’altra sera alla trasmissione di Rita Dalla Chiesa fa rabbrividire. Una finta terremotata descrive la notte del terremoto, una paura mai in realtà provata, problemi mai avuti e alla fine ringrazia, con inchino, il presidente (”il governo”, corregge la conduttrice) per tutto quello che ha fatto eccetera eccetera.
Fa rabbrividire perché è un oltraggio a chi quella notte è morto, ha perso i propri cari, la propria casa. Fa rabbrividire perché, l’uso di figuranti per adulare il governo è un segno di enorme degrado civile e politico.Fa rabbrividire perché c’è qualcuno che ha scritto questo copione e che continuerà a fare il proprio mestiere.
E siccome non voglio proprio credere che una cosa del genere sia stata ordinata dall’alto (cioè in ultima istanza dal “presidente”) sarebbe una bella cosa, per tutti coloro che il 6 aprile 2009 hanno davvero sofferto e continuano a soffrire, che chi ha pensato e messo in onda questa sconcezza venga rimosso. Subito.
Piervittorio Buffa
Ieri, dopo aver scritto il post sulla Dalla Chiesa, ho ricevuto molti commenti e messaggi di apoprezzamento, ma anche alcuni (pochi) messaggi di dissenso. Troppo duro con la Dalla Chiesa, e poi cosa c'entra, tirare in ballo il padre? Lo rispiego: c'entra, perchè ad aver gestito, organizzato, condotto (o quanto meno avallato) questa ignobile marchetta è stata, e lo ripeto, la figlia di un uomo ucciso dalla mafia mentre serviva lo stato. Ucciso da quella stessa mafia che non ha mai fatto mancare, da 17 anni a questa parte, il suo affettuoso sostegno a quella parte politica dalla quale Rita Dalla Chiesa ha ricevuto generosamente gloria (?) e ricche prebende.
Oggi, dopo aver visto il filmato che mostra questa ben pasciuta "signora" mentire spudoratamente per un bancomat, la nausea trabocca. Questa signora si cala con levità nella parte di sciacalla per 300 euro, raccontando di sofferenze che non sono mai state sue. Una marchetta. Una piccola, miserabile marchetta da ben pasciuta sciacalla. Sarà la "predisposizione" al mestiere, visto che nella vita reale gestiste un'agenzia di pompe funebri.
Oggi la mia indignazione nei confronti di Rita Dalla Chiesa diventa ribrezzo allo stato puro. Non voglio sapere di chi siano le maggiori o minori responsabilità. So che TUTTO lo staff di questo ignobile programma ora dev'essere raso al suolo come da uno tsunami. Autori, conduttori, produzione, responsabile di rete. Non si può vivere con la bocca piena di peluzzi di culi flaccidi. Vadano via tutti, si tolgano e ci tolgano da un insostenibile imbarazzo.
Oltre 14mila contatti fino alle 16 di domenica per la brutta storia di Forum e decine e decine di commenti, fra cui, alle 12,56, anche quello di Rita Dalla Chiesa che in due righe chiede di scriverle all'indirizzo della trasmissione: "Scrivetemi a scriviaritaforum@mediaset.it". Replica del direttore Del Giudice: ci scriva lei e ci spieghi. Cittadini e Associazioni invitano la famosa presentatrice: venga a L'Aquila a vedere le cose come stanno. L'Aquila, l'Abruzzo e l'Italia indignati e offesi da quello che hanno visto e sentito durante una trasmissione che ha dato un esempio di pessima informazione travestita da spettacolo, a 10 giorni dal secondo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009. Ricordiamo i fatti raccontati nel servizio di Monica Di Fabio, pubblicato venerdì sera dopo la scoperta. Eccoli.
Da copione dovevano essere aquilani e sposati, con due figli grandi. La prima cosa che li tradisce è l'accento, che di aquilano non ha granché. La loro vicenda di terremotati raccontata a Forum ha fatto sussultare la comunità dei veri aquilani che da ieri su Facebook si trasmettono indignazione e rabbia di profilo in profilo, perché quella coppia ha detto che a L'Aquila tutti hanno le case, che a L'Aquila non c'è più la paura, che solo 300 aquilani sono rimasti fuori e "mangiano e bevono a spese dello Stato", lanciandosi in sperticate descrizioni di una ricostruzione che a L'Aquila non esiste e che, probabilmente, non hanno nemmeno vissuto, come non hanno vissuto la scossa del 6 aprile 2009 a L'Aquila che avrebbe "staccato i termosifoni dalle pareti", come raccontano.
Di lei la rete dice che potrebbe essere originaria di Popoli. Lui di certo vive in un paese del Chietino, con la passione per lo spettacolo. I nomi di battesimo, forse, sono l'unico frammento di verità che loro concedono alla puntata che sull'Aquila e sul suo presente finisce col dipingere un panorama irreale. Peggio, surreale.
La donna chiede a quello che dice ex marito 25.000 euro per rimettere in piedi la sua attività, dice di fare la sarta. Lo fa ringraziando il presidente Berlusconi per le cose fatte alla "sua" città: «Non ci ha fatto mancare niente, ha dato a tutti case con giardini, garage e tutti lavorano. Voglio quei soldi perché tutte le attività hanno riaperto, tranne la mia. L'Aquila è in piena ricostruzione, sta tornando come prima».
Mentre Rita Dalla Chiesa ricorda il valore dell'intervento della protezione civile e di Bertolaso, la sedicente sarta è un fiume in piena: «Sono rimasti fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare». Sono cose pesanti da digerire per un aquilano e anche per chi a L'Aquila non vive, ma vede come vanno le cose. E le mail che ricordano le vittime, Davide Centofanti, uno dei ragazzi della Casa dello studente, gli interventi del pubblico che dicono che la realtà non è esattamente come la descrive la signora, non riescono a restituire un'immagine realistica della situazione aquilana, anche perché l'ultima mail letta in puntata è quella di Anna di Pescara, lavora a L'Aquila e dice che lì la gente è un po' vittimista.
«Ho scritto alla Dalla Chiesa e la inviterò a L'Aquila - annuncia l'assessore all'Assistenza alla Popolazione del Comune dell'Aquila Stefania Pezzopane (lettera in allegato sotto) -questa storia a meno di una settimana dal secondo anniversario del tragico sisma è andata su una trasmissione televisiva a larghissimo pubblico, è uno sgarbo gravissimo agli aquilani. Racconta storie non vere, una fiction con finti aquilani che si spacciano per tali, sono rimasta profondamente meravigliata che tale messaggio sia passato da un programma di Rita Dalla Chiesa, una donna colpita nella sua vita e che dovrebbe sapere cosa significa l'isolamento e quali sono i rischi dell'isolamento, per aver vissuto direttamente una tragica storia d'Italia. La invito a venire a L'Aquila a parlare con aquilani veri, a venire negli alberghi dove vivono ancora circa 40.000 sfollati e fra questi c'è una grossa percentuale che muore, che non rientra ancora nella propria casa».
Colpiti dalla rappresentazione di una tragedia lontana: «Della sartoria della signora a L'Aquila non c'è mai stata ombra - continua la Pezzopane - se avessero voluto raccontare storie vere, qui ne abbiamo tante. Il fatto che si sia voluto rappresentare un dramma con una storia finta la dice lunga sulle intenzioni di certi mezzi di informazione che hanno oscurato L'Aquila per mesi e ora, alla vigilia del secondo anno, quando sono attesi mezzi di informazione da tutta Europa in città, cercano di "ridimensionare" un presente che non è quello raccontato».
«E' la cosa più spiacevole che potesse capitare a un passo dal secondo 6 aprile - dice Stefano Cencioni, uno dei tanti cittadini che la domenica vanno in centro a togliere le macerie - Scriverò a Rita Dalla Chiesa per invitarla a L'Aquila, deve venire a rendersi conto. Non possono passare spot come quello passato ieri. Scriverò anche a Chiodi, perché protesti su quello che è accaduto: non possiamo essere descritti in questo modo da chi non conosce la nostra situazione e non vive giorno per giorno la ricostruzione aquilana».
Stefania Pezzopane scrive a Rita Dalla Chiesa
L'assessore alla Cultura e alle Politiche sociali Stefania Pezzopane, dopo la puntata della trasmissione “Forum” nella quale due ospiti hanno parlato della situazione all'Aquila, e dopo il dibattito che ne è seguito, ha scritto una lettera alla conduttrice Rita Dalla Chiesa:
“Gentilissima dottoressa Dalla Chiesa, le scrivo, da donna a donna, in ragione della stima che da sempre nutro nei suoi confronti, come persona e come professionista, nella certezza di trovare riscontro e comprensione. Lei, da persona che ha avuto un'esperienza così forte del dolore, potrà comprendere il disagio mio e di tutti i cittadini aquilani, dopo la puntata di “Forum” andata in onda ieri. Durante la trasmissione persone che, mi risulta, nulla hanno a che vedere con L'Aquila, hanno parlato della situazione attuale, facendone un quadro distorto e assolutamente non veritiero. Noi tutti che, a due anni dal sisma, di cui a giorni andremo a commemorare l'anniversario, viviamo quotidianamente il dramma e la desolazione di vedere la nostra città distrutta e abbandonata, ci sentiamo offesi e presi in giro. La nostra, oggi, è un'esistenza precaria, in case provvisorie e scuole promissorie, senza i nostri luoghi, i nostri spazi, la nostra stessa identità di comunità che fatica a ritrovarsi.
Gli anziani giocano a carte sotto le pensiline degli autobus e i bambini hanno, come spazio di gioco, solo i centri commerciali. L'economia è al tracollo, l'occupazione in affanno, e temiamo che i nostri giovani abbandonino la città se non partirà la ricostruzione, non solo quella strutturale, ma anche quella sociale ed economica. Come amministrazione comunale facciamo il possibile e anche di più, ma non è facile senza una vera autonomia, poiché il potere di decidere è nelle mani dei commissari, e senza certezza di fondi, che arrivano con il contagocce anche per l„assistenza alla popolazione. La città che vive quotidianamente tutto questo, con famiglie che hanno perso il lavoro e devono pagare i mutui sulle case crollate, si è sentita ferita e vilipesa. Per questo la invito a venire all'Aquila per vedere con i suoi occhi come si vive qui e che cos'è stato il nostro terremoto. Sono certa che il suo sguardo di giornalista acuta e intelligente e la sua sensibilità di donna sapranno cogliere e comprendere la realtà dei fatti e restituire la giusta verità al nostro dramma”. Stefania Pezzopane.
Anch'io voglio scrivere a Rita Dalla Chiesa, senza l'obbligo del "paludato rispetto" che ingessa la lettera della Pezzopane. Io non ho obblighi...
Signora Dalla Chiesa,
devo dirle che vederla gigioneggiare per anni nelle reti di Berlusconi, padrone del partito che in Sicilia sbaraglia il campo per 62-0 (in una regione dove non si muove foglia che la mafia non voglia), mi ha sempre creato un forte disagio. Suo padre è crepato, insieme a sua moglie, e all'agente Domenico Russo, per difendere la legalità in questo paese. Lei, senza pudore, flirta con le TV di colui che è sospettato (visti i risultati elettorali) di non essere poi così inviso agli assassini di suo padre. Suo fratello Nando ha fatto altre scelte di campo: più decenti, comprensibili, coerenti. Lei ha fatto una scelta di palcoscenico, più che di campo. Lo confesso... vederla "grazioseggiare" nelle TV del Presidente Bunga-Bunga, il benefattore di Marcello Dell'Utri, il fedele alleato di Totò Vasa Vasa Cuffaro, il datore di lavore dell'assassino di mafia Mangano, suscita sconcerto in TUTTE le persone perbene di questo paese (...ne esistono ancora, sa?...).
Infine, vederla sponsorizzare nella sua trasmissione la ignobile marchetta televisiva di due finti aquilani, che esaltavano una rinascita de L'Aquila che non c'è mai stata, è stata. mi consenta, un'esperienza deprimente e vergognosa. Perchè, signora mia delle due l'una: o lei è consapevolmente corresponsabile della costruzione di questo ignobile falso, e allora dovrebbe cacciarsi da sola da questo mestiere. Oppure lo ha fatto in buona fede, ma allora dovrebbe allontanare se stessa da questo mestiere per conclamanta incapacità di svolgerlo. Mi creda, non è difficile, per un'italiana di media cultura, sapere quale sia la situazione dell'Aquila. Sarebbe bastata una rapida gita, o una visita a due o tre siti, o la lettura di giornali locali online (a richiesta, le posso fornire una lunga lista di siti, ai quali non risulta che ormai L'Aquila sia rifiorita, e che solo trecento fannulloni insistono nel voler vivere a scrocco da terremotati).
Signora, L'Aquila non meritava quest'ultimo sfregio. Non meritava il suo panegirico di quella cricca (di cui parte importante era il dottor Bertolaso), di cui alcuni "soci" la notte del terremoto ridevano, al pensiero dei fiorenti affari, sporchi di sangue, che si prospettavano... Lei, signora, avrebbe il dovere umano, professionale, politico, etico di uscire dalla comune, e di liberarci una volta per tutte dalla sua imbarazzante presenza televisiva.Lo deve a noi, lo deve agli aquilani, lo deve a suo padre, lo deve innanzitutto a se stessa, che lo capisca o no.
“Bisogna impedire il massacro dei civili in Libia, ma bisogna anche evitare che si replichino copioni tragici”. E poi: “Dobbiamo impedire che Gheddafi completi la sua macelleria civile, ma anche vigilare con cautela perchè l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile”.
Chiamato ad esprimersi sulla crisi libica, Nichi Vendola si produce in un esercizio di equilibrismo che anche al più raffinato esegeta rischia di risultare alquanto ostico.
“Due bisogna” e due “ma anche” in quattro righe, con il risultato che non si capisce bene se contro Gheddafi serve la forza militare oppure no.
L’imbarazzo del leader della sinistra poetica è comprensibile. Lo sono meno tutti quelli che ne cantano entusiasti le gesta, indicandolo come un uomo politico dall’identità chiara e limpida, a fronte della confusione del Pd.
Costruire una identità giocando su emozioni e delusioni del popolo di sinistra è una cosa. Farlo quando si tratta di governare un Paese, con tutto ciò che governare comporta, tutt’altra.
...rubo questa notizia a Marco Bracconi, e mi rammarico che la qualità della foto non sia eccelsa, ma credetemi sulla parola...
Il dubbio circola da tempo. Almeno da quando la linea difensiva di Berlusconi e dei gasparros si è attestata sul “complotto” contro “un uomo generoso che ama fare del bene”.
In tanti, da quel giorno, si stanno chiedendo dove sono le madri di famiglia, le anziane, i vecchietti con la sciatica e la pensione sociale. E altrettanti, da allora, cercano l’indirizzo del condominio che ospita a spese del generoso benefattore decine di giovani bisognose ma sovrappeso.
L’esercito dei beneficiati da tanta generosità per ora resta al coperto. Deve essere l’arma segreta del premier, pronta a invadere gli studi di Canale 5 e le pagine di Chi per sostituire le usurpatrici under 25 con tacco undici, tette in vista e pancina bella piatta.
Tranne questa signora, vedova e madre di tre figli, che ha chiesto un aiuto al premier ma - evidentemente per un disguido – si è vista recapitare la seguente risposta su carta intestata della presidenza del Consiglio.
“Il capo del governo non può farsi carico di casi individuali, e un intervento personale del premier non è esperibile. Con rammarico, saluti e cordialità”.
Carta canta, molto più e molto meglio di Apicella.
Per capire ho preso in prestito un verbale ipotetico di una procura italiana, scritto da un procuratore anonimo, prendendomi la libertà di integrarlo e modificarlo. Nulla spesso è più reale di ciò che è ipotetico. Dedico questa pagina agli studenti che difendono il diritto allo studio e che avrebbero dovuto essere arrestati preventivamente, come avrebbe voluto il governo fascista; ai disoccupati e ai precari, a chi non cerca più nemmeno lavoro; a chi difende il proprio territorio come il Gruppo «No-Gronda» di Genova e il «Dal Molin» di Treviso; ai terremotati d'Abruzzo che sono rimasti «cornuti e mazziati»; agli alluvionati di Sestri e del Veneto; ai ricercatori e agli operai che stanno sui tetti per difendere il pane quotidiano. Lo dedico ai senza dimora e a tutti coloro che si dedicano a loro per le strade e nei ripari. Lo dedico a Massoero 2000, una piccola luce di civiltà nella nostra città.
Lo dedico a voi perché possiate indignarvi sempre contro ogni sopruso e ingiustizia fino a diventare rivoluzionari di un sistema che non merita nemmeno di esistere. Il 10% delle famiglie in Italia possiede il 41% della ricchezza e la quasi totalità dichiara meno di 30.000 mila euro annui. E’ il segno che la nostra civiltà è fondata sul ladrocinio, sul furto e sulla dabbenaggine perché abbiamo intrapreso la strada maestra per distruggerci da soli. Infine dedico questo verbale agli immigrati di tutti i Rosarno di Italia, ai poveri anche quando sono violenti per disperazione perché vittime di una atroce violenza di Stato, sempre legittimata, sempre giustificata.
Se Gesù nascesse oggi, questa notte, in Italia accadrebbe così:
Verbale di procura in esecuzione delle disposizioni di legge del governo Berlusconi-Bertone-Bagnasco, in dispregio del diritto costituzionale e internazionale, impartite su tutto il territorio italiano dalle disposizioni degli ministro degli interni, Roberto Maroni, oggi ministro, ma ieri condannato in 3° grado (9 febbraio 2004) per resistenza e violenza a pubblico ufficiale (art. 337 del codice penale).
«Addì, 24 del mese di dicembre dell’anno 2010 del XXI secolo dell’era cristiana, a ore 24,00. Procura della Repubblica di Roma, capitale d’Italia e del mondo, centro della cristianità, sede del papa successore di Pietro, vicario di Gesù Cristo figlio di genitori Palestinesi di Betlemme ed Ebrei di Nàzaret. Mentre nelle chiese di tutto il mondo, si celebra la gioia e la pace del Santo Natale dell’anno del Signore 2010, non si sa come, è stato trovato un neonato in una stalla della periferia. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel «sistema sicurezza» predisposto dal governo italiano, d’intesa con lo Stato straniero confinante della Città del Vaticano, che prevede l’espulsione dai confini italiani di tutti i non «non cristiani», come rom, immigrati e studenti italiani, lasciando solo i «cattolici per finta».
La polizia e i servizi sociali, a conclusione di rapide indagini, hanno arrestato un falegname e una minorenne con in braccio un bambino che dice essere suo. L’allarme è scattato per la segnalazione di un esemplare cittadino che ha intuito le male intenzioni degli arrestati alla ricerca di un riparo per la notte, trovandolo in una grotta naturale. Il segnalatore è un prelato della curia romana che, mentre correva sulla sua Mercedes verso San Pietro per la Messa di Natale, aveva intravisto movimenti sospetti e tentativi di accendere fuochi, informandone lodevolmente la polizia.
Gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, hanno trovato un neonato avvolto in uno scialle e deposto in una mangiatoia, la madre dall’evidente fisionomia extracomunitaria e dall’età apparente di 14/15 anni, e un uomo più anziano che asseriva essere marito dell’adolescente e padre adottivo del bambino. Gli investigatori hanno cominciato ad indagare in ogni direzione, non escludendo la pista del rapimento di minore.
Chiesti i documenti per l’identificazione, sia l’uomo che la donna ne sono risultati privi e, cosa ancora più grave, erano senza permesso di soggiorno e neppure un visto turistico, commettendo così il reato di clandestinità oggettiva. Si evince in modo certo, infatti, che sono clandestini. Dichiarano di chiamarsi Maria e Giuseppe di Nàzaret. La polizia nutre dubbi fondati. L’uomo è in grave stato confusionale perché parla al di fuori di ogni logica, dicendo di essere il padre adottivo del neonato, che il padre naturale gli avrebbe affidato. Asserisce che Maria è la sua sposa, ma non si capisce che rapporti abbia avuto con un altro extracomunitario di nome «Spirito Santo» di cui però non è stata rilevata traccia di presenza. Più i sospetti parlano più le indagini si ingarbugliano. I servizi segreti interpellati suggeriscono di muoversi con cautela perché potrebbe trattarsi di spie palestinesi, camuffate da palestinesi per confondere le idee e depistare le indagini. All’improvviso, non si sa da dove, sono arrivati alcuni pastori che asseriscono di avere visto un angelo che li avrebbe indirizzati agli arrestati. Vedendo la polizia si sono scagliati con bastoni e urlando contro le forze dell’ordine, aizzando contro di loro i cani e le pecore. I rappresentanti delle forze dell’ordine sono rimasti storditi dal micidiale odore pecorino da essi proveniente.
Come se non bastasse, dal nulla e dal vuoto, all’improvviso, apparsi nel buio della notte sbucano tre misteriosi personaggi, vestiti da orientali che dicono di essere venuti a portare doni al bambino, guidati una stella. La polizia si insospettisce immediatamente perché da loro emana un intenso odore, tipico dei suk arabi, che stordiscono ancora di più polizia e assistenti sociali. L’Ufficio Stranieri della Questura e la Guardia di Finanza cercarono il paese effettivo di provenienza dei tre clandestini, che dichiarano di essere «Magi» orientali. e potrebbero essere spacciatori internazionali, perché sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo di oro e di sostanze allucinogene come incenso e mirra. Interrogati con mezzi persuasivi, hanno detto di agire in nome di Dio che li guida con la stella. Il ministero degli esteri non esclude legami con Al Qaeda. Si sospetta che facciano uso abituale di allucinogeni.
...la "grotta di Rosarno...
Finalmente le forze di polizia riescono a tradurre l’uomo, la donna, il bambino e i tre stranieri, colti in flagranza del reato di clandestinità abusiva e tutti sprovvisti di documenti e permesso di soggiorno, conducendoli in commissariato. I pastori riescono a fuggire. Il sedicente Giuseppe, sempre delirando, gioca una carta inattesa: chiede che sia investita la Santa Sede che sembra sia coinvolta nella nascita del bambino. Non volendo correre il rischio di incidenti diplomatici di enorme gravità – e se il bambino risultasse essere nipote del papa? – si rimanda tutta la questione alle istanze superiori. Il governo, preoccupato per un eventuale scandalo internazionale, per dimostrare tutta la sua servitù a difesa della «civiltà cristiana d’occidente» consulta la Santa Sede, che terrorizzata, invia una commissione mista ad alto livello formata da tre cardinali scortati dalle guardie svizzere, pronte ad ogni evenienza.
I cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato, Angelo Bagnasco, presidente Cei e Camillo Ruini, che pur in pensione, lavora ancora a cottimo e anche in nero, agitati e nervosi, giunti in procura, chiesero di vedere gli arrestati. Alla vista del gruppetto, smarrito e impaurito e forse in preda ad eccesso di droghe, il sorriso ritornò rilassato sul viso rubicondo dei porporati che riacquistarono la loro flemmatica e paternalistica prosopopea cardinalizia.
Rivolti al commissario di turno, dissero: «Bon omo! E’ un falso allarme! Non preoccupatevi, non può essere lui, così ridotto: vedete? non ha nemmeno le scarpette rosse! Li guardi, sono tre straccioni disperati, forse usati come corrieri di stupefacenti da quegli altri tre che invece fanno finta di portare doni, ma, secondo noi, sono venuti a riciclare denaro sporco. Vi conviene arrestarli preventivamente, mentre noi torniamo a celebrare il nostro Natale».
Gli operatori dei servizi sociali hanno contattato le autorità di Betlemme, ma nessuno sa niente. Gli investigatori pertanto seguono la pista del rapimento di neonato. La ragazza, che è l’unica a non avere mai perso la calma, quasi fosse estranea a quanto succedeva attorno, è stata ricoverata in ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Gli inquirenti nutrono dubbi sul suo stato di salute mentale perché afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio.
Un comunicato del Ministero dell’Interno, a nome del presidente del consiglio, dichiara che non si può avere alcuna comprensione e umanità per i delinquenti che si fingono immigrati per venire a partorire in Italia per poi chiedere il permesso di soggiorno e delinquere. Tolleranza zero contro chi viola la legge e diffonde insicurezza e aggredisce le forze dell’ordine. Nello stesso momento la nota agenzia clandestina Wikileaks pubblicava la sentenza definitiva della Cassazione con cui il ministro dell’interno, Roberto Maroni, nel 2004, fu condannato in 3° grado per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. Il ministro, colto da un raptus di decenza istituzionale ha rassegnato le dimissioni e il suo partito xenòfobo ha dichiarato la caduta del governo. Il Vaticano fa sapere immediatamente che se ne lava le mani, ieri come oggi, che è estraneo a tutto, e che in nome «dei principi non negoziabili» è pronto ad aprire il dialogo con il governo che verrà dopo, in nome della governabilità. Questo avvenne perché si adempisse la Scrittura del profeta Isaia che profetizzo sul Vaticano: «(15) Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. (16) Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, (17) imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,15-17).
Alla procura intanto giunse la notizia repentina della caduta del governo, e, come d’incanto, dentro e furori la procura si diffuse un coro celestiale, mai udito prima, che intona: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace all’Italia finalmente liberata». La musica celestiale e le voci sublimi hanno diffuso un senso di serena speranza in tutto il Paese perché è finito un incubo, ma comincia anche una nuova speranza. Nel segno di un bambino. Auguri, Italia!
(testo di Anonimo, rivisto e integrato da Paolo Farinella, prete)
L'anno scorso, in luglio, a Ostia moriva un ciclista, travolto sulle strisce da un motociclista. Il ciclista era imparentato con due bloggers, appartenenti ad un noto blog di gruppo nato un paio d'anni fa. Circa due settimane dopo, a Ostia, organizzata da due soci fondatori del blog, si è tenuta una bella manifestazione, molto partecipata. Ecco alcuni stralci, tratti dal blog in questione:
"...pubblichiamo un comunicato sull'iniziativa tenutasi domenica 2 agosto 2009 ad Ostia [...] Domenica 2 agosto 2009, nel luogo dove xxxx yyyy è stato ucciso da un motociclista lanciato a folle velocità lo scorso 23 luglio, mentre attraversava il lungomare sulle strisce pedonali, abbiamo deposto dei fiori insieme agli amici, le associazioni e i gruppi Ostia che cammina, Ostia in bici, Jobike, Roma pedala, Amici di Beppe Grillo e di Claudio Zolesi, YYYY Municipio RM, e con la gradita partecipazione di rappresentanti dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada [...]
Abbiamo attraversato in gruppo, ripetutamente, le strisce pedonali su cui ha perso la vita xxxx yyyy, indossando cartelli di saluto al nostro caro e di richiesta di maggiore sicurezza sulle strade. Poi abbiamo improvvisato una pedalata formando un gruppo compatto di ciclisti e provando a rallentare il traffico sul lungomare, spiegando le ragioni di ciclisti e pedoni ed invitando alla prudenza auto e moto. Significativo il fatto che, durante questa breve passeggiata, tutti i ciclisti incontrati e che abbiamo invitato ad unirsi al nostro gruppo, percorrevano il lungomare passando sui marciapiedi, perché di strada si muore troppo spesso e chi va in bici lo sa. In quel tratto, come in altri, risalta l'assurda assenza di una pista ciclabile.
Nonostante gli inviti rivolti, [...] nonostante Il Messaggero, Repubblica, Il Corriere, Il Giornale di Ostia e molti siti internet abbiano parlato dell'incidente e del commiato dei parenti, ebbene, i "grandi assenti" erano il Comune di Roma ed il Municipio xyxy. Non un mazzo di fiori, non un telegramma, non una presenza, né al funerale, [...] né tanto meno alla deposizione dei fiori sul luogo dell'incidente. Immaginiamo che, ove l'investitore fosse stato straniero, la notizia avrebbe avuto un maggior rilievo e l'amministrazione, allora, sarebbe stata presente.
Noi familiari di xxxx yyyy riteniamo moralmente corresponsabile di quanto occorso l'amministrazione comunale. Responsabile di non tutelare in alcun modo pedoni e ciclisti. Responsabile di silenzio e di omissioni. Responsabile di assenza di pianificazioni urbane sostenibili e di tutela dei propri cittadini. Rivolgiamo invece un sentito grazie a tutti coloro che hanno partecipato fisicamente e moralmente a questa iniziativa. L'augurio per tutti noi è quello che non sia più necessario mobilitarsi per ragioni così dolorose e che sia possibile finalmente sentirsi sicuri e sereni nel percorrere il lungomare della propria città.
Questo è quanto. All'epoca il nostro blog non ha partecipato all'iniziativa, che sapevamo non sarebbe stata gradita. E tuttavia abbiamo apprezzato in silenzio questa manifestazione d'affetto, pur trovando ultronea la delusione perchè, nonostante si fossero mosse per la manifestazione moltissime associazioni e mezzi d'informazione, venivano notate con un certo astioso dispetto alcune assenze "istituzionali". Peraltro spiegabili col fatto che la morte di un ciclista, per quanto possa essere questo avvenimento doloroso per i parenti stretti, non è una notizia, in un paese in cui muoiono 295 ciclisti all'anno, uno ogni 30 ore. Particolarmente apprezzabile avevamo trovato invece l'auspicio che di diffondesse l'abitudine alla mobilitazione in casi di questo genere.
E VENIAMO AI MORTI DEGLI ALTRI
Il 5 dicembre a Lamezia Terme un automobilista travolge un gruppo di cicloamatori. Sette restano a terra, morti stecchiti. Tre sono feriti in modo grave. Si tratta del peggior incidente di questo tipo mai verificatosi in Europa. Al funerale c'è un'ampia partecipazione di gente comune e di autorità. Confessiamo di essere rimasti piuttosto stupiti di non vedere, sul blog di cui abbiamo parlato prima, neanche una riga di addolorata partecipazione per la strage di Lamezia. Nessuna mobilitazione. Siamo stati di proposito zitti per 10 giorni, aspettando un cenno, un post, una parola... Magari scriveranno qualcosa domani...
Niente. Oggi sono trascorsi 10 giorni, e possiamo ragionevolmente ipotizzare che i sette morti altrui, ai nostri appassionati e addolorati auspici di "mobilitazione in casi di questo genere", sia sfuggita l'occasione. Magari per una distrazione (difficilmente ipotizzabile, visto il rumore che il caso ha suscitato sui giornali, in TV, sulla rete). Un'occasione, ci auguriamo, irripetibile, vista la drammatica unicità di questo evento.
E allora non resta che una triste, cinica ipotesi: che i morti sulla strada per mano dei pirati siano importanti, si, ma solo se strettamente a noi imparentati. Tafanus
Desideriamo dare il nostro contributo alla cattura del vile attentatore che ha provato ad uccidere Belpietro. Con la collaborazione del Direttore, Libero ha ricostruito un identikit che sarà prezioso per lo sviluppo delle indagini. Noi abbiamo provato a perfezionarlo, col contributo di molti lettori. Lo pubblichiamo, sperando che abbia la massima diffusione in rete. Grazie
Chiedo scusa per la prolungata assenza, ma abbiamo dovuto sfamare due tafani di passaggio, che ora abbiamo mandato via perchè devono affrontare un eroico viaggio in macchina di 11 ore salvo imprevisti. Chi indovina l'edentità dei graditissimi ospiti vince una bambolina di pelouche che riproduce perfettamente le fattezze di Belpietro... Tafanus
La scuola pubblica di Adro (Ader), intitolata all'ideologo della Lega Gianfranco Miglio, è molto bella. Peccato che una scuola "pubblica" sia annegata, sommersa, dominata dalla foglia della cannabis, simbolo dei leghisti che si sono fumati il cervello.
Peccato che il Primo Imbe-Celtico di Adro (Ader), il Borgomastro Oscar Lancini, non sappia che Miglio ha mandato a ranare i "patani" (padani) da un bel pezzo. Certo, non si può pretendere che un borgomastro con la terza media inferiore - che scrive di se "Imprenditore - Titolare" - possa sapere proprio tutto... Però, si sa, per avere istinto non c'è bisogno di una laurea a Cambridge. Così il borgomastro, dopo aver elogiato e difeso in tutte le sedi la magnifica scuola alla cannabis [vedi video La7], per stare sul sicuro il figlio non ce lo ha mandato. Lo ha mandato alla scuola privata, di fronte... La prudenza non è mai troppa...
Questo imbe-celtico, le cui gesta il Tafanus segue già da 4 anni, si è distinto, già nel 2006, per aver messo una taglia di 500 € sulla "cattura" di ogni clandestino ad opera dei vigili urbani. Risultati scarsi... un solo "catturato", prima della istituzione della taglia... Vedi
Si era poi segnalato nella primavera di quest'anno per aver fatto uscire dalla scuola, all'ora della refezione, i bambini non in regola col pagamento della retta prevista. Adro (Ader) può mica permettersi di regalare un piatto di "mezzi ziti" anche a chi eventualmente non possa permetterseli! Vedi
Di Adro (Ader) si era occupato sul Tafanus anche Paolo Farinella, prete, per lodare le brave mammine patane (padane) di Adro (Ader) che avevano protestato contro un imprenditore locale che si era offerto di pagare lui la retta per i piccoli affamati morosi. Scherziamo? Le sciurette di Adro (Ader) non ci stanno! Questo è un incentivo alla delinquenza! Vedi
Oggi, lo "scoop" del Corsera (...chissà come si dice "scoop", in patano...): il borgomastro di Adro (Ader) il figliolo non lo manda alla scuola griffata cannabis, ma alla scuola privata... Ci sarà da fidarsi, della SUA scuola celtica??? Questa l'intervista: del Corsera
Ma che cosa mi combina, signor sindaco? Dopo tutto il can-can che ha combinato ad Adro, il suo paese dove ha costruito la nuova, bella, moderna scuola griffata Lega - almeno così dicono i suoi critici - m'iscrive il figlio alla scuola privata proprio lì vicino?
Danilo Oscar Lancini, nato a Rovato (Brescia) il 15 ottobre 1965, eletto il 7 giugno 2009, "Imprenditore Titolare" - come recita il sito dei Comuni italiani -, licenza di scuola media inferiore, non perde la pazienza: «Sì. Proprio in fronte (sic!) alla scuola pubblica. Io ho frequentato quella scuola lì. Mi son trovato bene. Mi sembra migliore di quella pubblica. Attenzione: è un discorso generale, nazionale, non un paragone tra la pubblica di Adro e la privata di Adro, sia ben chiaro, sennò mi scoppia un altro caos. Faccio un sacrificio. Mi costa non poco. Penso che sia una scelta giusta. Ok?».(continua sul link)
Fabrizio Gatti (l'Espresso) è tornato in Abruzzo. Ecco cosa vi ha trovato: centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nell'Abruzzo del terremoto. Sedici mesi dopo le scosse.
Qualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. "Chi parla?". "Chi parla? Ma chi sei tu?". Quello dell'Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell'era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.
Comincia così l'oblio. Ti cancellano dall'elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c'è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant'Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze, i centri storici sono, giorno dopo giorno, sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?
Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell'Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell'Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: "Immota manet" c'è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le strade ci si ritrova a camminare su macerie e pezzi d'arredamento calcificati. Si fatica a capire dove finivano le case e cominciavano le vie. Erbacce e rovi ricoprono di verde e fiori selvatici la distruzione. Uno specchio rotto appeso alla parete. Un triciclo schiacciato dalle pietre. La culla di un bimbo. Lo scricchiolio di una persiana sbattuta dal vento. Si sale e si scende tra cumuli e voragini. Un odore umido di cantina e sabbia bagnata si diffonde dalle finestre senza vetri. A Poggio Picenze la foto di quella notte è immortalata nei panni stesi ad asciugare al balcone di una casa che non c'è più. Un lavandino continua a gocciolare. Il lampione stradale ti guarda dal basso, piegato in due, spento per sempre un anno e quattro mesi fa.
I nomi delle piazze li leggi sulle targhe ad altezza di polpacci. Decine di facciate sono pronte a crollare. Come a Sant'Eusanio, paese di Mimmo Srour, 62 anni, titolare a L'Aquila di uno studio di ingegneria civile, messo a capo all'assessorato provinciale alla ricostruzione, inventato per l'occasione dalla giunta di centrodestra. L'assessore Srour prima del disastro stava con il centrosinistra. Ora è accusato dal Pd locale di essere il responsabile della sconfitta della presidente uscente, Stefania Pezzopane. Il terremoto non sbriciola soltanto il cemento. E poi c'è il peso prevedibile del prossimo inverno, il secondo. La neve, il ghiaccio, le infiltrazioni d'acqua. Senza lavori di consolidamento, anche le case soltanto danneggiate stanno via via cadendo. Il centro di Sant'Eusanio è fermo all'alba del 6 aprile 2009: a parte le erbacce e i cespugli di lavanda, lo scenario è lo stesso di quando la prima luce del giorno mostrò ai sopravvissuti cosa era rimasto. Hanno puntellato solo la chiesa e, per proteggere gli operai, gli edifici della piazza. Nel farlo, si sono lasciati prendere la mano. Hanno montato tralicci e puntelli a ridosso della canonica. Senza considerare che andava demolita. La canonica ora non c'è più e l'immenso castello di metallo è rimasto lì a sostenere l'aria tersa di fine estate. Uno spreco: un tubo zincato venduto in esclusiva dalle Acciaierie Marcegaglia costa 3,40 euro al metro, i giunti cardanici 1,98. Puntellare una villa può valere 60 mila euro. Un palazzo 500 mila. Sempre soldi pubblici. (...chi certamente non ha sofferto grandi dolori per la tragedia dell'Aquila è la signora mini-gonnata Emma Marcegaglia. Il Tafanus si è occupata di lei anche il rapporto agli ottomo affari fatti dalla Signora alla Maddalena, attraverso la sua "Mita Resort". Per dettagli, [vedi il post] - NdR)
Hanno chiuso l'emergenza, assegnato le case provvisorie, provato a far scendere il silenzio. In Abruzzo ci vorrebbe un buon assessore alla Protezione civile per affrontare quanto resta da fare. Ma l'assessore regionale che ha gestito il terremoto, Daniela Stati, 38 anni, Pdl, si è dimesso il 2 agosto per un diamante da 15 mila euro ricevuto in regalo, secondo la Procura dell'Aquila, dopo aver sponsorizzato una società pubblica partecipata da Finmeccanica. È un momento difficile. Quello dell'oblio. Il passaggio alla quotidianità dell'attesa che non ha fine. Quel periodo di transizione che nei paesi siciliani del Belice è diventato sinonimo di fallimento. In Irpinia un'occasione per camorra e malaffare. In Friuli, in Umbria e nelle Marche un motivo di orgoglio. Gli estremi dell'Italia di sempre. È adesso che si diventa terremotati. Vivere con le solite camicie addosso. Abitare in case provvisorie. Usare sedie, tavoli, letti provvisori. E ritrovarsi con l'essere davvero provvisori.
L'oblio è anche scoprire che la Telecom ha assegnato il numero di telefono della tua casa crollata o danneggiata ad altri abbonati. "È successo a molti. Anche a un nostro cugino", racconta Nello Cozzolino, 52 anni, di Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere, paese dell'ex presidente del Senato Franco Marini: "Lui voleva trasferire il suo numero di telefono nella casa provvisoria dove è stata trasferita la sua famiglia. Alla Telecom gli hanno detto che non era possibile perché quel numero non è più disponibile. L'hanno assegnato ad altri abbonati". Nello Cozzolino ora lavora come cuoco al self-service di un distributore di benzina. La sera del 5 aprile 2009 era ancora uno chef, proprietario del ristorante "La cabina" con la moglie Stefania Maurizi, 55 anni, insegnante precaria di inglese. Nello era conosciuto nella zona come il re dello zafferano per i piatti che proponeva e in agosto il loro antico locale sulla statale 17 diventava la casa del blues, crocevia di musicisti e appassionati. Il ristorante va demolito. Quando? "Boh", risponde Cozzolino, che adesso abita con la moglie e il figlio di 16 anni in un Map, i moduli abitativi provvisori, cioè le casette di legno a un piano disseminate in provincia. Sono meno spaziose, meno robuste delle palazzine prefabbricate di tre piani su piastra antisismica in cemento armato costruite per 15 mila sfollati del centro storico dell'Aquila.
"Il problema non è solo la ricostruzione che non parte. Il problema di tutti i giorni sono le bollette, le rate che dobbiamo pagare per cose che non possediamo più, in base a un reddito che non abbiamo più", spiega Cozzolino: "Dicono che con il terremoto le banche avrebbero sospeso i mutui. Non è vero: io avevo rate di 800 euro al mese. Hanno sospeso la restituzione del capitale. Ma preteso gli interessi, 170 euro al mese, che ho continuato a pagare anche quando vivevamo in tenda. E da novembre ricomincio con il capitale". La vecchia vita, quella cancellata con la scossa delle 3.32, continua a bussare: "Un altro caso", racconta lo chef dello zafferano, "è l'abbonamento a Sky. Sembra impossibile disdire il contratto e per due volte mi hanno chiesto gli arretrati. Da settembre a maggio mi sono poi arrivate sette bollette della luce con cui mi si chiedeva per ogni bolletta di pagare 720 euro, calcolati in base ai consumi precedenti del ristorante. Non c'era verso di fargliela capire che la corrente era stata staccata la mattina del 6 aprile. Alla fine ho detto: venite a piombare il contatore così vedete cosa mi è successo. Il guaio è che se non risolvi la questione non puoi aprire nuovi contratti. Alla fine mi hanno scontato sette bollette di conguaglio con segno meno".
I Map sono costati come chalet di montagna. A Sant'Eusanio Forconese hanno un soffitto alto, travi robuste. Ma quelli consegnati la scorsa primavera stanno perdendo l'intonaco. Oppure gli strati di isolante si sfogliano come pelle scottata. Le casette di Castelnuovo e Poggio Picenze, costruite per ultime e assegnate quattro mesi fa, sono già fragili. Il rischio è che perdano presto il nome avveniristico di Map inventato dalla Protezione Civile e diventino semplicemente baracche. "E queste non hanno ancora affrontato il primo inverno" osserva Stefania Pace, 42 anni, impiegata alle Poste, davanti alla sua casa di legno in via Sacco e Vanzetti a Poggio Picenze, dove ora vive con il marito e due figli. Lei si è salvata perché ha creduto all'allarme lanciato da Giampaolo Giuliani, il tecnico di laboratorio che aveva previsto le scosse misurando l'aumento di gas radon. Le ultime ore prima del disastro le ha passate con un'amica a Paganica: a convincere decine di persone a uscire all'aperto dopo che un volontario del paese con la giacca della Protezione civile le aveva rimandate a casa a dormire.
La sua è tra le storie raccontate nel libro "Ju tarramutu" di Samanta Di Persio, 30 anni, pure lei sfollata a Coppito. "Su di noi pesa ancora la sfiducia per l'allarme sottovalutato dalla commissione Grandi Rischi e dalla Protezione civile", dice Stefania Pace: "Lo scemo era Giuliani, l'hanno denunciato per procurato allarme. Ma come facciamo a fidarci? Quante persone avrebbero potuto salvare?". Anche a Poggio Picenze continuano ad arrivare bollette: "La mia casa", la indica Stefania, "è nel centro dichiarato inagibile. Ma l'azienda del gas mi ha mandato una bolletta per tutto il 2009 in base a consumi ipotetici: 1.377 euro nonostante i rubinetti siano chiusi da sedici mesi. È come se il mondo fuori non volesse rendersi conto che qui c'è stato un terremoto".
La ricostruzione non parte, secondo il senatore abruzzese del Pd, Giovanni Legnini, 51 anni, perché la legge approvata è sbagliata. È tutto spiegato in una proposta di "indagine conoscitiva" presentata in commissione Bilancio. L'articolo 3 del decreto legge 39 del 2009 prevede finanziamenti soltanto per la prima casa. Non sono previsti aiuti pubblici per le seconde case, gli uffici, le imprese, i negozi, gli ambulatori e le varie attività sparse sul territorio: "Non è che in una città ci sia il quartiere delle prime case, quello delle seconde, quello degli uffici", osserva Legnini: "Il territorio va affrontato in modo integrato. Va modificato l'articolo 3, subito alla ripresa a settembre. Altrimenti nei centri storici non si ricostruisce nulla".
C'è poi un dilemma che sembra accademico. Invece è un altro grosso ostacolo: "Entro novembre prevedo che a L'Aquila metà degli sfollati torni nelle case B e C, quelle meno danneggiate, esterne al centro storico, dove i lavori procedono. Il problema è per i costi superiori al milione di euro", osserva Massimo Cialente, 58 anni, sindaco Pd dell'Aquila, "la legge non dice se il finanziamento sia un indennizzo o un contributo. Perché se è un indennizzo i cittadini possono assegnare direttamente i lavori. Se invece è un contributo, i proprietari privati devono scegliere le imprese attraverso gare d'appalto europee. E non si finirebbe più. Ho chiesto a Roma: dite che è un indennizzo. L'occasione era la legge finanziaria. Ma il governo non si è ancora pronunciato". In realtà il 27 luglio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato un'importante direttiva per la Protezione Civile, su proposta di Bertolaso. Ma non riguarda la ricostruzione: stabilisce invece che il dipartimento che dovrebbe proteggere i cittadini dal rischio calamità torni a occuparsi di grandi eventi e relativi contratti come le regate veliche, i mondiali di nuoto, le visite del Papa, i 150 anni dell'Unità d'Italia, l'Expo 2015 a Milano.
È facile immaginare il caos delle gare d'appalto da organizzare per ogni palazzo da ricostruire. I proprietari devono consorziarsi. Poi nominare l'Angelo Balducci della situazione, da scegliere tra gli amministratori di condominio e i commercialisti. E affidargli la cassa dei lavori. Sono incarichi che hanno un costo: almeno il 2 per cento del valore dell'opera, per una ricostruzione stimata soltanto per i danni a edifici privati poco al di sotto dei dieci miliardi. In ballo per amministratori e commercialisti c'è un malloppo di 200 milioni solo per la gestione delle gare. E forse è proprio per questo che il governo non ha ancora risposto al sindaco Cialente.
In città anche i nuovi quartieri del progetto Case voluto da Berlusconi mostrano già qualche difetto. Forse si è risparmiato troppo sulle guarnizioni: "È vero che non dormiamo nei container. Ma i tubi dell'acqua perdono ovunque", dice Mario Dodi, 72 anni, a Cese di Preturo: "Gli isolanti antigelo li hanno sostituiti con fogli di carta stagnola e con il freddo i tubi scoppiano. L'ascensore tutto in vetro poi è proprio adatto al clima. D'inverno si blocca per il ghiaccio. D'estate è un forno a 43 gradi. Giorni fa un vecchietto è rimasto imprigionato dentro per mezza giornata. Nessuna impresa di manutenzione veniva a liberarlo, ho dovuto chiamare il 113". Le 185 palazzine in legno, cartongesso e prefabbricato sono costate 792 milioni, sul miliardo 107 milioni finora spesi per gli alloggi provvisori. Sono 192 milioni in più rispetto alle previsioni presentate a Palazzo Chigi dai coordinatori del progetto, Vincenzo Spaziante e Gian Michele Calvi.
Spesa che comprende i piatti di porcellana, le sedie di alto design e i dolci. Che c'entrano i dolci con i soldi per la ricostruzione? Così ha voluto lo show per la consegna alle prime 500 famiglie: 17.050 euro in dolciumi, 10.092 per il coffe-break e il buffet, 1.887 euro per le 50 bandiere tricolore, 4.590 euro per il pranzo con Berlusconi e il suo seguito, 12.210 euro per comprare mille confezioni di torrone e di cantucci alle mandorle (ma Fabrizio Gatti, fazioso, trascura di dire che papi agli aquilani che hanno avuto le casette ha fatto trovare [persino un mestolo!] NdR)
(Fabrizio Gatti - l'Espresso)
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Diffondete senza pietà questo post e questo video! Tafanus
Eccola vestita da femmina, rosa shocking superstar. Del resto non capita praticamente mai che a una regista in jeans con documentario politico sia offerto un photo call ufficiale, roba di solito riservata alle protagonista dei film in concorso o blockbuster fuori concorso.
Dunque è giusto che la Guzzanti si metta in tiro e brindi.
Alla applauditissima proiezione stampa, alla folla di giornalisti stranieri che si sono precipitati a chiederle un’intervista, ai telegiornali francesi che le hanno dedicato un servizio subito dopo quello su Robin Hood, alla stampa d’oltralpe tutta (tranne “Le Figaro”) che l’ha osannata, e soprattutto al pubblico italiano che la sta premiando portando “Draquila” al terzo posto degli incassi complessivi e al secondo come media copia dopo Ridley Scott. (Ovvero 413mila euro da venerdì ad oggi per 110 copie destinate a crescere).
E brindi due volte perché ha vinto. Dimostrando nei fatti (ovvero l’accoglienza del pubblico) che questo non è un film su una calamità naturale, ma un film politico che spiega come un popolo possa scivolare nella dittatura senza neanche accorgersene, come basti un momento di panico e di fragilità a spazzare via i diritti civili, come la confusione dei cittadini e il sonno della ragione e della democrazia generano mostri .
Anzi come scrive il catalogo del festival “Una città devastata dalla terra che trema è il posto ideale per raccontare la deriva autoritaria dell’Italia e l’imbroglio dei ricatti, degli scandali e dell’inerzia della classe politica, dei media, dei cittadini e di tutto quello che paralizza questo Paese” . Ahi noi, il nostro.
Dunque fa piacere che in quel di Cannes che l’anno scorso ha premiato un film implacabile sui germi del nazismo come il “Nastro bianco” di Haneke, che nel 2004 ha messo in mano a Michael Moore la Palma d’Oro per “Farenheit” e che ha sempre dimostrato di saper riconoscere il buon cinema politico da quello inutilmente retorico, Sabina abbia il suo momento di gloria.
E si sbaglia il ministro Sandro Bondi: i buoni registi e i buoni film fanno sempre bene all’immagine del paese, mentre l’assenza dei ministri ai festival solo perchè non si fa propaganda al governo, è un’immagine dell’Italia molto meno buona, che conferma le poche righe del catalogo. (Ma non tutto il male vien per nuocere e grazie alla grancassa di pubblicità indiretta i ministri assenti fanno piuttosto bene al film e ai suoi incassi).
Stasera quando si calcherà il red carpet per la proiezione ufficiale in Sala Lumière, lei Sabina, sicuramente sarà bellissima. E’ un vero peccato che Bondi non la veda. Ma come ha specificato il direttore Frémaux in fondo ha fatto tutto da solo perché nessuno aveva insistito nell’invitarlo. (dall'Espresso online - Alessandra Mammì)
L'intervista di Alessandra Mammì a Sabina Guzzanti
"Berlusconi non è arrivato al potere con strumenti democratici, perché in democrazia non si può fare il premier controllando tv e giornali e gestendo in prima persona la propaganda. La cosa che più mi ha colpito all'Aquila è quanto la televisione sia stata più forte del terremoto. La gente non distingue più tra realtà e finzione, anzi la realtà televisiva è spesso più forte di quel che vedono e sentono. Donne raccontavano di aver imparato dai loro nonni a fuggire alla prima scossa, ma il 6 aprile sono rimaste nelle loro case, solo perché il telegiornale le aveva rassicurate. Un uomo ha perso due figli perché quella notte li ha rimessi nei loro lettini, convinto dai media che non ci fosse alcun pericolo. Terribile dirlo, ma la propaganda all'Aquila è stata più forte degli antenati e persino dell'istinto di sopravvivenza. Quando sono le gambe prima ancora del pensiero a farti scappare se la terra trema. È chiaro adesso di che potere sto parlando?".
Chiaro. Ma allora come mai nel film ha fatto parlare tanti berlusconiani pazzi del premier che mostravano la meraviglia della casa assegnata con tanto di pentole e spumante in frigo? "Perché non sono faziosa come si dice. E volevo capire e ascoltare. Capire come si possa rinunciare a una bellissima città, fatta di persone e monumenti, di vita e memoria per sostituirla con diciannove quartieri senz'anima, spuntati dal nulla, ai bordi di una strada statale, lontani fra loro che aspettano solo un centro commerciale. Un tempo mi era impossibile anche pensare di parlare con uno che vota Berlusconi. L'Aquila mi ha cambiato, voglio parlare con tutti. E tutti avevano una gran voglia di parlare. Nessuna intervista è durata meno di un'ora. Spesso si dilungavano fino a tre, quattro ore. Ancor più spesso me ne andavo io, se no si faceva notte. È così che sono arrivata a 700 ore di girato".
Ma non la riconoscevano? Non la identificavano come un nemico? "Non mi riconosceva quasi nessuno. Non apparendo su Canale 5, ho questo vantaggio. Mi chiedevano solo: 'Lei di che televisione è?'. Io rispondevo: 'Nessuna, stiamo facendo cinema'. E loro: 'Brava! E quando va in onda?'. Non c'era verso. Persino ai posti di blocco i militari insistevano: 'Va bene cinema, ma cinema di che rete?'".
Nelle note di regia però lei ha scritto: "Ho scoperto di amare questo Paese". Perché? "Perché come l'Aquila questo Paese lo stiamo distruggendo. E come spesso accade, ti accorgi di quanto ami qualcuno e di quanto sia prezioso, solo quando lo stai perdendo. Oddio, non sarò mica diventata patriottica!". (L'intervista di Alessandra Mammì)
Précédé d'une polémique, en raison de l'annulation de la venue à Cannes du ministre de la culture italien, Sandro Bondi, pour qui ce film "offense la vérité et le peuple italien dans son entier", Draquila est l'équivalent cinématographique du libelle en littérature. Son auteur, Sabina Guzzanti, licenciée de la télévision italienne en 2003 pour impertinence, n'en est pas à son coup d'essai. En 2005, Viva Zapatero dénonçait la mise en coupe réglée de la liberté d'expression de l'Italie berlusconienne.
Draquila continue ce travail de sape, en dénonçant l'instrumentalisation politique du tremblement de terre de L'Aquila, qui a détruit, le 6 avril 2009, cette ville des Abruzzes. Le dossier à charge est épais, et fait se dresser les cheveux sur la tête. Sur le fond, le film accuse le président du conseil, Silvio Berlusconi, d'avoir cherché à redorer une image ternie sur le dos des sinistrés, en lançant à grand renfort médiatique un programme de relogement onéreux et inefficace, permettant d'enrichir son réseau politico-industriel avec des fonds publics. Au cœur de cette opération, une "protection civile" transformée en instrument capitalistique de privatisation occulte du territoire italien.
Constitué d'une série entretiens avec des sinistrés et divers spécialistes, ainsi que d'interventions de type agitprop, le film sacrifie tout, à commencer par sa forme, à l'efficacité lapidaire de sa démonstration. Ce cinéma à l'estomac manque souvent de précision et de rigueur, digresse à n'en plus finir, se laisse emporter par la fièvre, au risque de voir ces approximations se retourner contre lui.
The film "Draquila" opened up this weekend across Italy and features female comic Sabina Guzzanti portraying the Prime Minister Silvio Berlusconi, 73, and his relief efforts following last year's tremor, which left 308 dead, damaged as many as 11,000 buildings and left 65,000 people homeless. Posters for the film show Guzzanti - who is one of the Prime Minister's fiercest critics - dressed as Berlusconi wearing a Count Dracula style cape and yellow hard hat.
Sandro Bondi, the Culture Minister, said in a statement that he was sending back an invitation the film festival, which opens on Wednesday, (May 12), because he was shocked and surprised that Draquila had been picked to run at Cannes. Mr Bondi, a close ally of Berlusconi, said the film was "propaganda offending the truth and the whole Italian people." Micaela Brambilla, the Tourism Minister, has also criticised the film.
Guzzanti spent several months in L'Aquila - following the earthquake in April 2009 - researching the film, which also highlighted recent scandals involving building contracts for new houses in the area. Following the disaster Mr Berlusconi visited the area several times and also moved last summer's G8 summit to the city to emphasise just how much his government had done to help put the area back on its feet.
However, Guzzanti's film suggests that Mr Berlusconi used the earthquake simply to promote himself and that people were still homeless and without basic amenities more than a year later. She is also critical of the Civil Protection team who were sent in to handle the immediate aftermath and whose head Guido Bertolaso is now at the centre of a corruption probe involving L'Aquila building contracts.
Jack Lang, France's former Culture Minister and now special envoy overseas, said: "This is a strange concept of the ideal of liberty. The liberty of performers must always be respected and it seems to be typical of this government which has an authoritarian concept of public life. Its absurd and childish and difficult to understand, from a government whose ruling party is called People of Freedom.".
Dopo i bambini messi a pane e acqua da una stronza "padana" di 38 anni, era arrivato il prode sindaco di Adro, che aveva ordinato di far uscire dalla scuola i bambini morosi durante le due ore della refezione. Su questo episodio, avevamo pubblicato [un post] dal titolo "La saga degli imbe-celtici", di cui riportiamo, per memoria, l'incipit:
Continua, implacabile, la "Saga degli Imbe-Celtici"
Pensavamo di aver toccato il fondo, con l'episodio degli otto bambini messi a pane e acqua da due stronze leghiste (episodio da noi ripreso sul [Tafanus del 24 marzo],prendendo spunto da uno scritto di Concita De Gregorio.
Ma con questa razza d'imbe-celtici non è mai finita. Non abbiamo ancora digerito l'episodio precedente, che ne arriva uno, se possibile, ancora peggiore. Protagonisti sempre questi stronzi che stanno avvelenando ciò che resta (e non è molto) di civiltà e di cultura dell'accoglienza e del sostegno ai ceti deboli. L'episodio ce lo racconta il Manifesto. La genìa d'imbecilli alla quale appartengono i "personaggi ed interpreti" è sempre la stessa: leghisti doc, cresciuti alla scuola di chi fa pisciare i maiali sul terreno dove dovrebbe nascere una moschea. Quelli del "brutt terun torna a cà tua"; quelli che le panchine dai giardinetti le togliamo, perchè altrimenti gli immigrati hanno un posto dove sedersi dopo il lavoro [...]
Ma poichè, per fortuna, ogni genìa d'imbecilli deve sopportare una certa quota di persone perbene (persino ad Adro), è saltato fuori, come nelle favole, un signore che, con un gesto tanto più nobile perchè anonimo, ha ripianato i debiti delle famiglie morose. accompagnando il gesto con una lettera che dovrebbe far riflettere tutti, ma soprattutto le sciurette di Adro che abbiamo visto ed ascoltato, con raccapriccio, in TV. Ecco il testo della lettera:
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
# Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
# So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro al mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala? E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta! I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto. Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Confesso che il rileggere questa lettera parola per parola, per impaginarla perbenino, mi ha creato momenti di commozione e di sensi di colpa, perchè mi ha costretto a chiedermi se DAVVERO io abbia SEMPRE fatto tutto ciò che avrei potuto fare per gli altri. Questa lettera è una grandissima lezione di civiltà. Dovrebbe essere letta, per disposizione del Ministro Gelmini, in tutte le scuole della Repubblica Italiana (Padania inclusa). La Gelmini non lo farà. Anzi, sono sicuro che farà discrete pressioni affinchè ciò non avvenga. Ed allora facciamolo noi. Facciamola circolare, questa lettera, che vale quanto un corso quinquennale di educazione civica.
Il seguito è, almeno in parte, noto. Le "brave mamme" di Adro hanno protestato. Poichè certamente fra i quaranta che non pagano la retta c'è certamente qualche furbetto, allora hanno espresso il proposito di smettere di pagare anche loro. Che questo stronzo di benefattore, che sporca la loro immagine di "itagliani bbrava ggente" paghi per tutti, o per nessuno. La cultura dell'egoismo del sindaco leghista di Adro ha fatto scuola, e ha fatto danni, irreversibili, nella testa della gente.
A queste stronze non è venuto in mente che la furbizia disonesta di alcuni non si pareggia con l'onesta indigenza di altri. La giustizia si rincorre scovando e denunciando al pubblico lulibrio ed alla più vicina sede della GdF i disonesti, non diventando TUTTI disonesti. I falli di reazione non sono ammessi, né nel calcio, né nella vita.
Ma la cultura di queste stronze si è formata anche sugli insegnamenti del LORO giornale, quel "Libero" che fu già di Littorio Feltri, e che oggi è caduto, se possibile, ancora più in basso, sotto la direzione della iena ridens Maurizio Belpietro, che oggi pubblica un osceno articolo, di cui trascrivo l'incipit:
"...debbo confessare ai lettori l’estremo imbarazzo che provo in questi giorni: vedere gli articoli dedicati ad Adro, paesotto bresciano balzato agli onori della cronaca perché il sindaco leghista ha sospeso la mensa scolastica a chi non paga, mi dà un senso di repulsione. Non verso il primo cittadino o gli abitanti del piccolo comune, ma nei confronti di molti miei colleghi giornalisti, i quali seduti comodi alla loro scrivania commentano fatti che appena conoscono, emettendo sentenze di razzismo e intolleranza contro un’intera comunità, la quale non ha alcuna colpa, se non quella di pretendere il rispetto delle regole [...]
Qui nessuno ce l’ha con gli stranieri in quanto tali, che sono centinaia, spesso ben inseriti e ormai sfiorano il dieci per cento della popolazione. Non c’entra niente la stella gialla sul braccio degli ebrei, come qualcuno ha scritto cercando di approfittare del caso per sistemare vecchie beghe locali. Semplicemente la gente del posto non ci sta a farsi prendere per il naso: se c’è un servizio a pagamento, è giusto che tutti paghino[...]
L'articolessa di questo esimio rappresentante del "Partito dell'Ammmore" prosegue spiegando urbi et orbi che il provvedimento del semianalfabeta di Adro avrebbe addirittura un alto valore formativo, perchè è bene che i bambini imparino da subito, e se ne facciano una ragione, che le diseguaglianze esistono, fanno parte della vita, e che (ma questa è una mia arbitraria interpretazione) chi ha i piedi al caldo se li tenga al caldo, e gli altri si fottano. E meglio se imparano questa regola fin da subito. Chi ha i piedi al freddo, è meglio che impari che queste cose accadono din dall'asilo o dalle elementari. Da grandi, saranno certamente leghisti migliori, più trucidi rappresentanti del partito dell'amore. Per i soldi e per i privilegi.
A Belpietro non viene in mente che, se è vero (e non ho motivo di dubitarne) che fra i quaranta ci siano alcuni figli di benestanti furbetti, la cura non consiste nell'umiliare i bambini, ma nello scovare ed umiliare i grandi.Libero non è nuovo a questi metodi. E' un giornale - non dimentichiamolo - che ha messo i piazza i nomi di "affittopoli" (solo quelli di sinistra, però scordandosi dei Tatarella padre e figlio, dei Buttiglione...), ed ha messo in piazza, con nome, cognome, indirizzo, i nomi di PRESUNTI pedofili, rovinando la vita a molti che poi sono risultati innocenti.
Per un grande giornale come Libbbero non dovrebbe essere difficile, in un piccolo paese come Adro, avere l'elenco degli insolventi. E' un atto pubblico, visto che la notifica di morosità è stata consegnata alla luce del sole ai bambini interessati, marchiandoli d'infamia. I prodi giornalisti di Libbbero non avranno difficoltà ad accedere (anche quelli sono atti pubblici) alle dichiarazioni dei redditi degli insolventi, e neppure ad indagare, in una piccola comunità, sul mestiere, la macchina, la casa, le vacanze dei sospetti furbetti. Lo faccia, Belpietro. Si spenda, per una volta, in favore di una causa non classista, non belluina, non da "servente" al suo donatore di poltrona. Forse allora potrà sfoggiare il suo sorriso da parèsi facciale.
Faccia, per una volta, un'azione d'informazione vera, di cui non debba vergognarsi lui, e di cui non dobbiamo vergognarci noi. Tafanus
ULTIMO MINUTO: a VERONA NON TOLGONO IL PIATTO DI PASTA, MA LO [SCUOLA-BUS]
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