Forte concentrazione di consensi sui due partiti-guida: Popolo della Libertà al 40,5 per cento e Partito Democratico al 34,8
E' ancora in vantaggio il Popolo delle Libertà: la coalizione guidata da Berlusconi (PdL, Lega ed Mpa) conserva un margine di sei punti percentuali, ma il Partito democratico sembra in grado di intercettare con maggiore efficacia la domanda di cambiamento. E così la partita appare meno chiusa di quanto si pensasse, con il Pd in sensibile ripresa. E' una situazione fluida, quella evidenziata dal sondaggio Demos-Eurisko per l'Atlante Politico: uno scenario politico-elettorale segnato da grande incertezza, ma anche da significativi spostamenti, che in questa fase sembrano penalizzare i partiti minori, in favore dei due big.
L'avvio della campagna elettorale è caratterizzato da un clima in cui si combinano percezioni (positive) di cambiamento e incertezza. L'elettorato sta prendendo coscienza e adattandosi (lentamente) ai numerosi mutamenti dell'offerta politica. A meno di due mesi dal voto, solo la metà degli intervistati dice di avere già preso una decisione, ma l'incertezza non si distribuisce in modo omogeneo in tutte le aree politiche. E' molto ridotta tra gli elettori che in passato votavano per Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega. E' più elevata (circa un intervistato su tre) tra gli elettori che nel 2006 avevano votato per l'Ulivo, e cresce fortemente soprattutto per gli altri partiti: da Rc all'Udc a tutte le formazioni minori.
L'abitudine ormai consolidata a una competizione di tipo maggioritario si è tradotta in un orientamento diffuso a concentrare i voti sui due principali partiti. Il Pdl raccoglie, ad oggi, la maggioranza relativa (40.5%), mentre il Pd si ferma al 34.8%. Conteggiando le preferenze degli alleati - Lega (4.5%), Mpa (0.4%), Italia dei Valori (3.4%) e Radicali (0.8%) - la distanza fra i due "blocchi" raggiunge i sei punti. Appaiono invece in difficoltà l'Udc (6.0%) e, ancor più, la Sinistra Arcobaleno (5.8%). Ma va sottolineato come la logica del "voto utile" sia fatta propria non solo dagli elettori del Pd (71%) e del Pdl (74%), ma anche da estesi settori degli altri partiti.
Il Pd, dopo la flessione patita a partire dal 2006, appare dunque in recupero e sembra poter giocare, più di altri soggetti, la carta della "novità" e del "rinnovamento". Una porzione consistente dell'elettorato lo vede come un soggetto nuovo, che segna una discontinuità rispetto all'esperienza dell'Unione e del governo Prodi. Più difficile appare la speculare operazione tentata nell'altro campo. Il 60% degli intervistati percepisce, infatti, un legame più stretto tra la vecchia coalizione di centro-destra e la nuova lista tenuta a battesimo da Berlusconi e Fini. Per il 64% (e il 45% dei suoi stessi elettori) il Pdl si presenta come un accordo elettorale, più che come un vero e proprio partito.
Oltre che sull'"effetto novità", il leader del Pd può contare su un consistente bagaglio di consensi personali. Nel gradimento degli italiani, figura ancora al primo posto con il 53% di giudizi positivi. Segue Fini con il 51%, mentre Berlusconi, in crescita, si ferma al terzo posto (44%). Nel testa a testa, in un ipotetico confronto "presidenziale", il candidato del Pdl prevale di pochi decimali (44 a 43). [...] Tuttavia, a guidare le scelte degli elettori - almeno nelle dichiarazioni (e negli auspici) - non saranno né i partiti né i leader, bensì i programmi. Sotto questo profilo, il clima sociale in cui si sviluppa la campagna elettorale appare significativamente cambiato rispetto allo scorso anno. Fino a pochi mesi fa, si era registrata una netta crescita della domanda di sicurezza. Oggi appare invece dominante la percezione di impoverimento dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, che genera richieste urgenti di aumento dei salari, delle pensioni e di controllo dei prezzi. Solo fra gli elettori del Pdl e della Lega al problema della sicurezza è attribuita la stessa importanza [...]
(di FABIO BORDIGNON e ROBERTO BIORCIO - Repubblica.it - 25 febbraio 2008)
Una breve nota personale:
-a) non conosco i dati tecnici di dettaglio del sondaggio, ma ad occhio su circa 1500 interviste esiste una "forchetta", o margine d'errore, di 2/3 punti percentuali, il che significa che il PD potrebbe essere vicino al "ricongiungimento".
-b) mentre fra gli elettori del CDX esistono pochi incerti (quasi tutti gli ex elettori hanno già deciso di rivotare per il cainano), la maggior parte di incerti si accentra fra ex elettori dell'Unione ed incerti propriamente detti. Il 50% degli elettori non ha ancora deciso, e in questo serbatoio enorme c'è più spazio per il CSX che per il CDX. Insomma, chi pensa che i giochi siano già fatti, si ricreda. La prova è nell'uscita del Cav., che ha sondato la possibilità di eventuali "larghe intese" in caso di "sostanziale pareggio". Ipotesi respinta con perdite.
Quindi, prima di fasciarci la testa, aspettiamo qualche giorno.
...Ed ecco a voi, a conferma della saggezza della premiata ditta Pippo & Mauro, ciò che non avevano previsto: l'uscita di un sondaggio non di Eurisko per Ezio Mauro, ma di SWG per SWG: valori cetralli della forchetta: PD con aggiunta di radicali: 37%; PdPdL con dentro persno Lombardo in Sicilia: 43% ; differenza: 6 punti; field-work: 18 Febbraio... ahi, ahi... non ve ne va bene una... Questi sondaggisti, tutti al soldo di Ezio Mauro!...
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